CINEMA A BOMBA!

lunedì 9 settembre 2024

VENEZIA 2024. I VINCITORI




Dall'alto: Pedro Almodóvar con il Leone d'Oro; Vincent Lindon con la Coppa Volpi; Maura Delpero con il Leone d'Argento-Gran Premio della Giuria. 




L' edizione numero 81 della Mostra del Cinema di Venezia verrà ricordata come quella del trionfo di Pedro Almodóvar.

Il regista spagnolo, già premio Oscar per il film straniero nel 1999 con Tutto su mia madre e per la sceneggiatura originale nel 2003 con Parla con lei, per la prima volta in carriera si aggiudica il premio più importante di uno dei principali festival cinematografici del mondo.

E lo fa ancora con una storia al femminile - che parla di eutanasia - tutta girata in inglese (lui che aveva sempre diretto pellicole in lingua spagnola), con protagoniste due attrici strepitose: Julianne Moore e Tilda Swinton.

C'è una regola strana, alla Mostra del Cinema di Venezia: se un film vince un premio per migliore attore o migliore attrice, poi non può essere premiato con il Leone d'Oro (o viceversa) - motivo per il quale, per esempio, nel 2012 The Master, già premiato per le superbe interpretazioni di Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix, non riuscì ad aggiudicarsi quello che sarebbe stato un Leone d'Oro sacrosanto.

Ed è forse che per questo che la Coppa Volpi, anziché al formidabile duo, è andata alla pur bravissima Nicole Kidman, assente alla premiazione solo per un grave lutto in famiglia.

La diva australiana si è imposta su altre star che nei prossimi mesi le daranno filo da torcere in ottica Oscar: Angelina Jolie - Maria Callas nel biopic di Pablo Larraín - e Lady Gaga - Harley Quinn nel seguito di Joker.

Quest'ultima, in realtà, potrebbe avere maggiori chance con i Golden Globe: una sua eventuale vittoria in occasione della cerimonia di consegna dei premi della stampa estera, tuttavia, sarebbe un buon viatico.

Per ciò che riguarda gli attori, la scelta sembrava essere tra Daniel Craig, protagonista di Queer di Luca Guadagnino, e il redivivo Adrien Brody, architetto ebreo in The Brutalist di Brady Corbet; ma la Coppa Volpi è andata invece a Vincent Lindon - ottimo interprete, è vero, ma anche partner in scena in numerosi film della presidente della giuria Isabelle Huppert...

Sfida rimandata, a quanto pare: i due sembrerebbero già seri contendenti per una nomination agli Academy Award, forti di due film che sono stati molto apprezzati.

Ma se Guadagnino gode già di un buon credito a Hollywood, occhio a Corbet: il suo The Brutalist è stato la rivelazione del festival e gli è valso il riconoscimento per la migliore regia - abbiamo vibrazioni da Opera senza autore, pellicola che ci ha entusiasmato.

Un'altra rivelazione è stata l'unica opera italiana finita nel palmarès: Vermiglio, firmata da Maura Delpero e ambientata nell'omonimo paesino del Trentino con attori perlopiù non professionisti, ha conquistato giurati e pubblico e si è portata a casa addirittura un Leone d'Argento.

Speriamo di sentirne ancora parlare.

Tra gli altri premiati, un film georgiano, due sceneggiatori brasiliani (per Ainda estou aqui, considerato uno dei papabili per la vittoria del premio più prestigioso; speriamo che questa attenzione serva comunque a riportare i riflettori su Walter Salles) e il giovane protagonista di Leurs Enfants après eux.

Qui di seguito riportiamo i vincitori del concorso principale.

Con la solita nota a margine: nei prossimi mesi sentiremo parlare ancora solo di pochi film presentati al Lido; molti verranno dimenticati; altri passeranno quasi inosservati.

Ma voi date credito a tutti e amateli: il cinema è fatto sì di grandi nomi e grandi risorse, ma anche di piccole storie, di sacrifici, di budget scarsi e di volti interessanti ma non noti.


Leone d'oro al miglior film: The Room Next Door, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)

Leone d'argento - Gran premio della giuria: Vermiglio, regia di Maura Delpero (Italia, Francia, Belgio)

Leone d'argento - Premio speciale per la regia: Brady Corbet per The Brutalist (Stati Uniti d'America)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Nicole Kidman per Babygirl, regia di Halina Reijn (Stati Uniti d'America)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Vincent Lindon per Jouer avec le feu, regia di Delphine e Muriel Coulin (Francia)

Premio Osella per la migliore sceneggiatura: Murilo Hauser ed Heitor Lorega per Ainda estou aqui, regia di Walter Salles (Brasile, Francia)

Premio speciale della giuria: Ap'rili, regia di Dea K'ulumbegashvili (Georgia, Francia, Italia)

Premio Marcello Mastroianni: Paul Kircher per Leurs Enfants après eux, regia di Ludovic e Zoran Boukherma (Francia)


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venerdì 7 febbraio 2020

OSCAR 2020. NOMINATION: FILM E REGIA



Fatto più unico che raro: il vincitore del Leone d'Oro a Venezia si scontra contro il vincitore della Palma d'Oro a Cannes.

Joker, forte del maggior numero di nomination raccolte (ben 11), se la vedrà, tra gli altri con il sudcoreano Parasite, in lizza per 6 premi.

Il dualismo Lido - Croisette si ripete con altre due pellicole presenti nella categoria più prestigiosa - Marriage Story e Once Upon A Time... In Hollywood.

Ma a spuntarla, alla fine, potrebbe essere un film che è rimasto de tutto fuori dal circuito dei vari festival: 1917.

Netflix, un anno dopo Roma, ci riprova con il kolossal griffato Martin Scorsese The Irishman, ma la diffusa diffidenza a Hollywood nei confronti del gigante dello streaming è ancora troppo forte.

Le sorprese sono la presenza dell'adrenalinico Ford v Ferrari e del burlesco Jojo Rabbit, mentre la presenza di Piccole Donne è un parziale contentino a Greta Gerwig, esclusa per la migliore regia.

Quest'ultima categoria è quella che negli ultimi anni ha assunto un carattere più internazionale: dal 2012 i cineasti statunitensi hanno vinto solo una volta - con Damien Chazelle, che è divenuto il più giovane ad aggiudicarsi la prestigiosissima statuetta - a fronte di ben 7 riconoscimenti a stranieri (un francese, un taiwanese e tre messicani - vincitori di 5 Oscar complessivi).

