CINEMA A BOMBA!

mercoledì 13 luglio 2022

I CLASSICI: ALICE IN WONDERLAND, COME ESTRARRE UN BIANCONIGLIO DAL CAPPELLO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2010
108'
Regia: Tim Burton
Con: Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Crispin Glover, Anne Hathaway.
Voci originali: Alan Rickman, Stephen Fry, Frank Welker, Michael Gough, Christopher Lee.


L'adolescente Alice (Wasikowska) ritorna a Wonderland dopo 13 anni.
Non ricorda più nulla di quella esperienza, eccetto alcuni flashback che le appaiono in sogno.

Qui ritrova i suoi vecchi amici - tra questi l'eccentrico e generoso Cappellaio Matto (Depp) - ancora impegnati a resistere contro la malvagia Regina Rossa (Bonham Carter) in difesa della buona Regina Bianca (Hathaway).

Il suo compito è quello di uccidere il mostruoso Ciciarampa (Lee) nel Giorno Gioiglorioso e riportare la pace nel Sottomondo...


9 anni prima di Dumbo, Tim Burton aveva già realizzato uno dei tanti auto-rifacimenti in live action di cui la Disney non sembra riuscire a fare a meno.
Per fortuna, questo è anche uno dei migliori.

Alleggerendo i toni dark che sono il suo marchio di fabbrica e sbizzarrendosi tra CGI e 3D, il regista di Beetlejuice ha dato un'interpretazione molto personale ad Alice nel Paese delle Meraviglie, celeberrima fiaba di Lewis Carroll.

Il Cappellaio Matto è stato promosso a co-protagonista (chissà se questa cosa era già prevista nel copione o se il ruolo è stato espanso dopo l'ingaggio di Depp), mentre Alice è diventata un'icona femminista, una moderna paladina dell'emancipazione.
Si noti il finale: è uno dei meno "disneyani" mai prodotti dalla Casa di Topolino.

Nel derby tra ex Misérables, Helena Bonham Carter batte ai punti Anne Hathaway, se non altro perché riesce a rendere il grottesco del proprio personaggio senza cadere nel caricaturale (e la seconda è penalizzata da un trucco inadeguato).
Ma a livello recitativo il meglio lo danno i doppiatori: in lingua originale si può infatti godere di alcuni cammei di prim'ordine.

Tra Fry col suo Stregatto creepy e i numerosi contributi del veterano Welker (ricordate Curioso come George?), spuntano il distinto Michael Gough (Alfred del dittico "batmaniano" di Burton) nella parte del Dodo e il carismatico Christopher Lee (Saruman nei film della Terra di Mezzo) come voce del Jabberwocky.

Questi due vecchi leoni del cinema - il primo è qui alla sua ultima interpretazione - in realtà hanno rispettivamente solo tre e due battute, ma possiamo facilmente immaginare che si siano divertiti un mondo.

Non è necessario aver letto il romanzo d'origine né tantomeno aver visto il classico animato del 1951 per apprezzare questo adattamento, bizzarro racconto allegorico di cui alla fine non è difficile condividere la morale: noi siamo le scelte che facciamo e la vita è un continuo mutamento.

E in fondo è questa la vera meraviglia.


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sabato 18 aprile 2020

I CLASSICI: ANIMALI FANTASTICI-I CRIMINI DI GRINDELWALD, FIASCHI FANTASTICI E DOVE TROVARLI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

UK/USA, 2018
134'
Regia: David Yates
Interpreti: Eddie Redmayne, Johnny Depp, Katherine Waterston, Dan Fogler, Alison Sudol, Ezra Miller, Zoë Kravitz, Brontis Jodorowsky, Claudia Kim, Jude Law.


È trascorso circa un anno dagli eventi del primo film.

Newt Scamander (Redmayne) è incaricato dal preside di Hogwarts, Albus Silente (Law), di rintracciare Credence Barebone (Miller), ultimo sopravvissuto di una stirpe di maghi purosangue.

Peccato che sulle sue tracce ci sia anche l'evaso Gellert Gridelwald (Depp), spietato esperto di magia oscura e vecchia conoscenza di Silente...






Tutto è iniziato con la saga di Harry Potter, il giovane maghetto occhialuto:
Harry Potter e la Pietra Filosofale.
Harry Potter e la Camera dei Segreti.
Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban.
Harry Potter e il Calice di Fuoco.
Harry Potter e l'Ordine della Fenice.
Harry Potter e il Principe Mezzosangue.
Harry Potter e i Doni della Morte.

Otto pellicole (I Doni è diviso in due parti) che hanno consolidato quello che è stato il fenomeno letterario degli ultimi decenni: 450 milioni di copie vendute in 2 lustri che hanno reso famosa - e assai ricca - la signora J.K. Rowling.

Per sfruttare ancora l'onda, la scrittrice ha successivamente co-firmato uno spettacolo teatrale (Harry Potter e la Maledizione dell'Erede, un seguito della serie tanto intrigante quanto controverso) ed è tornata al cinema cimentandosi come sceneggiatrice.






Animali Fantastici e Dove Trovarli e la pellicola che stiamo recensendo sono i primi due capitoli di una programmata "pentalogia" prequel che dovrebbe coprire un arco temporale di 19 anni.

