CINEMA A BOMBA!

giovedì 30 luglio 2026

I CLASSICI: UN'OTTIMA ANNATA, IL VINO FA BUON SANGUE (MA NON PER FORZA UN BUON FILM)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

UK/USA, 2006
118'
Regia: Ridley Scott
Interpreti: Russell Crowe, Marion Cotillard, Abbie Cornish, Albert Finney.


Un trader londinese senza scrupoli (Crowe) eredita una vasta proprietà vinicola in Provenza.

Arrivato in loco, in poco tempo si ambienta, insegna ai Francesi come piantare una vigna, produce un vino migliore del loro e trova anche l'amore di una bella ragazza del posto (Cotillard).

Il tutto con immotivata arroganza.


20 anni fa: l'inglese Ridley Scott e il neozelandese Russell Crowe, reduci dal successo planetario de Il Gladiatore (5 Oscar, compresi miglior film e miglior attore), tornano a lavorare insieme.
Ma anziché dedicarsi a Il Gladiatore II (uscirà solo l'anno scorso: diretto ancora da Scott, ma senza Crowe), il duo decide di girare una commedia leggera.

Almeno questa era probabilmente l'intenzione: il genere non si addice proprio allo stile del regista di House of Gucci e Napoleon, sicché il risultato è una pellicola fiacca, piaciona, oggi decisamente datata.

L'estetica patinata che il film promuove è al contempo il suo punto debole e il suo punto forte: è puramente una cornice, ma alcune delle cose che si vedono all'interno sono molto belle.
Il merito è principalmente del direttore di fotografia Philippe Le Sourd e della scenografa Sonja Klaus.

I due tecnici riescono almeno in parte a riscattare la trama improbabile e alcuni dialoghi risibili, elevendo a vera protagonista la bellissima campagna provenzale (noi l'abbiamo visitata di recente, compreso il villaggio di Gordes, dove sono state girate le scene del ristorante in cui lavora il personaggio di Cotillard).

Marion è una presenza luminosa e salvifica come sarà anni dopo in Midnight in Paris, Russell sembra essersi divertito (però lo preferiamo in cose tipo L'Esorcista del Papa), Ridley forse non c'era e se c'era dormiva, e alla fine il lungometraggio è il miglior spot turistico mai realizzato per la Francia meridionale (è un caso che il regista venga dalla pubblicità?).

Un' Ottima Annata non è proprio invecchiato come il vino buono, ma potrebbe quantomeno aiutarvi... a scegliere la meta della prossima vacanza!


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giovedì 23 luglio 2026

I CLASSICI: JAY KELLY, LUCI DELLA RIBALTA SU CLOONEY (E SANDLER)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2025
132'
Regia: Noah Baumbach
Interpreti: George Clooney, Adam Sandler, Laura Dern, Billy Crudup, Jim Broadbent, Patrick Wilson, Isla Fisher, Greta Gerwig, Emily Mortimer, Sadie Sandler.


Il personaggio del titolo è un attore famoso, ma in piena crisi esistenziale (Clooney): il suo mentore (Broadbent) è morto, il suo manager storico (Sandler) fatica a stargli dietro e pure la sua publicist (Dern) dà segni di insofferenza.

Nel tentativo di non perdere anche il rapporto con la figlia adolescente, Jay la segue in Europa, prima in Francia e poi in Italia, con la scusa di una rassegna organizzata in suo onore...


Presentata in anteprima alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, questa pellicola è stata ampiamente strombazzata come la prima collaborazione tra due dei divi più amati e conosciuti di Hollywood: George Clooney e Adam Sandler.

Una mossa che non sembra aver scaldato i critici più di tanto: dal Lido è tornata a mani vuote, dai più recenti Golden Globe pure e degli Oscar è meglio tacere (zero candidature).

Eppure, un duetto formato dall'attore-regista di Le Idi di Marzo e dal comico di Un Tipo Imprevedibile poteva funzionare. E infatti - a nostro parere, almeno - funziona.
Anzi, le performance del cast sono il fiore all'occhiello di un'opera altrimenti un po' trascurabile.

Baumbach è uno sceneggiatore di qualche merito (vedere i copioni che ha firmato per Wes Anderson), ma un regista di comprovata medietà.
Il fatto che qui abbia firmato forse il proprio capolavoro è dovuto principalmente ad un gruppo di attori in grande spolvero.

Clooney è sempre Clooney: dà l'impressione di interpretare un protagonista molto diverso dal reale se stesso, ma infondendogli quell'irresistibile simpatia canagliesca che è il proprio marchio di fabbrica e che rende il personaggio molto meno sgradevole di quanto avrebbe potuto risultare.

Però Sandler, che negli ultimi anni si sta reinventando attore drammatico, lo batte ai punti con una prova ammirevolmente intensa e misurata.
Questa è la sua migliore interpretazione da Hustle ad oggi.

Gli altri sono poco più che comprimari, ma di lusso: dalla Laura Dern di Jurassic Park alla Emily Mortimer - anche co-sceneggiatrice - che ricordiamo in Notting Hill, benché probabilmente il cammeo più efficace sia quello di Jim Broadbent che imita il compianto filmmaker Peter Bogdanovich.

Al netto delle incertezze registiche sul tono, Jay Kelly è un film che affronta con un certo garbo temi delicati e attuali: l'egocentrismo della società contemporanea, gli effetti collaterali della fama, l'instabilità affettiva, l'impossibilità di cambiare il passato.

Una commedia drammatica in cui il sostantivo pesa meno dell'aggettivo, ma che si chiude con una nota se non positiva quantomeno di speranza.
E il regista dovrebbe fare una statua a George e Adam.


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giovedì 18 giugno 2026

I CLASSICI: THE ROCKETEER, SI TRASFORMA IN UN RAZZO MISSILE

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USA, 1991
108'
Regia: Joe Johnston
Interpreti: Billy Campbell, Jennifer Connelly, Timothy Dalton, Alan Arkin, Paul Sorvino, Jon Polito, Terry O'Quinn, Dave Stevens (non accreditato).


Los Angeles, 1938. Uno zaino a propulsione, progettato dal magnate Howard Hugues (O'Quinn) e bramato da gangster al servizio di un divo di Hollywood (Dalton), finisce per caso nelle mani di un giovane pilota (Campbell).

Aiutato da un amico meccanico (Arkin), il ragazzo impara ad usare l'aggeggio per volare e - celando la propria identità con un apposito casco - comincia a diventare famoso come The Rocketeer.

Mentre cerca di risolvere una momentanea crisi con la fidanzata (Connelly), aspirante attrice, il nostro rimane invischiato in un intrigo che coinvolge persino i nazisti.


Tratto dal comic book indipendente del disegnatore Dave Stevens, che fa una comparsata nel filmato in bianco e nero (con il razzo sulle spalle), Le Avventure di Rocketeer - come venne rititolato in Italia - è uno dei migliori film di quel periodo magico a cavallo tra gli 80 e i 90.

A Hollywood è un momento florido per gli adattamenti cinematografici dei fumetti: sono gli anni di Batman (1989), di Dick Tracy (1990), dei primi due lungometraggi sulle Tartarughe Ninja (1990-1991); questo, prodotto dalla Disney, non sfigura a confronto.

Lo stile "spielberghiano" è dovuto principalmente alla regia del veterano Joe Johnston, tecnico degli effetti speciali dei film di Star Wars e Indiana Jones che più tardi avrebbe firmato anche Jumanji, Jurassic Park III e soprattutto il primo Captain America.

