CINEMA A BOMBA!

venerdì 26 giugno 2026

DISCLOSURE DAY, INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO FILM

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2026
145'
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Emily Blunt, Colin Firth, Josh O'Connor, Eve Hewson, Colman Domingo, Wyatt Russell.


Un giovane genio della matematica (O'Connor) e la sua fidanzata (Hewson) sono in fuga, braccati da un'organizzazione guidata dal risoluto Scanlon (Firth).
Questi vuole recuperare un misterioso dispositivo che il ragazzo ha rubato.

Parallelamente, la meteorologa televisiva di Kansas City (Blunt) inizia a comportarsi all'improvviso in modo strano, comprendendo e parlando lingue sconosciute.
Che cosa lega le due storie, destinate ad incrociarsi?


Come si può facilmente immaginare dando una sbirciata alla sua filmografia, Steven Spielberg è un cineasta da sempre interessato all'universo e alla possibilità dell'esistenza di altre forme di vita oltre a quelle terrestri.
Recentemente gli era capitato di imbattersi nelle dichiarazioni di Barack Obama in cui l'ex Presidente USA ammetteva l'esistenza di filmati e oggetti volanti di cui ancora si ignora l'origine.

La cosa deve avergli acceso una lampadina, perché ha iniziato a scrivere appunti sul proprio telefono che presto si sono trasformati in un vero e proprio soggetto cinematografico.
Spielberg ha quindi ringraziato Obama per l'involontaria ispirazione e questi ha ricambiato con una visita a sorpresa sul set durante le riprese!

Per questa pellicola il regista ha voluto assicurarsi la partecipazione di alcuni suoi collaboratori storici: alla sceneggiatura l'esperto David Koepp, quello di Jurassic Park e Indiana Jones 4 (ma lo ricordiamo anche per Cronisti d'Assalto); alla fotografia il veterano Janusz Kaminski, presenza fissa fin da Schindler's List; alle musiche l'eterno John Williams, classe 1932 e 5 Oscar in bacheca, rientrato dal pensionamento per fare un piacere al vecchio amico.

Il cast è, come sempre, ben scelto e ben diretto, oltre che curiosamente a maggioranza britannica: Blunt di Oppenheimer, O'Connor di Knives Out 3 e Firth (da noi incontrato a Venezia anni or sono) hanno il passaporto inglese e sono una più brava degli altri.
Il loro apporto è fondamentale quanto i contributi tecnici.

Il risultato è una profonda riflessione filosofica/teologica travestita da thriller di inseguimento, in cui la fantascienza veicola un messaggio di pace universale e un'interrogazione sul significato della nostra esistenza.
Steven, sincero democratico, sembra voler tirare le orecchie ai leader mondiali (a partire da quello USA), tanto impegnati nel cercare di distruggere l'umanità da non accorgersi che l'umanità è proprio ciò che ci lega tutti.

Alla vigilia degli 80 anni (è del 1947), Spielberg è un regista che non ha perso né la curiosità né la maestria degli esordi e si conferma il più grande e visionario filmmaker vivente.
Il suo è cinema nella sua forma più pura: se questo fosse il suo ultimo lavoro - speriamo di no - sarebbe un bel modo di chiudere la carriera.

Primo suo film di sci-fi dai tempi di Ready Player One, Disclosure Day chiude un'ideale trilogia iniziata con Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e continuata con E.T.-L'Extraterrestre: il primo era (probabilmente) un film su Dio, il secondo era (forse) un film su Gesù Cristo.
Questo è (di certo) un film su tutti noi.

Guai all'Academy se dovesse dimenticarsene ai prossimi Oscar.


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martedì 26 marzo 2024

I CLASSICI: E.T.-L'EXTRATERRESTRE, IL MESSIA VENUTO DALLO SPAZIO?

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1982
114'
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Henry Thomas, Dee Wallace, Peter Coyote, Robert MacNaughton, Drew Barrymore, Erika Eleniak.


Los Angeles. Un'astronave aliena di passaggio sulla Terra è costretta a fuggire in fretta e furia lasciando sul campo il piccolo E.T.
Questi si rifugia in una casa dove vivono una madre separata (Wallace) con 3 figli.

Qui l'extraterrestre fa amicizia col giovane Elliot (Thomas), figlio di mezzo della famiglia.
Il bambino cerca di tenere nascosto il nuovo amico, ma scienziati e uomini del governo sono sulle tracce del clandestino...


Uno dei film più riconoscibili di Spielberg.
Uno degli incassi più clamorosi mai registati.
In breve, una delle opere più memorabili della storia del cinema.

La storia - parzialmente autobiografica, ma firmata dalla sceneggiatrice Melissa Mathison (la prima moglie di Harrison Ford, il quale compariva nei panni del preside della scuola in una scena poi tagliata) - presenta molti dei τòποι di Mastro Steven: il padre assente, il bambino un po' emarginato, la necessità di comprendersi con esseri (persone) anche molto distanti da noi, la dimensione fiabesca.

Alcuni critici ne hanno dato anche una lettura cristologica: scelta insolita per un ebreo come il regista, che infatti ha sempre rifiutato questa teoria.
Tuttavia le analogie, così come in altre pellicole coeve come Dune e RoboCop, si potrebbero trovare (con un po' di fantasia): E.T. come Messia venuto da un altro mondo, messaggero pacifico tra gli uomini che si "sacrifica" e "risorge", rappresentante di un bene universale e assoluto.

Al di là delle interpretazioni più o meno arrischiate, il film è esemplare in termini anche puramente tecnici: musiche (composte dal solito John Williams) ed effetti speciali vinsero complessivamente 4 Oscar, uno dei quali andò al leggendario artista italiano Carlo Rambaldi, con cui Steven aveva già lavorato in Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e a cui si deve qui il pupazzo mobile di E.T.

Girato in larga parte ad altezza di bambino (o di piccolo alieno), a tratti in soggettiva e spesso con le teste degli adulti fuori campo (espediente registico geniale), il lungometraggio ha diversi episodi iconici: il protagonista che indica la finestra col dito, la bici che prende il volo e si staglia sulla luna, il finale strappalacrime nella foresta.

Rivendendolo a distanza di anni si può notare come gli elementi più "pesanti" o thrilling siano bilanciati da quelli "leggeri" e comici.
Tra le sequenze più divertenti ricordiamo: le gag di E.T. tramortito dalla porta del frigo o svenuto per colpa del flash della polaroid (senza che la mamma se ne accorga mai); la scena di Halloween in cui l'alieno incontra un bimbo vestito da Yoda di Star Wars e sembra riconoscerlo (Lucas ricambierà l'omaggio facendo comparire il piccolo extraterrestre tra i banchi del Senato ne La Minaccia Fantasma); il protagonista che cade nella vasca da bagno.

