CINEMA A BOMBA!

martedì 4 giugno 2024

I CLASSICI: BIG HERO 6, I FANTASTICI SEI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2014
102'
Regia: Don Hall, Chris Williams
Voci originali: Scott Adsit, Ryan Potter, Genesis Rodriguez, T.J. Miller, Damon Wayans Jr., Alan Tudyk, James Cromwell, Stan Lee.


Hiro, adolescente sveglio e intelligentissimo, vive a San Fransokyo - un incorcio, come il suggerisce il nome, tra San Francisco e Tokyo - insieme alla zia e al fratello maggiore.
Quest'ultimo lo introduce all'Istituto di Tecnologia, dove conosce un gruppo di scienziati giovani e geniali come lui.

Ma quando una sua preziosa invenzione finirà nelle mani di un misterioso cattivo mascherato, il ragazzo avrà bisogno di mettere insieme una squadra di supereroi (composta da 6 elementi, come il titolo suggerisce).
Tra questi c'è anche e soprattutto Baymax, un placido robot parlante progettato per offrire assitenza medica...


Come forse ricorderete, agli Oscar 2015 il premio come miglior film d'animazione andò all'opera che vi stiamo recensendo (noi avevamo puntato sul divertente The LEGO Movie, ma va bene così).
Trattasi della prima vera collaborazione tra Disney e Marvel, da quando la casa di Topolino e Paperino ha acquisito quella di Iron Man e Capitan America.

Ispirato ad un fumetto di Steven Seagle e Duncan Rouleau (metà del collettivo Man of Action, autore di alcuni fumetti degli X-Men e di diversi episodi della serie animata Ultimate Spider-Man), Big Hero 6 è un riuscito incrocio di dramedy per famiglie, film d'azione supereroistico ed estetica manga.

Nei classici luoghi comuni "disneiani" (il protagonista orfano, i buoni sentimenti, il personaggio a tutti i costi simpatico e quello a tutti i costi tenero...) si innestano perfettamente i topoi "marveliani", col team che ricorda vagamente una versione allargata dei Fantastici 4 e addirittura una comparsata a sorpresa del compianto Stan Lee.

Il personaggio più memorabile è ovviamente il robot coccoloso Baymax, cui tra l'altro sono affidate le gag più spassose (due su tutte: quelle di "Baaaaambino peloso!" e "Ba-la-lala!"... chi ha visto il film sa di che cosa parliamo!).
Al secondo posto metteremmo Honey Lemon, scienziata bionda e sottile, tanto bella quanto goffa (voce originale di Genesis Rodriguez, già vista in Yoga Hosers).

Con una struttura narrativa collaudata - ma meno prevedibile di quanto possa sembrare - e abbondanti sequenze di azione bilanciate da pause di approfondimento psicologico, Big Hero 6 è una pellicola adatta a tutte le età, capace di accontentare tanto i fan della Disney (di cui è uno dei lungometraggi migliori dell'ultimo decennio) quanto quelli della Marvel (chissà che prima o poi Baymax non compaia in qualche film del Marvel Cinematic Universe).

Da (ri)vedere, aspettando il sequel che un giorno forse arriverà (l'unico seguito realizzato finora è una miniserie fruibile su Disney+).
E da non perdere i titoli di coda e la breve scena subito successiva!


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giovedì 18 giugno 2020

JAY E SILENT BOB. IL DUO "STRAFUMATO" DI KEVIN SMITH

A sinistra Kevin Smith (Silent Bob), a destra Jason Mewes (Jay).  


Jay (Jason Mewes) è alto, secco, pansessuale come Deadpool e altrettanto loquace.
Silent Bob (Kevin Smith) - che non è proprio muto come il nome lascia intendere - è più basso, grassoccio e riflessivo.

Trattasi della coppia di spacciatori-scoppiati-filosofi che popola l'Askewniverse (ossia l'universo dell'Askew View, la casa di produzione di cui Smith è co-proprietario), una sorta di versione aggiornata di Cheech & Chong.

I due sono apparsi in 7 pellicole di culto, spalmate nell'arco di 25 anni: ve le recensiamo una ad una qui sotto.
E questo senza contare altre fugaci apparizioni non ufficiali: in Scream 3, ad esempio, oppure - più recentemente - nei corti Null & Annoyed e I'm Upset.

Li rivedremo ancora in pellicole future?
Probabilmente sì: Kev ha dichiarato a più riprese l'intenzione di voler girare Clerks III e Twilight of the Mallrats (annunciato in precedenza col titolo MallBrats), oltre alla commedia orrorifica Moose Jaws (che collegherebbe Jay & Silent Bob all'universo di Yoga Hosers).

Ma ad oggi le apparizioni ufficiali sono quelle che riportiamo di seguito.
Scopritele tutte e ricordate: Snootchie bootchies!






Clerks (1994)

 
Una giornata tipo di due giovani commessi (Brian O’Halloran e Jeff Anderson), alle prese con clienti, ragazze e situazioni tra le più improbabili.

Girato da un regista esordiente poco più che ventenne con una troupe di amici e un budget irrisorio, vinse a sorpresa il premio alla regia al Sundance Film Festival e il Gran Premio della Giuria a Cannes, lanciando di conseguenza Kevin Smith nell’empireo di Hollywood.

Girato in un bianco e nero sgranato, è di fatto un collage di gag e battute a ripetizione, ma tra le righe si può leggere anche come satira sociale.

Stilisticamente strizza l’occhio soprattutto a Jim Jarmusch (la fotografia bicromatica e le situazioni surreali osservate con disincanto) e Quentin Tarantino (l’ossessione per la cultura pop), ma vi si trovano anche echi da Richard Linklater e dal primo Spike Lee.

A volte verboso, spesso volgaruccio, ma quasi sempre esilarante.
Diverse le scene memorabili, in primis l'imperdibile confronto tra L'Impero Colpisce Ancora e Il Ritorno dello Jedi.


Mallrats (1995)

 
Due giovani perdigiorno (Jason London e l'ex campione di skateboarding Jason Lee), lasciati dalle rispettive fidanzate (Shannon Doherty e Claire Forlani), cercano di riconquistarle partecipando a un “gioco delle coppie” in un centro commerciale.

Secondo film di Kevin Smith, il primo a colori e con un budget di tutto rispetto, è forse però una delle sue opere più deboli: l’umorismo si è fatto più pecoreccio che spiritoso e non sempre coglie nel segno, nonostante l’illuminante comparsata di Stan Lee e l’abbondanza di situazioni e omaggi fumettistici.

Anche la tematica sociale (se si può dire che ce ne sia una) è cambiata: in Clerks i protagonisti erano proletari disillusi, qui sono figli di papà sfaccendati.

Curiosità: il film è uscito in Italia solo in home video col titolo Generazione X.






In Cerca di Amy (1997)

 
Un disegnatore di fumetti (il futuro Batman Ben Affleck) si innamora di una collega (Joey Lauren Adams) e, pur avendo scoperto che la ragazza è gay, intreccia con lei una tormentata relazione.