La Rowling, che ha affidato la regia al fido David Yates, ha così la possibilità di approfondire alcuni dettagli rimasti un po' in ombra nella sua fatica letteraria e nei derivati adattamenti cinematografici.

Buone le intenzioni, ma il risultato?

Se il film precedente veniva alleggerito da un gradevole tono umoristico e dalle gustose trovate legate agli animali fantastici del titolo, il suo seguito cambia bruscamente marcia e finisce per apparire un po' troppo cupo (c'è l'uccisione di un bambino a sangue freddo che ricorda molto quella di C'era una Volta il West di Sergio Leone).

La causa è probabilmente da rintracciare nel contesto politico contemporaneo.
Vi sono infatti molti riferimenti critici ai sovranismi rampanti, non solo quello britannico, specie nel monologo di Grindelwald/Depp nel terzo atto.

A prescindere dall'inedito sottotesto politico, i fan della serie possono comunque ritrovare personaggi a loro cari e divertirsi a scovare i vari rimandi più o meno nascosti.






Vengono rivelate ad esempio le origini di Nagini - lo spaventoso serpentone di Voldemort - e si possono scorgere elementi importanti dei film di Harry Potter.
Non vi diciamo né dove né a che punto, ma non è difficile rintracciare la Pietra Filosofale e almeno uno dei famigerati Doni della Morte.

Per quanto concerne il cast, al Premio Oscar Eddie Redmayne (per La Teoria del Tutto, ricordate?), al comico Dan Fogler (rivisto recentemente in Jay & Silent Bob Reboot) e all'emergente Ezra Miller (The Flash in Justice League) si uniscono ora un barbuto Jude Law e un ossigenato Johnny Depp.

Il primo ha studiato a menadito le performance di Michael Gambon - interprete di Silente dalla terza pellicola di Harry Potter in avanti - e se la cava egregiamente.
Il secondo, che già faceva una comparsata a sorpresa alla fine di AFeDT, ci sembra invece fuori posto (perché affidare il ruolo a un americano, con tutti i bravi attori che ci sono nel Regno Unito?).

I Crimini di Grindelwald non risponde esplicitamente alla domanda che attanaglia gli spettatori più maliziosi (Albus è gay?), ma non è certo questa la ragione per cui si sia rivelato il capitolo di minor successo della saga, in termini sia critici che commerciali.

La Rowling e i suoi collaboratori hanno ancora tre incantesimi - ooops, tre pellicole - per ritrovare la perduta brillantezza dell'esordio.

Ce la faranno?
Lo scopriremo insieme.




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lunedì 10 luglio 2017

GLI INEDITI: YOGA HOSERS, SONO AFFARI DI FAMIGLIA

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USA, 2016
88'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Lily-Rose Depp, Harley Quinn Smith, Johnny Depp, Justin Long, Ralph Garman, Haley Joel Osment, Harley Morenstein, Vanessa Paradis, Jennifer Schwalbach, Jason Mewes, Kevin Smith, Stan Lee.


Canada. Due adolescenti, entrambe di nome Colleen (H.Q. Smith e L.R. Depp), lavorano - si fa per dire - in un supermarket chiamato "Eh-2-Zed".
Quando non sono impegnate a scrivere-fotografare-postare tutto quello che vedono, suonano in una punk band improvvisata nel retro del negozio e prendono lezioni di yoga da un istruttore eccentrico (Long).

La loro placida esistenza viene sconvolta dall'arrivo di un esercito di pericolosi Bratzi (tutti interpretati da K. Smith): nazi-salsicciotti umanoidi vestiti come le guardie canadesi.
Per sventare la minaccia, le ragazze uniranno le proprie forze a quelle del famigerato investigatore Guy LaPointe (J. Depp).

La carriera di Kevin Smith si può dividere in 3 fasi:
- Gli Anni d'Oro: da Clerks (1994) a Clerks 2 (2006).
- La Crisi: da Zack & Miri (2008) a Tusk (2014).
- La Rinascita: dal 2016 in avanti (ossia da The Flash a Supergirl, passando per il corto Cameo School).

Yoga Hosers appartiene all'ultima: 3° horror di fila dopo la spiazzante svolta di Red State nel 2011 (Smith fino ad allora era noto come autore di commedie) e 2° capitolo della Trilogia del Profondo Nord iniziata con Tusk, con cui condivide quasi l'intero cast e buona parte dei personaggi, questa pellicola è in realtà molto superiore alle dirette precedenti e segna un evidente ritorno di forma del regista.

Ammesso che di horror si possa parlare: se Red State rientrava di diritto nella categoria e Tusk veniva alleggerito da qualche innesto umoristico (ancorché un po' incongruo), qui la componente comica prende decisamente il sopravvento.
Viene subito alla mente la trilogia di Evil Dead, con la sua progressiva trasformazione da splatter movie a commedia demenziale (vedi La Casa, La Casa 2 e L'Armata delle Tenebre).

