CINEMA A BOMBA!

mercoledì 23 settembre 2020

TENET, UN QUADRATO MAGICO DOVE NON TUTTO QUADRA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Regno Unito, 2020
150'
Regia: Christopher Nolan
Interpreti: John David Washington, Robert Pattinson, Kenneth Branagh, Elizabeth Debicki, Dimple Kapadia, Michael Caine, Martin Donovan, Fiona Diurif, Himesh Patel, Clémence Poésy, Aaron Taylor-Johnson


Scienziati e politici dal futuro stanno cercando di cambiare il loro passato (che è anche il nostro presente) come soluzione per contrastare disastri ambientali gravissimi.

Attraverso portelli girevoli che permettono alle due ere di comunicare, essi comunicano con un loro agente che vive ai giorni nostri (Branagh) e lo incaricano di trovare indizi che, una volta raccolti, consentiranno di ricostruire un algoritmo in grado, potenzialmente, di distruggere la razza umana attuale.

La misteriosa organizzazione Tenet cercherà in tutti i modi di fermarlo, assoldando un agente speciale sveglio e coriaceo (Washington) e affiancandolo all'enigmatico Neil (Pattinson).






Innanzitutto iniziamo dal titolo: cosa vuol dire "Tenet"?

In inglese significa "principio", "dottrina".

Ma il riferimento probabilmente più voluto dal regista è quello riferito ad una ricorrente iscrizione latina in forma di quadrato magico, composta dalle parole SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, che compongono una frase palindroma dal significato mai del tutto chiarito.

Le stesse possono essere lette da sinistra verso destra, da destra verso sinistra, dall'alto in basso da sinistra verso destra, dal basso in alto da destra verso sinistra.

E al centro, come una croce, c'è proprio la parola "tenet", che in latino sta per "tiene", "guida", "regge"

Tali parole sono celate all'interno dell'intero film: Sator è il cognome dell'antagonista; Arepo, quello di un pittore autore di falsi che ha innescato una crisi familiare tra Sator e la moglie; Tenet è il nome dell'organizzazione segreta per la quale lavora il protagonista; Opera si riferisce al teatro dell'opera di Kiev dal quale inizia tutta la vicenda; Rotas è la denominazione di un'impresa edile che fa da copertura alle attività di Sator.

L'intento di Nolan è chiaro: giocare ancora con lo spazio e con il tempo - come già aveva fatto con Inception, Interstellar e Dunkirk - cercando di alterarne il normale corso e soffermandosi soprattutto sul secondo.

La vicenda è cervellotica e difficile da seguire, con tutte le inversioni di tempo che ci sono.

Ma il risultato è comunque un'opera audace, sontuosa, che compensa i tanti punti criptici con una resa scenica spettacolare.

Come tutti i film di Nolan.

E come tutti i film di Nolan richiede spettatori attenti e di essere vista più volte per essere meglio compresa e apprezzata.

Sapete che a noi di CINEMA A BOMBA! il cineasta britannico piace molto, ma la sceneggiatura questa volta è ancora più ostica dei lavori precedenti - se va avanti così, potremmo rivalutare il pur complicato Sokurov.

Ma sappiamo che non è lo script il suo punto forte.

Di Tenet apprezziamo soprattutto la regia - inconfondibile la mano dell'autore della saga del Cavaliere Oscuro -, ma anche la scelta dei luoghi delle riprese (c'è anche la Costiera Amalfitana) e dei collaboratori per le musiche (questa volta il fidato Hans Zimmer è stato sostituito dal compositore svedese Ludwig Göransson, che ha composto un'interessante colonna sonora rimbombante e martellante), il suono, la fotografia (magnifica, di Hoyte van Hoytema).

Anche gli effetti speciali sono notevoli - ma attenzione: l'aereo che viene fatto schiantare è un aereo vero!

Non male la selezione degli interpreti.

John David Washington, figlio di Denzel, dopo la bella prova in BlacKkKlansman, si conferma pure qui attore talentuoso e capace di non vivere all'ombra di un padre tanto ingombrante.

