CINEMA A BOMBA!

sabato 5 marzo 2022

OSCAR 2022. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM INTERNAZIONALE, SCENEGGIATURE

Dall'alto: le locandine di Luca di Enrico Casarosa, E' stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, Dune di Denis Villeneuve. 




L'Italia, in questa edizione degli Oscar, è ben rappresentata.

Abbiamo già visto che il toscano Massimo Cantini Parrini è in competizione per i migliori costumi.

Ma fortunatamente non è l'unico: per il miglior film internazionale è candidato il campano Paolo Sorrentino, mentre tra i film d'animazione spunta il nome del ligure Enrico Casarosa.

Entrambi sono alla seconda nomination: il primo se l'era guadagnata nel 2014 per La Grande Bellezza, poi vincitrice della stautetta; ci riprova ora con E' stata la mano di Dio, dopo il successo nella Mostra di Venezia 2021.

Il secondo ci è arrivato con il delizioso Luca, dopo essere stato nominato nel 2012 per il cortometraggio animato La Luna, che non aveva vinto (ci era però piaciuto molto).

La concorrenza per i due cineasti nostrani è temibile.

Tra i film internazionali il favorito è il giapponese Drive My Car, ma occhio anche a Flee, incredibilmente candidato anche come miglior documentario e miglior film d'animazione.

In quest'ultima categoria il disneyano Encanto, più di tutti, gode i favori del pronostico.

Un po' di Italia c'è anche tra le sceneggiature, in particolare tra quelle non originali: Maggie Gyllenhaal è in lizza per The Lost Daughter, suo esordio alla regia, tratto da un romanzo di Elena Ferrante.

Ha buone chance: non c'è nella categoria un chiaro favorito (si prevede che i film di Campion, Villeneuve e Hamaguchi potrebbero già vincere in altri ambiti e ciò lascerebbe spazio ad una pellicola che negli USA è stata più apprezzata che a Venezia, dove pure aveva vinto il premio proprio per il migliore script).

Tra le sceneggiature originali troviamo un peso massimo: Paul Thomas Anderson.

Con quelle di questa edizione è a quota 11 nomination - incredibile ma vero: uno degli autori più acclamati e originali di Hollywood non ha mai vinto l'ambita statuetta. Che sia finalmente la volta buona?

Adam McKay e Kenneth Branagh, tuttavia, sono avversari agguerriti, che potrebbero prevalere se i rispettivi film dovessero deludere nelle altre categorie.

Qui di seguito vi abbiamo indicato i film che si sfideranno: si profilano sfide appassionanti e imprevedibili.

I colpi di scena potrebbero esserci. Eccome.



Miglior film d'animazione

Encanto, regia di Byron Howard e Jared Bush

Flee (Flugt), regia di Jonas Poher Rasmussen

Luca, regia di Enrico Casarosa

I Mitchell contro le macchine (The Mitchells vs the Machines), regia di Mike Rianda e Jeff Rowe

Raya e l'ultimo drago (Raya and the Last Dragon), regia di Don Hall e Carlos López Estrada


Miglior film internazionale

Drive My Car (Doraibu mai kā), regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone)

Flee (Flugt), regia di Jonas Poher Rasmussen (Danimarca)

È stata la mano di Dio, regia di Paolo Sorrentino (Italia)

Lunana: a Yak in the Classroom, regia di Pawo Choyning Dorji (Bhutan)

La persona peggiore del mondo (Verdens verste menneske), regia di Joachim Trier (Norvegia)


Migliore sceneggiatura originale

Kenneth Branagh - Belfast

Adam McKay, soggetto di Adam McKay e David Sirota - Don't Look Up

Zach Baylin - Una famiglia vincente - King Richard (King Richard)

Paul Thomas Anderson - Licorice Pizza

Eskil Vogt e Joachim Trier - La persona peggiore del mondo (Verdens verste menneske)


Migliore sceneggiatura non originale

Sian Heder - I segni del cuore (CODA)

Ryusuke Hamaguchi e Takamasa Oe - Drive My Car (Doraibu mai kā)

Jon Spaihts e Denis Villeneuve e Eric Roth - Dune (Dune: Part One)

Maggie Gyllenhaal - La figlia oscura (The Lost Daughter)

Jane Campion - Il potere del cane (The Power of the Dog)


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giovedì 15 luglio 2021

LUCA, PORTOROSSO NON AVRAI IL MIO SCAMPO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2021
95'
Regia: Enrico Casarosa
Voci originali: Jacob Tremblay, Jack Dylan Grazer, Maya Rudolph, Giacomo Gianniotti, Sacha Baron Cohen.


Italia, anni 50.
Luca (Tremblay), un anfibio teenager che vive nel Mar Ligure, disobbidisce ai propri genitori ed esce dall'acqua insieme al coetaneo Alberto (Grazer).

Scopre così che i mostri marini come loro si trasformano, una volta asciutti, in esseri umani.

Passano quindi le proprie giornate nel villaggio di Portorosso, dove conoscono il bullo Ercole e la simpatica Giulia.

Tutti e 4 decidono di partecipare alla Portorosso Cup, una specie di triathlon durante il quale bisogna nuotare, mangiare un piatto di pasta e compiere una corsa in bicicletta.

Nei giorni successivi - complice la rivalità con l'odioso Ercole - l'amicizia tra Luca, Alberto e Giulia verrà messa a dura prova...



Per chi non lo conoscesse, Enrico Casarosa è un genovese emigrato in California per realizzare il proprio sogno: lavorare per i big dell'animazione.

Dopo una lunga gavetta da storyboard artist in pellicole come Cars (Disney-Pixar) e L'Era Glaciale (Dreamworks), il nostro conterraneo si fece notare qualche anno fa con il delizioso cortometraggio La Luna, candidato all'Oscar nel 2012.

Come sappiamo, la statuetta venne poi assegnata a The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore, ma la nomination gli diede abbastanza visibilità da permettergli un avanzamento di carriera.
Luca è il suo primo lungometraggio da regista.

L'ambientazione è ovviamente ispirata alle coste della Liguria - in particolare alla Riviera di Ponente (provincia di Savona) e alle Cinque Terre - e quella che vi viene rappresentata è un'Italia idealizzata: il Belpaese del Neorealismo post-bellico e del primo Fellini, che tanto piace agli Americani.



