CINEMA A BOMBA!

giovedì 23 luglio 2026

I CLASSICI: JAY KELLY, LUCI DELLA RIBALTA SU CLOONEY (E SANDLER)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2025
132'
Regia: Noah Baumbach
Interpreti: George Clooney, Adam Sandler, Laura Dern, Billy Crudup, Jim Broadbent, Patrick Wilson, Isla Fisher, Greta Gerwig, Emily Mortimer, Sadie Sandler.


Il personaggio del titolo è un attore famoso, ma in piena crisi esistenziale (Clooney): il suo mentore (Broadbent) è morto, il suo manager storico (Sandler) fatica a stargli dietro e pure la sua publicist (Dern) dà segni di insofferenza.

Nel tentativo di non perdere anche il rapporto con la figlia adolescente, Jay la segue in Europa, prima in Francia e poi in Italia, con la scusa di una rassegna organizzata in suo onore...


Presentata in anteprima alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, questa pellicola è stata ampiamente strombazzata come la prima collaborazione tra due dei divi più amati e conosciuti di Hollywood: George Clooney e Adam Sandler.

Una mossa che non sembra aver scaldato i critici più di tanto: dal Lido è tornata a mani vuote, dai più recenti Golden Globe pure e degli Oscar è meglio tacere (zero candidature).

Eppure, un duetto formato dall'attore-regista di Le Idi di Marzo e dal comico di Un Tipo Imprevedibile poteva funzionare. E infatti - a nostro parere, almeno - funziona.
Anzi, le performance del cast sono il fiore all'occhiello di un'opera altrimenti un po' trascurabile.

Baumbach è uno sceneggiatore di qualche merito (vedere i copioni che ha firmato per Wes Anderson), ma un regista di comprovata medietà.
Il fatto che qui abbia firmato forse il proprio capolavoro è dovuto principalmente ad un gruppo di attori in grande spolvero.

Clooney è sempre Clooney: dà l'impressione di interpretare un protagonista molto diverso dal reale se stesso, ma infondendogli quell'irresistibile simpatia canagliesca che è il proprio marchio di fabbrica e che rende il personaggio molto meno sgradevole di quanto avrebbe potuto risultare.

Però Sandler, che negli ultimi anni si sta reinventando attore drammatico, lo batte ai punti con una prova ammirevolmente intensa e misurata.
Questa è la sua migliore interpretazione da Hustle ad oggi.

Gli altri sono poco più che comprimari, ma di lusso: dalla Laura Dern di Jurassic Park alla Emily Mortimer - anche co-sceneggiatrice - che ricordiamo in Notting Hill, benché probabilmente il cammeo più efficace sia quello di Jim Broadbent che imita il compianto filmmaker Peter Bogdanovich.

Al netto delle incertezze registiche sul tono, Jay Kelly è un film che affronta con un certo garbo temi delicati e attuali: l'egocentrismo della società contemporanea, gli effetti collaterali della fama, l'instabilità affettiva, l'impossibilità di cambiare il passato.

Una commedia drammatica in cui il sostantivo pesa meno dell'aggettivo, ma che si chiude con una nota se non positiva quantomeno di speranza.
E il regista dovrebbe fare una statua a George e Adam.


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mercoledì 28 maggio 2025

CANNES 2025. SIC TRANSIT GLORIA?

Dall'alto: Jafar Panahi con la Palma d'Oro; la sempre splendida Juliette Binoche, Presidente della Giuria; Robert De Niro mentre riceve il premio alla carriera da Leonardo DiCaprio.


La 78a edizione del Festival di Cannes, come visto sabato, è stata vinta dall'iraniano Yek tasādof-e sāde, che tradotto significa "un semplice incidente" (per l'elenco completo dei premiati cliccate qui).

Un'opera coraggiosa in cui il regista Jafar Panahi denuncia le atrocità del regime di Teheran, e che è arrivata alla Palma d'Oro battendo pellicole più in vista come quelle di Wes Anderson (la commedia spionistica La Trama Fenicia) e Richard Linklater (Nouvelle Vague, tributo meta e un po' ruffiano al cinema transalpino).

Basterà per conquistare anche... gli Oscar?
Domanda apparentemente fuori contesto, ma in effetti legittima: da qualche anno a questa parte l'Academy sembra guardare (anche) alle grandi kermesse europee.

Proprio a Cannes un anno fa Anora di Sean Baker conquistò la Croisette, per poi trionfare alla Notte delle Stelle lo scorso febbraio; alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2021 Jane Campion venne premiata per la miglior regia con Il Potere del Cane e ottenne pochi mesi dopo la statuetta nella medesima categoria; il coreano Bong Joon-ho vinse l'Oscar nel 2020 con Parasite dopo essersi accaparrato la Palma d'Oro l'anno precedente; idem Guillermo del Toro, che grazie a The Shape of Water prima si portò a casa il Leone d'Oro e dopo l'Oscar (2017-2018).

Succederà la stessa cosa quest'anno? Improbabile, ma non impossibile, dati i precedenti.
Dopo un'edizione in cui gli Stati Uniti sono rimasti un po' ai margini (nessun premio, tranne quelli alla carriera per Denzel Washington e Robert De Niro) chissà che al prossimo giro non sia un film persiano a sbancare gli Academy Award.

E se la gloria di Hollywood passasse di nuovo da un festival?


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domenica 25 maggio 2025

CANNES 2025. I VINCITORI

Il regista Jafar Panahi con la Palma d'Oro. 


A vincere la 78a edizione del Festival di Cannes è stato il regista iraniano Jafar Panahi col suo film clandestino Yek tasādof-e sāde (traduzione letterale: "un semplice incidente").

Premiati dalla giuria capitanata da Juliette Binoche troviamo anche - tra gli altri - il divo brasiliano Wagner Moura (sì, quello di Tropa de Elite e Civil War) e gli immancabili fratelli belgi Dardenne.

In attesa del nostro consueto post di commento, leggete qui sotto l'elenco completo dei vincitori e fateci sapere che cosa ne pensate!


Palma d'Oro: Yek tasādof-e sāde, regia di Jafar Panahi (Iran)

Grand Prix Speciale della Giuria (premio per l'opera più originale o innovativa): Affeksjonsverdi, regia di Joachim Trier (Norvegia, Francia, Germania, Danimarca, Svezia)

Prix de la mise en scène (premio per la migliore regia): O agente secreto, regia di Kleber Mendonça Filho (Brasile, Francia)

Prix du scénario (premio per la migliore sceneggiatura): Jean-Pierre e Luc Dardenne per Jeunes Mères (Belgio)

Prix d'interprétation féminine (premio per la migliore attrice): Nadia Melliti per La Petite Dernière (Francia)

Prix d'interprétation masculine (premio per il migliore attore): Wagner Moura per O agente secreto (Brasile, Francia)

Premio della Giuria: In die Sonne schauen, regia di Mascha Schilinski (Germania) ex aequo con Ṣirāṭ, regia di Óliver Laxe (Spagna)

Palma d'Oro onoraria: Denzel Washington e Robert De Niro.


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martedì 13 maggio 2025

CANNES 2025. FILM IN E FUORI CONCORSO

(La locandina ufficiale del 78° Festival di Cannes). 


È di nuovo periodo di festival!
O meglio: è di nuovo il periodo del Festival per eccellenza, la seconda kermesse cinematografica più importante d'Europa.

Surclassato ormai da tempo dalla Mostra del Cinema di Venezia firmata Antonio Barbera, l'evento gestito dall'eterno direttore artistico Thierry Frémaux tenterà anche quest'anno di riprendersi la scena.

Quantomeno potrebbe rivelarsi di nuovo profetico: 12 mesi fa vennero incensati due film - Anora (Palma d'Oro) e Emilia Pérez (Premio della Giuria) - che poi sarebbero stati tra i protagonisti degli ultimi Oscar (in positivo e in negativo, rispettivamente).

Quest'anno sarà di nuovo così?
Presto per dirlo, ma scorrendo l'elenco delle opere in concorso ne troviamo alcune piuttosto interessanti (sulla carta).

In ordine sparso, ci sono: il western contemporaneo Eddington, con l'ex Joker Joaquin Phoenix contro il "romano" Pedro Pascal; il thriller Die My Love con l'inedita coppia formata da Jennifer Lawrence (Mystica degli X-Men) e Robert Pattinson (alias The Batman); il drammatico Alpha diretto dalla bionda Julia Ducournau (già palmadorata nel 2021 grazie al controverso Titane).

