CINEMA A BOMBA!

martedì 13 maggio 2025

CANNES 2025. FILM IN E FUORI CONCORSO

(La locandina ufficiale del 78° Festival di Cannes). 


È di nuovo periodo di festival!
O meglio: è di nuovo il periodo del Festival per eccellenza, la seconda kermesse cinematografica più importante d'Europa.

Surclassato ormai da tempo dalla Mostra del Cinema di Venezia firmata Antonio Barbera, l'evento gestito dall'eterno direttore artistico Thierry Frémaux tenterà anche quest'anno di riprendersi la scena.

Quantomeno potrebbe rivelarsi di nuovo profetico: 12 mesi fa vennero incensati due film - Anora (Palma d'Oro) e Emilia Pérez (Premio della Giuria) - che poi sarebbero stati tra i protagonisti degli ultimi Oscar (in positivo e in negativo, rispettivamente).

Quest'anno sarà di nuovo così?
Presto per dirlo, ma scorrendo l'elenco delle opere in concorso ne troviamo alcune piuttosto interessanti (sulla carta).

In ordine sparso, ci sono: il western contemporaneo Eddington, con l'ex Joker Joaquin Phoenix contro il "romano" Pedro Pascal; il thriller Die My Love con l'inedita coppia formata da Jennifer Lawrence (Mystica degli X-Men) e Robert Pattinson (alias The Batman); il drammatico Alpha diretto dalla bionda Julia Ducournau (già palmadorata nel 2021 grazie al controverso Titane).

Soprattutto, sono presenti le ultime fatiche di due dei più grandi cineasti indipendenti contemporanei: Nouvelle Vague di Richard Linklater e La Trama Fenicia di Wes Anderson.
La prima è un metafilm sulla lavorazione dell'immortale Fino all'Ultimo Respiro di Godard; la seconda è una commedia di spionaggio con protagonisti - tra gli altri - Benicio del Toro, Bill Murray e Scarlett Johansson.

E a proposito dell'ex Vedova Nera, il suo esordio alla regia Eleonor the Great guida la selezione di Un Certain Regard.
Ma occhio ad un'altra esordiente, ovvero l'ex vampira Kristen Stewart che dirige il biografico The Chronology of Water.

Nelle altre categorie spuntano il nuovo Mission Impossible con l'immarcescibile Tom Cruise e il premio Oscar Spike Lee che in Highest 2 Lowest torna a lavorare con Denzel Washington, oltre ad Ethan Coen che con la commedia Honey Don't! sarà "orfano" del fratello Joel.

In attesa di scoprire chi verrà premiato e/o farà più scalpore, trovarte qui sotto l'elenco completo dei film in programma!


CONCORSO
Affeksjonsverdi, regia di Joachim Trier (Norvegia, Francia, Germania, Danimarca, Svezia)
O agente secreto, regia di Kleber Mendonça Filho (Brasile, Francia)
Alpha, regia di Julia Ducournau (Francia)
Die, My Love, regia di Lynne Ramsay (Stati Uniti d'America)
Dossier 137, regia di Dominik Moll (Francia)
Dva prokourora, regia di Serhij Loznycja (Paesi Bassi, Francia, Lettonia, Romania, Lituania)
Eagles of the Republic, regia di Tarik Saleh (Svezia, Danimarca, Francia)
Eddington, regia di Ari Aster (Stati Uniti d'America)
In die Sonne schauen, regia di Mascha Schilinski (Germania)
Fuori, regia di Mario Martone (Italia, Francia)
The History of Sound, regia di Oliver Hermanus (Regno Unito, Stati Uniti d'America)
Jeunes Mères, regia di Jean-Pierre e Luc Dardenne (Belgio)
Kuángyě shídài, regia di Bi Gan (Cina, Francia)
The Mastermind, regia di Kelly Reichardt (Stati Uniti d'America)
Nouvelle Vague, regia di Richard Linklater (Francia)
La Petite Dernière, regia di Hafsia Herzi (Francia)
Renoir, regia di Chie Hayakawa (Giappone, Indonesia, Filippine)
Romería, regia di Carla Simón (Spagna, Germania)
Ṣirāṭ, regia di Óliver Laxe (Spagna)
La Trama Fenicia (The Phoenician Scheme), regia di Wes Anderson (Stati Uniti d'America)
Yek tasādof-e sāde, regia di Jafar Panahi (Iran)
Zan o bačče, regia di Sa'id Rustayi (Iran)

UN CERTAIN REGARD
ʿĀʾisha lam taod qādira ʿalā al-ṭayarān, regia di Morad Mostafa (Egitto, Tunisia)
The Chronology of Water, regia di Kristen Stewart (Francia, Lettonia, Stati Uniti d'America)
La città di pianura, regia di Francesco Sossai (Italia)
Eleanor the Great, regia di Scarlett Johansson (Stati Uniti d'America)
Homebound, regia di Niraj Ghevan (India)
L'Inconnu de la Grande Arche, regia di Stéphane Demoustier (Francia, Danimarca)
Kāna yāmā kān fī Ghazza, regia di Arab e Tarzan Nasser (Palestina, Francia, Germania, Portogallo, Giordania)
Karavan, regia di Zuzana Kirchnerová (Repubblica Ceca, Slovacchia, Italia)
Love Me Tender, regia di Anna Cazavena Cambet (Francia)
Météors, regia di Hubert Charuel (Francia)
La misteriosa mirada del flamenco, regia di Diego Céspedes (Cile, Francia, Germania, Belgio)
My Father's Shadow, regia di Akinola Davies Jr. (Nigeria, Irlanda, Regno Unito)
Pillion, regia di Harry Lighton (Regno Unito)
The Plague, regia di Charlie Polinger (Stati Uniti d'America)
Un poeta, regia di Simón Mesa Soto (Colombia, Germania, Svezia)
O riso e a faca, regia di Pedro Pinho (Portogallo, Brasile, Francia, Romania)
Samāʾ bilā ʾarḍ, regia di Erige Sehiri (Tunisia, Francia, Egitto)
Testa o croce, regia di Matteo Zoppis e Alessio Rigo de Righi (Italia, Francia)
Tōi yama-nami no hikari, regia di Kei Ishikawa (Giappone)
Urchin, regia di Harris Dickinson (Regno Unito)

