CINEMA A BOMBA!

lunedì 14 dicembre 2020

I DOC: MARADONA DI KUSTURICA, VITA SREGOLATA DI UN CAMPIONE IN SALSA BALKAN ROCK

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



Spagna/Francia, 2008
90'
Regia: Emir Kusturica
Con: Diego Armando Maradona, Emir Kusturica, Fidel Castro, Hugo Chávez, Evo Morales, Manu Chao.


Il 25 Novembre 2020 è morto per un arresto cardiaco Diego Armando Maradona, all'età di 60 anni (compiuti neanche un mese prima).

Quello che è considerato - probabilmente non a torto - il più talentuoso calciatore di tutti i tempi ha vissuto una vita piuttosto tumultuosa e disordinata: la povertà in gioventù, il riscatto grazie al calcio, i trionfi sportivi (un Mondiale conquistato con la sua Argentina nel 1986, due scudeti con il Napoli, tra gli altri), l'acclamazione mondiale, una vita privata costantemente sotto i riflettori, gli eccessi in campo e fuori, la caduta per colpa di droga e doping, la morte prematura.

Pochi personaggi sportivi sono stati tanto controversi da dividere in due parti contrapposte chi ne ammirava le gesta sportive e soprassedeva sui suoi vizi privati e chi vedeva in lui uno bravo con la palla ma un pessimo esempio da seguire.


Maradona ha ispirato film, libri, documentari.

Tra questi ultimi, il più recente è di Anif Kapadia, è stato presentato fuori concorso a Cannes 2019, e si sofferma soprattutto sugli anni passati dal Pibe de Oro all'ombra del Vesuvio.

Noi di CINEMA A BOMBA! ve ne presentiamo uno non recentissimo né aggiornatissimo (risale al 2008), ma che raffigura il campione in modo insolito: come un personaggio da film.

E non film qualsiasi, ma film à la Kusturica.

Chi ha visto Underground (vincitore della Palma d'Oro a Cannes nel 1995), Gatto Nero Gatto Bianco (1998) o il più recente On The Milky Road (con Monica Bellucci, presentato a Venezia 2016) sa di cosa stiamo parlando: storie surreali, spesso grottesche e satiriche, caratterizzate da un turbinio caotico al ritmo di musica punk rock balcanica (lo stesso regista fa parte di una band nota in patria).

In questo documentario si sente spesso la celebre God Save The Queen dei Sex Pistols, e l'intento è piuttosto provocatorio - vedere nell'indimenticabile vittoria della nazionale argentina ai Mondiali del 1986 sull'Inghilterra (quella, per intenderci del "goal del secolo" e della scorretta ma iconica "Mano de Dios", la rete segnata con la mano dal fuoriclasse) il riscatto di una Nazione povera che era stata sconfitta solo pochi anni prima - questa volta militarmente, nella Guerra delle Falklands/Malvinas - da una potenza coloniale e capitalista.

È un'opera più ideologica che sportiva, quindi, quella del cineasta serbo: partendo dalla famosa partita, Kusturica fa parlare Maradona soprattutto di politica - sottolineando i suoi rapporti con leader latino-americani controversi come Fidel Castro, Hugo Chávez, Evo Morales - e vita privata - povertà, famiglia, droga.

Ma è soprattutto un'opera di Kusturica tout court, molto personale: è il regista che vuole incontrare il suo idolo sportivo; è il regista che "dirige", che decide il taglio da dare e i temi da trattare; è il regista che vede delle affinità con i personaggi dei suoi film (si vedono qua e là scene tratte da sue pellicole precedenti, come se il Pibe de Oro fosse parte del suo immaginario e del suo vissuto cinematografico).

Maradona ne esce fuori come un campione dello sport, il simbolo della rivincita di un'intera Nazione, un paladino dell'anticapitalismo, una persona travolta da una vita di fama e successo, un uomo trascinato nel caos e in balia degli eventi, un anticonformista contraddittorio e confuso.

Intorno a lui, un circo fatto di devoti al suo culto (letteralmente!), tifosi, curiosi, giornalisti, paparazzi, consiglieri, guardie del corpo, criminali, approfittatori...

Sì: Maradona è stato proprio un personaggio degno di un film di Kusturica.


Etichette: , , , , , , ,

giovedì 25 giugno 2020

I CLASSICI: OPERA SENZA AUTORE, VISSI D'ARTE VISSI D'AMORE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Germania/Italia, 2018
188'
Regia: Florian Henckel von Donnersmarck
Interpreti: Tom Schilling, Sebastian Koch, Paula Beer, Saskia Rosendahl, Oliver Masucci, Ben Becker, Rainer Bock; Hanno Koffler, David Schütter


Kurt Barnert (Schilling) è un giovane molto dotato nella pittura, passione incoraggiata fin da bambino dalla bella zia Elisabeth (Rosendahl), poi sterilizzata e soppressa dal regime nazista in quanto schizofrenica.

Egli non sa che il responsabile di tale decisione è il facoltoso e autorevole ginecologo Carl Seeband (Koch), padre della ragazza del quale si innamora (Beer, già vincitrice del Premio Mastroianni alla Mostra del Cinema di Venezia 2016).

Il medico cercherà in ogni modo di ostacolare la relazione, considerata poco conveniente per la figlia (anche alla luce del suicidio del padre di lui).

Il ragazzo, tra mille difficoltà, dovrà impegnarsi per garantirsi un futuro con la donna che ama e per campare facendo l'unica cosa per il quale è portato.






Presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2018 e poi candidato come miglior film straniero sia ai Golden Globe che agli Oscar 2019 (qui nominato anche per l'eccellente fotografia di Caleb Deschanel, che aveva già curato quella di Killer Joe), Opera Senza Autore (Werk ohne Autor, in originale; Never Look Away, in inglese) ha perso tutte le volte a favore di Roma di Alfonso Cuarón.

Valutare un'opera solo dai riconoscimenti ottenuti, però, è ingiusto; soprattutto in questo caso.

William Friedkin ( Il Braccio Violento Della Legge, L'Esorcista...), uno che di cinema se ne intende, in un'intervista ha dichiarato:
One of the finest films I have ever seen is Never Look Away – a masterpiece [Uno dei migliori film che abbia mai visto è Opera Senza Autore - un capolavoro].

Siamo d'accordo.

L'opus numero tre di Florian Henckel von Donnersmarck - precedentemente aveva diretto lo straordinario Le Vite Degli Altri (la sua opera prima!), vincitore di una miriade di premi (tra i quali l'Oscar per il miglior film straniero nel 2007), e il meno notevole The Tourist con Angelina Jolie e Johnny Depp - è uno strepitoso affresco della Germania tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta.

C'è moltissimo della storia teutonica di quel periodo: distruzione (il bombardamento di Dresda), la soluzione finale contro i disabili e il ruolo dei medici negli stermini sistematici, la vita sotto il nazismo e quella sotto il comunismo, la divisione del Paese, la Guerra Fredda, la fuga verso Ovest...

Ma c'è soprattutto l'amore, la morte e una profonda e interessante riflessione sul ruolo degli artisti nella società e sulla loro creatività.

La vicenda è ispirata - neanche troppo velatamente - alla vita di Gerhard Richter, che non ha apprezzato i palesi riferimenti al proprio vissuto.

Il regista, però, ha utilizzato il passato del pittore tedesco per portare avanti un discorso più ampio sul significato dell'arte - soprattutto quella contemporanea.