Ma questo è solo uno degli innumerevoli omaggi disseminati nel corso del film.
Yoga Hosers è in pratica una continua citazione: dai teen movie di John Hughes a Batman (la serie tv del '66 e quella animata degli anni 90, non il lungometraggio di Tim Burton), da Gremlins a Critters, da La Strana Voglia a Degrassi Junior High, da Ragazze a Beverly Hills a Operazione Canadian Bacon.
Un pastiche così bizzarro e fumettoso da richiedere anche una bella comparsata "marveliana" di Stan Lee.






Le battute e i giochi di parole sul paese della foglia d'acero e i suoi abitanti ovviamente si sprecano. Ve ne bastino due: i cereali Lucky Charms che diventano Pucky Charms (puck è il dischetto dell'hockey) e Instagram che si trasforma in InstaCan (a proposito: geniale la trovata delle ragazze che vedono le persone come profili di un social).

Ma non manca neppure una pungente nota autobiografica. Fate attenzione al 3° atto e al catartico monologo finale del cattivo (Garman): dicono molto sul regista, sulla propria carriera recente e sul suo rapporto con la critica specializzata...

Kevin Smith si diverte e diverte, smette di prendersi sul serio ed esalta la prova delle due protagoniste, che probabilmente faranno strada: H.Q. Smith e L.R. Depp portano cognomi importanti, ma possiedono indubbie capacità recitative.
La prima è figlia del regista e di Jennifer Schwalbach (la proprietaria della tavola calda), la seconda è figlia di Vanessa Paradis (l'insegnante di storia) e di Johnny Depp (quasi irriconoscibile sotto il trucco pesante).

Sono affari di famiglia, ma poco importa: quel che conta è che Kevin abbia riacquistato fiducia in se stesso e giri film per il piacere proprio e altrui, senza badare né alle critiche - che pure sono piovute in abbondanza - né al botteghino.
Infatti, archiviati - forse per sempre - Clerks 3 e Mallrats 2, il cineasta del New Jersey sta per iniziare le riprese di Jay & Silent Bob Reboot e ha in progetto di chiudere la sua trilogia canadese con Moose Jaws ("Come Lo Squalo, ma con un alce", ha annunciato in un'intervista).

Se vi piacciono le trame lineari, l'umorismo raffinato e gli effetti speciali, girate alla larga.
Se invece siete fan del regista o semplicemente vi va di passare un'ora e mezzo di spensieratezza e divertimento senza pretese, potreste scoprire che Yoga Hosers - colpevolmente rimasto inedito in Italia - è una delle opere più riuscite e sottovalutate della scorsa stagione.




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lunedì 31 ottobre 2016

GLI INEDITI: PLAN 9 FROM OUTER SPACE, IL PEGGIORE DI SEMPRE!

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USA, 1959
80'
Regia: Ed Wood
Interpreti: Bela Lugosi, Vampira, Gregory Walcott, Mona McKinnon, Lyle Talbot, Tor Johnson, Tom Mason, Criswell, Ed Wood.


Un narratore dalla pettinatura improbabile (Criswell, psichico amico del regista) mette in guardia gli spettatori sul "futuro", per poi parlare di "eventi passati" (?).
Protagonisti del suo racconto sono: un anziano vedovo (Lugosi, alla sua ultima apparizione), un pilota di aerei (Walcott), un Generale dell'esercito (Talbot), una pattuglia di poliziotti e un trio di alieni.

Siamo in California: mentre i morti del cimitero di San Fernando tornano in vita, pronti a uccidere i viventi, un misterioso disco volante viene avvistato nei cieli...
I due eventi sono forse correlati?

Se questa sinossi vi pare terribilmente assurda, non stupitevi: è proprio così.
Abbiamo infatti a che fare con quello che è considerato il peggior film di tutti tempi, opera di un regista - ma chiamarlo così è già di per sé un complimento - che probabilmente è stato il dilettante più spudorato della storia del cinema.

Ed Wood, il cui nome completo era Edward D. Wood Jr., è diventato un autore di culto solo a partire dagli anni 80, quando le sue pellicole sono state riscoperte per la loro valenza trash.
Ma per lo più egli è noto al grande pubblico per essere stato oggetto di un biopic di Tim Burton: appunto Ed Wood, del 1994.

Nel film del regista di Beetlejuice e Batman il protagonista è interpretato dall'onnipresente Johnny Depp (che deve avere un debole per i personaggi realmente esistiti, avendo poi messo i panni del giornalista Hunter S. Thompson in Paura e Delirio a Las Vegas e The Rum Diary).






Sempre nella pellicola di Burton, la parte dell'attore di origine ungherese Bela Lugosi è invece ricoperta da Martin Landau, che per questa ha vinto un Oscar molto meritato.
Lugosi era ed è tuttora famoso per i suoi ruoli nei film del terrore, tra i quali Dracula di Tod Browning (1931), che contribuì a personificare come una figura dal fascino e dalla parlata mitteleuropei, aristocratico, romantico e decadente.

Il successo durò fin quasi agli anni 50, quando diventò morfinomane, affetto da numerosi problemi di salute e guai finanziari. Le parti divennero sempre meno, fino a che non fu costretto a lavorare nei "filmucoli" di Wood.
Morì a quasi 74 anni, nel 1956, per un infarto e fu seppellito ad Hollywood col mantello del personaggio che lo aveva reso celebre.
Plan 9 non avrebbe praticamente ragione di esistere senza di lui.