Estremamente influente (la serie Stranger Things lo ha "saccheggiato" in lungo e in largo) e adatto ad ogni età o quasi, E.T.-L'Extraterrestre è un capolavoro da riscoprire, una delle gemme più preziose di quel tesoro del cinema che è Steven Spielberg.


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mercoledì 8 marzo 2023

OSCAR 2023. NOMINATION: FILM E REGIA

Dall'alto: Steven Spielberg (col cappello) mentre dirige The Fabelmans; Martin McDonagh (a sinistra) scherza con Colin Farrell sul set de Gli Spiriti dell'Isola; The Daniels, co-registi di Everything Everywhere All at Once.


Tra pochi giorni avrà luogo la 95a edizione degli Academy Awards, la più importante kermesse cinematografica al mondo, la notte durante la quale le "stelle" di Hollywood vengono insignite dei Premi Oscar.

Tradizionalmente, la pellicola che alla fine viene considerata "vincitrice" non è tanto quella che conquista il maggior numero di statuette, quanto quella che si aggiudica le due considerate più prestigiose: miglior film e regia, appunto.

Tra le nominate nella prima categoria, è davvero difficile stabilire quale opera riuscirà a spuntarla.
La sfida è combattuttissima ed equilibrata, ma si può affermare con un certo margine di sicurezza che si tratti di una gara a tre.

The Fabelmans è considerato da molti il "magnum opus" di Steven Spielberg.
Vero o falso che sia, è in ogni caso il suo lavoro più personale: un racconto di formazione quasi autobiografico che omaggia il potere della Settima Arte.
Temi che piacciono molto a Hollywood, da parte di un filmmaker tra i più amati.

Gli Spiriti dell'Isola è invece un film d'autore diretto da un talentuoso irlandese che piace molto ai critici.
Martin McDonagh ci aveva già provato 5 anni fa con Tre Manifesti, ma là era in trasferta yankee, qui è tornato in terra natia (più precisamente su una delle Isole Aran).
Chissà se riuscirà a convincere l'Academy, stavolta.

Everything Everywhere All at Once è infine l'outsider di questa stagione: ha collezionato il maggior numero di candidature e strizza l'occhio alla potente lobby asiatica.
Potrebbe essere il nuovo Parasite?

I primi due partono leggermente in vantaggio in virtù dei Golden Globe: Spielberg e McDonagh si erano infatti accapparrati rispettivamente miglior film drammatico + miglior regia e miglior film commedia.

E gli altri?
Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, replica dell'omonimo classico antibellico del 1930, dovrebbe avere più possibilità come film internazionale che in questa categoria; ad Avatar-La Via dell'Acqua difficilmente verrà riconosciuto il valore che merita (James Cameron non è neppure presente nella cinquina dei registi); quelli che rimangono sono solo nomi per riempire le caselle.

Se per il premio principale non è semplice fare un pronostico, per quanto riguarda i signori dietro la cinepresa non sembrano esserci discussioni.
È davvero dura credere che l'Oscar come miglior regista possa finire in mani diverse da quelle di Steven Spielberg.

Il regista di Indiana Jones, Jurassic Park e Ready Player One si è aperto al mondo raccontando la propria infanzia e giovinezza, con la consueta maestria tecnica e il contributo di alcuni collaboratori di lunga data (ad esempio l'anziano compositore John Williams, prossimo alla pensione).

La Notte delle Stelle è ormai prossima.
Siete pronte/i per fare qualche previsione?


Miglior film
Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, regia di Edward Berger
Avatar-La Via dell'Acqua, regia di James Cameron
Gli Spiriti dell'Isola, regia di Martin McDonagh
Elvis, regia di Baz Luhrmann
Everything Everywhere All at Once, regia di Daniel Kwan & Daniel Scheinert
Tár, regia di Todd Field
Top Gun: Maverick, regia di Joseph Kosinski
Triangle of Sadness, regia di Ruben Östlund
Women Talking, regia di Sarah Polley
The Fabelmans, regia di Steven Spielberg

Miglior regia
Martin McDonagh - Gli Spiriti dell'Isola
Daniel Kwan e Daniel Scheinert - Everything Everywhere All at Once
Todd Field - Tár
Ruben Östlund - Triangle of Sadness
Steven Spielberg - The Fabelmans


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mercoledì 14 dicembre 2022

I CLASSICI: AVATAR, BALLA COI PUFFI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/UK, 2009
162'
Regia: James Cameron
Con: Sam Worthington, Zoe Saldana, Stephen Lang, Sigourney Weaver, Michelle Rodriguez, Giovanni Ribisi, Wes Studi.


In un futuro immaginario, l'invalido ex marine Sully (Worthington) viene fatto infiltrare - per mezzo di un avatar - tra i Na'vi, una popolazione di giganteschi umanoidi blu che vivono su Pandora, un pianeta immerso nella natura.

Lo spietato colonnello Quaritch (Lang) e la compagnia interplanetaria che rappresenta lo hanno inviato lì perché ottenga informazioni per un eventuale attacco militare.

Il loro obiettivo è infatti mettere le amani sull'unobtainium, un cristallo altamente energetico e prezioso, il cui principale giacimento è proprio sotto l'Albero-Casa dei nativi.

Al giovane militare cominciano però a venire degli scupoli di coscienza, anche perché col passare del tempo si affeziona ai Na'vi, in particolare alla coraggiosa principessa Neytiri (Saldana)...


A James Cameron piace fare le cose in grande.
Lo stesso uomo che 12 anni prima aveva battuto ogni record di incassi con Titanic - a propria volta superando Terminator 2, un'altra sua pellicola - ha voluto realizzare un altro film da antologia.

Un budget mostruoso (387 milioni di dollari), diversi anni di lavorazione per affinare gli effetti speciali in 3D, un esperto assoldato per creare da zero un linguaggio coerente per far parlare gli alieni, 7 mesi e mezzo di riprese tra motion capture e live action.

Risultato: quasi 3 miliardi di dollari (!) di incassi che l'hanno reso il film di maggior successo nella storia del cinema (record ancora conteso da Avengers: Endgame), 3 Oscar tecnici e il plauso unanime di critici e addetti ai lavori.
Tra questi anche un signore di nome Steven Spielberg, che è arrivato a paragonarlo a Star Wars dell'amico George Lucas.

Se la trama vi suona molto simile a quella di Balla coi Lupi non sbagliate: James ha preso di peso la struttura narrativa del celebre western di Kevin Costner e l'ha riadattata con poche varianti (tra queste i puffoni blu al posto dei pellerossa).
Anche la presenza - in entrambe le opere - del caratterista Wes Studi non sembra una coincidenza.

Ma questo è l'unico elemento non originale di una pellicola altresì innovativa, coinvolgente ed emozionante, in cui il 3D una volta tanto è un valore aggiunto e non un orpello velleitario.
Un'esperienza pressoché unica nella storia del cinema.