Proprio con quest'ultimo condivide il periodo storico e il tono (benché il personaggio principale in realtà assomigli più ad Iron Man), ma purtroppo non la serialità.
Il modesto successo commerciale, pur accompagnato da ottimi giudizi critici, impedì infatti a The Rocketeer di diventare un franchise.

Eppure la pellicola gode di un ritmo svelto, scene d'azione notevoli e un cast molto ben scelto.
Campbell non divenne famoso, ma è perfetto per la parte; è divertente vedere Dalton impegnato in un ruolo agli antipodi di James Bond (ai tempi era lo 007 in carica); compare un efficace O'Quinn pre-Lost; Connelly è come sempre bellissima e deliziosa.

Divertimento per famiglie, è un film che ha resistito alla prova del tempo e pure all'ondata eccessiva di remake/reboot degli ultimi anni.
Un giorno forse a qualcuno verrà in mente di rifarlo; intanto vale la pena ripescare l'originale e goderselo, anche a 35 anni di distanza.


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domenica 10 maggio 2026

I CLASSICI: SOLO DIO PERDONA, FACCIO A PUGNI CON TE (POI TI VENGO A CERCARE)

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Danimarca/Francia, 2013
90'
Regia: Nicolas Winding Refn
Interpreti: Ryan Gosling, Vithaya Pansringarm, Rhatha Phongam, Gordon Brown, Tom Burke, Kristin Scott Thomas.


Bangkok. Due fratelli americani gestiscono una palestra di Muay Thai che in realtà è una facciata per il traffico di droga.

Quando uno, psicopatico e violento, viene giustiziato per aver ucciso una prostituta minorenne, l'altro (Gosling, più laconico del solito) viene costretto dalla madre criminale (Scott Thomas, a metà tra Lady Macbeth e Donatella Versace) a vendicarlo.

Ma il responsabile dell'omicidio del congiunto non è una persona qualsiasi: è un poliziotto in pensione con l'hobby del karaoke che funge da vigilante e Angelo della Morte (Pansringarm)...


Dimenticate Drive.
Due anni dopo quel cult movie ritorna la coppia attore-regista Gosling-Refn, ma il tono è molto diverso, più vicino alle precedenti pellicole del controverso cineasta danese, tipo la trilogia Pusher o Walhalla Rising.

Intinto in un'atmosfera plumbea e buia, illuminata solo da luci al neon, il film mette insieme poliziesco e arti marziali, thriller e melodramma.
E lo fa con quel citazionismo post-moderno che è il marchio di fabbrica del suo autore.

Infatti, i riferimenti stilistici sono orgogliosamente e arrogantemente evidenti: i ralenti epici di Sam Peckinpah, la violenza belluina di Gaspar Noé, il misticismo visionario di Alejandro Jodorowsky.
L'ambizioso regista si è persino arrischiato a paragonare la propria pellicola a Il Salario della Paura del mitico William Friedkin (anche meno, Nic).

Moderno western - anzi, eastern - con Ryan Gosling novello cowboy, vorrebbe essere una parabola esistenziale, una storia di redenzione, un'interrogazione sul silenzio di Dio il cui climax è la scazzottata finale tra i due protagonisti e avversari.

Uno scontro di thai boxe in preparazione del quale Ryan si era sottoposto a sessioni intensive di allenamento (il che è tanto paradossale quanto sconcertante, se avete visto la scena nel film).

Presentato in concorso al Festival di Cannes nel 2013, dove fu per lo più coperto di fischi, Solo Dio Perdona è un'opera che nasconde temi grandi sotto un'estetica patinata e dentro una cornice compositiva ricercata e compiaciuta.

Principale estimatore di se stesso, NWR ha fatto un lungometraggio consigliabile solo ai suoi fan più indefessi o a cinefili dallo stomaco forte che prediligono la forma al contenuto.
Un cult degli anni 10, nel bene e nel male.


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martedì 5 maggio 2026

I CLASSICI: KNEECAP, TRE FENIANI ALLA CONQUISTA DEL MONDO

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Irlanda, 2024
105'
Regia: Rich Peppiatt
Interpreti: Mo Chara (Liam Óg Ó hAnnaidh), Moglai Bap (Naoise Ó Cairealláin), DJ Provai (JJ Ó Dochartaigh), Michael Fassbender, Jessica Reynolds, Gerry Adams (non accreditato).


Belfast. Un professore di musica (Ó Dochartaigh) conosce per caso due giovani sbandati dediti alle droghe ricreazionali: uno (Ó hAnnaidh) ha una relazione con una ragazza unionista (Reynolds), l'altro (Ó Cairealláin) ha un padre repubblicano radicale che vive in clandestinità (Fassbender).

Mettendo insieme la capacità dei due ragazzi di creare rime in gaelico con l'abilità dell'insegnante nel produrre musica elettronica, i tre hanno un'intuizione: mettere in piedi il primo complesso hip-hop in lingua irlandese...


Per chi ancora non se ne fosse accorto, i Kneecap sono la band del momento.
La loro rapida ascesa da idoli locali a star internazionali è stata suggellata dalla loro apparizione al festival di Glastonbury lo scorso anno, dai tre gradi di processo che uno di loro - Mo Chara - ha dovuto subire per apologia di terrorismo (per inciso: assolto in tutti i casi) e dal film che vi stiamo recensendo.

Cronaca probabilmente molto romanzata dei loro esordi, il lungometraggio è meno autocelebrativo e più divertente di quanto ci si aspetterebbe.
I tre interpretano se stessi(?) come ragazzi proletari ed edonisti che a poco a poco acquistano una coscienza sociale e trovano un modo efficace per esprimersi.

È un racconto di formazione che descrive la scoperta di un'identità culturale, prima ancora che politica, diretto da un esordiente - già autore di alcuni videoclip della band - che ha Trainspotting come modello stilistico e Hunger come riferimento ideologico.
Non a caso Fassbender, già protagonista del biopic su Bobby Sands, appare qui in un ruolo simile ed è l'oggetto della battuta più meta e spassosa della pellicola.

La triade protagonista è sorprendentemente brava a livello recitativo, al punto da non sfigurare affatto a confronto coi propri più navigati colleghi.
In un ruolo di secondo piano si fa notare la bella Jessica Reynolds (potremmo sentirne parlare ancora) e in un cammeo comico fa capolino Gerry Adams, leader storico del partito indipendentista Sinn Fein.

In concomitanza con l'uscita del nuovo album Fenian, che ribadisce il forte impegno politico della band (repubblicano, progressista e pro-Pal), Kneecap è una (pseudo)autobiografia da scoprire, ma non da prendere alla lettera.
Consigliabile non solo ai fan di stretta osservanza.

Coinnigh ort, a chairde!


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martedì 28 aprile 2026

I CLASSICI: DICK TRACY, IL NEMICO DEL MIO NEMICO È MIO NEMICO

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USA, 1990
105'
Regia: Warren Beatty
Interpreti: Warren Beatty, Al Pacino, Madonna, Dustin Hoffman, Glenne Headly, Charlie Korsmo, Seymour Cassel, William Forsythe, Mandy Patinkin, Henry Silva, Paul Sorvino, Catherine O'Hara, Dick Van Dyke, James Caan.


Anni 30: l'integerrimo supersbirro Dick Tracy (Beatty) combatte contro criminalità e corruzione.
In particolare, cerca di fermare l'ascesa dello spietato gangster Big Boy Caprice (Pacino) a boss della malavita organizzata.

Il poliziotto si prende anche cura di un orfano senza nome (Korsmo) e si ritrova diviso tra l'amore per la fidanzata storica Tess Cuorsincero (Headly) e l'attrazione verso la seducente cantante Mozzafiato Mahoney (Madonna)...


