CINEMA A BOMBA!

venerdì 21 ottobre 2022

THOR: LOVE AND THUNDER, IL PRESENTE È FEMMINA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
119'
Regia: Taika Waititi
Con: Chris Hemsworth, Natalie Portman, Christian Bale, Tessa Thompson, Taika Waititi, Chris Pratt, Karen Gillan, Dave Bautista, Pom Klementieff, Russell Crowe, Stellan Skargård, Idris Elba, Elsa Pataky, Luke Hemsworth, Sam Neill, Matt Damon.
Voci originali: Bradley Cooper, Vin Diesel.


Dopo gli eventi di Avengers: Endgame, il disilluso Thor (Hemsworth, all'inizio ancora in versione Grande Lebowski) si è unito ai Guardiani della Galassia.

Quando però New Asgard viene minacciata dall'incattivito Gorr (Bale, agli antipodi del Cavaliere Oscuro), il nostro ritorna per difendere il proprio popolo.
Ritrova però qualcuno che non si aspettava: l'ex fidanzata Jane (Portman)...


2011 - Thor.
2012 - The Avengers.
2013 - Thor: The Dark World.
2015 - Avengers: Age of Ultron.
2017 - Thor: Ragnarok.
2018 - Avengers: Infinity War.
2019 - Avengers: Endgame.

Senza considerare la breve comparsata in Doctor Strange, questa è l'apparizione numero 8 di Chris Hemsworth nei panni del Dio del Tuono.
Non è un record, ma lo è il fatto di essere il primo personaggio del Marvel Cinematic Universe - per gli amici MCU - ad avere 4 film "solisti".

Dopo i primi due capitoli, giudicati un po' troppo seriosi da fan e addetti ai lavori, al biondo degli Avengers era stata imposta un' apprezzata svolta comica con Ragnarok, grazie all'apporto dell'eccentrico cineasta neozelandese - e futuro premio Oscar - Taika Waititi.

Squadra che vince non si cambia. Ecco quindi confermati il tono scanzonato, il regista e il cast del film precedente, con due differenze sostanziali: i Guardiani della Galassia al posto di Hulk e l'atteso ritorno di Natalie Portman, che mancava da Thor: The Dark World.

E se da un lato la squadra del "giurassico" Chris Pratt ha meno screen time di quel che i trailer lasciano intendere, dall'altro la diva di No Strings Attached e della trilogia prequel di Star Wars risulta il valore aggiunto della pellicola.

L'attrice israeliana è splendida come sempre e - complice un ruolo più sostanzioso e centrale - si permette di rubare la scena ai colleghi e assurgere così a vera protagonista.
La sua Mighty Thor (per i fan di più tenera età semplicemente "Thor femmina") è un personaggio iconico, che non si dimentica.

Dal canto suo, il Waititi sceneggiatore sembra aver preso il sopravvento sul Waititi regista, nel senso che a volte finisce per calcare troppo la mano sugli elementi buffi e demenziali, al punto che i momenti comici e quelli drammatici non sempre riescono ad amalgamarsi bene.

Si veda ad esempio lo Zeus di Russel Crowe: vorrebbe essere istrionico e larger than life, invece risulta semplicemente sopra le righe.
L'ex Gladiatore se l'era cavata molto meglio quando era stato il padre di Superman per la Distinta Concorrenza.

Tra un inchino al genere fantasy/sci-fi degli anni 80 e una strizzata d'occhio alla comunità LGBTQI+ (che nemmeno Venom), Love and Thunder non aggiunge molto al MCU, ma come opera di intrattenimento funziona e nel complesso gli appassionati possono ritenersi soddisfatti.

La storyline del Dio del Tuono sembra concludersi qui, ma è pur vero che il finale rimane sufficientemente aperto.
Il che potrebbe significare che un 5° capitolo "solitario" è improbabile, ma che un'altra partecipazione di Thor sarebbe plausibile, se capitasse l'occasione propizia.

Ad esempio... un nuovo film degli Avengers?


[PS: come il mantello del Dottor Strange e lo scudo di Capitan America, anche il martello Mjolnir e l'ascia Stormbreaker - oggetti animati, ma non parlanti - hanno un evidente potenziale umoristico. Perché non dedicare loro una serie a sè stante? Se la DC può fare la Lega dei Super-Animali, perché la Marvel non dovrebbe avere la... Lega dei Super-Accessori???]


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mercoledì 10 agosto 2022

I CLASSICI: NO STRINGS ATTACHED, I BENEFICI DELL' ESSERE "AMICI"

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2011
108'
Regia: Ivan Reitman
Con: Natalie Portman, Ashton Kutcher, Kevin Kline, Jake Johnson, Greta Gerwig, Ludacris, Cary Elwes, Ivan Reitman.


L'insicura Emma (Portman) e il timido Adam (Kutcher), conosciutisi durante l'adolescenza, si ritrovano da adulti in più occasioni.
Lei è una tirocinante in ospedale e rifugge ogni relazione seria; lui è figlio di un immaturo divo della tv (Kline) e lavora come assistente di produzione, pur coltivando altre ambizioni.

Dopo un'inaspettata notte di passione, la ragazza propone al giovane un patto: d'ora in poi saranno friends with benefits.
Tradotto: solo sesso, niente sentimenti né responsabilità né legami (da cui il titolo originale, in Italia traslato in un banale Amici, Amanti e...).

Riusciranno i due a non innamorarsi l'uno dell'altra?