Robert Pattinson dimostra che la saga Twilight, che pure gli ha dato notorietà mondiale, è stato solo un incidente di percorso in termini di qualità recitativa.

Di Kenneth Branagh conosciamo già la bravura - il suo accento russo è credibile ed ha pure recitato imparando intere frasi al contrario!

L'australiana Elizabeth Debicki è eterea e algida come richiede il personaggio affidatole.

Tra gli altri, non ci ha sorpreso trovare nel cast Michael Caine, vero prezzemolino nolaniano.

Ma sapete cos'è la cosa che ci è piaciuta di più di Tenet?

È ciò che rappresenta per il cinema tutto, colpito gravemente dal Covid-19: cioè un tentativo di ripartire, di riportare il pubblico nelle sale.

In mezzo a tante produzioni rimandate ai prossimi mesi (per poter concorrere agli Oscar) o passate direttamente in streaming, si è creduto nel potenziale di questo film e si è provato a distribuirlo in modo tradizionale.

Vedremo se, alla fine, i numeri daranno ragione a Nolan & C.

Noi non possiamo che apprezzarne il coraggio e la fiducia nella rinascita dell'industria cinematografica.

Tenet e la Mostra di Venezia di quest'anno sono una bella dimostrazione che il cinema non è ancora morto.

Speriamo che si riprenda presto.




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venerdì 13 dicembre 2019

I CLASSICI: INCEPTION, NEL LABIRINTO DELLA MENTE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Regno Unito, 2010
148'
Regia: Christopher Nolan
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Joseph Gordon-Levitt, Ellen Page, Tom Hardy, Marion Cotillard, Ken Watanabe, Cillian Murphy, Michael Caine, Pete Postlethwaite, Dileep Rao, Lukas Haas, Tom Berenger.


Dom Cobb (DiCaprio) e il suo staff hanno un'abilità particolare: grazie ad una tecnologia all'avanguardia sono in grado di entrare nei sogni delle persone e carpire informazioni segrete.

Il gruppo viene ingaggiato da un facoltoso magnate giapponese (Watanabe), che vuole che si instilli nella mente del figlio (Murphy) del suo più pericoloso ma morente concorrente (Postlethwaite, in una delle sue ultime interpretazioni) l'idea di smembrare l'impero economico ereditato.

Le cose, però, prenderanno una brutta piega.






Chi non è mai rimasto affascinato guardando figure impossibili, immagini con inganni spaziali e visivi, con illusioni ottiche?

Chi non è mai rimasto a bocca aperta davanti alle incisioni delle Carceri del veneziano Giovanni Battista Piranesi o alle scale che salgono (o scendono) sempre di Escher o al triangolo di Penrose?

Ora pensate ad un film che attinge a piene mani a questo tipo di illustrazioni per creare un mondo sospeso tra sogno e realtà, un mondo che fa da sfondo ad una trama fatta di scatole cinesi, labirinti e vertigine nei quali i protagonisti si perdono e non riescono a distinguere tra sonno e veglia.

Christopher Nolan è riuscito a creare uno di quei rari casi di "film d'azione d'autore", opere che hanno l'intento da una parte di intrattenere un vasto pubblico e dall'altro di veicolare messaggi e contenuti pescando da una pluralità di fonti "alte".

A tal proposito, numerosi sono le citazioni e i rimandi: Calderón de La Barca (si veda il suo dramma La Vita è Sogno), Jorge Luis Borges, Platone, Freud, Schopenauer...

Al primo obiettivo (raggiunto, visti gli incassi notevoli), invece, hanno concorso l'immaginario visivo (reso in modo strepitoso da un uso intelligente di effetti speciali all'avanguardia, non per niente premiati con l'Oscar, una delle 4 statuette vinte - le altre, per la fotografia, il sonoro e il montaggio sonoro), il ritmo incalzante, la suggestiva colonna sonora di Hans Zimmer, le invenzioni registiche.

Poi, ovviamente, un ricco cast fatto di fidati attori talentuosi e di richiamo aiuta parecchio.