Sulla scia del miliare Batman (infatti la colonna sonora è firmata da Danny Elfman, lo stesso compositore del film di Tim Burton), ecco un altro adattamento di un celebre fumetto degli anni 30 (di Chester Gould).
Adatto a tutta la famiglia (la produzione è Disney), è caratterizzato da dialoghi hard boiled (molte le battute memorabili), colori pastello, scenografie iperrealiste e cattivi dall'aspetto grottesco.

Warren Beatty, in doppia veste di attore e regista, riuscì ad assicurarsi un cast da capogiro e contributi tecnici di altissimo livello.
Tre gli Oscar conquistati: miglior scenografia, trucco e canzone; ma avrebbero meritato anche gli splendidi costumi di Milena Canonero (Barry Lindon, Grand Budapest Hotel) e la fotografia nitida di Vittorio Storaro (Apocalypse Now, Un Colpo di Fortuna).

Tra gli attori, molti resi irriconoscibili dal make-up, si distinguono: Madonna, allora all'apice della popolarità, che canta anche le canzoni retrò del suo personaggio e per una volta non recita male; Pacino che gigioneggia a tutto spiano e Caan in un cammeo che sembra quasi parodiare Il Padrino; Hoffman in una piccola parte comica e Van Dyke (Mary Poppins) in un raro ruolo drammatico.

Beatty è perfetto nelle vesti del protagonista e il giovanissimo Korsmo è una rivelazione (peccato che la sua carriera sia praticamente iniziata e finita qui).
Brava anche Headly nel ruolo della vita.

Nonostante il successo clamoroso al box office e il plauso unanime della critica (è il miglior film di Warren regista e una delle più riuscite trasposizioni da comic book mai realizzate), non ha avuto alcun seguito, men che meno un remake o un reboot.
Per quale motivo?

La risposta è semplice: Beatty, che li aveva acquistati all'epoca, non ha mai ceduto i diritti cinematografici, riservandosi la possibilità di un sequel solo quando lo avesse ritenuto opportuno.
Evento che ad oggi non si è concretizzato: non insolito per un filmmaker che lavora col contagocce (ha girato solo due lungometraggi negli ultimi 30 anni).

A dire il vero, il divo di Gangster Story e Il Paradiso può Attendere è tornato nelle vesti del personaggio in due apparizioni televisive: Dick Tracy Special (2010), col critico Leonard Maltin, e Dick Tracy Special: Tracy Zooms In (2023), di nuovo con Maltin e il suo collega Ben Mankiewicz.
In entrambi i casi Warren è apparso sinceramente divertito e affezionato, lasciando intendere di avere ancora l'intenzione di girare l'ormai mitologico prosieguo.

Al di là di questa improbabile eventualità (Beatty ha da poco compiuto 89 anni!), Dick Tracy rimane un capolavoro del proprio genere, il fiore all'occhiello nella filmografia di un autore fuori dagli schemi classici e il testamento di un cinema fantasionamente inventivo che attualmente ha - purtroppo - ben pochi epigoni.


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giovedì 26 marzo 2026

I CLASSICI: BASTA VINCERE, FRIEDKIN VA A CANESTRO

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USA, 1994
108'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Nick Nolte, Shaquille O'Neal, Penny Hardaway, Mary McDonnell, J.T. Walsh, Robert Wuhl, Louis Gossett Jr., Matt Nover, Bob Knight, Larry Bird.


Un burbero allenatore di basket universitario (Nolte) è in crisi: litiga di continuo con giornalisti e dirigenti, ha il sostegno di una donna adorabile (McDonnell) da cui però è divorziato e soprattutto la sua squadra - un tempo vincente - non è più competitiva.

In giro per gli Stati Uniti scova tre talenti in erba (tra questi O'Neal), ma - onesto qual è - l'uomo non vuole piegarsi ai tentativi dei suoi capi di ingaggiare i ragazzi con accordi sottobanco (per regolamento è vietato pagare i cestisti perché giochino nel campionato universitario).


Se c'è uno specialista nel genere "commedia sportiva", questo è Ron Shelton, autore di film con Kevin Costner come Bull Durham (sul baseball) e Tin Cup (sul golf), ma anche di Chi non Salta Bianco è (sul basket).
Qui torna sulla pallacanestro, ma solo come sceneggiatore e produttore, lasciando la direzione al Maestro in persona: William Friedkin.

Billy, cestista in gioventù e tifoso appassionato, si è approcciato al copione con diligenza e competenza.
Il risultato è una parabola morale un po' pesante - nonostante qualche occasionale alleggerimento - che ha il suo punto di forza nella regia muscolare e realistica tipica di Friedkin.

Per rendere le scene di azione verosimili, il nostro ha ingaggiato dei veri giocatori professionisti (Shaq e Penny degli Orlando Magic, ma pure il leggendario Larry Bird, ex stella dei Boston Celtics che fa un cameo nel ruolo di se stesso), girando contemporaneamente con sei cineprese, così da ottenere un effetto semi-documentaristico.

Se è vero che è difficile trasmettere su pellicola l'eccitazione di una vera partita, è vero anche che le sequenze di gioco sono le parti migliori del film, che comunque annovera un cast solido e ben scelto.
Tra la McDonnell di Balla coi Lupi e Wuhl di Batman compare anche il mitico coach Bobby Knight, cui il personaggio di Nolte è chiaramente ispirato.

Considerato un capitolo minore nella filmografia del regista di Vivere e Morire a Los Angeles e The Caine Mutiny, Basta Vincere è oggi rivalutata come una delle migliori pellicole sportive di sempre, apripista ad altri lungometraggi dello stesso genere (su tutti l'ottimo Hustle con Adam Sandler).

Consigliabile ai fan del basket e agli spettatori nostalgici del cinema "di una volta", privo di troppi fronzoli ed effetti.

Vogliamo chiudere con una nota spiritosa lasciando la parola a Friedkin, che raccontò un divertente anedotto su Nick Nolte, seguace dello Stanislavskij, famoso metodo di recitazione immersivo e totalizzante...

Non amo lavorare con gli attori "da metodo"; per me un attore deve entrare dalla porta, andare dal segno 1 al segno 2, recitare la propria battuta e uscire. (...) All'inizio delle riprese Nick si presentò da me con un volume di 500 pagine che aveva scritto di suo pugno sul proprio personaggio, e mi chiese di leggerlo. Quella sera diedi un'occhiata solo alle prime pagine e poi lo buttai via. La mattina dopo mi domandò: "L'hai letto? Che ne pensi?" Io gli risposi: "Certo, bellissimo! Adesso entra dalla porta, vai dal segno 1 al segno 2, recita la tua battuta ed esci..."


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lunedì 24 novembre 2025

I CLASSICI: HUSTLE, CHI NON SALTA ADAM SANDLER È

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USA, 2022
118'
Regia: Jeremiah Zagar
Interpreti: Adam Sandler, Juancho Hernangómez, Queen Latifah, Ben Foster, Heidi Gardner, Robert Duvall, Anthony Edwards, Dirk Nowitzki, Luka Dončić, Shaquille O'Neal.


Stanley (Sandler) è un talent scout dei Philadelphia 76ers nella NBA, ma il suo sogno è diventare vice-allenatore, così da poter passare più tempo a casa con la propria famiglia.

Durante una delle sue ricognizioni internazionali, scopre per caso il giovane spagnolo Bo (Hernangómez), dilettante di innato talento.
Lo porta negli USA per fare un provino, ma dovrà convincere i propri superiori...


Domanda: che cosa ci fanno insieme LeBron James e Adam Sandler? Risposta: un film.
Uno l'ha prodotto, l'altro idem e ne è pure l'interprete principale.