Il lungometraggio che vi stiamo recensendo può essere ricordato in due modi: come l'ultima pellicola "leggera" del compianto regista di Ghostbusters o come una delle migliori commedie romantiche degli anni recenti.

La sceneggiatura, scritta da un'esordiente, è brillante e spiritosa al punto giusto, affrontando un tema sociale estremamente attuale con garbo, anziché ricorrere a facili volgarità.
Il finale può sembrare prevedibilmente convenzionale, ma in realtà è intelligente e intonato.

Aiutano una regia scattante e un cast scelto bene.
Nelle parti di contorno si distinguono il goffo Johnson (già visto, anzi sentito in Spider-Man: Un Nuovo Universo) e l'esuberante Kline, ma il meglio è rappresentato dai due protagonisti.

Se da un lato Kutcher rende adeguamente la vulnerabilità che il suo ruolo richiede, dall'altro Portman brilla di luce propria e irradia tutto il film.

La bellissima attrice israeliana - indimenticata protagonista della trilogia prequel di Star Wars - è il valore aggiunto della commedia: aderisce al personaggio fino a renderlo "vero", si concede una fugace scena di nudo (da tergo) e nel complesso regge in scioltezza il peso dell'intera pellicola.

Affermare che No Strings Attached sia il corrispettivo moderno e aggiornato di Colazione da Tiffany è forse esagerato.
Ma non lo è ammettere che Natalie Portman sia la Audrey Hepburn della propria generazione.


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lunedì 5 novembre 2018

I CLASSICI: V PER VENDETTA, RICORDA PER SEMPRE IL 5 NOVEMBRE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Regno Unito/Germania, 2005
132'
Regia: James McTeigue
Interpreti: Natalie Portman, Hugo Weaving, John Hurt, Stephen Rea, Stephen Fry, Rupert Graves, Imogen Poots, Tim Pigott-Smith, Eddie Marsan.


Nel 2019 il Regno Unito è guidato da un oppressivo regime totalitario guidato dall'Alto Cancelliere Sutler (Hurt), disposto a tutto pur di conservare il potere, e controllato da una polizia segreta repressiva e spietata, che perseguita le minoranze (neri, musulmani, ebrei, omosessuali...).

Il 5 Novembre, però, l'Old Bailey (il tribunale penale centrale di Londra) esplode sulle note di un'allegra marcetta (l'Ouverture 1812 di Čajkovskij) diffusa da altoparlanti piazzati in tutta la città.

L'atto dimostrativo è rivendicato da un misterioso personaggio, V (Weaving), nascosto dietro la maschera dal sorriso beffardo di Guy Fawkes - il cospiratore cattolico che proprio il 5 Novembre del 1605 tentò di far esplodere il Parlamento inglese nella cosiddetta "Congiura delle polveri" - e vittima a sua volta della spietata dittatura, della quale vuole vendicarsi.

Nella sua solitaria lotta per la resistenza gli darà man forte la giovane orfana Evey Hammond (Portman), anch'essa con più di un conto in sospeso con il governo che le ha ucciso genitori e fratello.






Pochi film, nel nuovo millennio, hanno avuto un impatto così forte su cultura popolare e politica come V per Vendetta.

Tratto da una graphic novel della DC Comics scritta da Alan Moore (che però ha ripudiato questa trasposizione cinematografica), disegnata da David LLoyd e pubblicata negli anni Ottanta, esso è uscito nelle sale nel 2006.

Lo stesso anno dell'esplosione della questione dei mutui subprime, la terribile crisi economica che ha portato alla recessione a livello globale che tanto ha colpito il mondo intero (soprattutto l'Europa, e l'Italia in particolare) e dalla quale dobbiamo ancora uscire oggi.

Proteste e manifestazioni - contro lo strapotere del capitalismo e della finanza nella vita delle persone, la politica corrotta, le istituzioni inefficienti e incapaci di rispondere in modo efficace ad una crisi distruttiva che ha fatto perdere lavoro a milioni di persone e peggiorato le condizioni salariali - sono scoppiate in tutto il mondo alla deflagrazione della catastrofe economica.

E la rivolta globale ha trovato un simbolo nella maschera di V - paradossalmente, rappresentante un cospiratore che non ha avuto successo nella vita reale, ma che nella finzione filmica riesce a liberare il proprio Paese con uno spettacolare e catartico atto eversivo - adottata dagli attivisti hacker di Anonymous, utilizzata nei forum Internet e poi ripresa dai manifestanti anti establishment.

In Italia, V è addirittura entrato direttamente in politica attraverso il MoVimento 5 Stelle (allo stato attuale, forza governativa), che ha attinto a piene mani dall'immaginario e dalla grafica della pellicola - ma noi avevamo trovato similitudini cinematografiche anche con L'Uomo dell'Anno di Barry Levinson con Robin Williams.

Ovunque la citazione "Il popolo non dovrebbe temere il proprio governo, sono i governi che dovrebbero temere il popolo!" è diventato un grido di ribellione globale - e poco importa che l'affermazione sia stata pronunciata circa 200 anni fa, da Thomas Jefferson.

V per Vendetta, tuttavia, presenta dei paradossi, che possono ravvisarsi nel fatto che la sua diffusione ha giovato molto ad una multinazionale, la potente e influente Time Warner (che detiene i diritti d'immagine e che quindi incassa dei soldi ad ogni maschera venduta), ma anche nel fatto che le proteste, in molti casi, sono sfociate nell'affermazione non di movimenti anarchici, bensì di destra e di estrema destra (si vedano le affermazioni di Trump, Salvini, Bolsonaro... e la crescita dei partiti anti sistema).