Accanto al divo Leonardo DiCaprio (bravissimo, ma l'Oscar arriverà solo nel 2016 con Revenant-Redivivo) troviamo infatti interpreti che hanno già collaborato o che collaboreranno anche successivamente con il cineasta britannico: Michael Caine (molto presente nella filmografia nolaniana), Ken Watanabe, Joseph Gordon-Levitt, Cillian Murphy, Marion Cotillard, Tom Hardy.

Proprio quest'ultimo si è fatto conoscere dal grande pubblico grazie alla pellicola della quale stiamo parlando: dopo la prova molto convincente in Bronson, il prestante londinese si è distinto in La Talpa, Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno (sempre di Nolan, assieme a Murphy, Caine, Cotillard, Gordon-Levitt), Mad Max: Fury Road, il già citato Revenant, Dunkirk (ancora Nolan), Venom, affermandosi come uno dei volti più riconoscibili del cinema mondiale.

Il regista della trilogia del Cavaliere Oscuro e di Interstellar e Dunkirk è solito avvalersi del lavoro di persone già collaudate; ma quel che ci piace in lui è che, nonostante questa comfort zone, egli mette in gioco se stesso in progetti via via più ambiziosi e originali, seguendo la propria ispirazione e proponendo sempre cose nuove.

Il fatto, poi, che sia lasciata al pubblico la comprensione del significato delle sue opere dimostra un profondo rispetto per lo spettatore - non considerato come un soggetto passivo, ma come un soggetto stimolato a farsi una propria opinione su quello che ha visto sullo schermo - e per la sua intelligenza.

Inception è emblematico dell'idea di cinema di Nolan: sono presenti i suoi temi ricorrenti (il tormento interiore, l'ossessione, il ricordo, l'inganno...), una narrazione temporale non lineare, il suo approccio scientifico, il suo senso della spettacolarità e dell'azione.

Ed è ricco, ricchissimo di suggestioni e in grado, anche a distanza di anni, di generare stupore.

Borges affermava (nel breve saggio Metamorfosi della Tartaruga): L'arte vuol sempre irrealtà visibili.

Pensiamo che anche il grande scrittore argentino avrebbe apprezzato questo film.




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domenica 24 dicembre 2017

I CLASSICI: FESTA IN CASA MUPPET, UN (PU)PAZZESCO CANTO DI NATALE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1992
86'
Regia: Brian Henson
Interpreti: i Muppet, Michael Caine.


Se esiste un racconto che nell'immaginario collettivo è diventato la storia natalizia per eccellenza, questo è Il Canto di Natale di Charles Dickens.
Chi non conosce l'odissea dell'avaro ed egoista Scrooge, che vessa il povero dipendente Cratchit, ma poi viene redento la notte della Vigilia dalla visita di 3 spiriti?

Un classico della letteratura di cui esistono diversi adattamenti cinematografici, a cominciare dal memorabile mediometraggio animato Canto di Natale di Topolino che vi avevamo recensito qualche anno fa.

Ma la versione targata Disney non è l'unica pensata per il pubblico più giovane.
Perché non farne un musical su misura per i mitici Muppet?






Primo film girato dopo la scomparsa del "papà" Jim Henson, Festa in Casa Muppet è uno dei più riusciti lungometraggi con protagonisti i famosi pupazzi parlanti.
Il colpo di genio è stato assoldare nella parte di Scrooge un (grande) attore in carne ed ossa che interagisse con Kermit la Rana e compagni.

Dopo una lunga trattativa il ruolo è andato a Sir Michael Caine, che vi si è approcciato come se stesse recitando per la Royal Shakespeare Company.
Un'interpretazione così professionale e sublime che lo stesso attore inglese caro a Christopher Nolan la annovera tra le proprie migliori in assoluto!

Pur con qualche libertà artistica (gli ex soci di Scrooge sono due, Crachit non è l'unico dipendente del vecchio affarista, alla fine Fezziwig è ancora vivo), il film risulta piuttosto fedele allo spirito del classico dickensiano, ed è pieno di trovate buffe e momenti divertenti che lo rendono adatto ai più piccoli e caldamente consigliato a tutte le famiglie.

