CINEMA A BOMBA!

venerdì 14 aprile 2023

CLERKS III, LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
100'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Brian O'Halloran, Jeff Anderson, Trevor Fehrman, Rosario Dawson, Marilyn Ghigliotti, Justin Long, Marc Bernardin, Jennifer Schwalbach-Smith, Harley Quinn Smith, Grace Smith, Sarah Michelle Gellar, Freddie Prinze Jr., Melissa Benoist, Chris Wood, Anthony Michael Hall, Danny Trejo, Ralph Garman, Ethan Suplee, Ben Affleck, Jason Mewes, Kevin Smith.


Come svelato all'inizio del film precedente, Dante (O'Halloran) continua a lavorare al Quick Stop - un minimarket situato a Leonardo, New Jersey - insieme al socio e amico di sempre Randal (Anderson), mentre gli ex spacciatori Jay & Silent Bob (Mewes e K.Smith, rispettivamente) hanno trasformato l'adiacente negozio di videonoleggio in una rivendita di cannabis legale.

Dopo un infarto fulminante che quasi lo uccide, Randal decide di dare una svolta alla propria vita girando un film amatoriale e autobiografico ispirato alle proprie esperienze lavorative.
Benché riluttante, Dante - ancora in lutto per una tragedia familiare di 16 anni prima - accetta di dargli una mano...


Diavolo di un Kevin Smith!
Dopo anni di progetti collaterali più o meno riusciti (tra i primi gli episodi supererostici di The Flash e Supergirl, tra i secondi una manciata di horror del tutto fuori dalle sue corde), il nostro aveva ripreso le fila dell'Askewniverse - l'universo interconnesso dei suoi film, più o meno simile a quello Marvel - poco prima della Pandemia.

Ma Jay e Silent Bob Reboot, settimo capitolo della serie uscito nel 2019 (ossia dopo uno iato di ben 13 anni dal precedente Clerks II), aveva mostrato un cineasta con la vena creativa un po' esangue, troppo compiaciuto di nepotismo e fan service per convincere pienamente.
Sicché la notizia dell'effettivo avvio delle riprese di Clerks III - ciclicamente annunciate e smentite - non aveva generato grandi aspettative.

Invece, soprendentemente, l'ultimo capitolo della trilogia (e dell'intera serie?) iniziata nel 1994 non è solo un gradito ritorno di forma o un film all'altezza dei precedenti.
È in assoluto uno dei lavori migliori di Smith, la sua opera più "seria" e "matura" (le virgolette sono d'obbligo, per un fanboy dalla comicità crassa come è lui).

Kevin riprende le vite dei suoi amati working clerks per raccontare la propria, infarcendo la pellicola di elementi autobiografici e volti familiari: metacinema che cerca - e trova - la quadratura del cerchio, il punto che porta a capo e permette(rà) di dare il via ad un nuovo paragrafo, ad una nuova storia.

Per una volta il profluvio di comparsate più o meno eccellenti - ad esempio quella del ritrovato Ben "Batman" Affleck - non è uno dei punti di forza.
Il film si regge piuttosto su battute a volte divertenti, su alcuni momenti di sincera commozione e sulla prova di due protagonisti in stato di grazia.

O'Halloran e Anderson non solo sono tornati al ruolo della vita, ma hanno trovato qui l'interpretazione migliore della propria carriera.
La loro accorata performance finisce per mettere un po' in ombra il resto del cast (compresi Smith e un Mewes insolitamente sottotono), con la sola eccezione della sempre splendida Rosario Dawson in versione Force Ghost.

Con l'ormai patentato amalgama di autocitazioni e cinefilia, umorismo pecoreccio e sincera introspezione, Kevin Smith ha realizzato un lungometraggio che può convincere i critici e non può deludere i fan.
La degna conclusione di una saga quasi trentennale, la conferma di un regista con ancora qualcosa da dire.


Qui sotto trovate l'elenco completo dei precedenti capitoli dell'Askewniverse (o della serie di Jay & Silent Bob), ricordando che potete leggere le recensioni di tutti in un unico post cliccando sul link.

1994 - Clerks.
1995 - Mallrats.
1997 - In Cerca di Amy.
1999 - Dogma.
2001 - Jay & Silent Bob Strike Back.
2006 - Clerks II.
2019 - Jay & Silent Bob Reboot.


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giovedì 18 giugno 2020

JAY E SILENT BOB. IL DUO "STRAFUMATO" DI KEVIN SMITH

A sinistra Kevin Smith (Silent Bob), a destra Jason Mewes (Jay).  


Jay (Jason Mewes) è alto, secco, pansessuale come Deadpool e altrettanto loquace.
Silent Bob (Kevin Smith) - che non è proprio muto come il nome lascia intendere - è più basso, grassoccio e riflessivo.

Trattasi della coppia di spacciatori-scoppiati-filosofi che popola l'Askewniverse (ossia l'universo dell'Askew View, la casa di produzione di cui Smith è co-proprietario), una sorta di versione aggiornata di Cheech & Chong.

I due sono apparsi in 7 pellicole di culto, spalmate nell'arco di 25 anni: ve le recensiamo una ad una qui sotto.
E questo senza contare altre fugaci apparizioni non ufficiali: in Scream 3, ad esempio, oppure - più recentemente - nei corti Null & Annoyed e I'm Upset.

Li rivedremo ancora in pellicole future?
Probabilmente sì: Kev ha dichiarato a più riprese l'intenzione di voler girare Clerks III e Twilight of the Mallrats (annunciato in precedenza col titolo MallBrats), oltre alla commedia orrorifica Moose Jaws (che collegherebbe Jay & Silent Bob all'universo di Yoga Hosers).

Ma ad oggi le apparizioni ufficiali sono quelle che riportiamo di seguito.
Scopritele tutte e ricordate: Snootchie bootchies!






Clerks (1994)

 
Una giornata tipo di due giovani commessi (Brian O’Halloran e Jeff Anderson), alle prese con clienti, ragazze e situazioni tra le più improbabili.

Girato da un regista esordiente poco più che ventenne con una troupe di amici e un budget irrisorio, vinse a sorpresa il premio alla regia al Sundance Film Festival e il Gran Premio della Giuria a Cannes, lanciando di conseguenza Kevin Smith nell’empireo di Hollywood.

