CINEMA A BOMBA!

domenica 10 maggio 2026

I CLASSICI: SOLO DIO PERDONA, FACCIO A PUGNI CON TE (POI TI VENGO A CERCARE)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Danimarca/Francia, 2013
90'
Regia: Nicolas Winding Refn
Interpreti: Ryan Gosling, Vithaya Pansringarm, Rhatha Phongam, Gordon Brown, Tom Burke, Kristin Scott Thomas.


Bangkok. Due fratelli americani gestiscono una palestra di Muay Thai che in realtà è una facciata per il traffico di droga.

Quando uno, psicopatico e violento, viene giustiziato per aver ucciso una prostituta minorenne, l'altro (Gosling, più laconico del solito) viene costretto dalla madre criminale (Scott Thomas, a metà tra Lady Macbeth e Donatella Versace) a vendicarlo.

Ma il responsabile dell'omicidio del congiunto non è una persona qualsiasi: è un poliziotto in pensione con l'hobby del karaoke che funge da vigilante e Angelo della Morte (Pansringarm)...


Dimenticate Drive.
Due anni dopo quel cult movie ritorna la coppia attore-regista Gosling-Refn, ma il tono è molto diverso, più vicino alle precedenti pellicole del controverso cineasta danese, tipo la trilogia Pusher o Walhalla Rising.

Intinto in un'atmosfera plumbea e buia, illuminata solo da luci al neon, il film mette insieme poliziesco e arti marziali, thriller e melodramma.
E lo fa con quel citazionismo post-moderno che è il marchio di fabbrica del suo autore.

Infatti, i riferimenti stilistici sono orgogliosamente e arrogantemente evidenti: i ralenti epici di Sam Peckinpah, la violenza belluina di Gaspar Noé, il misticismo visionario di Alejandro Jodorowsky.
L'ambizioso regista si è persino arrischiato a paragonare la propria pellicola a Il Salario della Paura del mitico William Friedkin (anche meno, Nic).

Moderno western - anzi, eastern - con Ryan Gosling novello cowboy, vorrebbe essere una parabola esistenziale, una storia di redenzione, un'interrogazione sul silenzio di Dio il cui climax è la scazzottata finale tra i due protagonisti e avversari.

Uno scontro di thai boxe in preparazione del quale Ryan si era sottoposto a sessioni intensive di allenamento (il che è tanto paradossale quanto sconcertante, se avete visto la scena nel film).

Presentato in concorso al Festival di Cannes nel 2013, dove fu per lo più coperto di fischi, Solo Dio Perdona è un'opera che nasconde temi grandi sotto un'estetica patinata e dentro una cornice compositiva ricercata e compiaciuta.

Principale estimatore di se stesso, NWR ha fatto un lungometraggio consigliabile solo ai suoi fan più indefessi o a cinefili dallo stomaco forte che prediligono la forma al contenuto.
Un cult degli anni 10, nel bene e nel male.


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giovedì 26 marzo 2026

I CLASSICI: BASTA VINCERE, FRIEDKIN VA A CANESTRO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1994
108'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Nick Nolte, Shaquille O'Neal, Penny Hardaway, Mary McDonnell, J.T. Walsh, Robert Wuhl, Louis Gossett Jr., Matt Nover, Bob Knight, Larry Bird.


Un burbero allenatore di basket universitario (Nolte) è in crisi: litiga di continuo con giornalisti e dirigenti, ha il sostegno di una donna adorabile (McDonnell) da cui però è divorziato e soprattutto la sua squadra - un tempo vincente - non è più competitiva.

In giro per gli Stati Uniti scova tre talenti in erba (tra questi O'Neal), ma - onesto qual è - l'uomo non vuole piegarsi ai tentativi dei suoi capi di ingaggiare i ragazzi con accordi sottobanco (per regolamento è vietato pagare i cestisti perché giochino nel campionato universitario).


Se c'è uno specialista nel genere "commedia sportiva", questo è Ron Shelton, autore di film con Kevin Costner come Bull Durham (sul baseball) e Tin Cup (sul golf), ma anche di Chi non Salta Bianco è (sul basket).
Qui torna sulla pallacanestro, ma solo come sceneggiatore e produttore, lasciando la direzione al Maestro in persona: William Friedkin.

Billy, cestista in gioventù e tifoso appassionato, si è approcciato al copione con diligenza e competenza.
Il risultato è una parabola morale un po' pesante - nonostante qualche occasionale alleggerimento - che ha il suo punto di forza nella regia muscolare e realistica tipica di Friedkin.

Per rendere le scene di azione verosimili, il nostro ha ingaggiato dei veri giocatori professionisti (Shaq e Penny degli Orlando Magic, ma pure il leggendario Larry Bird, ex stella dei Boston Celtics che fa un cameo nel ruolo di se stesso), girando contemporaneamente con sei cineprese, così da ottenere un effetto semi-documentaristico.

Se è vero che è difficile trasmettere su pellicola l'eccitazione di una vera partita, è vero anche che le sequenze di gioco sono le parti migliori del film, che comunque annovera un cast solido e ben scelto.
Tra la McDonnell di Balla coi Lupi e Wuhl di Batman compare anche il mitico coach Bobby Knight, cui il personaggio di Nolte è chiaramente ispirato.

Considerato un capitolo minore nella filmografia del regista di Vivere e Morire a Los Angeles e The Caine Mutiny, Basta Vincere è oggi rivalutata come una delle migliori pellicole sportive di sempre, apripista ad altri lungometraggi dello stesso genere (su tutti l'ottimo Hustle con Adam Sandler).

Consigliabile ai fan del basket e agli spettatori nostalgici del cinema "di una volta", privo di troppi fronzoli ed effetti.

Vogliamo chiudere con una nota spiritosa lasciando la parola a Friedkin, che raccontò un divertente anedotto su Nick Nolte, seguace dello Stanislavskij, famoso metodo di recitazione immersivo e totalizzante...

Non amo lavorare con gli attori "da metodo"; per me un attore deve entrare dalla porta, andare dal segno 1 al segno 2, recitare la propria battuta e uscire. (...) All'inizio delle riprese Nick si presentò da me con un volume di 500 pagine che aveva scritto di suo pugno sul proprio personaggio, e mi chiese di leggerlo. Quella sera diedi un'occhiata solo alle prime pagine e poi lo buttai via. La mattina dopo mi domandò: "L'hai letto? Che ne pensi?" Io gli risposi: "Certo, bellissimo! Adesso entra dalla porta, vai dal segno 1 al segno 2, recita la tua battuta ed esci..."


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lunedì 26 gennaio 2026

THE RIP, DAMON E AFFLECK GIOCANO A GUARDIE E LADRI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2026
113'
Regia: Joe Carnahan
Interpreti: Matt Damon, Ben Affleck, Sasha Calle, Catalina Sandino Moreno, Teyana Taylor, Steven Yeun, Kyle Chandler, Lina Esco, Scott Adkins, Néstor Carbonell.


Miami. A seguito dell'omicidio di una collega, una squadra di poliziotti specializzata nel recupero di soldi sporchi (il titolo è il termine gergale per questo tipo di operazioni), guidata dal tenente Dumars (Damon) e dal sergente Byrne (Affleck), riceve una soffiata anonima.

In una casa semiabbandonata di un quartiere periferico gli agenti trovano, nascosto in una soffitta, molto più denaro di quel che avevano previsto: 20 milioni di dollari in contanti anziché qualche centinaia di migliaia.

Qualcosa non quadra e i nostri dovranno decidere in fretta che cosa fare, mentre tra di loro nascono sospetti reciproci e il timore che chiunque abbia messo lì quei soldi tornerà presto a difenderli, con ogni mezzo...


Netflix non è famosa per la qualità dei propri lungometraggi original, ma fa piacere che ogni tanto ci sia un'eccezione.
The Rip ha la stoffa di una produzione da grande schermo ed è il miglior poliziesco degli ultimi anni.

Scritto e diretto da Joe Carnahan, manierista che tempo fa aveva cercato di accreditarsi come un Guy Ritchie americano (Smokin' Aces) e che ora sembra aver preso a modello David Ayer, il film ha la struttura di un mystery.

Oltre ad aver sviluppato un intreccio credibile con colpi di scena verosimili (non è poco), il regista ha il merito di mantenere un senso di tensione costante lasciando spazio all'azione praticamente solo alla fine, con un inseguimento e una lunga sparatoria quasi da antologia.