Comunque, è difficile ormai scindere il contesto socio-politico dall'opera cinematografica, che ha saputo catturare come poche lo Zeitgeist (cioè lo spirito del tempo) attuale.

Questa - benché ne smussi l'ideologia anarchista in favore di una morale più propriamente "democratica" - ha cercato di rimanere il più possibile fedele all'originale fumettistico, anche perché produttori e sceneggiatori sono i fratelli (ora, in realtà, sorelle) Wachowski, già creatori della trilogia di Matrix e grandi fan dell'albo.

Essi hanno coinvolto James McTeigue, loro assistente, alla regia, e Hugo Weaving nel ruolo iconico di V (le riprese erano iniziate con un altro attore, James Purefoy, che però poi si è tirato indietro), ma anche una squadra di ottimi tecnici, un direttore della colonna sonora come Dario Marianelli - che di lì a pochi anni riceverà tre nomination agli Academy Award per altrettanti film diretti da Joe Wright, Orgoglio e Pregiudizio, Espiazione (per il quale si aggiudicherà Golden Globe e Oscar) e Anna Karenina - e un cast di attori dalla faccia giusta, sui quali spicca Natalie Portman.

Reduce dalla trilogia prequel di Star Wars, la bravissima attrice israelo-americana incarna efficacemente un personaggio complesso, tormentato e pieno di sfumature; una donna che riesce a diventare molto forte dopo aver molto sofferto, una donna che da vittima diventa creatrice di un mondo diverso, contrapposto ad un ordine basato su repressione, soppressione delle diversità, invadenza di strutture statali, istituzioni e mass media asserviti al regime.

"Mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere, perché esse sono il mezzo per giungere al significato e, per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità", dice V ad Evey, ad un certo punto.

E non possiamo non pensare alla continua diffusione di fake news che ammorba l'informazione in tutto il mondo.

La lezione di V non è ancora finita, purtroppo, e chissà quali pericoli per la democrazia porterà ancora questo nostro tempo.

Ma "Remember, remember the Fifth of November!" - "Ricorda per sempre il 5 Novembre!"

Chi pensa di poter fare impunemente ciò che si vuole a scapito dei deboli è avvisato.




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venerdì 17 febbraio 2017

OSCAR 2017. NOMINATION: ATTRICI ED ATTORI



La recitazione è una parte fondamentale del fare cinema: è il "davanti le quinte", la personificazione di personaggi in cui gli spettatori possono immedesimarsi.
Essendo così importante l'Academy le riserva ben 4 categorie, distinguendo tra donne e uomini, protagonisti e non.

La sfida al femminile quest'anno è quella che ha riservato le maggiori sorprese.
Dopo l'esclusione dalla cinquina di due delle dive più accreditate per l'Oscar da protagonista,
Jessica Chastain (clamoroso!) e Amy Adams (clamorosissimo!), la gara sembra essere tra la bionda Emma Stone del favoritissimo La La Land e la mora Isabelle Huppert dell'europeo Elle.

La prima, nota per i suoi ruoli in Amazing Spider-Man e Birdman, sta raccogliendo premi un po' ovunque.
La seconda ha dalla propria parte il Golden Globe "drammatico" conquistato contro ogni pronostico il mese scorso.

Molte meno chance dovrebbero avercele Ruth Negga, che pure è promossa dall'esigente comunità afro-americana, e l'immarcescibile Meryl Streep: per lei si tratta della nomination numero 20 (!) in meno di 40 anni, di cui già 3 andate a segno (l'ultima 5 anni fa per The Iron Lady).

In ambito maschile il favorito è Ryan Gosling, trainato dal successo di La La Land.
Il protagonista di Drive e a Le Idi di Marzo avrà come principale avversario Casey Affleck (Manchester by the Sea), ma anche Viggo Mortensen è piaciuto molto ai critici col suo Captain Fantastic.

Tra i comprimari, invece, i giochi sembrano già fatti: Viola Davis (Barriere) e Mahershala Ali (Moonlight) hanno già la statuetta in tasca, specie la prima, già forte del Golden Globe ottenuto secondo le regole - a Hollywood sempre più ferree - del politicamente corretto.
Tutto lascia pensare che verranno premiati pure dall'Academy, a meno che non saltino fuori all'ultimo i nomi di una Nicole Kidman (Lion) o di un Jeff Bridges (Hell or High Water).

Per un ulteriore approfondimento vi lasciamo ai link che, come di consueto, trovate qui sotto.
C'è dentro tutto ciò che vi serve sui divi in corsa per l'Oscar!






Da sinistra: Isabelle Huppert, Ruth Negga, Natalie Portman, Emma Stone, Meryl Streep.  

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Isabelle Huppert – Elle
Ruth Negga – Loving
Natalie Portman– Jackie
Emma Stone – La La Land
Meryl Streep – Florence (Florence Foster Jenkins)


Da sinistra: Casey Affleck, Andrew Garfield, Ryan Gosling, Viggo Mortensen, Denzel Washington.  

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Casey Affleck – Manchester by the Sea
Andrew Garfield - La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
Ryan Gosling – La La Land
Viggo Mortensen - Captain Fantastic
Denzel Washington – Barriere (Fences)


Da sinistra: Viola Davis, Naomie Harris, Nicole Kidman, Octavia Spencer, Michelle Williams.  

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Viola Davis – Barriere (Fences)
Naomie Harris – Moonlight
Nicole Kidman – Lion - La strada verso casa (Lion)
Octavia Spencer – Il diritto di contare (Hidden Figures)
Michelle Williams – Manchester by the Sea


Da sinistra: Mahershala Ali, Jeff Bridges, Lucas Hedges, Dev Patel, Michael Shannon.  

