QUELLA NOTTE A MIAMI-ONE NIGHT IN MIAMI..., I 4 CAMPIONI DEL POTERE NERO
(Clicca sulla locandina per vedere il trailer).
USA, 2020
110'
Regia: Regina King
Interpreti: Kingsley Ben-Adir, Eli Goree, Aldis Hodge, Leslie Odom Jr., Lance Reddick, Michael Imperioli, Beau Bridges, Jeremy Pope.
25 Febbraio 1964.
Nella spartana stanza di un motel di Miami si incontrano Cassius Clay (Goree), che è appena diventato campione del mondo dei pesi massimi di pugilato; l'attivista Malcolm X (Ben-Adir), che sta rompendo con l'organizzazione politico-religiosa Nation of Islam; il campione di football Jim Brown (Hodge), in procinto di iniziare un carriera nel mondo del cinema; Sam Cooke (Odom Jr.), cantante e produttore musicale di successo.
Tutti e 4 sono accomunati dal fatto di essere afro-americani e di essere famosi.
Che notte, quella notte!
Una notte in cui essi ridono, scherzano, litigano, si confrontano su cosa vuol dire avere la pelle nera nella società occidentale e su come essere un riferimento per le persone di colore - loro, che eccellono nei rispettivi campi e che, con l'eccezione del leader politico, sono riusciti ad ottenere la benevolenza dei bianchi - anche se non il rispetto.
Peccato solo che questo incontro non ci sia mai stato.
Regina King, che da attrice aveva vinto un meritato Oscar nel 2019, per il suo esordio dietro alla macchina da presa, attinge ad una pièce teatrale di Kemp Power, che di questo film ha curato anche la sceneggiatura.
L'artifizio letteraio è funzionale per una profonda riflessione sull'essere neri, sulle lotte per i diritti civii, sul razzismo, sull'impegno, sul potere dell'esempio.
L'ambientazione è negli anni Sessanta, ma è ancora attuale.
I quattro protagonisti sono giovani, sono bravi, hanno successo, sono belli; ma questo non basta - o almeno non basta mai, se hai il colore della pelle "sbagliato".
Il successo, infatti, è limitato (per Clay, Brown e Cooke) ai campi sportivo e musicale, cioè nei soli campi in cui un nero poteva farsi strada, pur tra mille difficoltà e diffidenze.
Malcolm X intraprende invece un percorso diverso, più militante, insidioso e scomodo - e questo infatti , di lì a un anno, gli costerà la vita.
C'è una calda atmosfera di complicità tra i personaggi, ma anche un velo di rimpianto su quello che avrebbe potuto essere se quella notte fosse stata veramente vissuta.
One Night In Miami tradisce l'impianto teatrale che ne è alla base, ma Regina King riesce comunque a renderlo vibrante e intenso, grazie ad una promettente abilità registica e alla chimica tra i quattro protagonisti, non famosissimi ma molto bravi.
Hodge è un volto noto; Goree è stato tra i protagonisti della serie Tv The 100; Odom Jr. ha recitato nel fortunato musical di Broadway Hamilton (sia nella versione teatrale che in quella cinematografica); Ben-Adir lo abbiamo visto invece nella serie Peaky Blinders.
L'affiatamento del quartetto è la cosa migliore della pellicola, che già all'esordio alla Mostra del Cinema di Venezia 2020 (dove era presente fuori concorso) aveva raccolto reazioni positive - se non proprio entusiastiche - e che ora si spera possa avere anche un buon riscontro di pubblico sulla piattaforma di streaming Amazon Prime, dato che le sale sono ancora chiuse per l'emergenza Covid-19.
Ci auguriamo che Regina King continui così: che fosse un'attrice talentuosa, si sapeva già; ora scopriamo che è pure una regista con dei numeri.
Dall'alto: la premiazione di Green Book; gli attori premiati: Rami Malek, Olivia Colman, Regina King, Mahershala Ali; indovinate quanti Oscar ha vinto personalmente Alfonso Cuarón...; Lady Gaga e Bradley Cooper cantano Shallow durante la cerimonia; l'omaggio a Freddie Mercury durante l'esibizione dei Queen.
