CINEMA A BOMBA!

venerdì 24 dicembre 2021

GLI INEDITI: A VERY MURRAY CHRISTMAS, PERSO NELLA TRADIZIONE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2015
56'
Regia: Sofia Coppola
Interpreti: Bill Murray, George Clooney, Miley Cyrus, Michael Cera, Jason Schwartzman, Paul Shaffer, Chris Rock, Maya Rudolph, David Johansen, Phoenix.


New York City, 24 dicembre.
Nella propria suite al Carlyle Hotel di Manhattan, Bill Murray (se stesso) aspetta di andare in onda per uno Speciale Natalizio dal vivo.

Peccato però che una tormenta di neve abbia paralizzato la città: col traffico bloccato, ospiti e pubblico non possono arrivare in tempo e lo show viene cancellato.

Frustrato e depresso, Bill scende al bar dell'albergo e fa una serie di incontri che spesso si risolvono in duetti canori...



Vigilia 2012: Una Poltrona per Due.
Vigilia 2013: National Lampoon's Christmas Vacation.
Vigilia 2014: Canto di Natale di Topolino.
Vigilia 2015: Star Wars-Holiday Special.
Pre-Vigilia 2016: Iron Man 3.
Vigilia 2017: Festa in Casa Muppet.
Vigilia 2018: Silent Night, Deadly Night III.
Vigilia 2019: Nightmare Before Christmas.
Pre-Vigilia 2020: Rudolph, il Cucciolo dal Naso Rosso.
Vigilia 2020: Polar Express.

Erano anni che volevamo recensire questa pellicola in occasione del nostro tradizionale post di Natale!
Distribuita su Netflix in edizione originale sottotitolata, segna la seconda collaborazione tra Murray e la regista Sofia Coppola dopo il fortunato Lost in Translation.

Il mattatore di Ricomincio da Capo e Ghostbusters - anche co-sceneggiatore - gigioneggia a tutto spiano, con la faccia tosta di chi fa sfoggio delle proprie (non eccelse) qualità canore senza vergognarsene.



Ad accompagnarlo troviamo uno stuolo di musicisti (l'ex New York Dolls Johansen, i francesi Phoenix, la twerker Cyrus), divi e amici che sembrano divertirsi un mondo alla corte di Re Bill.
Tra questi segnaliamo almeno Cera e Schwartzman, entrambi già visti nel cult Scott Pilgrim vs. the World.

Murray è in gran forma e tra una canzone natalizia e l'altra riesce a far ridere di gusto come non accadeva da tempo.
I siparietti più divertenti? Probabilmente quelli con Chris Rock e George Clooney.

Musical, commedia, film di buoni sentimenti: A Very Murray Christmas (gioco di parole tra il cognome del protagonista e l'aggettivo merry, ossia "felice") è una pellicola concisa e simpatica, adatta a tutti.
Quindi perfetta per le festività appena iniziate.

E anche quest'anno... BUON NATALE dalla Redazione di CINEMA A BOMBA!



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mercoledì 10 novembre 2021

I CORTI: SHERLOCK JR.-LA PALLA N° 13, LA FACCIA IMPASSIBILE DELLA COMICITA' MUTA

(Clicca sulla locandina per vedere il cortometraggio). 



USA, 1924
44'
Regia: Buster Keaton
Interpreti: Buster Keaton, Kathryn McGuire, Joe Keaton, Ward Crane


Un giovane proiezionista squattrinato (Keaton) e un bellimbusto altrettanto squattrinato (Crane) si contendono la stessa ragazza (McGuire).

Il secondo ruba un orologio da tasca al padre di lei e fa incolpare il rivale, che viene ingiustamente allontanato.

Sconsolato, egli prova a mettere in pratica i suggerimenti di un manuale per aspiranti detective per cercare di scagionarsi e nello stesso tempo per trovare il vero colpevole; non riuscendoci, ritorna al lavoro.

Ma essendo molto stanco si addormenta e sogna di essere il grande investigatore Sherlock Jr., alle prese con un furto di perle.

Riuscirà il nostro eroe a risolvere il caso nel sogno e nella realtà?



Ritmo forsennato, trovate geniali, un montaggio frenetico e sorprendente per i tempi, inseguimenti a tutta velocità - ci vollero circa 50 anni per ritrovarne di altrettanto incalzanti (si veda, per esempio, Il Braccio Violento della Legge) -, acrobazie spericolate (senza controfigura!).

Una faccia impassibile, stralunata, malinconica.

E tante tante risate.

Buster Keaton (1895 - 1966) è stato uno dei comici più influenti e innovativi della storia del cinema.

Anche se definirlo comico è senz'altro molto riduttivo: come regista (di sé stesso, a volte da solo, altre in compagnia) era dotato di una eccellente padronanza dei mezzi, che lo portarono a dirigere prima cortometraggi e poi lungometraggi più impegnativi.

Nelle sue pellicole passava con disinvoltura dal sogno alla realtà, dalla normalità all'imprevisto, inventando gag e situazioni divertenti e ingegnose.

Il suo stile, alla regia e nella recitazione, era riconoscibilissimo e fece di lui una delle personalità più in vista del cinema muto.