FUORI CONCORSO
13 jours, 13 nuits, regia di Martin Bourboulon (Francia)
La Femme la plus riche du monde, regia di Thierry Klifa (Francia, Belgio)
Highest 2 Lowest, regia di Spike Lee (Stati Uniti d'America)
Mission: Impossible-The Final Reckoning, regia di Christopher McQuarrie (Stati Uniti d'America)
Partir un jour, regia di Amélie Bonnin (Francia) - film d'apertura
La Venue de l'avenir, regia di Cédric Klapisch (Francia, Belgio)
Vie privée, regia di Rebecca Zlotowski (Francia)

CANNES PREMIÈRE
Amrum, regia di Fatih Akın (Germania)
Ástin sem eftir er, regia di Hlynur Pálmason (Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Svezia)
Connemara, regia di Alex Lutz (Francia)
Ma Frère, regia di Lise Akoka e Romane Guéret (Francia)
Magalhães, regia di Lav Diaz (Filippine, Spagna, Portogallo)
La ola, regia di Sebastián Lelio – documentario (Cile)
Orwell: 2+2=5, regia di Raoul Peck – documentario (Belgio, Stati Uniti)
Ren'ai saiban, regia di Kōji Fukada (Giappone, Francia)
Splitsville, regia di Michael Angelo Covino (Stati Uniti d'America)
Das Verschwinden des Josef Mengele, regia di Kirill Serebrennikov (Francia, Germania, Regno Unito, Spagna)

PROIEZIONI SPECIALI
Amélie et la Métaphysique des tubes, regia di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han Jin Kuang (Francia)
Arco, regia di Ugo Bienvenu (Francia)
Bono: Stories of Surrender, regia di Andrew Dominik – documentario (Stati Uniti d'America)
Dites-lui que je l'aime, regia di Romane Bohringer (Francia)
Mama, regia di Or Sinai (Israele, Polonia, Italia)
Marcel et Monsieur Pagnol, regia di Sylvain Chomet (Francia)
Qui brille au combat, regia di Joséphine Japy (Francia)
The Six Billion Dollar Man, regia di Eugene Jarecki – documentario (Stati Uniti d'America, Germania, Francia)

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
Dalloway, regia di Yann Gozlan (Francia)
Exit 8, regia di Genki Kawamura (Giappone)
Fēnglín huǒshān, regia di Juno Mak (Hong Kong)
Honey Don't!, regia di Ethan Coen (Stati Uniti, Regno Unito)
Le Roi Soleil, regia di Vincent Maël Cardona (Francia)


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domenica 23 gennaio 2022

I CLASSICI: MYSTERY TRAIN, JOE STRUMMER BASETTONE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Giappone, 1989
113'
Regia: Jim Jarmusch
Con: Joe Strummer, Steve Buscemi, Nicoletta Braschi, Sy Richardson, Vondie Curtis-Hall, Chiqué Lee, Screamin' Jay Hawkins, Tom Waits (voce originale).


Memphis, Tennessee, citta natale di Elvis Presley.
Tre storie si incrociano nella stessa notte e nello stesso albergo.

Nella prima, una coppia di giovani Giapponesi è alla ricerca dei luoghi mitici del rock'n'roll.
Nella seconda, una donna italiana (Braschi) incontra prima una ragazza che ha appena lasciato il fidanzato e poi il fantasma di Elvis.

Nella terza, un inglese ubriaco e depresso (Strummer) si mette nei guai - insieme al cognato (Buscemi) e ad un amico afro - con un' improvvisata rapina a mano armata.



Per chi non lo sapesse o ricordasse, Joe Strummer ha avuto una breve carriera nel cinema.
Nella seconda metà degli anni 80, dopo lo scioglimento dei Clash, il punk-rocker britannico si riciclò per qualche anno come autore di colonne sonore e occasionalmente anche come attore.

Nel primo campo, i suoi contributi più significativi sono stati per pellicole indipendenti quali Permanent Record, Walker e When Pigs Fly.
Nel secondo, vanno ricordati almeno il pulp-western Straight to Hell e il lungometraggio che vi stiamo recensendo.

Jim Jarmusch, che pochi anni prima aveva diretto Daunbailò con l'italico Roberto Benigni (il che spiega la partecipazione qui della di lui moglie Nicoletta Braschi), volle a tutti i costi Joe nei panni dell'inaffidabile Johnny detto Elvis, al punto da scrivergli la parte su misura e dichiarando che, se questi non avesse accettato l'ingaggio, probabilmente non avrebbe girato il film.

Per fortuna le cose sono andate come sappiamo, anche perché l'ultimo capitolo è in realtà l'unico veramente interessante dei tre.
Per apprezzarlo al meglio consigliamo la versione in lingua originale: molte battute si perdono nella traduzione (ad esempio, quella che proprio Strummer fa sul duo vocale Sam & Dave nella versione italiana diventa un commento senza senso su Gianni & Pinotto).

Nei ruoli di supporto, fanno macchia un giovane Steve Buscemi prima de Il Grande Lebowski (i suoi duetti comici con Joe sono la parte migliore del film) e Chiqué Lee, fratello minore del più famoso Spike.
Occhio pure agli altri musicisti in trasferta artistica: oltre al leader dei Clash, compaiono Screamin' Jay Hawkins (il portiere dell'albergo) e Tom Waits (il DJ alla radio).