Statistica incoraggiante per il coreano Bong Joon-ho.
Che però non avrà vita facile.

Sam Mendes è lanciatissimo e la sua affermazione non scontenterebbe nessuno: il suo 1917, che sembra girato in un unico piano sequenza (vi ricordate di Birdman di Alejandro González Iñárritu, trionfatore nel 2015?), è in effetti un notevole esercizio di virtuosismo cinematografico.

Quentin Tarantino, d'altra parte, i suoi Oscar li ha avuti per la sceneggiatura (di Pulp Fiction e Django Unchained), ma mai per la regia.

E il maestro Martin Scorsese incredibilmente di Academy Award ne ha vinti solo uno, e non per il suo film migliore (The Departed, nel 2007).

Poche chance sembra avere Todd Phillips: troppo divisivo, il suo Joker, e troppo divisivo lui (c'è chi non gli ha perdonato l'incursione nel cinema "alto" dopo il successo di botteghino della serie Una Notte Da Leoni).

Insomma, anche quest'anno si prospetta una Notte degli Oscar dall'esito incerto e dalle difficili previsioni.

D'altra parte, come potete vedere qui sotto, la qualità è alta e tante sono le opere interessanti.

Non vediamo l'ora di scoprire chi risulterà vincitore.
E voi?






Miglior film


1917, regia di Sam Mendes


C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood), regia di Quentin Tarantino


The Irishman, regia di Martin Scorsese


Jojo Rabbit, regia di Taika Waititi


Joker, regia di Todd Phillips


Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari), regia di James Mangold


Parasite (Gisaengchung), regia di Bong Joon-ho


Piccole donne (Little Women), regia di Greta Gerwig


Storia di un matrimonio (Marriage Story), regia di Noah Baumbach






Migliore regia

Bong Joon-ho – Parasite (Gisaenchung)

Sam Mendes – 1917

Todd Phillips Joker

Martin Scorsese – The Irishman

Quentin Tarantino – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)




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martedì 4 febbraio 2020

OSCAR 2020. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM STRANIERO, SCENEGGIATURE

Dall'alto: un'immagine tratta da Missing Link; Antonio Banderas (a destra) in una scena di Dolor Y Gloria; Quentin Tarantino (a sinistra) scherza con Brad Pitt sul set di C'era una Volta... a Hollywood; Steven Zaillian, sceneggiatore di The Irishman.


Chi vincerà la statuetta per il miglior film di animazione?
Un anno dopo il sorprendente Spider-Man: Into The Spider-Verse, i candidati questa volta sembrano avere una minore carica innovativa.

Liberato dalla concorrenza temibilissima del campione di incassi Frozen 2 e della versione ultra computerizzata di Il Re Leone, Toy Story 4 è obiettivamente il favorito.

Le tre pellicole di casa Disney ai recenti Golden Globe si erano tolti voti a vicenda, con il risultato - clamoroso - di far trionfare il misconosciuto Missing Link, in lizza anche stavolta.

A tentare la sorte ci sono pure il terzo capitolo del fortunato franchise Dragon Trainer e, cosa piuttosto interessante, ben due opere targate Netflix.

Il gigante dello streaming apre una breccia pure in questa categoria e riesce a far candidare il natalizio Klaus (ma non siamo un po' fuori periodo?) e il drammatico Dov'è il mio Corpo?, di provenienza francese.

Sulla carta, vittoria quasi certa per Parasite tra i film internazionali.

Il vincitore della Palma d'Oro, forte di ben 6 nomine, in realtà punta a ben altri e maggiormente valutati riconoscimenti; ma se non dovesse spuntarla per i premi più prestigiosi, la statuetta nella categoria sarebbe pressoché un obbligo.

Gli altri pretendenti? Tutti validi dal punto di vista artistico, ma rischiano di rimanere in secondo piano.

Peccato: Dolor y Gloria di Pedro Almodóvar conta un'ottima interpretazione di Antonio Banderas (che, lo vedremo, gli è valsa la nomination come miglior attore protagonista); il nord-macedone Honeyland è candidato anche come miglior documentario (fatto non insolito, ma piuttosto raro); Corpus Christi è l'ennesima prova della vitalità e dell'originalità della cinematografia polacca; I Miserabili (attenzione: non è un adattamento del romanzo di Victor Hugo) è un'opera che lascia il segno.






Molto prestigiose le statuette per le sceneggiature, divise tra originali e non originali.

La prima categoria è quella di Tarantino: gli unici Oscar che ha vinto, li ha vinti proprio qui, per Pulp Fiction e Django Unchained.

Il vulcanico italo-americano è presente anche quest'anno, con ottime possibilità, ma la concorrenza è assai agguerrita.

Meglio non sottovalutare nessuno; neppure Rian Johnson, che dopo quel mezzo pasticcio di Star Wars: Gli Ultimi Jedi cerca di risalire la china con il ben congegnato giallo Cena Con Delitto
Gli altri sono Bong Joon-ho, Sam Mendes e Noah Baumbach.

Categoria quanto mai combattuta e pronostico piuttosto incerto.

Così come nella categoria gemella, dove l'unica donna, Greta Gerwig, sfida Steve Zaillian (aveva scritto Schindler's List!), i due neozelandesi Anthony McCarten (quello di Bohemian Rhapsody) e Taika Waititi (regista di Thor: Ragnarok) e il Todd Phillips di Missing LinkJoker.

Una cosa è (quasi) certa: chi vince per la sceneggiatura (riconoscimento comunque molto prestigioso), negli ultimi anni, è difficile che vinca anche per il miglior film.

Comunque gli script sono tutti piuttosto belli: se volete leggerli, date un'occhiata ai link qui sotto.






Miglior film d'animazione
Dov'è il mio corpo? (J'ai perdu mon corps), regia di Jérémy Clapin
Dragon Trainer - Il mondo nascosto (How to Train Your Dragon: The Hidden World), regia di Dean DeBlois
Klaus - I segreti del Natale (Klaus), regia di Sergio Pablos
Missing Link, regia di Chris Butler
Toy Story 4, regia di Josh Cooley

Miglior film internazionale
Boże Ciało- Corpus Christi, regia di Jan Komasa (Polonia)
Dolor y gloria, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
Medena zemja/Honeyland, regia di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov (Macedonia del Nord)
I miserabili (Les Misérables), regia di Ladj Ly (Francia)
Parasite (Gisaenchung), regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud)

Migliore sceneggiatura originale
Noah Baumbach – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Bong Joon-ho e Han Jin-won – Parasite (Gisaenchung)
Rian Johnson - Cena con delitto - Knives Out
Sam Mendes e Krysty Wilson-Cairns - 1917
Quentin Tarantino - C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

Migliore sceneggiatura non originale
Greta Gerwig - Piccole donne (Little Women)
Anthony McCarten – I due papi (The Two Popes)
Todd Phillips e Scott Silver - Joker
Taika Waititi - Jojo Rabbit
Steven Zaillian – The Irishman




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domenica 5 gennaio 2020

GOLDEN GLOBE 2020. LE NOMINATION



Stasera!
Proprio durante la notte dell'Epifania avverrà la premiazione dei Golden Globe, gli Oscar assegnati dalla stampa estera.