Il campione dei Los Angeles Lakers e il protagonista di Un Tipo Imprevedibile condividono la passione per il basket (ovvio, almeno nel primo caso) e hanno collaborato per realizzare una delle migliori pellicole sportive degli ultimi anni.

Opere come questa sono tanto efficaci quanto sono credibili le sequenze di gioco; per questo sono stati cooptati diversi campioni della NBA, cominciando dal co-protagonista Hernangómez (ex ala grande dei Boston Celtics) e finendo con Anthony Edwards (la stella dei Minnesota Timberwolves, non l'omonimo attore di ER-Medici in Prima Linea) in un ruolo da "cattivo".

Ecco allora un lungometraggio sulla pallacanestro fatto da chi se ne capisce e sa filmarla, attraverso riprese con la camera a spalla che danno l'impressione a volte di essere proprio in mezzo alle azioni.

Sandler, come capita a volte ai comici che si cimentano in un ruolo serio, è bravissimo.
È lui il valore aggiunto del film, ma bisogna ammettere che Juancho - che, ricordiamo, non è un attore professionista - se la cava abbastanza bene con la recitazione.

Hustle dovrebbe essere una commedia drammatica, ma non ha troppo del sostantivo (almeno per gli standard di Adam), e neppure molto dell'aggettivo.
Si tratta semmai di una favola moderna, un racconto di formazione che pesca un po' da Basta Vincere (pellicola di William Friedkin che un giorno forse recensiremo) e un po' da Will Hunting.

Al netto del frequente turpiloquio, è un'opera proiettabile nelle serate in famiglia, nelle scuole e chiaramente anche nei centri sportivi.
Per gli appassionati di basket, soprattutto. Ma non soltanto.


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martedì 18 novembre 2025

I CLASSICI: AQUAMAN E IL REGNO PERDUTO, IL DCEU DORME COI PESCI

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USA, 2023
124'
Regia: James Wan
Interpreti: Jason Momoa, Patrick Wilson, Nicole Kidman, Yahya Abdul-Mateen II, Randall Park, Temuera Morrison, Dolph Lundgren, Amber Heard.


Qualche anno dopo gli eventi del primo film, Aquaman (Momoa) è Re di Atlantide, si è sposato con Mera (Heard) e ha avuto un figlio.
Ma l'attacco improvviso del suo acerrimo nemico Black Manta rischia di danneggiare seriamente l'ecosistema marino.

Al nostro non resta quindi che far evadere di prigione il fratellastro Orm (Wilson) per convincerlo a diventare suo alleato.
In gioco c'è l'esistenza stessa del loro regno...


L'Uomo d'Acciaio (2013).
Batman v Superman: Dawn of Justice (2016).
Suicide Squad (2016).
Wonder Woman (2017).
Justice League (2017).
Aquaman (2018).
Wonder Woman 1984 (2020).
Zack Snyder's Justice League (2021).
The Flash (2023).

Dopo un decennio, si è concluso due anni fa il ciclo di pellicole del DC Extended Universe (in breve DCEU), di cui riportiamo qui sopra i capitoli per noi più significativi.
Più che concluso sarebbe meglio dire che è stato terminato: quest'ultimo film è uscito infatti quando ormai il reboot affidato a James Gunn era già in cantiere (il nuovo DC Universe è poi iniziato lo scorso luglio col brillante Superman).

Il Regno Perduto ha avuto quindi l'onere di mettere fine a una delle serie cine-eroistiche più apprezzate e controverse, tanto visceralmente odiata (specie dalla critica) quanto amata alla follia (specie dal pubblico), terzium non datur.
Peccato, sia perché il di poco precedente The Flash funge da più consona chiusura del cerchio, sia perché il primo Aquaman era stato uno degli articoli migliori del lotto.

Questo tardivo e superfluo sequel ha alcuni meriti: un'esplicita morale ecologista, effetti speciali e scene d'azione di buon livello, la promozione di Momoa a co-soggettista e di Wilson a co-protagonista (le interazioni tra i due fratelli sono la parte migliore dell'opera).
Per contro, risulta un po' sconnesso: le scenette umoristiche, non tutte di buon gusto (tipo la gag degli scarafaggi, inspiegabilmente ripresa post-credits), non si incastrano bene con le parti drammatiche.

La colpa è facilmente dei continui reshoot che hanno piagato la produzione e che sono tristemente diventati un marchio di fabbrica del DCEU.
A farne le spese, oltre al flusso della storia, sono stati i personaggi femminili (Kidman appare meno del dovuto, Heard è sostanzialmente una comparsa) e... Batman.

L'Uomo Pipistrello avrebbe dovuto fare capolino verso la fine, interpretato alternativamente da Ben Affleck (versione Snyder-verso) o da Michael Keaton (versione Burton-verso, sulla scia di The Flash).
Entrambi gli attori hanno girato alcune scene, ma alla fine la Warner ha scelto di tagliarle in fase di montaggio, eliminando così quel che sarebbe stato uno dei pochi veri motivi di interesse di questa pellicola.

Ciò che è rimasto è un film dimenticabile, senza infamia e - ahimé - senza lode, già datato prima ancora di esordire nelle sale.

Al contrario dei suoi colleghi Affleck, Gadot e Cavill (quest'ultimo fatto fuori senza troppi complimenti dopo l'inutile cameo in Black Adam), rivedremo Momoa nel DCU nei panni dell'alieno Lobo, a partire da Supergirl (il prossimo lungometraggio con Milly Alcock, non la vecchia serie tv con Melissa Benoist).

Buon per lui, ma il suo Aquaman avrebbe meritato un finale migliore.
Anche il DCEU.


[PS: per chi non lo sapesse, quella del precedente Aquaman è ancora oggi la recensione in assoluto più letta del nostro blog! Vi avevamo anche dedicato una delle migliori puntate del nostro podcast, il famigerato BOMBCAST. Andatevele a rileggere/risentire!]


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venerdì 31 ottobre 2025

I CLASSICI: PROFONDO ROSSO, ARGENTO VIVO

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Italia, 1975
127'
Regia: Dario Argento
Interpreti: David Hemmings, Daria Nicolodi, Gabriele Lavia, Glauco Mauri, Eros Pagni, Clara Calamai, Dario Argento (non accreditato).


Un musicista inglese in trasferta in Italia (Hemmings) è testimone dell'omicidio di una sensitiva.
Pur riluttante, inizia a indagare con l'aiuto di un'esuberante giornalista (Nicolodi).

Ma la catena di efferatezze è appena cominciata, e per fermarla il nostro dovrà ripescare dalla propria memoria un dettaglio dimenticato del luogo del delitto...


Per il 50° anniversario dall'uscita nelle sale, ecco il film più famoso e celebrato di uno dei cineasti più talentuosi e visionari del Belpaese.

Con Profondo Rosso, Dario Argento si è consacrato come il principe del "giallo" all'italiana, non diversamente da come Sergio Leone - un altro autore romano - era divenuto il maestro del western spaghetti, pochi anni prima.

È un'opera di transizione, in continuità con i thriller ad enigma precedenti (a partire dall'esordio di L'Uccello dalle Piume di Cristallo), ma in cui il regista innesta elementi che saranno la cifra degli horror paranormali che seguiranno (da Suspiria in poi).

Il risultato è un mystery parapsicologico e onirico, notturno e splatter, dove gli ambienti e l'atmosfera contano più della storia e dei personaggi.

Come dimosterà anche il successivo e affascinante Opera, Argento è un autore di forma, non di sostanza.
L'intreccio narrativo è ingarbugliato, improbabile, con buchi logici e protagonisti bidimensionali, ma la messinscena è di alto livello.

