CINEMA A BOMBA!

giovedì 16 luglio 2026

GLI INEDITI: BUSBOYS, IL RITORNO DELLA COMMEDIA (IDIOTA)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2026
97'
Regia: Jonah Feingold
Interpreti: David Spade, Theo Von, Charlotte McKinney, Tim Dillon, Jay Pharoah, Chris Elliott.


Due idioti sfaccendati - uno di mezza età (Von), l'altro più vecchiotto (Spade) - diventano migliori amici e cercano di trovare insieme un modo per sbancare il lunario.

Il loro sogno è diventare camerieri(?!), dopo aver fatto la gavetta come inservienti (i busboys del titolo) in una trattoria/bettola al confine col Messico...


Curioso esperimento di cinema (semi)indipendente: anziché da uno studio o da una piattaforma di streaming, questa pellicola è stata interamente finanziata dalla coppia protagonista, che ha speso di tasca propria circa 3 milioni di dollari.

Il più noto dei due è il comico David Spade, paggetto della corte di Adam Sandler fin dai tempi del celebre programma tv Saturday Night Live e che i lettori del nostro blog conoscono per Joe Dirt.
L'altro, Theo Von, è un podcaster noto per aver ospitato Donald Trump.

Distribuita in modo limitato sfruttando il passaparola, l'opera dei due attori/sceneggiatori dovrebbe essere - nelle loro intenzioni, almeno - il ritorno alle "commedie di una volta".
Ossia, in verità, a quei lungometraggi pecorecci e politicamente scorretti in voga tra gli anni 90 e i primi 2000.

L'obiettivo era probabilmente realizzare qualcosa di simile a Scemo e + Scemo e American Pie, tuttavia il risultato è - ahinoi - più vicino a Freddy Got Fingered (ma senza l'irriverenza dadaista di Tom Green) e... Scemo e + Scemo 2.

La struttura narrativa è fatiscente, come uno sketch tirato a elastico o un mosaico di gag scollegate tra loro, ma soprattutto l'umorismo è di livello veramente basso: ci sono così pochi episodi spiritosi che persino gli utenti di bocca buona potrebbero rimanere delusi.

A parte i protagonisti, che fanno quel che possono pur non essendo - per dire - dei Norm Macdonald, gli unici altri del cast che forse si salvano sono Elliott e McKinney.
Il primo ha fatto di meglio (tipo Ricomincio da Capo) e la seconda è quantomeno un bel vedere, ma entrambi sono praticamente delle mere comparse.

Busboys è facilmente uno di quei film più divertenti da girare che da guardare e di certo più interessanti per come sono stati fatti che per il risultato in sé (niente di tanto diverso dal recentissimo Backrooms).

Teoricamente indirizzato ad un pubblico adolescente, è consigliabile semmai a spettatori almeno cinquantenni, di scarsa istruzione e ancor meno pretese, preferibilmente MAGA.


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mercoledì 8 aprile 2026

GLI INEDITI: RUNNING TIME, BRUCE IN LOTTA CONTRO IL TEMPO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1997
70'
Regia: Josh Becker
Interpreti: Bruce Campbell, Anita Barone, Jeremy Roberts.


Tutto in una giornata: un pregiudicato (Campbell) esce finalmente di prigione, ma viene coinvolto subito dal suo ex socio in una rapina a mano armata.

Le cose sembrano andare a rotoli, ma il nostro - che vorrebbe cambiare vita - riallaccia casualmente i rapporti con una sua vecchia fiamma...


Un giorno, a Josh Becker - B-director tra i più sottovalutati del suo campo e membro del Clan Raimi (comunità cinematografica che ruota intorno al regista di successo Sam Raimi, quello di Spider-Man e Doctor Strange 2) - capitò di guardare Nodo alla Gola di Alfred Hitchcock.

Il classico del maestro inglese è strutturato per sembrare girato in unico piano sequenza (in realtà gli stacchi sono abilmente cammuffati) e si svolge tutto in una sola stanza.
Al filmmaker americano venne un'idea geniale: perché non provare a fare la stessa cosa... ma in movimento?!?

Ecco allora questo esempio di virtuosismo tecnico, purtroppo rimasto inedito in Italia, che anticipa di quasi due decenni il ben più fortunato Birdman di Alejandro G. Iñárritu, che sfrutta lo stesso principio.

Girato in bianco e nero e in tempo reale (i minuti sullo schermo scorrono alla stessa velocità del film), il lungometraggio - si fa per dire: dura poco più di un'ora - non è originalissimo in quanto a trama, ma ha qualche buona ragione per essere apprezzato.

Omaggiando esplicitamente C'era una Volta in America di Leone (la parte inziale) e Le Iene di Tarantino (tutto il resto), la pellicola regge almeno per 2/3 (il finale è un po' moscio, a dirla tutta) e si avvale di uno dei migliori Bruce Campbell mai visti sul grande schermo.

In uno dei suoi rari ruoli drammatici, il cult actor di Evil Dead offre quella che probabilmente è la più valida performance della propria carriera finora, insieme a (o subito dopo) quella di Bubba Ho-Tep.

Running Time è una piccola chicca per gli appassionati di cinema indipendente e per i fan di Bruce.
Da scoprire.


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mercoledì 8 ottobre 2025

GLI INEDITI: NIGHT MOVES, SE LA DIGA DILAGA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2013
113'
Regia: Kelly Reichardt
Interpreti: Jesse Eisenberg, Peter Sarsgaard, Dakota Fanning, James LeGros.


Un trio di ambientalisti radicali si incontra per progettare e compiere un'azione di sabotaggio: l'obiettivo è far saltare in aria una diga che sta danneggiando l'ecosistema.

Il gruppo compra così una barca e del fertilizzante per assemblare una bomba artigianale, ma le cose non vanno esattamente come avevano immaginato...


Questo è uno di quei casi in cui è lecito dubitare dell'effettiva competenza dei distributori cinematografici italiani.

Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2013, Night Moves non è mai uscito nelle nostre sale, rimanendo un inedito non facilmente fruibile neppure in versione originale sulle piattaforme di streaming.

Inspiegabile, specie considerato che tratta temi - l'ecologismo militante, la salvaguardia di ambiente e paesaggio, l'acqua come bene pubblico... - decisamente attuali in quegli anni (anche adesso, a dire il vero).

La regista adotta un approccio piuttosto distaccato, prediligendo la dimensione umana a quella ideologica.
Prima ancora che una parabola morale, è uno studio di personaggi, tre "ribelli con una causa" la cui etica senza compromessi li porta a compiere azioni estreme.

Del trio protagonista i più bravi sono Sarsgaard (futuro vincitore della Coppa Volpi dieci anni dopo) e Fanning (vista in La Tela di Carlotta e succesivamente in C'era una Volta... a Hollywood).

Eisenberg (To Rome with Love, Batman v Superman) appare invece un po' fuori parte in un ruolo più adatto, ad esempio, a Paul Dano (l'Enigmista di The Batman), mentre in una particina si rivede anche James LeGros (era uno dei surfisti-rapinatori di Point Break, ricordate?).

Cupo, ma non pessimista, con un finale aperto che lascia spazio al dibattito, Night Moves sembra un adattamento non ufficiale di The Monkeywrench Gang di Edward Abbey (storico romanzo di propaganda "verde" degli anni 70) o una versione fiction del documentario If a Tree Falls.

Un film da vedere - anche in scuole (superiori) e università - e di cui discutere, non da relegare a festival e home video.


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lunedì 23 giugno 2025

GLI INEDITI: GEN13, NOSTALGIA MUTANTE

I Gen13 a Roma, disegnati da Jim Lee
(clicca sull'immagine per vedere il film intero). 

USA, 1998
86'
Regia: Kevin Altieri
Voci originali: Alicia Witt, Flea, Cloris Leachman, Mark Hamill.


La geniale studentessa Caitlin Fairchild (Witt) e altri 4 suoi coetanei - tra cui il grezzo e generoso Grunge (Flea) - vengono sottoposti a propria insaputa ad un esperimento genetico che dona loro dei superpoteri.