Soprattutto, sono presenti le ultime fatiche di due dei più grandi cineasti indipendenti contemporanei: Nouvelle Vague di Richard Linklater e La Trama Fenicia di Wes Anderson.
La prima è un metafilm sulla lavorazione dell'immortale Fino all'Ultimo Respiro di Godard; la seconda è una commedia di spionaggio con protagonisti - tra gli altri - Benicio del Toro, Bill Murray e Scarlett Johansson.

E a proposito dell'ex Vedova Nera, il suo esordio alla regia Eleonor the Great guida la selezione di Un Certain Regard.
Ma occhio ad un'altra esordiente, ovvero l'ex vampira Kristen Stewart che dirige il biografico The Chronology of Water.

Nelle altre categorie spuntano il nuovo Mission Impossible con l'immarcescibile Tom Cruise e il premio Oscar Spike Lee che in Highest 2 Lowest torna a lavorare con Denzel Washington, oltre ad Ethan Coen che con la commedia Honey Don't! sarà "orfano" del fratello Joel.

In attesa di scoprire chi verrà premiato e/o farà più scalpore, trovarte qui sotto l'elenco completo dei film in programma!


CONCORSO
Affeksjonsverdi, regia di Joachim Trier (Norvegia, Francia, Germania, Danimarca, Svezia)
O agente secreto, regia di Kleber Mendonça Filho (Brasile, Francia)
Alpha, regia di Julia Ducournau (Francia)
Die, My Love, regia di Lynne Ramsay (Stati Uniti d'America)
Dossier 137, regia di Dominik Moll (Francia)
Dva prokourora, regia di Serhij Loznycja (Paesi Bassi, Francia, Lettonia, Romania, Lituania)
Eagles of the Republic, regia di Tarik Saleh (Svezia, Danimarca, Francia)
Eddington, regia di Ari Aster (Stati Uniti d'America)
In die Sonne schauen, regia di Mascha Schilinski (Germania)
Fuori, regia di Mario Martone (Italia, Francia)
The History of Sound, regia di Oliver Hermanus (Regno Unito, Stati Uniti d'America)
Jeunes Mères, regia di Jean-Pierre e Luc Dardenne (Belgio)
Kuángyě shídài, regia di Bi Gan (Cina, Francia)
The Mastermind, regia di Kelly Reichardt (Stati Uniti d'America)
Nouvelle Vague, regia di Richard Linklater (Francia)
La Petite Dernière, regia di Hafsia Herzi (Francia)
Renoir, regia di Chie Hayakawa (Giappone, Indonesia, Filippine)
Romería, regia di Carla Simón (Spagna, Germania)
Ṣirāṭ, regia di Óliver Laxe (Spagna)
La Trama Fenicia (The Phoenician Scheme), regia di Wes Anderson (Stati Uniti d'America)
Yek tasādof-e sāde, regia di Jafar Panahi (Iran)
Zan o bačče, regia di Sa'id Rustayi (Iran)

UN CERTAIN REGARD
ʿĀʾisha lam taod qādira ʿalā al-ṭayarān, regia di Morad Mostafa (Egitto, Tunisia)
The Chronology of Water, regia di Kristen Stewart (Francia, Lettonia, Stati Uniti d'America)
La città di pianura, regia di Francesco Sossai (Italia)
Eleanor the Great, regia di Scarlett Johansson (Stati Uniti d'America)
Homebound, regia di Niraj Ghevan (India)
L'Inconnu de la Grande Arche, regia di Stéphane Demoustier (Francia, Danimarca)
Kāna yāmā kān fī Ghazza, regia di Arab e Tarzan Nasser (Palestina, Francia, Germania, Portogallo, Giordania)
Karavan, regia di Zuzana Kirchnerová (Repubblica Ceca, Slovacchia, Italia)
Love Me Tender, regia di Anna Cazavena Cambet (Francia)
Météors, regia di Hubert Charuel (Francia)
La misteriosa mirada del flamenco, regia di Diego Céspedes (Cile, Francia, Germania, Belgio)
My Father's Shadow, regia di Akinola Davies Jr. (Nigeria, Irlanda, Regno Unito)
Pillion, regia di Harry Lighton (Regno Unito)
The Plague, regia di Charlie Polinger (Stati Uniti d'America)
Un poeta, regia di Simón Mesa Soto (Colombia, Germania, Svezia)
O riso e a faca, regia di Pedro Pinho (Portogallo, Brasile, Francia, Romania)
Samāʾ bilā ʾarḍ, regia di Erige Sehiri (Tunisia, Francia, Egitto)
Testa o croce, regia di Matteo Zoppis e Alessio Rigo de Righi (Italia, Francia)
Tōi yama-nami no hikari, regia di Kei Ishikawa (Giappone)
Urchin, regia di Harris Dickinson (Regno Unito)

FUORI CONCORSO
13 jours, 13 nuits, regia di Martin Bourboulon (Francia)
La Femme la plus riche du monde, regia di Thierry Klifa (Francia, Belgio)
Highest 2 Lowest, regia di Spike Lee (Stati Uniti d'America)
Mission: Impossible-The Final Reckoning, regia di Christopher McQuarrie (Stati Uniti d'America)
Partir un jour, regia di Amélie Bonnin (Francia) - film d'apertura
La Venue de l'avenir, regia di Cédric Klapisch (Francia, Belgio)
Vie privée, regia di Rebecca Zlotowski (Francia)

CANNES PREMIÈRE
Amrum, regia di Fatih Akın (Germania)
Ástin sem eftir er, regia di Hlynur Pálmason (Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Svezia)
Connemara, regia di Alex Lutz (Francia)
Ma Frère, regia di Lise Akoka e Romane Guéret (Francia)
Magalhães, regia di Lav Diaz (Filippine, Spagna, Portogallo)
La ola, regia di Sebastián Lelio – documentario (Cile)
Orwell: 2+2=5, regia di Raoul Peck – documentario (Belgio, Stati Uniti)
Ren'ai saiban, regia di Kōji Fukada (Giappone, Francia)
Splitsville, regia di Michael Angelo Covino (Stati Uniti d'America)
Das Verschwinden des Josef Mengele, regia di Kirill Serebrennikov (Francia, Germania, Regno Unito, Spagna)

PROIEZIONI SPECIALI
Amélie et la Métaphysique des tubes, regia di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han Jin Kuang (Francia)
Arco, regia di Ugo Bienvenu (Francia)
Bono: Stories of Surrender, regia di Andrew Dominik – documentario (Stati Uniti d'America)
Dites-lui que je l'aime, regia di Romane Bohringer (Francia)
Mama, regia di Or Sinai (Israele, Polonia, Italia)
Marcel et Monsieur Pagnol, regia di Sylvain Chomet (Francia)
Qui brille au combat, regia di Joséphine Japy (Francia)
The Six Billion Dollar Man, regia di Eugene Jarecki – documentario (Stati Uniti d'America, Germania, Francia)

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
Dalloway, regia di Yann Gozlan (Francia)
Exit 8, regia di Genki Kawamura (Giappone)
Fēnglín huǒshān, regia di Juno Mak (Hong Kong)
Honey Don't!, regia di Ethan Coen (Stati Uniti, Regno Unito)
Le Roi Soleil, regia di Vincent Maël Cardona (Francia)


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martedì 22 ottobre 2024

GLI INEDITI: C.A.T. SQUAD + C.A.T. SQUAD-PYTHON WOLF, VIVERE E MORIRE A MONTREAL

(Clicca sulle locandine per vedere i due film) 

C.A.T. SQUAD
USA, 1986
97'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Joe Cortese, Jack Youngblood, Steve James, Patricia Charbonneau, Eddie Velez, Bradley Whitford.

C.A.T. SQUAD: PYTHON WOLF
USA, 1988
93'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Joe Cortese, Jack Youngblood, Steve James, Deborah Van Valkenburgh, Miguel Ferrer.


Come sa già chi conosce la sua opera o legge abitualmente il nostro blog, William Friedkin - uno dei Grandi della storia del cinema - era nato professionalmente come documentarista per la tv.
Medium che il nostro non disprezzò mai, neppure dopo il passaggio trionfale al grande schermo, e al quale occasionalmente tornò.

I risultati di tale "ritorno alle origini" furono altalenanti (andate a rileggervi questa doppia recensione!), ma in alcuni casi meritano una rivisitazione.
I due lungometraggi che vi presentiamo oggi - trasmessi solo in USA e inediti in Italia - appartengono a questa categoria.


C.A.T. Squad

Un gruppo di scienziati che sta lavorando a un progetto segreto per la Difesa americana viene decimato da un misterioso killer.
Per proteggere i pochi ancora in vita viene allestita una squadra speciale anti-terrorismo (C.A.T. sta per Counter-Assault Tactical)...

