CINEMA A BOMBA!

sabato 30 maggio 2026

BOMBCAST: EP. 015 - MASTERS OF THE UNIVERSE (TRAILER)

Skeletor in una scena del film
(clicca sull'immagine per ascoltare/scaricare il file). 


BACK-TO-DA-BOMB!
Sono passati all'incirca 5 anni e mezzo (!) dall'ultimo episodio del BOMBCAST.

Nato all'inizio del 2018, il nostro è stato - udite, udite - uno dei primi podcast in Italia in assoluto.
Ora che di questo tipo di contenuti ce n'è ad nauseam, abbiamo pensato che i tempi fossero maturi per un ritorno... a bomba!

Oggi discutiamo di Masters of the Universe, recensendone il trailer.
Dopo il primo cine-adattamento degli anni 80 (intitolato in Italia I Dominatori dell'Universo, ricordate?) e la serie animata Netflix firmata da Kevin Smith, il nuovo live action uscirà nelle sale ad inizio giugno.

Per saperne di più - tipo perché omaggiamo Frank Langella e che cosa c'entra Morbius - scaricate e/o ascoltate il file audio cliccando sulla foto in alto!
Buon divertimento e continuate a seguire CINEMA A BOMBA!



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martedì 26 maggio 2026

CANNES 2026. QUANTI PAREGGI

Dall'alto: Cristian Mungiu con la Palma d'Oro, in mezzo al cast del suo Fjord; Tao Okamoto e Virginie Efira, migliori attrici; Peter Jackson (a destra) premiato alla carriera da Elijah Wood.


L'edizione numero 79 del Festival di Cannes è stata vinta da Fjord, che come il titolo suggerisce è un dramma d'ambientazione scandinava (Norvegia, per la precisione), benché diretto da un cineasta rumeno.
Cristian Mungiu, che avevamo correttamente indicato come uno dei favoriti alla Palma d'Oro, è un abitué della Croisette e nel 2012 l'avevamo visto conquistare il Prix du scénario, come ricorderete.

Scorrendo l'elenco dei vincitori salta all'occhio quanti premi siano stati assegnati ex aequo, come se il regista Park Chan-wook e la Giuria da lui capitanata - di cui facevano parte, tra gli altri, anche la collega Chloé Zhao, lo sceneggiatore/avvocato Paul Laverty e l'attore Isaach de Bankolé - non avesse voluto far torto a nessuno.

Un "cerchiobottismo" che purtroppo abbiamo già pervenuto altre volte in questa kermesse e va di pari passo con una penuria quasi cronica di opere e autori "forti" in competizione.
Da diversi anni ormai i divi e i cineasti di prima sembrano prediligere la concorrente Mostra del Cinema di Venezia, con grande scorno dell'eterno direttore artistico di Cannes, Thierry Frémaux.

In attesa di scoprire quali assi nella manica tirerà fuori l'omologo Alberto Barbera per la Laguna, dall'altra parte delle Alpi nessuno ha obiettato per il premio assegnato alle protagoniste Tao Okamoto e Virginie Efira di Kyū ni guai ga waruku naru (traducibile come: "sentirsi male all'improvviso"), mentre il contentino a Hollywood è arrivato dalle Palme alla carriera.

Assente la "cantattrice" Barbra Streisand per problemi personali, a ritirare il riconoscimento sono stati John Travolta, che ha presentato il proprio esordio dietro la cinepresa (una commedia dal bizzarro titolo Propeller One-Way Night Coach), e Peter Jackson.
Il regista neozelandese de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit ha ricevuto il premio dalla mani di uno dei suoi attori prediletti, Elijah Wood, in quello che è stato uno dei momenti più toccanti della rassegna.

Poco altro da segnalare in questa edizione, tra le più incolori degli ultimi anni. Ci si rifarà l'anno prossimo?
Intanto vedremo come andrà, tra pochi mesi, la Mostra di Venezia.


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lunedì 25 maggio 2026

CANNES 2026. I VINCITORI

Il regista Cristian Mungiu con la Palma d'Oro. 


