CINEMA A BOMBA!

mercoledì 11 maggio 2022

GLI INEDITI: CONFESSION OF A CHILD OF THE CENTURY, I DOLORI DEL GIOVANE PETER

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

UK/Francia/Germania, 2012
125'
Regia: Sylvie Verheyde
Con: Peter Doherty, Charlotte Gainsbourg, August Diehl, Lily Cole.


In depressione dopo la rottura con l'infedele fidanzata Elise (Cole), il giovane benestante Octave (Doherty) si immerge sempre più in un'esistenza dissoluta e apatica.
Un giorno incontra per caso Brigitte (Gainsbourg), donna più matura e single.

Tra i due nasce un'amicizia che si evolve rapidamente in un sentimento più profondo.
Basterà a salvare l'irrequieto libertino dal famigerato "male del secolo"?


L'Inghilterra ha una discreta tradizione di rocker prestati al cinema.
Si pensi ad esempio a Sting dei Police in Dune (l'originale di David Lynch, non il fresco rifacimento di Denis Villeneuve) oppure a Joe Strummer dei Clash in Straight to Hell e Mystery Train.

Ispirato all'omonima opera autobiografica scritta da Alfred de Musset nel 1836, il dramma storico che vi stiamo recensendo è il primo e finora unico excursus in ambito recitativo di Pete Doherty dei Libertines.
Purtroppo questo è anche l'unico vero motivo di interesse del film.

Poeta punk e bohémien, ex compagno della modella Kate Moss e idolo dei tabloid britannici, Pete - accreditato nei titoli come "Peter", con quella "r" finale che sa tanto di vezzeggiativo - sembra nato per interpretare questo ruolo.

Per essere un attore esordiente e dilettante, se la cava meglio di quanto si potrebbe pensare: difettando di tecnica, si appoggia al proprio carisma, adottando una strategia minimalista e infondendo al protagonista una credibile vulnerabilità.

Più brava, ma costretta in un personaggio un po' sfocato, Charlotte Gainsbourg - figlia del cantautore francese Serge e dell'attrice britannica Jane Birkin - con cui Doherty ha avuto una breve e strombazzata liaison proprio durante le riprese.

L'interprete di Independence Day: Rigenerazione compare solo dopo mezz'ora, ma ha almeno il merito di alzare il tono della pellicola.

Quello che, purtroppo, non si alza mai è il livello della regia, che rimane piatto e didascalico, con un abuso della cinepresa a spalla che dovrebbe conferire alle immagini un'idea di naturalezza e invece provoca agli spettatori un fastidioso senso di nausea.

Peccato, perché la prova complessiva del cast (tra i comprimari segnaliamo August Diehl, che era uno dei nazisti di Bastardi senza Gloria di Tarantino) e alcuni contributi tecnici (specie i costumi d'epoca) sono apprezzabili.

Presentato in concorso a Cannes 2012 nella sezione Un Certain Regard, Confession of a Child of the Century è stato massacrato dalla critica, al punto che in Italia non è uscito nelle sale, mentre in USA si è distinto solo per il fatto di essere stato il film che ha incassato di meno quell'anno (74 dollari in totale!).

Piaccia o meno, lo spleen di Pete Doherty rende meglio in musica che al cinema.


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martedì 10 novembre 2015

I CLASSICI: ON THE ROAD, UNA VERSIONE CHE FA POCA STRADA (E VA FUORI STRADA)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2012
140'
Regia: Walter Salles
Interpreti: Sam Riley, Garrett Hedlund, Kristen Stewart, Kirsten Dunst, Tom Sturridge, Viggo Mortensen, Amy Adams, Terrence Howard, Steve Buscemi.


Fine anni Quaranta - inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso.
Dean Moriarty/Neal Cassady (Hedlund) è un giovane sballato che vuole vivere una vita piena di esperienze di ogni tipo tra sesso, alcool, droghe, musica (jazz, soprattutto), schifando tutto ciò che egli reputa "borghese".
La sua irrequietezza affascina l'aspirante scrittore Sal Paradise/Jack Kerouac (Riley), che verrà coinvolto nei suoi vagabondaggi senza meta da una parte all'altra del Nord America.
Il racconto delle loro esperienze diventerà un libro (indovinate quale).

