I CLASSICI: SOLO DIO PERDONA, FACCIO A PUGNI CON TE (POI TI VENGO A CERCARE)
(Clicca sulla locandina per vedere il trailer).
Danimarca/Francia, 2013
90'
Regia: Nicolas Winding Refn
Interpreti: Ryan Gosling, Vithaya Pansringarm, Rhatha Phongam, Gordon Brown, Tom Burke, Kristin Scott Thomas.
Bangkok. Due fratelli americani gestiscono una palestra di Muay Thai che in realtà è una facciata per il traffico di droga.
Quando uno, psicopatico e violento, viene giustiziato per aver ucciso una prostituta minorenne, l'altro (Gosling, più laconico del solito) viene costretto dalla madre criminale (Scott Thomas, a metà tra Lady Macbeth e Donatella Versace) a vendicarlo.
Ma il responsabile dell'omicidio del congiunto non è una persona qualsiasi: è un poliziotto in pensione con l'hobby del karaoke che funge da vigilante e Angelo della Morte (Pansringarm)...
Dimenticate Drive.
Due anni dopo quel cult movie ritorna la coppia attore-regista Gosling-Refn, ma il tono è molto diverso, più vicino alle precedenti pellicole del controverso cineasta danese, tipo la trilogia Pusher o Walhalla Rising.
Intinto in un'atmosfera plumbea e buia, illuminata solo da luci al neon, il film mette insieme poliziesco e arti marziali, thriller e melodramma.
E lo fa con quel citazionismo post-moderno che è il marchio di fabbrica del suo autore.
Infatti, i riferimenti stilistici sono orgogliosamente e arrogantemente evidenti: i ralenti epici di Sam Peckinpah, la violenza belluina di Gaspar Noé, il misticismo visionario di Alejandro Jodorowsky.
L'ambizioso regista si è persino arrischiato a paragonare la propria pellicola a Il Salario della Paura del mitico William Friedkin (anche meno, Nic).
Moderno western - anzi, eastern - con Ryan Gosling novello cowboy, vorrebbe essere una parabola esistenziale, una storia di redenzione, un'interrogazione sul silenzio di Dio il cui climax è la scazzottata finale tra i due protagonisti e avversari.
Uno scontro di thai boxe in preparazione del quale Ryan si era sottoposto a sessioni intensive di allenamento (il che è tanto paradossale quanto sconcertante, se avete visto la scena nel film).
Presentato in concorso al Festival di Cannes nel 2013, dove fu per lo più coperto di fischi, Solo Dio Perdona è un'opera che nasconde temi grandi sotto un'estetica patinata e dentro una cornice compositiva ricercata e compiaciuta.
Principale estimatore di se stesso, NWR ha fatto un lungometraggio consigliabile solo ai suoi fan più indefessi o a cinefili dallo stomaco forte che prediligono la forma al contenuto.
Un cult degli anni 10, nel bene e nel male.
(Dall'alto: i candidati e le candidate in lizza rispettivamente per l'Oscar come miglior attore e attrice protagonista).
Una delle domande che ci si pone più frequentemente in attesa della Notte delle Stelle è: l'Academy confermerà il risultato dei Golden Globe?
Ma non c'è una risposta: sia perché i premi assegnati dalla stampa estera non sono - come qualcuno continua a credere - un'anteprima degli Oscar (basti vedere quante volte negli scorsi anni i verdetti siano stati ribaltati), sia perché le regole sono diverse.
Ad esempio, qui non si fa distinzione tra film drammatici e commedie, sicché per attrici e attori le categorie - e di conseguenza le possibilità di essere premiati - si riducono da 6 a 4.
Il che ovviamente rende la competizione tra le star più agguerrita, specie tra i protagonisti.
In questo ambito, la sfida è soprattutto tra l'affermata Emma Stone di Povere Creature (già premiata nel 2017 grazie al bellissimo La La Land) e la rivelazione Lily Gladstone del western politico Killers of the Flower Moon, con la prima favorita.
Le altre - se i bookmaker non cambiano idea - rimangono più indietro nella corsa, con Carey Mulligan di Maestro nelle vesti di outsider.
Tra le non protagoniste l'esito è meno scontato: l'Academy concederà il solito contentino al politicamente corretto o stavolta farà scelte più coraggiose?
Chi vivrà vedrà, ma se dovessimo sbilanciarci, punteremmo su una tra Da'Vine Joy Randolph di The Holdovers e Emily Blunt di Oppenheimer.
Ed è proprio il nuovo capolavoro di Christopher Nolan a monopolizzare la corsa in ambito maschile.
Cillian Murphy e Robert Downey Jr. - in lizza rispettivamente come protagonista e come attore di supporto - non sembrano davvero avere rivali.
Certo, l'apprezzato Bradley Cooper di Maestro potrebbe impensierire il primo (ma non è da sottovalutare nemmeno il Paul Giamatti di The Holdovers) e il divertente Ryan Gosling di Barbie potrebbe avere qualche chance contro il secondo, ma ci resta molto difficile crederlo.
Tuttavia, c'è ancora tempo prima di stabilire dei pronostici ufficiali e ancora di più per scoprire chi si porterà a casa le ambite statuette dorate.
Nell'attesa potete leggere il sottostante elenco dei candidati e cliccare sui link che trovate per saperne di più.
Rimanete sintonizzate/i, il nostro Speciale Oscar continua!