Terzo capitolo della cosiddetta "Trilogia del New Jersey", il primo a servirsi anche del registro drammatico.

Gli attori sono bravi, qualche battuta è divertente (specie all’inizio), ma alla lunga la commedia - infarcita di dialoghi scabrosi talora gratuiti - rischia di annoiare.

E' tra i film preferiti da Quentin Tarantino e presenta un insolitamente lungo monologo di Silent Bob.


Dogma (1999)

 
Una donna in crisi di fede (Linda Fiorentino) viene incaricata dal portavoce di Dio (Alan Rickman) di fermare due angeli caduti (Ben Affleck e Matt Damon, reduci dal successo e dall'Oscar di Good Will Hunting), prima che questi riescano a rientrare in Paradiso.

Il film più discusso e contestato di Kevin, ma anche il più ambizioso e sottovalutato.
Fu pubblicamente attaccato dalla destra religiosa americana, però risulta più irriverente che blasfemo.

Si tratta di una satira fanta-religiosa intelligente, pungente e divertente, forse un po’ dispersiva, con un gruppo di attori famosi e affiatati, e una morale non moralista.

Divertenti in piccoli ruoli lo stand-up comedian George Carlin e la cantautrice canadese Alanis Morrisette (che interpreta... Dio!).

Jay e Silent Bob non sono più personaggi di secondo piano, ma svolgono una funzione importante ai fini dell'intreccio narrativo.






Jay & Silent Bob Strike Back (2001)

 
Jay e Silent Bob partono per Hollywood con un unico obiettivo: fermare le riprese di un film... su di loro!

Passano in rassegna tutti o quasi i personaggi dei precedenti film, ma per la prima volta i protagonisti sono loro: i due spacciatori sboccati e un po’ filosofi che comparivano in tutti i precedenti capitoli.

La trama è solo un pretesto per una serie continua di sketch politicamente scorretti e poco raffinati, ma l’accavallarsi di rimandi, citazioni e autocitazioni (talora incomprensibili per chi non conosce l’opera di Smith nella sua interezza), qua e là funziona, grazie soprattutto alla presenza di un nutrito numero di attori e autori che non teme l’autoironia.

La parte migliore è quella finale, dove l'industria cinematografica viene presa in giro con una certa sagacia.

In Italia uscì scandalosamente in ritardo di 3 anni, solo in home video e col titolo Jay e Silent Bob… Fermate Hollywood!


Clerks II (2006)

 
Dante (B. O’Halloran) e Randal (J. Anderson), i commessi del primo film, sono finiti a lavorare in uno squallido fast food.

Il primo sta per sposarsi e trasferirsi, il secondo vorrebbe impedirglielo.
Fra i due si insinua una bella ragazza (Rosario Dawson), che è anche il loro capo.

Dodici anni dopo il primo film-culto che lo aveva lanciato, Kevin Smith firma la sua opera più matura tornando agli amati working clerks, che ora lavorano nella ristorazione di massa e hanno intorno ai trent’anni, ma continuano a fare scherzi, filosofeggiare, discutere della differenza tra Star Wars e Il Signore degli Anelli (scena impagabile), ma soprattutto sognare un futuro migliore.

Sboccatissimo, spesso esilarante e un po’ malinconico, è un ritratto generazionale che riesce a far riflettere e nel finale persino a commuovere.
Bravissimi gli attori, Rosario Dawson sopra tutti.

Per la cronaca, al termine dell'anteprima notturna al Festival di Cannes, ricevette 8 minuti di standing ovation.


Jay & Silent Bob Reboot (2019)

 
Per maggiori particolari, rimandiamo alla recensione completa.

Trattasi del ritorno dell'Askewniverse dopo 13 anni di pausa e del reboot-remake-sequel di Jay & Silent Bob Strike Back: come allora, i due strafumati amici per la pelle devono correre a Los Angeles per bloccare le riprese di un film su di loro.

In più, stavolta, c'è la figlia adolescente di Jay (Harley-Quinn Smith, nella realtà figlia di Kevin Smith).

Ritornano in cammei più o meno brevi diversi protagonisti delle pellicole precedenti, compreso Ben Affleck in quella che forse è la sequenza più riuscita.

Divertente senza pretese, è una passerella di amici del regista e un sincero tributo ai fan più affezionati.




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domenica 17 maggio 2020

I CLASSICI: SPAWN, AVERE UN DIAVOLO PER CAPPUCCIO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1997
96'
Regia: Mark A.Z. Dippé
Interpreti: Michael J. White, Martin Sheen, John Leguizamo, Theresa Randle, Melinda Clarke, D.B. Sweeney, Nicol Williamson, Frank Welker, Todd McFarlane.


L'agente speciale Al Simmons (White) viene tradito dal proprio capo (Sheen) e ucciso dalla spietata Priest (Clarke) nel corso di una missione.

All'inferno fa un patto col demone Malebolgia (Welker) e torna sulla Terra col nome e l'aspetto di Spawn, una sorta di cavaliere della morte.

Nel frattempo è passato qualche anno: la sua amata (Randle) ha messo su famiglia col suo migliore amico (Sweeney) e i suoi assassini sono ancora a piede libero.

La vendetta è l'opzione più ovvia, ma sul suo cammino si mettono il clown/mostro Violator (Leguizamo) e lo stregone Cagliostro (Williamson).






Ecco il primo e finora unico adattamento cinematografico di un fumetto della Image Comics, casa editrice fondata nel 1992 da sette disegnatori fuoriusciti dalla Marvel, superdivi della matita intenzionati a dimostrare la superiorità dell'Autore su quella del Personaggio (per la cronaca: l'esperimento ha funzionato alla grande per un paio di anni, poi è sostanzialmente imploso).

Tra questi c'è un tizio dall'aria severa che risponde al nome di Todd McFarlane.
Creatore grafico di Venom (ne avevamo parlato anche nel nostro podcast, ricordate?) e responsabile di un leggendario e controverso ciclo di Spider-Man, è colui che più è rimasto fedele allo spirito che animava in principio i "Magnifici 7".

A differenza di quasi tutti i suoi colleghi, Todd si è concentrato su una sola serie, ne ha mantenuto il controllo creativo fino ad oggi e si è arricchito con le action figure prodotte dalla sua McFarlane Toys.
Ricavarci pure un adattamento cinematografico era una mossa quasi scontata.

Fantasioso incrocio tra Batman, Darkman, Il Corvo e Robocop, Spawn è un B-movie girato un po' in economia da una squadra di tecnici dell'ILM (Industrial Light & Magic) di George Lucas.
Alcuni effetti speciali sono notevoli (il mantello), altri risultano decisamente mediocri (l'inferno).






La sceneggiatura è un po' prevedibile, ma funzionale; inoltre ha il merito di non discostarsi troppo dal fumetto.
Le due differenze principali sono l'identità dell'assassino di Al (quello originale, Chapel, è di proprietà di Rob Liefeld, co-autore di Deadpool) e l'etnia dell'amico Terry (qui è un bianco).