Chi vincerà?
I pronostici fioccano come neve, ma solo domani sapremo davvero com'è andata.

Per il momento, leggete di seguito tutti i candidati.
E cliccate sui link che trovate!






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
1917, regia di Sam Mendes
I due papi (The Two Popes), regia di Fernando Meirelles
The Irishman, regia di Martin Scorsese
Joker, regia di Todd Phillips
Storia di un matrimonio (Marriage Story), regia di Noah Baumbach

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
Cena con delitto - Knives Out (Knives Out), regia di Rian Johnson
C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood), regia di Quentin Tarantino
Dolomite Is My Name, regia di Craig Brewer
Jojo Rabbit, regia di Taika Waititi
Rocketman, regia di Dexter Fletcher

MIGLIOR REGISTA
Bong Joon-ho – Parasite (Gisaenchung)
Sam Mendes – 1917
Todd Phillips Joker
Martin Scorsese – The Irishman
Quentin Tarantino – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Cynthia Erivo – Harriet
Scarlett Johansson – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Saoirse Ronan – Piccole donne (Little Women)
Charlize Theron – Bombshell
Renée Zellweger – Judy

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Christian Bale – Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari)
Antonio Banderas – Dolor y gloria
Adam Driver – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Joaquin Phoenix Joker
Jonathan Pryce – I due papi (The Two Popes)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Awkwafina – The Farewell - Una bugia buona (The Farewell)
Ana de Armas – Cena con delitto - Knives Out (Knives Out)
Cate Blanchett – Che fine ha fatto Bernadette? (Where'd You Go, Bernadette)
Beanie Feldstein – La rivincita delle sfigate (Booksmart)
Emma Thompson – E poi c'è Katherine (Late Night)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Daniel Craig – Cena con delitto - Knives Out (Knives Out)
Leonardo DiCaprio – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Roman Griffin Davis – Jojo Rabbit
Taron Egerton – Rocketman
Eddie Murphy – Dolemite Is My Name

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Kathy Bates – Richard Jewell
Annette Bening – The Report
Laura Dern – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Jennifer Lopez – Le ragazze di Wall Street - Business Is Business (Hustlers)
Margot Robbie – Bombshell

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Tom Hanks – Un amico straordinario (A Beautiful Day in the Neighborhood)
Anthony Hopkins – I due papi (The Two Popes)
Al Pacino – The Irishman
Joe Pesci – The Irishman
Brad Pitt – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

MIGLIOR FILM STRANIERO
Dolor y gloria, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
The Farewell - Una bugia buona (The Farewell), regia di Lulu Wang (Stati Uniti d'America)
I miserabili (Les Misérables), regia di Ladj Ly (Francia)
Parasite (Gisaenchung), regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud)
Ritratto della giovane in fiamme (Portrait de la jeune fille en feu), regia di Céline Sciamma (Francia)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Dragon Trainer - Il mondo nascosto (How to Train Your Dragon: The Hidden World), regia di Dean DeBlois
Frozen II - Il segreto di Arendelle (Frozen II), regia di Jennifer Lee e Chris Buck
Missing Link, regia di Chris Butler
Il re leone (The Lion King), regia di Jon Favreau
Toy Story 4, regia di Josh Cooley

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Noah Baumbach – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Bong Joon-ho e Han Jin-won – Parasite (Gisaenchung)
Anthony McCarten – I due papi (The Two Popes)
Quentin Tarantino C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Steven Zaillian – The Irishman

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Alexandre Desplat – Piccole donne (Little Women)
Hildur Guðnadóttir – Joker
Randy Newman – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Thomas Newman – 1917
Daniel Pemberton – Motherless Brooklyn - I segreti di una città (Motherless Brooklyn)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
Beautiful Ghosts (Taylor Swift) – Cats
(I'm Gonna) Love Me Again (Elton John, Taron Egerton) – Rocketman
Into the Unknown (Idina Menzel, Aurora) – Frozen II - Il segreto di Arendelle (Frozen II)
Spirit (Beyoncé) – Il re leone (The Lion King)
Stand Up (Cynthia Erivo) – Harriet




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martedì 15 ottobre 2019

JOKER, SIAMO TUTTI CLOWN?

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
123'
Regia: Todd Phillips
Interpreti: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Brett Cullen, Douglas Hodge, Dante Pereira-Olson, Shea Whigham, Bill Camp, Marc Maron, Bryan Callen


A Gotham City le profonde e durature disparità economiche hanno incattivito le persone: la criminalità dilaga indisturbata, i ricchi arroganti e strafottenti palesemente disprezzano e discriminano i più bisognosi, le periferie sono abbandonate al degrado e alla sporcizia.

Arthur Fleck (Phoenix) è un poveraccio con problemi psichici (che lo fanno ridere in modo parossistico e involontario) che vive con la madre (Conroy), anch'essa poco lucida, in uno squallido appartamentino in un edificio mal tenuto - dove vive anche la comprensiva ragazza-madre Sophie (Beetz) - e che guadagna qualche soldo facendo il clown in strada e in ospedale.

Il suo desiderio sarebbe quello di diventare un cabarettista - su modello del brillante conduttore televisivo Murray Franklin (De Niro) - ma la sua condizione mette a disagio le persone e in pubblico egli appare goffo e poco buffo.

La sua vita, poi, non è di certo una commedia: maltrattato da bambino, pure da adulto subisce ogni sorta di angheria e prepotenza.

Finché un giorno riesce a reagire all'ennesimo sopruso, scatenando un effetto domino sulla sua vita e su quella della città.






Preannunciato dalla clamorosa vittoria del prestigiosissimo Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, da un nugolo di polemiche per un presunto incitamento alla violenza e dal timore di atti emulativi (soprattutto negli Stati Uniti), è arrivato come una bomba Joker, film sulla genesi del principale antagonista di Batman.