Il punto forte del regista è sempre stato un virtuosismo tecnico non banale, che riscatta i limiti della pellicola e l'ha resa un cult intramontabile.
Basti pensare alla scena del primo assassinio o la sequenza nella villa.

Una menzione speciale alle memorabili musiche dei Goblin, giovane (allora) prog band che tornerà a collaborare col cineasta romano nella versione europea di Zombi di George A. Romero.

Stilisticamente più vicino al manierista Brian De Palma (quello de Gli Intoccabili) che al maestro del brivido Alfred Hitchcock (al quale è stato spesso e impropriamente paragonato), Dario ha trovato qui la formula giusta.

A 50 anni di distanza, Profondo Rosso è ancora una pietra miliare nel cinema di genere italiano (e non solo), un'opera perfetta da rivedere - o da scoprire - alla sera della vigilia di Ognissanti...


Leggete tutte le recensioni degli anni scorsi cliccando sui link che trovate nell'elenco sottostante.
Buon Halloween dall'intera Redazione di CINEMA A BOMBA!

2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13 - Jason X.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.
2018: Auguri per la tua Morte.
2019: Dal Tramonto all'Alba.
2020: Bubba Ho-Tep.
2021: Nosferatu.
2022: La Cosa.
2023: L'Albero del Male.
2024: Opera.


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giovedì 23 ottobre 2025

I CLASSICI: MIRAL, IL CONFLITTO DI RULA

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USA/Francia/Italia/Palestina, 2010
112'
Regia: Julian Schnabel
Interpreti: Freida Pinto, Yasmine Al Masri, Ruba Blal, Vanessa Redgrave, Stella Schnabel, Willem Dafoe.


La storia di Miral (Pinto), ragazzina palestinese ospite di un istituto adibito alla cura di bambini orfani o feriti dagli attacchi isrealiani.

La sua vita giunge ad un bivio quando deve decidere se unirsi alla resistenza o lasciare il paese per proseguire gli studi e avere una vita migliore.


Co-produzione internazionale, è il 4° lungometraggio diretto dal celebre pittore newyorkese Julian Schnabel; ma più che a lui appartiene alla giornalista italo-palestinese Rula Jebreal, che l'ha sceneggiato adattando il proprio romanzo omonimo e semi-autobiografico.

Ai tempi i due avevano una relazione: il fatto che lei sia araba e lui ebreo la rende ancora più peculiare dell'ampia differenza d'età (22 anni) e dice qualcosa sulla complessità dei rapporti umani.

Ma anche sul loro coraggio nel realizzare un'opera che non guarda in faccia nessuno e cerca di trovare una posizione equidistante tra il terrorismo "di stato" isrealiano e quello "tradizionale" di Hamas.

Intenzioni lodevoli, ma il risultato lascia sinceramente un po' a desiderare: i dialoghi sono spesso didascalici, il tono affettato, la scelta della protagonista discutibile.

Pinto (che avremmo poi rivisto in Knight of Cups di Terrence Malick) se la cava, ma c'era bisogno di affidare ad un'attrice indiana il ruolo di una ragazza araba?

Julian come regista ha fatto film più riusciti, Rula come sceneggiatrice se la cava meno bene che in veste di giornalista.
Sarà per questo che nel bel documentario di Pappi Corsicato sul primo la seconda non viene neppure nominata?

La risposta non è importante, e neppure il fatto che Miral non sia un capolavoro.
È un film che parla di pace, accettazione e speranza; e di questi tempi - 15 anni più tardi - è comunque meglio di niente.


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mercoledì 15 ottobre 2025

I CLASSICI: IO E ANNIE, L'OMAGGIO DI WOODY ALLA MUSA DIANE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1977
93'
Regia: Woody Allen
Interpreti: Woody Allen, Diane Keaton, Tony Roberts, Paul Simon, Christopher Walken, Jeff Goldblum, Laurie Bird, Marshall McLuhan.


New York: il comico Alvy Singer (Allen) incontra l'insicura Annie Hall (Keaton).
I due iniziano una relazione che avrà alti e bassi, e li porterà a riflettere sulla vita e sull'amore.


Una delle commedie più belle di Woody Allen e della storia del cinema, vinse 4 Oscar meritatissimi (miglior film, regia, sceneggiatura e attrice) e segnò un punto di svolta nella carriera del cineasta newoyorkese, che smise di essere "solo" un comico e divenne ciò che sarebbe rimasto per gli anni a venire: un Autore.

Io e Annie è, tra le altre cose, anche un omaggio alla musa, amica ed ex fidanzata Diane Keaton - purtroppo recentemente scomparsa - a partire dal titolo originale, Annie Hall (rispettivamente il suo nomignolo e il suo vero cognome).

Woody le costruisce intorno l'intera pellicola, rendendola la vera protagonista della storia.
Lei lo ripaga con la sua migliore performance in assoluto nel registro brillante (ricordiamo che era pure un'ottima attrice drammatica).

Esaltato dalla fotografia di Gordon Willis (ma quanto è bella New York City in questo film?!) e dal copione scritto a 4 mani col fido Marshall Brickman, Allen costruisce uno dei suoi lungometraggi più delicati e divertenti, alternando pause introspettive a momenti di umorismo puro.

Sono presenti così tante scene memorabili che sarebbe impossibile elencarle tutte.
Ci limitiamo a ricordare: l'incipit col protagonista che si rivolge agli spettatori; i ricordi dell'infanzia; la coda al cinema (in cui compare il filosofo McLuhan nel ruolo di se stesso); gli scambi verbali tra Alvy e il suo migliore amico (Roberts); la visita a casa della famiglia di Annie; i flashback sulle precedenti relazioni di lei.

Per non parlare delle battute! Solo alcune:
Amore è un termine troppo debole; ecco, io ti "straamo", ti "adamo", ti "abramo"!
Chi non sa far niente insegna e chi non sa insegnare insegna ginnastica; quelli che neanche la ginnastica credo li destinassero alla nostra scuola.
Non voglio vivere in una città dove il solo progresso culturale è che puoi curvare a destra col semaforo rosso.
Devo guadagnarmi il caviale quotidiano.
(Vado dallo psicanalista) da 15 anni (...), gli concedo un altro anno e poi vado a Lourdes.
Sapete come si cerchi di arrivare alla perfezione almeno nell'arte, perché è talmente difficile nella vita.

Occhio anche alle comparsate eccellenti: oltre ad un paio di "saranno famosi" - tipo Christopher Walken di Dune e Jeff Goldblum di Jurassic Park - spuntano il cantautore Paul Simon e la sfortunata Laurie Bird (quella di Strada a Doppia Corsia, ricordate?).

Commedia romantica e intellettuale per eccellenza, Io e Annie è - insieme al successivo Manhattan - il capolavoro del regista di Midnight in Paris e Un Colpo di Fortuna.
Una pietra miliare della storia del cinema, da vedere e rivedere... anche solo per Diane Keaton.


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domenica 21 settembre 2025

I CLASSICI: LE AVVENTURE DI JOE DIRT, ZOTICO È CHI LO ZOTICO FA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2001
91'
Regia: Dennie Gordon
Interpreti: David Spade, Brittany Daniel, Dennis Miller, Rosanna Arquette, Christopher Walken, Jaime Pressly, Kevin Nealon, Kid Rock.


Inserviente in apparenza rozzo e sempliciotto, Joe (Spade) racconta in diretta la propria vita al DJ (Miller) della stazione radio in cui lavora.
Inizia così un lungo flashback che ripercorre la travagliata ricerca dei sui genitori e gli incontri, lungo la strada, che gli hanno cambiato la vita.