Sulla Strada (On The Road), romanzo simbolo della Beat Generation, è del 1957.
Poco dopo la sua pubblicazione, l'autore propose a Marlon Brando - che pochi anni prima aveva vinto l'Oscar come miglior attore protagonista per Fronte Del Porto - di acquistarne i diritti e farne un film con lui stesso nella parte di Sal e il divo nella parte di Dean.

Non se ne fece nulla; ma questi furono rilevati da Francis Ford Coppola nel 1979, stesso anno dell'uscita del suo epocale Apocalypse Now.

Le traversie produttive per portare sullo schermo il libro furono lunghe e numerose e non portarono a niente, fino a quando non si decise di affidare definitivamente la regia al cineasta brasiliano Walter Salles, dopo che Coppola aveva visto I Diari Della Motocicletta con Gael García Bernal (quello di No, per intenderci).

L'adattamento cinematografico finalmente venne alla luce e venne presentato in anteprima a Cannes 2012.
Dopo averlo visto anche noi, possiamo tranquillamente affermare che Sulla Strada è davvero un'altra cosa.

Anche lasciando da parte lo stile letterario di Kerouac - la sua "prosa spontanea" dal ritmo jazz caratterizzata da espressioni gergali, molte ripetizioni, pochi ritorni a capo, punteggiatura minima - purtroppo dobbiamo notare che non si è riuscito a trasporre neppure la vitalità del libro nella sua versione filmica, piuttosto patinata e molto poco beat.

Le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d'artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno «Oooooh!», scrive ad un certo punto l'autore.

Ma nel film i personaggi non bruciano per niente; anzi, sono piuttosto tiepidini.
E non per colpa degli attori (tra l'altro neppure somiglianti a coloro che hanno ispirato il romanzo) - i giovani Garrett Hedlund, Tom Riley, Tom Sturridge e Kristen Stewart (post Twilight) e i veterani Viggo Mortensen, Kirsten Dunst, Amy Adams e Steve Buscemi - che se la cavano pur tra (troppe) scene di nudo e sesso, ridicole e francamente evitabili, più pensate a solleticare il voyeurismo degli spettatori piuttosto che a descrivere il desiderio di liberazione sessuale del tempo.

Il problema sta proprio nell'adattamento.
Perché Salles ha attinto in parte al romanzo e in parte alla sua molto meno conosciuta bozza originale?
Il risultato è spiazzante, di una grande confusione, anche perché le due versioni differiscono in diversi punti (nella prima stesura, per esempio, i nomi dei protagonisti ricalcavano quelli degli amici di Kerouac, Sal vive con la madre anziché con la zia; inoltre non coincidono né l'incipit del manoscritto di Sal né la scena del primo incontro con Dean e Marylou).

E soprattutto, perché c'è così poca strada in una pellicola che si ispira a un libro che si intitola Sulla Strada?
I lunghi viaggi descritti da Kerouac vengono liquidati con qualche inquadratura in movimento dei paesaggi - una cosa stile filmini delle vacanze, ma con più pretese - e nel film sembrano solo goliardiche scampagnate fatte senza curiosità e passione, meri spostamenti da una località all'altra.

Dove sono finite le interminabili highway in mezzo al nulla, le città in fermento?
Dov'è finita la fraternità della strada, la generosità delle persone che offrono un passaggio in cambio di una bella chiacchierata o soltanto per avere un po' di compagnia?
Dove sono le storie della strada?

On The Road sembra un film scritto e diretto da qualcuno che non ha letto il romanzo d'origine o se l'ha fatto non l'ha minimamente capito.

Insomma, abbiamo la conferma che Jack Kerouac - pur essendo fonte di ispirazione per chi è in cerca di avventure ed emozioni forti (ne avevamo già parlato a proposito di Valley Uprising) - è un autore difficilmente trasponibile al cinema.

Persino Salles - che pure aveva al suo attivo due acclamati road movie come Central do Brasil e il già citato film sul giovane Ernesto Che Guevara - è finito... fuori strada!

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giovedì 8 gennaio 2015

DEAR MR. CRONENBERG...

(una foto buffa del regista David Cronenberg) 


Caro David (possiamo darci del tu, vero? tanto lo faremmo lo stesso, in ogni caso), abbiamo letto della tua recente tirata contro i cosiddetti "cineblogger"...