Dopo il succitato Canto di Natale di Topolino, Una Poltrona per Due, National Lampoon's Christmas Vacation e Star Wars: Holiday Special, quest'anno aggiungete Festa in Casa Muppet alla vostra collezione!

Buon Natale e Buone Feste da tutta la Redazione di CINEMA A BOMBA!




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martedì 26 maggio 2015

CANNES 2015. I FRATELLI COEN HANNO SALDATO IL DEBITO (DI RICONOSCENZA)

Dall'alto: Jacques Audiard con la Palma d'Oro vinta per Dheepan; Vincent Lindon, visibilmente commosso, ritira il premio per la migliore interpretazione maschile; Valeria Golino consegna a Hou Hsiao-hsien il riconoscimento per la migliore regia.


Leggendo l'elenco delle pellicole premiate al Festival di Cannes di quest'anno si rimane piuttosto perplessi.

Suscita curiosità la condivisibile premiazione di giovani talenti: nella scorsa edizione si era voluto valorizzare il venticinquenne canadese Xavier Dolan (presente anche in questa occasione, ma nelle vesti di giurato); questa volta è toccato all'esordiente ungherese László Nemes con l'originale tragedia sull'Olocausto Il Figlio di Saul e al messicano Michel Franco con il drammatico Chronic.

Ma sono gli unici raggi di luce di un'edizione dalle molte ombre.
Che dire altrimenti di un Festival che relega quasi tutte le pellicole più interessanti alle categorie fuori concorso e finisce per ignorare le poche perle in competizione?

L'esclusione dei film italiani dal palmarès lascia infatti l'amaro in bocca, anche perché voci di corridoio davano Mia Madre di Nanni Moretti - il rappresentante italiano che aveva ricevuto più plausi da critica e pubblico - sicuro vincitore di almeno un premio.
Ma se persino un contentino come il Prix du Jury è andato al greco The Lobster di Yorgos Lanthimos, tutto lascerebbe pensare che, nonostante la massiccia presenza di film nostrani, questo non fosse proprio l'anno giusto.

Speriamo di rifarci altrove: d'altra parte - lo stesso Paolo Sorrentino lo sa bene - anche La Grande Bellezza nel 2013 era stato snobbato e ha finito poi per trionfare agli Oscar...

Le due superpotenze Stati Uniti (con la Rooney Mara dell'apprezzata storia d'amore lesbo Carol) e Cina (con il premio alla regia attribuito al veterano Hou Hsiao-sien per L'Assassina, che ha fatto incetta di consensi) non sono state invece scontentate, così come i padroni di casa.

Però è stato esagerato premiare tre film francesi su quattro in competizione: solo lo stroncatissimo Marguerite et Julien di Valèrie Donzelli è rimasto escluso.

Infatti La Loi du Marché e Mon Roi possono fregiarsi di aver fatto vincere i riconoscimenti per le migliori interpretazioni ai propri protagonisti, rispettivamente Vincent Lindon - che ha battuto la concorrenza del Michael Caine del sorrentiniano Youth-La Giovinezza che molti già danno in odore di nomination all'Oscar - ed Emmanuelle Bercot.
Quest'ultima aveva già avuto l'onore di aprire il Festival come regista, e premiarla - sebbene ex aequo - anche come attrice ci sembra francamente eccessivo.

Di Jacques Audiard sapevamo già dalla vigilia (vedi il nostro post) che con il suo Dheepan - storia di un ex guerrigliero cingalese interpretato da un attore che è stato veramente un bambino soldato nelle fila delle Tigri Tamil - sarebbe stato uno dei favoriti per la vittoria finale: dopo l'aver conquistato il Grand Prix Speciale della Giuria nel 2009 con Il Profeta ed esser rimasto a mani vuote per Un Sapore di Ruggine ed Ossa (in concorso nel 2012), era ovvio che uno dei pupilli della kermesse dovesse portare a casa qualcosa.
E quel qualcosa è stato niente meno che la Palma d'Oro.