L'arte assume un carattere di rivelazione, anche a livello inconscio, e di verità - passando dall'arte nazista, col rifiuto dell'arte cosiddetta degenerata, e dal realismo socialista, che pretendono di rappresentare la vita così com'è, senza creatività e senza l'intermediazione simbolica, ad una manifestazione di soggettività fraintesa ma decisamente più "vera" e sentita.

I dipinti del protagonista sono alla fine sì riconosciuti come validi dai critici, ma vengono nello stesso tempo male interpretati.

Egli è accusato di fare opere impersonali, che possono vivere per sé senza bisogno di conoscere il nome di chi le ha fatte.

In questa apparente mancanza di originalità, tuttavia, Kurt riesce a venire a patti col proprio passato e a trovare finalmente la libertà alla quale ha sempre anelato.

L'opera artistica, in fondo, è come i numeri della lotteria: presi di per sé, essi non hanno alcun senso preciso; ma se sono quelli vincenti allora acquisiscono un significato e un valore.

E così egli trova nell'arte il bello - che, grazie alla propria sensibilità e ricerca, può disvelarsi pure nel suono cacofonico di un gruppo di clacson - e un'ancora di salvezza.

Opera Senza Autore dura oltre 3 ore.

Ma, credeteci, avremmo preferito che durasse di più.




Etichette: , , , , , , , , , , , ,

domenica 2 aprile 2017

OSCAR 2017. ANIMALI NOTTURNI, QUANDO IL THRILLER È GRIFFATO TOM FORD

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
116'
Regia: Tom Ford
Interpreti: Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Aaron Taylor-Johnson, Armie Hammer, Isla Fisher, Laura Linney, Andrea Riseborough, Michael Sheen, Jena Malone


Susan (Adams) sembra avere tutto - bellezza, soldi, amicizie altolocate, un lavoro cool (fa la gallerista di arte contemporanea), un uomo affascinante al suo fianco (Hammer) - ma sotto la patina di una vita dorata è profondamente infelice e sta vivendo un periodo di crisi esistenziale e coniugale.

Un giorno riceve il manoscritto di un romanzo scritto dal suo ex marito Edward (Gyllenhaal), uno squattrinato aspirante scrittore romantico e idealista da lei drammaticamente lasciato anni prima.

Il libro è un thriller che segue le vicende di Tony, alter ego dell'autore, con moglie (Fisher) e figlia aggredito brutalmente di notte in una strada in mezzo al deserto da una banda di balordi capeggiata dal selvaggio Ray (Taylor-Johnson).
Nella sua ricerca di giustizia verrà aiutato dal detective Andes (Shannon), poliziotto meticoloso che non ha nulla da perdere.

Susan si lascerà coinvolgere dalla trama, proiettando nei personaggi e nella storia se stessa, il precedente coniuge, quella vita che avrebbero potuto avere insieme.

E ripenserà alle scelte passate.






Stilista, già direttore creativo delle maison Gucci e Yves Saint Laurent, costumista per gli ultimi film di James Bond: se c'è una persona che si intende di stile e moda, questa è Tom Ford.

Cinematograficamente parlando lo aveva già dimostrato con il suo film d'esordio da regista, A Single Man, nel quale Colin Firth (premiato con la Coppa Volpi alla Mostra di Venezia del 2009 proprio per questa pellicola e poi tornato al Lido nel 2011) era un professore omosessuale sconvolto dalla morte del compagno: impeccabile la messa in scena, come l'elegantissimo protagonista.

C'era molta curiosità a Venezia 2016 per la presentazione della sua opera seconda, Animali Notturni (Nocturnal Animals), tratto dal romanzo Tony & Susan dello scrittore Austin Wright.

L'attesa è stata ben riposta, tanto è vero che molti sono stati fin dall'inizio gli applausi e gli apprezzamenti - a cominciare dal Leone d'Argento-Gran Premio della Giuria vinto da Ford - che ne hanno fatto uno dei titoli più rappresentativi di un' edizione comunque memorabile assieme a La La Land di Damien Chazelle (qualche mese dopo divenuto il più giovane vincitore di sempre dell' Oscar per la regia), La Battaglia di Hacksaw Ridge di Mel Gibson, Arrival di Denis Villeneuve e Jackie di Pablo Larraín.

Già da subito sono stati lodati le capacità direttoriali, l'attenzione ai dettagli (ad arricchire le scene, oltre ai bei vestiti, ci sono anche opere d'arte vere di Julian Schnabel, Andy Warhol, Jeff Koons e Damien Hirst) e la sceneggiatura dello stilista, la fotografia di Seamus McGarney, le suggestive partiture musicali di Abel Korzeniowski e soprattutto le interpretazioni di un cast di altissimo livello, che solo per i ruoli di secondo piano può contare su gente del calibro di Laura Linney ( L'Uomo dell'Anno, Sully), Andrea Riseborough ( Birdman), Armie Hammer, Isla Fisher, Jena Malone, Michael Sheen (nessuna parentela con Martin e Charlie).

La vicenda si dipana come due storie apparentemente parallele l'una con l'altra, diversissime nello stile e nell'ambientazione eppure non così dissimili: da una parte, l'ambiente elegante, asettico, freddo e sterile nel quale vive Susan; dall'altra, il deserto (quello del Texas occidentale, anche se in realtà è quello del Mojave), non meno arido e desolato, nel quale si consuma la tragedia di Jack.

Si trovano così a convivere glamour patinato e brutalità, volgarità (non spaventatevi dalla prima scena, nella quale donne obese ballano nude in pieno stile flesh & trash), profumi costosi e puzza, amore puro e cinismo, pietà e vendetta, perdita e colpa.

Ford riesce a trovare un equilibrio soprattutto nella narrazione, coinvolgendo lo spettatore e rendendolo lettore e, nello stesso tempo, osservatore in un gioco di vertiginosi cambi di piano: la "realtà" (dove vive Susan) è finzione per noi del pubblico, ma non lo è nella pellicola, dove invece la "finzione" è quella descritta dal libro; finzione che però diventa reale nell'immedesimazione della protagonista, che trova nella parola scritta un catalizzatore di ricordi, non dissimile dai dolcetti (le madeleine) della Recherche di Proust.

Alla sua seconda regia il cineasta texano dimostra di avere padronanza del mezzo anche nell'affrontare e riadattare un romanzo e una storia non così facili da trasporre.

E poi sa scegliere bene gli attori.

Jake Gyllenhaal offre una delle sue prove più convincenti dai tempi di I Segreti di Brokeback Mountain.

Il britannico Aaron Taylor-Johnson ( Anna Karenina), per la sua parte da cattivo, ha vinto il Golden Globe come miglior attore non protagonista (complessivamente, tre nomine per i premi attribuiti dalla stampa estera: gli altri erano per la regia e la sceneggiatura).

Michael Shannon - che abbiamo precedentemente apprezzato per Bug del Maestro William Friedkin e Take Shelter di Jeff Nichols e visto in Batman v Superman - nel ruolo sotto le righe di un detective stanco e disilluso nei confronti della giustizia dimostra un'asciutta maestria.
Ancora una volta bravissimo: ha ben meritato la nomination agli Oscar - l'unica della pellicola! - come miglior attore non protagonista.