Manipolati dal telepate senza scrupoli Threshold (Hamill), capiscono che la loro scelta migliore è allearsi col misterioso Lynch, capo dell'organizzazione segreta nota come Operazioni Internazionali...


Co-creato dal grande Jim Lee, storico autore di X-Men e WildC.A.T.s, nonché attuale super-mega-direttore della DC Comics (chi scrive ha anche avuto la fortuna di incontrarlo nel 2023, ma questa è un'altra storia), Gen13 fu uno dei fenomeni fumettistici degli anni 90.

Ideato e sviluppato insieme al disegnatore J.Scott Campbell e allo scrittore Brandon Choi, è stato anche l'unico titolo della Image Comics ad avere l'onore di un adattamento cinematografico, insieme a Spawn di Todd McFarlane.

Ma mentre quello era un live action proiettato pure nelle grandi sale, questo è un lungometraggio animato che ha avuto una distribuzione limitata (in Italia arrivò solo in home video e in patria è persino rimasto inedito, tanto per dire).

La regia è affidata all'esperto Altieri (Batman The Animated Series), ma la grafica è appena sufficiente anche per gli standard di quegli anni.
Buoni invece la sceneggiatura, che adatta fedelmente la prima storica miniserie del gruppo, e il doppiaggio originale.

Nel cast vocale si distinguono Witt (la ricordate in Twin Peaks?) e il mitico Hamill (indimenticato Luke Skywalker di Star Wars), mentre è piuttosto inusuale la presenza di Flea (uno dei nazi-nichilisti de Il Grande Lebowski, più conosciuto come bassista della funk-rock band Red Hot Chili Peppers).

Consigliato ai fan del fumetto d'origine, ai quali lascerà un po' di nostalgia per i tempi che furono: ormai impegnato ad amministrare la casa di Batman e Superman, Jim Lee - qui anche produttore - difficilmente tornerà alle proprie creature.

Gen13 è tuttavia anche una buona occasione, per chi non li avesse mai sentiti, di conoscere alcuni tra i personaggi più iconici di fine secolo scorso.


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venerdì 2 maggio 2025

GLI INEDITI: GOOD MOURNING, STRAFUMATI ON THE ROCK

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
93'
Regia: Machine Gun Kelly, Mod Sun
Interpreti: Machine Gun Kelly, Mod Sun, Megan Fox, Becky G, Dove Cameron, Danny Trejo, Dennis Rodman, Avril Lavigne.


L'attore London Clash (MGK) - un chiaro omaggio al leggendario gruppo inglese guidato da Joe Strummer - è in lizza per un ruolo nel prossimo film di Batman.

Ma un ambiguo sms arrivatogli dalla propria fidanzata (Becky G) metterà in moto una serie di eventi che metterà a rischio il loro rapporto e la di lui carriera...


Avete presente MGK e Mod Sun?
Il primo (al secolo Colson Baker) è uno dei cantanti di maggior successo degli ultimi anni e abbiamo già recensito un documentario su di lui; il secondo (vero nome Derek Smith) è il suo miglior amico e 2/3 della nostra Redazione è andata a vederlo in concerto un paio di anni fa...

I due punk-rapper hanno anche l'ambizione di fare cinema: qualche anno fa avevano realizzato il cortometraggio Downfalls High (il cui principale merito è stato quello di aver lanciato l'attrice Sydney Sweeney), ma è questo il loro esordio ufficiale come registi e sceneggiatori.

Buona la prima?
Non proprio: su Rotten Tomatoes - popolare aggregatore online di recensioni - detiene una strabiliante percentuale dello 0% ed è stato pure "premiato" per la peggior regia ai Golden Raspberry Awards (delle specie di premi Oscar al contrario, assegnati ai film più brutti dell'anno).

In effetti il lungometraggio, che nelle intenzioni degli autori voleva probabilmente essere una commedia degli equivoci, sembra un film di Cheech & Chong in salsa punk-rock e fuori tempo massimo.
La "comicità" dello script e la sua esecuzione sono talmente grossolane che il tutto pare uno sketch stirato per un'ora e mezza.

Lo spunto di partenza è dichiaratamente ispirato ad un incidente realmente accaduto a Baker, ma questo non lo rende né più vero né più interessante.
Tutte le persone coinvolte nel progetto sembrano essersi divertite a girarlo, ma l'euforia non arriva allo spettatore.

L'unico elemento di curiosità potrebbe risiedere nei numerosi cammei, ma la statuaria Megan Fox (Transformers, Tartarughe Ninja) e la popstar canadese Avril Lavigne compaiono solo in quanto compagne dei due improvvisati registi.
Si segnala anche l'apparizione di Dove Cameron, attuale fidanzata dell'italico Damiano David dei Manekskin.

Tutto il resto è una stoner comedy con l'accento sul primo termine, spessa come la carta velina e facilmente dimenticabile.
Un po' poco, anche per i fan più accaniti.


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martedì 22 ottobre 2024

GLI INEDITI: C.A.T. SQUAD + C.A.T. SQUAD-PYTHON WOLF, VIVERE E MORIRE A MONTREAL

(Clicca sulle locandine per vedere i due film) 

C.A.T. SQUAD
USA, 1986
97'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Joe Cortese, Jack Youngblood, Steve James, Patricia Charbonneau, Eddie Velez, Bradley Whitford.

C.A.T. SQUAD: PYTHON WOLF
USA, 1988
93'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Joe Cortese, Jack Youngblood, Steve James, Deborah Van Valkenburgh, Miguel Ferrer.


Come sa già chi conosce la sua opera o legge abitualmente il nostro blog, William Friedkin - uno dei Grandi della storia del cinema - era nato professionalmente come documentarista per la tv.
Medium che il nostro non disprezzò mai, neppure dopo il passaggio trionfale al grande schermo, e al quale occasionalmente tornò.

I risultati di tale "ritorno alle origini" furono altalenanti (andate a rileggervi questa doppia recensione!), ma in alcuni casi meritano una rivisitazione.
I due lungometraggi che vi presentiamo oggi - trasmessi solo in USA e inediti in Italia - appartengono a questa categoria.


C.A.T. Squad

Un gruppo di scienziati che sta lavorando a un progetto segreto per la Difesa americana viene decimato da un misterioso killer.
Per proteggere i pochi ancora in vita viene allestita una squadra speciale anti-terrorismo (C.A.T. sta per Counter-Assault Tactical)...

Squadra che vince non si cambia: Billy riassembla lo stesso team del capolavoro Vivere e Morire a Los Angeles, un anno più tardi.
Contributi tecnici di altissimo livello: dallo sceneggiatore ex-poliziotto Gerald Petievich all'operatore Bob Yeoman (futuro DP di fiducia di Wes Anderson), passando per il fido montatore Bud Smith.

Nonostante un uso ingombrante delle musiche del 2 volte premio Oscar Ennio Morricone (ricilate da Il Mio Nome è Nessuno), il film è un buon esempio di poliziesco anni 80 che non ha nulla da invidiare a produzioni coeve come Miami Vice.

Ma diversamente dalla serie ideata dall'amico/rivale Michael Mann, Friedkin rinuncia a qualsiasi componente glamour in favore di quel "realismo metropolitano" che è sempre stato il suo marchio di fabbrica.

Girato a Montréal con attori semisconosciuti (nel cast ci sono l'ex giocatore di football Youngblood e un giovane Whitford, quello di Get Out e Godzilla: King of the Monsters), questa prima parte del dittico si distingue per un paio di riuscite scene di azione che portano le chiare impronte del Maestro.


C.A.T. Squad: Python Wolf

La squadra di superagenti stavolta è alle prese con un gruppo di estremisti sudafricani che contrabbandano plutonio.
I nostri dovranno tra l'altro salvare uno dei propri membri che è stato catturato dal nemico...

Ritorna la colonna sonora del mitico Ennio e il regista firma il copione insieme al solito Petievich, affiancati per l'occasione dal romanziere e sceneggiatore Robert Ward (Hill Street Blues, Miami Vice).

Le novità sono rappresentate da una parte del cast (uno dei cattivi è il Ferrer di Twin Peaks) e dall'atmosfera più vicina a Top Gun che a Vivere e Morire a Los Angeles.