Il cast se la cava nel complesso bene: nella parte del primo supereroe afro del grande schermo, White è adeguato benché non particolarmente espressivo; Sheen fa del proprio meglio per non cadere nel ridicolo (quanto sono lontani i tempi di Apocalypse Now!), nonostante una tinta poco probabile; Leguizamo come Violator è la carta migliore del mazzo.

L'attore colombiano è pressoché irriconoscibile sotto fat suit e trucco richiesti dal personaggio, ma si scatena in una performance istrionica, sopra le righe, esageratamente influenzata dal "metodo" dell'Actor's Studio (nella scena della pizza ha mangiato davvero dei vermi vivi!) e forse con qualche debito nei confronti del Pinguino di Batman-Il Ritorno.

Nei ruoli di supporto, segnaliamo: Frank Welker (voce del protagonista di Curioso come George, ricordate?), che doppia Malebolgia nella versione originale; Nicol Williamson, indimenticato Merlino di Excalibur, qui nella sua ultima interpretazione; lo stesso Todd McFarlane, che fa una comparsata alla Stan Lee (è il barbone spaventato da Spawn).






A distanza di quasi 30 anni, Spawn è ancora un personaggio di culto.
Perché allora - in un'epoca in cui abbondano reboot, remake e sequel - non farne una nuova versione cinematografica, aggiornata e magari migliorata?

Dev'essere quello che ha pensato il buon Todd, che sta scrivendo di proprio pugno il copione del prossimo film, in cui dovrebbe persino esordire come regista.

Poche le indiscrezioni: al momento si sa soltanto che verrà accentuata la componente horror, che il ruolo principale sarà ricoperto da Jamie Foxx e che la trama dovrebbe incentrarsi non tanto su Spawn quanto sul detective Twitch (Jeremy Renner, alias Occhio di Falco degli Avengers).

Non possiamo che rallegrarcene e attendere.
Il personaggio è in ottime mani: quelle del suo creatore.




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martedì 31 marzo 2020

GLI INEDITI: JAY & SILENT BOB REBOOT, I FILOSOFI DELLO SPACCIO COLPISCONO ANCORA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
105'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Kevin Smith, Jason Mewes, Harley-Quinn Smith, Jason Lee, Brian O'Halloran, Shannon Elizabeth, Rosario Dawson, Joey Lauren Adams, Jennifer Schwalbach Smith, Justin Long, Joe Manganiello, Donnell Rawlings, Chris Wood, Method Man, Redman, Ralph Garman, Melissa Benoist, Val Kilmer, Jason Biggs, James Van Der Beek, Tommy Chong, Chris Hemsworth, Ben Affleck, Matt Damon, Stan Lee (non accreditato).


Il loquace Jay (Mewes) e il taciturno Silent Bob (K. Smith) vengono arrestati per spaccio davanti al Quick Stop, l'emporio fuori dal quale praticamente vivono.

Durante il processo per direttissima scoprono che a Hollywood il regista Kevin Smith (lo stesso K. Smith, ovviamente) sta girando il reboot di una pellicola ispirata a loro.

Il duo parte per Los Angeles con l'obiettivo di fermare le riprese del film, ma lungo il tragitto incontra svariati personaggi, tra cui Millennium (H.Q. Smith), figlia adolescente di Jay che questi non sapeva di avere...






Per chi non lo sapesse, Kevin Smith è stato - insieme a Quentin Tarantino, Robert Rodríguez e Richard Linklater - uno dei cineasti di maggior impatto nel cinema indipendente degli anni 90.

La sua parabola è stata tipicamente hollywoodiana: il successo da un giorno all'altro (prima dell'acclamato esordio con Clerks era un semplice commesso), la crisi personale che gli ha quasi rovinato la carriera (vedi Red State e dintorni), infine la lenta rinascita.

Fumettista (ha scritto ad esempio per DareDevil e Green Arrow), stand-up comedian, critico cinematografico, podcaster indefesso, opinionista onnivoro e instancabile presenzialista, negli ultimi 2 anni il nostro è pure sopravvissuto a un infarto che lo ha quasi ucciso, è diventato vegano ed è dimagrito considerevolmente.

La brutta esperienza deve avergli acceso una lampadina: la vita è breve, meglio passarla facendo ciò che amo, è il momento di ridare vita ai personaggi che mi hanno reso famoso (e che i fan richiedono a gran voce).

Ecco allora il settimo capitolo dell'Askewniverse (l'universo interconnesso dei film con Jay e Silent Bob), a 13 anni di distanza dal precedente (Clerks II) e a 25 anni dal primo (Clerks).






La rentrée dei due spacciatori filosofi era stata anticipata dalle fugaci apparizioni in un episodio di The Flash e nel videoclip I'm Upset, ma il loro vero ritorno è questo, una sorta di rifacimento aggiornato di Jay & Silent Bob Strike Back, quinto capitolo della serie uscito nel 2001.

E il concetto di reboot è uno dei tormentoni della pellicola, che non lesina frecciate né a se stessa né all'industria di Hollywood, così cronicamente a corto di idee da dover ricorrere spesso e volentieri al riciclo (la differenza tra reboot e remake viene spiegata bene e in modo assai divertente dall'ex skater Jason Lee in una delle scene migliori).

Il film - inedito nella sale italiane, ma reperibile in home video - sfoggia il consueto umorismo crudo di Kevin Smith, ma concede qualche momento genuinamente esilarante e almeno una sequenza che non è eccessivo definire commovente (il monologo del 2 volte premio Oscar Ben "Batman" Affleck sulla paternità).

Peccato solo che più che con una trama, qui si abbia a che fare semmai con una sequela di sketch studiata per veicolare diverse comparsate eccellenti, alcune francamente gratuite (quelle di Matt Damon e Chris Hemsworth, ad esempio).

Eppure l'abbondanza di cammei è, paradossalmente, uno dei punti di forza della pellicola: scovarli tutti è una delizia per gli appassionati del regista e un ilare svago per il cinefilo medio.






Ci sono: Brian O'Halloran da Clerks e Clerks II, Jason Lee da Mallrats, Ben Affleck e Joey Lauren Adams da In Cerca di Amy, Matt Damon da Dogma, Shannon Elizabeth da Jay & Silent Bob Strike Back.
Ma anche: Donnell Rawlings e Ralph Garman di Hollyweed, Melissa Benoist e Chris Wood di Supergirl, Harley-Quinn Smith e Jennifer Schwalbach Smith (figlia e moglie del regista) di Yoga Hosers.

In più, compaiono: Tommy Chong (metà del duo Cheech & Chong), Joe Manganiello (Deathstroke in Justice League), Val Kilmer (Batman Forever, Twixt), Chris "Thor" Hemsworth e infine il compianto Stan Lee.

Proprio "The Man", già protagonista per Kev del bellissimo cortometraggio Cameo School, appare brevemente durante i titoli di coda, ed è uno dei momenti più spassosi e accorati del film.

