CINEMA A BOMBA!

venerdì 27 febbraio 2026

OSCAR 2026. NOMINATION: FILM E REGIA

Dall'alto: Steven Spielberg con la collega Chloé Zhao; P.T. Anderson dirige Leonardo diCaprio; Ryan Coogler (a destra) sul set de I Peccatori.


Ci sono anni in cui la Notte delle Stelle regala sorprese (a volte non proprio gradite) e altri in cui il verdetto è praticamente scontato.
Il 2026 sembra appartenere al secondo caso.

Tutto fa credere che Una Battaglia dopo l'Altra - "magnum opus" di P.T. Anderson, degno erede di Robert Altman - non avrà problemi ad aggiudicarsi né l'Oscar per il miglior film né quello per la miglior regia, ma la concorrenza rimane agguerrita.

I Peccatori è stato un caso, avendo diviso nettamente la critica tra estimatori adoranti e severi detrattori, terzium non datur.
Resta difficile immaginare che l'Academy voglia incensare un horror in costume con più di qualche debito da Dal Tramonto all'Alba.

Hamnet è un drammone sulla vita di William Shakespeare con regista l'oscarizzata Chloé Zhao, oltre a Sam Mendes (American Beauty, Spectre) e il mitico Steven Spielberg come produttori.
Troppa grazia: basterà a convincere i giurati?

Gli altri concorrenti paiono avere meno chance, dal Frankenstein targato Guillermo del Toro (niente nomina alla regia, sul serio?) allo sportivo Marty Supreme diretto dal cineasta indie Josh Safdie (fratello di quel Bennie Safdie che avevamo visto l'estate scorsa come cattivo di Un Tipo Imprevedibile 2).

Non resta che provare a scommettere - senza soldi, eh - su chi vincerà il 15 marzo, ricordandovi che il prossimo post è... proprio quello con i nostri pronostici!
Nel frattempo, leggete qui sotto i candidati di queste ultime categorie e cliccate sui link per approfondire un po'.


Miglior film
Bugonia, prodotto da Ed Guiney, Lars Knudsen, Yorgos Lanthimos, Andrew Lowe ed Emma Stone
F1-Il film, prodotto da Jerry Bruckheimer, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Joseph Kosinski, Chad Oman e Brad Pitt
Frankenstein, prodotto da J. Miles Dale, Guillermo del Toro e Scott Stuber
Hamnet, prodotto da Nicolas Gonda, Pippa Harris, Liza Marshall, Sam Mendes e Steven Spielberg
Marty Supreme, prodotto da Eli Bush, Ronald Bronstein, Timothée Chalamet, Anthony Katagas e Josh Safdie
Una Battaglia dopo l'Altra, prodotto da Paul Thomas Anderson, Sara Murphy e Adam Somner
L'Agente Segreto, prodotto da Emilie Lesclaux
Sentimental Value, prodotto da Maria Ekerhovd e Andrea Berentsen Ottmar
I Peccatori (Sinners), prodotto da Ryan Coogler, Zinzi Coogler e Sev Ohanian
Train Dreams, prodotto da Michael Heimler, Will Janowitz, Marissa McMahon, Ashley Schlaifer e Teddy Schwarzman

Miglior regista
Paul Thomas Anderson – Una Battaglia dopo l'Altra
Ryan Coogler – I Peccatori
Josh Safdie – Marty Supreme
Joachim Trier – Sentimental Value
Chloé Zhao – Hamnet


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mercoledì 4 marzo 2020

OSCAR 2020. 1917, LA PRIMA GUERRA MONDIALE VISTA DAI GIOVANI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Regno Unito/USA, 2019
119'
Regia: Sam Mendes
Interpreti: George MacKay, Dean-Charles Chapman, Mark Strong, Andrew Scott, Richard Madden, Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Daniel Mays, Claire Dubourcq


A due soldati inglesi - solo due ragazzi travolti dalla tragedia della Prima Guerra Mondiale, una logorante guerra di trincea - è affidato un compito al limite dell'impossibile: superare le linee nemiche per recapitare un messaggio che potrebbe salvare le vite di un migliaio di militari di un battaglione, che stanno cadendo in una trappola dagli esiti potenzialmente disastrosi.

Il preavviso è scarsissimo, i pericoli della missione sono incalcolabili, il tempo è il nemico più insidioso.

Riusciranno i due giovani a farcela?






Molti conoscono Sam Mendes come regista di film di 007 (suoi sono i fortunati Skyfall e Spectre), ma chi è rimasto sorpreso dall'irrompere di 1917 nella stagione dei grandi premi cinematografici forse si è scordato del "Sam Mendes autore".

Prima del ciclo bondiano, il cineasta britannico (recentemente nominato baronetto dalla Regina Elisabetta) ha firmato opere veramente notevoli: dal gangster movie con Tom Hanks e Paul Newman (alla sua ultima, grande, apparizione) Road To Perdition-Era Mio Padre, al low budget American Life, passando per il bellico Jarhead e il dramma sentimentale Revolutionary Road (ritorno, dopo Titanic, del duo Kate Winslet - Leonardo DiCaprio).