Di nuovo girato a Montréal, è un seguito nel complesso inferiore all'originale, ma la mano del Maestro ogni tanto affiora.


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martedì 24 settembre 2024

GLI INEDITI: WALKER, JOE STRUMMER BARBONE PER UN REGISTA-ICARO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Messico, 1987
94'
Regia: Alex Cox
Interpreti: Ed Harris, Peter Boyle, Marlee Matlin, John Diehl, Xander Barkeley, Zander Schloss, Sy Richardson, Dick Rude, Joe Strummer (non accreditato).


1855. La storia vera - ancorché molto romanzata - dell'ambizioso filibustero americano William Walker (Harris), che alla guida di un manipolo di soldati di ventura (da lui pomposamente chiamati "gli Immortali") conquistò il Nicaragua e ne divenne il dittatore.
Almeno finché non venne arrestato e fucilato dall'esercito honduregno.


1987. Subito dopo lo sgangherato pseudo-spaghetti western Straight to Hell, il regista Alex Cox e il cantautore Joe Strummer decidono di lavorare insieme ad un'altra pellicola.
Il primo è un cineasta di discreto successo, il secondo è in cerca di nuove sfide dopo lo scioglimento dei Clash.

Il musicista inglese - attratto anche dalla familiarità con l'ambientazione nicaraguense, avendo realizzato qualche anno prima l'album triplo Sandinista! - accetta la sfida di scrivere le musiche originali.
Si chiude in una stanza con una chitarra acustica, un synth e un registratore a quattro piste, e compone 14 tracce: 3 cantate e le altre interamente strumentali.

Insieme a lui c'è l'amico Zander Schloss (ex Circle Jerks) con la propria spanish guitar, e il risultato è una colonna sonora memorabile, con echi di Ennio Morricone e decisamente migliore del lungometraggio che accompagna.

Joe - che in questo periodo si è dato alla recitazione - interpreta Faucet, il lavapiatti dei mercenari di Walker.
Peccato che quasi tutte le sue scene siano state tagliate in fase di montaggio: alcuni frammenti verranno poi recuperati nel documentario Il Futuro Non è Scritto, ma nel film il nostro compare solo pochi secondi - sfoggiando un insolito hippy look, con capelli a boccoli e barba lunga - mentre si tuffa in un fiume dove delle donne si stanno lavando.

Cox decide di girare realmente in Nicaragua, approfittando delle sovvenzioni del governo sandinista e della Chiesa cattolica, ma il distastro finanziario e il massacro della critica che ne conseguiranno metteranno di fatto fine alla sua carriera.
Peccato, perché il cast e i contributi tecnici sono di buon livello, a cominciare dal copione redatto dallo sceneggiatore underground Rudy Wurlitzer, lo stesso di Strada a Doppia Corsia di Hellman, Pat Garrett & Billy The Kid di Peckinpah e Candy Mountain (sempre con Strummer in un breve ruolo).

Che cosa non ha funzionato, allora?
Forse un eccesso di hubris da parte del regista, convinto di essere al livello del Coppola di Apocalypse Now o del Friedkin di Sorcerer; forse i continui e voluti anacronismi (compaiono elicotteri, riviste e orologi da polso); forse la ricerca troppo insistita di un parallelismo tra il Nicaragua di metà 1800 e quello di metà anni 80.

La pellicola è una satira non molto velata dell'imperialismo USA e della "guerra sporca" dei Contras - gli antirivoluzionari al soldo della CIA - voluta da Reagan per rovesciare il governo sandinista (tentativo fallito, per la cronaca).
Ma il messaggio risulta indebolito dalla crasi imperfetta tra la serietà del tema trattato e gli innesti di umorismo nero.

Questo bizzarro biopic è indirizzato piuttosto ai fan di Joe Strummer e agli appassionati di un certo cinema d'autore, quello così ambizioso ed esagerato da portare il proprio regista a diventare una sorta di artistico Icaro: coraggioso nel proposito di volare vicino al sole, ma troppo cieco per accorgersi che la cera della proprie ali si sta sciogliendo.


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venerdì 31 maggio 2024

GLI INEDITI: GODZILLA-MINUS ONE, LETTERS FROM GOJIRA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Giappone, 2023
125'
Regia: Takashi Yamazaki
Interpreti: Ryunosuke Kamiki, Minami Hamabe, Yuki Yamada, Munetaka Aoki, Hidetaka Yoshioka, Kuranosuke Sasaki.


Qualche mese fa è uscito un po' in sordina Godzilla: Minus One, l'ultima pellicola di produzione nipponica dedicata al celebre personaggio, che quest'anno compie... 70 anni!

Un'opera che ha fatto gridare molti al capolavoro, al punto che qualcuno la considera la migliore di tutta la serie (tra questi Gareth Edwards, regista del Godzilla del 2014, e il supernerd Kevin Smith).

Abbiamo chiesto un'opinione a Gabriele, fan del nostro blog e massimo esperto - tra coloro che conosciamo - del famoso lucertolone anfibio.
Quella che trovate qui sotto è la sua prima recensione per CINEMA A BOMBA!


Quando il primo Godzilla vide la luce, nell’ormai lontano 1954, la situazione geopolitica del Giappone era quella di un paese che provava - riuscendoci - a rialzarsi dopo un sanguinoso conflitto mondiale che l’aveva visto non solo sconfitto, ma anche dalla parte del “torto” dal punto di vista storico.
Al punto da rendere quasi giustificabile agli occhi del mondo occidentale l’orrore delle due devastanti bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki.

In questo contesto, il mostro atomico rappresentava la paura presente nelle menti degli spettatori di allora, al punto che Gojira (crasi di gorira, cioè "gorilla", e kujira, ossia "balena") era stato classificato a tutti gli effetti come un film horror.

Oggi, nel 2024, dopo decine di pellicole dove il nostro lucertolone preferito ne ha viste di ogni, lo standard sono diventati i film d’intrattenimento della Legendary, dove troviamo Godzilla che fa un suplex a King Kong e Mothra con le sue fatine magiche (vedi il recentissimo Godzilla e Kong-Il Nuovo Impero e il precedente Godzilla vs. Kong).

Godzilla-Minus One prende invece tutt’altra direzione.
È un horror drammatico innestato sul trauma di una nazione che ha appena perso una guerra che aveva cominciato, e che quindi cerca di tirare avanti e sopravvivere nonostante un senso di colpa formato mostro preistorico.

Siamo nel 1946, la guerra è appena finita e il giovane Shikishima cerca di sopravvivere, tra il senso di colpa del sopravvissuto e l’onta di essere stato un pilota kamikaze che non ha avuto il coraggio di portare a termine la propria missione.
A questo si aggiunge una sindrome post-traumatica da stress, non tanto per la guerra in sé, ma per l’incontro con un Titano che ha massacrato i suoi commilitoni, nel flashback che dà inizio al film.

Lo stesso lucertolone poi, si ripresenterà di lì a poco per radere al suolo Ginza, il centro economico di una Tokyo che prova a rialzarsi dopo i bombardamenti della guerra, trascinado un Giappone già stremato ancora più giù (ecco spiegato il "meno uno" del titolo).
Allora come sconfiggere un essere apparentemente indistruttibile?

GMO è quindi un ritorno alle origini, col mostrone a fungere da gigantesca metafora semovente: in questo caso non più il pericolo atomico, ma l’ineluttabilità di un destino che il comune cittadino può solo subire in quando soggetto alle decisioni dei potenti.
Alla fine sarà la forza di volontà e la caparbia determinazione dei comuni cittadini a (tentare di) risolvere la situazione, cercando una soluzione alle incursioni del mostro mentre la politica è persa in burocrazia e immobilismo.

Ovviamente non vi è nessuna continuity con gli altri film, si tratta di un reboot a tutti gli effetti.
Per ora non è chiaro se ci sarà un sequel o meno, anche visti gli accordi commerciali di distribuzione esistenti tra Toho e Legendary che tarpano molto le potenzialità della prima sul mercato globale.

