CINEMA A BOMBA!

martedì 18 novembre 2025

I CLASSICI: AQUAMAN E IL REGNO PERDUTO, IL DCEU DORME COI PESCI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2023
124'
Regia: James Wan
Interpreti: Jason Momoa, Patrick Wilson, Nicole Kidman, Yahya Abdul-Mateen II, Randall Park, Temuera Morrison, Dolph Lundgren, Amber Heard.


Qualche anno dopo gli eventi del primo film, Aquaman (Momoa) è Re di Atlantide, si è sposato con Mera (Heard) e ha avuto un figlio.
Ma l'attacco improvviso del suo acerrimo nemico Black Manta rischia di danneggiare seriamente l'ecosistema marino.

Al nostro non resta quindi che far evadere di prigione il fratellastro Orm (Wilson) per convincerlo a diventare suo alleato.
In gioco c'è l'esistenza stessa del loro regno...


L'Uomo d'Acciaio (2013).
Batman v Superman: Dawn of Justice (2016).
Suicide Squad (2016).
Wonder Woman (2017).
Justice League (2017).
Aquaman (2018).
Wonder Woman 1984 (2020).
Zack Snyder's Justice League (2021).
The Flash (2023).

Dopo un decennio, si è concluso due anni fa il ciclo di pellicole del DC Extended Universe (in breve DCEU), di cui riportiamo qui sopra i capitoli per noi più significativi.
Più che concluso sarebbe meglio dire che è stato terminato: quest'ultimo film è uscito infatti quando ormai il reboot affidato a James Gunn era già in cantiere (il nuovo DC Universe è poi iniziato lo scorso luglio col brillante Superman).

Il Regno Perduto ha avuto quindi l'onere di mettere fine a una delle serie cine-eroistiche più apprezzate e controverse, tanto visceralmente odiata (specie dalla critica) quanto amata alla follia (specie dal pubblico), terzium non datur.
Peccato, sia perché il di poco precedente The Flash funge da più consona chiusura del cerchio, sia perché il primo Aquaman era stato uno degli articoli migliori del lotto.

Questo tardivo e superfluo sequel ha alcuni meriti: un'esplicita morale ecologista, effetti speciali e scene d'azione di buon livello, la promozione di Momoa a co-soggettista e di Wilson a co-protagonista (le interazioni tra i due fratelli sono la parte migliore dell'opera).
Per contro, risulta un po' sconnesso: le scenette umoristiche, non tutte di buon gusto (tipo la gag degli scarafaggi, inspiegabilmente ripresa post-credits), non si incastrano bene con le parti drammatiche.

La colpa è facilmente dei continui reshoot che hanno piagato la produzione e che sono tristemente diventati un marchio di fabbrica del DCEU.
A farne le spese, oltre al flusso della storia, sono stati i personaggi femminili (Kidman appare meno del dovuto, Heard è sostanzialmente una comparsa) e... Batman.

L'Uomo Pipistrello avrebbe dovuto fare capolino verso la fine, interpretato alternativamente da Ben Affleck (versione Snyder-verso) o da Michael Keaton (versione Burton-verso, sulla scia di The Flash).
Entrambi gli attori hanno girato alcune scene, ma alla fine la Warner ha scelto di tagliarle in fase di montaggio, eliminando così quel che sarebbe stato uno dei pochi veri motivi di interesse di questa pellicola.

Ciò che è rimasto è un film dimenticabile, senza infamia e - ahimé - senza lode, già datato prima ancora di esordire nelle sale.

Al contrario dei suoi colleghi Affleck, Gadot e Cavill (quest'ultimo fatto fuori senza troppi complimenti dopo l'inutile cameo in Black Adam), rivedremo Momoa nel DCU nei panni dell'alieno Lobo, a partire da Supergirl (il prossimo lungometraggio con Milly Alcock, non la vecchia serie tv con Melissa Benoist).

Buon per lui, ma il suo Aquaman avrebbe meritato un finale migliore.
Anche il DCEU.


[PS: per chi non lo sapesse, quella del precedente Aquaman è ancora oggi la recensione in assoluto più letta del nostro blog! Vi avevamo anche dedicato una delle migliori puntate del nostro podcast, il famigerato BOMBCAST. Andatevele a rileggere/risentire!]


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mercoledì 18 settembre 2024

I CLASSICI: THE FLASH, THU BAT IS MEGL CHE UAN

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2023
144'
Regia: Andy Muschietti
Interpreti: Michael Keaton, Ezra Miller, Ben Affleck, Sasha Calle, Michael Shannon, Jeremy Irons, Gal Gadot, Jason Momoa, George Clooney, Nicolas Cage.


Dopo aver aiutato Batman (Affleck) e Wonder Woman (Gadot) a sventare una rapina, Flash (Miller) decide di usare la propria velocità per tornare indietro nel tempo ed evitare così l'omicidio della propria madre, avvenuto quando era un ragazzino.

Le cose non vanno però esattamente come sperato e il giovane velocista si ritrova in un presente alternativo con un doppio di se stesso e il generale Zod (Shannon) che minaccia nuovamente la Terra.

Per rimettere a posto il pasticcio combinato, la sua unica possibilità è quindi chiedere aiuto al Batman di questa dimensione (Keaton)...


L'Uomo d'Acciaio (2013)
Batman v Superman: Dawn of Justice (2016)
Suicide Squad (2016)
Wonder Woman (2017)
Aquaman (2018)
Wonder Woman 1984 (2020)
Zack Snyder's Justice League (2021)

Dopo 10 anni si è conclusa la parabola del DC Extended Universe (per gli amici DCEU), l'universo interconnesso dei supereroi della DC Comics che avrebbe dovuto fare concorrenza al Marvel Cinematic Universe (per gli amici MCU).

Certo, dovremmo citare anche altri lungometraggi usciti nel decennio: i due Shazam!, Josstice League (ossia la Justice League originariamente rovinata da Joss Wheadon), Birds of Prey, The Suicide Squad (il semi-reboot operato da James Gunn), Black Adam e Blue Beetle.
Ma non siamo sicuri che siano canonici, per cui siamo propensi a non considerarli tali.

Comunque sia, la festa è finita e il lungamente sospirato capitolo solista dedicato al velocista rosso è la fine del ciclo (benché cronologicamente dopo di esso sia ancora uscito il secondo Aquaman, nell'indifferenza generale).
Non solo: questo lungometraggio funge anche da chiusura del... Burton-verse!

