CINEMA A BOMBA!

lunedì 2 settembre 2024

UN COLPO DI FORTUNA, CASO DOLCE CASO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Francia/Regno Unito, 2023
93'
Regia: Woody Allen
Interpreti: Lou de Laâge, Melvil Poupaud, Niels Schneider, Valérie Lemercier.


Fanny risiede nella Parigi bene col marito Jean e ha una vita apparentemente perfetta, ma quando incontra per caso l'ex compagno di scuola Alain qualcosa inizia a incrinarsi.

Jean, in superficie rispettabile, è in realtà un affarista senza scrupoli, e pian piano si insospettisce del comportamento della moglie...


La cosa bella dei cinema all'aperto, oltre al fatto di godere la visione di un film in un ambiente naturalmente aerato, è la possibilità di recuperare opere già uscite nelle sale che per qualche ragione ci si era persi.
È il nostro caso, avendo recentemente potuto vedere sul grande schermo l'ultima fatica firmata Woody Allen.

Scriviamo ultima non a caso: quella che vi stiamo recensendo è la pellicola numero 50 nella lunga carriera dell'autore di Manhattan, e potrebbe essere quella conclusiva, sia per questioni meramente anagrafiche (Woody ha quasi 89 anni) sia per il boicottaggio che sta subendo in patria per colpa di vecchie accuse di molestie riaffiorate di recente (per la cronaca: ai tempi 2 commissioni di inchiesta, indipendenti tra loro, lo assolsero).

Questo ostruzionismo delle case di produzione e distribuzione ha portato il cineasta a girare per la prima volta in lingua francese e con un cast interalmente transalpino.
È il principale elemento di novità di questo film, che per il resto è "alleniano" al 100% ed è ambientato in una città che il regista conosce bene: Parigi, ovviamente.

Woody aveva già ambientato alcune precedenti pellicole nella città dell'amore, non ultima quella Midnight in Paris che molti ritengono - non a torto - l'ultimo suo grande opus.
Beh, che sia un caso o no, Un Colpo di Fortuna è il miglior Allen da quel film a questa parte.

E proprio il tema della casualità e della fortuna (intesa in senso latino, cioè neutro), da sempre uno dei principali topoi del regista, è qui predominante.
Così come quello del "dostoevskiano" delitto e castigo, già precedentemente esplorato in Crimini e Misfatti e Match Point.

Con quei due longometraggi questo condivide la struttura thriller e la riflessione - etica, prima ancora che penale - sulla punibilità dell'omicidio.
Ma qui il tono è più leggero, quasi da commedia brillante, al punto che nell'inaspettata scena finale - che ovviamente non sveliamo - ci è scappata perfino una risata.

Bella la fotografia del grande Vittorio Storaro (Apocalypse Now, Dick Tracy), negli ultimi anni vero e proprio uomo di fiducia di Allen, che infonde di colori caldi la capitale francese al punto che a tratti essa sembra la New York autunnale che il regista ha spesso immortalato nelle sue opere più famose.

In un cast di sconosciuti (per noi) tutti molto bravi, si fa notare la protagonista Lou de Laâge, una specie di incrocio tra Léa Seydoux e una giovane Diane Keaton.
Ma le sequenze migliori sono affidate a Valérie Lemercier (la madre), di cui traspare un talento sotteraneamente umoristico.

Accolto bene a Venezia 2023, dopo che Cannes lo aveva snobisticamente rifiutato (sempre per le accuse di cui sopra), Coup de Chance sarà forse il canto del cigno di questo cineasta dall'aspetto buffo o forse no.

Ma, fermandosi un attimo e ripercorrendo a memoria la sua filmografia, dagli anni 60 ad oggi, una cosa possiamo affermare: il successo di Woody Allen non è stato... un colpo di fortuna.


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martedì 7 giugno 2022

I CLASSICI: MIDNIGHT IN PARIS, L'ULTIMO GRANDE WOODY

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Spagna, 2011
94'
Regia: Woody Allen
Con: Owen Wilson, Marion Cotillard, Rachel McAdams, Michael Sheen, Kathy Bates, Corey Stroll, Tom Hiddleston, Adrien Brody, Léa Seydoux, Carla Bruni.