Girato in un bianco e nero sgranato, è di fatto un collage di gag e battute a ripetizione, ma tra le righe si può leggere anche come satira sociale.

Stilisticamente strizza l’occhio soprattutto a Jim Jarmusch (la fotografia bicromatica e le situazioni surreali osservate con disincanto) e Quentin Tarantino (l’ossessione per la cultura pop), ma vi si trovano anche echi da Richard Linklater e dal primo Spike Lee.

A volte verboso, spesso volgaruccio, ma quasi sempre esilarante.
Diverse le scene memorabili, in primis l'imperdibile confronto tra L'Impero Colpisce Ancora e Il Ritorno dello Jedi.


Mallrats (1995)

 
Due giovani perdigiorno (Jason London e l'ex campione di skateboarding Jason Lee), lasciati dalle rispettive fidanzate (Shannon Doherty e Claire Forlani), cercano di riconquistarle partecipando a un “gioco delle coppie” in un centro commerciale.

Secondo film di Kevin Smith, il primo a colori e con un budget di tutto rispetto, è forse però una delle sue opere più deboli: l’umorismo si è fatto più pecoreccio che spiritoso e non sempre coglie nel segno, nonostante l’illuminante comparsata di Stan Lee e l’abbondanza di situazioni e omaggi fumettistici.

Anche la tematica sociale (se si può dire che ce ne sia una) è cambiata: in Clerks i protagonisti erano proletari disillusi, qui sono figli di papà sfaccendati.

Curiosità: il film è uscito in Italia solo in home video col titolo Generazione X.






In Cerca di Amy (1997)

 
Un disegnatore di fumetti (il futuro Batman Ben Affleck) si innamora di una collega (Joey Lauren Adams) e, pur avendo scoperto che la ragazza è gay, intreccia con lei una tormentata relazione.

Terzo capitolo della cosiddetta "Trilogia del New Jersey", il primo a servirsi anche del registro drammatico.

Gli attori sono bravi, qualche battuta è divertente (specie all’inizio), ma alla lunga la commedia - infarcita di dialoghi scabrosi talora gratuiti - rischia di annoiare.

E' tra i film preferiti da Quentin Tarantino e presenta un insolitamente lungo monologo di Silent Bob.


Dogma (1999)

 
Una donna in crisi di fede (Linda Fiorentino) viene incaricata dal portavoce di Dio (Alan Rickman) di fermare due angeli caduti (Ben Affleck e Matt Damon, reduci dal successo e dall'Oscar di Good Will Hunting), prima che questi riescano a rientrare in Paradiso.

Il film più discusso e contestato di Kevin, ma anche il più ambizioso e sottovalutato.
Fu pubblicamente attaccato dalla destra religiosa americana, però risulta più irriverente che blasfemo.

Si tratta di una satira fanta-religiosa intelligente, pungente e divertente, forse un po’ dispersiva, con un gruppo di attori famosi e affiatati, e una morale non moralista.

Divertenti in piccoli ruoli lo stand-up comedian George Carlin e la cantautrice canadese Alanis Morrisette (che interpreta... Dio!).

Jay e Silent Bob non sono più personaggi di secondo piano, ma svolgono una funzione importante ai fini dell'intreccio narrativo.






Jay & Silent Bob Strike Back (2001)

 
Jay e Silent Bob partono per Hollywood con un unico obiettivo: fermare le riprese di un film... su di loro!

Passano in rassegna tutti o quasi i personaggi dei precedenti film, ma per la prima volta i protagonisti sono loro: i due spacciatori sboccati e un po’ filosofi che comparivano in tutti i precedenti capitoli.

La trama è solo un pretesto per una serie continua di sketch politicamente scorretti e poco raffinati, ma l’accavallarsi di rimandi, citazioni e autocitazioni (talora incomprensibili per chi non conosce l’opera di Smith nella sua interezza), qua e là funziona, grazie soprattutto alla presenza di un nutrito numero di attori e autori che non teme l’autoironia.

La parte migliore è quella finale, dove l'industria cinematografica viene presa in giro con una certa sagacia.

In Italia uscì scandalosamente in ritardo di 3 anni, solo in home video e col titolo Jay e Silent Bob… Fermate Hollywood!


Clerks II (2006)

 
Dante (B. O’Halloran) e Randal (J. Anderson), i commessi del primo film, sono finiti a lavorare in uno squallido fast food.

Il primo sta per sposarsi e trasferirsi, il secondo vorrebbe impedirglielo.
Fra i due si insinua una bella ragazza (Rosario Dawson), che è anche il loro capo.

Dodici anni dopo il primo film-culto che lo aveva lanciato, Kevin Smith firma la sua opera più matura tornando agli amati working clerks, che ora lavorano nella ristorazione di massa e hanno intorno ai trent’anni, ma continuano a fare scherzi, filosofeggiare, discutere della differenza tra Star Wars e Il Signore degli Anelli (scena impagabile), ma soprattutto sognare un futuro migliore.

Sboccatissimo, spesso esilarante e un po’ malinconico, è un ritratto generazionale che riesce a far riflettere e nel finale persino a commuovere.
Bravissimi gli attori, Rosario Dawson sopra tutti.

Per la cronaca, al termine dell'anteprima notturna al Festival di Cannes, ricevette 8 minuti di standing ovation.


Jay & Silent Bob Reboot (2019)

 
Per maggiori particolari, rimandiamo alla recensione completa.

Trattasi del ritorno dell'Askewniverse dopo 13 anni di pausa e del reboot-remake-sequel di Jay & Silent Bob Strike Back: come allora, i due strafumati amici per la pelle devono correre a Los Angeles per bloccare le riprese di un film su di loro.

In più, stavolta, c'è la figlia adolescente di Jay (Harley-Quinn Smith, nella realtà figlia di Kevin Smith).

Ritornano in cammei più o meno brevi diversi protagonisti delle pellicole precedenti, compreso Ben Affleck in quella che forse è la sequenza più riuscita.

Divertente senza pretese, è una passerella di amici del regista e un sincero tributo ai fan più affezionati.




