CINEMA A BOMBA!

lunedì 29 gennaio 2024

LYDIA TAR VS. LEONARD BERNSTEIN: DIRETTORI D'ORCHESTRA A CONFRONTO


A sinistra, Cate Blanchett in Tár; a destra, Bradley Cooper è Leonard Bernstein in Maestro



TAR



USA/Germania, 2022
158'
Regia: Todd Field
Interpreti: Cate Blanchett, Nina Hoss, Noémie Merlant, Mark Strong, Julian Glover, Sophie Kauer, Adam Gropnik.


MAESTRO



USA, 2023
129'
Regia: Bradley Cooper
Interpreti: Bradley Cooper, Carey Mulligan, Maya Hawke, Matt Bomer, Sarah Silverman, Michael Urie, Vinccenzo Amato.


Nella stagione dei premi cinematografici iniziata con i Golden Globe e fresca di nomination agli Oscar (a breve in nostro consueto Speciale), uno dei titoli di punta è sicuramente Maestro.

Presentata in anteprima alla Mostra di Venezia 2023, la biografia per il grande schermo di quello che è considerato uno dei direttori d'orchestra e uno dei compositori statunitensi più celebri e celebrati di tutti i tempi, Leonard Bernstein (suo è lo stranoto musical West Side Story), è l'opera seconda di Bradley Cooper (dopo l'acclamato A Star Is Born).

Curiosamente, un altro attore-regista, il molto meno noto Todd Field, sempre al Lido ma un anno prima aveva portato il suo ritratto di un direttore d'orchestra, una donna: Tár, dal nome della sua protagonista, Lydia Tár.

Mentre il divo di Una Notte da Leoni e American Sniper ha preferito impersonificare direttamente il personaggio principale, Field si è invece affidato ad una delle migliori attrici viventi, Cate Blanchett, che infatti per questo ruolo ha conquistato la Coppa Volpi (è stata tuttavia scippata di un Oscar strameritato a causa della solita stucchevole spartizione dei premi politicamente corretta hollywoodiana).

Lydia Tár e Leonard Bernstein. Entrambi omosessuali (ma lui con moglie e figli, lei con compagna e figlia); entrambi popolari e talentuosi; entrambi capaci, volenti o nolenti, di distruggere le vite delle persone che stanno loro accanto.

E ancora: uno uomo e l'altra donna; uno esuberante, passionale e pieno di vita, l'altra fredda, manipolatrice e cinica; uno realmente esistito e l'altra, allieva dello stesso Bernstein, no.

Tár e Maestro sembrano due film simili e allo stesso tempo speculari.

In entrambi il punto di forza sono le interpretazioni: mimetica, con tanto di naso posticcio, e immersiva quella di Cooper (che sembra abbia impiegato sei anni di studio per una scena di sei minuti, quella in cui il personaggio dirige la sua opera Mass), che però divide la scena con una Carey Mulligan eccellente nella parte di una moglie tradita con altri uomini, dolente e dignitosa; maestosa e terribile quella di Blanchett, che giganteggia su tutti per piglio, carisma e fascino.

Nel destino dei protagonisti le due pellicole divergono: se per Bernstein il trattamento è stato piuttosto indulgente - il film è piaciuto ai figli: ottimo; ma questo è anche un indizio che la sua storia è stata edulcorata, come insegna Bohemian Rhapsody - per Tár l'epilogo è amaro e beffardo.

Esse in comune hanno anche difetti. Uno è che in entrambe, ad un certo punto, la narrazione gira un po' a vuoto e alla fine si sfilaccia; un altro è paradossale: esse sono entrambe incentrate su due direttori d'orchestra, ma la musica ricopre un posto piuttosto secondario rispetto alle vicende personali.

Per renderle giustizia consigliamo di riprendere successivamente, approfondire, riscoprire (o scoprire) e riascoltare da una parte le grandi opere dirette o composte da Bernstein, dall'altra quelle di Gustav Mahler, cavallo di battaglia della virago con la bacchetta.

Vale la pena, tutto sommato, vedere sia Tár che Maestro, possibilmente uno di seguito all'altro.

Quindi, in estrema sintesi. Leonard Bernstein: presente! Lydia Tár: c'è! Niente Mahler!


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mercoledì 19 gennaio 2022

HOUSE OF GUCCI, UNA SFILATA DI LUOGHI COMUNI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2021
157'
Regia: Ridley Scott
Interpreti: Lady Gaga, Adam Driver, Al Pacino, Jeremy Irons, Salma Hayek, Jared Leto, Jack Huston, Reeve Carney, Camille Cottin, Vincent Riotta.


I Gucci sono ricchi. I Gucci sono famosi. I Gucci sono a capo di una casa di moda tra le più conosciute e riconoscibili al mondo. I Gucci sono stile.

Ma i Gucci sono anche una famiglia litigiosa, divisa, infelice.

In un mondo molto maschile e maschilista il rampollo Maurizio (Driver), figlio di Rodolfo (Irons), nipote di Aldo (Pacino) e cugino di Paolo (Leto), sposa l'ambiziosa, intrigante, astuta, cinica Patrizia Reggiani (Lady Gaga), figlia di un imprenditore di autotrasporti, che non si fa troppi scrupoli per realizzare i propri disegni.

Sarà costei a causare, direttamente o indirettamente, la caduta della famiglia, fino al tragico epilogo.



Il film è tutt'altro che accurato ed è pieno di stereotipi e cliché nei confronti degli Italiani.

Al Pacino è troppo brutto.

Jared Leto è troppo caricaturale.