Ingiustamente snobbata invece Amy Adams: la sei volte candidata all'Oscar (l'ultima volta nel 2014 per American Hustle) nonché due volte vincitrice del Golden Globe (nel 2014 e 2015) offre una prova superlativa, ricca di sfumature (sebbene incarni una donna piuttosto algida) anche senza parlare molto: la sua espressività è resa al meglio attraverso primi piani che valgono più di mille parole (si veda la magistrale scena finale).

È lei a incarnare, attraverso il suo personaggio, la critica al mondo contemporaneo, un mondo che vive in modo artificiale avendo perso l'autenticità e la sincerità dei sentimenti, troppo spesso soffocati da modelli comportamentali che tendono a rendere sempre più utilitaristici i rapporti personali tanto più è alto il censo.

Essendo uno stilista affermato e un abituale frequentatore del jet set internazionale, possiamo immaginare che Tom Ford sappia di che cosa stia parlando.





Etichette: , , , , , , , , , , ,

sabato 25 marzo 2017

OSCAR 2017. LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE, LA GUERRA DI MEL

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Australia, 2016
139'
Regia: Mel Gibson
Interpreti: Andrew Garfield, Teresa Palmer, Luke Bracey, Vince Vaughn, Sam Worthington, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Nathaniel Buzolic, Ryan Corr.


Desmond Doss (Garfiled), cristiano avventista. è un giovane fermamente contrario ad uccidere il prossimo.

Quando gli USA decidono di entrare nella Seconda Guerra Mondiale, egli decide di arruolarsi per dare il proprio contributo, a condizione di non imbracciare un fucile, ma operando come soccorritore militare.

La sua obiezione di coscienza non verrà presa bene dai commilitoni e dai propri superiori; ma, impegnato nella difesa della scarpata di Maeda (la cosiddetta "Hacksaw Ridge" - letteralmente, la cresta del seghetto - del titolo) durante la massacrante battaglia di Okinawa (Giappone), egli riuscirà a salvare la vita di molti dei suoi compagni.

Alla fine delle ostilità verrà premiato con la medaglia d'onore, la più alta decorazione militare assegnata dal governo statunitense.
Senza aver mai sparato un colpo d'arma da fuoco.






Finalmente è tornato il Mel Gibson regista!

Ed è tornato alla grande con una pellicola che ha entusiasmato il pubblico già dal suo esordio alla Mostra del Cinema di Venezia 2016.

Sull'onda di un consenso crescente (anche da parte della critica), sono arrivati anche i riconoscimenti: 3 nomine ai Golden Globe 2017 e 6 agli Oscar - film, regia, attore protagonista (Garfield), montaggio sonoro, sonoro e montaggio.

Alla fine della cerimonia di premiazione degli Academy Award, due sono state le statuette vinte, per le ultime due categorie.

I contributi tecnici sono eccellenti, in effetti (Oscar strameritati), e il cast è incisivo: bravo Andrew Garfield - che col tempo sta facendo dimenticare il suo Spider-Man - ma anche la bella Teresa Palmer (già vista in Knight of Cups), Sam Worthington (Avatar, Texas Killing Fields), l'australiano Luke Bracey e un insolito Vince Vaughn se la cavano egregiamente.

La regia di Mel Gibson, poi, è una garanzia: riesce a incollare allo schermo lo spettatore e a coinvolgerlo emotivamente in modo efficace.

Gli scorsi anni del divo avevamo sentito parlare solo per gli innumerevoli scandali e per una serie di film interpretati non proprio di eccelsa qualità.
Ma come cineasta ha sempre saputo dimostrare un talento e una sensibilità eccezionali.

Molti critici gli imputano un'eccessiva violenza nelle sue pellicole, spesso additata come fine a se stessa.
Soffermarsi sulle scene brutali, secondo noi, non rende giustizia alla sua narrazione e ai temi trattati, che sono profondi e affrontati con rigore.

Ad esempio, quello della morte, fil rouge che in un modo o nell'altro unisce tutte le sue opere.

In L'Uomo Senza Volto (suo esordio dietro alla macchina da presa nel 1993), l'aver causato la morte in un incidente segna indelebilmente la vita del protagonista, che cerca poi di redimersi.
In Braveheart - 5 Oscar nel 1996, tra i quali film e regia allo stesso Gibson - la morte è l'inevitabile destino al quale va incontro l'eroe William Wallace, destinato però a rimanere nella Storia.
In La Passione di Cristo (2004) la morte è sconfitta dalla resurrezione di Gesù.
In Apolcalypto un giovane indio scappa da una spietata caccia all'uomo intrapresa da un guerriero Maya che vuole ucciderlo; il tutto alla vigilia della fine del loro mondo.

E in La Battaglia di Hacksaw Ridge la morte incombe sui soldati in guerra.

Quest'ultima non è trattata con indulgenza: è morte, appunto, distruzione, annichilimento, mutilazioni, sangue, violenza, disperazione, terrore.

Eppure...
Eppure, anche in un evento così traumatico, resiste qualche barlume di umanità, alimentato dalla fede: il soldato Doss, considerato un vigliacco, a rischio della propria esistenza non esiterà a gettarsi nel pericolo pur di salvare delle vite.

Il suo esempio sarà di conforto per i compagni a non lasciarsi sopraffare dal panico e gli guadagnerà il meritato rispetto.

Quante e quali cose può fare un uomo con la speranza in Dio, quante difficoltà può superare affidandosi a Lui...

Mel, se i tuoi film sono sinceri, ricordati che non sarai mai solo nella lotta contro i tuoi demoni.





Etichette: , , , , , , , , , ,

martedì 7 marzo 2017

OSCAR 2017. LA LA LAND, IL SAPORE AGRODOLCE DEI SOGNI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
128'
Regia: Damien Chazelle
Interpreti: Emma Stone, Ryan Gosling, J.K. Simmons, John Legend, Rosemarie DeWitt, Finn Wittrock.


Lei (Emma Stone).
Una ragazza di provincia che sogna di fare l'attrice.
I provini non le vanno bene (ha talento, ma forse non è abbastanza carina), così si mantiene lavorando in un bar.

Lui (Ryan Gosling).
Un malinconico, scontroso, intransigente pianista jazz.
Suonicchia in giro (anche in una cover band!), ma vorrebbe aprire un locale tutto suo dove potersi esibire nel suo repertorio.

Si incontrano a Los Angeles, cominciano a conoscersi, si innamorano.

Nella "città delle stelle" molti sogni si infrangono, solo pochi si realizzano: sarà possibile per loro conciliare i sentimenti con la carriera?






Maxi ingorgo in autostrada: le macchine sono ferme e da ognuna di esse esce musica dall'autoradio.
Una ragazza si stufa, apre la portiera, comincia a cantare e a muoversi seguendo il ritmo.

Senza staccare, si segue le sue evoluzioni, poi si segue un'altra persona che ha deciso di fare lo stesso, poi un'altra, poi un'altra ancora, finché tutti gli automobilisti vengono coinvolti nell'euforia e si mettono a cantare e ballare in modo scatenato.

Quando la musica cessa, ritorna la normalità.

Il film è appena cominciato (questa è la scena iniziale) e già capiamo cosa ci dobbiamo attendere da La La Land: una storia in bilico tra il fantastico e il mondo reale, nella quale la musica ha un ruolo centrale.

Un musical "vecchio stile" zeppo di riferimenti al genere - Cantando sotto la pioggia, Un Americano a Parigi, Les Parapluies de Cherbourg, Les Demoiselles de Rochefort, Sweet Charity, Funny Face, Ginger Rogers e Fred Astaire, Grease, West Side Story tra i modelli - ma dalla sensibilità contemporanea.

