CINEMA A BOMBA!

lunedì 18 gennaio 2016

OSCAR 2016. NOMINATION: DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

Dall'alto: la locandina del documentario su Amy Winehouse; un'immagine del cortometraggio animato Prologue; una scena del corto Pixar Sanjay's Super Team


Lo Speciale Oscar 2016 di CINEMA A BOMBA! entra finalmente nel vivo.

Non vi nascondiamo che preparare il post sulle categorie tradizionalmente più sottovalutate - quelle relative ai documentari e ai cortometraggi - ci dà delle gioie: avendo dedicato delle sezioni apposite sul nostro blog (I CORTI e I DOC), ci stuzzica conoscere così tanti lavori di qualità che parlano dei temi più disparati.

Tra i lungometraggi documentari non è raro trovare opere veramente notevoli: basti pensare, per citare solo alcuni dei passati vincitori, a La Battaglia delle Midway di John Ford (1943), Kon-Tiki di Thor Heyerdahl (1952), Quando eravamo re (1997, sul pugile Muhammad Ali), Bowling a Columbine di Michael Moore (2003), La Marcia dei Pinguini di Luc Jacquet (2006), Una Scomoda Verità (2007, con Al Gore), Searching for Sugar Man di Malik Bendjelloul e Simon Chinn (2013, sul musicista Sixto Rodriguez).

Quest'anno troviamo opere che parlano di cantanti tormentate (Amy Winehouse, in Amy, presentato a Cannes 2015; Nina Simone, in What Happened, Miss Simone?), lotta al narcotraffico (Cartel Land), vittime di regimi sanguinari (The Look of Silence, Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2014), rivolte in piazza per la democrazia (Winter on Fire: Ukraine's Fight for Freedom, anche questo in cartellone a Venezia, ma nel 2015).

I cortometraggi documentari parlano di temi altrettanto scottanti: la lotta all'Ebola (Body Team 12), il sogno di un ragazzino nato disabile a causa delle armi chimiche usate nella Guerra in Vietnam di vivere una vita normale (Chau, Beyond The Lines), il dramma della Shoah (Claude Lenzmann: Spectres Of The Shoah), gli omicidi d'onore in Pakistan (A Girl In The River: The Price Of Forgiveness; Sharmeen Obaid-Chinoy, la regista, è la prima cineasta del suo Paese ad aver vinto un Academy Award, nel 2012), la storia di un uomo il cui fratello rischia la pena di morte (Last Day Of Freedom).

Un piccolo gruppo di suore in Cisgiordania alle prese con l'arrivo di una famiglia di coloni israeliani (Ave Maria); una ragazza afghana che deve fare da interprete ad un gruppo di soldati americani a caccia di terroristi e che si scontra con difficoltà di genere e religiose (Day One); un padre divorziato, la sua bambina e... la sensazione che qualcosa non vada proprio benissimo (Alles wird gut-Everything will be ok); due ragazzi tra amicizia e guerra nel Kosovo all'inizio degli anni Novanta (Shok); un balbuziente alle prese con la più grande delle sue paure (Stutterer).
Questi, invece, sono i protagonisti dei cortometraggi in competizione.

Suggestive le immagini e interessanti le vicende dei corti di animazione, a prima vista davvero sfiziosi.
Il cileno Bear Story è la storia di un anziano e solitario orso che racconta la sua vita attraverso un diorama meccanico.

Prologue descrive uno scontro tra soldati Ateniesi e Spartani sotto gli occhi di una bambina spaventata, ma è pensato come la prima parte di un progetto a più ampio respiro ispirato alla Lisistrata di Aristofane (quella commedia nella quale le mogli fanno terminare la Guerra del Peloponneso dopo aver imposto ai mariti uno sciopero del sesso); è stato realizzato dal solo autore (il grande animatore canadese Richard Williams, che tra le altre cose, è stato il responsabile dell'animazione di Chi ha incastrato Roger Rabbit?) foglio per foglio, a matita, dopo una lavorazione durata parecchi anni.