Miglior attore protagonista
Bradley Cooper - Maestro
Colman Domingo - Rustin
Paul Giamatti - Lezioni di Vita (The Holdovers)
Cillian Murphy - Oppenheimer
Jeffrey Wright - American Fiction
Miglior attrice non protagonista
Emily Blunt - Oppenheimer
Danielle Brooks - Il Colore Viola
America Ferrera - Barbie
Jodie Foster - Oltre l'Oceano (Nyad)
Da'Vine Joy Randolph - Lezioni di Vita (The Holdovers)
USA/Regno Unito, 2023
114'
Regia: Greta Gerwig
Interpreti: Margot Robbie, Ryan Gosling, America Ferrera, Will Ferrell, Michael Cera, Ariana Greenblatt, Phea Perlman, Kate McKinnon, Issa Rae, Alexandra Shipp, Dua Lipa, John Cena, Kingsley Ben-Adir, Simu Liu, Scott Evans, Nkuti Gatwa, Lucy Boynton, Emerald Fennell, Ann Roth, Helen Mirren (voce in originale).
A Barbieland tutto sembra perfetto: in una società dominata dalle donne e dove gli uomini sono lasciati ai margini tutti sono felici e allegri, non ci sono violenza e rapine, le strade sono pulite.
E tutto è rosa.
Barbie (Robbie) - la classica Barbie dal sorriso scintillante, bella, magra, bionda: il classico, ideale, stereotipato modello di perfezione femminile imposto dalla società - si trova perfettamente a suo agio in questo mondo, ma il suo amico/mezzo fidanzato Ken (Gosling) - il classico Ken, un vero tipo da spiaggia tutto muscoli e poco cervello - no.
Quando a lei cominceranno a venire "pensieri di morte", smagliature, piedi piatti la situazione precipiterà e lei dovrà recarsi nel mondo reale per sistemare le cose.
La accompagnerà lui, che una volta entrato a contatto con una nuova realtà cambierà atteggiamento e tornato a Barbieland attuerà un vero e proprio colpo di stato "machista".
Date una Barbie in mano ad una bambina e vedrete che storie si inventerà.
Date una Barbie in mano ad una regista sulla quarantina intelligente e impegnata e vi farà un film da più di un miliardo d'incasso.
Il grande successo che ha avuto la pellicola è dovuto alla notorietà del giocattolo della Mattel, certamente, ma anche e soprattutto alle scelte di Greta Gerwig, che prima ha creato un mondo in rosa che sembra uscito da un set di accessori della bambola (casa, vestiti, auto...), popolato da diverse Barbie (Barbie presidente, Barbie dottoressa, Barbie scrittrice da Premio Nobel, Barbie fisica, Barbie avvocato, Barbie giudice della Corte Suprema, Barbie giornalista, Barbie diplomatica, Barbie incinta, Barbie stramba...) e da qualche Ken, e poi lo ha contrapposto al mondo "vero".
Barbie è opera di una femminista militante, spalleggiata da Margot Robbie (sua brava protagonista nel set e produttrice), da un cast al femminile nutrito e di tutto rispetto (tra tutte, America Ferrera), da una costumista del calibro di Jacqueline Durran (due premi Oscar, nel 2013 per Anna Karenina e nel 2020 per Piccole Donne, sempre di Gerwig), da una scenografa come Sarah Greenwood (6 nomination per lei agli Oscar, delle quali una doppia nel 2018).
Ma non è un film prettamente femminile: Ryan Gosling è un vero e proprio co-protagonista; alla sceneggiatura Gerwig è stata affiancata dal marito, il brillante Noah Baumbach; il direttore della fotografia è Rodrigo Prieto, collaboratore di Martin Scorsese (in The Wolf of Wall Street, il film che ha lanciato Margot Robbie, The Audition, Silence, The Irishman, Killers of the Flower Moon); e uomini sono anche i responsabili di montaggio, effetti speciali, colonna sonora (tra questi, Mark Ronson).
E proprio il personaggio di Gosling è il più interessante, secondo noi: se è vero che Barbie è il fulcro di tutto il film, occorre però notare che Ken è la sua immagine speculare: tanto lui è tenuto ai margini, snobbato, accantonato, sottovalutato, considerato fatuo e innocuo nel mondo in rosa, tanto lei riceve lo stesso trattamento nel mondo reale.
Sebbene i maschi, in generale, siano descritti in modo macchiettistico nel corso della narrazione, Ken prova a ribellarsi alla sua condizione e ad emanciparsi (farà dei pasticci; ma questo è un altro discorso).
Egli in fondo rappresenta, paradossalmente, la situazione delle donne nella società attuale, una società caratterizzata da disparità di genere, oggettificazione, una società nella quale esse hanno scarsa rappresentanza e sono mortificate nelle proprie aspirazioni da un sistema disequilibrato in termini di diritti e opportunità.
Praticamente Gerwig sbatte in faccia agli uomini la sua critica al cosiddetto patriarcato - quel patriarcato preso di mira anche dalla nostra Paola Cortellesi nel suo ottimo C'è' ancora domani - utilizzando un feticcio che li rappresenta ed è come se dicesse "Visto cosa dobbiamo passare noi donne?"
Comunque - e meno male! - il film finisce con una riappacificazione tra generi, fatta di ascolto e comprensione reciproci.
E con l'umanizzazione di Barbie, che da bambola dalle sembianze e dalla vita perfette diventa, novella Pinocchio in versione rosa shocking, finalmente donna.