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martedì 31 marzo 2020

GLI INEDITI: JAY & SILENT BOB REBOOT, I FILOSOFI DELLO SPACCIO COLPISCONO ANCORA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
105'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Kevin Smith, Jason Mewes, Harley-Quinn Smith, Jason Lee, Brian O'Halloran, Shannon Elizabeth, Rosario Dawson, Joey Lauren Adams, Jennifer Schwalbach Smith, Justin Long, Joe Manganiello, Donnell Rawlings, Chris Wood, Method Man, Redman, Ralph Garman, Melissa Benoist, Val Kilmer, Jason Biggs, James Van Der Beek, Tommy Chong, Chris Hemsworth, Ben Affleck, Matt Damon, Stan Lee (non accreditato).


Il loquace Jay (Mewes) e il taciturno Silent Bob (K. Smith) vengono arrestati per spaccio davanti al Quick Stop, l'emporio fuori dal quale praticamente vivono.

Durante il processo per direttissima scoprono che a Hollywood il regista Kevin Smith (lo stesso K. Smith, ovviamente) sta girando il reboot di una pellicola ispirata a loro.

Il duo parte per Los Angeles con l'obiettivo di fermare le riprese del film, ma lungo il tragitto incontra svariati personaggi, tra cui Millennium (H.Q. Smith), figlia adolescente di Jay che questi non sapeva di avere...






Per chi non lo sapesse, Kevin Smith è stato - insieme a Quentin Tarantino, Robert Rodríguez e Richard Linklater - uno dei cineasti di maggior impatto nel cinema indipendente degli anni 90.

La sua parabola è stata tipicamente hollywoodiana: il successo da un giorno all'altro (prima dell'acclamato esordio con Clerks era un semplice commesso), la crisi personale che gli ha quasi rovinato la carriera (vedi Red State e dintorni), infine la lenta rinascita.

Fumettista (ha scritto ad esempio per DareDevil e Green Arrow), stand-up comedian, critico cinematografico, podcaster indefesso, opinionista onnivoro e instancabile presenzialista, negli ultimi 2 anni il nostro è pure sopravvissuto a un infarto che lo ha quasi ucciso, è diventato vegano ed è dimagrito considerevolmente.

La brutta esperienza deve avergli acceso una lampadina: la vita è breve, meglio passarla facendo ciò che amo, è il momento di ridare vita ai personaggi che mi hanno reso famoso (e che i fan richiedono a gran voce).

Ecco allora il settimo capitolo dell'Askewniverse (l'universo interconnesso dei film con Jay e Silent Bob), a 13 anni di distanza dal precedente (Clerks II) e a 25 anni dal primo (Clerks).






La rentrée dei due spacciatori filosofi era stata anticipata dalle fugaci apparizioni in un episodio di The Flash e nel videoclip I'm Upset, ma il loro vero ritorno è questo, una sorta di rifacimento aggiornato di Jay & Silent Bob Strike Back, quinto capitolo della serie uscito nel 2001.

E il concetto di reboot è uno dei tormentoni della pellicola, che non lesina frecciate né a se stessa né all'industria di Hollywood, così cronicamente a corto di idee da dover ricorrere spesso e volentieri al riciclo (la differenza tra reboot e remake viene spiegata bene e in modo assai divertente dall'ex skater Jason Lee in una delle scene migliori).

Il film - inedito nella sale italiane, ma reperibile in home video - sfoggia il consueto umorismo crudo di Kevin Smith, ma concede qualche momento genuinamente esilarante e almeno una sequenza che non è eccessivo definire commovente (il monologo del 2 volte premio Oscar Ben "Batman" Affleck sulla paternità).

Peccato solo che più che con una trama, qui si abbia a che fare semmai con una sequela di sketch studiata per veicolare diverse comparsate eccellenti, alcune francamente gratuite (quelle di Matt Damon e Chris Hemsworth, ad esempio).

Eppure l'abbondanza di cammei è, paradossalmente, uno dei punti di forza della pellicola: scovarli tutti è una delizia per gli appassionati del regista e un ilare svago per il cinefilo medio.






Ci sono: Brian O'Halloran da Clerks e Clerks II, Jason Lee da Mallrats, Ben Affleck e Joey Lauren Adams da In Cerca di Amy, Matt Damon da Dogma, Shannon Elizabeth da Jay & Silent Bob Strike Back.
Ma anche: Donnell Rawlings e Ralph Garman di Hollyweed, Melissa Benoist e Chris Wood di Supergirl, Harley-Quinn Smith e Jennifer Schwalbach Smith (figlia e moglie del regista) di Yoga Hosers.

In più, compaiono: Tommy Chong (metà del duo Cheech & Chong), Joe Manganiello (Deathstroke in Justice League), Val Kilmer (Batman Forever, Twixt), Chris "Thor" Hemsworth e infine il compianto Stan Lee.

Proprio "The Man", già protagonista per Kev del bellissimo cortometraggio Cameo School, appare brevemente durante i titoli di coda, ed è uno dei momenti più spassosi e accorati del film.

Tra ripetute - e un po' compiaciute - autocitazioni e ammiccamenti più o meno diretti (la trasformazione di Silent Bob in Iron Bob nel climax è un chiaro e affettuoso omaggio ad Iron Man), Jay & Silent Bob Reboot ha il grande merito di non prendersi sul serio: è un divertissement senza pretese, un ideale abbraccio ai fan di stretta osservanza.

Il saluto pare un addio, tutto alla fine odora di capitolo conclusivo, ma forse non sarà così.
Clerks 3 e Mallrats 2, prima annunciati e poi cancellati, sembrano essere di nuovo in cantiere.

Per tacere di Moose Jaws ("Come Lo Squalo, ma con un alce", lo ha descritto il regista), commedia-horror che dovrebbe far collidere l'universo di Jay e Silent Bob con quello di Yoga Hosers.

Il mondo del cinema geek è avvertito: i personaggi creati da Kevin Smith non sono ancora pronti per la pensione.




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venerdì 10 agosto 2018

I CORTI: HOLLYWEED, COMMESSI STRAFUMATI ALLA RISCOSSA

(Clicca sulla foto per vedere il corto). 

USA, 2016-2018
26'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Kevin Smith, Donnell Rawlings, Frankie Shaw, Adam Brody, Ashley Greene, Ralph Garman, Jason Mewes.