Come usa in occasioni come questa, mettiamo le mani avanti affermando che ti stimiamo come artista e rispettiamo il tuo lavoro.
Ad onor del vero non sei tra i nostri autori preferiti, ma ti riconosciamo un talento visionario e una coerenza stilistica non comuni.

Conosciamo la tua filmografia storica, da Scanners a A History of Violence; abbiamo mancato di un soffio il tuo A Dangerous Method a Venezia 2011 (recuperandolo in seguito e apprezzandone soprattutto la componente umoristica); abbiamo seguito il deludente Cosmopolis a Cannes 2012 e siamo curiosi di vedere il nuovo Maps to the Stars che hai presentato a Cannes 2014 (specie per l'attesa performance della premiata Julianne Moore).

Tuttavia, te lo dobbiamo proprio dire: le tue affermazioni sono state del tutto fuori luogo.

In sostanza, ritieni che i social media stiano di fatto sostituendosi ai critici professionisti, delegittimandone il ruolo.
Ammesso e non concesso che i suddetti possano essere delegittimati (considerato che si guadagnano da vivere facendo qualcosa di molto più vicino a un hobby che a un mestiere), la miglior risposta è una citazione di Quentin Tarantino: "When people ask me if I went to film school, I tell them: no, I went to films."

Spieghiamoci meglio.
Se è vero - come suggerisce Quentin - che per farsi una vera cultura filmica è più utile andare al cinema che studiarne i libri dedicati, allora qual è la differenza effettiva fra un critico "vero" e un blogger?
Che uno viene pagato per fare la stessa cosa che l'altro fa esclusivamente per passione.

Sia chiaro, non stiamo equiparando la nostra attività-a-tempo-perso col giornalismo o la saggistica, ma insomma, diamo alle cose la giusta importanza.
Per parlare con competenza di cinema non è necessario avere una laurea (o uno stipendio dedicato): ci saranno sempre blog e altri media che recensiranno e commenteranno i film.

Soprattutto ci sarà CINEMA A BOMBA!, che ha fatto della propria libertà espressiva una bandiera: alle spalle non abbiamo condizionamenti né economici né politici né pubblicitari né di altro tipo.
Se una pellicola vale la segnaliamo, se ci sembra mediocre avvertiamo i nostri lettori e ne discutiamo con loro, senza pregiudizi o partigianerie.

Caro David, tu continua a fare quello che ti viene meglio: gira film e falli proiettare nelle sale.
I commenti lasciali a noi.

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giovedì 17 aprile 2014

GLI INEDITI: MUD, L'AVVENTURA CORRE SUL FIUME

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2012
135'
Regia: Jeff Nichols
Interpreti: Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Tye Sheridan, Jacob Lofland, Sam Shepard, Michael Shannon, Sarah Paulson.


In un paesino fluviale dell'Arkansas (profondo Sud degli States), due ragazzini si recano su un'isolotto in mezzo al Mississippi per vedere un motoscafo sulla cima di un albero.
Oltre al natante non più natante trovano anche un tipo bizzarro (il Mud del titolo, soprannome che in inglese vuol dire "fango"), che si è accampato lì aspettando il momento di incontrare una ragazza e di fuggire con lei lontano dai tanti pericoli che stanno riaffiorando dal loro passato drammatico.
A dargli una mano sarà soprattutto uno dei due giovani, che nei guai dello spostato vede riflessi i propri problemi familiari e affettivi.

Se non lo avete già fatto, segnatevi questo nome: Jeff Nichols.
Questo regista-sceneggiatore, che i lettori di CINEMA A BOMBA! già conoscono per l’inquietante e suggestivo Take Shelter con Jessica Chastain, non è una promessa. E’ una realtà.
Non farà grandi cose. Le sta già facendo.

In un’intervista, il giovane cineasta ha definito il proprio film come "un racconto di Mark Twain diretto da Sam Peckinpah".
Se l'autoaccostamento col mitico regista de Il Mucchio Selvaggio ci sembra un po' azzardato (se non altro per le differenze stilistiche tra i due), quello col grande romanziere americano è invece calzante.
Mud - specie attraverso le figure dei due adolescenti - rievoca lo spirito avventuroso e nostalgico delle storie di Tom Sawyer e Huckleberry Finn.

