CINEMA A BOMBA!

giovedì 22 aprile 2021

OSCAR 2021. NOMINATION: FILM E REGIA



E se, a Hollywood, i festival avessero inziato a portare fortuna?

Forse è così: negli ultimi anni - assai diversamente da quanto avveniva in passato - a trionfare durante la Notte degli Oscar sono state, in diverse occasioni, pellicole precedentemente insignite nelle più celebri kermesse cinematografiche.

Nel 2018 successe con The Shape of Water (prima Leone d'Oro e poi Oscar), lo scorso anno con Parasite (prima Palma d'Oro e poi Oscar).

Un caso analogo avvenne con Roma: vincitore morale nel 2019, era già stato premiato col massimo riconoscimento a Venezia 2018.

Quest'anno la stessa cosa potrebbe accadere a Nomadland.
Il lungometraggio on the road firmato dalla cineasta cinese Chloé Zhao ha vinto il Leone d'Oro alla scorsa Mostra del Cinema lagunare e parte ampiamente in testa nella corsa agli Academy Awards.



Attenzione, però: non sempre il favoritissmo alla vigilia riesce a conquistare la statuetta più ambita.
Ricordate i casi di La La Land e del succitato Roma?

Per entrambi l'Oscar come miglior film era dato per scontato, invece si videro sorpassare a destra rispettivamente da Moonlight e da Green Book (il tempo è stato galantuomo: i "perdenti" sono entrati di diritto nella storia del cinema, i "vincitori" sono finiti presto nel dimenticatorio, specie il primo).

Nel caso attuale, il più forte contendente di Nomadland è probabilmente Mank.
Forte del maggior numero di nomination complessive (ben 10), il controverso biopic di David Fincher paga tuttavia il ritratto dissacrante che fa di Orson Welles, cosa che ha attirato le critiche sdegnate di molti cinefili e addetti ai lavori.

Tra gli altri lungometraggi in gara, Il Processo ai Chicago 7 gode di qualche credito, ma è abbastanza improbabile che prevalga.
I restanti concorrenti sembrano avere ancora meno chance.



Per la miglior regia la sfida è sostanzialmente ancora tra Zhao e Fincher.
Tra l'emergente di Pechino (finora ha girato solo 3 lungometraggi) e il veterano di Denver (molti filmoni a curriculum: da Seven a Fight Club, da Zodiac a Il Social Network), la favorita è la prima.

Gli altri candidati sono in pratica fuori dai giochi, ma è interessante - scorrendo la lista - la presenza di Thomas Vinterberg.
Come saprete avendo letto il nostro precedente post dedicato, il cineasta danese è in pole position per l'Oscar al miglior film internazionale col suo acclamato Un Altro Giro.

Non pensiamo che possa "scippare" la statuetta ai suoi colleghi, però la sua candidatura è un indice di come gli Academy Awards si stiano globalizzando, riconoscendo sempre di più il giusto spazio anche a lavori e autori non per forza americani o anglosassoni.

Il caso di Parasite, solo un anno fa, è stato esemplare.
Sarà così anche questa volta?

Lo scopriremo insieme, tra pochi giorni.
Intanto, di seguito trovate l'elenco completo delle nomine!



Miglior film


Una Donna Promettente, regia di Emerald Fennell


The Father, regia di Florian Zeller


Judas and the Black Messiah, regia di Shaka King


Mank, regia di David Fincher


Minari, regia di Lee Isaac Chung


Nomadland, regia di Chloé Zhao


Il Processo ai Chicago 7, regia di Aaron Sorkin


Sound of Metal, regia di Darius Marder



Miglior regia

Lee Isaac Chung - Minari

Emerald Fennell - Una Donna Promettente

David Fincher - Mank

Thomas Vinterberg - Un Altro Giro

Chloé Zhao - Nomadland



Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

venerdì 10 maggio 2019

OSCAR 2019. SPIDER-MAN: UN NUOVO UNIVERSO, UNO NESSUNO CENTOMILA UOMINI RAGNO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
117'
Regia: Bob Persichetti, Peter Ramsey, Rodney Rothman
Voci originali: Shameik Moore, Hailee Steinfeld, Jake Johnson, Mahershala Ali, Lily Tomlin, Liev Schreiber, Nicolas Cage, Chris Pine, Oscar Isaac, Stan Lee.


Miles Morales (Moore) è un adolescente afro-ispanico che frequenta una scuola "alta" di New York.
Mentre è impegnato a graffittare con suo zio Aaron (Ali), viene punto da un ragno radioattivo e da quel momento inizia a sviluppare dei superpoteri, alcuni decisamente bizzarri (tipo vedere i propri pensieri in forma di didascalie!).