È per questo motivo che il film è stato distribuito nelle sale italiane solo per una settimana a dicembre 2023, prima di sparire per far posto alla nuova pellicola americana (il succitato Godzilla e Kong): gli accordi prevedono che non possano uscire due film di Godzilla nello stesso anno solare…

Un accenno agli effetti speciali che sono valsi l’Oscar al film: il mostro è ben animato, i movimenti sono realistici anche se a volte si ha un po’ l’impressione di trovarsi nella cutscene di un videogioco di lusso, specie quando ci sono sullo schermo anche le navi.
Assolutamente soddisfacente la dose di distruzione e lo screen time del bestione, che non si risparmia e regala un paio di sequenze veramente adrenaliniche (tra cui un inseguimento in mare stile Lo Squalo).

Quindi cercate di vederlo sullo schermo più grande che riuscite a trovare, perché merita davvero.

Gabriele


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venerdì 22 marzo 2024

GLI INEDITI: IL BOEMO, IL TALENTO È CECO


(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



Repubblica Ceca/Italia/Slovacchia, 2022
143'
Regia: Petr Václav
Interpreti: Vojtěch Dyk, Elena Radonicich, Barbara Ronchi, Lana Vladi, Federica Vecchio, Diego Pagotto, Salvatore Langella, Alberto Cracco, Lino Musella.


Josef Mysliveček (Dyk), figlio di un mugnaio, lascia la natia Praga per rincorrere il suo sogno: diventare un compositore affermato.

Si reca in Italia e, sebbene senza un soldo, grazie al suo fascino seduce donne facoltose e influenti che lo introducono nell'alta società.

Presto le corti e i più importanti teatri della Penisola si accorgeranno del suo talento e se lo contenderanno.

Ma la sua condotta libertina lo porterà alla rovina, mentre il mondo della musica nel frattempo sta per essere travolto dal genio di un giovane ammiratore del Boemo: Wolfgang Amadeus Mozart.


Ogni tanto ci capita di scovare film ben fatti e interessanti che, per provenienza, per difficoltà di promozione, per diffidenza degli spettatori, per scarsa fiducia dei produttori nel successo commerciale... non riescono a raggiungere il grande pubblico.

Noi di CINEMA A BOMBA!, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di rendere loro giustizia parlandone nella categoria GLI INEDITI.

E così, negli anni, abbiamo cercato di dare visibilità ad opere meritevoli quali:

- il violento Bronson, con un già impressionante Tom Hardy;

- lo shakespeariano Coriolanus, esordio alla regia di Ralph Fiennes;

- Twixt, ispirato alle atmosfere di Edgar Allan Poe, l'ultimo film di Francis Ford Coppola prima del prossimo attesissimo Megalopolis;

- il criptico Road to Nowhere della coppia Monte Hellman-Steve Gaydos;

- Cristiada, con Andy Garcia, Eva Longoria, Oscar Isaac, Peter O'Toole, che racconta un episodio dimenticato della storia americana;

- Kon-Tiki, sull'audace impresa dell'esploratore norvegese Thor Heyerdahl;

- il drammatico Mud, una delle migliori interpretazioni di Matthew McConaughey;

- il trittico The Disappearance of Eleanor Rigby, A Most Violent Year, Woman Walks Ahead con una sempre straordinaria Jessica Chastain;

- l'ottimo western moderno Hell or High Water;

- l'avventuroso The Aeronauts con protagonista una grintosa Felicity Jones;

- Bombshell, incisivo "J'accuse" contro le molestie sessuali nell'ambiente di lavoro (in questo caso televisivo), tratto da una storia purtroppo vera, con un trio di protagoniste (Charlize Theron, Nicole Kidman, Margot Robbie) in stato di grazia;

- The Green Knight, immaginifico adattamento di un racconto del ciclo arturiano;

- l'horror espressionista The Lighthouse, in un suggestivo bianco e nero, con Robert Pattinson e Willem Dafoe guardiani di un faro solitario sferzato dal mare in burrasca;

- The Burnt Orange Heresy, diretta da Giuseppe Capotondi, cinica critica del mondo dell'arte con un Mick Jagger luciferino.

Questa volta vi proponiamo la vicenda di un compositore ceco dal nome così impronunciabile in Italia da essere chiamato ai tempi, per comodità, "Il Boemo" (o addirittura "Il Divin Boemo").

Autore prolifico, fedele alle convenzioni del teatro italiano e dell'opera seria, Mysliveček servì la patria nella Guerra dei Sette Anni, fuggì in Italia per cercare fortuna, divenne celebre, conobbe personaggi molto importanti, viaggiò parecchio lungo la Penisola, ebbe relazioni amorose piuttosto burrascose.

Contratta la sifilide, che gli deturpò il volto, ricevette lo stigma dell'immoralità - lui che desiderava l'immortalità - e morì solo, evitato da tutti ed eclissato dal successo di Mozart.

Una vita romantica che il regista Petr Václav ha avuto il merito di riportare alla ribalta dopo un meticoloso lavoro di ricerca biografica in tutta Europa (delle opere di Mysliveček si è scritto abbastanza; della sua esistenza terrena, decisamente meno).

Camera a spalla, suono in presa diretta, musiche eseguite dal vivo, luci naturali ad illuminare gli ambienti, costumi sontuosi: Václav guarda a capolavori come Barry Lyndon di Stanley Kubrick e Amadeus di Miloš Forman (ambientati tra l'altro nello stesso periodo storico) e ci mette un tocco di realismo per rendere verosimili le scene.

Mette la musica al primo piano - evitando così il grave errore di Tár e Maestro, film nei quali l'elemento musicale è sacrificato a quello biografico - e ricostruisce la scena musicale italiana nel Settecento con dovizia di particolari (pure nelle rappresentazioni delle opere liriche del Boemo -opere che ai più non diranno molto, ma che citiamo per completezza di informazione: Il Bellerofonte, L'Olimpiade, Romolo ed Ersilia, Il Demetrio).

Ben selezionati gli attori, che parlano italiano in originale - compreso l'azzeccato protagonista, noto musicista-attore ceco, che così rende al meglio la cadenza "esotica" del vero Mysliveček.

Degna di nota è anche la scelta delle location, davvero molto suggestive.

Come seguendo lo spirito del tempo, il cineasta e il suo staff hanno effettuato un vero e proprio Grand Tour in Italia alla ricerca dei posti giusti dove girare, individuati poi in Villa Gavotti ad Albisola Superiore (SV), Palazzo Negrone e Palazzo Spinola-Clavarino a Genova, Castello di Thiene a Vicenza, Villa Chiminelli a Castelfranco Veneto (TV), Villa da Schio a Castelgomberto (VI), Villa Ghellini dell’Olmo a Villaverla (VI), Palazzo Alliata di Pietratagliata e Villa Wirz a Palermo, Teatro Sociale di Como, senza contare i canali di Venezia, i monti delle Madonie, Napoli.

La maniacale cura nei dettagli è evidente ed è esemplificata dalla ricostruzione di una gondola su modello di quelle raffigurate nei dipinti del Canaletto, utilizzata in una breve sequenza.

Il Boemo è quindi un omaggio ad un artista dimenticato, è la riscoperta e la rivalutazione della sua musica, è un'operazione culturale ambiziosa e interessante.

E soprattutto, è uno spettacolo per gli occhi.

Insomma, è musica per le nostre orecchie.


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martedì 25 luglio 2023

GLI INEDITI: LA TELA DELL'INGANNO-THE BURNT ORANGE HERESY, LA GRANDE BUGIA DELL'ARTE CONTEMPORANEA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



Italia/Regno Unito, 2019
98'
Regia: Giuseppe Capotondi
Interpreti: Claes Bang, Elizabeth Debicki, Mick Jagger, Donald Sutherland


Il facoltoso e influente collezionista Joseph Cassidy (Jagger) propone al critico d'arte una volta famoso e ora in disgrazia James Figueras (Bang) uno scoop esclusivo: intervistare nientemeno che Jerome Debney (Sutherland), celebre pittore che si è isolato dal mondo dopo che un grosso incendio ha distrutto anni prima tutte le sue opere e che è ospitato in una proprietà dello stesso Cassidy.

