CINEMA A BOMBA!

lunedì 19 gennaio 2026

I DOC: FRIEDKIN UNCUT, IL MAESTRO SALE IN CATTEDRA

Il Maestro presenta Friedkin Uncut a Venezia (clicca sulla foto per guardare il trailer). 

Italia, 2018
106'
Regia: Francesco Zippel
Con: William Friedkin, Damien Chazelle, Wes Anderson, Matthew McConaughey, Juno Temple, Gina Gershon, Francis Ford Coppola, William Petersen, Michael Shannon, Walter Hill, Edgar Wright, Quentin Tarantino.


I documentari su William Friedkin non sono mai abbastanza, e quello che vi stiamo recensendo è uno dei più intriganti, divertenti e completi a lui dedicati.
Ha un'altra particolarità: è una produzione... italiana!

Il Maestro ha avuto nei suoi ultimi anni un legame particolarmente stretto col Belpaese, a partire dalla sua prima partecipazione alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2011, quando presentò in concorso Killer Joe e avemmo l'onore di incontrarlo e di diventare - come lui stesso ci avrebbe successivamente appellato - i suoi "italian friends".

In seguito, Billy sarebbe tornato in Italia a più riprese: al Lido per ricevere il meritatissimo Leone d'Oro alla carriera o per le anteprime dei suoi lavori successivi (l'ultima, purtroppo postuma, è stata quella di The Caine Mutiny Court-Martial nel 2023); a Firenze e Torino per dirigere opere liriche; a Roma per conoscere e intervistare l'esorcista del Vaticano, Padre Gabriele Amorth.

Proprio a questo incontro nella Capitale, da cui scaturì una memorabile cronaca pubblicata da Vanity Fair, è legato il nome dell'autore del film che vi stiamo recensendo.
Zippel è probabilmente il "Francesco" che Friedkin nomina nell'articolo come suo accompagnatore ed interprete; di certo è lo stesso che viene accreditato come line producer nel documentario che il nostro realizzò da quell'esperienza, The Devil and Father Amorth.

In Friedkin Uncut - proiettato in anteprima a Venezia 2018 - la carriera del cineasta di Chicago viene ripercorsa in ordine per lo più cronologico e lineare, in modo succinto ma esaustivo; a filmati di repertorio si alternano interviste ad amici, attori, colleghi, estimatori; le parti migliori sono però gli interventi dello stesso Billy dalla sua casa di Bel-Air.

Da grande oratore qual era, il Maestro gigioneggia a tutto vapore, si lancia in ardite considerazioni filosofiche e col suo umorismo caustico strappa spesso una risata.
Il risultato è un documento accorato e sincero che pende verso l'agiografia, il ritratto di un uomo di spettacolo larger than life che potrebbe durare tranquillamente il doppio e non risulterebbe noioso né pesante.

Diciamo la verità: si potrebbe ascoltare William Friedkin per ore perché parla di cinema meglio di chiunque altro; quanto manca la sua presenza autorevole oggi!
Consigliato non solo ai suoi fan, ma a tutti i cinefili degni di questo nome.


[PS: se voleste approfondire, qui sotto trovate una filmografia parziale del Maestro in ordine cornologico; cliccate sui link per guardare i trailer e soprattutto leggere le nostre recensioni!]

1971 - Il Braccio Violento della Legge.
1973 - L'Esorcista.
1977 - Il Salario della Paura.
1985 - I Serprenti della Notte.
1985 - Vivere e Morire a Los Angeles.
1986 - C.A.T. Squad.
1988 - C.A.T. Squad: Python Wolf.
1990 - L'Albero del Male.
1992 - Segno di Morte.
1995 - Jade.
1998 - Ce Que Je Sais.
2006 - Bug.
2011 - Killer Joe.
2017 - The Devil and Father Amorth.
2023 - The Caine Mutiny Court-Martial.


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mercoledì 10 novembre 2021

I CORTI: SHERLOCK JR.-LA PALLA N° 13, LA FACCIA IMPASSIBILE DELLA COMICITA' MUTA

(Clicca sulla locandina per vedere il cortometraggio). 



USA, 1924
44'
Regia: Buster Keaton
Interpreti: Buster Keaton, Kathryn McGuire, Joe Keaton, Ward Crane


Un giovane proiezionista squattrinato (Keaton) e un bellimbusto altrettanto squattrinato (Crane) si contendono la stessa ragazza (McGuire).

Il secondo ruba un orologio da tasca al padre di lei e fa incolpare il rivale, che viene ingiustamente allontanato.

Sconsolato, egli prova a mettere in pratica i suggerimenti di un manuale per aspiranti detective per cercare di scagionarsi e nello stesso tempo per trovare il vero colpevole; non riuscendoci, ritorna al lavoro.

Ma essendo molto stanco si addormenta e sogna di essere il grande investigatore Sherlock Jr., alle prese con un furto di perle.

Riuscirà il nostro eroe a risolvere il caso nel sogno e nella realtà?



Ritmo forsennato, trovate geniali, un montaggio frenetico e sorprendente per i tempi, inseguimenti a tutta velocità - ci vollero circa 50 anni per ritrovarne di altrettanto incalzanti (si veda, per esempio, Il Braccio Violento della Legge) -, acrobazie spericolate (senza controfigura!).