Tra ripetute - e un po' compiaciute - autocitazioni e ammiccamenti più o meno diretti (la trasformazione di Silent Bob in Iron Bob nel climax è un chiaro e affettuoso omaggio ad Iron Man), Jay & Silent Bob Reboot ha il grande merito di non prendersi sul serio: è un divertissement senza pretese, un ideale abbraccio ai fan di stretta osservanza.

Il saluto pare un addio, tutto alla fine odora di capitolo conclusivo, ma forse non sarà così.
Clerks 3 e Mallrats 2, prima annunciati e poi cancellati, sembrano essere di nuovo in cantiere.

Per tacere di Moose Jaws ("Come Lo Squalo, ma con un alce", lo ha descritto il regista), commedia-horror che dovrebbe far collidere l'universo di Jay e Silent Bob con quello di Yoga Hosers.

Il mondo del cinema geek è avvertito: i personaggi creati da Kevin Smith non sono ancora pronti per la pensione.




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lunedì 23 settembre 2019

I CLASSICI: CAPTAIN MARVEL, L'EROINA CHE MANCAVA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
124'
Regia: Anna Boden, Ryan Fleck
Con: Brie Larson, Samuel L. Jackson, Jude Law, Annette Bening, Ben Mendelsohn, Lee Pace, Lashana Lynch, Djimon Hounsou, Clark Gregg, Chris Evans, Scarlett Johansson, Mark Ruffalo, Don Cheadle, Stan Lee.


Vers (Larson) è una Kree, razza aliena in guerra contro gli avversari Skrull, e fa parte di una squadra militare addestrata dal carismatico Yon-Rogg (Law).

Non ha quasi alcun ricordo della propria vita, eccetto qualche flash che le fa sembrare di aver vissuto su un altro pianeta.
In compenso è dotata di straordinari poteri che i suoi compagni non possiedono.

Catturata durante un'imboscata, si ritrova accidentalmente catapultata sulla Terra, a metà degli anni 90.
Qui avrà modo di allearsi con Nick Fury (Jackson), agente speciale dello S.H.I.E.L.D., e di scoprire finalmente la verità sul proprio passato.






Nel cinema supereroistico le donne hanno sempre avuto poco spazio o comunque ruoli di supporto, almeno fino a un paio di anni fa.
Senza considerare Supergirl, serial confinato comunque nel recinto televisivo, le cose hanno iniziato a cambiare soltanto a partire da Wonder Woman (nota: entrambe sono produzioni DC).

Il bellissimo lungometraggio dedicato all'amazzone della Justice League è stato un successo di critica e pubblico, è diventato il primo film di genere diretto da una donna (l'abile Patty Jenkins) ed è presto assurto a simbolo del nascente movimento #MeToo.

Per una volta, la Marvel è arrivata dopo.
Prima di Captain Marvel, nelle pellicole della Casa delle Idee i personaggi femminili erano sempre in secondo piano (eccetto forse Vedova Nera degli Avengers) e tutti i registi erano uomini.

Ma adesso anche il Marvel Cinematic Universe ha la propria eroina, una protagonista capace di incarnare i valori tipicamente femminili - sensibilità, intelligenza, coraggio... - e in cui ragazze e donne di ogni età possano facilmente immedesimarsi.

Scritto e co-diretto da Anna Boden insieme al socio e collega Ryan Fleck (Half Nelson), Captain Marvel è in sostanza l'anello di congiunzione tra Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame, benché il suo ruolo nel secondo sia risultato in definitiva più marginale di quanto non avesse fatto supporre la scena post credits del primo.






Ottima la scelta dell'interprete principale.
Brie Larson, premiata con l'Oscar nel 2016 per l'inquietante Room, è l'attrice giusta per il ruolo: anziché puntare esclusivamente sulla propria fisicità, offre a Carol Danvers una vasta gamma di sfumature che la rendono tridimensionale e non scontata.

Interessante la schiera di comprimari, dalla quale emergono un misurato Clark Gregg e un Samuel L. Jackson particolarmente gigione (entrambi ringiovaniti digitalmente, come Michael Douglas in Ant-Man e Kurt Russell in Guardiani della Galassia Vol. 2).

Occhio alle comparsate eccellenti!
Nel suo penultimo cameo postumo, l'indimenticato Stan Lee omaggia Mallrats di Kevin Smith, dove "The Man" appariva nella parte di se stesso.
Vedova Nera, Hulk, War Machine e Capitan America compaiono invece in un'inedita sequenza post credits, ambientata temporalmente subito dopo Infinity War (Cap ha ancora la barba).

Tra colpi di scena (solo per chi non conosce il fumetto d'origine), viaggi spaziali, combattimenti epici, ammiccamenti pop e la consueta dose di umorismo e autoironia, Captain Marvel è già un classico del MCU e non tradisce le aspettative: andatevi a risentire l'episodio del BOMBCAST che vi avevamo dedicato!

Sarà interessante vedere come verrà sviluppato il personaggio nei prossimi capitoli "solisti", soprattutto dopo la clamorosa conclusione di Endgame.
Siamo però certi che il risultato sarà grandioso.

Anzi... meraviglioso.




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venerdì 10 maggio 2019

OSCAR 2019. SPIDER-MAN: UN NUOVO UNIVERSO, UNO NESSUNO CENTOMILA UOMINI RAGNO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
117'
Regia: Bob Persichetti, Peter Ramsey, Rodney Rothman
Voci originali: Shameik Moore, Hailee Steinfeld, Jake Johnson, Mahershala Ali, Lily Tomlin, Liev Schreiber, Nicolas Cage, Chris Pine, Oscar Isaac, Stan Lee.


Miles Morales (Moore) è un adolescente afro-ispanico che frequenta una scuola "alta" di New York.
Mentre è impegnato a graffittare con suo zio Aaron (Ali), viene punto da un ragno radioattivo e da quel momento inizia a sviluppare dei superpoteri, alcuni decisamente bizzarri (tipo vedere i propri pensieri in forma di didascalie!).

Ma la cosa che più gli cambia la vita è l'incontro con Spider-Man (Pine), impegnato in una cruenta battaglia per disattivare un acceleratore di particelle - commissionato dal malvagio Kingpin (Schreiber) - che permette di accedere ad universi paralleli.

Il cortocircuito della macchina crea però delle sconnessioni spazio-temporali che potrebbero essere fatali per l'intera città.
Miles decide quindi di raccogliere l'eredità del Tessiragnatele e ripristinare l'equilibrio tra le dimensioni, ma avrà bisogno dell'aiuto di altri Spider-Men "alternativi" per riuscirci...






Spider-Man biondo, Spider-Man castano, Ultimate Spider-Man, Spider-Man Noir, Spider-Man 2099 e altri ancora...
Se il vostro sogno era vedere tutte le versioni alternative dell'Uomo Ragno in un unico film, beh, siete stati accontentati!

Spider-Man: Un Nuovo Universo - traduzione non eccelsa del titolo originale Spider-Man: Into The Spider-Verse - è una vera ghiottoneria per gli appassionati della Marvel.
Di più: è un must assoluto per i fan del personaggio.