Ma la cosa che più gli cambia la vita è l'incontro con Spider-Man (Pine), impegnato in una cruenta battaglia per disattivare un acceleratore di particelle - commissionato dal malvagio Kingpin (Schreiber) - che permette di accedere ad universi paralleli.

Il cortocircuito della macchina crea però delle sconnessioni spazio-temporali che potrebbero essere fatali per l'intera città.
Miles decide quindi di raccogliere l'eredità del Tessiragnatele e ripristinare l'equilibrio tra le dimensioni, ma avrà bisogno dell'aiuto di altri Spider-Men "alternativi" per riuscirci...






Spider-Man biondo, Spider-Man castano, Ultimate Spider-Man, Spider-Man Noir, Spider-Man 2099 e altri ancora...
Se il vostro sogno era vedere tutte le versioni alternative dell'Uomo Ragno in un unico film, beh, siete stati accontentati!

Spider-Man: Un Nuovo Universo - traduzione non eccelsa del titolo originale Spider-Man: Into The Spider-Verse - è una vera ghiottoneria per gli appassionati della Marvel.
Di più: è un must assoluto per i fan del personaggio.

Il suo trionfo alla Notte degli Oscar, dove è stato premiato come miglior film d'animazione (spezzando così l'egemonia della Pixar), segna inoltre il definitivo sdoganamento delle pellicole supereroistiche nel "cinema d'autore".
Ancor più se ad esso si affiancano le 3 statuette conquistate da un'altra produzione della Casa delle Idee, Black Panther.

Già la vittoria un po' a sorpresa ai Golden Globe - dove la votazione è affidata ad una selezione internazionale di giornalisti - aveva fatto presagire un cambio di rotta nel modo in cui vengono accolte e percepite dalla critica quelle opere che un tempo venivano definite "di consumo".

Scritto da Phil Lord (autore di The LEGO Movie e quasi-regista di Solo: A Star Wars Story), Un Nuovo Universo possiede indubbi assi nella manica: l'ottima grafica, volutamente "fumettosa"; la regia scattante e dinamica; la ricchezza di ammiccamenti e citazioni alle pellicole precedenti, dalla trilogia di Sam Raimi al recente, bellissimo Spider-Man: Homecoming; le interpretazioni vocali del cast.






Di queste ultime, apprezzabili ovviamente se ascoltate in lingua originale, segnaliamo soprattutto quelle dei personaggi di contorno.
Il più memorabile dei comprimari? Forse l'Uomo Ragno "anni 30" doppiato da Nicolas Cage (la gag del cubo di Rubik è geniale!).

Non sono però da meno il Prowler di Mahershala Ali (l'attore Premio Oscar per Green Book è sulla cresta dell'onda) e il Kingpin di Liev Schreiber (già Sabretooth nel primo film di Wolverine, ricordate?).

Stan Lee, compianto padre spirituale della Marvel, compare praticamente ovunque.
Provate a mettere in pausa quando un personaggio cammina per la città o mentre passa un treno: lo vedrete attraversare la strada o viaggiare comodamente in un vagone!

Il co-creatore di Spider-Man ha inoltre un doppio cameo vocale: nella parte di se stesso (mentre vende a Miles il suo costume) e in quella di J. Jonah Jameson nell'esilarante scena post-credits (era da sempre il suo sogno interpretarlo).

In attesa che esca nelle sale in nuovo film in live action dell'Arrampicamuri (Spider-Man: Far From Home, temporalmente ambientato all'indomani del clamoroso Avengers: Endgame), è molto consigliabile fare questa passeggiata nello "Spider-verso".

Conoscereste così - per dirla come Pirandello - uno, nessuno, centomila Uomini Ragno...
E ognuno di essi ne sarà valsa la pena, ve lo garantiamo.




Etichette: , , , , , , , , , , ,

domenica 7 aprile 2019

OSCAR 2019. BLACKKKLANSMAN, COME TI INFILTRO UN NERO TRA I BIANCHI RAZZISTI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
135'
Regia: Spike Lee
Con: John David Washington, Adam Driver, Topher Grace, Laura Harrier, Jasper Pääkkönen, Paul Walter Hauser, Harry Belafonte, Alec Baldwin.


Colorado Springs, primi anni 70.
Ron Stallworth (Washington) diventa il primo poliziotto afroamericano della contea.

Dopo aver fatto esperienza dei pregiudizi e del razzismo di alcuni suoi colleghi, viene riassegnato al dipartimento di intelligence.

