CINEMA A BOMBA!

martedì 9 settembre 2025

VENEZIA 2025. MA IL CORAGGIO DOV'È?

(Dall'alto: Jim Jarmusch con la Palma d'Oro; la regista Kawthar ibn Haniyya mentre mostra la foto della piccola Hind Rajab; Werner Herzog premiato alla carriera dal collega Francis Ford Coppola)


Alla fine, il Leone d'Oro della 82a Mostra del Cinema di Venezia è andato a Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch (qui trovate l'elenco completo dei vincitori).

L'autore di Daunbailò, Mystery Train e The Limits of Control ha realizzato una dramedy in 3 atti girata tra New Jersey, Dublino e Parigi, che ha conquistato la Giuria capitanata dal collega Alexander Payne (quello di The Descendants, Golden Globe nel 2012).

Un cineasta americano indie che premia un cineasta americano indie... non sembra proprio essere una coincidenza, considerando che anche il Leone d'Argento per la miglior regia è stato assegnato ad un cineasta americano indie (Benny Sadfie per The Smashing Machine).

A farne sostanzialmente le spese è stata la pellicola favorita alla vigilia: Ṣawt al-Hind Rajab (letteralmente: "la voce di Hind Rajab") della regista tunisina Kawthar ibn Haniyya, che documenta l'omicidio di una bambina palestinese di 5 anni da parte dell'esercito israeliano nei primi mesi dell'invasione della Striscia di Gaza.

Un'opera forte, che si avvale della registrazione originale della bimba quando - intrappolata in auto con la cugina - chiamò gli operatori della Croce Rossa, che non poterono però far nulla per impedire l'uccisione della piccola e della sua intera famiglia (papà, mamma e tre fratelli).
Al film è andato il Gran Premio della Giuria: un po' poco.

Possono invece ritenersi soddisfatti i padroni di casa: l'Italia ha ottenuto ben 2 riconoscimenti, la Coppa Volpi al solito Toni Servillo (con La Grazia, del solito Paolo Sorrentino) e il Premio speciale della Giuria per Sotto le Nuvole di Gianfranco Rosi (documentarista che aveva già vinto il Leone d'Oro nel 2013, come ricorderete).

Tornano in patria con le pive nel sacco tanto Jay Kelly (con l'inedito duetto tra George Clooney e Adam Sandler) quanto Il Mago del Cremlino di Olivier Assayas (con un sulfureo Jude Law in versione Vladimir Putin), ma soprattutto due pellicole che avevano raccolto i favori della critica.

Guillermo del Toro col suo Frankenstein e l'acclamatissima Kathryn Bigelow con l'apocalittico A House of Dynamite sono i grandi delusi della kermesse, ma chissà che non si prendano una rivincita ai prossimi Oscar.

In definitiva, questa edizione della Mostra verrà ricordata per le scelte non esattamente felici della Giuria e per le polemiche da esse scaturite, con i contestatori che ora accusano Payne e compagnia - tra i giurati anche l'italiana Maura Delpero - di non aver avuto il fegato di condannare Israele.

Qualcuno dirà che non vanno messe insieme arte e politica; d'accordo, ma arte e coraggio sì.
E quest'ultimo davvero non si è visto.


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domenica 7 settembre 2025

VENEZIA 2025. I VINCITORI

Un serissimo Jim Jarmush col Leone d'Oro. 


Jim Jarmusch con Father Mother Sister Brother ha vinto l'edizione numero 82 della Mostra del Cinema di Venezia.

La Giuria, presieduta del regista americano indie Alexander Payne (Paradiso Amaro), ha dunque premiato un altro regista americano indie.

Regista americano indie - coincidenza? - anche Benny Safdie (Diamanti Grezzi), premiato per il biopic sportivo The Smashing Machine.

L'Italia può festeggiare con la Coppa Volpi a Toni Servillo e il premio speciale della Giuria a Gianfranco Rosi.

Prossimamente arriverà il nostro consueto post di commento, nel frattempo leggete qui sotto l'elenco dei vincitori principali!


Leone d'oro al miglior film: Father Mother Sister Brother, regia di Jim Jarmusch
Leone d'argento (miglior regia): Benny Safdie per The Smashing Machine
Leone d'argento (Gran premio della Giuria): Ṣawt al-Hind Rajab, regia di Kawthar ibn Haniyya
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Xin Zhilei per Rì guà zhōngtiān
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Toni Servillo per La Grazia
Leone d'argento per la migliore sceneggiatura: Valérie Donzelli e Gilles Marchand per À pied d'œuvre
Premio speciale della Giuria: Sotto le Nuvole, regia di Gianfranco Rosi
Premio Marcello Mastroianni: Luna Wedler per Stille Freundin


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martedì 26 agosto 2025

VENEZIA 2025. I FILM IN E FUORI CONCORSO











Dall'alto, scene da: Frankenstein di Guillermo del Toro, con Oscar Isaac e Jaboc Elordi; The Smashing Machine, con Dwayne Johnson; A house of dynamite di Kathryn Bigelow; La Grazia di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo; After the hunt di Luca Guadagnino, con Julia Roberts e Andrew Garfield.


Il Frankenstein di Guillermo del Toro.

E ancora: La grazia di Paolo Sorrentino, film di apertura; After the hunt di Luca Guadagnino, con Julia Roberts e Andrew Garfield; un inedito Dwayne Johnson in The Smashing Machine; Valeria Bruni Tedeschi nei panni della divina Eleonora Duse; il ritorno delle straordinarie coppie Yorgos Lanthimos-Emma Stone e Jim Jarmusch-Tom Waits; l'omaggio di Franco Maresco a Carmelo Bene; i nuovi film di Kathryn Bigelow, Gus Van Sant, Julian Schnabel, László Nemes, Ildikó Enyedi, Gianfranco Rosi, Werner Herzog, Sofia Coppola; la strana coppia George Clooney-Adam Sandler; le serie Tv firmate Stefano Sollima (sul mostro di Firenze) e Marco Bellocchio (sul caso Enzo Tortora)...

Anche questa edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica (la ottantaduesima!), che si terrà dal 27 agosto al 6 settembre 2025, promette faville.

Tanti e potenzialmente di alta qualità i titoli portati al Lido da Alberto Barbera, - in tabellone, tra gli altri, registi che hanno già vinto il Leone d'Oro: del Toro con The Shape of Water, Lanthimos con Poor Things!, Sokurov con Faust, Sofia Coppola (quella di Lost in Translation) con Somewhere, Gianfranco Rosi con Sacro GRA, Laura Poitras con All the Beauty and the Bloodshed - tante le star attese, tanta la curiosità intorno ad alcuni tra i più grandi nomi dell'industria cinematografica.

Chi solleverà quest'anno l'ambito felino aureo?

Quali film faranno breccia nel cuore di cinefili e pubblico?

Non ci resta che dare un'occhiata al programma e aspettare i responsi della giuria guidata da Alexander Payne - magari per far partire le consuete polemiche su vincitori e vinti.