Lady Gaga cerca di parlare in lingua italiana, ma la sua sembra una cadenza russa.

E poi rende glamour un'assassina senza scrupoli e, anzi, la fa quasi sembrare una vittima dell'ambiente famigliare.

La pellicola presenta la famiglia Gucci in modo mistificante e offensivo.

Le ambientazioni sono infedeli: Villa Necchi Campiglio come residenza della famiglia Gucci?! Maurizio Gucci ucciso in una zona di Roma per esigenze sceniche (quel giorno a Milano pioveva e il regista non voleva fare riprese con la pioggia)?!

E su tutto il giudizio tranchant di Tom Ford, uno che i personaggi della vicenda li conosceva molto bene (lo stilista e regista - di A Single Man e del notevole Animali Notturni - ai tempi era direttore creativo della maison): L’ho trovato come la soap opera Dynasty, per sottigliezza. Ho spesso riso a crepapelle, ma non dovevo forse farlo? Nella realtà questa storia è a volte assurda, ma pur sempre tragica.

Non si può certo dire che House Of Gucci non abbia fatto parlare di sé - più nel male che nel bene, a dire il vero.

Eppure...

Lasciando da parte le polemiche e le critiche, chiudendo un occhio sull'aderenza ai fatti realmente accaduti, tralasciando le performance imbarazzanti di Al Pacino (esagerata) e di Jared Leto (sono lontani i tempi di Dallas Buyers Club) e Salma Hayek (grottesche), dimenticando che Adam Driver è stato Kylo Ren, considerando sconsolatamente che Jeremy Irons vale un tantinello di più che una comparsata (come Rodolfo Gucci ci ricorda più l'algido Claus von Bülow che gli fece vincere l'Oscar nel 1991 piuttosto che l'Alfred di Batman v Superman e Justice League)... - insomma: concentrandosi praticamente quasi ed esclusivamente su Lady Gaga e lasciandosi trascinare dal suo carisma - possiamo dire che alla fin fine House of Gucci non è poi così male.

Aspettavamo una conferma della bravura della popstar dopo A Star Is Born: ed eccola qua.

L'italo-americana si cala con impegno nella parte e rende credibile la sua trasformazione in Patrizia Reggiani: è lei il fulcro di tutto il film; e non sorprende il fatto che rubi la scena a tutti.

Difficle dire se sia perfetta nel ruolo; di certo è molto funzionale al modo con il quale il regista ha scelto di rappresentare la torbida vicenda.

Gaga, regina degli eccessi e delle provocazioni, ha portato il suo istrionismo nel ruolo della socialite, creando una sorta di femme fatale volgare e pacchiana che sembra uscita più da una sit-com che da una tragedia greca, ma che risulta molto incisiva.

In questo è stata assecondata da Ridley Scott, che non lesina accelerate nel kitsch più grottesco e negli stereotipi più sfrontati.

Ecco: tralasciamo il fatto che noi Italiani avremmo potuto fare un prodotto più dignitoso e più aderente alla realtà dei fatti, visto che la vicenda si svolge in Italia (ma poi: perché il cinema italiano non racconta quasi mai la storia italiana?); sorvoliamo sul fatto che quando Hollywood prova a descrivere il nostro Paese è già tanto se mostra le bellezze artistiche e paesaggistiche (lasciamo perdere ogni considerazione sulla caratterizzazione dei personaggi "nativi"...); facciamo finta di non notare che tra gli interpreti principali non figura neppure un attore nostrano...

Ecco: tutto sommato, senza farci troppe disquisizioni sopra, House of Gucci è un buon prodotto di intrattenimento, senza tante pretese, a tratti divertente (involontariamente? Volontariamente? Chissà...), di certo molto sbrilluccicante e fatuo, tutta apparenza, stracafone.

L'unica luce che riesce varamente a brillare è quella di Stefani Joanne Angelina Germanotta.

Da sola vale il prezzo del biglietto, un biglietto per una sfilata di luoghi comuni che senza di lei risulterebbe piuttosto cheap.



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venerdì 9 agosto 2019

I CORTI: LA BALLATA DI BUSTER SCRUGGS, 6 SCENETTE IN CERCA DI AUTORI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
133'
Regia: Joel & Ethan Coen


Che cos'è La Ballata di Buster Scruggs?
Un tentativo fallito di (mini)serie tv rimontato come un lungometraggio?
Oppure un film vero e proprio suddiviso in capitoli?

La produzione targata Netflix e la mancanza di connessioni tra i vari episodi - eccetto l'ambientazione e un paio di tematiche che ricorrono - farebbero propendere per la prima ipotesi.

I fratelli Coen hanno tuttavia giurato e spergiurato che si tratta del secondo caso e hanno tirato in ballo, come fonte di ispirazione, i film italiani ad episodi in voga negli anni Sessanta e Settanta.

Noi di CINEMA A BOMBA!, nel dubbio, li abbiamo considerati come 6 cortometraggi, ognuno a sé stante, e come tali ve li presentiamo.

Comunque sia, il risultato è complessivamente un'opera diseguale e incompiuta.
I registi di Fargo, Il Grande Lebowski e Non è un Paese per Vecchi sinceramente hanno fatto di meglio, in passato.

Il western rimane un genere affascinante e versatile, che il duo affronta in parte con riverito rispetto e in parte con impietosa dissacrazione.