Lo sceneggiatore hollywoodiano Gil (Wilson) è in vacanza a Parigi con la propria fidanzata Inez (McAdams) e i genitori di lei.
Vorrebbe trovare qui l'ispirazione per scrivere il suo primo romanzo, ma tutti intorno a lui sembrano volerlo scoraggiare.

Non aiuta l'entrata in scena di Paul (Sheen), intellettuale insopportabile e vecchio amico di Inez, in cui si imbattono per caso e che diventa una presenza fissa e ingombrante.

Una sera, nel corso di una passeggiata solitaria, Gil si perde e finisce inaspettatamente indietro nel tempo: in un attimo si ritrova catapultato nella Parigi degli anni 20 (del Novecento), dove incontra personaggi leggendari come Hemingway, Fitzgfrald, Dalì, Picasso, Faulkner, Buñuel...

Soprattutto, qui conosce la misteriosa e affascinante Adriana (Cotillard)...


Miglior sceneggiatura originale agli Academy Awards del 2012, questa deliziosa commedia romantica ha permesso a Woody Allen di vincere il suo 4° Oscar, il 3° nella categoria (prima era stato incensato per Io e Annie - che gli era valso anche una statuetta come miglior regista - e per Hannah e le sue Sorelle).

Fa parte della serie di pellicole "vacanziere" che il cineasta newyorkese da un po' di anni gira in Europa - ce ne sono state diverse a Londra, un paio in Spagna, una a Roma - e di sicuro è la migliore di queste.

Dentro ci si possono trovare tutti gli ingredienti che hanno reso Allen "un tesoro del cinema" (definizione di Roger Ebert, il decano dei critici americani): tempi comici serrati, dialoghi effervescenti (anche se ormai i suoi famosi one-liner sono stati sostituiti da battute standard da commedia brillante), un'ottima direzione degli attori e una grande attenzione all'ambientazione.

La capitale transalpina non è mai sembrata tanto affascinante sul grande schermo.
Woody ne rende bene l'atmosfera e la magia senza cadere troppo nei cliché (la stessa cosa non gli riuscirà invece nel successivo, deludente To Rome with Love): Parigi non è solo una cornice di pregio, è parte integrante della storia.

Owen Wilson, interprete caro a Wes Anderson, è bravo a non cadere nella tentazione di imitare i tic del regista, mentre tra la sempre splendida Marion Cotilliard (Talia de Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno) e un'insolitamente odiosa Rachel McAdams (rivista recentemente in Doctor Stange nel Multiverso della Follia) spuntano in brevi cammei la deliziosa Lea Seydoux (Palma d'Oro speciale a Cannes 2013, ricordate?) e addirittura l'allora première dame Carla Bruni.

Midnight in Paris non è solo il miglior film recente dell'autore di Manhattan e Magic in the Moonlight, è pure uno spunto perfetto nel caso foste indecisi sul vostro prossimo viaggio.

Pronte/i per un tuffo nel passato? Ansiose/i di passare il vostro tempo tra boulangerie e boulevard?
Parigi potrebbe essere la citta che fa per voi.
Garantisce Woody Allen.


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martedì 7 marzo 2017

OSCAR 2017. LA LA LAND, IL SAPORE AGRODOLCE DEI SOGNI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
128'
Regia: Damien Chazelle
Interpreti: Emma Stone, Ryan Gosling, J.K. Simmons, John Legend, Rosemarie DeWitt, Finn Wittrock.


Lei (Emma Stone).
Una ragazza di provincia che sogna di fare l'attrice.
I provini non le vanno bene (ha talento, ma forse non è abbastanza carina), così si mantiene lavorando in un bar.

Lui (Ryan Gosling).
Un malinconico, scontroso, intransigente pianista jazz.
Suonicchia in giro (anche in una cover band!), ma vorrebbe aprire un locale tutto suo dove potersi esibire nel suo repertorio.

Si incontrano a Los Angeles, cominciano a conoscersi, si innamorano.

Nella "città delle stelle" molti sogni si infrangono, solo pochi si realizzano: sarà possibile per loro conciliare i sentimenti con la carriera?