In cambio Figueras dovrà procurare ad ogni costo al mecenate un quadro dell'artista misantropo.

Il critico coinvolgerà la giovane Berenice (Debicki), conosciuta da poco; ma le cose prenderanno una brutta piega.


The Burnt Orange Heresy è il titolo di uno dei lavori che il fittizio Jerome Debney - ispirato all'autore di Il Giovane Holden, lo scrittore Jerome (sic!) David Salinger, e al pittore David Hockney, il cui A Bigger Splash ha ispirato l' omonimo film di Luca Guadagnino - ha nel suo studio ed è una presa in giro nei confronti del mondo dell'arte: è una tela bianca, con un titolo volutamente bizzarro, alla quale i critici possono trovare un qualsiasi significato (da notare le significative e beffarde iniziali dell'"opera": B.O.H.).

Tutta la narrazione della pellicola è incentrata su dicotomie: verità-bugia, arte-inganno, apparenza-sostanza, qualità artistica-valore di mercato, bellezza-morte...

L'italiano Giuseppe Capotondi - regista di videoclip e spot alla sua seconda opera (la prima, un altro giallo, è del 2009: La Doppia Ora) - ha confezionato un thriller elegante (degni di nota i costumi di Gabriella Pescucci, già Premio Oscar per L'Età dell'Innocenza di Martin Scorsese, e le ammalianti ambientazioni sul Lago di Como), ambiguo, complesso, dal sapore hitchcockiano, che, nonostante un finale un po' sbrigativo e qualche incongruenza e inverosimiglianza di troppo, convince.

Anche grazie ad un ottimo cast: Mick Jagger è luciferino al punto giusto e sembra proprio uscito dal brano Sympathy for the devil degli Stones, Claes Bang (già protagonista della Palma d'Oro a Cannes 2017 The Square, anch'esso sul mondo dell'arte) è a suo agio ed credibile, Elizabeth Debicki è eterea e delicata, Donald Sutherland offre un'interpretazione insolitamente misurata.

Ci eravamo già occupati del mondo dell'arte contemporanea: nel grandioso Opera Senza Autore il tema di fondo è la difficoltà dell'artista di trovare una propria via, un modo per esprimere al meglio la propria ispirazione; in The Artist Is Present sono le performance e la vita stessa di Marina Abramović a diventare delle opere d'arte; in Exit Through The Gift Shop è l'artista stesso a confondere le acque.

Qui il punto di vista è invece quello del critico, che per sensibilità, per cultura, per conoscenza della materia, per motivazioni venali, per vanità, per senso di onnipotenza è capace di fare di una creazione un'opera d'arte o di distruggere la carriera di un artista.

La mistificazione, il profitto senza troppi scrupoli sono all'ordine del giorno nel mercato dell'arte contemporanea, e The Burnt Orange Heresy ce lo mostra senza reticenze.

Presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2019, dov'era il film di chiusura - chiusura degna di un'edizione memorabile, quella che ha visto Joker vincere a sorpresa il Leone d'Oro - il film di Capogrossi in Italia non è uscito al cinema, nonostante le recensioni generalmente positive.

B.O.H., chissà perché...

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martedì 20 giugno 2023

GLI INEDITI: GUNS OF EL CHUPACABRA, MOSTRO NINJA ALLA RISCOSSA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1997
90'
Regia: Don Jackson
Interpreti: Kevin Eastman, Julie Strain, Scott Shaw, Joe Estevez, Robert D'Zar, Conrad Brooks.


Nello spazio, King Allmedia (Eastman) e la sua consorte Queen B (Strain) incaricano lo sceriffo interstellare Jack B. Quick (Shaw) di andare sulla Terra per liberarla dalla minaccia del leggendario Chupacabra.

Giunto nel nostro pianeta a bordo di un'auto vintage, il nostro Uomo della Legge farà incetta di armi da fuoco prima di affrontare la pericolosa creatura, che ha un debole per le belle ragazze...


Ricordate Ed Wood (nome completo: Edward D. Wood Jr.)?
Anni fa il regista di Batman e Alice in Wonderland, Tim Burton, gli dedicò un biopic: era un cineasta di serie Z passato alla storia per aver firmato Plan 9 From Outer Space, considerato il film più brutto di tutti i tempi.

Ebbene, uno degli attori preferiti di questo re del trash cinematografico era tale Conrad Brooks, che compare anche in questa pellicola.

Una coincidenza? Pensiamo di no: questo lungometraggio - prodotto da una banda di dilettanti allo sbaraglio specializzata in film brutti - sembra essere un omaggio proprio a Wood, ma aggiornato ai topoi degli anni 90 e con un'abbondante dose di autoironia.

Al di là delle apprezzabili intenzioni parodistiche, un'ora e mezza è una durata atroce per questo impavido miscuglio di horror, fantascienza, western, poliziesco e kung-fu: come sketch di 10-15 minuti avrebbe funzionato meglio.

Per lo spettatore la cosa più interessante da fare è probabilmente spulciare nel cast: oltre a Brooks fanno capolino Estevez, fratello di Martin Sheen (quello di Apolaypse Now e Spawn), e D'Zar (Maniac Cop, poliziesco-horror con Bruce Campbell che un giorno forse vi recensiremo).

Ma soprattutto c'è la coppia Eastman & Strain: il primo - quasi irriconoscibile - è il co-creatore delle Tartarughe Ninja, qui nel periodo della sua (breve) infatuazione con la recitazione; la seconda - scomparsa qualche anno fa per colpa di un brutto incidente - era una modella di Penthouse e la di lui moglie anche nella vita.

Tra mostri di cartapesta, donne nude, scenografie improbabili, dialoghi assurdi e coreografie parossistiche, Guns of El Chupacabra ha molta - forse troppa - carne al fuoco per gli amanti del genere.
Consigliabile ai fan di Ed Wood e... a pochi altri.


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venerdì 26 maggio 2023

GLI INEDITI: TURTLES FOREVER, POTERE TARTARUGA!

(Clicca sulla locandina per vedere il film intero). 

USA, 2009
81'
Regia: Roy Burdine, Lloyd Goldfine
Voci originali: Michael Sinterniklaas, Sam Riegel, Wayne Grayson, Greg Abbey, Veronica Taylor, Marc Thompson, Peter Laird, Kevin Eastman.


New York City, 2003.
Quattro tartarughe antropomorfe, addestrate all'arte del ninjitsu dal loro maestro, il topo umanoide Splinter, rimangono sconcertate nel vedersi in TV mentre combattono contro la gang dei Purple Dragons.

Recatesi alla tana dei malviventi, scoprono che questi sosia sono in realtà versioni di loro stessi provenienti da una dimensione alternativa ambientata nel 1987.

Che cosa è successo? E se ci sono due gruppi di Turtles, allora ci saranno anche due Shredder (il loro acerrimo nemico)?
Per dipanare la matassa, ci sarà bisogno anche di una tarta-versione in bianco e nero proveniente dal 1984...


Uscito 2 anni dopo TMNT, questo secondo lungometraggio animato non è il seguito dell'ottimo film diretto da Kevin Munroe, bensì una combinazione tra la prima e la seconda serie a cartoni, e funge da conclusione di entrambe.

È un'opera celebrativa dei primi 25 anni delle Tartarughe Ninja, nate come fumetto underground nel 1984: un omaggio a tutti gli appassionati, un tributo a uno dei franchise più bizzarri e di successo della storia.

Purtroppo inedita in Italia, è assai divertente per l'interazione tra Turtles "vecchie" (adorabilmente infantili) e "nuove" (più serie e cool).
Ma il colpo di genio è stato aver introdotto anche una versione animata delle controparti fumettistiche originali, che si muovono e parlano esattamente come nella prima storia pubblicata da Peter Laird e Kevin Eastman.

Proprio i due co-creatori si concedono un autoironico cammeo nell'ultima scena, l'unica in live action.
Una ciliegina sulla torta per tutti i tarta-fan che si rispettino.

