CINEMA A BOMBA!

lunedì 4 marzo 2024

OSCAR 2024. NOMINATION: FILM E REGIA



Finalmente potrebbe vincere il film migliore dell'anno!

Se questa affermazione vi sembra scontata, risalendo indietro solo di 10 anni, diamo un'occhiata a chi ha vinto l'Oscar più importante e a chi, secondo noi, avrebbe dovuto vincere e vi accorgerete che no, non sempre dalla Notte delle Stelle è uscita trionfante la pellicola più meritevole.

2014: 12 anni schiavo non era male, ma The Wolf of Wall Street è riuscito a resistere meglio allo scorrere del tempo.
2015: Birdman in un anno che poteva contare sulla presenza di American Sniper, Boyhood, Grand Budapest Hotel, Whiplash: esito non scandaloso, però....
2016: il dimenticato Spotlight si è imposto sul cult Mad Max: Fury Road e sugli ottimi Revenant, Il ponte delle spie.
2017: il pasticcio Moonlight - La La Land è cosa nota.
2018: Tre Manifesti a Ebbing, Missouri e Dunkirk erano davvero peggiori di The Shape of Water?
2019: Green Book che batte Roma (ma anche A Star is Born) è un verdetto che grida ancora vendetta.
2020: Parasite, C'era una volta a... Hollywood, 1917 e Joker: ha vinto il primo, ma gli altri probabilmente verranno ricordati più a lungo.
2021: Nomadland si è imposto facilmente in un'edizione dominata dallo spettro Covid e comunque senza titoli di spicco.
2022: chi si ricorda che solo due anni fa CODA si è imposto su Dune e su Il potere del cane?
2023: possibile che quel pastrocchio inguardabile di Everything Everywhere All At Once sia stato considerato più meritevole di Avatar-La Via dell'Acqua e soprattutto di Gli Spiriti dell'Isola e The Fabelmans?

Quest'anno il successo potrebbe arridere a Oppenheimer e al suo regista: finalmente anche l'Academy riconoscerebbe ciò che il pubblico sa già da tempo - che Christopher Nolan è il cineasta che meglio di tutti, negli ultimi anni, ha saputo coniugare successo al botteghino e cinema d'autore.

Non ce ne voglia il buon Martin Scorsese: il suo Killers of the Flower Moon è potente e incisivo nel raccontarci la storia del capitalismo in America; ma pensiamo che la vittoria del collega stavolta sarebbe sacrosanta.

E non ce ne vogliano le tre registe candidate per il miglior film: Justine Triet è già favorita per la sceneggiatura originale, Greta Gerwig non è riuscita ad ottenere la nomina per la regia per la sua Barbie e quindi parte azzoppata nella categoria più prestigiosa, mentre a Justine Song e al suo Past Lives potrebbe essere stato riservato il triste ruolo della comparsa.

Jonathan Glazer dovrebbe far suo l'Oscar per il miglior film internazionale con The zone of interest, The Holdovers di Alexander Payne probabilmente sarà la sorpresa della serata (ma non nelle due categorie che stiamo esaminando in questo post), mentre pensiamo che l'Academy non sia ancora pronta a premiare un regista dissacrante come Lanthimos - soprattutto per un'opera controversa come Poor Things.

Bradley Cooper non sembra avere molte possibilità con il suo Maestro, mentre pochi si sanno spiegare la presenza di American Fiction nella top ten.

Insomma, che vinca il migliore!

Che vinca quindi Oppenheimer: Christopher Nolan se lo meriterebbe.


Miglior film

American Fiction, regia di Cord Jefferson
Anatomia di una caduta (Anatomie d'une chute), regia di Justine Triet
Barbie, regia di Greta Gerwig
The Holdovers - Lezioni di vita (The Holdovers), regia di Alexander Payne
Killers of the Flower Moon, regia di Martin Scorsese
Maestro, regia di Bradley Cooper
Oppenheimer, regia di Christopher Nolan
Past Lives, regia di Celine Song
Povere creature! (Poor Things), regia di Yorgos Lanthimos
La zona d'interesse (The zone of interest), regia di Jonathan Glazer


Miglior regista

Christopher Nolan - Oppenheimer


Jonathan Glazer - The zone of interest


Yorgos Lanthimos - Povere creature! (Poor Things)


Justine Triet - Anatomia di una caduta (Anatomie d'une chute)

Martin Scorsese - Killers of the Flower Moon


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lunedì 8 gennaio 2024

GOLDEN GLOBE 2024. ALLA FINE VINCE BARBENHEIMER



Eh già: dopo aver dominato il botteghino questa estate, il fenomeno Barbenheimer non accenna ad affievolirsi e si ripete al primo appuntamento cinematografico utile.

Per chi si fosse perso qualche passaggio, ricordiamo che a fine luglio era stata programmata l'uscita di due dei blockbuster più attesi dell'anno, Oppenheimer e Barbie.

Perché dover scegliere tra uno dei due, quando c'era la possibilità di vederli entrambi?

E così le due pellicole, prodotte da due studios diversi e concorrenti, hanno beneficiato entrambe di questo traino inaspettato, dando vita al termine, nato dalla fusione dei due titoli, che ha furoreggiato sui social network per mesi e che è tornato in auge proprio in occasione dei Golden Globe 2024.

Infatti, mentre il trionfatore della serata è risultato essere il biopic di Christopher Nolan - suo il maggior numero di riconoscimenti e quelli più prestigiosi: film drammatico, regia, attore in un film drammatico (Cillian Murphy: finalmente!), attore non protagonista in un film drammatico (Robert Downey Jr.: strameritato), colonna sonora - l'opera di Greta Gerwig ispirata alla celebre bambola è destinata a passare alla storia in quanto prima vincitrice di un globo d'oro dedicato al miglior film pensato per il botteghino.

Poi, certo, probabilmente la regista si aspettava più premi (oltre a quello appena citato, anche uno per la migliore canzone, per Billie Eilish), ma le vittorie del più controverso Poor Things di Yorgos Lanthimos (miglior commedia), già Leone d'Oro a Venezia 2023, e soprattutto del francese Anatomia di una caduta (migliore sceneggiatura), Palma d'Oro a Cannes 2023 e ora anche premio come miglior film internazionale (battuto l'italiano Io Capitano di Matteo Garrone) sono state la vera sorpresa della cerimonia.

Greta Gerwig e Margot Robbie non disperino, però: agli Oscar il discorso sarà diverso.