Maxi ingorgo in autostrada: le macchine sono ferme e da ognuna di esse esce musica dall'autoradio.
Una ragazza si stufa, apre la portiera, comincia a cantare e a muoversi seguendo il ritmo.

Senza staccare, si segue le sue evoluzioni, poi si segue un'altra persona che ha deciso di fare lo stesso, poi un'altra, poi un'altra ancora, finché tutti gli automobilisti vengono coinvolti nell'euforia e si mettono a cantare e ballare in modo scatenato.

Quando la musica cessa, ritorna la normalità.

Il film è appena cominciato (questa è la scena iniziale) e già capiamo cosa ci dobbiamo attendere da La La Land: una storia in bilico tra il fantastico e il mondo reale, nella quale la musica ha un ruolo centrale.

Un musical "vecchio stile" zeppo di riferimenti al genere - Cantando sotto la pioggia, Un Americano a Parigi, Les Parapluies de Cherbourg, Les Demoiselles de Rochefort, Sweet Charity, Funny Face, Ginger Rogers e Fred Astaire, Grease, West Side Story tra i modelli - ma dalla sensibilità contemporanea.

L'opera di un regista pieno di immaginazione e talento - tutta la scena sembra girata in un unico piano sequenza, ma non lo è: avevamo visto utilizzare la stessa tecnica da Alejandro González Iñárritu in Birdman (toh, vincitore anch'egli per la migliore regia agli Oscar 2015...).

Un film per sognatori e che parla di sognatori, pulito, garbato, senza volgarità, scene truculente, cinismo.
Solo, con un finale non così scontato e che lascia un po' l'amaro in bocca.

E un successo partito dall'inaugurazione della Mostra del Cinema di Venezia 2016 e arrivato fino alla recente Notte delle Stelle.

Le 14 nomination (raggiunto il primato di Eva Contro Eva nel 1951 e Titanic nel 1998) - per film, regia, attore protagonista, attrice protagonista, sceneggiatura originale, colonna sonora e canzone (2 volte), fotografia, montaggio, sonoro, montaggio sonoro, scenografia, costumi - si sono concretizzate in ben 6 statuette.

Sulla beffa del miglior film abbiamo già parlato nel post precedente: ci è molto dispiaciuto per il fatto increscioso, anche perché il film meritava ampiamente il massimo riconoscimento.

Si consolino i produttori: hanno avuto gloria solo per pochi secondi, ma La La Land resterà comunque negli annali.

In primo luogo, per aver permesso a Damien Chazelle di diventare il più giovane a vincere i prestigioso Oscar per la migliore regia - 32 anni, un mese e qualche giorno: battuto il record di Norman Taurog (anche lui trentaduenne, ma con 7 mesi in più), che resisteva dal 1931!

Poi, per aver portato la prima statuetta ad una delle attrici più apprezzate, talentuose e versatili della propria generazione: Emma Stone (si vedano Magic In The Moonlight e il già citato Birdman).

Peccato per Ryan Gosling: appuntamento rinviato per il bravo interprete di Drive e Le Idi di Marzo.

Stone e Gosling in quest'opera hanno fatto faville; ma insieme i due avevano già recitato, prima in Crazy, Stupid Love del 2011 e poi in Gangster Squad del 2013.
Una coppia cinematografica rodata e di sicuro appeal che speriamo di rivedere ancora unita.

Pensare che non erano neanche le prime scelte: in un primo momento i ruoli erano stati offerti a Miles Teller (protagonista della precedente opera di Chazelle, Whiplash) ed Emma Watson (Hermione Granger nei film tratti dai libri su Harry Potter della scrittrice J.K. Rowlings), che adesso si staranno mangiando le mani.

In piccole parti compaiono anche la brava Rosemarie DeWitt (nipote del campione di pugilato J.J. Braddock e Rachel in Rachel Sta Per Sposarsi di Jonathan Demme, l'autore di Stop Making Sense e Il Silenzio degli Innocenti) e due Premi Oscar - J.K. Simmons (miglior attore non protagonista nel 2015) e John Legend (autore della migliore canzone, nello stesso anno).