Ma Nichols non è soltanto un autore rigoroso, come dimostra - ancora una volta - la scelta e la direzione del cast: dal "rinato" Matthew McConaughey (in una performance successiva a Killer Joe e precedente al Premio Oscar conquistato con Dallas Buyers Club) alla bionda Reese Whitherspoon, dall'ex drammaturgo Sam Shepard all'ottimo Michael Shannon (il protagonista di Bug è l'attore-feticcio del regista, avendo recitato in tutti i suoi lavori).

Presentato in concorso a Cannes 2012 (dove, clamorosamente, non ottenne alcun premio), Mud è ancora inedito in Italia (ma ancora per poco, parrebbe): probabilmente i distributori nostrani - a differenza di chi vi scrive - non nutrono molta fiducia nelle prospettive commerciali delle opere del buon Jeff.

Un'ultima segnalazione la merita il giovanissimo Tye Sheridan, che ha esordito nientepopodimeno che in The Tree of Life, si è fatto notare con questa pellicola, e infine è stato consacrato definitivamente come uno dei talenti più promettenti del cinema americano con Joe di David Gordon Green, che gli è valso il Premio Mastroianni come miglior attore emergente all'ultima Mostra del Cinema di Venezia.

Lo terremo d'occhio: anche perché tra i suoi progetti futuri è prevista la partecipazione ad una commedia-horror che vede un gruppo di scout far fronte ad un'invasione di morti viventi nel bel mezzo di un campo estivo, facendo affidamento ai (pochi) mezzi a propria disposizione.
Il titolo dice già tutto: Scouts Vs. Zombies.
Siate pronti! Oppure, se avete maggiore dimestichezza con il latino o col movimento fondato da Baden-Powell: Estote parati!

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domenica 26 gennaio 2014

OSCAR 2014. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM STRANIERI, SCENEGGIATURE

Dall'alto: La Grande Bellezza; Frozen; una scena da Si Alza il Vento


Verdetto scontato, quello nella categoria relativa all'animazione.
Con la sola eccezione di Si Alza il Vento - ultima fatica del maestro nipponico Hayao Miyazaki col suo Studio Ghibli (quello di La Collina dei Papaveri, per capirci), in concorso a Venezia 2013 - la Disney non dovrebbe avere rivali neppure quest'anno.
Non solo in virtù del recente Golden Globe: Frozen è il miglior lavoro prodotto della celebre major dai tempi di Up (2009).
Grazie anche al tocco femminile dovuto all'apporto della regista-sceneggiatrice Jennifer Lee, l'ormai lanciatissmo blockbuster natalizio possiede tutte le carte in regola per conquistare anche l'Oscar.

Per il miglior film straniero, gli occhi sono ovviamente tutti puntati su La Grande Bellezza.
L'unico avversario che potrebbe impensierire Paolo Sorrentino è Il Sospetto-The Hunt dell'ex "dogmatico" danese Thomas Vinterberg, premiato a Cannes 2012 per l'interpretazione dell'ottimo protagonista Mads Mikkelsen.
In ogni caso, la pellicola dedicata alla nostra capitale - fatti i dovuti scongiuri - resta la superfavorita.

E le sceneggiature? Ai Globes l'ha spuntata Her, ma l'Academy distingue tra copioni originali e adattamenti.
Pertanto, se nella prima categoria Spike Jonze deve vedersela col duo O'Russel-Singer del quotatissimo American Hustle e con l'inossidabile Woody Allen (3 Oscar e 16 nomination all'attivo!) di Blue Jasmine, nell'altra la sfida sembrerebbe soprattutto tra Coogan-Pope di Philomena - già premiati a Venezia 2013 - e Terence Winter di The Wolf of Wall Street (ma chissà che il colpaccio non riesca invece al trio Delpy-Hawke-Linklater di Before Midnight).

Volete approfondire gli argomenti e magari leggervi pure qualche sceneggiatura?
Cliccate sui link che trovate di seguito!


MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
The Croods – Kirk DeMicco, Chris Sanders e Kristine Belson
Cattivissimo Me 2 (Despicable Me 2) – Pierre Coffin, Chris Renaud e Chris Meledandri
Ernest & Celestine – Benjamin Renner e Didier Brunner
Frozen – Chris Buck, Jennifer Lee e Peter Del Vecho
Si Alza il Vento – Hayao Miyazaki e Toshio Suzuki

MIGLIOR FILM STRANIERO
The Broken Circle Breakdown (Belgio) – Felix Van Groeningen
The Missing Picture (Cambogia) – Rithy Panh
Il Sospetto-The Hunt (Danimarca) – Thomas Vinterberg
La Grande Bellezza (Italia) – Paolo Sorrentino
Omar (Palestina) – Hany Abu-Assad

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
American Hustle – Eric Warren Singer e David O. Russell
Blue Jasmine – Woody Allen
Dallas Buyers Club – Craig Borten and Melisa Wallack
Her – Spike Jonze
Nebraska – Bob Nelson

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
12 Years a Slave – John Ridley
Before Midnight – Richard Linklater, Julie Delpy, Ethan Hawke
Captain Phillips – Billy Ray
Philomena – Steve Coogan e Jeff Pope
The Wolf of Wall Street – Terence Winter

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martedì 18 giugno 2013

HOLY MOTORS, IL CATTIVO GUSTO VIAGGIA IN LIMOUSINE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

Francia, 2012
115'
Regia: Leos Carax
Interpreti: Denis Lavant, Edith Scob, Eva Mendes, Kylie Minogue, Michel Piccoli, Leos Carax.


Prologo: un uomo (il regista Carax) si sveglia, trova un passaggio nel muro della propria stanza e accede a una sala cinematografica gremita di spettatori catatonici.
Successivamente un altro uomo di mezza età (Lavant) esce di casa e, spostandosi in una limousine guidata da un'anziana donna bionda, si reca a numerosi "appuntamenti" che sono altrettante "prove" di recitazione.

Presentato in concorso al Festival di Cannes 2012, dove mandò la critica (francese, soprattutto) in brodo di giuggiole, Holy Motors segna il ritorno del cineasta di culto (in Francia) Leos Carax dopo 13 anni sabbatici.

Risultato? Sarebbe stato meglio che il regista di Suresnes fosse rimasto in pensione.
Spiace per i redattori della storica - e snobbissima - rivista Cahiers du Cinéma, che hanno riconosciuto la pellicola come la migliore dell'anno (lo stesso è stato espresso da un sondaggio tra esperti del settore promosso dal sito Indiewire), ma questa volta hanno toppato di brutto.

Quello di Carax non è, come potrebbe sembrare, un film incomprensibile (anzi, i suoi intenti sono palesi), ma è un film insulso, di cui non si avverte la necessità.
Dilatato in 115 minuti che sembrano 200, Holy Motors non lesina inspiegabili tempi morti e qualche sequenza fastidiosa che vorrebbe essere disturbante, ricordando da vicino le provocazioni formaliste del Faust di Aleksander Sokurov da noi visto a Venezia 2011.

Sprecando presenze carismatiche come quelle di Eva Mendes e Kylie Minogue, il regista scivola nello pseudointelletualismo compiaciuto col personaggio di Monsieur Merde (e il nome dice tutto, canterebbero i nostri Elio e Le Storie Tese), col quale si permette persino di parodiare la Pietà di Michelangelo (e qui il cattivo gusto si spreca).

Solo per spettatori masochisti o cinefili già convertiti.
A chi che fosse interessato al tema del rapporto tra arte e artista, realtà e finzione, consigliamo invece una qualsiasi delle ultime opere di David Lynch, autore di ben altro spessore.

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domenica 2 dicembre 2012

MOONRISE KINGDOM, UNA STORIA D'AMORE SCOUT

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2012
94'
Regia: Wes Anderson
Interpreti: Bill Murray, Bruce Willis, Edward Norton, Frances McDormand, Tilda Swinton, Jason Schwartzman, Harvey Keitel.


CINEMA A BOMBA! vi presenta una nuova anteprima assoluta: il film uscirà nelle sale italiane solo a partire da mercoledì 5.


New England, anni 60: due adolescenti - lui orfano, lei un po' trascurata - compiono una fuga d'amore.
Per cercarli e riportarli a casa si mobilitano i genitori di lei (Murray e McDormand), uno sceriffo (Willis), un capo scout (Norton) e una perfida assistente sociale (Swinton).

Presentata in apertura allo scorso Festival di Cannes e accompagnata da un corto animato diretto dallo stesso regista, è l'opera n. 7 di uno dei più originali ed eccentrici autori indipendenti americani.