Il suo trionfo alla Notte degli Oscar, dove è stato premiato come miglior film d'animazione (spezzando così l'egemonia della Pixar), segna inoltre il definitivo sdoganamento delle pellicole supereroistiche nel "cinema d'autore".
Ancor più se ad esso si affiancano le 3 statuette conquistate da un'altra produzione della Casa delle Idee, Black Panther.

Già la vittoria un po' a sorpresa ai Golden Globe - dove la votazione è affidata ad una selezione internazionale di giornalisti - aveva fatto presagire un cambio di rotta nel modo in cui vengono accolte e percepite dalla critica quelle opere che un tempo venivano definite "di consumo".

Scritto da Phil Lord (autore di The LEGO Movie e quasi-regista di Solo: A Star Wars Story), Un Nuovo Universo possiede indubbi assi nella manica: l'ottima grafica, volutamente "fumettosa"; la regia scattante e dinamica; la ricchezza di ammiccamenti e citazioni alle pellicole precedenti, dalla trilogia di Sam Raimi al recente, bellissimo Spider-Man: Homecoming; le interpretazioni vocali del cast.






Di queste ultime, apprezzabili ovviamente se ascoltate in lingua originale, segnaliamo soprattutto quelle dei personaggi di contorno.
Il più memorabile dei comprimari? Forse l'Uomo Ragno "anni 30" doppiato da Nicolas Cage (la gag del cubo di Rubik è geniale!).

Non sono però da meno il Prowler di Mahershala Ali (l'attore Premio Oscar per Green Book è sulla cresta dell'onda) e il Kingpin di Liev Schreiber (già Sabretooth nel primo film di Wolverine, ricordate?).

Stan Lee, compianto padre spirituale della Marvel, compare praticamente ovunque.
Provate a mettere in pausa quando un personaggio cammina per la città o mentre passa un treno: lo vedrete attraversare la strada o viaggiare comodamente in un vagone!

Il co-creatore di Spider-Man ha inoltre un doppio cameo vocale: nella parte di se stesso (mentre vende a Miles il suo costume) e in quella di J. Jonah Jameson nell'esilarante scena post-credits (era da sempre il suo sogno interpretarlo).

In attesa che esca nelle sale in nuovo film in live action dell'Arrampicamuri (Spider-Man: Far From Home, temporalmente ambientato all'indomani del clamoroso Avengers: Endgame), è molto consigliabile fare questa passeggiata nello "Spider-verso".

Conoscereste così - per dirla come Pirandello - uno, nessuno, centomila Uomini Ragno...
E ognuno di essi ne sarà valsa la pena, ve lo garantiamo.




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venerdì 3 maggio 2019

AVENGERS: ENDGAME, MERAVIGLIOSA MARVEL

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
181'
Regia: Anthony & Joe Russo
Con: Robert Downey Jr., Chris Evans, Scarlett Johansson, Mark Ruffalo, Paul Rudd, Chris Hemsworth, Brie Larson, Jeremy Renner, Don Cheadle, Bradley Cooper, Josh Brolin, Jon Favreau, Gwyneth Paltrow, Benedict Cumberbatch, Chadwick Boseman, Tom Holland, Zoe Saldana, Evangeline Lilly, Elizabeth Olsen, Michael Douglas, Michelle Pfeiffer, Linda Cardellini, Chris Pratt, Dave Bautista, Vin Diesel, Anthony Mackie, Sebastian Stan, Angela Bassett, Tom Hiddleston, Marisa Tomei, Robert Redford, Rene Russo, William Hurt, Samuel L. Jackson, Stan Lee.


[Premessa: NIENTE SPOILER! Il nostro blog aderisce alla campagna #DontSpoilTheEndgame, quindi non ne troverete nella recensione che segue: leggetela serenamente!]


Sono passati 5 anni da quando il malvagio Thanos (Brolin) - sfruttando il potere delle Gemme dell'Infinito - ha schioccato le dita, polverizzando così metà degli esseri viventi sulla Terra (vedere Infinity War).

Degli Avengers sopravvissuti, c'è chi ha trovato un modo per andare avanti (è il caso di Tony, Steve e Bruce) e chi invece non si dà pace (Nat, Thor e Clint).

Il ritorno improvviso di Scott Lang (Rudd) dal Regno Quantico (ricordate la scena post-credits di Ant-Man & The Wasp?) cambierà lo stato delle cose.

E se ci fosse ancora una speranza - per quanto residua - di sconfiggere Thanos e riportare in vita la popolazione scomparsa?






Iron Man.
Captain America.
Thor.
Hulk.
Spider-Man.
Doctor Strange.
Black Panther.
Ant-Man e Wasp.
I Guardiani della Galassia.
La new entry Captain Marvel.
Gli altri Avengers (Vedova Nera, Occhio di Falco, Scarlet Witch, Falcon, War Machine...).

Ci sono tutti, ma proprio tutti (o quasi), per il gran finale della saga dedicata al supergruppo Marvel.

Un cammino iniziato 11 anni or sono con la prima pellicola dedicata all'iconico Iron Man ed entrata nel vivo a partire dal 2012, quando i vari componenti si sono alleati per formare un team.

Avengers: Endgame è la seconda parte di Avengers: Infinity War, ma anche il terzo capitolo di un'ideale trilogia iniziata con Captain America: Civil War.
E sta polverizzando ogni record di incassi, meritatamente.

Da Civil War in poi, gli studios legati alla Casa delle Idee hanno infatti alzato gradualmente l'asticella, lasciandosi indietro la concorrenza (ossia il DC Extended Universe, nonostante qualche lavoro di gran pregio) e realizzando quello che in tutto e per tutto è un capolavoro di cultura popolare.

Tre ore che scorrono via senza alcuna fatica, tra momenti di introspezione psicologica e spassose incursioni nella commedia, effetti speciali e scontri superepici.
Si ride, si piange, si applaude. A volte tutte e tre le cose in contemporanea.






Puro stile Marvel Cinematic Universe, ma con qualche novità.
A cominciare dalla consueta scena aggiuntiva post-credits, che - udite udite! - questa volta è assente, coerentemente con lo spirito del film.

Brie Larson si aggiunge al già folto cast con la sua fortissima Captain Marvel (anche se ci saremmo aspettati un ruolo più prominente nello sviluppo della trama), mentre Chris Hemsworth trasforma Thor in un personaggio... comico!

Il marcantonio biondo aveva già mostrato il proprio lato brillante nel divertentissimo Thor: Ragnarok (a nostro giudizio, la migliore delle tre pellicole dedicate al Dio del Tuono), ma qui supera se stesso con un'interpretazione spassosa che strizza l'occhio al Jeff Bridges de Il Grande Lebowski.

A proposito, quello alla commedia dei fratelli Coen non è l'unico omaggio che si può trovare nel film.
Non è difficile scorgere riferimenti anche a Ritorno al Futuro (tirato in ballo esplicitamente) e a Indiana Jones (occhio al dialogo tra War Machine e Nebula), per la gioia di cinefili e geek.

E il cameo postumo del compianto Stan Lee?
C'è, non vi preoccupate: appare più o meno a metà, "truccato" digitalmente per ragioni che non sveliamo.