Cosa resterà di questa edizione numero 91 degli Academy Award?
Certamente lo spettacolo offerto sul palco dai musicisti: in una cerimonia senza presentatore e numeri comici, a dominare la scena sono stati i Queen - che hanno voluto omaggiare il loro iconico frontman Freddie Mercury e hanno caricato il pubblico con We Will Rock You e We Are The Champions (molto appropriato) - e Lady Gaga - che ha eseguito una struggente e intensa Shallow in coppia con Bradley Cooper (la loro esibizione è stata accolta dall'unica standing ovation della serata).
La band inglese ha assistito al successo (molto contestato dai critici, ma molto ben accolto dal popolo dei social) di Bohemian Rhapsody, che si è aggiudicato il maggior numero di statuette, 4 - miglior attore protagonista (l'effettivamente ottimo Rami Malek), miglior montaggio (un tantinello esagerato), miglior sonoro, miglior montaggio sonoro.
La cantautrice italo-americana, invece, ha vinto la (meritatissima) statuetta per la migliore canzone, unico riconoscimento al pur notevole A Star Is Born.
Non ce l'ha fatta, però, come migliore attrice protagonista: la vittoria è andata a sorpresa a Olivia Colman, ottima regina Anna nel dramma in costume The Favourite-La Favorita (10 nomine, 1 solo Oscar: questo), che è riuscita a superare pure Glenn Close, data per vincente alla vigilia grazie al Golden Globe precedentemente conquistato.
Per la serie: "tra i due litiganti il terzo gode"...
La sempre brava veterana di Hollywood ha perso pure questa volta - la settima!
La sta "raggiungendo" Amy Adams: 6 candidature, ma anche per lei "zero tituli".
Questa volta a batterla è stata Regina King (If Beale Street Could Talk), mentre Mahershala Ali ha vinto il suo secondo Academy Award (il primo è stato nel 2017 per Moonlight).
I due si sono imposti come attori non protagonisti, ma ci sembra che la tanto democratica Academy abbia relegato gli attori di colore - in genere scarsamente presenti tra i protagonisti - a queste categorie "secondarie" per poi farli vincere, come per dare alla comunità afro-americana un contentino.
Chissà se l'attivista Spike Lee ci ha mai pensato.
Il regista di Fa' La Cosa Giusta ha comunque vinto il suo primo Oscar - senza contare quello alla carriera preso nel 2016 - per la sceneggiatura non originale di BlacKKKlansman, ma ha fatto parlare di sé soprattutto per la sua plateale protesta contro la vittoria di Green Book come miglior film.
La pellicola diretta da Peter Farrelly (uno dei due fratelli campioni della commedia demenziale: basti citare Scemo & + Scemo, Tutti Pazzi Per Mary, Io, Me & Irene) ha incontrato i gusti dei membri dell'Academy, che hanno preferito i toni blandi e leggeri di una storia di amicizia tra un raffinato musicista nero e il suo grezzo autista italo-americano ad opere più impegnative e/o schierate politicamente e/o controverse.
I critici vi si sono scagliati contro, paragonandolo ad altri due vincitori dell'Oscar per il miglior film, A Spasso Con Daisy di Bruce Beresford (1990; sinceramente, il meno memorabile tra i candidati, che erano Il Mio Piede Sinistro di Jim Sheridan, Nato Il 4 Luglio di Oliver Stone, L'Uomo Dei Sogni di Phil Alden Robinson e soprattutto il capolavoro L'Attimo Fuggente di Peter Weir) e Crash di Paul Haggis (2006, l'anno di I Segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, ma anche di Munich di Steven Spielberg, Truman Capote: A Sangue Freddo di Bennett Miller e Good Night And Good Luck di George Clooney).
Due pellicole generalmente considerate mediocri - se non addirittura brutte - e comunque non meritevoli di ricevere il riconoscimento più importante dell'industria cinematografica.
Su Green Book ognuno può farsi la propria opinione; di certo esso è riuscito a imporsi sul favorito della vigilia, quel Roma già Leone d'Oro a Venezia e a tutti gli effetti vero vincitore morale di questa edizione degli Academy Award.