Affiliato al clan Coppola (Roman, figlio del patriarca Francis Ford, risulta qui come co-sceneggiatore), Wes Anderson è un cineasta intellettuale e snob, dotato di uno stile personalissimo e barocco fatto di inquadrature fisse riccamente composite, significative sequenze in slow motion, una fotografia sempre coloratissima e un umorismo surreale e sapido.

In linea coi temi cari al suo autore - nostalgia del passato, incomunicabilità generazionale - e grazie anche all'apporto dei consueti collaboratori del regista (dal fido operatore Robert Yeoman all'incanutito Bill Murray), questa sensibile storia d'amore scout è in grado di conquistare i cuori degli spettatori più romantici.

Moonrise Kingdom forse non raggiunge le vette comiche del geniale Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou (ad oggi il più riuscito film di Anderson), ma possiede comunque una grazia rara nel panorama cinematografico contemporaneo.

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domenica 3 giugno 2012

CANNES 2012. UN PASSO INDIETRO?

(Il regista Michael Haneke con la Palma d'Oro) 

Dopo l’ubriacatura di meritocrazia dello scorso anno, quando la giuria presieduta da Robert De Niro aveva schiaffato in faccia alla critica più snob un responso sacrosanto ma tutt’altro che scontato (Palma d’Oro a The Tree of Life di Terrence Malick, Nicolas Winding Refn miglior regista, Kristen Dunst e Jean Dujardin migliori interpreti), era logico aspettarsi quest’anno un verdetto meno coraggioso.
E così è stato.

Non che tutte le scelte siano state sciagurate: il divo danese Mads Mikkelsen (miglior attore) è bravo e versatile; il Gran Prix a Garrone è utile per ricordare al mondo e a noi stessi che non tutti i film italiani sono cinepanettoni.
Però è lecito ignorare autori come Cronenberg e Anderson, Hillcoat e Nichols?
E’ sensato premiare come migliori attrici due carneidi, pur avendo a disposizione una rosa che andava da Jessica Chastain a Juliette Binoche, da Marion Cotillard a Nicole Kidman?
E quanti davvero si recheranno nei cinema per vedere il palmadorato drammone senile di Haneke?

Soprattutto: l’assenza di riconoscimenti a pellicole hollywoodiane – intendendo non soltanto quelle di produzione americana, ma quelle genericamente “di genere” – sta a significare un fallimento della linea intrapresa dal direttore artistico Thierry Frémaux negli ultimi anni?
Naturalmente no, anzi. Come già avevamo scritto in relazione a Venezia 2011 (vedi il post), il compito dei giurati in fin dei conti è sottoporsi a un giochino di gusto personale. Discutibile finchè si vuole ma lecito, una volta accettate le regole.

Ciò che conta realmente è la programmazione, e non è sbagliato lasciare spazio anche a opere che possano piacere al grande pubblico: i film di genere possono anche essere film d’autore.
E poi, diciamo la verità: se non fosse per loro, chi se li filerebbe davvero i festival del cinema?!
Le “abbiette leggi” del mercato - per usare una fraseologia cara a Godard - non c’entrano nulla. Per questo, nonostante tutto, quella di Frémaux è stata l’ennesima vittoria.
Continua così, Thierry. Niente passi indietro.

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domenica 27 maggio 2012

CANNES 2012. I VINCITORI.

Dall'alto: Michael Haneke sul set di Amour (Palma d'Oro 2012) con Jean-Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva; Matteo Garrone, regista di Reality (Gran Prix Speciale della Giuria); Mads Mikkelsen, miglior attore per Jagten-The Hunt.

Sono stati assegnati i premi della 65a edizione del Festival di Cannes.

Le indiscrezioni della vigilia sono state per lo più confermate, ma tra le (poche) sorprese che si sono registrate c'è da notare la vittoria del Gran Prix Speciale della Giuria del regista italiano Matteo Garrone, premio tra l'altro già vinto nel 2008 per Gomorra.