Mystery Train non è certo il capolavoro di Jarmusch (di questo talentuoso ma discontinuo regista ricordiamo anche il recente I Morti non Muoiono, presentato al Festival di Cannes nel 2019), ma vale la pena guardarlo per gustarsi la migliore e più credibile performance di Joe Strummer in ambito recitativo.

E chissà che non vi faccia venire voglia di riascoltare qualche sua vecchia canzone...



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lunedì 19 luglio 2021

CANNES 2021. I VINCITORI

Dall'alto: Julia Ducournau riceve la Palma d'Oro da un' emozionatissima Sharon Stone; Leos Carax in mezzo ad Adam Driver e Marion Cotillard; il Presidente della Giuria Spike Lee, protagonista di una gaffe epica. 


La Palma d'Oro del 74° Festival di Cannes è andata al franco-belga Titane, diretto da Julia Ducournau.
Ma il vero protagonista della premiazione è stato - suo malgrado - Spike Lee.

Il regista premio Oscar, in veste di Presidente della Giuria, ha fatto un errore clamoroso annunciando in anticipo il titolo del film vincitore.
Una figuraccia che ha reggelato la platea e per la quale l'autore di Fa' La Cosa Giusta e BlackKklansman si è in seguito profondamente scusato, ma che in verità è stata l'unica sorpresa di un'edizione altrimenti piuttosto noiosa e prevedibile.

Come da pronostici, ha vinto la pellicola più accreditata alla vigilia e, come da pronostici, Leos Carax è stato insignito del riconoscimento per la miglior regia.

Amatissimo in patria, colui che qualche anno fa ci aveva "regalato" il sopravvalutatissimo Holy Motors sembra aver convinto tutti col musicarello Annette, protagonisti Marion Cotillard (Talia al-Ghul de Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno) e Adam Driver (Kylo Ren nell'ultima trilogia di Star Wars).

Il grande sconfitto di quest'anno? Probabilmente Wes Anderson, il regista di Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel. Il suo The French Dispatch è stato accolto favorevolmente dalla stampa specializzata e aveva tutte le carte in regola per ammaliare i giurati, però è rimasto a bocca asciutta.

Nessun riconoscimento pure a Nanni Moretti, il cui Tre Piani ha diviso la critica tra chi si è profuso in lodi sperticate e chi ne ha giudicato negativamente l'assenza di umorismo, che il regista romano è altresì solito utilizzare anche in pellicole drammatiche come la precedente Mia Madre.

Ma la notizia più importante è che, dopo un anno di pausa dovuto alla pandemia, il Festival di Cannes sia tornato.
Tutto il resto è solo una chiacchera.

Leggete di seguito l'elenco completo dei vincitori!



Palma d'Oro: Titane, regia di Julia Ducournau

Grand Prix Speciale della Giuria (premio per l'opera più originale o innovativa): Hytti nro 6, regia di Juho Kuosmanen e Qahremān, regia di Asghar Farhadi (ex-aequo)

Prix de la mise en scène (premio per la migliore regia): Leos Carax per Annette

Prix du scénario (premio per la migliore sceneggiatura): Ryūsuke Hamaguchi e Takamasa Oe per Doraibu mai kā

Prix d'interprétation féminine (premio per la migliore attrice): Renate Reinsve per Verdens verste menneske

Prix d'interprétation masculine (premio per il migliore attore): Caleb Landry Jones per Nitram

Premio della Giuria (premio assegnato dalla Giuria): Hadereḵ, regia di Nadav Lapid e Memoria, regia di Apichatpong Weerasethakul (ex-aequo)



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lunedì 13 aprile 2020

I CORTI: POWER (KANYE WEST), LA RIVINCITA DI MARCO BRAMBILLA

(Clicca sull'immagine per vedere il video). 

USA, 2010
1'42"
Regia: Marco Brambilla
Con: Kanye West, Irina Shayk, Jessica White, Diandra Forrest


Una civiltà sta crollando per colpa di eccessi e corruzione dei costumi.

Il caos e la violenza regnano sovrani.

Quando ecco emergere il salvatore, colui che potrebbe riportare ordine e armonia: Kanye West.






Power è il primo singolo dal quinto album di Kanye West, My Beautiful Dark Twisted Fantasy, e segna il suo ritorno alle scene dopo la figuraccia agli MTV Video Music Award 2009, dove fece parlare di sé per aver strappato di mano il premio per il miglior video femminile a Taylor Swift e averla umiliata pubblicamente.

Successivamente ci sono stati tentativi di riappacificazione, sgarbi, polemiche, insulti; la lite continua tuttora tra rivelazioni, battibecchi, risposte via social...

Qui si sfocia però nel gossip, cosa che non ci appassiona molto.

Ciò che ha attirato la nostra attenzione è piuttosto il video della canzone summenzionata - fatto strano: questo video ufficiale non accompagna l'intera canzone, bensì solo una parte: è una sorta di trailer, dato che la durata di questa è di circa 5 minuti, mentre il filmato ne copre meno di 2.

Si parte con una fuga di colonne con capitelli ionici e l'immagine di West vestito di nero con enorme catenazza d'oro al collo.

La visuale si apre, svelando gradualmente i particolari dell'insieme: un cielo plumbeo, una donna bellissima seduta (la top model Irina Shayk), due donne identiche con grandi corna in testa che fanno la guardia, ragazze a testa in giù (una fa cadere un velo, altre rovesciano acqua antigravitazionalmente da un recipiente, una ha un pugnale in mano), una spada e un'aureola sopra la testa del protagonista, altri personaggi, tra i quali emergono due uomini che lentamente si preparano allo scontro a spade sguainate.