Una faccia impassibile, stralunata, malinconica.

E tante tante risate.

Buster Keaton (1895 - 1966) è stato uno dei comici più influenti e innovativi della storia del cinema.

Anche se definirlo comico è senz'altro molto riduttivo: come regista (di sé stesso, a volte da solo, altre in compagnia) era dotato di una eccellente padronanza dei mezzi, che lo portarono a dirigere prima cortometraggi e poi lungometraggi più impegnativi.

Nelle sue pellicole passava con disinvoltura dal sogno alla realtà, dalla normalità all'imprevisto, inventando gag e situazioni divertenti e ingegnose.

Il suo stile, alla regia e nella recitazione, era riconoscibilissimo e fece di lui una delle personalità più in vista del cinema muto.

Abbiamo scelto di recensire Sherlock Jr. (il titolo italiano è un curioso e limitativo La Palla n° 13, in riferimento ad una scena del film) perché tra le sue opere è una delle più esemplificative e inventive, ricca di colpi di scena, capovolgimenti di fronte, acrobazie, ed è una delle più spassose.

Basti vedere la scatenata scena dell'inseguimento o quella del pedinamento o quella dello sdoppiamento del protagonista (addormentato e dentro il sogno) o quella nella quale entra dentro il film proiettato al cinema o quella finale del riappacificamento in sala di proiezione per farsi un'idea dell'enorme talento di Keaton.

L'avvento del sonoro alla fine degli anni Venti del secolo scorso, problemi coniugali e di alcoolismo lo misero in crisi e solo intorno agli anni Cinquanta fu riscoperto e rivalutato - sebbene limitatamente al periodo del muto.

Cosa rimane oggi della comicità di Buster Keaton?

Più di quanto possa sembrare.

Su YouTube si trovano molti suoi cortometraggi muti - il fascino del bianco e nero non svanirà mai, speriamo -, certo, ma la sua influenza ci porta a personalità del cinema contemporaneo che si rifanno espressamente a lui.

Vi si ispira sicuramente Bill Murray, con la sua maschera sardonica (si veda Ghostbuster e soprattutto Lost In Translation); ma anche Michael Keaton, che per il suo pseudonimo (si chiama in realtà Michael Douglas, ma per non essere confuso col più celebre omonimo, il cui padre Kirk Douglas a sua volta all'anagrafe era Danielovitch, decise di cambiare nome) scelse quello di uno dei suoi modelli comici.

Anche il popolare regista Wes Anderson deve molto al maestro del cinema muto, come da lui stesso ammesso in più occasioni e come si può notare in film quali Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel.

A distanza di circa 100 anni Buster Keaton riesce ancora a farci ridere e sorridere: sì, è stato davvero un genio.



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mercoledì 6 febbraio 2019

I DOC: THE DEVIL AND FATHER AMORTH, IL VERO ESORCISTA È FRIEDKIN

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
68'
Regia: William Friedkin
Con: William Friedkin, Gabriele Amorth, William Peter Blatty.


1973.
William Friedkin, all'apice del successo grazie ai 5 Oscar - compreso quello per la miglior regia - vinti con Il Braccio Violento della Legge, dirige un horror destinato a entrare nella storia: L'Esorcista.

2018.
45 anni dopo il suo film più famoso, il Maestro ritorna nelle sale cinematografiche con un documentario su un vero esorcismo: The Devil and Father Amorth.






In pratica, si tratta della versione filmica dell'avvincente reportage scritto dallo stesso Friedkin per Vanity Vair, pubblicato nel dicembre del 2016.

Il regista vi racconta il suo primo incontro con Padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti vaticani, e dei tentativi di questi di liberare una donna italiana di mezza età da una possessione demoniaca.

L'articolo ha un'eco mediatica sufficiente a convincere Billy a trasformarlo in un lungometraggio: ecco quindi che il nostro affianca le registrazioni effettuate durante le sedute a interviste, filmati di repertorio e riprese ex-novo nelle quali si rivolge direttamente agli spettatori in un'imitazione - facilmente involontaria - di Alberto Angela.

L'anteprima si svolge nel 2017 alla Mostra del Cinema di Venezia, ma l'uscita ufficiale nei cinema di tutto il mondo viene posticipata all'anno appena trascorso.

Se il reportage era un pezzo giornalistico scritto come se fosse un racconto, il film a esso associato è un documentario girato come se fosse un'opera di fiction.

Non è un caso che nei titoli di coda Friedkin e il giornalista Mark Kermode vengano accreditati come sceneggiatori, come se avessero redatto un copione (a proposito: è il primo contributo del regista in questo campo dai tempi di Jade).






Si tratta di un ritorno alle origini per il cineasta di Chicago, che aveva iniziato la carriera proprio come documentarista, dimostrando già allora una propensione naturale per la dinamica narrativa.

L'utilizzo di un montaggio "cinematografico" e l'inserimento di musica ed effetti sonori da film horror sono espressione di una precisa scelta stilistica, non - come affermato da qualche critico - un espediente furbetto per spettacolarizzare le immagini (c'è persino chi ha insinuato che i versi che si ascoltano durante la scena dell'esorcismo siano stati estrapolati da un videogioco con gli zombi!).