In concorso


À pied d'œuvre, regia di Valérie Donzelli (Francia), con Virginie Ledoyen

Árva, regia di László Nemes (Ungheria, Regno Unito, Francia, Germania)

Bugonia, regia di Yorgos Lanthimos (Irlanda, Stati Uniti d'America, Corea del Sud), con Emma Stone, Jesse Plemons, Alicia Silverstone

Duse, regia di Pietro Marcello (Italia, Francia), con Valeria Bruni Tedeschi

Elisa, regia di Leonardo Di Costanzo (Italia, Svizzera), con Barbara Ronchi, Valeria Golino

L'Étranger, regia di François Ozon (Francia), con Denis Lavant

Father Mother Sister Brother, regia di Jim Jarmusch (Stati Uniti d'America, Italia, Francia, Irlanda), con Tom Waits, Adam Driver, Mayim Bialik, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps

Un film fatto per Bene, regia di Franco Maresco (Italia)

Frankenstein, regia di Guillermo del Toro (Stati Uniti d'America), con Oscar Isaac, Jacob Elordi, Christoph Waltz, Mia Goth, Charles Dance

La grazia, regia di Paolo Sorrentino (Italia), con Toni Servillo, Anna Ferzetti - film d'apertura

A House of Dynamite, regia di Kathryn Bigelow (Stati Uniti d'America), con Idris Elba, Rebecca Ferguson, Jared Harris, Tracy Letts, Jason Clarke

Jay Kelly, regia di Noah Baumbach (Stati Uniti d'America, Regno Unito, Italia), con George Clooney, Adam Sandler, Laura Dern, Billy Crudup, Riley Keough, Stacy Keach, Jim Broadbent, Patrick Wilson, Eve Hewson, Greta Gerwig, Alba Rohrwacher, Emily Mortimer, Isla Fisher

Il mago del Cremlino (Le Mage du Kremlin), regia di Olivier Assayas (Francia), con Paul Dano, Jude Law, Alicia Vikander, Tom Sturridge, Jeffrey Wright

No Other Choice (Eojjeol suga eopda), regia di Park Chan-wook (Corea del Sud, Francia)

Nǚhái, regia di Shu Qi (Taiwan)

Rì guà zhōngtiān, regia di Cai Shangjun (Cina)

Silent Friend, regia di Ildikó Enyedi (Germania, Francia, Ungheria), con Tony Leung Chiu-wai, Léa Seydoux

The Smashing Machine, regia di Benny Safdie (Stati Uniti d'America), con Dwayne "The Rock" Johnson, Emily Blunt

Sotto le nuvole, regia di Gianfranco Rosi (Italia)

The Testament of Ann Lee, regia di Mona Fastvold (Stati Uniti d'America), con Amanda Seyfried, Thomasin McKenzie, Stacy Martin, Tim Blake Nelson

The Voice of Hind Rajab, regia di Kaouther Ben Hania (Tunisia, Francia)


Fuori concorso

Fiction

After the Hunt - Dopo la caccia (After the Hunt), regia di Luca Guadagnino (Stati Uniti d'America, Italia), con Julia Roberts, Ayo Edebiri, Andrew Garfield, Michael Stuhlbarg, Chloë Sevigny

Boşluğa xütbə, regia di Hilal Baydarov (Azerbaigian, Messico, Turchia)

Chien 51, regia di Cédric Jimenez (Francia) - film di chiusura - con Adèle Exarchopoulos, Louis Garrel, Romain Duris, Valeria Bruni Tedeschi

Dead Man's Wire, regia di Gus Van Sant (Stati Uniti d'America), con Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Colman Domingo, Cary Elwes, Al Pacino

Hateshinaki Scarlet, regia di Mamoru Hosoda (Giappone)

In the Hand of Dante, regia di Julian Schnabel (Stati Uniti d'America, Italia), con Oscar Isaac, Gal Gadot, Gerard Butler, Al Pacino, John Malkovich, Martin Scorsese, Jason Momoa, Franco Nero, Sabrina Impacciatore

L'isola di Andrea, regia di Antonio Capuano (Italia), con Teresa Saponangelo, Vinicio Marchioni

Il maestro, regia di Andrea Di Stefano (Italia), con Pierfrancesco Favino

Orfeo, regia di Virgilio Villoresi (Italia)

Den sidste viking, regia di Anders Thomas Jensen (Danimarca, Svezia), con Mads Mikkelsen

La valle dei sorrisi, regia di Paolo Strippoli (Italia, Slovenia), con Michele Riondino, Romana Maggiora Vergano


Non fiction

Broken English, regia di Jane Pollard e Iain Forsyth (Regno Unito)

Cover Up, regia di Laura Poitras e Mark Obenhaus (Stati Uniti d'America)

I diari di Angela - Noi due cineasti. Capitolo terzo, regia di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi (Italia)

Director's Diary, regia di Aleksandr Sokurov (Russia, Italia)

My Father and Qaddafi, regia di Jihan Kikhia (Stati Uniti d'America)

Ferdinando Scianna - Il fotografo dell'ombra, regia di Roberto Andò (Italia)

Ghost Elephants, regia di Werner Herzog (Stati Uniti d'America)

Huí jiā, regia di Tsai Ming-liang (Taiwan)

Kabul: Between Prayers, regia di Abuzar Amini (Paesi Bassi, Belgio)

Kim Novak's Vertigo, regia di Alexandre Philippe (Stati Uniti d'America)

Marc by Sofia, regia di Sofia Coppola (Stati Uniti d'America)

Nuestra tierra, regia di Lucrecia Martel (Argentina, Stati Uniti d'America, Messico, Francia, Paesi Bassi, Danimarca)

The Tale of Sylian, regia di Tamara Kotevska (Macedonia del Nord)

Remake, regia di Ross McElwee (Stati Uniti d'America)

Zapiski nastojaščego prestupnika, regia di Oleksandr Rodnjans'kyj e Andrij Alferov (Ucraina, Stati Uniti d'America)


Speciale "Cinema & Musica"

Francesco De Gregori - Nevergreen, regia di Stefano Pistolini (Italia)

Newport & the Great Folk Dream, regia di Robert Gordon (Stati Uniti d'America)

Nino - 18 giorni, regia di Toni D'Angelo (Italia)

Piero Pelù - Rumore dentro, regia di Francesco Fei (Italia)


Cortometraggi

Boomerang Atomic, regia di Rachid Bouchareb (Francia)

How to Shoot a Ghost, regia di Charlie Kaufman (Stati Uniti d'America, Grecia)

Origin, regia di Yann Arthus-Bertrand (Italia)


Serie

Etty, regia di Hagai Levi – miniserie TV, 6 puntate (Francia, Germania, Paesi Bassi)

Il mostro, regia di Stefano Sollima – serie TV, 4 episodi (Italia)

Portobello, regia di Marco Bellocchio – miniserie TV, puntate 1-2 (Italia, Francia)

Un prophète - La série, regia di Enrico Maria Artale – serie TV, 8 episodi (Francia)


Orizzonti

Lungometraggi

Un anno di scuola, regia di Laura Samani (Italia)

Barrio triste, regia di Stillz (Colombia)

Dinții de lapte, regia di Mihai Mincan (Romania, Francia, Danimarca, Grecia, Bulgaria)

En el camino, regia di David Pablos (Messico, Francia)

Estrany riu, regia di Jaume Claret Muxart (Spagna, Germania)

Funeral Casino Blues, regia di Roderick Warich (Germania)

Grand Ciel, regia di Akihiro Hata (Francia, Lussemburgo)

Harà Watan, regia di Akio Fujimoto (Giappone, Francia, Malesia, Germania)

Hiendra, regia di Ana Cristina Barragán (Ecuador, Messico, Francia, Spagna)

Human Resource, regia di Nawapol Thamrongrattanarit (Thailandia)

Komedi-e elāhi, regia di Ali Asgari (Iran, Italia, Francia, Germania, Turchia)

Late Fame, regia di Kent Jones (Stati Uniti d'America)

Mother, regia di Teona Strugar Mitevska (Macedonia del Nord, Belgio, Svezia, Danimarca, Bosnia ed Erzegovina)

Otec, regia di Tereza Nvotová (Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia)

Pin de fartie, regia di Alejo Moguillansky (Argentina)

Il rapimento di Arabella, regia di Carolina Cavalli (Italia)

Rose of Nevada, regia di Mark Jenkin (Regno Unito)

Songs of Forgotten Trees, regia di Anuparna Roy (India)

The Souffleur, regia di Gastón Solnicki (Austria, Argentina)