Le (poche) scene in cui compare sono in realtà spezzoni di provini che lo stesso Lugosi aveva fatto prima dell'avvio della produzione del film: il regista è partito da queste e gli ha costruito una storia intorno, incappando in errori logici goffissimi.
Per il resto della pellicola il suo ruolo è infatti ricoperto da una controfigura più giovane e alta (Mason, chiropratico della moglie di Wood), con il viso coperto da un mantello a celarne la fisionomia, benché si veda lontano un miglio che si tratta di due persone diverse.

E questa è solo una delle tante, ridicole incongruenze del film!
Tra effetti speciali che speciali non sono (si vedono i fili che reggono gli UFO), scenografie d'accatto (gli attori recitano davanti a sfondi finti che riflettono la loro ombra), costumi tremendi e sfacciati riciclaggi (la tendina dell'imbarazzante cabina di comando dell'aereo ricompare all'interno della navicella spaziale), si può provare una sorta di perverso divertimento.

Nelle intenzioni del suo autore - che, per inciso, difese la propria opera fino alla morte - Plan 9 From Outer Space avrebbe dovuto essere il film più spaventoso di sempre.
È invece il più imbarazzante sci-fi movie della storia, perfetto per una serata tra amici a base di popcorn e commenti denigranti.

Buon Halloween dalla redazione di CINEMA A BOMBA!






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martedì 1 settembre 2015

VENEZIA 2015. FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: una scena di Everest, film di apertura della 72a Mostra del Cinema di Venezia; Matthias Schoenaerts, Tilda Swinton, Dakota Johnson e Ralph Fiennes, protagonisti di A Bigger Splash di Luca Guadagnino; Guardie Svizzere, protagoniste del documentario L'Esercito Più Piccolo del Mondo di Gianfranco Pannone.


Giunta alla sua 72a edizione, la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia non riesce ancora a ritornare ai fasti dell'era Marco Müller (direttore artistico dal 2004 al 2011).

Fiaccata negli ultimi anni dalla crisi economica e dalle scelte delle grandi case di produzione - snobbare i festival tout court oppure preferirle Cannes e/o Toronto - la gloriosa kermesse guidata ancora da Alberto Barbera stenta a trovare una via che le permetta di sopravvivere e di far parlare di sé almeno nelle riviste specializzate.

È vero, 12 mesi fa c'era Birdman di Alejandro González Iñárritu, destinato a trionfare nell' ultima edizione degli Oscar; ma il non avergli assegnato neppure un premio è stato un clamoroso autogol che ha messo in secondo piano il fatto di essere stato scelto per aprire la Mostra.

Quest'anno le vacche sono ancora più magre: assenti i grandi nomi in regia (era prevista la proiezione di un corto, The Audition, firmato Martin Scorsese con Leonardo DiCaprio, Robert De Niro e Brad Pitt; ma è stata annullata all'ultimo per cause tecniche) e i film sulla carta più interessanti, come Crimson Peak di Guillermo del Toro con Jessica Chastain, Tom Hiddleston, Charlie Hunnam e Mia Wasikowska.
Una delle poche speranze di destare attenzione è affidata ad Everest, film di apertura fuori concorso con un cast di tutto rispetto.
Speriamo bene...

Poco stuzzicanti infatti le pellicole in competizione: basti pensare che il favorito sulla carta è Aleksandr Sokurov (ricordate il suo Faust a Venezia 2011?), mentre gli outsider sono Jerzy Skolimowski e Atom Egoyan...

Potrebbero riservare sorprese invece Laurie Anderson (vedova di Lou Reed, performance artist e musicista) Charlie Kaufman (già sceneggiatore di Essere John Malkovich di Spike Jonze, Confessioni di una Mente Pericolosa di George Clooney, Se mi Lasci Ti Cancello di Michel Gondry), Xavier Giannoli (il suo Marguerite si ispira alla vita di Florence Foster Jenkins, la cantante lirica più stonata della storia; su questo personaggio è in arrivo anche un biopic con Meryl Streep) e il nostro Luca Guadagnino (ma il suo è un remake di un film francese, La Piscina di Jacques Deray con Alain Delon, Romy Schneider e Jane Birkin); Tom Hooper - già vincitore dell'Oscar per Il Discorso del Re e autore di Les Misérables - porta in Laguna un'opera che farà discutere ma che probabilmente piacerà alla Hollywood liberal.

Consoliamoci con i divi che potrebbero sbarcare al Lido - uno su tutti: Michael Keaton, recente protagonista del nostro seguitissimo Speciale; ma non dimentichiamo due cineasti di primo piano come Alfonso Cuarón (che aveva aperto Venezia 2013 con Gravity, poi vincitore morale dei successivi Oscar), presidente di giuria nel concorso principale, e Jonathan Demme (quello di Stop Making Sense, Il Silenzio degli Innocenti, Philadelphia), suo omologo per la selezione Orizzonti - e con i programmi delle sezioni collaterali, ricchi e variegati.