Confermiamo l'impressione che avevamo avuto recensendone il trailer: per quanto breve (la durata complessiva supera di poco l'ora), The Devil and Father Amorth è il miglior documentario degli ultimi anni.
Una vera giottoneria per i fan del regista e per i nostalgici de L'Esorcista.

Bentornato, Maestro!




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domenica 8 aprile 2018

READY PLAYER ONE, LE SORPRESE DELL'UOVO DI PASQUA DI SPIELBERG

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
140'
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Tye Sheridan, Olivia Cooke, Mark Rylance, Ben Mendelsohn, Simon Pegg, T.J. Miller, Lena Waithe, Win Morisaki, Philip Zhao, Hannah John-Kamen.


Nel 2045 tutti vivono in OASIS, il mondo virtuale creato da James Halliday (Rylance) nel quale chiunque può cambiare aspetto fisico trasformandosi in avatar e fare (spesso a pagamento) tutto ciò che vuole.

Il fondatore, prima di morire, lancia una sfida: anziché designare un erede, egli annuncia che il controllo di OASIS andrà a chi riuscirà a superare tre prove e a trovare l'Easter egg (cioè il contenuto speciale; letteralmente vuol dire "uovo di Pasqua", quello che nella tradizione anglosassone viene nascosto in giardino e cercato dai bambini) che egli ha celato nella sua creazione.

La potente multinazionale IOI, guidata dallo spegiudicato Nolan Sorrento (Mendelsohn), mette in campo un'agguerrita, numerosa e attrezzatissima squadra di giocatori.

Ma a darle filo da torcere sarò un gruppo di adolescenti guidato da Wade Watts (Sheridan) e Samantha Cook (Cooke).






Amanti degli Easter egg, delle citazioni, dei rimandi filmici: avete trovato pane per i vostri denti!

Se poi siete anche dei fan di cinema, musica, videogiochi, fumetti anni Ottanta/Novanta: avete trovato il Paradiso!

L'immaginario del romanzo Ready Player One di Ernest Cline, dal quale è tratto il film, è infatti ricco di riferimenti alla cultura pop del periodo.

Il buon Steven, pur cambiando molte cose rispetto al libro, ha voluto ricreare questo gioco di suggestioni limitando il più possibile le autocitazioni (le opere di Spielberg regista e produttore sono molto presenti nelle pagine di Cline), ma dando per il resto sbocco al mondo descritto dall'autore e facendo delle aggiunte geniali.

Tra queste, riportiamo la strepitosa corsa delle auto iniziale (che strizza l'occhio, tra gli altri, a Il Braccio Violento della Legge di William Friedkin) e un omaggio ad una famosa pellicola di Stanley Kubrick (vi lasciamo il gusto di scoprirla) - una gemma incastonata nella trama.

Tra gli spettatori si è scatenata una vera e propria caccia al tesoro per scovare i riferimenti più o meno nascosti e qualcuno si è preso pure la briga di elencarli minuziosamente (sono veramente tanti!).

Noi di CINEMA A BOMBA!, nel nostro piccolo, ne abbiamo notati alcuni.

In ambito cinematografico, oltre a quelli già citati: Ritorno al Futuro, King Kong (di Peter Jackson), Jurassic Park, Batman di Tim Burton, Star Wars, Il Gigante di Ferro, Interceptor (Mad Max), Nightmare, Venerdì 13, La Bambola Assassina, Beetlejuice, Alien, Monty Python e il Sacro Graal, Last Action Hero, Breakfast Club, Non per soldi... ma per amore, Excalibur, Quarto Potere.

In ambito televisivo: A-Team, Batman (la serie Tv con Adam West), Star Trek, ThunderCats, Gundam, Voltron.

Per ciò che concerne i videogiochi: Tomb Raider, Street Fighter, Duke Nukem, Halo, Space Invaders, Mortal Kombat, StarCraft, Adventure (del 1979; è il primo videogame d'azione e anche il primo in cui compare un Easter egg).

Riguardo ai fumetti: Akira, i personaggi DC di Harley Quinn, Joker, Deadshot, Superman (sia nella versione cattiva di Injustice sia in quella di Clark Kent con le fattezze di Christopher Reeve).

E poi le Tartarughe Ninja, Hello Kitty, Michael Jackson, Prince, Duran Duran; la colonna sonora con canzoni di Van Halen, Blondie, Tears for Fears, Bruce Springsteen, Earth Wind and Fire, Bee Gees...

Senza contare il fatto che gli avatar dei protagonisti si chiamano Parzival (come il cavaliere della Tavola Rotonda che riesce a trovare il Santo Graal) e Art3mis (come la dea della caccia nella mitologia greca).

Insomma, un'orgia di citazioni e rimandi che esalta lo spettatore più nerd, concentrato ad esaminare ogni singolo dettaglio, ogni singola scena, per trovare qualcosa di familiare.

Lo spettatore più distratto o meno preparato, invece, può godersi un'avventura dal ritmo sostenuto con poche pretese di denuncia sociale; un'opera di intrattenimento che diverte e talvolta spaventa; un vertiginoso e vorticoso immergersi in un mondo affollato di personaggi e pieno di colori.

In ogni modo si esce frastornati e storditi dai numerosi stimoli visivi e, almeno nel nostro caso, con una gran voglia di rivedere il film per carpirne altri segreti.