Ecco allora un bizzarro incrocio di musical, film di cowboy e commedia nera, che ha al proprio attivo la fotografia satura del francese Bruno Delbonnel (già artefice dei cromatismi "fiamminghi" del Faust di Sokurov, ricordate?), una sceneggiatura che è valsa l' Osella alla Mostra di Venezia (dove l'opera è stata presentata in anteprima, fiore all'occhiello della piattaforma di streaming online alla kermesse lagunare insieme al capolavoro Roma di Alfonso Cuarón) e la nomination agli Oscar, e i costumi di Mary Zophres (al suo attivo, pellicole quali Il Grande Lebowski, Iron Man 2, Interstellar, La La Land, First Man), anch'essi gratificati con una candidatura agli Academy Award.

Dei 6 capitoli che lo compongono, alcuni sono più riusciti, altri meno.
Di seguito li analizziamo in dettaglio.
Buona lettura!






Tim Blake Nelson nei panni di Buster Scruggs. 

1.1 The Ballad of Buster Scruggs
Con: Tim Blake Nelson, Willie Watson, Tom Proctor, Clancy Brown.

Un pistolero canterino tutto vestito di bianco affronta diversa gente in duello, finché incontra un pistolero armonicista tutto vestito di nero.
Il corto più pulp e grottesco. La conclusiva When a Cowboy Trades His Spurs for Wings è stata candidata all'Oscar per la miglior canzone (ma alla fine ha vinto Shallow, da A Star is Born).


James Franco in Near Algodones

1.2 Near Algodones
Con: James Franco, Stephen Root, Ralph Ineson, Jesse Luken.

Un bandito cerca di rapinare una banca in mezzo al deserto, ma si ritrova due volte con il cappio al collo.
Interessante lo spunto di partenza (specie l'idea del vecchio ricoperto di padelle), ma l'intreccio è un po' inconcludente.
Il protagonista James Franco è una vecchia conoscenza del nostro blog; Stephen Root era apparso in Red State di Kevin Smith.


Liam Neeson in Meal Ticket

1.3 Meal Ticket
Con: Liam Neeson, Harry Melling.

Un vecchio impresario porta in giro per l'America un teatrino in cui fa recitare un giovane senza braccia né gambe.
Il capitolo più cinico e amaro, con un co-protagonista che ricorda da vicino quello de Il Circo della Farfalla.
Liam Neeson lo avevamo recentemente intercettato in Silence di Martin Scorsese, mentre Harry Melling - quasi irriconoscibile - era il cugino Dudley Dursley di Harry Potter.






Tom Waits in All Gold Canyon

1.4 All Gold Canyon
Con: Tom Waits, Sam Dillon.

Un anziano cercatore d'oro trova finalmente un filone, ma un giovane opportunista cerca di portarglielo via.
Ispirato a un racconto di Jack London, è forse il migliore dei 6 corti, merito soprattutto di un grande Tom Waits.
Il celebre "cantattore" californiano esordisce come protagonista, immortalando il personaggio più classico e memorabile del film.


Una scena di The Gal Who Got Rattled

1.5 The Gal Who Got Rattled
Con: Zoe Kazan, Bill Heck, Jefferson Mays, Grainger Hines.

Una ragazza in viaggio con una carovana perde il fratello per colpa del colera, ma quello sarà solo il primo dei suoi problemi.
L'episodio più lirico e tragico, vale essenzialmente per la scena della sparatoria con gli indiani.


Una scena tratta da The Mortal Remains

1.6 The Mortal Remains
Con: Tyne Daly, Brendan Gleeson, Saul Rubinek, Chelcie Ross.

Quattro uomini e una donna su una diligenza guidata da un cocchiere misterioso, diretti verso un albergo immerso nella nebbia.
Conclusione scopertamente allegorica e metafisica.
L'ambientazione western è superflua: la vicenda poteva essere raccontata in qualunque periodo storico, anche in epoca moderna.
Brendan Gleeson è quello del cortometraggio Six Shooter.




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domenica 7 aprile 2019

OSCAR 2019. BLACKKKLANSMAN, COME TI INFILTRO UN NERO TRA I BIANCHI RAZZISTI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
135'
Regia: Spike Lee
Con: John David Washington, Adam Driver, Topher Grace, Laura Harrier, Jasper Pääkkönen, Paul Walter Hauser, Harry Belafonte, Alec Baldwin.


Colorado Springs, primi anni 70.
Ron Stallworth (Washington) diventa il primo poliziotto afroamericano della contea.

Dopo aver fatto esperienza dei pregiudizi e del razzismo di alcuni suoi colleghi, viene riassegnato al dipartimento di intelligence.

Qui nota un annuncio di reclutamento del Ku Klux Klan, nota organizzazione suprematista e xenofoba, e ha un'intuizione geniale: perché non infiltrarsi all'interno e raccogliere prove a carico dei suoi membri?

Certo, per un nero sarebbe impossibile: ecco allora venirgli in aiuto il collega bianco Flip Zimmerman (Driver).
Ron si limita a prendere contatti telefonici, mentre Flip si presenta agli incontri di persona, fingendosi Ron...






Un poliziotto afromericano infiltrato nel KKK?!?
Suona come lo spunto per uno sketch di Dave Chappelle, e invece si tratta di una storia vera.

Dopo averla scoperta, Spike Lee l'ha fatta sua, aggiungendo al copione elementi di commedia e riferimenti espliciti all'attualità (ossia all'era Trump).

Un'operazione che ha dato frutto, tant'è che il regista ha conquistato il primo Oscar della propria carriera, per la miglior sceneggiatura.
Lo stesso ambito - guarda un po' - in cui era uscito vincente il suo eterno amico/nemico Quentin Tarantino (prima con Pulp Fiction, poi con Django Unchained).