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Moonlight
Jeff Bridges – Hell or High Water
Lucas Hedges - Manchester by the Sea
Dev Patel – Lion - La strada verso casa (Lion)
Michael Shannon - Animali notturni (Nocturnal Animals)




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venerdì 20 gennaio 2017

MARVEL. THOR, DATEMI UN MARTELLO

Chris Hemsworth nei panni di Thor.  


Cominciamo con una precisazione: tra i personaggi principali della Marvel ce n'è uno che non è stato inventato ex novo.

Figlio di Odino (il re degli dei), abitante di Ásgard (in un mondo separato da quello dei mortali), dotato di muscoli possenti e di una forza sovrumana, Thor è il dio del tuono le cui gesta sono narrate dalla mitologia norrena.

La divinità scandinava è spesso rappresentata con in mano Mjöllnir, un gigantesco martello magico capace di colpire gli avversari e di tornare indietro - più o meno come un boomerang - dal suo proprietario, l'unico in grado di impugnarlo.

Stan Lee, Larry Lieber e Jack Kirby, in cerca di un eroe ancora più forte di Hulk (e chi può essere più forte di un dio?), lo hanno preso in prestito e modernizzato, facendone dal 1962 il protagonista di una serie a fumetti.

Le sue avventure sono caratterizzate da uno stile particolare: l'eroe si esprime con locuzioni arcaiche (spesso mutuate da opere di Shakespeare), le atmosfere ricordano opere wagneriane (lo stesso Thor, tradizionalmente descritto con fluenti barba e capelli rossi, è diventato un eroe biondo simile a Sigfrido, ma vestito alla vichinga), le storie sono a volte vere e proprie trasposizioni delle leggende nordiche o ne sono pesantemente influenzate.

L'"americanizzazione" del mito nordeuropeo ha funzionato: il personaggio è tuttora considerato uno dei più rappresentativi della Marvel, la testata a lui dedicata continua ancora oggi (tra i vari cicli di storie ricordiamo quello dello scrittore Warren Ellis, per i disegni di Mike Deodato) e numerose sono state le versioni a cartoni animati.

Ma i fan hanno dovuto pazientare fino al 2011 per lo sbarco sul grande schermo.






Thor (2011)


Il trailer di Thor.

Insolita la scelta del regista: Kenneth Branagh.
Cioè uno dei massimi interpreti a teatro e al cinema delle opere di Shakespeare sia in veste di attore che di regista.
Un artista che può vantare cinque nomination agli Oscar - come regista e attore protagonista di Enrico V nel 1989, miglior cortometraggio per Il Canto del Cigno del 1992, miglior sceneggiatura non originale per Hamlet del 1996, miglior attore non protagonista per Marilyn del 2011) -, cinque ai Golden Globe e un'infinità di altri riconoscimenti.

Ambizioso l'intento: cercare di dare un certo spessore culturale ad un prodotto concepito per l'intrattenimento.
Coinvolgere Branagh non poteva che portare quindi alla "shakespearizzazione" della storia.

La vicenda è centrata sui rapporti problematici tra padre (Odino) e figli (Thor e Loki) e tra i due fratelli ed è intrisa di tradimenti, intrighi, gelosie, sete di potere, colpa: uno scontro tra volontà titaniche - i protagonisti sono pur sempre dei! - del quale sono spettatori inermi gli uomini (normali e quindi più deboli), in balia di eventi che non riescono e non possono controllare.

Tra scene di azione ed effetti speciali, emerge una certa impostazione teatrale, soprattutto quando in scena ci sono Anthony Hopkins (Odino) e Tom Hiddleston (Loki), due attori britannici con molta dimestichezza col palcoscenico.
Ma, mentre il primo aveva una lunga e gloriosa carriera cinematografica alle spalle (tra i tanti riconoscimenti, l'Oscar come attore protagonista nel 1992 per Il Silenzio degli Innocenti), per il secondo si è trattato quasi di un esordio (solo due i lungometraggi a suo attivo) e del ruolo che lo ha portato alla notorietà.

A incarnare il protagonista, un altro semi-sconosciuto lanciato proprio da questa pellicola: l'aitante australiano Chris Hemsworth.
Non pensiamo che le donne si siano soffermate sulle qualità recitative.

Ma se affidare la parte di Thor ad un ragazzone alto-biondo-occhi azzurri è scelta condivisibile (soprattutto per il pubblico muliebre), quella della bella di turno ci lascia un po' perplessi.

Il problema non è tanto l'avvenenza di Natalie Portman - chi la mette in dubbio? - quanto piuttosto il fatto di non aver voluto sfruttare (né appieno né in parte) il talento di una delle attrici più brave dei nostri tempi: se qualcuno non è convinto delle qualità espresse nella seconda trilogia di Star Wars, si riguardi almeno Closer di Mike Nichols (nomina agli Oscar, ma vitoria ai Golden Globe come attrice non protagonista), V per Vendetta, Black Swan di Darren Aronofsky (che le valse il Premio Oscar come migliore attrice nel 2011), Knight of Cups di Terrence Malick, oppure vada al cinema a vedere il recente Jackie di Pablo Larraín (molti applausi per la sua prova alla Mostra di Venezia 2016, dov'è stato presentato in anteprima, candidatura ai Golden Globe e...).
Qui fa la parte della ragazza un po' secchiona, sfigata, tutta sospiri: è capace di ben altro.