Grossi incassi finora al botteghino in tutto il mondo, fiumi di inchiostro sui giornali, in tendenza in tutti i social network, pubblico in visibilio, critici sommersi di...critiche in caso di recensioni non entustiastiche e comunque molto divisi (soprattutto in patria; in Italia invece il consenso è stato quasi unanime): poche opere riescono a suscitare reazioni così viscerali - ed il cinema, in crisi, ha un gran bisogno di ritrovare passione e idee, schiacciato com'è dalla concorrenza spietata delle Tv e delle piattaforme di streaming (si veda il caso Netflix, capace di sfornare ottimi lavori quali Roma di Alfonso Cuarón, La Ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen e il prossimo e già acclamato The Irishman di Martin Scorsese).

È vero, pochi mesi fa Avengers: Endgame ha spinto milioni di persone nelle sale ed è divenuto il film che ha incassato di più nella storia del cinema; ma si tratta del frutto di una programmazione attenta alla fidelizzazione degli spettatori (e quindi finalizzata soprattutto a fare profitti): prodotto rassicurante per i fan, molto gradevole, fatto molto bene, ricco di effetti speciali, con attori belli e scanzonati.

Recentemente Scorsese ha definito le pellicole Marvel come un parco divertimenti, come un puro intrattenimento senza alcuna pretesa artistica.
Si può essere d'accordo o meno con il pensiero di un cineasta così illustre - un vero appassionato, comunque, della Settima Arte - ma non si può non notare la penuria di "cose nuove" e di progetti audaci in campo cinematografico.

Ecco che allora Joker rappresenta una novità, un qualcosa di visto pochissime altre volte (e mai in modo così efficace): il tentativo di proporre un film d'autore, un film di denuncia a basso budget, camuffandolo da cinecomics, da film popolare.

Come si fa a rendere interessante ad un ampio pubblico la storia di un uomo solo e con problemi psichici in balia della violenza, dell'indifferenza, del disprezzo?
Sarebbero in pochi quelli disposti a vedere una pellicola che tratta un argomento così duro e crudo.

Ma se quest'uomo così disgraziato diventasse poi un personaggio iconico e carismatico, principale antagonista di uno dei supereroi più celebri del mondo...

La rivincita di Arthur Fleck - avete notato che "A. Fleck" richiama il cognome del celebre attore che impersona l'Uomo Pipistrello nel ciclo della Justice League? - sulla società che lo ha così maltrattato, proprio in virtù del suo destino (da perdente sappiamo che diverrà un numero uno - sebbene del crimine), rappresenta allora un più potente megafono della protesta degli ultimi.

Chi, preoccupandosi, ha interpretato Joker come una chiamata alle armi rivolta a disagiati, però a nostro avviso non ha centrato il punto: con il pretesto del racconto delle origini di un cattivo, si affrontano i temi della malattia mentale, dell'emarginazione, della sopraffazione in un modo che possa arrivare diritto come un pugno agli stomaci degli spettatori.

Chi entra in sala convinto di vedere lo spin-off di un film di supereroi, si ritrova invece catapultato nella vita disgraziata di un pover'uomo e viene portato a trovare comprensione, rispetto, tenerezza per lui.

Il deflagrare della violenza, così, diventa la goccia che fa traboccare un vaso pieno di frustazione e, lungi dal giustificarne gli atti, diviene un urlo di rivolta liberatorio nei confronti di un mondo ingiusto in cui gli ultimi sono abbandonati a se stessi e i ricchi si permettono di deriderli o di liquidare le loro istanze come pretese irrealizzabili e comunque non prioritarie, se non addirittura come pericolose.

Joker ci avvisa: il mondo è in fermento, guai a far finta di nulla.






Todd Phillips non sbaglia niente, nella rappresentazione della sua visione: lasciati da parte Una Notte da Leoni e i suoi seguiti, ispirandosi a due classici del calibro di Taxi Driver e Re Per Una Notte di Scorsese, egli opta per un ritratto cupo, crudo, pessimistico della società.

La regia è grezza e realistica, ben lontana dalle esagerazioni dei cinecomics - apprezzabili, in questo contesto, la mancanza di effetti speciali fracassoni e invadenti e la fotografia "sporca" di Lawrence Sher.

La straordinaria colonna sonora composta dall'islandese Hildur Guðnadóttir è eterea e straniante; le canzoni That's Life e Send In The Clowns, rese universalmente note da Frank Sinatra, e Smile di Charlie Chaplin offrono un contrappunto ironico, mentre Rock & Roll Part 2 del molto discusso Gary Glitter e White Room dei Cream sono in sottofondo a due scene divenute iconiche - rispettivamente, quella della scalinata e quella dell'insurrezione.

Il trucco di Nicki Ledermann e Kay Georgiou e i costumi di Mark Bridges dovevano discostarsi in modo significativo da quelli delle personificazioni precedenti del personaggio: missione compiuta, sono stati apprezzati dal pubblico e sono divenuti riconoscibili e popolari.

Bravissimi gli attori "di contorno": Robert De Niro, quando vuole, sa essere straordinario (questa è la conferma); Zazie Beetz (già vista in Deadpool 2) ha una faccia che funziona; Frances Conroy (la madre di Arthur) e Brett Cullen (Thomas Wayne) sono convincenti.

Ma Joker, volenti o nolenti, è il film "di" Joaquin Phoenix.

Che fosse un interprete eccellente lo sapevamo già - è a dir poco strepitoso in Lei-Her di Spike Jonze e in The Master di Paul Thomas Anderson, giusto per fare due esempi.

Ma che fosse così bravo...

Non è molto corretto fare accostamenti con Jack Nicholson e col rimpianto Heath Ledger, che avevano già portato sullo schermo il personaggio, rispettivamente in Batman di Tim Burton e Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, anche perché i due erano co-protagonisti (sebbene molto carismatici e incisivi), mentre Phoenix è il fulcro dell'intero film, capace di reggerne il peso dalla prima all'ultima scena.

Scheletrico, nevrotico, sofferto, sgraziato, ferito, deformato, il corpo di Joaquin Phoenix si fa rappresentazione del dolore e dell'ingiustizia, così come il suo volto dolente è una smorfia di una sofferenza anche interiore e non un sorriso o un ghigno.

L'attore nato a Porto Rico dà un'interpretazione viscerale e totalmente immersiva, tanto da diventare lui stesso il personaggio che porta in scena, in una trasformazione che è impressionante: non si tratta di un semplice gigioneggiare in modo istrionico, né di un'adesione totale al Metodo Stanislavskij di immedesimazione maniacale.

