CINEMA A BOMBA!

martedì 5 maggio 2026

I CLASSICI: KNEECAP, TRE FENIANI ALLA CONQUISTA DEL MONDO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Irlanda, 2024
105'
Regia: Rich Peppiatt
Interpreti: Mo Chara (Liam Óg Ó hAnnaidh), Moglai Bap (Naoise Ó Cairealláin), DJ Provai (JJ Ó Dochartaigh), Michael Fassbender, Jessica Reynolds, Gerry Adams (non accreditato).


Belfast. Un professore di musica (Ó Dochartaigh) conosce per caso due giovani sbandati dediti alle droghe ricreazionali: uno (Ó hAnnaidh) ha una relazione con una ragazza unionista (Reynolds), l'altro (Ó Cairealláin) ha un padre repubblicano radicale che vive in clandestinità (Fassbender).

Mettendo insieme la capacità dei due ragazzi di creare rime in gaelico con l'abilità dell'insegnante nel produrre musica elettronica, i tre hanno un'intuizione: mettere in piedi il primo complesso hip-hop in lingua irlandese...


Per chi ancora non se ne fosse accorto, i Kneecap sono la band del momento.
La loro rapida ascesa da idoli locali a star internazionali è stata suggellata dalla loro apparizione al festival di Glastonbury lo scorso anno, dai tre gradi di processo che uno di loro - Mo Chara - ha dovuto subire per apologia di terrorismo (per inciso: assolto in tutti i casi) e dal film che vi stiamo recensendo.

Cronaca probabilmente molto romanzata dei loro esordi, il lungometraggio è meno autocelebrativo e più divertente di quanto ci si aspetterebbe.
I tre interpretano se stessi(?) come ragazzi proletari ed edonisti che a poco a poco acquistano una coscienza sociale e trovano un modo efficace per esprimersi.

È un racconto di formazione che descrive la scoperta di un'identità culturale, prima ancora che politica, diretto da un esordiente - già autore di alcuni videoclip della band - che ha Trainspotting come modello stilistico e Hunger come riferimento ideologico.
Non a caso Fassbender, già protagonista del biopic su Bobby Sands, appare qui in un ruolo simile ed è l'oggetto della battuta più meta e spassosa della pellicola.

La triade protagonista è sorprendentemente brava a livello recitativo, al punto da non sfigurare affatto a confronto coi propri più navigati colleghi.
In un ruolo di secondo piano si fa notare la bella Jessica Reynolds (potremmo sentirne parlare ancora) e in un cammeo comico fa capolino Gerry Adams, leader storico del partito indipendentista Sinn Fein.

In concomitanza con l'uscita del nuovo album Fenian, che ribadisce il forte impegno politico della band (repubblicano, progressista e pro-Pal), Kneecap è una (pseudo)autobiografia da scoprire, ma non da prendere alla lettera.
Consigliabile non solo ai fan di stretta osservanza.

Coinnigh ort, a chairde!


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mercoledì 22 novembre 2023

THE KILLER, LA POCO ESALTANTE VITA DI UN ASSASSINO PROFESSIONISTA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2023
118'
Regia: David Fincher
Interpreti: Michael Fassbender, Tilda Swinton, Arliss Howard, Charles Parnell, Kerry O'Malley, Sala Baker, Sophie Charlotte, Gabriel Polanco.


Lunghi appostamenti, noia, paranoia, concentrazione, pasti veloci, riposi brevi, solitudine, socialità inesistente, poca tranquillità...

La vita dell'assassino prezzolato non è proprio il massimo, soprattutto se poi sbagli bersaglio, se i tuoi committenti si rifanno sulle persone alle quali vuoi bene, se stai scappando e nello stesso tempo vuoi vendicarti.

E se hai a che fare con gente che ha pochi scrupoli come te.


In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, dove era uno dei titoli più attesi, The Killer è l'adattamento cinematografico di una graphic novel francese e il ritorno di David Fincher al suo genere più congeniale.