Ebbene sì, la mossa geniale della Warner Bros. è stata quella di aver sfruttato l'inflazionato "multiverso" per far tornare l'Uomo Pipistrello originale, quello del dittico diretto da Tim Burton: Batman (1989) e Batman-Il Ritorno (1992).
Incontenibile l'entusiasmo dei fan - noi tra questi, ovviamente - che possono vedere il grande Michael Keaton rivestire, a 70 anni suonati(!), i panni del personaggio che lo aveva reso famoso.

The Flash è dunque lo Spider-Man: No Way Home della Distinta Concorrenza?
Non esattamente, ma certo poter vedere nella stessa pellicola due versioni cult del Cavaliere Oscuro - più un cammeo a sorpresa nell'ultima scena - è un evento inedito ed eccitante per gli appassionati del personaggio, oltre che probabilmente un'occasione irripetibile.

Peccato solo che i frutti della travagliatissima lavorazione - cambi continui di regista, scene scartate e rigirate ex-novo, un budget cresciuto tanto esponenzialmente da aver reso il film uno dei maggiori flop della storia del cinema recente - traspaiano anche troppo.
Ad effetti speciali altamente realistici si alternano inserti di IA incredibilmente dozzinali, la storia è un po' convulsa, i momenti umoristici mal si amalgamano col tono complessivamente serio della pellicola.

Stretta tra un incipit troppo lungo (la scena di Flash che salva i neonati in caduta libera è superflua e vagamente creepy; inoltre, la sua ripresa nei titoli di coda risulta anche divertente, ma del tutto incongrua) e un terzo atto esagerato (ma con una sorpresa che riguarda un film supereroistico scritto da Kevin Smith e mai realizzato), la parte migliore è quella centrale, specie dopo che entra in campo Bat-Keaton.

Il protagonista di Beetlejuice e Birdman è in forma smagliante e vale da solo la visione dell'opera.
Peccato solo che il suo insperato ritorno sotto cappa e mantello sia finito qua: il nostro ha fatto ancora in tempo a girare Batgirl e il seguito di Aquaman, ma il primo è stato inspiegabilmente cancellato a riprese praticamente ultimate (con una perdita netta di 90 milioni di dollari!) e nel secondo il suo cammeo è finito sul pavimento della sala di montaggio.

Nel complesso, The Flash risulta comunque uno dei capitoli migliori del DCEU, e rivedere un'ultima volta Wonder Gadot e Batfleck è di per sè una goduria pazzesca.
Tuttavia rimane l'amaro in bocca per quel che il franchise avrebbe potuto essere se gli executive della Warner avessero lasciato mano libera a Zack Snyder, principale artefice dei lungometraggi più riusciti della serie, anziché rovinare il suo lavoro con disastrose scelte produttive.

Probabilmente non vedremo mai i due seguiti di Justice League che il regista di 300 e Rebel Moon aveva pianificato, nonostante il miracoloso precedente dello Snyder's Cut.
Ora la palla è passata a James Gunn - autore della trilogia dei Guardiani della Galassia - che ha deciso di ripartire da zero con un ennesimo, mastodontico reboot.

Gli (e ci) auguriamo ogni bene, ma diciamocela tutta: lo Snyderverso ci mancherà.


[PS: per approfondire l'argomento DCEU, (ri)ascoltatevi l'episodio 8 (Aquaman) e l'episodio 14 (Zack Snyder's Justice League + Wonder Woman 1984) del BOMBCAST, il podcast ufficiale di CINEMA A BOMBA!]


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mercoledì 28 agosto 2024

VENEZIA 2024. I FILM IN E FUORI CONCORSO

(La locandina di Venezia 2024) 


Sta per iniziare l'edizione numero 81 della Mostra del Cinema di Venezia!

Quella lagunare è una kermesse alla quale siamo particolarmente affezionati, essendo stata la molla (o la scusa?) con cui demmo vita a questo blog, ormai diversi anni fa.

In tutto questo tempo abbiamo imparato anche alcune regole non scritte, una delle quali è: ad un'edizione particolarmente interessante in termini di proposte - vedi quella dello scorso anno - ne segue in genere una sottotono.

A giudicare dal programma, il 2024 non sembra infatti l'annata migliore della rassegna.
Tuttavia, rispetto al concorrente Festival di Cannes, la Mostra appare comunque maggiormente in salute.

Scorrendo l'elenco delle pellicole in competizione, ciò che più balza all'occhio è quanto sia rappresentata l'Italia, tra autori, produzioni e co-produzioni.
Basterà questa "saturazione tricolore" a permetterci di vincere qualche premio importante? Magari proprio il Leone d'Oro?

Guadagnino, Amelio e compagnia hanno tuttavia una concorrenza non da poco: tra lo spagnolo Almodóvar (per la prima volta alle prese con la lingua inglese) e il cileno Larraín (ricordate El Conde?), il più atteso è probabilmente Todd Phillips col suo seguito di Joker.

Ma, come spesso inopinatamente accade, la selezione più intrigante è quella fuori concorso.
Si comincia (letterlamente: è il film d'apertura) con l'attesissimo secondo capitolo di Beetlejuice, che vede riuniti il visionario Tim Burton e l'eccezionale Michael Keaton.

Si prosegue col nuovo opus del giapponese Takeshi Kitano (l'avevamo lasciato ad Outrage) e col ritorno del controverso Harmony Korine (speriamo che il suo nuovo film sia migliore di Spring Breakers), ma l'hype è tutto per Jon Watts, regista dell'ultima trilogia Spider-Man.
La sua ultima fatica, Wolfs, vede duettare la coppia di superdivi George Clooney e Brad Pitt, ed è giustamente una delle pellicole più in vista della rassegna.

Un altro grande atteso è Kevin Costner, che porta al Lido la seconda parte del suo ambiziosissimo Horizon, il cui primo capitolo aveva avuto un'accoglienza discreta alla Croisette.
Dati gli scarsi incassi che sta riscontrando al botteghino, gli auguriamo che stavolta vada meglio.

Nelle categorie "minori" in programma segnaliamo inoltre la presenza del 2 volte premio Oscar Alfonso Cuarón con una miniserie thriller e la proiezione di cortometraggi firmati da autori come Marco Bellocchio (lo avevamo incontrato proprio a Venezia anni fa, ricordate?) e Nicolas Winding Refn (sì, quello che dopo Drive non ne ha più azzeccata una).

Come andrà questa edizione della Mostra? Lo scopriremo strada facendo.
Rimanete sintonizzate/i per scoprire, come sempre, i vincitori e per i nostri consueti commenti conclusivi!

Nel frattempo, leggete l'elenco sottostante e cliccate sui link per maggiori approfondimenti.