Graficamente, si notino un paio di tocchi di (auto)citazionismo, col paesino marittimo di Portorosso che ricorda un po' quello di Porto Corsa visto in Cars 2 e il papà di Giulia che assomiglia molto a quello de La Luna, benché l'influenza del maestro nipponico Hayao Miyazaki e del suo Studio Ghibli sia la più lampante (Portorosso è anche un riferimento/omaggio a Porco Rosso).

Uditivamente, consigliamo convinti la visione in lingua originale: col doppiaggio - non eccelso, oltretutto - si perde almeno metà del divertimento.
E si perde inoltre la possibilità di ascoltare Sacha Baron Cohen - il comico inglese di Borat, visto anche in Les Misérables e Il Processo ai Chicago 7 - in un suo raro excursus nel cinema per famiglie.

Luca è un film d'animazione piacevolmente fresco ed estivo: non un'opera memorabile (come Toy Story, Cars ed Inside Out, ad esempio), ma neppure "l'ennesima prova dell'involuzione artistica della Pixar", come l'ha definito una parte della critica oltreoceanica (in patria l'accoglienza è stata nel complesso tiepida).

Consigliato ovviamente a tutti i Liguri e in generale agli appassionati di spiagge e mare.
Che siano già in vacanza oppure no.



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martedì 29 giugno 2021

I CLASSICI: SOUL, ALL' ANIMA DEL JAZZ!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2020
100'
Regia: Pete Docter
Voci originali: Jamie Foxx, Tina Fey, Graham Norton, Donnell Rawlings, Angela Bassett.


Joe (Foxx) sogna una carriera da pianista jazz, ma al momento campa facendo l'insegnante di musica in una scuola pubblica.
Proprio quando sembra essere arrivata la sua occasione, ha un incidente e finisce in coma.

La sua anima si ritrova quindi in una sorta di limbo: per poter tornare nel proprio corpo si allea con 22 (Fey), un'altra anima che, al contrario, non ha mai voluto andare sulla Terra.

Ma il loro piano non va esattamente come previsto...
Riusciranno i due a trovare la propria "scintilla" e realizzare i rispettivi desideri?



Soul è stata una delle opere-simbolo del 2020, l'annus horribilis del cinema.
Questo anche grazie al traino dei 2 Oscar vinti appena un paio di mesi fa: miglior film d'animazione e miglior colonna sonora originale (le musiche sono state composte dal jazzista Jon Batiste e dai... Nine Inch Nails!).

Due premi meritatissimi, che hanno confermato il verdetto dei precedenti Golden Globe e che rappresentano il vero punto di forza della pellicola diretta dall'esperto Pete Docter.

Se stilisticamente e tematicamente siamo dalle parti di Inside Out (non a caso il regista è il medesimo) - animazione "adulta" che affronta temi importanti, non molto adatta ai bambini - musicalmente potrebbe essere l'anti Whiplash.

Là il jazz era sinonimo di ossessione e follia, qui invece impersonifica il talento e la creatività.
La musica come gioia di vivere, non come (auto)condanna.



Pur con un finale che lascia soddisfatti a metà (la soluzione delle tribolazioni del protagonista non è esposta con grande chiarezza), Soul è un lungometraggio che si lascia guardare volentieri.

Merito anche di un bel cast vocale.
Nella versione originale la "sfida" principale è tra i due protagonisti: da un lato un sobrio Jamie Foxx (già Django Unchained e futuro nuovo Spawn), dall'altro la mattatrice Tina Fey (la ricordate in L'Uomo dell'Anno?), che ha riscritto - non accreditata - buona parte dei dialoghi del proprio personaggio.

Nei ruoli di contorno spuntano altre due vecchie conoscenze del nostro blog: Donnell Rawlings (co-protagonista di Hollyweed) e Angela Bassett (la regina madre di Black Panther).

In attesa di recensire Luca, il nuovo cartone Disney-Pixar diretto dall'autore di La Luna e ambientato in Liguria, vale la pena vedere o rivedere questo pellicola, che ci ricorda come un semplice film d'animazione sia in grado di toccare - per mezzo di immagini e suoni - il cuore degli spettatori.

E, a volte, anche la loro... anima.



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venerdì 9 aprile 2021

OSCAR 2021. NOMINATION: DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

Dall'alto: una scena del documentario My Octopus Teacher; la locandina del documentario rumeno Collective; un fotogramma del cortometraggio animato Opera di Erick Oh; una scena del corto Pixar Burrow.


Lo ammettiamo: è sempre un piacere preparare il post sui candidati agli Oscar per i documentari e i cortometraggi.

Innanzitutto perché si trovano delle vere e proprie perle, sconosciute al grande pubblico ma il più delle volte molto interessanti per i temi trattati o per il loro carattere sperimentale.

E poi anche perché spesso, in queste categorie, viene rappresentato lo Zeitgeist, lo spirito del tempo che stiamo vivendo, in modo più vivo e vivido rispetto ai prodotti di finzione.

Non vi anticipiamo nulla riguardo al contenuto di queste opere, ma vi invitiamo a scoprirle insieme a noi.

Vedrete, rimarrete sorpresi.

[Se proprio volete un suggerimento, vi consigliamo almeno di dare un'occhiata ai documentari El Agente Topo, Collective, My Octopus Teacher, ai cortometraggii Two Distant Strangers e The Letter Room (con il divo di Star Wars Oscar Isaac), ai cortometraggi animati Opera e il pixariano Burrow.]

Poi non veniteci a dire che queste sono categorie minori...



Miglior documentario

El agente topo, regia di Maite Alberdi

Collective (Colectiv), regia di Alexander Nanau

Crip Camp: disabilità rivoluzionarie (Crip Camp), regia di Nicole Newnham e Jim LeBrecht

Il mio amico in fondo al mare (My Octopus Teacher), regia di Pippa Ehrlich e James Reed

Time, regia di Garrett Bradley


Miglior cortometraggio documentario

Colette, regia di Anthony Giacchino

A Concerto Is a Conversation, regia di Kris Bowers e Ben Proudfoot

Do Not Split, regia di Anders Hammer

Hunger Ward, regia di Skye Fitzgerald

A Love Song for Latasha, regia di Sophia Nahli Allison


Miglior cortometraggio

Feeling Through, regia di Doug Roland

The Letter Room, regia di Elvira Lind, con Oscar Isaac

The Present, regia di Farah Nabulsi

Two Distant Strangers, regia di Travon Free e Martin Desmond Roe

White Eye, regia di Tomer Shushan


Miglior cortometraggio d'animazione

Genius loci, regia di Adrien Mérigeau

Yes-People (Já-Fólkið), regia di Gísli Darri Halldórsson

Opera, regia di Erick Oh

Se succede qualcosa, vi voglio bene (If Anything Happens I Love You), regia di Michael Govier e Will McCormack

La tana (Burrow), regia di Madeline Sharafian



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giovedì 13 agosto 2020

I CLASSICI: PLANES 2, DALLE AUTO AGLI AEREI (AI TRENI?)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2014
84'
Regia: Bobs Gannaway
Voci originali: Dane Cook, Ed Harris, Julie Bowen, Teri Hatcher, Wes Studi, Stacy Keach, Hal Holbrook, Dale Dye, Erik Estrada.