Spike è solo il secondo afroamericano nella storia del cinema a essere stato premiato nella categoria.
Prima di lui solo Jordan Peele, lo scorso anno con l'ottimo Scappa-Get Out (qui il cineasta-comedian figura come co-produttore).






Dimenticate le polemiche e le provocazioni seriose di tante sue pellicole precedenti (e non solo quelle: pure la sua esagerata protesta agli Academy Awards, nel momento in cui la statuetta più ambita è finita a Green Book).
Lee questa volta ha trovato il tono e il ritmo giusti, come conferma - tra le altre cose - il Gran Premio della Giuria all'ultimo Festival di Cannes.

Di più: BlacKkKlansman è il miglior film della sua carriera.

Pur con qualche libertà artistica e cronologica (la vicenda è ambientata nel 1972, a ridosso delle presidenziali vinte da Nixon, ma nella realtà avvenne nel 1979), la pellicola restituisce fedelmente lo spirito dei tempi e le caratteristiche delle persone che di quella storia furono protagoniste.

Ciò avviene anche in virtù di un cast scelto e guidato con intelligenza.
E se da un lato J.D. Washington - figlio d'arte: suo padre si chiama Denzel... - è una rivelazione, Adam Driver (alias Kylo Ren di Star Wars) è una gradita conferma.

Nelle retrovie, segnaliamo la comparsata satirica di Alec Baldwin nel prologo (deve portare fortuna, perché un altro suo cammeo era presente in
A Star is Born, anch'esso oscarizzato) e quella magnetica di Harry Belafonte, celeberrimo musicista calypso con l'hobby della recitazione.

Il ruolo più difficile è però toccato a Topher Grace, che ricorderete come il primo Venom apparso sul grande schermo (in Spider-Man 3).
Il suo David Duke - figuro cinico e spregevole, eppure dotato di un ottimo eloquio e di un certo charme - non si dimentica facilmente.
Ancor più se messo in confronto con il vero Duke, che appare in recenti immagini di repertorio.

Qui sta il geniale colpo di coda di Spike: concludere il film con video amatoriali e riprese tratte dai telegiornali, che testimoniano una verità inquietante.
L'America non è cambiata, è ancora (di nuovo?) come ieri.

Non vale solo per l'Oltreoceano.
Vale anche per noi.




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sabato 23 febbraio 2019

OSCAR 2019. NOMINATION: FILM E REGIA



Andare alla Mostra del Cinema di Venezia porta bene, e anche stavolta ne abbiamo la conferma.

Come abbiamo notato nelle scorse edizioni, chi passa dalla kermesse lagunare agli Oscar poi fa sempre una bella figura.

L'anno scorso era capitato, per esempio, a The Shape of Water - che dopo il Leone d'Oro si è accaparrato 4 statuette, tra le quali quella per il miglior film e quella per la regia di Guillermo del Toro - e a Tre Manifesti a Ebbing, Missouri - dopo il premio per la sceneggiatura al Lido, due riconoscimenti a Frances McDormand e Sam Rockwell.

Il vincitore dell'ultimo Leone d'Oro, Roma del messicano Alfonso Cuarón, se la dovrà vedere di nuovo con The Favourite del greco Yorgos Lanthimos: entrambi, a sorpresa, sono in testa per numero di nomination - ben 10!

Altre pellicole passate in anteprima alla Mostra sono A Star Is Born, che è invece a quota 10, e First Man di Damien Chazelle (4), The Ballad of Buster Scruggs dei fratelli Coen (3), Opera Senza Autore di Florian Henckel von Donnersmarck (2) - ma queste ultime tre non sono state nominate nelle categorie oggetto del presente post.

Complimenti ad Alberto Barbera: ottima selezione!

Anche Cannes è ben rappresentata: il vincitore della Palma d'Oro, il giapponese Shoplifters concorre per il miglior film straniero assieme a Cafarnao della libanese Nadine Labaki e soprattutto Cold War (in totale 3 nomine) del polacco Paweł Pawlikowski, sorpresa nella cinquina dei migliori registi.

Ma tra i film passati alla Croisette la parte del leone la fa BlacKkKlansman, 6 candidature, tra le quali quella per il miglior film e la migliore regia (non ci crederete, ma è la prima per Spike Lee in quest'ultima categoria).

Lasciando da parte gli outsider - Vice e Green Book, che però ha molte chance di vittoria finale - notiamo che l'Academy abbia voluto rappresentare in questa edizione anche pellicole che hanno fatto molto bene al botteghino.

Così, accantonato per il momento l'Oscar per il miglior film "popolare" dopo una valanga di polemiche, ecco che accanto al pompatissimo Black Panther, kolossal targato Marvel, troviamo pure il vituperatissimo (dalla critica) biopic sui Queen, Bohemian Rhapsody.

E visto che l'Academy era in vena di novità, ecco addirittura una cinquina di registi decisamente e stranamente internazionale: due americani soltanto (Lee e McKay), contro un messicano, un greco e un polacco!

Insomma, questa edizione è piuttosto confusa, ma decisamente interessante e imprevedibile.

Chissà chi vincerà.

Nel frattempo vi facciamo conoscere i candidati per i premi più prestigiosi della Notte delle Stelle.






