SPIDER-MAN: ACROSS THE SPIDER-VERSE, IL RAGNETTO SALVA ANCORA IL (CINE)UNIVERSO
(Clicca sulla locandina per vedere il trailer).
USA, 2023
140'
Regia: Joaquim Dos Santos, Kemp Powers, Justin K. Thompson
Voci originali: Hailee Steinfeld, Shameik Moore, Oscar Isaac, Jake Johnson, Jason Schwartzman, Shea Whigham, Daniel Kaluuya, Mahershala Ali, Elizabeth Perkins, J.K. Simmons, Donald Glover (live action).
Sono passati 16 mesi dagli eventi del primo film.
Gwen (Steinfeld) entra a far parte della Spider-Society, un'alleanza di uomini-ragno provenienti da ogni angolo del Multiverso e guidata dal cupo Spider-Man 2099 (Isaac).
Torna in contatto anche con Miles (Moore) per fermare il supercattivo Macchia (Schwartzman), che intende sfruttare a proprio vantaggio le anomalie spazio-temporali che stanno danneggiando lo Spider-verso...
È difficile riassumere più di così la trama di questa lunga pellicola senza incappare in qualche spoiler!
La storia è davvero infarcita di colpi di scena, riferimenti e omaggi non solo al precedente Spider-Man: Un Nuovo Universo (diverse sottotrame che erano rimaste in sospeso vengono sviluppate o risolte), ma anche ai film in live action e più in generale a tutto l'universo "ragnesco".
Ma non si tratta di mero fan service: oltre ad una struttura narrativa a prova di bomba, Across the Spider-Verse gode anche di un'animazione stupefacente, che espande e migliora quella del primo lungometraggio (già "copiata" da altri: vedi Tartarughe Ninja - Caos Mutante).
Ogni spidey-universo è rappresentato con una tecnica diversa, eppure il risultato complessivo è sorprendentemente omogeneo.
Tra le altre cose, c'è spazio persino per uno Spider-Man LEGO e per un paio di parentesi con attori in carne ed ossa (non vi diciamo chi, ma ricompaiono personaggi già visti in Venom e in Spider-Man: Homecoming).
Nel cast vocale fanno invece il proprio ingresso Schwartzman (attore caro a Wes Anderson), Kaluuya (premio Oscar nel 2021) e soprattutto Simmons che riprende il ruolo di J.J. Jameson dalla trilogia di Sam Raimi e dagli ultimi capitoli del Marvel Cinematic Universe.
Forse meno divertente, ma probabilmente più emozionante, Across the Spider-Verse è un seguito all'altezza se non addirittura migliore di Into the Spider-Verse.
Di più: è in assoluto uno dei migliori film di Spider-Man e uno dei migliori lavori targati Marvel.
Un'ottima notizia per la Casa delle Idee, che dopo l'acme di Avengers: Endgame è entrata in una spirale involutiva da cui non si è (ancora) ripresa.
La sua ultima pellicola veramente bella risale a oltre 2 anni fa, ed è Spider-Man: No Way Home.
Una coincidenza? Non crediamo proprio.
Tocca ancora una volta al ragnetto salvare il proprio (cine)universo.
A dirigerlo - strano ma vero, considerando il tatto e la sensibilità dimostrati - un ex giocatore professionista di football americano, Matthew A. Cherry.
A dimostrare che gli stereotipi non hanno molto senso, con lui (ma non hanno molto senso a prescindere), basta pensare che il protagonista del corto è sì un afroamericano, ma non uno di quelli che si vedono solitamente al cinema: è un padre affettuoso e non assente; non è un playboy, ma un marito devoto; vive in un appartamento normale e non in una situazione di degrado; è ironico e un po' imbranato.
Insomma, è una persona normale che alla fine fa solo una cosa piccola, ma di grandissima importanza per la figlia e la moglie.
Molto interessanti lo svolgimento della trama e i toni usati, ma d'altra parte Cherry aveva in mente già da qualche anno il progetto.
Per realizzarlo, ha dovuto ricorrere ad una campagna di crowdfunding su Kickstarter - campagna di raccolta fondi che ha avuto un successo oltre le previsioni e che gli ha permesso di avvalersi di collaboratori di altissimo livello.