È come se trasferisse tutti suoi demoni interiori, il suo vissuto, nel dolore, nella maschera, nella risata terrificante e straziante di Arthur Fleck.

Praticamente tutti quelli che hanno visto il film concordano sul fatto che egli meriterebbe ampiamente l'Oscar come miglior attore protagonista, ma indipendentemente dalla sua vittoria o dalla sua sconfitta sappiamo già che la sua magistrale prova attoriale sarà ricordata a lungo, tanto è incisiva, disperata, viva e sconvolgente.

Sicuramente la sua recitazione è l'asso vincente di un film che non esitiamo a definire un capolavoro incendiario - tanto è potente e in grado di generare discussioni.

Certo la scelta dei produttori di discostarsi dalla travagliata serie DC Extended Universe (L'Uomo d'Acciaio, Batman v Superman, Suicide Squad, Wonder Woman, Justice League, Aquaman, Shazam!) si è già rivelata un azzardo vincente.

Solo tra qualche anno vedremo se Joker resterà un caso isolato o se assumerà il titolo di precursore di un nuovo modo di intendere i cinecomics.

Noi tifiamo per quest'ultima ipotesi.




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mercoledì 28 agosto 2019

VENEZIA 2019. QUANDO IL JOKER SI FA DURO...

La locandina della 76a edizione della Mostra del Cinema di Venezia. 


Il ghigno del Joker incombe su Venezia.

Tra le tante interessanti proposte del ricco cartellone della Mostra del Cinema 2019, quella che spicca maggiormente è proprio quella che narra le vicissitudini del principale antagonista di Batman.

La DC Comics, dopo gli altalenanti esiti dell'Extended Universe - dal punto di vista degli incassi: bene L'Uomo d'Acciaio, Wonder Woman e Aquaman, così così Batman v Superman, Justice League e Shazam!, male Suicide Squad; dal punto di vista della critica: bene solo la pellicola dedicata alla supereroina - cerca un approccio diverso, provando a coniugare cinema d'autore e cinema d'intrattenimento.

Lo fa affidando la regia a Todd Phillipps (quello di Una Notte Da Leoni!) e il ruolo da protagonista al sempre apprezzato Joaquin Phoenix (che proprio a Venezia, nel 2012, aveva ottenuto la prestigiosa Coppa Volpi ex aequo con Philip Seymour Hoffman per The Master di Paul Thomas Anderson).

Dalle prime immagini del trailer, il risultato sembra promettere molto bene.
Vedremo se Phoenix saprà reggere il confronto con Jack Nicholson e Heath Ledger e se Joker avrà meritato di stare nel tabellone principale.
Di sicuro, se ne discuterà molto anche dopo la première lagunare.






Visto che, come tradizione degli ultimi anni, Venezia porta bene a chi ha ambizioni da Oscar (rimanendo solo all'anno scorso, basti pensare a Roma di Alfonso Cuarón, vincitore del Leone d'Oro, A Star Is Born di Bradley Cooper, La Ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen, First Man di Damien Chazelle, La Favorita di Yorgos Lanthimos), questa volta quali saranno gli altri film dei quali sentiremo parlare anche nei prossimi mesi?

Siamo nel campo delle supposizioni e dei pronostici, ma possiamo affermare che alcune opere attirano l'attenzione più di altre.

Tra queste ci sono le nuove opere di Roman Polański (J'Accuse), Steven Soderbergh (The Laundromat), James Gray (Ad Astra).

La prima tratta l'affaire Dreyfus, il caso giudiziario scoppiato alla fine del XIX secolo che mise allo scoperto un diffuso sentimento antisemita nella società francese e che ispirò un celebre articolo giornalistico dello scrittore Émile Zola.
Il cineasta franco-polacco è una figura piuttosto controversa, ma quando è ispirato lascia sempre il segno.
Speriamo che questo sia il caso.

La seconda racconta lo scandalo dei Panama Papers, cioè quei documenti confidenziali che, una volta hackerati, scoperchiarono un caso di maxi evasione fiscale da parte di facoltosi personaggi pubblici.
Il cast è stellare: Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Sharon Stone...; Soderbergh ha una fama tale da potersi permettere qualsiasi progetto personale.

La terza è un film di fantascienza che ha come protagonista Brad Pitt.
Gray non è molto prolifico, ma i suoi lavori sono sempre notevoli: troppo sottovalutato in passato, speriamo che stavolta gli arrida il successo sia di critica che di pubblico.






Tra i più cinefili, c'è molta attesa per La Verité (film d'apertura della Mostra) di Hirokazu Kore'eda - già vincitore della Palma d'Oro a Cannes 2018 con Un Affare di Famiglia -, Ema dell'acclamato cineasta cileno Pablo Larraín, Marriage Story di Noah Baumbach (attenzione: Netflix potrebbe puntarci forte, in ottica Oscar...), About Endlessness dello svedese Roy Andersson (già Leone d'Oro a Venezia 2014), Waiting for the Barbarians del colombiano Ciro Guerra, Wasp Network di Olivier Assayas.

Non ci meraviglierebbe molto trovare questi titoli nel palmarès finale.

Per quel che riguarda gli italiani, ci incuriosisce la trasposizione napoletana del romanzo di Jack London Martin Eden da parte di Pietro Marcello, mentre Mario Martone attualizza Il Sindaco del Rione Sanità di Eduardo De Filippo e Franco Maresco porta al Lido un documentario sulla mafia.

A proposito di documentari: ce ne sono parecchi in programma.
Quelli fuori concorso sono tutti stuzzicanti, ma occhio a quello di e su Roger Waters, a quelli dei maestri Andrea Segre, Serghei Loznitsa e Alex Gibney, a quello dell'attore Tim Robbins.

Sempre fuori concorso, da notare la presenza di registi del calibro di Gabriele Salvatores, Francesca Archibugi e Costa-Gavras.
I titoli più attesi, però, sono la produzione Netflix The King (con Timothée Chalamet) e Seberg (con Kristen Stewart), mentre la chiusura sarà affidata a The Burnt Orange Heresy di Giuseppe Capotondi (con Mick Jagger).