Ma il valore principale dell'opera è rappresentato dall'apporto degli attori, specie la coppia protagonista.
Damon e Affleck, migliori amici da sempre anche nella vita e co-produttori, devono essersi divertiti un mondo a interpretare dei personaggi che sembrano una versione invecchiata e alternativa di quelli di Will Hunting.

È interessante osservare il diverso approccio recitativo dei due: tanto riflessivo e pacato il divo di The Martian, quanto muscolare e sopra le righe l'ex Batman.

Tra le seconde file si distingue il trio femminile composto da Calle (molto più efficace qui che come Supergirl in The Flash), Sandino Moreno (già in A Most Violent Year) e Taylor (fresca del Golden Globe per Una Battaglia dopo l'Altra), ma occhio anche a Chandler (quello di Godzilla II).

The Rip è un'opera che sarebbe piaciuta a William Friedkin, ispirata ad una storia vera (il vero poliziotto su cui è basato il protagonista figura come consulente e fa un cammeo) e altamente consigliata agli appassionati del genere.
Peccato solo non averla vista al cinema.


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lunedì 19 gennaio 2026

I DOC: FRIEDKIN UNCUT, IL MAESTRO SALE IN CATTEDRA

Il Maestro presenta Friedkin Uncut a Venezia (clicca sulla foto per guardare il trailer). 

Italia, 2018
106'
Regia: Francesco Zippel
Con: William Friedkin, Damien Chazelle, Wes Anderson, Matthew McConaughey, Juno Temple, Gina Gershon, Francis Ford Coppola, William Petersen, Michael Shannon, Walter Hill, Edgar Wright, Quentin Tarantino.


I documentari su William Friedkin non sono mai abbastanza, e quello che vi stiamo recensendo è uno dei più intriganti, divertenti e completi a lui dedicati.
Ha un'altra particolarità: è una produzione... italiana!

Il Maestro ha avuto nei suoi ultimi anni un legame particolarmente stretto col Belpaese, a partire dalla sua prima partecipazione alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2011, quando presentò in concorso Killer Joe e avemmo l'onore di incontrarlo e di diventare - come lui stesso ci avrebbe successivamente appellato - i suoi "italian friends".

In seguito, Billy sarebbe tornato in Italia a più riprese: al Lido per ricevere il meritatissimo Leone d'Oro alla carriera o per le anteprime dei suoi lavori successivi (l'ultima, purtroppo postuma, è stata quella di The Caine Mutiny Court-Martial nel 2023); a Firenze e Torino per dirigere opere liriche; a Roma per conoscere e intervistare l'esorcista del Vaticano, Padre Gabriele Amorth.

Proprio a questo incontro nella Capitale, da cui scaturì una memorabile cronaca pubblicata da Vanity Fair, è legato il nome dell'autore del film che vi stiamo recensendo.
Zippel è probabilmente il "Francesco" che Friedkin nomina nell'articolo come suo accompagnatore ed interprete; di certo è lo stesso che viene accreditato come line producer nel documentario che il nostro realizzò da quell'esperienza, The Devil and Father Amorth.

In Friedkin Uncut - proiettato in anteprima a Venezia 2018 - la carriera del cineasta di Chicago viene ripercorsa in ordine per lo più cronologico e lineare, in modo succinto ma esaustivo; a filmati di repertorio si alternano interviste ad amici, attori, colleghi, estimatori; le parti migliori sono però gli interventi dello stesso Billy dalla sua casa di Bel-Air.

Da grande oratore qual era, il Maestro gigioneggia a tutto vapore, si lancia in ardite considerazioni filosofiche e col suo umorismo caustico strappa spesso una risata.
Il risultato è un documento accorato e sincero che pende verso l'agiografia, il ritratto di un uomo di spettacolo larger than life che potrebbe durare tranquillamente il doppio e non risulterebbe noioso né pesante.

Diciamo la verità: si potrebbe ascoltare William Friedkin per ore perché parla di cinema meglio di chiunque altro; quanto manca la sua presenza autorevole oggi!
Consigliato non solo ai suoi fan, ma a tutti i cinefili degni di questo nome.


[PS: se voleste approfondire, qui sotto trovate una filmografia parziale del Maestro in ordine cornologico; cliccate sui link per guardare i trailer e soprattutto leggere le nostre recensioni!]

1971 - Il Braccio Violento della Legge.
1973 - L'Esorcista.
1977 - Il Salario della Paura.
1985 - I Serprenti della Notte.
1985 - Vivere e Morire a Los Angeles.
1986 - C.A.T. Squad.
1988 - C.A.T. Squad: Python Wolf.
1990 - L'Albero del Male.
1992 - Segno di Morte.
1995 - Jade.
1998 - Ce Que Je Sais.
2006 - Bug.
2011 - Killer Joe.
2017 - The Devil and Father Amorth.
2023 - The Caine Mutiny Court-Martial.


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lunedì 24 novembre 2025

I CLASSICI: HUSTLE, CHI NON SALTA ADAM SANDLER È

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
118'
Regia: Jeremiah Zagar
Interpreti: Adam Sandler, Juancho Hernangómez, Queen Latifah, Ben Foster, Heidi Gardner, Robert Duvall, Anthony Edwards, Dirk Nowitzki, Luka Dončić, Shaquille O'Neal.


Stanley (Sandler) è un talent scout dei Philadelphia 76ers nella NBA, ma il suo sogno è diventare vice-allenatore, così da poter passare più tempo a casa con la propria famiglia.

Durante una delle sue ricognizioni internazionali, scopre per caso il giovane spagnolo Bo (Hernangómez), dilettante di innato talento.
Lo porta negli USA per fare un provino, ma dovrà convincere i propri superiori...


Domanda: che cosa ci fanno insieme LeBron James e Adam Sandler? Risposta: un film.
Uno l'ha prodotto, l'altro idem e ne è pure l'interprete principale.

Il campione dei Los Angeles Lakers e il protagonista di Un Tipo Imprevedibile condividono la passione per il basket (ovvio, almeno nel primo caso) e hanno collaborato per realizzare una delle migliori pellicole sportive degli ultimi anni.

Opere come questa sono tanto efficaci quanto sono credibili le sequenze di gioco; per questo sono stati cooptati diversi campioni della NBA, cominciando dal co-protagonista Hernangómez (ex ala grande dei Boston Celtics) e finendo con Anthony Edwards (la stella dei Minnesota Timberwolves, non l'omonimo attore di ER-Medici in Prima Linea) in un ruolo da "cattivo".

Ecco allora un lungometraggio sulla pallacanestro fatto da chi se ne capisce e sa filmarla, attraverso riprese con la camera a spalla che danno l'impressione a volte di essere proprio in mezzo alle azioni.

Sandler, come capita a volte ai comici che si cimentano in un ruolo serio, è bravissimo.
È lui il valore aggiunto del film, ma bisogna ammettere che Juancho - che, ricordiamo, non è un attore professionista - se la cava abbastanza bene con la recitazione.

Hustle dovrebbe essere una commedia drammatica, ma non ha troppo del sostantivo (almeno per gli standard di Adam), e neppure molto dell'aggettivo.
Si tratta semmai di una favola moderna, un racconto di formazione che pesca un po' da Basta Vincere (pellicola di William Friedkin che un giorno forse recensiremo) e un po' da Will Hunting.

Al netto del frequente turpiloquio, è un'opera proiettabile nelle serate in famiglia, nelle scuole e chiaramente anche nei centri sportivi.
Per gli appassionati di basket, soprattutto. Ma non soltanto.


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giovedì 31 ottobre 2024

I CLASSICI: OPERA, L'INVASIONE DEGLI ULTRACORVI

Dario Argento abbracciato da William Friedkin
(clicca sulla foto per vedere il trailer di Opera). 

Italia, 1987
107'
Regia: Dario Argento
Interpreti: Cristina Marsillach, Umberto Barberini, Ian Charleson, Daria Nicolodi, Michele Soavi, Dario Argento (non accreditato).


Una giovane soprano è la protagonista di un allestimento del Macbeth di Verdi, che si dice porti sfortuna.
Infatti, un killer sadico tormenta la compagnia uccidendone alcuni membri.

La ragazza dovrà sfuggire alle attenzioni del maniaco, che sembra voler renderla partecipe dei suoi delitti, e al contempo cercare di scoprirne l'identità...


"Per me il più interessante regista di horror è Dario Argento, quando l'ho conosciuto ero così emozionato. (...) L'ho portato subito a casa mia, non potevo crederci. (...) Uno [dei suoi film] che proprio adoro è OPERA: è grande, al diavolo i critici!"