Molti i cortometraggi - notiamo con piacere, tra gli altri, la presenza di Zero, diretto da David Victori (autore del notevole La Culpa) e prodotto nientemeno che da Ridley Scott e Michael Fassbender insieme a YouTube - e i documentari.

Tra questi, segnaliamo In Jackson Heights del maestro del genere Frederick Wiseman (Leone d'Oro alla carriera l' anno scorso assieme alla grande direttrice di montaggio Thelma Schoonmaker); L'Esercito Più Piccolo del Mondo di Gianfranco Pannone, che parla della quotidianità delle Guardie Svizzere al tempo di Papa Francesco; De Palma, ritratto del regista di Scarface, Gli Intoccabili, Carlito's Way che è stato in competizione a Venezia 2012; Winter on Fire, sugli avvenimenti di Piazza Maidan che hanno sconvolto l'Ucraina; The Event, sui fatti convulsi che portarono al definitivo crollo dell'Unione Sovietica nel 1991.

Dopo Kurt Cobain: Montage of Heck sul leader dei Nirvana e Amy (presentato a Cannes 2015) su Amy Winehouse, non poteva mancare anche al Lido l'omaggio ad un'icona musicale: questa volta tocca a Janis Joplin.

E a proposito di omaggi: per festeggiare i cento anni dalla nascita del leggendario cineasta Orson Welles durante la serata di pre-apertura verrà proiettato Il Mercante di Venezia, pellicola che si pensava perduta.

Insomma: chi vuole i divi, sarà accontentato; chi vuole documentari e cortometraggi stimolanti, potrebbe rimanere soddisfatto; chi vuole vedere film che passeranno alla storia... beh, abbiamo l'impressione che non li troverà qui (però mai dire mai).

Ecco trailer, trame, interviste, curiosità sulle pellicole della Mostra di Venezia 2015: consigliamo comunque di darci un'occhiata.
Non ve ne pentirete.


FILM IN CONCORSO

Abluka (Frenzy), regia di Emin Alper (Turchia/Francia/Qatar)
Heart of a Dog, regia di Laurie Anderson (USA)
Sangue del mio sangue, regia di Marco Bellocchio (Italia/Francia/Svizzera), con Alba Rohrwacher, Filippo Timi, Toni Bertorelli, Roberto Herlitzka
Looking for Grace, regia di Sue Brooks (Australia)
Equals, regia di Drake Doremus (USA), con Nicholas Hoult, Kristen Stewart, Guy Pearce, Jacki Weaver
Remember, regia di Atom Egoyan (Canada/Germania), con Christopher Plummer, Martin Landau, Bruno Ganz, Jürgen Prochnow
Beasts of No Nation, regia di Cary Fukunaga (USA), con Idris Elba
Per amor vostro, regia di Giuseppe M. Gaudino (Italia/Francia), con Valeria Golino, Adriano Giannini
Marguerite, regia di Xavier Giannoli (Francia/Repubblica Ceca/Belgio)
Rabin, The Last Day, regia di Amos Gitai (Israele/Francia)
A Bigger Splash, regia di Luca Guadagnino (Italia/Francia), con Tilda Swinton, Dakota Johnson, Ralph Fiennes, Matthias Schoenaerts, Corrado Guzzanti
The Endless River, regia di Oliver Hermanus (Sud Africa/Francia)
The Danish Girl, regia di Tom Hooper (Gran Bretagna/USA), con Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Matthias Schoenaerts, Ben Whishaw, Amber Heard
Anomalisa, regia di Charlie Kaufman e Duke Johnson (USA), con voci di Jennifer Jason Leigh, David Thewlis
L'Attesa, regia di Piero Messina (Italia/Francia), con Juliette Binoche
11 minut, regia di Jerzy Skolimowski (Polonia/Irlanda)
Francofonia, regia di Aleksandr Sokurov (Francia/Germania/Paesi Bassi)
El Clan, regia di Pablo Trapero (Argentina/Spagna)
Desde allá, regia di Lorenzo Vigas (Venezuela/Messico), con Alfredo Castro
L'Hermine, regia di Christian Vincent (Francia), con Fabrice Luchini
Behemot, regia di Zhao Liang (Francia/Cina)

FILM FUORI CONCORSO

Black Mass - L'ultimo gangster (Black Mass), regia di Scott Cooper (USA), con Johnny Depp, Joel Edgerton, Benedict Cumberbatch, Dakota Johnson, Kevin Bacon, Sienna Miller, Juno Temple
Everest, regia di Baltasar Kormákur (USA), con Jason Clarke, Josh Brolin, Robin Wright, Keira Knightley, Sam Worthington, Jake Gyllenhaal, Emily Watson [FILM D'APERTURA]
Mr Six (Lao pao er), regia di Hu Guan (Cina) [FILM DI CHIUSURA]
Go with Me, regia di Daniel Alfredson (USA/Canada/Svizzera),con Anthony Hopkins, Julia Stiles, Ray Liotta, Hal Holbrook
Non essere cattivo, regia di Claudio Caligari (Italia)
Spotlight, regia di Thomas McCarthy (USA), con Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel McAdams, Liev Schreiber, Stanley Tucci
La calle de la Amargura, regia di Arturo Ripstein (Messico/Spagna)
The Audition, regia di Martin Scorsese (USA) [CORTO], con Leonardo DiCaprio, Robert De Niro, Brad Pitt, Martin Scorsese [PROIEZIONE CANCELLATA]
Dove eravamo rimasti (Ricki and The Flash), regia di Jonathan Demme, con Meryl Streep, Kevin Kline