Cortometraggi

Coyotes, regia di Said Zagha (Palestina, Francia, Giordania)

The Curfew, regia di Shehrezad Maher (USA)

Je crois entendre encore, regia di Constance Bonnot (Francia)

Kushta Mayn - La mia Costantinopoli, regia di Nicolò Folin (Italia)

La Ligne de vie, regia di Hugo Becker (Francia)

Lion Rock, regia di Nick Mayow e Prisca Bouchet (Nuova Zelanda)

Merrimundi, regia di Niles Atallah (Cile)

Nedostupni, regia di Kyrylo Zemljanyj (Ucraina, Francia, Belgio, Bulgaria, Paesi Bassi)

Norheimsund, regia di Ana A. Alpízar (Cuba, Stati Uniti d'America)

El origen del mundo, regia di Jazmin Lopez (Argentina)

Rukeli, regia di Alessandro Rak (Italia, Svezia) - fuori concorso

Saint Simeon, regia di Olubunmi Ogunsola (Nigeria)

Tángláng, regia di Joe Hsieh e Yonfan (Taiwan, Hong Kong)

Utan Kelly, regia di Lovisa Sirén (Svezia)

Yòu jiàn chuīyān, regia di Viv Li (Germania, Belgio, Cina)


Venice Spotlight

À bras-le-corps, regia di Marie-Elsa Sgualdo (Svizzera, Francia, Belgio)

Ammazzare stanca, regia di Daniele Vicari (Italia)

Un cabo suelto, regia di Daniel Hendler (Uruguay, Argentina, Spagna)

Calle Malaga, regia di Maryam Touzani (Marocco, Francia, Spagna, Germania, Belgio)

La hija de la española, regia di Mariana Rondón e Marité Ugás (Venezuela, Messico)

Hijra, regia di Shahad Amin (Arabia Saudita, Iraq, Egitto, Regno Unito)

Made in EU, regia di Stephan Komandarev (Bulgaria, Germania, Repubblica Ceca)

Motor City, regia di Potsy Ponciroli (Stati Uniti d'America)


Venezia Classici

Restauri

Amaro destino (House of Strangers), regia di Joseph L. Mankiewicz (Stati Uniti d'America, 1949)

Aniki Bóbó, regia di Manoel de Oliveira (Portogallo, 1942)

Bashù - Il piccolo straniero (Bāshu gharibe-ye kuchak), regia di Bahram Beyzai (Iran, 1986)

Il delinquente delicato (The Delicate Delinquent), regia di Don McGuire (Stati Uniti d'America, 1957)

Destino cieco (Przypadek), regia di Krzysztof Kieślowski (Polonia, 1981)

Due ettari di terra (Do bīghā zamīn), regia di Bimal Roy (India, 1953)

Kagi, regia di Kon Ichikawa (Giappone, 1959)

Kwaidan (Kaidan), regia di Masaki Kobayashi (Giappone, 1965)

Lolita, regia di Stanley Kubrick (Stati Uniti d'America, 1962)

Il magnifico cornuto, regia di Antonio Pietrangeli (Italia, Francia, 1964)

Il marchio del rinnegato (Mark of the Renegade), regia di Hugo Fregonese (Stati Uniti d'America, 1951)

Matador, regia di Pedro Almodóvar (Spagna, 1986)

Il porto delle nebbie (Le Quai des brumes), regia di Marcel Carné (Francia, 1938)

Quel treno per Yuma (3:10 to Yuma), regia di Delmer Daves (Stati Uniti d'America, 1957)

Roma ore 11, regia di Giuseppe De Santis (Italia, 1952)

Lo spettro, regia di Riccardo Freda (Italia, 1963)

Ti ho sposato per allegria, regia di Luciano Salce (Italia, 1967)

Vive l'amour (Àiqíng wànsuì), regia di Tsai Ming-liang (Taiwan, 1994)


Documentari sul cinema

Boorman and the Devil, regia di David Kittredge (Stati Uniti d'America)

Elvira Notari - Oltre il silenzio, regia di Valerio Ciofani (Italia)

Holofiction, regia di Michal Kosakowski (Polonia)

Louis Malle, le révolté, regia di Claire Duguet (Francia)

Mata Hari, regia di Joe Beshenkovsky e James A. Smith (Stati Uniti d'America)

Megadoc, regia di Mike Figgis (Stati Uniti d'America)

Memoria de los olvidados, regia di Javier Espada (Spagna)

The Ozu Diaries, regia di Daniel Raim (Stati Uniti d'America)

Sangre del Toro, regia di Yves Montmayeur (Messico)


Venezia Final Cut (Final Cut in Venice)

Fiction

House of the wind (La maison du vent), regia di Kouemo Yanghu Auguste Bernard (Camerun, Benin, Francia, Belgio)

Mi sembra (Meu semba), regia di Hugo Salvaterra (Angola)

Standing at the ruins (Al woqoof ala el atlal), regia di Saeed Taji Farouky (Egitto, Regno Unito) – Focus on the United Kingdom

The station (Al mahattah), regia di Sara Ishaq (Yemen, Giordania, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Qatar)

Yesterday the eye didn't sleep, regia di Rakan Mayasi (Belgio, Libano, Palestina)


Documentari

Legacy (Soleil, lune, étoiles), regia di Mamadou Dia (Senegal, Francia)

Progetto senza titolo dallo Yemen, regia di Mariam Al-Dhubhani (Yemen, Qatar, Norvegia, Francia)

Out of school (La cour des grands), regia di Hind Bensari (Danimarca, Marocco) – Focus on Morocc


Sezioni autonome e parallele


Settimana internazionale della critica

In concorso

AGON, regia di Giulio Bertelli (Italia, Stati Uniti d'America, Francia)

Cotton queen, regia di Suzannah Mirghani (Germania, Francia, Palestina, Egitto, Qatar, Arabia Saudita)

Gorgonà, regia di Evi Kalogiropoulou (Grecia, Francia)

Ish, regia di Imran Perretta (Regno Unito)

Roqia, regia di Yanis Koussim (Algeria, Francia, Qatar, Arabia Saudita)

Straight circle, regia di Oliver Hudson (Regno Unito)

Waking hours, regia di Federico Cammarata e Filippo Foscarini (Italia)


Fuori concorso

Les immortelles, regia di Caroline Deruas Perano (Francia, Canada) - film d'apertura

100 nights of Hero, regia di Julia Jackman (Regno Unito) - film di chiusura




Cortometraggi in concorso

ARCA, regia di Lorenzo Quagliozzi (Italia)

Festa di famiglia, regia di Nadir Taji (Italia)

Marina, regia di Paoli de Luca (Italia)

La moto, regia di Matteo Giampetruzzi (Italia, Danimarca, Spagna)

El pütì pèrs, regia di Paolo Baiguera (Italia)

The Pørnøgraphər, regia di HARIEL (Italia)

Sante, regia di Valeria Gaudieri (Italia)


Cortometraggi fuori concorso

Restare, regia di Fabio Bobbio (Italia) - film d'apertura

Confini, canti, regia di Simone Massi (Italia) - film di chiusura



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martedì 28 giugno 2022

ANDALUSA. THE LIMITS OF CONTROL, USATE LA VOSTRA IMMAGINAZIONE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2009
116'
Regia: Jim Jarmusch
Con: Isaach de Bankolé, Paz de la Huerta, Tilda Swinton, Gael García Bernal, John Hurt, Bill Murray.


Ricordate lo speciale AMERICANA del 2015?
Ora che anche l'ultimo co-fondatore del nostro blog è convolato a nozze, non possiamo che recensire un film ambientato proprio nella terra che Fran sta visitando in questi giorni insieme alla sua bellissima neosposa Debora: l'Andalusia!