Come disegnatori, animatori, co-registi e produttori, è riuscito a coinvolgere Frank Abner ed Everett Downing Jr. della Pixar, Bruce W. Smith della Disney, Peter Ramsey (che ha co-diretto Spider-Man: Into The Spider-Verse) e Karen Rupert Toliver (che, tra le altre cose, ha prodotto Curioso Come George).
Senza contare che l'unica voce che si sente - quella della madre - è di Issa Rae, brillante e simpatica attrice di serie web che però si sta ritagliando uno spazio anche al cinema.
Il risultato è stato un successo: questo corto è stato talmente apprezzato che è stato proiettato prima di pellicole dai buoni incassi, quali Angry Birds 2, Jumanji: The Next Level e Piccole Donne, mentre le visualizzazioni su YouTube sono abbondantemente sopra i 20 milioni (al momento attuale).
Senza contare che la storia è diventata pure un fortunato libro illustrato per bambini.
Era dai tempi di Dear Basketball che non si parlava così tanto di un cortometraggio di animazione - guarda caso, diretto anche questo da un ex campione sportivo, il rimpianto e leggendario Kobe Bryant, e anch'esso premiato con l' Oscar.
Hair Love è un piccolo gioiello e infatti si sorride, si ride, ci si commuove molto, in questi 6 minuti: miracolo di un film fatto bene, breve nella durata, ma grande nello scaldare i cuori.
OSCAR 2019. SPIDER-MAN: UN NUOVO UNIVERSO, UNO NESSUNO CENTOMILA UOMINI RAGNO
(Clicca sulla locandina per vedere il trailer).
USA, 2018
117'
Regia: Bob Persichetti, Peter Ramsey, Rodney Rothman
Voci originali: Shameik Moore, Hailee Steinfeld, Jake Johnson, Mahershala Ali, Lily Tomlin, Liev Schreiber, Nicolas Cage, Chris Pine, Oscar Isaac, Stan Lee.
Miles Morales (Moore) è un adolescente afro-ispanico che frequenta una scuola "alta" di New York.
Mentre è impegnato a graffittare con suo zio Aaron (Ali), viene punto da un ragno radioattivo e da quel momento inizia a sviluppare dei superpoteri, alcuni decisamente bizzarri (tipo vedere i propri pensieri in forma di didascalie!).
Ma la cosa che più gli cambia la vita è l'incontro con Spider-Man (Pine), impegnato in una cruenta battaglia per disattivare un acceleratore di particelle - commissionato dal malvagio Kingpin (Schreiber) - che permette di accedere ad universi paralleli.
Il cortocircuito della macchina crea però delle sconnessioni spazio-temporali che potrebbero essere fatali per l'intera città.
Miles decide quindi di raccogliere l'eredità del Tessiragnatele e ripristinare l'equilibrio tra le dimensioni, ma avrà bisogno dell'aiuto di altri Spider-Men "alternativi" per riuscirci...
Spider-Man biondo, Spider-Man castano, Ultimate Spider-Man, Spider-Man Noir, Spider-Man 2099 e altri ancora...
Se il vostro sogno era vedere tutte le versioni alternative dell'Uomo Ragno in un unico film, beh, siete stati accontentati!
Spider-Man: Un Nuovo Universo - traduzione non eccelsa del titolo originale Spider-Man: Into The Spider-Verse - è una vera ghiottoneria per gli appassionati della Marvel.
Di più: è un must assoluto per i fan del personaggio.
Il suo trionfo alla Notte degli Oscar, dove è stato premiato come miglior film d'animazione (spezzando così l'egemonia della Pixar), segna inoltre il definitivo sdoganamento delle pellicole supereroistiche nel "cinema d'autore".
Ancor più se ad esso si affiancano le 3 statuette conquistate da un'altra produzione della Casa delle Idee, Black Panther.
Già la vittoria un po' a sorpresa ai Golden Globe - dove la votazione è affidata ad una selezione internazionale di giornalisti - aveva fatto presagire un cambio di rotta nel modo in cui vengono accolte e percepite dalla critica quelle opere che un tempo venivano definite "di consumo".