MIGLIOR FILM


Black Panther - Kevin Feige


BlacKkKlansman - Sean McKittrick, Jason Blum, Raymond Mansfield, Jordan Peele e Spike Lee


Bohemian Rhapsody - Graham King


La favorita (The Favourite) - Ceci Dempsey, Ed Guiney, Lee Magiday e Yorgos Lanthimos


Green Book - Jim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie, Peter Farrelly e Nick Vallelonga


Roma - Gabriela Rodríguez e Alfonso Cuarón


A Star Is Born - Bill Gerber, Bradley Cooper e Lynette Howell Taylor


Vice - L'uomo nell'ombra (Vice) - Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Adam McKay e Kevin J. Messick






MIGLIOR REGIA
Alfonso Cuarón – Roma

Yorgos Lanthimos – La favorita (The Favourite)

Spike Lee – BlacKkKlansman

Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

Paweł Pawlikowski – Cold War (Zimna wojna)




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mercoledì 20 febbraio 2019

OSCAR 2019. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI



Ah, le stelle!
Ovviamente non intendiamo quelle del firmamento, ma quelle del cinema.
La recitazione è la vera anima dei film, il quid capace di trasformare un'opera tecnicamente ineccepibile in qualcosa di autentico, "vero".

In quota femminile è notevole la presenza di ben 3 attrici del cast di La Favorita!
Olivia Colman gareggia come protagonista, mentre Emma Stone (già oscarizzata due anni or sono grazie a La La Land) e Rachel Weisz (anch'essa detentrice di una statuetta, per The Constant Gardener del 2006) sono impegnate in un derby all'ultimo sangue che riguarda i ruoli di supporto.

La competizione sembra serratissima in entrambe le categorie: se in una la "cantattrice" Lady Gaga punta a soffiare la statuetta alla globizzata veterana Glenn Close, nell'altra c'è da segnalare almeno Amy Adams - la mitica Lois Lane della Justice League - come probabile terza incomoda.






In ambito maschile la situazione appare differente.
Come migliore protagonista, sembra di assistere a un "Rami Malek contro tutti": l'attore ha convinto unanimemente con la sua calligrafica interpretazione di Freddy Mercury in Bohemian Rhapsody, per cui non sarà facile sottrargli l'Oscar.

Idem per il riconoscimento come miglior non protagonista: Mahershala Ali, già vincitore nel 2017 con Moonlight, è decisamente il favorito, benché Sam Rockwell (a sua volta già incensato l'anno scorso, per Tre Manifesti) potrebbe dargli filo da torcere.

Adam Driver (Kylo Ren di Star Wars), Sam Elliott (il cowboy de Il Grande Lebowski) e Richard E. Grant (il cattivo di Logan) paiono avere meno chance.

Volete testare la bravura di queste/i grandi interpreti?
Non vi resta che cliccare sui link che trovate di seguito e decidere se vi convincono o no...






Da sinistra: Melissa McCarthy, Lady Gaga, Olivia Colman, Yalitza Aparicio, Glenn Close.  

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Yalitza Aparicio – Roma
Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra (The Wife)
Olivia Colman – La favorita (The Favourite)
Lady Gaga A Star Is Born
Melissa McCarthy – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

Da sinistra: Bradley Cooper, Christian Bale, Rami Malek, Viggo Mortensen, Willem Dafoe.  

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
Bradley Cooper A Star Is Born
Willem Dafoe – Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità (At Eternity's Gate)
Rami Malek Bohemian Rhapsody
Viggo Mortensen – Green Book

Da sinistra: Marina de Tavira, Regina King, Rachel Weisz, Amy Adams, Emma Stone.  

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Amy Adams – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
Marina de Tavira – Roma
Regina King – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
Emma Stone – La favorita (The Favourite)
Rachel Weisz – La favorita (The Favourite)

Da sinistra: Richard E. Grant, Adam Driver, Mahershala Ali, Sam Rockwell, Sam Elliott.  

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Green Book
Adam Driver – BlacKkKlansman
Sam Elliott A Star Is Born
Richard E. Grant – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
Sam Rockwell – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)




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venerdì 15 febbraio 2019

OSCAR 2019. NOMINATION: PREMI MUSICALI

Dall'alto: Kendrick Lamar nel video di All the Star (Black Panther); Lady Gaga canta Shallow con Bradley Cooper in A Star Is Born; Emily Blunt nei panni di Mary Poppins canta The Place Where Lost Things Go.  


Il cinema eccita i sensi.
Non soltanto la vista, ma pure - e non poco - l'udito.

Per quanto concerne il sonoro in sé, rimandiamo al nostro post precedente dedicato ai premi tecnici.
Qui si parla invece di musica e canzoni, che in una pellicola a volte possono davvero fare la differenza.

Quest'anno si può notare come solo due film siano candidati in entrambe le categorie dedicate.
E se Il Ritorno di Mary Poppins - in quanto musical - non è certo una sorpresa, la doppia nomina di Black Panther lascia un po' spiazzati.
Forse è la prima volta per un'opera supereroistica, certamente è una novità nell'ambito del Marvel Cinematic Universe.

Da notare l'assenza di cartoni animati: forse la Disney e suoi concorrenti hanno preferito puntare sui live action.
Nessun cartone, quindi, ma in effetti un film d'animazione sì: L'Isola dei Cani è il secondo lungometraggio in stop motion firmato dal regista di culto Wes Anderson (Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou, Moonrise Kingdom, Grand Budapest Hotel).
Il precedente Fantastic Mr. Fox non era andato oltre la nomination; questa volta andrà meglio?

In entrambe le categorie la competizione è equilibrata, nessun risultato è scontato.
Tuttavia è assodato che la nostalgica When a Cowboy Trades his Spurs for Wings (da La Ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen) e la struggente Shallow (già vincitrice del Golden Globe, da A Star is Born) daranno filo da torcere agli altri contendenti per la miglior canzone.