Con tutte le difficoltà, con tutta la bellezza e - come le ha insegnato la vecchietta seduta sulla panchina che, ad un "Sei bellissima!" rivoltole dalla stessa Barbie, ha risposto con un deciso "Lo so." - con la consapevolezza che ciò comporta.
FIRST MAN-IL PRIMO UOMO, UNA BIOGRAFIA PER TEMPI LUNATICI
(Clicca sulla locandina per sentire il nostro podcast e per vedere il trailer).
USA, 2018
141'
Regia: Damien Chazelle
Con: Ryan Gosling, Claire Foy, Jason Clarke, Corey Stoll, Pablo Schreiber, Kyle Chandler, Ciarán Hinds, Lukas Haas
20 Luglio 1969.
Una data che rimarrà per sempre impressa nella memoria: la data dello sbarco dell'uomo sulla Luna.
A mettere piede per primo sul suolo del satellite terrestre, l'astronauta Neil Armstrong.
Ma quante difficoltà per arrivare a quel "grande passo per l'umanità"!
Noi diamo per scontato l'evento storico rappresentato dallo sbarco sulla Luna: studiando sui libri di testo sappiamo che il viaggio è stato abbastanza tranquillo, così come l'allunaggio.
Sappiamo che Armstrong, Aldrin e Collins sono tornati sani e salvi sulla Terra e sono diventati leggende viventi (soprattutto il primo).
Sappiamo che grazie a questa impresa la corsa allo spazio ha visto prevalere gli Stati Uniti sull'Unione Sovietica, con tutte le conseguenze propagandistiche e politiche che ne sono derivate.
Quello che sappiamo meno bene è ciò che si è svolto dietro le quinte dell'impresa: la paura di morire (le possibilità di non riuscire erano altissime), la tensione, la concentrazione, lo studio, l'adrenalina, la consapevolezza che in caso di insuccesso ci sarebbe stato un padre e un marito da piangere.
A descrivere finalmente l'uomo dietro l'icona ci ha pensato Damien Chazelle - qui al suo film meno personale, ma non per questo meno bello.
Il non aver voluto deliberatamente mostrare Armstrong mentre pianta la banidera a stelle e strisce sul suolo lunare ha creato non poche polemiche, soprattutto da parte del Partito Repubblicano (e nel pieno della campagna elettorale per le elezioni di Midterm).
E a poco sono valse le spiegazioni del regista, che ha giustificato tale scelta sottolineando il carattere universale dell'impresa.
Così come l'utilizzo di un tono poco epico per descrivere il protagonista - ritratto (da un Ryan Gosling sobrio e sotto le righe) come un ingegnere meticoloso, professionale ma molto antieroico nella sua normalità - ha fatto storcere il naso a molti.
Non convenzionale è anche l'ampio spazio dedicato ad un personaggio relegato ai margini della Storia: la (prima) moglie dell'astronauta, Janet (morta poco prima dell'uscita del film), donna stoica e paziente, trepidante ma forte nell'affrontare una quotidianità fatta di assenze del marito, solitudine, timori per la sorte del consorte, cura della casa e dei figli.
Praticamente una co-protagonista, interpretata in modo molto efficace da Claire Foy: la regina Elisabetta II della serie Tv The Crown, con il suo fisico sottile e gli occhioni vivi, rende molto bene la forza d'animo della donna, apparentemente gracile ma dalla forza di volontà pari a quella del suo compagno di vita.
First Man è apprezzabile, oltre che per la verosimiglianza nella descrizione dei caratteri, anche per la cura maniacale nei dettagli: nessun altro film in precedenza ha saputo far entrare lo spettatore così dentro ad una navicella spaziale, con i suoi spazi stretti, il senso di claustrofobia, il rumore, il quadro comandi così pieno di manopole e tasti, le pareti metalliche simili a quelle di una scatoletta di tonno, la tensione al momento della partenza...
Partendo dalla biografia di James R. Hansen e dalla sceneggiatura di Josh Singer (già vincitore dell' Oscar nel 2016 per Il Caso Spotlight), Chazelle ci ha comunque messo del suo: da La La Land ha ripreso quell'elemento nostalgia di un tempo in cui le cose sembravano meno volgari e brutali, dove c'era fiducia nel futuro nonostante le contrapposizioni della Guerra Fredda; da Whiplash, la ricerca di perfezione, l'ambizione che si fanno ossessione.
Acclamata fin dalla sua presentazione in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia di quest'anno (della quale è stata l'opera di apertura), la pellicola, prodotta anche da Steven Spielberg, ha patito un po' (soprattutto in patria) le critiche ricevute e non ha avuto al botteghino il successo sperato - ricordiamo che ha dovuto subire la concorrenza di due blockbuster del calibro di A Star Is Born e Venom.
Peccato: il film merita e, se vi capita, guardatelo: ci era piacuto il trailer (vi abbiamo dedicato persino un episodio del Bombcast, il nostro podcast!), ma possiamo dire che il film ha risposto bene alle nostre aspettative.
In tempi lunatici come questi, d'altra parte, ci vuole qualcuno che ci porti sulla Luna e ci faccia vedere il mondo da un'altra prospettiva.
(Clicca sull'immagine per ascoltare/scaricare il file).
Avere l'onore di aprire con un tuo film uno dei festival cinematografici più importanti e prestigiosi del mondo non è cosa da tutti.