Ad oggi, a Turtles Forever - praticamente uno Spider-Man: No Way Home delle TMNT - sono seguite altre due pellicole animate, ognuna ambientata in un proprio universo: Batman vs. Teenage Mutant Ninja Turtles, in cui - come esplicitato nel titolo - i 4 fratelli si incontrano/scontrano con l'Uomo Pipistrello per eccellenza, e Tartarughe Ninja: Caos Mutante, ennesimo ed attesissimo reboot.

Il primo ve lo recensiremo prossimamente, il secondo uscirà ad agosto.
Rimanete sintonizzati: c'è ancora tanto da scoprire sul mondo dei ninja anfibi più amati di sempre.


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martedì 23 agosto 2022

GLI INEDITI: SERVITORE DEL POPOLO-IL FILM, QUANDO LA REALTÀ SUPERA LA FANTASIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Ucraina, 2016
100'
Regia: Aleksey Kiryushchenko
Con: Volodymyr Zelenskyy, Stanislav Boklan, Evgeniy Koshevoy, Olha Zhukovtsova-Kyiashko, Anastasia Chepelyuk.


L'ex insegnante - ora presidente ucraino - Vasily Petrovich Goloborodko (Zelensky) cerca di ottenere un importante prestito economico dal Fondo Monetario Internazionale per contrastare la crisi economica del proprio paese, in cambio di riforme strutturali.

Ma alcuni oligarchi gli fanno ostruzionismo in Parlamento, così il nostro decide di allearsi con l'ex primo ministro (Boklan), condannato a 20 anni di carcere per corruzione...


Ricordate L'Uomo dell'Anno?
In quel lungometraggio uno stand-up comedian interpretato da Robin Williams (a proposito: ci manchi, Professor Keating!) diventava a sorpresa Presidente degli Stati Uniti.

Nella serie tv Servant of the People - in Italia distribuita in questi mesi su Netflix con un doppiaggio inetto - il personaggio interpretato da "Cucciolo" Zelensky (nomignolo affibiatogli dalle sue fan) diventa a sorpresa Presidente dell'Ucraina.

Quando la realtà supera la fantasia: se da un lato Williams non si è mai candidato, dall'altro il comico di Kiev l'ha fatto e... ha vinto davvero le elezioni!
La serie è stata pertanto interrotta, ma nel frattempo era stato prodotto anche un lungometraggio cinematografico (reperibile da noi solo in lingua originale).

Servitore del Popolo-Il Film è una commedia satirica, ma con un sottotesto socio-politico serio che in qualche modo sembra anticipare quanto accaduto nei mesi scorsi: l'invasione da parte della Russia di Putin, lo sdegno e la solidarietà dell'Occidente, l'esemplare resilienza del popolo ucraino.

Il discorso arrabbiato e patriottico che Vasily Petrovich fa nel finale rieccheggia infatti quelli veri di Volodymyr che ci siamo purtroppo abituati ad ascoltare quotidianamente.

Nel corso del lungometraggio però si ride spesso, più di quanto si potrebbe immaginare.
Inoltre, essendo una storia a sé stante, non è necessario aver visto la serie da cui deriva.

Zelens'kyj e i suoi collaboratori hanno le capacità e soprattutto i tempi comici giusti.
Su tutte, la gag più spassosa è probabilmente quella in cui i vice del presidente tentano di ubriacare il rappresentante tedesco del FMI con la scusa delle "tradizioni ucraine".

Ci auguriamo che Sluha Narodu - questo il titolo originale traslitterato dall'ucraino, che è anche il nome del partito che ha portato il comico al potere, in un intreccio raro e surreale di finzione e realtà - goda di una diffusione più larga possibile e arrivi almeno fino a Hollywood.

Come ricorderete, l'Academy negò al nostro la diretta televisiva durante la Notte degli Oscar, nonostante l'insistenza del collega Sean Penn.
Speriamo che adesso la sua voce arrivi anche alle orecchie di chi non vuole sentire.

Un film non cambia le sorti di una guerra, ma può servire per far conoscere o comprendere meglio chi la sta subendo.


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mercoledì 20 luglio 2022

GLI INEDITI: HE NEVER DIED, ROLLINS È UN VERO ANGELO (MA NON FATELO ARRABBIARE)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Canada, 2015
99'
Regia: Jason Krawczyk
Con: Henry Rollins, Kate Greenhouse, Jordan Todosey, Steven Ogg, Booboo Stewart, Don Francks.


Jack (Rollins) è un cinquantenne solitario: vive per conto proprio in uno squallido appartamento, conserva in frigo sacche di sangue rimediate da un infermiere dell'ospedale, gioca a bingo e mangia veg in un diner dove lavora una bella cameriera bionda che gli fa il filo (Greenhouse).

Ha due lunghe cicatrici sulla schiena e gode di una rendita multimilionaria.
A parte qualche forte emicrania e le visioni occasionali di un vecchio barbuto che lo fissa in silenzio, nella sua vita non c'è altro.

Almeno finché non riceve la visita inaspettata di una ragazza adolescente (Todosey), la figlia che non sapeva di avere.
Questo incontro imprevisto metterà in moto una serie di sanguinosi eventi a catena che porteranno Jack a venire a patti col passato e riconsiderare la propria esistenza.


Cantante punk/metal (prima coi seminali Black Flag, poi con la sua Rollins Band), scrittore e poeta, stand-up comedian, viaggiatore e autore di reportage, DJ radiofonico, podcaster, attivista e commentatore politico, presentatore tv, fotografo, doppiatore...

Henry Rollins è una delle personalità più poliedriche e interessanti del pianeta.
Ovviamente è anche un bravo attore e la principale ragione per vedere questo film.

Carismatico e imponente, il nostro regge sulle proprie spalle l'intera pellicola, scritta e diretta da un esordiente ambizioso ma ancora un po' acerbo.
Lo spunto possiede una certa originalità, ma lo sviluppo narrativo non manca di qualche inciampo (ad esempio, la sottotrama del misterioso anziano col cappello andava approfondita, benché nel finale si intuisca che cosa rappresenti).

Attenzione alle apparenze: He Never Died (titolo un po' "spoilerante") non è né un dramma esistenziale né - nonostante l'ampio spreco di emoglobina - uno splatter-horror.
Semmai è una commedia brillante durante la quale si ride spesso e che include almeno una scena cult: quella in cui il nostro snocciola alla sua perplessa amica tutti i mestieri che ha svolto nella vita.

Grazie a (o per colpa di) un protagonista memorabile, questo lungometraggio è fondamentale essenzialmente per i fan di Rollins, mattatore capace di passare da angioletto indifeso a belva feroce con un solo cambio di sguardo.
Consigliabile a tutti gli altri, se di bocca buona.

Buona estate e - per chi non le avesse già fatte - buone vacanze da CINEMA A BOMBA!


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mercoledì 11 maggio 2022

GLI INEDITI: CONFESSION OF A CHILD OF THE CENTURY, I DOLORI DEL GIOVANE PETER

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

UK/Francia/Germania, 2012
125'
Regia: Sylvie Verheyde
Con: Peter Doherty, Charlotte Gainsbourg, August Diehl, Lily Cole.


In depressione dopo la rottura con l'infedele fidanzata Elise (Cole), il giovane benestante Octave (Doherty) si immerge sempre più in un'esistenza dissoluta e apatica.
Un giorno incontra per caso Brigitte (Gainsbourg), donna più matura e single.

Tra i due nasce un'amicizia che si evolve rapidamente in un sentimento più profondo.
Basterà a salvare l'irrequieto libertino dal famigerato "male del secolo"?


L'Inghilterra ha una discreta tradizione di rocker prestati al cinema.
Si pensi ad esempio a Sting dei Police in Dune (l'originale di David Lynch, non il fresco rifacimento di Denis Villeneuve) oppure a Joe Strummer dei Clash in Straight to Hell e Mystery Train.

Ispirato all'omonima opera autobiografica scritta da Alfred de Musset nel 1836, il dramma storico che vi stiamo recensendo è il primo e finora unico excursus in ambito recitativo di Pete Doherty dei Libertines.
Purtroppo questo è anche l'unico vero motivo di interesse del film.

