CINEMA A BOMBA!

lunedì 17 marzo 2025

I CLASSICI: MEGALOPOLIS, LA CADUTA DELL'IMPERO AMERICANO


(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2024
138'
Regia: Francis Ford Coppola
Interpreti: Adam Driver, Nathalie Emmanuel, Giancarlo Esposito, Aubrey Plaza, Jon Voight, Shia LaBeouf, Laurence Fishburne, Taila Shire, Jason Schwartzmann, Dustin Hoffman, Grace VanderWaal, Balthazar Getty.


In un futuro non troppo lontano gli Stati Uniti d'America sono in un periodo di forte decadenza economica, morale, sociale.

In tale contesto di incertezza e smarrimento, il sogno di un giovane e geniale architetto, Cesar Catilina (Driver), di reinventare la megalopoli di New Rome utilizzando un materiale in grado di "vivere" e di adattarsi anche al tempo, si scontra con la visione più pragmatica del poco popolare sindaco della città, Francis Cicero (Esposito).

Accanto a loro si muovono il ricchissimo e potente Hamilton Crasso (Voight), l'ambizioso e dissoluto Clodio (LaBeouf), la vendicativa e intrigante giornalista Wow Platinum (Plaza), la dolce figlia del sindaco Julia Cicero (Emmanuel).

Presentato in pompa magna al Festival di Cannes 2024, Megalopolis rappresenta per Francis Ford Coppola la realizzazione di un'idea accarezzata per una quarantina d'anni, il frutto di decenni di appunti, spunti, intuizioni.

Il mitico regista ha creduto così fortemente nel progetto da ritornare dietro alla macchina da presa dopo ben 13 anni dal suo ultimo lavoro (lo sperimentale Twixt) e da impegnare buona parte del suo patrimonio per produrlo (tra le altre cose, ha dovuto vendere una parte della sua nota azienda vinicola californiana).

Alla sua prima uscita, il film ha diviso nettamente la critica tra chi lo ha osannato come un capolavoro immaginifico e chi lo ha stroncato senza pietà; il riscontro di pubblico è stato invece inequivocabilmente negativo.

Noi di CINEMA A BOMBA! avevamo aspettative alle stelle, ma una volta arrivati ai titoli di coda...

Non giriamoci troppo intorno: fa troppo male vedere come quello che potrebbe essere il canto del cigno di uno dei più grandi cineasti viventi sia in realtà un pasticcio sconclusionato, caotico, incomprensibile, a tratti imbarazzante, dozzinale, kitsch, dove gli spunti interessanti sono travolti da uno tsunami di pseudo-sperimentalismo esasperato ed esasperante, di esagerazioni, contraddizioni, eccessi.

Ciò che vi proponiamo di seguito non è quindi un commento sul Megalopolis che abbiamo visto, ma, per rispetto all'autore della trilogia di Il Padrino e di Apocalypse Now, piuttosto una recensione sul film che probabilmente Coppola avrebbe voluto fare e dedicare alla moglie allora recentemente scomparsa e che noi avremmo voluto vedere; insomma, è una recensione sulle intenzioni.


Un tormentone social di qualche mese fa si chiedeva "Ma quante volte pensi all'Impero Romano?"

Coppola, a quanto pare, ci pensa da decenni, visto che il suo Megalopolis parla del presente - crisi delle istituzioni, l'emergere di un populismo becero, fake news, disinformazione, speculazione edilizia, violenza e criminalità nelle strade... - guardando ad un futuro utopico e attingendo a piene mani proprio al passato dell'Antica Roma.

Il declino della megalopoli New York/New Rome sembra in tutto e per tutto simile a quello degli ultimi anni dell'Impero Romano d'Occidente, soffocato dalla corruzione, da intollerabili disuguaglianze sociali, dall'inettitudine della classe dirigente, da continue congiure e da lotte di potere senza esclusione di colpi.

Il regista innesta in queste suggestioni citazioni (da Marco Aurelio, l'imperatore filosofo, ma non solo) e una sua personale versione della congiura di Catilina che vede nel golpista che voleva sovvertire l'ordine costituito della Repubblica un alfiere del cambiamento, un rivoluzionario che impugna la fiamma del progresso, in contrapposizione a Cicerone, qui considerato come il più pervicace fautore della conservazione, un politico senza una visione del futuro.