A maggior ragione se hai 33 anni.
E se è già la seconda volta (nel giro di tre anni!).
E se nel frattempo sei stato il più giovane vincitore di un Premio Oscar per la migliore regia.
BLADE RUNNER 2049, GLI SPETTATORI DORMONO (E SOGNANO PECORE ELETTRICHE)
(Clicca sulla locandina per vedere il trailer).
USA, 2017
163'
Regia: Denis Villeneuve
Interpreti: Ryan Gosling, Harrison Ford, Jared Leto, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Mackenzie Davis, Dave Bautista, Barkhad Abdi, Carla Juri, Sean Young.
2049, trent'anni dopo i fatti narrati dal primo film.
L'agente K (Gosling), replicante blade runner (cioè cacciatore di suoi simili ribelli) di ultima generazione, nel corso di una missione trova una scatola contenente resti - resti di una replicante femmina che ha subito un cesareo.
La scoperta potrebbe portare a conseguenze drammatiche: nessuno pensava che le macchine potessero procreare; e se possono procreare, possono riprodursi tutte le volte che vogliono e aumentare di numero senza controllo.
E se i replicanti diventassero più numerosi degli umani potrebbero ribellarsi alla schiavitù nella quale sono costretti a vivere.
Inizia la caccia per trovare e di conseguenza studiare il figlio dell'androide.
C'erano grandi aspettative alla vigilia per il recupero del mondo legato al romanzo di Philip K. Dick Ma gli Androidi sognano Pecore Elettriche? - trasposto sul grande schermo con Blade Runner da Ridley Scott - 35 anni dopo uno dei film di fantascienza più famosi della storia del cinema.
I trailer promozionali che esaltavano la splendida fotografia di Roger Deakins - finora in carriera 13 nomination agli Oscar e neppure una statuetta vinta! Cosa aspetta l'Academy a premiarlo? Speriamo che questa sia la volta buona... -, le ambientazioni e musiche che rimandavano al precedente, la presenza di Harrison Ford erano riusciti a incuriosire gli utenti dei social network e a entusiasmare i fan del cult e di Scott e Ford.
Il cineasta britannico stavolta partecipa nelle vesti di produttore esecutivo avendo lasciato la direzione della pellicola nelle mani del canadese Denis Villeneuve, nominato agli Oscar di quest'anno per la migliore regia di un altro film fantascientifico, quel Arrival presentato nel 2016 alla Mostra di Venezia tra gli applausi e le acclamazioni degli accreditati.
Tuttavia dobbiamo riconoscere che non ha fatto bene.
Blade Runner 2049, pur osannato dai critici, si sta rivelando una grossa delusione per il pubblico, come dimostrano anche gli incassi tutt'altro che stellari e i commenti generali post proiezione.
Tra i delusi ci siamo anche noi della redazione di CINEMA A BOMBA!, che pure nutrivamo grandi speranze sul buon esito dell'operazione.
Cosa è andato storto, considerando che questa produzione colossale poteva vantare la partecipazione di due registi di un certo livello, un direttore della fotografia tra i più talentuosi, un compositore di colonne sonore tra i più amati (Hans Zimmer), un cast popolare che comprendeva Ryan Gosling ( Drive, Le Idi di Marzo, La La Land), Harrison Ford (non ha bisogno di presentazioni), Jared Leto (Joker nel mediocre Suicide Squad, ma Oscar come miglior attore non protagonista nel 2014 per Dallas Buyers Club), Robin Wright ( Wonder Woman), Mackenzie Davis ( The Martian- Sopravvissuto), Dave Bautista (il Drax di Guardiani della Galassia e Guardiani della Galassia Vol. 2)?
Innanzitutto una considerazione.
Se si fa un sequel il confronto con l'originale è inevitabile - e qui ci si sta confrontando con un capolavoro che è stato tra i più innovativi e visionari.
E Blade Runner 2049 purtroppo lo perde.
Il predecessore non era certo adrenalinico, ma le atmosfere plumbee, le sterminate metropoli al neon ascendenti verso un cielo buio che rovescia piogge acide sul brulicante sottomondo, gli androidi con una coscienza, una storia d'amore dolente e disperata... contribuivano a dargli un fascino languido e cupo ineguagliabile.
I paesaggi aridi e asettici del nuovo capitolo invece, sebbene suggestivi, sanno di déja-vu e non aggiungono elementi di novità nell'immaginario fantascientifico.
Non che manchino gli spunti interessanti (la spersonalizzazione dei rapporti umani, l'amore al tempo degli ologrammi, l'invadenza delle macchine nella vita di tutti i giorni, l'intelligenza artificiale portata ad un livello estremo...) - il film è tutt'altro che scemotto e superficiale ed è più un'opera d'autore che di intrattenimento - ma essi sono annacquati da una durata eccessiva della pellicola e inficiati dalla sonnolenza provocata agli spettatori.
Ci si annoia, infatti, in sala: il film è tanto lento da sembrare inerte e si fa fatica a seguire la trama che, pur interessante, già di per sé risulta non molto comprensibile e piena di incongruenze e contraddizioni.
Senza contare che spesso gira a vuoto.
E pensare che è stato coinvolto anche uno degli sceneggiatori (Hampton Fancher) del film del 1982...