Qui nota un annuncio di reclutamento del Ku Klux Klan, nota organizzazione suprematista e xenofoba, e ha un'intuizione geniale: perché non infiltrarsi all'interno e raccogliere prove a carico dei suoi membri?

Certo, per un nero sarebbe impossibile: ecco allora venirgli in aiuto il collega bianco Flip Zimmerman (Driver).
Ron si limita a prendere contatti telefonici, mentre Flip si presenta agli incontri di persona, fingendosi Ron...






Un poliziotto afromericano infiltrato nel KKK?!?
Suona come lo spunto per uno sketch di Dave Chappelle, e invece si tratta di una storia vera.

Dopo averla scoperta, Spike Lee l'ha fatta sua, aggiungendo al copione elementi di commedia e riferimenti espliciti all'attualità (ossia all'era Trump).

Un'operazione che ha dato frutto, tant'è che il regista ha conquistato il primo Oscar della propria carriera, per la miglior sceneggiatura.
Lo stesso ambito - guarda un po' - in cui era uscito vincente il suo eterno amico/nemico Quentin Tarantino (prima con Pulp Fiction, poi con Django Unchained).

Spike è solo il secondo afroamericano nella storia del cinema a essere stato premiato nella categoria.
Prima di lui solo Jordan Peele, lo scorso anno con l'ottimo Scappa-Get Out (qui il cineasta-comedian figura come co-produttore).






Dimenticate le polemiche e le provocazioni seriose di tante sue pellicole precedenti (e non solo quelle: pure la sua esagerata protesta agli Academy Awards, nel momento in cui la statuetta più ambita è finita a Green Book).
Lee questa volta ha trovato il tono e il ritmo giusti, come conferma - tra le altre cose - il Gran Premio della Giuria all'ultimo Festival di Cannes.

Di più: BlacKkKlansman è il miglior film della sua carriera.

Pur con qualche libertà artistica e cronologica (la vicenda è ambientata nel 1972, a ridosso delle presidenziali vinte da Nixon, ma nella realtà avvenne nel 1979), la pellicola restituisce fedelmente lo spirito dei tempi e le caratteristiche delle persone che di quella storia furono protagoniste.

Ciò avviene anche in virtù di un cast scelto e guidato con intelligenza.
E se da un lato J.D. Washington - figlio d'arte: suo padre si chiama Denzel... - è una rivelazione, Adam Driver (alias Kylo Ren di Star Wars) è una gradita conferma.

Nelle retrovie, segnaliamo la comparsata satirica di Alec Baldwin nel prologo (deve portare fortuna, perché un altro suo cammeo era presente in
A Star is Born, anch'esso oscarizzato) e quella magnetica di Harry Belafonte, celeberrimo musicista calypso con l'hobby della recitazione.

Il ruolo più difficile è però toccato a Topher Grace, che ricorderete come il primo Venom apparso sul grande schermo (in Spider-Man 3).
Il suo David Duke - figuro cinico e spregevole, eppure dotato di un ottimo eloquio e di un certo charme - non si dimentica facilmente.
Ancor più se messo in confronto con il vero Duke, che appare in recenti immagini di repertorio.

Qui sta il geniale colpo di coda di Spike: concludere il film con video amatoriali e riprese tratte dai telegiornali, che testimoniano una verità inquietante.
L'America non è cambiata, è ancora (di nuovo?) come ieri.

Non vale solo per l'Oltreoceano.
Vale anche per noi.




Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 20 marzo 2019

OSCAR 2019. GREEN BOOK, A SPASSO CON SHIRLEY

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
130'
Regia: Peter Farrelly
Con: Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini, Don Stark, Sebastian Maniscalco, Tom Virtue.


1962. Tony Lip (Mortensen) è un buttafuori italoamericano dalla spiccata abilità oratoria.
Rimasto temporaneamente senza lavoro, accetta di fare da autista-guardia del corpo al jazzista black Don Shirley (Ali).

Il suo compito è portare il musicista in tour per una serie di concerti.
Peccato che le date siano tutte nel sud del Paese, ossia negli Stati a più alta tensione razziale.

Con sé ha però il "Green Book", una sorta di manuale dove sono elencati gli alberghi e i ristoranti in cui gli afroamericani sono ben accetti...






La vera notizia non è che Green Book abbia vinto 3 Oscar (miglior film, sceneggiatura originale, attore non protagonista), soffiando un po' a sorpresa il riconoscimento più ambito al favoritissimo Roma.
E neppure che alla premiazione il regista (afroamericano) Spike Lee abbia manifestato il proprio disaccordo con una protesta plateale.