Notevole anche il cast di "saranno famosi": da Saldana (Gamora dei Guardiani della Galassia) a Lang (lo ricordate in Uncharted Fan Film?), passando per il protagonista Worthington (un paio di anni più tardi lo avremmo rivisto in Le Paludi della Morte).

Mentre scriviamo è in uscita il primo dei due seguiti girati back-to-back, sul modello de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit di Peter Jackson.
Un gap di 13 anni che è servito al regista per migliorare ulteriormente le proprie tecniche e presentarsi con un prodotto ambiziosamente al livello delle (altissime) aspettative.

Ma è davvero così? La Via dell'Acqua e il capitolo successivo sono/saranno davvero degni del capostipite?
L'ultima parola spetta solo al tempo e agli spettatori.


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sabato 26 novembre 2022

I CLASSICI: UNCHARTED, LE AVVENTURE DEL GIOVANE INDIANA DRAKE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
116'
Regia: Ruben Fleischer
Con: Tom Holland, Mark Wahlberg, Tati Gabrielle, Sophia Ali, Antonio Banderas, Nolan North.


Il giovane scavezzacollo Nathan Drake (Holland) si allea col più maturo cacciatore di tesori Sully (Wahlberg) per recuperare il famigerato oro di Magellano, ancora nascosto in un antico veliero chissà dove.

A loro volta dovranno accordarsi con la giovone Chloe, anch'essa alla ricerca del leggendario tesoro.
Ma a dargli la caccia, senza farsi alcuno scrupolo, ci sono anche l'avido Moncada (Banderas) e la spietata Braddock (Gabrielle)...


La chiamano "la maledizione di Indiana Jones".
È la regola per cui ogni film d'avventura hollywoodiano finisce per sembrare una scopiazzatura dello storico franchise di Steven Spielberg e George Lucas con Harrison Ford.

Gli esempi sono innumerevoli: dal dittico National Treasure con Nicolas Cage alle pellicole de La Mummia; più recentemente è stato il caso del pur godibile Red Notice.
Uncharted - ahinoi - non fa eccezione.

Trattasi, come è noto, di uno dei marchi videoludici più amati e famosi del mondo, che 4 anni fa era stato trasposto in live action con un breve e riuscito fan film.
Tanto quel corto era stato accolto bene dagli appassionati quanto questo lungometraggio ha fatto loro storcere il naso.

Gli adattamenti cinematografici dei videogiochi non sono mai capolavori, ma qui si ha l'impressione che sia stata persa un'occasione.
Il regista del primo Venom ha scelto di prediligere l'azione a discapito della narrazione: il risultato è una pellicola compatta e divertente, ma sterile e poco coinvolgente.

Anche il cast non è al top della forma: Banderas è poco più che una comparsa, Wahlberg sfoggia costantemente l'espressione di uno che preferirebbe essere altrove, le due comprimarie femminili non lasciano il segno.
Chi se la cava meglio è il protagonista, Tom Holland.

L'emergente divo britannico - universalmente noto come lo Spider-Man del Marvel Cinematic Universe - è troppo giovane per il ruolo (sì, anche noi avremmo preferito Nathan Fillion), ma di suo ci mette un evidente impegno e la consueta simpatia.

Se, com'è probabile, questo film avrà dei seguiti (nonostante la freddezza della critica unanime, è stato un grande successo al botteghino), Tom avrà la possibilità di crescere insieme al personaggio e farlo diventare davvero "suo".

Meglio se accompagnato da una produzione più attenta alla storia e meno prona agli effetti speciali.


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sabato 11 giugno 2022

JURASSIC WORLD: IL DOMINIO, MA IL CENTRO È SEMPRE PIÙ BLUE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
146'
Regia: Colin Trevorwood
Con: Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, Campbell Scott, BD Wong, Omar Sy, DeWanda Wise, Daniella Pineda, Justice Smith, Sam Neill, Laura Dern, Jeff Goldblum.


Il mondo è cambiato: i dinosauri convivono ormai dappertutto con gli altri esseri viventi.
Owen (Pratt) e Claire (Howard) hanno formato una famiglia clandestina con la loro figlia adottiva, una ragazzina clonata geneticamente.

La situazione precipita quando delle locuste modificate minacciano il già fragile ecosistema, rischiando un effetto catena che porterebbe all'estinzione dell'umanità.
Ne è responsabile il Dottor Wu (Wong), ora dipendente della BioSyn, potentissima compagnia scientifica guidata dallo spregiudicato Lewis Dodgson (Scott).

Nel tentativo di salvare la vita sulla Terra, la botanica Ellie Sattler (Dern) e il paleontologo Alan Grant (Neill) decidono di infiltrarsi nella sede italiana della BioSyn per rubare un campione di DNA delle locuste OGM.
Ma per riuscire hanno bisogno dell'aiuto del matematico Ian Malcolm (Goldblum)...


Il Dominio è lo Star Wars: Il Risveglio della Forza della serie di Jurassic World?
Domanda legittima, vista la coabitazione del "nuovo" cast con i protagonisti storici della prima trilogia.

Questo non sarebbe nemmeno l'unico aggancio col marchio creato da George Lucas 45 anni or sono: proprio il regista Colin Trevorwood era stato defenestrato da L'Ascesa di Skywalker e per questo aveva saltato il precedente Jurassic World: Il Regno Distrutto (in cui era stato comunque coinvolto in qualità di co-sceneggiatore e produttore), salvo poi tornare al franchise che aveva contribuito brillantemente a rilanciare.

Ed è un bene: Trevorwood si conferma la persona giusta per il compito ingrato di tirare le fila e mettere fine a una delle sage più amate della storia del cinema.
Un J.J. Abrams "dinosauresco"? Un Jason Reitman paleontologico? Forse, ma più focalizzato e attento ai dettagli.

Si potrebbe allora azzardare che questo ultimo capitolo sia il Ghostbusters: Legacy di Jurassic World?
Non proprio: qui il "vecchio" cast non si limita ad una comparsata, ma è parte integrante della storia.

Continuando a giocare coi paragoni, il confronto più opportuno ci sembra con Avengers: Endgame.
Questa non è solo una degna conclusione della serie, è LA conclusione. I nodi vengono al pettine e le sottotrame rimaste aperte vengono finalmente chiuse.

Gli storici protagonisti di Jurassic Park hanno retto bene il corso del tempo: tra un barbuto Sam Neill in versione Indiana Jones e un incanutito ma sempre atletico Jeff Goldblum, chi sembra cambiata meno - complice la chirurgia plastica - è l'oscarizzata Laura Dern.

Molti altri personaggi del franchise fanno capolino qua e là per la gioia dei cultori, ma il colpo di genio stavolta è il recupero vintage di Dodgson, il cattivo dei due romanzi originali di Michael Crichton.
Nel primo adattamento di Spielberg faceva una breve apparizione (era l'uomo che assoldava Nedry all'inizio), qui ha un ruolo prominente ed è interpretato da un attore diverso.