Nelle sezioni cosiddette collaterali, sta già facendo molto discutere la proiezione di un documentario sulla fashion blogger e influencer Chiara Ferragni, mentre è molta la curiosità intorno all'anteprima delle serie Tv The New Pope di Paolo Sorrentino e ZeroZeroZero (dall'omonimo libro-inchiesta di Roberto Saviano).
Susciterà molte polemiche la presenza di Nate Parker, che presenterà il suo drammatico American Skin assieme a Spike Lee: il giovane cineasta afro-americano ha alle spalle un'accusa mai del tutto chiarita di violenza sessuale; vedremo se l'appoggio del blasonato collega servirà a focalizzare l'attenzione più sul film che sulla sua vita privata.

Come dimenticare, poi, le sezioni dedicate alla realtà virtuale?
Una vera chicca all'interno del programma della Mostra.

Insomma, ce n'è anche quest'anno per tutti i gusti, e la selezione operata dal direttore Alberto Barbera e dal suo staff si è dimostrata ancora una volta eccellente.

Vedremo se pure i membri dell'Academy Award la penseranno così, nei prossimi mesi.




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martedì 27 agosto 2019

VENEZIA 2019. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: Joaquin Phoenix è il Joker del film omonimo; Brad Pitt in Ad Astra; una scena di J'Accuse di Roman Polański; Timothée Chalamet in The King; Meryl Streep in The Laundromat di Steven Soderbergh. 

Ci siamo.

Dal 28 Agosto al 7 Settembre si terrà la 76a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, la più longeva - e ormai probabilmente anche la più prestigiosa - kermesse dedicata alla Settima Arte del mondo.

E noi di CINEMA A BOMBA! ce ne occuperemo per il nono anno consecutivo (come forse ricorderete, il nostro blog è nato proprio in concomitanza della Mostra del 2011).

Qui di seguito vi presentiamo tutte le pellicole, nelle diverse categorie, previste dal ricco cartellone.

Nel post successivo vi segnaleremo quelle che ci sembrano sulla carta le più interessanti.
Possiamo solo anticipare che il direttore Alberto Barbera e il suo staff anche quest'anno hanno fatto un ottimo lavoro.

Nell'attesa, venite a scoprire con noi le opere delle quali si parlerà di più: basta cliccare sui link.

Vedrete che anche a voi verrà una gran voglia di andare a Venezia...






IN CONCORSO

Ad Astra, regia di James Gray (Stati Uniti d'America), con Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Liv Tyler, Donald Sutherland
Babyteeth, regia di Shannon Murphy (Australia), con Ben Mendelsohn
Ema, regia di Pablo Larraín (Cile), con Gael García Bernal
Gloria Mundi, regia di Robert Guédiguian (Francia)
Guest of Honour, regia di Atom Egoyan (Canada), con David Thewlis, Luke Wilson
A herdade, regia di Tiago Guedes (Portogallo, Francia)
J'accuse, regia di Roman Polański (Francia), con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric, Vincent Perez
Jí yuán tāi qī hào, regia di Yonfan (Hong Kong) - film d'animazione
Joker, regia di Todd Phillips (Stati Uniti d'America), con Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz
Saturday Fiction (Lán xīn dà jùyuàn), regia di Lou Ye (Cina)
The Laundromat, regia di Steven Soderbergh (Stati Uniti d'America), con Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Sharon Stone, Alex Pettifer, Matthias Schoenaerts
La mafia non è più quella di una volta, regia di Franco Maresco (Italia) - documentario
Marriage Story, regia di Noah Baumbach (Stati Uniti d'America), con Adam Driver, Scarlett Johansson, Alan Alda, Laura Dern, Ray Liotta
Martin Eden, regia di Pietro Marcello (Italia, Germania, Francia), con Luca Marinelli
The Painted Bird (Nabarvené ptáče), regia di Václav Marhoul (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ucraina)
About Endlessness (Om det oändliga), regia di Roy Andersson (Svezia, Germania, Norvegia)
The Perfect Candidate, regia di Haifaa Al-Mansour (Arabia Saudita, Germania)
Il sindaco del rione Sanità, regia di Mario Martone (Italia)
La vérité, regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone, Francia), con Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke - FILM D'APERTURA
Waiting for the Barbarians, regia di Ciro Guerra (Italia, Stati Uniti d'America), con Johnny Depp, Mark Rylance, Robert Pattinson
Wasp Network, regia di Olivier Assayas (Francia, Belgio), con Penélope Cruz, Édgar Ramírez, Wagner Moura, Gael García Bernal

FUORI CONCORSO
Fiction

Adults in the Room, regia di Costa-Gavras (Francia, Grecia), con Valeria Golino
The Burnt Orange Heresy, regia di Giuseppe Capotondi (Stati Uniti d'America, Italia), con Elizabeth Debicki, Mick Jagger, Donald Sutherland - film di chiusura
The King, regia di David Michôd (Regno Unito, Ungheria), con Timothée Chalamet, Joel Edgerton, Robert Pattinson
Mosul, regia di Matthew Michael Carnahan (Stati Uniti d'America)
Seberg, regia di Benedict Andrews (Stati Uniti d'America), con Kristen Stewart, Jack O'Connell, Anthony Mackie, Zazie Beetz, Margaret Qualley, Vince Vaughn
Tutto il mio folle amore, regia di Gabriele Salvatores (Italia), con Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono
Vivere, regia di Francesca Archibugi (Italia), con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Enrico Montesano

Non fiction

45 Seconds of Laughter, regia di Tim Robbins (Stati Uniti d'America)
Citizen K, regia di Alex Gibney (Regno Unito, Stati Uniti d'America)
Citizen Rosi, regia di Didi Gnocchi e Carolina Rosi (Italia)
Colectiv, regia di Alexander Nanau (Romania, Lussemburgo)
I diari di Angela - Noi due cineasti. Capitolo secondo, regia di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi (Italia)
The Kingmaker, regia di Lauren Greenfield (Stati Uniti d'America)
Il pianeta in mare, regia di Andrea Segre (Italia)
Roger Waters: Us + Them, regia di Roger Waters (Regno Unito)
State Funeral, regia di Sergei Loznitsa (Paesi Bassi, Lituania)
Woman, regia di Yann Arthus-Bertrand e Anastasia Mikova (Francia)






Proiezioni speciali

Electric Swan, regia di Konstantina Kotzamani (Francia, Grecia, Argentina)
Eyes Wide Shut, regia di Stanley Kubrick (Stati Uniti d'America, Regno Unito, 1999)
Irréversible - Inversion intégrale, regia di Gaspar Noé (Francia, 2002)
Never Just a Dream: Stanley Kubrick And Eyes Wide Shut, regia di Matt Wells - cortometraggio (Regno Unito)
The New Pope – serie TV, episodi 1x02-1x07 (Italia, Stati Uniti d'America), con John Malkovich, Jude Law, Silvio Orlando
No One Left Behind, regia di Guillermo Arriaga (Messico), con Danny Huston
ZeroZeroZero – serie TV, episodi 1x01-1x02 (Italia, Francia), con Andrea Riseborough, Dane DeHaan, Gabriel Byrne