Poeta punk e bohémien, ex compagno della modella Kate Moss e idolo dei tabloid britannici, Pete - accreditato nei titoli come "Peter", con quella "r" finale che sa tanto di vezzeggiativo - sembra nato per interpretare questo ruolo.

Per essere un attore esordiente e dilettante, se la cava meglio di quanto si potrebbe pensare: difettando di tecnica, si appoggia al proprio carisma, adottando una strategia minimalista e infondendo al protagonista una credibile vulnerabilità.

Più brava, ma costretta in un personaggio un po' sfocato, Charlotte Gainsbourg - figlia del cantautore francese Serge e dell'attrice britannica Jane Birkin - con cui Doherty ha avuto una breve e strombazzata liaison proprio durante le riprese.

L'interprete di Independence Day: Rigenerazione compare solo dopo mezz'ora, ma ha almeno il merito di alzare il tono della pellicola.

Quello che, purtroppo, non si alza mai è il livello della regia, che rimane piatto e didascalico, con un abuso della cinepresa a spalla che dovrebbe conferire alle immagini un'idea di naturalezza e invece provoca agli spettatori un fastidioso senso di nausea.

Peccato, perché la prova complessiva del cast (tra i comprimari segnaliamo August Diehl, che era uno dei nazisti di Bastardi senza Gloria di Tarantino) e alcuni contributi tecnici (specie i costumi d'epoca) sono apprezzabili.

Presentato in concorso a Cannes 2012 nella sezione Un Certain Regard, Confession of a Child of the Century è stato massacrato dalla critica, al punto che in Italia non è uscito nelle sale, mentre in USA si è distinto solo per il fatto di essere stato il film che ha incassato di meno quell'anno (74 dollari in totale!).

Piaccia o meno, lo spleen di Pete Doherty rende meglio in musica che al cinema.


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lunedì 7 febbraio 2022

GLI INEDITI: THE LIGHTHOUSE, FARO DEL MIO PEGGIO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA/Canada, 2019
109'
Regia: Robert Eggers
Interpreti: Robert Pattinson, Willem Dafoe


Alla fine dell'Ottocento, in una minuscola isola al largo del New England (costa nord-orientale degli Stati Uniti) sferzata dalle onde e dal vento e abitata solo da aggressivi gabbiani, arriva il giovane Ephraim (Pattinson), assunto come guardiano del faro sotto la supervisione del burbero e più anziano Thomas (Dafoe).

Il primo dovrebbe stare lì poche settimane, ma il maltempo impedisce i collegamenti con la terraferma.

Soli, isolati, a corto di provviste, i due sono così costretti, con il passare del tempo, ad una convivenza sempre più difficile e carica di tensione.



Incredibile: The Lighthouse, uno dei film più originali, suggestivi e iconici degli ultimi anni, è rimasto praticamente inedito nei cinema italiani, presentato al Festival di Roma e poi passato direttamente a pagamento sulle piattaforme di streaming.

Mentre all'estero si scrivevano articoli su articoli sulla sorprendente opera seconda del talentuoso Robert Eggers (già autore dell'acclamato The Witch del 2015), in Italia essa è passata quasi inosservata.

E pensare che aveva ottenuto ottimi riscontri all'anteprima al Festival di Cannes del 2019 e aveva addirittura ottenuto una nomina a sorpresa agli Oscar 2020 (per la superba fotografia di Jarin Blaschke).

Grazie allo stupendo bianco e nero (ottenuto non in fase di postproduzione, ma con un particolare tipo di pellicola), a lenti di circa un secolo fa, ad un'illuminazione degli interni dovuta ad una lanterna al cherosene (con una lampada alogena al suo interno), Eggers riesce a costruire inquadrature che sembrano uscite da un film espressionista (come il Nosferatu di Murnau).

Giocando con spazi, ombre, suoni e con i volti in chiaroscuro dei due pratagonisti, egli ci fa immergere in una storia claustrofobica, paranoica, vertiginosa, ricca di simbologie, rimandi, suggestioni.

Le atmosfere, per intenderci, sono quelle della ballata di Samuel Taylor Coleridge The Rime Of The Ancient Mariner, manifesto poetico del Romanticismo inglese, ma anche dell'Arthur Gordon Pym del maestro del terrore Edgar Allan Poe, dell'inquietante racconto Il Tempio di Howard Phillips Lovecraft, dei tormentati romanzi di mare di Joseph Conrad ed Herman Melville.

I due fratelli Eggers (Robert alla regia, Max alla sceneggiatura) raffigurano i topoi, i luoghi comuni, tipici del genere marinaresco in modo realistico, ma immettendo altresì elementi fantastici, spiazzando così lo spettatore e suscitando in lui sgomento.

La stessa vicenda si dipana in un crescendo di angoscia e follia, accentuate dai visi allucinati, ancestrali, "espressionistici" di Robert Pattinson - i tempi di Harry Potter e Twilight sono lontanissimi, come dimostra anche il più recente Tenet - e Willem Dafoe (chi si ricorda di lui solo per i cinecomics Spider-Man e Aquaman dovrebbe andare a vedersi, tra gli altri, Vivere e Morire a Los Angeles), entrambi in stato di grazia.

Insomma, The Lighthouse è un'opera complessa, non facile, che si presta a più interpretazioni.

Ed è un faro che getta una luce inquietante sugli abissi dell'animo umano.



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venerdì 24 dicembre 2021

GLI INEDITI: A VERY MURRAY CHRISTMAS, PERSO NELLA TRADIZIONE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2015
56'
Regia: Sofia Coppola
Interpreti: Bill Murray, George Clooney, Miley Cyrus, Michael Cera, Jason Schwartzman, Paul Shaffer, Chris Rock, Maya Rudolph, David Johansen, Phoenix.


New York City, 24 dicembre.
Nella propria suite al Carlyle Hotel di Manhattan, Bill Murray (se stesso) aspetta di andare in onda per uno Speciale Natalizio dal vivo.

Peccato però che una tormenta di neve abbia paralizzato la città: col traffico bloccato, ospiti e pubblico non possono arrivare in tempo e lo show viene cancellato.

Frustrato e depresso, Bill scende al bar dell'albergo e fa una serie di incontri che spesso si risolvono in duetti canori...



Vigilia 2012: Una Poltrona per Due.
Vigilia 2013: National Lampoon's Christmas Vacation.
Vigilia 2014: Canto di Natale di Topolino.
Vigilia 2015: Star Wars-Holiday Special.
Pre-Vigilia 2016: Iron Man 3.
Vigilia 2017: Festa in Casa Muppet.
Vigilia 2018: Silent Night, Deadly Night III.
Vigilia 2019: Nightmare Before Christmas.
Pre-Vigilia 2020: Rudolph, il Cucciolo dal Naso Rosso.
Vigilia 2020: Polar Express.

Erano anni che volevamo recensire questa pellicola in occasione del nostro tradizionale post di Natale!
Distribuita su Netflix in edizione originale sottotitolata, segna la seconda collaborazione tra Murray e la regista Sofia Coppola dopo il fortunato Lost in Translation.

Il mattatore di Ricomincio da Capo e Ghostbusters - anche co-sceneggiatore - gigioneggia a tutto spiano, con la faccia tosta di chi fa sfoggio delle proprie (non eccelse) qualità canore senza vergognarsene.



Ad accompagnarlo troviamo uno stuolo di musicisti (l'ex New York Dolls Johansen, i francesi Phoenix, la twerker Cyrus), divi e amici che sembrano divertirsi un mondo alla corte di Re Bill.
Tra questi segnaliamo almeno Cera e Schwartzman, entrambi già visti nel cult Scott Pilgrim vs. the World.

Murray è in gran forma e tra una canzone natalizia e l'altra riesce a far ridere di gusto come non accadeva da tempo.
I siparietti più divertenti? Probabilmente quelli con Chris Rock e George Clooney.

Musical, commedia, film di buoni sentimenti: A Very Murray Christmas (gioco di parole tra il cognome del protagonista e l'aggettivo merry, ossia "felice") è una pellicola concisa e simpatica, adatta a tutti.
Quindi perfetta per le festività appena iniziate.