Tra i personaggi di contorno, segnaliamo la sempre bellissima Rene Russo, il caratterista Stellan Skarsgård (già in Will Hunting-Genio Ribelle), la simpatica Kat Dennings (la stagista casinista), l'allora poco noto Idris Elba e il solito Stan Lee.

Thor si distingue quindi per l'ottima fattura, la trama avvincente e i dialoghi tutt'altro che banali.
Clamorosamente ed inaspettatamente, il tono non è solo epico, ma anche leggero: si ride in più di un'occasione e ci sono scenette piuttosto divertenti.
Non era così scontato, soprattutto se pensiamo che è un film su Thor.

Peccato che Branagh non sia stato confermato anche per il capitolo successivo, dove infatti la sua assenza si fa sentire, come vedremo.

Nel frattempo, il dio del tuono è tra i protagonisti del campione di incassi The Avengers.


The Avengers (2012)


Il trailer di The Avengers.


Avengers: Age of Ultron (2015)


Il trailer di Avengers: Age of Ultron.

Senza anticipare troppo - sui Vendicatori ci soffermeremo più dettagliatamente - del primo possiamo dire che Loki è l'antagonista di turno, deciso a distruggere il mondo con un esercito di mostri alieni (i Chitauri).

Essendo un dio, Capitan America, Iron Man & C. saranno messi a dura prova e chiederanno l'aiuto di Thor, che così si unirà al supergruppo di supereroi per difendere la Terra e proteggere il genere umano.

Nel secondo, invece, il figlio di Odino ha un ruolo marginale e deve lasciare spazio a Capitan America, Iron Man & C.

In Captain America: Civil War, addirittura, non compare proprio.
Speriamo che nelle future pellicole abbia un ruolo più incisivo.


Thor: The Dark World (2013)

Il trailer di Thor: The Dark World.

Facciamo un passo indietro.
Nel secondo film da solista, Thor dovrà allearsi con l'intrigante fratello per salvare l'universo dagli Elfi Oscuri, che vogliono impossessarsi di un potente materiale fluido (che si trova in un'altra dimensione, nel cosiddetto "Mondo Oscuro" - da cui il titolo) che, sfruttando un raro allineamento di pianeti, può riportare tutto ad una oscurità primordiale.

La trama, come avrete capito, non è delle più chiare e non è in effetti il punto di forza del film, che continua pervicacemente a far sospirare la povera Natalie Portman e l'Oscar che ha in bacheca. E noi con loro.

Neanche i cattivi sono dei più memorabili; ma Tom Hiddleston è ancora convincente: è ancora il suo il personaggio più interessante.
E occhio ancora una volta alla consueta comparsata di Stan Lee.

Buoni effetti speciali, buon ritmo.
La pellicola è tutto sommato gradevole, ha degli spunti e dei guizzi buoni; ma certo quella diretta da Branagh è molto migliore.

Speriamo che Thor: Ragnarok (i "Ragnarǫk", nella mitologia norrena, indicano quei fatti che rappresentano lo scontro finale tra potenze della luce e delle tenebre), che uscirà verso la fine dell'anno, sia meno arzigogolato e più ambizioso.

Il dio del tuono Thor...nerà alla grande?




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mercoledì 27 aprile 2016

GLI INEDITI: KNIGHT OF CUPS, MALICK TAROCCATO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2015
118'
Regia: Terrence Malick
Interpreti: Christian Bale, Cate Blanchett, Natalie Portman, Imogen Poots, Teresa Palmer, Jason Clarke, Wes Bentley, Brian Dennehy, Joe Manganiello, Joel Kinnaman, Freida Pinto, Antonio Banderas, Ryan O'Neal, Armin Mueller-Stahl, Isabel Lucas, Ben Kingsley (voce).


Il Fante di Coppe (il Knight of Cups del titolo ne è la traduzione in lingua inglese), secondo i tarocchi, rappresenta la persona perennemente annoiata e in cerca di stimoli, ma anche amabile, di forti principi morali, sensibile ma a forte rischio di perdersi.

È una carta ambivalente: se è letta rivolta all'insù, essa significa cambiamenti, nuove avventure, opportunità, offerte; se invece è rivolta in giù, inaffidabilità, temerarietà, false promesse, inganni, difficoltà a distinguere il falso dal vero.

Rick (Bale) è proprio così: pur essendo uno sceneggiatore di successo, la tragica morte di uno dei suoi due fratelli sembra averlo svuotato.
È un uomo che usa le parole per vivere, ma che paradossalmente non parla mai.

Cerca di riempire vanamente la propria esistenza frequentando feste vip - in una di queste incontra Antonio Banderas, Jason Clarke, Ryan O'Neal e Joe Manganiello -, uscendo con belle donne - una (Blanchett) addirittura la sposa, le altre (Pinto, Portman, Lucas, Poots, Palmer...) sono semplici amorazzi passeggeri -, stordendosi con luci artificiali, rumori, confusione.

Il suo cammino procederà per esperienze diverse, per tappe - ognuna delle quali ispirata ad una carta dei tarocchi e ad un personaggio-chiave: La Luna, L'Appeso, L'Eremita, Il Giudizio, La Torre, La Papessa, La Morte, La Libertà - che lo porteranno a riconciliarsi con Dio, con padre (Dennehy) e fratello (Bentley), e col mondo.

Terrence Malick è cambiato.
Un tempo era un autore schivo fino all'eccesso, che si teneva lontano dai mass media, lavorava ogni 20 anni e puntava a realizzare opere grandiose che puntualmente facevano gridare al capolavoro.