Passato (l'Antica Roma, con tutta la sua grandezza e le sue contraddizioni), presente (l'America del trumpismo dilagante), futuro (utopico, ideale, umanista): quella di Coppola in fondo è una profonda, ambiziosa e colta riflessione su uno dei grandi temi dell'esistenza umana: il tempo.

Lo scorrere del tempo, le radici della nostra civiltà, l'uso del tempo che ci è dato da vivere, il tentativo (infruttuoso) di fermare il tempo (uno dei poteri del protagonista), l'eredità che lasceremo ai posteri: Megalopolis è il testamento di un uomo che si avvia al tramonto, conscio della propria situazione, ma ancora ostinatamente ottimista e animato dalla speranza in un mondo migliore.


Francis, nonostante tutto, ti vogliamo bene lo stesso.


Etichette: , , , , , , , , ,

lunedì 27 maggio 2024

CANNES 2024. IL DECLINO DEL FESTIVAL (E VENEZIA GONGOLA)

Dall'alto: Sean Baker (a destra) con la Palma d'Oro consegnatali nientemeno che da George Lucas; Lucas abbracciato da Francis Ford Coppola; Selena Gomez (a sinistra) e Zoe Saldana migliori attrici.


Come abbiamo visto sabato, è stato Anora, diretto dal regista americano Sean Baker, ad aggiudicarsi la Palma d'Oro di questo Festival di Cannes.

La pellicola indipendente non era stata neppure contemplata nei pronostici, sicché il verdetto ha spiazzato tutti gli addetti ai lavori e generato una slavina di critiche nei confronti della Giuria e in particolare della presidentessa Greta Gerwig.

L'autrice di Barbie sarà abituata, essendo - ammettiamo di non sapere esattamente perché - una delle persone più malviste ad Hollywood.
Ma di certo questa polemica finale è servita almeno a colorare un po' un'edizione piuttosto anonima.

Molti critici hanno storto il naso anche per le altre assegnazioni: ok premiare il sempre più lanciato Jesse Plemons (lo ricordate ne Il Potere del Cane e in Killers of the Flower Moon?), ma era necessario decretare un quadruplo ex-aequo per la miglior attrice (comprendente Selena Gomez di Spring Breakers e Zoe Saldana dei Guardiani della Galassia)?

Ha causato una certa insoddisfazione anche l'esclusione dal palmarès di Megalopolis di Francis Ford Coppola, opera monumentale che - a prescindere dagli effettivi risultati artistici - è già entrata di diritto nella storia del cinema.
L'anziano autore de Il Padrino, Apocalypse Now e Twixt ci ha lavorato per 40 anni, riscrivendone di continuo il copione e spendendo di tasca propria 120 milioni di dollari.

Una pellicola simile presentata qui (fuori concorso) è stata la prima delle quattro(!) parti di Horizon-An American Saga, l'abnorme epopea western ideata e realizzata da Kevin Costner.
Il quasi settantenne regista di Balla coi Lupi e Terra di Confine era visibilmente commosso per la standing ovation tributatagli alla fine della proiezione.

Ma quest'anno ci sono stati pochi altri highligths.
Tra questi, le Palme d'Oro speciali con cui Cannes ha omaggiato l'inossidabile Meryl Streep, il leggendario George Lucas e il mitico Studio Ghibli di Hayao Miyazaki.

Ma se gli unici premi che accontentano tutti sono quelli alla carriera, è un segno inequivocabile che qualcosa non vada.
Era già successo l'anno scorso, ed è l'ennisima dimostrazione del lento declino del Festival, che negli ultimi anni sembra patire la concorrenza della ben più pimpante Mostra del Cinema di Venezia.

Dal Lido, il direttore artistico Alberto Barbera già gongola, in previsione della kermesse di fine agosto.
Adieu, Cannes 2024.


Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

domenica 26 maggio 2024

CANNES 2024. I VINCITORI

Meryl Streep con la Palma d'Oro alla carriera. 


A vincere il 77° Festival di Cannes è stato Anora del regista americano Sean Baker.

Solo uno dei tanti colpi di scena che la Giuria, capitanata dalla regista di Barbie Greta Gerwig, ha dispensato in questa edizione.

Intanto che finiamo di scrivere il nostro consueto post di commento, potete leggere qui sotto l'elenco di tutti i premiati!