Scritto da Phil Lord (autore di The LEGO Movie e quasi-regista di Solo: A Star Wars Story), Un Nuovo Universo possiede indubbi assi nella manica: l'ottima grafica, volutamente "fumettosa"; la regia scattante e dinamica; la ricchezza di ammiccamenti e citazioni alle pellicole precedenti, dalla trilogia di Sam Raimi al recente, bellissimo Spider-Man: Homecoming; le interpretazioni vocali del cast.
Di queste ultime, apprezzabili ovviamente se ascoltate in lingua originale, segnaliamo soprattutto quelle dei personaggi di contorno.
Il più memorabile dei comprimari? Forse l'Uomo Ragno "anni 30" doppiato da Nicolas Cage (la gag del cubo di Rubik è geniale!).
Non sono però da meno il Prowler di Mahershala Ali (l'attore Premio Oscar per Green Book è sulla cresta dell'onda) e il Kingpin di Liev Schreiber (già Sabretooth nel primo film di Wolverine, ricordate?).
Stan Lee, compianto padre spirituale della Marvel, compare praticamente ovunque.
Provate a mettere in pausa quando un personaggio cammina per la città o mentre passa un treno: lo vedrete attraversare la strada o viaggiare comodamente in un vagone!
Il co-creatore di Spider-Man ha inoltre un doppio cameo vocale: nella parte di se stesso (mentre vende a Miles il suo costume) e in quella di J. Jonah Jameson nell'esilarante scena post-credits (era da sempre il suo sogno interpretarlo).
In attesa che esca nelle sale in nuovo film in live action dell'Arrampicamuri (Spider-Man: Far From Home, temporalmente ambientato all'indomani del clamoroso Avengers: Endgame), è molto consigliabile fare questa passeggiata nello "Spider-verso".
Conoscereste così - per dirla come Pirandello - uno, nessuno, centomila Uomini Ragno...
E ognuno di essi ne sarà valsa la pena, ve lo garantiamo.
Dall'alto: la premiazione di Green Book; gli attori premiati: Rami Malek, Olivia Colman, Regina King, Mahershala Ali; indovinate quanti Oscar ha vinto personalmente Alfonso Cuarón...; Lady Gaga e Bradley Cooper cantano Shallow durante la cerimonia; l'omaggio a Freddie Mercury durante l'esibizione dei Queen.
Cosa resterà di questa edizione numero 91 degli Academy Award?
Certamente lo spettacolo offerto sul palco dai musicisti: in una cerimonia senza presentatore e numeri comici, a dominare la scena sono stati i Queen - che hanno voluto omaggiare il loro iconico frontman Freddie Mercury e hanno caricato il pubblico con We Will Rock You e We Are The Champions (molto appropriato) - e Lady Gaga - che ha eseguito una struggente e intensa Shallow in coppia con Bradley Cooper (la loro esibizione è stata accolta dall'unica standing ovation della serata).
La band inglese ha assistito al successo (molto contestato dai critici, ma molto ben accolto dal popolo dei social) di Bohemian Rhapsody, che si è aggiudicato il maggior numero di statuette, 4 - miglior attore protagonista (l'effettivamente ottimo Rami Malek), miglior montaggio (un tantinello esagerato), miglior sonoro, miglior montaggio sonoro.
La cantautrice italo-americana, invece, ha vinto la (meritatissima) statuetta per la migliore canzone, unico riconoscimento al pur notevole A Star Is Born.
Non ce l'ha fatta, però, come migliore attrice protagonista: la vittoria è andata a sorpresa a Olivia Colman, ottima regina Anna nel dramma in costume The Favourite-La Favorita (10 nomine, 1 solo Oscar: questo), che è riuscita a superare pure Glenn Close, data per vincente alla vigilia grazie al Golden Globe precedentemente conquistato.
Per la serie: "tra i due litiganti il terzo gode"...
La sempre brava veterana di Hollywood ha perso pure questa volta - la settima!
La sta "raggiungendo" Amy Adams: 6 candidature, ma anche per lei "zero tituli".
Questa volta a batterla è stata Regina King (If Beale Street Could Talk), mentre Mahershala Ali ha vinto il suo secondo Academy Award (il primo è stato nel 2017 per Moonlight).
I due si sono imposti come attori non protagonisti, ma ci sembra che la tanto democratica Academy abbia relegato gli attori di colore - in genere scarsamente presenti tra i protagonisti - a queste categorie "secondarie" per poi farli vincere, come per dare alla comunità afro-americana un contentino.