L'opera di un regista pieno di immaginazione e talento - tutta la scena sembra girata in un unico piano sequenza, ma non lo è: avevamo visto utilizzare la stessa tecnica da Alejandro González Iñárritu in Birdman (toh, vincitore anch'egli per la migliore regia agli Oscar 2015...).

Un film per sognatori e che parla di sognatori, pulito, garbato, senza volgarità, scene truculente, cinismo.
Solo, con un finale non così scontato e che lascia un po' l'amaro in bocca.

E un successo partito dall'inaugurazione della Mostra del Cinema di Venezia 2016 e arrivato fino alla recente Notte delle Stelle.

Le 14 nomination (raggiunto il primato di Eva Contro Eva nel 1951 e Titanic nel 1998) - per film, regia, attore protagonista, attrice protagonista, sceneggiatura originale, colonna sonora e canzone (2 volte), fotografia, montaggio, sonoro, montaggio sonoro, scenografia, costumi - si sono concretizzate in ben 6 statuette.

Sulla beffa del miglior film abbiamo già parlato nel post precedente: ci è molto dispiaciuto per il fatto increscioso, anche perché il film meritava ampiamente il massimo riconoscimento.

Si consolino i produttori: hanno avuto gloria solo per pochi secondi, ma La La Land resterà comunque negli annali.

In primo luogo, per aver permesso a Damien Chazelle di diventare il più giovane a vincere i prestigioso Oscar per la migliore regia - 32 anni, un mese e qualche giorno: battuto il record di Norman Taurog (anche lui trentaduenne, ma con 7 mesi in più), che resisteva dal 1931!

Poi, per aver portato la prima statuetta ad una delle attrici più apprezzate, talentuose e versatili della propria generazione: Emma Stone (si vedano Magic In The Moonlight e il già citato Birdman).

Peccato per Ryan Gosling: appuntamento rinviato per il bravo interprete di Drive e Le Idi di Marzo.

Stone e Gosling in quest'opera hanno fatto faville; ma insieme i due avevano già recitato, prima in Crazy, Stupid Love del 2011 e poi in Gangster Squad del 2013.
Una coppia cinematografica rodata e di sicuro appeal che speriamo di rivedere ancora unita.

Pensare che non erano neanche le prime scelte: in un primo momento i ruoli erano stati offerti a Miles Teller (protagonista della precedente opera di Chazelle, Whiplash) ed Emma Watson (Hermione Granger nei film tratti dai libri su Harry Potter della scrittrice J.K. Rowlings), che adesso si staranno mangiando le mani.

In piccole parti compaiono anche la brava Rosemarie DeWitt (nipote del campione di pugilato J.J. Braddock e Rachel in Rachel Sta Per Sposarsi di Jonathan Demme, l'autore di Stop Making Sense e Il Silenzio degli Innocenti) e due Premi Oscar - J.K. Simmons (miglior attore non protagonista nel 2015) e John Legend (autore della migliore canzone, nello stesso anno).

La La Land può anche consolarsi con il record di Golden Globe vinti, ben 7 (su 7 nomination!): i premi assegnati dalla stampa estera si confermano più aderenti ai gusti del pubblico rispetto agli ormai troppo politicizzati Academy Award.

E poi con gli innumerevoli riconoscimenti ottenuti e gli ottimi riscontri di critica e - cosa meno scontata - di pubblico (persino in Italia, dove pure il genere non è popolarissimo): l'incasso è stato di quasi 400 milioni di dollari in giro per il mondo a fronte di un budget di circa 30 milioni.

Che ironia, ciò che è accaduto alla pellicola non è molto dissimile dallo svolgimento della sua storia: curiosità all'inizio (un musical che apre la Mostra i Venezia?/gente che canta e balla in uno svincolo autostradale?), attrazione (del pubblico/dei protagonisti), amore, successo, un finale agrodolce.

Eh sì, la vita ti riporta sempre con i piedi per terra.
Ma quanto è bello trovarsi, ogni tanto, con la testa tra le nuvole e a ballare tra le stelle (come succede ai protagonisti in una delle scene più suggestive)...




Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

sabato 7 gennaio 2017

GOLDEN GLOBE 2017. LE NOMINATION

Il manifesto della serata di quest'anno.  


Da qualche anno, i Golden Globe Awards non sono più l'anteprima dei Premi Oscar.

Questi riconoscimenti - assegnati da giornalisti della stampa estera - ci sembrano più attinenti ai gusti e al mercato internazionali, maggiormente rivelatori di un'effettiva qualità artistica, contrariamente alle famose statuette che appaiono invece legate a troppi interessi politico-economici.

Anche per questo, l'attenzione alla serata dei "Globi d'Oro" - quest'anno condotta e presentata dal comico Jimmy Fallon - è altissima.
Chi vincerà?

Per quanto concerne i film drammatici, la sfida pare piuttosto equilibrata, con Moonlight e Manchester by the Sea in leggero vantaggio.
La prima pellicola è un'opera all black forte di ben 6 candidature, tra cui quella a Naomie Harris (Ms. Moneypenny di Spectre) come miglior attrice non protagonista e a Mahershala Ali, favoritissimo tra gli attori non protagonisti.
La seconda, prodotta da Matt Damon (che dalla scorsa edizione era uscito tra i vincitori, grazie a The Martian), ha dalla sua parte altre 5 nomine che pesano: miglior film, regia, attore protagonista, attrice non protagonista e sceneggiatura.

Il terzo incomodo potrebbe essere Hacksaw Ridge, una specie di Sergente York con Andrew Garfield (il secondo Spider-Man) al posto di Gary Cooper.
È il ritorno del figliol prodigo Mel Gibson dopo gli scandali che hanno funestato i suoi ultimi anni a Hollywood.

Tra le commedie, La La Land non sembra avere rivali: 7 candidature, il plauso unanime della critica a partire dall'ultima Mostra del Cinema di Venezia, due protagonisti di prima classe (Ryan Gosling di Drive e Emma Stone di Birdman) e un regista emergente da non sottovalutare (Damien Chazelle, già autore dell'ottimo Whiplash).

Ma tra i nominati figura anche... Deadpool!
Un bel colpo per lo spassoso film con Ryan Reynolds che ha ridefinito il genere supereroistico a suon di battute e situazioni politicamente scorrette.
Un riconoscimento di questo calibro sarebbe l'apoteosi.

Da segnalare anche il ritorno della nostra beneamata Jessica Chastain: la rossa diva californiana - già "globizzata" 4 anni fa per la sua interpretazione in Zero Dark Thirty - parte in testa a tutte con la drammatica performance di Miss Sloane.

Sul fronte "leggero" si nota invece la presenza dell'onnipotente (nonché onnipresente) Meryl Streep: per lei si tratta della nomination numero 30 in neppure 40 anni! Di cui ben 8 trasformatesi in premi!
Un'altra vittoria con Florence la renderebbe solo più immortale...

In attesa di scoprire il verdetto della serata, più in basso trovate la lista delle candidature principali.
E, come sempre, che vinca il migliore.