Ora, non vogliamo mettere in dubbio la bontà di queste scelte da parte della giuria capitanata da Joel e Ethan Coen; però la sensazione che rimane è sgradevole, poiché si ha come l'impressione che i riconoscimenti assegnati siano un modo per i due fratelli di saldare un debito di riconoscenza nei confronti della rassegna rivierasca, piuttosto che il frutto di considerazioni legate al merito.

Ricordiamo che la Croisette è sempre stata molto generosa con i due autori americani: da qui sono passati e sono stati acclamati Barton Fink (1991: Palma d'Oro assegnata all'unanimità, miglior regia e miglior attore a John Turturro), Mister Hula Hoop (1994), Fargo (1996: miglior regia), Fratello, Dove Sei? (2000), L'Uomo che non c'era (2001: miglior regia), The Ladykillers (2004: premio per Irma P. Hall come attrice), Non è un Paese per Vecchi (2007) e Inside Llewyn Davis (Grand Prix Speciale della Giuria nel 2013).

Dopo le premiazioni, resta comunque una certezza: la storia d'amore tra i fratelli Coen e Cannes non è certo finita qui.
Se mai finirà...

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mercoledì 19 novembre 2014

INTERSTELLAR, L'ASTROFISICA SPIEGATA A SUA FIGLIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2014
169'
Regia: Christopher Nolan
Con: Matthew McConaughey, Jessica Chastain, Anne Hathaway, Michael Caine, Mackenzie Foy, John Lithgow, Wes Bentley, Casey Affleck, Ellen Burstyn, William Devane, Topher Grace, Matt Damon (non accreditato), Timothée Chalamet.


Le risorse naturali della Terra stanno per finire e continue tempeste di sabbia flagellano le città, mettendo così in serio pericolo la sopravvivenza della popolazione.
Un gruppo di astronauti temerari capitanati dal maturo Cooper (McConaughey) - padre amorevole di due figli, un figlio e una figlia che egli adora - partirà allora per lo spazio ignoto per una missione disperata, unica speranza per salvare l'intero genere umano: cercare un altro pianeta nel quale poter vivere.

Un anno dopo l'uscita nelle sale e qualche mese dopo il trionfo agli Oscar di quest'anno di Gravity, ecco un altro kolossal ambientato nello spazio.

Anche la nuova e a lungo attesa fatica di Christopher Nolan può vantare effetti speciali mirabolanti, ma - a differenza della pellicola di Alfonso Cuarón - una maggiore accuratezza scientifica.
Questo, grazie alla presenza - come produttore esecutivo e consulente - di Kip Thorne, fisico teorico noto per gli studi sui buchi neri e per le idee circa la possibilità di compiere viaggi tra sistemi stellari tramite cunicoli spazio-temporali (i cosiddetti wormhole).
E proprio le sue teorie sono alla base dello svolgimento della storia, che esige spettatori attenti e interessati, pena la non completa comprensione dell'intreccio.

Ma il regista dell'ultima trilogia "batmaniana", come al solito pure sceneggiatore insieme al fratello Jonathan, non è soltanto un virtuoso della messinscena (benché buona parte del merito, visivamente parlando, vada condiviso col direttore di fotografia Hoyte Van Hoytema: degno del miglior Emmanuel Lubezki) e un accurato storyteller: è anche un maestro nella direzione degli attori, da cui riesce a cavare sempre il meglio.

A guidare un cast da leccarsi i baffi ci sono ovviamente l'ex Killer Joe McConaughey, fresco dell'Oscar per Dallas Buyers Club (ma leggenda vuole che Nolan l'abbia scelto dopo averlo notato in Mud), e la sempre deliziosa Jessica Chastain (ennesima nomination in vista per la nostra beniamina?).
Ma meritano una menzione anche la bella Anne Hathaway - Oscar a sua volta per Les Misérables, qui con capello corto stile Sandra Bullock - e il sempreverde Michael Caine, ormai attore-feticcio del regista (è il sesto film che fanno insieme!).
Sfiziose, infine, le comparsate di Matt Damon (apparizione a sorpresa) ed Ellen Burstyn (ricordate? Era la protagonista di L'Esorcista di William Friedkin).