Da qualche anno invece si fa fotografare sul set, mette in cantiere un progetto dopo l'altro e lavora per continua sottrazione, girando film sempre più rarefatti e astratti: riprese contemplative con camera a mano, dialoghi pressoché inesistenti, voce fuori campo come se piovesse, paesaggi che scorrono.

Il pante-umanista The Tree of Life - che, tra le altre cose, ha avuto il merito di far conoscere al mondo Jessica Chastain - è stato non solo il suo acme creativo, ma anche il punto di non ritorno.

In questi termini, si può dire allora che Knight of Cups sia praticamente un To The Wonder Parte 2, con Christian Bale al posto di Ben Affleck (da un Batman all'altro: il primo lo è stato nella trilogia di Christopher Nolan, il secondo nel nuovo Batman v Superman).

Anche in questo caso il cineasta texano non ha scritto una sceneggiatura vera e propria, ma si è limitato a dare istruzioni agli attori, lasciandoli liberi di improvvisare e scegliere i dialoghi che preferivano.

In aggiunta si è servito di una tecnica chiamata torpedoing, che consiste nell'introdurre a sorpresa un personaggio nella scena mentre gli altri attori stanno girando, così da filmare la loro reazione.

Il supercast ha retto bene il gioco: se Bale si è limitato a "essere" piuttosto che a recitare, sono da segnalare le prove dell'intensa Cate Blanchett (già Premio Oscar nel 2005 e nel 2014) e di una tormentata Natalie Portman (la Principessa Amidala della trilogia prequel di Star Wars).

Come al solito, risultano fondamentali i contributi tecnici: il tema principale è scritto dal compianto compositore polacco di colonne sonore Wojciech Kilar, mentre la fotografia è firmata dal virtuoso messicano Emmanuel Lubezki (da poco entrato nella storia dopo aver vinto ben 3 Oscar consecutivi).

Detto questo, bisogna però ammettere che qualcosa, questa volta, si inceppa.

La mancanza di dialoghi, nella lunga distanza, si sente: affidare la narrazione allo scorrere delle immagini e alle poche voci fuori campo rende il film sì contemplativo e riflessivo, ma anche poco scorrevole.

Si sa, Malick è un autore che non fa troppe concessioni: le sue opere - mai banali - sono profonde e suggestive; ma anche sempre più personali e sperimentali, con buona pace dell'accessibilità al pubblico.

Presentato in anteprima mondiale in competizione alla Berlinale del 2015, Knight of Cups ha infatti trovato scarsa distribuzione e successo negli USA (in Italia è ancora inedito), ma l'imperterrito regista guarda già al prossimo futuro.

Sempre quest'anno sono previste le uscite di Weightless - girato back-to-back con questo film e quasi con gli stessi attori - e di un ambizioso documentario che narra della nascita e della morte dell'universo conosciuto, dal titolo The Voyage of Time (uno spin-off di The Tree of Life?).

Siamo di fronte ad una risposta "d'autore" alla serialità delle pellicole di eroi & supereroi targate Disney/Marvel/Lucasfilm o Warner Bros/DC Comics?

Speriamo solo che corregga un po' il tiro.
Altrimenti ci troveremo a rimpiangere il Malick poco prolifico.

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mercoledì 30 dicembre 2015

STAR WARS EP. III-LA VENDETTA DEI SITH, I DOLORI DEL GIOVANE VADER

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2005
140'
Regia: George Lucas
Interpreti: Hayden Christensen, Natalie Portman, Ewan McGregor, Ian McDiarmid, Samuel L. Jackson, Christopher Lee, Anthony Daniels, Kenny Baker, Temuera Morrison, Peter Mayhew, Joel Edgerton, Frank Oz.


Obi-Wan (McGregor) e Anakin (Christensen) sono incaricati di salvare il Cancelliere Palpatine (McDiarmid), rapito dal Conte Dooku (Lee) e dal Generale-cyborg Grievous (i cui colpi di tosse sono doppiati da... George Lucas!).

Mentre Anakin viene preso da Palpatine sotto la propria ala, la Regina Amidala (Portman) scopre di essere incinta.
Nel frattempo Yoda (Oz) si reca nel pianeta dei Wookie per combattere i Cloni al fianco di Chewbacca (Mayhew)...

Dopo il deludente La Minaccia Fantasma e il tiepido L'Attacco dei Cloni, pochi fan della saga nutrivano ancora grandi aspettative per l'ultimo capitolo della seconda trilogia.

Per fortuna, quella vecchia volpe di George Lucas li ha smentiti: La Vendetta dei Sith è il migliore dei tre prequel, l'unico a poter essere considerato all'altezza delle pellicole originali.

Tenendo a mente le critiche dei fan per i due episodi precedenti, il regista imprime un ritmo maggiore alla storia e si concentra meno su dialoghi ed effetti speciali fini a se stessi, così da lasciare più spazio ai personaggi.

Grazie anche all'apporto di lusso di un tale Steven Spielberg - che ha curato gli storyboard dei combattimenti, specie quello finale - le scene d'azione non sono più una maniera confusa per distrarre lo spettatore, ma tornano a essere un veicolo narrativo.

Tutti i nodi vengono al pettine: l'ascesa di Palpatine, il cedimento di Anakin, la nascita di Luke e Leia, l'inizio della guerra tra Jedi e Impero.