Campbell Scott - altro grande ritorno: lo avevamo perso di vista dopo Singles e La Formula - ne dà una versione che è 60% Steve Jobs e 40% Alessandro Cecchi Paone.

E poi ci sono loro: i dinosauri, per la gioia di grandi e piccini!
Oltre ad alcune new entry (il Gigantosauro, ad esempio), ritornano alcuni degli animali più amati: il Mosasauro, il Dilofosauro (che mancava dai tempi del primo Jurassic Park), il Carnotauro Toro (autocitazione dalla serie animata Nuove Avventure-Camp Cretaceous), lo storico Tirannosauro Rexy...

E soprattutto il Velociraptor Blue, personaggio-simbolo della nuova trilogia.
Qui ha sostanzialmente un ruolo di supporto, ma il suo cucciolo Beta - già visto nei trailer e giustamente destinato a diventare un idolo dei bambini - riveste invece un ruolo essenziale ai fini dell'intreccio.

Parabola ecologista e animalista, Jurassic World-Il Dominio non è solo un gran bel film: è la degna chiusura di una storia appassionante e amatissima.
In un'era di remake, reboot, sequel, prequel e fan service va benissimo così.


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domenica 27 marzo 2022

OSCAR 2022. LE NOSTRE PREVISIONI



E siamo (quasi) arrivati alla Notte degli Oscar!
La 94a edizione degli Academy Awards avrà infatti luogo domenica.

Come da tradizione, anche quest'anno proviamo a prevedere vincitori e vinti.
Di seguito trovate le nostre scelte!
Le vostre quali sono?

Scorrete l'elenco completo dei nominati e cliccate sui link per maggiori approfondimenti!


Miglior film:


Belfast, regia di Kenneth Branagh



CODA-I Segni del Cuore, regia di Sian Heder - FRA




Don't Look Up, regia di Adam McKay



Drive My Car, regia di Ryūsuke Hamaguchi



Dune, regia di Denis Villeneuve



Una Famiglia Vincente (King Richard), regia di Reinaldo Marcus Green



Licorice Pizza, regia di Paul Thomas Anderson



Nightmare Alley-La Fiera delle Illusioni, regia di Guillermo del Toro



The Power of the Dog-Il Potere del Cane, regia di Jane Campion - FEDE



West Side Story, regia di Steven Spielberg


Miglior regia:

Kenneth Branagh - Belfast

Ryūsuke Hamaguchi - Drive My Car

Paul Thomas Anderson - Licorice Pizza

Jane Campion - Il Potere del Cane - FEDE, FRA

Steven Spielberg - West Side Story


Migliore attrice protagonista
Nicole Kidman - A Proposito dei Ricardo
Jessica Chastain - Gli Occhi di Tammy Faye - FEDE, FRA
Olivia Colman - La Figlia Oscura
Penélope Cruz - Madres Paralelas
Kristen Stewart - Spencer


Migliore attore protagonista
Javier Bardem - A Proposito dei Ricardo
Benedict Cumberbatch - Il Potere del Cane
Andrew Garfield - Tick, Tick... Boom!
Will Smith - Una Famiglia Vincente (King Richard) - FEDE, FRA
Denzel Washington - Macbeth


Migliore attrice non protagonista
Jessie Buckley - La Figlia Oscura
Ariana DeBose - West Side Story - FEDE, FRA
Judi Dench - Belfast
Kirsten Dunst - Il Potere del Cane
Aunjanue Ellis - Una Famiglia Vincente (King Richard)


Migliore attore non protagonista
Ciarán Hinds - Belfast
Troy Kotsur - I Segni del Cuore - FEDE, FRA
J.K. Simmons - A Proposito dei Ricardo
Jesse Plemons - Il Potere del Cane
Kodi Smit-McPhee - Il Potere del Cane


Miglior film d'animazione
Encanto, regia di Byron Howard e Jared Bush - FEDE, FRA
Flee (Flugt), regia di Jonas Poher Rasmussen
Luca, regia di Enrico Casarosa
I Mitchell contro le Macchine (The Mitchells vs the Machines), regia di Mike Rianda e Jeff Rowe
Raya e l'ultimo Drago (Raya and the Last Dragon), regia di Don Hall e Carlos López Estrada

Miglior film internazionale
Drive My Car (Doraibu mai kā), regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone) - FEDE, FRA
Flee (Flugt), regia di Jonas Poher Rasmussen (Danimarca)
È stata la mano di Dio, regia di Paolo Sorrentino (Italia)
Lunana: a Yak in the Classroom, regia di Pawo Choyning Dorji (Bhutan)
La Persona Peggiore del Mondo (Verdens verste menneske), regia di Joachim Trier (Norvegia)

Migliore sceneggiatura originale
Kenneth Branagh - Belfast - FEDE
Adam McKay, soggetto di Adam McKay e David Sirota - Don't Look Up - FRA
Zach Baylin - Una Famiglia Vincente (King Richard)
Paul Thomas Anderson - Licorice Pizza
Eskil Vogt e Joachim Trier - La Persona Peggiore del Mondo (Verdens verste menneske)

Migliore sceneggiatura non originale
Sian Heder - I Segni del Cuore (CODA) - FEDE
Ryusuke Hamaguchi e Takamasa Oe - Drive My Car (Doraibu mai kā)
Jon Spaihts e Denis Villeneuve e Eric Roth - Dune (Dune: Part One)
Maggie Gyllenhaal - La Figlia Oscura (The Lost Daughter) - FRA
Jane Campion - Il Potere del Cane (The Power of the Dog)

Migliore colonna sonora
Nicholas Britell - Don't Look Up
Hans Zimmer - Dune
Germaine Franco - Encanto - FRA
Alberto Iglesias - Madres paralelas
Jonny Greenwood - Il Potere del Cane - FEDE

Migliore canzone
Be Alive (musiche e testo di Beyoncé e DIXSON) - Una Famiglia Vincente (King Richard)
Dos Oruguitas (musiche e testo di Lin-Manuel Miranda) - Encanto - FRA
Down to Joy (musiche e testo di Van Morrison) - Belfast
No Time To Die (musiche di Billie Eilish; testo di Billie Eilish e Finneas O'Connell) - No Time To Die - FEDE
Somehow You Do (musiche e testo di Diane Warren) - Quattro Buone Giornate

Migliore fotografia
Greig Fraser - Dune - FRA
Dan Laustsen - La Fiera delle Illusioni
Ari Wegner - Il Potere del Cane - FEDE
Bruno Delbonnel - Macbeth
Janusz Kaminski - West Side Story

Migliore scenografia
Patrice Vermette - Dune- FRA
Tamara Deverell - La Fiera delle Illusioni
Grant Major - Il Potere del Cane
Stefan Dechant - Macbeth
Adam Stockhausen - West Side Story - FEDE

Miglior montaggio
Hank Corwin - Don't Look Up
Joe Walker - Dune - FRA
Pamela Martin - Una Famiglia Vincente - FEDE
Peter Sciberras - Il Potere del Cane
Myron Kerstein e Andrew Weisblum - Tick, Tick... Boom!