La comunità autonoma spagnola è la vera protagonista di un lungometraggio tra i più ostici e criptici di Jim Jarmusch, cineasta indipendente che ricordiamo per Daunbailò, Mystery Train e il più recente I Morti non Muoiono (presentato in concorso a Cannes 2019, per chi lo avesse dimenticato).

Quasi impossibile riassumerne la trama: un killer professionista (de Bankolé) è incaricato di uccidere un uomo d'affari americano (Murray), ma lungo il tragitto incontra tutta una serie di personaggi misteriosi, tra cui una donna sempre nuda o seminuda (de la Huerta) che sembra conoscerlo bene...

Tempi dilatati, dialoghi ridotti all'osso e comunque indecifrabili, intreccio inesplicabile: in The Limits of Control contano soprattutto l'atmosfera, la classe registica e il cast.

E che cast: tra i tanti amici e collaboratori storici di Jarmusch fanno macchia Paz de la Huerta (non un granché a recitare, ma almeno un bel vedere), l'anziano John Hurt (da noi incontrato a Venezia 2011) e il comico Bill Murray in uno dei suoi rari ruoli seri.

Curiosamente, guardando la pellicola abbiamo avuto la sensazione che ad essa - pur fatta la tara dei difetti - manchi qualcosa.
Ci è voluto un po' per capirlo: manca Joe Strummer.

Il compianto cantautore inglese sarebbe stato perfetto in un ruolo di supporto, considerando tanto la reciproca stima col regista quanto l'ambientazione: verso la metà degli anni 80 Joe andò a vivere per un certo periodo di tempo proprio in quelle zone, in incognito, per riprendersi dal traumatico scioglimento dei suoi Clash.

Inutile dire che la sua presenza avrebbe alzato l'asticella qualitativa di un film che così com'è risulta un mero esercizio di stile, un in-joke, un'amenità cinematografica.
For fans only? Sì, oppure per spettatori molto pazienti e/o dotati di tanta, tanta immaginazione.


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domenica 23 gennaio 2022

I CLASSICI: MYSTERY TRAIN, JOE STRUMMER BASETTONE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Giappone, 1989
113'
Regia: Jim Jarmusch
Con: Joe Strummer, Steve Buscemi, Nicoletta Braschi, Sy Richardson, Vondie Curtis-Hall, Chiqué Lee, Screamin' Jay Hawkins, Tom Waits (voce originale).


Memphis, Tennessee, citta natale di Elvis Presley.
Tre storie si incrociano nella stessa notte e nello stesso albergo.

Nella prima, una coppia di giovani Giapponesi è alla ricerca dei luoghi mitici del rock'n'roll.
Nella seconda, una donna italiana (Braschi) incontra prima una ragazza che ha appena lasciato il fidanzato e poi il fantasma di Elvis.

Nella terza, un inglese ubriaco e depresso (Strummer) si mette nei guai - insieme al cognato (Buscemi) e ad un amico afro - con un' improvvisata rapina a mano armata.



Per chi non lo sapesse o ricordasse, Joe Strummer ha avuto una breve carriera nel cinema.
Nella seconda metà degli anni 80, dopo lo scioglimento dei Clash, il punk-rocker britannico si riciclò per qualche anno come autore di colonne sonore e occasionalmente anche come attore.

Nel primo campo, i suoi contributi più significativi sono stati per pellicole indipendenti quali Permanent Record, Walker e When Pigs Fly.
Nel secondo, vanno ricordati almeno il pulp-western Straight to Hell e il lungometraggio che vi stiamo recensendo.

Jim Jarmusch, che pochi anni prima aveva diretto Daunbailò con l'italico Roberto Benigni (il che spiega la partecipazione qui della di lui moglie Nicoletta Braschi), volle a tutti i costi Joe nei panni dell'inaffidabile Johnny detto Elvis, al punto da scrivergli la parte su misura e dichiarando che, se questi non avesse accettato l'ingaggio, probabilmente non avrebbe girato il film.

Per fortuna le cose sono andate come sappiamo, anche perché l'ultimo capitolo è in realtà l'unico veramente interessante dei tre.
Per apprezzarlo al meglio consigliamo la versione in lingua originale: molte battute si perdono nella traduzione (ad esempio, quella che proprio Strummer fa sul duo vocale Sam & Dave nella versione italiana diventa un commento senza senso su Gianni & Pinotto).

Nei ruoli di supporto, fanno macchia un giovane Steve Buscemi prima de Il Grande Lebowski (i suoi duetti comici con Joe sono la parte migliore del film) e Chiqué Lee, fratello minore del più famoso Spike.
Occhio pure agli altri musicisti in trasferta artistica: oltre al leader dei Clash, compaiono Screamin' Jay Hawkins (il portiere dell'albergo) e Tom Waits (il DJ alla radio).

Mystery Train non è certo il capolavoro di Jarmusch (di questo talentuoso ma discontinuo regista ricordiamo anche il recente I Morti non Muoiono, presentato al Festival di Cannes nel 2019), ma vale la pena guardarlo per gustarsi la migliore e più credibile performance di Joe Strummer in ambito recitativo.

E chissà che non vi faccia venire voglia di riascoltare qualche sua vecchia canzone...



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giovedì 27 agosto 2020

GLI INEDITI: STRAIGHT TO HELL, JOE STRUMMER PISTOLERO

(Clicca sulla locandina per vedere il film intero in italiano). 

USA/Regno Unito/Spagna, 1987
86'
Regia: Alex Cox
Con: Joe Strummer, Sy Richardson, Dick Rude, Jennifer Balgobin, Courtney Love, Miguel Sandoval, Zander Schloss, The Pogues, Elvis Costello, Jim Jarmusch, Grace Jones, Dennis Hopper.


Tre killer imbranati (Richardson, Rude e Strummer) si svegliano in un albergo dopo una sbronza: hanno fatto tardi, perdendo "l'appuntamento" con la propria vittima.

Incerti sul da farsi, rapinano una banca e scappano in Messico portandosi dietro un'odiosa ragazzina incinta (Love).

Seppelliscono il denaro e si stabiliscono in un villaggio dimenticato da Dio in mezzo al deserto, governato da una banda di gangster caffeinomani (i Pogues e altri).

Qui tutti aspettano l'arrivo del misterioso e temuto Mr. Dade (Jarmusch).
Ecatombe finale con proiettili a go-go.






Eravamo indecisi se classificare questo scalcinato western moderno tra I CLASSICI oppure nella sezione dedicata a GLI INEDITI.
Abbiamo optato per la seconda opzione: in Italia non è passato dal grande schermo; su qualche televisione commerciale e ora anche sulle piattaforme online è possibile reperirne una versione doppiata con approssimazione, dal titolo Diritti all'Inferno (sic).

Una cine-avventura nata per caso, quando un nutrito gruppo di musicisti si ritrova improvvisamente inoccupato dopo che l'ambizioso progetto di un tour-carovana è fallito.
Il cineasta indipendente Alex Cox - uno che ai tempi andava per la maggiore, grazie a pellicole come Repo Man - propone loro un'alternativa: perché invece non fare un film tutti insieme?

Detto fatto: il regista scrive la sceneggiatura in soli 4 giorni con l'aiuto del co-protagonista Rude (un copione lungo appena 66 pagine!) e le riprese iniziano ad Almeria, in Spagna, lo stesso posto dove Sergio Leone aveva girato i suoi primi western spaghetti.
Per questioni di budget, viene persino riciclato l'intero set del mediocre Valdez il Mezzosangue.

Che dire di una pellicola come Straight to Hell (il titolo è preso in prestito da una delle più famose canzoni dei Clash)?
Se cercate coesione, verosimiglianza, introspezione, epica... girate al largo!