Chissà se l'attivista Spike Lee ci ha mai pensato.
Il regista di Fa' La Cosa Giusta ha comunque vinto il suo primo Oscar - senza contare quello alla carriera preso nel 2016 - per la sceneggiatura non originale di BlacKKKlansman, ma ha fatto parlare di sé soprattutto per la sua plateale protesta contro la vittoria di Green Book come miglior film.
La pellicola diretta da Peter Farrelly (uno dei due fratelli campioni della commedia demenziale: basti citare Scemo & + Scemo, Tutti Pazzi Per Mary, Io, Me & Irene) ha incontrato i gusti dei membri dell'Academy, che hanno preferito i toni blandi e leggeri di una storia di amicizia tra un raffinato musicista nero e il suo grezzo autista italo-americano ad opere più impegnative e/o schierate politicamente e/o controverse.
I critici vi si sono scagliati contro, paragonandolo ad altri due vincitori dell'Oscar per il miglior film, A Spasso Con Daisy di Bruce Beresford (1990; sinceramente, il meno memorabile tra i candidati, che erano Il Mio Piede Sinistro di Jim Sheridan, Nato Il 4 Luglio di Oliver Stone, L'Uomo Dei Sogni di Phil Alden Robinson e soprattutto il capolavoro L'Attimo Fuggente di Peter Weir) e Crash di Paul Haggis (2006, l'anno di I Segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, ma anche di Munich di Steven Spielberg, Truman Capote: A Sangue Freddo di Bennett Miller e Good Night And Good Luck di George Clooney).
Due pellicole generalmente considerate mediocri - se non addirittura brutte - e comunque non meritevoli di ricevere il riconoscimento più importante dell'industria cinematografica.
Su Green Book ognuno può farsi la propria opinione; di certo esso è riuscito a imporsi sul favorito della vigilia, quel Roma già Leone d'Oro a Venezia e a tutti gli effetti vero vincitore morale di questa edizione degli Academy Award.
Il capolavoro in bianco e nero di Alfonso Cuarón sarebbe stato il primo prodotto Netflix ad affermarsi nella categoria principale e il primo ad aggiudicarsi il titolo di miglior film straniero (è in lingua spagnola) e film tout court, ma forse un'ultima mancanza di coraggio da parte dei votanti gli ha impedito di fare la storia.
In particolare, nonostante non abbia vinto il premio più ambito - possiamo dire, però, che l'ha praticamente sfiorato - il vero protagonista della Notte delle Stelle è stato proprio il regista messicano, che di persona si è portato a casa tutte le statuette vinte dalla sua opera: miglior film straniero, migliore fotografia e migliore regia.
Insomma, la favola dei "Tre Amigos" continua: Alejandro G. Iñárritu, Guillermo del Toro e lo stesso Cuarón sono stati premiati come migliori registi complessivamente 5 volte nelle ultime 6 edizioni!
Il primo per Birdman e The Revenant rispettivamente nel 2015 e 2016, il secondo lo scorso anno grazie a The Shape of Water, il terzo nel nel 2014 con Gravity e di nuovo adesso con Roma.
L'unico ad aver interrotto questo "mexican power" era stato Damien Chazelle con La La Land, due anni or sono.
Il giovane regista quest'anno concorreva nelle retrovie con il sottovalutatissimo First Man, che però si è aggiudicato a sorpresa gli effetti speciali battendo l'epico Avengers: Infinity War.
La Marvel può comunque consolarsi con Black Panther: non avrà vinto come miglior film, però ha incassato costumi, colonna sonora, scenografia.
Ma anche con Spider-Man: Into the Spider-verse, cartone animato che ha battuto a mani basse Gli Incredibili 2 della Pixar.
Ci intriga molto: speriamo di recensirlo presto per voi.
Anche Vice, biopic su Dick Cheney, che aveva un bel po' di nomine, ha vinto qualcosa (per il trucco).
Insomma, si è voluto premiare un po' tutti... scontentando un po' tutti.
Continuate a seguirci: a breve parleremo di alcuni dei film che ci hanno maggiormente colpito di questa edizione (altri li abbiamo già recensiti: andate a rileggervi i post!).
Premi un po' per tutti, in questa 91 edizione degli Academy Award.