Ma chi pensa che Ready Player One sia solo una macchina citazionista e un'operazione nostalgia, si sbaglia.

Come avevamo già anticipato qualche anno fa con il corto Red Dead Redemption, il rapporto tra cinema, TV e videogiochi è destinato a diventare sempre più stretto e il fatto che, dopo l'apprezzato John Hillcoat (La Proposta, The Road, Lawless), a cimentarsi in un pastiche che ne fonde insieme codici e registri, situazioni e personaggi sia quello che forse è considerato non a torto il miglior regista vivente - un regista che ha saputo cambiare la storia del cinema - vuol dire che il futuro ci riserva interessanti prospettive.

Che si tratti di un'opera destinata ad aprire nuove strade?

Se anche così non fosse, Spielberg ha vinto la scommessa.

Affrontando un romanzo di difficile adattamento e non affidandosi a divi - come Daniel Day-Lewis in Lincoln e Tom Hanks in Il Ponte delle Spie e The Post (nel quale recitava anche la leggenda Meryl Streep, candidata all'Oscar come migliore attrice protagonista agli ultimi Oscar) - bensì avvalendosi della bravura di Mark Rylance (migliore attore non protagonista per il già citato Il Ponte delle Spie agli Academy Award 2016, ma presente anche nello sfortunato Il Grande Gigante Gentile), Ben Mendelsohn (il cattivo di Rogue One), Simon Pegg e di un gruppo di giovani attori, tra i quali spicca il protagonista Tye Sheridan (Coppa Marcello Mastroianni a Venezia 2013, interprete, tra gli altri, di The Tree of Life, Mud, X-Men: Apocalisse), si è messo in gioco e gli incassi finora sembrano dargli ragione.

Inoltre era dai tempi dello straordinario (ma sottovalutatissimo) Le Avventure di Tintin che il regista di Cincinnati non narrava un racconto di avventure per ragazzi.

Giovandosi di effetti speciali di ottima fattura, della sempre eccellente fotografia del fido Janusz Kaminski, delle musiche di Alan Silvestri e del lavoro delle tante maestranze, Mastro Spielberg ha saputo di nuovo spiazzarci.

Facendoci trovare un uovo di Pasqua (o Easter egg, come preferite) buonissimo e pieno di sorprese.




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sabato 9 dicembre 2017

I CORTI: CE QUE JE SAIS, ADIEU MONSIEUR HALLYDAY

Johnny Hallyday a fianco di William Friedkin. (Clicca sull'immagine per vedere il video). 

Francia, 1998
4'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Johnny Hallyday.


Il 6 Dicembre 2017 è morto Johnny Hallyday, uno dei più amati e apprezzati cantanti francesi, interprete di grandi successi (uno anche in italiano: Quanto T'Amo).
Per i suoi connazionali è stato una specie di Elvis, per i suoi ottusi detrattori italiani solo un Ligabue o un Vasco transalpino.

Alla carriera musicale l'artista parigino aveva sempre affiancato quella cinematografica, arrivando a lavorare con registi del calibro di Jean-Luc Godard (Detective), Costa-Gavras (Consiglio di Famiglia), Patrice Leconte (L'Uomo del Treno) e Johnnie To (l'autore di Life Without Principle lo aveva scelto come protagonista di Vendicami).

Questo cortometraggio, che in realtà è un videoclip, rappresenta l'equilibrio tra le due anime di Hallyday, che ha la possibilità di mostrare le proprie doti canore in un contesto attoriale dove può godere della direzione di uno dei più grandi di Hollywood: William Friedkin alias "il Maestro", regista tra le altre cose di L'Esorcista e Killer Joe.

Che cosa? Un cineasta da Oscar che firma un video musicale?
Sì, perché nonostante tutto Billy è avvezzo al medium, avendo già diretto due clip a metà degli anni 80: To Live and Die in LA dei Wang Chung (singolo della colonna sonora di Vivere e Morire a Los Angeles) e Self-Control dell'ormai purtroppo dimenticata Laura Branigan.






Qui l'ambientazione rimanda inevitabilmente ad un'altra sua opera, quella che lo ha reso famoso: Il Braccio Violento della Legge, il cui titolo originale - forse non a caso - è The French Connection.
In una New York deserta, grigia, crepuscolare e spettrale che sembra riflettere lo stato d'animo del protagonista, Hallyday si muove con uno sguardo che buca lo schermo.

Il volto stropicciato dalle rughe e dall'età, l'inconfondibile voce potente e intensa, la solita presenza scenica: Friedkin confeziona un piccolo gioiello di virtuosismo registico e di stile sfruttando fascino e carisma del maturo rocker francese e il paesaggio urbano di una Brooklyn in chiaroscuro e malinconica.

Il potenziale da "uomo vissuto ma ancora virile" verrà esaltato, poi, soprattutto dai successivi e già citati film di Leconte e To, dei quali si dimostrerà un protagonista perfetto; ma è il Maestro che per primo lo ha messo in mostra.

Pensiamo quindi che questo videoclip possa essere un degno omaggio ad un grande cantante che col tempo si è dimostrato anche ottimo attore, ad un uomo di spettacolo che verrà ricordato a lungo in Francia e non solo.

Adieu, Monsieur Hallyday.