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Hacksaw Ridge, regia di Mel Gibson
Hell or High Water, regia di David Mackenzie
Lion - La strada verso casa (Lion), regia di Garth Davis
Manchester by the Sea, regia di Kenneth Lonergan
Moonlight, regia di Barry Jenkins

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
20th Century Women, regia di Mike Mills
Deadpool, regia di Tim Miller
Florence (Florence Foster Jenkins), regia di Stephen Frears
La La Land, regia di Damien Chazelle
Sing Street, regia di John Carney

MIGLIOR REGISTA
Damien Chazelle – La La Land
Tom Ford – Animali notturni (Nocturnal Animals)
Mel Gibson – Hacksaw Ridge
Barry Jenkins – Moonlight
Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Amy Adams – Arrival
Jessica Chastain – Miss Sloane
Isabelle Huppert – Elle
Ruth Negga – Loving
Natalie Portman– Jackie

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Andrew Garfield – Hacksaw Ridge
Casey Affleck – Manchester by the Sea
Denzel Washington – Barriere (Fences)
Joel Edgerton – Loving
Viggo Mortensen - Captain Fantastic

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Annette Bening – 20th Century Women
Lily Collins – L'eccezione alla regola (Rules Don't Apply)
Hailee Steinfeld – The Edge of Seventeen
Emma Stone – La La Land
Meryl Streep – Florence (Florence Foster Jenkins)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Colin Farrell – The Lobster
Hugh Grant – Florence (Florence Foster Jenkins)
Jonah Hill – Trafficanti (War Dogs)
Ryan Gosling – La La Land
Ryan Reynolds Deadpool

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Kubo e la spada magica (Kubo and the Two Strings), regia di Travis Knight
La mia vita da Zucchina (Ma vie de Courgette), regia di Claude Barras
Oceania (Moana), regia di Ron Clements e John Musker
Sing, regia di Garth Jennings
Zootropolis (Zootopia), regia di Byron Howard e Rich Moore

MIGLIOR FILM STRANIERO
Elle, regia di Paul Verhoeven (Francia)
Neruda, regia di Pablo Larraín (Cile)
Il cliente (Forushande), regia di Asghar Farhadi (Iran)
Toni Erdmann, regia di Maren Ade (Germania)
Divines, regia di Uda Benyamina (Francia)

MIGLIORE ATTICE NON PROTAGONISTA
Viola Davis – Barriere (Fences)
Naomie Harris – Moonlight
Nicole Kidman – Lion - La strada verso casa (Lion)
Octavia Spencer – Il diritto di contare (Hidden Figures)
Michelle Williams – Manchester by the Sea

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Aaron Taylor-Johnson – Animali notturni (Nocturnal Animals)
Dev Patel – Lion - La strada verso casa (Lion)
Jeff Bridges – Hell or High Water
Mahershala Ali – Moonlight
Simon Helberg – Florence (Florence Foster Jenkins)

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Damien Chazelle – La La Land
Tom Ford – Animali notturni (Nocturnal Animals)
Barry Jenkins – Moonlight
Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea
Taylor Sheridan – Hell or High Water

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Nicholas Britell – Moonlight
Justin Hurwitz – La La Land
Jóhann Jóhannsson – Arrival
Volker Bertelmann e Dustin O'Halloran – Lion - La strada verso casa (Lion)
Pharrell Williams, Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch – Il diritto di contare (Hidden Figures)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
Can't Stop the Feeling! (Max Martin, Shellback e Justin Timberlake) – Trolls
City Of Stars (Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul) – La La Land
Faith (Ryan Tedder, Stevie Wonder e Francis Farewell Starlite) – Sing
Gold (Brian Burton, Stephen Gaghan, Daniel Pemberton e Iggy Pop) – Gold
How Far I'll Go (Lin-Manuel Miranda) – Oceania (Moana)




Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , , ,

martedì 13 settembre 2016

VENEZIA 2016. È TORNATO LO SPIRITO DEL 2011!

Dall'alto: Lav Diaz con il Leone d'Oro vinto da The Woman Who Left; Tom Ford con il Gran Premio della Giuria; Amat Escalante (a sinistra) e Andrei Konchalovsky (a destra) con i riconoscimenti per la migliore regia; Oscar Martinez con la Coppa Volpi.  


Dopo 4 anni di selezioni imbarazzanti, premi assegnati a casaccio e la conseguente disaffezione di pubblico e critica, finalmente possiamo confermarlo: l'edizione di quest'anno della Mostra è stata la migliore dal 2011.

Finalmente grandi titoli e grandi autori accanto a talenti promettenti, finalmente un'atmosfera glam, finalmente una selezione di film che non sembrano gli scarti degli altri festival, finalmente la percezione che quest'anno Venezia sia meglio di Cannes e Toronto.

Finalmente si è tornati allo spirito e ai fasti delle edizioni della kermesse guidate da Marco Müller, in particolare a quella storica del 2011, infarcita di opere interessanti e stuzzicanti.

Certo, il filippino The Woman Who Left - storia in bianco e nero della redenzione di una donna detenuta per molti anni illegalmente in prigione - coi suoi 226 minuti di durata (!) difficilmente attirerà folle al di fuori della propria patria (e forse neanche là).

Diciamolo: erano presenti altre pellicole di maggiore appeal che potevano essere premiate con il massimo riconoscimento.
Però scegliendo questa, la Giuria presieduta da Sam Mendes ha probabilmente voluto valorizzarne una di una cinematografia "povera", non in grado di far sentire la propria voce nel mercato globale.

L'opera di Lav Diaz sparirà presto dalla memoria (tranne di quelli che se la sono dovuta sorbire), ma per lo meno resterà nelle statistiche.

Già: che cosa resterà di questa 73a edizione del festival lagunare?

Non certo i film italiani: già solo leggendo le trame, i titoli nostrani non sembravano certo i più accattivanti.
Il riscontro di spettatori, critici e giurati ha comunque confermato questa impressione.

A lasciare il segno sono state invece le pellicole statunitensi: tante, di ottimo livello e molto apprezzate.

A partire da La La Land, il musical romantico di Damien Chazelle (già autore dell'ottimo Whiplash) che ha convinto e conquistato tutti.

Oltre all'onore di aprire la kermesse, esso si pone già come serio pretendente agli Oscar 2017 e intanto ha già fruttato a Emma Stone la Coppa Volpi come migliore attrice.
Già candidata all'Oscar per Birdman, la protagonista di Magic in the Moonlight potrebbe fare il bis nella prossima edizione, ma dovrà vedersela con altre due colleghe che hanno raccolto un plauso unanime: Natalie Portman e Amy Adams.

La prima è una convincentissima Jacqueline Kennedy nel biopic a lei dedicato, Jackie, di Pablo Larraín: molti si aspettavano un riconoscimento alla protagonista o al cineasta, ma a essere premiata è stata la sceneggiatura.
Non se la prenda troppo, la diva di Star Wars: nel 2011 ha vinto l'Oscar come attrice protagonista per Black Swan, passato anch'esso dal Lido (aveva inaugurato l'edizione del 2010).
Chissà...

La seconda si è presentata a Venezia con ben due film in concorso: il fantascientifico Arrival di Denis Villeneuve non ha vinto nulla, ma siamo sicuri che avrà possibilità di rifarsi; il thriller molto elegante Nocturnal Animals si è invece aggiudicato il Gran Premio della Giuria (tradizionalmente, una sorta di medaglia d'argento), andato allo stilista-cineasta Tom Ford.
Agli Oscar, la Lois Lane di Batman v Superman ha già collezionato 6 nomination: ne prevediamo un'altra tra pochi mesi e le auguriamo di vincere prima o poi l'ambita statuetta.