Due "sballoni" di mezza età, uno afro (Rawlings) e uno bianco (Smith), gestiscono una rivendita di canapa a Los Angeles.
[Nota: da pochi anni è stato legalizzato in California il consumo di marijuana "a scopo ricreativo".]

Una richiesta di consegna a domicilio cambierà loro la vita, mettendo in contatto uno dei due con una tormentata pornostar (Shaw)...






Questo corto appartiene alla 3a fase nella carriera di Kevin Smith, quella della "rinascita" artistica dopo la crisi che lo aveva portato a dirigere mediocri lavori su commissione (Poliziotti Fuori) e horror fuori dalle sue corde (vedi ad esempio Red State).

Tematicamente siamo dalle parti di Clerks - imprescindibile opera prima del regista del New Jersey - e di Zack & Miri, ma stilisticamente si naviga in zona Yoga Hosers (il dialogo iniziale sul dragone di Schindler's List è "smithiano" al 100%).

Ed è un bene: il nostro cine-fumettaro sembra divertirsi come poche altre volte in passato, e la sua attitudine è contagiosa.
Inoltre per la prima volta si promuove ad attore protagonista, coronando un suo sogno di sempre: recitare... con le parole (Smith è noto per il ruolo di Silent Bob, che - come dice il nome - è quasi muto).

Il resto del cast è ben scelto: su tutti emergono l'amico di sempre Jason Mewes (il barbone) e il grande comico/doppiatore Ralph Garman (il cliente con la benda sull'occhio).






Hollyweed era stato girato all'inizio del 2016 come potenziale pilota per una serie tv, ma, non avendo trovato emittenti interessate, poche settimane fa è stato trasformato in un cortometraggio con l'aggiunta di un finale agrodolce e proiettato al Comic-Con di San Diego.

La differenza tra le due parti balza all'occhio: negli ultimi 6 minuti Kev appare visibilmente dimagrito, merito della dieta vegana intrapresa dopo il recente infarto che lo ha quasi ucciso.

Le ultime indiscrezioni dicono che Hollyweed verrà nuovamente trasformato in una webseries grazie a un'operazione di crowdfunding.
Ma poco importa: come corto autoconclusivo funziona, e già questa è una notizia.

Cameo School, The Flash, Supergirl, Yoga Hosers e adesso questo...
Confermiamo: Kevin Smith è tornato in forma smagliante.
E non parliamo solo della sua dieta!




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giovedì 19 aprile 2018

BOMBCAST: EP. 004 - THE FLASH-NULL & ANNOYED, KEVIN SMITH, SUPERGIRL

(Clicca su Kevin Smith per ascoltare/scaricare il file). 

USA, 2018
43'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Grant Gustin, Candice Patton, Tom Cavanagh, Danielle Panabaker, Jesse Martin, Danny Trejo, Jason Mewes, Kevin Smith.


Oggi recensiamo Null & Annoyed, episodio numero 17 della quarta stagione di The Flash, il 3° diretto dal cine-fumettista di culto Kevin Smith (Clerks, Yoga Hosers).

Discutiamo inoltre dei 3 contributi del regista a Supergirl, altro personaggio storico della DC Comics e altra serie di punta della rete televisiva CW.

Di seguito tutte le puntate dirette da Kev, in ordine cronologico (clicca sui link per leggere le recensioni):

The Flash - 2x21 - The Runaway Dinosaur
The Flash - 3x07 - Killer Frost
Supergirl - 2x09 - Supergirl Lives
Supergirl - 2x17 - Distant Sun
Supergirl - 3x05 - Damage




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lunedì 10 luglio 2017

GLI INEDITI: YOGA HOSERS, SONO AFFARI DI FAMIGLIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
88'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Lily-Rose Depp, Harley Quinn Smith, Johnny Depp, Justin Long, Ralph Garman, Haley Joel Osment, Harley Morenstein, Vanessa Paradis, Jennifer Schwalbach, Jason Mewes, Kevin Smith, Stan Lee.


Canada. Due adolescenti, entrambe di nome Colleen (H.Q. Smith e L.R. Depp), lavorano - si fa per dire - in un supermarket chiamato "Eh-2-Zed".
Quando non sono impegnate a scrivere-fotografare-postare tutto quello che vedono, suonano in una punk band improvvisata nel retro del negozio e prendono lezioni di yoga da un istruttore eccentrico (Long).

La loro placida esistenza viene sconvolta dall'arrivo di un esercito di pericolosi Bratzi (tutti interpretati da K. Smith): nazi-salsicciotti umanoidi vestiti come le guardie canadesi.
Per sventare la minaccia, le ragazze uniranno le proprie forze a quelle del famigerato investigatore Guy LaPointe (J. Depp).

La carriera di Kevin Smith si può dividere in 3 fasi:
- Gli Anni d'Oro: da Clerks (1994) a Clerks 2 (2006).
- La Crisi: da Zack & Miri (2008) a Tusk (2014).
- La Rinascita: dal 2016 in avanti (ossia da The Flash a Supergirl, passando per il corto Cameo School).

Yoga Hosers appartiene all'ultima: 3° horror di fila dopo la spiazzante svolta di Red State nel 2011 (Smith fino ad allora era noto come autore di commedie) e 2° capitolo della Trilogia del Profondo Nord iniziata con Tusk, con cui condivide quasi l'intero cast e buona parte dei personaggi, questa pellicola è in realtà molto superiore alle dirette precedenti e segna un evidente ritorno di forma del regista.

Ammesso che di horror si possa parlare: se Red State rientrava di diritto nella categoria e Tusk veniva alleggerito da qualche innesto umoristico (ancorché un po' incongruo), qui la componente comica prende decisamente il sopravvento.
Viene subito alla mente la trilogia di Evil Dead, con la sua progressiva trasformazione da splatter movie a commedia demenziale (vedi La Casa, La Casa 2 e L'Armata delle Tenebre).

Ma questo è solo uno degli innumerevoli omaggi disseminati nel corso del film.
Yoga Hosers è in pratica una continua citazione: dai teen movie di John Hughes a Batman (la serie tv del '66 e quella animata degli anni 90, non il lungometraggio di Tim Burton), da Gremlins a Critters, da La Strana Voglia a Degrassi Junior High, da Ragazze a Beverly Hills a Operazione Canadian Bacon.
Un pastiche così bizzarro e fumettoso da richiedere anche una bella comparsata "marveliana" di Stan Lee.