Senza alcun rispetto per la logica narrativa, Cox e compagnia hanno prodotto un pulp-western nervoso e iperrealista, che gira spudoratamente a vuoto e non riesce a graffiare né con le unghie dell'umorismo né con quelle della satira.
Tutti quelli coinvolti nelle riprese danno l'impressione di essersi divertiti un mondo, ma il contagio non arriva allo spettatore.






Eppure quest'opera da due soldi possiede un certo fascino trash.
I meriti sono essenzialmente da ricercare nel cast e nella bella colonna sonora.

Dei Pogues, il peggiore a recitare è senza dubbio il cantante Shane MacGowan, mentre il tin whistler Spider Stacy sembra possedere un certo talento naturale.
La statuaria Jennifer Balgobin batte 10 a 0 l'insopportabile Courtney Love, futura signora Cobain.
Jarmusch e Hopper sono quasi solo nomi da esibire sulla locandina.

E poi c'è lui, Joe Strummer, che vale da solo tutto il film.
L'ex frontman dei Clash si costruisce addosso un personaggio iconico e indimenticabile, un assassino maldestro e casanova (le scenette con l'assatanata moglie del commerciante sono tra le cose migliori del film), coi vestiti sfatti e i capelli perennemente impomatati.

"Un Humphrey Bogart più giovane e trasandato", come lo ha definito una delle attrici.
Ma anche incline al "metodo" dell'Actor's Studio, se è vero che - per rimanere nel personaggio - il nostro non si è cambiato i vestiti per tutta la durata delle riprese.

Il suo connubio artistico con Cox proseguirà l'anno successivo in Walker, un altro "pseudo-western" che metterà fine una volta per tutte alla promettente carriera del regista e vedrà quasi tutte le scene con Joe tagliate in fase di montaggio.

Ma questa è già un'altra storia.
Un giorno, forse, ve la racconteremo.




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lunedì 13 maggio 2019

CANNES 2019. I FILM IN E FUORI CONCORSO

(La locandina del 72° Festival di Cannes). 


Come ogni anno, eccoci finalmente giunti allo speciale dedicato all'ormai imminente Festival di Cannes, che si terrà dal 14 al 25 maggio.

Per maggiori dettagli sulle pellicole in programma vi rimandiamo al consueto post di commento.
Per ora vi basti sapere che C'era una Volta a... Hollywood, attesissima ultima fatica firmata Quentin Tarantino, è stata ammessa alla competizione all'ultimo minuto.

Ma quella del regista di Pulp Fiction e Django Unchained non è sulla carta l'unica opera degna di nota: la giuria guidata dal messicano Alejandro G. Iñárritu avrà con ogni probabilità il suo bel da fare per assegnare l'ambita Palma d'Oro.

Nel frattempo, volete conoscere tutti, ma proprio tutti i film che verranno presentati sulla Croisette?
Date una sbirciata all'elenco sottostante!






CONCORSO
Atlantique, regia di Mati Diop (Francia/Senegal/Belgio)
Bacurau, regia di Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles (Brasile)
C'era una Volta a... Hollywood (Once Upon a Time in... Hollywood), regia di Quentin Tarantino (Stati Uniti/Regno Unito)
Dolor y gloria, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
Frankie, regia di Ira Sachs (Francia/Portogallo/Belgio/Stati Uniti)
Gisaengchung, regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud)
La gomera, regia di Corneliu Porumboiu (Romania/Francia/Germania)
A Hidden Life, regia di Terrence Malick (Stati Uniti/Germania)
It Must Be Heaven, regia di Elia Suleiman (Francia/Canada)
Le jeune Ahmed, regia di Jean-Pierre e Luc Dardenne (Belgio)
Little Joe, regia di Jessica Hausner (Austria/Regno Unito/Germania)
Matthias et Maxime, regia di Xavier Dolan (Canada)
Mektoub, My Love: Intermezzo, regia di Abdellatif Kechiche (Francia/Italia)
I Morti non Muoiono (The Dead Don't Die), regia di Jim Jarmusch (Stati Uniti)
Les Misérables, regia di Ladj Ly (Francia)
Nan fang che zhan de ju hui, regia di Diao Yinan (Cina)
Portrait de la jeune fille en feu, regia di Céline Sciamma (Francia)
Roubaix, une lumiére, regia di Arnaud Desplechin (Francia)
Sibyl, regia di Justine Triet (Francia)
Sorry We Missed You, regia di Ken Loach (Regno Unito/Francia/Belgio)
Il Traditore, regia di Marco Bellocchio (Italia/Francia/Brasile/Germania)

Un Certain Regard
Adam, regia di Maryam Touzani (Marocco/Francia/Qatar)
A Brother’s Love, regia di Monia Chokri (Canada)
Bull, regia di Annie Silverstein (Stati Uniti)
Chambre 212, regia di Christophe Honoré (Francia/Belgio/Lussemburgo)
The Climb, regia di Michael Angelo Covino (Stati Uniti)
Dylda, regia di Kantemir Balagov (Russia)
EVGE, regia di Nariman Aliev (Ucraina)
La famosa invasione degli orsi in Sicilia, regia di Lorenzo Mattotti (Francia/Italia)
Jeanne, regia di Bruno Dumont (Francia)
Juo ren mi mi, regia di Midi Z (Taiwan)
Les hirondelles de Kaboul, regia di Zabou Breitman e Eléa Gobbé-Mévellec (Francia)
Liberté, regia di Albert Serra (Francia/Spagna/Portogallo)
Liu yu tian, regia di Zu Feng (Cina)
Odnaždy v Trubčevske, regia di Larisa Sadilova (Russia)
O que arde, regia di Oliver Laxe (Spagna/Francia/Lussemburgo)
Papicha, regia di Mounia Meddour (Francia)
Port Authority, regia di Danielle Lessovitz (Stati Uniti)
A vida invisível, regia di Karim Aïnouz (Brasile)

Fuori concorso
La belle époque, regia di Nicolas Bedos (Francia)
Diego Maradona, regia di Asif Kapadia (Regno Unito)
Hors normes, regia di Olivier Nakache e Éric Toledano (Francia)
Les plus belles années d'une vie, regia di Claude Lelouch (Francia)
Rocketman, regia di Dexter Fletcher (Regno Unito/Stati Uniti)
Too Old to Die Young – serie TV di Nicolas Winding Refn, episodi 1x04-1x05 (Stati Uniti)






Proiezioni di mezzanotte
Akinjeon, regia di Lee Won-tae (Corea del Sud)
Lux Æterna, regia di Gaspar Noé (Francia)

Proiezioni speciali
5B, regia di Dan Krauss (Stati Uniti)
Chicuarotes, regia di Gael García Bernal (Messico)
La cordillera de los sueños, regia di Patricio Guzmán (Cile)
Être vivant et le savoir, regia di Alain Cavalier (Francia)
Family Romance, LLC., regia di Werner Herzog
For Sama, regia di Waad Al-Khateab e Edward Watts (Siria/Regno Unito)
Ice on Fire, regia di Leila Conners (Stati Uniti/Costa Rica/Regno Unito/Francia/Croazia/Germania/Islanda/Norvegia/Svizzera)
Que sea ley, regia di Julio Solanas (Argentina)
Share, regia di Pippa Bianco (Stati Uniti)
Tommaso, regia di Abel Ferrara (Italia)

Cortometraggi in concorso
All Inclusive, regia di Teemu Nikki (Finlandia)
Anna, regia di Dekel Berenson (Ucraina/Israele/Regno Unito)
La distance entre nous et le ciel, regia di Vasilis Kekatos (Grecia/Francia)
Le grand saut, regia di Vanessa Dumont e Nicolas Davenel (Francia)
L'heure de l'ours, regia di Agnès Patron (Francia)
Ingen lyssnar, regia di Elin Övergaard (Svezia)
Monstruo Dios, regia di Agustina San Martín (Argentina)
Parparim, regia di Yona Rozenkier (Israele)
La siesta, regia di Federico Luis Tachella (Argentina)
The Van, regia di Erenik Beqiri (Albania/Francia)
White Echo, regia di Chloë Sevigny (Stati Uniti)