Membro del cosidetto "Clan Sandler" (gruppo di amici e colleghi che ruota intorno al comico di successo Adam Sandler e spesso e volentieri girano film con/per lui), David Spade è il George Clooney del gruppo, essendo noto più per la quantità di attrici/modelle frequentate che per la qualità del proprio umorismo.

Cresciuto come spalla dello strabordante Chris Farley al Saturday Night Live (celebre programma tv che lanciò gente come Chevy Chase, Bill Murray, John Belushi, Dan Aykroyd, Eddie Murphy...) e in lungometraggi come Tommy Boy, dopo la tragica morte del partner si è messo in proprio realizzando pellicole come quella che vi stiamo recensendo.

Joe Dirt sta a David come Dirty Work stava a Norm Macdonald: è scritta dal protagonista stesso ed è la sua opera più rappresentativa (almeno in ambito cinematografico); oltre ad essere stata un modesto successo commerciale, diventando di culto solo in seguito grazie al passaparola.

Una commedia grossolana e prevedibile, che mette alla berlina la comunità redneck (gli americani degli stati meridionali, considerati ignoranti e di scarso intelletto), benché non abbastanza da poter essere classificata come satira, e - nonostante l'umorismo scatologico e immaturo - riesce a mettere a segno qualche colpo.

Alcune battute sono diventate a posteriori dei tormentoni sui social (in lingua originale: l'adattamento italiano dei dialoghi è come minimo superficiale); inoltre i personaggi principali sono ritratti con sincero affetto: oltre a Spade in un ruolo che ricorda Forrest Gump, dal cast emergono Arquette (ce la ricordiamo in Pulp Fiction?) e un autoironico Walken (visto recentemente in Dune-Parte 2).

Consigliabile a spettatori di bocca buona, Le Avventure di Joe Dirt è una possibilità per conoscere un comedian poco noto nel Belpaese e per passare un'ora e mezza senza troppi pensieri.
C'è chiaramente di meglio, ma rispetto - ad esempio - ai cinepanettoni nostrani sembra quasi un film di Chaplin.


[PS: ammesso che le due pellicole condividano lo stesso universo, non potrebbe essere che l'alligatore con cui lotta il protagonista sia lo stesso di Un Tipo Imprevedibile?!?]

[PPS: David ha realizzato anni dopo un seguito, Joe Dirt 2-Sfigati si Nasce; forse un giorno vi recensiremo anche quello... o forse no, chissà.]


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giovedì 18 settembre 2025

I CLASSICI: DIRTY WORK, IL GENIO "VENDICATIVO" DI NORM MACDONALD

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1998
82'
Regia: Bob Saget
Interpreti: Norm Macdonald, Artie Lange, Chevy Chase, Traylor Howard, Christopher McDonald, Jack Warden, Rebecca Romijn, John Goodman, Gary Coleman, Ken Norton, Chris Farley, Adam Sandler.


Uno spiantato (Macdonald) e il suo miglior amico (Large) devono trovare i soldi per poter far operare il padre del secondo (Warden), malato di cuore, da un chirurgo ludopatico (Chase).

I due mettono così in piedi un'agenzia di "lavori sporchi" dedita a vendicare clienti che hanno subito dei torti, ma finiscono per scontrarsi con un imprenditore senza scrupoli (McDonald)...


Della generazione di comici emersi negli anni 90 dalla trasmissione di culto Saturday Night Live, Adam Sandler era il "leader" (o almeno quello di maggior successo), Rob Schneider il "selvaggio", David Spade il "playboy", Chris Farley la "forza della natura".
Norm Macdonald, dal canto suo, era il "genio".

L'attore canadese - purtroppo scomparso prematuramente qualche anno fa - era famoso per l'umorismo asciutto e sarcastico, nè fisico (tipo Jim Carrey) nè verbale (à la Robin Williams), piuttosto basato sulla cadenza delle battute e i tempi dilatati.
Per molti è stato il degno erede di Andy Kaufman e Chevy Chase.

Proprio quest'ultimo - in grande spolvero! - compare in uno dei ruoli più spassosi della pellicola, passando idealmente il testimone al più giovane collega, a sua volta circondato da una pletora di amici e caratteristi ispirati.

Tra questi, fanno macchia il "cattivo" McDonald di Un Tipo Imprevedibile e la statuaria Romijn (Mystica dei primi X-Men).
Qua e là spuntano anche altri reduci del SNL: Farley - alla sua ultima apparizione prima della tragica morte per overdose - e Sandler in persona che fa il diavolo.

Sono infatti le performance degli attori - oltre ad una manciata di battute effettivamente divertenti - il punto forte di questa commedia politicamente scorretta, che nonostante un successo limitato al box office è diventata col tempo un vero cult.
Ragion per cui andrebbe vista in lingua originale per essere apprezzata al meglio, benché il doppiaggio sia dignitoso.

Tra i difetti va segnalata una regia a tratti non troppo vispa; per contro, ci sono almeno due gag ricorrenti memorabili: gli appunti vocali di Norm su un registratore portatile e Chevy progressivamente menomato dai creditori.

Dirty Work-Agenzia Lavori Sporchi è nel complesso il migliore e più significativo contributo cinematografico di Macdonald, che avrebbe poi continuato la carriera come stand-up comedian e soprattutto come brillante ospite/conduttore di talk show televisivi.

Un'occasione per (ri)scoprire e apprezzare uno dei comici più sottovalutati dell'era moderna.


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venerdì 12 settembre 2025

I CLASSICI: PADDINGTON IN PERÙ, UN ORSETTO ALLA RICERCA DI EL DORADO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2024
106'
Regia: Dougal Wilson
Interpreti: Hugh Bonneville, Emily Mortimer, Antonio Banderas, Hayley Atwell, Olivia Colman, Julie Walters, Jim Broadbent, Hugh Grant (non accreditato).
Voci originali: Ben Whishaw, Imelda Staunton.


L'orso parlante Paddington (Whishaw) viaggia da Londra al Perù con la sua famiglia adottiva, i Brown, solo per scoprire che l'amata zia Lucy (Staunton) è scomparsa.

L'anziana mammifera ha lasciato la sua casa di risposo per orsi (!) per addentrarsi nella giungla, forse alla ricerca del leggendario El Dorado.

A Paddington e compagnia non resta che salire a bordo di un battello guidato da un ambizioso capitano (Banderas) con la figlia e buttarsi a capofitto nell'avventura...


Come saprete, specie se avete letto la nostra doppia recensione dei due precedenti capitoli, l'orso Paddington è uno dei personaggi più popolari e amati d'Oltremanica, un'icona di britishness alla pari di Mary Poppins e Peter Rabbit (chi scrive è stato all'omonima stazione londinese e può confermarlo!).

Dopo il successo planetario dei primi due film, l'aspettativa per il terzo era alle stelle, ma ecco due colpi di scena: il regista Paul King lascia il posto ad un esordiente (ma sia lui sia l'ex co-sceneggiatore Simon Farnaby risultano qui autori del soggetto) e Emily Mortimer prende il posto di Sally Hawkins come Mrs. Brown.

I cambi non hanno tuttavia inficiato la qualità della pellicola, che risulta all'altezza delle precedenti e benificia dell'ambientazione esotica, con numerosi riferimenti cinematografici nascosti per la gioia dei cinefili adulti: da Fitzcarraldo di Werner Herzog (il regista tedesco da pochi giorni premiato a Venezia) a Tutti Insieme Appassionatamente (la canzone della suora all'inizio).