Il video termina con soli tre soggetti: i due guerrieri prossimi al cozzo e West, che assiste impassibile mentre intorno ci sono scintille ovunque.

Il filmato è breve, ma molto ricco di suggestioni e di rimandi all'arte (classica, neoclassica, rinascimentale - soprattutto agli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina).

Il nome dell'autore, ai più, non dirà molto: Marco Brambilla, milanese naturalizzato canadese.

Eppure egli è stato un regista molto promettente: il suo film di esordio è stato il fantascientifico Demolition Man (1993), con Sylvester Stallone, Sandra Bullock, Wesley Snipes e Benjamin Bratt - buon successo di pubblico allora e in seguito assurto allo status di cult.

Successivamente c'è stato Una Ragazza Sfrenata (1997) con Alicia Silvestone, Benicio del Toro e Christopher Walken e poco altro.






Deluso da Hollywood, Brambilla ha purtroppo lasciato il mondo del cinema, ma si è dedicato alle sue passioni: la videoarte e la fotografia.

Dimostrando di che pasta è fatto.

Specializzato in videocollage, egli, attingendo all'immaginario cinematografico e della cultura pop, ha creato installazioni dal sicuro impatto che ne hanno fatto un artista molto quotato e ricercato.

Power è solo il suo lavoro più conosciuto, in questo campo, ma nel suo portfolio ci sono opere notevoli, come il trittico Megaplex (Creation, Evolution - presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2011 - e Civilisation), che vi proponiamo di seguito:


Creation.



Evolution.



Civilization.


Visto che roba?!

Ci sono registi che hanno iniziato girando videoclip, altri che vi si sono prestati - tra i tanti, citiamo William Friedkin ( Self Control di Laura Brannigan), Martin Scorsese ( Bad di Michael Jackson, che aveva collaborato anche con John Landis per Thriller), Spike Lee ( Fight The Power dei Public Enemy), Paul Thomas Anderson (ne ha girato parecchi: ricordiamo solo Daydreaming dei Radiohead), David Lynch (anche lui è un habitué. Menzioniamo, qui, Came Back Haunted dei Nine Inch Nails)...

I risultati sono stati spesso eccellenti, anche se ci si dimentica che dietro a questi filmati c'è un grande cineasta.

Per Power il destino è stato simile: esso è stato apprezzato da molti, che però ignorano chi l'abbia ideato.

Brambilla non si è più cimentato (al momento in cui scriviamo) né in film né in videoclip.

Ed è un gran peccato: come redattori di CINEMA A BOMBA! ce ne rammarichiamo e speriamo in una sua nuova incursione nel mondo del cinema.

Ma come appassionati d'arte non possiamo che apprezzare le opere fatte finora.




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domenica 7 aprile 2019

OSCAR 2019. BLACKKKLANSMAN, COME TI INFILTRO UN NERO TRA I BIANCHI RAZZISTI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
135'
Regia: Spike Lee
Con: John David Washington, Adam Driver, Topher Grace, Laura Harrier, Jasper Pääkkönen, Paul Walter Hauser, Harry Belafonte, Alec Baldwin.


Colorado Springs, primi anni 70.
Ron Stallworth (Washington) diventa il primo poliziotto afroamericano della contea.

Dopo aver fatto esperienza dei pregiudizi e del razzismo di alcuni suoi colleghi, viene riassegnato al dipartimento di intelligence.

Qui nota un annuncio di reclutamento del Ku Klux Klan, nota organizzazione suprematista e xenofoba, e ha un'intuizione geniale: perché non infiltrarsi all'interno e raccogliere prove a carico dei suoi membri?

Certo, per un nero sarebbe impossibile: ecco allora venirgli in aiuto il collega bianco Flip Zimmerman (Driver).
Ron si limita a prendere contatti telefonici, mentre Flip si presenta agli incontri di persona, fingendosi Ron...






Un poliziotto afromericano infiltrato nel KKK?!?
Suona come lo spunto per uno sketch di Dave Chappelle, e invece si tratta di una storia vera.

Dopo averla scoperta, Spike Lee l'ha fatta sua, aggiungendo al copione elementi di commedia e riferimenti espliciti all'attualità (ossia all'era Trump).

Un'operazione che ha dato frutto, tant'è che il regista ha conquistato il primo Oscar della propria carriera, per la miglior sceneggiatura.
Lo stesso ambito - guarda un po' - in cui era uscito vincente il suo eterno amico/nemico Quentin Tarantino (prima con Pulp Fiction, poi con Django Unchained).

Spike è solo il secondo afroamericano nella storia del cinema a essere stato premiato nella categoria.
Prima di lui solo Jordan Peele, lo scorso anno con l'ottimo Scappa-Get Out (qui il cineasta-comedian figura come co-produttore).






Dimenticate le polemiche e le provocazioni seriose di tante sue pellicole precedenti (e non solo quelle: pure la sua esagerata protesta agli Academy Awards, nel momento in cui la statuetta più ambita è finita a Green Book).
Lee questa volta ha trovato il tono e il ritmo giusti, come conferma - tra le altre cose - il Gran Premio della Giuria all'ultimo Festival di Cannes.

Di più: BlacKkKlansman è il miglior film della sua carriera.

Pur con qualche libertà artistica e cronologica (la vicenda è ambientata nel 1972, a ridosso delle presidenziali vinte da Nixon, ma nella realtà avvenne nel 1979), la pellicola restituisce fedelmente lo spirito dei tempi e le caratteristiche delle persone che di quella storia furono protagoniste.

Ciò avviene anche in virtù di un cast scelto e guidato con intelligenza.
E se da un lato J.D. Washington - figlio d'arte: suo padre si chiama Denzel... - è una rivelazione, Adam Driver (alias Kylo Ren di Star Wars) è una gradita conferma.