E anche quest'anno... BUON NATALE dalla Redazione di CINEMA A BOMBA!



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venerdì 26 novembre 2021

GLI INEDITI: THE GREEN KNIGHT-SIR GAWAIN E IL CAVALIERE VERDE, SIAMO FUORI DI TESTA (MA DIVERSI DA LORD)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2021
120'
Regia: David Lowery
Interpreti: Dev Patel, Joel Edgerton, Alicia Vikander, Barry Keoghan, Ralph Ineson, Sean Harris, Sarita Choudhury, Kate Dickie


Nel giorno di Natale Re Artù (Harris) e la sua corte sono riuniti attorno alla Tavola Rotonda.

All'improvviso irrompe nella sala del trono un misterioso e gigantesco cavaliere (Ineson) tutto verde - verde la pelle (sembra quasi un albero), verdi i capelli, verde l'armatura - che propone un gioco di coraggio agli astanti: chi riuscirà a colpirlo e ferirlo riceverà dopo un anno la stessa ferita, nello stesso punto.

Fra tutti i prodi presenti e pronti a raccogliere la sfida si fa avanti il giovane e dissoluto Gawain (Patel), aspirante cavaliere ansioso di dimostrare il proprio valore, che con un colpo di ascia decapita l'avversario.

Tra lo sgomento di tutti, però, lo sconosciuto si rialza, prende la propria testa mozzata e si allontana, dando appuntamento a Gawain per l'anno venturo per onorare la promessa.

Il tempo passa e arriva il momento di partire; il tragico destino del ragazzo sembra segnato.

Ma all'appuntamento con il Cavaliere Verde Gawain arriverà cambiato, dopo un viaggio pieno di insidie.



Il romanzo Sir Gawain e il Cavaliere Verde è un esempio di letteratura cavalleresca scritto da un anonimo nel XIV secolo ed è uno dei più celebri racconti del ciclo arturiano.

In esso sono presenti la classica impresa di un cavaliere che cerca di dimostrare il proprio valore e i temi del coraggio e dell'onore; ma il finale sospeso lo apre a diverse interpretazioni.

E lo rende "moderno".

David Lowery - regista di pellicole acclamate quali Senza Santi In Paradiso (Ain't Them Bodies Saints) e A Ghost Story e di altre "su commissione" come il remake Disney di Il Drago Invisibile e Old Man & The Gun con Robert Redford - lo ha trasposto adattandolo in parte alla sensibilità del tempo presente ma intelligentemente senza snaturarlo.

Così, se all'inizio può spiazzare la scelta di un attore di origine indiana per impersonificare un cavaliere del ciclo arturiano, presto la bravura di Dev Patel (già in passato ampiamente dimostrata, per esempio in Lion-La Strada Verso Casa), una regia immaginifica e la meravigliosa fotografia di Andrew Droz Palermo ci fanno immergere in una storia di mistero e suggestioni, affascinante, ipnotica, piena di simboli e simbologie.

Era dai tempi di Excalibur di John Boorman (del 1981) che non vedevamo un Medioevo così cupo, magico, dove convivono e si compenetrano miti pagani e cristiani, dove i valori cavallereschi dell'onore e del coraggio sono decostruiti e demitizzati.

Lowery, così come aveva fatto Boorman, si prende delle libertà circa l'aderenza al materiale letterario originale; ma il fatto di aver conservato intatto lo spirito del romanzo è decisamente un fattore positivo.

The Green Knight, soprattutto, però, è un film ammaliante, se ci si abbandona al flusso di immagini, colori, suoni, silenzi che accompagna e spesso sostituisce la sceneggiatura.

Ma se ci si immerge nel suo simbolismo esso diventa qualcosa di più: un labirinto, un racconto onirico, filosofico, ecologista, cristologico, iniziatico.

Ci ricorda un po' il controverso Madre! di Aronofsky, il Destino disneyano di Dalì o il Dune di Jodorowsky, sebbene in un'ambientazione medioevale e con uno stile registico diverso.

Ed è un complimento.

Insomma, The Green Knight è uno di quei film da vedere assolutamente, per ricchezza di immagini, suggestioni, temi; ma anche perché è un bel film epico, avventuroso, pieno di colpi di scena.

Ci sarebbe da sfidare a singolar tenzone chi non lo ha fatto uscire al cinema...



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sabato 13 febbraio 2021

GLI INEDITI: FREDDY GOT FINGERED, IL NEO-SURREALISMO DI TOM GREEN

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2001
87'
Regia: Tom Green
Con: Tom Green, Rip Torn, Drew Barrymore, Marisa Coughlan, Anthony Michael Hall, Shaquille O'Neal.


L'aspirante fumettista Gord (Green) ha un sogno: trasformare la propria creazione in una serie televisiva animata.
Purtroppo ha pure un rapporto a dir poco conflittuale col padre (Torn), che lo considera un bamboccione fallito.

Dopo essersi fidanzato con una bella infermiera invalida (Coughlan), il giovane arriva ad accusare falsamente il genitore di abusi nei confronti del fratello minore (da cui il titolo del film).

Dopo uno spostamento - e un rapimento - in Pakistan, i due congiunti si riconcilieranno?
E Gord riuscirà a coronare la propria ambizione professionale?



Questo film non raschia il fondo del barile. Questo film non è al fondo del barile. Questo film non è sotto il fondo del barile. Questo film non merita nemmeno di essere menzionato insieme ai barili.

Questa famosa recensione del compianto Roger Ebert - il decano dei critici cinematografici americani - riassume il giudizio complessivo della stampa specializzata su questo film, annoverato quasi unanimamente come uno dei peggiori di tutti i tempi.

Eppure, in occasione del ventennale della sua realizzazione, ci sentiamo di rivalutarlo e spezzare una lancia in favore del suo autore, il comico canadese Tom Green (alcuni lo ricorderanno in Road Trip).

E se si fosse trattato di un grosso equivoco?
Se in realtà avessimo di fronte un esempio incompreso di neo-surrealismo, degno di Buñuel o Godard?

Generalmente considerata una pellicola demenziale, Freddy Got Fingered è in realtà una black comedy non convenzionale, una provocazione dadista, una performance art concettuale che potrebbe piacere a gente come Marina Abramović.
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Certo, è disordinata e spesso di cattivo gusto.
Però alcune gag - quella del ristorante, quella dell'uomo "al contrario" e quella ricorrente del bambino che si fa accidentalmente male - fanno genuinamente ridere col loro nonsense.

Tra le sequenze più famose - anzi, famigerate - ricordiamo anche:
- quella di Tom Green che suona (male) una pianola in una stanza piena di salsicce appese al soffitto, legate alle sue dita tramite dello spago;
- quella, pittosto splatter, in cui sempre Green aiuta una donna a partorire, recide il cordone ombelicale coi denti e fa roteare il neonato sopra la propria testa prima di ridarlo amorevolmente alla madre.

Nel cast fanno macchia Drew Barrymore, ai tempi moglie del regista (pochi anni dopo l'avremmo vista - anzi, sentita - in Curioso come George), e il protagonsita stesso, cui andrebbe riconosciuto almeno il coraggio di "giocarsi" in prima persona (appare in quasi tutte le scene senza controfigura, comprese quelle sullo skateboard).

A proposito di questo bizzarro comedian barbuto, c'è un episodio su cui vale la pena soffermarsi.
Non molto dopo l'uscita nelle sale e il massacro da parte della critica, il film venne pluripremiato - si fa per dire - coi Lamponi d'Oro, detti anche Razzie (delle specie di Oscar al contario, assegnati alle pellicole più brutte dell'anno).

Tom - evento più unico che raro - si presentò alla cerimonia per ritirarli, salvo poi prendersi gioco dell'uditorio ("Non credo di meritare questo premio più di voi!") e lanciarsi in un interminabile assolo di armonica, prima di essere portato giù dal palco con la forza.

Un cineasta con così poco tatto e così tanta sfacciataggine potrebbe essere destinato a fare qualcosa di grande, un giorno.


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