E' vero, The Social Network era stato un successo di critica e di pubblico, sebbene troppo prematuro nel suo J'accuse a Mark Zuckerberg (quante ne ha combinate, successivamente, il creatore di Facebook!); sì, Mank era un prodotto di ottima fattura, pur rivelandosi troppo livoroso e ingiusto nei confronti di Orson Welles; ma è con film come Se7en, The Game, Fight Club, Panic Room, Zodiac, Gone Girl-L'amore bugiardo che il regista di Denver ha dato il meglio di sé, rinnovando e reinventando quella categoria cinematografica nota come neo-noir.

The Killer si situa in questa scia, ma stavolta, a differenza delle opere precedenti, il protagonista è un assassino di professione, algido, freddo, calcolatore, meticoloso.

Non un antieroe romantico e decadente, quindi, ma un metodico esecutore il cui cinismo e disincanto lo rendono immune da una qualsiasi forma di empatia nei confronti delle sue vittime.

Fincher lavora di sottrazione, con sobrietà, mantenendo il controllo (come il suo protagonista) e i toni cupi e lividi che caratterizzano i suoi lavori migliori.

Ma l'eleganza crepuscolare del film è fredda come i personaggi di Michael Fassbender (un'interpretazione, la sua, che si avvicina per intensità a quella in Hunger) e Tilda Swinton (malinconica come in A Bigger Splash), che nulla hanno a che fare con omologhi quali, per esempio, il paterno Jean Reno del Léon di Luc Besson, il fascinoso Alain Delon di Le Samouraï di Jean-Pierre Melville, lo spietato Keanu Reeves di John Wick, lo psicopatico Tom Cruise di Collateral di Michael Mann, il filosofico Forest Whitaker del Ghost Dog di Jim Jarmusch.

Il risultato?
Una pellicola impeccabilmente ben confezionata, che riesce a tenere desta l'attenzione nonostante le poche scene d'azione e l'anticlimax; un thriller meno pessimista rispetto ad altre opere del cineasta, ma comunque fosco.

Ad ogni modo, è difficile che lo spettatore possa provare empatia nei confronti del personaggio interpretato da Fassbender, troppo distaccato: un contrappasso per un criminale che non prova pietà, compassione, pena nei confronti delle sue vittime.

Non è che anche The Killer tra qualche tempo si ritroverà dimenticato, condannato a quello stesso anonimato tanto cercato dal suo protagonista?

Tutto sommato, speriamo di no.


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mercoledì 19 ottobre 2016

I CORTI: ZERO, VEDO LA GENTE CHE FLUTTUA

(Clicca sulla locandina per vedere il corto). 

USA/Spagna, 2015
29'
Regia: David Victori
Interpreti: Ryan Eggold, Felix Avitia, David Atkinson.


Un uomo, rimasto vedovo, cerca con difficoltà di conciliare lavoro e doveri di padre.
Il figlio, orfano, non si dà pace per la morte della madre.
I due vivono un rapporto complicato, chiusi come sono nel proprio dolore.

Un giorno, senza alcuna apparente ragione, la forza di gravità va e viene in modo intermittente.
Il mondo sta forse collassando e ci stiamo avvicinando alla sua fine?

Correva l'anno 2012.
YouTube e la compagnia aerea Emirates hanno lanciato un concorso per cortometraggi riservato a cineasti emergenti.
Dopo una lunga selezione, sono stati scelti 10 finalisti che hanno visto il proprio lavoro proiettato nel contesto della 69a Mostra di Venezia.

Alla fine è stato proclamato un vincitore, al quale è stato assegnato un premio di 500.000 dollari, utile per sviluppare un progetto in collaborazione con Ridley Scott e Michael Fassbender nei panni di produttori esecutivi per conto di YouTube.

Ad aggiudicarsi la vincita è stato il catalano David Victori con La Culpa, che noi di CINEMA A BOMBA! abbiamo visto, apprezzato e recensito.






Il futuro regista di The Martian e il divo - vincitore della Coppa Volpi 2011, bi-candidato all'Oscar nel 2014 per 12 Anni Schiavo e nel 2016 per Steve Jobs, protagonista di 300, Hunger, X-Men:Apocalisse - non si sono poi tirati indietro e, a distanza di tre anni, il successivo progetto si è concretizzato.