DOCUMENTARI

Winter on Fire, regia di Evgeny Afineevski (Ucraina)
De Palma, regia di Noah Baumbach e Jake Paltrow (USA)
Janis, regia di Amy Berg (USA)
The Event (Sobytie), regia di Sergei Loznitsa (Paesi Bassi/Belgio)
Gli uomini di questa città io non li conosco - Vita e teatro di Franco Scaldati, regia di Franco Maresco (Italia)
L'Esercito Più Piccolo del Mondo, regia di Gianfranco Pannone (Città del Vaticano/Italia/Svizzera)
Afternoon (Na ri xiawu), regia di Tsai Ming-liang (Taiwan)
In Jackson Heights, regia di Frederick Wiseman (USA)
Human, regia di Yann Arthus-Bertrand (Francia)
I Ricordi del Fiume, regia di Gianluca e Massimiliano De Serio (Italia)

CORTOMETRAGGI

New Eyes, regia di Hiwot Admasu Getaneh (Francia/Germania)
E.T.E.R.N.I.T., regia di Giovanni Aloi (Francia/Italia)
En defensa propia, regia di Mariana Arriaga (Messico)
Violence en Réunion, regia di Karim Boukercha (Francia), con Vincent Cassel
It seems to hang on, regia di Kevin Jerome Everson (USA)
Monkey (Hou), regia di Shen Jie (Cina)
Tarântula, regia di Aly Muritiba e Marja Calafange (Brasile)
55 pastillas, regia di Sebastián Muro (Argentina)
Seide, regia di Elnura Osmonalieva (Kirghizistan)
Champ des possibles, regia di Cristina Picchi (Canada)
Dvorišta-Backyards, regia di Ivan Salatic (Montenegro)
The Young Man Who Came From The Chee River (Jer gun muer rao jer gun), regia di Wichanon Somumjarn (Thailandia)
Belladonna, regia di Dubravka Turic (Croazia)
Oh Gallow Lay, regia di Julian Wayser (USA)
Zero, regia di David Victori (USA/Gran Bretagna/Spagna/Messico)

Nelle sezioni cosiddette collaterali, i titoli secondo noi più interessanti sono:

Pecore in erba, regia di Alberto Caviglia (Italia) [ORIZZONTI]
The Childhood of a Leader, regia di Brady Corbet (Gran Bretagna/Ungheria/Belgio/Francia), con Robert Pattinson, Bérénice Bejo, Liam Cunningham [ORIZZONTI]
Italian Gangster, regia di Renato De Maria (Italia) [ORIZZONTI]
A War (Krigen), regia di Tobias Lindholm (Danimarca) [ORIZZONTI]
Free in Deed, regia di Jake Mahaffy (USA/Nuova Zelanda) [ORIZZONTI]
Man Down, regia di Dito Montiel (USA), con Shia LaBeouf, Kate Mara, Gary Oldman, Jai Courtney [ORIZZONTI]
Milano 2015, scritto e diretto da Elio, Roberto Bolle, Silvio Soldini, Walter Veltroni, Cristiana Capotondi, Giorgio Diritti (Italia) [GIORNATE DEGLI AUTORI]
Viva la Sposa, regia di Ascanio Celestini (Italia, Belgio, Francia), con Ascanio Celestini, Alba Rohrwacher [GIORNATE DEGLI AUTORI]
Viva Ingrid!, regia di Alessandro Rossellini (Italia) [GIORNATE DEGLI AUTORI]
Lolo, regia di Julie Delpy (Francia) [GIORNATE DEGLI AUTORI]
The Daughter, regia di Simon Stone (Australia), con Geoffrey Rush, Miranda Otto, Sam Neill [GIORNATE DEGLI AUTORI]

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mercoledì 26 novembre 2014

I DOC: IL FUTURO NON E' SCRITTO, VITA E ARTE DEL PARTIGIANO JOE

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Gran Bretagna/USA/Irlanda, 2007
123'
Regia: Julian Temple
Con: Joe Strummer, Mick Jones, Topper Headon, Bono, Flea, Courtney Love, Jim Jarmusch, Steve Buscemi, Johnny Depp, Matt Dillon, Martin Scorsese.


Per realizzare il definitivo documentario-tributo al "signore della guerra del punk-rock" (auto-definizione di Joe stesso) ci sono voluti 5 anni, a partire da quel maledetto 22 Dicembre 2002, quando un banale attacco cardiaco privò il mondo del più significativo cantautore che il rock'n'roll abbia mai espresso: Joe Strummer, naturalmente.

Il britannico Julian Temple - già autore di due documentari sui Sex Pistols e regista di fiction - ha raccolto meticolosamente ogni filmato, fotografia, intervista; ha chiamato a raccolta musicisti, star del cinema, amici e conoscenti che in qualche modo avevano incrociato la strada con Joe.
Li ha fatti mettere intorno a un fuoco da campo - come quelli che Strummer stesso amava - e ha lasciato che parlassero a ruota libera, ricordando e, in più di un caso, commuovendosi.