Forse si aspettava di più anche Martin Scorsese, ma il suo comunque magnifico Killers of the Flower Moon ha visto premiare la sua protagonista come migliore attrice in un film drammatico: ora Lily Gladstone, in vista della Notte delle Stelle, potrà sperare in un risultato prestigioso.

Gloria anche per l'indipendente The Holdovers di Alexander Payne: statuette per Paul Giamatti (caratterista di talento) e per la misconosciuta Da'Vine Joy Randolph.

Uno sconfitto eccellente è Spider-Man: Across the Spider-Verse, rimasto a bocca asciutta: puntava al titolo di miglior film di animazione, che invece è andato a Il ragazzo e l'airone del maestro giapponese Hayao Miyazaki.

Dai Golden Globe generalmente escono fuori verdetti che non sempre sono confermati in occasione degli Oscar, ma chissà: non è detto che l'onda lunga del fenomeno Barbenheimer si fermi qui.


Miglior film drammatico

Anatomia di una caduta (Anatomie d'une chute), regia di Justine Triet
Killers of the Flower Moon, regia di Martin Scorsese
Maestro, regia di Bradley Cooper
Oppenheimer, regia di Christopher Nolan
Past Lives, regia di Celine Song
La zona d'interesse (The Zone of Interest), regia di Jonathan Glazer


Miglior film commedia o musicale

Air - La storia del grande salto (Air), regia di Ben Affleck
American Fiction, regia di Cord Jefferson
Barbie, regia di Greta Gerwig
The Holdovers - Lezioni di vita (The Holdovers), regia di Alexander Payne
May December, regia di Todd Haynes
Povere creature! (Poor Things), regia di Yorgos Lanthimos


Miglior regista

Bradley Cooper – Maestro
Greta Gerwig – Barbie
Yorgos Lanthimos – Povere creature! (Poor Things)
Christopher Nolan Oppenheimer
Martin Scorsese – Killers of the Flower Moon
Celine Song – Past Lives


Migliore attore in un film drammatico

Bradley Cooper – Maestro
Leonardo DiCaprio – Killers of the Flower Moon
Colman Domingo – Rustin
Barry Keoghan – Saltburn
Cillian Murphy Oppenheimer
Andrew Scott – Estranei (All of Us Strangers)


Migliore attrice in un film drammatico

Annette Bening – Nyad - Oltre l'oceano (Nyad)
Lily Gladstone Killers of the Flower Moon
Sandra Hüller – Anatomia di una caduta (Anatomie d'une chute)
Greta Lee – Past Lives
Carey Mulligan – Maestro
Cailee Spaeny – Priscilla


Migliore attore in un film commedia o musicale

Nicolas Cage – Dream Scenario - Hai mai sognato quest'uomo? (Dream Scenario)
Timothée Chalamet – Wonka
Matt Damon – Air - La storia del grande salto (Air)
Paul Giamatti – The Holdovers - Lezioni di vita (The Holdovers)
Joaquin Phoenix – Beau ha paura (Beau Is Afraid)
Jeffrey Wright – American Fiction


Migliore attrice in un film commedia o musicale

Fantasia Barrino – Il colore viola (The Color Purple)
Jennifer Lawrence – Fidanzata in affitto (No Hard Feelings)
Natalie Portman – May December
Alma Pöysti – Foglie al vento
Margot Robbie – Barbie
Emma Stone – Povere creature! (Poor Things)


Migliore attore non protagonista

Willem Dafoe – Povere creature! (Poor Things)
Robert De Niro – Killers of the Flower Moon
Robert Downey Jr. Oppenheimer
Ryan Gosling – Barbie
Charles Melton – May December
Mark Ruffalo – Povere creature! (Poor Things)


Migliore attrice non protagonista

Emily Blunt – Oppenheimer
Danielle Brooks – Il colore viola (The Color Purple)
Jodie Foster – Nyad - Oltre l'oceano (Nyad)
Julianne Moore – May December
Rosamund Pike – Saltburn
Da'Vine Joy Randolph – The Holdovers - Lezioni di vita (The Holdovers)


Miglior film in lingua straniera

Anatomia di una caduta (Anatomie d'une chute), regia di Justine Triet (Francia)
Foglie al vento (Kuolleet lehdet), regia di Aki Kaurismäki (Finlandia)
Io capitano, regia di Matteo Garrone (Italia)
Past Lives, regia di Celine Song (Stati Uniti)
La società della neve (La sociedad de la nieve), regia di Juan Antonio Bayona (Spagna)
La zona d'interesse (The Zone of Interest), regia di Jonathan Glazer (Regno Unito/Polonia/Stati Uniti)


Miglior film d'animazione

Il ragazzo e l'airone (君たちはどう生きるか), regia di Hayao Miyazaki
Elemental, regia di Peter Sohn
Spider-Man: Across the Spider-Verse, regia di Joaquim Dos Santos, Kemp Powers e Justin K. Thompson
Super Mario Bros. - Il film (The Super Mario Bros. Movie), regia di Aaron Horvath e Michael Jelenic
Suzume, regia di Makoto Shinkai
Wish, regia di Chris Buck e Fawn Veerasunthorn


Migliore sceneggiatura

Greta Gerwig e Noah Baumbach – Barbie
Tony McNamara – Povere creature! (Poor Things)
Christopher Nolan – Oppenheimer
Eric Roth e Martin Scorsese – The MasterKillers of the Flower Moon
Celine Song – Past Lives
Justine Triet e Arthur Harari – Anatomia di una caduta (Anatomie d'une chute)


Migliore colonna sonora originale

Jerskin Fendrix – Povere creature! (Poor Things)
Ludwig Göransson Oppenheimer
Joe Hisaishi – Il ragazzo e l'airone (君たちはどう生きるか)
Mica Levi – La zona d'interesse (The Zone of Interest)
Daniel Pemberton – Spider-Man: Across the Spider-Verse
Robbie Robertson – Killers of the Flower Moon


Migliore canzone originale

Addicted to Romance (Bruce Springsteen) – She Came to Me
Dance the Night (Mark Ronson, Andrew Wyatt, Dua Lipa e Caroline Ailin) – Barbie
I'm Just Ken (Mark Ronson e Andrew Wyatt) – Barbie
Peaches (Jack Black, Aaron Horvath, Michael Jelenic, Eric Osmond e John Spiker) – Super Mario Bros. - Il film (The Super Mario Bros. Movie)
Road to Freedom (Lenny Kravitz) – Rustin
What Was I Made For? (Billie Eilish O'Connell e Finneas O'Connell) – Barbie