Palma d'Oro: Anora, regia di Sean Baker (Stati Uniti)

Grand Prix Speciale della Giuria (premio per l'opera più originale o innovativa): All We Imagine as Light, regia di Payal Kapadiya (India)

Prix de la mise en scène (premio per la migliore regia): Grand Tour, regia di Miguel Gomez (Portogallo)

Prix du scénario (premio per la migliore sceneggiatura): Coralie Fargeat per Substance (Regno Unito)

Prix d'interprétation féminine (premio per la migliore attrice): Karla Sofía Gascón, Adriana Paz, Selena Gomez e Zoe Saldana per Emilia Pérez (Francia)

Prix d'interprétation masculine (premio per il migliore attore): Jesse Plemons per Kinds of Kindness (Stati Uniti)

Premio della Giuria: Emilia Pérez, regia di Jacques Audiard (Francia)

Palma d'Oro onoraria: George Lucas, Meryl Streep e lo Studio Ghibli


Etichette: , , , , , , , , , ,

lunedì 13 maggio 2024

CANNES 2024. FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: Francis Ford Coppola sul set di Megalopolis; una scena di Horizon: An American Saga; Anya Taylor-Joy in Furiosa: A Mad Max Saga; Gary Oldman in Parthenope



Sarà dunque Cannes il palcoscenico di tre dei film più attesi dell'anno.

Il primo è certamente Megalopolis, il progetto a lungo accarezzato e finalmente concretizzato da Francis Ford Coppola, già vincitore di due Palme d'Oro (nel 1974 con La Conversazione, nel 1979 con Apocalypse Now): ambientato in un futuro che ricorda l'Impero romano, sarà in concorso e probabilmente dividerà il pubblico per il suo sperimentalismo (ricordiamo che prima di esso, l'ultimo lavoro del grande cineasta era stato il molto anticonvenzionale Twixt).

Il secondo è Furiosa, prequel/spin-off di quel capolavoro d'azione che è Mad Max: Fury Road: Charlize Theron è stata sostituita da Anya Taylor-Joy (e questo ci fa storcere un po' il naso), ma da George Miller ci aspettiamo adrenalina e spettacolo.

Il terzo è Horizon: An American Saga, epico e ambizioso ritorno al western di Kevin Costner dopo i successi di Balla coi Lupi e Open Range: qui sarà presentato il primo capitolo, mentre il secondo dovrebbe uscire ad agosto.

Ma mai sottovalutare la kermesse della Costa Azzurra: il cartellone è sempre ricco di titoli interessanti.

Quest'anno, tra questi, segnaliamo:

- Kind of Kindness, terzo film consecutivo per la coppia d'oro Yorgos Lanthimos - Emma Stone (dopo gli acclamatissimi La Favorita e Poor Things);

- Parthenope, l'ode di Paolo Sorrentino alla sua Napoli che può vantare la presenza di Gary Oldman e che si spera possa eguagliare il successo all'estero di La Grande Bellezza;

- The Apprentice, sugli esordi di Donald Trump (interpretato da Sebastian Stan);

- il musical di Jacques Audiard Emilia Perez;

- Limonov, sull'eccentrico e controverso personaggio politico russo, basato sull'omonimo bestseller di Emmanuel Carrère;

- Marcello mio, omaggio a Marcello Mastroianni, che conta la presenza di Catherine Deneuve e della di loro figlia Chiara;

- Oh Canada, del sempre interessante Paul Schrader.

E questo per citare solo i film in competizione.

Ma il bello è scoprire le piccole e grandi gemme nascoste dai flash dei fotografi e dal passaggio dei divi sulla Croisette.

Chissà quali saranno le rivelazioni...

Nell'attesa di saperlo, ecco il programma della 77a edizione del Festival per antonomasia del cinema mondiale.

Appuntamento dal 14 al 25 maggio a Cannes!