Tra le scene più divertenti che non coinvolgono direttamente l'orsetto protagonista, ce n'è una che vede Mr. Brown (il sempre adeguato Bonneville) alle prese con una tarantola e un'altra in cui il capitano del battello è tormentato dai fantasmi dei propri antenati (tutti interpretati dallo stesso Banderas).

Nell'immancabile sequenza post-credits fa capolino anche uno dei personaggi principali del secondo film, e si tratta di un altro momento di grande spasso.
Non è l'unico cammeo degno di nota: per chi non la riconoscesse, il capo di Mr. Brown è Hayley Atwell, alias Peggy di Capitan America.

Similmente a quella del "collega" oltreoceanico Sonic, la trilogia di Paddington è una bella occasione di svago per famiglie, di alto livello e i cui seguiti - cosa rara - risultano all'altezza dell'originale.

Ci sarà spazio per un quarto film? Probabile, ma nel frattempo godiamoci questi 3 (e il cortometraggio con... la Regina d'Inghilterra!).
Alla prossima avventura, orsetto.


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lunedì 7 luglio 2025

I CLASSICI: FLETCH, IO SONO CHEVY CHASE E VOI NO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1985
98'
Regia: Michael Ritchie
Interpreti: Chevy Chase, Tim Matheson, Dana Wheeler-Nicholson, Geena Davis, Joe Don Baker, M. Emmet Walsh, James Avery, Kareem Abdul-Jabbar.


Los Angeles: il giornalista investigativo Irwin "Fletch" Fletcher (Chase) indaga sullo spaccio di droga nelle spiagge e su un miliardario (Matheson) che vorrebbe essere ucciso da lui per instascare i soldi dell'assicurazione.

Maestro dei travestimenti, il nostro conosce l'affascinante Gail (Wheeler-Nicholson) e scopre pian piano che le due piste che sta seguendo sono in realtà collegate...


Per chi non lo sapesse, 50 anni fa Chevy Chase era il comico più famoso e apprezzato d'America.

Star del leggenario show televisivo Saturday Night Live - vera e propria fucina di talenti da cui sono emersi, tra gli altri, John Belushi, Dan Aykroyd, Eddie Murphy, Billy Crystal, Bill Murray... - lasciò la trasmissione al massimo della notorietà per dedicarsi al cinema.

Purtroppo per lui, il successo si è rivelato effimero: dopo un paio di commedie romantiche con Goldie Hawn e la serie demenziale Vacation, Chase ha preso una china discendente che lo ha portato a girare pellicole di serie B, riciclandosi di tanto in tanto in tv (in anni recenti, nella simpatica sit-com Community).

I suoi lungometraggi migliori sono circostanziati essenzialmente agli anni 80, e quello che vi stiamo recensendo è facilmente il più riuscito e spassoso.

Chevy interpreta praticamente se stesso, sfornando un campionario di one-liner, smorfie, gag verbali e (soprattutto) visive che rappresentano il suo marchio di fabbrica.

Molte battute della versione originale - ahimé - si perdono per colpa di una traduzione dei dialoghi a dir poco superficiale; al contrario, il doppiaggio è piuttosto buono (la voce del protagonista è del bravo Michele Gammino).

Nel cast di supporto si segnalano Matheson (Animal House) una giovane Davis (prima di Beetlejuice), Avery (zio Phil di Willy, il Principe di Bel-Air) e il cestista dei Lakers Abdul-Jabbar (L'Aereo più Pazzo del Mondo).

In occasione del 40° anniversario dalla sua uscita nelle sale, potrebbe essere una buona idea riscoprire uno dei classici più sottovalutati della comicità americana.
E con esso, l'ex divo della risata la cui battuta più famosa è rimasta: "I'm Chevy Chase... and you're not!".


[PS: pochi anni dopo Chase e Ritchie ripresero il personaggio in un seguito, Fletch-Cronista d'Assalto. Sempre divertente, ma nel complesso inferiore all'originale. Un giorno forse ve lo recensiremo!]


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lunedì 12 maggio 2025

I CLASSICI: VENOM-THE LAST DANCE, NELLA BUONA SORTE E NELLE AVVERSITÀ

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2024
109'
Regia: Kelly Marcel
Interpreti: Tom Hardy, Juno Temple, Chiwetel Ejiofor, Rhys Ifans, Stephen Graham, Andy Serkis.


Ritornati nel proprio universo dopo una capatina nel Marvel Cinematic Universe, il simbionte Venom e il suo "ospite" umano Eddie (Hardy) si ritrovano ad affrontare degli Xenophage, mostruosi alieni al servizio del loro creatore cosmico, il malvagio Knull (Serkis).

Dopo un lungo road trip, convergeranno nella famigerata Area 51, base di un'operazione governativa impegnata nello studio dei simbionti: qui un militare (Ejiofor) e una scienziata (Temple) hanno idee diverse su come gestire i soggetti...


Venom.
Venom: La Furia di Carnage.
Spider-Man: No Way Home.

Questa è la ufficialmente la 4a apparizione di Tom Hardy nel doppio ruolo dell'extraterrestre linguacciuto per eccellenza e del suo buddy umano.
L'attore britannico viene confermato anche co-autore del soggetto insieme a Kelly Marcel, sceneggiatrice dei capitoli precedenti qui promossa alla regia.

Dietro la macchina da presa la signora se la cava egregiamente, per essere un'esordiente, e l'ennesimo cambio al comando - già la volta scorsa Andy Serkis aveva sostituito il collega Ruben Fleischer - non inficia la continuità stilistica complessiva della trilogia.

A proposito dell'Alfred di The Batman, questi ritorna in realtà per dare voce al cattivo principale (nonostante lo scarso screen time: appare praticamente in due sole scene), mentre tra i nuovi ingressi si segnalano Ejiofor di Doctor Strange e soprattutto l'indimenticata Temple di Killer Joe.

Ma la parte migliore è - come sempre - l'interazione tra i due protagonisti, tra battibecchi e reciproche dichiarazioni d'affetto che avvicinano il trittico più alle commedie romantiche che ai fanta-horror.
Ma stavolta Venom è meno icona LGBTQIA+ (specie rispetto al film precedente) e sempre più idolo dei bambini: espunte le scene violente o paurose, potrebbe stare benissimo tra Paw Patrol e Tartarughe Ninja.

La sequenza probabilmente più divertente - nell'accezione camp dell'aggettivo - è quella del ballo tra il protagonista e la Sig.ra Chen già comparsa nei capitoli precedenti, mentre tra le novità la più significativa è l'esordio di una Venom-femmina che potrebbe essere una risposta ironica al gender-switch di Thor 4 e Black Panther 2.

Che ne sarà del nostro ora che la sua serie pare essersi conclusa?
Sembra essere giunto al capolinea l'intero cine-universo di cui l'antieroe alieno faceva parte: dopo una fila di pellicole ridicole e ridicolizzate (vi basti Morbius), gli executive della Sony apparentemente hanno deciso di smettere di perdere soldi facendo lungometraggi ambientati nel mondo di Spider-Man (ma senza Spider-Man), che molti odiano e pochi vanno a vedere.

Ma quelli di Venom sono stati un'eccezione, e ci piacerebbe davvero scoprire un giorno che l'indizio suggerito nella sequenza post-credits di The Last Dance ha avuto un seguito.
Magari, una volta tanto, in coppia con il Ragnetto...


[PS: come forse ricorderete, al trailer del primo film avevamo dedicato anche un episodio del nostro podcast, il mitico BOMBCAST! Andatevelo a (ri)ascoltare!]


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lunedì 28 aprile 2025

I CLASSICI: GODZILLA II-KING OF THE MONSTERS, LUNGA VITA AL RE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
132'
Regia: Michael Dougherty
Interpreti: Millie Bobby Brown, Kyle Chandler, Vera Farmiga, Ken Watanabe, Sally Hawkins, Bradley Whitford, Charles Dance, David Strathairn.