Sanjay's Super Team della Pixar - proiettato nei cinema prima di Il Viaggio di Arlo-The Good Dinosaur - racconta la storia di un bambino americano di origine indiana (ispirato allo stesso regista) diviso tra le tradizioni famigliari e la sua passione per i supereroi.
We can't live without cosmos narra di due amici cosmonauti, entrambi con un sogno da realizzare.
World of Tomorrow, con disegni elementari, è il caleidoscopico viaggio di una bambina nel suo futuro.

Scoprite con noi i candidati di queste categorie: resterete sorpresi.


MIGLIOR DOCUMENTARIO
Amy, regia di Asif Kapadia
Cartel Land, regia di Matthew Heineman
The Look of Silence, regia di Joshua Oppenheimer
What Happened, Miss Simone?, regia di Liz Garbus
Winter on Fire: Ukraine's Fight for Freedom, regia di Evgeny Afineevsky

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Body Team 12 - regia di David Darg e Bryn Mooser
Chau, Beyond The Lines - regia di Courtney Marsh e Jerry France
Claude Lenzmann: Spectres Of The Shoah - regia di Adam Benzine
A Girl In The River: The Price Of Forgiveness - regia di Sharmeen Obaid-Chinoy
Last Day Of Freedom - regia di Dee Hibert e Jones Nomi Talisman

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Ave Maria, regia di Basil Khalil
Day one, regia di Henry Hughes
Alles wird gut-Everything will be ok, regia di Patrick Vollrath
Shok, regia di Jamie Donoughue
Stutterer, regia di Benjamin Cleary e Serena Armitage

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DI ANIMAZIONE
Bear Story, regia di Gabriel Osorio Vargas
Prologue, regia di Richard Williams
Sanjay's Super Team, regia di Sanjay Patel
We can't live without cosmos, regia di Konstantin Bronzit
World of Tomorrow, regia di Don Hertzfeldt

Etichette: , , , , , ,

lunedì 24 agosto 2015

MIA MADRE, LA STANZA DI NANNI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2015
106'
Regia: Nanni Moretti
Interpreti: Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti.


Margherita (Buy) è una regista affermata di pellicole a sfondo sociale, ma è anche una donna in crisi, specie da quando sua madre (Lazzarini), ex insegnante di lettere classiche, è ricoverata in ospedale.
Ad aiutarla c'è il fratello maggiore Giovanni (Moretti), a impensierirla ulteriormente ci sono invece una figlia adolescente e un attore hollywoodiano (Turturro), protagonista del suo nuovo film.

Senza troppi preamboli: presentato in concorso a Cannes 2015, dove è rimasto inspiegabilmente senza premi, Mia Madre è una delle opere italiane più riuscite degli ultimi anni, in assoluto una delle più ispirate di Moretti.

In questo ideale proseguimento dell'altrettanto toccante La Stanza del Figlio, con cui invece dalla Croisette portò a casa la Palma d'Oro (con grande "scorno" di un autoironico e divertito David Lynch, che sperava di vincere con Mulholland Drive), il regista romano affronta nuovamente il tema di un lutto privato e dell'autocritica che ne deriva.

Nonostante il titolo, la vicenda non è incentrata tanto sulla figura della madre, che pure funge da catalizzatore, quanto su quella di Margherita (madre a sua volta), sulla sua difficoltà di stabilire un vero rapporto umano con familiari, amici, colleghi, amanti.
La figlia non le dice tutto, il fratello le appare sempre più premuroso e saggio, persino gli ex alluni di sua madre sembrano averla conosciuta meglio di lei.

Di Nanni si possono discutere la simpatia, le idee politiche, l'abbandono della dimensione collettiva - che tanto piace ai suoi estimatori più intellettuali - in favore di quella privata.
Ma non la sensibilità, il senso della misura, l'abilità nella direzione degli attori, la capacità di alleggerire i momenti più drammatici alternandoli con intermezzi comici, affidati principalmente a John Turturro.