Il capolavoro in bianco e nero di Alfonso Cuarón sarebbe stato il primo prodotto Netflix ad affermarsi nella categoria principale e il primo ad aggiudicarsi il titolo di miglior film straniero (è in lingua spagnola) e film tout court, ma forse un'ultima mancanza di coraggio da parte dei votanti gli ha impedito di fare la storia.
In particolare, nonostante non abbia vinto il premio più ambito - possiamo dire, però, che l'ha praticamente sfiorato - il vero protagonista della Notte delle Stelle è stato proprio il regista messicano, che di persona si è portato a casa tutte le statuette vinte dalla sua opera: miglior film straniero, migliore fotografia e migliore regia.
Insomma, la favola dei "Tre Amigos" continua: Alejandro G. Iñárritu, Guillermo del Toro e lo stesso Cuarón sono stati premiati come migliori registi complessivamente 5 volte nelle ultime 6 edizioni!
Il primo per Birdman e The Revenant rispettivamente nel 2015 e 2016, il secondo lo scorso anno grazie a The Shape of Water, il terzo nel nel 2014 con Gravity e di nuovo adesso con Roma.
L'unico ad aver interrotto questo "mexican power" era stato Damien Chazelle con La La Land, due anni or sono.
Il giovane regista quest'anno concorreva nelle retrovie con il sottovalutatissimo First Man, che però si è aggiudicato a sorpresa gli effetti speciali battendo l'epico Avengers: Infinity War.
La Marvel può comunque consolarsi con Black Panther: non avrà vinto come miglior film, però ha incassato costumi, colonna sonora, scenografia.
Ma anche con Spider-Man: Into the Spider-verse, cartone animato che ha battuto a mani basse Gli Incredibili 2 della Pixar.
Ci intriga molto: speriamo di recensirlo presto per voi.
Anche Vice, biopic su Dick Cheney, che aveva un bel po' di nomine, ha vinto qualcosa (per il trucco).
Insomma, si è voluto premiare un po' tutti... scontentando un po' tutti.
Continuate a seguirci: a breve parleremo di alcuni dei film che ci hanno maggiormente colpito di questa edizione (altri li abbiamo già recensiti: andate a rileggervi i post!).
Premi un po' per tutti, in questa 91 edizione degli Academy Award.
Il premio più prestigioso, quello per il miglior film, è andato non al film migliore né a quello più popolare, bensì a quello che probabilmente è riuscito a scontentare meno votanti: Green Book, diretto da uno dei fratelli Farrelly (Peter), che si è aggiudicato anche la statuetta per la sceneggiatura originale.
Roma di Alfonso Cuarón si deve "accontentare" dei riconoscimenti per la regia, il film straniero, la fotografia.
Gloria anche per un altro regista: Spike Lee vince la sua prima statuetta, per la sceneggiatura non originale di BlacKkKlansman.
Il tanto vituperato Bohemian Rhapsody si prende attore protagonista (l'effettivamente ottimo Rami Malek), montaggio, sonoro, montaggio sonoro.
Mentre Mahershala Ali e Regina King hanno vinto come migliori non protagonisti, tra le attrici vale il detto "tra i due litiganti, il terzo gode": Olivia Colman (The Favourite) l'ha spuntata su Glenn Close e Lady Gaga, che però può consolarsi con il riconoscimento per la migliore canzone (Shallow, da A Star Is Born).
Il pompatissimo Black Panther ha avuto riconoscimenti per colonna sonora, costumi, scenografia.
Tra i cartoni animati, Spider-Man: Into the Spider-Verse ce l'ha fatta, mentre a sorpresa i migliori effetti speciali sono quelli di First Man - Il primo uomo (First Man).
Per le nostre previsioni, ne ha azzeccate di più FRA (13), seguito subito da FEDE (12). Bravo comunque anche ANG.
In attesa dei nostri commenti, ecco la lista di tutti i vincitori.