Nelle retrovie, segnaliamo la comparsata satirica di Alec Baldwin nel prologo (deve portare fortuna, perché un altro suo cammeo era presente in
A Star is Born, anch'esso oscarizzato) e quella magnetica di Harry Belafonte, celeberrimo musicista calypso con l'hobby della recitazione.

Il ruolo più difficile è però toccato a Topher Grace, che ricorderete come il primo Venom apparso sul grande schermo (in Spider-Man 3).
Il suo David Duke - figuro cinico e spregevole, eppure dotato di un ottimo eloquio e di un certo charme - non si dimentica facilmente.
Ancor più se messo in confronto con il vero Duke, che appare in recenti immagini di repertorio.

Qui sta il geniale colpo di coda di Spike: concludere il film con video amatoriali e riprese tratte dai telegiornali, che testimoniano una verità inquietante.
L'America non è cambiata, è ancora (di nuovo?) come ieri.

Non vale solo per l'Oltreoceano.
Vale anche per noi.




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venerdì 1 marzo 2019

OSCAR 2019. NON TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA

Dall'alto: la premiazione di Green Book; gli attori premiati: Rami Malek, Olivia Colman, Regina King, Mahershala Ali; indovinate quanti Oscar ha vinto personalmente Alfonso Cuarón...; Lady Gaga e Bradley Cooper cantano Shallow durante la cerimonia; l'omaggio a Freddie Mercury durante l'esibizione dei Queen.


Cosa resterà di questa edizione numero 91 degli Academy Award?

Certamente lo spettacolo offerto sul palco dai musicisti: in una cerimonia senza presentatore e numeri comici, a dominare la scena sono stati i Queen - che hanno voluto omaggiare il loro iconico frontman Freddie Mercury e hanno caricato il pubblico con We Will Rock You e We Are The Champions (molto appropriato) - e Lady Gaga - che ha eseguito una struggente e intensa Shallow in coppia con Bradley Cooper (la loro esibizione è stata accolta dall'unica standing ovation della serata).

La band inglese ha assistito al successo (molto contestato dai critici, ma molto ben accolto dal popolo dei social) di Bohemian Rhapsody, che si è aggiudicato il maggior numero di statuette, 4 - miglior attore protagonista (l'effettivamente ottimo Rami Malek), miglior montaggio (un tantinello esagerato), miglior sonoro, miglior montaggio sonoro.

La cantautrice italo-americana, invece, ha vinto la (meritatissima) statuetta per la migliore canzone, unico riconoscimento al pur notevole A Star Is Born.

Non ce l'ha fatta, però, come migliore attrice protagonista: la vittoria è andata a sorpresa a Olivia Colman, ottima regina Anna nel dramma in costume The Favourite-La Favorita (10 nomine, 1 solo Oscar: questo), che è riuscita a superare pure Glenn Close, data per vincente alla vigilia grazie al Golden Globe precedentemente conquistato.
Per la serie: "tra i due litiganti il terzo gode"...






La sempre brava veterana di Hollywood ha perso pure questa volta - la settima!
La sta "raggiungendo" Amy Adams: 6 candidature, ma anche per lei "zero tituli".

Questa volta a batterla è stata Regina King (If Beale Street Could Talk), mentre Mahershala Ali ha vinto il suo secondo Academy Award (il primo è stato nel 2017 per Moonlight).
I due si sono imposti come attori non protagonisti, ma ci sembra che la tanto democratica Academy abbia relegato gli attori di colore - in genere scarsamente presenti tra i protagonisti - a queste categorie "secondarie" per poi farli vincere, come per dare alla comunità afro-americana un contentino.

Chissà se l'attivista Spike Lee ci ha mai pensato.

Il regista di Fa' La Cosa Giusta ha comunque vinto il suo primo Oscar - senza contare quello alla carriera preso nel 2016 - per la sceneggiatura non originale di BlacKKKlansman, ma ha fatto parlare di sé soprattutto per la sua plateale protesta contro la vittoria di Green Book come miglior film.

La pellicola diretta da Peter Farrelly (uno dei due fratelli campioni della commedia demenziale: basti citare Scemo & + Scemo, Tutti Pazzi Per Mary, Io, Me & Irene) ha incontrato i gusti dei membri dell'Academy, che hanno preferito i toni blandi e leggeri di una storia di amicizia tra un raffinato musicista nero e il suo grezzo autista italo-americano ad opere più impegnative e/o schierate politicamente e/o controverse.

I critici vi si sono scagliati contro, paragonandolo ad altri due vincitori dell'Oscar per il miglior film, A Spasso Con Daisy di Bruce Beresford (1990; sinceramente, il meno memorabile tra i candidati, che erano Il Mio Piede Sinistro di Jim Sheridan, Nato Il 4 Luglio di Oliver Stone, L'Uomo Dei Sogni di Phil Alden Robinson e soprattutto il capolavoro L'Attimo Fuggente di Peter Weir) e Crash di Paul Haggis (2006, l'anno di I Segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, ma anche di Munich di Steven Spielberg, Truman Capote: A Sangue Freddo di Bennett Miller e Good Night And Good Luck di George Clooney).
Due pellicole generalmente considerate mediocri - se non addirittura brutte - e comunque non meritevoli di ricevere il riconoscimento più importante dell'industria cinematografica.

Su Green Book ognuno può farsi la propria opinione; di certo esso è riuscito a imporsi sul favorito della vigilia, quel Roma già Leone d'Oro a Venezia e a tutti gli effetti vero vincitore morale di questa edizione degli Academy Award.