E così, in un crescendo rossiniano di incomprensioni, frustrazione, rabbia, paura, orgoglio, vanità, deliri di onnipotenza degni di una tragedia greca o di un'opera lirica, arriviamo allo scontro finale tra allievo e maestro in un pianeta vulcanico (effetti speciali a parte, la lava che si vede sullo sfondo è quella di un'eruzione del Monte Etna, filmata da una troupe in trasferta).

È questo il climax dell'intera trilogia, che porta alla definitiva entrata in scena di Darth Vader, cattivo per eccellenza e icona principale della saga.

Al di là degli intenti narrativi, La Vendetta Dei Sith rappresenta altresì il film più militante di George Lucas: l'irruzione del tormentato Anakin al tempio dei Jedi in testa ad un esercito di cloni assomiglia ad una parata nazista a passo dell'oca; mentre Palpatine, col pretesto di ristabilire pace e sicurezza, fonda una dittatura con un discorso che potrebbe esser stato pronunciato da un qualsiasi tiranno o leader populista.

Al contrario, l'amara constatazione di Padmé "Così muore la libertà: sotto scroscianti applausi." - proprio a commento di questa arringa - riecheggia Platone ("Così muore la democrazia: per abuso di se stessa", La Repubblica).
Qualcuno l'ha letta perfino come una critica all'unanimità con la quale è stato approvato il Patriot Act di George W. Bush - che limita le libertà individuali per ragioni di sicurezza - all'indomani dell'Undici Settembre.

Considerazioni politiche a parte, non si può non rimanere affascinati da questo romanzo di formazione (al male) finalmente epico che ricorda le bibliche cadute di Lucifero e di Adamo ed Eva - ma anche il detto "La via per l'inferno è lastricata di buone intenzioni" - e che ha nel giovane, inquieto Anakin un protagonista superomistico che è vittima e carnefice allo stesso tempo.

Con questo Episodio III Lucas dà l'addio al franchise con cui ha scritto una pagina fondamentale della cinematografia, non solo fantastica.
Con un canto del cigno che lo riconcilia con i fan.

Forse a passare alla storia sarà solo la prima trilogia, ma ora che il testimone è passato con successo a più giovani filmmaker è impossibile non rendere onore a un uomo che deliziato generazioni di spettatori con la forza della propria immaginazione.

Grazie di tutto George!

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lunedì 21 dicembre 2015

STAR WARS EP. II-L'ATTACCO DEI CLONI, AMORE (IN) FOLLE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2002
142'
Regia: George Lucas
Interpreti: Hayden Christensen, Ewan McGregor, Natalie Portman, Christopher Lee, Samuel L. Jackson, Ian McDiarmid, Pernilla August, Temuera Morrison, Rose Byrne, Anthony Daniels, Joel Edgerton, Kenny Baker.


Sono passati circa dieci anni dalle vicende narrate in La Minaccia Fantasma.

Il cancelliere Palpatine (McDiarmid) è sempre più saldamente al potere, sebbene la Repubblica sia sull'orlo di una guerra civile per via delle macchinazioni del Jedi rinnegato Conte Dooku (Lee).

Nel frattempo prosegue l'addestramento di Anakin Skywalker (Christensen), diventato giovanotto promettente ma intemperante.
La scelta di affidargli la sicurezza dell'ex regina e ora senatrice Padmé Amidala (Portman), tuttavia, si rivelerà disastrosa: scatta tra i due infatti una scintilla, proprio mentre il ragazzo cede al desiderio di vendetta nei confronti di chi ha fatto morire sua madre (August), venendo meno agli obblighi del proprio ruolo e finendo così sedotto dal lato oscuro della Forza.

Episodio II, quinto della serie in ordine di uscita nelle sale. Irrompe la passione.

Non è improbabile che Lucas si sia ispirato al classico tòpos storico e letterario delle coppie "maledette" per raccontare dell'unione tumultuosa tra Anakin e Padmé, due amanti che - come i modelli di riferimento - non possono essere liberi di amarsi e sono destinati alla dannazione.

Ma il tentativo di farne degli Abelardo ed Eloisa, Lancillotto e Ginevra, Tristano e Isotta, Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca stellari si infrange di fronte ai due limiti principali di questa pellicola: i dialoghi - sciapi, privi del necessario pathos - e, di conseguenza, la recitazione dei due giovani protagonisti.

I due interpreti - spiace dirlo - risultano infatti inespressivi e poco credibili.
E stiamo parlando di Hayden Christensen - che aveva esordito nientemeno che in Il Seme della Follia di John Carpenter (1995) e che nel 2001 era stato apprezzato per la sua prova in L'Ultimo Sogno di Irwin Winkler a fianco di Kevin Kline, Kristin Scott Thomas e John Pankow (quello di Vivere e Morire a Los Angeles) - e di Natalie Portman - la ragazzina di Léon di Luc Besson con Jean Reno e Gary Oldman (1994) e più tardi attrice incisiva di V per Vendetta (2005) e Il Cigno Nero (2010, per il quale vinse un meritato Oscar come migliore attrice).
Insomma, due tra gli attori allora considerati più promettenti a Hollywood.

Ma provate voi a essere convincenti con una direzione degli attori distratta da una bulimia di effetti speciali digitali - francamente troppo invasivi - e da una sceneggiatura infarcita di banalità: i due, alla fine, hanno fatto quello che hanno potuto.

Lucas - in quanto regista e sceneggiatore - poteva, al contrario, fare molto meglio.
E meno male che ha tolto i riferimenti ai midi-chlorian (cioè le forme di vita microscopica che permettono di sentire la Forza)...