Come conferma questo nuovo corto, Victori è un autore che tende al metafisico: la trama e gli (ottimi) effetti speciali sono secondari al significato che sottendono.
A prescindere dal genere, thriller o fantascienza che sia, ciò che conta sono le relazioni tra i personaggi, gli interrogativi che essi si pongono, le risposte - per quanto sibilline - con cui sono chiamati a confrontarsi.

Qui non siamo nello spazio e non c'è Sandra Bullock come in Gravity, ma i temi della perdita, dell'abbandono e - ovviamente - della mancanza di gravità (quindi, metaforicamente, di certezze) li ritroviamo anche qui.

Come ne La Culpa, anche in Zero viene lasciata aperta la porta della speranza: l'uomo (l'umanità?) può ancora arrivare alla redenzione, se si rende capace di perdonare.

L'unico rimedio alla solitudine sembra essere la solidarietà.
E se per non andare alla deriva bastasse prendersi per mano?






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mercoledì 16 marzo 2016

I CLASSICI: 300, PAZZIA? QUESTA È... LA REDAZIONE DI CINEMA A BOMBA!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2007
118'
Regia: Zack Snyder
Interpreti: Gerard Butler, Michael Fassbender, David Wenham, Lena Headey, Dominic West, Rodrigo Santoro, Peter Mensah.


300.
È il numero dei post pubblicati su questo blog, contando quello che state leggendo (per la cronaca, il numero 100 è stato sulle nomination per i premi tecnici degli Oscar 2013, mentre il 200° era la recensione di Hook-Capitan Uncino di Steven Spielberg).

E 300 è banalmente il film che abbiamo scelto per festeggiare con voi questo evento.
Quando ci siamo accorti del numero fatidico, l'accostamento è stato spontaneo, ma era comunque inevitabile che prima o poi dovessimo occuparci di una delle pellicole più influenti e discusse degli ultimi anni.

A maggior ragione in questi giorni nei quali stiamo aspettando il nuovo kolossal firmato dal suo regista, Zack Snyder, ossia l'attesissimo Batman v Superman, che ci auguriamo venga preso meno di mira dai critici.

Il giudizio su 300 da parte di molti di loro, infatti, si è soffermato soprattutto sui difetti: l'assenza di introspezione psicologica; il culto esagerato della perfezione fisica (gli eroi girano spesso a torso nudo con i muscoli definiti ben in evidenza); il manicheismo (tutti i buoni sono virili, leali, coraggiosi, mentre i malvagi sono specularmente deformi, storpi, viscidi, traditori, codardi, sessualmente ambigui o depravati); l'esaltazione della guerra (pacifisti, diplomatici, e in generale i personaggi più inclini al compromesso fanno una brutta fine e una brutta figura); la violenza e la crudezza di certe scene; la scarsa aderenza ai fatti storici...

[Per tacere dell'interpretazione grossolanamente politica che qualcuno ha voluto dare, arrampicandosi in parallelismi con le figure del Presidente USA George W. Bush e di quello iraniano Ahmadinejad, che ai tempi dell'uscita della pellicola erano - eufemisticamente - in freddissimi rapporti diplomatici.]

Principale imputato: lo stesso regista, che alle spalle non aveva una grande esperienza: il suo esordio era stato nel 2004 con Dawn of the Dead, non memorabile remake dell'omonimo film di George A. Romero (in Italia uscito nel 1978 col titolo di Zombi).

Sempre nel 2004 - lo stesso anno delle Olimpiadi di Atene - erano usciti Troy di Wolfgang Petersen con Brad Pitt, Eric Bana, Orlando Bloom e Diane Kruger e Alexander di Oliver Stone con Colin Farrell, Angelina Jolie e Jared Leto.
Non erano stati dei successoni, ma avevano avuto il merito di riaccendere l'interesse nei film epici ambientati nell'antica Grecia.