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mercoledì 2 ottobre 2013

WILLIAM FRIEDKIN. BUG, TUTTO IL RESTO È (PARA)NOIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2006
102'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Ashley Judd, Michael Shannon, Lynn Collins, Brian F. O'Byrne, Harry Connick, Jr.


Anni 70: Il Braccio Violento della Legge, L'Esorcista, Il Salario della Paura.
Anni 80: Vivere e Morire a Los Angeles.
Anni 90: Jade.
Anni 10 (del nuovo secolo): Killer Joe.

All’appello manca solo il primo decennio del 2000: qual è il film di William Friedkin più rappresentativo di quegli anni?
La nostra scelta è caduta su Bug, colpevolmente ignorato dai distributori italiani, tanto che da noi è uscito in ritardo e soltanto in DVD.
Presentato al Festival di Cannes, ottiene buone recensioni e vince a sorpresa il premio Fipresci, tradizionalmente assegnato a opere prime o a giovani cineasti, non certo a ultrasettantenni leoni del cinema.

Billy sta attraversando un periodo di forte insoddisfazione professionale – il suo ultimo lavoro davvero memorabile risale ad almeno 20 anni prima! – quando fa un incontro che darà una nuova svolta alla propria carriera.
Si tratta del drammaturgo/attore Tracy Letts, che ha adattato per il cinema una propria pièce e sta cercando un regista per trasferirla sul grande schermo.

Agnes (Judd), cameriera con un figlio scomparso e un ex marito violento, vive di alcol e droghe in uno squallido motel nel deserto.
Qui incontra Peter (Shannon), timido e disadattato reduce dalla guerra del Golfo, ossessionato dagli insetti e dai complotti governativi.
Insieme, i due percorreranno un’allucinante spirale di follia e violenza, che li porterà a compiere un gesto estremo e definitivo.

Dramma esistenziale, love story non ortodossa o horror psicologico? Nessuna delle tre, o forse tutte ("Non rientra facilmente in alcuna categoria", ha affermato Friedkin in un'intervista).
Opera n.20 del regista, è una pellicola essenziale, girata con pochi mezzi, un piccolo set e due protagonisti in stato di grazia.
L'italoamericana Ashley Judd - vero cognome Ciminella - si immerge anima e corpo (soprattutto corpo) in un personaggio non facile con vibrante emotività, mentre il collega Michael Shannon - che riprende il ruolo già interpretato on stage - è un ottimo attore cui basta alzare un sopraciglio per sembrare ora rassicurante ora minaccioso (ve lo ricordate in Take Shelter?).

Il meglio del film è rappresentato dalla capacità del Maestro - quando è in vena è davvero tale - di trascendere la dimensione teatrale del copione e puntare all'allegoria.
Bug rappresenta infatti l'ennesima doccia fredda per i detrattori "politici" del nostro, da sempre accusato di reazionarismo (ma è anche lo stesso che ha diretto L'Affare del Secolo, lampante satira antimilitarista col comico liberal Chevy Chase).
La paranoia schizoide del reduce Peter (ma poi è davvero pazzo?) dice molto più sulla crisi americana post 11 Settembre e post Iraq di tante altre pellicole più esplicitamente dedicate all'argomento.

E' in fondo la storia di due solitudini che soltanto nell'amore reciproco trovano rifugio dalle minacce esterne (l'ex marito violento, il dottore) ed interne (gli insetti, che lo spettatore non vede mai), sommersi in un mondo estraneo, indifferente o ostile.
Forse qui non si parla solo degli USA. Forse si parla di tutti noi.

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domenica 29 settembre 2013

WILLIAM FRIEDKIN. JADE, ECCESSO BUGIE E VIDEOTAPE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1995
95'
Regia: William Friedkin
Interpreti: David Caruso, Linda Fiorentino, Chazz Palminteri, Michael Biehn, Richard Crenna, Angie Everhart, Victor Wong.


Vecchio porco, appartenente all'aristocrazia di San Francisco, viene trovato orribilmente assassinato nel proprio megavillone.
Si incarica del caso un ambizioso viceprocuratore distrettuale (Caruso), che concentra i sospetti su una sua vecchia fiamma (Fiorentino), ora sposata con un potente e cinico avvocato (Palminteri).
Ma nelle indagini è coinvolto persino il Governatore (Crenna)...

Un regista Premio Oscar, autore di capolavori che hanno rivoluzionato il cinema (indovinate di chi stiamo parlando).
Una bella attrice reduce da lodi sperticate per la sua interpretazione da femme fatale in un piccolo film dai buoni incassi, L'Ultima Seduzione (Linda Fiorentino).
Un popolare divo televisivo in cerca della consacrazione definitiva sul grande schermo (David Caruso).
Un attore fresco di nomination per Pallottole su Broadway di Woody Allen, nonché autore del copione di Bronx, convincente esordio dietro alla macchina da presa di Robert De Niro (Chazz Palminteri).
Lo sceneggiatore più pagato del momento (Joe Eszterhas, quello di Basic Instinct, per intenderci).
Un apprezzato autore di colonne sonore (James Horner).