Il premio più prestigioso, quello per il miglior film, è andato non al film migliore né a quello più popolare, bensì a quello che probabilmente è riuscito a scontentare meno votanti: Green Book, diretto da uno dei fratelli Farrelly (Peter), che si è aggiudicato anche la statuetta per la sceneggiatura originale.
Roma di Alfonso Cuarón si deve "accontentare" dei riconoscimenti per la regia, il film straniero, la fotografia.
Gloria anche per un altro regista: Spike Lee vince la sua prima statuetta, per la sceneggiatura non originale di BlacKkKlansman.
Il tanto vituperato Bohemian Rhapsody si prende attore protagonista (l'effettivamente ottimo Rami Malek), montaggio, sonoro, montaggio sonoro.
Mentre Mahershala Ali e Regina King hanno vinto come migliori non protagonisti, tra le attrici vale il detto "tra i due litiganti, il terzo gode": Olivia Colman (The Favourite) l'ha spuntata su Glenn Close e Lady Gaga, che però può consolarsi con il riconoscimento per la migliore canzone (Shallow, da A Star Is Born).
Il pompatissimo Black Panther ha avuto riconoscimenti per colonna sonora, costumi, scenografia.
Tra i cartoni animati, Spider-Man: Into the Spider-Verse ce l'ha fatta, mentre a sorpresa i migliori effetti speciali sono quelli di First Man - Il primo uomo (First Man).
Per le nostre previsioni, ne ha azzeccate di più FRA (13), seguito subito da FEDE (12). Bravo comunque anche ANG.
In attesa dei nostri commenti, ecco la lista di tutti i vincitori.
MIGLIOR FILM
Green Book - Jim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie, Peter Farrelly e Nick Vallelonga
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA Amy Adams – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice) - ANG Marina de Tavira – Roma - FEDE Regina King – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk) - FRA Emma Stone – La favorita (The Favourite) Rachel Weisz – La favorita (The Favourite)
MIGLIOR CANZONE All The Stars (musica e testi di Kendrick Lamar, SZA, Sounwave e Al Shux) - Black Panther I'll Fight (musica e testi di Diane Warren) - RBG The Place Where Lost Things Go (musica di Marc Shaiman, testi di Marc Shaiman e Scott Wittman) - Il Ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns) Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) - A Star Is Born - FRA, FEDE, ANG When a Cowboy Trades His Spurs for Wings (musica e testi di David Rawlings e Gillian Welch) - La Ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
MIGLIOR FOTOGRAFIA
Łukasz Żal – Cold War (Zimna wojna) - FRA
Robbie Ryan – La favorita (The Favourite) - ANG
Caleb Deschanel – Opera senza autore (Werk ohne Autor)
Alfonso Cuarón – Roma - FEDE
Matthew Libatique – A Star Is Born
MIGLIOR SCENOGRAFIA
Hannah Beachler e Jay Hart – Black Panther
Fiona Crombie e Alice Felton – La Favorita (The Favourite) - FRA, FEDE, ANG
Nathan Crowley e Kathy Lucas – First Man - Il primo uomo (First Man)
John Myhre e Gordon Sim – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Eugenio Caballero e Barbara Enriquez – Roma
MIGLIOR MONTAGGIO
Barry Alexander Brown – BlacKkKlansman - FRA
John Ottman – Bohemian Rhapsody
Yorgos Mavropsaridis – La Favorita (The Favourite) - ANG
Patrick J. Don Vito – Green Book
Hank Corwin – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice) - FEDE
MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Dan DeLeeuw, Kelly Port, Russell Earl e Dan Sudick – Avengers: Infinity War - FRA, FEDE
Christopher Lawrence, Michael Eames, Theo Jones e Chris Corbould – Ritorno al Bosco dei 100 Acri (Christopher Robin)
Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J. D. Schwalm - First Man - Il primo uomo (First Man)
Roger Guyett, Grady Cofer, Matthew E. Butler e David Shirk – Ready Player One
Rob Bredow, Patrick Tubach, Neal Scanlan e Dominic Tuohy – Solo: A Star Wars Story - ANG
MIGLIOR SONORO
Steve Boeddeker, Brandon Proctor e Peter Devlin – Black Panther
Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali – Bohemian Rhapsody - FRA, ANG
Jon Taylor, Frank A. Montaño, Ai-Ling Lee e Mary H. Ellis – First Man - Il primo uomo (First Man)