Concorso

- All We Imagine as Light, regia di Payal Kapadia – documentario (India)
- L'Amour ouf, regia di Gilles Lellouche (Francia), con Adèle Exarchopoulos
- Anora, regia di Sean Baker (Stati Uniti d'America)
- The Apprentice, regia di Ali Abbasi (Canada, Danimarca, Irlanda, Stati Uniti d'America), con Sebastian Stan, Maria Bakalova, Jeremy Strong
- Bird, regia di Andrea Arnold (Regno Unito, Francia), con Barry Keoghan, Franz Rogowski
- Diamant brut, regia di Agathe Riedinger (Francia)
- Emilia Perez, regia di Jacques Audiard (Francia, Messico), con Selena Gomez, Zoe Saldaña, Édgar Ramírez
- Fēngliú yīdài, regia di Jia Zhangke (Cina)
- Grand Tour, regia di Miguel Gomes (Portogallo, Italia, Francia)
- Kinds of Kindness, regia di Yorgos Lanthimos (Irlanda, Regno Unito), con Emma Stone, Willem Dafoe, Joe Alwyn, Margaret Qualley
- Limonov: The Ballad of Eddie, regia di Kirill Serebrennikov (Italia, Francia, Spagna), con Ben WHishaw, Sandrine Bonnaire
- Marcello mio, regia di Christophe Honoré (Francia, Italia), con Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve, Fabrice Luchini, Nicole Garcia
- Megalopolis, regia di Francis Ford Coppola (Stati Uniti d'America), con Adam Driver, Nathalie Emmanuel, Giancarlo Esposito, Jon Voight, Laurence Fishburne, Aubrey Plaza, Shia LaBeouf, Jason Schwartzman, Talia Shire
- Motel Destino, regia di Karim Aïnouz (Brasile, Francia, Germania)
- Oh Canada, regia di Paul Schrader (Stati Uniti d'America), con Jacob Elordi, Richard Gere, Uma Thurman
- Parthenope, regia di Paolo Sorrentino (Italia, Francia), con Gary Oldman, Luisa Ranieri, Stefania Sandrelli, Isabella Ferrari
- Pigen med nålen, regia di Magnus von Horn (Danimarca, Polonia, Svezia), con Trine Dyrholm
- The Shrouds, regia di David Cronenberg (Francia, Canada), con Vincent Cassel, Diane Kruger, Guy Pearce, Sandrine Holt
- The Substance, regia di Coralie Fargeat (Stati Uniti d'America), con Demi Moore, Margaret Qualley, Dennis Quaid


Un Certain Regard

- Armand, regia di Halfdan Ullmann Tøndel (Norvegia, Paesi Bassi, Svezia, Germania)
- Boku no ohisama, regia di Hiroshi Okuyama (Giappone)
- The Damned, regia di Roberto Minervini (Italia, Stati Uniti d'America, Belgio)
- Gǒu zhèn, regia di Guan Hu (Cina)
- L'Histoire de Souleymane, regia di Boris Lojkine (Francia)
- Norah, regia di Tawfik Alzaidi (Arabia Saudita)
- On Becoming A Guinea Fowl, regia di Rungano Nyoni (Irlanda, Regno Unito)
- Le Procès du chien, regia di Lætitia Dosch (Francia)
- Le Royaume, regia di Julien Colonna (Francia)
- Santosh, regia di Sandhya Suri (Regno Unito, Francia, India)
- September Says, regia di Ariane Labed (Irlanda, Regno Unito)
- The Shameless, regia di Konstantin Bojanov (Svizzera, Francia, Bulgaria, Taiwan)
- Việt and Nam, regia di Trương Minh Quý (Francia, Singapore, Paesi Bassi, Italia, Germania, Vietnam, Stati Uniti d'America)
- The Village Next to Paradise, regia di Mo Harawe (Austria, Germania, Francia, Somalia)
- Vingt Dieux!, regia di Louise Courvoisier (Francia)


Fuori concorso

- Le Deuxième Acte, regia di Quentin Dupieux (Francia) - film d'apertura - con Léa Seydoux, Vincent Lindon, Louis Garrel
- Furiosa: A Mad Max Saga, regia di George Miller (Australia), con Anya Taylor-Joy, Chris Hemsworth, Tom Hardy, Nicholas Hoult
- Horizon: An American Saga, regia di Kevin Costner (Stati Uniti d'America), con Kevin Costner, Sienna Miller, Sam Worthington, Jena Malone, Danny Huston, Michael Rooker
- Jiàngyuán nòng, regia di Peter Chan (Hong Kong, Cina)
- Rumours, regia di Guy Maddin, Evan Johnson e Galen Johnson (Germania, Canada), con Cate Blanchett, Alicia Vikander, Charles Dance


Cannes Première

- C'est pas moi, regia di Leos Carax (Francia), con Léa seydoux, Denis Lavant
- En fanfare, regia di Emmanuel Courcol (Francia)
- Everybody Loves Touda, regia di Nabil Ayouch (Marocco, Francia)
- Miséricorde, regia di Alain Guiraudie (Francia)
- Rendez-vous avec Pol Pot, regia di Rithy Panh – documentario (Cambogia, Francia)
- Le Roman de Jim, regia di Arnaud e Jean-Marie Larrieu (Francia)