In concorso
Ainda estou aqui, regia di Walter Salles (Brasile, Francia)
Ap'rili, regia di Dea K'ulumbegashvili (Georgia, Francia, Italia)
Babygirl, regia di Halina Reijn, con Nicole Kidman (Stati Uniti d'America)
The Brutalist, regia di Brady Corbet (Stati Uniti d'America)
Campo di battaglia, regia di Gianni Amelio (Italia)
Diva Futura, regia di Giulia Louise Steigerwalt (Italia)
Harvest, regia di Athina Rachel Tsangari (Regno Unito, Stati Uniti d'America, Germania)
Iddu - L'ultimo padrino, regia di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza (Italia, Francia)
Joker: Folie à Deux, regia di Todd Phillips (Stati Uniti d'America)
Jouer avec le feu, regia di Delphine e Muriel Coulin (Francia)
Kill the Jockey, regia di Luis Ortega (Argentina, Spagna, Messico, Danimarca)
Kjærlighet, regia di Dag Johan Haugerud (Norvegia)
Leurs Enfants après eux, regia di Ludovic e Zoran Boukherma (Francia)
Maria, regia di Pablo Larraín (Cile, Italia, Germania)
Mò shì lù, regia di Yeo Siew Hua (Singapore, Taiwan, Francia, Stati Uniti d'America)
The Order, regia di Justin Kurzel (Stati Uniti d'America)
Queer, regia di Luca Guadagnino (Italia, Stati Uniti d'America)
Qīngchūn: Guī, regia di Wang Bing (Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi)
The Room Next Door, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
Trois Amies, regia di Emmanuel Mouret (Francia)
Vermiglio, regia di Maura Delpero (Italia, Francia, Belgio)

Fuori concorso
Baby Invasion, regia di Harmony Korine (Stati Uniti d'America)
Beetlejuice Beetlejuice, regia di Tim Burton, con Michael Keaton e Monica Bellucci (Stati Uniti d'America) - film d'apertura
Broken Rage, regia di Takeshi Kitano (Giappone)
Cloud, regia di Kiyoshi Kurosawa (Giappone)
Finalement, regia di Claude Lelouch (Francia)
Maldoror, regia di Fabrice Du Welz (Belgio, Francia)
L'orto americano, regia di Pupi Avati (Italia)
Phantosmia, regia di Lav Diaz (Filippine)
Il tempo che ci vuole, regia di Francesca Comencini (Italia, Francia)
Wolfs - Lupi solitari (Wolfs), regia di Jon Watts, con George Clooney e Brad Pitt (Stati Uniti d'America)
Horizon: An American Saga – Chapter 2, regia di Kevin Costner (Stati Uniti d'America)

Cortometraggi
Allégorie citadine, regia di Alice Rohrwacher e JR (Italia, Francia)
Beauty Is Not a Sin, regia di Nicolas Winding Refn (Italia, Danimarca)
Se posso permettermi - Capitolo II, regia di Marco Bellocchio (Italia)

Serie
Los años nuevos, regia di Rodrigo Sorogoyen – serie TV, 10 episodi (Spagna)
Disclaimer, regia di Alfonso Cuarón – miniserie TV, 7 puntate (Stati Uniti d'America, Messico)
Familier som vores, regia di Thomas Vinterberg – miniserie TV, 7 puntate (Danimarca, Svezia, Regno Unito)
Leopardi - Il poeta dell'infinito, regia di Sergio Rubini – miniserie TV, 2 puntate (Italia)
M. Il figlio del secolo, regia di Joe Wright – serie TV, 8 episodi (Italia)


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mercoledì 13 marzo 2024

OSCAR 2024. HOLLYWOOD SI INCHINA AL MIGLIORE

Dall'alto: Christopher Nolan (a destra) viene premiato nientemeno che da Steven Spielberg; Cillian Murphy con l'Oscar vinto come miglior attore protagonista; Robert Downey Jr. bacia la statuetta conquistata come miglior attore non protagonista.


Come pronosticato da molti (tra gli altri, anche da noi), è stata la grande notte di Christopher Nolan.

Il suo Oppenheimer è stato il trionfatore assoluto e annunciato di questa 96a edizione degli Oscar - invero ben avara di colpi di scena - con ben 7 statuette: film, regia, attore protagonista (Cillian Murphy: finalmente!), attore non protagonista (l'ex Iron Man Robert Downey Jr., strameritata), fotografia (Hoyte van Hoytema, al suo primo Academy Award), montaggio (Jennifer Lame), colonna sonora (Ludwig Göransson).

A proposito del premio per il montaggio: a presentarlo è stata la coppia Danny DeVito-Arnold Schwarzenegger, già protagonisti del film I Gemelli di Ivan Reitman e accomunati anche dal fatto di aver impersonificato due acerrimi nemici di Batman.
I due hanno ricordato la coincidenza sul palco coinvolgendo in una divertente gag nientemeno che Michael Keaton, già Giustiziere Mascherato per Tim Burton e recentemente tornato nel ruolo in The Flash.

È stato uno degli highlight della serata (e ha già generato una copiosa quantità di meme), ma la presenza del divo - protagonista di un nostro fortunato Speciale - ci ha fatto subito venire in mente la sua mancata vittoria di 9 anni fa per Birdman e la sua faccia delusa al momento della proclamazione di Eddie Redmayne (per La Teoria del Tutto).

Chissà come si sarà sentita anche la povera Lily Gladstone, che già pregustava la prima storica vittoria di una nativa americana in una categoria recitativa, ma che si è dovuta arrendere ad una eccezionale Emma Stone, premiata per il controverso Povere Creature (vincitore del Leone d'Oro a Venezia, come ricorderete).

Questa non era proprio nottata per Martin Scorsese e il suo pur ottimo Killers of the Flower Moon: 10 nomination, neanche un riconoscimento.
Dire che il rapporto tra Martin Scorsese e Hollywood sia complicato è usare un eufemismo...

Chi sta godendo invece di un buon credito è Yorgos Lanthimos: i suoi lavori sono piuttosto ostici per il grande pubblico, ma la critica e i giurati dell'Academy lo adorano.
E così la sua ultima opera si è portata a casa ben 4 statuette: oltre a quella per Stone, anche per scenografia, trucco e costumi (con il presentatore John Cena con una mise praticamente adamitica... forse l'episodio più cringe della serata).

Un altro vincitore è stato Wes Anderson, premiato per La Meravigliosa Storia di Henry Sugar.
L'eccentrico cineasta texano è considerato, insieme proprio a Nolan, uno dei più originali e interessanti autori dell'ultimo ventennio; curioso che domenica anche lui abbia avuto la propria consacrazione... ma per un cortometraggio.