Non lo è neppure che Nick Vallelonga - figlio di quel Frank Anthony Vallelonga che ha ispirato il personaggio protagonista - sia stato premiato come sceneggiatore, nonostante la polemica esplosa alla vigilia per un suo precedente tweet anti-islamico (ironia suprema: il co-protagonista Mahershala Ali, a sua volta oscarizzato, è di religione musulmana).

La vera notizia è che 2 delle suddette statuette siano finite nelle mani dell'autore di... Scemo e + Scemo.

Sì, avete letto bene. No, non è un errore.
Peter Farrelly è stato, insieme al fratello Bobby, regista di opere miliari del filone comico-demenziale: oltre alla pellicola con Jim Carrey e Jeff Daniels, ricordiamo anche Tutti Pazzi per Mary, Kingpin e Io, me e Irene.

Che cosa lo abbia spinto a lavorare da "solista", scrivendo, dirigendo e producendo un film agli antipodi dei suoi lavori precedenti rimarrà forse un mistero, ma di certo gli ha procurato un riconoscimento che altrimenti non avrebbe mai avuto.

Green Book è una commedia on the road forse sopravvalutata, ma chiaramente riuscita.
Chi tra i critici l'ha malignamente paragonata ad A Spasso con Daisy ha esagerato: fatta eccezione per la somiglianza dello spunto iniziale (là un autista afro portava in giro una distinta signora bianca, qui un autista bianco porta in giro un raffinato musicista afro), la pellicola vincitrice nel 1990 di una delle edizioni più contestate degli Academy Awards ha poco a che fare con questa.






Mahershala Ali si conferma l'attore black del momento: 2 oscar in 3 anni (nel 2017 era stato premiato per Moonlight, un altro "miglior film" rimasto oscurato dai propri avversari, La La Land in primis).
Con la sua interpretazione asciutta e tormentata ha convinto tutti, meritatamente.

Che cosa non torna è perché non abbia vinto un Oscar pure Viggo Mortensen: senza nulla togliere ad Ali, è lui il vero motore del film.
Dimenticate Il Signore degli Anelli: inevitabilmente invecchiato e visibilmente ingrassato per il ruolo, l'attore ruba quasi sempre la scena al blasonato collega.

Il suo Tony è un personaggio che non si dimentica: Viggo gli conferisce una simpatia e uno spessore rari, grazie a un'interpretazione istrionica e sottile che avrebbe meritato ben più di una semplice nomination.
Che ridere, poi, sentirlo parlare in italiano!

A proposito: consigliamo assolutamente la visione del film in lingua originale.
La versione italiana è purtroppo inficiata da un doppiaggio goffo che non riesce a rendere le sfumature verbali dell'originale.

Tra i ruoli di supporto, vale la pensa menzionare la sempre bella Linda Cardellini (E.R.-Medici in Prima Linea, Avengers: Age of Ultron).
La sua prova, breve ma incisiva, si dice abbia mosso Nick Vallelonga fino alle lacrime.

Green Book forse non è il miglior film del 2018, ma le ragioni per vederlo - e apprezzarlo - non mancano di certo.
Sedetevi sul retro dell'auto insieme a Don e lasciatevi portare da Tony attraverso l'America.

Le storie che potrebbe raccontarvi e le avventure che potrebbe farvi vivere sono davvero singolari.




Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

venerdì 1 marzo 2019

OSCAR 2019. NON TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA

Dall'alto: la premiazione di Green Book; gli attori premiati: Rami Malek, Olivia Colman, Regina King, Mahershala Ali; indovinate quanti Oscar ha vinto personalmente Alfonso Cuarón...; Lady Gaga e Bradley Cooper cantano Shallow durante la cerimonia; l'omaggio a Freddie Mercury durante l'esibizione dei Queen.


Cosa resterà di questa edizione numero 91 degli Academy Award?

Certamente lo spettacolo offerto sul palco dai musicisti: in una cerimonia senza presentatore e numeri comici, a dominare la scena sono stati i Queen - che hanno voluto omaggiare il loro iconico frontman Freddie Mercury e hanno caricato il pubblico con We Will Rock You e We Are The Champions (molto appropriato) - e Lady Gaga - che ha eseguito una struggente e intensa Shallow in coppia con Bradley Cooper (la loro esibizione è stata accolta dall'unica standing ovation della serata).

La band inglese ha assistito al successo (molto contestato dai critici, ma molto ben accolto dal popolo dei social) di Bohemian Rhapsody, che si è aggiudicato il maggior numero di statuette, 4 - miglior attore protagonista (l'effettivamente ottimo Rami Malek), miglior montaggio (un tantinello esagerato), miglior sonoro, miglior montaggio sonoro.

