mercoledì 27 aprile 2016

GLI INEDITI: KNIGHT OF CUPS, MALICK TAROCCATO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2015
118'
Regia: Terrence Malick
Interpreti: Christian Bale, Cate Blanchett, Natalie Portman, Imogen Poots, Teresa Palmer, Jason Clarke, Wes Bentley, Brian Dennehy, Joe Manganiello, Joel Kinnaman, Freida Pinto, Antonio Banderas, Ryan O'Neal, Armin Mueller-Stahl, Isabel Lucas, Ben Kingsley (voce).


Il Fante di Coppe (il Knight of Cups del titolo ne è la traduzione in lingua inglese), secondo i tarocchi, rappresenta la persona perennemente annoiata e in cerca di stimoli, ma anche amabile, di forti principi morali, sensibile ma a forte rischio di perdersi.

È una carta ambivalente: se è letta rivolta all'insù, essa significa cambiamenti, nuove avventure, opportunità, offerte; se invece è rivolta in giù, inaffidabilità, temerarietà, false promesse, inganni, difficoltà a distinguere il falso dal vero.

Rick (Bale) è proprio così: pur essendo uno sceneggiatore di successo, la tragica morte di uno dei suoi due fratelli sembra averlo svuotato.
È un uomo che usa le parole per vivere, ma che paradossalmente non parla mai.

Cerca di riempire vanamente la propria esistenza frequentando feste vip - in una di queste incontra Antonio Banderas, Jason Clarke, Ryan O'Neal e Joe Manganiello -, uscendo con belle donne - una (Blanchett) addirittura la sposa, le altre (Pinto, Portman, Lucas, Poots, Palmer...) sono semplici amorazzi passeggeri -, stordendosi con luci artificiali, rumori, confusione.

Il suo cammino procederà per esperienze diverse, per tappe - ognuna delle quali ispirata ad una carta dei tarocchi e ad un personaggio-chiave: La Luna, L'Appeso, L'Eremita, Il Giudizio, La Torre, La Papessa, La Morte, La Libertà - che lo porteranno a riconciliarsi con Dio, con padre (Dennehy) e fratello (Bentley), e col mondo.

Terrence Malick è cambiato.
Un tempo era un autore schivo fino all'eccesso, che si teneva lontano dai mass media, lavorava ogni 20 anni e puntava a realizzare opere grandiose che puntualmente facevano gridare al capolavoro.

Da qualche anno invece si fa fotografare sul set, mette in cantiere un progetto dopo l'altro e lavora per continua sottrazione, girando film sempre più rarefatti e astratti: riprese contemplative con camera a mano, dialoghi pressoché inesistenti, voce fuori campo come se piovesse, paesaggi che scorrono.

Il pante-umanista The Tree of Life - che, tra le altre cose, ha avuto il merito di far conoscere al mondo Jessica Chastain - è stato non solo il suo acme creativo, ma anche il punto di non ritorno.

In questi termini, si può dire allora che Knight of Cups sia praticamente un To The Wonder Parte 2, con Christian Bale al posto di Ben Affleck (da un Batman all'altro: il primo lo è stato nella trilogia di Christopher Nolan, il secondo nel nuovo Batman v Superman).

Anche in questo caso il cineasta texano non ha scritto una sceneggiatura vera e propria, ma si è limitato a dare istruzioni agli attori, lasciandoli liberi di improvvisare e scegliere i dialoghi che preferivano.

In aggiunta si è servito di una tecnica chiamata torpedoing, che consiste nell'introdurre a sorpresa un personaggio nella scena mentre gli altri attori stanno girando, così da filmare la loro reazione.

Il supercast ha retto bene il gioco: se Bale si è limitato a "essere" piuttosto che a recitare, sono da segnalare le prove dell'intensa Cate Blanchett (già Premio Oscar nel 2005 e nel 2014) e di una tormentata Natalie Portman (la Principessa Amidala della trilogia prequel di Star Wars).

Come al solito, risultano fondamentali i contributi tecnici: il tema principale è scritto dal compianto compositore polacco di colonne sonore Wojciech Kilar, mentre la fotografia è firmata dal virtuoso messicano Emmanuel Lubezki (da poco entrato nella storia dopo aver vinto ben 3 Oscar consecutivi).

Detto questo, bisogna però ammettere che qualcosa, questa volta, si inceppa.

La mancanza di dialoghi, nella lunga distanza, si sente: affidare la narrazione allo scorrere delle immagini e alle poche voci fuori campo rende il film sì contemplativo e riflessivo, ma anche poco scorrevole.

Si sa, Malick è un autore che non fa troppe concessioni: le sue opere - mai banali - sono profonde e suggestive; ma anche sempre più personali e sperimentali, con buona pace dell'accessibilità al pubblico.

Presentato in anteprima mondiale in competizione alla Berlinale del 2015, Knight of Cups ha infatti trovato scarsa distribuzione e successo negli USA (in Italia è ancora inedito), ma l'imperterrito regista guarda già al prossimo futuro.

Sempre quest'anno sono previste le uscite di Weightless - girato back-to-back con questo film e quasi con gli stessi attori - e di un ambizioso documentario che narra della nascita e della morte dell'universo conosciuto, dal titolo The Voyage of Time (uno spin-off di The Tree of Life?).

Siamo di fronte ad una risposta "d'autore" alla serialità delle pellicole di eroi & supereroi targate Disney/Marvel/Lucasfilm o Warner Bros/DC Comics?

Speriamo solo che corregga un po' il tiro.
Altrimenti ci troveremo a rimpiangere il Malick poco prolifico.

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