Proiezioni speciali

- Apprendre, regia di Claire Simon – documentario (Francia)
- La Belle de Gaza, regia di Yolande Zauberman – documentario (Francia)
- Ernest Cole: Lost and Found, regia di Raoul Peck – documentario (Stati Uniti d'America)
- Le Fil, regia di Daniel Auteuil (Francia)
- The Invasion, regia di Serhij Loznycja – documentario (Ucraina, Paesi Bassi)


Proiezioni di mezzanotte

- Beterang 2, regia di Ryoo Seung-wan (Corea del Sud)
- Les Femmes au balcon, regia di Noémie Merlant (Francia)
- Jiǔlóng Chéng Zhài zhī wéichéng, regia di Cheang Pou-soi (Hong Kong)
- The Surfer, regia di Lorcan Finnegan (Australia, Irlanda), con Nicolas Cage


Etichette: , , , , , , , , ,

venerdì 12 marzo 2021

I CLASSICI: LOST IN TRANSLATION, PERDERSI È UNA QUESTIONE DI STILE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2003
102'
Regia: Sofia Coppola
Con: Bill Murray, Scarlett Johansson, Giovanni Ribisi, Anna Faris.


Tokyo. In un lussuoso albergo Bob (Murray), divo hollywoodiano di mezza età, incontra Charlotte (Johansson), neo-sposa di un giovane fotografo (Ribisi).

Entrambi si annoiano e si sentono non appagati: il primo è lontano dalla famiglia e le sue interpreti non lo aiutano a comprendere il giapponese; la seconda si sente trascurata dal marito e non ha ancora deciso che cosa fare nella vita.

Uniscono così le proprie solitudini facendosi compagnia durante le lunghe notti insonni causate dal jet lag.
Imparano a conoscersi e tra loro nasce un sentimento...



Commedia romantica tra le più "stilose" del nuovo millennio, Lost in Translation è ancora oggi la migliore tra le opere cinematografiche firmate da Sofia Coppola.
Figlia d'arte (suo padre si chiama Francis Ford...) ed ex fidanzata di Quentin Tarantino, questa esile italo-americana ha realizzato l'opera della vita vincendo persino un Oscar per la miglior sceneggiatura.

Avrebbe meritato una statuetta anche Bill Murray, che è il vero motore del film e iniziò da qui una seconda giovinezza artistica.
L'ex Ghostbuster risollevò infatti l'allora declinante carriera - si era ridotto a recitare in roba tipo Per Amore di Vera e L'Uomo che Sapeva Troppo Poco - con un'interpretazione sotto le righe, ricca di sfumature e dolente malinconia.

Attore istintivo come pochi, il comico si concede almeno due improvvisazioni notevoli: quella della sessione fotografica e quella della colazione al sushi bar.
Si tratta nel complesso della sua performance più raffinata di sempre.
Comunque la migliore dai tempi di Ricomincio da Capo.



Se il veterano Murray è eccezionale, l'emergente Scarlett Johansson è perfetta.
La pellicola parte mettendo in mostra il suo fondoschiena (inquadratura superflua e un po' gratuita), ma sono le doti recitative della futura Vedova Nera a emergere nel corso del lungometraggio.

Nonostante la differenza di età - all'uscita del film Bill aveva 53 anni, Scarlett appena 19! - i due protagonisti hanno una storia d'amore credibile che ricorda quella di Entrapment tra l'anziano Sean Connery e la giovane Catherine Zeta-Jones.
Attori di diverso calibro sarebbero sprofondati nel ridicolo involontario; loro riescono invece nell'impresa non facile di rendere digeribile questa lampante inverosimilianza.

Le due star finiscono inevitabilmente per mettere in ombra il resto del cast, ma - per quanto abbia poco spazio - la spassosa e vetriolitica parodia che Anna Faris fa di Cameron Diaz è da non perdere.

A distanza di quasi due decenni dal suo esordio nelle sale, Lost in Translation è una pellicola da (ri)scoprire.
Consigliata agli amanti del cinema d'autore e/o ai fan di Scarlett Johansson e Bill Murray.


Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

martedì 10 novembre 2015

I CLASSICI: ON THE ROAD, UNA VERSIONE CHE FA POCA STRADA (E VA FUORI STRADA)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2012
140'
Regia: Walter Salles
Interpreti: Sam Riley, Garrett Hedlund, Kristen Stewart, Kirsten Dunst, Tom Sturridge, Viggo Mortensen, Amy Adams, Terrence Howard, Steve Buscemi.


Fine anni Quaranta - inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso.
Dean Moriarty/Neal Cassady (Hedlund) è un giovane sballato che vuole vivere una vita piena di esperienze di ogni tipo tra sesso, alcool, droghe, musica (jazz, soprattutto), schifando tutto ciò che egli reputa "borghese".
La sua irrequietezza affascina l'aspirante scrittore Sal Paradise/Jack Kerouac (Riley), che verrà coinvolto nei suoi vagabondaggi senza meta da una parte all'altra del Nord America.
Il racconto delle loro esperienze diventerà un libro (indovinate quale).

Sulla Strada (On The Road), romanzo simbolo della Beat Generation, è del 1957.
Poco dopo la sua pubblicazione, l'autore propose a Marlon Brando - che pochi anni prima aveva vinto l'Oscar come miglior attore protagonista per Fronte Del Porto - di acquistarne i diritti e farne un film con lui stesso nella parte di Sal e il divo nella parte di Dean.

Non se ne fece nulla; ma questi furono rilevati da Francis Ford Coppola nel 1979, stesso anno dell'uscita del suo epocale Apocalypse Now.

Le traversie produttive per portare sullo schermo il libro furono lunghe e numerose e non portarono a niente, fino a quando non si decise di affidare definitivamente la regia al cineasta brasiliano Walter Salles, dopo che Coppola aveva visto I Diari Della Motocicletta con Gael García Bernal (quello di No, per intenderci).

L'adattamento cinematografico finalmente venne alla luce e venne presentato in anteprima a Cannes 2012.
Dopo averlo visto anche noi, possiamo tranquillamente affermare che Sulla Strada è davvero un'altra cosa.

Anche lasciando da parte lo stile letterario di Kerouac - la sua "prosa spontanea" dal ritmo jazz caratterizzata da espressioni gergali, molte ripetizioni, pochi ritorni a capo, punteggiatura minima - purtroppo dobbiamo notare che non si è riuscito a trasporre neppure la vitalità del libro nella sua versione filmica, piuttosto patinata e molto poco beat.

Le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d'artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno «Oooooh!», scrive ad un certo punto l'autore.

Ma nel film i personaggi non bruciano per niente; anzi, sono piuttosto tiepidini.
E non per colpa degli attori (tra l'altro neppure somiglianti a coloro che hanno ispirato il romanzo) - i giovani Garrett Hedlund, Tom Riley, Tom Sturridge e Kristen Stewart (post Twilight) e i veterani Viggo Mortensen, Kirsten Dunst, Amy Adams e Steve Buscemi - che se la cavano pur tra (troppe) scene di nudo e sesso, ridicole e francamente evitabili, più pensate a solleticare il voyeurismo degli spettatori piuttosto che a descrivere il desiderio di liberazione sessuale del tempo.

Il problema sta proprio nell'adattamento.
Perché Salles ha attinto in parte al romanzo e in parte alla sua molto meno conosciuta bozza originale?
Il risultato è spiazzante, di una grande confusione, anche perché le due versioni differiscono in diversi punti (nella prima stesura, per esempio, i nomi dei protagonisti ricalcavano quelli degli amici di Kerouac, Sal vive con la madre anziché con la zia; inoltre non coincidono né l'incipit del manoscritto di Sal né la scena del primo incontro con Dean e Marylou).

E soprattutto, perché c'è così poca strada in una pellicola che si ispira a un libro che si intitola Sulla Strada?
I lunghi viaggi descritti da Kerouac vengono liquidati con qualche inquadratura in movimento dei paesaggi - una cosa stile filmini delle vacanze, ma con più pretese - e nel film sembrano solo goliardiche scampagnate fatte senza curiosità e passione, meri spostamenti da una località all'altra.

Dove sono finite le interminabili highway in mezzo al nulla, le città in fermento?
Dov'è finita la fraternità della strada, la generosità delle persone che offrono un passaggio in cambio di una bella chiacchierata o soltanto per avere un po' di compagnia?
Dove sono le storie della strada?