A Propwash Junction, l'ex aereo agricolo Dusty (Cook) è ormai un affermato campione di gare di velocità.
Ma un guasto improvviso alla trasmissione gli fa involontariamente causare l'incendio dell'aeroporto e mette a serio rischio la sua carriera.

Per rimediare al danno e nel frattempo schiarirsi le idee, il nostro viaggia fino al parco naturale di Piston Peak per prendere il patentino di aereo-pompiere.

Qui conosce il burbero Blade (Harris) e la sua squadra di mezzi antincendio, insieme ai quali troverà il modo di dimostrare il proprio coraggio...






La serie Planes nasce come spin-off della serie Cars.

Anticipato dal cortometraggio-crossover Cricchetto Pilota con Brevetto, che vedeva il simpatico carroattrezzi diventare un aereo acrobatico e introduceva l'istruttore di volo Skipper (Keach) e il suo aiutante Sparky, Planes ha avuto un successo sufficiente a giustificare un seguito.

Fire & Rescue - questo il titolo originale - è di gran lunga migliore del precedente.

Se il primo film indugiava troppo in stereotipi consolidati, al punto di sembrare quasi un remake del primo Cars, questo secondo capitolo brilla di luce propria.

I meriti sono da dividere tra l'accattivante colonna sonora country, la curata ambientazione naturalistica tra foreste e cascate (Piston Peak assomiglia allo Yosemite National Park), l'abbondanza di citazioni (c'è una divertente parodia di CHiPs, serie tv degli anni 80) e i nuovi personaggi di contorno (l'elicottero-capo indiano è protagonista della scena probabilmente più esilarante, quella del brindisi).






Determinante anche il cambio di direzione: passare dalle gare di corsa (un po' scontate) ai salvataggi antincendio ha reso Dusty e la sua vicenda molto più interessanti, aggiungendo un tocco avventuroso che prima mancava.

Per gli appassionati più attenti e/o fanatici risultano altresì imperdibili le comparsate del commentatore sportivo Brent Mustanburger e dei trattori-bovini di Cars.

A fronte di un ingiustamente modesto riscontro al botteghino, la Disney-Pixar ha ufficialmente sospeso i piani di un eventuale Planes 3, che secondo le indiscrezioni trapelate avrebbe dovuto spostare il focus sulla corsa allo spazio.

Peccato, sia perché come idea poteva funzionare sia perché Planes 2 è - insieme forse a Il Castello Magico - il più sottovalutato lungometraggio d'animazione degli ultimi anni.

Proposta: vista la presenza, limitata ma incisiva, di un treno a vapore, perché non allargare ulteriormente il franchise ad un altro spin-off?
Da Cars a Planes a... Trains?




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giovedì 23 gennaio 2020

OSCAR 2020. NOMINATION: DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

Dall'alto: una scena di Honeyland; i coniugi Obama, produttori di American Factory; i protagonisti di Hair Love; un'immagine tratta da Kitbull.


Come da tradizione, che lo Speciale di CINEMA A BOMBA! dedicato agli Oscar abbia inizio!

Come ogni anno, l'onore e l'onere di aprire le danze spetta a documentari e cortometraggi, ossia le categorie storicamente più snobbate dall'Academy e dai mass media.
A torto, secondo il nostro modesto parere.

Curiosando tra le candidature, troviamo la prima collaborazione tra Netflix e... gli Obama!
American Factory è infatti prodotto dalla Higher Ground Productions, neonata compagnia fondata proprio dall'ex Presidente degli Stati Uniti insieme alla moglie - ed ex First Lady - Michelle.

A contendergli la statuetta come miglior documentario c'è soprattutto Honeyland, che batte bandiera macedone ed è forte di una doppia nomination, essendo curiosamente in lizza anche come miglior film internazionale.

Una delle figure più interessanti che emergono è senza dubbio quella di Bruce Franks Jr.
Si tratta di un rapper, politico e attivista noto come "St. Louis Superman", che è pure il titolo del corto-documentario di cui è protagonista.

Balza soprattutto all'occhio l'ampia presenza femminile.
Sono numerose le protagoniste in queste categorie: sia al centro delle storie, sia alla regia.

Ci troviamo su un terreno immune dalle polemiche sulle differenze di genere, così come sulla rappresentazione di minoranze e stranieri, diversamente da quanto regolarmente accade per le categorie principali.

In documentari e cortometraggi c'è spazio per tutte e tutti, senza discriminazioni.
Magari fosse così anche per gli altri Oscar.

Volete un ulteriore approfondimento?
Cliccate sui link che trovate qui sotto!






Miglior documentario
Alla mia piccola Sama (For Sama), regia di Waad al-Kateab ed Edward Watts
The Cave, regia di Feras Fayyad
Democrazia al limite (Democracia em vertigem), regia di Petra Costa
Made in USA - Una fabbrica in Ohio (American Factory), regia di Steven Bognar e Julia Reichert
Medena zemja/Honeyland, regia di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov

Miglior cortometraggio documentario
In the Absence, regia di Yi Seung-jun
Learning to Skateboard in a Warzone (If You're a Girl), regia di Carol Dysinger
Life Overtakes Me, regia di Kristine Samuelson e John Haptas
St. Louis Superman, regia di Smriti Mundhra e Sami Khan
Walk Run Cha-Cha, regia di Laura Nix

Miglior cortometraggio
Ikhwène/Brotherhood, regia di Meryam Joobeur
Nefta Football Club, regia di Yves Piat
The Neighbors' Window, regia di Marshall Curry
Saria, regia di Bryan Buckley
Une sœur, regia di Delphine Girard

Miglior cortometraggio d'animazione
Dcera/Daughter, regia di Daria Kashcheeva
Hair Love, regia di Bruce W. Smith, Matthew A. Cherry e Everett Downing Jr.
Kitbull, regia di Rosana Sullivan
Mémorable, regia di Bruno Collet
Sister, regia di Siqi Song




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giovedì 4 luglio 2019

I CORTI: CRICCHETTO PILOTA CON BREVETTO, SKIPPER TI METTE LE ALI

(Clicca sulla locandina per vedere il corto). 