Ma soprattutto egli è l'autore di American Beauty, suo fulminante esordio; un esordio che gli fruttò - esattamente 20 anni fa - l'Oscar per la migliore regia e valse alla pellicola altre 4 statuette (per il miglior film, per Kevin Spacey miglior attore protagonista, per la migliore fotografia e la migliore sceneggiatura originale).

Nel 2000 sembrava che la sua carriera dovesse decollare; ma nonostante il livello molto alto dei suoi lavori e un quasi sempre buono riscontro di pubblico, il "caso American Beauty" non si è più ripetuto: solo una nomination per la regia di Revolutionary Road ai Golden Globe 2009.

Fino a 1917.

Sulla scia del trionfo ai Golden Globe 2020, la pellicola bellica era data alla vigilia degli Oscar come favorita per la vittoria finale.

Come abbiamo visto, il film si è dovuto accontentare di 3 Academy Award - per l'ottima fotografia di Roger Deakins, per il sonoro e, sorprendentemente, per gli effetti speciali.

Ma la notizia che ci ha fatto piacere è che finalmente si è ripreso a parlare del talento di un regista troppo spesso sottovalutato.

1917 è un pezzo di virtuosismo cinematografico davvero notevole: girato con diversi piani sequenza e poi montato come un unico piano sequenza ininterrotto (ehi, vi ricordate di Birdman di Alejandro González Iñárritu?), utilizzando effetti speciali non invasivi e funzionali e una fotografia molto suggestiva, esso riesce a dare all'azione una fluidità e una linearità che tengono incollati allo schermo.

Negli ultimi anni abbiamo visto molti bei film bellici - alcuni di essi sono finiti anche nella nostra classifica dei migliori film dell'ultimo decennio - e questo si aggiunge all'elenco anche grazie al coinvolgimento emotivo dell'autore, che ha trattato una vicenda di per sé drammatica con tatto, rispetto e sensibilità - si è ispirato ai racconti di guerra di suo nonno, che aveva combattuto per l'esercito britannico sul fronte francese - pur non risparmiando scene forti e di violenza.

Ci sono morte, sangue, sudore, odore, paura, tensione per tutto il film, ma anche umanità e fratellanza, eroismo e dovere, amicizia e comprensione, commozione e partecipazione.

Mendes ha affidato quasi interamente il film ai due protagonisti, George MacKay e Dean-Charles Chapman (il Tommen Baratheon di Il Trono di Spade), e, sebbene non manchino divi - Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Mark Strong, Richard Madden - si è fatto bene a valorizzare i due giovani, che si sono dimostrati bravi.

Tutto funziona, in 1917 - date le numerose difficoltà tecniche, non era una cosa scontata - e nonostante la mancata affermazione agli Oscar il neo baronetto ha dimostrato che con la regia ci sa sempre fare.

Siamo curiosi di vedere il suo prossimo film.
E nel frattempo vi consigliamo questo, uno dei più toccanti sulla Prima Guerra Mondiale.




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sabato 8 febbraio 2020

OSCAR 2020. LE NOSTRE PREVISIONI



Chi saranno i vincitori della Notte delle Stelle?

Di seguito trovate le nostre previsioni.

Voi che cosa ne pensate?

Non dimenticate di cliccare sui link per maggiori approfondimenti!






Miglior film
1917, regia di Sam Mendes - FEDE - FRAN - ANG
C'era una Volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood), regia di Quentin Tarantino
The Irishman, regia di Martin Scorsese
Jojo Rabbit, regia di Taika Waititi
Joker, regia di Todd Phillips
Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari), regia di James Mangold
Parasite (Gisaengchung), regia di Bong Joon-ho
Piccole donne (Little Women), regia di Greta Gerwig
Storia di un matrimonio (Marriage Story), regia di Noah Baumbach

Migliore regia
Bong Joon-ho – Parasite (Gisaenchung)- FRAN
Sam Mendes – 1917 - ANG
Todd Phillips Joker
Martin Scorsese – The Irishman
Quentin Tarantino – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood) - FEDE

Migliore attrice protagonista
Cynthia Erivo – Harriet
Scarlett Johansson – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Saoirse Ronan – Piccole donne (Little Women) - ANG
Charlize Theron – Bombshell
Renée Zellweger – Judy - FEDE - FRAN

Migliore attore protagonista
Antonio Banderas – Dolor y gloria
Leonardo DiCaprio – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Adam Driver – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Joaquin Phoenix Joker - FEDE - FRAN - ANG
Jonathan Pryce – I due papi (The Two Popes)

Migliore attrice non protagonista
Kathy Bates – Richard Jewell
Laura Dern – Storia di un matrimonio (Marriage Story) - FEDE - FRAN
Scarlett Johansson - Jojo Rabbit
Florence Pugh - Piccole donne (Little Women)
Margot Robbie – Bombshell - ANG

Migliore attore non protagonista
Tom Hanks – Un amico straordinario (A Beautiful Day in the Neighborhood)
Anthony Hopkins – I due papi (The Two Popes)
Al Pacino – The Irishman
Joe Pesci – The Irishman
Brad Pitt – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood) - FEDE - FRAN - ANG