La cantautrice italo-americana, invece, ha vinto la (meritatissima) statuetta per la migliore canzone, unico riconoscimento al pur notevole A Star Is Born.

Non ce l'ha fatta, però, come migliore attrice protagonista: la vittoria è andata a sorpresa a Olivia Colman, ottima regina Anna nel dramma in costume The Favourite-La Favorita (10 nomine, 1 solo Oscar: questo), che è riuscita a superare pure Glenn Close, data per vincente alla vigilia grazie al Golden Globe precedentemente conquistato.
Per la serie: "tra i due litiganti il terzo gode"...






La sempre brava veterana di Hollywood ha perso pure questa volta - la settima!
La sta "raggiungendo" Amy Adams: 6 candidature, ma anche per lei "zero tituli".

Questa volta a batterla è stata Regina King (If Beale Street Could Talk), mentre Mahershala Ali ha vinto il suo secondo Academy Award (il primo è stato nel 2017 per Moonlight).
I due si sono imposti come attori non protagonisti, ma ci sembra che la tanto democratica Academy abbia relegato gli attori di colore - in genere scarsamente presenti tra i protagonisti - a queste categorie "secondarie" per poi farli vincere, come per dare alla comunità afro-americana un contentino.

Chissà se l'attivista Spike Lee ci ha mai pensato.

Il regista di Fa' La Cosa Giusta ha comunque vinto il suo primo Oscar - senza contare quello alla carriera preso nel 2016 - per la sceneggiatura non originale di BlacKKKlansman, ma ha fatto parlare di sé soprattutto per la sua plateale protesta contro la vittoria di Green Book come miglior film.

La pellicola diretta da Peter Farrelly (uno dei due fratelli campioni della commedia demenziale: basti citare Scemo & + Scemo, Tutti Pazzi Per Mary, Io, Me & Irene) ha incontrato i gusti dei membri dell'Academy, che hanno preferito i toni blandi e leggeri di una storia di amicizia tra un raffinato musicista nero e il suo grezzo autista italo-americano ad opere più impegnative e/o schierate politicamente e/o controverse.

I critici vi si sono scagliati contro, paragonandolo ad altri due vincitori dell'Oscar per il miglior film, A Spasso Con Daisy di Bruce Beresford (1990; sinceramente, il meno memorabile tra i candidati, che erano Il Mio Piede Sinistro di Jim Sheridan, Nato Il 4 Luglio di Oliver Stone, L'Uomo Dei Sogni di Phil Alden Robinson e soprattutto il capolavoro L'Attimo Fuggente di Peter Weir) e Crash di Paul Haggis (2006, l'anno di I Segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, ma anche di Munich di Steven Spielberg, Truman Capote: A Sangue Freddo di Bennett Miller e Good Night And Good Luck di George Clooney).
Due pellicole generalmente considerate mediocri - se non addirittura brutte - e comunque non meritevoli di ricevere il riconoscimento più importante dell'industria cinematografica.

Su Green Book ognuno può farsi la propria opinione; di certo esso è riuscito a imporsi sul favorito della vigilia, quel Roma già Leone d'Oro a Venezia e a tutti gli effetti vero vincitore morale di questa edizione degli Academy Award.






Il capolavoro in bianco e nero di Alfonso Cuarón sarebbe stato il primo prodotto Netflix ad affermarsi nella categoria principale e il primo ad aggiudicarsi il titolo di miglior film straniero (è in lingua spagnola) e film tout court, ma forse un'ultima mancanza di coraggio da parte dei votanti gli ha impedito di fare la storia.

In particolare, nonostante non abbia vinto il premio più ambito - possiamo dire, però, che l'ha praticamente sfiorato - il vero protagonista della Notte delle Stelle è stato proprio il regista messicano, che di persona si è portato a casa tutte le statuette vinte dalla sua opera: miglior film straniero, migliore fotografia e migliore regia.

Insomma, la favola dei "Tre Amigos" continua: Alejandro G. Iñárritu, Guillermo del Toro e lo stesso Cuarón sono stati premiati come migliori registi complessivamente 5 volte nelle ultime 6 edizioni!
Il primo per Birdman e The Revenant rispettivamente nel 2015 e 2016, il secondo lo scorso anno grazie a The Shape of Water, il terzo nel nel 2014 con Gravity e di nuovo adesso con Roma.