Miglior incasso al botteghino

Barbie, regia di Greta Gerwig
Guardiani della Galassia Vol. 3 (Guardians of the Galaxy Vol. 3), regia di James Gunn
John Wick 4 (John Wick: Chapter 4), regia di Chad Stahelski
Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte uno (Mission: Impossible - Dead Reckoning - Part One), regia di Christopher McQuarrie
Oppenheimer, regia di Christopher Nolan
Spider-Man: Across the Spider-Verse, regia di Joaquim Dos Santos, Kemp Powers e Justin K. Thompson
Super Mario Bros. - Il film (The Super Mario Bros. Movie), regia di Aaron Horvath e Michael Jelenic
Taylor Swift: The Eras Tour, regia di Sam Wrench


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martedì 14 novembre 2023

KILLERS OF THE FLOWER MOON, L'ORO NERO E IL CUORE NERO DEL CAPITALISMO AMERICANO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2023
206'
Regia: Martin Scorsese
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Robert De Niro, Lily Gladstone, Jesse Plemons, Brendan Fraser, John Lithgow, Tantoo Cardinal, Jason Isbell, Sturgill Simpson, Scott Shepherd, Gene Jones.


Anni Venti del Novecento. I membri della Nazione Osage, popolo di Nativi americani delle Grandi Pianure, ballano sotto una pioggia sporca.

Le terre della riserva in Oklahoma dove sono stati confinati si rivelano infatti piene di petrolio e all'improvviso essi si ritrovano ricchissimi.

Ma i giacimenti fanno gola ad avidi possidenti e avventurieri bianchi, che cercano di accasarsi con le donne indiane o di diventare tutori degli uomini per cercare di entrare in possesso dei preziosi terreni.

Lo stolido e ingenuo Ernest Burkhart (DiCaprio), spinto dall'astuto, spregiudicato e potente zio William Hale (De Niro), si sposa con la benestante ereditiera indiana Mollie (Gladstone).

Intorno a lei si forma, intanto, una scia di morti inspiegabili e misteriose che stanno falcidiando gli Osage.


Il cuore del capitalismo americano è nero, ha l'odore del petrolio misto al sangue e ha come suono il fruscio dei soldi.

Malaffare (Quei bravi ragazzi, ma anche il più recente The Irishman), gioco d'azzardo ( Casinò), imbrogli finanziari ( The Wolf of Wall Street): Martin Scorsese da sempre punta il dito contro la società americana, rea di essere corrotta e fondata sulla violenza e la sopraffazione (come dimostrato anche in Gangs of New York).

In Killers of the Flower Moon, sontuosa opera di quasi tre ore e mezza presentata in anteprima al Festival di Cannes 2023, il cineasta italo-americano alza il tiro: tali violenza e sopraffazione si fanno addirittura sterminio freddo e determinato di un popolo.

Non c'è un vendicatore che a suo modo si fa una sua giustizia sommaria (come in Taxi Driver): stavolta gli Osage subiscono il massacro, con la consapevolezza che gli Uomini Bianchi non ascolteranno il loro grido di dolore, non avranno a cuore le loro sorti, non daranno loro giustizia.

E anche quando questa in un qualche modo arriverà, sarà troppo tardi.

Come nel sottovalutato Silence, il pessimismo scorsesiano si fa cupo - ancora più cupo, se si pensa che la pellicola è l'adattamento di un saggio a sua volta ispirato a fatti realmente accaduti.

Ed è rappresentato magnificamente dai protagonisti: la dolce ma disincantata Molly (bravissima Lily Gladstone) assiste con dolore e un senso di impotenza alle morti delle persone a lei più care; l'imbelle Ernest (un'altra memorabile interpretazione di Leonardo DiCaprio) è in balia degli eventi e si trova invischiato nei machiavellici piani dello zio, William Hale.

All'apparenza rispettabile, rassicurante, bonario, amichevole, generoso, il personaggio interpretato magistralmente da Robert De Niro si dimostra nei fatti cinico, crudele, rapace, brutale, manipolatore.

Attenzione, dice Scorsese, non fatevi ingannare da modi gentili e toni melliflui: i tanti William Hale della storia degli Stati Uniti hanno reso più ricca e prospera l'America, spesso con il sorriso tra le labbra.

Ma a che prezzo?


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lunedì 29 maggio 2023

CANNES 2023. RICORDEREMO LE PALME ALLA CARRIERA

Justine Triet solleva la Palma d'Oro. 


Quando abbiamo analizzato i film in cartellone al Festival di Cannes di quest'anno, ci siamo chiesti se i premi in palio sarebbero andati a pellicole e autori semi-sconosciuti o a nomi più blasonati.

La Giuria guidata dallo svedese Ruben Östlund - vincitore della Palme d'Or un anno fa - non si è lasciata tentare e ha assegnato i riconoscimenti più importanti a film che solo i cinefili più indefessi possono trovare appetibili.

A trionfare è stato un legal thriller francese diretto da una regista relativamente giovane, la 44enne Justine Triet, 3a donna a vincere in 76 anni (evviva la parità di genere!).
Anatomie d'une chute - letteralmente: "anatomia di una caduta" - ha ricevuto anche la Palme... Dog, ossia il premio assegnato al miglior interprete canino, in questo caso un border collie di nome Messi.

E gli italiani? Sono rimasti a bocca asciutta: Moretti, Bellocchio e Rohrwacher, rappresentanti - almeno i primi due - di un cinema gauche che in genere piace ai Transalpini, non sono riusciti a strappare nemmeno un riconoscimento minore.
Come loro anche altri autori di caratura internazionale: l'eccentrico Wes Anderson, il ricercato Todd Haynes, l'indomito Ken Loach.

Il tedesco giramondo Wim Wenders si è consolato con il premio per il miglior attore (il giapponese Kōji Yakusho per il suo Perfect Days), mentre l'anarchico finlandese Aki Kaurismaki ha dovuto accontentarsi del Premio della Giuria (per la tragicommedia Kuolleet lehdet).

Che cosa rimarrà della kermesse di quest'anno?
Di certo la consueta passerella di star e pellicole di grido: hanno marcato presenza, tra gli altri, il western morale di Martin Scorsese Killers of the Flower Moon, il nuovo Kitano (l'autore di Outrage per una volta non ha diretto un Yakuza movie), il movimentato giallo di Robert Rodriguez Hypnotic e l'ultimo Indiana Jones col sempreverde Harrison Ford.