Le battute e i giochi di parole sul paese della foglia d'acero e i suoi abitanti ovviamente si sprecano. Ve ne bastino due: i cereali Lucky Charms che diventano Pucky Charms (puck è il dischetto dell'hockey) e Instagram che si trasforma in InstaCan (a proposito: geniale la trovata delle ragazze che vedono le persone come profili di un social).

Ma non manca neppure una pungente nota autobiografica. Fate attenzione al 3° atto e al catartico monologo finale del cattivo (Garman): dicono molto sul regista, sulla propria carriera recente e sul suo rapporto con la critica specializzata...

Kevin Smith si diverte e diverte, smette di prendersi sul serio ed esalta la prova delle due protagoniste, che probabilmente faranno strada: H.Q. Smith e L.R. Depp portano cognomi importanti, ma possiedono indubbie capacità recitative.
La prima è figlia del regista e di Jennifer Schwalbach (la proprietaria della tavola calda), la seconda è figlia di Vanessa Paradis (l'insegnante di storia) e di Johnny Depp (quasi irriconoscibile sotto il trucco pesante).

Sono affari di famiglia, ma poco importa: quel che conta è che Kevin abbia riacquistato fiducia in se stesso e giri film per il piacere proprio e altrui, senza badare né alle critiche - che pure sono piovute in abbondanza - né al botteghino.
Infatti, archiviati - forse per sempre - Clerks 3 e Mallrats 2, il cineasta del New Jersey sta per iniziare le riprese di Jay & Silent Bob Reboot e ha in progetto di chiudere la sua trilogia canadese con Moose Jaws ("Come Lo Squalo, ma con un alce", ha annunciato in un'intervista).

Se vi piacciono le trame lineari, l'umorismo raffinato e gli effetti speciali, girate alla larga.
Se invece siete fan del regista o semplicemente vi va di passare un'ora e mezzo di spensieratezza e divertimento senza pretese, potreste scoprire che Yoga Hosers - colpevolmente rimasto inedito in Italia - è una delle opere più riuscite e sottovalutate della scorsa stagione.




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giovedì 12 gennaio 2017

ROGUE ONE: A STAR WARS STORY, IL PIANO PER TRAFUGARE I PIANI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
133'
Regia: Gareth Edwards
Interpreti: Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Donnie Yen, Jiang Wen, Mads Mikkelsen, Riz Ahmed, Forest Withaker, Anthony Daniels, Ian McElhinney, Ben Daniels, James Earl Jones (voce nella versione originale).


Rogue One ("Rogue" vuol dire canaglia/furfante) è il nome di un'astronave dell'Impero requisita e ribattezzata così da ribelli decisi ad impossessarsi dei piani della Morte Nera, una terribile arma in grado di distruggere interi pianeti, per scoprirne il punto debole.

Dell'equipaggio fanno parte, tra gli altri, il dissidente senza troppi scrupoli Cassian Andor (Luna), il sardonico droide K-2SO, il pilota imperiale passato alla Resistenza Bodhi Rook (Ahmed), il monaco cieco Chirrut (Yen, specialista in arti marziali. Ricordate Ip Man?) e il gigante giallo Baze (Wen).

E soprattutto la giovane Jyn Erso (Jones, candidata agli Oscar 2015 come migliore attrice protagonista per La Teoria del Tutto).
Il padre, Galen Erso (Mikkelsen, già migliore attore a Cannes 2012), che la abbandona a malincuore da bambina, è un ingegnere che lavora alla costruzione della Morte Nera e che, tormentato dai rimorsi, fa trapelare i piani per distruggere l'arma.

A contrastare il commando, l'ambizioso direttore dei lavori (!) Krennic (Mendelsohn) e due vecchie - e cattive - conoscenze.

Bene, sono iniziati gli spin-off di Guerre Stellari: quelli della cosiddetta Star Wars Anthology.
Non aspettatevi novità sconvolgenti: le pellicole sono programmaticamente incanalate nel mondo creato da George Lucas e, più precisamente, saranno approfondimenti di storie già affrontate precedentemente.

Per esempio il secondo episodio, che uscirà fra un paio d'anni, racconterà la giovinezza di Han Solo e Lando Calrissian, che saranno interpretati rispettivamente da Alden Ehrenreich (quello di Twixt) e Donald Glover (quello della serie Community, ma visto anche in Sopravvissuto-The Martian).

Questo primo, Rogue One, è centrato invece sull'antefatto che porterà Luke Skywalker a neutralizzare la Morte Nera (vedi Una Nuova Speranza).






La continuità con la prima - in ordine di uscita al cinema - trilogia è lampante, così come sono smaccati i riferimenti.
Personaggi ricorrenti (alcuni riproposti tramite una computer grafica non molto sofisticata, a dire il vero), scene di combattimenti aerei che sembrano prese pari pari da quelle dell' Episodio IV: nonostante protagonisti nuovi e nuovi pianeti, c'è un senso di confortante dèja-vu, un che di familiare che piacerà soprattutto ai fan (qualcuno si è spinto a paragoni, un po' eccessivi, con L'Impero Colpisce Ancora).

Ma chi si è perso le puntate precedenti, non disperi: il film è costruito intelligentemente in modo tale da non essere poi così concatenato con gli altri - al contrario di quelli della Marvel, dove se te ne perdi uno, poi qualche difficoltà a cogliere i rimandi ce l'hai.
Si segue bene, fila liscio pur senza clamorosi colpi di scena, intrattiene con un buon ritmo: insomma, è gradevole e piacevole, senza violenza eccessiva o volgarità.

Insomma, il classico prodotto Disney: diligente, fatto bene e adatto alle famiglie.
Allo stesso tempo, se vogliamo vedere l'altro lato della medaglia, puntare su un immaginario consolidato senza sconvolgerlo è una mossa un po' furbetta e acchiappa-pubblico (come i risultati al botteghino stanno confermando).