Il cineasta romano del brivido non poteva ricevere complimento maggiore!
William Friedkin - autore dell'epocale L'Esorcista - era un suo fan e amico, e l'attestato di stima virgolettato qui sopra lo dimostra.

La buona opinione che Billy aveva del film che vi stiamo recensendo non è solo professionale: entrambi sono uomini di cinema che hanno amato e diretto opere liriche, sicché un film ambientato in quel mondo non può che essere un terreno comune.

Il giudizio del Maestro è meritato: non solo Argento è (stato?) uno dei più talentuosi registi di genere della propria generazione, ma Opera è davvero uno dei suoi migliori lungometraggi.
Forse l'ultima sua grande pellicola prima della crisi involutiva di cui è stato vittima negli anni successivi.

Spesso impropriamente paragonato ad Alfred Hitchcock (ma il maestro inglese odiava i whodunit - ossia i gialli ad enigma - che invece sono la specialità di Dario), l'autore di Profondo Rosso e Suspiria è piuttosto un Brian De Palma all'amatriciana.
Ossia un manierista, ma di altissimo livello stilistico.

Da sempre più interessato alla forma che alla sostanza, Argento in questo film dà sfoggio di tutto il proprio virtuosismo: dall'ampio uso di soggettive alla ricercatezza delle inquadrature, passando per alcuni piani sequenza da manuale (due straordinari: quello dei corvi che volano sopra il pubblico del teatro e quello del proiettile che attraversa lo spioncino).

Certo, c'è anche pane per i detrattori del regista, che non gli perdonano i suoi difetti storici (splatter compiaciuto, inverosimiglianza narrativa, dialoghi risibili), ma l'accuratezza della messa in scena riesce a mettere in ombra questi elementi.

Curioso anche il sottotesto animalista: i succitati corvi non sono uccellacci del malaugurio, bensì personaggi eroici usati in funzione anti-omicida; c'è pure, nell'ultimissima scena, la misteriosa apparizione di una lucertola di cui la protagonista si innamora ("Sei bellissima!").

Opera può essere al contempo una buona opzione per la vigilia di Ognissanti e una bella occasione per riscoprire uno dei cineasti italiani più peculiari e di successo del Novecento.
Friedkin approva!


La Redazione di CINEMA A BOMBA augura a tutte/i un felice Halloween!
Cliccando sui link che trovate qui sotto potete leggere tutte le recensioni degli anni passati, ma attenzione a non impaurirvi troppo...

2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13 - Jason X.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.
2018: Auguri per la tua Morte.
2019: Dal Tramonto all'Alba.
2020: Bubba Ho-Tep.
2021: Nosferatu.
2022: La Cosa.
2023: L'Albero del Male.


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martedì 22 ottobre 2024

GLI INEDITI: C.A.T. SQUAD + C.A.T. SQUAD-PYTHON WOLF, VIVERE E MORIRE A MONTREAL

(Clicca sulle locandine per vedere i due film) 

C.A.T. SQUAD
USA, 1986
97'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Joe Cortese, Jack Youngblood, Steve James, Patricia Charbonneau, Eddie Velez, Bradley Whitford.

C.A.T. SQUAD: PYTHON WOLF
USA, 1988
93'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Joe Cortese, Jack Youngblood, Steve James, Deborah Van Valkenburgh, Miguel Ferrer.


Come sa già chi conosce la sua opera o legge abitualmente il nostro blog, William Friedkin - uno dei Grandi della storia del cinema - era nato professionalmente come documentarista per la tv.
Medium che il nostro non disprezzò mai, neppure dopo il passaggio trionfale al grande schermo, e al quale occasionalmente tornò.

I risultati di tale "ritorno alle origini" furono altalenanti (andate a rileggervi questa doppia recensione!), ma in alcuni casi meritano una rivisitazione.
I due lungometraggi che vi presentiamo oggi - trasmessi solo in USA e inediti in Italia - appartengono a questa categoria.


C.A.T. Squad

Un gruppo di scienziati che sta lavorando a un progetto segreto per la Difesa americana viene decimato da un misterioso killer.
Per proteggere i pochi ancora in vita viene allestita una squadra speciale anti-terrorismo (C.A.T. sta per Counter-Assault Tactical)...

Squadra che vince non si cambia: Billy riassembla lo stesso team del capolavoro Vivere e Morire a Los Angeles, un anno più tardi.
Contributi tecnici di altissimo livello: dallo sceneggiatore ex-poliziotto Gerald Petievich all'operatore Bob Yeoman (futuro DP di fiducia di Wes Anderson), passando per il fido montatore Bud Smith.

Nonostante un uso ingombrante delle musiche del 2 volte premio Oscar Ennio Morricone (ricilate da Il Mio Nome è Nessuno), il film è un buon esempio di poliziesco anni 80 che non ha nulla da invidiare a produzioni coeve come Miami Vice.

Ma diversamente dalla serie ideata dall'amico/rivale Michael Mann, Friedkin rinuncia a qualsiasi componente glamour in favore di quel "realismo metropolitano" che è sempre stato il suo marchio di fabbrica.

Girato a Montréal con attori semisconosciuti (nel cast ci sono l'ex giocatore di football Youngblood e un giovane Whitford, quello di Get Out e Godzilla: King of the Monsters), questa prima parte del dittico si distingue per un paio di riuscite scene di azione che portano le chiare impronte del Maestro.


C.A.T. Squad: Python Wolf

La squadra di superagenti stavolta è alle prese con un gruppo di estremisti sudafricani che contrabbandano plutonio.
I nostri dovranno tra l'altro salvare uno dei propri membri che è stato catturato dal nemico...

Ritorna la colonna sonora del mitico Ennio e il regista firma il copione insieme al solito Petievich, affiancati per l'occasione dal romanziere e sceneggiatore Robert Ward (Hill Street Blues, Miami Vice).

Le novità sono rappresentate da una parte del cast (uno dei cattivi è il Ferrer di Twin Peaks) e dall'atmosfera più vicina a Top Gun che a Vivere e Morire a Los Angeles.

Di nuovo girato a Montréal, è un seguito nel complesso inferiore all'originale, ma la mano del Maestro ogni tanto affiora.


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venerdì 2 agosto 2024

I CLASSICI: L'ESORCISTA DEL PAPA, AL MIO SEGNALE... SPAVENTATE L'INFERNO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/UK/Spagna, 2023
103'
Regia: Julius Avery
Interpreti: Russell Crowe, Daniel Zovatto, Alex Essoe, Franco Nero.


1987. Padre Gabriele Amorth (Crowe), ex partigiano diventato presbitero e poi esorcista ufficiale del Vaticano, viene mandato dal papa (Nero) in Spagna per risolvere un caso di possessione demoniaca.

La vittima da liberare è un bambino che si è da poco trasferito in un antico maniero insieme alla madre e alla sorella maggiore.
Ma la location non è casuale, come Gabriele scoprirà trovando l'accesso alle segrete...


Chissà che cosa avrebbe pensato il vero Gabriele Amorth di questo film, liberamente ispirato ad alcuni suoi libri autobiografici.
E chissà quale sarebbe stato il giudizio di William "Maestro" Friedkin, essendo palese la derivazione stilistica dal suo lungometraggio più noto, L'Esorcista.

I due, massimi esperti sull'argomento (uno nella realtà, l'altro nella finzione), si conobbero e divennero amici in tarda età, realizzarono insieme il documentario The Devil and Father Amorth, ma morirono entrambi prima di poter vedere questo biopic, uscito appena un anno fa.

Il primo, noto anche per alcune bizzarre esternazioni (arrivò ad affermare che Maurizio Crozza, lo yoga e Harry Potter sono emanazioni del Maligno!), era dotato di un certo senso dell'umorismo e avrebbe potuto trovare divertente questa narrazione romanzata della propria vita.
Il secondo, che abbiamo conosciuto e non era sempre tenero nei giudizi sulle altrui opere, probabilmente no.

La pellicola parte bene con un prologo a Tropea e un setting interessante, ma si sfilaccia strada facendo in un crescendo di cliché e inverosimiglianze che la fanno sprofondare a tratti nel ridicolo (involontario?) e - per quanto la durata sia contenuta - nella noia.
La convenzionalità della messa in scena viene però in parte riscattata dalla performance di due membri del cast.

Russell Crowe sembra preso benissimo e il suo divertimento è contagioso.
Imperdibile vederlo girare su una lambretta che sembra minuscola rispetto alla sua stazza e recitare con un fortissimo accento italiano, o addirittura direttamente in un italiano un po' stentato (il doppiaggio è buono, cosa purtroppo sempre più rara, ma per apprezzare al meglio la dimensione camp dell'opera è consigliata caldamente la versione originale).