L'unico ad aver interrotto questo "mexican power" era stato Damien Chazelle con La La Land, due anni or sono.
Il giovane regista quest'anno concorreva nelle retrovie con il sottovalutatissimo First Man, che però si è aggiudicato a sorpresa gli effetti speciali battendo l'epico Avengers: Infinity War.

La Marvel può comunque consolarsi con Black Panther: non avrà vinto come miglior film, però ha incassato costumi, colonna sonora, scenografia.
Ma anche con Spider-Man: Into the Spider-verse, cartone animato che ha battuto a mani basse Gli Incredibili 2 della Pixar.
Ci intriga molto: speriamo di recensirlo presto per voi.

Anche Vice, biopic su Dick Cheney, che aveva un bel po' di nomine, ha vinto qualcosa (per il trucco).

Insomma, si è voluto premiare un po' tutti... scontentando un po' tutti.

Continuate a seguirci: a breve parleremo di alcuni dei film che ci hanno maggiormente colpito di questa edizione (altri li abbiamo già recensiti: andate a rileggervi i post!).




Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

lunedì 25 febbraio 2019

OSCAR 2019. I VINCITORI


Premi un po' per tutti, in questa 91 edizione degli Academy Award.

Il premio più prestigioso, quello per il miglior film, è andato non al film migliore né a quello più popolare, bensì a quello che probabilmente è riuscito a scontentare meno votanti: Green Book, diretto da uno dei fratelli Farrelly (Peter), che si è aggiudicato anche la statuetta per la sceneggiatura originale.

Roma di Alfonso Cuarón si deve "accontentare" dei riconoscimenti per la regia, il film straniero, la fotografia.

Gloria anche per un altro regista: Spike Lee vince la sua prima statuetta, per la sceneggiatura non originale di BlacKkKlansman.

Il tanto vituperato Bohemian Rhapsody si prende attore protagonista (l'effettivamente ottimo Rami Malek), montaggio, sonoro, montaggio sonoro.

Mentre Mahershala Ali e Regina King hanno vinto come migliori non protagonisti, tra le attrici vale il detto "tra i due litiganti, il terzo gode": Olivia Colman (The Favourite) l'ha spuntata su Glenn Close e Lady Gaga, che però può consolarsi con il riconoscimento per la migliore canzone (Shallow, da A Star Is Born).

Il pompatissimo Black Panther ha avuto riconoscimenti per colonna sonora, costumi, scenografia.

Tra i cartoni animati, Spider-Man: Into the Spider-Verse ce l'ha fatta, mentre a sorpresa i migliori effetti speciali sono quelli di First Man - Il primo uomo (First Man).

Per le nostre previsioni, ne ha azzeccate di più FRA (13), seguito subito da FEDE (12). Bravo comunque anche ANG.

In attesa dei nostri commenti, ecco la lista di tutti i vincitori.






MIGLIOR FILM

Green Book - Jim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie, Peter Farrelly e Nick Vallelonga

MIGLIOR REGIA
Alfonso Cuarón – Roma

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Olivia Colman – La favorita (The Favourite)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Rami Malek Bohemian Rhapsody

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Regina King – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Green Book

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Spider-Man - Un nuovo universo (Spider-Man: Into the Spider-Verse), regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman

MIGLIOR FILM STRANIERO
Roma, regia di Alfonso Cuarón (Messico)

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly – Green Book

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee – BlacKkKlansman

MIGLIOR COLONNA SONORA
Ludwig Göransson – Black Panther

MIGLIOR CANZONE
Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) - A Star Is Born

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Alfonso Cuarón – Roma

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Hannah Beachler e Jay Hart – Black Panther

MIGLIOR MONTAGGIO
John Ottman – Bohemian Rhapsody

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J. D. Schwalm - First Man - Il primo uomo (First Man)

MIGLIOR SONORO
Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali – Bohemian Rhapsody

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
John Warhurst e Nina Hartstone – Bohemian Rhapsody

MIGLIORI COSTUMI
Ruth Carter – Black Panther

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia DeHaney – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Free Solo, regia di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Period. End of Sentence., regia di Rayka Zehtabchi

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Skin, regia di Guy Nattiv

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE
Bao, regia di Domee Shi




Etichette: , , , , , , , , , , , , , , ,

sabato 23 febbraio 2019

OSCAR 2019. NOMINATION: FILM E REGIA



Andare alla Mostra del Cinema di Venezia porta bene, e anche stavolta ne abbiamo la conferma.

Come abbiamo notato nelle scorse edizioni, chi passa dalla kermesse lagunare agli Oscar poi fa sempre una bella figura.