Ciò che però caratterizza il nuovo corso "disneyano" è il forte risalto dato alla componente femminile.
Se nei film più vecchi la Principessa Leila interpretata dalla compianta Carrie Fisher aveva un ruolo quasi paritario rispetto a Luke Skywalker (Mark Hamill) e Han Solo (Harrison Ford), nella cosiddetta " trilogia prequel" la Regina Amidala (Natalie Portman) aveva assunto sì un ruolo importante, ma subordinato a quello di Anakin Skywalker.

Già con Il Risveglio della Forza, però avviene il ribaltamento che rimette in equilibrio le parti e porta il principale personaggio femminile - la Rey di Daisy Ridley - a diventare protagonista incontrastata dell'intera vicenda.

La tendenza continua appunto con Rogue One, ma senza una demarcazione precisa: come Rey, anche Jyn è intraprendente, coraggiosa, sveglia e in gamba, un maschiaccio che sa conservare la propria femminilità senza ostentarla.
Insomma, due personaggi piuttosto simili.

Ci aspettiamo sviluppi futuri sulla prima, mentre per quel che concerne la seconda possiamo aggiungere che la scelta della britannica (come la Ridley) Felicity Jones si è rivelata comunque... felice.

Se proprio vogliamo trovare un difetto evidente del film è che neanche stavolta si vedono... i subappaltatori della Morte Nera all'opera (per i non fan di Kevin Smith rimandiamo a questa scena presa da Clerks).
E se facessero uno spin-off anche su di loro?







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domenica 19 giugno 2016

I CORTI: STAN LEE CAMEO SCHOOL, A SCUOLA DI COMPARSATE

Una scena con Stan Lee e Kevin Smith (clicca sulla foto per vedere il corto). 

USA, 2015
2'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Stan Lee, Michael Rooker, Tara Reid, Lou Ferrigno, Jason Mewes, Kevin Smith.


Stan "The Man" Lee è più di un uomo.
È una leggenda vivente.

Questo simpatico vecchietto classe 1922 è il fondatore, il presidente e la guida spirituale di una delle case fumettistiche più famose del mondo: la Marvel Comics.
È lui il "papà" di Spider-Man, degli X-Men, dei Fantastici Quattro, degli Avengers... Insomma, di tutti i personaggi di punta del gruppo editoriale.

Da qualche anno - più precisamente dal 2000, quando X-Men, diretto da Bryan Singer, diede il via a una lunga e fortunatissima serie di adattamenti cinematografici - il nostro si sta divertendo ad apparire brevemente nelle pellicole dedicate ai supereroi da lui creati, con delizia dei fan.

Il valore comico e iconico di questa tradizione non è sfuggito ad un'altra figura unica nel panorama hollywoodiano: il filmmaker e sceneggiatore di fumetti Kevin Smith.
In concomitanza con l'uscita di Avengers-Age of Ultron e in occasione della pre-produzione di MallBrats (il seguito dello storico Mallrats, che Smith aveva girato proprio con Lee), il regista di Clerks e Dogma ha raccolto un piccolo cast e realizzato un cortometraggio che è un vero spasso.






Ci si immagina che il vecchio Stan, dall'alto della propria ormai quindicennale esperienza, abbia fondato una scuola di recitazione orientata esclusivamente alle comparsate.
Eccolo quindi insegnare ai propri studenti la differenza fra un orgoglioso cameo acting e un banale acting-acting: perché interpretare un ruolo da protagonista quando si può essere un passante, un venditore di giornali o uno che porta a spasso il cane?

Tra i momenti clou segnaliamo: la fugace apparizione di un incavolato Lou "Hulk" Ferrigno; il dilemma di Michael Rooker che, guardando il maestro sorseggiare un caffè, si chiede "Is he drinking coffee or is he CAMEO-drinking coffee?"; il "colpo di scena" finale nella limousine.

L'umorismo intelligente di Kevin Smith è qui al meglio, come sempre quando mette la sordina alla propria proverbiale coprolalia (vedere ad esempio la sua puntata di The Flash).
E Stan Lee sfodera ancor più che in passato un'autoironia che gli fa onore.

Insieme sono una coppia che funziona: aspettiamo volentieri di rivederli sul grande schermo.
Al prossimo film, allora!
Anzi, alla prossima... comparsata!




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venerdì 20 maggio 2016

I CORTI: THE FLASH-THE RUNAWAY DINOSAUR, CORRI KEVIN CORRI!

Grant Gustin e Kevin Smith sul set (clicca sulla foto per vedere il trailer). 

USA, 2016
42'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Grant Gustin, Candice Patton, Tom Cavanagh, John Wesley Shipp, Michelle Harrison, Jason Mewes.


Da "CINEMA A BOMBA!" a "TV A BOMBA!"?
Non proprio. Non ancora, almeno.
Ma in un periodo storico in cui la qualità dei prodotti seriali è arrivata in pratica al livello di quella delle produzioni da grandi sale, è sempre più difficile marcare la differenza tra i due media.

L'episodio n. 21 della seconda stagione di The Flash rappresenta poi un caso a se stante: tale è stato il martellamento pubblicitario su Internet da essere diventato di culto prima ancora della messa in onda.
The Runaway Dinosaur, pur essendo inserito nella continuity della serie, può essere considerato come un vero e proprio cortometraggio.

Che cosa lo rende speciale? L'averne affidato la regia a Kevin Smith.
Opinionista instancabile e fumettista competente, l'autore di Clerks e Red State è arrivato al ruolo per gradi: prima come spettatore, poi come appassionato (celebre una sua "recensione" video in cui lo si vede piangere come un bambino davanti allo schermo, commosso da un finale di puntata), infine come membro della produzione.

Scritta per l'occasione dall'esperto Zack Stentz (Thor, X-Men-L'Inizio), la storia vede il supervelocista Barry/Flash cercare di sopravvivere in una specie di limbo, mentre la sua squadra si dà da fare per capire come riportarlo indietro.
A complicare le cose, la minaccia di un metaumano non-morto (tipo Colosso degli X-Men, ma in versione zombie) a piede libero per la città...






Nell'approcciarsi a questa breve storia di ricerca e redenzione, il regista mette da parte tanto le grossolanità delle proprie commedie quanto le efferatezze degli horror che - chissà perché - da qualche anno dirige, e finalmente si diletta nel genere supereroistico che più gli è congeniale.