USA, 2011
6'
Regia: Ron Gibbs
Voci originali: Larry the Cable Guy, Stacy Keach, Danny Mann, Lori Alan, Keith Ferguson.


Il carroattrezzi Cricchetto arriva a Propwash Junction, una cittadina abitata da aeroplani, mentre la pattuglia acrobatica Falcon Hawks si sta allenando per un'importante esibizione.

Qui si reca ad una scuola di volo dove un cartello all'ingresso garantisce che Skipper, l'istruttore e proprietario, sia in grado di insegnare a volare a chiunque (quindi pure a lui!).

La prima uscita non va nel migliore dei modi, ma proprio in quel momento un Falcon Hawk si infortuna ad un'ala.
E se a sostituirlo durante l'esibizione fosse proprio Cricchetto?






Air Mater - questo il titolo originale - è uno dei corti di Cars Toon (capito il gioco di parole?), serie ambientata nell'universo di Cars che vede protagonisti l'ex comprimario Cricchetto e le sue improbabili fantasie.

Si tratta di uno dei più importanti, per una ragione semplice: funge da anello di congiunzione tra la trilogia automobilistica e il suo spin-off uscito nel 2013, Planes.

Skipper e Sparky, ossia l'istruttore di volo e il suo aiutante, ricompaiono infatti nel dittico di lungometraggi dedicato ai velivoli antropomorfi, di cui si attende il terzo capitolo (chissà che presto o tardi non se ne recensisca qualcuno...).

Come cortometraggio a sé stante, Cricchetto Pilota con Brevetto è in ogni caso divertente e simpaticissimo, come da tradizione Disney-Pixar.
Ne consigliamo la visione preferibilmente in famiglia.

Come direbbe Cricchetto: Accifischia!




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domenica 2 giugno 2019

I CLASSICI: CARS, MAMMA HO PERSO LA CORSA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2006
116'
Regia: John Lasseter, Joe Ranft
Voci originali: Owen Wilson, Paul Newman, Michael Keaton, Bonnie Hunt, Larry the Cable Guy, Cheech Marin, George Carlin, Jeremy Piven, Richard Petty, Michael Schumacher, Mario Andretti, Tom Hanks, Tim Allen, Billy Crystal, John Goodman.


Nel corso dell'ambita Piston Cup, tre auto da corsa si contendono la vittoria: il veterano The King (Petty), lo scorretto Chick Hicks (Keaton) e l'esordiente Saetta McQueen (Wilson).
A sorpresa, i tre arrivano al traguardo in contemporanea: urge uno spareggio in California.

Durante il tragitto, Saetta - di buon cuore e talentuoso, ma anche impulsivo e sbruffone - si perde e finisce a Radiator Springs, cittadina di provincia sperduta nel deserto.
Qui si rende colpevole di varie infrazioni stradali e viene condannato dal giudice Doc Hudson (Newman) a lavori socialmente utili.

Mentre è costretto a riasfaltare la strada che aveva rovinato, il giovane impara a conoscere e apprezzare gli abitanti del paese, in particolare la dolce Sally e il simpatico Cricchetto.

Prima che scocchi l'ora della nuova Piston Cup, il nostro scopre un segreto che cambierà per sempre il suo carattere e il suo modo di gareggiare...






Con alcuni film il tempo è galantuomo.
All'epoca dell'uscita nelle sale, Cars (sottotitolo italiano: Motori Ruggenti) non fu un successo travolgente.

Il premio Oscar soffiatogli dal concorrente Happy Feet, gli incassi buoni ma non strepitosi, i giudizi positivi ma non entusiastici da parte della critica...

Eppure, col passare degli anni, il suo impatto nella cultura popolare è stato ben superiore a quello di altre pellicole Pixar più incensate, come Up e Inside Out.

Uscito nello stesso anno dell'indipendente Cappuccetto Rosso e gli Insoliti Sospetti e del secondo capitolo della fortunata serie L'Era Glaciale, il film gode di diversi punti di forza.

Anzitutto l'ambientazione, evocativa anche per chi non è appassionato di motori: un tributo commosso alla leggendaria Route 66 e soprattutto al mito che si porta dietro.

E poi la trama: semplice e lineare, da tradizione Disney (con più di una somiglianza - non sappiamo quanto casuale - con Doc Hollywood, commedia romantica del 1991 con Michael J. Fox).






Costantemente accompagnate da una robusta colonna sonora country-rock, le scene di corsa sono davvero notevoli, ma gli episodi più calmi e introspettivi non sono da buttare (la gita sui monti di Saetta e Sally, ad esempio, col ricordo malinconico della valle prima dell'avvento dell'autostrada).

La nostra sequenza preferita?
Probabilmente quella della "zingarata" notturna di Cricchetto e Saetta nel campo dei trattori-bovini con il tagliaerba-toro che, infuriato, li mette in fuga.

Nella versione originale, troviamo inoltre un cast vocale da paura.
Molti piloti e commentatori di NASCAR e Formula 1 danno la voce a personaggi che sono in pratica i loro corrispettivi "automobilistici": quelli più riconoscibili da questa parte dell'Atlantico sono ovviamente Schumacher (sua la voce anche nel doppiaggio italiano) e Andretti, ma segnaliamo pure Richard Petty, supercampione di corse celeberrimo in patria.

Paul Newman, qui alla sua ultima interpretazione, è stato un vero appassionato di motori e pilota a tempo perso fino in tarda età.
Si affezionò così tanto al personaggio di Doc da definirlo uno dei ruoli preferiti nella sua lunga carriera.

Più in secondo piano ritroviamo Cheech Marin - metà del duo comico Cheech & Chong (ricordate Up in Smoke?) - nella parte di Ramon, lo stand-up comedian George Carlin nel ruolo del furgone Fillmore e Michael Keaton alle prese con un altro memorabile cattivo.