La La Land può anche consolarsi con il record di Golden Globe vinti, ben 7 (su 7 nomination!): i premi assegnati dalla stampa estera si confermano più aderenti ai gusti del pubblico rispetto agli ormai troppo politicizzati Academy Award.

E poi con gli innumerevoli riconoscimenti ottenuti e gli ottimi riscontri di critica e - cosa meno scontata - di pubblico (persino in Italia, dove pure il genere non è popolarissimo): l'incasso è stato di quasi 400 milioni di dollari in giro per il mondo a fronte di un budget di circa 30 milioni.

Che ironia, ciò che è accaduto alla pellicola non è molto dissimile dallo svolgimento della sua storia: curiosità all'inizio (un musical che apre la Mostra i Venezia?/gente che canta e balla in uno svincolo autostradale?), attrazione (del pubblico/dei protagonisti), amore, successo, un finale agrodolce.

Eh sì, la vita ti riporta sempre con i piedi per terra.
Ma quanto è bello trovarsi, ogni tanto, con la testa tra le nuvole e a ballare tra le stelle (come succede ai protagonisti in una delle scene più suggestive)...




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giovedì 1 settembre 2016

VENEZIA 2016. IL RITORNO DELLA MOSTRA

(Il direttore Alberto Barbera seduto sul red carpet


La Mostra del Cinema di Venezia è tornata!

Chiariamo: non è che se ne fosse mai andata, ma alla memorabile edizione del 2011 si erano susseguiti diversi anni deludenti, caratterizzati da selezioni mediocri.
L'anno scorso, all'apice dello sconforto, avevamo scritto un post molto duro che teorizzava la fine delle grandi rassegne cinematografiche.

Forse è solo una coincidenza, forse Thierry Frémaux (responsabile artistico del Festival di Cannes) e Alberto Barbera (direttore della Mostra) non sono lettori di CINEMA A BOMBA!, ma è un fatto che il nostro appello sia stato ascoltato.

Pochi mesi fa la rassegna della Croisette aveva presentato un programma da leccarsi i baffi e adesso Venezia sembra rispondere a tono: scorrendo l' elenco dei film di questa edizione - in concorso e non - sembra esserci molto pane per i denti dei cinefili più accaniti.

Si parte subito forte con La La Land, commedia sentimental-musicale firmata da uno dei nomi di punta del nuovo cinema made in USA, il giovane Damien Chazelle di Whiplash.
Nel cast, oltre alla coppia protagonista formata da Ryan Gosling (quello di Drive) e Emma Stone (già vista in Magic in the Moonlight), troviamo due Premi Oscar dello scorso anno: il grande J.K. Simmons (vincitore proprio con Whiplash) e il cantautore John Legend.

In competizione - anche questa è un'inversione di tendenza - c'è molto spazio per gli Americani: l'orrorifico The Bad Batch vedrà Jason Momoa (Aquaman di Batman v Superman) affiancare due divi come Keanu Reeves e Jim Carrey; l'indipendente Derek Cianfrance presenta un dramma storico con protagonisti Michael Fassbender (Magneto degli X-Men) e la Premio Oscar Alicia Vikander, attualmente coppia anche nella vita; lo stilista Tom Ford è tornato dietro la cinepresa per dirigere un thriller in cui compaiono, tra gli altri, l'ottima Amy Adams (vista in The Master a Venezia 2012 e in Her-Lei) e il sempre troppo sottovalutato Michael Shannon (ve lo ricordate in Bug e Mud?).

E poi ancora: il cileno Pablo Larraín (autore di No con Gael García Bernal) in trasferta yankee, dove ha trasformato Natalie Portman (la principessa Amidala di Star Wars) in Jackie Kennedy; l'attesissimo fantascientifico Arrival del canadese Denis Villeneuve con Amy Adams (ancora lei!) e Jeremy Renner (Occhio di Falco degli Avengers); il tedesco errante Wim Wenders che ha coinvolto il cantautore Nick Cave nella coproduzione Les Beaux Jours d'Aranjuez.