Migliore sceneggiatura originale
Noah Baumbach – Storia di un matrimonio (Marriage Story) - ANG
Bong Joon-ho e Han Jin-won – Parasite (Gisaenchung) - FRAN
Rian Johnson - Cena con delitto - Knives Out
Sam Mendes e Krysty Wilson-Cairns - 1917
Quentin Tarantino - C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood) - FEDE

Migliore sceneggiatura non originale
Greta Gerwig - Piccole donne (Little Women) - ANG
Anthony McCarten – I due papi (The Two Popes)
Todd Phillips e Scott Silver - Joker
Taika Waititi - Jojo Rabbit - FEDE - FRAN
Steven Zaillian – The Irishman

Miglior film d'animazione
Dov'è il mio corpo? (J'ai perdu mon corps), regia di Jérémy Clapin
Dragon Trainer - Il mondo nascosto (How to Train Your Dragon: The Hidden World), regia di Dean DeBlois
Klaus - I segreti del Natale (Klaus), regia di Sergio Pablos
Missing Link, regia di Chris Butler - FEDE
Toy Story 4, regia di Josh Cooley - FRAN - ANG

Miglior film internazionale
Boże Ciało- Corpus Christi, regia di Jan Komasa (Polonia)
Dolor y gloria, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
Medena zemja/Honeyland, regia di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov (Macedonia del Nord)
I miserabili (Les Misérables), regia di Ladj Ly (Francia)
Parasite (Gisaenchung), regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud) - FEDE - FRAN - ANG

Migliore colonna sonora
Alexandre Desplat – Piccole donne (Little Women) - FEDE
Hildur Guðnadóttir – Joker - FRAN - ANG
Randy Newman – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Thomas Newman – 1917
John Williams - Star Wars: L'ascesa di Skywalker (Star Wars: The Rise of Skywalker)

Migliore canzone
I Can’t Let You Throw Yourself Away (Randy Newman) - Toy Story 4
(I'm Gonna) Love Me Again (Elton John, Taron Egerton) – Rocketman - FRAN
I'm Standing With You (Diane Warren) - Atto di fede (Breakthrough)
Into the Unknown (Idina Menzel, Aurora) – Frozen II - Il segreto di Arendelle (Frozen II) - FEDE
Stand Up (Cynthia Erivo) – Harriet - ANG

Migliore fotografia
Jarin Blaschke - The Lighthouse
Roger Deakins - 1917 - FEDE - FRAN
Rodrigo Prieto - The Irishman
Robert Richardson - C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Lawrence Sher - Joker - ANG

Migliore scenografia
Dennis Gassner e Lee Sandales - 1917 - FEDE
Lee Ha-jun e Cho Won-woo - Parasite (Gisaengchung) - FRAN
Barbara Ling e Nancy Haigh - C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood) - ANG
Bob Shaw e Regina Graves - The Irishman
Ra Vincent e Nora Sopková - Jojo Rabbit

Miglior montaggio
Andrew Buckland e Michael McCusker - Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari) - ANG
Tom Eagles - Jojo Rabbit
Jeff Groth - Joker - FEDE
Thelma Schoonmaker - The Irishman
Yang Jin-mo - Parasite (Gisaengchung) - FRAN

Migliori effetti speciali
Matt Aitken, Dan DeLeeuw, Russell Earl e Daniel Sudick - Avengers: Endgame - ANG
Greg Butler, Dominic Tuohy e Guillaume Rocheron - 1917 - FEDE
Leandro Estebecorena, Nelson Sepulveda-Fauser e Stephane Grabli e Pablo Helman - The Irishman
Roger Guyett, Neal Scanlan, Patrick Tubach e Dominic Tuohy – Star Wars: L'ascesa di Skywalker (Star Wars: The Rise of Skywalker)
Andrew R. Jones, Robert Legato, Elliot Newman e Adam Valdez - Il re leone (The Lion King) - FRAN

Miglior sonoro
David Giammarco, Paul Massey e Steven A. Morrow - Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari) - FRAN
Tom Johnson, Gary Rydstrom e Mark Ulano - Ad Astra
Todd Maitland, Tom Ozanich e Dean Zupancic - Joker
Christian P. Minkler, Michael Minkler e Mark Ulano - C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Mark Taylor e Stuart Wilson - 1917 - FEDE - ANG

Miglior montaggio sonoro
David Acord e Matthew Wood - Star Wars: L'ascesa di Skywalker (Star Wars: The Rise of Skywalker)
Alan Robert Murray - Joker - FEDE
Wylie Stateman - C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Donald Sylvester - Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari)
Oliver Tarney e Rachael Tate - 1917 - FRAN - ANG

Migliori costumi
Mark Bridges – Joker
Jacqueline Durran – Piccole donne (Little Women) - FRAN
Arianne Phillips – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood) - FEDE - ANG
Sandy Powell e Christopher Peterson – The Irishman
Mayes C. Rubeo – Jojo Rabbit