Sorride anche Billie Eilish, che a soli 22 anni è già al secondo Oscar (il primo l'aveva conquistato due anni fa per il film di 007 No Time to Die), ma Ryan Gosling le ha rubato la scena con un'istrionica esibizione di I'm just Ken (con Slash dei Guns n' Roses alla chitarra), unico riconoscimento ottenuto da Barbie.
La pellicola dedicata alla celebre bambola è stata la vera grande sconfitta della serata, altro che "Barbenheimer": Nolan ha battuto Gerwig 7 a 1.

Notevole il riconoscimento per la miglior sceneggiatura andato al francese Anatomia di una Caduta, già Palma d'Oro allo scorso Festival di Cannes, mentre hanno messo d'accordo tutti sia la vittoria del maestro giapponese Hayao Miyazaki, che ha soffiato l'Oscar per il miglior film animato al pur bellissimo e quotato Spider-Man: Across the Spider-Verse, sia quella dell'osannato Godzilla: Minus One (migliori effetti speciali).

In una serata di frivolezze hanno fatto riflettere le parole di Mstyslav Černov, primo ucraino premiato nella storia dell'Academy, che ha portato alla ribalta il dramma del suo popolo con il potente documentario 20 days in Mariupol, e di Jonathan Glazer, regista di The Zone of Interest (miglior film straniero e miglior sonoro), che ha parlato dell'attualità della guerra in Medio Oriente.

Ma il dettaglio più importante di questa Notte delle Stelle è il fatto che l'Academy abbia lasciato da parte il politically correct che troppe volte aveva contaminato i verdetti delle scorse edizioni, premiando invece la qualità artistica, come dovrebbe essere sempre.

Complimenti a Nolan, agli interpreti e a tutti i tecnici responsabili di Oppenheimer.
Per una volta, ha vinto davvero il migliore.


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giovedì 6 ottobre 2022

MORBIUS, IL VAMPIRO CHE VISSE DUE FLOP

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
104'
Regia: Daniel Espinosa
Voci originali: Jared Leto, Matt Smith, Jared Harris, Tyrese Gibson, Adria Arjona, Michael Keaton.


Non vi facciamo perdere tempo: se anche a voi - come il 90% di chi si è recato al cinema a vederlo - questo lungometraggio interessa solo per la partecipazione di Michael Keaton, sappiate fin da subito che l'ex(?) Batman compare solo per pochi secondi in due sequenze mid-credits.

Una bella delusione, considerato che nei trailer e nel materiale promozionale il nostro compariva abbondantemente, lasciando intendere un ruolo ben più cospicuo (molte delle sue scene sono state tagliate, a quanto pare).

Una strategia di marketing tanto disonesta quanto fallimentare, visto che la pellicola ha forse battuto un record: quello di aver fatto fiasco al botteghino... due volte!

Infatti, dopo un primo giro nelle sale il film - pressoché ignorato dal pubblico e unanimamente massacrato dalla critica - è diventato in rete oggetto di meme e altre prese in giro, che però sono state fraintese dai produttori come prove che la loro opera fosse diventata un cult.

Da qui la decisione "geniale" di riproiettarlo nei cinema.
Risultato? Un altro flop, come se non fosse bastato il primo.

Peccato, l'idea di trasportare il Vulture di Keaton dal Marvel Cinematic Universe - era il cattivo di Spider-Man: Homecoming - all'universo Sony di cui fa parte anche Venom, sfruttando il pasticcio interdimensionale compiuto da Spidey e Dottor Strange nel bellissimo No Way Home, poteva essere interessante.

Invece neppure questo breve cammeo funziona, sia perché illogico (l'incantesimo di Strange consentiva ad altri esseri di entrare nel MCU, non il contrario) sia perché la nuova caratterizzazione del personaggio contraddice apertamente quella che aveva nel succitato Homecoming.

Il resto della pellicola, che vede l'ex Joker Jared Leto interpretare distrattamente uno scienziato che si autovampirizza per curarsi da una malattia mortale, è piuttosto insignificante.
Colpa dell'inconsistente materia narrativa, ma pure di effetti speciali di rara mediocrità (specie per un'opera ad alto budget).

Siete fan di Keaton (o Leto)? Amate i film Marvel? Vi è piaciuto il dittico di Venom?
Girate al largo da questo pastrocchio.

Non sappiamo se Morbius sia davvero, come molti reputano, il peggior film supereroistico di sempre.
Ma certo è uno dei meno sinceri e più sconclusionati.


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venerdì 14 gennaio 2022

GOLDEN GLOBE 2022. UN'EDIZIONE IN CLANDESTINITÀ

La sobria (leggasi: tristissima) cerimonia di proclamazione dei Golden Globe. 


Si è svolta molto in sordina la 79a edizione dei Golden Globe.

Gli scandali - in passato voti poco trasparenti (ecco spiegati molti premi senza senso!), di fatto nessuna rappresentatività delle minoranze nelle giurie, con le conseguenti accuse di razzismo - , l'assenza di diretta Tv (la NBC si è sfilata) e di streaming in tempo reale, il fuggi fuggi dei divi che hanno preso le distanze dall'organizzazione, la mancanza di pubblico per le restrizioni dovute all'emergenza epidemiologica ne hanno minato la visibilità e la credibilità.

Risultato? Non se li è filati praticamente nessuno.

Fino a qualche anno fa, almeno, erano considerati come una sorta di anteprima degli Oscar; ma già da un po' di anni non è che offrissero un'idea tanto precisa circa l'esito degli Acdemy Award e quindi l'interesse nel pubblico è andato vieppiù scemando.

Scorrendo l'elenco dei vincitori di quest'anno viene quindi da chiedersi: si verificherà anche quest'anno un "effetto Nomadland"?

The Power of the Dog-Il Potere del Cane - considerato da alcuni il nuovo Brokeback Mountain - partirà forse da favorito dopo essersi aggiudicato domenica 3 riconoscimenti "pesanti" (miglior film drammatico, miglior regia e miglior attore non protagonista): se il verdetto venisse confermato dall'Academy, Jane Campion diventerebbe la seconda donna consecutiva ad aggiudicarsi la statuetta, dopo Chloé Zhao lo scorso anno, e solo la terza nella storia.

Ma se la cineasta cinese di Eternals non aveva praticamente avuto concorrenti, la sua collega neozelandese dovrà vedersela con un signore di nome Steven Spielberg.