La Palma d'Oro del 79° Festival di Cannes è andata al drammatico Fjord del regista rumeno Cristian Mungiu.
Proprio come avevamo previsto.

Nelle altre categorie, la Giuria guidata dal cineasta coreano Park Chan-wook (quello di No Other Choice, candidato agli scorsi Golden Globe) ha concesso parecchi (troppi?) ex aequo.

Scoprite qui sotto l'elenco completo dei vincitori, in attesa di leggere il nostro consueto post di commento!


Palma d'Oro: Fjord, regia di Cristian Mungiu (Romania, Francia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Svezia)

Grand Prix Speciale della Giuria (premio per l'opera più originale o innovativa): Minotaure, regia di Andrej Petrovič Zvjagincev (Francia, Lettonia, Germania)

Prix de la mise en scène (premio per la migliore regia): Javier Ambrossi e Javier Calvo per La bola negra (Spagna, Francia); Paweł Pawlikowski per Fatherland (Polonia, Regno Unito, Germania, Francia, Italia)

Prix du scénario (premio per la migliore sceneggiatura): Emmanuel Marre per Notre Salut (Francia, Belgio)

Prix d'interprétation féminine (premio per la migliore attrice): Virginie Efira e Tao Okamoto per Kyū ni guai ga waruku naru (Giappone, Francia, Germania, Belgio)

Prix d'interprétation masculine (premio per il migliore attore): Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward (Belgio, Francia, Olanda)

Premio della Giuria: Das geträumte Abenteuer, regia di Valeska Grisebach (Germania, Francia, Bulgaria, Austria)

Palma d'Oro onoraria: John Travolta, Barbra Streisand, Peter Jackson.


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martedì 12 maggio 2026

CANNES 2026. FILM IN E FUORI CONCORSO

(La locandina ufficiale del 79° Festival di Cannes). 


Il poster del più celebre Festival cinematografico d'Oltralpe quest'anno omaggia Thelma & Louise, ossia Susan Sarandon e Geena Davis nello storico road movie femminista diretto da Ridley Scott - quello di Blade Runner e Il Gladiatore - nel 1991.
Ma di pellicole battenti bandiera yankee non se ne vedono molte, a giudicare dal programma delle proiezioni (vedi in fondo).

Una scelta (forse) politica che oltreoceano ha provocato qualche malumore, cui a sua volta si è sommato il malcontento nostrano dovuto all'assenza di opere italiane in concorso.
Polemiche sterili, ovviamente, che però sono il nutrimento di kermesse come questa, almeno ai fini mediatici.

Entrando piuttosto nel merito artistico, a fare macchia sono la partecipazione dell'iraniano Asghar Farhadi (vincitore di 2 premi Oscar: con Una Separazione nel 2012 e con Il Cliente nel 2017) e la presenza di due abitué della Croisette: lo spagnolo Pedro Almodovar e il rumeno Cristian Mungiu, già iscritti tra i favoriti.

Fuori concorso ritroviamo l'attore-regista Andy Garcia (ne avevamo un po' perso le tracce dopo Cristiada) e il cineasta danese Nicolas Winding Refn.
L'autore di Drive e Solo Dio Perdona, in particolare, attirerà facilmente i riflettori sul nuovo film Her Private Hell, considerata la sua fama di provocatore furbetto.

Da segnalare anche l'esordio dietro la macchina da presa di John Travolta (in Propeller One-Way Night Coach il divo di Pulp Fiction copre molteplici ruoli: regista, produttore, sceneggiatore e narratore) e il ritorno del veterano tedesco Volker Schlöndorff (Il Tamburo di Latta, Palmetto).

Curiosamente numerosi i documentari nelle Proiezioni Speciali: tra questi, i più promettenti sembrano quello su John Lennon firmato da Steven Soderbergh (Out of Sight) e quello di Ron Howard (A Beautiful Mind, Solo) dedicato al fotografo Richard Avedon.

Vi lasciamo qui sotto il programma completo, in attesa di scoprire con voi quale pellicola vincerà la Palma d'Oro, un altro premio, oppure... semplicemente farà più scalpore!