Il divo italoamericano - che i lettori del nostro blog ricorderanno per Vivere e Morire a Los Angeles e Il Grande Lebowski - è davvero in grande spolvero e strappa parecchie risate, ma anche gli altri protagonisti sono in stato di grazia.
Lo stesso Moretti è ottimo in un ruolo insolitamente sobrio e di secondo piano, ma Buy e Lazzarini qui trovano probabilmente il ruolo della vita (e devono al regista una riconoscenza infinita).

Si presume che i giurati del Festival francese da qualche mese dormano male; in ogni caso dovrebbero farsi un bell'esame di coscienza.
Mia Madre è con ogni probabilità il film italiano dell'anno.
Altamente consigliato.

Etichette: , , , , , , , , ,

mercoledì 19 agosto 2015

IL RACCONTO DEI RACCONTI, IL PASTICCIO DEI PASTICCI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2014
125'
Regia: Matteo Garrone
Interpreti: Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, John C. Reilly, Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini.


Una regina egoista (Hayek) sacrifica il marito per avere un figlio.
Un re erotomane (Cassel) si invaghisce di una donna che non ha mai visto, ignaro che questa sia in realtà una vecchia.
Il sovrano di un altro reame (Jones) dà in sposa sua figlia a un orco.

Queste tre storielle che si alternano rappresentano la trama dell'ultimo film del pluripremiato Matteo Garrone, presentato in concorso allo scorso Festival di Cannes, da cui tornò però a mani vuote.
Non è difficile capire il perché.

Siamo chiari: Garrone è uno dei pochi registi italiani che possiamo esportare senza vergognarcene, e un certo talento visionario - questa pellicola, nonostante tutto, lo conferma - non si può dire che gli manchi.
Difetta invece di senso della misura e rigore narrativo.

Da un copione scritto a otto mani (troppe) il regista romano ha cavato un film che punta molto sullo sfarzo visivo (ottimi i costumi di Massimo C. Parrini e le scenografie curate da Dimitri Capuani e Alessia Anfuso), ma che nel complesso risulta sconclusionato e a tratti perfino spiacevole.

Alla fine delle oltre due ore di durata, solo una delle tre storie arriva a una conclusione. Le altre non finiscono: si interrompono.
Per tacere di certi compiacimenti un po' morbosetti, specie nell'episodio delle vecchie sorelle: si può anche cercare di fare dell'umorismo sul decadimento fisico nella tarda età, ma qui si ha il forte sospetto che dietro si celino badilate di cinismo.

Si salvano gli interpreti, molti dei quali stranieri: tra la sempreverde messicana Salma Hayek e il piccolo inglese Toby Jones (era nel cast de La Talpa, ricordate?) quello che se la cava meglio è il francese Vincent Cassel in un ruolo di simpatico mascalzone lussurioso.

Aiuta attorniarsi di un cast internazionale? Certo, specie considerata la pochezza recitativa di molti attori nostrani. Però - ne sa qualcosa anche Gabriele Muccino - non basta per accreditarsi come un Autore.
E peccato che Ceccherini non proferisce parola: qualcuna delle sue triviali battute avrebbe almeno rallegrato la serata.

Il consiglio non richiesto che vorremmo dare a Matteo è in definitiva questo: torna sulla terraferma e ricomincia da capo.
Moretti e Sorrentino ti aspettano.

Etichette: , , , , , , , , , ,

mercoledì 8 luglio 2015

MICHAEL KEATON. SOLUZIONE ESTREMA, QUESTIONE DI MIDOLLO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1998
100'
Regia: Barbet Schroeder
Interpreti: Michael Keaton, Andy Garcia, Joseph Cross, Brian Cox, Marcia Gay Harden.