L'autore de Lo Squalo, Indiana Jones e Ready Player One è immarcescibile: il suo rifacimento di West Side Story sarà pure un fiasco al botteghino, ma la critica sta gridando al capolavoro, al punto che molti lo reputano persino superiore all'originale.

Con 3 Globi in dote (miglior film commedia/musicale e migliori attrici), è il secondo favorito nella corsa agli Oscar.

Occorre tuttavia non dare per spacciato il quasi autobiografico in bianco e nero Belfast di Kenneth Branagh, mentre l'ambizioso remake di Dune è uscito ridimensionato nelle proprie aspettative (premio solo per la colonna sonora di Hans Zimmer).



In ottica Oscar, le sfide tra gli attori hanno presentato spunti molto interessanti.

L'irriconoscibile Nicole Kidman di Being the Ricardos e Will Smith sono in rampa di lancio, avendo sbaragliato una concorrenza di ottimo livello.

La diva di Lion (per il quale si guadagnò quella che finora è la sua ultima nomination) si è imposta nella categoria dei film drammatici su quella che da molti è considerata la sua erede, Jessica Chastain, su Olivia Colman (la ricordate in The Favourite?), su Kristen Stewart e sulla favorita della vigilia, l'oscarizzata Lady Gaga.

Il Principe di Bel Air è invece salito al trono diventando Re Richard (ossia il padre delle sorelle Williams, campionesse di tennis) dopo essersela vista con Mahershala Ali e Javier Bardem, ma soprattutto con Denzel Washington e Benedict Cumberbatch.

Chissà tuttavia se il suo futuro, principale rivale arriverà dalla categoria commedie/musical...

Qui si è imposto il già Spider-Man Andrew Garfield (che ha battuto, tra gli altri, nientemeno che Leonardo DiCaprio), suscitando un tripudio nei social.

A proposito di supereroi, la Marvel è tornata a casa a bocca asciutta: detto di Cumberbatch (noto ai più come Doctor Strange), nessun globo è andato alla bellissima miniserie post-Endgame WandaVision.

Dal canto suo, il già Batman Michael Keaton si è aggiudicato il premio come miglior attore in una miniserie/film per la Tv.
Per lui è il secondo riconoscimento in questa kermesse, dopo il trionfo di Birdman qualche anno or sono.

Casa Disney può consolarsi con il premio per il miglior cartone animato: Encanto ha vinto il derby con il "ligure" Luca (un vero peccato per il bel cartoon di Enrico Casarosa).

L'Italia esce delusa anche per la mancata vittoria di Paolo Sorrentino con il suo struggente E' stata la mano di Dio.
La nuova opera dell'autore de La Grande Bellezza ha ceduto il premio per il miglior film straniero al giapponese Drive My Car.

I Golden Globe, quest'anno, hanno provato a presentarsi con una ventata di freschezza: Ariana DeBose (classe 1991), Kodi Smit-McPhee (classe 1996) e soprattutto Rachel Zegler (millennial classe 2001!) hanno vinto rispettivamente come migliore attrice non protagonista, miglior attore non protagonista e migliore attrice di commedie/musical, imponendosi su colleghi molto più noti e affermati (alcuni nomi: Kirsten Dunst; Ben Affleck, Jamie Dornan; Emma Stone, Jennifer Lawrence, Marion Cotillard).

Ecco: far dimenticare gli scandali, puntare sui giovani (senza tralasciare i divi di grande richiamo), proporre delle novità.
Se i Golden Globe vogliono sopravvivere, è meglio che cambino un po' di cose.

Vedremo se basterà.



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lunedì 10 gennaio 2022

GOLDEN GLOBE 2022. I VINCITORI

Dall'alto: Kodi Smit-McPhee e Benedict Cumberbatch in The Power of the Dog-Il Potere del Cane; Spielberg tra Ariana DeBose (a sinistra) e Rachel Zegler (a destra); Will Smith in King Richard; Nicole Kidman in Being the Ricardos




Jane Campion e Steven Spielberg.
Sono stati questi due veterani del cinema - soprattutto la prima - a vincere la 79a edizione dei prestigiosi Golden Globe.

Entrambi i lungometraggi da loro diretti - Il Potere del Cane e West Side Story, rispettivamente - hanno conquistato 3 premi, ma quelli più "pesanti" sono andati all'opera diretta dalla regista neozelandese.

Tra gli altri vincitori, segnaliamo il già Spider-Man Andrew Garfield (miglior attore in film commedia/musicale) e il già Batman Micheal Keaton (miglior attore in miniserie/film televisivo), ma c'è stata gloria anche per Hans Zimmer e le musiche di Dune che portano la sua firma.

Di seguito trovate l'elenco dei vincitori.
Per i commenti, come di consueto, seguirà un altro post!



MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Il Potere del Cane, regia di Jane Campion

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
West Side Story, regia di Steven Spielberg

MIGLIOR REGISTA
Jane Campion – Il Potere del Cane

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Nicole Kidman – A Proposito dei Ricardo

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Will Smith – Una Famiglia Vincente (King Richard)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Rachel Zegler – West Side Story

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Andrew Garfield – Tick, Tick... Boom!

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Ariana DeBose – West Side Story

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Kodi Smit-McPhee – Il Potere del Cane

MIGLIOR FILM STRANIERO
Drive My Car, regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Encanto, regia di Jared Bush e Byron Howard

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Kenneth Branagh – Belfast

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Hans Zimmer – Dune

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
To Time to Die (Billie Eilish, Finneas O'Connell) – No Time to Die

MIGLIOR ATTORE IN MINISERIE/FILM TELEVISIVO
Michael Keaton Dopesick



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mercoledì 10 novembre 2021

I CORTI: SHERLOCK JR.-LA PALLA N° 13, LA FACCIA IMPASSIBILE DELLA COMICITA' MUTA

(Clicca sulla locandina per vedere il cortometraggio). 



USA, 1924
44'
Regia: Buster Keaton
Interpreti: Buster Keaton, Kathryn McGuire, Joe Keaton, Ward Crane


Un giovane proiezionista squattrinato (Keaton) e un bellimbusto altrettanto squattrinato (Crane) si contendono la stessa ragazza (McGuire).

Il secondo ruba un orologio da tasca al padre di lei e fa incolpare il rivale, che viene ingiustamente allontanato.

Sconsolato, egli prova a mettere in pratica i suggerimenti di un manuale per aspiranti detective per cercare di scagionarsi e nello stesso tempo per trovare il vero colpevole; non riuscendoci, ritorna al lavoro.

Ma essendo molto stanco si addormenta e sogna di essere il grande investigatore Sherlock Jr., alle prese con un furto di perle.