Miglior trucco e acconciatura
Vivian Baker, Anne Morgan e Kazuhiro Tsuji - Bombshell
Rebecca Cole, Naomi Donne e Tristan Versluis - 1917
Kay Georgiou e Nicki Ledermann - Joker - FRAN - ANG
Paul Gooch, Arjen Tuiten e David White - Maleficent - Signora del male (Maleficent: Mistress of Evil)
Jeremy Woodhead - Judy - FEDE

Miglior documentario
Alla mia piccola Sama (For Sama), regia di Waad al-Kateab ed Edward Watts
The Cave, regia di Feras Fayyad
Democrazia al limite (Democracia em vertigem), regia di Petra Costa
Made in USA - Una fabbrica in Ohio (American Factory), regia di Steven Bognar e Julia Reichert - FEDE - FRAN
Medena zemja/Honeyland, regia di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov - ANG

Miglior cortometraggio documentario
In the Absence, regia di Yi Seung-jun
Learning to Skateboard in a Warzone (If You're a Girl), regia di Carol Dysinger - FRAN
Life Overtakes Me, regia di Kristine Samuelson e John Haptas - ANG
St. Louis Superman, regia di Smriti Mundhra e Sami Khan - FEDE
Walk Run Cha-Cha, regia di Laura Nix

Miglior cortometraggio
Ikhwène/Brotherhood, regia di Meryam Joobeur
Nefta Football Club, regia di Yves Piat
The Neighbors' Window, regia di Marshall Curry - FEDE
Saria, regia di Bryan Buckley - ANG
Une sœur, regia di Delphine Girard - FRAN

Miglior cortometraggio d'animazione
Dcera/Daughter, regia di Daria Kashcheeva
Hair Love, regia di Bruce W. Smith, Matthew A. Cherry e Everett Downing Jr. - FEDE - FRAN
Kitbull, regia di Rosana Sullivan - ANG
Mémorable, regia di Bruno Collet
Sister, regia di Siqi Song




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venerdì 7 febbraio 2020

OSCAR 2020. NOMINATION: FILM E REGIA



Fatto più unico che raro: il vincitore del Leone d'Oro a Venezia si scontra contro il vincitore della Palma d'Oro a Cannes.

Joker, forte del maggior numero di nomination raccolte (ben 11), se la vedrà, tra gli altri con il sudcoreano Parasite, in lizza per 6 premi.

Il dualismo Lido - Croisette si ripete con altre due pellicole presenti nella categoria più prestigiosa - Marriage Story e Once Upon A Time... In Hollywood.

Ma a spuntarla, alla fine, potrebbe essere un film che è rimasto de tutto fuori dal circuito dei vari festival: 1917.

Netflix, un anno dopo Roma, ci riprova con il kolossal griffato Martin Scorsese The Irishman, ma la diffusa diffidenza a Hollywood nei confronti del gigante dello streaming è ancora troppo forte.

Le sorprese sono la presenza dell'adrenalinico Ford v Ferrari e del burlesco Jojo Rabbit, mentre la presenza di Piccole Donne è un parziale contentino a Greta Gerwig, esclusa per la migliore regia.

Quest'ultima categoria è quella che negli ultimi anni ha assunto un carattere più internazionale: dal 2012 i cineasti statunitensi hanno vinto solo una volta - con Damien Chazelle, che è divenuto il più giovane ad aggiudicarsi la prestigiosissima statuetta - a fronte di ben 7 riconoscimenti a stranieri (un francese, un taiwanese e tre messicani - vincitori di 5 Oscar complessivi).

Statistica incoraggiante per il coreano Bong Joon-ho.
Che però non avrà vita facile.

Sam Mendes è lanciatissimo e la sua affermazione non scontenterebbe nessuno: il suo 1917, che sembra girato in un unico piano sequenza (vi ricordate di Birdman di Alejandro González Iñárritu, trionfatore nel 2015?), è in effetti un notevole esercizio di virtuosismo cinematografico.

Quentin Tarantino, d'altra parte, i suoi Oscar li ha avuti per la sceneggiatura (di Pulp Fiction e Django Unchained), ma mai per la regia.

E il maestro Martin Scorsese incredibilmente di Academy Award ne ha vinti solo uno, e non per il suo film migliore (The Departed, nel 2007).

Poche chance sembra avere Todd Phillips: troppo divisivo, il suo Joker, e troppo divisivo lui (c'è chi non gli ha perdonato l'incursione nel cinema "alto" dopo il successo di botteghino della serie Una Notte Da Leoni).

Insomma, anche quest'anno si prospetta una Notte degli Oscar dall'esito incerto e dalle difficili previsioni.

D'altra parte, come potete vedere qui sotto, la qualità è alta e tante sono le opere interessanti.

Non vediamo l'ora di scoprire chi risulterà vincitore.
E voi?