Benché poco più di una comparsa, anche Franco Nero risulta incisivo: il suo personaggio, che forse è Giovanni Paolo II o forse no, si concede almeno un momento cult nel finale.
C'è da chiedersi piuttosto come mai, nonostante la sua lunghissima relazione con l'attrice brittanica Vanessa Redgrave, l'ex Django non abbia ancora imparato a parlare bene l'inglese.

Un po' Il Gladiatore (c'è pure un momento in cui il protagonista si staglia sul Colosseo) e un po' il succitato L'Esorcista, questo lungometraggio dovrebbe piacere molto ai fan di Crowe, che gigioneggia, fa battute ("Il Diavolo odia l'umorismo", dice il suo personaggio ad un certo punto), offre una recitazione a tratti anche intensa e in definitiva dà un senso ad una produzione che altrimenti non avrebbe molto di interessante da offrire.
È forse la sua migliore interpretazione da Les Misérables.

Occhio alla scena finale: suggerisce che L'Esorcista del Papa possa avere un seguito o addirittura trasformarsi in un franchise.
Non sarebbe spassoso vedere Russell mentre combatte i diavoli in giro per il mondo, magari stavolta brandendo un gladius insieme alla croce?

Ecco, a questa idea balzana il vero Padre Amorth nell'Aldilà potrebbe davvero farsi una grassa risata.


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lunedì 6 novembre 2023

THE CAINE MUTINY COURT-MARTIAL, L'ULTIMA LEZIONE DEL MAESTRO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2023
109'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Kiefer Sutherland, Jason Clarke, Lance Reddick, Monica Raymund, Jake Lacy, Dale Dye.


Il tenente Greenwald (Clarke), avvocato militare, accetta con riluttanza di difendere il giovane ufficiale di Marina Maryk (Lacy) in un processo che vede questi accusato di ammutinamento nei confronti del capitano Queeg (Sutherland).

L'imputato ha preso il comando della nave - la Caine del titolo - durante un violento uragano nel Golfo Persico.
Eccesso di zelo o inevitabile extrema ratio per sottrarre il comando ad un uomo dispotico e ossessivo, inadeguato al ruolo?


Ho scoperto che [...] dei tanti strumenti nell'arsenale di Billy, la gentilezza era uno dei più efficaci.

Parole del due volte premio Oscar Guillermo del Toro, chiamato dalla Paramount a supervisionare - per mere questioni assicurative - le due settimane di riprese dell'ultimo lavoro firmato William Friedkin (il cineasta messicano si è limitato a guardare il collega al lavoro e, come egli stesso ha raccontato, si è goduto lo spettacolo).

Il bel tributo di GdT potrebbe benissimo essere nostro.
Il compianto cineasta di Chicago - scomparso lo scorso agosto, poche settimane prima di compiere 88 anni - è stato una figura fondamentale per questo blog.

Ricordiamo: l'incontro sul red carpet di Venezia nel 2011, dove coniammo per lui l'epiteto - poi usato anche da altri - di Maestro (sic, con la maiuscola); le occasionali interazioni via social, in cui Billy ci aveva inorgoglito chiamandoci "my italian friends"; la campagna da noi condotta affinchè venisse insignito del Leone d'Oro alla carriera; lo Speciale del 2013, le recensioni, gli articoli e l'episodio del podcast che in varie occasioni gli dedicammo.

The Caine Mutiny, presentato postumo proprio alla scorsa Mostra del Cinema, è una chiusura del cerchio non solo per noi, ma anche per lo stesso Friedkin, che aveva avviato la carriera girando documentari per la tv (medium al quale era tornato solo occasionalmente).

In origine c'è un'acclamata pièce teatrale del romanziere premio Pulitzer Herman Wouk, già adattata per le sale nel 1954 (con Humphrey Bogart nel ruolo di Queeg) e per il piccolo schermo nel 1988 (con la regia di Robert Altman).
Billy ha riscritto personalmente il copione, modificando alcuni dettagli e rendendolo contemporaneo.

Il nostro non è nuovo al genere legal thriller, avendo già girato in passato l'ottimo La Parola ai Giurati (altro remake di un celebre film degli anni 50) e il controverso Regole d'Onore: questa pellicola condivide col primo lo svolgimento dell'intreccio in un'unica stanza (o quasi), col secondo l'ambientazione militare.

Il regista non tradisce la dimensione teatrale, ma riesce a trascenderla, mantenendo alta la tensione nonostante la totale assenza di azione (in questo il Maestro era davvero... un maestro!) e adottando una messinscena tanto minimale quanto geniale.
Si vedano i movimenti della macchina da presa: l'inquadratura si stringe quando i personaggi hanno il controllo o sono in una posizione di superiorità, mentre si allarga per enfatizzarne la debolezza o i momenti di difficoltà.

Un film che si affida alla forza della parola, quindi, ma anche alle performance dei suoi interpreti.
In un cast di grande livello fanno macchia Reddick nella parte del giudice (all'attore di Lost e Godzilla vs. Kong, morto anch'egli poco dopo le riprese, è dedicata la pellicola) e Sutherland nei panni di Queeg (bravo il protagonista di 24 a non imitare Bogart).

Ma più di tutti emerge Jason Clark, cui Billy cuce addosso il ruolo della vita come precedentemente aveva fatto con Michael Shannon in Bug e con Matthew McConaughey in Killer Joe.
L'interprete di Zero Dark Thirty e Oppenheimer offre una prova sublime, esaltata dal monologo conclusivo che è il climax e la chiave di volta di tutto il lungometraggio.

Un finale che è un ribaltamento inaspettato, la virtuale rivincita del capitano del Bounty (riferimento ad un altro famoso ammutinamento cinematografico!), il testamento morale dell'intero film e probabilmente del suo autore.
È un invito a pensare e ad agire fuori dagli schemi, così come Friedkin ha sempre fatto nel corso della sua lunga carriera.

L'inquadratura che chiude l'opera, un attimo prima che una canzone funk accompagni i titoli di coda (scelta bizzarra), è l'ultima zampata di un vecchio leone, il colpo di coda di un cineasta come non ce n'è quasi più.
A parziale consolazione di ciò, condividiamo l'affermazione dell'amico e critico britannico Mark Kermode: è morto l'uomo, ma almeno ci rimangono i suoi film.

Grazie di tutto, Billy.
Grazie di tutto, Maestro.


[PS: se volete approfondire l'argomento, qui sotto trovate una filmografia parziale, in ordine cornologico; cliccate sui link per leggere le nostre recensioni e guardare i trailer!]

1971: Il Braccio Violento della Legge.
1973: L'Esorcista.
1977: Il Salario della Paura.
1986: Vivere e Morire a Los Angeles.
1990: L'Albero del Male.
1995: Jade.
2006: Bug.
2011: Killer Joe.
2017: The Devil and Father Amorth.


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martedì 31 ottobre 2023

I CLASSICI: L'ALBERO DEL MALE, NON SEMBRAVA TANTO DRUIDA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1990
92'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Jenny Seagrove, Dwier Brown, Carey Lowell, Miguel Ferrer, Xander Berkeley, Theresa Randle.


Una giovane coppia si trasferisce a Los Angeles, andando ad abitare in un villone progettato da un architetto, a ridosso di un bosco.
Hanno un bambino e decidono di assumere una babysitter che se ne occupi mentre loro lavorano.

La scelta ricade sulla bella Camilla (Seagrove): apparentemente scrupolosa e amorevole, la ragazza è in realtà una sacerdotessa druida devota all'albero che si trova proprio nella selva adiacente alla casa...


Strano... non sembrava tanto druida!

Questa celebre battuta del comico John Candy - tratta dall'esilarante Balle Spaziali di Mel Brooks - potrebbe essere il commento perfetto a questa pellicola.

Come ogni anno vi proponiamo - per mezzo di una recensione - un film da vedere alla vigilia di Ognissanti.
A questo giro non potevamo che omaggiare il compianto William Friedkin, scomparso la scorsa estate, con una delle sue opere più controverse e meno note, ma perfetta per una serata come questa.

Trattasi del secondo horror del regista (pure l'ultimo, a meno di fare rientrare nella categoria Bug oppure The Devil and Father Amorth), 17 anni dopo il celeberrimo L'Esorcista che gli conferì fama e onori.
È anche l'unico lungometraggio cinematografico che il Maestro neppure nomina nella bellissima autobiografia The Friedkin Connection (in Italia edita col titolo Il Buio e la Luce, chissà poi perchè).