Squadra che vince non si cambia: Billy riassembla lo stesso team del capolavoro Vivere e Morire a Los Angeles, un anno più tardi.
Contributi tecnici di altissimo livello: dallo sceneggiatore ex-poliziotto Gerald Petievich all'operatore Bob Yeoman (futuro DP di fiducia di Wes Anderson), passando per il fido montatore Bud Smith.

Nonostante un uso ingombrante delle musiche del 2 volte premio Oscar Ennio Morricone (ricilate da Il Mio Nome è Nessuno), il film è un buon esempio di poliziesco anni 80 che non ha nulla da invidiare a produzioni coeve come Miami Vice.

Ma diversamente dalla serie ideata dall'amico/rivale Michael Mann, Friedkin rinuncia a qualsiasi componente glamour in favore di quel "realismo metropolitano" che è sempre stato il suo marchio di fabbrica.

Girato a Montréal con attori semisconosciuti (nel cast ci sono l'ex giocatore di football Youngblood e un giovane Whitford, quello di Get Out e Godzilla: King of the Monsters), questa prima parte del dittico si distingue per un paio di riuscite scene di azione che portano le chiare impronte del Maestro.


C.A.T. Squad: Python Wolf

La squadra di superagenti stavolta è alle prese con un gruppo di estremisti sudafricani che contrabbandano plutonio.
I nostri dovranno tra l'altro salvare uno dei propri membri che è stato catturato dal nemico...

Ritorna la colonna sonora del mitico Ennio e il regista firma il copione insieme al solito Petievich, affiancati per l'occasione dal romanziere e sceneggiatore Robert Ward (Hill Street Blues, Miami Vice).

Le novità sono rappresentate da una parte del cast (uno dei cattivi è il Ferrer di Twin Peaks) e dall'atmosfera più vicina a Top Gun che a Vivere e Morire a Los Angeles.

Di nuovo girato a Montréal, è un seguito nel complesso inferiore all'originale, ma la mano del Maestro ogni tanto affiora.


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sabato 15 giugno 2024

I CLASSICI: PADDINGTON + PADDINGTON 2, UN ORSETTO AL SERVIZIO DI SUA MAESTÀ

(Clicca sulle locandine per vedere i due trailer) 

PADDINGTON
UK/Francia, 2014
95'
Regia: Paul King
Interpreti: Nicole Kidman, Hugh Bonneville, Sally Hawkins, Julie Walters, Jim Broadbent, Michael Bond.
Voci originali: Ben Whishaw, Imelda Staunton, Michael Gambon.

PADDINGTON 2
UK/Francia/Lussemburgo, 2017
104'
Regia: Paul King
Interpreti: Hugh Grant, Hugh Bonneville, Sally Hawkins, Julie Walters, Jim Broadbent, Brendan Gleeson.
Voci originali: Ben Whishaw, Imelda Staunton, Michael Gambon.


Paddington è il corrispettivo oltreatlantico di Curioso come George?
Non esattamente, non solo.
È molto, molto di più.

Come la scimmietta creata dal disegnatore americano H.A. Rey, anche l'orsetto ideato dallo scrittore britannico Michael Bond è il popolarissimo protagonista di una storica e longeva serie di libri illustrati per bambini da cui sono stati tratti film, serie tv, giocattoli e merchandise di vario genere.

Ma l'impatto culturale che il secondo ha avuto e tuttora ha - almeno in patria - è assai maggiore.
Paddington, che prende il nome dall'omonima stazione ferroviaria di Londra, è diventato un simbolo per gli abitanti del Regno Unito, un sinonimo di britishness tanto quanto Mary Poppins o Harry Potter.

Il riferimento al maghetto più famoso del mondo non è casuale: lo stesso produttore degli adattamenti cinematografici dei romanzi di J.K. Rowling - David Heyman - ha infatti finanziato il dittico di lungometraggi che vi presentiamo qui sotto.
Scriveteci nei commenti quale dei due preferite e perchè!


Paddington

Emigrato dal "profondo Perù", un orsetto parlante molto educato e goloso di marmellata (Whishaw) si ritrova alla stazione londinese di Paddington, dove viene adottato dai Brown.
Lui e la sua nuova famiglia se la dovranno però vedere con una tassidermista tanto bella quanto malvagia (Kidman)...

Realizzare finalmente un adattamento in live action che accontentasse tanto i fan della prima ora quanto i neofiti era un'impresa improba.
Ma Paul King, sceneggiatore e regista, ce l'ha fatta: il suo è un pet project il cui risultato ha premiato gli sforzi.

Effetti speciali ottimi, storia e dialoghi divertenti, ritmo lesto: non c'è niente che non funzioni in questo bel film per famiglie.
Notevoli la fotografia e le scenografie, stilisticamente affini a quelle di Wes Anderson (si veda ad esempio la casa a più piani dei Brown).

In un cast molto ben scelto spiccano il massiccio Bonneville, l'amorevole Hawkins (futuro premio Oscar con The Shape of Water) e soprattutto un' insolita Kidman coi capelli a caschetto.
Occhio al cammeo "alla Stan Lee" dell'autore dei libri originali, Michael Bond (è l'anziano nel pub che saluta Paddington alzando il boccale).

Consigliamo la visione in lingua originale: quella italiana ha il protagonista malamente doppiato (lo stesso problema, ad esempio, di DC League of Super-Pets, ricordate?).
Oppure guardatela in ucraino, così da poter ascoltare il nostro orsetto con la voce del... presidente Zelensky!


Paddington 2

Ormai integratosi a Londra, Paddington si mette a fare qualche lavoretto così da guadagnare abbastanza soldi per comprare un libro illustrato da regalare a zia Lucy (Staunton).
Peccato che proprio su quel volume abbia messo gli occhi anche un attore in declino senza scrupoli (Grant)...

Può un seguito essere migliore dell'originale? Raro, ma può accadere.
Di certo questo è il giudizio emerso da Rotten Tomatoes, sito-aggregatore di recensioni considerato tra i più influenti del settore: Paddington 2 è la pellicola in assoluto col punteggio più alto!

Nel complesso condividiamo: se non addirittura superiore, questa secondo film è quantomeno all'altezza del precedente.
Guardandolo si ride, ci si commuove, ci si appassiona alle funamboliche scene d'azione (ottimo il finale sul treno), ci si sbalordisce per il realismo degli effetti digitali.

Per quanto riguarda il cast, Bonneville ha stavolta un ruolo più defilato, mentre in una virtuale sfida tra new entry il burbero Gleeson de Gli Spiriti dell'Isola batte ai punti l'azzimato Hugh Grant di Notting Hill.

Decidete voi quali dei due capitoli preferite e scrivetelo nei commenti.
Come avrete capito... noi adoriamo entrambi!


[PS: ovviamente, oltre ai lungometraggi di cui sopra, tra le apparizioni del nostro orsetto bisogna annoverare anche il divertente corto con la defunta Regina Elisabetta, di cui abbiamo scritto un paio di anni fa. Andate a rileggervi la recensione!]


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mercoledì 13 marzo 2024

OSCAR 2024. HOLLYWOOD SI INCHINA AL MIGLIORE

Dall'alto: Christopher Nolan (a destra) viene premiato nientemeno che da Steven Spielberg; Cillian Murphy con l'Oscar vinto come miglior attore protagonista; Robert Downey Jr. bacia la statuetta conquistata come miglior attore non protagonista.


Come pronosticato da molti (tra gli altri, anche da noi), è stata la grande notte di Christopher Nolan.

Il suo Oppenheimer è stato il trionfatore assoluto e annunciato di questa 96a edizione degli Oscar - invero ben avara di colpi di scena - con ben 7 statuette: film, regia, attore protagonista (Cillian Murphy: finalmente!), attore non protagonista (l'ex Iron Man Robert Downey Jr., strameritata), fotografia (Hoyte van Hoytema, al suo primo Academy Award), montaggio (Jennifer Lame), colonna sonora (Ludwig Göransson).

A proposito del premio per il montaggio: a presentarlo è stata la coppia Danny DeVito-Arnold Schwarzenegger, già protagonisti del film I Gemelli di Ivan Reitman e accomunati anche dal fatto di aver impersonificato due acerrimi nemici di Batman.
I due hanno ricordato la coincidenza sul palco coinvolgendo in una divertente gag nientemeno che Michael Keaton, già Giustiziere Mascherato per Tim Burton e recentemente tornato nel ruolo in The Flash.