Migliori effetti speciali
Paul Lambert, Tristen Myles, Brian Connor e Gerd Nefzer - Dune - FEDE, FRA
Swen Gillberg, Bryan Grill, Nikos Kalaitzidis e Dan Sudick - Free Guy
Charlie Noble, Joel Green, Jonathan Fawkner e Chris Corbould - No Time to Die
Christopher Townsend, Joe Farrell, Sean Noel Walker e Dan Oliver - Shang Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli
Kelly Port, Chris Waegner, Scott Edelstein e Dan Sudick - Spider-Man: No Way Home

Miglior sonoro
Denise Yarde, Simon Chase, James Mather, Niv Adiri - Belfast
Mac Ruth, Mark Mangini, Theo Green, Doug Hemphill, Ron Bartlett - Dune - FRA
Simon Hayes, Oliver Tarney, James Harrison, Paul Massey, Mark Taylor - No Time To Die
Richard Flynn, Robert Mackenzie, Tara Webb - Il Potere del Cane - FEDE
Tod A. Maitland, Gary Rydstrom, Brian Chumney, Andy Nelson, Shawn Murphy - West Side Story

Migliori costumi
Jenny Beavan - Crudelia - FRA
Massimo Cantini Parrini e Jacqueline Durran - Cyrano
Jacqueline West e Bob Morgan - Dune
Luis Sequeira - La Fiera delle Illusioni - FEDE
Paul Tazewell - West Side Story

Miglior trucco e acconciatura
Mike Marino, Stacey Morris e Carla Farmer - Il Principe cerca Figlio
Nadia Stacey, Naomi Donne e Julia Vernon - Crudelia - FRA
Donald Mowat, Love Larson e Eva von Bahr - Dune
Linda Dowds, Stephanie Ingram e Justin Raleigh - Gli Occhi di Tammy Faye - FEDE
Göran Lundström, Anna Carin Lock e Frederic Aspiras - House of Gucci

Miglior documentario
Ascension, regia di Jessica Kingdon, Kira Simon-Kennedy e Nathan Truesdell
Attica, regia di Stanley Nelson e Traci A. Curry
Flee, regia di Jonas Poher Rasmussen, Monica Hellström, Signe Byrge Sørensen e Charlotte De La Gournerie - FEDE
Summer of Soul, regia di Questlove, Joseph Patel, Robert Fyvolent e David Dinerstein - FRA
Writing with Fire, regia di Rintu Thomas e Sushmit Ghosh

Miglior cortometraggio documentario
Audible, regia di Matthew Ogens e Geoff McLean - FEDE
Lead Me Home, regia di Pedro Kos e Jon Shenk
The Queen of Basketball, regia di Ben Proudfoot - FRA
Three Songs for Benazir, regia di Elizabeth Mirzaei e Gulistan Mirzaei
When We Were Bullies, regia di Jay Rosenblatt

Miglior cortometraggio
Ala Kachuu - Take and Run, regia di Maria Brendle e Nadine Lüchinger
The Dress, regia di Tadeusz Łysiak e Maciej Ślesicki
The Long Goodbye, regia di Aneil Karia e Riz Ahmed - FEDE
On My Mind, regia di Martin Strange-Hansen e Kim Magnusson
Please Hold, regia di K.D. Dávila e Levin Menekse - FRA

Miglior cortometraggio d'animazione
Affairs of the Art, regia di Joanna Quinn e Les Mills
Bestia, regia di Hugo Covarrubias e Tevo Díaz
Boxballet, regia di Anton Dyakov
Robin Robin, regia di Dan Ojari e Mikey Please - FEDE, FRA
The Windshield Wiper, regia di Alberto Mielgo e Leo Sanchez


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lunedì 21 marzo 2022

OSCAR 2022. NOMINATION: FILM E REGIA



Come ogni anno ci chiediamo chi vincerà la serata delle stelle di Hollywood.

A volte è facile pronosticare il trionfatore; altre volte è più difficile.

Ecco: questo è uno di quegli anni.

Tanti sono infatti i pretendenti (ben 10!), ognuno rappresentante di un certo tipo di cinema.

C'è il kolossal fantascientifico ( Dune), il musical (West Side Story), il noir (Nightmare Alley), il western (The Power of the Dog), la commedia satirica (Don't Look Up), il film "black" (King Richard), il film indie (CODA), il film storico in bianco e nero semi-autobiografico (Belfast), il film drammatico "esotico" (stavolta tocca al giapponese Drive My Car), il film sentimental-nostalgico (Licorice Pizza).

Di questi, alcuni sono passati per i prestigiosi festival europei - Venezia (le pellicole di Denis Villeneuve e Jane Campion) e Cannes (il rappresentante nipponico) - altri sono produzioni della piattaforma streaming Netflix (Il Potere del Cane, Don't Look Up), mentre gli altri hanno avuto alterne vicende ai botteghini (per esempio: buoni incassi per l'ambiziosa opera di Villeneuve, scarsi per il vivace musical targato Spielberg, deludenti per l'affascinante Nightmare Alley di Guillermo del Toro).

La qualità? Piuttosto alta.

Molti non avranno mai sentito parlare di alcuni dei film candidati o non li avranno reputati degni di grande attenzione; ma forse è meglio così: in caso di vittoria (a sorpresa) dei titoli più sconosciuti c'è la possibilità di scoprirli o di apprezzare qualche cineasta non propriamente mainstream.

E' un piacere quindi trovare, tra i migliori registi, Paul Thomas Anderson (degno erede del grande Robert Altman), il misconosciuto ma talentuoso Ryūsuke Hamaguchi e la troppo spesso sottovalutata Jane Campion a fianco di colleghi più popolari quali l'eclettico Kenneth Branagh e il leggendario Steven Spielberg.

Categoria piuttosto interessante, anche se si fanno notare le assenze di Denis Villeneuve e Guillermo del Toro - assenze che penalizzano le rispettive opere nell'affollata competizione per il premio più prestigioso.

Chi uscirà quindi vincitore dalla Notte degli Oscar?

Ma soprattutto: è così importante proclamare un vincitore?

In questo periodo il cinema sta attraversando uno dei periodi più neri della sua storia.

Godiamoci la Settima Arte in tutte le sue sfaccettature e riscopriamo il piacere di vedere film diversi tra di loro: è più divertente.

Qui di seguito vi riportiamo i candidati per il miglior film e la migliore regia dell'edizione numero 94 dei Premi Oscar.