Documentari
Cinecittà - I mestieri del cinema: Bernardo Bertolucci, regia di Mario Sesti (Italia)
Forman vs. Forman, regia di Helena Třeštíková e Jakub Hejna (Repubblica Ceca/Francia)
Making Waves: The Art of Cinematic Sound, regia di Midge Costin (Stati Uniti)
La passione di Anna Magnani, regia di Enrico Cerasuolo (Italia/Francia)
Les silences de Johnny, regia di Pierre-William Glenn (Francia)






Quinzaine des Réalisateurs

Lungometraggi

Alice et le maire, regia di Nicolas Pariser (Francia)
And Then We Danced, regia di Levan Akin (Svezia/Georgia)
Ang hupa, regia di Lav Diaz (Filippine/Cina)
Canción sin nombre, regia di Melina León (Perù/Spagna/Svizzera)
Le daim, regia di Quentin Dupieux (Francia)
Une fille facile, regia di Rebecca Zlotowski (Francia)
Ghost Tropic, regia di Bas Devos (Belgio)
Give Me Liberty, regia di Kirill Michanovskij (Stati Uniti)
Hatsukoi, regia di Takashi Miike (Giappone/Regno Unito)
Huo zhe chang zhe, regia di Johnny Ma (Cina/Francia)
Koirat eivät käytä housuja, regia di Jukka-Pekka Valkeapää (Finlandia/Lettonia)
The Lighthouse, regia di Robert Eggers (Canada/Stati Uniti)
Lillian, regia di Andreas Horwath (Austria)
Oleg, regia di Juris Kursietis (Lettonia/Belgio/Lituania/Francia)
On va tout péter, regia di Lech Kowalski (Francia)
Les particules, regia di Blaise Harrison (Svizzera/Francia)
Parwareshgah, regia di Shahrbanoo Sadat (Danimarca/Afghanistan/Francia/Germania/Lussemburgo)
Perdrix, regia di Erwan Le Duc (Francia)
Por el dinero, regia di Alejo Moguillansky (Argentina)
Sem seu sangue, regia di Alice Furtado (Brasile/Paesi Bassi/Francia)
Tlamess, regia di Ala Eddine Slim (Tunisia/Francia)
Wounds, regia di Babak Anvari (Stati Uniti)
Yves, regia di Benoît Forgeard (Francia)
Zombi Child, regia di Bertrand Bonello (Francia)

Cortometraggi
Deux sœurs qui ne sont pas sœurs, regia di Beatrice Gibson (Regno Unito/Germania/Canada/Francia)
Les extraordinaires mésaventures de la jeune fille de pierre, regia di Gabriel Abrantes (Portogallo/Francia)
Grand Bouquet, regia di Nao Yoshigai (Giappone)
Hãy tỉnh thức và sẵn sàng, regia di An Pham Thien (Corea del Sud/Stati Uniti d'America/Vietnam)
Je te tiens, regia di Sergio Caballero (Spagna)
Movements, regia di Jeong Da-hee (Corea del Sud)
Olla, regia di Ariane Labed (Francia/Regno Unito)
Piece of Meat, regia di Jerrold Chong e Huang Junxiang (Singapore/Malesia)
Plaisir fantôme, regia di Morgan Simon (Francia)
That Which Is to Come Is Just a Promise, regia di Flatform (Italia/Paesi Bassi/Nuova Zelanda)


Settimana Internazionale della Critica

Lungometraggi

Abou Leïla, regia di Amin Sidi-Boumédiène (Algeria/Francia)
Ceniza negra, regia di Sofía Quirós Ubeda (Costa Rica/Argentina/Cile/Francia)
Hvítur, hvítur dagur, regia di Hlynur Pálmason (Islanda/Danimarca)
J’ai perdu mon corps, regia di Jérémy Clapin (Francia)
Nuestras madres, regia di César Díaz (Belgio/Francia/Guatemala)
The Unknown Saint, regia di Alaa Eddine Aljem (Marocco/Francia/Qatar/Germania/Libano)
Vivarium, regia di Lorcan Finnegan (Stati Uniti)

Cortometraggi
Dia de festa, regia di Sofia Bost (Portogallo)
Fakh, regia di Nada Riyadh (Egitto/Germania)
Ikki illa meint, regia di Andrias Høgenni (Danimarca)
Journey Through a Body, regia di Camille Degeye (Francia)
Kolektyviniai sodai, regia di Vytautas Katkus (Lituania)
Lucía en el limbo, regia di Valentina Maurel (Belgio/Francia/Costa Rica)
The Manila Lover, regia di Johanna Pyykkö (Norvegia/Filippine)
Mardi de 8 à 18, regia di Cecilia de Arce (Francia)
She Runs, regia di Qiu Yang (Cina/Francia)
Ultimul drum spre mare, regia di Adi Voicu (Romania)


Proiezioni speciali

Lungometraggi

Chun jiang shui nuan, regia di Gu Xiaogang (Cina)
Les héros ne meurent jamais, regia di Aude Léa Rapin (Francia/Belgio/Bosnia ed Erzegovina)
Litigante, regia di Franco Lolli (Colombia/Francia)
Tu mérites un amour, regia di Hafsia Herzi (Francia)

Cortometraggi
Demonic, regia di Pia Borg (Australia)
Invisível Herói, regia di Cristèle Alves Meira (Portogallo/Francia)
Naptha, regia di Moin Hussain (Regno Unito)
Please Speak Continuously and Describe Your Experiences as They Come to You, regia di Brandon Cronenberg (Canada)
Tenzo, regia di Katsuya Tomita (Giappone)




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martedì 24 maggio 2016

CANNES 2016. QUALCOSA E' ANDATO STORTO

Dall'alto: Ken Loach esulta per la Palma d'Oro assegnata a I, Daniel Blake; i due registi premiati ex aequo, Olivier Assayas (a sinistra) e Cristian Mungiu (a destra), rispettivamente per Personal Shopper e Bacalaureat; una raggiante Andrea Arnold con il Premio della Giuria ottenuto da American Honey


Scorrendo il programma di questo 69° Festival di Cannes, si potevano avere non poche aspettative.
Il Presidente Gilles Jacob e il Direttore Artistico Thierry Frémaux erano riusciti a ottenere dei titoli di rilievo, non pochi autori di fama e qualche divo di richiamo.

Sembrava l'occasione propizia per ridare slancio ai grandi eventi cinematografici in declino (vedere il nostro post di commento), invece qualcosa è andato storto.
Il problema, come troppo spesso è capitato in questi anni, è l'assegnazione dei premi.

La Giuria guidata dall'australiano George Miller (il visionario autore di Mad Max: Fury Road, vincitore morale degli ultimi Oscar) non ha fatto scelte imperdonabili, ma la sensazione è che avrebbe potuto osare di più.

Nulla da eccepire sulla Palma d'Oro a Ken Loach: coadiuvato come sempre dal fido Paul Laverty (avvocato progressista con l'hobby della sceneggiatura), l'anziano cineasta inglese ha conquistato il premio più ambito con I, Daniel Blake, storia di un uomo vittima della burocrazia ed ennesimo capitolo di una carriera tutta dedicata all'impegno civile.

Semmai fanno storcere il naso le assegnazioni delle altre categorie, a partire dalla miglior regia andata ex aequo (e basta con questo cerchiobottismo!) al rumeno Cristian Mungiu e al francese Olivier Assayas.