È stato uno degli highlight della serata (e ha già generato una copiosa quantità di meme), ma la presenza del divo - protagonista di un nostro fortunato Speciale - ci ha fatto subito venire in mente la sua mancata vittoria di 9 anni fa per Birdman e la sua faccia delusa al momento della proclamazione di Eddie Redmayne (per La Teoria del Tutto).

Chissà come si sarà sentita anche la povera Lily Gladstone, che già pregustava la prima storica vittoria di una nativa americana in una categoria recitativa, ma che si è dovuta arrendere ad una eccezionale Emma Stone, premiata per il controverso Povere Creature (vincitore del Leone d'Oro a Venezia, come ricorderete).

Questa non era proprio nottata per Martin Scorsese e il suo pur ottimo Killers of the Flower Moon: 10 nomination, neanche un riconoscimento.
Dire che il rapporto tra Martin Scorsese e Hollywood sia complicato è usare un eufemismo...

Chi sta godendo invece di un buon credito è Yorgos Lanthimos: i suoi lavori sono piuttosto ostici per il grande pubblico, ma la critica e i giurati dell'Academy lo adorano.
E così la sua ultima opera si è portata a casa ben 4 statuette: oltre a quella per Stone, anche per scenografia, trucco e costumi (con il presentatore John Cena con una mise praticamente adamitica... forse l'episodio più cringe della serata).

Un altro vincitore è stato Wes Anderson, premiato per La Meravigliosa Storia di Henry Sugar.
L'eccentrico cineasta texano è considerato, insieme proprio a Nolan, uno dei più originali e interessanti autori dell'ultimo ventennio; curioso che domenica anche lui abbia avuto la propria consacrazione... ma per un cortometraggio.

Sorride anche Billie Eilish, che a soli 22 anni è già al secondo Oscar (il primo l'aveva conquistato due anni fa per il film di 007 No Time to Die), ma Ryan Gosling le ha rubato la scena con un'istrionica esibizione di I'm just Ken (con Slash dei Guns n' Roses alla chitarra), unico riconoscimento ottenuto da Barbie.
La pellicola dedicata alla celebre bambola è stata la vera grande sconfitta della serata, altro che "Barbenheimer": Nolan ha battuto Gerwig 7 a 1.

Notevole il riconoscimento per la miglior sceneggiatura andato al francese Anatomia di una Caduta, già Palma d'Oro allo scorso Festival di Cannes, mentre hanno messo d'accordo tutti sia la vittoria del maestro giapponese Hayao Miyazaki, che ha soffiato l'Oscar per il miglior film animato al pur bellissimo e quotato Spider-Man: Across the Spider-Verse, sia quella dell'osannato Godzilla: Minus One (migliori effetti speciali).

In una serata di frivolezze hanno fatto riflettere le parole di Mstyslav Černov, primo ucraino premiato nella storia dell'Academy, che ha portato alla ribalta il dramma del suo popolo con il potente documentario 20 days in Mariupol, e di Jonathan Glazer, regista di The Zone of Interest (miglior film straniero e miglior sonoro), che ha parlato dell'attualità della guerra in Medio Oriente.

Ma il dettaglio più importante di questa Notte delle Stelle è il fatto che l'Academy abbia lasciato da parte il politically correct che troppe volte aveva contaminato i verdetti delle scorse edizioni, premiando invece la qualità artistica, come dovrebbe essere sempre.

Complimenti a Nolan, agli interpreti e a tutti i tecnici responsabili di Oppenheimer.
Per una volta, ha vinto davvero il migliore.


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giovedì 8 febbraio 2024

OSCAR 2024. NOMINATION: DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

Dall'alto, scene da: La meravigliosa storia di Henry Sugar di Wes Anderson; War is over! Inspired by the Music of John & Yoko; 20 days in Mariupol; The Last Repair Shop





Inziamo il nostro dodicesimo Speciale Oscar!

E come di consueto lo inauguriamo con le categorie ingiustamente più bistrattate nella Notte delle Stelle: quelle relative ai documentari e ai cortometraggi.

Ma attenzione! Dalle retrovie potrebbe arrivare un momento storico: dopo ben 7 nomination andate a vuoto potrebbe vincere il suo primo Oscar uno dei registi viventi più famosi e inimitabili.

Eh sì, questo potrebbe essere il momento giusto per Wes Anderson: ci era andato vicino con l'acclamato Grand Budapest Hotel, e ora nella categoria del miglior cortometraggio il suo delizioso La meravigliosa storia di Henry Sugar parte con i favori del pronostico.

Anche per l'assenza di quello che era accreditato alla vigilia come il suo più insidioso contendente: Strange way of life di Pedro Almodóvar con Pedro Pascal e Ethan Hawke, infatti, non è riuscito a entrare clamorosamente nella cinquina dei finalisti, così come Le pupille di Alice Rohrwacher.

A proposito di assenze, nelle altre categorie fanno rumore quelle di Once upon a studio e Still: A Michael J. Fox Movie.

Il primo è un cortometraggio animato che celebra e omaggia i cento anni della Disney e in 10 minuti scarsi presenta più di 500 personaggi dei cartoon della celebre casa di produzione in animazione tradizionale, grafica computerizzata e live-action.

Lo di dava per sicuro vincente come miglior cortometraggio d'animazione, ma anche in questo caso non è arrivata neppure la nomina.

Il secondo è il documentario che poteva sparigliare le carte di una categoria sempre molto equilibrata e che quest'anno è molto internazionale (neppure un'opera statunitense in lizza!), ma l'emozionante storia del divo di Ritorno al futuro non ce l'ha fatta.

Considerando il fatto che la categoria del miglior cortometraggio documentario solitamente propone grandi storie in pochi minuti ma spesso non presenta grossi nomi e che quelle del miglior documentario e del miglior cortometraggio di animazione non hanno un sicuro front-runner, vi invitiamo a cercare, scoprire e godervi i film nominati: potrebbe spuntarla chiunque e voi potreste dire "Ehi, ho visto un documentario/corto che ha vinto l'Oscar. Non era niente male!"


Miglior documentario

Bobi Wine: The People's President, regia di Moses Bwayo e Christopher Sharp
The Eternal Memory, regia di Maite Alberdi
Four Daughters (Les Filles d'Olfa), regia di Kaouther Ben Hania
To Kill a Tiger, regia di Nisha Pahuja
20 Days in Mariupol, regia di Mstyslav Černov


Miglior cortometraggio documentario

The ABCs of Book Banning, regia di Trish Adlesic, Nazenet Habtezghi e Sheila Nevins
The Barber of Little Rock, regia di John Hoffman e Christine Turner
Island in Between, regia di S. Leo Chiang
The Last Repair Shop, regia di Kris Bowers e Ben Proudfoot
Nǎi Nai & Wài Pó, regia di Sean Wang


Miglior cortometraggio

The After, regia di Misan Harriman
Invincible, regia di Vincent René-Lortie e Samuel Caron
Knight of Fortune, regia di Lasse Lyskjær Noer
Red, White and Blue, regia di Nazrin Choudhury e Sara McFarlane
La meravigliosa storia di Henry Sugar (The Wonderful Story of Henry Sugar), regia di Wes Anderson, con Benedict Cumberbatch, Ralph Fiennes, Dev Patel, Ben Kingsley, Richard Ayoade


Miglior cortometraggio d'animazione

Letter to a Pig, regia di Tal Kantor
Ninety-Five Senses, regia di Jared Hess e Jerusha Hess
Our Uniform, regia di Yegane Moghaddam
Pachyderme, regia di Stéphanie Clément
War is over! Inspired by the Music of John & Yoko, regia di Dave Mullins


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sabato 3 febbraio 2024

I CORTI: LA MERAVIGLIOSA STORIA DI HENRY SUGAR, L'UOMO CHE VEDEVA SENZA OCCHI


(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA/Regno Unito, 2023
41'
Regia: Wes Anderson
Interpreti: Benedict Cumberbatch, Ben Kingsley, Ralph Fiennes, Dev Patel, Richard Ayoade, David Gant.


Lo scrittore Roald Dahl (Fiennes) racconta di come è venuto a conoscenza della straordinaria storia di Henry Sugar (Cumberbatch), uno scapolo ricco, egoista, debosciato e annoiato che scommetteva al gioco e barava con nonchalance.

Un giorno questo trovò un quadernetto appartenuto ad un medico (Patel) contenente appunti sul caso di un tal Imdad Khan (Kingsley), un indiano in grado di vedere senza utilizzare gli occhi.

Colpito da questa singolare abilità, Sugar si mise così a leggere avidamente le note per cercare di capire come riuscire ad emulare l'uomo e come poter sfruttare la cosa a proprio vantaggio.