Il figlio del detective Frank Conner (Garcia) è un caro bambino malato di leucemia che ha urgente bisogno di un trapianto di midollo.
Problema: l'unico donatore disponibile è Peter McCabe (Keaton), criminale spietatissimo, intelligentissimo e pertanto pericolosissimo, che non aspetta altro che un'occasione per scappare dalla galera.

8 anni dopo la convincente prova in Uno Sconosciuto alla Porta, il protagonista del nostro Speciale torna ad un ruolo di super cattivo.
Riferimento non casuale: benché ai tempi dell'uscita nelle sale più critici lo avessero paragonato ad Hannibal Lector (il celebre killer cannibale immortalato da Anthony Hopkins in ben tre pellicole), il suo personaggio sembra piuttosto il fratello più furbo di Carter Hayes, il malvagio truffatore del film di Schlesinger.

Un doppione, quindi? Non proprio, anche perché dietro la macchina da presa questa volta c'è un autore "anarchico" come Barbet Schroeder, regista svizzero nato in Iran e poi naturalizzato francese.

Autore di Barfly con Mickey Rourke (scritto dall'amico Charles Bukowski), Il Mistero Von Bulow (Oscar come attore protagonista a Jeremy Irons, nel cast dell'attesissimo Batman V Superman: Dawn of Justice), Inserzione Pericolosa con Bridget Fonda (che anni dopo abbiamo visto in Jackie Brown) e Amnesia (presentato fuori concorso come proiezione speciale al Festival di Cannes 2015), questo cineasta cosmopolita è considerato un esperto nel rappresentare gli angoli più oscuri dell'animo umano.

Sicuramente si tratta di un artigiano attento al lavoro altrui, che deve aver visto il succitato Uno Sconosciuto alla Porta e deciso che non avrebbe commesso lo stesso errore del collega inglese.
Con l'aiuto dello sceneggiatore David Klass, Schroeder ne ribalta la struttura narrativa senza nascondere troppo la propria simpatia per il sulfureo protagonista.

Se Schlesinger aveva costruito un thriller in grado di reggere per 2/3 che però scivolava in un finale convenzionale, il regista nato a Teheran sviluppa una storia piuttosto prevedibile per poi chiuderla con un canagliesco colpo di scena.

A proprio agio nel ruolo dello psicopatico geniale e carismatico (lo erano già Beetlejuice e, in un certo senso, anche Batman), Michael Keaton giganteggia con sotterranea autoironia e ruba facilmente la scena a Garcia (un po' spento) e al resto del cast.

Merito anche della sgranata fotografia del nostro Luciano Tovoli, collaboratore abituale di Schroeder (ma lo ricordiamo pure per Professione: Reporter di Michelangelo Antonioni, Suspiria di Dario Argento, Il Deserto dei Tartari di Valerio Zurlini, Bianco, Rosso e Verdone di Carlo Verdone...), Soluzione Estrema è un film d'inseguimento che va guardato dall'inizio alla fine e vi farà parteggiare tanto per i buoni quanto per il cattivo.

Riuscirete a resistere al fascino del male?

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

martedì 26 maggio 2015

CANNES 2015. I FRATELLI COEN HANNO SALDATO IL DEBITO (DI RICONOSCENZA)

Dall'alto: Jacques Audiard con la Palma d'Oro vinta per Dheepan; Vincent Lindon, visibilmente commosso, ritira il premio per la migliore interpretazione maschile; Valeria Golino consegna a Hou Hsiao-hsien il riconoscimento per la migliore regia.


Leggendo l'elenco delle pellicole premiate al Festival di Cannes di quest'anno si rimane piuttosto perplessi.

Suscita curiosità la condivisibile premiazione di giovani talenti: nella scorsa edizione si era voluto valorizzare il venticinquenne canadese Xavier Dolan (presente anche in questa occasione, ma nelle vesti di giurato); questa volta è toccato all'esordiente ungherese László Nemes con l'originale tragedia sull'Olocausto Il Figlio di Saul e al messicano Michel Franco con il drammatico Chronic.