Non è difficile capire la ragione di tale omissione.
Billy lo girò in un momento di stasi lavorativa, a cavallo tra le due versioni - quella uscita in Europa e quella rimontata 5 anni dopo per il mercato USA - di Rampage (un'altra delle sue pellicole meno conosciute e più discusse; un giorno forse la recensiremo).

La sceneggiatura originale era priva di qualsiasi elemento sovrannaturale e parlava solo di una babysitter che rapiva i bambini (questo spunto divenne poi la trama di un altro film uscito un paio di anni più tardi: Le Mani sulla Culla).
Friedkin la rimaneggiò personalmente, stravolgendola e inserendovi l'albero del titolo italiano e i riferimenti al druidismo.

Non sappiamo il perchè di questa scelta, e il nostro non ha mai avuto il piacere di parlarne, ma il risultato è francamente ridicolo e al di sotto delle aspettative.
Trucchi ed effetti sono truculenti, ma di scarsa qualità, lontani dalle trovate artigianali ed efficaci apportate in quegli stessi anni da altri cineasti come Sam Raimi e George A. Romero.

Dal cast di non-molto-famosi spuntano alcuni volti noti come Berkeley, Ferrer e Randle (i primi due già visti rispettivamente in Straight to Hell e Twin Peaks, la terza comparirà poi in Spawn), ma l'unico memorabile è quello di Jenny Seagrove.
L'esile attrice britannica non riesce da sola a salvare la pellicola, ma gode quantomeno di un ruolo originale - oseremmo dire unico - nel panorama cine-orrorifico moderno.

Benché solo a tratti, anche il regista riesce a far emergere qualche scampolo del proprio indiscutibile talento.
In merito, si vedano: la scena del parto, che conserva il taglio semi-documentaristico tanto caro a Billy (nel montaggio sono inserite le immagini di un parto vero!); l'atmosfera plumbea, carica di tensione pronta ad esplodere; le dicotomie dentro/fuori e urbano/naturale esemplificate dai due set principali, la casa hi-tech e il bosco stregato.

L'Albero del Male non è certo il capolavoro del Maestro, ma vale la pena guardarlo come un elemento atipico - se non proprio un corpo estraneo - della sua filmografia.
Comunque senza troppe aspettative e/o con uno spirito sufficientemente goliardico.


Lasciandovi qui sotto tutte le recensioni degli anni scorsi in ordine cronologico, la Redazione di CINEMA A BOMBA augura a tutte/i un felice Halloween!

2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13 - Jason X.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.
2018: Auguri per la tua Morte.
2019: Dal Tramonto all'Alba.
2020: Bubba Ho-Tep.
2021: Nosferatu.
2022: La Cosa.


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mercoledì 18 ottobre 2023

I DOC: IL MISTERO PICASSO, SHH... L'ARTISTA STA CREANDO!

Pablo Picasso in azione (clicca sull'immagine per vedere il documentario). 



Francia, 1956
78'
Regia: Henri-Georges Clouzot
Con: Pablo Picasso, Henri-Georges Clouzot, Claude Renoir.


Pagheremmo qualsiasi cosa per sapere cosa pensava Rimbaud metre scriveva "Il Battello Ebbro"; cosa pensava Mozart mentre componeva la "Sinfonia Jupiter"; per conoscere quel meccanismo segreto che guida il creatore nella sua pericolosa avventura.

Grazie a Dio, ciò che non è possibile con la poesia e la musica è realizzabile con la pittura.

Per sapere cosa succede nella testa di un pittore, basta seguire la sua mano.

Forse non in molti lo sapranno ma Malaga, la vivace "capitale" della Costa del Sol, ha dato i natali ad uno dei più grandi geni della storia dell'arte: nella bella città andalusa, una delle tappe del viaggio di nozze di Fran e Deb nel 2022 (che abbiamo ricordato con The Limits of Control e con la pietra miliare surrealista Un Chien Andalou), nel 1881 è infatti nato Pablo Picasso, figlio del pittore José Ruiz Blasco e di una donna di origini liguri (nella sua carriera artistica abbandonerà il cognome del padre ma conserverà quello della madre, considerato più "esotico" e inusuale).

Pablo lascerà Malaga all'età di 10 anni, ma non vi farà più ritorno; nel 1936 dirà anzi addio definitivamente alla Spagna a causa della guerra civile, essendo un convinto antifranchista.

La città natale però non l'ha dimenticato: a lui sono stati dedicati, tra le altre cose, l'aeroporto internazionale (uno dei più trafficati della penisola iberica), una statua, un museo (molto visitato, è uno dei soli quattro musei intitolati a Picasso nel mondo, insieme a quello di Barcellona, Parigi e Antibes).

Morirà in Francia nel 1973, cioè 50 anni fa.

Per ricordarlo abbiamo scelto un documentario molto particolare.

L'incipit di questo post lo abbiamo preso proprio da lì.

Ed è lo stesso regista a declamarlo - e non è un regista qualsiasi.

Maestro del genere noir, Henri-Georges Clouzot è autore di veri e propri capolavori della storia del cinema, quali Les Diaboliques (oggetto di diversi remake, tra i quali uno del 1996 con Sharon Stone, Isabelle Adjani, Kathy Bates e Chazz Palminteri) e soprattutto Vite Vendute-Le Salaire de la Peur (dal quale il compianto William Friedkin trarrà il memorabile e maledetto Il Salario della Paura).

Ma come conciliare gli stilemi del thriller con la descrizione di un processo creativo?

Non certo con una semplice intervista: la scelta di Clouzot è quella di lasciare mano libera (è il caso di dirlo) al suo interlocutore.

Imprevedibilità, colpi di scena, svolte inaspettate, scenari spiazzanti sono tipici del genere padroneggiato dal cineasta francese, ma sono sempre stati nelle corde anche di Picasso.

E allora perché non affidarsi allo stesso pittore, lasciando che questi si prenda la scena con la sua abilità, il suo carisma, la sua presenza?

Egli viene pertanto ripreso mentre crea in tempo reale, ed è impressionante vedere come, da pochi tratti e nel giro di pochi minuti, egli riesca a dar vita ad immagini inimmaginabili fino a poco prima.

E così ecco comparire dal nulla figure femminili, una corrida, un torero incornato da un toro, una pianta che diventa un pesce che diventa un gallo che diventa una misteriosa figura, disegni che da nitidi si fanno forme astratte, affollate scene estive che cambiano con poche pennellate...

L'artista gigioneggia, si presta alle sfide postegli dal regista, gioca con lo spettatore.

Il risultato?

Una divertente esibizione di uno degli artisti più geniali e originali del Novecento, una guasconata in pieno stile Picasso che lascia intravedere il suo metodo di lavoro e le potenzialità del suo grande talento, senza spiegazioni e interpretazioni.

Ma attenzione agli ultimi fotogrammi: il regista alla fine, con una sorta di coup de théâtre e per pochi secondi, trasforma di fatto Picasso in un personaggio dei suoi film, un personaggio da poliziesco, e si riprende così il film alla sua maniera.

A la Clouzot.


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mercoledì 13 settembre 2023

VENEZIA 2023. LA MOSTRA COGLIE LANTHIMOS

Dall'alto: Yorgos Lanthimos ritira il Leone d'Oro; Matteo Garrone premiato come miglior regista; Cailee Spaeny con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile; Peter Sarsgaard con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile. 




Leone d'oro al miglior film: Povere creature! (Poor Things), regia di Yorgos Lanthimos

Leone d'argento - Gran Premio della giuria: Aku wa sonzai shinai-Il male non esiste, regia di Ryūsuke Hamaguchi

Leone d'argento - Premio speciale per la regia: Matteo Garrone per Io capitano

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Peter Sarsgaard per Memory

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Cailee Spaeny per Priscilla

Premio Osella per la migliore sceneggiatura: Guillermo Calderón e Pablo Larraín per El Conde

Premio speciale della giuria: Zielona granica, regia di Agnieszka Holland

Premio Marcello Mastroianni: Seydou Sarr per Io capitano


Questi sono i premi assegnati nella selezione ufficiale dell'80a edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

La giuria capitanata da Damien Chazelle ha voluto omaggiare con il riconoscimento più ambito un autore che in pochi anni si è imposto come una delle voci più originali e controverse del panorama cinematografico mondiale.

Nel 2011 il suo Dogtooth era stato a sorpresa candidato come miglior film straniero agli Oscar; nello stesso anno si era presentato al Lido con il drammatico Alps.