A fargli da supporto un'affiatata squadra d'attori, da cui emergono: Grant Gustin, azzeccato protagonista (benché in Batman v Superman: Dawn of Justice il ruolo sia interpretato da un altro attore); John Wesley Shipp, che era Flash nella precedente serie tv degli anni 90 e che ora interpreta il padre di Barry; Tom Cavanagh, già visto in Scrubs; l'amico del cuore di Smith, Jason Mewes (Jay di Jay & Silent Bob!), che fa una divertente comparsata.

C'è poca azione, effetti speciali funzionali, qualche dialogo brillante.
Prevale il lato intimista e riflessivo, con almeno 2-3 sequenze che puntano alla commozione: tra queste la più riuscita è senza dubbio il confronto finale tra Barry e il "fantasma" della madre (Harrison).

Era da almeno un decennio - ossia dai tempi di Clerks II - che non si vedeva Kevin Smith così in forma, al punto che lui stesso ha definito questo lavoro fumettelevisivo come "la miglior regia della mia carriera".

Concordiamo: evidentemente la velocità gli fa bene.
Corri, Kevin! Corri!




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domenica 6 dicembre 2015

STAR WARS EP. V-L'IMPERO COLPISCE ANCORA, IL LATO OSCURO DELLA SAGA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1980
127'
Regia: Irvin Kershner
Interpreti: Mark Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher, Billy Dee Williams, Alec Guinness, Anthony Daniels, Kenny Baker, Peter Mayhew, David Prowse, Julian Glover, Frank Oz, James Earl Jones (voce nella versione originale).


Dopo l'importante vittoria dei ribelli alla fine del precedente film, inizia la rappresaglia dell'Impero, che individua la base della resistenza in un pianeta gelato.

Costretti alla fuga da un attacco troppo massiccio per le forze dei rivoltosi, Luke, Han e Leia si dividono.
Il primo, dopo una visione di Obi-Wan, decide di raggiungere la paludosa Dagobah per incontrare Yoda, un maestro che dovrebbe insegnargli come diventare un cavaliere Jedi.

Gli altri, dopo varie peripezie, si recano a Cloud City, città tra le nuvole retta da Lando Calrissian (Williams), amico di vecchia data di Han.
Qui, colpi di scena a non finire...

Chi dice che i seguiti non siano migliori degli originali?
La questione è valida per molte serie cinematografiche, ma per quella di Star Wars è particolarmente "calda", specie tra gli appassionati più intransigenti.
Al punto che una buona parte di fan considera questo secondo (quinto?) capitolo migliore del precedente.

Che cosa renderebbe migliore L'Impero Colpisce Ancora rispetto a Guerre Stellari-Una Nuova Speranza?
Anzitutto, come dicevamo, le sorprese: lo sviluppo della vicenda è un crescendo continuo di rivelazioni e scene scioccanti, che per scrupolo non sveliamo (anche se ormai sono patrimonio della storia del cinema).

Il culmine è "un finale che ti ammazza", per citare una battuta che il cineasta/fumettista - e fanatico della saga - Kevin Smith ha messo in bocca a uno dei personaggi della sua opera prima Clerks: una spassosa sequenza in cui si discetta quale tra questo e Il Ritorno dello Jedi sia il seguito migliore (andatevela a cercare dopo averli visti, per evitare spoiler).

Ma non solo questo. Forse c'è un altra ragione: Lucas delega.
Pur rimanendo dietro le quinte in veste di produttore/supervisore, affida la regia al collega Irvin Kershner e in fase di scrittura si fa affiancare dalla veterana Leigh Brackett (Il Grande Sonno, Un Dollaro d'Onore) e dal giovane Lawrence Kasdan (che quel furbetto di J.J. Abrams si è assicurato come co-sceneggiatore dell'imminente Il Risveglio della Forza).

Kershner e il suo direttore di fotografia Peter Suschitzky (storico braccio destro di David Cronenberg e collaboratore di Matteo Garrone ne Il Racconto dei Racconti) optano per colori opachi, immagini tenebrose, meno luci e più ombre, quasi a rappresentare visivamente l'avanzata dell'Impero e del Lato Oscuro.

Dal canto suo, Kasdan - che poi avrebbe firmato anche Il Ritorno dello Jedi e il primo capitolo di un'altra seria ideata dal barbuto George, I Predatori dell'Arca Perduta - rielabora la storia di Lucas e il primo script di Brackett accrescendone il tono epico e drammatico.

Compaiono per la prima volta alcuni personaggi-cardine della serie: il saggio maestro Yoda, un nanetto verde animato e doppiato da Frank Oz, futuro regista di esperienza Muppet (era il poliziotto di Una Poltrona per Due, ricordate?); lo spaccone Lando Carlissian, ruolo della vita per Billy Dee Williams; l'inquietante imperatore Palpatine, che avrà un ruolo predominante nella trilogia prequel.

Confermato dal successo della pellicola precedente, il trio protagonista Hamill-Ford-Fisher acquista ancora più spazio.
Il primo, pur reduce da un brutto incidente automobilistico, si cala nel personaggio al punto da girare tutte le scene d'azione - eccetto una - senza alcuna controfigura.
Ma il secondo rischia di rubargli la scena, destinato com'è a diventare un'icona cinematografica (ci riuscirà l'anno successivo, indossando i panni di Indiana Jones, e l'anno dopo ancora, come protagonista di Blade Runner).

Iniziando e finendo in medias res, L'Impero Colpisce Ancora non può essere apprezzato appieno senza aver visto il capitolo precedente e soprattutto senza vedere quello successivo.

Resta comunque uno dei momenti più alti - se non la vetta - di una delle serie fantastiche più appassionanti di sempre.

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giovedì 16 ottobre 2014

ROBIN WILLIAMS. WILL HUNTING, LA COPPIA DAMON-AFFLECK COGLIE L'ATTIMO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1997
126'
Regia: Gus Van Sant
Con: Robin Williams, Matt Damon, Ben Affleck, Stellan Skarsgård, Minnie Driver, Cole Hauser, Casey Affleck.


Boston, Massachusetts.
Will (Damon), orfano con un'infanzia atroce, è un giovane sbandato che passa il tempo tra una rissa e una bevuta insieme agli amici del quartiere, tra cui il generoso e leale Chuckie (Affleck).
Campa come demolitore e arrotonda pulendo i pavimenti del MIT, il prestigioso istituto scientifico.