Ma sono gli unici raggi di luce di un'edizione dalle molte ombre.
Che dire altrimenti di un Festival che relega quasi tutte le pellicole più interessanti alle categorie fuori concorso e finisce per ignorare le poche perle in competizione?

L'esclusione dei film italiani dal palmarès lascia infatti l'amaro in bocca, anche perché voci di corridoio davano Mia Madre di Nanni Moretti - il rappresentante italiano che aveva ricevuto più plausi da critica e pubblico - sicuro vincitore di almeno un premio.
Ma se persino un contentino come il Prix du Jury è andato al greco The Lobster di Yorgos Lanthimos, tutto lascerebbe pensare che, nonostante la massiccia presenza di film nostrani, questo non fosse proprio l'anno giusto.

Speriamo di rifarci altrove: d'altra parte - lo stesso Paolo Sorrentino lo sa bene - anche La Grande Bellezza nel 2013 era stato snobbato e ha finito poi per trionfare agli Oscar...

Le due superpotenze Stati Uniti (con la Rooney Mara dell'apprezzata storia d'amore lesbo Carol) e Cina (con il premio alla regia attribuito al veterano Hou Hsiao-sien per L'Assassina, che ha fatto incetta di consensi) non sono state invece scontentate, così come i padroni di casa.

Però è stato esagerato premiare tre film francesi su quattro in competizione: solo lo stroncatissimo Marguerite et Julien di Valèrie Donzelli è rimasto escluso.

Infatti La Loi du Marché e Mon Roi possono fregiarsi di aver fatto vincere i riconoscimenti per le migliori interpretazioni ai propri protagonisti, rispettivamente Vincent Lindon - che ha battuto la concorrenza del Michael Caine del sorrentiniano Youth-La Giovinezza che molti già danno in odore di nomination all'Oscar - ed Emmanuelle Bercot.
Quest'ultima aveva già avuto l'onore di aprire il Festival come regista, e premiarla - sebbene ex aequo - anche come attrice ci sembra francamente eccessivo.

Di Jacques Audiard sapevamo già dalla vigilia (vedi il nostro post) che con il suo Dheepan - storia di un ex guerrigliero cingalese interpretato da un attore che è stato veramente un bambino soldato nelle fila delle Tigri Tamil - sarebbe stato uno dei favoriti per la vittoria finale: dopo l'aver conquistato il Grand Prix Speciale della Giuria nel 2009 con Il Profeta ed esser rimasto a mani vuote per Un Sapore di Ruggine ed Ossa (in concorso nel 2012), era ovvio che uno dei pupilli della kermesse dovesse portare a casa qualcosa.
E quel qualcosa è stato niente meno che la Palma d'Oro.

Ora, non vogliamo mettere in dubbio la bontà di queste scelte da parte della giuria capitanata da Joel e Ethan Coen; però la sensazione che rimane è sgradevole, poiché si ha come l'impressione che i riconoscimenti assegnati siano un modo per i due fratelli di saldare un debito di riconoscenza nei confronti della rassegna rivierasca, piuttosto che il frutto di considerazioni legate al merito.

Ricordiamo che la Croisette è sempre stata molto generosa con i due autori americani: da qui sono passati e sono stati acclamati Barton Fink (1991: Palma d'Oro assegnata all'unanimità, miglior regia e miglior attore a John Turturro), Mister Hula Hoop (1994), Fargo (1996: miglior regia), Fratello, Dove Sei? (2000), L'Uomo che non c'era (2001: miglior regia), The Ladykillers (2004: premio per Irma P. Hall come attrice), Non è un Paese per Vecchi (2007) e Inside Llewyn Davis (Grand Prix Speciale della Giuria nel 2013).

Dopo le premiazioni, resta comunque una certezza: la storia d'amore tra i fratelli Coen e Cannes non è certo finita qui.
Se mai finirà...

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

domenica 24 maggio 2015

CANNES 2015. I VINCITORI

Jacques Audiard, regista di Dheepan - vincitore della Palma d'Oro 2015. 


