VENEZIA 2026. UN'ALTRA EDIZIONE PAVIDA
(Dall'alto: la regista danese Mayy al-Tukhi col Leone d'Oro; John Malkovich accetta la Coppa Volpi in collegamento video; i registi israeliani di NAZA col Premio speciale della Giuria).
Come già saprete avendo letto il nostro post procedente, il Leone d'Oro della 83a edizione della Mostra del Cinema di Venezia è stato assegnato al danese Woman Unknown.
Era l'unico film in concorso diretto (in solitaria) da una donna: un gesto politico da parte della presidente della Giuria, Maggie Gyllenhall?
Forse, ma se avesse voluto farne uno più forte, allora avrebbe potuto premiare NAZA, anch'esso diretto (per metà) da una donna.
Il documentario battente bandiera isrealiana era l'opera più impegnata - i registi sono gli stessi del premio Oscar No Other Land - e meritava piu attenzione di un semplice Premio Speciale.
Alla fine si è ripetuto il verdetto pavido dello scorso anno, quando La Voce di Hind Rajab si era dovuto accontentare del Gran Premio.
Ma le polemiche che hanno investito la Giuria non sono state tanto politiche quanto di principio.
Fino a sabato nel regolamento della kermesse c'era il divieto di assegnare un altro riconoscimento alla stessa pellicola vincitrice del premio più importante, ma Woman Unknown si è accapparrata anche la Colpa Volpi per la migliore attrice.
Quindi adesso si può fare? Ricordiamo che nel 2012 questa regola era costata il Leone d'Oro al meritevole The Master di PT Anderson.
Sarebbe interessante leggere una nota uffciale che spieghi la ragione di questo cambio in corsa.
Ulteriore perplessità l'ha generata la sconfitta di The Echo Chamber, adattamento dell'ultimo script firmato dallo scomparso Bernardo Bertolucci.
Era il film più accreditato, ma è rimasto a bocca asciutta, così come tutto il cinema italiano (unico contentino: Riccardo Scamarcio miglior attore nella sezione Orizzonti).
Chi può ritenersi soddisfatto è il veterano John Malkovich: dopo questa Coppa Volpi come migliore attore può iniziare la cavalcata verso l'Oscar!
White Horse Nine del quotatissimo Martin McDonagh potrà dire la sua nella stagione dei premi, schierando proprio il buon John come punta di diamante.
In questa ottica potrebbero ritagliarsi uno spazio tanto Ink, film d'apertura del britannico Danny Boyle, quanto le sorelle Rooney e Kate Mara, che si sono distinte nel bizzarro Bucking Fastard di Werner Herzog.
Ma il geniale regista tedesco, Leone d'Oro alla carriera solo un anno fa, non è proprio un beniamino a Hollywood, e ciò potrebbe penalizzarle.
Nel complesso è stata un'edizione sottotono, specie mettendo a confronto la qualità delle opere in programma con le scelte della Giuria.
Tra qualche anno la ricorderemo probabilmente solo per il premio a Malkovich. Un po' poco, no?
Come già saprete avendo letto il nostro post procedente, il Leone d'Oro della 83a edizione della Mostra del Cinema di Venezia è stato assegnato al danese Woman Unknown.
Era l'unico film in concorso diretto (in solitaria) da una donna: un gesto politico da parte della presidente della Giuria, Maggie Gyllenhall?
Forse, ma se avesse voluto farne uno più forte, allora avrebbe potuto premiare NAZA, anch'esso diretto (per metà) da una donna.
Il documentario battente bandiera isrealiana era l'opera più impegnata - i registi sono gli stessi del premio Oscar No Other Land - e meritava piu attenzione di un semplice Premio Speciale.
Alla fine si è ripetuto il verdetto pavido dello scorso anno, quando La Voce di Hind Rajab si era dovuto accontentare del Gran Premio.
Ma le polemiche che hanno investito la Giuria non sono state tanto politiche quanto di principio.
Fino a sabato nel regolamento della kermesse c'era il divieto di assegnare un altro riconoscimento alla stessa pellicola vincitrice del premio più importante, ma Woman Unknown si è accapparrata anche la Colpa Volpi per la migliore attrice.
Quindi adesso si può fare? Ricordiamo che nel 2012 questa regola era costata il Leone d'Oro al meritevole The Master di PT Anderson.
Sarebbe interessante leggere una nota uffciale che spieghi la ragione di questo cambio in corsa.
Ulteriore perplessità l'ha generata la sconfitta di The Echo Chamber, adattamento dell'ultimo script firmato dallo scomparso Bernardo Bertolucci.
Era il film più accreditato, ma è rimasto a bocca asciutta, così come tutto il cinema italiano (unico contentino: Riccardo Scamarcio miglior attore nella sezione Orizzonti).
Chi può ritenersi soddisfatto è il veterano John Malkovich: dopo questa Coppa Volpi come migliore attore può iniziare la cavalcata verso l'Oscar!
White Horse Nine del quotatissimo Martin McDonagh potrà dire la sua nella stagione dei premi, schierando proprio il buon John come punta di diamante.
In questa ottica potrebbero ritagliarsi uno spazio tanto Ink, film d'apertura del britannico Danny Boyle, quanto le sorelle Rooney e Kate Mara, che si sono distinte nel bizzarro Bucking Fastard di Werner Herzog.
Ma il geniale regista tedesco, Leone d'Oro alla carriera solo un anno fa, non è proprio un beniamino a Hollywood, e ciò potrebbe penalizzarle.
Nel complesso è stata un'edizione sottotono, specie mettendo a confronto la qualità delle opere in programma con le scelte della Giuria.
Tra qualche anno la ricorderemo probabilmente solo per il premio a Malkovich. Un po' poco, no?
Etichette: Bertolucci, Bucking Fastard, Herzog, Ink, Maggie Gyllenhaal, Malkovich, NAZA, The Echo Chamber, The Master, Venezia 2026, Wild Horse Nine, Woman Unknown