Miglior film:


Belfast, regia di Kenneth Branagh



CODA-I Segni del Cuore, regia di Sian Heder




Don't Look Up, regia di Adam McKay



Drive My Car, regia di Ryūsuke Hamaguchi



Dune, regia di Denis Villeneuve



Una Famiglia Vincente (King Richard), regia di Reinaldo Marcus Green



Licorice Pizza, regia di Paul Thomas Anderson



Nightmare Alley-La Fiera delle Illusioni, regia di Guillermo del Toro



The Power of the Dog-Il Potere del Cane, regia di Jane Campion



West Side Story, regia di Steven Spielberg



Miglior regia:

Kenneth Branagh - Belfast

Ryūsuke Hamaguchi - Drive My Car

Paul Thomas Anderson - Licorice Pizza

Jane Campion - Il Potere del Cane

Steven Spielberg - West Side Story



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venerdì 14 gennaio 2022

GOLDEN GLOBE 2022. UN'EDIZIONE IN CLANDESTINITÀ

La sobria (leggasi: tristissima) cerimonia di proclamazione dei Golden Globe. 


Si è svolta molto in sordina la 79a edizione dei Golden Globe.

Gli scandali - in passato voti poco trasparenti (ecco spiegati molti premi senza senso!), di fatto nessuna rappresentatività delle minoranze nelle giurie, con le conseguenti accuse di razzismo - , l'assenza di diretta Tv (la NBC si è sfilata) e di streaming in tempo reale, il fuggi fuggi dei divi che hanno preso le distanze dall'organizzazione, la mancanza di pubblico per le restrizioni dovute all'emergenza epidemiologica ne hanno minato la visibilità e la credibilità.

Risultato? Non se li è filati praticamente nessuno.

Fino a qualche anno fa, almeno, erano considerati come una sorta di anteprima degli Oscar; ma già da un po' di anni non è che offrissero un'idea tanto precisa circa l'esito degli Acdemy Award e quindi l'interesse nel pubblico è andato vieppiù scemando.

Scorrendo l'elenco dei vincitori di quest'anno viene quindi da chiedersi: si verificherà anche quest'anno un "effetto Nomadland"?

The Power of the Dog-Il Potere del Cane - considerato da alcuni il nuovo Brokeback Mountain - partirà forse da favorito dopo essersi aggiudicato domenica 3 riconoscimenti "pesanti" (miglior film drammatico, miglior regia e miglior attore non protagonista): se il verdetto venisse confermato dall'Academy, Jane Campion diventerebbe la seconda donna consecutiva ad aggiudicarsi la statuetta, dopo Chloé Zhao lo scorso anno, e solo la terza nella storia.

Ma se la cineasta cinese di Eternals non aveva praticamente avuto concorrenti, la sua collega neozelandese dovrà vedersela con un signore di nome Steven Spielberg.

L'autore de Lo Squalo, Indiana Jones e Ready Player One è immarcescibile: il suo rifacimento di West Side Story sarà pure un fiasco al botteghino, ma la critica sta gridando al capolavoro, al punto che molti lo reputano persino superiore all'originale.

Con 3 Globi in dote (miglior film commedia/musicale e migliori attrici), è il secondo favorito nella corsa agli Oscar.

Occorre tuttavia non dare per spacciato il quasi autobiografico in bianco e nero Belfast di Kenneth Branagh, mentre l'ambizioso remake di Dune è uscito ridimensionato nelle proprie aspettative (premio solo per la colonna sonora di Hans Zimmer).



In ottica Oscar, le sfide tra gli attori hanno presentato spunti molto interessanti.

L'irriconoscibile Nicole Kidman di Being the Ricardos e Will Smith sono in rampa di lancio, avendo sbaragliato una concorrenza di ottimo livello.

La diva di Lion (per il quale si guadagnò quella che finora è la sua ultima nomination) si è imposta nella categoria dei film drammatici su quella che da molti è considerata la sua erede, Jessica Chastain, su Olivia Colman (la ricordate in The Favourite?), su Kristen Stewart e sulla favorita della vigilia, l'oscarizzata Lady Gaga.

Il Principe di Bel Air è invece salito al trono diventando Re Richard (ossia il padre delle sorelle Williams, campionesse di tennis) dopo essersela vista con Mahershala Ali e Javier Bardem, ma soprattutto con Denzel Washington e Benedict Cumberbatch.

Chissà tuttavia se il suo futuro, principale rivale arriverà dalla categoria commedie/musical...

Qui si è imposto il già Spider-Man Andrew Garfield (che ha battuto, tra gli altri, nientemeno che Leonardo DiCaprio), suscitando un tripudio nei social.

A proposito di supereroi, la Marvel è tornata a casa a bocca asciutta: detto di Cumberbatch (noto ai più come Doctor Strange), nessun globo è andato alla bellissima miniserie post-Endgame WandaVision.

Dal canto suo, il già Batman Michael Keaton si è aggiudicato il premio come miglior attore in una miniserie/film per la Tv.
Per lui è il secondo riconoscimento in questa kermesse, dopo il trionfo di Birdman qualche anno or sono.

Casa Disney può consolarsi con il premio per il miglior cartone animato: Encanto ha vinto il derby con il "ligure" Luca (un vero peccato per il bel cartoon di Enrico Casarosa).

L'Italia esce delusa anche per la mancata vittoria di Paolo Sorrentino con il suo struggente E' stata la mano di Dio.
La nuova opera dell'autore de La Grande Bellezza ha ceduto il premio per il miglior film straniero al giapponese Drive My Car.

I Golden Globe, quest'anno, hanno provato a presentarsi con una ventata di freschezza: Ariana DeBose (classe 1991), Kodi Smit-McPhee (classe 1996) e soprattutto Rachel Zegler (millennial classe 2001!) hanno vinto rispettivamente come migliore attrice non protagonista, miglior attore non protagonista e migliore attrice di commedie/musical, imponendosi su colleghi molto più noti e affermati (alcuni nomi: Kirsten Dunst; Ben Affleck, Jamie Dornan; Emma Stone, Jennifer Lawrence, Marion Cotillard).

Ecco: far dimenticare gli scandali, puntare sui giovani (senza tralasciare i divi di grande richiamo), proporre delle novità.
Se i Golden Globe vogliono sopravvivere, è meglio che cambino un po' di cose.

Vedremo se basterà.



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lunedì 10 gennaio 2022

GOLDEN GLOBE 2022. I VINCITORI

Dall'alto: Kodi Smit-McPhee e Benedict Cumberbatch in The Power of the Dog-Il Potere del Cane; Spielberg tra Ariana DeBose (a sinistra) e Rachel Zegler (a destra); Will Smith in King Richard; Nicole Kidman in Being the Ricardos




Jane Campion e Steven Spielberg.
Sono stati questi due veterani del cinema - soprattutto la prima - a vincere la 79a edizione dei prestigiosi Golden Globe.