Nel 2005 aveva fatto faville, invece, il noir Sin City - diretto da Robert Rodriguez, Quentin Tarantino (in qualità di ospite, avendo girato solo una breve sequenza) e Frank Miller -, reso visivamente molto simile alle tavole della graphic novel dello stesso Miller dal quale era tratto tramite una tecnica detta Chroma Key - la stessa, per intenderci, utilizzata nelle previsioni meteo televisive americane - che consiste nel girare le scene davanti a uno sfondo blu o verde e nell'aggiungere in fase di post produzione particolari creati con la grafica computerizzata laddove c'era lo sfondo.

Sfruttando l'onda lunga dei film sopracitati, Snyder decise di trasporre 300 servendosi della medesima, innovativa tecnica di Sin City.

La storia, abbastanza liberamente tratta da un altro fumetto di Frank Miller, narra dell'eroica resistenza nel 480 a.C. di un esiguo numero i Spartani (secondo la tradizione, più o meno 300) che, guidati dal loro re Leonida e assieme a pochi altri alleati, riuscirono a costo della vita a rallentare l'avanzata del potente e numeroso esercito persiano di Serse presso la stretta gola delle Termopili.

Questo rallentamento avrebbe dato tempo alla lega delle città greche di riorganizzarsi e di riuscire ad approntare una risposta contro gli esausti invasori, sconfitti successivamente e definitivamente nella battaglia di Platea.

L'uso massiccio del Chroma Key ha permesso una certa fedeltà all'albo, almeno in termini grafici: il riadattamento fotogramma-per-fotogramma delle tavole dà la stupefacente sensazione che i disegni prendano vita.
Ogni singola scena ricorda, nei colori e nell'organizzazione dello spazio, il corrispettivo in formato cartaceo.

Poiché solitamente nei comics americani - e il 300 di Miller non fa eccezione - è difficile parlare di verosimiglianza e accuratezza storica, e tutto è esagerato (anatomie, scene di combattimento, dialoghi, trama...), quelle che sarebbero delle assurdità e delle incongruenze in una pellicola a carattere storico passano invece in secondo piano grazie alla natura esplicitamente "fumettosa" dell'opera originale, e quindi della sua versione per il grande schermo.

Liberato pertanto dai vincoli della fedeltà storica, il film viaggia a vele spiegate verso l'iperbole, trascinando con sé lo spettatore ammaliato dalla maestosità e dal dinamismo delle immagini, frutto di effetti speciali digitali sofisticati e di scelte registiche che da un lato strizzano l'occhio al pubblico e dall'altro risultano comunque meticolose e rigorose.

Gli episodi che rimangono più impressi - Leonida che caccia con una possente pedata il diplomatico persiano in un pozzo profondo, l'impeto dei soldati spartani che fa precipitare da un dirupo l'esercito avversario, i combattimenti tra gli schieramenti - infatti, sono sì violenti ma costruiti e pensati in modo tale da alternare movimenti scenografici a rallentamenti che fissano in modo quasi pittorico la scena.

È lo stile che gli studios cercavano per rendere finalmente cinematografiche le tavole dei comics.

Non per niente numerosissimi saranno subito gli imitatori e lo stesso Snyder continuerà il percorso intrapreso: a parte Sucker Punch (2011), scritto da lui, ha diretto in seguito Watchmen (2009, dall'omonima graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons), Il Regno di Ga'Hoole (2010, da racconti fantasy), l'ottimo Man of Steel-L'Uomo d'Acciaio (2013, su Superman), il suo seguito Batman v Superman: Dawn of Justice e dirigerà i successivi sequel tratti dalla serie della DC Comics Justice League.

Del seguito "zarro" 300-L'Alba di un Impero (2014) invece è solo produttore e sceneggiatore.
La sua assenza in regia si fa sentire: qualche cosa buona c'è, ma manca la ricerca della novità, la volontà di creare qualcosa di nuovo ed innovativo.

O perlomeno il coraggio di affidarsi a facce sconosciute ma funzionali: a 300 devono molto il suo protagonista (lo scozzese Gerard Butler), Michael Fassbender ( Hunger è uscito un anno dopo, la Coppa Volpi a Venezia è del 2011, mentre le nomination all'Oscar sono del 2014 e di quest'anno), Lena Headey (poi perfida Chersei Lannister di Game of Thrones-Il Trono di Spade).