Una scienziata (Farmiga) e sua figlia adolescente (Brown) vengono rapite da un manipolo di eco-terroristi perché la prima ha inventato un macchinario capace di influenzare il comportamento dei Titani, enormi esseri che abitano il nostro mondo da secoli.

Il marito-padre delle due (Chandler) si unisce alla misteriosa organizzazione Monarch per rintracciarle e salvarle, mentre l'umanità è minacciata da un mostro malvagio che è stato malauguratamente risvegliato.
Per fortuna c'è Godzilla...


Seguito del decoroso Godzilla (2014), primo capitolo del reboot americano dedicato al lucertolone giapponese più amato della storia del cinema, King of the Monsters continua la progressiva "eroicizzazione" del personaggio operata dalla Legendary, da gigante pericoloso a riluttante salvatore.

Dimenticate la versione originale della Toho (vedere ad esempio l'acclamato Godzilla: Minus One): nell'ottica yankee il nostro è praticamente un protagonista coraggioso con cui lo spettatore può identificarsi o comunque per cui fare il tifo.
Non esattamente una versione family-friendly, ma quasi, e a noi piace tantissimo così.

Inoltre, qui si approfondisce la mitologia del Monsterverse - universo interconnesso paragonabile a quelli Marvel/Disney e DC/Warner - e si moltiplica il numero di Titani: oltre a Godzy, si va dall'adorabile "farfalla" Mothra all'ondivago "pterodattilo" Rodan, passando per il temibile "drago" a tre teste Ghidorah.

I dialoghi non sono un granché (non lo sono mai in questo genere di film), ma, oltre a diverse sequenze spettacolari, la sceneggiatura annovera anche alcuni momenti di inaspettato impatto emotivo.
Il più commovente è quello tra il nostro eroe e il dottore giapponese verso la fine, apice dell'épos romantico della pellicola.

E se la performance di Ken Watanabe (ve lo ricordate in Inception?) è forse la migliore del cast, se la cavano bene anche Vera Farmiga (The Departed, L'Uomo sul Treno) e Bradley Whitford (il canuto interprete di Get Out funge qui da spalla "comica").
Meno incisive risultano invece Sally Hawkins (quella di Paddington) e la giovane Millie Bobby Brown (alias Enola Holmes).

L'amato gigante anfibio è poi comparso in un crossover di enorme successo con un altro titano del grande schermo.
Il dittico composto da Godzilla vs. Kong e dal successivo Godzilla e Kong: Il Nuovo Impero probabilmente diventerà una trilogia, ma i fan sperano anche in un 3° capitolo "solista" del lucertolone atomico.

Parabola ecologica-animalista travestita da disaster movie, Godzilla II è un seguito superiore al precedente e uno dei migliori in assoluto della serie, ma chi dice che non si possa fare persino di meglio?
Lunga vita al Re!


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venerdì 11 aprile 2025

I CLASSICI: HELLBOY, DAL MIO PORTALE... SCATENATO È L'INFERNO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2004
122'
Regia: Guillermo del Toro
Interpreti: Ron Perlman, Selma Blair, Jeffrey Tambor, Doug Jones, John Hurt, Mike Mignola (non accreditato).


Alla fine della seconda guerra mondiale, un piccolo diavoletto rosso arriva nella nostra dimensione attraverso un portale.
Cresciuto dall'amorevole Dott. Broom (Hurt), da adulto è diventato il nerboruto Hellboy (Perlman).

Il nostro guida adesso una squadra segreta di superesseri - composta anche dall'insicura piromante Liz (Blair) e dal riflessivo anfibio Abe (Jones) - che combatte contro le forze del male al servizio del malvagio Rasuptin...


Il 2024 è stato pieno di anniversari: Godzilla ha compiuto 70 anni, le Tartarughe Ninja e il loro amico coniglio Usagi 40 anni... e anche Hellboy ha festeggiato il proprio trentennale!

Creato nel 1994 dal fumettista Mike Mignola (che qui fa un cammeo blink-and-you-miss-it vestito da cavaliere medioevale), il massiccio antieroe rosso deve buona parte del proprio successo ai due adattamenti cinematografici realizzati da Guillermo del Toro, il primo dei quali uscì un ventennio fa in occasione del decennale del personaggio.

Il cinesta messicano due volte premio Oscar dà ampio sfogo alla fantasia tirando fuori tutte le armi del proprio arsenale, creando visivamente un universo fantastico ricco di dettagli, invenzioni, trucchi ed effetti speciali notevoli anche per i tempi.

Il risultato è un'opera diversa da qualsiasi altra pellicola fumetto-derivata di quegli anni, merito anche dei valenti contributi tecnici e di un cast scelto con intelligenza.
Oltre al protagonista Perlman (lo ritroveremo in Drive), perfetto per il ruolo, si distinguono la Blair di Dark Horse e il vecchio Hurt de La Talpa.

Discorso a parte merita il mimo e stand-in Doug Jones (che poi avrebbe interpretato Silver Surfer nel secondo film dei Fantastici Quattro): il suo personaggio è di fatto il prototipo dell'essere acquatico di The Shape of Water, con cui proprio del Toro trionferà agli Oscar 14 anni dopo.

Questo lungometraggio ha avuto un seguito - di nuovo realizzato da GdT - che alcuni considerano migliore dell'originale (un giorno forse recensiremo anche quello) e due sfortunati reboot: il primo, uscito nel 2019, si è rivelato un fiasco di pubblico e critica; il secondo è stato distribuito l'anno scorso nell'indifferenza generale.

I fan possono consolarsi riguardando il primo Hellboy: non solo un riuscito adattamento del fumetto omonimo, ma anche uno dei migliori e più godibili film supereroistici di sempre.


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lunedì 24 marzo 2025

I CLASSICI: THE LINCOLN LAWYER, OBIEZIONE ACCOLTA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2011
118'
Regia: Brad Furman
Interpreti: Matthew McConaughey, Marisa Tomei, Ryan Philippe, William H. Macy, Michael Peña, John Leguizamo, Frances Fisher, Bryan Cranston.


Los Angeles. Lo spregiudicato avvocato Mickey Haller (McConaughey) viene ingaggiato per difendere il rampollo di una famiglia facoltosa (Philippe), accusato di aver brutalmente aggredito una escort.

Ben presto, il nostro capisce che forse le cose non sono come sembrano e che la somiglianza di questo caso con un altro suo caso precedente potrebbe non essere una coincidenza...


Se state guardando l'omonima (e bella) serie tv su Netflix, oppure siete fan del romanziere giallista Michael Connelly, potrebbe farvi piacere riscoprire questo legal thriller di qualche anno fa.

Vi si trova, tra gli altri, McConaughey prima di Killer Joe - e del premio Oscar - e Tomei prima di diventare l'amata zia May di Spider-Man nel Marvel Cinematic Universe.

Adattato con dovizia di dettagli e diretto con passo svelto (pure troppo), il film potrebbe risultare un po' difficile da seguire, ma è fedele al libro da cui è tratto (Connelly stesso se ne disse entusiasta) e ha tutte le carte in regola per piacere agli appassionati del genere.

La parte più interessante è il dilemma etico del protagonista: tutti hanno diritto ad un avvocato difensore, ma qual è il confine tra dovere professionale e connivenza?

Il film risponde alla domanda lasciando intendere che gli avvocati siano in effetti degli squali, ma dotati di un proprio codice.

Un lungometraggio da (ri)scoprire, che siate fan della serie oppure no.


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