Il finale non ha il pathos del predecessore, anche perché i monodimensionali cattivi (interpretati da Jared Leto - avrebbe dovuto essere David Bowie, ma è morto prima: sarebbe stato una scelta più intrigante - e Sylvia Hoeks) non valgono certo il complesso e tormentato replicante Roy Batty di Rutger Hauer e il Rick Deckard di Harrison Ford ha un ruolo tutto sommato non così incisivo - bravo e credibile, invece, Ryan Gosling nella parte dell'androide introspettivo pieno di dubbi.
Pur ambizioso, Blade Runner 2049 non è in fondo molto di più di uno dei soliti "seguiti-nostalgia", cioè quelle pellicole che a distanza di anni ripropongono temi, personaggi, atmosfere di vecchi cult adattandoli ai gusti moderni e strizzando nello stesso tempo l'occhio ai fan di lunga data - Star Wars: Il Risveglio della Forza e Rogue One ne sono un esempio lampante.
Villeneuve avrebbe dovuto prendere piuttosto spunto da Mad Max: Fury Road: non solo splendido da vedere, ma anche vivace, vitale e pieno di innovazioni.
George Miller sì che è riuscito a dare nuovo lustro e nuova vita alla sua creatura!
Vedremo il regista canadese come affronterà il prossimo progetto - il remake di Dune di David Lynch.
Intanto, usciti dal cinema, ci ha fatto venire voglia di rivedere Blade Runner.
Quello vero.
OSCAR 2017. LA LA LAND, IL SAPORE AGRODOLCE DEI SOGNI
(Clicca sulla locandina per vedere il trailer).
USA, 2016
128'
Regia: Damien Chazelle
Interpreti: Emma Stone, Ryan Gosling, J.K. Simmons, John Legend, Rosemarie DeWitt, Finn Wittrock.
Lei (Emma Stone).
Una ragazza di provincia che sogna di fare l'attrice.
I provini non le vanno bene (ha talento, ma forse non è abbastanza carina), così si mantiene lavorando in un bar.
Lui (Ryan Gosling).
Un malinconico, scontroso, intransigente pianista jazz.
Suonicchia in giro (anche in una cover band!), ma vorrebbe aprire un locale tutto suo dove potersi esibire nel suo repertorio.
Si incontrano a Los Angeles, cominciano a conoscersi, si innamorano.
Nella "città delle stelle" molti sogni si infrangono, solo pochi si realizzano: sarà possibile per loro conciliare i sentimenti con la carriera?
Maxi ingorgo in autostrada: le macchine sono ferme e da ognuna di esse esce musica dall'autoradio.
Una ragazza si stufa, apre la portiera, comincia a cantare e a muoversi seguendo il ritmo.
Senza staccare, si segue le sue evoluzioni, poi si segue un'altra persona che ha deciso di fare lo stesso, poi un'altra, poi un'altra ancora, finché tutti gli automobilisti vengono coinvolti nell'euforia e si mettono a cantare e ballare in modo scatenato.
Quando la musica cessa, ritorna la normalità.
Il film è appena cominciato (questa è la scena iniziale) e già capiamo cosa ci dobbiamo attendere da La La Land: una storia in bilico tra il fantastico e il mondo reale, nella quale la musica ha un ruolo centrale.
Un musical "vecchio stile" zeppo di riferimenti al genere - Cantando sotto la pioggia, Un Americano a Parigi, Les Parapluies de Cherbourg, Les Demoiselles de Rochefort, Sweet Charity, Funny Face, Ginger Rogers e Fred Astaire, Grease, West Side Story tra i modelli - ma dalla sensibilità contemporanea.
L'opera di un regista pieno di immaginazione e talento - tutta la scena sembra girata in un unico piano sequenza, ma non lo è: avevamo visto utilizzare la stessa tecnica da Alejandro González Iñárritu in Birdman (toh, vincitore anch'egli per la migliore regia agli Oscar 2015...).
Un film per sognatori e che parla di sognatori, pulito, garbato, senza volgarità, scene truculente, cinismo.
Solo, con un finale non così scontato e che lascia un po' l'amaro in bocca.
Sulla beffa del miglior film abbiamo già parlato nel post precedente: ci è molto dispiaciuto per il fatto increscioso, anche perché il film meritava ampiamente il massimo riconoscimento.
Si consolino i produttori: hanno avuto gloria solo per pochi secondi, ma La La Land resterà comunque negli annali.
In primo luogo, per aver permesso a Damien Chazelle di diventare il più giovane a vincere i prestigioso Oscar per la migliore regia - 32 anni, un mese e qualche giorno: battuto il record di Norman Taurog (anche lui trentaduenne, ma con 7 mesi in più), che resisteva dal 1931!
Poi, per aver portato la prima statuetta ad una delle attrici più apprezzate, talentuose e versatili della propria generazione: Emma Stone (si vedano Magic In The Moonlight e il già citato Birdman).
Peccato per Ryan Gosling: appuntamento rinviato per il bravo interprete di Drive e Le Idi di Marzo.
Stone e Gosling in quest'opera hanno fatto faville; ma insieme i due avevano già recitato, prima in Crazy, Stupid Love del 2011 e poi in Gangster Squad del 2013.
Una coppia cinematografica rodata e di sicuro appeal che speriamo di rivedere ancora unita.
Pensare che non erano neanche le prime scelte: in un primo momento i ruoli erano stati offerti a Miles Teller (protagonista della precedente opera di Chazelle, Whiplash) ed Emma Watson (Hermione Granger nei film tratti dai libri su Harry Potter della scrittrice J.K. Rowlings), che adesso si staranno mangiando le mani.