CONCORSO
Amarga Navidad, regia di a Pedro Almodóvar (Spagna)
La bola negra, regia di Javier Ambrossi e Javier Calvo (Spagna, Francia)
Coward, regia di Lukas Dhont (Belgio, Francia, Paesi Bassi)
Fjord, regia di Cristian Mungiu (Romania, Francia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Svezia)
Garance, regia di Jeanne Herry (Francia, Belgio)
Gentle Monster, regia di Marie Kreutzer (Austria, Germania, Francia)
Das geträumte Abenteuer, regia di Valeska Grisebach (Germania, Francia, Bulgaria, Austria)
Hako no naka no hitsuji, regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)
Histoires de la nuit, regia di Léa Mysius (Francia)
Histoires parallèles, regia di Asghar Farhadi (Francia, Belgio, Italia)
Hope, regia di Na Hong-jin (Corea del Sud)
L'Inconnue, regia di Arthur Harari (Francia)
Kyū ni guai ga waruku naru, regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone, Francia, Germania, Belgio)
The Man I Love, regia di Ira Sachs (Stati Uniti d'America)
Minotavr, regia di Andrej Zvjagincev (Francia, Lettonia, Germania)
Moulin, regia di László Nemes (Francia)
Nagi Diary, regia di Kōji Fukada (Giappone, Francia, Singapore, Filippine)
Notre Salut, regia di Emmanuel Marre (Francia, Belgio)
Paper Tiger, regia di James Gray (Stati Uniti d'America, Brasile, Italia)
El ser querido, regia di Rodrigo Sorogoyen (Spagna, Francia)
Vaterland, regia di Paweł Pawlikowski (Polonia, Regno Unito, Germania, Francia, Italia)
La Vie d'une femme, regia di Charline Bourgeois-Tacquet (Francia)

UN CERTAIN REGARD
al-Bāriḥ al-ʿayn mā nāmat, regia di Rakan Mayasi (Palestina, Libano, Belgio)
Ben'Imana, regia di Marie-Clémentine Dusabejambo (Ruanda, Costa d'Avorio, Norvegia)
Club Kid, regia di Jordan Firstman (Stati Uniti d'America)
Congo Boy, regia di Rafiki Fariala (Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Francia)
Le Corset, regia di Louis Clichy (Francia)
El deshielo, regia di Manuela Martelli (Cile, Stati Uniti d'America, Spagna, Messico)
Everytime, regia di Sandra Wollner (Austria)
I'll Be Gone in June, regia di Katharina Rivilis (Germania, Svizzera, Stati Uniti d'America)
La más dulce, regia di Laïla Marrakchi (Spagna, Marocco, Francia, Belgio)
Mémoire de fille, regia di Judith Godrèche (Francia)
Quelques mots d'amour, regia di Rudi Rosenberg (Francia)
Siempre soy tu animal materno, regia di Valentina Maurel (Costa Rica, Belgio, Francia)
Subete mayonaka no koibito-tachi, regia di Yukiko Sode (Giappone)
Teenage Sex and Death at Camp Miasma, regia di Jane Schoenbrun (Stati Uniti d'America)
Tinihāru, regia di Abhinash Bikram Shah (Nepal, Germania, Brasile, Francia, Norvegia)
Titanic Ocean, regia di Kōnstantina Kotzamanī (Grecia, Giappone, Germania, Romania, Francia, Spagna)
Uļa, regia di Viesturs Kairišs (Lettonia, Estonia, Polonia)
Ulysse, regia di Laetitia Masson (Francia)
Victorian Psycho, regia di Zachary Wigon (Stati Uniti d'America)

FUORI CONCORSO
L'Abandon, regia di Vincent Garenq (Francia)
La Bataille de Gaulle: L'Âge de fer, regia di Antonin Baudry (Francia)
Diamond, regia di Andy García (Stati Uniti d'America)
Her Private Hell, regia di Nicolas Winding Refn (Stati Uniti d'America)
Karma, regia di Guillaume Canet (Francia)
L'Objet du délit, regia di Agnès Jaoui (Francia)
La Vénus électrique, regia di Pierre Salvadori (Francia, Belgio) - film d'apertura