Chiudiamo aggiungendo che molte delle elucubrazioni che avevamo fatto nell'episodio del BOMBCAST incentrato sul trailer si sono infine rivelate esatte (bravo Lu!).

Endgame è un film da vedere e rivedere, obbligatorio per i fan degli Avengers, ma consigliato pure ai neofiti.
Non è solo l'ultimo episodio di una delle saghe più amate della storia del cinema: è LA conclusione per eccellenza.

E se la serie del supergruppo sembra effettivamente finita, non lo è ancora quella del MCU.
Tra non molto uscirà il nuovo capitolo "solista" dello Spider-Man di Tom Holland e altre pellicole si intravedono all'orizzonte.

Di che cosa racconteranno non ci è dato saperlo, al momento.
Ma siamo certi che si tratterà di altre, ennesime meraviglie.




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mercoledì 16 gennaio 2019

BOMBCAST: EP. 012 - AVENGERS: ENDGAME (TRAILER)

(Clicca sulla foto per ascoltare/scaricare il file). 


Ci siamo!
È uscito il trailer dell'attesissimo Avengers: Endgame, continuazione di Avengers: Infinity War e probabile conclusione della saga iniziata 11 anni or sono con Iron Man, primo vero capitolo del cosiddetto Marvel Cinematic Universe.

Il 4° film dedicato al famoso supergruppo ha già creato un hype pazzesco e le aspettative sono pertanto altissime.

Gli studios legati alla Casa delle Idee nel frattempo faranno uscire Captain Marvel e più avanti anche Spider-Man: Far From Home (seguito dell'acclamato Spider-Man: Homecoming), ma gli occhi sono tutti puntati su Endgame.

Anche i nostri: in questo nuovo episodio del podcast discutiamo tutte le teorie e le possibili implicazioni del trailer con un ospite d'onore, un vero e proprio esperto di cultura supereroistica.

Che cosa state aspettando?
Scaricate e/o ascoltate subito il file!



Il trailer di Avengers: Endgame.





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lunedì 17 dicembre 2018

I CLASSICI: ANT-MAN AND THE WASP, LE DIMENSIONI (NON) CONTANO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
118'
Regia: Peyton Reed
Con: Paul Rudd, Evangeline Lilly, Michael Douglas, Laurence Fishburne, Michelle Pfeiffer, Michael Peña, Walton Goggins, Hannah John-Kamen, Bobby Cannavale, Stan Lee.


Due anni dopo il suo coinvolgimento nello scontro tra Avengers che ha violato gli Accordi di Sokovia (ricordate Captain America: Civil War?), Scott Lang (Rudd, anche co-sceneggiatore) è ancora agli arresti domiciliari.

Hank Pym (Douglas) e sua figlia Hope (Lilly) si rimettono in contatto con lui: nella testa del ladruncolo potrebbe esserci la chiave per ritrovare Janet (Pfeiffer), moglie di Hank e madre di Hope, scomparsa molti anni prima e intrappolata da qualche parte nel Regno Quantico.

Ma la tecnologia per arrivare in quel mondo nanoscopico fa gola a molti, tra i quali un trafficante senza troppi scrupoli (Goggins) e la misteriosa Ghost (John-Kamen).

È arrivato il momento che ad Ant-Man si affianchi Wasp...






Il Marvel Cinematic Universe ha compiuto il suo primo decennale.
Sono passati proprio 10 anni da Iron Man, che ridefinì il concetto di superhero movie e diede il via a quella che è tuttora una delle serie più redditizie della storia del cinema.

Quest'anno, oltre al fiero Black Panther e all'epico Avengers: Infinity War, è uscito il secondo film dedicato ad Ant-Man, con qualche novità.
Il cambiamento principale si evince dal titolo: al simpatico furfante in miniatura si affianca ora The Wasp.

È la prima volta nella storia della Casa delle Idee che un personaggio femminile assurge a ruolo di protagonista (co-protagonista, in questo caso), in attesa dell'annunciata pellicola dedicata a Captain Marvel.

Il movimento #MeToo e in generale la presa di coscienza della condizione femminile nell'industria hollywoodiana hanno sicuramente contribuito, e scelte come queste da parte di grandi studios come Marvel e Disney ci sembrano un bel segnale.

Il film in sé, leggero e divertente come si addice a un prodotto MCU, regge il confronto col precedente e ha al suo attivo riuscite sequenze d'azione fotografate dal "nostro" Dante Spinotti - tra cui un'inseguimento in auto tra le tortuose strade di San Francisco - e un cast da leccarsi i baffi.






L'autoironico Rudd e l'irresistibile Peña sono una garanzia, ma a fare macchia sono soprattutto le attrici.
Ok, la rediviva Pfeiffer compare solo per una decina di minuti (senza il costume da Catwoman che sfoggiava in Batman-Il Ritorno, ovviamente) e alla John-Kamen forse non è concesso tutto lo spazio che il suo personaggio avrebbe meritato, ma la sempre elfica Evangeline Lilly - nota per Lost e, per l'appunto, Lo Hobbit - è una gradita conferma e in più occasioni riesce a rubare la scena ai suoi illustri colleghi.

Rivedere due vecchie glorie come Douglas e Fishburne è comunque sempre un piacere.
Il secondo in particolare è ormai più che avezzo all'universo supereroistico, essendo già stato la voce dell'alieno Silver Surfer nel secondo film dei Fantastici Quattro e il direttore del Daily Planet nel concorrente Batman v Superman: Dawn of Justicee.

E non poteva mancare il compianto Stan Lee.
"The Man", com'era soprannominato, ci concede uno dei suoi ultimi, spassosi cammei: è il vecchio ex-hippie al quale Wasp rimpiccolisce erroneamente l'auto.

Ant-Man and The Wasp ha di sicuro accontentato i fan (tra i quali segnaliamo Fabian Nicieza, co-creatore di Deadpool) e soprattutto ha gettato le basi narrative per il prossimo Avengers: Endgame.

Non ci credete? Occhio alla sequenza mid-credits.
E poi non si dica che le dimensioni non contano...




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lunedì 26 novembre 2018

BOMBCAST: EP. 011 - STAN LEE

(Clicca sulla foto per ascoltare/scaricare il file). 


Il 12 Novembre scorso il mondo ha pianto la scomparsa di Stan Lee, l'autore di fumetti più famoso e rivoluzionario del mondo, nonché vera e propria icona pop.

Il volto simbolo della Marvel ha creato supereroi ormai molto popolari quali Spider-Man, I Fantastici 4, Hulk, Iron Man, Thor, X-Men, Doctor Strange, Daredevil, Ant-Man, Black Panther, Avengers e tanti tanti altri.

E tutti lo ricordano per le sue comparsate (i famosi "camei"), spesso spassose, nei film tratti dai suoi personaggi (video in basso).

Noi lo vogliamo ricordare affettuosamente con questo episodio del Bombcast e riproponendo il simpaticissimo cortometraggio di Kevin Smith che lo vede come protagonista, Stan Lee Cameo School.