In piccole parti compaiono anche la brava Rosemarie DeWitt (nipote del campione di pugilato J.J. Braddock e Rachel in Rachel Sta Per Sposarsi di Jonathan Demme, l'autore di Stop Making Sense e Il Silenzio degli Innocenti) e due Premi Oscar - J.K. Simmons (miglior attore non protagonista nel 2015) e John Legend (autore della migliore canzone, nello stesso anno).
La La Land può anche consolarsi con il record di Golden Globe vinti, ben 7 (su 7 nomination!): i premi assegnati dalla stampa estera si confermano più aderenti ai gusti del pubblico rispetto agli ormai troppo politicizzati Academy Award.
E poi con gli innumerevoli riconoscimenti ottenuti e gli ottimi riscontri di critica e - cosa meno scontata - di pubblico (persino in Italia, dove pure il genere non è popolarissimo): l'incasso è stato di quasi 400 milioni di dollari in giro per il mondo a fronte di un budget di circa 30 milioni.
Che ironia, ciò che è accaduto alla pellicola non è molto dissimile dallo svolgimento della sua storia: curiosità all'inizio (un musical che apre la Mostra i Venezia?/gente che canta e balla in uno svincolo autostradale?), attrazione (del pubblico/dei protagonisti), amore, successo, un finale agrodolce.
Eh sì, la vita ti riporta sempre con i piedi per terra.
Ma quanto è bello trovarsi, ogni tanto, con la testa tra le nuvole e a ballare tra le stelle (come succede ai protagonisti in una delle scene più suggestive)...
Come ormai sapete, questi numeri rappresentano le previsioni sugli Oscar che noi di CINEMA A BOMBA! siamo riusciti complessivamente a indovinare nelle edizioni dell'Academy Award che abbiamo seguito da quando è nato il nostro blog.
La domanda è: quante ne centreremo in questo 2017?
Tenendo conto che le categorie sono in tutto 24 (tra cui alcune sostanzialmente imprevedibili, come quelle su cortometraggi e documentari), riusciremo a battere il nostro record del 2014?
I pronostici li sbaglia solo chi li fa, ma a noi le sfide piacciono.
Per questo, qui di seguito, segnaliamo i nostri candidati nell'elenco di tutti i papabili per una statuetta.
E voi?
Non volete provare a dire la vostra?
MIGLIOR FILM
Arrival, prodotto da Shawn Levy, Dan Levine, Aaron Ryder e David Linde
Barriere (Fences), prodotto da Scott Rudin, Denzel Washington e Todd Black
La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge), prodotto da Bill Mechanic e David Permut
Hell or High Water, prodotto da Carla Hacken e Julie Yorn
Il diritto di contare (Hidden Figures), prodotto da Donna Gigliotti, Peter Chernin, Jenno Topping, Pharrell Williams e Theodore Melfi
La La Land, prodotto da Fred Berger, Jordan Horowitz e Marc Platt - FRA, FEDE, ANG
Lion - La strada verso casa (Lion) , prodotto da Emile Sherman, Iain Canning e Angie Fielder
Manchester by the Sea, prodotto da Matt Damon, Kimberly Steward, Chris Moore, Lauren Beck e Kevin J. Walsh
Moonlight, prodotto da Adele Romanski, Dede Gardner e Jeremy Kleiner
MIGLIOR COLONNA SONORA
Mica Levi - Jackie
Justin Hurwitz - La La Land - FRA, FEDE, ANG
Dustin O'Halloran e Hauschka - Lion
Nicholas Britell - Moonlight
Thomas Newman - Passengers
MIGLIOR FOTOGRAFIA
Linus Sandgren - La La Land - FRA, FEDE
Bradford Young - Arrival - ANG
Greig Fraser - Lion
James Laxton - Moonlight
Rodrigo Prieto - Silence
MIGLIOR SCENOGRAFIA
Patrice Vermette e Paul Hotte - Arrival
Stuart Craig e Anna Pinnock - Animali Fantastici e Dove Trovarli
Jess Gonchor e Nancy Haigh - Ave, Cesare! - ANG
Sandy Reynolds-Wasco e David Wasco - La La Land - FEDE, FRA
Guy Hendrix Dyas e Gene Serdena - Passengers
MIGLIOR MONTAGGIO
Tom Cross - La La Land - FRA
Joi McMillon e Nat Sanders - Moonlight
John Gilbert - Hacksaw Ridge
Joe Walker - Arrival - FEDE
Jake Roberts - Hell or High Water - ANG
MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Craig Hammeck, Jason Snell, Jason Billington e Burt Dalton - Deepwater Horizon
Stephane Ceretti, Richard Bluff, Vincent Cirelli e Paul Corbould - Doctor Strange - ANG
Robert Legato, Adam Valdez, Andrew R. Jones e Dan Lemmon - Il Libro della Giungla - FRA
Steve Emerson, Oliver Jones, Brian McLean e Brad Schiff - Kubo e la Spada Magica
John Knoll, Mohen Leo, Hal Hickel e Neil Corbould - Rogue One: A Star Wars Story - FEDE
MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Sylvain Bellemare - Arrival
Wylie Stateman, Renée Tondelli - Deepwater Horizon
Robert Mackenzie, Andy Wright - Hacksaw Ridge
Ai-Ling Lee, Mildred Iatrou Morgan - La La Land - FRA, FEDE, ANG
Alan Robert Murray, Bub Asman - Sully
MIGLIOR SONORO
Andy Nelson, Ai-Ling Lee e Steve A. Morrow - La La Land - FRA
David Parker, Christopher Scarabosio e Stuart Wilson - Rogue One: A Star Wars Story