Ma Will è anche un genio - inespresso - della matematica.
Se ne accorge l'ambizioso Prof. Lambeau (Skarsgård), che lo prende con sé e lo affida alle cure di un brillante e combattivo psicoterapeuta, il Dott. McGuire (Williams).

Nel frattempo il ragazzo inizia a frequentare Skylar (Driver), eccentrica studentessa di Harvard appartenente all'alta borghesia...

E' ormai universalmente riconosciuto che uno dei più grandi abbagli nella storia dell'Academy sia stato il mancato Oscar a Robin Williams per L'Attimo Fuggente.
Per rimediare, i giurati hanno atteso 8 anni: miglior attore non protagonista.
Non è un caso: il Dott. McGuire è praticamente un Prof. Keating barbuto e più fricchettone.

Ciò non toglie che sia una delle migliori interpretazioni dell'attore reso famoso da Good Morning, Vietnam, anche sul versante comico: basti menzionare il monologo - completamente improvvisato - durante il quale lo psicologo racconta delle flatulenze notturne dell'amata moglie morta.
L'allegria di Matt Damon durante la scena è autentica e - fateci caso - anche quella dell'operatore (ad un certo punto la cinepresa si muove visibilmente...).

Sarebbe tuttavia ingeneroso attribuire la buona riuscita del film al solo Williams: Will Hunting è anche - e, forse, soprattutto - della coppia Damon-Affleck, attori (allora misconosciuti, ma lanciati nello star-system proprio con questa pellicola) e autori di una sceneggiatura premiata con un meritatissimo Oscar.

E pensare che questo script così brillante ed ispirato (potete leggerne l'originale qui) aveva fatto fatica ad essere trasposto sul grande schermo: molti furono i rifiuti collezionati dai due giovani autori, ma provvidenziale l'incontro con un altro (allora) under-30: Kevin Smith (sì, quel Kevin Smith!).
Il cineasta dell'acclamato Clerks, folgorato dalla storia, ne comprò dai due quasi coetanei i diritti, li rivendette alla potente Miramax, conservando per sé il ruolo di produttore esecutivo.
Gli andò di lusso: il successo di critica e pubblico fu planetario.

E - lo sapevate? - a Smith dobbiamo anche il seguito non ufficiale di Will Hunting...
Good Will Hunting 2-Hunting Season in realtà è la bonaria presa in giro di una delle scene cult dell'originale, nonché uno dei momenti più spassosi di Jay & Silent Bob... Fermate Hollywood! del 2001.
Peccato che manchino Robin Williams e la pimpante Minnie Driver: sarebbe stata una bella rimpatriata.

Parodie a parte, Will Hunting è uno dei più riusciti racconti di formazione usciti da Hollywood, con una bella morale finale: quale siano il vostro passato e il vostro talento, seguite il cuore.
Non sbaglierete mai.

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domenica 8 luglio 2012

GLI INEDITI: RED STATE, IN CERCA DI KEVIN (SMITH)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2011
88'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Michael Parks, John Goodman, Kerry Bishé, Melissa Leo, Kevin Pollak, James Parks, Jennifer Schwalbach Smith.


"I f***ing love this movie!" (più o meno traducibile con "Questo film mi piace un sacco!") è stato il colorito commento a caldo di Quentin Tarantino, amico di Kevin Smith e come lui un tempo membro del club virtuale dei cosidetti "registi da supermarket", cinefili non professionisti che all'inizio degli anni 90 si lanciarono nell'industria cinematografica con entusiasmo e successo.
Il primo, come è noto, sfondò nel 1994 con Pulp Fiction, mentre nello stesso anno il secondo raccoglieva premi e consensi per una divertente e insolita commedia very low budget: Clerks.

Poi, però, le loro carriere hanno preso direzioni diverse: l'italo-americano è divenuto uno dei cineasti più celebri e celebrati del mondo, l'altro - con l'eccezione di Clerks II - non ha più saputo replicare il successo della sua prima pellicola.
In effetti, quello che sembrava uno dei registi più interessanti ed innovativi della sua generazione si è perso per strada dopo una serie di opere medie e mediocri.

Non fa eccezione, purtroppo, Red State, che vorrebbe essere una denuncia del fanatismo religioso nel Sud degli Stati Uniti e dell'uso disinvolto della violenza da parte delle forze dell'ordine dopo l'11 Settembre.
Ispirato alla strage di Waco del 1993 (decine di membri di una setta, asserragliatisi all'interno di un ranch armati fino ai denti, morirono in seguito ad un incendio dopo un lungo assedio da parte dell'FBI), racconta di tre ragazzi rapiti da un predicatore psicotico (Parks) e dalla sua famiglia, e di un agente speciale (Goodman) incaricato di indagare sulle attività illecite della comunità.

Parafrasando il titolo di un' altra sua pellicola - In Cerca di Amy - si potrebbe pensare che Smith, mutando radicalmente genere, abbia voluto andare in cerca del proprio ego auctoris perduto. Inutilmente.
Nonostante la buona parola dello zio Quentin, tutto sa di déjà vu in questo film: dall'atmosfera malsana, che vorrebbe richiamare quella degli horror di Tobe Hooper o di Eli Roth, alle soggettive con camera a spalla, che non riescono ad aggiungere dinamicità ad una messinscena alquanto blanda, passando per i pochi e non impressionanti inserti splatter.

Si salvano il sempreverde Goodman, impegnato in una performance misurata, e la graziosa Bishé di Scrubs: Med School che ci mette almeno la bella presenza, anche se la parte del leone tocca a Michael Parks.
L'attore californiano - noto per il ricorrente ruolo dello sceriffo Earl McGraw nelle pellicole di Tarantino, che lo idolatra ("E' il più grande attore vivente") - ruba la scena a tutti con un'interpretazione istrionica e sopra le righe, canta (benissimo) gospel e country, improvvisa, gigioneggia senza pudore e inietta nel suo scomodo personaggio una carica di morbosa simpatia.

A Kevin Smith auguriamo di ritrovare al più presto la vena eversiva e caustica delle sue opere migliori (non basta infarcire i dialoghi di parolacce e trivialità!).
Almeno ci ridia Jay e Silent Bob!

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