L'anno scorso era capitato, per esempio, a The Shape of Water - che dopo il Leone d'Oro si è accaparrato 4 statuette, tra le quali quella per il miglior film e quella per la regia di Guillermo del Toro - e a Tre Manifesti a Ebbing, Missouri - dopo il premio per la sceneggiatura al Lido, due riconoscimenti a Frances McDormand e Sam Rockwell.

Il vincitore dell'ultimo Leone d'Oro, Roma del messicano Alfonso Cuarón, se la dovrà vedere di nuovo con The Favourite del greco Yorgos Lanthimos: entrambi, a sorpresa, sono in testa per numero di nomination - ben 10!

Altre pellicole passate in anteprima alla Mostra sono A Star Is Born, che è invece a quota 10, e First Man di Damien Chazelle (4), The Ballad of Buster Scruggs dei fratelli Coen (3), Opera Senza Autore di Florian Henckel von Donnersmarck (2) - ma queste ultime tre non sono state nominate nelle categorie oggetto del presente post.

Complimenti ad Alberto Barbera: ottima selezione!

Anche Cannes è ben rappresentata: il vincitore della Palma d'Oro, il giapponese Shoplifters concorre per il miglior film straniero assieme a Cafarnao della libanese Nadine Labaki e soprattutto Cold War (in totale 3 nomine) del polacco Paweł Pawlikowski, sorpresa nella cinquina dei migliori registi.

Ma tra i film passati alla Croisette la parte del leone la fa BlacKkKlansman, 6 candidature, tra le quali quella per il miglior film e la migliore regia (non ci crederete, ma è la prima per Spike Lee in quest'ultima categoria).

Lasciando da parte gli outsider - Vice e Green Book, che però ha molte chance di vittoria finale - notiamo che l'Academy abbia voluto rappresentare in questa edizione anche pellicole che hanno fatto molto bene al botteghino.

Così, accantonato per il momento l'Oscar per il miglior film "popolare" dopo una valanga di polemiche, ecco che accanto al pompatissimo Black Panther, kolossal targato Marvel, troviamo pure il vituperatissimo (dalla critica) biopic sui Queen, Bohemian Rhapsody.

E visto che l'Academy era in vena di novità, ecco addirittura una cinquina di registi decisamente e stranamente internazionale: due americani soltanto (Lee e McKay), contro un messicano, un greco e un polacco!

Insomma, questa edizione è piuttosto confusa, ma decisamente interessante e imprevedibile.

Chissà chi vincerà.

Nel frattempo vi facciamo conoscere i candidati per i premi più prestigiosi della Notte delle Stelle.






MIGLIOR FILM


Black Panther - Kevin Feige


BlacKkKlansman - Sean McKittrick, Jason Blum, Raymond Mansfield, Jordan Peele e Spike Lee


Bohemian Rhapsody - Graham King


La favorita (The Favourite) - Ceci Dempsey, Ed Guiney, Lee Magiday e Yorgos Lanthimos


Green Book - Jim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie, Peter Farrelly e Nick Vallelonga


Roma - Gabriela Rodríguez e Alfonso Cuarón


A Star Is Born - Bill Gerber, Bradley Cooper e Lynette Howell Taylor


Vice - L'uomo nell'ombra (Vice) - Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Adam McKay e Kevin J. Messick






MIGLIOR REGIA
Alfonso Cuarón – Roma

Yorgos Lanthimos – La favorita (The Favourite)

Spike Lee – BlacKkKlansman

Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

Paweł Pawlikowski – Cold War (Zimna wojna)




Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

martedì 8 gennaio 2019

GOLDEN GLOBE 2019. RAPSODIA, PORTAMI VIA

Dall'alto: Rami Malek tra Brian May e Roger Taylor; Alfonso Cuarón con i due globi conquistati per Roma; la premiazione di Green Book.  


Che cosa racconta il verdetto dei Golden Globes di quest'anno?

Al di là del fatto che questa competizione sia o meno un'anteprima degli Oscar (dibattito che si rinnova annualmente), appare chiaro quali siano stati i film più rappresentativi della stagione appena passata.

Premiato per il miglior film drammatico e per il migliore attore protagonista (Rami "Mr. Robot" Malek), Bohemian Rhapsody è senza dubbio uno dei vincitori della serata.
Il biopic dedicato a Freddie Mercury e ai Queen è stato massacrato dalla critica (soprattutto quella statunitense), ma è stato un clamoroso successo di pubblico e ha convinto i circa 90 giornalisti della stampa estera iscritti all'Hollywood Foreign Press Association.