Miglior film


1917, regia di Sam Mendes


C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood), regia di Quentin Tarantino


The Irishman, regia di Martin Scorsese


Jojo Rabbit, regia di Taika Waititi


Joker, regia di Todd Phillips


Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari), regia di James Mangold


Parasite (Gisaengchung), regia di Bong Joon-ho


Piccole donne (Little Women), regia di Greta Gerwig


Storia di un matrimonio (Marriage Story), regia di Noah Baumbach






Migliore regia

Bong Joon-ho – Parasite (Gisaenchung)

Sam Mendes – 1917

Todd Phillips Joker

Martin Scorsese – The Irishman

Quentin Tarantino – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)




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martedì 4 febbraio 2020

OSCAR 2020. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM STRANIERO, SCENEGGIATURE

Dall'alto: un'immagine tratta da Missing Link; Antonio Banderas (a destra) in una scena di Dolor Y Gloria; Quentin Tarantino (a sinistra) scherza con Brad Pitt sul set di C'era una Volta... a Hollywood; Steven Zaillian, sceneggiatore di The Irishman.


Chi vincerà la statuetta per il miglior film di animazione?
Un anno dopo il sorprendente Spider-Man: Into The Spider-Verse, i candidati questa volta sembrano avere una minore carica innovativa.

Liberato dalla concorrenza temibilissima del campione di incassi Frozen 2 e della versione ultra computerizzata di Il Re Leone, Toy Story 4 è obiettivamente il favorito.

Le tre pellicole di casa Disney ai recenti Golden Globe si erano tolti voti a vicenda, con il risultato - clamoroso - di far trionfare il misconosciuto Missing Link, in lizza anche stavolta.

A tentare la sorte ci sono pure il terzo capitolo del fortunato franchise Dragon Trainer e, cosa piuttosto interessante, ben due opere targate Netflix.

Il gigante dello streaming apre una breccia pure in questa categoria e riesce a far candidare il natalizio Klaus (ma non siamo un po' fuori periodo?) e il drammatico Dov'è il mio Corpo?, di provenienza francese.

Sulla carta, vittoria quasi certa per Parasite tra i film internazionali.

Il vincitore della Palma d'Oro, forte di ben 6 nomine, in realtà punta a ben altri e maggiormente valutati riconoscimenti; ma se non dovesse spuntarla per i premi più prestigiosi, la statuetta nella categoria sarebbe pressoché un obbligo.

Gli altri pretendenti? Tutti validi dal punto di vista artistico, ma rischiano di rimanere in secondo piano.

Peccato: Dolor y Gloria di Pedro Almodóvar conta un'ottima interpretazione di Antonio Banderas (che, lo vedremo, gli è valsa la nomination come miglior attore protagonista); il nord-macedone Honeyland è candidato anche come miglior documentario (fatto non insolito, ma piuttosto raro); Corpus Christi è l'ennesima prova della vitalità e dell'originalità della cinematografia polacca; I Miserabili (attenzione: non è un adattamento del romanzo di Victor Hugo) è un'opera che lascia il segno.






Molto prestigiose le statuette per le sceneggiature, divise tra originali e non originali.

La prima categoria è quella di Tarantino: gli unici Oscar che ha vinto, li ha vinti proprio qui, per Pulp Fiction e Django Unchained.

Il vulcanico italo-americano è presente anche quest'anno, con ottime possibilità, ma la concorrenza è assai agguerrita.

Meglio non sottovalutare nessuno; neppure Rian Johnson, che dopo quel mezzo pasticcio di Star Wars: Gli Ultimi Jedi cerca di risalire la china con il ben congegnato giallo Cena Con Delitto
Gli altri sono Bong Joon-ho, Sam Mendes e Noah Baumbach.

Categoria quanto mai combattuta e pronostico piuttosto incerto.

Così come nella categoria gemella, dove l'unica donna, Greta Gerwig, sfida Steve Zaillian (aveva scritto Schindler's List!), i due neozelandesi Anthony McCarten (quello di Bohemian Rhapsody) e Taika Waititi (regista di Thor: Ragnarok) e il Todd Phillips di Missing LinkJoker.

Una cosa è (quasi) certa: chi vince per la sceneggiatura (riconoscimento comunque molto prestigioso), negli ultimi anni, è difficile che vinca anche per il miglior film.

Comunque gli script sono tutti piuttosto belli: se volete leggerli, date un'occhiata ai link qui sotto.






Miglior film d'animazione
Dov'è il mio corpo? (J'ai perdu mon corps), regia di Jérémy Clapin
Dragon Trainer - Il mondo nascosto (How to Train Your Dragon: The Hidden World), regia di Dean DeBlois
Klaus - I segreti del Natale (Klaus), regia di Sergio Pablos
Missing Link, regia di Chris Butler
Toy Story 4, regia di Josh Cooley

Miglior film internazionale
Boże Ciało- Corpus Christi, regia di Jan Komasa (Polonia)
Dolor y gloria, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
Medena zemja/Honeyland, regia di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov (Macedonia del Nord)
I miserabili (Les Misérables), regia di Ladj Ly (Francia)
Parasite (Gisaenchung), regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud)