CANNES PREMIÈRE
Aquí, regia di Tiago Guedes (Portogallo, Francia)
The End of It, regia di Maria Martínez Bayona (Regno Unito, Spagna)
Heimsuchung, regia di Volker Schlöndorff (Germania)
Kokurōjō, regia di Kiyoshi Kurosawa (Giappone)
Marie Madeleine, regia di Gessica Généus (Francia)
Mariage au goût d'orange, regia di Christophe Honoré (Francia)
El partido, regia di Juan Cabral e Santiago Franco – documentario (Argentina)
Propeller One-Way Night Coach, regia di John Travolta (Stati Uniti d'America)
Si tu penses bien, regia di Géraldine Nakache (Francia, Belgio)
La Troisième Nuit, regia di Daniel Auteuil (Francia)

PROIEZIONI SPECIALI
L'Affaire Marie-Claire, regia di Lauriane Escaffre e Yvo Muller (Francia)
Avedon, regia di Ron Howard – documentario (Stati Uniti d'America)
Cantona, regia di David Tryhorn e Ben Nicholas – documentario (Regno Unito)
Ceniza en la boca, regia di Diego Luna (Messico, Spagna)
Groundswell, regia di Josh e Rebecca Tickell – documentario (Stati Uniti d'America)
John Lennon: The Last Interview, regia di Steven Soderbergh – documentario (Stati Uniti d'America)
Les Matins merveilleux, regia di Avril Besson (Francia)
Rehearsals for a Revolution, regia di Pegah Ahangarani – documentario (Iran, Repubblica Ceca, Spagna)
Les Survivants du Che, regia di Christophe Dimitri Réveille – documentario (Francia)
Tangles, regia di Leah Nelson (Stati Uniti d'America)
Le Triangle d'or, regia di Hélène Rosselet-Ruiz (Francia, Belgio, Canada)
Vesna, regia di Rostislav Kirpičenko (Lituania, Ucraina, Francia)

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
Full Phil, regia di Quentin Dupieux (Francia, Belgio, Lussemburgo)
Gunche, regia di Yeon Sang-ho (Corea del Sud)
Jim Queen, regia di Marco Nguyễn e Nicolas Athané (Germania)
Roma elastica, regia di Bertrand Mandico (Francia, Italia)
Sanguine, regia di Marion Le Corroller (Francia)


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domenica 10 maggio 2026

I CLASSICI: SOLO DIO PERDONA, FACCIO A PUGNI CON TE (POI TI VENGO A CERCARE)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Danimarca/Francia, 2013
90'
Regia: Nicolas Winding Refn
Interpreti: Ryan Gosling, Vithaya Pansringarm, Rhatha Phongam, Gordon Brown, Tom Burke, Kristin Scott Thomas.


Bangkok. Due fratelli americani gestiscono una palestra di Muay Thai che in realtà è una facciata per il traffico di droga.

Quando uno, psicopatico e violento, viene giustiziato per aver ucciso una prostituta minorenne, l'altro (Gosling, più laconico del solito) viene costretto dalla madre criminale (Scott Thomas, a metà tra Lady Macbeth e Donatella Versace) a vendicarlo.

Ma il responsabile dell'omicidio del congiunto non è una persona qualsiasi: è un poliziotto in pensione con l'hobby del karaoke che funge da vigilante e Angelo della Morte (Pansringarm)...


Dimenticate Drive.
Due anni dopo quel cult movie ritorna la coppia attore-regista Gosling-Refn, ma il tono è molto diverso, più vicino alle precedenti pellicole del controverso cineasta danese, tipo la trilogia Pusher o Walhalla Rising.

Intinto in un'atmosfera plumbea e buia, illuminata solo da luci al neon, il film mette insieme poliziesco e arti marziali, thriller e melodramma.
E lo fa con quel citazionismo post-moderno che è il marchio di fabbrica del suo autore.