Scaricate/ascoltate la nostra undicesima puntata!
Stan Lee è morto, evviva Stan Lee.



Tutte le comparsate di Stan Lee.





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martedì 13 novembre 2018

BOMBCAST: EP. 010 - CAPTAIN MARVEL (TRAILER)

(Clicca sull'immagine per ascoltare/scaricare il file). 


Il movimento #MeToo è entrato a gamba tesa nel cinema supereroistico!

Se il bellissimo Wonder Woman targato DC era stato il primo segnale che qualcosa a Hollywood stava cambiando, l'attesissimo Captain Marvel - prodotto, come si può intuire, dalla concorrente Marvel - sembra esserne la conferma.

Ora che attrici e registe possono ottenere lo spazio e il rispetto che meritano, è logico che l'industria punti su eroine in grado di incarnare tutti i valori femminili (sensibilità e intelligenza, ma anche coraggio e forza) e in cui ragazze e donne di ogni età possano immedesimarsi.

Captain Marvel è un prequel di Avengers e sarà fondamentale per il seguito di Avengers: Infinity War, come lasciava intendere la criptica-ma-non-troppo scena post credits.

Ascoltate o scaricate il file (cliccate sull'immagine in alto) per ascoltare l'episodio dedicato all'eroina del futuro!

[A episodio già registrato abbiamo appreso della morte di Stan Lee, l'uomo dietro al successo dei personaggi Marvel.
Prossimamente prepareremo e gli dedicheremo un sentito e doveroso omaggio.]



Il trailer di Captain Marvel.




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martedì 23 ottobre 2018

VENOM, UNO SBRANO ALIENO

(Clicca sulla locandina per sentire il podcast e vedere il trailer). 

USA, 2018
112'
Regia: Ruben Fleischer
Interpreti: Tom Hardy, Michelle Williams, Riz Ahmed, Woody Harrelson, Jenny Slate, Reid Scott, Scott Haze, Stan Lee.


Eddie Brock (Hardy) è un giornalista freelance d'assalto.

Un giorno si trova tra le mani notizie riguardanti morti sospette avvenute nei laboratori del magnate aerospaziale Carlton Drake (Ahmed) che, messo alle strette, negherà tutto ma farà licenziare il reporter.

Costui perderà tutto, compresa la fidanzata (Williams), ma continuerà a investigare scoprendo che il miliardario ha portato dallo spazio creature aliene, i simbionti, che per sopravvivere sulla Terra devono abitare corpi umani, distruggendoli di volta in volta.

Uno di questi, Venom, entra in Brock.

I due stabiliranno un'alleanza: il giornalista acquisirà poteri superumani, l'extraterrestre potrà vivere in un corpo sano e forte.

Insieme, combatteranno i cattivi.
Con i metodi di Venom.






Nato negli anni Ottanta da testi di David Michelinie e disegni di Todd McFarlane (quello di Spawn), Venom è uno dei cattivi - meglio: antieroi - più famosi del mondo dei fumetti.

Pensato come nemesi dell' Uomo Ragno, il personaggio ha avuto fin da subito un tale successo da spingere la Marvel a dargli sempre maggiore spazio.

L'esordio al cinema è avvenuto nel 2007 con Spider-Man 3, ma sia il ruolo da comprimario del villain Sandman sia la rappresentazione fattane da Topher Grace (troppo "gracile") ha eufemisticamente fatto storcere il naso ai fan.

Molta attesa aveva invece suscitato l'uscita di questo film solista, nel quale a vestire i panni del protagonista era stato chiamato il ben più prestante Tom Hardy, attore comunque tra i più notevoli in circolazione - basti pensare alle ottime prove in Bronson, La Talpa, Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno, Mad Max: Fury Road, Revenant (per il quale è stato candidato agli Oscar come migliore attore non protagonista), Dunkirk.

La presenza di un interprete così apprezzato e di Michelle Williams - una che è stata nominata agli Academy Award per ben quattro volte - in un film accusato di essere smaccatamente commerciale, chiassoso (quello che in gergo viene definito "un'americanata") e molto più superficiale delle precedenti pellicole targate Marvel (sebbene non faccia parte ufficialmente del Marvel Cinematic Universe), ha fatto inorridire i critici cinematografici.

Ma il loro giudizio non ha influito sul pubblico, che è accorso numeroso nelle sale - gli incassi sono finora ottimi anche in Italia.

Né sul nostro.

Venom, a parte qualche scena un po' impressionante all'inizio e qualche incongruenza (perché nel film dedicato ad uno dei principali antagonisti di Spider-Man quest'ultimo non compare né viene menzionato?), scorre via in modo gradevole, tra battute, effetti speciali, azione, ritmo sostenuto.

Un classico prodotto di intrattenimento forse non originalissimo, ma di certo ben congegnato e impreziosito proprio dalle interpretazioni dei due protagonisti - in particolare quella di Hardy (doppiato in italiano da Adriano Giannini), che dona a Brock un fascino un po' gaglioffo e rude e al famelico Venom un istrionismo funambolico.

Le impressioni che avevamo raccolto nel nostro podcast - nel quale avevamo recensito il trailer del film - sono state confermate.

E ne siamo molto soddisfatti.

D'altra parte, chi non immagina di staccare la testa a morsi (in senso metaforico, eh...) ai propri nemici/antagonisti?

Nel lancio pubblicitario è stata utilizzata la tagline "Noi siamo Venom!".

Non prendetela troppo alla lettera, mi raccomando...

[PS: se vi state chiedendo se e quando appare il patron della Marvel Stan "The Man" Lee nel proprio tradizionale cameo, la risposta è: sì, ma dovete aspettare fino alla fine!]



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lunedì 23 luglio 2018

I CLASSICI: BLACK PANTHER, MISTER CONSAPEVOLEZZA NERA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
134'
Regia: Ryan Coogler
Interpreti: Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Lupita Nyong'o, Danai Gurira, Daniel Kaluuya, Martin Freeman, Letitia Wright, Winston Duke, Angela Bassett, Forest Whitaker, Andy Serkis, Sterling K. Brown, Stan Lee


Tutti pensano che il Wakanda sia un poverissimo e arretrato Stato africano.

In realtà, esso cela al mondo la sua vera natura, quella di un Paese all'avanguardia in tutto, ricco, retto dal giovane monarca illuminato T'Challa (Boseman) - che a tempo perso combatte il crimine sotto il costume di Black Panther - in collaborazione con la saggia regina madre (Bassett), la geniale sorella Shuri (Wright), la giovane e intraprendente Nakia (Nyong'o) e la leale e coraggiosa Okoye (Gurira), capo della guardia reale.

Ma la pace del piccolo e pacifico regno è messa in pericolo da Erik Stevens (Jordan), noto nel mondo del crimine come Killmonger, che ha un conto in sospeso con la monarchia wakandiana e che punta a salire sul trono per vendicarsi.