Entrambi i lungometraggi da loro diretti - Il Potere del Cane e West Side Story, rispettivamente - hanno conquistato 3 premi, ma quelli più "pesanti" sono andati all'opera diretta dalla regista neozelandese.

Tra gli altri vincitori, segnaliamo il già Spider-Man Andrew Garfield (miglior attore in film commedia/musicale) e il già Batman Micheal Keaton (miglior attore in miniserie/film televisivo), ma c'è stata gloria anche per Hans Zimmer e le musiche di Dune che portano la sua firma.

Di seguito trovate l'elenco dei vincitori.
Per i commenti, come di consueto, seguirà un altro post!



MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Il Potere del Cane, regia di Jane Campion

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
West Side Story, regia di Steven Spielberg

MIGLIOR REGISTA
Jane Campion – Il Potere del Cane

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Nicole Kidman – A Proposito dei Ricardo

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Will Smith – Una Famiglia Vincente (King Richard)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Rachel Zegler – West Side Story

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Andrew Garfield – Tick, Tick... Boom!

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Ariana DeBose – West Side Story

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Kodi Smit-McPhee – Il Potere del Cane

MIGLIOR FILM STRANIERO
Drive My Car, regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Encanto, regia di Jared Bush e Byron Howard

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Kenneth Branagh – Belfast

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Hans Zimmer – Dune

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
To Time to Die (Billie Eilish, Finneas O'Connell) – No Time to Die

MIGLIOR ATTORE IN MINISERIE/FILM TELEVISIVO
Michael Keaton Dopesick



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giovedì 24 dicembre 2020

I CLASSICI: POLAR EXPRESS, TUTTI IN CARROZZA!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2004
100'
Regia: Robert Zemeckis
Con: Tom Hanks, Nona Gaye, Peter Scolari, Eddie Deezen, Michael Jeter, Steven Tyler.


1955, la notte di Natale.
Un bambino in età scolare viene svegliato all'improvviso da luci e rumori provenienti dall'esterno della propria casa.
Esce in giardino e davanti a sé trova... un lungo treno a vapore su rotaie!

Si tratta del Polar Express, diretto al Polo Nord, più precisamente al Villaggio di Babbo Natale.
Il bimbo sale quindi in carrozza: conoscerà nuovi amici e vivrà diverse avventure prima di poter tornare al focolare domestico.



Vigilia 2012: Una Poltrona per Due.
Vigilia 2013: National Lampoon's Christmas Vacation.
Vigilia 2014: Canto di Natale di Topolino.
Vigilia 2015: Star Wars-Holiday Special.
Pre-Vigilia 2016: Iron Man 3.
Vigilia 2017: Festa in Casa Muppet.
Vigilia 2018: Silent Night, Deadly Night III.
Vigilia 2019: Nightmare Before Christmas.

Quest'anno, dopo la recensione della pre-Vigilia (vedi Rudolph, il Cucciolo dal Naso Rosso) facciamo il bis con un'altra recensione natalizia!

Poche altre pellicole hanno saputo catturare lo spirito della ricorrenza più amata come Polar Express, primo film completamente in motion capture della storia del cinema.

Una tecnica - ai tempi - innovativa e stupefacente, che oggi può sembrare un po' datata (oggetti e animali sono stupendamente dettagliati, però le espressioni dei personaggi umani risultano ancora approssimative), ma è adattissima per raccontare favole edificanti come questa.



La tematica che emerge dall'intreccio - piuttosto semplice, ma non scontato - è la fede contro lo scetticismo, l'importanza di mantenere nei confronti della "magia" del Natale un atteggiamento fanciullesco e idealista, anziché abbandonarsi al disincanto tipico dell'età adulta.

Un messaggio condivisibile, che passa forte e chiaro grazie anche alla molteplice performance di Tom Hanks e all'inventiva visionaria di Robert Zemeckis.

Il protogonista di Sully, Saving Mr. Banks e Il Ponte delle Spie dà sembianze e/o voce ad una miriade di personaggi (il narratore, il capotreno, il vagabondo, Babbo Natale, il papà...), regalandoci l'ennesima prova del proprio ammirevole istrionismo recitativo.

Dal canto suo, il regista mette a frutto l'esperienza nel far convivere live action e animazione (ricordate Chi ha incastrato Roger Rabbit?, vero?), attingendo ai ricordi della propria infanzia e divertendosi a nascondere qua e là una bella serie di autocitazioni.

Ecco i riferimenti ad altre opere di Zemeckis che siamo riusciti a scovare:
- il biglietto che vola ricorda la piuma di Forrest Gump;
- il bambino fa fischiare il treno come Doc in Ritorno al Futuro - Parte III (fa persino la stessa battuta), la storia è ambientata nel 1955 e ad un certo punto si scorge pure il flusso canalizzatore della DeLorean;
- la marionetta di Ebenezer Scrooge è un'anticipazione di A Christmas Carol, che proprio Robert girerà pochi anni dopo con Jim Carrey.



A proposito del grande classico letterario di Charles Dickens (portato sul grande schermo, come sappiamo, anche dalla Disney e dal Jim Henson Studio), e se questo film ne fosse l'ennesimo adattamento?

Il giovane protagonista potrebbe essere una variante di Scrooge: scettico e disilluso all'inizio e, dopo una notte della Vigilia particolarmente movimentata, come rinato e nuovamente saldo nella propria "fede".
Il Fantasma del Natale Passato potrebbe essere l'Angelo/Vagabondo, quello del Natale Presente il Capotreno e quello del Natale Futuro il buon vecchio Babbo Natale.

Sorvolando sulla teoria secondo cui il treno sarebbe una macchina del tempo e il Capotreno una versione adulta del bambino protagonista tornato nel proprio passato (ipotesi fantasiosa, ma non impossibile), consigliamo di vedere Polar Express in compagnia, meglio ancora in famiglia, preferibilmente durante la sera della Viglilia...

Buon divertimento e BUON NATALE dalla Redazione di CINEMA A BOMBA!

[PS: verso la fine, il riferimento degli elfi a un tale "Steven del New Jersey" che si diverte a spaventare le proprie sorelline è un affettuoso omaggio di Zemeckis all'amico e mentore Steven Spielberg (cresciuto infatti nel NJ con due sorelle minori).]


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domenica 8 aprile 2018

READY PLAYER ONE, LE SORPRESE DELL'UOVO DI PASQUA DI SPIELBERG

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
140'
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Tye Sheridan, Olivia Cooke, Mark Rylance, Ben Mendelsohn, Simon Pegg, T.J. Miller, Lena Waithe, Win Morisaki, Philip Zhao, Hannah John-Kamen.