Gli ingredienti per fare di Jade un successo c'erano tutti, almeno sulla carta. Il problema è che in gran parte sulla carta sono rimasti.
Non che il sottogenere "thriller erotico" faccia normalmente accorrere il pubblico a frotte nelle sale; ma se aggiungiamo a ciò alcuni gravi errori, ecco che non risulta poi inspiegabile il flop di questa pellicola.

Qualche esempio.
La scelta dei protagonisti: Caruso è ancora lontano dal ruolo dell'iconico eroe televisivo Horatio Caine di CSI: Miami; la Fiorentino è poco credibile e qui sfoggia un sex appeal pari a quello di una triglia bollita.
La fotografia: patinata come quella dei tipici porno soft di quegli anni.
Il copione: infarcito di luoghi comuni e con colpi di scena poco scioccanti.
Le scene di sesso: più o meno esplicite, ma fintamente trasgressive, cercano di provocare lo spettatore facendolo diventare – suo malgrado – un voyeur come i personaggi del film (insomma, la tipica "eszterhasata").

Allora perché recensire nello Speciale Friedkin un film che nel complesso non ci è piaciuto?
Perché dopo i fasti di Il Braccio Violento della Legge e L'Esorcista, e dopo film notevoli ma incompresi come Il Salario della Paura e Vivere e Morire a Los Angeles, il nostro ha vissuto un lungo periodo di crisi artistica.
E Jade - che pure negli anni Novanta tra i suoi lavori è il meno peggio - ne è la dimostrazione.

Ma non tutto è da buttare, anzi.
A partire dalla lunga sequenza - 8 minuti buoni - dell’inseguimento automobilistico, vero marchio di fabbrica del Maestro, che questa volta si diverte a giocare col ritmo: prima forsennato tra le ripide strade di San Francisco; poi di una lentezza esasperata quando inseguitore e inseguito si ritrovano rallentati dal carnevale cinese; infine sospeso, ma carico di tensione e attesa, nel finale sul porticciolo, con le due vetture che sembrano muoversi come predatori in procinto di attaccare la preda.
Un pezzo di rara maestria registica che da solo vale la visione del film.

Tra le altre cose da salvare: la colonna sonora, con brani di Loreena Mckennitt e di Stravinskij; la descrizione ambientale, condotta con virtuosismo quasi compiaciuto (vedere l’inizio, mentre scorrono i titoli di testa); la sottile satira antiborghese, probabilmente dovuta alle modifiche effettuate sulla sceneggiatura personalmente da Friedkin.

Per queste ragioni, nonostante tutto, Jade ha lasciato un ottimo ricordo ad Hurricane Billy, che ancora oggi lo annovera tra i suoi lavori più riusciti.
Sarà poi l’incontro con il drammaturgo Tracy Letts - autore prima delle pièce e poi dei copioni di Bug e Killer Joe - a ravvivare nel nostro, una volta per tutte, l’ispirazione dei tempi migliori.
Ma questa è un’altra storia.

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giovedì 19 settembre 2013

WILLIAM FRIEDKIN. L'ESORCISTA, 40 ANNI DI LOTTA TRA BENE E MALE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1973
132' (versione Director's Cut integrale)
Regia: William Friedkin
Interpreti: Max von Sydow, Jason Miller, Ellen Burstyn, Linda Blair, Lee J. Cobb, padre William O'Malley.


La giovane e vispa Regan (Blair), figlia di una celebre attrice (Burstyn), comincia da un giorno all'altro a stare male e a comportarsi in modo strano.
La madre, impotente e sempre più preoccupata, non sa cosa fare; né lo sanno i tanti medici che si occupano del caso.
Dopo averle provate tutte, le viene proposto di rivolgersi ad un esorcista: chissà, magari la piccola riesce a farsi condizionare.
Arriva Padre Karras (Miller), scettico e in crisi di fede, ma Regan è posseduta davvero da un demone e al suo capezzale viene chiamato anche l'anziano e più esperto Padre Merrin (von Sydow), che ha qualche conto in sospeso col demonio in questione.

Su L'Esorcista - uscito il 19/06/1973 in anteprima a New York (in Italia fu proiettato solo il 04/10/1974), rieditato nel 1979, ripresentato al cinema nel 2000 e infine riproposto 40 anni dopo nella stessa data e per un solo giorno - si sono scritti fiumi di inchiostro: articoli di giornale, saggi e studi hanno cercato di sviscerare il film più celebre e di successo di William Friedkin, quello in grado di dare una scossa e una svolta sia al genere sia al cinema tout court (è uno dei più clamorosi incassi di sempre al botteghino ed è da molti ancora considerato il più spaventoso horror di sempre).