Colori dai toni vivaci e saturi molto Anni Settanta, una cura maniacale nei dettagli, una costruzione quasi teatrale e scenica delle inquadrature, ricche di particolari e dettagli; uno stile ironico, surreale, caratterizzato da ampi campi visivi, personaggi fuori dal tempo che si muovono e agiscono come in un film muto di cent'anni fa; un tocco antiquato alla Guido Gozzano e naïf alla Henry Rousseau-il Doganiere che trasfigura in modo fiabesco anche situazioni drammatiche e malinconiche.

Non c'è dubbio che Wes Anderson sia uno dei registi più originali, innovativi e riconoscibili di Hollywood.

Chi ha visto Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel generalmente non ha poi difficoltà a riconoscere la mano dello stesso autore nelle opere successive.

Come succederà sicuramente con questo cortometraggio, La meravigliosa storia di Henry Sugar, tratto proprio dall'omonimo racconto dello scrittore per l'infanzia inglese Roald Dahl e presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia 2023.

Anderson stuzzica il pubblico, facendo rompere ai personaggi la cosiddetta quarta parete (si dice "rompere la quarta parete" quando gli attori sono consapevoli di essere guardati e si rivolgono direttamente agli spettatori, coinvolgendoli. NDR), tra vivaci cambiamenti di scenografie, fondali, trucco.

E gioca inserendo piccoli particolari sullo sfondo, facendo passare gli attori da un personaggio all'altro e narrando una storia di redenzione a lieto fine priva stavolta persino di quelle piccole punte di malizia e "cattiveria" (quasi bonaria, se vogliamo usare un ossimoro) che si percepiscono nei suoi lavori precedenti.

In questi gradevoli 40 minuti scarsi c'è tanto Wes Anderson - e un Wes Anderson in gran forma, pieno di inventiva, creatività, voglia di stupire.

Quel bambino che fantasticava sui libri di Roald Dahl ora si diverte a fare film.


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mercoledì 13 settembre 2023

VENEZIA 2023. LA MOSTRA COGLIE LANTHIMOS

Dall'alto: Yorgos Lanthimos ritira il Leone d'Oro; Matteo Garrone premiato come miglior regista; Cailee Spaeny con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile; Peter Sarsgaard con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile. 




Leone d'oro al miglior film: Povere creature! (Poor Things), regia di Yorgos Lanthimos

Leone d'argento - Gran Premio della giuria: Aku wa sonzai shinai-Il male non esiste, regia di Ryūsuke Hamaguchi

Leone d'argento - Premio speciale per la regia: Matteo Garrone per Io capitano

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Peter Sarsgaard per Memory

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Cailee Spaeny per Priscilla

Premio Osella per la migliore sceneggiatura: Guillermo Calderón e Pablo Larraín per El Conde

Premio speciale della giuria: Zielona granica, regia di Agnieszka Holland

Premio Marcello Mastroianni: Seydou Sarr per Io capitano


Questi sono i premi assegnati nella selezione ufficiale dell'80a edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

La giuria capitanata da Damien Chazelle ha voluto omaggiare con il riconoscimento più ambito un autore che in pochi anni si è imposto come una delle voci più originali e controverse del panorama cinematografico mondiale.

Nel 2011 il suo Dogtooth era stato a sorpresa candidato come miglior film straniero agli Oscar; nello stesso anno si era presentato al Lido con il drammatico Alps.

La consacrazione internazionale si è avuta con la candidatura agli Oscar 2017 per la sceneggiatura di The Lobster, con Colin Farrell e Rachel Weisz, mentre nello stesso anno Il Sacrificio del Cervo Sacro aveva creato scalpore a Cannes.

Del 2018 è il pluripremiato La Favorita, con un trio di interpreti in stato di grazia: Olivia Colman, Rachel Weisz (di nuovo) ed Emma Stone.

E infine è arrivato il gradino più alto: il Leone d'Oro con Poor Things-Povere Creature!, con protagonista proprio quest'ultima.

Il greco Yorgos Lanthimos è un regista divisivo: chi lo apprezza lo trova corrosivo, acuto, indagatore, profondo, mai banale; chi si è riproposto di non vedere mai più le sue pellicole lo trova disturbante, inquietante, cupo, crudele.

Di sicuro non lascia indifferente, così come non ha lasciato indifferenti giuria, critica e pubblico questo suo racconto dark su una sorta di mostro di Frankenstein al femminile in cerca di libertà ed emancipazione.

Vedremo se la Mostra gli porterà bene nella lunga e tortuosa strada verso gli Oscar.

A tal proposito, il palmarès ha lasciato quasi a mani vuote gli attesi cineasti a stelle e strisce: Sofia Coppola ha visto la protagonista della sua Priscilla prendersi la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile; ma Michael Mann, David Fincher, Bradley Cooper, Ada DuVernay sono tornati a casa con le pive nel sacco.

Attenzione però ai prossimi mesi...

Hanno invece trovato gloria a Venezia un giapponese (Ryūsuke Hamaguchi non vi dice nulla? Beh, l' anno scorso ha trionfato agli Oscar nella categoria del miglior film internazionale per Drive my car), una polacca (l'inossidabile Agnieszka Holland), due cileni (uno è Pablo Larraín: ricordate No?), un attore senegalese esordiente e uno statunitense di origini danesi (il caratterista Peter Sarsgaard, vincitore inaspettato).

E gli italiani?

Pur presenti in forze (ma l'assenza all'ultimo minuto di Luca Guadagnino è stata pesante), i nostri rappresentanti non hanno raccolto gli allori sperati.

Si salva solo Matteo Garrone, ricompensato con il riconoscimento per la migliore regia per il suo epico Io capitano.

Ma per gli altri solo pacche sulle spalle o peggio.

Cosa resterà di questa edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica?

I kolossal come Maestro di Bradley Cooper, The Killer di David Fincher e Ferrari di Michael Mann continueranno la loro rotta verso la California nel bel mezzo dei marosi degli scioperi che stanno scuotendo Hollywood, mentre i film indipendenti statunitensi cercheranno di rimanere a galla.

Ci ricorderemo certamente del triste commiato a quel geniaccio di William Friedkin, dell'ultimo film della carriera gloriosa e controversa di Woody Allen (ma sarà davvero così?), dell'accoglienza tutt'altro che trionfale all'ultimo lavoro di Roman Polański, dell'emozione di Priscilla Presley a fianco di Sofia Coppola, dello sconclusionato pastiche di Harmony Korine con il cantante Travis Scott, del corto di Wes Anderson, del Leone d'Oro alla carriera a Tony Leung e soprattutto a Liliana Cavani.

E rimarrà senz'altro un'altra edizione terminata in modo soddisfacente dal capace direttore artistico Alberto Barbera.

Vediamo cosa proporrà il prossimo anno.



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mercoledì 30 agosto 2023

VENEZIA 2023. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: una scena da The Caine Mutiny Court-Martial, ultima opera di William Friedkin; Bradley Cooper in Maestro; Michael Fassbender in The Killer di David Fincher; Emma Stone in Poor Things di Yorgos Lanthimos; una scena di El Conde di Pablo Larraín. 




Siamo arrivati all'edizione numero 80 della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica.

Nonostante le molte turbolenze che anche quest'anno scuotono il mondo della Settima Arte (vedi gli scioperi delle maestranze negli Stati Uniti, le polemiche sul politicalmente corretto e sulla rappresentanza e l'inclusione delle minoranze, la crisi dovuta alla concorrenza con le piattaforme di streaming), Venezia si conferma palcoscenico prestigioso per la presentazione di film d'autore di grandi nomi e di illustri sconosciuti in cerca di una ribalta.

Il direttore Alberto Barbera ha nuovamente allestito un cartellone ricco di titoli attesi e di novità che si spera facciano breccia nel cuore degli addetti ai lavori e degli appassionati.

Venezia 2022 era stata una kermesse piena di opere che avevano fatto discutere (un caso su tutti: Blonde), ma che comunque aveva colpito nel segno.

Vediamo se anche quest'anno la Mostra farà parlare di sé; ma nel frattempo vi segnaliamo le pellicole dalle quali ci aspettiamo di più.

Tra i film in concorso iniziamo con il film d'apertura, Comandante, diretto da Edoardo De Angelis con Pierfrancesco Favino: è ispirato alla vicenda vera di un comandante di un sommergibile che nella Seconda Guerra Mondiale salva la vita dell'equipaggio di una nave nemica afffondata.