Chick Hicks compare praticamente solo all'inizio e alla fine del film, ma non è meno incisivo di altri antagonisti impersonati dall'ex Batman.

Cars è un cartone che va riscoperto, un divertimento per tutta la famiglia.
Ha dato vita a due seguiti, a una serie di cortometraggi con protagonista Cricchetto (il personaggio più divertente e iconico della serie) e a due spin-off incentrati sugli aerei (Planes e Planes 2).

Chissà, prima o poi potremmo recensirne qualcuno in futuro...




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lunedì 11 febbraio 2019

OSCAR 2019. NOMINATION, DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

Dall'alto: una scena da Minding the Gap; lo scalatore Alex Honnold alle prese con El Capitan (Free Solo); l'attore che interpreta il vero protagonista di Black Sheep; il fagottino cinese Bao nell'omonimo corto Pixar.


Il tradizionale Speciale di CINEMA A BOMBA! dedicato agli Oscar ha inizio!

Ad aprire le danze sono, come al solito, le categorie più snobbate dall'Academy: quelle dei documentari e dei cortometraggi, modi di fare cinema che, ormai già lo sapete, noi invece apprezziamo molto e cerchiamo, nel nostro piccolo, di valorizzare.

Quest'anno non c'è un catalizzatore dell'attenzione come il Kobe Bryant dell'anno scorso che, con la vittoria di Dear Basketball tra i corti di animazione, ha aggiunto un altro successo in una vita di per sé già ricca di soddisfazioni e trionfi.

Ci sono, tuttavia, opere molto interessanti.

Tra queste segnaliamo, rimanendo in tema per così dire sportivo, Free Solo, documentario che racconta l'arrampicata senza funi dello scalatore Alex Honnold alla durissima e celeberrima parete dello Yosemite National Park detta El Capitan (vi ricordate di costui? Era uno dei protagonisti di Valley Uprising).

Nella categoria se la dovrà vedere con l'acclamato Minding The Gap (che ha seguito per 12 anni la vita di alcuni giovani - tra i quali il regista stesso - di una cittadina dell'Illinois uniti dall'amore per lo skate nel passaggio dall'adolescenza all'età adulta), Hale County This Morning, This Evening (lirico ritratto della comunità nera di Hale County, Alabama), il duro Of Fathers and Sons (che testimonia la vita quotidiana all'interno di una famiglia di estremisti islamici in Siria), RBG (che narra la vita di Ruth Bader Ginsburg, iconica giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, nonché paladina dei diritti delle donne).

In caso di vittoria, farà discutere (soprattutto in Italia) il cortometraggio documentario di strettissima attualità Lifeboat su un gruppo di volontari della ONG tedesca Sea Watch che soccorre i migranti al largo della Libia. Aspettiamo eventuali reazioni del Ministro dell'Interno Salvini...

Gli altri contendenti sono Black Sheep (storia di un ragazzino inglese di colore che cerca di adattarsi in un ambiente molto razzista e discriminatorio), A Night at the Garden (che, recuperato materiale d'archivio poco conosciuto, testimonia una pagina di storia completamente rimossa: un imponente raduno al Madison Square Garden nel 1939 di simpatizzanti nazisti, riunitisi colà per festeggiare l'avvento del regime hitleriano), End Game (su un gruppo di medici che si occupano di malati terminali), Period. End of Sentence. (su come l'introduzione di una macchina che fabbrica assorbenti igienici sterili ha rivoluzionato la vita delle donne di un villaggio indiano, dove il ciclo è considerato ancora una cosa di cui vergognarsi).

Tra i cortometraggi ha fatto parlare di sé Detainment: tratto da una storia vera, racconta di due ragazzini inglesi accusati dell'omicidio di un bambino piccolo.
La madre della vittima si è opposta veementemente al film, ma questo è stato selezionato lo stesso nella cinquina per l'Oscar.
Una sua affermazione potrebbe mettere in imbarazzo l'Academy.

Meno controversi gli altri candidati: Skin (che vede al centro un bambino nato e cresciuto in una famiglia di suprematisti bianchi), Madre (che parla di una telefonata che diventa drammatica), Marguerite (storia di amicizia tra un'anziana e la sua badante), Fauve (nel quale la sfida tra due ragazzini si trasforma in tragedia).

I cortometraggi animati hanno sempre una certezza: la presenza di corti Pixar.

Il fatto che queste opere siano spesso divertenti e allo stesso tempo profonde e non banali e che siano molto popolari (la casa di produzione usa presentarle prima della proiezione dei suoi lungometraggi) fa in modo che la categoria abbia una certa visibilità e riesca a suscitare un certo interesse: non è un caso che esse si presentino sempre come favorite della vigilia.

Quest'anno tocca a Bao, che racconta la vita di un fagottino al vapore cinese che prende vita e che tratta della sindrome dell'abbandono.

Ma occhio a non sottovalutare One Small Step (su una ragazzina che vuole diventare astronauta), Late Afternoon (su una donna che soffre di perdita della memoria), Weekends (che narra di un ragazzino che si divide tra i genitori separati), Animal Behaviour (su seduta di gruppo tra animali stressati).

Insomma, vi invitiamo a conoscere questi 20 candidati all'Oscar: date un'occhiata ai link qui sotto - potrete trovare anche opere complete!

Vi garantiamo che parlare anche di queste categorie poco note aiuta a far colpo su amici e ragazze/i.






MIGLIOR DOCUMENTARIO
Free Solo, regia di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi
Hale County This Morning, This Evening, regia di RaMell Ross
Minding the Gap, regia di Bing Liu
Of Fathers and Sons, regia di Talal Derki
RBG, regia di Betsy West e Julie Cohen

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Black Sheep, regia di Ed Perkins
End Game, regia di Rob Epstein e Jeffrey Friedman
Lifeboat, regia di Skye Fitzgerald
A Night at the Garden, regia di Marshall Curry
Period. End of Sentence., regia di Rayka Zehtabchi

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Detainment, regia di Vincent Lambe
Fauve, regia di Jeremy Comte
Marguerite, regia di Marianne Farley
Madre, regia di Rodrigo Sorogoyen
Skin, regia di Guy Nattiv

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE
Animal Behaviour>, regia di Alison Snowden, David Fine
Bao, regia di Domee Shi
Late Afternoon, regia di Louise Bagnall
One Small Step, regia di Andrew Chesworth e Bobby Pontillas
Weekends, regia di Trevor Jimenez




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lunedì 5 febbraio 2018

OSCAR 2018. NOMINATION: DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

Dall'alto: Kobe Bryant in versione cartone animato in Dear Basketball; una scena da Lou della Pixar; batraci in Garden Party; la strana coppia JR-Agnès Varda in Visage Villages.