La consacrazione internazionale si è avuta con la candidatura agli Oscar 2017 per la sceneggiatura di The Lobster, con Colin Farrell e Rachel Weisz, mentre nello stesso anno Il Sacrificio del Cervo Sacro aveva creato scalpore a Cannes.

Del 2018 è il pluripremiato La Favorita, con un trio di interpreti in stato di grazia: Olivia Colman, Rachel Weisz (di nuovo) ed Emma Stone.

E infine è arrivato il gradino più alto: il Leone d'Oro con Poor Things-Povere Creature!, con protagonista proprio quest'ultima.

Il greco Yorgos Lanthimos è un regista divisivo: chi lo apprezza lo trova corrosivo, acuto, indagatore, profondo, mai banale; chi si è riproposto di non vedere mai più le sue pellicole lo trova disturbante, inquietante, cupo, crudele.

Di sicuro non lascia indifferente, così come non ha lasciato indifferenti giuria, critica e pubblico questo suo racconto dark su una sorta di mostro di Frankenstein al femminile in cerca di libertà ed emancipazione.

Vedremo se la Mostra gli porterà bene nella lunga e tortuosa strada verso gli Oscar.

A tal proposito, il palmarès ha lasciato quasi a mani vuote gli attesi cineasti a stelle e strisce: Sofia Coppola ha visto la protagonista della sua Priscilla prendersi la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile; ma Michael Mann, David Fincher, Bradley Cooper, Ada DuVernay sono tornati a casa con le pive nel sacco.

Attenzione però ai prossimi mesi...

Hanno invece trovato gloria a Venezia un giapponese (Ryūsuke Hamaguchi non vi dice nulla? Beh, l' anno scorso ha trionfato agli Oscar nella categoria del miglior film internazionale per Drive my car), una polacca (l'inossidabile Agnieszka Holland), due cileni (uno è Pablo Larraín: ricordate No?), un attore senegalese esordiente e uno statunitense di origini danesi (il caratterista Peter Sarsgaard, vincitore inaspettato).

E gli italiani?

Pur presenti in forze (ma l'assenza all'ultimo minuto di Luca Guadagnino è stata pesante), i nostri rappresentanti non hanno raccolto gli allori sperati.

Si salva solo Matteo Garrone, ricompensato con il riconoscimento per la migliore regia per il suo epico Io capitano.

Ma per gli altri solo pacche sulle spalle o peggio.

Cosa resterà di questa edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica?

I kolossal come Maestro di Bradley Cooper, The Killer di David Fincher e Ferrari di Michael Mann continueranno la loro rotta verso la California nel bel mezzo dei marosi degli scioperi che stanno scuotendo Hollywood, mentre i film indipendenti statunitensi cercheranno di rimanere a galla.

Ci ricorderemo certamente del triste commiato a quel geniaccio di William Friedkin, dell'ultimo film della carriera gloriosa e controversa di Woody Allen (ma sarà davvero così?), dell'accoglienza tutt'altro che trionfale all'ultimo lavoro di Roman Polański, dell'emozione di Priscilla Presley a fianco di Sofia Coppola, dello sconclusionato pastiche di Harmony Korine con il cantante Travis Scott, del corto di Wes Anderson, del Leone d'Oro alla carriera a Tony Leung e soprattutto a Liliana Cavani.

E rimarrà senz'altro un'altra edizione terminata in modo soddisfacente dal capace direttore artistico Alberto Barbera.

Vediamo cosa proporrà il prossimo anno.



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mercoledì 30 agosto 2023

VENEZIA 2023. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: una scena da The Caine Mutiny Court-Martial, ultima opera di William Friedkin; Bradley Cooper in Maestro; Michael Fassbender in The Killer di David Fincher; Emma Stone in Poor Things di Yorgos Lanthimos; una scena di El Conde di Pablo Larraín. 




Siamo arrivati all'edizione numero 80 della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica.

Nonostante le molte turbolenze che anche quest'anno scuotono il mondo della Settima Arte (vedi gli scioperi delle maestranze negli Stati Uniti, le polemiche sul politicalmente corretto e sulla rappresentanza e l'inclusione delle minoranze, la crisi dovuta alla concorrenza con le piattaforme di streaming), Venezia si conferma palcoscenico prestigioso per la presentazione di film d'autore di grandi nomi e di illustri sconosciuti in cerca di una ribalta.

Il direttore Alberto Barbera ha nuovamente allestito un cartellone ricco di titoli attesi e di novità che si spera facciano breccia nel cuore degli addetti ai lavori e degli appassionati.

Venezia 2022 era stata una kermesse piena di opere che avevano fatto discutere (un caso su tutti: Blonde), ma che comunque aveva colpito nel segno.

Vediamo se anche quest'anno la Mostra farà parlare di sé; ma nel frattempo vi segnaliamo le pellicole dalle quali ci aspettiamo di più.

Tra i film in concorso iniziamo con il film d'apertura, Comandante, diretto da Edoardo De Angelis con Pierfrancesco Favino: è ispirato alla vicenda vera di un comandante di un sommergibile che nella Seconda Guerra Mondiale salva la vita dell'equipaggio di una nave nemica afffondata.

Sempre Favino è tra i protagonisti dell'atteso Adagio, su un ragazzo che si trova invischiato in una brutta storia ed è costretto a chiedere aiuto a due ex criminali; dirige il sempre interessante Stefano Sòllima.

Restando tra i titoli italiani, citiamo altresì Finalmente l'alba di Saverio Costanzo, un viaggio lungo una notte che cambierà la vita di una giovane comparsa di Cinecittà negli anni Cinquanta, nonché Io capitano di Matteo Garrone, epopea di due giovani che lasciano il Senegal per raggiungere l’Europa.

Come si può notare, particolarmente nutrita è quest'anno la pattuglia tricolore, completata con Enea di Pietro Castellitto e Lubo di Giorgio Diritti.

Ma i fari sono puntati soprattutto sulle opere d'Oltreoceano.

A cominciare da Maestro, diretto da Bradley Cooper, che proprio a Venezia aveva portato il suo precedente A Star is born.

Stavolta tratta la tormentata storia d'amore tra il celebre compositore Leonard Bernstein e la moglie Felicia.

Si affidano a vite celebri anche gli acclamati cineasti Michael Mann (Ferrari, sull'omonimo fondatore della casa automobilistica. Ogni film di Mann è per noi un evento: siamo molto curiosi), Sofia Coppola (Priscilla, sul matrimonio tra il divo Elvis Presley e la giovane Priscilla), Ava DuVernay (la cineasta afroamericana è tornata con Origin, sulla scrittrice Premio Pulitzer Isabel Wilkerson).

Febbrile è l'attesa per i nuovi lavori di David Fincher, The Killer (su un assassino che si vendica dei propri committenti), con Michael Fassbender (bentornato!) e Tilda Swinton, e del greco Yorgos Lanthimos (ricordate l'impatto che aveva avuto The Favourite?), Poor Things.

Ma non ci sentiamo di prendere sottogamba Memory di Michel Franco, con la sempre bravissima Jessica Chastain, il tedesco Die Theorie von Allem, giallo ambientato nelle Alpi svizzere, e soprattutto l'intrigante El Conde, commedia dark con sfumature horror, nella quale Pablo Larraín si immagina il dittatore cileno Augusto Pinochet come un vampiro.

Eccellente è anche la selezione dei film fuori concorso, a partire dall'ultima opera del grande William Friedkin, recentemente scomparso.

L'indimenticabile regista di Il Braccio Violento della Legge, L'Esorcista, Il Salario della Paura, Vivere e Morire a Los Angeles - nonché pupillo del nostro blog - verrà ricordato al Lido con la proiezione di The Caine Mutiny Court-Martial, tratto da un'opera teatrale che racconta del processo per ammutinamento nei confronti di un ufficiale di Marina costretto dalle circostanze a scavalcare il proprio superiore.

Conoscendo il Maestro, noi ci aspettiamo una lezione di cinema.

A proposito di grandi registi (sebbene molto molto controversi), lo sapete che a Venezia ci saranno il cinquantesimo film di Woody Allen (Coup de chance, ambientato a Parigi) e il venticinquesimo di Roman Polański (The Palace, prodotto tra gli altri da Luca Barbareschi, che narra del Capodanno del 2000 vissuto da un gruppo di ricchi debosciati in un lussusoso albergo svizzero)?