Riuscirà il nostro eroe a risolvere il caso nel sogno e nella realtà?



Ritmo forsennato, trovate geniali, un montaggio frenetico e sorprendente per i tempi, inseguimenti a tutta velocità - ci vollero circa 50 anni per ritrovarne di altrettanto incalzanti (si veda, per esempio, Il Braccio Violento della Legge) -, acrobazie spericolate (senza controfigura!).

Una faccia impassibile, stralunata, malinconica.

E tante tante risate.

Buster Keaton (1895 - 1966) è stato uno dei comici più influenti e innovativi della storia del cinema.

Anche se definirlo comico è senz'altro molto riduttivo: come regista (di sé stesso, a volte da solo, altre in compagnia) era dotato di una eccellente padronanza dei mezzi, che lo portarono a dirigere prima cortometraggi e poi lungometraggi più impegnativi.

Nelle sue pellicole passava con disinvoltura dal sogno alla realtà, dalla normalità all'imprevisto, inventando gag e situazioni divertenti e ingegnose.

Il suo stile, alla regia e nella recitazione, era riconoscibilissimo e fece di lui una delle personalità più in vista del cinema muto.

Abbiamo scelto di recensire Sherlock Jr. (il titolo italiano è un curioso e limitativo La Palla n° 13, in riferimento ad una scena del film) perché tra le sue opere è una delle più esemplificative e inventive, ricca di colpi di scena, capovolgimenti di fronte, acrobazie, ed è una delle più spassose.

Basti vedere la scatenata scena dell'inseguimento o quella del pedinamento o quella dello sdoppiamento del protagonista (addormentato e dentro il sogno) o quella nella quale entra dentro il film proiettato al cinema o quella finale del riappacificamento in sala di proiezione per farsi un'idea dell'enorme talento di Keaton.

L'avvento del sonoro alla fine degli anni Venti del secolo scorso, problemi coniugali e di alcoolismo lo misero in crisi e solo intorno agli anni Cinquanta fu riscoperto e rivalutato - sebbene limitatamente al periodo del muto.

Cosa rimane oggi della comicità di Buster Keaton?

Più di quanto possa sembrare.

Su YouTube si trovano molti suoi cortometraggi muti - il fascino del bianco e nero non svanirà mai, speriamo -, certo, ma la sua influenza ci porta a personalità del cinema contemporaneo che si rifanno espressamente a lui.

Vi si ispira sicuramente Bill Murray, con la sua maschera sardonica (si veda Ghostbuster e soprattutto Lost In Translation); ma anche Michael Keaton, che per il suo pseudonimo (si chiama in realtà Michael Douglas, ma per non essere confuso col più celebre omonimo, il cui padre Kirk Douglas a sua volta all'anagrafe era Danielovitch, decise di cambiare nome) scelse quello di uno dei suoi modelli comici.

Anche il popolare regista Wes Anderson deve molto al maestro del cinema muto, come da lui stesso ammesso in più occasioni e come si può notare in film quali Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel.

A distanza di circa 100 anni Buster Keaton riesce ancora a farci ridere e sorridere: sì, è stato davvero un genio.



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martedì 4 maggio 2021

IL PROCESSO AI CHICAGO 7, I MAGNIFICI SETTE (DEI DIRITTI CIVILI)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2020
130'
Regia: Aaron Sorkin
Con: Sacha Baron Cohen, Eddie Redmayne, Mark Rylance, Joseph Gordon-Levitt, Frank Langella, Yahya Abdul-Mateen II, John Carroll Lynch, Michael Keaton.


Chicago, estate 1968.
Un gruppo di attivisti dei diritti civili, tra cui Abbie Hoffman (Baron Cohen) e Tom Hayden (Redmayne), parteciparono ad una manifestazione contro la guerra nel Vietnam che sfociò in uno scontro tra i manifestanti e la Guardia Nazionale.

Cinque mesi dopo, 7 (+1) di loro vennero arrestati con le accuse di cospirazione e incitamento alla sommossa.
Il processo che ne seguì ottenne un'ampia eco mediatica ed ebbe un forte impatto sull'opinione pubblica.



Chi è Aaron Sorkin?
Per molti è uno sceneggiatore di lungo corso che vinse l'Oscar un decennio or sono grazie a The Social Network di David Fincher (sì, proprio l'autore di Se7en e Mank).

Non tutti sanno però che questo ex drammaturgo di mezza età è pure un valido regista.
Dopo l'esordio dietro la cinepresa nel 2017 con Molly's Game (protagonista l'affascinante Jessica Chastain), il nostro ha firmato la propria opera seconda, che in tanti avevano dato tra le favorite nella corsa a Golden Globe e Oscar.

Sappiamo com'è finita: dopo il Globo per la miglior sceneggiatura, tutte e 6 le nomination per gli Academy Awards sono andate a vuoto.
Peccato: nonostante qualche difetto, Il Processo ai Chicago 7 è una pellicola che merita almeno una visione.

La forza principale di questo legal drama risiede nella sua attualità: racconta un episodio degli anni 60, ma chiaramente parla dell'America di oggi.
Difficile non vedere un parallelo - benché ideologicamente agli antipodi - tra i Chiacago 7 di allora e i Proud Boys di oggi.

Chiariamo: non c'è alcuna volontà di concedere pari dignità ai due movimenti o di giustificare le azioni dei facinorosi che, aizzati da Donald Trump, a inizio anno hanno assaltato Capitol Hill tentando - e fallendo - un colpo di stato.

Anzi, Sorkin non nasconde la propria fede democratica e strizza l'occhio anche a Black Lives Matter.
In definitiva, la sua tesi è: gli Stati Uniti hanno sempre avuto una storia violenta, anche recente, di insurrezioni civili e sociali, però c'è protesta e protesta.

A fare la differenza non è da quale parte della barricata si combatte (quella del popolo o quella delle istituzioni), ma per quale causa, per quale ideale.



Il regista esponde questo pensiero per mezzo di numerose libertà storiche e licenze artistiche che gli hanno attirato diverse critiche (e probabilmente precluso la conquista di una statuetta).
Si tratta tuttavia di un film, non di un documentario.

Come ha detto lo stesso Sorkin in un'intervista: "I personaggi non sono impersonificati, sono interpretati".
E se a farlo è un cast di grande caratura, allora c'è di che accontantarsi.