A proposito dell'ex Han Solo, la sua Palma d'Oro alla carriera è stato uno dei momenti più "alti" di questa edizione, così come quella parimenti assegnata ad un altro vecchio leone di Hollywood: Michael Douglas, alias Hank Pym di Ant-Man.

Ecco, vogliamo ricordare Cannes 2023 così: coi volti sorridenti di questi due grandi attori che, in modo diverso, hanno fatto la storia del cinema.
Quanto può essere giusta e bella la Settima Arte, a volte.


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martedì 16 maggio 2023

CANNES 2023. I FILM IN E FUORI CONCORSO

(La locandina del 76° Festival di Cannes). 


La 76a edizione della seconda kermesse cinematografica più importante del mondo segna anche - in termini di strategia - un cambio di rotta che è in realtà un ritorno al passato.

Dopo aver preso anni di sonore sberle morali dalla concorrente Mostra del Cinema di Venezia capitanata da Alberto Barbera, l'eterno direttore artistico del Festival di Cannes, Thierry Frémaux, ha cercato di assicurarsi più opere di intrattenimento che ha potuto, come era solito fare negli anni più floridi della propria gestione.

Scorrendo l'elenco che trovate in fondo, potete quindi notare la presenza del tanto discusso quanto atteso Indiana Jones e il Quadrante del Destino, come sempre interpretato da Harrison Ford (stavolta invece i grandi Steven Spielberg e George Lucas non sono della partita, purtroppo).

Così come balza all'occhio il ritorno di un altro grande cineasta: l'italoamericano Martin Scorsese, che nel western Killers of the Flower Moon torna a lavorare con Leonardo DiCaprio e Robert De Niro dopo quella "prova generale" che era stata The Audition.

Nelle categorie secondarie - ammesso che poi siano davvero tali - fanno inoltre capolino: il giapponese Takeshi Kitano, per una volta in trasferta dai propri film sulla Yakuza; il premio Oscar Steve McQueen, che firma un documentario; il cineasta tex-mex Robert Rodriguez, con un giallo che vede protagonista l'ex(?) Batman Ben Affleck.

Ma i film in concorso, piuttosto?
Qui troviamo un'ampia rappresentanza italiana, con 3 registi intellettuali che piacciono tanto Oltralpe: l'onnipresente Alice Rohrwacher, il navigato Marco Bellocchio (lo ricordiamo mentre vagava assonnato per il Lido di Venezia, qualche anno fa) e soprattutto Nanni Moretti.

L'autore di Mia Madre è uno beniamini del Festival, ha già vinto anni or sono con lo straziante La Stanza del Figlio (battendo David Lynch che per tutta risposta lo minacciò scherzosamente di morte, non dimentichiamolo) ed è uno dei favoriti per la vittoria.

Nanni se la dovrà vedere con una concorrenza agguerritissima: si va dal sempre stilosissimo Wes Anderson (questa volta "orfano" di Bill Murray) al giramondo Wim Wenders, dal finlandese indie - e amico di Joe Strummer - Aki Kaurismaki all'indomito Ken Loach, che sulla Croisette ha già trionfato 2 volte.

C'è molto pane per i denti dei cinefili, e chissà se la Giuria guidata dal regista svedese Ruben Östlund - vincitore lo scorso anno - si farà tentare dai grandi nomi oppure punterà verso pellicole e autori meno conosciuti.

C'è un solo modo per saperlo... aspettare fino alla premiazione!
Nel frattempo leggete qui sotto l'elenco completo dei candidati.


CONCORSO
Anatomie d'une chute, regia di Justine Triet (Francia)
Asteroid City, regia di Wes Anderson (Stati Uniti d'America)
Banel et Adama, regia di Ramata-Toulaye Sy (Francia, Senegal)
Black Flies, regia di Jean-Stéphane Sauvaire (Stati Uniti d'America)
La chimera, regia di Alice Rohrwacher (Italia, Stati Uniti d'America, Svizzera, Francia)
Club Zero, regia di Jessica Hausner (Austria, Regno Unito, Germania, Francia, Danimarca)
L'Été dernier, regia di Catherine Breillat (Francia)
Les Filles d'Olfa, regia di Kaouther Ben Hania (Tunisia, Francia, Germania)
Firebrand, regia di Karim Aïnouz (Regno Unito)
Kaibutsu, regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)
Kuolleet lehdet, regia di Aki Kaurismäki (Finlandia)
Kuru otlar üstüne, regia di Nuri Bilge Ceylan (Turchia, Francia, Germania, Svezia)
May December, regia di Todd Haynes (Stati Uniti d'America)
The Old Oak, regia di Ken Loach (Regno Unito)
La Passion de Dodin Bouffant, regia di Trần Anh Hùng (Francia)
Perfect Days, regia di Wim Wenders (Germania, Giappone)
Qīngchūn, regia di Wang Bing (Cina, Lussemburgo, Paesi Bassi, Francia)
Rapito, regia di Marco Bellocchio (Italia, Francia, Germania)
Le Retour, regia di Catherine Corsini (Francia)
Il sol dell'avvenire, regia di Nanni Moretti (Italia, Francia)
The Zone of Interest, regia di Jonathan Glazer (Regno Unito, Stati Uniti d'America)

UN CERTAIN REGARD
Augure, regia di Baloji (Congo, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Sudafrica)
Āyehā-ye zamini, regia di Ali Asgari e Alireza Khatami (Iran)
Baavgai bolokhson, regia di Zoljargal Purevdash (Mongolia)
Los colonos, regia di Felipe Gálvez (Cile, Argentina, Danimarca)
Crowrã, regia di João Salaviza e Renée Nader Messora (Portogallo, Brasile)
Los delincuentes, regia di Rodrigo Moreno (Argentina, Brasile, Cile, Lussemburgo)
Hé biān de cuòwù, regia di Wei Shujun (Cina)
How to Have Sex, regia di Molly Manning Walker (Regno Unito)
Hwaran, regia di Kim Chang-hoon (Corea del Sud)
Kadhib ʾabyaḍ, regia di Asmae El Moudir (Marocco, Egitto)
Les Meutes, regia di Kamal Lazraq (Belgio)
The New Boy, regia di Warwick Thornton (Regno Unito, Australia)
Une nuit, regia di Alex Lutz (Francia, Belgio)
Rán dōng, regia di Antony Chen (Cina)
Le Règne animal, regia di Thomas Cailley (Francia)
Rien à perdre, regia di Delphine Deloget (Francia)
Rosalie, regia di Stéphanie Di Giusto (Francia)
Simple comme Sylvain, regia di Monia Chokri (Canada)
Wadāʿan Jūlyā, regia di Mohamed Kordofani (Sudan, Egitto, Germania, Francia, Arabia Saudita, Svezia)