Il capolavoro in bianco e nero di Alfonso Cuarón sarebbe stato il primo prodotto Netflix ad affermarsi nella categoria principale e il primo ad aggiudicarsi il titolo di miglior film straniero (è in lingua spagnola) e film tout court, ma forse un'ultima mancanza di coraggio da parte dei votanti gli ha impedito di fare la storia.

In particolare, nonostante non abbia vinto il premio più ambito - possiamo dire, però, che l'ha praticamente sfiorato - il vero protagonista della Notte delle Stelle è stato proprio il regista messicano, che di persona si è portato a casa tutte le statuette vinte dalla sua opera: miglior film straniero, migliore fotografia e migliore regia.

Insomma, la favola dei "Tre Amigos" continua: Alejandro G. Iñárritu, Guillermo del Toro e lo stesso Cuarón sono stati premiati come migliori registi complessivamente 5 volte nelle ultime 6 edizioni!
Il primo per Birdman e The Revenant rispettivamente nel 2015 e 2016, il secondo lo scorso anno grazie a The Shape of Water, il terzo nel nel 2014 con Gravity e di nuovo adesso con Roma.

L'unico ad aver interrotto questo "mexican power" era stato Damien Chazelle con La La Land, due anni or sono.
Il giovane regista quest'anno concorreva nelle retrovie con il sottovalutatissimo First Man, che però si è aggiudicato a sorpresa gli effetti speciali battendo l'epico Avengers: Infinity War.

La Marvel può comunque consolarsi con Black Panther: non avrà vinto come miglior film, però ha incassato costumi, colonna sonora, scenografia.
Ma anche con Spider-Man: Into the Spider-verse, cartone animato che ha battuto a mani basse Gli Incredibili 2 della Pixar.
Ci intriga molto: speriamo di recensirlo presto per voi.

Anche Vice, biopic su Dick Cheney, che aveva un bel po' di nomine, ha vinto qualcosa (per il trucco).

Insomma, si è voluto premiare un po' tutti... scontentando un po' tutti.

Continuate a seguirci: a breve parleremo di alcuni dei film che ci hanno maggiormente colpito di questa edizione (altri li abbiamo già recensiti: andate a rileggervi i post!).




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lunedì 25 febbraio 2019

OSCAR 2019. I VINCITORI


Premi un po' per tutti, in questa 91 edizione degli Academy Award.

Il premio più prestigioso, quello per il miglior film, è andato non al film migliore né a quello più popolare, bensì a quello che probabilmente è riuscito a scontentare meno votanti: Green Book, diretto da uno dei fratelli Farrelly (Peter), che si è aggiudicato anche la statuetta per la sceneggiatura originale.

Roma di Alfonso Cuarón si deve "accontentare" dei riconoscimenti per la regia, il film straniero, la fotografia.

Gloria anche per un altro regista: Spike Lee vince la sua prima statuetta, per la sceneggiatura non originale di BlacKkKlansman.

Il tanto vituperato Bohemian Rhapsody si prende attore protagonista (l'effettivamente ottimo Rami Malek), montaggio, sonoro, montaggio sonoro.

Mentre Mahershala Ali e Regina King hanno vinto come migliori non protagonisti, tra le attrici vale il detto "tra i due litiganti, il terzo gode": Olivia Colman (The Favourite) l'ha spuntata su Glenn Close e Lady Gaga, che però può consolarsi con il riconoscimento per la migliore canzone (Shallow, da A Star Is Born).

Il pompatissimo Black Panther ha avuto riconoscimenti per colonna sonora, costumi, scenografia.

Tra i cartoni animati, Spider-Man: Into the Spider-Verse ce l'ha fatta, mentre a sorpresa i migliori effetti speciali sono quelli di First Man - Il primo uomo (First Man).

Per le nostre previsioni, ne ha azzeccate di più FRA (13), seguito subito da FEDE (12). Bravo comunque anche ANG.

In attesa dei nostri commenti, ecco la lista di tutti i vincitori.






MIGLIOR FILM

Green Book - Jim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie, Peter Farrelly e Nick Vallelonga

MIGLIOR REGIA
Alfonso Cuarón – Roma

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Olivia Colman – La favorita (The Favourite)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Rami Malek Bohemian Rhapsody

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Regina King – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Green Book

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Spider-Man - Un nuovo universo (Spider-Man: Into the Spider-Verse), regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman

MIGLIOR FILM STRANIERO
Roma, regia di Alfonso Cuarón (Messico)

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly – Green Book

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee – BlacKkKlansman

MIGLIOR COLONNA SONORA
Ludwig Göransson – Black Panther

MIGLIOR CANZONE
Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) - A Star Is Born

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Alfonso Cuarón – Roma

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Hannah Beachler e Jay Hart – Black Panther

MIGLIOR MONTAGGIO
John Ottman – Bohemian Rhapsody

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J. D. Schwalm - First Man - Il primo uomo (First Man)

MIGLIOR SONORO
Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali – Bohemian Rhapsody

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
John Warhurst e Nina Hartstone – Bohemian Rhapsody

MIGLIORI COSTUMI
Ruth Carter – Black Panther

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia DeHaney – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Free Solo, regia di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Period. End of Sentence., regia di Rayka Zehtabchi

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Skin, regia di Guy Nattiv

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE
Bao, regia di Domee Shi




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sabato 23 febbraio 2019

OSCAR 2019. NOMINATION: FILM E REGIA



Andare alla Mostra del Cinema di Venezia porta bene, e anche stavolta ne abbiamo la conferma.

Come abbiamo notato nelle scorse edizioni, chi passa dalla kermesse lagunare agli Oscar poi fa sempre una bella figura.

L'anno scorso era capitato, per esempio, a The Shape of Water - che dopo il Leone d'Oro si è accaparrato 4 statuette, tra le quali quella per il miglior film e quella per la regia di Guillermo del Toro - e a Tre Manifesti a Ebbing, Missouri - dopo il premio per la sceneggiatura al Lido, due riconoscimenti a Frances McDormand e Sam Rockwell.