On The Road sembra un film scritto e diretto da qualcuno che non ha letto il romanzo d'origine o se l'ha fatto non l'ha minimamente capito.

Insomma, abbiamo la conferma che Jack Kerouac - pur essendo fonte di ispirazione per chi è in cerca di avventure ed emozioni forti (ne avevamo già parlato a proposito di Valley Uprising) - è un autore difficilmente trasponibile al cinema.

Persino Salles - che pure aveva al suo attivo due acclamati road movie come Central do Brasil e il già citato film sul giovane Ernesto Che Guevara - è finito... fuori strada!

Etichette: , , , , , , , , , ,

martedì 18 dicembre 2012

GLI INEDITI: TWIXT, È POE IL VIRGILIO DEL NUOVO COPPOLA

(Clicca sull'immagine per vedere il trailer) 

USA, 2011
90'
Regia: Francis Ford Coppola
Interpreti: Val Kilmer, Bruce Dern, Ben Chaplin, Elle Fanning, Joanne Whalley, David Paymer, Alden Ehrenreich, Tom Waits (voce).


Uno scrittore alcolista da quattro soldi (un Val Kilmer sovrappeso che ricorda Mickey Rourke in The Wrestler) si ritrova a promuovere il suo nuovo romanzo sulle streghe in una cittadina appena sconvolta dal ritrovamento del cadavere di una ragazzina con un paletto di legno conficcato nel cuore.
Alla ricerca di una storia per il suo prossimo libro e incoraggiato dallo sceriffo locale, il protagonista si interesserà della vicenda, entrando in contatto con un mondo abitato da fantasmi e vampiri, e arrivando infine a fare i conti con il proprio doloroso passato.

Originale ed innovativa la genesi della nuova opera di Francis Ford Coppola.
Il film è nato dall'interazione con gli spettatori di diverse città statunitensi, dove è stato preliminarmente proiettato: esso è stato rimontato in base alle reazioni manifestate dal pubblico di volta in volta, variando anche musica, suoni, velocità delle azioni.
Il regista è riuscito così - almeno all'inizio - ad avvicinare il cinema al teatro, allestendo uno spettacolo di serata in serata sempre diverso, pur mantenendo fissi cast e testo.

Twixt è rimasto tuttavia inedito, non solo in Italia (è stato proiettato soltanto al Torino Film Festival 2011), ma anche negli USA: stroncato e incompreso da numerosi critici, è stato considerato troppo sperimentale e intellettuale per non risultare eccessivamente ostico ad una vasta platea (ma, ça va sans dire, è stato molto apprezzato dalla storica rivista Cahiers du Cinéma, che lo ha inserito al terzo posto tra le pellicole migliori del 2012, dopo le snobbissime Holy Motors di Leos Carax e Cosmopolis di David Cronenberg, entrambe in concorso all'ultima edizione del Festival di Cannes).

Sono infatti numerosi i rimandi cinematografici (un esempio: la scena della ragazza nel fiume in L'Atalante di Jean Vigo) e letterari, con citazioni e riferimenti riguardanti soprattutto opere e vita dello scrittore Edgar Allan Poe, già amatissimo dal celeberrimo regista e produttore Roger Corman, il pigmalione di Coppola.
Ed è lo stesso Poe ad accompagnare - novello Virgilio - il collega letterato lungo l'impervia strada della verità.

La trama, a dire il vero, non è molto chiara; ma la pellicola è tecnicamente affascinante: a parte il 3D (utilizzato però solo in poche scene), magistrali sono le scelte registiche e la fotografia di Mihai Malaimare Jr., che già aveva lavorato col maestro nei precedenti Un'Altra Giovinezza e Segreti di Famiglia-Tetro, e che abbiamo già apprezzato in The Master di Paul Thomas Anderson.

Prima di mettervi davanti allo schermo, però, dimenticate capolavori come Il Padrino e Apocalypse Now: l'ultrasettantenne Francis Ford Coppola ha ormai deciso di non adagiarsi sui tanti allori che ha conquistato, ma di mettersi in gioco con un'opera sperimentale e molto personale (la morte della figlia dello scrittore ricorda quella del figlio dello stesso Coppola), con l'energia, la curiosità, la voglia di innovare e stupire di un cineasta agli esordi.
Insomma, possiamo affermare che si trovi proprio nel pieno di - è proprio il caso dirlo - Un'Altra Giovinezza.

Etichette: , , , , , , ,