Detto questo, occorre riconoscere che L'Attacco Dei Cloni segna un miglioramento qualitativo rispetto a La Minaccia Fantasma, soprattutto per quel che concerne ritmo e scene d'azione: particolarmente gustoso soprattutto lo scontro tra il Conte Dooku e Yoda.

In compenso, manca quasi del tutto una componente comica e buffa: Jar-Jar Binks, dopo le tante polemiche, è relegato a un ruolo di secondo piano e non viene rimpiazzato da nessuno.

Rappresentando però un capitolo intermedio che assume un senso solo in relazione alla vista del film che lo precede e di quello che lo segue - proprio come nel caso di L'Impero Colpisce Ancora - si ha tuttavia l'impressione che, al contrario del memorabile seguito di Una Nuova Speranza, Lucas abbia messo in folle la sua fantasia e le sue capacità narrative per non sprecare benzina in vista del gran finale.

Che, in effetti, è la parte più interessante e riuscita di questa nuova trilogia.
Ma ne parleremo a breve, tranquilli!

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lunedì 14 dicembre 2015

STAR WARS EP. I-LA MINACCIA FANTASMA, JAR-JAR DEVE MORIRE?

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1999
136'
Regia: George Lucas
Interpreti: Liam Neeson, Ewan McGregor, Natalie Portman, Jake Lloyd, Pernilla August, Ian McDiarmid, Anthony Daniels, Kenny Baker, Terence Stamp, Samuel L. Jackson, Ray Park.


Due cavalieri Jedi, Qui-Gon Jinn (Neeson) e il suo apprendista Obi-Wan Kenobi (McGregor), devono scortare la giovanissima regina Amidala (Portman) verso il pianeta Coruscant.
Dove la sovrana, dinnanzi al Senato della Repubblica Galattica, intende denunciare l'invasione del suo pianeta da parte della Federazione dei Mercanti, manovrata da un oscuro personaggio incappucciato che ha come allievo il misterioso e temibile Darth Maul (Park).

Durante il viaggio saranno costretti a fermarsi a Tatooine e qui incontreranno Anakin Skywalker (Lloyd), un piccolo schiavo dotato di impressionanti abilità.
Sarà lui il prescelto, colui che secondo una profezia porterà equilibrio nella Forza?

Ti chiami George Lucas.
Hai realizzato, spinto dalla forza della tua immaginazione, la saga fantascientifica per eccellenza.
Hai fatto diventare Harrison Ford una superstar, guadagnato una barca di soldi tra incassi e diritti d'autore, ricevuto i complimenti del tuo amico Steven Spielberg e l'amore incondizionato (?) di legioni di fan.

Che cosa ti spinge a riprendere in mano il timone della nave 16 anni dopo l'ultimo film e firmare una nuova trilogia?

Sul famigerato Episodio I di Star Wars, si sono consumati in questi anni fiumi di inchiostro e tasti di computer.
Certo, il sospetto di una mera manovra commerciale c'è tutto, ma d'altro canto l'idea di un trio di trilogie - midquel, prequel e sequel - era già nella testa di George fin dal primo Guerre Stellari.

Per che cosa viene ricordato maggiormente?
Per una forte contraddizione: è il film della serie che ha incassato di più (aspettando Il Risveglio della Forza e futuri capitoli) e al contempo quello più odiato dagli appassionati.

Le critiche - anzi, le ire - si sono concentrate principalmente su un nuovo personaggio: Jar-Jar Binks, sorta di ibrido disneyano tra Pippo e Paperino, accusato di essere troppo fumettistico e vagamente razzista (viene trattato come uno schiavetto scemo dai Jedi e nell'edizione originale parla con un marcato accento caraibico).
La nostra impressione però è che questi sia diventato più che altro un capro espiatorio per celare i veri errori della pellicola.

La Minaccia Fantasma - titolo di per sé non azzeccatissimo - racconta le origini della saga mettendo troppa carne al fuoco e sbagliando molti obiettivi.
La narrazione è troppo lunga e lenta (la corsa degli "sgusci", che dovrebbe essere la scena clou, pare interminabile); l'iconico cattivo Darth Maul - inserito in tutte le immagini pubblicitarie del film - compare solo per pochi minuti e non dice quasi nulla; i dialoghi sfiorano spesso il ridicolo involontario e talvolta vi sprofondano (la Forza trasformata in una specie di Spirito Santo).

I nuovi personaggi sono piatti e quelli vecchi non hanno neppure lontanamente il carisma degli originali (l'assenza di Ford pesa come un macigno).
Neeson è monolitico, McGregor non assomiglia né ricorda in alcun modo Alec Guinness e l'improbabile Anakin Skywalker bambino è il più antipatico personaggio della serie.
Jar-Jar quantomeno risolleva il morale con un po' di buffoneria!

Qualcosa però si può salvare: le musiche sempre epiche di John Williams, la sequenza della città sottomarina dei Gungan, le riprese nella bellissima Reggia di Caserta (il palazzo reale di Naboo) e il combattimento finale tra Qui-Gon, Obi-Wan e Maul (dove quest'ultimo impugna una bizzarra spada laser a due lame).
Buona poi l'idea di riaffidare a McDiarmid il ruolo di Palpatine da lui già sostenuto ne Il Ritorno dello Jedi.

Troppe erano le aspettative dei fan per il ritorno di una delle serie più amate della storia del cinema.
Accortosi di aver esagerato, Lucas tenterà di correggere il tiro nei due episodi successivi, riuscendovi fortunatamente nell'ultimo.
Ma questo ve lo racconteremo più avanti...

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