Il vincitore dell'ultimo Leone d'Oro, Roma del messicano Alfonso Cuarón, se la dovrà vedere di nuovo con The Favourite del greco Yorgos Lanthimos: entrambi, a sorpresa, sono in testa per numero di nomination - ben 10!

Altre pellicole passate in anteprima alla Mostra sono A Star Is Born, che è invece a quota 10, e First Man di Damien Chazelle (4), The Ballad of Buster Scruggs dei fratelli Coen (3), Opera Senza Autore di Florian Henckel von Donnersmarck (2) - ma queste ultime tre non sono state nominate nelle categorie oggetto del presente post.

Complimenti ad Alberto Barbera: ottima selezione!

Anche Cannes è ben rappresentata: il vincitore della Palma d'Oro, il giapponese Shoplifters concorre per il miglior film straniero assieme a Cafarnao della libanese Nadine Labaki e soprattutto Cold War (in totale 3 nomine) del polacco Paweł Pawlikowski, sorpresa nella cinquina dei migliori registi.

Ma tra i film passati alla Croisette la parte del leone la fa BlacKkKlansman, 6 candidature, tra le quali quella per il miglior film e la migliore regia (non ci crederete, ma è la prima per Spike Lee in quest'ultima categoria).

Lasciando da parte gli outsider - Vice e Green Book, che però ha molte chance di vittoria finale - notiamo che l'Academy abbia voluto rappresentare in questa edizione anche pellicole che hanno fatto molto bene al botteghino.

Così, accantonato per il momento l'Oscar per il miglior film "popolare" dopo una valanga di polemiche, ecco che accanto al pompatissimo Black Panther, kolossal targato Marvel, troviamo pure il vituperatissimo (dalla critica) biopic sui Queen, Bohemian Rhapsody.

E visto che l'Academy era in vena di novità, ecco addirittura una cinquina di registi decisamente e stranamente internazionale: due americani soltanto (Lee e McKay), contro un messicano, un greco e un polacco!

Insomma, questa edizione è piuttosto confusa, ma decisamente interessante e imprevedibile.

Chissà chi vincerà.

Nel frattempo vi facciamo conoscere i candidati per i premi più prestigiosi della Notte delle Stelle.






MIGLIOR FILM


Black Panther - Kevin Feige


BlacKkKlansman - Sean McKittrick, Jason Blum, Raymond Mansfield, Jordan Peele e Spike Lee


Bohemian Rhapsody - Graham King


La favorita (The Favourite) - Ceci Dempsey, Ed Guiney, Lee Magiday e Yorgos Lanthimos


Green Book - Jim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie, Peter Farrelly e Nick Vallelonga


Roma - Gabriela Rodríguez e Alfonso Cuarón


A Star Is Born - Bill Gerber, Bradley Cooper e Lynette Howell Taylor


Vice - L'uomo nell'ombra (Vice) - Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Adam McKay e Kevin J. Messick






MIGLIOR REGIA
Alfonso Cuarón – Roma

Yorgos Lanthimos – La favorita (The Favourite)

Spike Lee – BlacKkKlansman

Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

Paweł Pawlikowski – Cold War (Zimna wojna)




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lunedì 18 febbraio 2019

OSCAR 2019. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM STRANIERO, SCENEGGIATURE

Dall'alto: inquadratura da Roma; i protagonisti di Cold War; una scena da Spider-Man: Into the Spider-Verse; gli Incredibili in azione.  


Qualcosa negli Oscar sta cambiando.

Ce ne accorgiamo considerando la categoria del miglior film straniero: mai come quest'anno i film esteri che concorrono sono competitivi anche in altre categorie, e di un certo peso.

Addirittura Roma, opera del regista messicano premio Oscar (per Gravity) Alfonso Cuarón, come vedremo, è addirittura il film (ex aequo con The Favourite) ad aver ricevuto il maggior numero di nomination.

Ma non pensate che il fatto sia isolato: il tedesco Werk Ohne Autor-Opera Senza Autore di Florian Henckel von Donnersmarck è candidato anche per la migliore fotografia, così come il film precedentemente citato e il polacco Cold War, che può vantare anche la prestigiosissima nomina quale miglior regista per Paweł Pawlikowski.

Dopo il predominio dei messicani degli scorsi anni per la migliore regia, sembra proprio che il processo di apertura internazionale dell'Academy stia dando i suoi buoni frutti - e non possiamo che rallegrarcene.

Tra i film di animazione, la lotta è piuttosto incerta e sembrerebbe limitata a due titoli: Gli Incredibili 2 e Spider-Man: Into the Spider-Verse (uscito in Italia come Spider-Man: Un Nuovo Universo).

Fino a non molto tempo fa il primo, della Pixar, non sembrava avere rivali; ma il secondo, forte anche del successo agli ultimi Golden Globe, sta raggranellando riconoscimenti e un entusiasmo sempre maggiore - la sua vittoria sarebbe una bella rivincita per la coppia Phil Lord-Christopher Miller, autori dello snobbato The LEGO Movie, registi licenziati di Solo: A Star Wars Story e qui nella veste di produttori.

Come al solito, i film che si contendono le statuette più prestigiose - quelle per la migliore pellicola e la migliore regia - li ritroviamo nelle categorie dedicate alle sceneggiature.

Lasciate perdere favoriti e non, e leggetevi gli script di tutti i candidati: come ogni anno ve li proponiamo in lettura (basta cliccare sul link).
Buona lettura!






MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Gli Incredibili 2 (Incredibles 2), regia di Brad Bird
Ralph spacca Internet (Ralph Breaks the Internet), regia di Phil Johnston e Rich Moore
Mirai (Mirai no Mirai), regia di Mamoru Hosoda
L'isola dei cani (Isle of Dogs), regia di Wes Anderson
Spider-Man - Un nuovo universo (Spider-Man: Into the Spider-Verse), regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman

MIGLIOR FILM STRANIERO
Capharnaüm (Cafarnaúm), regia di Nadine Labaki (Libano)
Cold War (Zimna wojna), regia di Paweł Pawlikowski (Polonia)
Opera senza autore (Werk ohne Autor), regia di Florian Henckel von Donnersmarck (Germania)
Roma, regia di Alfonso Cuarón (Messico)
Shoplifters-Un affare di famiglia (Manbiki kazoku), regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)






MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Deborah Davis e Tony McNamara – La favorita (The Favourite)
Paul Schrader – First Reformed - La creazione a rischio (First Reformed)
Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly – Green Book
Alfonso Cuarón – Roma
Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Joel ed Ethan Coen – La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee – BlacKkKlansman
Nicole Holofcener e Jeff Whitty – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
Barry Jenkins – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
Eric Roth, Bradley Cooper e Will Fetters – A Star Is Born




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domenica 20 maggio 2018

CANNES 2018. I VINCITORI

Dall'alto: il regista giapponese Hirozaku Kore'eda con la Palma d'Oro vinta per Shoplifters; Spike Lee con il Grand Prix Speciale della Giuria; Roberto Benigni premia Marcello Fonte come migliore attore; Alice Rohrwacher con il riconoscimento per la migliore sceneggiatura.  


In un'edizione che probabilmente non passerà alla storia (vedi il nostro post precedente), la giuria capitanata da Cate Blanchett - e comprendente i registi Ava DuVernay, Denis Villeneuve, Robert Guédiguian, Andreï Zviaguintsev, la cantante Khadja Nin e gli attori Kristen Stewart, Léa Seydoux, Chang Chen - è comunque riuscita a salvare capra e cavoli con verdetti che non hanno scontentato nessuno.

Premesso che in una rassegna cinematografica - piccola o grande che sia - è difficile trovare tutte opere brutte, bisogna dire che quest'anno da Cannes ci si aspettava di più: non che il programma fosse tutto da buttare; però stentiamo a segnalare lavori che possano suscitare vasto interesse al di fuori della Croisette.

L'Italia può tuttavia ritenersi soddisfatta.

Sebbene la Palma d'Oro sia andata ad un delicato film giapponese sulle disuguaglianze sociali - Shoplifters di Hirozaku Kore'eda - parla infatti molto italiano il palmarès del settantunesimo Festival di Cannes.

Il premio per la migliore interpretazione maschile è andato infatti al protagonista di Dogman di Matteo Garrone, Marcello Fonte - già visto in serie Tv (Don Matteo, La mafia uccide solo d'estate) e lungometraggi (in una piccola parte è comparso pure in Gangs of New York di Martin Scorsese!) -, che ha ricevuto il trofeo dalle mani di Roberto Benigni.

Alice Rohrwacher, invece, si è aggiudicata il riconoscimento per la sceneggiatura per Lazzaro felice, assieme a Nader Saeivar e Jafar Panahi (quest'ultimo, anche regista di Trois Visages).

Bella soddisfazione per i nostri due connazionali, che tra l'altro avevano lavorato insieme in Corpo Celeste, esordio dietro alla macchina da presa della cineasta toscana.

Tra le pellicole in competizione, quelle delle quali sentiremo probabilmente ancora parlare in un futuro prossimo sono BlacKkKlansman di Spike Lee e Cold War di Paweł Pawlikowski.

Forse un po' scaltramente, sono state premiate entrambe: la prima ha avuto il Grand Prix Speciale della Giuria e potrebbe rilanciare la carriera di uno degli autori più politicamente schierati degli USA; la seconda, con il premio per la regia, conferma il talento del cineasta polacco dopo l' Oscar a Ida nel 2015.

Dopo tanti proclami sulla parità dei sessi e vista la massiccia presenza muliebre in giuria, ci si aspettava più riconoscimenti per le donne: a parte la gratificazione nell'apposita sezione per l'attrice kazaka Samal Yeslyamova, le vittorie della Rohrwacher e della libanese Nadine Labaki sanno tanto di premio "di consolazione".

Come sa di "contentino" ai Francesi la Palma d'Oro Speciale assegnata all'eterno sperimentatore Jean-Luc Godard.

Qui di seguito vi facciamo conoscere i vincitori.

Speriamo che la prossima edizione del Festival possa suscitare maggiore entusiasmo.






Palma d'Oro: Shoplifters (Manbiki kazoku), regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)

Grand Prix Speciale della Giuria (premio per l'opera più originale o innovativa): BlacKkKlansman, regia di Spike Lee (Stati Uniti d'America)

Prix de la mise en scène (premio per la migliore regia): Paweł Pawlikowski per Cold War (Zimna wojna)

Prix du scénario (premio per la migliore sceneggiatura): Alice Rohrwacher per Lazzaro felice, regia di Alice Rohrwacher (Italia), ex-aequo con Nader Saeivar e Jafar Panahi per Trois Visages, regia di Jafar Panahi (Iran)

Prix d'interprétation féminine (premio per la migliore attrice): Samal Yeslyamova per My little one (Ayka), regia di Sergei Dvortsevoy (Kazakistan)

Prix d'interprétation masculine (premio per il miglior attore): Marcello Fonte per Dogman, regia di Matteo Garrone (Italia, Francia)

Premio della giuria (premio assegnato dalla Giuria): Capharnaüm, regia di Nadine Labaki (Libano)

Palma d'Oro Speciale: Le livre d'image, regia di Jean-Luc Godard (Svizzera)





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