Moltissimi sono i retroscena e le curiosità. Alcuni esempi:
- il ruolo della madre di Regan fu proposto a Audrey Hepburn, Anne Bancroft e Jane Fonda, che rifiutarono, sebbene per motivi diversi;
- un giorno il set fu distrutto quasi interamente da un incendio scoppiato chissà come;
- accaddero numerosi incidenti e la morte di otto persone in qualche modo legate alla realizzazione del film; durante le riprese uno dei figli di Miller fu investito da una moto e portato all'ospedale in condizioni gravissime (la disperazione del padre nel film era autentica; il bambino fu successivamente dichiarato fuori pericolo);
- il regista chiese ad un prete che faceva da consulente di eseguire un vero esorcismo, ma questi rifiutò, pensando che ciò avrebbe aumentato la tensione tra i membri del cast; impartì comunque una benedizione;
- per far in modo che il fiato degli attori fosse visibile, la camera da letto fu costruita in una stanza isolata sopra la quale c'erano quattro grosse unità refrigeranti, mentre certe scene furono girate direttamente in una fabbrica di ghiaccio;
- il vomito verde che Regan sputa in faccia a Padre Karras venne realizzato con farina di avena e passata di piselli, quindi spruzzato con un sistema di tubi e pompette;
- nelle scene di esorcismo, furono utilizzati come rumori di sottofondo o di grida, registrazioni di esorcismi effettivamente avvenuti;
- Friedkin non fu la prima scelta come regista: i produttori gli preferivano Stanley Kubrick e John Boorman, ma William Peter Blatty - sceneggiatore e autore del best seller dal quale il film doveva essere tratto - li convinse della scelta del Maestro dopo essere rimasto entusiasta dalla visione di Il Braccio Violento della Legge.

Questi e altri numerosissimi aneddoti hanno contribuito all'aura di film cult e maledetto accostata fin dall'inizio a L'Esorcista.

Ma perché a distanza di tanti anni se ne parla ancora?
Dal punto di vista dello spavento, l'opera risulta un po' superata: 40 anni dopo, non si può certo più affermare che faccia ancora paura; senza contare gli epigoni e gli imitatori che nel frattempo si sono spinti sempre più in là negli effettacci orrorifici, oppure le numerose parodie che hanno sbeffeggiato e dissacrato le scene clou (quelle dell'esorcismo), entrate di diritto nell'iconografia classica del cinema di terrore.

Eppure dopo averla vista si ha ancora un senso di profonda inquietudine.
La tensione è alimentata dalla maestria registica di Friedkin, che - novello Virgilio dietro alla cinepresa - prima ci accompagna nel tranquillo contesto borghese della vita dei protagonisti e poi lo sconvolge con l'irrompere del dolore e del male in un crescendo di drammaticità e angoscia (benché non manchino episodi di humour nero e politicamente scorretto).
Nel director's cut perfino il finale vira al pessimismo.

Ma non è solo questione di tensione.
In L'Esorcista si possono trovare le paure dell'uomo contemporaneo, che teme di dover mettere in dubbio le proprie convinzioni, ma è costretto a ripensarvi col presentarsi di fenomeni che la scienza, eretta a custode dogmatica della verità, non riesce a spiegare.

Ciò che sconvolge, a pensarci, è che un rito che pare tanto arcaico - quello dell'esorcismo per liberare una persona posseduta dal diavolo - è praticato anche ai tempi nostri, che sembrano così permeati di razionalismo: invece, la vicenda è ispirata a fatti realmente accaduti. E non secoli prima!
Minuzioso è stato infatti il lavoro di ricerca sulla materia portato avanti da Blatty e Friedkin, e fondamentale l'apporto dei diversi sacerdoti - alcuni compaiono anche nella pellicola come attori - prestatisi come consulenti.

Ma ciò che il film sembra voler soprattutto sottolineare è la forza salvifica della fede: non semplice superstizione o suggestione, ma un modo di vivere diverso - dove centrali sono la fiducia, la speranza e un affidamento non fatalistico all'amore misericordioso di Dio, nutrimento e ragion d'essere di preghiere e azioni.
La salvezza per sé e per gli altri non è una via semplice, bensì una che vale comunque la pena percorrere - anche se ciò comporta un prezzo da pagare in termini di impegno e sacrifici personali.

Il Male, allora si può vincere, anche quando il compito sembra al di là della nostra portata.
Basta avere fede e saper esorcizzare i propri timori.

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domenica 15 settembre 2013

WILLIAM FRIEDKIN. IL BRACCIO VIOLENTO DELLA LEGGE, LA POLIZIA SI INC***A

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1971
103'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Gene Hackman, Roy Scheider, Fernando Rey, Tony Lo Bianco, Eddie Egan, Sonny Grosso.


Dopo la recensione de Il Salario della Paura, presentato in versione rimasterizzata a Venezia 2013 in occasione del compleanno di William Friedkin (ivi insignito dello strameritato Leone d'Oro alla carriera), continuiamo il nostro speciale sul Maestro tornando indietro di qualche anno.

Siamo all'inizio degli anni 70.
Il nostro, dopo una buona gavetta in televisione, è reduce da un pugno di lungometraggi sperimentali che lo hanno reso un nome noto nei circuiti underground.
Viene notato anche dallo sveglio produttore Philip D'Antoni, che gli propone di dirigere un poliziesco metropolitano, The French Connection; una vera fortuna per il regista, che ha la possibilità di cimentarsi in un genere per lui inusuale (finora).

Il copione, affidato all’esperto Ernest Tidyman - romanziere di Shaft, da cui verrà tratta la celebre pellicola omonima con Richard Roundtree - è ispirato alle vicende di due veri poliziotti, Egan & Grosso, i quali partecipano alle riprese sia come consulenti tecnici sia come attori, in ruoli minori.
New York: il rozzo sbirro "Popeye" Doyle (Hackman), insieme al laconico collega "Cloudy" Russo (Scheider), dà la caccia ad un raffinato trafficante marsigliese (Rey), giunto negli USA per portare a destinazione un importante e ingente carico di droga. La sfida sarà senza esclusione di colpi.