Comunque 300 ha avuto il grande merito di aver reso cool a molti teenager la storia antica.
Filtrata, certo, attraverso una graphic novel e un rutilante spettacolo di intrattenimento; ma se molti conoscono le gesta di Leonida e dei suoi Spartani è grazie soprattutto a questo film.

E a frasi pompose e motivazionali - che dubitiamo i veri eroi abbiano mai pronunciato - quali:

Non c'è spazio per la tenerezza, non a Sparta. Non c'è posto per la debolezza. Solo i duri e i forti possono definirsi Spartani. Solo i duri. Solo i forti;
Ricordate questo giorno, uomini, perché questo giorno è vostro e lo sarà per sempre!;
Spartani! Preparate la colazione e mangiate tanto, perché stasera ceneremo nell'Ade!... e via dicendo.

A causa dell'euforia di questi giorni per i 300 post e dato che abbiamo appena visto l'omonima pellicola, non meravigliatevi quindi se, alla vostra eventuale domanda "Qual è il vostro mestiere?", noi risponderemo "Aù!Aù!".

Questa non è pazzia.
Questa è la redazione di CINEMA A BOMBA!
[Magari un po' esaltata per il traguardo raggiunto - e lo slogan sulla locandina non aiuta a smorzare l'entusiasmo.
Ma si sa, 300 è un numero evocativo...]

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domenica 9 marzo 2014

12 ANNI SCHIAVO, SOLOMON UNCHAINED (MA SOLO ALLA FINE)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA/Regno Unito, 2013
134'
Regia: Steve McQueen
Interpreti: Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Lupita Nyong'o, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti, Garrett Dillahunt, Alfre Woodard, Quvenzhané Wallis, Brad Pitt.


Quella della schiavitù - una delle pagine più nere della storia americana - è una tematica che ultimamente Hollywood sembra aver riscoperto: prima c'è stato Django Unchained di Tarantino, subito dopo il Lincoln di Spielberg.
Ora è il turno di 12 Anni Schiavo, da poco insignito dell'Oscar per il miglior film.

I giudizi emersi dalla critica oltreoceanica sono stati in realtà piuttosto contrastanti, come evidenzia il contraddittorio verdetto degli Academy Awards: è vero, la pellcola ha vinto nella categoria più prestigiosa, ma è vero anche che di statuette ne ha collezionate in tutto solo 3 (le altre due: miglior attrice non protagonista e miglior sceneggiatura non originale).
Un bottino un po' magro se paragonato ai 7 riconoscimenti di Gravity, forse segno che i giurati ne hanno apprezzato più gli intenti di denuncia che l'effettivo valore cinematografico.
Si tratta quindi di un brutto film? No, niente affatto.

Terza collaborazione di fila tra il filmaker britannico Steve McQueen e il divo irlandese/tedesco Michael Fassbender dopo Hunger e Shame (con cui Fassy vinse la Coppa Volpi a Venezia 2011), 12 Anni Schiavo racconta la storia - purtroppo vera - di Solomon Northup, afroamericano nato libero che nel periodo pre-Guerra Civile viene rapito con l'inganno e trasformato in schiavo, passando da un latifondista all'altro, fino ad arrivare nelle grinfie del sadico Mr. Epps...

Questo crudo resconto di una vicenda di ordinario razzismo è arrivato a Hollywood forte del titolo di film-che-deve-essere-visto per la tematica che affronta, per poi diventare film-che-deve-essere-premiato; ma probabilmente non avrebbe avuto la medesima visibilità se non fosse intervenuto un divo a metterci la faccia e...il portafogli (ma ne è valsa la pena: la pellicola gli ha fruttato la sua prima statuetta, come produttore).
E il divo in questione è niente meno che Brad Pitt, che compare anche in una piccola parte - appena 7 minuti, verso la fine - di bianco di buon cuore con idee e barba alla Lincoln.