Un contentino ai padroni di casa? Il sospetto c'è - ed è più di un sospetto, quasi una regola non scritta.
Se poi il premiato è un'ex critico dei Cahiers du cinéma, idolo in patria e abitué del Festival...

Per quel che riguarda l'altro cineasta gratificato, beh non possiamo certo parlare di novità: il suo 4 Mesi, 3 Settimane, 2 Giorni gli valse la Palma d'Oro nel 2007, il successivo Racconti dell'Età dell'Oro (2009) era stato presentato nella sezione Un Certain Regard, mentre nel 2012 Oltre le Colline aveva ottenuto due riconoscimenti (per la sceneggiatura allo stesso Mungiu e a pari merito alle due attrici protagoniste).

Anche il canadese (francofono) Xavier Dolan è avezzo alla Croisette, essendo stato premiato due anni fa e avendo fatto parte della Giuria lo scorso anno.
Gli si poteva negare un riconoscimento? Ecco servito il Grand Prix.

Addirittura doppio premio a Forushande-The Salesman dell'iraniano Asghar Farhadi, autore di Una Separazione che nel 2012 aveva vinto sia il Golden Globe sia l'Oscar.
Miglior sceneggiatura e miglior attore (Shahab Hosseini): troppa grazia.

Infine, miglior attrice la filippina Jaclyn Jose - lasciamole il beneficio del dubbio, ma onorare i film asiatici ai festival fa sempre figo - e Premio della Giuria ad American Honey di Andrea Arnold.
In trasferta Oltreoceano, la regista inglese di Cime Tempestose (alla cui anteprima eravamo presenti anche noi, ricordate?) ha diretto una delle pellicole che ha convinto di più, ma si è dovuta accontentare di un riconoscimento minore.

Sono rimasti fuori gli americani Jeff Nichols (di cui avevamo apprezzato assai i precedenti Take Shelter e Mud) e Sean Penn (l'attore di The Tree of Life non è piaciuto - eufemisticamente - come regista di The Last Face), ma i due non erano molto accreditati per un posto nel palmarès.

Maggiori possibilità aveva, alla vigilia, il connazionale Jim Jarmusch: il suo Paterson ha ricevuto molti apprezzamenti, così come l'interpretazione del suo protagonista, Adam Driver (per i più, il Kylo Ren di Star Wars-Il Risveglio della Forza; per i cinefili, il vincitore della Coppa Volpi a Venezia 2014).

A bocca asciutta anche dei pezzi grossi del calibro dei belgi fratelli Dardenne - in passato, due Palme d'Oro (Rosetta del 1999 e L'Enfant nel 2005), un premio per la sceneggiatura nel 2008 (Il Matrimonio di Lorna) e un Grand Prix Speciale della Giuria nel 2011 (per Il Ragazzo con la Bicicletta) - e dello spagnolo Pedro Almodóvar - il suo Julieta, già proiettato in patria, è stato un flop.

Qualche considerazione a parte meritano due autori "scandalosi".

Paul Verhoeven è ricordato per pellicole cult quali RoboCop (1987), Atto di Forza (1990), Basic Instinct (1992), Starship Troopers (1997).
Sulla Croisette ha portato Elle, una storia di sesso-e-violenza che però ha messo in mostra più il talento recitativo della solita ottima Isabelle Huppert che le sue capacità registiche.
Ci aspettiamo di meglio da lui, in futuro.

Idem per Nicolas Winding Refn: del cineasta danese avevamo apprezzato Bronson (2008) e soprattutto Drive (2011).
Dopo il deludente Only God Forgives (in concorso a Cannes 2013) speravamo si richiappasse un po' con The Neon Demon.
Macché...

Alla vigilia della consegna dei premi molti davano per vincente un'opera che inizialmente era stata selezionata nella sezione Un Certain Regard, salvo poi essere ammessa all'ultimo nella selezione ufficiale: Toni Erdmann, farsa diretta dalla tedesca Maren Ade.

È lei la vincitrice morale di questa edizione: peccato che la Giuria non abbia avuto il coraggio di premiare il doppio genere - quello della commedia e quello femminile, così inspiegabilmente poco rappresentati nelle premiazioni cinematografiche.

L'impressione finale è che di Cannes 2016, in fondo, rimarranno troppo presto dei ricordi sbiaditi.

Tutt'al più ci si rammenterà di opere fuori concorso o in sezioni secondarie: Il Gigante Gentile di Steven Spielberg con Mark Rylance, The Nice Guys di Shane Black con la coppia Russell Crowe-Ryan Gosling, Café Society di Woody Allen con Kristen Stewart e Jesse Eisenberg, Money Monster di Jodie Foster con George Clooney, Julia Roberts e Jack O'Connell, Captain Fantastic di Matt Ross con Viggo Mortensen, il cartone animato La Tartaruga Rossa, il documentario Gimme Danger di Jim Jarmusch e non molti altri.

Viste le premesse, un po' poco.
Quel dommage...




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martedì 10 maggio 2016

CANNES 2016. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: Kristen Stewart e Jesse Eisenberg in Café Society, il film di Woody Allen che aprirà il Festival; George Clooney in Money Monster di Jodie Foster; una scena da Il Gigante Gentile di Steven Spielberg. 


2011: l'anno di The Tree of Life di Terrence Malick, The Artist di Michael Hazanavicius (trionfatore agli Oscar 2012), Drive di Nicolas Winding Refn, Holy Motors di Leos Carax, Take Shelter di Jeff Nichols.

2012: è stata la volta di Moonrise Kingdom di Wes Anderson, On The Road di Walter Salles, Re della Terra Selvaggia di Benh Zeitlin, No-I Giorni dell'Arcobaleno di Pablo Larraín.

2013: La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, All Is Lost di J.C. Chandor su tutti.

2014: Whiplash di Damien Chazelle, una rivelazione.

2015: Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone, Mia Madre di Nanni Moretti, Inside Out della Pixar, Mad Max:Fury Road di George Miller, presidente nel prossimo Festival di Cannes di una Giuria che comprende anche la nostra Valeria Golino, l'americana Kirsten Dunst (vista in On The Road), il danese Mads Mikkelsen, il canadese Donald Sutherland.

Questi i film passati per la kermesse rivierasca negli ultimi anni e dei quali si è occupata CINEMA A BOMBA!

E quest'anno, a chi toccherà?

Tante le pellicole potenzialmente interessanti - ma di questo parleremo nel prossimo post.

Dall'11 al 22 Maggio tutti i riflettori saranno quindi puntati sulla Croisette, il palcoscenico più glamour del panorama cinematografico primaverile.

Il vostro blog preferito vi presenta qui di seguito tutti i film in concorso e quelli che noi consideriamo più interessanti nelle sezioni collaterali.

Et voilà!