Kevin O'Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace - Hacksaw Ridge - ANG, FEDE
Bernard Gariépy Strobl e Claude La Haye - Arrival
Greg P. Russell, Gary Summers, Jeffrey J. Haboush e Mac Ruth - 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi
MIGLIORI COSTUMI
Joanna Johnston - Allied
Colleen Atwood - Animali Fantastici e Dove Trovarli - ANG
Consolata Boyle - Florence
Madeline Funtaine - Jackie - FEDE
Mary Zophers - La La Land - FRA
MIGLIORI TRUCCO E ACCONCIATURA
Eva Von Bahr e Love Larson - A man called Ove (En man som heter Ove)- FRA
Joel Harlow e Richard Alonzo - Star Trek Beyond
Alessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini e Christopher Nelson - Suicide Squad - FEDE, ANG
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE Blind Vaysha, regia di Theodore Ushev Borrowed Time, regia di Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj - FEDE Pear Cider and Cigarettes, regia di Robert Valley Pearl, regia di Patrick Osborne - ANG Piper, regia di Alan Barillaro - FRA
La recitazione è una parte fondamentale del fare cinema: è il "davanti le quinte", la personificazione di personaggi in cui gli spettatori possono immedesimarsi.
Essendo così importante l'Academy le riserva ben 4 categorie, distinguendo tra donne e uomini, protagonisti e non.
La sfida al femminile quest'anno è quella che ha riservato le maggiori sorprese.
Dopo l'esclusione dalla cinquina di due delle dive più accreditate per l'Oscar da protagonista, Jessica Chastain (clamoroso!) e Amy Adams (clamorosissimo!), la gara sembra essere tra la bionda Emma Stone del favoritissimo La La Land e la mora Isabelle Huppert dell'europeo Elle.
La prima, nota per i suoi ruoli in Amazing Spider-Man e Birdman, sta raccogliendo premi un po' ovunque.
La seconda ha dalla propria parte il Golden Globe "drammatico" conquistato contro ogni pronostico il mese scorso.
Molte meno chance dovrebbero avercele Ruth Negga, che pure è promossa dall'esigente comunità afro-americana, e l'immarcescibile Meryl Streep: per lei si tratta della nomination numero 20 (!) in meno di 40 anni, di cui già 3 andate a segno (l'ultima 5 anni fa per The Iron Lady).
In ambito maschile il favorito è Ryan Gosling, trainato dal successo di La La Land.
Il protagonista di Drive e a Le Idi di Marzo avrà come principale avversario Casey Affleck (Manchester by the Sea), ma anche Viggo Mortensen è piaciuto molto ai critici col suo Captain Fantastic.
Tra i comprimari, invece, i giochi sembrano già fatti: Viola Davis (Barriere) e Mahershala Ali (Moonlight) hanno già la statuetta in tasca, specie la prima, già forte del Golden Globe ottenuto secondo le regole - a Hollywood sempre più ferree - del politicamente corretto.
Tutto lascia pensare che verranno premiati pure dall'Academy, a meno che non saltino fuori all'ultimo i nomi di una Nicole Kidman (Lion) o di un Jeff Bridges (Hell or High Water).
Per un ulteriore approfondimento vi lasciamo ai link che, come di consueto, trovate qui sotto.
C'è dentro tutto ciò che vi serve sui divi in corsa per l'Oscar!
Da sinistra: Isabelle Huppert, Ruth Negga, Natalie Portman, Emma Stone, Meryl Streep.
OSCAR 2017. CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA (DI NOMINATION)
Dall'alto, Ryan Gosling ed Emma Stone in La La Land; una scena da Moonlight; Ben Foster e Chris Pine in Hell or High Water.
Dopo il tripudio alla Mostra del Cinema di Venezia dello scorso anno e il trionfo ai Golden Globe, ecco arrivare l'ennesimo record per La La Land, il musical del giovane regista di Whiplash, Damien Chazelle.
14 nomination agli Academy Award: prima, solo Eva Contro Eva di Joesph L. Mankiewicz (alla fine 6 statuette conquistate nel 1951) e Titanic di James Cameron (11 storiche statuette nel 1998) avevano saputo fare altrettanto.
Gli avversari più accreditati?
Il film indipendente Moonlight - forte di un fresco Golden Globe come miglior film drammatico - e il fantascientifico Arrival sono a quota 8 nomine.
Ma quest'ultimo parte zoppo: clamorosa l'esclusione della sua interprete principale, Amy Adams, dalla cinquina delle attrici protagoniste.
Una decisione incomprensibile, che ci ricorda l'ingiustizia patita da The Lego Movie nel 2015.
Nella stessa categoria, da notare la mancanza di Jessica Chastain e la ventesima (sì, avete letto bene: ventesima!) nomination di Meryl Streep.
Niente male per un'attrice che il neo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva definito "sopravvalutata"...
La sorpresa è rappresentata dalle quattro menzioni a Hell or High Water, pellicola indie: film, montaggio, sceneggiatura originale e attore non protagonista (il Grande Lebowski Jeff Bridges).
