CINEMA A BOMBA!

venerdì 26 giugno 2026

DISCLOSURE DAY, INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO FILM

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2026
145'
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Emily Blunt, Colin Firth, Josh O'Connor, Eve Hewson, Colman Domingo, Wyatt Russell.


Un giovane genio della matematica (O'Connor) e la sua fidanzata (Hewson) sono in fuga, braccati da un'organizzazione guidata dal risoluto Scanlon (Firth).
Questi vuole recuperare un misterioso dispositivo che il ragazzo ha rubato.

Parallelamente, la meteorologa televisiva di Kansas City (Blunt) inizia a comportarsi all'improvviso in modo strano, comprendendo e parlando lingue sconosciute.
Che cosa lega le due storie, destinate ad incrociarsi?


Come si può facilmente immaginare dando una sbirciata alla sua filmografia, Steven Spielberg è un cineasta da sempre interessato all'universo e alla possibilità dell'esistenza di altre forme di vita oltre a quelle terrestri.
Recentemente gli era capitato di imbattersi nelle dichiarazioni di Barack Obama in cui l'ex Presidente USA ammetteva l'esistenza di filmati e oggetti volanti di cui ancora si ignora l'origine.

La cosa deve avergli acceso una lampadina, perché ha iniziato a scrivere appunti sul proprio telefono che presto si sono trasformati in un vero e proprio soggetto cinematografico.
Spielberg ha quindi ringraziato Obama per l'involontaria ispirazione e questi ha ricambiato con una visita a sorpresa sul set durante le riprese!

Per questa pellicola il regista ha voluto assicurarsi la partecipazione di alcuni suoi collaboratori storici: alla sceneggiatura l'esperto David Koepp, quello di Jurassic Park e Indiana Jones 4 (ma lo ricordiamo anche per Cronisti d'Assalto); alla fotografia il veterano Janusz Kaminski, presenza fissa fin da Schindler's List; alle musiche l'eterno John Williams, classe 1932 e 5 Oscar in bacheca, rientrato dal pensionamento per fare un piacere al vecchio amico.

Il cast è, come sempre, ben scelto e ben diretto, oltre che curiosamente a maggioranza britannica: Blunt di Oppenheimer, O'Connor di Knives Out 3 e Firth (da noi incontrato a Venezia anni or sono) hanno il passaporto inglese e sono una più brava degli altri.
Il loro apporto è fondamentale quanto i contributi tecnici.

Il risultato è una profonda riflessione filosofica/teologica travestita da thriller di inseguimento, in cui la fantascienza veicola un messaggio di pace universale e un'interrogazione sul significato della nostra esistenza.
Steven, sincero democratico, sembra voler tirare le orecchie ai leader mondiali (a partire da quello USA), tanto impegnati nel cercare di distruggere l'umanità da non accorgersi che l'umanità è proprio ciò che ci lega tutti.

Alla vigilia degli 80 anni (è del 1947), Spielberg è un regista che non ha perso né la curiosità né la maestria degli esordi e si conferma il più grande e visionario filmmaker vivente.
Il suo è cinema nella sua forma più pura: se questo fosse il suo ultimo lavoro - speriamo di no - sarebbe un bel modo di chiudere la carriera.

Primo suo film di sci-fi dai tempi di Ready Player One, Disclosure Day chiude un'ideale trilogia iniziata con Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e continuata con E.T.-L'Extraterrestre: il primo era (probabilmente) un film su Dio, il secondo era (forse) un film su Gesù Cristo.
Questo è (di certo) un film su tutti noi.

Guai all'Academy se dovesse dimenticarsene ai prossimi Oscar.


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domenica 7 giugno 2015

MICHAEL KEATON. CRONISTI D'ASSALTO, SBATTI IL MICHAEL IN PRIMA PAGINA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1994
112'
Regia: Ron Howard
Interpreti: Michael Keaton, Glenn Close, Marisa Tomei, Robert Duvall, Randy Quaid, Jason Robards, Catherine O'Hara.


24 ore nella vita frenetica di un caporedattore di un quotidiano medio-piccolo (Keaton), alle prese con scoop mancati, scandali, fonti da trovare, inconvenienti a non finire, notizie da pubblicare prima della messa in stampa.
E come se non avesse abbastanza pensieri, anche: una moglie prossima a partorire (Tomei), i dubbi riguardo all'accettazione di un'ottima proposta di lavoro, la rivalità con una collega ambiziosa e determinata (Close)...

La terza collaborazione tra Ron Howard e Michael Keaton - dopo Night Shift-Turno di Notte del 1982 e Gung Ho del 1986 - è ancora una commedia di successo che permette al protagonista del nostro Speciale di mettere in mostra le proprie capacità recitative e dialettiche, anche grazie ad un ruolo che sembra tagliato apposta per lui: battute a raffica, scambi di dialogo velocissimi con i partner sullo schermo, tempi comici ottimi sono, d'altra parte, i suoi punti forti, perfetti per commedie brillanti come questa.

E qui, in effetti, il suo personaggio è valorizzato da uno script brioso firmato dai fratelli David e Stephen Koepp.
Il primo è uno degli sceneggiatori più richiesti e pagati di Hollywood (avete presente La Morte ti fa Bella, Carlito's Way, Jurassic Park e, successivamente alla pellicola che stiamo recensendo, Il MondoPerduto-Jurassic Park, Spider-Man, La Guerra dei Mondi, Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo?), il secondo è tuttora uno dei pezzi grossi della prestigiosa rivista Time Magazine.

Il copione descrive infatti efficacemente le dinamiche e le tensioni all'interno di una redazione giornalistica, ed è supportato da un cast di tutto rispetto che comprende i due veterani Robert Duvall e Jason Robards (quest'ultimo non accreditato), il simpatico caratterista Randy Quaid e tre attori che allora erano all'apice della propria carriera.

Michael Keaton, lo sappiamo, era reduce dai successi planetari di Beetlejuice, Batman e Batman-Il Ritorno.
Glenn Close aveva già fatto Il Grande Freddo (1983), Attrazione Fatale (1987), Le Relazioni Pericolose (1988), Il Mistero Von Bulow (1990), l'Amleto di Zeffirelli (1990), La Casa degli Spiriti (1993).
Marisa Tomei aveva appena vinto un meritatissimo Oscar come migliore attrice non protagonista per Mio Cugino Vincenzo del 1992.

I momenti migliori della pellicola sono proprio quelli in cui il nostro interagisce con le due colleghe: la Tomei è come al solito fresca e pimpante, ma è la Close a sorprendere con un personaggio antipatico eppur sfaccettato (da non perdere la sua epica scazzottata col protagonista).

L'ex Richie Cunningham di Happy Days, ormai valente regista, dirige l'affollata squadra di attori con competenza, senza mai cedere nel ritmo e azzeccando tutti i tempi comici richiesti (il tormentone del cronista col mal di schiena cui rubano continuamente la poltrona è una delle cose più divertenti).

Il suo sguardo sul giornalismo made in USA è a tratti anche critico, ma per lo più sfiora l'idealismo.
Almeno si spera: se metà di ciò che emerge dal film sul mondo della carta stampata d'Oltreoceano - in termini di libertà di pensiero, autonomia, professionalità - fosse vero, parecchi qui da noi dovrebbero andare a nascondersi.

Cronisti d'assalto è un'opera fuorviante se pensate di intraprendere una carriera da reporter in Italia, ma è assolutamente consigliabile se amate i film corali, le screwball comedy e, ovviamente, Michael Keaton.

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