Grandissima delusione per l'Italia a Cannes 2015: nemmeno un riconoscimento per i nostri rappresentanti Nanni Moretti (che molti, alla vigilia, davano come favorito), Matteo Garrone e Paolo Sorrentino.

I padroni di casa della Francia, al contrario, vincono grosso: Palma d'Oro, miglior attore e migliore attrice (ex aequo).

Sono stati premiati davvero i migliori?
C'entra qualcosa il fatto che i fratelli Coen - presidenti di giuria - vengano invitati spesso sulla Croisette e che altrettanto spesso portino a casa un riconoscimento importante?
Speriamo di no, che sia soltanto una coincidenza e il frutto di scelte condivise da parte dei giurati; ma il sospetto di un cambio di favori è forte.

Lasciamo considerazioni più approfondite al prossimo post.

Nel frattempo, ecco l'elenco dei vincitori:


Palma d'Oro al miglior film: Dheepan, regia di Jacques Audiard (Francia)

Grand Prix Speciale della Giuria (assegnato al film che mostra maggiore originalità o spirito di ricerca): Saul fia (Il Figlio di Saul), regia di László Nemes (Ungheria)

Prix d'interprétation féminine (assegnato alla migliore attrice): Emmanuelle Bercot, Mon Roi (Francia); ex aequo con Rooney Mara, Carol (USA)

Prix d'interprétation masculine (assegnato al miglior attore): Vincent Lindon, La Loi du Marché (Francia)

Prix de la mise en scène (assegnato al miglior regista): Hou Hsiao-hsien, Nie yin niang (L'Assassina) (Taiwan)

Prix du scénario (assegnato al miglior sceneggiatore): Michel Franco, Chronic (USA)

Premio della giuria: The Lobster, regia di Yorgos Lanthimos (Grecia)

Etichette: , , , , , , , , ,

mercoledì 13 maggio 2015

CANNES 2015. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: una scena da Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone; la locandina di Mia Madre con Nanni Moretti e Margherita Buy; Paolo Sorrentino sul set di Youth - La Giovinezza con Michael Caine e Mădălina Ghenea.


Come riportato nel nostro post precedente, la novità principale del Festival di Cannes di quest'anno - che durerà dal 13 al 24 Maggio - è la presenza massiccia del cinema italico, con ben 3 pellicole di alto profilo in concorso.

Non sarà facile per la giuria capitanata dai fratelli Coen assegnare la Palma d'Oro.
Per fortuna gli autori de Il Grande Lebowski sono attorniati da un bel numero di accorti professionisti del settore: le dive Sophie Marceau e Sienna Miller, il regista Guillermo del Toro (co-sceneggiatore della trilogia de Lo Hobbit di Peter Jackson e autore dell'attesissimo Crimson Peak con la nostra Jessica Chastain) e l'attore Jake Gyllenhaal, solo per dirne alcuni.

Secondo noi, i nostri alfieri se la dovranno vedere soprattutto con altrettanti autori nordamericani: gli statunitensi Todd Haynes (Far From Heaven-Lontano dal Paradiso, I'm Not There-Io Non Sono Qui) e Gus Van Sant (Belli e Dannati, Will Hunting-Genio Ribelle, Scoprendo Forrester), e il canadese Denis Villeneuve (Incendies-La Donna Che Canta).
Ma occhio all'apprezzato Jacques Audiard (Il Profeta e Un Sapore di Ruggine e Ossa, presentato a Cannes 2012): gioca in casa.

In realtà, come sempre più spesso accade, le pellicole nel complesso più intriganti si trovano al di fuori della competizione principale.
A partire dal cinema d'animazione, dove si registra una bella "sfida" tra Inside Out della Pixar e il francese Il Piccolo Principe.

