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lunedì 9 settembre 2024

VENEZIA 2024. I VINCITORI




Dall'alto: Pedro Almodóvar con il Leone d'Oro; Vincent Lindon con la Coppa Volpi; Maura Delpero con il Leone d'Argento-Gran Premio della Giuria. 




L' edizione numero 81 della Mostra del Cinema di Venezia verrà ricordata come quella del trionfo di Pedro Almodóvar.

Il regista spagnolo, già premio Oscar per il film straniero nel 1999 con Tutto su mia madre e per la sceneggiatura originale nel 2003 con Parla con lei, per la prima volta in carriera si aggiudica il premio più importante di uno dei principali festival cinematografici del mondo.

E lo fa ancora con una storia al femminile - che parla di eutanasia - tutta girata in inglese (lui che aveva sempre diretto pellicole in lingua spagnola), con protagoniste due attrici strepitose: Julianne Moore e Tilda Swinton.

C'è una regola strana, alla Mostra del Cinema di Venezia: se un film vince un premio per migliore attore o migliore attrice, poi non può essere premiato con il Leone d'Oro (o viceversa) - motivo per il quale, per esempio, nel 2012 The Master, già premiato per le superbe interpretazioni di Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix, non riuscì ad aggiudicarsi quello che sarebbe stato un Leone d'Oro sacrosanto.

Ed è forse che per questo che la Coppa Volpi, anziché al formidabile duo, è andata alla pur bravissima Nicole Kidman, assente alla premiazione solo per un grave lutto in famiglia.

La diva australiana si è imposta su altre star che nei prossimi mesi le daranno filo da torcere in ottica Oscar: Angelina Jolie - Maria Callas nel biopic di Pablo Larraín - e Lady Gaga - Harley Quinn nel seguito di Joker.

Quest'ultima, in realtà, potrebbe avere maggiori chance con i Golden Globe: una sua eventuale vittoria in occasione della cerimonia di consegna dei premi della stampa estera, tuttavia, sarebbe un buon viatico.

Per ciò che riguarda gli attori, la scelta sembrava essere tra Daniel Craig, protagonista di Queer di Luca Guadagnino, e il redivivo Adrien Brody, architetto ebreo in The Brutalist di Brady Corbet; ma la Coppa Volpi è andata invece a Vincent Lindon - ottimo interprete, è vero, ma anche partner in scena in numerosi film della presidente della giuria Isabelle Huppert...

Sfida rimandata, a quanto pare: i due sembrerebbero già seri contendenti per una nomination agli Academy Award, forti di due film che sono stati molto apprezzati.

Ma se Guadagnino gode già di un buon credito a Hollywood, occhio a Corbet: il suo The Brutalist è stato la rivelazione del festival e gli è valso il riconoscimento per la migliore regia - abbiamo vibrazioni da Opera senza autore, pellicola che ci ha entusiasmato.

Un'altra rivelazione è stata l'unica opera italiana finita nel palmarès: Vermiglio, firmata da Maura Delpero e ambientata nell'omonimo paesino del Trentino con attori perlopiù non professionisti, ha conquistato giurati e pubblico e si è portata a casa addirittura un Leone d'Argento.

Speriamo di sentirne ancora parlare.

Tra gli altri premiati, un film georgiano, due sceneggiatori brasiliani (per Ainda estou aqui, considerato uno dei papabili per la vittoria del premio più prestigioso; speriamo che questa attenzione serva comunque a riportare i riflettori su Walter Salles) e il giovane protagonista di Leurs Enfants après eux.

Qui di seguito riportiamo i vincitori del concorso principale.

Con la solita nota a margine: nei prossimi mesi sentiremo parlare ancora solo di pochi film presentati al Lido; molti verranno dimenticati; altri passeranno quasi inosservati.

Ma voi date credito a tutti e amateli: il cinema è fatto sì di grandi nomi e grandi risorse, ma anche di piccole storie, di sacrifici, di budget scarsi e di volti interessanti ma non noti.