FUORI CONCORSO
L'Abbé Pierre: Une vie de combats, regia di Frédéric Tellier (Francia)
Elemental, regia di Peter Sohn (Stati Uniti d'America) - film di chiusura
Geomijip, regia di Kim Ji-woon (Corea del Sud)
The Idol, regia di Sam Levinson – serie TV, 2 episodi[5] (Stati Uniti d'America)
Indiana Jones e il Quadrante del Destino (Indiana Jones and the Dial of Destiny), regia di James Mangold (Stati Uniti d'America)
Jeanne du Barry - La favorita del re, regia di Maïwenn (Francia) - film d'apertura
Killers of the Flower Moon, regia di Martin Scorsese (Stati Uniti d'America)

CANNES PREMIERE
L'Amour et les Forêts, regia di Valérie Donzelli (Francia)
Bonnard, Pierre et Marthe, regia di Martin Provost (Francia, Belgio)
Cerrar los ojos, regia di Víctor Erice (Spagna, Argentina)
Eureka, regia di Lisandro Alonso (Argentina, Francia, Germania, Portogallo, Messico)
Kubi, regia di Takeshi Kitano (Giappone)
Perdidos en la noche, regia di Amat Escalante (Messico, Germania, Danimarca, Paesi Bassi)
Le Temps d'aimer, regia di Katell Quillévéré (Francia, Belgio)

PROIEZIONI SPECIALI
Anselm, regia di Wim Wenders – documentario (Germania)
Bread and Roses, regia di Sahra Mani – documentario (Stati Uniti d'America, Afghanistan)
As filhas do fogo, regia di Pedro Costa – cortometraggio (Portogallo)
Little Girl Blue, regia di Mona Achache (Francia)
Man in Black, regia di Wang Bing – documentario (Francia, Cina)
Occupied City, regia di Steve McQueen – documentario (Regno Unito, Paesi Bassi, Stati Uniti d'America)
Retratos fantasmas, regia di Kleber Mendonça Filho – documentario (Brasile)
Strange Way of Life, regia di Pedro Almodóvar – cortometraggio (Spagna)
Le Théorème de Marguerite, regia di Anna Novion (Francia)

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
Acide, regia di Just Philippot (Francia, Belgio)
Kennedy, regia di Anurag Kashyap (India)
Hypnotic, regia di Robert Rodriguez (Stati Uniti d'America)
Omar la fraise, regia di Elias Belkeddar (Francia)
Silence, regia di Kim Tae-gon (Corea del Sud)


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lunedì 13 aprile 2020

I CORTI: POWER (KANYE WEST), LA RIVINCITA DI MARCO BRAMBILLA

(Clicca sull'immagine per vedere il video). 

USA, 2010
1'42"
Regia: Marco Brambilla
Con: Kanye West, Irina Shayk, Jessica White, Diandra Forrest


Una civiltà sta crollando per colpa di eccessi e corruzione dei costumi.

Il caos e la violenza regnano sovrani.

Quando ecco emergere il salvatore, colui che potrebbe riportare ordine e armonia: Kanye West.






Power è il primo singolo dal quinto album di Kanye West, My Beautiful Dark Twisted Fantasy, e segna il suo ritorno alle scene dopo la figuraccia agli MTV Video Music Award 2009, dove fece parlare di sé per aver strappato di mano il premio per il miglior video femminile a Taylor Swift e averla umiliata pubblicamente.

Successivamente ci sono stati tentativi di riappacificazione, sgarbi, polemiche, insulti; la lite continua tuttora tra rivelazioni, battibecchi, risposte via social...

Qui si sfocia però nel gossip, cosa che non ci appassiona molto.

Ciò che ha attirato la nostra attenzione è piuttosto il video della canzone summenzionata - fatto strano: questo video ufficiale non accompagna l'intera canzone, bensì solo una parte: è una sorta di trailer, dato che la durata di questa è di circa 5 minuti, mentre il filmato ne copre meno di 2.

Si parte con una fuga di colonne con capitelli ionici e l'immagine di West vestito di nero con enorme catenazza d'oro al collo.

La visuale si apre, svelando gradualmente i particolari dell'insieme: un cielo plumbeo, una donna bellissima seduta (la top model Irina Shayk), due donne identiche con grandi corna in testa che fanno la guardia, ragazze a testa in giù (una fa cadere un velo, altre rovesciano acqua antigravitazionalmente da un recipiente, una ha un pugnale in mano), una spada e un'aureola sopra la testa del protagonista, altri personaggi, tra i quali emergono due uomini che lentamente si preparano allo scontro a spade sguainate.

Il video termina con soli tre soggetti: i due guerrieri prossimi al cozzo e West, che assiste impassibile mentre intorno ci sono scintille ovunque.

Il filmato è breve, ma molto ricco di suggestioni e di rimandi all'arte (classica, neoclassica, rinascimentale - soprattutto agli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina).

Il nome dell'autore, ai più, non dirà molto: Marco Brambilla, milanese naturalizzato canadese.

Eppure egli è stato un regista molto promettente: il suo film di esordio è stato il fantascientifico Demolition Man (1993), con Sylvester Stallone, Sandra Bullock, Wesley Snipes e Benjamin Bratt - buon successo di pubblico allora e in seguito assurto allo status di cult.

Successivamente c'è stato Una Ragazza Sfrenata (1997) con Alicia Silvestone, Benicio del Toro e Christopher Walken e poco altro.






Deluso da Hollywood, Brambilla ha purtroppo lasciato il mondo del cinema, ma si è dedicato alle sue passioni: la videoarte e la fotografia.

Dimostrando di che pasta è fatto.

Specializzato in videocollage, egli, attingendo all'immaginario cinematografico e della cultura pop, ha creato installazioni dal sicuro impatto che ne hanno fatto un artista molto quotato e ricercato.