Migliore sceneggiatura originale
Noah Baumbach – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Bong Joon-ho e Han Jin-won – Parasite (Gisaenchung)
Rian Johnson - Cena con delitto - Knives Out
Sam Mendes e Krysty Wilson-Cairns - 1917
Quentin Tarantino - C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

Migliore sceneggiatura non originale
Greta Gerwig - Piccole donne (Little Women)
Anthony McCarten – I due papi (The Two Popes)
Todd Phillips e Scott Silver - Joker
Taika Waititi - Jojo Rabbit
Steven Zaillian – The Irishman




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venerdì 10 gennaio 2020

GOLDEN GLOBES 2020. LA GRANDE GUERRA CONTRO NETFLIX

Dall'alto: Leonardo DiCaprio e Brad Pitt in C'Era Una Volta a Hollywood; una scena di 1917; Joaquin Phoenix nei panni di Joker. 


I Golden Globe, per loro natura, sono destinati ad accontentare un po' tutti, con la distinzione tra film drammatici e commedie.

Così, l'anno scorso a trionfare erano stati il criticatissimo (ma amato dal pubblico) Bohemian Rhapsody, il discreto Green Book (poi affermatosi, con molte perplessità, agli Oscar) e l'ottimo Roma di Alfonso Cuarón.

Questa volta i vincitori sono soprattutto Once Upon A Time In Hollywood di Quentin Tarantino e 1917 di Sam Mendes (già regista di Spectre, ricordate?).
Un po' di gloria è andata anche a Joker di Todd Phillips e Rocketman di Dexter Fletcher.

Il primo si è preso i premi per la migliore commedia, la migliore sceneggiatura (ennesimo riconoscimento al cineasta italo-americano) e il miglior attore non protagonista (Brad Pitt); il secondo, per il miglior film drammatico e per la regia (Sam Mendes, una delle sorprese della serata); il terzo per il miglior attore drammatico (Joaquin Phoenix, a furor di popolo) e colonna sonora; il quarto per il miglior attore in una commedia/musical (Taron Egerton, clamorosamente) e la migliore canzone.






Stiamo parlando di film che sono, rispettivamente: un omaggio alla Hollywood di fine anni Sessanta, una rappresentazione degli orrori della Prima Guerra Mondiale, la reinvenzione di uno dei cattivi più iconici della storia dei fumetti e dei cinecomics, il biopic del cantautore Elton John.
Film, quindi, molto diversi tra di loro.

E per scontentare meno persone possibili, ecco, tra gli attori, le rivelazioni Awkwafina ed Egerton nel palmarès assieme agli strafavoriti della vigilia Phoenix, Pitt, Renée Zellweger (migliore attrice drammatica per Judy, su Judy Garland), Laura Dern (la musa di David Lynch è la migliore attrice protagonista per Marriage Story).

Proprio Marriage Story è tra i delusi della serata: un solo globo, mentre le ambizioni erano ben altre.

Ma la pellicola targata Netflix ha dovuto scontare una diffidenza sempre diffusa nei confronti proprio del gigante dello streaming.

A farne le spese è stato soprattutto The Irishman: il kolossal firmato Martin Scorsese è tornato a casa a mani vuote, nonostante le numerose candidature e i favori della vigilia.

La piattaforma online poteva contare su ben 17 nomination in campo cinematografico, per i suoi film: l'aggiudicazione di un solo riconoscimento (sempre quello per la Dern) dà la misura del poco amore per il suo modo di fare cinema.






Un'altra (parziale) delusione è rappresentata da Parasite: il vincitore della Palma d'Oro 2019 si è aggiudicato la statuetta per il miglior film in lingua straniera, ma i critici cinematografici reclamavano di più.

Non è detto, però, che il suo regista, il coreano Bong Joon-ho, non si rifaccia agli Oscar.
Vedremo: la concorrenza nella categoria, con la vittoria di Mendes - che ha bissato il successo di American Beauty risalente a 20 anni fa - e la probabile presenza di Scorsese e Tarantino, è tuttavia piuttosto agguerrita.

La cinquina che tuttavia ha regalato la più clamorosa sorpresa della serata e le più cocenti sconfitte e delusioni tra i candidati è stata quella dei film di animazione: Missing Link, pellicola in stop motion (la stessa tecnica utilizzata per Nightmare Before Christmas) ha battuto il terzo capitolo della saga Dragon Trainer e soprattutto pezzi da novanta targati Disney come Toy Story 4, Il Re Leone (rifacimento firmato da Jon Favreau, regista dei primi due Iron Man) e Frozen II, proprio nel giorno in cui quest'ultimo - attesissimo seguito del blasonato Frozen - diventava il cartone di maggiore incasso nella storia del cinema.

Vista la potenza e gli incassi stellari del colosso dell'intrattenimento non avremmo mai pensato che il titolo meno conosciuto in competizione potesse farcela: probabilmente i tre kolossal si sono tolti voti a vicenda.

Ma ciò non toglie la soddisfazione da parte nostra per un palmarès che ancora una volta si dimostra interessante.

Aspettiamo gli Oscar, ma già i Golden Globe sono uno sfizioso aperitivo.