Creato dal duo Jack Kirby - Stan Lee nel 1966 (di poco precedente la nascita del movimento estremista delle Pantere Nere), il personaggio al centro della diciottesima opera del Marvel Cinematic Universe ha prima esordito nel 2016 in Captain America: Civil War e poi ha avuto l'onore di una pellicola solista.

Da molti considerato un film che in un certo senso ha cambiato il cinema (primo protagonista di pelle nera di una pellicola supereroistica), da altri il frutto di un'operazione di marketing molto furbetta, da altri ancora una risposta militante agli Stati Uniti di Donald Trump, Black Panther è stato comunque un trionfo - è attualmente nella top ten dei maggiori incassi di tutti tempi (non rivalutati con il tasso d'inflazione, però) con oltre un miliardo di dollari e ha entusiasmato critica e pubblico (soprattutto nel Nord America).

Sebbene la trama e alcune scene d'azione non brillino particolarmente per originalità, occorre dire che esso è piuttosto interessante sotto molti punti di vista.

Innanzitutto per il ribaltamento degli stereotipi.

Il Wakanda non è un Paese povero, sfruttato, corrotto, retto da un regime autocratico o dittatoriale, dilaniato da guerre: è invece un Eden opulento, tecnologicamente avanzato, autosufficiente economicamente, isolato dal mondo (al quale fa credere di essere arretrato), dove le diverse tribù convivono pacificamente, retto da una monarchia saggia e pacifica nella quale grande influenza hanno le figure femminili.

Questa immagine utopica non è però solo l'opposto della realtà quotidiana vissuta dalla stragrande maggioranza dei Paesi africani: essa si nutre anche delle idee di politici africani visionari quali il sudafricano Nelson Mandela, il senegalese Léopold Sédar Senghor (il principale esponente della négritude, il movimento letterario, culturale e politico che si proponeva di valorizzare le peculiarità delle popolazioni africane rispetto a quelle europee), il tanzaniano Julius Nyerere e soprattutto il rivoluzionario burkinabé Thomas Sankara (a quando un film sulla sua straordinaria vita?).

Nei riferimenti alla condizione dei neri negli USA, palesi sono i rimandi all'attualità, ma nella sceneggiatura abbiamo riscontrato altresì echi di Martin Luther King e Malcolm X, naturalmente, e anche di scrittori quali Toni Morrison (prima scrittrice afroamericana a vincere il Nobel, nel 1993), Maya Angelou e James Baldwin.

La costruzione di un "orgoglio nero" operata da Black Panther passa però anche dalla cultura e dall'arte del Continente Nero: le architetture wakandiane richiamano quelle delle antiche città di Zimbabwe e Timbuctù, i coloratissimi vestiti e i ricchi ornamenti riprendono quelli dei popoli Zulu, Bantu, Masai, Basotho, Ndebele, Dogon, Tuareg, Turkana (complimenti alla costumista Ruth E. Carter e alla sua squadra!).

Peccato che, tralasciando le scene ambientate in Corea del Sud, quasi tutto il film sia stato girato in uno studio nei pressi di Atlanta: solo poche e fugaci riprese sono state fatte in Africa (in Uganda, al confine con il Congo).

Insomma, si ha l'impressione che l'Africa della pellicola sia un'Africa conosciuta sui libri o sui documentari, un'Africa idealizzata ad uso e consumo degli afro-americani e degli Occidentali che ha a che fare con quella reale solo superficialmente.

Un film "africano" girato in Africa e con attori e maestranze anche locali sarebbe stato più sincero - un dato curioso: dopo l'India, il Paese con il maggior numero di produzioni cinematografiche nel mondo è la Nigeria; senza contare il fatto che Senegal e Burkina Faso hanno un'importante tradizione di cinema d'autore.

Lavorare nel Continente Nero sarebbe stato un bell'aiuto (anche economico) all'industria locale e un bel gesto di supporto.

Black Panther, però, è pur sempre un investimento hollywoodiano, pensato principalmente per un pubblico americano e fatto per incassare più soldi possibili - cosa mai scontata, vista la grande concorrenza (anche all'interno dell'universo Marvel).

Affidare la regia e la sceneggiatura a Ryan Coogler è stata una buona idea: oltre al fatto di essere afro-americano, il cineasta californiano è dotato di talento e ha saputo imprimere la sua impronta sull'opera.

I suoi lavori precedenti - Fruitvale Station e Creed (lo spin-off di Rocky che fece vincere a Sylvester Stallone un meritato Golden Globe e gli fece sfiorare un Oscar) - sebbene incentrati su tematiche "black" si sono rivelati un successo di critica e, abbastanza inaspettatamente, anche di pubblico.

E hanno avuto il merito di lanciare la carriera di uno degli attori più richiesti del momento, protagonista di entrambe le pellicole: Michael B. Jordan (se ve lo chiedete, la "B." sta per "Bakari", parola in lingua swahili che significa "nobile promessa").

Qui, egli fa la parte del cattivo e sta spesso a torso nudo, così come l'eroe, interpretato da Chadwick Boseman.

L'esibizione dei corpi muscolosi e possenti degli attori sembra quasi un'esaltazione della "razza" nera, una risposta all black alla celebrazione della "razza" ariana operata da Leni Riefenstahl in Olympia, documentario sulle Olimpiadi di Berlino del 1936 (quelle dei trionfi dell'afro-americano Jesse Owens davanti agli occhi di Adolf Hitler).

Chissà se si tratta di una coincidenza oppure no...

Fanno solo da contorno Daniel Kaluuya (candidato all' Oscar quest'anno per Get Out), Martin Freeman (il giovane Bilbo Baggins nella trilogia cinematografica di Lo Hobbit), Andy Serkis (con la sua vera faccia!), Forest Whitaker.

Anche perché si è voluto lasciare molto spazio ai personaggi femminili.

Se quelli interpretati da Angela Bassett (la regina madre) e Lupita Nyong'o (il Premio Oscar per 12 Anni Schiavo è la giovane e coraggiosa Nakia, della quale si innamora T'Challa) sono però abbastanza prevedibili, più incisivi risultano quelli affidati alle meno note Letitia Wright (la geniale e inventiva Shuri) e Danai Gurira (l'indomita e battagliera leader della guardia reale Dora Milaje, un corpo che prende spunto dalle storiche donne guerriere conosciute come le Amazzoni del Dahomey), dotate di piglio e personalità.

A proposito: la fotografia è stata affidata a Rachel Morrison, che proprio quest'anno è stata la prima donna candidata nella categoria agli Oscar.

E sempre quest'anno c'è stata un'altra prima volta: Kendrick Lamar è stato il primo rapper a vincere un Premio Pulitzer, per la musica.
Indovinate chi ha curato la colonna sonora della pellicola...

Insomma, la Marvel ha affidato a Coogler un film di supereroi e questi l'ha trasformato in un'opera militante non priva di riferimenti culturali e politici che si schiera contro il razzismo, le discriminazioni e che si mette in aperto contrasto con la politica di Donald Trump (emblematico è il discorso che fa T'Challa davanti all'Assemblea ONU in una delle scene post credit).

La pantera è nera.
Di rabbia.




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