5 campionati NBA, 2 ori olimpici, innumerevoli riconoscimenti individuali... E ora un Oscar?

Kobe Bryant è una delle grandi sorprese di questa edizione degli Academy Award, candidato per il miglior cortometraggio animato con un'opera ispirata alla toccante lettera che ha annunciato il ritiro dallo sport giocato del campione dei Los Angeles Lakers nel 2015.

Dear Basketball può contare sui disegni del grande illustratore Disney Glen Keane, sulle musiche di John Williams (ha bisogno di presentazioni uno che ha appena ricevuto la sua 51a nomination? Di lui riparleremo prossimamente, comunque), su un nutrito gruppo di tifosi ed estimatori di Bryant in tutto il mondo, sulla popolarità di una leggenda sportiva.

Basterà?
Non è detto: la candidatura ha fatto riemergere anche un controverso caso di violenza sessuale di alcuni anni fa che ha visto come imputato lo stesso giocatore e sono in molti a chiedersi come mai Hollywood sia stata tanto indulgente nel concedere questo onore ad un uomo che sì, è stato assolto, ma sul quale aleggiano ancora molti dubbi.

Tale polarizzazione potrebbe favorire gli avversari, primo fra tutti Lou, corto Pixar (che potete vedere qui sotto! E vi assicuriamo che merita) contro il bullismo.

Ma meglio non sottovalutare neppure gli altri: il francese Garden Party, con protagonisti rane e rospi, visivamente straordinario; Negative Space, che parla del rapporto tra un figlio e il padre spesso via per lavoro; Revolting Rhymes, tratto da ul libro di Roald Dahl, che "riscrive" le fiabe tradizionali di Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto Rosso (ehi, ci ricorda qualcosa)...






Non fosse per la presenza di Kobe Bryant, il riflettore su queste quattro categorie ancora troppo poco considerate noi lo avremmo puntato su Agnès Varda.

Per chi non la conoscesse, questa piccola e anziana signora è una delle registe più apprezzate della storia del cinema, rappresentante di spicco della Nouvelle Vague, autrice di pellicole innovative quali Cléo dalle 5 alle 7 e Senza Tetto nè Legge (Leone d'Oro a Venezia nel 1985), fresca vincitrice di un Oscar alla carriera.

E co-realizzatrice di uno dei più curiosi documentari degli ultimi tempi, Visages Villages - presentato al Festival di Cannes dell' anno scorso -, racconto di un viaggio alla scoperta di piccole grandi storie nella provincia francese fatto con il giovane street artist JR, autore di fotografie giganti.

Di ben altro tenore gli altri documentari in competizione.

Strong Island narra dell'uccisione di un giovane afroamericano e dell'ingiustizia e il dolore che la famiglia ha dovuto subire; Icarus ha come protagonista un ciclista dilettante che, volendo fare un reportage sul doping a livello amatoriale, si ritrova invece invischiato nel grande scandalo che ha coinvolto gli atleti olimpici russi; Abacus: Small Enough to Jail fa il verso a Too Big To Fail (film Tv sulla crisi dei subprime) e tratta di una piccola banca di Chinatown, l'unico istituto di credito statunitense ad aver subito un processo penale per la truffa sui mutui; Last Man in Aleppo parla dei Caschi Bianchi, il gruppo di volontari che cerca superstiti tra le macerie dei palazzi bombardati in Siria che era già stato al centro del corto documentario che aveva vinto nella categoria lo scorso anno - primo storico Academy Award ad una produzione originale Netflix.

A proposito della celebre piattaforma di streaming, occorre notare che essa presenta un candidato molto forte anche quest'anno tra i corti documentari - Heroin(e), storia di tre donne che cercano di contrastare il diffondersi dell'uso degli oppiacei nella loro comunità -, prova della grande attenzione che sta riservando a questo tipo di espressione filmica, attenzione che si manifesta in prodotti di qualità che riescono (anche grazie a budget non comuni per il genere) ad attirare l'attenzione degli spettatori.

Ci voleva!
Ma se i competitor non si adegueranno, il rischio che Netflix riesca in futuro a monopolizzare le categorie documentarie è molto forte.

Tra gli avversari delle eroine antidroga, il Premio Simpatia simbolicamente potrebbe andare ai due protagonisti di Edith+Eddie - afroamericana lei, bianco lui - che in barba a tutto e a tutti (soprattutto ai familiari) hanno deciso di sposarsi a 90 e passa anni, diventando i neosposini "misti" più anziani al mondo.

Heaven is a Traffic Jam on the 405 (che potete vedere per intero qui sotto) ci presenta invece la vita dell'artista Mindy Alper che, affetta da disturbi mentali e depressione, ha dovuto subire terapie di elettroshock e vivere un periodo di 10 anni senza poter parlare; Traffic Stop è un racconto di come un semplice controllo per un'infrazione stradale sia degenerato nel drammatico arresto di una giovane insegnante dalla pelle nera; Knife Skills segue infine le vicende di un gruppo di freschi ex carcerati che cercano di aprire un ristorante di lusso di cucina francese e di riscattarsi pertanto agli occhi della comunità.






Per quel che riguarda i corti di finzione, c'è una sola commedia, The Eleven o'Clock, nel quale uno psichiatra cerca di analizzare un paziente deluso, che a sua volta pensa di essere uno psichiatra e che quindi cercherà di analizzare il vero psichiatra pensando che sia un paziente.

Non preoccupatevi: le trame degli altri sono meno vertiginose.
DeKalb Elementary parla di una sparatoria in una scuola elementare; My Nephew Emmett, di un predicatore nero che cerca di impedire che due uomini portino via suo nipote adolescente, accusato di aver rivolto apprezzamenti ad una ragazza bianca; The Silent Child, di una bambina muta e dei suoi genitori, riluttanti ad essere coinvolti nella sua educazione; Watu Wote/All of Us (ispirato ad una storia vera), del sequestro di un bus da parte di un gruppo terroristico islamico e del rifiuto dei passeggeri musulmani di collaborare per identificare i cristiani presenti sul mezzo.