McQueen dirige col suo classico stile freddo, quasi documentaristico, con lunghi e virtuosi piani sequenza che esaltano le qualità recitative degli interpreti: più dell'oscarizzata Lupita Nyong'o (esordiente), destano ammirazione l'intenso Chiwetel Ejiofor e il sempre maiuscolo Michael Fassbender nei panni del crudele e ottuso Epps (sono stati candidati per la prima volta in carriera, rispettivamente, come miglior attore protagonista e miglior attore non protagonista; non hanno vinto, ma siamo sicuri che avranno altre occasioni).

La scelta del cast è quindi un altro punto a vantaggio del cineasta inglese, già in passato apprezzato video artist e ora finalmente accettato nel mondo cel cinema-che-conta. Speriamo che i tanti riconoscimenti e apprezzamenti non gli facciano perdere la strada: finora ha dimostrato di essere un autore in grado di distinguersi dalla massa.

Insomma, 12 Anni Schiavo è un film da Oscar?
A noi è piaciuto (meno male che c'è l'happy ending!) e, secondo la nostra opinione, il massimo premio dell'Academy non è immeritato.
Andate a vederlo e fateci sapere che cosa ne pensate... Scatenatevi.

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martedì 31 luglio 2012

UN ANNO VISSUTO...ABBOMBA!!!


Era il 31 Luglio 2011 e un primo timido post annunciava al mondo la nascita di CINEMA A BOMBA!, blog pensato per raccontare l'avventura di due fratelli alla 68a Mostra del Cinema di Venezia.
E' passato un anno esatto e dopo quella esperienza ci abbiamo preso gusto: oltre al blog è cresciuto anche il nostro entusiasmo e la voglia di sorprendere i nostri sempre più numerosi visitatori.

Così, a fianco delle recensioni dei film appena usciti e dei commenti sui grandi eventi cinematografici (Venezia, Cannes, Oscar) sono nate le sezioni dedicate ai cortometraggi ( I CORTI), alle pellicole inedite in Italia ( GLI INEDITI), alle opere che secondo noi hanno fatto la storia del cinema ( I CLASSICI).

Certo, ad essere sinceri, non sempre le pellicole che abbiamo presentato si sono dimostrate dei capolavori; tuttavia, abbiamo scoperto assieme a voi numerosi film interessanti.
E tra questi, qui di seguito, vi proponiamo una nostra personale lista dei migliori (in ordine sparso, per non far torto a nessuno):

WILDE SALOME'
TAKE SHELTER
HUNGER
THE ARTIST
ALOIS NEBEL
TEXAS KILLING FIELDS - LE PALUDI DELLA MORTE
TROPA DE ELITE 2
LE AVVENTURE DI TINTIN
LE IDI DI MARZO
IL CIRCO DELLA FARFALLA
KILLER JOE
MY NAME IS BRUCE

Nota: dall'elenco mancano I CLASSICI. Ma sarebbe stato troppo banale, non trovate?

Prima di concludere il post ne approfittiamo per ringraziare i tanti che ci hanno seguito, sostenuto e dato preziosi suggerimenti per migliorare.
Graziegraziegraziegraziegrazie!
Continuate così.

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martedì 3 luglio 2012

TAKE SHELTER, RIFUGIO DALLA TEMPESTA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer)

USA, 2011
121'
Regia: Jeff Nichols
Interpreti: Michael Shannon, Jessica Chastain, Shea Whigham.


"Ora c'è un muro tra di noi/Qualcosa è andato perso/Ho dato troppo per scontato/I miei segnali si sono incrociati/E pensare che tutto era iniziato/In un mattino lontano/Entra - disse lei - ti darò/Rifugio dalla tempesta."
(Bob Dylan, Shelter From The Storm)

Curtis (Shannon), devoto alla moglie Sam (Chastain) e padre premuroso di una bambina sordomuta, comincia ad avere incubi riguardanti un'apocalittica tempesta. La sua ossessione corrode a poco a poco la sua salute mentale e i rapporti con i suoi cari.
Ma si tratta di allucinazioni folli o di allarmanti premonizioni?