Power è solo il suo lavoro più conosciuto, in questo campo, ma nel suo portfolio ci sono opere notevoli, come il trittico Megaplex (Creation, Evolution - presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2011 - e Civilisation), che vi proponiamo di seguito:


Creation.



Evolution.



Civilization.


Visto che roba?!

Ci sono registi che hanno iniziato girando videoclip, altri che vi si sono prestati - tra i tanti, citiamo William Friedkin ( Self Control di Laura Brannigan), Martin Scorsese ( Bad di Michael Jackson, che aveva collaborato anche con John Landis per Thriller), Spike Lee ( Fight The Power dei Public Enemy), Paul Thomas Anderson (ne ha girato parecchi: ricordiamo solo Daydreaming dei Radiohead), David Lynch (anche lui è un habitué. Menzioniamo, qui, Came Back Haunted dei Nine Inch Nails)...

I risultati sono stati spesso eccellenti, anche se ci si dimentica che dietro a questi filmati c'è un grande cineasta.

Per Power il destino è stato simile: esso è stato apprezzato da molti, che però ignorano chi l'abbia ideato.

Brambilla non si è più cimentato (al momento in cui scriviamo) né in film né in videoclip.

Ed è un gran peccato: come redattori di CINEMA A BOMBA! ce ne rammarichiamo e speriamo in una sua nuova incursione nel mondo del cinema.

Ma come appassionati d'arte non possiamo che apprezzare le opere fatte finora.




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mercoledì 18 marzo 2020

OSCAR 2020. THE IRISHMAN, IL CREPUSCOLO DEI GANGSTER

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
209'
Regia: Martin Scorsese
Interpreti: Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel, Ray Romano, Bobby Cannavale, Anna Paquin, Stephen Graham, Jesse Plemons, Kathrine Narducci, Domenick Lombardozzi, Sebastian Maniscalco, Steven Van Zandt, Jack Huston, Aleksa Palladino.


L'irlandese Frank Sheeran (De Niro), camionista ed ex reduce della Seconda Guerra Mondiale, entra nel giro del boss italo-americano Russell Bufalino (Pesci) e ne diventa il braccio armato, un sicario fedele e senza troppi scrupoli.

La sua vita cambierà quando conoscerà il carismatico Jimmy Hoffa (Pacino), con il quale instaurerà un problematico rapporto di amicizia.






Probabilmente non sono molti, al giorno d'oggi, a conoscere James "Jimmy" Hoffa.

Ma il potente, discusso e influente leader del sindacato degli autotrasportatori è stato, negli anni 50 e 60, un vero e popolare protagonista della scena economico-sociale degli Stati Uniti.

La sua improvvisa sparizione, nel 1975, rimane tuttora uno dei più grandi misteri della storia americana e ha da sempre acceso la fantasia di dietrologi e complottisti.

Martin Scorsese ne dà una sua versione, basandosi sul saggio I Heard You Paint Houses (letteralmente: Ho sentito che tinteggi case; in Italia uscito con il titolo L'Irlandese) di Charles Bradt, adattato poi dallo sceneggiatore Steve Zaillian (Oscar per lo script di Schindler's List di Steven Spielberg nel 1994).

E ovviamente lo fa a suo modo, mettendoci dentro molto di sé.

The Irishman diventa pertanto non solo un racconto di "come andarono le cose", ma una profonda, amara, pessimistica e intima riflessione sullo scorrere del tempo, sull'impatto che le nostre scelte hanno sulla vita nostra e delle persone che ci stanno accanto, sulla solitudine del peccato e dei sensi di colpa.

Non è un caso che egli abbia chiamato ad interpretare i protagonisti due attori a lui molto cari: Robert De Niro (alla nona collaborazione insieme, con un Oscar vinto per Toro Scatenato, senza contare il corto The Audition) e Joe Pesci (alla quarta collaborazione, con un Oscar vinto per Quei Bravi Ragazzi), che insieme hanno recitato complessivamente 4 volte per l'amico regista (la penultima, per il troppo sottovalutato Casinò).

E che si sia avvalso dei fidati collaboratori Thelma Schoonmaker (montaggio), Rodrigo Prieto (fotografia; avevano già lavorato assieme in The Wolf of Wall Street, The Audition e Silence), Sandy Powell (costumi), Robbie Robertson (musiche).

Una rimpatriata che assume i toni crepuscolari di un testamento spirituale (nonostante l'attivismo del regista, sempre impegnato in nuovi progetti), di una quadratura del cerchio: The Irishman è una summa di tutti film "di gangster" da lui diretti precedentemente, di quasi tutti i tòpoi trattati nella sua lunga carriera, di una visione del mondo e della vita.

Non aspettatevi tuttavia un déja-vu: la pellicola è piuttosto anomala, per gli standard scorsesiani.

Pur non mancando scene forti, il ritmo non è forsennato: più simile, forse, al fluire di un grosso fiume che scorre placido, ma che appare altresì imponente e potente.

Anche la scelta dei brani musicali è particolare: nessun pezzo rock, ma molti in stile "confidenziale".

Poi, quest'opera è l'unica, nella carriera del cineasta, ad essere stata distribuita principalmente per lo streaming.

La produzione da parte di Netflix è probabilmente uno dei motivi dei pochi riconoscimenti ottenuti: 5 nomine ai Golden Globe e ben 10 agli Oscar, ma nessuna statuetta conquistata - ma lo sappiamo quanto poco Hollywood apprezzi questo tipo di fruizione dei film (si veda il caso Roma).

Però dobbiamo anche aggiungere che senza lo sforzo produttivo della piattaforma via web, questo film non avrebbe potuto essere fatto (o sarebbe stato molto diverso): il budget infatti è stato imponente - da uno che ha creato capolavori come Taxi Driver con pochi soldi, è cosa alquanto inusuale.

I costi sono lievitati soprattutto a causa degli effetti speciali: la tecnica messa a punto dalla Industrial Light & Magic (quella della saga di Star Wars, per intenderci) per ringiovanire digitalmente gli attori si è rivelata sì molto efficace e suggestiva, ma anche molto dispendiosa.

Altra "stranezza": Al Pacino recita finalmente (e per la prima volta) in un film di Scorsese!

Quest'ultimo utilizza spesso attori italo-americani - qui compaiono, tra gli altri, Bobby Cannavale, Ray Romano, Steve Van Zandt - ma non aveva mai avuto la possibilità di lavorare con uno dei migliori attori di Hollywood.