Ritroviamo anche il vecchio Terrence Malick, abitué da qualche anno dei festival, qui alle prese con un genere per lui nuovo: il documentario.
L'autore di To the Wonder e Knight of Cups si è aggiudicato un nome d'eccezione per la colonna sonora sonora: Ennio Morricone, reduce dal Premio Oscar conquistato con The Hateful Eight; è la seconda collaborazione tra i due, dopo I Giorni del Cielo del 1978.
Voyage of Time è una sorta di spin-off di The Tree of Life e si avvale anche in questo caso della supervisione del vecchio Douglas Trumbull (2001-Odissea nello spazio) negli effetti speciali.

Il cinema italiano è rappresentato da un altro documentario, Spira Mirabilis, sul tema dell'immortalità, della coppia di video-artisti Martina Parenti e Massimo d'Anolfi (riusciranno a emulare Gianfranco Rosi, vincitore del Leone d'Oro a Venezia 2013?), dal drammatico Piuma di Roan Johnson (padre inglese, madre italiana e italiano lui a sua volta) e da Questi Giorni del veterano Giuseppe Piccioni con l'inossidabile Margherita Buy, che avevamo molto apprezzato in Mia Madre.
Forza gente, qualche speranza c'è.

Gli outsider potrebbero essere l'eclettico Emir Kusturica, che riporta davanti alla macchina da presa la nostra Monica Bellucci, e l'apprezzato russo Andrei Konchalovsky col suo drammatico Paradise.

E se pensate di essere già soddisfatti coi film in concorso, date un'occhiata alle altre selezioni!

Ritroviamo Natalie Portman (Planetarium) e Nick Cave (One More Time with Feeling, dell'ambizioso Andrew Dominik), possiamo scegliere tra il remake dei Magnifici Sette con un super cast, il ritorno di Mel Gibson alla regia (Hacksaw Ridge è tratto dalla storia del primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d'onore al valor militare per il suo servizio svolto nella Seconda Guerra Mondiale), l'anteprima della serie Tv The Young Pope firmata dall'autore di La Grande Bellezza Paolo Sorrentino, la storia del pugile che resistette ben 15 round contro Muhammad Ali e che ha ispirato il personaggio di Rocky Balboa (The Bleeder).

Il programma di documentari e cortometraggi è come al solito molto ricco e variegato: visto l'apprezzamento che nutriamo per questi due modi di fare cinema, nel precedente post abbiamo quindi voluto presentarli tutti.
E, davvero, ce n'è per tutti i palati.

Così come nella nuovissima sezione "Cinema nel Giardino", ove accanto alle proiezioni di film - e tra questi vi segnaliamo In Dubious Battle della nostra vecchia conoscenza James Franco, il cartone animato Pets-Vita da Animali e il documentario di Michele Santoro Robinù - sono previsti incontri e dibattiti aperti al pubblico con autori, attori, gente del mondo della cultura.

Un ulteriore motivo per seguire la Mostra del Cinema è legato agli Oscar: i vincitori effettivi e morali delle ultime edizioni degli Academy Awards - Il Caso Spotlight nel 2016, Birdman nel 2015, Gravity nel 2014 - sono tutti passati dal Lido.

Sarà un caso? Noi pensiamo di no.
Perciò, a chi toccherà stavolta?







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giovedì 12 maggio 2016

CANNES 2016. IL RITORNO DEI FESTIVAL?

Il manifesto del 69° Festival di Cannes. 


Chissà se Gilles Jacob e Thierry Frémaux - rispettivamente Presidente e Direttore Generale del Festival di Cannes - hanno letto il nostro post di settembre dedicato all'obsolescenza delle grandi kermesse cinematografiche (lasciatecelo pensare, s'il vous plaît).

Fatto sta che dopo qualche annata veramente a ribasso, compresa quella scorsa, i due sono corsi ai ripari offrendoci un programma che - almeno sulla carta - è da leccarsi i baffi.

Scorrendo l'elenco dei film in concorso e non, quest'anno sembra essercene per tutti i gusti.