CONCORSO
Toni Erdmann, regia di Maren Ade (Germania, Austria)
Julieta, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
Personal Shopper, regia di Olivier Assayas (Francia), con Kristen Stewart
American Honey, regia di Andrea Arnold (USA, Regno Unito), con Shia LaBeouf
La Fille Inconnue-The Unknown Girl, regia di Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne (Belgio)
Juste la fin du monde-It's only the end of the world, regia di Xavier Dolan (Canada, Francia), con Marion Cotillard, Léa Seydoux, Vincent Cassel
Ma Loute, regia di Bruno Dumont (Francia, Germania), con Juliette Binoche, Fabrice Luchini, Valeria Bruni Tedeschi
Paterson, regia di Jim Jarmusch (USA), con Adam Driver
Rester Vertical, regia di Alain Guiraudie (Francia)
Aquarius, regia di Kleber Mendonça Filho (Brasile), con Sonia Braga
From the Land of the Moon, regia di Nicole Garcia (Francia), con Marion Cotillard, Louis Garrel
I, Daniel Blake, regia di Ken Loach (Regno Unito, Francia)
Ma'Rosa, regia di Brillante Mendoza (Filippine)
Bacalaureat, regia di Cristian Mungiu (Romania, Francia)
Loving, regia di Jeff Nichols (USA, Regno Unito), con Joel Edgerton, Michael Shannon
The Handmaiden, regia di Park Chan-Wook (Corea del Sud)
The Last Face, regia di Sean Penn (USA), con Charlize Theron, Javier Bardem, Adèle Exarchopoulos, Jean Reno
Sieranevada, regia di Cristi Puiu (Romania, Francia, Bosnia Herzegovina, Croazia, Macedonia)
Elle, regia di Paul Verhoeven (Francia, Germania, Belgio), con Isabelle Huppert
The Neon Demon, regia di Nicolas Winding Refn (USA, Francia, Danimarca), con Elle Fanning, Keanu Reeves, Christina Hendricks, Jena Malone, Alessandro Nivola
Forushande, regia di Asghar Farhadi

FUORI CONCORSO
Il Gigante Gentile (The BFG), regia di Steven Spielberg (USA), con Mark Rylance, Bill Hader, Rebecca Hall
Café Society, regia di Woody Allen (USA), con Kristen Stewart, Jesse Eisenberg, Blake Lively, Steve Carell, Corey Stoll [FILM D'APERTURA]
Goksung-The Strangers, regia di Na Hong-jin (Corea del Sud)
Money Monster - L'altra faccia del denaro (Money Monster), regia di Jodie Foster (USA), con George Clooney, Julia Roberts, Jake O'Connell, Dominic West
The Nice Guys, regia di Shane Black (USA), con Russell Crowe, Ryan Gosling, Matt Bomer, Kim Basinger
Hands of Stone, regia di Jonathan Jakubowicz (USA, Panama), con Robert De Niro, Édgar Ramírez, Usher, Ellen Barkin, John >Turturro

UN CERTAIN REGARD
La Tortue Rouge, regia di Michael Dubok de Wit (Paesi Bassi), cartoon con la collaborazione dello Studio Ghibli
La large noche de Francisco Sanctis, regia di Francisco Marquez e Andrea Testa (Argentina)
Pericle il nero, regia di Stefano Mordini (Italia), con Riccardo Scamarcio
Captain Fantastic, regia di Matt Ross (USA), con Viggo Mortensen, Frank Langella
The Transfiguration, regia di Michael O'Shea (USA)
Hell or High Water, regia di David Mackenzie (USA), con Jeff Bridges, Chris Pine, Ben Foster

PROIEZIONI SPECIALI
Gimme Danger, regia di Jim Jarmusch (USA), con Iggy Pop e The Stooges

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
La mort de Louis XIV, regia di Albert Serra (Spagna)
L'ultima spiaggia, regia di Thanos Anastopoulous e Davide Del Degan (Italia)

QUINZAINE DES RÉALISATEURS
Poesía Sin Fin, regia di Alejandro Jodorowsky (Cile, Giappone, Francia)
Fiore, regia di Claudio Giovannesi (Italia, Francia), con Valerio Mastandrea
La pazza gioia, regia di Paolo Virzì (Italia, Francia), con Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti
Mean Dreams, regia di Nathan Morlando (Canada), con Bill Paxton
Neruda, regia di Pablo Larraín (Argentina, Cile, Spagna, Francia), con Gael García Bernal, Alfredo Castro
Risk, regia di Laura Poitras (USA, Germania)
Tour de France, regia di Rachid Djaidani (Francia), con Gérard Depardieu
Two Lovers and a Bear, regia di Kim Nguyen (Canada)

PROIEZIONI SPECIALI
Fai bei sogni, regia di Marco Bellocchio (Italia), con Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo
Dog Eat Dog, regia di Paul Schrader (USA), con Nicolas Cage, Willem Dafoe

SEMAINE DE LA CRITIQUE - PROIEZIONI SPECIALI
En moi, regia di Laetitia Casta (Francia)

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mercoledì 26 novembre 2014

I DOC: IL FUTURO NON E' SCRITTO, VITA E ARTE DEL PARTIGIANO JOE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

Gran Bretagna/USA/Irlanda, 2007
123'
Regia: Julian Temple
Con: Joe Strummer, Mick Jones, Topper Headon, Bono, Flea, Courtney Love, Jim Jarmusch, Steve Buscemi, Johnny Depp, Matt Dillon, Martin Scorsese.


Per realizzare il definitivo documentario-tributo al "signore della guerra del punk-rock" (auto-definizione di Joe stesso) ci sono voluti 5 anni, a partire da quel maledetto 22 Dicembre 2002, quando un banale attacco cardiaco privò il mondo del più significativo cantautore che il rock'n'roll abbia mai espresso: Joe Strummer, naturalmente.

Il britannico Julian Temple - già autore di due documentari sui Sex Pistols e regista di fiction - ha raccolto meticolosamente ogni filmato, fotografia, intervista; ha chiamato a raccolta musicisti, star del cinema, amici e conoscenti che in qualche modo avevano incrociato la strada con Joe.
Li ha fatti mettere intorno a un fuoco da campo - come quelli che Strummer stesso amava - e ha lasciato che parlassero a ruota libera, ricordando e, in più di un caso, commuovendosi.

Il regista segue l'ordine cronologico degli eventi, alternando qua e là ai filmati spezzoni di film e animazioni grafiche ricavate da schizzi a matita di Joe, che era anche un notevole illustratore.
Si parte quindi dall'infanzia del nostro, di cui non si era mai saputo tantissimo (quanti sospettavano che fosse stato uno scout?), poi si passa agli anni difficili in collegio, alla ribellione adolescenziale e alla vita da hippy negli squat, dove avviene la scoperta del proprio talento musicale.

Qui John Graham Mellor - il suo vero nome - diventa prima Woody (in onore di Woody Guthrie), poi Joe Strummer, lo "strimpellatore".
Mentre suona e canta nella pub band 101'ers viene notato dall'aspirante manager Bernie Rhodes e diventa il leader di quello che anni dopo Andy Warhol proclamerà "l'unico gruppo che conta": i Clash.

Il resto è storia: l'ascesa internazionale, il passaggio dalla punk music dei primi anni all'eclettico mix sperimentale di album come London Calling e Sandinista!, il ruolo sempre più impegnativo di portavoce politico di una generazione, l'improvviso e drammatico scioglimento della band, gli anni della solitudine e della depressione, infine il ritorno sulle scene coi Mescaleros e la riappacificazione con se stesso.

Il documentario di Temple ha qualche carenza (manca il punto di vista del bassista dei Clash, Paul Simonon; il riassunto è molto sintetico, tanto che alcuni episodi della vita di Joe sono espunti o solo accennati) e molti pregi; tra questi sicuramente quello di non aver nascosto i difetti e le debolezze dell'artista.
Il Futuro Non è Scritto è il racconto sincero e in parte impietoso di un novello Prometeo che si è sempre ribellato alle convenzioni e alle autorità, che ha conosciuto la vetta dall'Olimpo dello star system e ha avuto l'ambizione smisurata di cambiare per sempre la musica - e perché no? - anche il mondo attraverso di essa.

Ma il destino di Joe Strummer, nella sua vertigine egocentrica, non poteva non essere simile a quello del Titano.
Precipitato dagli dei - o dai suoi demoni - sulla terra, egli è però riuscito a rialzarsi e a ricominciare mettendosi nuovamente in discussione, arrestato nella sua risalita soltanto dalla morte prematura.

Come l'eroe mitologico, anche Joe ha lasciato in eredità ai posteri il fuoco: non quello effimero di un falò, ma quello della passione per la musica.
Un fuoco che non si spegnerà mai in chi ha amato e continua a cantare le sue canzoni.

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