Ma fuori concorso troviamo pure un cortometraggio firmato Wes Anderson (The Wonderful Story of Henry Sugar, da un racconto di Roal Dahl), Hit Man di Richard Linklater (suo lo splendido Boyhood), un film che farà discutere come The Penitent (di e con Luca Barbareschi, ma prodotto da... Roman Polański! Scambio di favori, a occhio e croce), La sociedad de la nieve di Juan Antonio Bayona (su un disastro aereo), il surreale omaggio ad un gigante dell'arte del Novecento (Daaaaaali!), il provocatorio Aggro Dr1ft con il cantante Travis Scott diretto da Harmony Korine (quello del controverso Spring Breakers), documentari sul compositore giapponese Ryuichi Sakamoto e sul cantautore Enzo Jannacci.

Ecco comunque tutti i titoli delle sezioni principali.

Buona Mostra del Cinema a tutti!



In concorso

Adagio, regia di Stefano Sollima (Italia), con Pierfrancesco Favino, Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Adriano Giannini

Aku wa sonzaishinai, regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone)

Bastarden, regia di Nikolaj Arcel (Danimarca, Germania, Svezia), con Mads Mikkelsen

La Bête, regia di Bertrand Bonello (Francia, Canada), con Léa Seydoux, George MacKay

Comandante, regia di Edoardo De Angelis (Italia), con Pierfrancesco Favino, Johan Heldenbergh - film d'apertura

El Conde, regia di Pablo Larraín (Cile)

Dogman, regia di Luc Besson (Francia), con Caleb Landry Jones

Enea, regia di Pietro Castellitto (Italia), con Pietro Castellitto, Sergio Castellitto, Matteo Branciamore

Ferrari, regia di Michael Mann (Stati Uniti d'America), con Adam Driver, Penélope Cruz, Shailene Woodley, Sarah Gadon, Gabriel Leone, Jack O’Connell, Patrick Dempsey

Finalmente l'alba, regia di Saverio Costanzo (Italia), con Lily James, Alba Rohrwacher, Willem Dafoe

Holly, regia di Fien Troch (Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia)

Hors-Saison, regia di Stéphane Brizé (Francia), con Guillaume Canet, Alba Rohrwacher

Io capitano, regia di Matteo Garrone (Italia, Francia)

Kobieta z..., regia di Małgorzata Szumowska e Michał Englert (Polonia, Svezia)

Lubo, regia di Giorgio Diritti (Italia, Svizzera), con Franz Rogowski

Maestro, regia di Bradley Cooper (Stati Uniti d'America), con Carey Mulligan, Bradley Cooper, Matt Bomer, Maya Hawke

Memory, regia di Michel Franco (Messico, Stati Uniti d'America), con Jessica Chastain, Peter Sarsgaard

Origin, regia di Ava DuVernay (Stati Uniti d'America), con Aunjanue Ellis-Taylor, Jon Bernthal, Vera Farmiga, Nick Offerman, Blair Underwood, Connie Nielsen, Finn Wittock

The Killer, regia di David Fincher (Stati Uniti d'America), con Michael Fassbender, Tilda Swinton

Povere creature! (Poor Things), regia di Yorgos Lanthimos (Irlanda), con Emma Stone, Mark Ruffalo, Willem Dafoe, Margaret Qualley, Hanna Schygulla

Priscilla, regia di Sofia Coppola (Stati Uniti d'America), con Cailee Spaeny, Jacob Elordi

Die Theorie von Allem, regia di Timm Kröger (Germania, Austria, Svizzera)

Zielona granica, regia di Agnieszka Holland (Repubblica Ceca, Polonia, Belgio)


Fuori concorso

Fiction

The Caine Mutiny Court-Martial, regia di William Friedkin (Stati Uniti d'America), con Kiefer Sutherland, Jason Clarke, Jake Lacy, Lance Reddick

Aggro Dr1ft, regia di Harmony Korine (Stati Uniti d'America), con Jordi Molla, Travis Scott

Coup de chance, regia di Woody Allen (Francia, Regno Unito)

Daaaaaali!, regia di Quentin Dupieux (Francia)

Hit Man, regia di Richard Linklater (Stati Uniti d'America)

Making Of, regia di Cédric Kahn (Francia)

L'ordine del tempo, regia di Liliana Cavani (Italia, Belgio), con Alessandro Gassmann, Claudia Gerini, Edoardo Leo, Ksenia Rappoport, Valentina Cervi

The Palace, regia di Roman Polański (Italia, Polonia), con Oliver Masucci, Fanny Ardant, John Cleese, Joaquim De Almeida, Luca Barbareschi, Mickey Rourke

The Penitent, regia di Luca Barbareschi (Italia), con Luca Barbareschi, Catherine McCormack

La sociedad de la nieve, regia di Juan Antonio Bayona (Spagna, Uruguay, Cile) - film di chiusura

Vivants, regia di Alix Delaporte (Francia, Belgio)

La meravigliosa storia di Henry Sugar, regia di Wes Anderson (Stati Uniti d'America), con Ralph Fiennes, Benedict Cumberbatch, Dev Patel, Ben Kingsley, Richard Ayoade

Xuěbào, regia di Pema Tseden (Cina)


Non fiction

Amor, regia di Virginia Eleuteri Serpieri (Italia, Lituania)

Frente a Guernica, regia di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi (Italia)

Hollywoodgate, regia di Ibrahim Nash'at (Germania, Stati Uniti d'America)

Ryūichi Sakamoto: Opus, regia di Neo Sora (Giappone)

Enzo Jannacci vengo anch'io, regia di Giorgio Verdelli (Italia)

Menus plaisirs - Les Troisgros, regia di Frederick Wiseman (Francia, Stati Uniti d'America)



Cortometraggi

Welcome to Paradise, regia di Leonardo Di Costanzo (Italia)



Serie

D'argent et de sang, regia di Xavier Giannoli e Frédéric Planchon – serie TV, 12 episodi (Francia), con Vincent Lindon, Olga Kurylenko

Znam kako dišeš, creata da Jasmila Žbanić – serie TV, episodi 1x01-1x02 (Bosnia ed Erzegovina)



Orizzonti

Lungometraggi

A cielo abierto, regia di Mariana e Santiago Arriaga (Messico, Spagna)

Domakinstvo za pocetnici, regia di Goran Stolevski (Macedonia del Nord, Polonia, Croazia, Serbia, Kosovo)

En attendant la nuit, regia di Céline Rouzet (Francia, Belgio)

The Featherweight, regia di Robert Kolodny (Stati Uniti d'America)

Gasoline Rainbow, regia di Bill e Turner Ross (Stati Uniti d'America)

Hokage, regia di Shin'ya Tsukamoto (Giappone)

Invelle, regia di Simone Massi (Italia, Svizzera)

Magyarázat mindenre, regia di Gábor Reisz (Ungheria, Slovacchia)

Paradiset brinner, regia di Mika Gustafson (Svezia, Italia, Danimarca, Finlandia)

El paraíso, regia di Enrico Maria Artale (Italia)

The Red Suitcase, regia di Fidel Devkota (Nepal, Sri Lanka)

Sem coração, regia di Nara Normande e Tião (Brasile, Francia, Italia)

Ser ser salhi, regia di Lkhagvadulam Purev-Ochir (Mongolia, Francia, Portogallo, Paesi Bassi, Germania)

Una sterminata domenica, regia di Alain Parroni (Italia, Germania, Irlanda)

Tatami, regia di Guy Nattiv e Zar Amir Ebrahimi (Georgia, Stati Uniti d'America)

Yurt, regia di Nehir Tuna (Turchia, Germania, Francia)

Warāʾa al-jabal, regia di Mohamed Ben Attia (Belgio, Tunisia, Francia, Italia)



Cortometraggi in concorso

Aitana, regia di Marina Alberti (Spagna)

Area Boy, regia di Iggy London (Regno Unito)

Bogotá Story, regia di Esteban Pedraza (Colombia)

Cross My Heart and Hope to Die, regia di Sam Manacsa (Filippine)

Dar sāye sarv, regia di Hossein Molayemi e Shirin Sohani (Iran)

Dive, regia di Aldo Iuliano (Italia)

Duan pian gùshì, regia di Lang Wu (Cina)

Et si le soleil plongeait dans l’océan de nues, regia di Wissam Charaf (Francia, Libano)

The Meatseller, regia di Margherita Giusti (Italia)

Sea Salt, regia di Henrik Dyb Zwart (Repubblica Ceca, Libano)

Sentimental Stories, regia di Xandra Popescu (Germania)

A Short Trip, regia di Erenik Beqiri (Francia)