Si parte con l'immancabile Woody Allen, che apre i 10 giorni di proiezioni con la sua nuova commedia Café Society, prima collaborazione del regista di Magic in the Moonlight col nostro Vittorio Storaro, direttore di fotografia di capolavori come Apocalypse Now, L'Ultimo Imperatore e Dick Tracy.
Nel cast la prezzemolina da Croisette Kristen Stewart e il Jesse Eisenberg di Batman v Superman: Dawn of Justice.

Sempre fuori concorso segnaliamo un tris d'assi davvero notevole.

Il Gigante Gentile è il ritorno del grande Steven Spielberg al genere fantastico e il suo secondo film consecutivo con Mark Rylance dopo l'acclamato Il Ponte delle Spie, che pochi mesi fa ha portato l'attore inglese a vincere un Oscar tanto inaspettato quanto meritato.

In Money Monster rivedremo George Clooney nella doppia veste di protagonista e produttore.
Con Julia Roberts e l'emergente Jack O'Connell al suo fianco, e Jodie Foster dietro la cinepresa, il superdivo ci presenta un thriller che sembra essere molto critico nei confronti del mezzo televisivo e del mondo della finanza.

The Nice Guys rappresenta invece l'anima scanzonata della rassegna: lo sceneggiatore battutaro per eccellenza Shane Black (Arma Letale, L'Ultimo Boy Scout) dirige la strana coppia formata da Russell Crowe e Ryan Gosling - con la Kim Basinger di Batman come terza incomoda - in una commedia thriller che probabilmente strapperà più di una risata.

Nelle sezioni cosiddette collaterali troviamo le uniche pellicole italiane presenti quest'anno in Costa Azzurra: l' anno scorso solo in concorso ce n'erano addirittura tre - Youth-La Giovinezza di Paolo Sorrentino, Mia Madre di Nanni Moretti e Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone.

Sono:
il drammatico Pericle Il Nero di Stefano Mordini con Riccardo Scamarcio, tratto dall'omonimo romanzo di Giuseppe Ferrandino;
il documentario L'Ultima Spiaggia di Thanos Anastopoulous e Davide Del Degan, storia di un muro che in uno stabilimento balneare triestino ancora divide gli uomini dalle donne;
La Pazza Gioia di Paolo Virzì, che narra di un'amicizia al femminile tra due pazienti psichiatriche (che sono poi la moglie del regista, Micaela Ramazzotti, e la sorella dell'ex Première Dame Carla Bruni, Valeria Bruni Tedeschi);
Fiore di Claudio Giovannesi, racconto di un amore in un carcere minorile;
Fai Bei Sogni di Marco Bellocchio, dalla celeberrima opera di Massimo Gramellini.

Per la Selezione Ufficiale in molti casi si è preferito andare sull'usato sicuro: dagli allegrissimi (sarcasmo) fratelli belgi Dardenne al canadese Xavier Dolan, dal coreano Park Chan-Wook all'idolo di casa Olivier Assayas, sono ben pochi i nomi nuovi di quest'edizione.

Tra le vecchie glorie del fronte europeo si segnalano: l'olandese errante Paul Verhoeven (quello di Robocop), che presenta un thriller psicologico probabilmente molto crudo; l'inglese impegnato Ken Loach, che affronta il tema - purtroppo attualissimo - dei nuovi poveri; il danese trucido Nicolas Winding Refn, in affanno nel dimostrare al mondo che Drive non è stato un caso fortuito.

Ben rappresentato il cinema made in USA: tra l'inglese Andrea Arnold in trasferta Oltreoceano (alla presenza della quale avevamo assistito all'anteprima di Wuthering Heights, ricordate?) e il versatile Sean Penn tornato dietro la cinepresa per dirigere Charlize Theron (reduce dai fasti di Mad Max: Fury Road), un occhio particolare lo potrebbe meritare Jeff Nichols.

Il giovane regista dell'Arkansas è uno dei più emergenti talenti della propria generazione: basti rivedere Take Shelter e Mud per farsi un'idea.
Nel drammatico Loving sarà come sempre coadiuvato dal suo attore-feticcio Michael Shannon, che i nostri lettori ricorderanno per Bug e che recentemente abbiamo rivisto - ma era proprio lui o un manichino? - nel succitato Batman v Superman.