Ha sorpreso molti il Premio Speciale della Giuria al controverso The Bad Batch, storia pulp ambientata in una comunità di cannibali diretta dalla giovane Ana Lily Amirpour, unica regista donna presente in competizione assieme alla nostra Martina Parenti (coautrice con Massimo d'Anolfi del documentario Spira Mirabilis).

Fuori concorso si è assistito invece al ritorno di Mel Gibson dietro alla macchina da presa con Hacksaw Ridge, vicenda bellica che narra del primo obiettore di coscienza a vincere la medaglia d'onore al valor militare.
Lasciati alle spalle i tanti scandali degli ultimi anni, il divo è tornato alla grande: se Hollywood lo perdonerà, potremmo avere un altro serio contendente agli Academy Awards 2017.

E gli altri?

La cinematografia latino-americana si sta dimostrando una delle più vivaci.

Dopo l'exploit dell' anno scorso - Leone d'Oro al venezuelano Desde allá di Lorenzo Vigas e Leone d'Argento per la migliore regia all'argentino Pablo Trapero per El Clan - anche questa volta riesce a ritagliarsi uno spazio, con la prestigiosa Coppa Volpi per il miglior attore andata a Oscar Martinez - anch'egli argentino e protagonista della commedia rivelazione El Ciudadano Ilustre - e il premio come miglior regista al messicano Amat Escalante - messicano come Alfonso Cuarón e Alejandro González Iñárritu, vincitori per la regia delle edizioni 2014, 2015, 2016 degli Oscar.

Escalante che però ha dovuto condividere il premio con il russo Andrei Konchalovsky, che lo stesso riconoscimento lo aveva già ricevuto a Venezia 2014.
L'autore di Tango & Cash al momento di essere premiato ha azzardato un discorso di ringraziamento in italiano: il risultato non è stato dei migliori, ma apprezziamo comunque la buona volontà (anche Tom Ford ha parlato nel nostro idioma, cavandosela molto meglio; ma lavorare nel mondo della moda lo ha aiutato maggiormente).

Gloria l'ha ricevuta anche un altro cineasta slavo, il polacco Jerzy Skolimowski, che in Laguna si era già aggiudicato il Gran Premio della Giuria nel 2010 ed era stato in concorso l' anno scorso: a lui e a Jean-Paul Belmondo il Leone d'Oro alla carriera.

Ben 62 anni separano il divo francese (classe 1933) dalla giovane tedesca Paula Beer, vincitrice del Premio Marcello Mastroianni per talenti emergenti: le auguriamo una carriera soddisfacente quanto quelle dei suoi predecessori Gael García Bernal e Diego Luna, Jennifer Lawrence, Jasmine Trinca, Mila Kunis, Tye Sheridan.

Insomma, caro Alberto Barbera, questa Mostra n. 73 ci è piaciuta: dai retta a noi, le edizioni al risparmio non funzionano e non danno agli appassionati paganti quelle emozioni che anche noi avevamo provato vedendo Wilde Salomé, Alois Nebel, La Talpa, Cime Tempestose, Texas Killing Fields e Killer Joe.

Quelle emozioni che solo la Mostra di Venezia può dare, e nessun altro.







Etichette: , , , , , , , , , , , , , , ,

sabato 10 settembre 2016

VENEZIA 2016. I VINCITORI

Dall'alto: una scena di The Woman Who Left, il film che ha vinto il Leone d'Oro; Emma Stone sul red carpet alla presentazione di La La Land; Oscar Martinez (al centro con la medaglia al collo) in El Ciudadano Ilustre; Tom Ford sul set di Nocturnal Animals.  


Il glam di Tom Ford (la rivelazione Nocturnal Animals), di Emma Stone (di La La Land sentiremo ancora parlare molto nei prossimi mesi) e della Jackie (interpretata da una magnifica Natalie Portman) del cileno Pablo Larraín.
La simpatia dell'argentino Oscar Martinez, dato per vincitore certo alla vigilia della premiazione.

Ma anche film per cinefili duri-e-puri (il Leone d'Oro filippino The Woman Who Left, 226 minuti!), scandalosi (La región salvaje), di memoria (Paradise del russo Konchalovsky), sperimentali (The Bad Batch, decisamente pulp).

Il solito contentino alla Francia (Frantz di François Ozon) e l'esclusione delle pellicole italiane - invero assai poco apprezzate, purtroppo.

Così si è espressa la giuria guidata da Sam Mendes, mostrando un equilibrio degno dei migliori funamboli tra le esigenze del pubblico di sala e di quello d'essai.

Vi faremo presto sapere le nostre impressioni e considerazioni in merito, ma qui di seguito vi mostriamo i freschi trionfatori della Mostra del Cinema di Venezia 2016 - non prima di suggerirvi di rivedere le news sui titoli più interessanti di questa edizione finalmente riuscita.








LEONE D'ORO al miglior film: The Woman Who Left (Ang babaeng humayo), regia di Lav Diaz (Filippine)

LEONE D'ARGENTO per la miglior regia: Amat Escalante per La región salvaje (Messico) e Andrei Konchalovsky per Paradise (Rai) (Russia, Germania) [ex-aequo]

GRAN PREMIO DELLA GIURIA: Nocturnal Animals, regia di Tom Ford (USA)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA: The Bad Batch di Ana Lily Amirpour (USA)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile: Oscar Martinez per El ciudadano ilustre, regia di Mariano Cohn, Gastón Duprat (Argentina, Spagna)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile: Emma Stone per La La Land, regia di Damien Chazelle (USA)

PREMIO OSELLA per la migliore sceneggiatura: Noah Oppenheim per Jackie, regia di Pablo Larraín (Usa, Cile)

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI ad un attore o attrice emergente: Paula Beer per Frantz, regia di François Ozon (Francia, Germania)


LEONE D'ORO ALLA CARRIERA: Jean-Paul Belmondo e Jerzy Skolimowski

PREMIO JAEGER-LE COULTRE GLORY TO THE FILMMAKER: Amir Naderi

PERSONAL TRIBUTE TO VISIONARY TALENT AWARD: Liev Schreiber







Etichette: , , , , , , , , , , ,

giovedì 1 settembre 2016

VENEZIA 2016. IL RITORNO DELLA MOSTRA

(Il direttore Alberto Barbera seduto sul red carpet


La Mostra del Cinema di Venezia è tornata!

Chiariamo: non è che se ne fosse mai andata, ma alla memorabile edizione del 2011 si erano susseguiti diversi anni deludenti, caratterizzati da selezioni mediocri.
L'anno scorso, all'apice dello sconforto, avevamo scritto un post molto duro che teorizzava la fine delle grandi rassegne cinematografiche.

Forse è solo una coincidenza, forse Thierry Frémaux (responsabile artistico del Festival di Cannes) e Alberto Barbera (direttore della Mostra) non sono lettori di CINEMA A BOMBA!, ma è un fatto che il nostro appello sia stato ascoltato.

Pochi mesi fa la rassegna della Croisette aveva presentato un programma da leccarsi i baffi e adesso Venezia sembra rispondere a tono: scorrendo l' elenco dei film di questa edizione - in concorso e non - sembra esserci molto pane per i denti dei cinefili più accaniti.