Si noti che molti dei protagonisti, pur recitando il ruolo di Americani, sono in effetti di nazionalità britannica!
Mark Rylance (già premio Oscar per Il Ponte delle Spie e visto successivamente nel sottovalutatissimo Ready Player One), Eddie Redmayne (anch'egli oscarizzato grazie a La Teoria del Tutto e poi protagonista della serie Animali Fantastici) e Sacha Baron Cohen (che proprio con Redmayne aveva condiviso il set di Les Misérables) sono straordinariamente credibili ed efficiaci.

Proprio quest'ultimo svetta su tutti: in uno dei suoi rari ruoli seri, il comico inglese ha dovuto recitare con un accento yankee per interpretare Abbie Hoffman, un nativo del Massachusetts trapiantato in California.
C'è riuscito così bene da essere stato candidato agli Academy Awards come miglior attore non protagonista.

Come purtroppo sappiamo, la sua nomination - così come quella per la miglior sceneggiatura non originale, ottenuta grazie a Borat 2
- è rimasta tale.
Senza nulla togliere a Daniel Kaluuya (il protagonista di Scappa-Get Out è stato premiato al suo posto per Judas and the Black Messiah, un altro biopic ambientato più o meno nello stesso periodo storico), Sacha non avrebbe affatto demeritato.

Nei ruoli di contorno, tra il giovane Joseph Gordon-Levitt (lo ricordate in Inception e Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno?) e l'anziano Frank Langella (grande attore di formazione teatrale, specializzato in ruoli di cattivo), emerge - tanto per cambiare! - Michael Keaton.

Come sappiamo, l'ex Batman (a proposito: è di questi giorni la clamorosa conferma che rivestirà i panni dell'Uomo Pipistrello nel film "solista" di Flash della Justice League!) sta vivendo negli ultimi anni una seconda giovinezza artistica, iniziata col plurioscarizzato Birdman.
Qui fa poco più di una comparsa, ma la sua performance ricorda da vicino quella - ottima - di un altro recente lungometraggio di impegno civile, Il Caso Spotlight.

Con uno script forse più consono al palcoscenico che al grande/piccolo schermo, Il Processo ai Chicago 7 resta una pellicola da vedere, su cui riflettere e di cui discutere.
Anche senza il blasone portato dagli Oscar.


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domenica 2 giugno 2019

I CLASSICI: CARS, MAMMA HO PERSO LA CORSA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2006
116'
Regia: John Lasseter, Joe Ranft
Voci originali: Owen Wilson, Paul Newman, Michael Keaton, Bonnie Hunt, Larry the Cable Guy, Cheech Marin, George Carlin, Jeremy Piven, Richard Petty, Michael Schumacher, Mario Andretti, Tom Hanks, Tim Allen, Billy Crystal, John Goodman.


Nel corso dell'ambita Piston Cup, tre auto da corsa si contendono la vittoria: il veterano The King (Petty), lo scorretto Chick Hicks (Keaton) e l'esordiente Saetta McQueen (Wilson).
A sorpresa, i tre arrivano al traguardo in contemporanea: urge uno spareggio in California.

Durante il tragitto, Saetta - di buon cuore e talentuoso, ma anche impulsivo e sbruffone - si perde e finisce a Radiator Springs, cittadina di provincia sperduta nel deserto.
Qui si rende colpevole di varie infrazioni stradali e viene condannato dal giudice Doc Hudson (Newman) a lavori socialmente utili.

Mentre è costretto a riasfaltare la strada che aveva rovinato, il giovane impara a conoscere e apprezzare gli abitanti del paese, in particolare la dolce Sally e il simpatico Cricchetto.

Prima che scocchi l'ora della nuova Piston Cup, il nostro scopre un segreto che cambierà per sempre il suo carattere e il suo modo di gareggiare...






Con alcuni film il tempo è galantuomo.
All'epoca dell'uscita nelle sale, Cars (sottotitolo italiano: Motori Ruggenti) non fu un successo travolgente.

Il premio Oscar soffiatogli dal concorrente Happy Feet, gli incassi buoni ma non strepitosi, i giudizi positivi ma non entusiastici da parte della critica...

Eppure, col passare degli anni, il suo impatto nella cultura popolare è stato ben superiore a quello di altre pellicole Pixar più incensate, come Up e Inside Out.

Uscito nello stesso anno dell'indipendente Cappuccetto Rosso e gli Insoliti Sospetti e del secondo capitolo della fortunata serie L'Era Glaciale, il film gode di diversi punti di forza.

Anzitutto l'ambientazione, evocativa anche per chi non è appassionato di motori: un tributo commosso alla leggendaria Route 66 e soprattutto al mito che si porta dietro.

E poi la trama: semplice e lineare, da tradizione Disney (con più di una somiglianza - non sappiamo quanto casuale - con Doc Hollywood, commedia romantica del 1991 con Michael J. Fox).






Costantemente accompagnate da una robusta colonna sonora country-rock, le scene di corsa sono davvero notevoli, ma gli episodi più calmi e introspettivi non sono da buttare (la gita sui monti di Saetta e Sally, ad esempio, col ricordo malinconico della valle prima dell'avvento dell'autostrada).

La nostra sequenza preferita?
Probabilmente quella della "zingarata" notturna di Cricchetto e Saetta nel campo dei trattori-bovini con il tagliaerba-toro che, infuriato, li mette in fuga.

Nella versione originale, troviamo inoltre un cast vocale da paura.
Molti piloti e commentatori di NASCAR e Formula 1 danno la voce a personaggi che sono in pratica i loro corrispettivi "automobilistici": quelli più riconoscibili da questa parte dell'Atlantico sono ovviamente Schumacher (sua la voce anche nel doppiaggio italiano) e Andretti, ma segnaliamo pure Richard Petty, supercampione di corse celeberrimo in patria.

Paul Newman, qui alla sua ultima interpretazione, è stato un vero appassionato di motori e pilota a tempo perso fino in tarda età.
Si affezionò così tanto al personaggio di Doc da definirlo uno dei ruoli preferiti nella sua lunga carriera.

Più in secondo piano ritroviamo Cheech Marin - metà del duo comico Cheech & Chong (ricordate Up in Smoke?) - nella parte di Ramon, lo stand-up comedian George Carlin nel ruolo del furgone Fillmore e Michael Keaton alle prese con un altro memorabile cattivo.

Chick Hicks compare praticamente solo all'inizio e alla fine del film, ma non è meno incisivo di altri antagonisti impersonati dall'ex Batman.

Cars è un cartone che va riscoperto, un divertimento per tutta la famiglia.
Ha dato vita a due seguiti, a una serie di cortometraggi con protagonista Cricchetto (il personaggio più divertente e iconico della serie) e a due spin-off incentrati sugli aerei (Planes e Planes 2).