A contendergli la scena c'è il già Leone d'Oro a Venezia Roma, ultima fatica del premio Oscar (nel 2014, per Gravity) Alfonso Cuarón.
L'opera del cineasta messicano ha mandato in brodo di giuggiole un po' tutti, spingendo il collega e connazionale Guillermo del Toro - trionfatore agli scorsi Academy Awards con The Shape of Water-La Forma dell'Acqua - a definirla persino come una delle migliori pellicole della storia del cinema!

Intanto ha incassato i riconoscimenti per il film straniero e la regia, e forse avrebbe conquistato pure quello per il miglior film drammatico, se fosse stato candidato.
Un'esclusione che ha fatto e farà ancora discutere.

Il terzo incomodo potrebbe essere Green Book, vincitore - piuttosto a sorpresa, a dire il vero - di ben 3 Globi.
Miglior commedia, attore non protagonista (Mahershala Ali, già oscarizzato nel 2017 grazie a Moonlight), miglior sceneggiatura: un bel bottino per il regista Peter Farrelly, fino a ieri noto soprattutto per opere demenziali in coppia con il fratello Bobby come Scemo e + Scemo.






Un altro colpo di scena è stato il premio per il miglior film di animazione a Spider-Man: Un Nuovo Universo (titolo originale: Spider-Man: Into The Spider-Verse).
Quello con protagonista il famoso Arrampicamuri è stato il cartone-rivelazione dell'anno, e chissà che non si affermi anche agli Oscar.
In ogni caso una bella soddisfazione per la Marvel, che invece non è riuscita a sfondare col pompatissimo Black Panther, rimasto a bocca asciutta.

Ma le delusioni più grosse sono state quelle di First Man - Il Primo Uomo e A Star Is Born.
La pellicola diretta dal Damien Chazelle di Whiplash e La La Land si è dovuta accontentare del riconoscimento per la miglior colonna sonora, mentre l'esordio dietro la cinepresa di Bradley Cooper (sì, proprio quello di Una Notte da Leoni) è riuscito ad accaparrarsi solo il globe per la miglior canzone (la bella Shallow).

Peccato, perché a A Star Is Born era dato fino alla vigilia come uno dei favoriti.
Molti si aspettavano che almeno Lady Gaga vincesse il premio come miglior attrice, invece neppure quello.

La strada verso gli Oscar è tortuosa, ma ormai alquanto breve.
Il verdetto di questi Golden Globe verrà confermato o sovvertito?
Staremo a vedere...




Etichette: , , , , , , ,

lunedì 7 gennaio 2019

GOLDEN GLOBE 2019. I VINCITORI

(La locandina dell'edizione numero 76 dei Golden Globe) 


Sorpresa!
Bohemian Rhapsody trionfa in questa edizione dei Golden Globe.

Il biopic su Freddie Mercury e i Queen si porta a casa i premi per il miglior film drammatico e per il migliore attore (Rami Malek).

A Star Is Born, il grande sconfitto della serata, deve accontentarsi del riconoscimento per la canzone.

Molti davano per certa la vittoria di Lady Gaga come attrice drammatica, ma l'italo-americana è stata battuta dalla veterana Glenn Close.

Il film che ha conquistato il maggior numero di statuette è Green Book di Peter Farrelly (commedia, attore non protagonista, sceneggiatura), mentre Roma porta a casa i riconoscimenti per il film straniero e la regia (Alfonso Cuarón).

Gloria anche per First Man - Il primo uomo (First Man) (colonna sonora), The Favourite (Olivia Colman attrice in una commedia), If Beale Street Could Talk (attrice non protagonista: Regina King), Spider-Man: Into The Spider-Verse (film di animazione), Vice (Christian Bale, attore in una commedia).

In attesa delle nostre considerazioni, vi presentiamo intanto i vincitori.






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Bohemian Rhapsody, regia di Bryan Singer

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
Green Book, regia di Peter Farrelly

MIGLIOR REGISTA
Alfonso Cuarón – Roma

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra (The Wife)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Rami Malek Bohemian Rhapsody

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Olivia Colman – La favorita (The Favourite)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Regina King – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Green Book

MIGLIOR FILM STRANIERO
Roma, regia di Alfonso Cuarón (Messico)

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Spider-Man - Un nuovo universo (Spider-Man: Into the Spider-Verse), regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman

MIGIORE SCENEGGIATURA
Brian Hayes, Peter Farrelly e Nick Vallelonga – Green Book

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Justin Hurwitz – First Man - Il primo uomo (First Man)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
Shallow A Star Is Born




Etichette: , , , , , , , , , , , ,