Spiace non vedere Deadpool tra i contendenti (l'appello del cineasta fumettaro Kevin Smith è rimasto inascoltato), mentre è curiosa la presenza di Suicide Squad.
A proposito di quest'ultima, notiamo con piacere che sono candidati due italiani, l'acconciatore Giorgio Gregorini e il truccatore Alessandro Bertolazzi.
Facciamo il tifo per voi, ragazzi!
E facciamo il tifo anche per Fuocoammare, coraggiosa opera di Gianfranco Rosi su Lampedusa e la tragedia dei migranti, in lizza come miglior documentario.
Insomma, abbiamo l'idea che questa edizione degli Academy Award possa essere memorabile: come anteprima abbiamo avuto a Novembre la consegna di un Oscar alla carriera a Jackie Chan!
Se queste sono le premesse...
Non vediamo l'ora di farvi leggere il nostro Speciale Oscar!
Continuate a seguirci!
GOLDEN GLOBE 2017. IL GLOBO NON È BELLO SE NON È MUSICARELLO
Dall'alto: i protagonisti di La La Land Emma Stone e Ryan Gosling; una scena di Moonlight con Mahershala Ali; Isabelle Huppert in Elle: Aaron Taylor-Johnson in Animali Notturni (Nocturnal Animals).
Un musical romantico e un po' rétro sbanca i Golden Globe Awards ed entra nella storia dei prestigiosi riconoscimenti della stampa estera: mai nessuna pellicola era riuscita a vincere 7 premi.
E il fatto è ancora più clamoroso perché ha fatto en plein, cioè ha vinto in tutte le categorie per le quali era stato candidato.
Stiamo parlando di La La Land, già applauditissimo esordio della Mostra del Cinema di Venezia 2016.
Da allora, un cammino trionfale per il giovane Damien Chazelle - a 32 anni, il più giovane vincitore di un globo per la regia - alla sua quarta opera (precedentemente aveva diretto Guy and Madeline on a Park Bench nel 2009 e poi i due Whiplash - il corto e il lungometraggio vincitore di 3 Oscar): un'altra serata da ricordare che stavolta gli frutta anche i riconoscimenti per il miglior film nella categoria "commedie/musical" e la migliore sceneggiatura.
Il trionfo è completato dai due protagonisti - Emma Stone (quella di Magic In The Moonlight e Birdman) e Ryan Gosling (già visto in Drive, Le Idi di Marzo) sono i migliori attori della categoria -, dalla colonna sonora e dalla canzone City of Stars di Justin Hurwitz.
Agli altri?
Solo le briciole.
Non ce l'ha proprio fatta la vera rivelazione delle nomination: Deadpool. Troppo politicamente scorretto e irriverente?
Eppure pochi film hanno saputo cogliere lo Zeitgeist (lo "spirito del tempo") di questo particolare periodo storico come, a suo modo, questo dedicato al supereroe Marvel.
Sarà stato percepito - a torto - come "trumpiano"?
Partiva forte alla vigilia invece Moonlight, storia di un'educazione sentimentale (gay) nella comunità afroamericana, narrata con tatto e sensibilità dal regista Barry Jenkins.
Ha portato a casa solo il titolo di miglior film drammatico, ma battendo una concorrenza agguerrita che comprendeva, tra gli altri, Hacksaw Ridge del redivivo Mel Gibson (a secco, alla fine) e Manchester by the Sea (che è valso il premio per il migliore attore drammatico al fratello di Ben Affleck, Casey).
L'attore non protagonista - Mahershala Ali - era strafavorito alla vigilia, ma ha perso contro Aaron Taylor-Johnson ( Anna Karenina), criminale psicopatico in Animali Notturni di Tom Ford (presentato e premiato a Venezia 2016).
Altra sorpresa, la vittoria come attrice drammatica della bravissima Isabelle Huppert, che l'ha spuntata su colleghe del calibro di Jessica Chastain (Miss Sloane), Natalie Portman e Amy Adams (rispettivamente per Jackie e Arrival, pure queste in concorso a Venezia 2016).
Finalmente si sono accorti del suo talento anche Oltreoceano.
Pensiamo che la sua prova in Elle (in concorso a Cannes 2016) sia risultata decisiva per far vincere alla pellicola di Paul Verhoeven anche il premio per il miglior film straniero.
Come attrice non protagonista, Viola Davis (Barriere-Fences) non sembrava avere rivali alla vigilia; e infatti ha vinto senza problemi.
Strada spianata verso l'Academy Award?
Nel 2012 ci era andata vicina con The Help, ma era stata battuta da Meryl Streep per The Iron Lady, che riesce a rubarle anche stavolta la scena.
La plurioscarizzata era candidata come migliore attrice in commedie/musical: non ha vinto ma è stata premiata lo stesso, alla carriera.
Nel discorso di ringraziamento ha attaccato duramente il neo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, momento più forte di una cerimonia per il resto piuttosto tranquilla.
Tra i cartoni animati, l'ha spuntata Zootropolis nel derby Disney con Oceania (il cui titolo originale è Moana. Speriamo che i giurati non abbiano visto il film sbagliato...).
Ora vediamo cosa succederà agli Oscar.
Riuscirà La La Land a seguire le orme di The Artist?
Intanto, in queste edizione dei Golden Globe, ne ha cantate quattro ai rivali.
Anzi, sette.