Detto questo, andiamo a conoscere i singoli candidati.

Perché, come vedrete, oltre a Kobe Bryant c'è di più.

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Abacus: Small Enough to Jail, regia di Steve James
Icarus, regia di Bryan Fogel
Last Man in Aleppo, regia di Firas Fayyad
Strong Island, regia di Yance Ford
Visages Villages, regia di Agnès Varda e JR

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Edith+Eddie, regia di Laura Checkoway e Thomas Lee Wright
Heaven is a Traffic Jam on the 405, regia di Frank Stiefel
Heroin(e), regia di Elaine McMillion Sheldon e Kerrin Sheldon
Knife Skills, regia di Thomas Lennon
Traffic Stop, regia di Kate Davis e David Heilbroner

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
DeKalb Elementary, regia di Reed Van Dyk
The Eleven o'Clock, regia di Derin Seale e Josh Lawson
My Nephew Emmett, regia di Kevin Wilson, Jr.
The Silent Child, regia di Chris Overton e Rachel Shenton
Watu Wote/All of Us, regia di Katja Benrath e Tobias Rosen

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE
Dear Basketball, regia di Glen Keane e Kobe Bryant
Garden Party, regia di Victor Caire e Gabriel Grapperon
Lou, regia di Dave Mullins e Dana Murray
Negative Space, regia di Max Portner e Ru Kuwahata
Revolting Rhymes, regia di Jakob Schuh e Jan Lachauer




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giovedì 18 gennaio 2018

I CORTI: LA LUNA, UN ITALIANO ALLA CORTE PIXAR

(Clicca sulla locandina per vedere il cortometraggio). 

USA, 2011
6'
Regia: Enrico Casarosa


La Luna è il nome di una barchetta su cui viaggiano di notte tre individui: un vecchietto con la barba lunga, un energumeno coi baffi a spazzola e un bambino.
Forse sono italiani (più che parlare, biascicano versi intellegibili) e forse sono una famiglia: nonno, padre e nipote/figlio.

Ma la luna è anche l'obiettivo di questa strana ciurma, il cui compito non è facilmente prevedibile.
Intanto Vecchio e Baffone litigano di continuo, senza accorgersi che il bambino è più saggio e inventivo di loro...






Una storia lineare ma non priva di sorprese e un disegno semplice ma accattivante sono gli ingredienti principali di questo bel corto animato, che ha avuto l'onore di concorrere agli Oscar 2012 nella categoria.

Come sappiamo, a essere premiato fu poi il delizioso The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore, ma questa "sconfitta" non toglie valore all'opera dell'esordiente Casarosa.

Un bel colpo quello del regista genovese, che dopo la gavetta passata come storyboard artist per alcune delle pellicole d'animazione di maggior successo degli ultimi anni (Ratatouille e Up, ma anche L'Era Glaciale e Cars) ha fatto carriera fino a firmare questo piccolo gioiello.

In futuro ci piacerebbe vedere altre sue favole animate; per il momento però possiamo scoprire - o riscoprire - questa bella storia con morale incorporata, forse persino un po' autobiografica.

Chi ha fantasia e crede nei propri sogni può aprire gli occhi anche a chi, da solo, non è in grado di farlo.




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domenica 17 aprile 2016

I CLASSICI: INSIDE OUT, TU CHIAMALE SE VUOI... EMOZIONI!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2015
94'
Regia: Pete Docter, Ronnie del Carmen
Voci originali di: Amy Poehler, Phyllis Smith, Lewis Black, Bill Hader, Mindy Kaling, Diane Lane, Kyle MacLachlan, Frank Oz.


Nella testa di Riley, undicenne del Minnesota appassionata di hockey, convivono 5 emozioni: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto.
La sua vita cambia quando, insieme ai genitori, si trova costretta a trasferirsi a San Francisco.

Le difficoltà della nuova situazione sono aggravate da alcuni pasticci compiuti dalle emozioni nel Quartier Generale, che rischiano di far perdere a Riley tutti i Ricordi Base.
Toccherà a Gioia e Tristezza unire le forze per evitare che le Personalità della ragazzina finiscano per sempre nel Baratro della Memoria...

In un'era in cui le pellicole d'animazione sembrano spuntare come funghi, non è sempre facile imbattersi in opere di qualità.
Per fortuna, Inside Out appartiene a questa categoria.

Era da un po' di tempo che la premiata ditta Disney-Pixar non ci offriva un prodotto di così alto livello: tolto Frozen (ben 2 Oscar nel 2014), bisogna risalire al bellissimo Up (2009) per ritrovare qualcosa di simile.

Rivolto più a spettatori pre-adolescenti che a bambini (ma è consigliabile anche agli adulti), il film sfrutta un'idea originale e geniale - la personificazione delle emozioni - e la innesta in una storia che è possibile leggere a più livelli.

Consultando psicologi e specialisti del settore, gli sceneggiatori Peter Docter (anche regista), Meg LeFauve e Josh Cooley - candidati un po' a sorpresa ma meritatamente all' Oscar - si sono concentrati su 5 emozioni delle 27 originariamente considerate e quindi le hanno caratterizzate: Gioia assomiglia ad una stella; Tristezza ad una lacrima; Rabbia ad un mattone infuocato; Paura ad un nervo; Disgusto ad un broccolo.

Dopodiché hanno sviluppato (con sensibilità) una storia dal punto di vista principalmente della protagonista, un'adolescente nel bel mezzo dei turbamenti della crescita.

Sebbene vengano toccati quindi argomenti seri, il divertimento tuttavia non manca - anche se bisogna ammettere che si ride meno che in altri film d'animazione più leggeri, superficiali e "facili".

Così, si può apprezzare la buffoneria dei personaggi di contorno, come il collerico Rabbia o l'imbranato ragazzino coi ricci (questi è stato poi protagonista di Il Primo Appuntamento di Riley, spassoso corto/sequel che vi avevamo presentato qualche tempo fa), e godersi i riferimenti tra le righe, i giochi di parole, le scenette di vita familiare, gli sketch.

Nel cast originale - una volta tanto non rovinato, nel doppiaggio italiano, dalla solita pletora di dilettanti pseudovip - si segnalano attori del calibro di Diane Lane (ormai abituata al ruolo di madre: è pure quella di Clark Kent nel recentissimo Batman v Superman), Kyle MacLachlan di Twin Peaks, Frank Oz (era in Una Poltrona per Due, ricordate?) e la coppia Hader/Poehler, già collaudata in Hoodwinked Too.