Skip Lievsay, Craig Henighan e José Antonio García – Roma
Tom Ozanich, Dean Zupancic, Jason Ruder e Steve Morrow – A Star Is Born
MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Benjamin A. Burtt e Steve Boeddeker – Black Panther
John Warhurst e Nina Hartstone – Bohemian Rhapsody - FRA
Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – First Man - Il primo uomo (First Man) - FEDE, ANG
Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl – A Quiet Place - Un posto tranquillo (A Quiet Place)
Sergio Díaz e Skip Lievsay – Roma
MIGLIORI COSTUMI
Mary Zophres – La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
Ruth Carter – Black Panther
Sandy Powell – La favorita (The Favourite) - FRA, FEDE
Sandy Powell – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Alexandra Byrne – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots) - ANG
MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Göran Lundström e Pamela Goldammer – Border - Creature di confine (Border) - ANG
Jenny Shircore, Marc Pilcher e Jessica Brooks – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots)
Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia DeHaney – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice) - FRA, FEDE
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO Detainment, regia di Vincent Lambe Fauve, regia di Jeremy Comte Marguerite, regia di Marianne Farley - FRA Madre, regia di Rodrigo Sorogoyen Skin, regia di Guy Nattiv - FEDE, ANG
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE Animal Behaviour>, regia di Alison Snowden, David Fine Bao, regia di Domee Shi - FRA, FEDE, ANG Late Afternoon, regia di Louise Bagnall One Small Step, regia di Andrew Chesworth e Bobby Pontillas Weekends, regia di Trevor Jimenez
OSCAR 2019. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM STRANIERO, SCENEGGIATURE
Dall'alto: inquadratura da Roma; i protagonisti di Cold War; una scena da Spider-Man: Into the Spider-Verse; gli Incredibili in azione.
Qualcosa negli Oscar sta cambiando.
Ce ne accorgiamo considerando la categoria del miglior film straniero: mai come quest'anno i film esteri che concorrono sono competitivi anche in altre categorie, e di un certo peso.
Addirittura Roma, opera del regista messicano premio Oscar (per Gravity) Alfonso Cuarón, come vedremo, è addirittura il film (ex aequo con The Favourite) ad aver ricevuto il maggior numero di nomination.
Ma non pensate che il fatto sia isolato: il tedesco Werk Ohne Autor-Opera Senza Autore di Florian Henckel von Donnersmarck è candidato anche per la migliore fotografia, così come il film precedentemente citato e il polacco Cold War, che può vantare anche la prestigiosissima nomina quale miglior regista per Paweł Pawlikowski.
Dopo il predominio dei messicani degli scorsi anni per la migliore regia, sembra proprio che il processo di apertura internazionale dell'Academy stia dando i suoi buoni frutti - e non possiamo che rallegrarcene.
Tra i film di animazione, la lotta è piuttosto incerta e sembrerebbe limitata a due titoli: Gli Incredibili 2 e Spider-Man: Into the Spider-Verse (uscito in Italia come Spider-Man: Un Nuovo Universo).
Fino a non molto tempo fa il primo, della Pixar, non sembrava avere rivali; ma il secondo, forte anche del successo agli ultimi Golden Globe, sta raggranellando riconoscimenti e un entusiasmo sempre maggiore - la sua vittoria sarebbe una bella rivincita per la coppia Phil Lord-Christopher Miller, autori dello snobbato The LEGO Movie, registi licenziati di Solo: A Star Wars Story e qui nella veste di produttori.
Come al solito, i film che si contendono le statuette più prestigiose - quelle per la migliore pellicola e la migliore regia - li ritroviamo nelle categorie dedicate alle sceneggiature.
Lasciate perdere favoriti e non, e leggetevi gli script di tutti i candidati: come ogni anno ve li proponiamo in lettura (basta cliccare sul link).
Buona lettura!
Dall'alto: Rami Malek tra Brian May e Roger Taylor; Alfonso Cuarón con i due globi conquistati per Roma; la premiazione di Green Book.
Che cosa racconta il verdetto dei Golden Globes di quest'anno?