Da attori di questo calibro ci aspettavamo molto, e dobbiamo dire di non essere rimasti delusi.
Interstellar è riuscito in ogni caso a mantenere ciò che aveva promesso: intrattenimento spettacolare e spunti di riflessione, buoni sentimenti e suspense.

E una trama all'altezza dei precedenti lavori del cineasta inglese, qui particolarmente prodigo di rimandi, citazioni, omaggi: oltre all'ovvio accostamento al capolavoro di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello Spazio (e a quello di Terrence Malick The Tree of Life, non solo per la presenza della Chastain), abbiamo notato, tra gli altri, riferimenti anche a due pellicole del 1997: Punto di Non Ritorno di Paul W.S. Anderson (da cui deriva la spiegazione dei wormhole con una matita e un foglio di carta) e Contact di Robert Zemeckis.

Più curiose le fonti letterarie: passi il cenno a Dalla Terra alla Luna di Jules Verne, ma chi avrebbe mai pensato al poeta gallese Dylan Thomas (Do not go gentle into that good night, tradotta come "Non andartene docile in quella buona notte") o a Gargantua (il gigante dall'appetito insaziabile nato dalla penna di François Rabelais)?

Tuttavia, sebbene la componente relativa alla scienza sia molto ben presente, a dominare è però quella che mette in gioco una forza più forte della gravità: l'amore.
È l'amore per la figlia a muovere Cooper, così come è l'amore per un collega a spingere la Dottoressa Brand (Hathaway) ad intraprendere una missione tanto perigliosa.
E sarà l'amore di una figlia per il proprio padre a salvare l'umanità.

Perché - è proprio il caso di dirlo, prendendo in prestito una frase del film - "l'amore è l'unica cosa che trascende il tempo e lo spazio".

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mercoledì 5 novembre 2014

I CORTI: AMBITION, "DITOCORTO" FA PIANETI

(Clicca sull'immagine per vedere il corto) 

Polonia, 2014
7'
Regia: Tomek Baginski
Con: Aidan Gillen, Aisling Franciosi.


In una terra arida e desolata, un Maestro insegna alla sua giovane allieva come creare corpi celesti dal nulla.
Ora, fare un pianeta è cosa relativamente semplice (chi non è in grado di farne uno?!); ma che cosa rende il nostro, di pianeta, così speciale?
La vita.
E da cosa trae origine la vita sulla Terra?
Dall'acqua.
E da dove deriva l'acqua?
Qui la risposta è un po' meno ovvia e per trovarla occorre guardare in alto. Molto in alto.

Secondo diversi scienziati, l'acqua è stata portata dalle comete cadute nel nostro mondo.
E questo è proprio ciò che vuole dimostrare l'Agenzia Spaziale Europea (ESA), con un programma ambizioso: il prossimo 12 Novembre la sonda Rosetta, dopo un viaggio lungo 10 anni, sgancerà il lander Philae, che atterrerà sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, la esplorerà, scatterà delle foto, ne studierà la composizione per vedere se essa contiene ghiaccio - o addirittura acqua - e per capire come si è creata.

Per sponsorizzare questa importante missione, l'ESA ha preparato un video esplicativo molto chiaro ma un po' naïf (vedi qui), adatto ai bambini, e questo cortometraggio di pochi minuti, indirizzato invece ad un pubblico più maturo.
E decisamente più spettacolare - ottimi effetti speciali - e accattivante, sebbene la trama non sia chiarissima.

Protagonista è un volto noto al grande pubblico, l'irlandese Aidan Gillen, popolare per la sua interpretazione del personaggio di Petyr "Ditocorto" Baelish nella serie di grande successo Il Trono di Spade.
A fargli da spalla la giovane connazionale Aisling Franciosi, vista in Jimmy's Hall, ultima fatica di Ken Loach presentata all' ultimo Festival di Cannes e considerata attrice molto promettente.