Leone d'oro al miglior film: The Room Next Door, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)

Leone d'argento - Gran premio della giuria: Vermiglio, regia di Maura Delpero (Italia, Francia, Belgio)

Leone d'argento - Premio speciale per la regia: Brady Corbet per The Brutalist (Stati Uniti d'America)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Nicole Kidman per Babygirl, regia di Halina Reijn (Stati Uniti d'America)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Vincent Lindon per Jouer avec le feu, regia di Delphine e Muriel Coulin (Francia)

Premio Osella per la migliore sceneggiatura: Murilo Hauser ed Heitor Lorega per Ainda estou aqui, regia di Walter Salles (Brasile, Francia)

Premio speciale della giuria: Ap'rili, regia di Dea K'ulumbegashvili (Georgia, Francia, Italia)

Premio Marcello Mastroianni: Paul Kircher per Leurs Enfants après eux, regia di Ludovic e Zoran Boukherma (Francia)


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martedì 26 maggio 2015

CANNES 2015. I FRATELLI COEN HANNO SALDATO IL DEBITO (DI RICONOSCENZA)

Dall'alto: Jacques Audiard con la Palma d'Oro vinta per Dheepan; Vincent Lindon, visibilmente commosso, ritira il premio per la migliore interpretazione maschile; Valeria Golino consegna a Hou Hsiao-hsien il riconoscimento per la migliore regia.


Leggendo l'elenco delle pellicole premiate al Festival di Cannes di quest'anno si rimane piuttosto perplessi.

Suscita curiosità la condivisibile premiazione di giovani talenti: nella scorsa edizione si era voluto valorizzare il venticinquenne canadese Xavier Dolan (presente anche in questa occasione, ma nelle vesti di giurato); questa volta è toccato all'esordiente ungherese László Nemes con l'originale tragedia sull'Olocausto Il Figlio di Saul e al messicano Michel Franco con il drammatico Chronic.

Ma sono gli unici raggi di luce di un'edizione dalle molte ombre.
Che dire altrimenti di un Festival che relega quasi tutte le pellicole più interessanti alle categorie fuori concorso e finisce per ignorare le poche perle in competizione?

L'esclusione dei film italiani dal palmarès lascia infatti l'amaro in bocca, anche perché voci di corridoio davano Mia Madre di Nanni Moretti - il rappresentante italiano che aveva ricevuto più plausi da critica e pubblico - sicuro vincitore di almeno un premio.
Ma se persino un contentino come il Prix du Jury è andato al greco The Lobster di Yorgos Lanthimos, tutto lascerebbe pensare che, nonostante la massiccia presenza di film nostrani, questo non fosse proprio l'anno giusto.

Speriamo di rifarci altrove: d'altra parte - lo stesso Paolo Sorrentino lo sa bene - anche La Grande Bellezza nel 2013 era stato snobbato e ha finito poi per trionfare agli Oscar...

Le due superpotenze Stati Uniti (con la Rooney Mara dell'apprezzata storia d'amore lesbo Carol) e Cina (con il premio alla regia attribuito al veterano Hou Hsiao-sien per L'Assassina, che ha fatto incetta di consensi) non sono state invece scontentate, così come i padroni di casa.

Però è stato esagerato premiare tre film francesi su quattro in competizione: solo lo stroncatissimo Marguerite et Julien di Valèrie Donzelli è rimasto escluso.

Infatti La Loi du Marché e Mon Roi possono fregiarsi di aver fatto vincere i riconoscimenti per le migliori interpretazioni ai propri protagonisti, rispettivamente Vincent Lindon - che ha battuto la concorrenza del Michael Caine del sorrentiniano Youth-La Giovinezza che molti già danno in odore di nomination all'Oscar - ed Emmanuelle Bercot.
Quest'ultima aveva già avuto l'onore di aprire il Festival come regista, e premiarla - sebbene ex aequo - anche come attrice ci sembra francamente eccessivo.