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lunedì 6 gennaio 2020

GOLDEN GLOBE 2020. I VINCITORI

Dall'alto: Sam Mendes; Quentin Tarantino; Joaquin Phoenix; Laura Dern; Brad Pitt; Renée Zellweger. 


Grandi sorprese nel palmarès dei Golden Globe 2020!

Ma anche vincitori ampiamente annunciati.

Abbiamo due grandi sconfitti: Martin Scorsese e Netflix.

In attesa del nostro post di commento, ecco chi ha trionfato.






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
1917, regia di Sam Mendes

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood), regia di Quentin Tarantino

MIGLIOR REGISTA
Sam Mendes – 1917

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Renée Zellweger – Judy

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Joaquin Phoenix Joker

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Awkwafina – The Farewell - Una bugia buona (The Farewell)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Taron Egerton – Rocketman

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Laura Dern – Storia di un matrimonio (Marriage Story)

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Brad Pitt – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

MIGLIOR FILM STRANIERO
Parasite (Gisaenchung), regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Missing Link, regia di Chris Butler

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Quentin Tarantino C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Hildur Guðnadóttir – Joker

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
(I'm Gonna) Love Me Again (Elton John, Taron Egerton) – Rocketman





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sabato 10 settembre 2016

VENEZIA 2016. I VINCITORI

Dall'alto: una scena di The Woman Who Left, il film che ha vinto il Leone d'Oro; Emma Stone sul red carpet alla presentazione di La La Land; Oscar Martinez (al centro con la medaglia al collo) in El Ciudadano Ilustre; Tom Ford sul set di Nocturnal Animals.  


Il glam di Tom Ford (la rivelazione Nocturnal Animals), di Emma Stone (di La La Land sentiremo ancora parlare molto nei prossimi mesi) e della Jackie (interpretata da una magnifica Natalie Portman) del cileno Pablo Larraín.
La simpatia dell'argentino Oscar Martinez, dato per vincitore certo alla vigilia della premiazione.

Ma anche film per cinefili duri-e-puri (il Leone d'Oro filippino The Woman Who Left, 226 minuti!), scandalosi (La región salvaje), di memoria (Paradise del russo Konchalovsky), sperimentali (The Bad Batch, decisamente pulp).

Il solito contentino alla Francia (Frantz di François Ozon) e l'esclusione delle pellicole italiane - invero assai poco apprezzate, purtroppo.

Così si è espressa la giuria guidata da Sam Mendes, mostrando un equilibrio degno dei migliori funamboli tra le esigenze del pubblico di sala e di quello d'essai.

Vi faremo presto sapere le nostre impressioni e considerazioni in merito, ma qui di seguito vi mostriamo i freschi trionfatori della Mostra del Cinema di Venezia 2016 - non prima di suggerirvi di rivedere le news sui titoli più interessanti di questa edizione finalmente riuscita.








LEONE D'ORO al miglior film: The Woman Who Left (Ang babaeng humayo), regia di Lav Diaz (Filippine)

LEONE D'ARGENTO per la miglior regia: Amat Escalante per La región salvaje (Messico) e Andrei Konchalovsky per Paradise (Rai) (Russia, Germania) [ex-aequo]

GRAN PREMIO DELLA GIURIA: Nocturnal Animals, regia di Tom Ford (USA)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA: The Bad Batch di Ana Lily Amirpour (USA)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile: Oscar Martinez per El ciudadano ilustre, regia di Mariano Cohn, Gastón Duprat (Argentina, Spagna)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile: Emma Stone per La La Land, regia di Damien Chazelle (USA)

PREMIO OSELLA per la migliore sceneggiatura: Noah Oppenheim per Jackie, regia di Pablo Larraín (Usa, Cile)

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI ad un attore o attrice emergente: Paula Beer per Frantz, regia di François Ozon (Francia, Germania)


LEONE D'ORO ALLA CARRIERA: Jean-Paul Belmondo e Jerzy Skolimowski

PREMIO JAEGER-LE COULTRE GLORY TO THE FILMMAKER: Amir Naderi

PERSONAL TRIBUTE TO VISIONARY TALENT AWARD: Liev Schreiber







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sabato 21 novembre 2015

SPECTRE, NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE CRIMINALE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Regno Unito/USA, 2015
148'
Regia: Sam Mendes
Interpreti: Daniel Craig, Christoph Waltz, Léa Seydoux, Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Naomie Harris, Dave Bautista, Monica Bellucci, Andrew Scott, Rory Kinnear, Judi Dench.


Tra Città del Messico, Roma, l'Austria, Tangeri e Londra si dipana la trama di un complotto che mira a controllare l'intelligence dei Paesi più potenti dell'orbe tramite un database.

Ad ordirla, un'organizzazione misteriosa e onnipresente: la SPECTRE, guidata dal gelido e spietato Ernst Stavro Blofeld (Waltz).
A contrastarla, l'agente dei servizi segreti britannici più famoso al mondo. Che - difficoltà nelle difficoltà - dovrà pure fare i conti con il proprio passato (prossimo e remoto).