Ora, tra qualche giorno uscirà l'attesissimo Interstellar di Christopher Nolan con Matthew McConaughey, Micheal Caine, Anne Hathaway e la nostra beniamina Jessica Chastain.
In attesa di andare al cinema, consigliamo di vedere questo corto e di seguire le vicende dell'esplorazione della cometa: nella vita reale potremmo avere a breve importanti risposte sulle origini della vita e dell'universo.

Ambition.
Ci sa tanto che l'Europa nello spazio voglia fare sul serio.

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giovedì 20 settembre 2012

IL CAVALIERE OSCURO-IL RITORNO, IL TERRORE A GOTHAM CITY

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2012
165'
Regia: Christopher Nolan
Interpreti: Christian Bale, Anne Hathaway, Tom Hardy, Marion Cotillard, Michael Caine, Morgan Freeman, Gary Oldman, Joseph Gordon-Levitt, Nestor Carbonell, Cilian Murphy, Matthew Modine, Liam Neeson, Juno Temple, William Devane.


E' uscito finalmente nelle sale lo spasmodicamente atteso Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno, terzo e ultimo film della trilogia che Christopher Nolan ha dedicato a Batman.

Questa volta Bruce Wayne dovrà vedersela con dei nemici terribili: la crisi economica, che ha portato al fallimento il suo impero finanziario; e Bane - energumeno dalla mente brillante alla ricerca un nuovo ordine mondiale - che tiene in scacco Gotham City con la minaccia di una strage nucleare.
A dargli man forte ci saranno solo il commissario Gordon, un volenteroso giovane poliziotto, i fedeli Lucius Fox e il maggiordomo Alfred, un'affascinante quanto imprevedibile ladra.

Visto l'imponente seguito dei film precedenti, ci si aspettava un grande successo di pubblico. E così è stato: nonostante la ormai tristemente nota strage di Denver, le file ai botteghini e l'entusiasmo dei fan non sono venuti meno.

Comprensibile: la pellicola vanta effetti speciali e una fotografia mozzafiato, invenzioni registiche più da cinema d'autore che da mero blockbuster nate dalla fantasia visionaria e immaginifica di Nolan (che, è bene ricordarlo, è l'autore dei geniali Memento, Insomnia e Inception), un cast stratosferico, colpi di scena a ripetizione e clamorosi.

Ciò che ci ha colpito maggiormente, tuttavia, è la trama.
Di per sé, non originalissima: un cattivone minaccia la città; l'eroe da principio è in difficoltà, ma poi riesce faticosamente a batterlo.

La peculiarità è costituita invece dai rimandi storici e all'attualità: Bane, nei suoi proclami, utilizza lo stesso lessico e le stesse motivazioni degli indignados europei e del movimento statunitense Occupy Wall Street (potere ai cittadini, critica al capitalismo e al ruolo dei banchieri e dei broker), mentre i suoi scagnozzi inscenano processi-farsa contro i ricchi e i rappresentanti delle forze dell'ordine in nome di una parvenza di uguaglianza (o forse sarebbe il caso di utilizzare il termine égalité).
Siamo ai giorni nostri, ma sembra di essere nel periodo più oscuro della Rivoluzione Francese, quello detto del Terrore, quando imperversavano la delazione e i processi sommari contro i cosiddetti nemici del popolo.

Nolan, con questa pellicola, sembra voler denunciare la deriva che potrebbero prendere i movimenti di protesta che stanno infiammando il mondo ai giorni nostri: il populismo che tanto promette ma che poco mantiene; la libertà che si trasforma in selvaggia anarchia; la perdita, da parte della polizia, dei metodi coercitivi per contrastare la criminalità che porta al dilagare dei reati.
In una città intimorita e in preda al fatalismo l'Uomo Pipistrello assurge così al ruolo di paladino dei valori tradizionali della società americana.

Insomma, prendendo in prestito il nome che si diedero gli insorti della zona nord-occidentale della Francia, che nel dipartimento della Vandea e in quelli limitrofi si ribellarono ai soprusi e alle violenze dei rivoluzionari, si può affermare che Batman rappresenti un moderno chouan, con buona pace dei suoi pur tanti fan protestatari.

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