Ma ora è il momento di cliccare sui link che trovate qui di seguito.
Chiudete gli occhi, fate un bel respiro e lasciate che sia la musica a parlare...






MIGLIOR COLONNA SONORA
Ludwig Göransson – Black Panther
Terence Blanchard – BlacKkKlansman
Alexandre Desplat – L'Isola dei Cani (Isle of Dogs)
Marc Shaiman, Scott Wittman – Il Ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Nicholas Britell – Se la Strada Potesse Parlare (If Beale Street Could Talk)

MIGLIOR CANZONE
All The Stars (musica e testi di Kendrick Lamar, SZA, Sounwave e Al Shux) - Black Panther
I'll Fight (musica e testi di Diane Warren) - RBG
The Place Where Lost Things Go (musica di Marc Shaiman, testi di Marc Shaiman e Scott Wittman) - Il Ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) - A Star Is Born
When a Cowboy Trades His Spurs for Wings (musica e testi di David Rawlings e Gillian Welch) - La Ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)




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mercoledì 13 febbraio 2019

OSCAR 2019. NOMINATION: PREMI TECNICI




Noi vediamo solo il prodotto finito, ma dietro ad ogni film c'è il lavoro di numerosi professionisti, che pressoché sempre rimangono poi nell'ombra.

L'Academy ha voluto omaggiarli con diverse categorie "tecniche" per far capire anche a chi di cinema non mastica molto quanto importante sia il loro contributo.

Sebbene non siano molte le persone che sappiano la differenza tra sonoro e montaggio sonoro, non sfugge a nessuno che le pellicole con una fotografia suggestiva, una scenografia sontuosa, un montaggio serrato, costumi sfarzosi, trucchi fantasiosi, effetti speciali mirabolanti... si facciano notare di più.

CINEMA A BOMBA! vi porta dietro le quinte dei film più acclamati dell'anno per farvi scoprire cosa succede all'interno di un set e come lavorano i super esperti.

P.S.: In una di queste categorie è presente anche un grande regista.
Riuscite a trovarlo?







La fotografia di Cold War (Zimna wojna).

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Łukasz Żal – Cold War (Zimna wojna)
Robbie Ryan – La favorita (The Favourite)
Caleb Deschanel – Opera senza autore (Werk ohne Autor)
Alfonso Cuarón – Roma
Matthew Libatique – A Star Is Born


Le scenografie di La favorita (The Favourite).

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Hannah Beachler e Jay Hart – Black Panther
Fiona Crombie e Alice Felton – La favorita (The Favourite)
Nathan Crowley e Kathy Lucas – First Man - Il primo uomo (First Man)
John Myhre e Gordon Sim – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Eugenio Caballero e Barbara Enriquez – Roma


Dietro le quinte di Bohemian Rhapsody.

MIGLIOR MONTAGGIO
Barry Alexander Brown – BlacKkKlansman
John Ottman – Bohemian Rhapsody
Yorgos Mavropsaridis – La favorita (The Favourite)
Patrick J. Don Vito – Green Book
Hank Corwin – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)


Gli effetti speciali di Avengers: Infinity War.






MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Dan DeLeeuw, Kelly Port, Russell Earl e Dan Sudick – Avengers: Infinity War
Christopher Lawrence, Michael Eames, Theo Jones e Chris Corbould – Ritorno al Bosco dei 100 Acri (Christopher Robin)
Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J. D. Schwalm - First Man - Il primo uomo (First Man)
Roger Guyett, Grady Cofer, Matthew E. Butler e David Shirk – Ready Player One
Rob Bredow, Patrick Tubach, Neal Scanlan e Dominic Tuohy – Solo: A Star Wars Story


Dietro le quinte di A Star Is Born.

MIGLIOR SONORO
Steve Boeddeker, Brandon Proctor e Peter Devlin – Black Panther
Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali – Bohemian Rhapsody
Jon Taylor, Frank A. Montaño, Ai-Ling Lee e Mary H. Ellis – First Man - Il primo uomo (First Man)
Skip Lievsay, Craig Henighan e José Antonio García – Roma
Tom Ozanich, Dean Zupancic, Jason Ruder e Steve Morrow – A Star Is Born


Alcune scene tratte da Roma.

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Benjamin A. Burtt e Steve Boeddeker – Black Panther
John Warhurst e Nina Hartstone – Bohemian Rhapsody
Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – First Man - Il primo uomo (First Man)
Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl – A Quiet Place - Un posto tranquillo (A Quiet Place)
Sergio Díaz e Skip Lievsay – Roma

I costumi di Ruth Carter per Black Panther.  

MIGLIORI COSTUMI
Mary Zophres – La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
Ruth Carter – Black Panther
Sandy Powell – La favorita (The Favourite)
Sandy Powell – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Alexandra Byrne – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots)


Dietro le quinte di Vice.

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Göran Lundström e Pamela Goldammer – Border - Creature di confine (Border)
Jenny Shircore, Marc Pilcher e Jessica Brooks – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots)
Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia DeHaney – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)




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martedì 8 gennaio 2019

GOLDEN GLOBE 2019. RAPSODIA, PORTAMI VIA

Dall'alto: Rami Malek tra Brian May e Roger Taylor; Alfonso Cuarón con i due globi conquistati per Roma; la premiazione di Green Book.  


Che cosa racconta il verdetto dei Golden Globes di quest'anno?

Al di là del fatto che questa competizione sia o meno un'anteprima degli Oscar (dibattito che si rinnova annualmente), appare chiaro quali siano stati i film più rappresentativi della stagione appena passata.