Il regista segue l'ordine cronologico degli eventi, alternando qua e là ai filmati spezzoni di film e animazioni grafiche ricavate da schizzi a matita di Joe, che era anche un notevole illustratore.
Si parte quindi dall'infanzia del nostro, di cui non si era mai saputo tantissimo (quanti sospettavano che fosse stato uno scout?), poi si passa agli anni difficili in collegio, alla ribellione adolescenziale e alla vita da hippy negli squat, dove avviene la scoperta del proprio talento musicale.

Qui John Graham Mellor - il suo vero nome - diventa prima Woody (in onore di Woody Guthrie), poi Joe Strummer, lo "strimpellatore".
Mentre suona e canta nella pub band 101'ers viene notato dall'aspirante manager Bernie Rhodes e diventa il leader di quello che anni dopo Andy Warhol proclamerà "l'unico gruppo che conta": i Clash.

Il resto è storia: l'ascesa internazionale, il passaggio dalla punk music dei primi anni all'eclettico mix sperimentale di album come London Calling e Sandinista!, il ruolo sempre più impegnativo di portavoce politico di una generazione, l'improvviso e drammatico scioglimento della band, gli anni della solitudine e della depressione, infine il ritorno sulle scene coi Mescaleros e la riappacificazione con se stesso.

Il documentario di Temple ha qualche carenza (manca il punto di vista del bassista dei Clash, Paul Simonon; il riassunto è molto sintetico, tanto che alcuni episodi della vita di Joe sono espunti o solo accennati) e molti pregi; tra questi sicuramente quello di non aver nascosto i difetti e le debolezze dell'artista.
Il Futuro Non è Scritto è il racconto sincero e in parte impietoso di un novello Prometeo che si è sempre ribellato alle convenzioni e alle autorità, che ha conosciuto la vetta dall'Olimpo dello star system e ha avuto l'ambizione smisurata di cambiare per sempre la musica - e perché no? - anche il mondo attraverso di essa.

Ma il destino di Joe Strummer, nella sua vertigine egocentrica, non poteva non essere simile a quello del Titano.
Precipitato dagli dei - o dai suoi demoni - sulla terra, egli è però riuscito a rialzarsi e a ricominciare mettendosi nuovamente in discussione, arrestato nella sua risalita soltanto dalla morte prematura.

Come l'eroe mitologico, anche Joe ha lasciato in eredità ai posteri il fuoco: non quello effimero di un falò, ma quello della passione per la musica.
Un fuoco che non si spegnerà mai in chi ha amato e continua a cantare le sue canzoni.

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venerdì 31 ottobre 2014

I CLASSICI: NIGHTMARE, SOGNI D'HORROR

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1984
91'
Regia: Wes Craven
Con: Robert Englund, Heather Langenkamp, Amanda Wyss, John Saxon, Johnny Depp.


L'adolescente Nancy (Langenkamp), il suo ragazzo Glen (Depp, al suo esordio) e i loro amici sono tormentati da incubi spaventosi durante i quali vengono inseguiti da un mostruoso killer (Englund, nel ruolo che lo marchierà per sempre), sfigurato e dotato di artigli.
Il problema è che questi ha la capacità di diventare reale e uccidere davvero...

Esattamente come Halloween e La Casa (quest'ultimo omaggiato esplicitamente in una scena) - e anche, in minor misura, Venerdì 13 - Nightmare è il capostipite di uno dei più famosi e fortunati franchise orrorifici degli anni 80, l'epoca d'oro del genere.
Più precisamente, si può considerare come una sorta di rifacimento del primo in chiave onirica.

Le analogie col classico di John Carpenter sono evidenti, ma non gratuite: Craven, al meglio delle proprie capacità, parte dalla collaudata formula assassino-silenzioso-fa-strage-di-adolescenti e la innesta in cui contesto non realistico, puntando su simbolismi e inconscio.
In comune c'è anche il budget, tutt'altro che faraonico: anche in Nightmare il make-up e gli effetti speciali sono piuttosto artigianali, benché efficaci (per l'epoca).

Il segreto del successo planetario di questo horror a basso costo è però rappresentato dal personaggio di Freddy Krueger (qui si chiama semplicemente Fred).
Sebbene compaia solo pochi minuti (meno di 7!) e la sua storia venga maggiormente sviluppata nei capitoli successivi della serie - 7 in totale, oltre ad un cross-over (Freddy vs. Jason, scontro con il protagonista della saga di Venerdì 13) e ad un rifacimento del 2010 - è lui il fulcro di tutta la vicenda.

La faccia deformata da gravi ustioni, un guanto con lame affilate alle estremità delle dita, un cappellaccio malandato in testa, un maglione sfilacciato a bande orizzontali dai colori verde scuro e rosso: questo l'aspetto di colui che diverrà una delle icone del terrore più note degli ultimi decenni.

Il regista lo fa agire principalmente nella penombra, per accrescere la tensione e il senso di inquietudine, ma anche per conferirgli una certa qual aura misteriosa e allegorica.
Freddy Krueger rappresenta in fondo tutte le paure infantili - è un vero e proprio "uomo nero", un Babau - e le insicurezze connesse alla crescita; non è un caso che se la prenda solo con adolescenti.