Che Inside Out sia stato il film d'animazione dell'anno lo attesta anche lo scontato Oscar nella categoria, seguito all'altrettanto prevedibile Golden Globe e al tripudio tributato prima dal Festival di Cannes e poi dagli spettatori in tutto il mondo.

Fa ridere, riflettere e commuovere: non poca cosa per un cartoon.

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lunedì 18 gennaio 2016

OSCAR 2016. NOMINATION: DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

Dall'alto: la locandina del documentario su Amy Winehouse; un'immagine del cortometraggio animato Prologue; una scena del corto Pixar Sanjay's Super Team


Lo Speciale Oscar 2016 di CINEMA A BOMBA! entra finalmente nel vivo.

Non vi nascondiamo che preparare il post sulle categorie tradizionalmente più sottovalutate - quelle relative ai documentari e ai cortometraggi - ci dà delle gioie: avendo dedicato delle sezioni apposite sul nostro blog (I CORTI e I DOC), ci stuzzica conoscere così tanti lavori di qualità che parlano dei temi più disparati.

Tra i lungometraggi documentari non è raro trovare opere veramente notevoli: basti pensare, per citare solo alcuni dei passati vincitori, a La Battaglia delle Midway di John Ford (1943), Kon-Tiki di Thor Heyerdahl (1952), Quando eravamo re (1997, sul pugile Muhammad Ali), Bowling a Columbine di Michael Moore (2003), La Marcia dei Pinguini di Luc Jacquet (2006), Una Scomoda Verità (2007, con Al Gore), Searching for Sugar Man di Malik Bendjelloul e Simon Chinn (2013, sul musicista Sixto Rodriguez).

Quest'anno troviamo opere che parlano di cantanti tormentate (Amy Winehouse, in Amy, presentato a Cannes 2015; Nina Simone, in What Happened, Miss Simone?), lotta al narcotraffico (Cartel Land), vittime di regimi sanguinari (The Look of Silence, Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2014), rivolte in piazza per la democrazia (Winter on Fire: Ukraine's Fight for Freedom, anche questo in cartellone a Venezia, ma nel 2015).

I cortometraggi documentari parlano di temi altrettanto scottanti: la lotta all'Ebola (Body Team 12), il sogno di un ragazzino nato disabile a causa delle armi chimiche usate nella Guerra in Vietnam di vivere una vita normale (Chau, Beyond The Lines), il dramma della Shoah (Claude Lenzmann: Spectres Of The Shoah), gli omicidi d'onore in Pakistan (A Girl In The River: The Price Of Forgiveness; Sharmeen Obaid-Chinoy, la regista, è la prima cineasta del suo Paese ad aver vinto un Academy Award, nel 2012), la storia di un uomo il cui fratello rischia la pena di morte (Last Day Of Freedom).

Un piccolo gruppo di suore in Cisgiordania alle prese con l'arrivo di una famiglia di coloni israeliani (Ave Maria); una ragazza afghana che deve fare da interprete ad un gruppo di soldati americani a caccia di terroristi e che si scontra con difficoltà di genere e religiose (Day One); un padre divorziato, la sua bambina e... la sensazione che qualcosa non vada proprio benissimo (Alles wird gut-Everything will be ok); due ragazzi tra amicizia e guerra nel Kosovo all'inizio degli anni Novanta (Shok); un balbuziente alle prese con la più grande delle sue paure (Stutterer).
Questi, invece, sono i protagonisti dei cortometraggi in competizione.

Suggestive le immagini e interessanti le vicende dei corti di animazione, a prima vista davvero sfiziosi.
Il cileno Bear Story è la storia di un anziano e solitario orso che racconta la sua vita attraverso un diorama meccanico.

Prologue descrive uno scontro tra soldati Ateniesi e Spartani sotto gli occhi di una bambina spaventata, ma è pensato come la prima parte di un progetto a più ampio respiro ispirato alla Lisistrata di Aristofane (quella commedia nella quale le mogli fanno terminare la Guerra del Peloponneso dopo aver imposto ai mariti uno sciopero del sesso); è stato realizzato dal solo autore (il grande animatore canadese Richard Williams, che tra le altre cose, è stato il responsabile dell'animazione di Chi ha incastrato Roger Rabbit?) foglio per foglio, a matita, dopo una lavorazione durata parecchi anni.

Sanjay's Super Team della Pixar - proiettato nei cinema prima di Il Viaggio di Arlo-The Good Dinosaur - racconta la storia di un bambino americano di origine indiana (ispirato allo stesso regista) diviso tra le tradizioni famigliari e la sua passione per i supereroi.
We can't live without cosmos narra di due amici cosmonauti, entrambi con un sogno da realizzare.
World of Tomorrow, con disegni elementari, è il caleidoscopico viaggio di una bambina nel suo futuro.

Scoprite con noi i candidati di queste categorie: resterete sorpresi.


MIGLIOR DOCUMENTARIO
Amy, regia di Asif Kapadia
Cartel Land, regia di Matthew Heineman
The Look of Silence, regia di Joshua Oppenheimer
What Happened, Miss Simone?, regia di Liz Garbus
Winter on Fire: Ukraine's Fight for Freedom, regia di Evgeny Afineevsky

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Body Team 12 - regia di David Darg e Bryn Mooser
Chau, Beyond The Lines - regia di Courtney Marsh e Jerry France
Claude Lenzmann: Spectres Of The Shoah - regia di Adam Benzine
A Girl In The River: The Price Of Forgiveness - regia di Sharmeen Obaid-Chinoy
Last Day Of Freedom - regia di Dee Hibert e Jones Nomi Talisman

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Ave Maria, regia di Basil Khalil
Day one, regia di Henry Hughes
Alles wird gut-Everything will be ok, regia di Patrick Vollrath
Shok, regia di Jamie Donoughue
Stutterer, regia di Benjamin Cleary e Serena Armitage

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DI ANIMAZIONE
Bear Story, regia di Gabriel Osorio Vargas
Prologue, regia di Richard Williams
Sanjay's Super Team, regia di Sanjay Patel
We can't live without cosmos, regia di Konstantin Bronzit
World of Tomorrow, regia di Don Hertzfeldt

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