Nel ventiquattresimo episodio della saga ispirata alle avventure del personaggio nato dalla penna di Ian Fleming, troverete ben poche novità.

Partiamo da dietro la cinepresa. Dopo il clamoroso successo ottenuto col precedente episodio Skyfall, vincitore di due Premi Oscar nel 2013, è stato confermato Sam Mendes, regista britannico di origine teatrale e unico vero Autore prestato alla serie (vanta un Premio Oscar, per il controverso e discusso American Beauty).

Tra i suoi collaboratori invece non ritroviamo più il grande direttore della fotografia Roger Deakins (quello di Il Grande Lebowski), sostituito da Hoyte Van Hoytema (DP di La Talpa e Interstellar, per dirne due).

Riguardo al cattivo: gli sceneggiatori non si sono peritati di crearne uno nuovo, ma ne hanno riesumato uno che già era comparso in altri 6 film bondeschi - che precisamente sono: Dalla Russia Con Amore, Thunderball-Operazione Tuono (in entrambi compare dal petto in giù, mentre accarezza un gatto bianco), Si Vive Solo Due Volte (personificato da Donald Pleasance), Al Servizio Segreto Di Sua Maestà (Telly Savalas, il pelato Tenente Kojak televisivo), Una Cascata Di Diamanti, Solo Per I Tuoi Occhi (dove non viene ma inquadrato in primo piano). C'è anche in un settimo, il non ufficiale Mai Dire Mai (Max von Sydow).

Ad interpretarlo, tra l'altro, l'apprezzatissimo (anche da noi di CINEMA A BOMBA!) Christoph Waltz, che non a caso
ha vinto un Oscar nel 2013 come attore non protagonista (per Django Unchained) bissando lo stesso riconoscimento ottenuto per Bastardi Senza Gloria nel 2010 - due pellicole entrambe dirette dal cineasta di Pulp Fiction e Jackie Brown (un tale di nome Quentin Tarantino...).

Ma la scelta di questo attore così talentuoso, paradossalmente, non è stata felicissima: tenuto a briglia corta, senza la possibilità di gigioneggiare alla sua maniera, impiegato in poche scene, poco caratterizzato fisicamente, Waltz appare sfruttato al di sotto delle sue (ottime) capacità.
Avesse avuto più spazio...

Analoga sorte per il suo braccio destro, Mr. Hinx (verosimile il gioco di parole con "in excess", in eccesso: effettivamente, visto quello che fa durante il film...): il personaggio affidato all'ex wrestler Dave Bautista - il Drax di Guardiani della Galassia - avrebbe dovuto essere una specie di Squalo od Oddjob dei giorni nostri, ma alla fine non ha ottenuto un ruolo così incisivo e finisce per essere liquidato in modo un po' sbrigativo.

Come ogni film di James Bond, non mancano le Bond Girl che puntualmente finiscono a letto col protagonista.
Questa volta tocca alla nostrana Monica Bellucci - quinta italiana dopo Daniela Bianchi (Dalla Russia Con Amore), Luciana Paluzzi (Thunderball), Maria Grazia Cucinotta (Il Mondo Non Basta), Caterina Murino (Casino Royale) - e a Léa Seydoux - premiata con una Palma d'Oro speciale a Cannes 2013 e già a fianco di Ralph Fiennes in Grand Budapest Hotel di Wes Anderson: un'attrice di talento, qui un po' sottoutilizzata.
La bruna e la bionda, la matura e la giovane, la debole e la forte: un po' troppi stereotipi anche per una pellicola bondiana.

Chi si giova di tutto ciò è Daniel Craig, sesto Agente 007 (non viene conteggiato David Niven, protagonista della parodia non ufficiale Casino Royale del 1967), al suo quarto film consecutivo - tutti legati tra loro nella trama e tutti premiati da ottimi riscontri di critica e pubblico.
Il suo James Bond è più muscolare che ironico e fascinoso, ma è anche tormentato, inquieto; insomma, al netto di certe esagerazioni nelle scene d'azione, è abbastanza credibile.

A proposito di esagerazioni: Spectre è entrato nel Guinness dei Primati, per la più grande esplosione (ottenuta artigianalmente e non digitalmente) nella storia dl cinema.
Nessuna sorpresa: ogni titolo del longevo franchise - e questo non fa eccezione - è ricco di inseguimenti, combattimenti, intrighi diabolici, sparatorie, scene adrenaliniche...

Ossia quanto il pubblico di appassionati cerca e pretende in un film di James Bond.
E ciò che abbiamo trovato anche in Spectre, oltre alle strizzate d'occhio ai film più o meno recenti della serie e alla presenza degli usuali tòpoi (il vodka Martini agitato-non-mescolato; "Il mio nome è Bond. James Bond"; la sequenza iniziale gunbarrel, cioè quella in cui 007 è inquadrato dalla canna della pistola, si volta di scatto, spara e fa sanguinare lo schermo).

Produttori, sceneggiatori e regista non hanno quindi voluto rischiare e sono andati sul sicuro.
Per chi anela solo a un po' di sano intrattenimento, va bene anche così.

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