Degni di nota anche il reboot di Mad Max con Tom Hardy al posto di Mel Gibson - ma con l'australiano George Miller di nuovo gagliardamente dietro alla cinepresa - e l'ultimo film di Woody Allen con la sua nuova musa Emma Stone (seconda collaborazione consecutiva dopo Magic in the Moonlight) e con il ruvido attore Joaquin Phoenix (quello di The Master e Her-Lei).

Ma ecco a voi in dettaglio il programma della 68a edizione del Festival di Cannes: trailer e notizie di tutte le pellicole in concorso e di quelle più interessanti fuori concorso vi aspettano!

Come direbbe il Joker di Jack Nicholson in Batman: "Ça va commencer le Festival!"


CONCORSO
Dheepan, regia di Jacques Audiard (Francia)
La Loi du Marché, regia di Stéphane Brizé (Francia) con Vincent Lindon
Marguerite et Julien, regia di Valérie Donzelli (Francia)
Il Racconto dei Racconti - Tale of Tales, regia di Matteo Garrone (Italia, Francia, UK) on Salma Hayek, Vincent Cassel, John C. Reilly, Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini
Carol, regia di Todd Haynes (UK, USA) con Cate Blanchett, Rooney Mara
Nie yin niang (L'Assassina), regia di Hou Hsiao-hsien (Taiwan)
Shan He Gu Ren (Mountains may depart), regia di Jia Zhangke (Cina)
Umimachi Diary, regia di Hirokazu Kore-eda (Giappone)
Macbeth, regia di Justin Kurzel (UK, Francia, Stati Uniti) con Michael Fassbender, Marion Cotillard
The Lobster, regia di Yorgos Lanthimos (Grecia) con Colin Farrell, Rachel Weisz, Léa Seydoux
Mon Roi, regia di Maïwenn (Francia) con Vincent Cassel
Mia Madre, regia di Nanni Moretti (Italia, Francia), con Margherita Buy, John Turturro, Nanni Moretti
Saul fia (Il Figlio di Saul), regia di László Nemes (Ungheria)
Youth - La Giovinezza, regia di Paolo Sorrentino (Italia, Francia, Svizzera, UK) con Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Jane Fonda
Louder Than Bombs, regia di Joachim Trier (Norvegia, Francia, Danimarca, USA) con Jesse Eisenberg, Isabelle Huppert
The Sea of Trees, regia di Gus Van Sant (USA) con Matthew McConaughey, Ken Watanabe, Naomi Watts
Sicario, regia di Denis Villeneuve (Canada, USA) con Emily Blunt, Benicio del Toro, Josh Brolin, Jeffrey Donovan
Chronic, regia di Michel Franco (USA) con Tim Roth
The Valley of Love, regia di Guillaume Nicloux (Francia) con Gérard Depardieu, Isabelle Huppert


Qui di seguito, invece, riportiamo le opere presenti nelle altre sezioni che hanno attirato la nostra attenzione:

La Tête Haute, regia di Emmanuelle Bercot (Francia) - Film d'apertura [Fuori Concorso] con Catherine Deneuve
Irrational Man, regia di Woody Allen (USA) [Fuori Concorso] con Emma Stone, Joaquin Phoenix
Inside Out, regia di Pete Docter e Ronnie del Carmen (USA), film di animazione della Pixar [Fuori Concorso]
Mad Max: Fury Road, regia di George Miller (USA) [Fuori Concorso] con Tom Hardy, Charlize Theron
Il Piccolo Principe (The Little Prince), regia di Mark Osborne (Francia) [Fuori Concorso]
Ice and the Sky (La Glace et le ciel), regia di Luc Jacquet (Francia) [Fuori Concorso]

Louisiana-The other side, regia di Roberto Minervini (Italia, USA) [Un Certain Regard]
Amnesia, regia di Barbet Schroeder (Svizzera, Francia) [Proiezioni Speciali]
A Tale of Love and Darkness, regia di Natalie Portman (Israele) [Proiezioni Speciali] con Natalie Portman
Amy, regia di Asif Kapadia (UK), documentario su Amy Winehouse [Proiezioni di Mezzanotte]

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

martedì 12 maggio 2015

CANNES 2015. CINEMA ITALIANO ALLA RISCOSSA?