Nel 2045 tutti vivono in OASIS, il mondo virtuale creato da James Halliday (Rylance) nel quale chiunque può cambiare aspetto fisico trasformandosi in avatar e fare (spesso a pagamento) tutto ciò che vuole.

Il fondatore, prima di morire, lancia una sfida: anziché designare un erede, egli annuncia che il controllo di OASIS andrà a chi riuscirà a superare tre prove e a trovare l'Easter egg (cioè il contenuto speciale; letteralmente vuol dire "uovo di Pasqua", quello che nella tradizione anglosassone viene nascosto in giardino e cercato dai bambini) che egli ha celato nella sua creazione.

La potente multinazionale IOI, guidata dallo spegiudicato Nolan Sorrento (Mendelsohn), mette in campo un'agguerrita, numerosa e attrezzatissima squadra di giocatori.

Ma a darle filo da torcere sarò un gruppo di adolescenti guidato da Wade Watts (Sheridan) e Samantha Cook (Cooke).






Amanti degli Easter egg, delle citazioni, dei rimandi filmici: avete trovato pane per i vostri denti!

Se poi siete anche dei fan di cinema, musica, videogiochi, fumetti anni Ottanta/Novanta: avete trovato il Paradiso!

L'immaginario del romanzo Ready Player One di Ernest Cline, dal quale è tratto il film, è infatti ricco di riferimenti alla cultura pop del periodo.

Il buon Steven, pur cambiando molte cose rispetto al libro, ha voluto ricreare questo gioco di suggestioni limitando il più possibile le autocitazioni (le opere di Spielberg regista e produttore sono molto presenti nelle pagine di Cline), ma dando per il resto sbocco al mondo descritto dall'autore e facendo delle aggiunte geniali.

Tra queste, riportiamo la strepitosa corsa delle auto iniziale (che strizza l'occhio, tra gli altri, a Il Braccio Violento della Legge di William Friedkin) e un omaggio ad una famosa pellicola di Stanley Kubrick (vi lasciamo il gusto di scoprirla) - una gemma incastonata nella trama.

Tra gli spettatori si è scatenata una vera e propria caccia al tesoro per scovare i riferimenti più o meno nascosti e qualcuno si è preso pure la briga di elencarli minuziosamente (sono veramente tanti!).

Noi di CINEMA A BOMBA!, nel nostro piccolo, ne abbiamo notati alcuni.

In ambito cinematografico, oltre a quelli già citati: Ritorno al Futuro, King Kong (di Peter Jackson), Jurassic Park, Batman di Tim Burton, Star Wars, Il Gigante di Ferro, Interceptor (Mad Max), Nightmare, Venerdì 13, La Bambola Assassina, Beetlejuice, Alien, Monty Python e il Sacro Graal, Last Action Hero, Breakfast Club, Non per soldi... ma per amore, Excalibur, Quarto Potere.

In ambito televisivo: A-Team, Batman (la serie Tv con Adam West), Star Trek, ThunderCats, Gundam, Voltron.

Per ciò che concerne i videogiochi: Tomb Raider, Street Fighter, Duke Nukem, Halo, Space Invaders, Mortal Kombat, StarCraft, Adventure (del 1979; è il primo videogame d'azione e anche il primo in cui compare un Easter egg).

Riguardo ai fumetti: Akira, i personaggi DC di Harley Quinn, Joker, Deadshot, Superman (sia nella versione cattiva di Injustice sia in quella di Clark Kent con le fattezze di Christopher Reeve).

E poi le Tartarughe Ninja, Hello Kitty, Michael Jackson, Prince, Duran Duran; la colonna sonora con canzoni di Van Halen, Blondie, Tears for Fears, Bruce Springsteen, Earth Wind and Fire, Bee Gees...

Senza contare il fatto che gli avatar dei protagonisti si chiamano Parzival (come il cavaliere della Tavola Rotonda che riesce a trovare il Santo Graal) e Art3mis (come la dea della caccia nella mitologia greca).

Insomma, un'orgia di citazioni e rimandi che esalta lo spettatore più nerd, concentrato ad esaminare ogni singolo dettaglio, ogni singola scena, per trovare qualcosa di familiare.

Lo spettatore più distratto o meno preparato, invece, può godersi un'avventura dal ritmo sostenuto con poche pretese di denuncia sociale; un'opera di intrattenimento che diverte e talvolta spaventa; un vertiginoso e vorticoso immergersi in un mondo affollato di personaggi e pieno di colori.

In ogni modo si esce frastornati e storditi dai numerosi stimoli visivi e, almeno nel nostro caso, con una gran voglia di rivedere il film per carpirne altri segreti.

Ma chi pensa che Ready Player One sia solo una macchina citazionista e un'operazione nostalgia, si sbaglia.

Come avevamo già anticipato qualche anno fa con il corto Red Dead Redemption, il rapporto tra cinema, TV e videogiochi è destinato a diventare sempre più stretto e il fatto che, dopo l'apprezzato John Hillcoat (La Proposta, The Road, Lawless), a cimentarsi in un pastiche che ne fonde insieme codici e registri, situazioni e personaggi sia quello che forse è considerato non a torto il miglior regista vivente - un regista che ha saputo cambiare la storia del cinema - vuol dire che il futuro ci riserva interessanti prospettive.

Che si tratti di un'opera destinata ad aprire nuove strade?

Se anche così non fosse, Spielberg ha vinto la scommessa.

Affrontando un romanzo di difficile adattamento e non affidandosi a divi - come Daniel Day-Lewis in Lincoln e Tom Hanks in Il Ponte delle Spie e The Post (nel quale recitava anche la leggenda Meryl Streep, candidata all'Oscar come migliore attrice protagonista agli ultimi Oscar) - bensì avvalendosi della bravura di Mark Rylance (migliore attore non protagonista per il già citato Il Ponte delle Spie agli Academy Award 2016, ma presente anche nello sfortunato Il Grande Gigante Gentile), Ben Mendelsohn (il cattivo di Rogue One), Simon Pegg e di un gruppo di giovani attori, tra i quali spicca il protagonista Tye Sheridan (Coppa Marcello Mastroianni a Venezia 2013, interprete, tra gli altri, di The Tree of Life, Mud, X-Men: Apocalisse), si è messo in gioco e gli incassi finora sembrano dargli ragione.

Inoltre era dai tempi dello straordinario (ma sottovalutatissimo) Le Avventure di Tintin che il regista di Cincinnati non narrava un racconto di avventure per ragazzi.

Giovandosi di effetti speciali di ottima fattura, della sempre eccellente fotografia del fido Janusz Kaminski, delle musiche di Alan Silvestri e del lavoro delle tante maestranze, Mastro Spielberg ha saputo di nuovo spiazzarci.

Facendoci trovare un uovo di Pasqua (o Easter egg, come preferite) buonissimo e pieno di sorprese.




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