Al di là del fatto che questa competizione sia o meno un'anteprima degli Oscar (dibattito che si rinnova annualmente), appare chiaro quali siano stati i film più rappresentativi della stagione appena passata.
Premiato per il miglior film drammatico e per il migliore attore protagonista (Rami "Mr. Robot" Malek), Bohemian Rhapsody è senza dubbio uno dei vincitori della serata.
Il biopic dedicato a Freddie Mercury e ai Queen è stato massacrato dalla critica (soprattutto quella statunitense), ma è stato un clamoroso successo di pubblico e ha convinto i circa 90 giornalisti della stampa estera iscritti all'Hollywood Foreign Press Association.
A contendergli la scena c'è il già Leone d'Oro a Venezia Roma, ultima fatica del premio Oscar (nel 2014, per Gravity) Alfonso Cuarón.
L'opera del cineasta messicano ha mandato in brodo di giuggiole un po' tutti, spingendo il collega e connazionale Guillermo del Toro - trionfatore agli scorsi Academy Awards con The Shape of Water-La Forma dell'Acqua - a definirla persino come una delle migliori pellicole della storia del cinema!
Intanto ha incassato i riconoscimenti per il film straniero e la regia, e forse avrebbe conquistato pure quello per il miglior film drammatico, se fosse stato candidato.
Un'esclusione che ha fatto e farà ancora discutere.
Il terzo incomodo potrebbe essere Green Book, vincitore - piuttosto a sorpresa, a dire il vero - di ben 3 Globi.
Miglior commedia, attore non protagonista (Mahershala Ali, già oscarizzato nel 2017 grazie a Moonlight), miglior sceneggiatura: un bel bottino per il regista Peter Farrelly, fino a ieri noto soprattutto per opere demenziali in coppia con il fratello Bobby come Scemo e + Scemo.
Un altro colpo di scena è stato il premio per il miglior film di animazione a Spider-Man: Un Nuovo Universo (titolo originale: Spider-Man: Into The Spider-Verse).
Quello con protagonista il famoso Arrampicamuri è stato il cartone-rivelazione dell'anno, e chissà che non si affermi anche agli Oscar.
In ogni caso una bella soddisfazione per la Marvel, che invece non è riuscita a sfondare col pompatissimo Black Panther, rimasto a bocca asciutta.
Ma le delusioni più grosse sono state quelle di First Man - Il Primo Uomo e A Star Is Born.
La pellicola diretta dal Damien Chazelle di Whiplash e La La Land si è dovuta accontentare del riconoscimento per la miglior colonna sonora, mentre l'esordio dietro la cinepresa di Bradley Cooper (sì, proprio quello di Una Notte da Leoni) è riuscito ad accaparrarsi solo il globe per la miglior canzone (la bella Shallow).
Peccato, perché a A Star Is Born era dato fino alla vigilia come uno dei favoriti.
Molti si aspettavano che almeno Lady Gaga vincesse il premio come miglior attrice, invece neppure quello.
La strada verso gli Oscar è tortuosa, ma ormai alquanto breve.
Il verdetto di questi Golden Globe verrà confermato o sovvertito?
Staremo a vedere...
(La locandina dell'edizione numero 76 dei Golden Globe)
Sorpresa! Bohemian Rhapsody trionfa in questa edizione dei Golden Globe.
Il biopic su Freddie Mercury e i Queen si porta a casa i premi per il miglior film drammatico e per il migliore attore (Rami Malek).
A Star Is Born, il grande sconfitto della serata, deve accontentarsi del riconoscimento per la canzone.
Molti davano per certa la vittoria di Lady Gaga come attrice drammatica, ma l'italo-americana è stata battuta dalla veterana Glenn Close.
Il film che ha conquistato il maggior numero di statuette è Green Book di Peter Farrelly (commedia, attore non protagonista, sceneggiatura), mentre Roma porta a casa i riconoscimenti per il film straniero e la regia (Alfonso Cuarón).
Gloria anche per First Man - Il primo uomo (First Man) (colonna sonora), The Favourite (Olivia Colman attrice in una commedia), If Beale Street Could Talk (attrice non protagonista: Regina King), Spider-Man: Into The Spider-Verse (film di animazione), Vice (Christian Bale, attore in una commedia).
In attesa delle nostre considerazioni, vi presentiamo intanto i vincitori.