Si parte subito forte con La La Land, commedia sentimental-musicale firmata da uno dei nomi di punta del nuovo cinema made in USA, il giovane Damien Chazelle di Whiplash.
Nel cast, oltre alla coppia protagonista formata da Ryan Gosling (quello di Drive) e Emma Stone (già vista in Magic in the Moonlight), troviamo due Premi Oscar dello scorso anno: il grande J.K. Simmons (vincitore proprio con Whiplash) e il cantautore John Legend.

In competizione - anche questa è un'inversione di tendenza - c'è molto spazio per gli Americani: l'orrorifico The Bad Batch vedrà Jason Momoa (Aquaman di Batman v Superman) affiancare due divi come Keanu Reeves e Jim Carrey; l'indipendente Derek Cianfrance presenta un dramma storico con protagonisti Michael Fassbender (Magneto degli X-Men) e la Premio Oscar Alicia Vikander, attualmente coppia anche nella vita; lo stilista Tom Ford è tornato dietro la cinepresa per dirigere un thriller in cui compaiono, tra gli altri, l'ottima Amy Adams (vista in The Master a Venezia 2012 e in Her-Lei) e il sempre troppo sottovalutato Michael Shannon (ve lo ricordate in Bug e Mud?).

E poi ancora: il cileno Pablo Larraín (autore di No con Gael García Bernal) in trasferta yankee, dove ha trasformato Natalie Portman (la principessa Amidala di Star Wars) in Jackie Kennedy; l'attesissimo fantascientifico Arrival del canadese Denis Villeneuve con Amy Adams (ancora lei!) e Jeremy Renner (Occhio di Falco degli Avengers); il tedesco errante Wim Wenders che ha coinvolto il cantautore Nick Cave nella coproduzione Les Beaux Jours d'Aranjuez.

Ritroviamo anche il vecchio Terrence Malick, abitué da qualche anno dei festival, qui alle prese con un genere per lui nuovo: il documentario.
L'autore di To the Wonder e Knight of Cups si è aggiudicato un nome d'eccezione per la colonna sonora sonora: Ennio Morricone, reduce dal Premio Oscar conquistato con The Hateful Eight; è la seconda collaborazione tra i due, dopo I Giorni del Cielo del 1978.
Voyage of Time è una sorta di spin-off di The Tree of Life e si avvale anche in questo caso della supervisione del vecchio Douglas Trumbull (2001-Odissea nello spazio) negli effetti speciali.

Il cinema italiano è rappresentato da un altro documentario, Spira Mirabilis, sul tema dell'immortalità, della coppia di video-artisti Martina Parenti e Massimo d'Anolfi (riusciranno a emulare Gianfranco Rosi, vincitore del Leone d'Oro a Venezia 2013?), dal drammatico Piuma di Roan Johnson (padre inglese, madre italiana e italiano lui a sua volta) e da Questi Giorni del veterano Giuseppe Piccioni con l'inossidabile Margherita Buy, che avevamo molto apprezzato in Mia Madre.
Forza gente, qualche speranza c'è.

Gli outsider potrebbero essere l'eclettico Emir Kusturica, che riporta davanti alla macchina da presa la nostra Monica Bellucci, e l'apprezzato russo Andrei Konchalovsky col suo drammatico Paradise.

E se pensate di essere già soddisfatti coi film in concorso, date un'occhiata alle altre selezioni!

Ritroviamo Natalie Portman (Planetarium) e Nick Cave (One More Time with Feeling, dell'ambizioso Andrew Dominik), possiamo scegliere tra il remake dei Magnifici Sette con un super cast, il ritorno di Mel Gibson alla regia (Hacksaw Ridge è tratto dalla storia del primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d'onore al valor militare per il suo servizio svolto nella Seconda Guerra Mondiale), l'anteprima della serie Tv The Young Pope firmata dall'autore di La Grande Bellezza Paolo Sorrentino, la storia del pugile che resistette ben 15 round contro Muhammad Ali e che ha ispirato il personaggio di Rocky Balboa (The Bleeder).

Il programma di documentari e cortometraggi è come al solito molto ricco e variegato: visto l'apprezzamento che nutriamo per questi due modi di fare cinema, nel precedente post abbiamo quindi voluto presentarli tutti.
E, davvero, ce n'è per tutti i palati.

Così come nella nuovissima sezione "Cinema nel Giardino", ove accanto alle proiezioni di film - e tra questi vi segnaliamo In Dubious Battle della nostra vecchia conoscenza James Franco, il cartone animato Pets-Vita da Animali e il documentario di Michele Santoro Robinù - sono previsti incontri e dibattiti aperti al pubblico con autori, attori, gente del mondo della cultura.

Un ulteriore motivo per seguire la Mostra del Cinema è legato agli Oscar: i vincitori effettivi e morali delle ultime edizioni degli Academy Awards - Il Caso Spotlight nel 2016, Birdman nel 2015, Gravity nel 2014 - sono tutti passati dal Lido.

Sarà un caso? Noi pensiamo di no.
Perciò, a chi toccherà stavolta?







Etichette: , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 31 agosto 2016

VENEZIA 2016. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: Ryan Gosling ed Emma Stone si librano in volo nel film di apertura della Mostra, La La Land di Damien Chazelle; una scena di Arrival di Denis Villeneuve; un'immagine tratta da Hacksaw Ridge di Mel Gibson. 


La 73a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (31 Agosto - 10 Settembre 2016) promette fuochi d'artificio.

Dopo anni di magra, la rassegna cinematografica più longeva al mondo potrebbe tornare sotto le luci della ribalta internazionale che si addicono al suo grande prestigio: il programma questa volta non presenta più quelli che potevano sembrare scarti degli altri festival, ma opere di artisti di primo piano e di autori promettenti.

In particolare, la giuria della sezione principale - presieduta dal regista inglese Sam Mendes (American Beauty, Era mio padre, Revolutionary Road, Skyfall, Spectre) e comprendente l'artista Laurie Anderson (in concorso l'anno scorso), le attrici Gemma Arterton, Chiara Mastroianni, Nina Hoss, Zhao Wei, lo scrittore/sceneggiatore Giancarlo De Cataldo, il documentarista Joshua Oppenheimer, il vincitore del Leone d'Oro 2015 Lorenzo Vigas - avrà l'arduo compito di assegnare premi a lavori molto diversi tra di loro e tutti potenzialmente molto interessanti.

Anche le pellicole fuori concorso e nelle sezioni collaterali sembrerebbero in gran parte accattivanti, così come i tanti documentari e cortometraggi.

Vi presenteremo nel prossimo post le nostre valutazioni preliminari, ma possiamo già anticiparvi che un cartellone così è da leccarsi i baffi: opere dei maestri Terrence Malick (un ambizioso documentario), Wim Wenders, Emir Kusturica, Mel Gibson; pellicole dei meno noti ma molto talentuosi Damien Chazelle (che avrà l'onore di aprire la kermesse con l'attesissimo e promettentissimo La La Land) Derek Cianfrance, Pablo Larraín, François Ozon, Denis Villeneuve; film potenzialmente sorprendenti (teniamo d'occhio il documentario italiano Spira Mirabilis, tra gli altri) e di intrattenimento (come il nuovo I Magnifici 7)...

E poi occhio alla sfida al femminile tra le due dive Amy Adams e Natalie Portman, entrambe presenti al Lido con due pellicole ciascuna (e che pellicole!), così come il cantautore australiano Nick Cave.