Chissà, prima o poi potremmo recensirne qualcuno in futuro...




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mercoledì 30 gennaio 2019

BOMBCAST: EP. 013 - DUMBO (TRAILER)

(Clicca sulla locandina per ascoltare/scaricare il file). 


Da qualche anno la Disney sta ripescando tra i propri classici d'animazione per riproporli in versione live action (ossia con attrici e attori in carne ed ossa).

Tentativo di trovare nuove formule espressive o segnale di una drammatica carenza di idee?

In questo episodio del nostro podcast ne discutiamo insieme a un'ospite particolare (notare l'apostrofo!), mentre guardiamo e commentiamo il trailer dell'imminente Dumbo.

Aggiungiamo solo che si tratta della 4a collaborazione - dopo Beetlejuice, Batman e Batman-Il Ritorno - tra l'immaginifico regista Tim Burton e il grande attore Michael Keaton.

Per saperne di più, scaricate e/o ascoltate il file cliccando sulla locandina in alto!



Il trailer di Dumbo.





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domenica 29 aprile 2018

I CLASSICI: SPIDER-MAN HOMECOMING, BENTORNATO RAGNETTO!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
133'
Regia: Jon Watts
Interpreti: Tom Holland, Michael Keaton, Robert Downey Jr., Marisa Tomei, Zendaya, Donald Glover, Jon Favreau, Tyne Daly, Laura Harrier, Jacob Batalon, Gwyneth Paltrow, Chris Evans, Stan Lee, Jennifer Connelly (voce nella versione originale).


Trama: Spider-Man (Holland) è reduce dalla famosa battaglia dell'aeroporto in cui, come membro del Team Iron Man, ha combattuto contro Capitan America (Evans) e la fazione di Avengers a lui fedeli (ricordate Civil War?).
Nella vita di tutti i giorni si chiama Peter Parker, è un adolescente del Queens (NYC), vive con la zia May (Tomei) e frequenta il liceo.

Un giorno si imbatte per caso nelle malefatte del rancoroso Vulture (Keaton), ex capo di una squadra edile rimasta disoccupata per colpa - indiretta, a dire il vero - di Tony Stark.
Peter ha così l'occasione di dimostrare ad Iron Man (Downey Jr.) e agli altri Avengers di avere la stoffa di un vero eroe...






La domanda è legittima: c'era bisogno dell'ennesimo reboot di Spider-Man?
Questa è la 3a versione cinematografica del personaggio in soli 15 anni, dopo la trilogia di Sam Raimi con Tobey Maguire e il dittico con Andrew Garfield firmato Marc Webb.

La risposta, inaspettatamente, è: sì.
Rispetto ai suoi illustri predecessori, il nuovo Uomo Ragno porta con sé alcuni significativi elementi di novità, come anche il titolo di questa pellicola suggerisce.

"Homecoming" ha infatti un doppio significato: indica la tradizione annuale, da parte degli istituti scolastici, di dare il benvenuto/bentornato agli studenti all'inizio dell'anno, ma allude pure al "ritorno" ufficiale del personaggio in casa Marvel (gli altri film erano prodotti dalla Sony).

La breve apparizione del nuovo Spidey nel celebrato Captain America: Civil War - che segnava appunto il suo ingresso nel cosiddetto MCU (Marvel Cinematic Universe) - aveva già raccolto consensi unanimi, ma con questo capitolo "solista" è arrivata la vera consacrazione.

Secondo molti si tratta del migliore degli adattamenti dedicati al Ragnetto, superiore persino all'originale di Sam Raimi del 2002.
Il cineasta fumettaro Kevin Smith si è spinto a definirlo "il Titanic dei film di supereroi".






Esagerazioni?
No: SMH è davvero il film più divertente e cool della serie, merito di una sceneggiatura brillante e di una regia scattante che attingono - per stile e toni - al cinema di John Hugues, negli anni 80 regista di commedie adolescenziali (Sixteen Candles, The Breakfast Club) e sceneggiatore, tra le altre cose, della serie Vacation.

Altri punti di forza della pellicola sono il cast da capogiro e la scelta - azzeccatissima - del cattivo.

Quello di Michael Keaton è un (graditissimo) ritorno al mondo dei supereroi dopo essere stato il più iconico Batman del grande schermo, per quanto il suo Vulture ricordi più che altro Birdman, protagonista dell'omonimo film che gli valse il Golden Globe e che trionfò agli Oscar nel 2015.

Il suo è un cattivo da antologia, come non se ne vedeva da anni; ancor più nel cinema supereroistico, incentrato solitamente sui "buoni".
Un malvagio (?) che ha le proprie ragioni e pertanto risulta simpatetico, se non proprio simpatico.
Keaton gli dà spessore con un'interpretazione da Oscar, ricca di sfumature e umanità.

Dall'altra parte, il giovane Holland non gli è da meno: è il primo Peter Parker con un autentico accento del Queens e il primo attore ad avere l'età del personaggio.
Inoltre è divertente e credibile nella propria goffaggine: un'ottima scelta.






Tra i comprimari fanno macchia: l'italo-americana Marisa Tomei, prima zia May sexy della storia (ha senso: perché finora il personaggio era stato sempre rappresentato come una vecchia babbiona?); il comico afro Donald Glover, dal passato televisivo (Community); il leggendario 95enne Stan Lee nel ruolo di un vecchietto che sgrida Spider-Man per il suo eccesso di zelo.

Da segnalare anche la partecipazione - per fortuna non invasiva - dei due principali Avengers.
Captain America si limita a un paio di veloci comparsate, mentre Iron Man salta fuori qua e là come riluttante mentore di Peter.

Piccola curiosità: la voce della tuta ipertecnologica di Spidey, K.A.R.E.N., è un altro rimando al suddetto supergruppo.
Perché? Ma perché appartiene all'affascinante attrice premio Oscar Jennifer Connelly (A Beautiful Mind), nella vita moglie di Paul Bettany, alias J.A.R.V.I.S., il computer senziente di Iron Man.
Difficile che si tratti di una coincidenza...

Nell'attesissimo Avengers: Infinity War che sta impazzando in questi giorni nelle sale rivedremo il nostro Arrampicamuri in compagnia dei suoi amici (compresi Thor e Hulk, reduci dalla "vacanza" di Thor: Ragnarok).
In più saranno della partita Guardiani della Galassia, Doctor Strange e altri...

Il MCU si sta facendo sempre più affollato, ma per un giovane volenteroso vestito da ragno c'è ancora parecchio spazio...
Specie adesso che è in campo quello definitivo.




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