Di Jacques Audiard sapevamo già dalla vigilia (vedi il nostro post) che con il suo Dheepan - storia di un ex guerrigliero cingalese interpretato da un attore che è stato veramente un bambino soldato nelle fila delle Tigri Tamil - sarebbe stato uno dei favoriti per la vittoria finale: dopo l'aver conquistato il Grand Prix Speciale della Giuria nel 2009 con Il Profeta ed esser rimasto a mani vuote per Un Sapore di Ruggine ed Ossa (in concorso nel 2012), era ovvio che uno dei pupilli della kermesse dovesse portare a casa qualcosa.
E quel qualcosa è stato niente meno che la Palma d'Oro.

Ora, non vogliamo mettere in dubbio la bontà di queste scelte da parte della giuria capitanata da Joel e Ethan Coen; però la sensazione che rimane è sgradevole, poiché si ha come l'impressione che i riconoscimenti assegnati siano un modo per i due fratelli di saldare un debito di riconoscenza nei confronti della rassegna rivierasca, piuttosto che il frutto di considerazioni legate al merito.

Ricordiamo che la Croisette è sempre stata molto generosa con i due autori americani: da qui sono passati e sono stati acclamati Barton Fink (1991: Palma d'Oro assegnata all'unanimità, miglior regia e miglior attore a John Turturro), Mister Hula Hoop (1994), Fargo (1996: miglior regia), Fratello, Dove Sei? (2000), L'Uomo che non c'era (2001: miglior regia), The Ladykillers (2004: premio per Irma P. Hall come attrice), Non è un Paese per Vecchi (2007) e Inside Llewyn Davis (Grand Prix Speciale della Giuria nel 2013).

Dopo le premiazioni, resta comunque una certezza: la storia d'amore tra i fratelli Coen e Cannes non è certo finita qui.
Se mai finirà...

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domenica 24 maggio 2015

CANNES 2015. I VINCITORI

Jacques Audiard, regista di Dheepan - vincitore della Palma d'Oro 2015. 


Grandissima delusione per l'Italia a Cannes 2015: nemmeno un riconoscimento per i nostri rappresentanti Nanni Moretti (che molti, alla vigilia, davano come favorito), Matteo Garrone e Paolo Sorrentino.

I padroni di casa della Francia, al contrario, vincono grosso: Palma d'Oro, miglior attore e migliore attrice (ex aequo).

Sono stati premiati davvero i migliori?
C'entra qualcosa il fatto che i fratelli Coen - presidenti di giuria - vengano invitati spesso sulla Croisette e che altrettanto spesso portino a casa un riconoscimento importante?
Speriamo di no, che sia soltanto una coincidenza e il frutto di scelte condivise da parte dei giurati; ma il sospetto di un cambio di favori è forte.

Lasciamo considerazioni più approfondite al prossimo post.

Nel frattempo, ecco l'elenco dei vincitori:


Palma d'Oro al miglior film: Dheepan, regia di Jacques Audiard (Francia)

Grand Prix Speciale della Giuria (assegnato al film che mostra maggiore originalità o spirito di ricerca): Saul fia (Il Figlio di Saul), regia di László Nemes (Ungheria)

Prix d'interprétation féminine (assegnato alla migliore attrice): Emmanuelle Bercot, Mon Roi (Francia); ex aequo con Rooney Mara, Carol (USA)

Prix d'interprétation masculine (assegnato al miglior attore): Vincent Lindon, La Loi du Marché (Francia)

Prix de la mise en scène (assegnato al miglior regista): Hou Hsiao-hsien, Nie yin niang (L'Assassina) (Taiwan)

Prix du scénario (assegnato al miglior sceneggiatore): Michel Franco, Chronic (USA)

Premio della giuria: The Lobster, regia di Yorgos Lanthimos (Grecia)

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