Infatti, i riferimenti stilistici sono orgogliosamente e arrogantemente evidenti: i ralenti epici di Sam Peckinpah, la violenza belluina di Gaspar Noé, il misticismo visionario di Alejandro Jodorowsky.
L'ambizioso regista si è persino arrischiato a paragonare la propria pellicola a Il Salario della Paura del mitico William Friedkin (anche meno, Nic).

Moderno western - anzi, eastern - con Ryan Gosling novello cowboy, vorrebbe essere una parabola esistenziale, una storia di redenzione, un'interrogazione sul silenzio di Dio il cui climax è la scazzottata finale tra i due protagonisti e avversari.

Uno scontro di thai boxe in preparazione del quale Ryan si era sottoposto a sessioni intensive di allenamento (il che è tanto paradossale quanto sconcertante, se avete visto la scena nel film).

Presentato in concorso al Festival di Cannes nel 2013, dove fu per lo più coperto di fischi, Solo Dio Perdona è un'opera che nasconde temi grandi sotto un'estetica patinata e dentro una cornice compositiva ricercata e compiaciuta.

Principale estimatore di se stesso, NWR ha fatto un lungometraggio consigliabile solo ai suoi fan più indefessi o a cinefili dallo stomaco forte che prediligono la forma al contenuto.
Un cult degli anni 10, nel bene e nel male.


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martedì 5 maggio 2026

I CLASSICI: KNEECAP, TRE FENIANI ALLA CONQUISTA DEL MONDO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Irlanda, 2024
105'
Regia: Rich Peppiatt
Interpreti: Mo Chara (Liam Óg Ó hAnnaidh), Moglai Bap (Naoise Ó Cairealláin), DJ Provai (JJ Ó Dochartaigh), Michael Fassbender, Jessica Reynolds, Gerry Adams (non accreditato).


Belfast. Un professore di musica (Ó Dochartaigh) conosce per caso due giovani sbandati dediti alle droghe ricreazionali: uno (Ó hAnnaidh) ha una relazione con una ragazza unionista (Reynolds), l'altro (Ó Cairealláin) ha un padre repubblicano radicale che vive in clandestinità (Fassbender).

Mettendo insieme la capacità dei due ragazzi di creare rime in gaelico con l'abilità dell'insegnante nel produrre musica elettronica, i tre hanno un'intuizione: mettere in piedi il primo complesso hip-hop in lingua irlandese...


Per chi ancora non se ne fosse accorto, i Kneecap sono la band del momento.
La loro rapida ascesa da idoli locali a star internazionali è stata suggellata dalla loro apparizione al festival di Glastonbury lo scorso anno, dai tre gradi di processo che uno di loro - Mo Chara - ha dovuto subire per apologia di terrorismo (per inciso: assolto in tutti i casi) e dal film che vi stiamo recensendo.

Cronaca probabilmente molto romanzata dei loro esordi, il lungometraggio è meno autocelebrativo e più divertente di quanto ci si aspetterebbe.
I tre interpretano se stessi(?) come ragazzi proletari ed edonisti che a poco a poco acquistano una coscienza sociale e trovano un modo efficace per esprimersi.

È un racconto di formazione che descrive la scoperta di un'identità culturale, prima ancora che politica, diretto da un esordiente - già autore di alcuni videoclip della band - che ha Trainspotting come modello stilistico e Hunger come riferimento ideologico.
Non a caso Fassbender, già protagonista del biopic su Bobby Sands, appare qui in un ruolo simile ed è l'oggetto della battuta più meta e spassosa della pellicola.

La triade protagonista è sorprendentemente brava a livello recitativo, al punto da non sfigurare affatto a confronto coi propri più navigati colleghi.
In un ruolo di secondo piano si fa notare la bella Jessica Reynolds (potremmo sentirne parlare ancora) e in un cammeo comico fa capolino Gerry Adams, leader storico del partito indipendentista Sinn Fein.

In concomitanza con l'uscita del nuovo album Fenian, che ribadisce il forte impegno politico della band (repubblicano, progressista e pro-Pal), Kneecap è una (pseudo)autobiografia da scoprire, ma non da prendere alla lettera.
Consigliabile non solo ai fan di stretta osservanza.

Coinnigh ort, a chairde!


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