Il manifesto del 68° Festival di Cannes con Ingrid Bergman. 


E se i film più attesi quest'anno a Cannes fossero film italiani?
Strano, ma vero: il nostro Paese, nell'anno dell'Expo di Milano, è sotto gli occhi del mondo anche in campo cinematografico.

Ben tre sono le opere nostrane presenti in competizione quest'anno (più una, Louisiana-The Other Side di Roberto Minervini, nella sezione Un Certain Regard); in realtà sono coproduzioni internazionali, ma concorrono per i nostri colori.

Trattasi degli ultimi lavori dei cavalli attualmente più conosciuti e apprezzati della nostra scuderia, tre registi che sono ormai habitué della Croisette e possono vantare un notevole palmarès rivierasco: il primo, un premio per la miglior regia (Caro Diario, 1994) e una Palma d'Oro (La Stanza del Figlio, 2001); il secondo, un Premio della Giuria (Il Divo, 2008); il terzo, due Grand Prix (Gomorra e Reality, nel 2008 e 2012).

Il primo, naturalmente, è Nanni Moretti, che torna al tema drammatico dell'elaborazione di un lutto 14 anni dopo la pellicola che gli aveva fatto vincere il massimo riconoscimento della kermesse.
Mia Madre, con Margherita Buy, lo stesso Moretti e John Turturro non è però un inedito, essendo già uscito nelle nostre sale, con un ottimo riscontro di critica e pubblico.

Il secondo, Paolo Sorrentino - reduce dal successo planetario del suo La Grande Bellezza culminato con la vittoria ai Golden Globe e agli Oscar nella categoria del miglior film straniero - questa volta si avvale di un cast internazionale veramente notevole per raccontare le vicende di un anziano direttore di orchestra, ospite assieme ad un amico regista dell'esclusivo Schatzalp Hotel di Davos nelle Alpi svizzere (lo stesso albergo citato da Thomas Mann in La Montagna Incantata).

Youth-La Giovinezza può fregiarsi infatti della presenza di interpreti del calibro di Michael Caine, Harvey Keitel, Jane Fonda e Rachel Weisz.
Ma anche di un direttore della fotografia come Luca Bigazzi, uno dei migliori al mondo.

Il terzo, Matteo Garrone, è invece quello che ha destato la maggiore curiosità: il suo Il Racconto dei Racconti è liberamente tratto da tre fiabe dall'opera barocca Lo Cunto de li Cunti del napoletano Giambattista Basile, e rappresenta una rarità nella cinematografia italica.
Pochi infatti sono i nostri cineasti che si sono cimentati in racconti fantastici con effetti speciali, pochissimi quelli di livello: possiamo citare, ad esempio, il Vittorio De Sica di Miracolo a Milano e il Gabriele Salvatores di Nirvana e del recente Il Ragazzo Invisibile.

Il trailer di questo film (che vi mostreremo nel prossimo post) è molto accattivante, e non solo per la presenza di Salma Hayek: coniugare il fantasy con il cinema d'autore italiano in una mega produzione è una sfida ambiziosa, che speriamo il cineasta di Roma possa vincere.
Notevole che la colonna sonora sia firmata da Alexandre Desplat (alla seconda collaborazione con Garrone, dopo Reality), fresco vincitore dell' Oscar per Grand Budapest Hotel, ma anche autore delle musiche di The Tree of Life, Le Idi di Marzo, Moonrise Kingdom, Argo, Zero Dark Thirty...

Insomma, ci aspettiamo molto dai nostri rappresentanti.
Forse troppo: la speranza è che il loro eventuale successo spinga i nostri produttori e distributori a osare di più.
In qualità, originalità, appeal internazionale già da troppi anni non siamo messi proprio benissimo...

Etichette: , , , , , , , , , , , ,