Wander to Wonder, regia di Nina Gantz (Paesi Bassi, Belgio, Francia, Regno Unito)



Orizzonti Extra

Bota jonë, regia di Luàna Bajrami (Kosovo, Francia)

Day of the Fight, regia di Jack Huston (Stati Uniti d'America)

Felicità, regia di Micaela Ramazzotti (Italia)

L'Homme d’argile, regia di Anaïs Tellenne (Francia)

In the Land of Saints and Sinners, regia di Robert Lorenz (Irlanda)

Nazavždy-Nazavždy, regia di Anna Burjačkova (Ucraina, Paesi Bassi)

Pet Shop Boys, regia di Olmo Schnabel (Stati Uniti d'America, Italia, Regno Unito, Messico)

El rapto, regia di Daniela Goggi (Argentina, Stati Uniti d'America)

Stolen, regia di Karan Tejpal (India)



Settimana internazionale della critica

In concorso

About Last Year, regia di Dunja Lavecchia, Beatrice Surano e Morena Terranova (Italia)

Hoard, regia di Luna Carmoon (Regno Unito)

Life Is Not a Competition, But I'm Winning, regia di Julia Fuhr Mann (Germania)

Love Is a Gun, regia di Lee Hong-chi (Hong Kong, Taiwan)

Malqueridas, regia di Tana Gilbert (Cile, Germania)

Sky Peals, regia di Moin Hussain (Regno Unito)

The Vourdalak, regia di Adrien Beau (Francia)



Fuori concorso

God Is a Woman, regia di Andrés Peyrot (Francia, Svizzera, Panama) - film d'apertura

Passione critica, regia di Simone Isola, Franco Montini e Patrizia Pistagnesi (Italia)

Vermin, regia di Sébastien Vaniček (Francia, Marocco) - film di chiusura



Cortometraggi in concorso

De l'amour perdu, regia di Lorenzo Quagliozzi (Italia)

Foto di gruppo, regia di Tommaso Frangini (Italia)

It Isn't So, regia di Fabrizio Paterniti Martello (Italia)

La linea del terminatore, regia di Gabriele Biasi (Italia)

Las memorias perdidas de los árboles, regia di Antonio La Camera (Italia, Spagna)

Pinoquo, regia di Federico Demattè (Italia)

We Should All Be Futurists, regia di Angela Norelli (Italia)



Cortometraggi fuori concorso

Incontro di notte, regia di Liliana Cavani (Italia) - cortometraggio d'apertura

Tilipirche, regia di Francesco Piras (Italia) - cortometraggio di chiusura



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mercoledì 16 marzo 2022

THE BATMAN, IL CAVALIERE NOIR

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2022
176'
Regia: Matt Reeves
Interpreti: Robert Pattinson, Zoë Kravitz, Colin Farrell, Paul Dano, Andy Serkis, Jeffrey Wright, John Turturro, Peter Sarsgaard, Barry Keoghan, Alex Ferns.


Il miliardario Bruce Wayne (Pattinson) è ancora alle prime armi come Batman, giustiziere mascherato che già incute terrore nei criminali di Gotham City.

E che viene coinvolto nel folle disegno di un efferato serial killer che sta seminando morte e terrore tra i corrotti maggiorenti della città.

Con l'aiuto del fedele maggiordomo Alfred (Serkis), dell'integerrimo tenente Gordon (Wright), della misteriosa e sensuale Selina Kaye (Kravitz), egli dovrà risolvere una serie di difficili enigmi per giungere all'identità dell'assassino e per sventarne i piani.


Da una trentina di anni a questa parte Batman è stato un personaggio ricorrente nella filmografia hollywoodiana: c'è stato quello "gotico" di Tim Burton ( Michael Keaton), quello kitsch di Joel Schumacher (prima Val Kilmer, poi George Clooney), quello tormentato e colossale di Christopher Nolan (Christian Bale), quello dolente e crepuscolare di Zack Snyder (Ben Affleck o, per gli amici, Batfleck).

Ogni regista ha mostrato la propria personale visione del giustiziere mascherato - chi in modo più fedele all'archetipo fumettistico, chi meno - e ha generalmente guadagnato legioni di fan spesso in contrapposizione tra di loro nelle discussioni su quale sia il Batman migliore.

Ora tocca a Matt Reeves - cineasta non molto conosciuto che ha al suo attivo però Cloverfield e due film del franchise del Pianeta delle Scimmie - e a Robert Pattinson - sì sì, ok, è quello di Twilight e di Harry Potter e Il Calice di Fuoco; ma guardate che ha fatto anche film "seri", come Tenet e The Lighthouse.

Com'è quindi questa nuova versione?

Beh, avete presente il Joker di Todd Philips con Joaquin Phoenix, vincitore (meritatissimo) di un Leone d'Oro a Venezia e di due Oscar (per il suo interprete e per la colonna sonora di Hildur Guðnadóttir), film di denuncia sociale truccato da cinecomics?

Ecco: siamo da queste parti.

The Batman utilizza i personaggi tipici del fumetto (l'Uomo Pipistrello, il maggiordomo Alfred, l'alleata Catwoman, il tenente poi commissario Gordon, i genitori di Bruce Wayne, nemici quali l'Enigmista, il Pinguino e addirittura una comparsata del Joker) e li innesta in una storia che ha più a che fare con pellicole quali Il Braccio Violento Della Legge di William Friedkin, Se7en e Zodiac di David Fincher che con altre supereroistiche.

Ne deriva un film cupo, pessimista, angoscioso, che cattura lo Zeitgeist, lo spirito dei tempi, del periodo storico che stiamo vivendo e di una civiltà sempre sull'orlo di una catastrofe imminente e in crisi di valori e di identità.

I meccanismi del neo-noir, del thriller, del poliziesco funzionano perfettamente, l'interesse viene sempre ravvivato con sapienti colpi di scena e le quasi tre ore di durata passano veloci: eccellente il lavoro, quindi, del regista, una rivelazione, che si è avvalso della preziosa collaborazione di Michael Giacchino per la suggestiva colonna sonora, di Jacqueline Durran per i costumi, di Greig Frasier per l'impressionante fotografia, di contributi tecnici di ottimo livello e di un cast azzeccato.

Robert Pattinson si è già fatto perdonare in passato per i ruoli che lo hanno reso un idolo delle ragazzine e anche stavolta si dimostra interprete tutt'altro che banale e piatto; Paul Dano ha una faccia molto poco hollywoodiana, ma è un attore raffinato e ricco di sfaccettature (si veda Il Petroliere di Paul Thomas Anderson, dove non sfigura a fianco di un titanico Daniel Day-Lewis); Colin Farrell, irriconoscibile sotto un pesantissimo trucco, quando vuole sa rubare la scena a tutti (e questo è il caso); Zoë Kravitz (sì, è la figlia di Lenny) è espressiva e incisiva; Jeffrey Wright e Andy Serkis sono misurati (perfino Serkis, cioè colui che ha dato vita a Gollum e al Capitano Haddock in Le Avventure di Tintin!); John Turturro gigioneggia (ma il suo personaggio glielo consente), anche se meno di altre volte.

Visti gli incassi molto soddisfacenti (al momento in cui scriviamo e nel contesto dell'attuale profonda crisi dell'industria cinematografica), si può dire che l'ennesima riscrittura delle origini del Cavaliere Oscuro abbia pagato.

La cosa non era per nulla scontata, dato che la Warner Bros. ha adottato un modello opposto a quello della Marvel: anziché creare una continuità di storia, personaggi, situazioni, essa ha preferito con i personaggi della DC Comics sfornare film che per ora sono tutti scollegati tra di loro, praticamente senza punti di contatto ( Aquaman non c'entra nulla né come tono né come trama con Joker, che a sua volta presenta una versione della giovinezza di Bruce Wayne incompatibile con quella di The Batman, ad esempio).

Non sappiamo se in futuro la casa di produzione correggerà il tiro; ma la maggiore libertà creativa lasciata a registi e sceneggiatori - che così si possono liberare dai vincoli dell'ortodossia degli archetipi fumettistici e filmici per esplorare nuovi campi - sta producendo risultati molto interessanti.

La pellicola con Joaquin Phoenix, con la vittoria alla Mostra del Cinema di Venezia, aveva infranto un tabù: per la prima volta un cinecomics si era aggiudicato uno dei premi più prestigiosi riservati al cinema cosiddetto "alto".

Ora con The Batman abbiamo la conferma: i film di supereroi stanno per sfondare la parete (sempre più sottile) che separa il cinema d'intrattenimento per le masse da quello d'autore.

Era ora.


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