Dulcis in fundo, la doppia partecipazione di Jim Jarmusch.
Il cineasta indipendente amico di Joe Strummer presenta in concorso Patterson, con protagonista Adam Driver (il cattivo di Star Wars-Il Risveglio della Forza che aveva vinto la Coppa Volpi a Venezia 2014), e nelle proiezioni notturne Gimme Danger, "rockdocumentario" su Iggy Pop e gli Stooges, i padrini del garage-punk.

La Giuria capitanata da quella vecchia volpe australiana di George Miller (altra scelta geniale!) ha di che lavorare quest'anno.
E se riuscisse a salvare quegli agonizzanti eventi chiamati festival del cinema?

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domenica 11 ottobre 2015

AMERICANA. MANHATTAN, RAPSODIA IN BIANCO E NERO

Diane Keaton e Woody Allen di fronte al Queensboro Bridge.
(Clicca sull'immagine per vedere il trailer). 

USA, 1979
96'
Regia: Woody Allen
Interpreti: Woody Allen, Diane Keaton, Meryl Streep, Mariel Hemingway, Michael Murphy, Wallace Shawn


Capitolo primo. "Adorava New York. La idolatrava smisuratamente..." No, è meglio: "la mitizzava smisuratamente", ecco. "Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin..."
No, fammi cominciare da capo...

Capitolo primo. "Era troppo romantico riguardo a Manhattan, come lo era riguardo a tutto il resto: trovava vigore nel febbrile andirivieni della folla e del traffico. Per lui New York significava belle donne, tipi in gamba che apparivano rotti a qualsiasi navigazione..." Eh no, stantio, roba stantia, di gusto... Insomma, dai, impegnati un po' di più... Da capo.

Capitolo primo. "Adorava New York. Per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea: la stessa carenza di integrità individuale che porta tanta gente a cercare facili strade stava rapidamente trasformando la città dei suoi sogni in una..." Non sarà troppo predicatorio? Insomma, guardiamoci in faccia: io questo libro lo devo vendere.

Capitolo primo. "Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com'era difficile esistere, in una società desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, televisione, crimine, immondizia..." Troppo arrabbiato. Non devo essere arrabbiato.

Capitolo primo. "Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre..."

No, aspetta, ci sono: "New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata..."



L'incipit fa da voce fuori campo alle immagini di alcuni dei luoghi più suggestivi della metropoli, accompagnate dalle note della celebre Rhapsody In Blue di George Gershwin, ed è una delle dichiarazioni di amore cinematografiche più appassionate nei confronti di un agglomerato urbano.

A firmarla un nativo e abitante della Grande Mela, Woody Allen, che alla sua città ha dedicato molti film: e il prolifico autore - vincitore di 4 Oscar (l'ultimo è del 2012, per la sceneggiatura di Midnight in Paris) - dopo la trasferta francese di Magic in the Moonlight vi ambienterà anche il suo prossimo lavoro, la cui uscita è prevista nel 2016.

Come dargli torto...
San Francisco è intrigante, Las Vegas è abbagliante, ma New York - Ghostbusters e Birdman tra gli altri insegnano - possiede un fascino unico, come ha sperimentato Fede (che la sta vivendo in questi giorni): la notte illuminata da milioni di luci, le forme eclettiche dei grattacieli, la monumentalità dei ponti, la natura del Central Park, i locali per tutti i gusti, una scena culturale ricca e variegata, i luoghi resi familiari da oltre un secolo di cinema, la vitalità e vivacità degli abitanti.. tutto contribuisce a creare la magia.

E Allen, in questa pellicola, ne esalta ancora di più le bellezze, grazie alla fotografia in bianco e nero curata da Gordon Willis che le conferisce un'atmosfera romantica, ma anche malinconica.

In linea con la trama del film, una storia di amori incasinati che vede come protagonista Isaac (Allen), autore televisivo divorziante dalla sua seconda moglie (Streep, al suo terzo lungometraggio ma già talentuosa) che sta frequentando una ragazza molto più giovane di lui (Hemingway) ma che si innamora di Mary (Keaton), che a sua volta ha una relazione con il migliore amico di Isaac (Murphy), che però è sposato.