Ecco tutti i vincitori decretati dalla giuria presieduta da Nanni Moretti:

Palma d'oro al miglior film: Amour di Michael Haneke
Grand Prix Speciale della Giuria (assegnato al film che mostra maggiore originalità o spirito di ricerca): Reality di Matteo Garrone
Prix d'interprétation féminine (assegnato alla migliore attrice): Cosmina Stratan e Cristina Flutur ( Beyond The Hills)
Prix d'interprétation masculine (assegnato al miglior attore): Mads Mikkelsen ( Jagten-The Hunt)
Prix de la mise en scène (assegnato al miglior regista): Carlos Reygadas ( Post Tenebras Lux)
Prix du scénario (assegnato al miglior sceneggiatore): Cristian Mungiu ( Beyond The Hills)
Premio della giuria: Ken Loach ( Angel's Share)

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martedì 15 maggio 2012

CANNES 2012. I FILM IN PROGRAMMA


A partire da domani avrà luogo la 65a edizione di quella che negli ultimi anni si è imposta come una delle più importanti rassegne cinematografiche internazionali: il Festival di Cannes.

Dopo il trionfo dell'anno scorso - quando si poteva spaziare dal plurioscarizzato The Artist al palmadorato The Tree of Life, da un film di Kaurismaki a uno di Winding Refn - anche quest'anno i titoli sembrano da pelle d'oca: si comincia alla grande col nuovo lavoro dell'intellettualissimo Wes Anderson (quello del geniale Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou) per proseguire con altri titoli di indubbio interesse.

Si vedranno, tra le altre cose: due pellicole con la sempre divina Nicole Kidman (The Paperboy e Hemingway & Gellhorn) e altre due con l'attrice del momento Jessica Chastain (Lawless, diretto dal regista di Red Dead Redemption John Hillcoat, e Madagascar 3); quindi l'attesissima trasposizione filmica del romanzo stracult di Jack Kerouac On The Road con la "vampirica" Kristen Stewart, mentre l'altro "vampiro" Robert Pattinson sarà protagonista di Cosmopolis, con cui il maestro canadese David Cronenberg sembra proseguire l'intrigante fase "sotterranea" - nel senso di apparentemente normalizzata, ma nascostamente instabile - intrapresa negli ultimi anni.

Altre conferme potrebbero arrivare dagli altri nomi presenti in cartellone: Bertolucci (fuori concorso), Garrone, Haneke, Loach...
Senza dimenticare Brad Pitt che promuoverà Killing Them Softly e Dario Argento che tenterà di recuperare la vena di un tempo con una sua versione di Dracula in 3D.

Di seguito l'elenco delle proiezioni principali (clicca sui link per vedere trailer/info):

In concorso:
Moonrise Kingdom, regia di Wes Anderson (USA)
De Rouille et d'os, regia di Jacques Audiard (Belgio/Francia)
Holy Motors, regia di Leos Carax (Francia)
Cosmopolis, regia di David Cronenberg (Francia/Canada/Portogallo/Italia)
The Paperboy, regia di Lee Daniels (USA)
Killing Them Softly, regia di Andrew Dominik (Nuova Zelanda)
Reality, regia di Matteo Garrone (Italia)
Amour, regia di Michael Haneke (Francia)
Lawless, regia di John Hillcoat (Australia)
In Another Country, regia di Hong Sang-soo (Corea del Sud)
Taste of Money, regia di Im Sang-soo (Corea del Sud)
Like Someone In Love, regia di Abbas Kiarostami (Iran)
The Angels' Share, regia di Ken Loach (Inghilterra)
Beyond The Hills, regia di Cristian Mungiu (Romania)
Baad El Mawkeaa (Apres la bataille), regia di Yousry Nasrallah (Egitto)
Mud, regia di Jeff Nichols (USA)
Vous N'Avez Encore Rien Vu, regia di Alain Resnais (Francia)
Post Tenebras Lux, regia di Carlos Reygadas (Messico)
On The Road, regia di Walter Salles (USA)
Paradies: Liebe, regia di Ulrich Seidl (Austria)
Jagten (The Hunt), regia di Thomas Vinterberg (Danimarca)

Fuori concorso:
Io e te, regia di Bernardo Bertolucci (Italia)
Une Journée Particulière, regia di Gilles Jacob e Samuel Faure (Francia)
Thérèse Desqueiroux, regia di Claude Miller (Francia)
Madagascar 3 - Ricercati in Europa, regia di Eric Darnell e Tom Mcgrath (USA)
Hemingway & Gellhorn, regia di Philip Kaufman (USA)

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