Sempre Favino è tra i protagonisti dell'atteso Adagio, su un ragazzo che si trova invischiato in una brutta storia ed è costretto a chiedere aiuto a due ex criminali; dirige il sempre interessante Stefano Sòllima.

Restando tra i titoli italiani, citiamo altresì Finalmente l'alba di Saverio Costanzo, un viaggio lungo una notte che cambierà la vita di una giovane comparsa di Cinecittà negli anni Cinquanta, nonché Io capitano di Matteo Garrone, epopea di due giovani che lasciano il Senegal per raggiungere l’Europa.

Come si può notare, particolarmente nutrita è quest'anno la pattuglia tricolore, completata con Enea di Pietro Castellitto e Lubo di Giorgio Diritti.

Ma i fari sono puntati soprattutto sulle opere d'Oltreoceano.

A cominciare da Maestro, diretto da Bradley Cooper, che proprio a Venezia aveva portato il suo precedente A Star is born.

Stavolta tratta la tormentata storia d'amore tra il celebre compositore Leonard Bernstein e la moglie Felicia.

Si affidano a vite celebri anche gli acclamati cineasti Michael Mann (Ferrari, sull'omonimo fondatore della casa automobilistica. Ogni film di Mann è per noi un evento: siamo molto curiosi), Sofia Coppola (Priscilla, sul matrimonio tra il divo Elvis Presley e la giovane Priscilla), Ava DuVernay (la cineasta afroamericana è tornata con Origin, sulla scrittrice Premio Pulitzer Isabel Wilkerson).

Febbrile è l'attesa per i nuovi lavori di David Fincher, The Killer (su un assassino che si vendica dei propri committenti), con Michael Fassbender (bentornato!) e Tilda Swinton, e del greco Yorgos Lanthimos (ricordate l'impatto che aveva avuto The Favourite?), Poor Things.

Ma non ci sentiamo di prendere sottogamba Memory di Michel Franco, con la sempre bravissima Jessica Chastain, il tedesco Die Theorie von Allem, giallo ambientato nelle Alpi svizzere, e soprattutto l'intrigante El Conde, commedia dark con sfumature horror, nella quale Pablo Larraín si immagina il dittatore cileno Augusto Pinochet come un vampiro.

Eccellente è anche la selezione dei film fuori concorso, a partire dall'ultima opera del grande William Friedkin, recentemente scomparso.

L'indimenticabile regista di Il Braccio Violento della Legge, L'Esorcista, Il Salario della Paura, Vivere e Morire a Los Angeles - nonché pupillo del nostro blog - verrà ricordato al Lido con la proiezione di The Caine Mutiny Court-Martial, tratto da un'opera teatrale che racconta del processo per ammutinamento nei confronti di un ufficiale di Marina costretto dalle circostanze a scavalcare il proprio superiore.

Conoscendo il Maestro, noi ci aspettiamo una lezione di cinema.

A proposito di grandi registi (sebbene molto molto controversi), lo sapete che a Venezia ci saranno il cinquantesimo film di Woody Allen (Coup de chance, ambientato a Parigi) e il venticinquesimo di Roman Polański (The Palace, prodotto tra gli altri da Luca Barbareschi, che narra del Capodanno del 2000 vissuto da un gruppo di ricchi debosciati in un lussusoso albergo svizzero)?

Ma fuori concorso troviamo pure un cortometraggio firmato Wes Anderson (The Wonderful Story of Henry Sugar, da un racconto di Roal Dahl), Hit Man di Richard Linklater (suo lo splendido Boyhood), un film che farà discutere come The Penitent (di e con Luca Barbareschi, ma prodotto da... Roman Polański! Scambio di favori, a occhio e croce), La sociedad de la nieve di Juan Antonio Bayona (su un disastro aereo), il surreale omaggio ad un gigante dell'arte del Novecento (Daaaaaali!), il provocatorio Aggro Dr1ft con il cantante Travis Scott diretto da Harmony Korine (quello del controverso Spring Breakers), documentari sul compositore giapponese Ryuichi Sakamoto e sul cantautore Enzo Jannacci.

Ecco comunque tutti i titoli delle sezioni principali.

Buona Mostra del Cinema a tutti!



In concorso

Adagio, regia di Stefano Sollima (Italia), con Pierfrancesco Favino, Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Adriano Giannini

Aku wa sonzaishinai, regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone)

Bastarden, regia di Nikolaj Arcel (Danimarca, Germania, Svezia), con Mads Mikkelsen

La Bête, regia di Bertrand Bonello (Francia, Canada), con Léa Seydoux, George MacKay

Comandante, regia di Edoardo De Angelis (Italia), con Pierfrancesco Favino, Johan Heldenbergh - film d'apertura

El Conde, regia di Pablo Larraín (Cile)

Dogman, regia di Luc Besson (Francia), con Caleb Landry Jones

Enea, regia di Pietro Castellitto (Italia), con Pietro Castellitto, Sergio Castellitto, Matteo Branciamore

Ferrari, regia di Michael Mann (Stati Uniti d'America), con Adam Driver, Penélope Cruz, Shailene Woodley, Sarah Gadon, Gabriel Leone, Jack O’Connell, Patrick Dempsey

Finalmente l'alba, regia di Saverio Costanzo (Italia), con Lily James, Alba Rohrwacher, Willem Dafoe

Holly, regia di Fien Troch (Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia)

Hors-Saison, regia di Stéphane Brizé (Francia), con Guillaume Canet, Alba Rohrwacher

Io capitano, regia di Matteo Garrone (Italia, Francia)

Kobieta z..., regia di Małgorzata Szumowska e Michał Englert (Polonia, Svezia)

Lubo, regia di Giorgio Diritti (Italia, Svizzera), con Franz Rogowski

Maestro, regia di Bradley Cooper (Stati Uniti d'America), con Carey Mulligan, Bradley Cooper, Matt Bomer, Maya Hawke

Memory, regia di Michel Franco (Messico, Stati Uniti d'America), con Jessica Chastain, Peter Sarsgaard

Origin, regia di Ava DuVernay (Stati Uniti d'America), con Aunjanue Ellis-Taylor, Jon Bernthal, Vera Farmiga, Nick Offerman, Blair Underwood, Connie Nielsen, Finn Wittock

The Killer, regia di David Fincher (Stati Uniti d'America), con Michael Fassbender, Tilda Swinton

Povere creature! (Poor Things), regia di Yorgos Lanthimos (Irlanda), con Emma Stone, Mark Ruffalo, Willem Dafoe, Margaret Qualley, Hanna Schygulla

Priscilla, regia di Sofia Coppola (Stati Uniti d'America), con Cailee Spaeny, Jacob Elordi

Die Theorie von Allem, regia di Timm Kröger (Germania, Austria, Svizzera)

Zielona granica, regia di Agnieszka Holland (Repubblica Ceca, Polonia, Belgio)


Fuori concorso

Fiction

The Caine Mutiny Court-Martial, regia di William Friedkin (Stati Uniti d'America), con Kiefer Sutherland, Jason Clarke, Jake Lacy, Lance Reddick

Aggro Dr1ft, regia di Harmony Korine (Stati Uniti d'America), con Jordi Molla, Travis Scott

Coup de chance, regia di Woody Allen (Francia, Regno Unito)

Daaaaaali!, regia di Quentin Dupieux (Francia)

Hit Man, regia di Richard Linklater (Stati Uniti d'America)

Making Of, regia di Cédric Kahn (Francia)

L'ordine del tempo, regia di Liliana Cavani (Italia, Belgio), con Alessandro Gassmann, Claudia Gerini, Edoardo Leo, Ksenia Rappoport, Valentina Cervi

The Palace, regia di Roman Polański (Italia, Polonia), con Oliver Masucci, Fanny Ardant, John Cleese, Joaquim De Almeida, Luca Barbareschi, Mickey Rourke

The Penitent, regia di Luca Barbareschi (Italia), con Luca Barbareschi, Catherine McCormack

La sociedad de la nieve, regia di Juan Antonio Bayona (Spagna, Uruguay, Cile) - film di chiusura

Vivants, regia di Alix Delaporte (Francia, Belgio)

La meravigliosa storia di Henry Sugar, regia di Wes Anderson (Stati Uniti d'America), con Ralph Fiennes, Benedict Cumberbatch, Dev Patel, Ben Kingsley, Richard Ayoade

Xuěbào, regia di Pema Tseden (Cina)


Non fiction

Amor, regia di Virginia Eleuteri Serpieri (Italia, Lituania)

Frente a Guernica, regia di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi (Italia)