Premiato per il miglior film drammatico e per il migliore attore protagonista (Rami "Mr. Robot" Malek), Bohemian Rhapsody è senza dubbio uno dei vincitori della serata.
Il biopic dedicato a Freddie Mercury e ai Queen è stato massacrato dalla critica (soprattutto quella statunitense), ma è stato un clamoroso successo di pubblico e ha convinto i circa 90 giornalisti della stampa estera iscritti all'Hollywood Foreign Press Association.

A contendergli la scena c'è il già Leone d'Oro a Venezia Roma, ultima fatica del premio Oscar (nel 2014, per Gravity) Alfonso Cuarón.
L'opera del cineasta messicano ha mandato in brodo di giuggiole un po' tutti, spingendo il collega e connazionale Guillermo del Toro - trionfatore agli scorsi Academy Awards con The Shape of Water-La Forma dell'Acqua - a definirla persino come una delle migliori pellicole della storia del cinema!

Intanto ha incassato i riconoscimenti per il film straniero e la regia, e forse avrebbe conquistato pure quello per il miglior film drammatico, se fosse stato candidato.
Un'esclusione che ha fatto e farà ancora discutere.

Il terzo incomodo potrebbe essere Green Book, vincitore - piuttosto a sorpresa, a dire il vero - di ben 3 Globi.
Miglior commedia, attore non protagonista (Mahershala Ali, già oscarizzato nel 2017 grazie a Moonlight), miglior sceneggiatura: un bel bottino per il regista Peter Farrelly, fino a ieri noto soprattutto per opere demenziali in coppia con il fratello Bobby come Scemo e + Scemo.






Un altro colpo di scena è stato il premio per il miglior film di animazione a Spider-Man: Un Nuovo Universo (titolo originale: Spider-Man: Into The Spider-Verse).
Quello con protagonista il famoso Arrampicamuri è stato il cartone-rivelazione dell'anno, e chissà che non si affermi anche agli Oscar.
In ogni caso una bella soddisfazione per la Marvel, che invece non è riuscita a sfondare col pompatissimo Black Panther, rimasto a bocca asciutta.

Ma le delusioni più grosse sono state quelle di First Man - Il Primo Uomo e A Star Is Born.
La pellicola diretta dal Damien Chazelle di Whiplash e La La Land si è dovuta accontentare del riconoscimento per la miglior colonna sonora, mentre l'esordio dietro la cinepresa di Bradley Cooper (sì, proprio quello di Una Notte da Leoni) è riuscito ad accaparrarsi solo il globe per la miglior canzone (la bella Shallow).

Peccato, perché a A Star Is Born era dato fino alla vigilia come uno dei favoriti.
Molti si aspettavano che almeno Lady Gaga vincesse il premio come miglior attrice, invece neppure quello.

La strada verso gli Oscar è tortuosa, ma ormai alquanto breve.
Il verdetto di questi Golden Globe verrà confermato o sovvertito?
Staremo a vedere...




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lunedì 7 gennaio 2019

GOLDEN GLOBE 2019. I VINCITORI

(La locandina dell'edizione numero 76 dei Golden Globe) 


Sorpresa!
Bohemian Rhapsody trionfa in questa edizione dei Golden Globe.

Il biopic su Freddie Mercury e i Queen si porta a casa i premi per il miglior film drammatico e per il migliore attore (Rami Malek).

A Star Is Born, il grande sconfitto della serata, deve accontentarsi del riconoscimento per la canzone.

Molti davano per certa la vittoria di Lady Gaga come attrice drammatica, ma l'italo-americana è stata battuta dalla veterana Glenn Close.

Il film che ha conquistato il maggior numero di statuette è Green Book di Peter Farrelly (commedia, attore non protagonista, sceneggiatura), mentre Roma porta a casa i riconoscimenti per il film straniero e la regia (Alfonso Cuarón).

Gloria anche per First Man - Il primo uomo (First Man) (colonna sonora), The Favourite (Olivia Colman attrice in una commedia), If Beale Street Could Talk (attrice non protagonista: Regina King), Spider-Man: Into The Spider-Verse (film di animazione), Vice (Christian Bale, attore in una commedia).

In attesa delle nostre considerazioni, vi presentiamo intanto i vincitori.






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Bohemian Rhapsody, regia di Bryan Singer

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
Green Book, regia di Peter Farrelly

MIGLIOR REGISTA
Alfonso Cuarón – Roma

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra (The Wife)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Rami Malek Bohemian Rhapsody

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Olivia Colman – La favorita (The Favourite)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Regina King – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Green Book

MIGLIOR FILM STRANIERO
Roma, regia di Alfonso Cuarón (Messico)

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Spider-Man - Un nuovo universo (Spider-Man: Into the Spider-Verse), regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman

MIGIORE SCENEGGIATURA
Brian Hayes, Peter Farrelly e Nick Vallelonga – Green Book

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Justin Hurwitz – First Man - Il primo uomo (First Man)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
Shallow A Star Is Born




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domenica 6 gennaio 2019

GOLDEN GLOBE 2019. LE NOMINATION

(Il Golden Globe) 


Lo sapete: amiamo i Golden Globe.

Tra le altre cose, per le distinzioni per generi di film, in modo tale che le commedie non vengano penalizzate; per il numero di pellicole coinvolte, così che anche quelle "d'autore" possano trovare spazio; per il coraggio di aver fatto negli ultimi anni certe scelte (si veda il caso Deadpool); per essersi piegati meno al "politicamente corretto" rispetto agli Oscar e per essersi dimostrati più equilibrati dei rivali nella distribuzione dei premi.