Insomma, pare proprio che quest'anno ci sarà da divertirsi, come potrete constatare anche voi dando un'occhiata a trailer, trame, interviste con i registi, curiosità... che abbiamo cercato per voi e che potete trovare nei link seguenti.

Si accendano i riflettori, si azionino i proiettori: la Mostra di Venezia 2016... si mostra al mondo nel suo splendore!








FILM IN CONCORSO

La La Land, regia di Damien Chazelle (USA) [Film di apertura], con Ryan Gosling, Emma Stone, John Legend, J.K. Simmons
The Bad Batch, regia di Ana Lily Amirpour (USA), con Jason Momoa, Keanu Reeves, Jim Carrey
Une vie, regia di Stéphane Brizé (Francia, Belgio)
The Light Between Oceans, regia di Derek Cianfrance (USA, Australia, Nuova Zelanda), con Michael Fassbender, Alicia Vikander, Rachel Weisz
El ciudadano ilustre, regia di Mariano Cohn, Gastón Duprat (Argentina, Spagna)
Spira mirabilis, regia di Massimo d'Anolfi, Martina Parenti (Italia, Svizzera) [Documentario]
The Woman Who Left (Ang babaeng humayo), regia di Lav Diaz (Filippine)
La región salvaje, regia di Amat Escalante (Messico)
Nocturnal Animals, regia di Tom Ford (USA), con Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Michael Shannon
Piuma, regia di Roan Johnson (Italia)
Paradise (Rai), regia di Andrei Konchalovsky (Russia, Germania)
Brimstone, regia di Martin Koolhoven (Paesi Bassi, Germania, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Svezia), con Dakota Fanning, Guy Pearce, Kit Harington, Carice Van Houten
On the Milky Road (Na mlijecnom putu), regia di Emir Kusturica (Serbia, Gran Bretagna), con Monica Bellucci, Emir Kusturica
Jackie, regia di Pablo Larraín (Usa, Cile), con Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig, John Hurt
Voyage of Time, regia di Terrence Malick (Usa, Germania) [Documentario], con le voci di Brad Pitt e Cate Blanchett e la colonna sonora di Ennio Morricone
El Cristo ciego, regia di Christopher Murray (Cile, Francia)
Frantz, regia di François Ozon (Francia, Germania)
Questi giorni, regia di Giuseppe Piccioni (Italia), con Margherita Buy, Filippo Timi
Arrival, regia di Denis Villeneuve (USA), con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker
Les beaux jours d'Aranjuez, regia di Wim Wenders (Francia, Germania), con Nick Cave








FILM FUORI CONCORSO

One More Time with Feeling, regia di Andrew Dominik (Gran Bretagna), con Nick Cave
The Bleeder, regia di Philippe Falardeau (USA, Canada), con Liev Schreiber, Naomi Watts, Ron Perlman
I magnifici 7 (The Magnificent Seven), regia di Antoine Fuqua (USA), con Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D’Onofrio
Hacksaw Ridge, regia di Mel Gibson (USA, Australia), con Andrew Garfield, Vince Vaughn, Teresa Palmer, Sam Worthington
The Journey, regia di Nick Hamm (Gran Bretagna), con Timothy Spall, Colm Meaney, Freddie Highmore, John Hurt
À jamais, regia di Benoît Jacquot (Francia, Portogallo), con Mathieu Amalric
Gantz:O, regia di Yasushi Kawamura (Giappone) [Film d'animazione]
The Age of Shadows (Miljeong), regia di Jee Woon Kim (Corea del Sud)
Monte, regia di Amir Naderi (Italia, USA, Francia), con Anna Bonaiuto
Tommaso, regia di Kim Rossi Stuart (Italia), con Kim Rossi Stuart, Jasmine Trinca, Cristiana Capotondi
The Young Pope, regia di Paolo Sorrentino (Italia, Francia, Spagna, USA) - [Serie Tv. Episodi I e II], con Jude Law, Diane Keaton, Silvio Orlando
Planetarium, regia di Rebecca Zlotowski (Francia, Belgio), con Natalie Portman








DOCUMENTARI

Our War, regia di Bruno Chiaravalloti, Claudio Jampaglia, Benedetta Argentieri (Italia, USA)
I called him Morgan, regia di Kasper Collin (Svezia, USA)
Austerlitz, regia di Sergei Loznitsa (Germania)
Assalto al cielo, regia di Francesco Munzi (Italia)
Safari, regia di Ulrich Seidl (Austria, Danimarca)
American Anarchist, regia di Charlie Siskel (USA)








CORTOMETRAGGI

Le reste est l'oeuvre de l'homme, regia di Doria Achour (Francia, Tunisia)
Dadyaa, regia di Bibhusan Basnet, Pooja Gurung (Nepal, Francia)
Stanza 52, regia di Maurizio Braucci (Italia)
Molly Bloom, regia di Chiara Caselli (Italia)
Samedi Cinema, regia di Mamadou Dia (Senegal)
Colombi, regia di Luca Ferri (Italia)
On the Origin of Fear, regia di Bayu Prihantoro Filemon (Indonesia)
Good News, regia di Giovanni Fumu (Corea del Sud, Italia)
Ruah, regia di Flurin Giger (Svizzera)
Ce qui nous éloigne, regia di Wei Hu (Francia), con Isabelle Huppert
Good Luck, Orlo! (Srecno, Orlo!), regia di Sara Kern (Slovenia, Croazia, Austria)
Amalimbo, regia di Juan Pablo Libossart (Svezia, Estonia)
Midwinter, regia di Jake Mahaffy (USA, Nuova Zelanda)
La voz perdida, regia di Marcello Martinessi (Paraguay, Venezuela, Cuba)
500.000 years (500.000 pee), regia di Chai Siris (Tailandia)
First Night (Prima noapte), regia di Andrei Tanase (Romania, Germania)








Questi sono invece le opere che più ci paiono interessanti nella vasta sezione ORIZZONTI:

King of the Belgians, regia di Peter Brosens, Jessica Woodworth (Belgio, Paesi Bassi, Bulgaria)
Through the Wall (Laavor et Hakim), regia di Rama Burshtein (Israele)
Liberami, regia di Federica Di Giacomo (Italia)
Dawson City: Frozen Time, regia di Bill Morrison (USA, Francia)
Réparer les vivants, regia di Katell Quillévéré (Francia, Belgio), con Tahar Rahim, Emmanuelle Seigner
Dark Night, regia di Tim Sutton (USA)
Il più grande sogno, regia di Michele Vannucci (Italia)








Nuova, ma particolarmente accattivante, la rassegna non competitiva CINEMA NEL GIARDINO, che prevede incontri ed approfondimenti con autori, interpreti, personalità del mondo della cultura.
Questi titoli, in particolare, ci sembrano meritevoli di attenzione:

Inseparables, regia di Marcos Carnevale (Argentina)
Franca: Chaos and Creation, regia di Francesco Carrozzini (Italia) - documentario
In Dubious Battle, regia di James Franco (USA), con Bryan Cranston, Ed Harris, James Franco, Josh Hutcherson, Robert Duvall, Sam Shepard, Selena Gomez
The Net (Geumul), regia di Kim Ki-Duk (Corea del Sud)
L'estate addosso, regia di Gabriele Muccino (Italia)
Pets - Vita da animali (The Secret Life of Pets), regia di Chris Renaud, Yarrow Cheney (USA)
Robinù, regia di Michele Santoro (Italia) - documentario
My Art, regia di Laurie Simmons (USA)

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,