E questi offre, da par suo, un'eccellente interpretazione di uno dei personaggi più ambigui della storia americana del Novecento, vincendo (a parer nostro) la sfida con l'eterno "rivale" (ma i due si stimano molto) Robert De Niro.

Vedremo quali altri film ci riserverà in futuro Scorsese; tuttavia, se dovesse riprendere il genere gangster movie, sapremo che lo farà, a questo punto, per sconvolgerlo definitivamente.




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venerdì 7 febbraio 2020

OSCAR 2020. NOMINATION: FILM E REGIA



Fatto più unico che raro: il vincitore del Leone d'Oro a Venezia si scontra contro il vincitore della Palma d'Oro a Cannes.

Joker, forte del maggior numero di nomination raccolte (ben 11), se la vedrà, tra gli altri con il sudcoreano Parasite, in lizza per 6 premi.

Il dualismo Lido - Croisette si ripete con altre due pellicole presenti nella categoria più prestigiosa - Marriage Story e Once Upon A Time... In Hollywood.

Ma a spuntarla, alla fine, potrebbe essere un film che è rimasto de tutto fuori dal circuito dei vari festival: 1917.

Netflix, un anno dopo Roma, ci riprova con il kolossal griffato Martin Scorsese The Irishman, ma la diffusa diffidenza a Hollywood nei confronti del gigante dello streaming è ancora troppo forte.

Le sorprese sono la presenza dell'adrenalinico Ford v Ferrari e del burlesco Jojo Rabbit, mentre la presenza di Piccole Donne è un parziale contentino a Greta Gerwig, esclusa per la migliore regia.

Quest'ultima categoria è quella che negli ultimi anni ha assunto un carattere più internazionale: dal 2012 i cineasti statunitensi hanno vinto solo una volta - con Damien Chazelle, che è divenuto il più giovane ad aggiudicarsi la prestigiosissima statuetta - a fronte di ben 7 riconoscimenti a stranieri (un francese, un taiwanese e tre messicani - vincitori di 5 Oscar complessivi).

Statistica incoraggiante per il coreano Bong Joon-ho.
Che però non avrà vita facile.

Sam Mendes è lanciatissimo e la sua affermazione non scontenterebbe nessuno: il suo 1917, che sembra girato in un unico piano sequenza (vi ricordate di Birdman di Alejandro González Iñárritu, trionfatore nel 2015?), è in effetti un notevole esercizio di virtuosismo cinematografico.

Quentin Tarantino, d'altra parte, i suoi Oscar li ha avuti per la sceneggiatura (di Pulp Fiction e Django Unchained), ma mai per la regia.

E il maestro Martin Scorsese incredibilmente di Academy Award ne ha vinti solo uno, e non per il suo film migliore (The Departed, nel 2007).

Poche chance sembra avere Todd Phillips: troppo divisivo, il suo Joker, e troppo divisivo lui (c'è chi non gli ha perdonato l'incursione nel cinema "alto" dopo il successo di botteghino della serie Una Notte Da Leoni).

Insomma, anche quest'anno si prospetta una Notte degli Oscar dall'esito incerto e dalle difficili previsioni.

D'altra parte, come potete vedere qui sotto, la qualità è alta e tante sono le opere interessanti.

Non vediamo l'ora di scoprire chi risulterà vincitore.
E voi?






Miglior film


1917, regia di Sam Mendes


C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood), regia di Quentin Tarantino


The Irishman, regia di Martin Scorsese


Jojo Rabbit, regia di Taika Waititi


Joker, regia di Todd Phillips


Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari), regia di James Mangold


Parasite (Gisaengchung), regia di Bong Joon-ho


Piccole donne (Little Women), regia di Greta Gerwig


Storia di un matrimonio (Marriage Story), regia di Noah Baumbach






Migliore regia

Bong Joon-ho – Parasite (Gisaenchung)

Sam Mendes – 1917

Todd Phillips Joker

Martin Scorsese – The Irishman

Quentin Tarantino – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)




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venerdì 10 gennaio 2020

GOLDEN GLOBES 2020. LA GRANDE GUERRA CONTRO NETFLIX

Dall'alto: Leonardo DiCaprio e Brad Pitt in C'Era Una Volta a Hollywood; una scena di 1917; Joaquin Phoenix nei panni di Joker. 


I Golden Globe, per loro natura, sono destinati ad accontentare un po' tutti, con la distinzione tra film drammatici e commedie.

Così, l'anno scorso a trionfare erano stati il criticatissimo (ma amato dal pubblico) Bohemian Rhapsody, il discreto Green Book (poi affermatosi, con molte perplessità, agli Oscar) e l'ottimo Roma di Alfonso Cuarón.

Questa volta i vincitori sono soprattutto Once Upon A Time In Hollywood di Quentin Tarantino e 1917 di Sam Mendes (già regista di Spectre, ricordate?).
Un po' di gloria è andata anche a Joker di Todd Phillips e Rocketman di Dexter Fletcher.

Il primo si è preso i premi per la migliore commedia, la migliore sceneggiatura (ennesimo riconoscimento al cineasta italo-americano) e il miglior attore non protagonista (Brad Pitt); il secondo, per il miglior film drammatico e per la regia (Sam Mendes, una delle sorprese della serata); il terzo per il miglior attore drammatico (Joaquin Phoenix, a furor di popolo) e colonna sonora; il quarto per il miglior attore in una commedia/musical (Taron Egerton, clamorosamente) e la migliore canzone.






Stiamo parlando di film che sono, rispettivamente: un omaggio alla Hollywood di fine anni Sessanta, una rappresentazione degli orrori della Prima Guerra Mondiale, la reinvenzione di uno dei cattivi più iconici della storia dei fumetti e dei cinecomics, il biopic del cantautore Elton John.
Film, quindi, molto diversi tra di loro.

E per scontentare meno persone possibili, ecco, tra gli attori, le rivelazioni Awkwafina ed Egerton nel palmarès assieme agli strafavoriti della vigilia Phoenix, Pitt, Renée Zellweger (migliore attrice drammatica per Judy, su Judy Garland), Laura Dern (la musa di David Lynch è la migliore attrice protagonista per Marriage Story).

Proprio Marriage Story è tra i delusi della serata: un solo globo, mentre le ambizioni erano ben altre.

Ma la pellicola targata Netflix ha dovuto scontare una diffidenza sempre diffusa nei confronti proprio del gigante dello streaming.