Eventi speciali

Goodbye Dragon Inn (Bú sàn), regia di Tsai Ming-liang (Taiwan, 2003)

ORIZZONTI
Lungometraggi

Atlantis, regia di Valentin Vasjanovič (Ucraina)
Bik eneich - Un fils, regia di Mehdi M. Barsaoui (Tunisia, Francia, Libano, Qatar)
Blanco en blanco, regia di Theo Court (Spagna, Cile, Francia, Germania)
Borot’mokmedi, regia di Dmitry Mamuliya (Georgia, Russia)
Chola, regia di Sasidharan Sanal Kumar (India)
Giants Being Lonely, regia di Great Patterson (Stati Uniti d'America)
Hava, Maryam, Ayesha, regia di Sahara Karimi (Afghanistan)
Madre, regia di Rodrigo Sorogoyen (Spagna, Francia)
Mes jours de gloire, regia di Antoine De Bary (Francia)
Metri shisho nim, regia di Saeed Roustaee (Iran)
Moffie, regia di Oliver Hermans (Sudafrica)
Nevia, regia di Nunzia De Stefano (Italia)
Pelikanblut, regia di Katrin Gebbe (Germania, Bulgaria)
Qiqiu, regia di Pema Tseden (Cina)
Revenir, regia di Jessica Palud (Francia)
Rialto, regia di Peter Mackie Burns (Irlanda)
Sole, regia di Carlo Sironi (Italia)
Verdict, regia di Raymund Ribas Gutierrez (Filippine)
Zumiriki, regia di Oskar Alegria (Spagna)

Cortometraggi in concorso

Cães que ladram aos pássaros, regia di Leonor Teles (Portogallo)
Le coup des larmes, regia di Clémence Poésy (Francia)
Darling, regia di Saim Sadiq (Pakistan, Stati Uniti d'America)
Delphine, regia di Chloé Robichaud (Canada)
The Diver, regia di Jamie Helmer e Michael Leonard (Francia, Australia)
Fiebre austral, regia di Thomas Woodroffe (Cile)
Give Up the Ghost, regia di Zain Duraie (Giordania, Svezia)
Kingdom Come, regia di Sean Robert Dunn (Regno Unito)
Morae, regia di Kim Kyung-rae (Corea del Sud)
Nach zwei Stunden waren zehn Minuten vergangen, regia di Steffen Goldkamp (Germania)
Sh_t Happens, regia di David Štumpf e Michaela Mihályi (Repubblica Ceca, Slovacca)
Supereroi senza superpoteri, regia di Beatrice Baldacci (Italia)
Roqaia, regia di Diana Saqeb Jamal (Afghanistan, Bangladesh)

Cortometraggi fuori concorso

Condor One, regia di Kevin Jerome Everson (Stati Uniti d'America)
GUO4, regia di Peter Strickland (Ungheria)

SCONFINI

Chiara Ferragni - Unposted, regia di Elisa Amoruso (Italia)
Effetto domino, regia di Alessandro Rossetto (Italia)
Les épouvantails, regia di Nouri Bouzid (Tunisia, Francia)
Il varco, regia di Federico Ferrone e Michele Manzolini (Italia)
American Skin, regia di Nate Parker (Stati Uniti d'America)
Beyond the Beach: The Hell and the Hope, regia di Graeme A. Scott (Regno Unito), documentario su Emergency






VENEZIA CLASSICI

La casa è nera (Khaneh siah ast), regia di Forough Farrokhzad (Iran, 1962)
Le colline di Marlik (Tappehha-ye Marlik), regia di Ebrahim Golestan (Iran, 1964)
La commare secca, regia di Bernardo Bertolucci (Italia, 1962)
Crash, regia di David Cronenberg (Canada, 1996)
Estasi (Ekstase), regia di Gustav Machatý (Cecoslovacchia, Austria, 1933) - film di pre-apertura della Mostra[6]
Estasi di un delitto (Ensayo de un crimen), regia di Luis Buñuel (Messico, 1955)
Francisca, regia di Manoel de Oliveira (Portogallo, 1981)
Il grande gaucho (Way of a Gaucho), regia di Jacques Tourneur (Stati Uniti d'America, 1952)
Maria Zef, regia di Vittorio Cottafavi (Italia, 1981)
Mauri, regia di Merata Mita (Nuova Zelanda, 1988)
La morte di un burocrate (La muerte de un burócrata), regia di Tomás Gutiérrez Alea (Cuba, 1966)
New York, New York, regia di Martin Scorsese (Stati Uniti d'America, 1977)
Nella corrente (Sodrásban), regia di István Gaál (Ungheria, 1963)
Il passaggio del Reno (Le Passage du Rhin), regia di André Cayatte (Francia, Germania, Italia, 1960)
Radiazioni BX: distruzione uomo (The Incredible Shrinking Man), regia di Jack Arnold (Stati Uniti d'America, 1957)
Lo sceicco bianco, regia di Federico Fellini (Italia, 1952)
Snack bar blues (Out of the Blue), regia di Dennis Hopper (Canada, Stati Uniti d'America, 1980)
Strategia del ragno, regia di Bernardo Bertolucci (Italia, 1970)
Tiro al piccione, regia di Giuliano Montaldo (Italia, 1961)
Viburno rosso (Kalina krasnaja), regia di Vasilij Makarovič Šukšin (Unione Sovietica, 1973)

SEZIONI AUTONOME E PARALLELE

SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA
In concorso

Jeedar el sot, regia di Ahmad Ghossein (Libano, Francia, Qatar)
Partenonas, regia di Mantas Kvedaravičius (Lituania, Ucraina, Francia)
El príncipe, regia di Sebastian Muñoz (Cile, Argentina, Belgio)
Psykosia, regia di Marie Grahtø (Danimarca, Finlandia)
Rare Beasts, regia di Billie Piper (Regno Unito)
Sayidat albahr, regia di Shahad Ameen (Emirati Arabi Uniti, Iraq, Arabia Saudita)
Tony Driver, regia di Ascanio Petrini (Italia, Messico)