Però, purtroppo, stiamo assistendo nelle ultime edizioni a giochetti delle major per cercare di raggranellare qualche riconoscimento o per piazzarsi meglio nella corsa agli Academy Award, spostando film da una categoria all'altra a seconda più della convenienza che del genere.

Così, senza andare troppo indietro nel tempo, cosa ci facevano Birdman, Sopravvissuto-The Martian (che ha pure vinto!) e Scappa-Get Out nella categoria "Miglior film commedia o musicale"?

Quest'anno, però, siamo addirittura al paradosso.

A Star Is Born e Bohemian Rhapsody, due dei film musicali più fortunati degli ultimi anni, anziché nella categoria apposita li ritroviamo tra i migliori film drammatici (e il primo manca addirittura per la colonna sonora originale!), così come il pompatissimo Black Panther targato Marvel ("film drammatico": sì, avete letto bene) e BlacKkKlansman di Spike Lee.

Insomma, l'unica pellicola davvero pertinente è If Beale Street Could Talk di Barry Jenkins, il regista di Moonlight.

Non si capisce poi con quale criterio sia stato escluso il vincitore del Leone d'Oro Roma di Alfonso Cuarón, che buona parte della critica considera il film dell'anno ed è stato confinato tra le pellicole straniere.

Tra le commedie, ci lascia perplessi la presenza di Vice (biopic su Dick Cheney) - che con ben 6 nomination è a sorpresa il front-runner di questa edizione - e soprattutto di The Favourite di Yorgos Lanthimos, che una commedia non ci sembra proprio.

Insomma, queste distinzioni ora come ora non hanno senso.

Auspichiamo regole più severe o un ripensamento delle categorie, in futuro, in modo da evitare o limitare il più possibile pasticci e furbate.

Ecco comunque l'elenco dei nominati cinematografici, che presenta comunque elementi interessanti - si veda l'insolita cinquina dei registi, le sfide tra attrici e attori (soprattutto tra le interpreti di film drammatici), l'equilibrata lotta per il miglior cartone animato.

Chissà chi saranno i vincitori di questi confusissimi Golden Globe...






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Black Panther, regia di Ryan Coogler
BlacKkKlansman, regia di Spike Lee
Bohemian Rhapsody, regia di Bryan Singer
Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk), regia di Barry Jenkins
A Star Is Born, regia di Bradley Cooper

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
Crazy & Rich (Crazy Rich Asians), regia di Jon M. Chu
La favorita (The Favourite), regia di Yorgos Lanthimos
Green Book, regia di Peter Farrelly
Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns), regia di Rob Marshall
Vice - L'uomo nell'ombra (Vice), regia di Adam McKay

MIGLIOR REGISTA
Bradley Cooper A Star Is Born
Alfonso Cuarón – Roma
Peter Farrelly – Green Book
Spike Lee – BlacKkKlansman
Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)






MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra (The Wife)
Lady Gaga A Star Is Born
Nicole Kidman – Destroyer
Melissa McCarthy – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
Rosamund Pike – A Private War

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Bradley Cooper A Star Is Born
Willem Dafoe – Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità (At Eternity's Gate)
Lucas Hedges – Boy Erased - Vite cancellate (Boy Erased)
Rami Malek Bohemian Rhapsody
John David Washington – BlacKkKlansman

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Emily Blunt – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Olivia Colman – La favorita (The Favourite)
Elsie Fisher – Eighth Grade
Charlize Theron – Tully
Constance Wu – Crazy & Rich (Crazy Rich Asians)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
Lin-Manuel Miranda – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Viggo Mortensen – Green Book
Robert Redford – The Old Man & the Gun
John C. Reilly – Stan & Ollie

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Amy Adams – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
Claire Foy First Man - Il primo uomo (First Man)
Regina King – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
Emma Stone – La favorita (The Favourite)
Rachel Weisz – La favorita (The Favourite)

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Green Book
Timothée Chalamet – Beautiful Boy
Adam Driver – BlacKkKlansman
Richard E. Grant – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
Sam Rockwell – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)






MIGLIOR FILM STRANIERO
Capharnaüm (Cafarnaúm), regia di Nadine Labaki (Libano)
Girl, regia di Lukas Dhont (Belgio)
Opera senza autore (Werk ohne Autor), regia di Florian Henckel von Donnersmarck (Germania)
Roma, regia di Alfonso Cuarón (Messico)
Shoplifters-Un affare di famiglia (Manbiki kazoku), regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Gli Incredibili 2 (Incredibles 2), regia di Brad Bird
L'isola dei cani (Isle of Dogs), regia di Wes Anderson
Mirai (Mirai no Mirai), regia di Mamoru Hosoda
Ralph spacca Internet (Ralph Breaks the Internet), regia di Phil Johnston e Rich Moore
Spider-Man - Un nuovo universo (Spider-Man: Into the Spider-Verse), regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman

MIGIORE SCENEGGIATURA
Alfonso Cuarón – Roma
Brian Hayes, Peter Farrelly e Nick Vallelonga – Green Book
Deborah Davis e Tony McNamara – La favorita (The Favourite)
Barry Jenkins – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Marco Beltrami – A Quiet Place - Un posto tranquillo (A Quiet Place)
Alexandre Desplat – L'isola dei cani (Isle of Dogs)
Ludwig Göransson – Black Panther
Justin Hurwitz – First Man - Il primo uomo (First Man)
Marc Shaiman, Scott Wittman – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
All the Stars – Black Panther
Girl in the Movies – Dumplin'
Requiem for a Private War – A Private War
Revelation – Boy Erased - Vite cancellate (Boy Erased)
Shallow A Star Is Born




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