Abbiamo scelto di recensire Sherlock Jr. (il titolo italiano è un curioso e limitativo La Palla n° 13, in riferimento ad una scena del film) perché tra le sue opere è una delle più esemplificative e inventive, ricca di colpi di scena, capovolgimenti di fronte, acrobazie, ed è una delle più spassose.

Basti vedere la scatenata scena dell'inseguimento o quella del pedinamento o quella dello sdoppiamento del protagonista (addormentato e dentro il sogno) o quella nella quale entra dentro il film proiettato al cinema o quella finale del riappacificamento in sala di proiezione per farsi un'idea dell'enorme talento di Keaton.

L'avvento del sonoro alla fine degli anni Venti del secolo scorso, problemi coniugali e di alcoolismo lo misero in crisi e solo intorno agli anni Cinquanta fu riscoperto e rivalutato - sebbene limitatamente al periodo del muto.

Cosa rimane oggi della comicità di Buster Keaton?

Più di quanto possa sembrare.

Su YouTube si trovano molti suoi cortometraggi muti - il fascino del bianco e nero non svanirà mai, speriamo -, certo, ma la sua influenza ci porta a personalità del cinema contemporaneo che si rifanno espressamente a lui.

Vi si ispira sicuramente Bill Murray, con la sua maschera sardonica (si veda Ghostbuster e soprattutto Lost In Translation); ma anche Michael Keaton, che per il suo pseudonimo (si chiama in realtà Michael Douglas, ma per non essere confuso col più celebre omonimo, il cui padre Kirk Douglas a sua volta all'anagrafe era Danielovitch, decise di cambiare nome) scelse quello di uno dei suoi modelli comici.

Anche il popolare regista Wes Anderson deve molto al maestro del cinema muto, come da lui stesso ammesso in più occasioni e come si può notare in film quali Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel.

A distanza di circa 100 anni Buster Keaton riesce ancora a farci ridere e sorridere: sì, è stato davvero un genio.



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venerdì 12 marzo 2021

I CLASSICI: LOST IN TRANSLATION, PERDERSI È UNA QUESTIONE DI STILE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2003
102'
Regia: Sofia Coppola
Con: Bill Murray, Scarlett Johansson, Giovanni Ribisi, Anna Faris.


Tokyo. In un lussuoso albergo Bob (Murray), divo hollywoodiano di mezza età, incontra Charlotte (Johansson), neo-sposa di un giovane fotografo (Ribisi).

Entrambi si annoiano e si sentono non appagati: il primo è lontano dalla famiglia e le sue interpreti non lo aiutano a comprendere il giapponese; la seconda si sente trascurata dal marito e non ha ancora deciso che cosa fare nella vita.

Uniscono così le proprie solitudini facendosi compagnia durante le lunghe notti insonni causate dal jet lag.
Imparano a conoscersi e tra loro nasce un sentimento...



Commedia romantica tra le più "stilose" del nuovo millennio, Lost in Translation è ancora oggi la migliore tra le opere cinematografiche firmate da Sofia Coppola.
Figlia d'arte (suo padre si chiama Francis Ford...) ed ex fidanzata di Quentin Tarantino, questa esile italo-americana ha realizzato l'opera della vita vincendo persino un Oscar per la miglior sceneggiatura.

Avrebbe meritato una statuetta anche Bill Murray, che è il vero motore del film e iniziò da qui una seconda giovinezza artistica.
L'ex Ghostbuster risollevò infatti l'allora declinante carriera - si era ridotto a recitare in roba tipo Per Amore di Vera e L'Uomo che Sapeva Troppo Poco - con un'interpretazione sotto le righe, ricca di sfumature e dolente malinconia.

Attore istintivo come pochi, il comico si concede almeno due improvvisazioni notevoli: quella della sessione fotografica e quella della colazione al sushi bar.
Si tratta nel complesso della sua performance più raffinata di sempre.
Comunque la migliore dai tempi di Ricomincio da Capo.



Se il veterano Murray è eccezionale, l'emergente Scarlett Johansson è perfetta.
La pellicola parte mettendo in mostra il suo fondoschiena (inquadratura superflua e un po' gratuita), ma sono le doti recitative della futura Vedova Nera a emergere nel corso del lungometraggio.

Nonostante la differenza di età - all'uscita del film Bill aveva 53 anni, Scarlett appena 19! - i due protagonisti hanno una storia d'amore credibile che ricorda quella di Entrapment tra l'anziano Sean Connery e la giovane Catherine Zeta-Jones.
Attori di diverso calibro sarebbero sprofondati nel ridicolo involontario; loro riescono invece nell'impresa non facile di rendere digeribile questa lampante inverosimilianza.

Le due star finiscono inevitabilmente per mettere in ombra il resto del cast, ma - per quanto abbia poco spazio - la spassosa e vetriolitica parodia che Anna Faris fa di Cameron Diaz è da non perdere.

A distanza di quasi due decenni dal suo esordio nelle sale, Lost in Translation è una pellicola da (ri)scoprire.
Consigliata agli amanti del cinema d'autore e/o ai fan di Scarlett Johansson e Bill Murray.


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