Fuori concorso

Bombay Rose, regia di Gitanjali Rao (India, Regno Unito, Francia) - film d'apertura[7]
Sanctorum, regia di Joshua Gil (Messico, Repubblica Dominicana, Qatar) - film di chiusura[7]

GIORNATE DEGLI AUTORI
In concorso

5 è il numero perfetto, regia di Igort (Italia, Belgio, Francia)
Aru sendō no hanashi, regia di Joe Odagiri (Giappone)
Barn, regia di Dag Johan Haugerud (Norvegia, Svezia)
Bor mi vanh chark, regia di Mattie Do (Laos)
Boże Ciało, regia di Jan Komasa (Polonia, Francia)
Un divan à Tunis, regia di Manele Labidi Labbé (Tunisia, Francia)
Lingua Franca, regia di Isabel Sandoval (Stati Uniti d'America, Filippine)
La Llorona, regia di Jayro Bustamante (Guatemala, Francia)
Un monde plus grand, regia di Fabienne Berthaud (Francia, Belgio)
Seules les bêtes, regia di Dominik Moll (Francia, Germania) - film d'apertura
You Will Die at 20, regia di Amjad Abu Alala (Sudan, Francia, Egitto, Germania, Norvegia)

Fuori concorso

Les chevaux voyageurs, regia di Bartabas (Francia) - film di chiusura

Eventi speciali

Burning Cane, regia di Phillip Youmans (Stati Uniti d'America)
House of Cardin, regia di P. David Ebersole e Todd Hughes (Stati Uniti d'America)
Mio fratello rincorre i dinosauri, regia di Stefano Cipani (Italia, Spagna)
Mondo Sexy, regia di Mario Sesti (Italia)
Il prigioniero, regia di Federico Olivetti - cortometraggio (Italia)
Scherza con i fanti, regia di Gianfranco Pannone (Italia)






MIU MIU WOMEN'S TALES

#17 Shako Mako, regia di Hailey Gates - cortometraggio (Italia, Stati Uniti d'America)
#18 Brigitte, regia di Lynne Ramsay - cortometraggio (Italia, Regno Unito)

NOTTI VENEZIANE

La legge degli spazi bianchi, regia di Mauro Caputo (Italia)
Emilio Vedova: Dalla parte del naufragio, regia di Tomaso Pessina (Italia)
The Great Green Wall, regia di Jared P. Scott (Regno Unito)
Cercando Valentina, regia di Giancarlo Soldi (Italia)
Sufficiente, regia di Maddalena Stornaiuolo e Antonio Ruocco - cortometraggio (Italia)

VENICE VIRTUAL REALITY
In concorso - interattivo

These Sleepless Nights, regia di Gabo Arora (Usa, Canada)/ 20'
Loveseat, regia di Kiira Benzing (Usa) / 60’
Glimpse (Preview), regia di Benjamin Cleary, Michael O’Connor, con Taron Edgerton, Lucy Boynton (Regno Unito, Irlanda) / 6’
Porton Down, regia di Callum Cooper (Regno Unito) / 15’
Bodyless, regia di Hsin-Chien Huang (Taiwan) / 31’
Pagan Peak VR, regia di Ioulia Isserlis, Max Sacker (Germania) / 45’
A Life in Flowers, regia di Armando Kirwin (Usa, Giappone) / 20’
A linha, regia di Ricardo Laganaro (Brasile) / 12’
Inori, regia di Liu Szu-ming, Komatsu Miwa (Taiwan) / 17’
Cosmos Within Us, regia di Tupac Martir (Regno Unito, Lussemburgo) / 45’
Doctor Who The Edge of Time, regia di Marcus Moresby, con Jodie Whitaker, James Goode (Regno Unito) / 30’
Britannia VR: Out of Your Mind, regia di Kim-Leigh Pontin (Regno Unito) / 20’
Downloaded, regia di Ollie Rankin (Canada) / 8’
The Key, regia di Céline Tricart (Usa) / 20’

In concorso - lineare

Battle Hymn, regia di Yair Agmon (Israele) / 11’
Battlescar – Punk was invented by girls, regia di Martin Allais, Nico Casavecchia, con Rosario Dawson (Francia, Usa) / 28’
Daughters of Chibok, regia di Joel Kachi Benson (Nigeria) / 11’
Only the mountain remains [5×1 Project], regia di Chiang Wei-Liang (Taiwan) / 30’
Ghost in the Shell: Ghost Chaser, regia di Hiroaki Higashi (Giappone) / 8’
Passenger, regia di Isobel Knowles, Van Sowerwine (Australia) / 10’
The Waiting Room VR, regia di Victoria Mapplebeck (Regno Unito) / 15’
Black Bag, regia di Qing Shao (Cina) / 12’
VR free, regia di Milad Tangshir (Italia) / 10’
Gloomy Eyes, regia di Jorge Tereso, Fernando Maldonado, con Colin Farrell, Tahar Rahim, Max Riemelt (Francia, Argentina, Taiwan, Usa) / 18’
O [5×1 Project], regia di Qiu Yang (Taiwan) / 23’
Ex Anima Experience, regia di Pierre Zandrowicz, Bartabas (Francia) / 13’

Best of VR – Fuori Concorso

The Collider, regia di May Abdalla, Amy Rose (Regno Unito) / 40’
To the Moon, regia di Laurie Anderson, Hsin-Chien Huang (Taiwan, Usa) / 15’
A Fisherman’s Tale, regia di Balthazar Auxietre, Alexis Moroz (Francia) / 20’
Wolves In The Walls: It’s All Over, regia di Pete Billington, con Jeffrey Wright (Usa) / 20’
Bonfire, regia di Eric Darnell (Usa) / 20’
The Making Of [5×1 Project], regia di Midi Z (Taiwan) / 10’
Eleven Eleven, regia di Mehrad Noori, Michael Salmon, Lucas Taylor (Usa, Regno Unito) / 90’
Le Cri VR, regia di Sandra Paugam, Charles Ayats (Francia) / 15’
Traveling While Black, regia di Roger Ross Williams, Ayesha Nadarajah, Felix Lajeunesse, Paul Raphaël (Usa, Canada) / 20’
Tónandi, regia di Sigur Rós, Sarah Hopper, Mike Tucker, Steve Mangiat (Usa, Islanda) / 30’

Biennale College Cinema VR – Fuori Concorso

Feather, regia di Keisuke Itoh (Giappone) / 12’
Sublimation, regia di Karolina Markiewicz, Pascal Piron (Germania) / 15’
Whispers, regia di Jacek Nagłowski, Patryk Jordanowicz (Polonia) / 21’




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