Eravamo indecisi se postare questa recensione nella sezione GLI INEDITI, anche ora che la pellicola è uscita in alcune sale.
Non diversamente da quanto era successo con Bronson e Hunger, questo film sta soffrendo una distribuzione estremamente limitata e immeritatamente modesta.
Peccato, perchè l'opera di Jeff Nichols - giovane e promettente regista/sceneggiatore dell'apprezzato Mud, in concorso all'ultimo Festival di Cannes - meritava maggiore attenzione.

Grazie al sagace equilibrio tra introspezione psicologica e una costante tensione emotiva, accompagnate da pochi ma funzionali effetti speciali, Take Shelter - Gran Premio della Settimana Internazionale della Critica a Cannes 2011 - riesce a farsi metafora della paranoia post 11 Settembre.

Il bunker sotterraneo che il protagonista costruisce per sfuggire all'uragano incombente rappresenta una discesa negli inferi della sua psiche, ma al tempo stesso si rivela un inefficace riparo dalla sua tempesta interiore.
Il finale a sorpresa, che ovviamente non sveliamo, lascia aperta la questione se sia possibile liberarsi o meno delle proprie angosce.

Michael Shannon è un attore dalla faccia strana che aveva già conquistato maestri come Friedkin ed Herzog (rispettivamente per Bug e My Son, My Son, What Have Ye Done?. Qui è di una bravura mostruosa, tenetelo d'occhio.
E Jessica Chastain? Che cosa dire di lei che non abbiamo già scritto nella sua monografia o in altri articoli? Qui sale di un altro gradino nella propria personale ascesa al divismo.

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domenica 22 aprile 2012

HUNGER, LA PASSIONE DI BOBBY SANDS

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

Irlanda/UK, 2008
90'
Regia: Steve McQueen
Interpreti: Michael Fassbender, Liam Cunningham, Liam McMahon.


Sull'onda del sempre maggior successo di Michael Fassbender, star in continua ascesa (ma quest'anno ha fatto clamore la sua esclusione nella rosa dei candidati all' Oscar per la migliore interpretazione), viene riproposto in Italia, con ben quattro anni (!) di ritardo uno dei film che l'hanno fatto conoscere presso il pubblico dei cinefili: Hunger, l'esordio dietro alla macchina da presa dell'artista britannico Steve McQueen (solo omonimo del ben più celebre divo statunitense).

Una nuova collaborazione tra i due nel 2011 con Shame, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, ha fruttato la Coppa Volpi come migliore interprete all'attore tedesco naturalizzato irlandese.

La pellicola, girata con uno stile freddo e contemplativo, sembra concentrarsi inizialmente sulla vita di un secondino del carcere di Belfast, ma si sposta presto sulla figura di Bobby Sands (Fassbender), raccontando il suo tragicamente celebre sciopero della fame e i terribili giorni che lo precedettero.
Il suo culmine è il lunghissimo piano sequenza a camera fissa (22 minuti!) in cui il protagonista si confronta con un prete liberale (Cunningham), svelando le ragioni della lotta e la consapevolezza del sacrificio personale a favore della causa repubblicana, dimostrando così la forza titanica delle proprie convinzioni.

Sands - vero nome Roibeard Gearóid Ó Seachnasaighleader - era un militante dell'IRA che, condannato a 14 anni di reclusione per possesso di armi da fuoco, divenne il leader carismatico dei detenuti, promuovendo varie azioni di protesta che si conclusero col suddetto sciopero.
Alla sua morte, nel 1981, Bobby divenne il simbolo del movimento indipendentista irlandese.
"Fassy" (così Fassbender è chiamato dalle sue fan) lo interpreta con una mimesi - anche fisica - impressionante, confermandosi uno degli attori più versatili del recente panorama cinematografico.

Benchè molto crudo e forse troppo dilatato nei tempi, Hunger è un film importante, da vedere assolutamente, specie per chi non conosce la vicenda e la cornice socio-storico-politica di quegli anni.
Un film per non dimenticare.

"Non c'è nulla nell'intero arsenale militare inglese che riesca ad annientare la resistenza di un prigioniero politico repubblicano che non vuole cedere. Non possono e non potranno mai uccidere il nostro spirito." (Bobby Sands)

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