MIGLIOR FILM
Green Book - Jim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie, Peter Farrelly e Nick Vallelonga
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA Amy Adams – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice) - ANG Marina de Tavira – Roma - FEDE Regina King – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk) - FRA Emma Stone – La favorita (The Favourite) Rachel Weisz – La favorita (The Favourite)
MIGLIOR CANZONE All The Stars (musica e testi di Kendrick Lamar, SZA, Sounwave e Al Shux) - Black Panther I'll Fight (musica e testi di Diane Warren) - RBG The Place Where Lost Things Go (musica di Marc Shaiman, testi di Marc Shaiman e Scott Wittman) - Il Ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns) Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) - A Star Is Born - FRA, FEDE, ANG When a Cowboy Trades His Spurs for Wings (musica e testi di David Rawlings e Gillian Welch) - La Ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
MIGLIOR FOTOGRAFIA
Łukasz Żal – Cold War (Zimna wojna) - FRA
Robbie Ryan – La favorita (The Favourite) - ANG
Caleb Deschanel – Opera senza autore (Werk ohne Autor)
Alfonso Cuarón – Roma - FEDE
Matthew Libatique – A Star Is Born
MIGLIOR SCENOGRAFIA
Hannah Beachler e Jay Hart – Black Panther
Fiona Crombie e Alice Felton – La Favorita (The Favourite) - FRA, FEDE, ANG
Nathan Crowley e Kathy Lucas – First Man - Il primo uomo (First Man)
John Myhre e Gordon Sim – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Eugenio Caballero e Barbara Enriquez – Roma
MIGLIOR MONTAGGIO
Barry Alexander Brown – BlacKkKlansman - FRA
John Ottman – Bohemian Rhapsody
Yorgos Mavropsaridis – La Favorita (The Favourite) - ANG
Patrick J. Don Vito – Green Book
Hank Corwin – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice) - FEDE
MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Dan DeLeeuw, Kelly Port, Russell Earl e Dan Sudick – Avengers: Infinity War - FRA, FEDE
Christopher Lawrence, Michael Eames, Theo Jones e Chris Corbould – Ritorno al Bosco dei 100 Acri (Christopher Robin)
Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J. D. Schwalm - First Man - Il primo uomo (First Man)
Roger Guyett, Grady Cofer, Matthew E. Butler e David Shirk – Ready Player One
Rob Bredow, Patrick Tubach, Neal Scanlan e Dominic Tuohy – Solo: A Star Wars Story - ANG
MIGLIOR SONORO
Steve Boeddeker, Brandon Proctor e Peter Devlin – Black Panther
Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali – Bohemian Rhapsody - FRA, ANG
Jon Taylor, Frank A. Montaño, Ai-Ling Lee e Mary H. Ellis – First Man - Il primo uomo (First Man)
Skip Lievsay, Craig Henighan e José Antonio García – Roma
Tom Ozanich, Dean Zupancic, Jason Ruder e Steve Morrow – A Star Is Born
MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Benjamin A. Burtt e Steve Boeddeker – Black Panther
John Warhurst e Nina Hartstone – Bohemian Rhapsody - FRA
Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – First Man - Il primo uomo (First Man) - FEDE, ANG
Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl – A Quiet Place - Un posto tranquillo (A Quiet Place)
Sergio Díaz e Skip Lievsay – Roma
MIGLIORI COSTUMI
Mary Zophres – La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
Ruth Carter – Black Panther
Sandy Powell – La favorita (The Favourite) - FRA, FEDE
Sandy Powell – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Alexandra Byrne – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots) - ANG
MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Göran Lundström e Pamela Goldammer – Border - Creature di confine (Border) - ANG
Jenny Shircore, Marc Pilcher e Jessica Brooks – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots)
Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia DeHaney – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice) - FRA, FEDE
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO Detainment, regia di Vincent Lambe Fauve, regia di Jeremy Comte Marguerite, regia di Marianne Farley - FRA Madre, regia di Rodrigo Sorogoyen Skin, regia di Guy Nattiv - FEDE, ANG
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE Animal Behaviour>, regia di Alison Snowden, David Fine Bao, regia di Domee Shi - FRA, FEDE, ANG Late Afternoon, regia di Louise Bagnall One Small Step, regia di Andrew Chesworth e Bobby Pontillas Weekends, regia di Trevor Jimenez