A farne le spese è stato soprattutto The Irishman: il kolossal firmato Martin Scorsese è tornato a casa a mani vuote, nonostante le numerose candidature e i favori della vigilia.

La piattaforma online poteva contare su ben 17 nomination in campo cinematografico, per i suoi film: l'aggiudicazione di un solo riconoscimento (sempre quello per la Dern) dà la misura del poco amore per il suo modo di fare cinema.






Un'altra (parziale) delusione è rappresentata da Parasite: il vincitore della Palma d'Oro 2019 si è aggiudicato la statuetta per il miglior film in lingua straniera, ma i critici cinematografici reclamavano di più.

Non è detto, però, che il suo regista, il coreano Bong Joon-ho, non si rifaccia agli Oscar.
Vedremo: la concorrenza nella categoria, con la vittoria di Mendes - che ha bissato il successo di American Beauty risalente a 20 anni fa - e la probabile presenza di Scorsese e Tarantino, è tuttavia piuttosto agguerrita.

La cinquina che tuttavia ha regalato la più clamorosa sorpresa della serata e le più cocenti sconfitte e delusioni tra i candidati è stata quella dei film di animazione: Missing Link, pellicola in stop motion (la stessa tecnica utilizzata per Nightmare Before Christmas) ha battuto il terzo capitolo della saga Dragon Trainer e soprattutto pezzi da novanta targati Disney come Toy Story 4, Il Re Leone (rifacimento firmato da Jon Favreau, regista dei primi due Iron Man) e Frozen II, proprio nel giorno in cui quest'ultimo - attesissimo seguito del blasonato Frozen - diventava il cartone di maggiore incasso nella storia del cinema.

Vista la potenza e gli incassi stellari del colosso dell'intrattenimento non avremmo mai pensato che il titolo meno conosciuto in competizione potesse farcela: probabilmente i tre kolossal si sono tolti voti a vicenda.

Ma ciò non toglie la soddisfazione da parte nostra per un palmarès che ancora una volta si dimostra interessante.

Aspettiamo gli Oscar, ma già i Golden Globe sono uno sfizioso aperitivo.




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domenica 5 gennaio 2020

GOLDEN GLOBE 2020. LE NOMINATION



Stasera!
Proprio durante la notte dell'Epifania avverrà la premiazione dei Golden Globe, gli Oscar assegnati dalla stampa estera.

Chi vincerà?
I pronostici fioccano come neve, ma solo domani sapremo davvero com'è andata.

Per il momento, leggete di seguito tutti i candidati.
E cliccate sui link che trovate!






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
1917, regia di Sam Mendes
I due papi (The Two Popes), regia di Fernando Meirelles
The Irishman, regia di Martin Scorsese
Joker, regia di Todd Phillips
Storia di un matrimonio (Marriage Story), regia di Noah Baumbach

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
Cena con delitto - Knives Out (Knives Out), regia di Rian Johnson
C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood), regia di Quentin Tarantino
Dolomite Is My Name, regia di Craig Brewer
Jojo Rabbit, regia di Taika Waititi
Rocketman, regia di Dexter Fletcher

MIGLIOR REGISTA
Bong Joon-ho – Parasite (Gisaenchung)
Sam Mendes – 1917
Todd Phillips Joker
Martin Scorsese – The Irishman
Quentin Tarantino – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Cynthia Erivo – Harriet
Scarlett Johansson – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Saoirse Ronan – Piccole donne (Little Women)
Charlize Theron – Bombshell
Renée Zellweger – Judy

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Christian Bale – Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari)
Antonio Banderas – Dolor y gloria
Adam Driver – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Joaquin Phoenix Joker
Jonathan Pryce – I due papi (The Two Popes)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Awkwafina – The Farewell - Una bugia buona (The Farewell)
Ana de Armas – Cena con delitto - Knives Out (Knives Out)
Cate Blanchett – Che fine ha fatto Bernadette? (Where'd You Go, Bernadette)
Beanie Feldstein – La rivincita delle sfigate (Booksmart)
Emma Thompson – E poi c'è Katherine (Late Night)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Daniel Craig – Cena con delitto - Knives Out (Knives Out)
Leonardo DiCaprio – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Roman Griffin Davis – Jojo Rabbit
Taron Egerton – Rocketman
Eddie Murphy – Dolemite Is My Name

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Kathy Bates – Richard Jewell
Annette Bening – The Report
Laura Dern – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Jennifer Lopez – Le ragazze di Wall Street - Business Is Business (Hustlers)
Margot Robbie – Bombshell

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Tom Hanks – Un amico straordinario (A Beautiful Day in the Neighborhood)
Anthony Hopkins – I due papi (The Two Popes)
Al Pacino – The Irishman
Joe Pesci – The Irishman
Brad Pitt – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

MIGLIOR FILM STRANIERO
Dolor y gloria, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
The Farewell - Una bugia buona (The Farewell), regia di Lulu Wang (Stati Uniti d'America)
I miserabili (Les Misérables), regia di Ladj Ly (Francia)
Parasite (Gisaenchung), regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud)
Ritratto della giovane in fiamme (Portrait de la jeune fille en feu), regia di Céline Sciamma (Francia)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Dragon Trainer - Il mondo nascosto (How to Train Your Dragon: The Hidden World), regia di Dean DeBlois
Frozen II - Il segreto di Arendelle (Frozen II), regia di Jennifer Lee e Chris Buck
Missing Link, regia di Chris Butler
Il re leone (The Lion King), regia di Jon Favreau
Toy Story 4, regia di Josh Cooley

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Noah Baumbach – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Bong Joon-ho e Han Jin-won – Parasite (Gisaenchung)
Anthony McCarten – I due papi (The Two Popes)
Quentin Tarantino C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Steven Zaillian – The Irishman

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Alexandre Desplat – Piccole donne (Little Women)
Hildur Guðnadóttir – Joker
Randy Newman – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Thomas Newman – 1917
Daniel Pemberton – Motherless Brooklyn - I segreti di una città (Motherless Brooklyn)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
Beautiful Ghosts (Taylor Swift) – Cats
(I'm Gonna) Love Me Again (Elton John, Taron Egerton) – Rocketman
Into the Unknown (Idina Menzel, Aurora) – Frozen II - Il segreto di Arendelle (Frozen II)
Spirit (Beyoncé) – Il re leone (The Lion King)
Stand Up (Cynthia Erivo) – Harriet




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