Hollywoodgate, regia di Ibrahim Nash'at (Germania, Stati Uniti d'America)

Ryūichi Sakamoto: Opus, regia di Neo Sora (Giappone)

Enzo Jannacci vengo anch'io, regia di Giorgio Verdelli (Italia)

Menus plaisirs - Les Troisgros, regia di Frederick Wiseman (Francia, Stati Uniti d'America)



Cortometraggi

Welcome to Paradise, regia di Leonardo Di Costanzo (Italia)



Serie

D'argent et de sang, regia di Xavier Giannoli e Frédéric Planchon – serie TV, 12 episodi (Francia), con Vincent Lindon, Olga Kurylenko

Znam kako dišeš, creata da Jasmila Žbanić – serie TV, episodi 1x01-1x02 (Bosnia ed Erzegovina)



Orizzonti

Lungometraggi

A cielo abierto, regia di Mariana e Santiago Arriaga (Messico, Spagna)

Domakinstvo za pocetnici, regia di Goran Stolevski (Macedonia del Nord, Polonia, Croazia, Serbia, Kosovo)

En attendant la nuit, regia di Céline Rouzet (Francia, Belgio)

The Featherweight, regia di Robert Kolodny (Stati Uniti d'America)

Gasoline Rainbow, regia di Bill e Turner Ross (Stati Uniti d'America)

Hokage, regia di Shin'ya Tsukamoto (Giappone)

Invelle, regia di Simone Massi (Italia, Svizzera)

Magyarázat mindenre, regia di Gábor Reisz (Ungheria, Slovacchia)

Paradiset brinner, regia di Mika Gustafson (Svezia, Italia, Danimarca, Finlandia)

El paraíso, regia di Enrico Maria Artale (Italia)

The Red Suitcase, regia di Fidel Devkota (Nepal, Sri Lanka)

Sem coração, regia di Nara Normande e Tião (Brasile, Francia, Italia)

Ser ser salhi, regia di Lkhagvadulam Purev-Ochir (Mongolia, Francia, Portogallo, Paesi Bassi, Germania)

Una sterminata domenica, regia di Alain Parroni (Italia, Germania, Irlanda)

Tatami, regia di Guy Nattiv e Zar Amir Ebrahimi (Georgia, Stati Uniti d'America)

Yurt, regia di Nehir Tuna (Turchia, Germania, Francia)

Warāʾa al-jabal, regia di Mohamed Ben Attia (Belgio, Tunisia, Francia, Italia)



Cortometraggi in concorso

Aitana, regia di Marina Alberti (Spagna)

Area Boy, regia di Iggy London (Regno Unito)

Bogotá Story, regia di Esteban Pedraza (Colombia)

Cross My Heart and Hope to Die, regia di Sam Manacsa (Filippine)

Dar sāye sarv, regia di Hossein Molayemi e Shirin Sohani (Iran)

Dive, regia di Aldo Iuliano (Italia)

Duan pian gùshì, regia di Lang Wu (Cina)

Et si le soleil plongeait dans l’océan de nues, regia di Wissam Charaf (Francia, Libano)

The Meatseller, regia di Margherita Giusti (Italia)

Sea Salt, regia di Henrik Dyb Zwart (Repubblica Ceca, Libano)

Sentimental Stories, regia di Xandra Popescu (Germania)

A Short Trip, regia di Erenik Beqiri (Francia)

Wander to Wonder, regia di Nina Gantz (Paesi Bassi, Belgio, Francia, Regno Unito)



Orizzonti Extra

Bota jonë, regia di Luàna Bajrami (Kosovo, Francia)

Day of the Fight, regia di Jack Huston (Stati Uniti d'America)

Felicità, regia di Micaela Ramazzotti (Italia)

L'Homme d’argile, regia di Anaïs Tellenne (Francia)

In the Land of Saints and Sinners, regia di Robert Lorenz (Irlanda)

Nazavždy-Nazavždy, regia di Anna Burjačkova (Ucraina, Paesi Bassi)

Pet Shop Boys, regia di Olmo Schnabel (Stati Uniti d'America, Italia, Regno Unito, Messico)

El rapto, regia di Daniela Goggi (Argentina, Stati Uniti d'America)

Stolen, regia di Karan Tejpal (India)



Settimana internazionale della critica

In concorso

About Last Year, regia di Dunja Lavecchia, Beatrice Surano e Morena Terranova (Italia)

Hoard, regia di Luna Carmoon (Regno Unito)

Life Is Not a Competition, But I'm Winning, regia di Julia Fuhr Mann (Germania)

Love Is a Gun, regia di Lee Hong-chi (Hong Kong, Taiwan)

Malqueridas, regia di Tana Gilbert (Cile, Germania)

Sky Peals, regia di Moin Hussain (Regno Unito)

The Vourdalak, regia di Adrien Beau (Francia)



Fuori concorso

God Is a Woman, regia di Andrés Peyrot (Francia, Svizzera, Panama) - film d'apertura

Passione critica, regia di Simone Isola, Franco Montini e Patrizia Pistagnesi (Italia)

Vermin, regia di Sébastien Vaniček (Francia, Marocco) - film di chiusura



Cortometraggi in concorso

De l'amour perdu, regia di Lorenzo Quagliozzi (Italia)

Foto di gruppo, regia di Tommaso Frangini (Italia)

It Isn't So, regia di Fabrizio Paterniti Martello (Italia)

La linea del terminatore, regia di Gabriele Biasi (Italia)

Las memorias perdidas de los árboles, regia di Antonio La Camera (Italia, Spagna)

Pinoquo, regia di Federico Demattè (Italia)

We Should All Be Futurists, regia di Angela Norelli (Italia)



Cortometraggi fuori concorso

Incontro di notte, regia di Liliana Cavani (Italia) - cortometraggio d'apertura

Tilipirche, regia di Francesco Piras (Italia) - cortometraggio di chiusura



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lunedì 29 maggio 2023

CANNES 2023. RICORDEREMO LE PALME ALLA CARRIERA

Justine Triet solleva la Palma d'Oro. 


Quando abbiamo analizzato i film in cartellone al Festival di Cannes di quest'anno, ci siamo chiesti se i premi in palio sarebbero andati a pellicole e autori semi-sconosciuti o a nomi più blasonati.

La Giuria guidata dallo svedese Ruben Östlund - vincitore della Palme d'Or un anno fa - non si è lasciata tentare e ha assegnato i riconoscimenti più importanti a film che solo i cinefili più indefessi possono trovare appetibili.

A trionfare è stato un legal thriller francese diretto da una regista relativamente giovane, la 44enne Justine Triet, 3a donna a vincere in 76 anni (evviva la parità di genere!).
Anatomie d'une chute - letteralmente: "anatomia di una caduta" - ha ricevuto anche la Palme... Dog, ossia il premio assegnato al miglior interprete canino, in questo caso un border collie di nome Messi.

E gli italiani? Sono rimasti a bocca asciutta: Moretti, Bellocchio e Rohrwacher, rappresentanti - almeno i primi due - di un cinema gauche che in genere piace ai Transalpini, non sono riusciti a strappare nemmeno un riconoscimento minore.
Come loro anche altri autori di caratura internazionale: l'eccentrico Wes Anderson, il ricercato Todd Haynes, l'indomito Ken Loach.

Il tedesco giramondo Wim Wenders si è consolato con il premio per il miglior attore (il giapponese Kōji Yakusho per il suo Perfect Days), mentre l'anarchico finlandese Aki Kaurismaki ha dovuto accontentarsi del Premio della Giuria (per la tragicommedia Kuolleet lehdet).

Che cosa rimarrà della kermesse di quest'anno?
Di certo la consueta passerella di star e pellicole di grido: hanno marcato presenza, tra gli altri, il western morale di Martin Scorsese Killers of the Flower Moon, il nuovo Kitano (l'autore di Outrage per una volta non ha diretto un Yakuza movie), il movimentato giallo di Robert Rodriguez Hypnotic e l'ultimo Indiana Jones col sempreverde Harrison Ford.

A proposito dell'ex Han Solo, la sua Palma d'Oro alla carriera è stato uno dei momenti più "alti" di questa edizione, così come quella parimenti assegnata ad un altro vecchio leone di Hollywood: Michael Douglas, alias Hank Pym di Ant-Man.

Ecco, vogliamo ricordare Cannes 2023 così: coi volti sorridenti di questi due grandi attori che, in modo diverso, hanno fatto la storia del cinema.
Quanto può essere giusta e bella la Settima Arte, a volte.


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martedì 16 maggio 2023

CANNES 2023. I FILM IN E FUORI CONCORSO

(La locandina del 76° Festival di Cannes). 