Risultato? 5 premi Oscar, tutti meritatissimi: miglior film, regia (ad oggi la sola statuetta vinta dal Maestro), Hackman attore protagonista, sceneggiatura e montaggio.
Ma insieme ai premi e al successo commerciale arrivano anche le polemiche di parte della critica, che dipinge film e regista come "reazionari": un’accusa idiota che accompagnerà Billy per tutta la carriera, e che dimostra quanto questo autore sia stato e sia tuttora poco capito.

Come abbiamo già visto nel post dedicato a Il Salario della Paura, al nostro interessa realizzare opere il più possibile vicine al reale: non solo verosimili, ma "vere" (non dimentichiamo che Friedkin viene dai documentari).
La vita dei poliziotti è dura e violenta? Allora la finzione deve riprodurre quella durezza e quella violenza, senza filtri o edulcoranti: il personaggio di Popeye - interpretato da un grande Gene Hackman - è razzista e spietato perché sono l’ambiente in cui si muove e il mestiere che fa che lo hanno reso così.

Questa fissazione per il "realismo metropolitano" spiega alcune precise scelte di regia, quali girare totalmente on location (ossia senza l'utilizzo alcuno di set cinematografici), coinvolgere nelle riprese i protagonisti della vicenda originale (il meccanico che nella realtà aiutò Egan e Grosso, tale Irving Abrahams, compare nel ruolo di se stesso) o utilizzare un vero campione di eroina per la scena del test sulla purezza della droga (una sequenza che ricorda quella dei dollari falsi di Vivere e Morire a Los Angeles).

La sequenza più memorabile del film rimane però quella nella quale Doyle rincorre il sicario francese: 10 magistrali minuti senza musica che danno il via ad un’ ideale "trilogia degli inseguimenti", che proseguirà nel succitato Vivere e Morire a Los Angeles, fino a concludersi con Jade.
Notare che le 3 pellicole sono girate in decenni diversi (anni 70, 80 e 90) e ambientate in differenti metropoli (New York, Los Angeles, San Francisco), quasi rappresentassero dei veri e propri "giri di boa" per il regista, continuamente impegnato a superare se stesso e al contempo cimentarsi in qualcosa di nuovo, pur mantenendo il proprio originalissimo stile.

A distanza di oltre 40 anni, Il Braccio Violento della Legge fa ancora scuola, e rappresenta non solo una vetta nell'itinerario artistico di William Friedkin, ma anche uno dei più significativi connubi tra il cinema di genere e quello d'autore.

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giovedì 29 agosto 2013

WILLIAM FRIEDKIN. PERCHE' UNO SPECIALE



Oggi, 29 Agosto 2013, compie gli anni William Friedkin.

Il suo nome dirà forse poco a chi non frequenta assiduamente CINEMA A BOMBA!: dopo averne parlato in parecchi post, abbiamo finalmente deciso di dedicare a questo grande regista uno speciale per festeggiare il meritatissimo Leone d'Oro alla carriera che la Mostra del Cinema di Venezia gli ha attribuito proprio il giorno del suo 78o compleanno.
Per l'occasione verrà presentata altresì una nuova versione di Il Salario della Paura, ambizioso ma sfortunato capolavoro (che non mancheremo di recensire a breve!) il cui insuccesso di pubblico pose fine alla sua vorticosa ascesa verso l'empireo hollywoodiano.

Il nostro era infatti reduce dai trionfi ottenuti da due pellicole che fecero epoca: Il Braccio Violento della Legge (che gli permise di vincere il suo finora unico Oscar, per la regia) e L'Esorcista (uno dei più eclatanti campioni d'incassi di tutti i tempi).
Nulla sembrava in grado di fermarlo.

Friedkin non riuscirà più, invece, a replicare i fasti delle sue opere più famose.
Un vero peccato, perché un film come Vivere e Morire a Los Angeles - rivalutato in ritardo dalla critica - avrebbe meritato una sorte più benigna.
Nonostante ciò, il Maestro è recentemente tornato a far parlare di sé con un noir provocatorio e immaginifico, che col passare del tempo sta assurgendo sempre più allo status di cult: Killer Joe, presentato in concorso a Venezia nel 2011.

Col riaccendersi delle luci della ribalta e sull'onda dell'entusiasmo, il cineasta di Chicago si è scatenato: oltre al riconoscimento che riceverà al Lido e al ritorno nelle sale di Il Salario della Paura in versione rimasterizzata, egli ha dato alle stampe la sua autobiografia (The Friedkin Connection - gioco di parole col titolo originale di Il Braccio Violento della Legge, cioé The French Connection; in Italia esce oggi con il modesto titolo Il Buio e la Luce) e sta lavorando ad un nuovo film - Trapped - con Demián Bichir.

Insomma, Hurricane Billy - com'è chiamato per il suo carattere turbolento - sta tornando alla grande, e dopo aver gigioneggiato in occasione della sua ultima apparizione sul red carpet del Lido (ricordate il simpatico siparietto che ha fatto con noi della redazione di CINEMA A BOMBA! due anni fa?), promette ancora sicuro spettacolo.
Vai così, Maestro!

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