Manhattan è un film di Woody Allen al 100%: chi non ama i lavori del regista non lo valuterà positivamente.
Ma chi li apprezza, come noi di CINEMA A BOMBA!, non potrà che trovarne una piacevole summa di tutta la sua carriera.

Aspettatevi quindi bellissime immagini, una regia pimpante e attenta ai particolari, una descrizione della borghesia bianca (ebraica, soprattutto) medio-alta degna di un entomologo, attori bravissimi (da notare la presenza del commediografo Wallace Shawn), musica jazz e swing in abbondanza.

E una sceneggiatura come al solito ironica (e auto-ironica), ricca di riferimenti a psicoanalisi, psicologia, sesso, religione, di dialoghi brillanti, ma anche di battute folgoranti come:

Sei così bella che stento a tenere gli occhi sul tassametro;
Sono interessanti i tuoi amici, un cast ideale per un film di Fellini;
Non dovresti consigliarti con me quando si tratta di donne. Sono il vincitore del premio Sigmund Freud;
Non fissarmi così con quei grandi occhi! Gesù, sembri uno di quei bambini scalzi della Bolivia in cerca di adozione!

Manhattan e uno script brillante: da Woody Allen non ci aspettavamo di meno.

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lunedì 8 dicembre 2014

MAGIC IN THE MOONLIGHT, UNA PIACEVOLE SERATA IN PURO STILE ALLEN

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2014
97'
Regia: Woody Allen
Con: Colin Firth, Emma Stone, Marcia Gay Harden, Jacki Weaver, Hamish Linklater, Eileen Atkins, Catherine McCormack.


1928: su richiesta di un amico e collega, un famoso illusionista britannico (Firth) si reca in Costa Azzurra per smascherare una giovane medium (Stone) che lui crede essere una truffatrice.
Il problema è che la ragazza non sembra utilizzare trucchi: che abbia reali capacità sensitive? La razionalità cinica dell'uomo comincia così a vacillare...

Quello con le pellicole di Woody Allen è da tempo diventato un appuntamento fisso, una tradizione piacevole che si avvicina molto all'incontro con un vecchio amico.
Il regista newyorkese è in pratica l'unico cineasta - insieme a Clint Eastwood - a poter permettersi di realizzare un film all'anno, dove, come e con chi vuole.

Certo, il tempo dei capolavori è lontano - con l'unica eccezione di Match Point, che comunque è del 2005 - ma non quello dei riconoscimenti: neanche un anno fa Blue Jasmine ha fatto vincere a Cate Blanchett l'Oscar come miglior attrice, due anni prima era stato Midnight in Paris a far guadagnare al vecchio Woody una statuetta per la miglior sceneggiatura originale.

Nonostante qualche incongruenza logica (perché, se la storia è ambientata in Francia, quasi tutti i personaggi sono inglesi?) e una traduzione un po' maldestra (la "musica hot" che si sente nei dialoghi in originale era probabilmente riferita allo hot jazz, corrente musicale di moda negli anni 20-30), non è azzardato pronosticare uno o più premi anche per Magic in the Moonlight, commedia romantica in puro stile Allen: dialoghi brillanti, personaggi nettamente delineati, curata fotografia dell'iraniano Darius Khondji, ormai collaboratore fisso del regista.

Come al solito, gli attori giocano un ruolo fondamentale: Colin Firth - che CINEMA A BOMBA! aveva avuto l'onore di incontrare a Venezia nel 2011 - è sempre "regale" e distinto; Emma Stone punta a sembrare una nuova Mia Farrow e riesce a non far pesare la differenza d'età col suo coprotagonista (tra i due passano 28 anni, eppure la loro relazione sullo schermo è credibile).
Nelle retrovie, occhio all'arzilla Eileen Atkins: la sua vispa zietta è motivo di grande spasso in più di una sequenza.

Con Woody Allen vale sempre la regola del "prendere o lasciare": se cercate qualcosa di fresco e innovativo, guardate altrove.
Se invece preferite il calore della tradizione e la tranquillità dell'usato sicuro, Magic in the Moonlight vi farà trascorrere una serata piacevole e...magica.

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