La 76a edizione della seconda kermesse cinematografica più importante del mondo segna anche - in termini di strategia - un cambio di rotta che è in realtà un ritorno al passato.

Dopo aver preso anni di sonore sberle morali dalla concorrente Mostra del Cinema di Venezia capitanata da Alberto Barbera, l'eterno direttore artistico del Festival di Cannes, Thierry Frémaux, ha cercato di assicurarsi più opere di intrattenimento che ha potuto, come era solito fare negli anni più floridi della propria gestione.

Scorrendo l'elenco che trovate in fondo, potete quindi notare la presenza del tanto discusso quanto atteso Indiana Jones e il Quadrante del Destino, come sempre interpretato da Harrison Ford (stavolta invece i grandi Steven Spielberg e George Lucas non sono della partita, purtroppo).

Così come balza all'occhio il ritorno di un altro grande cineasta: l'italoamericano Martin Scorsese, che nel western Killers of the Flower Moon torna a lavorare con Leonardo DiCaprio e Robert De Niro dopo quella "prova generale" che era stata The Audition.

Nelle categorie secondarie - ammesso che poi siano davvero tali - fanno inoltre capolino: il giapponese Takeshi Kitano, per una volta in trasferta dai propri film sulla Yakuza; il premio Oscar Steve McQueen, che firma un documentario; il cineasta tex-mex Robert Rodriguez, con un giallo che vede protagonista l'ex(?) Batman Ben Affleck.

Ma i film in concorso, piuttosto?
Qui troviamo un'ampia rappresentanza italiana, con 3 registi intellettuali che piacciono tanto Oltralpe: l'onnipresente Alice Rohrwacher, il navigato Marco Bellocchio (lo ricordiamo mentre vagava assonnato per il Lido di Venezia, qualche anno fa) e soprattutto Nanni Moretti.

L'autore di Mia Madre è uno beniamini del Festival, ha già vinto anni or sono con lo straziante La Stanza del Figlio (battendo David Lynch che per tutta risposta lo minacciò scherzosamente di morte, non dimentichiamolo) ed è uno dei favoriti per la vittoria.

Nanni se la dovrà vedere con una concorrenza agguerritissima: si va dal sempre stilosissimo Wes Anderson (questa volta "orfano" di Bill Murray) al giramondo Wim Wenders, dal finlandese indie - e amico di Joe Strummer - Aki Kaurismaki all'indomito Ken Loach, che sulla Croisette ha già trionfato 2 volte.

C'è molto pane per i denti dei cinefili, e chissà se la Giuria guidata dal regista svedese Ruben Östlund - vincitore lo scorso anno - si farà tentare dai grandi nomi oppure punterà verso pellicole e autori meno conosciuti.

C'è un solo modo per saperlo... aspettare fino alla premiazione!
Nel frattempo leggete qui sotto l'elenco completo dei candidati.


CONCORSO
Anatomie d'une chute, regia di Justine Triet (Francia)
Asteroid City, regia di Wes Anderson (Stati Uniti d'America)
Banel et Adama, regia di Ramata-Toulaye Sy (Francia, Senegal)
Black Flies, regia di Jean-Stéphane Sauvaire (Stati Uniti d'America)
La chimera, regia di Alice Rohrwacher (Italia, Stati Uniti d'America, Svizzera, Francia)
Club Zero, regia di Jessica Hausner (Austria, Regno Unito, Germania, Francia, Danimarca)
L'Été dernier, regia di Catherine Breillat (Francia)
Les Filles d'Olfa, regia di Kaouther Ben Hania (Tunisia, Francia, Germania)
Firebrand, regia di Karim Aïnouz (Regno Unito)
Kaibutsu, regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)
Kuolleet lehdet, regia di Aki Kaurismäki (Finlandia)
Kuru otlar üstüne, regia di Nuri Bilge Ceylan (Turchia, Francia, Germania, Svezia)
May December, regia di Todd Haynes (Stati Uniti d'America)
The Old Oak, regia di Ken Loach (Regno Unito)
La Passion de Dodin Bouffant, regia di Trần Anh Hùng (Francia)
Perfect Days, regia di Wim Wenders (Germania, Giappone)
Qīngchūn, regia di Wang Bing (Cina, Lussemburgo, Paesi Bassi, Francia)
Rapito, regia di Marco Bellocchio (Italia, Francia, Germania)
Le Retour, regia di Catherine Corsini (Francia)
Il sol dell'avvenire, regia di Nanni Moretti (Italia, Francia)
The Zone of Interest, regia di Jonathan Glazer (Regno Unito, Stati Uniti d'America)

UN CERTAIN REGARD
Augure, regia di Baloji (Congo, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Sudafrica)
Āyehā-ye zamini, regia di Ali Asgari e Alireza Khatami (Iran)
Baavgai bolokhson, regia di Zoljargal Purevdash (Mongolia)
Los colonos, regia di Felipe Gálvez (Cile, Argentina, Danimarca)
Crowrã, regia di João Salaviza e Renée Nader Messora (Portogallo, Brasile)
Los delincuentes, regia di Rodrigo Moreno (Argentina, Brasile, Cile, Lussemburgo)
Hé biān de cuòwù, regia di Wei Shujun (Cina)
How to Have Sex, regia di Molly Manning Walker (Regno Unito)
Hwaran, regia di Kim Chang-hoon (Corea del Sud)
Kadhib ʾabyaḍ, regia di Asmae El Moudir (Marocco, Egitto)
Les Meutes, regia di Kamal Lazraq (Belgio)
The New Boy, regia di Warwick Thornton (Regno Unito, Australia)
Une nuit, regia di Alex Lutz (Francia, Belgio)
Rán dōng, regia di Antony Chen (Cina)
Le Règne animal, regia di Thomas Cailley (Francia)
Rien à perdre, regia di Delphine Deloget (Francia)
Rosalie, regia di Stéphanie Di Giusto (Francia)
Simple comme Sylvain, regia di Monia Chokri (Canada)
Wadāʿan Jūlyā, regia di Mohamed Kordofani (Sudan, Egitto, Germania, Francia, Arabia Saudita, Svezia)

FUORI CONCORSO
L'Abbé Pierre: Une vie de combats, regia di Frédéric Tellier (Francia)
Elemental, regia di Peter Sohn (Stati Uniti d'America) - film di chiusura
Geomijip, regia di Kim Ji-woon (Corea del Sud)
The Idol, regia di Sam Levinson – serie TV, 2 episodi[5] (Stati Uniti d'America)
Indiana Jones e il Quadrante del Destino (Indiana Jones and the Dial of Destiny), regia di James Mangold (Stati Uniti d'America)
Jeanne du Barry - La favorita del re, regia di Maïwenn (Francia) - film d'apertura
Killers of the Flower Moon, regia di Martin Scorsese (Stati Uniti d'America)

CANNES PREMIERE
L'Amour et les Forêts, regia di Valérie Donzelli (Francia)
Bonnard, Pierre et Marthe, regia di Martin Provost (Francia, Belgio)
Cerrar los ojos, regia di Víctor Erice (Spagna, Argentina)
Eureka, regia di Lisandro Alonso (Argentina, Francia, Germania, Portogallo, Messico)
Kubi, regia di Takeshi Kitano (Giappone)
Perdidos en la noche, regia di Amat Escalante (Messico, Germania, Danimarca, Paesi Bassi)
Le Temps d'aimer, regia di Katell Quillévéré (Francia, Belgio)

PROIEZIONI SPECIALI
Anselm, regia di Wim Wenders – documentario (Germania)
Bread and Roses, regia di Sahra Mani – documentario (Stati Uniti d'America, Afghanistan)
As filhas do fogo, regia di Pedro Costa – cortometraggio (Portogallo)
Little Girl Blue, regia di Mona Achache (Francia)
Man in Black, regia di Wang Bing – documentario (Francia, Cina)
Occupied City, regia di Steve McQueen – documentario (Regno Unito, Paesi Bassi, Stati Uniti d'America)
Retratos fantasmas, regia di Kleber Mendonça Filho – documentario (Brasile)
Strange Way of Life, regia di Pedro Almodóvar – cortometraggio (Spagna)
Le Théorème de Marguerite, regia di Anna Novion (Francia)

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
Acide, regia di Just Philippot (Francia, Belgio)
Kennedy, regia di Anurag Kashyap (India)
Hypnotic, regia di Robert Rodriguez (Stati Uniti d'America)
Omar la fraise, regia di Elias Belkeddar (Francia)
Silence, regia di Kim Tae-gon (Corea del Sud)


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