Se poi consideriamo anche che il mostro prende il suo nome da quello di un bulletto che tormentava Wes Craven da ragazzino e che i suoi vestiti ricordano quelli di un vagabondo che aveva spaventato il futuro cineasta da bambino, vai con la psicoanalisi!

Stasera è Halloween e la domanda sorge allora spontanea: che cosa sarebbe successo a Sigmund Freud se avesse sognato Freddy Krueger?
Da non dormirci la notte...

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lunedì 7 luglio 2014

GLI INEDITI: WHERE THE BUFFALO ROAM, PAURA E DELIRIO...CON BILL MURRAY!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1980
99'
Regia: Art Linson
Con: Bill Murray, Peter Boyle, Bruno Kirby, R.G. Armstrong, Mark Metcalf.


Prima di Johnny Depp con Paura e Delirio a Las Vegas e, più recentemente, The Rum Diary, c'era...Bill Murray.
Il grande comico americano - ai tempi nome di punta dello show televisivo Saturday Night Live e quasi esordiente al cinema - è stato il primo ad interpretare sul grande schermo il leggendario Hunter S. Thompson, cronista underground e padre del gonzo journalism.

Mai arrivato nelle nostre sale, il film non presenta una trama lineare, trattandosi piuttosto di un compendio degli articoli e dei romanzi dello scrittore di Louisville.
I lettori più appassionati e/o gli spettatori più attenti possono facilmente trovarvi citazioni e riferimenti estrapolati da Fear and Loathing at the Superbowl come da Fear and Loathing On The Campaign Trail '72, passando per Strange Rumblings in Aztlan e The Banshee Screams for Buffalo Meat, ma senza tralasciare il celeberrimo Paura e Delirio a Las Vegas (la scena dell'autostoppista sarebbe stata ripresa quasi letteralmente da Terry Gilliam nel suo adattamento di 18 anni dopo).

La pellicola è degna di nota principalmente per i contributi tecnici: la musica Neil Young; la fotografia del nipponico Tak Fujimoto, già collaboratore di Terrence Malick in La Rabbia Giovane; la partecipazione di Hunter in persona come consulente esecutivo ("Ma facevo poco altro che gironzolare per il set e sparare con la mia pistola a salve", ammetterà in un'intervista), il poster e i titoli di testa firmati da Ralph Steadman, illustratore storico di HST.

Ancora meglio la resa dei due protagonisti.
Bill Murray - aiutato da Steadman - aveva studiato a fondo i tic, il modo di parlare e di muoversi di Thompson, passando diversi giorni nel ranch di quest'ultimo a bere e divertirsi, rischiando anche di affogare nella piscina; la sua immersione nel ruolo è impressionante, e mise tanto a dura prova l'attore da farlo rimanere nel personaggio anche dopo la fine delle riprese e l'inizio della nuova stagione del SNL, per la costernazione dei suoi colleghi.
L'ex Frankenstein Junior Peter Boyle, dal canto suo, tira fuori un inconsueto istrionismo selvaggio e tiene testa a Murray dall'inizio alla fine, concedendosi almeno una sequenza da mattatore (a scelta: il processo ai giovani hippy o lo scontro nel bar con l'avvocato fighetto).

I limiti del film sono invece rappresentati da regia e copione.
Linson di mestiere fa il produttore, e si vede: questo rimarrà il primo di soli due tentativi dietro alla macchina da presa e, data la scarsissima dimestichezza coi tempi comici, non è difficile capire perché.
La sceneggiatura di John Kaye - squinternata come quella di un film di Cheech & Chong - fa acqua da tutte le parti, al punto da rendere vani anche i tentativi di riscriverla da parte degli stessi Murray e Thompson, che aggiunsero il prologo, l'epilogo e la voce fuori campo, cambiando altre parti qua e là.

Non una pellicola fondamentale nella storia del cinema, quindi, ma di certo consigliabile ai fan di Bill o ai seguaci di HST.

"Durante le riprese affitai una casa a Los Angeles per me e una guest house per Hunter. Di giorno lavoravo e di notte passavo tutto il tempo sveglio con lui... Una parte di Hunter è ancora dentro di me."
(Bill Murray)

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lunedì 16 aprile 2012

THE RUM DIARY, PAURA E DELIRIO A PORTO RICO

(clicca sulla locandina per vedere il trailer)

USA, 2011
120'
Regia: Bruce Robinson
Interpreti: Johnny Depp, Amber Heard, Michael Rispoli, Aaron Eckhart, Giovanni Ribisi, Richard Jenkins.


La redazione di CINEMA A BOMBA! è lieta di offrirvi questa recensione in anteprima assoluta: la pellicola uscirà nelle sale italiane soltanto il 24 c.m.

In principio fu Bill Murray ( Where The Buffalo Roam, 1980 - prossimamente tra GLI INEDITI DI CINEMA A BOMBA!), poi il duo Johnny Depp/Terry Gilliam (l'ormai classico Paura e delirio a Las Vegas, 1998).
Ora è di nuovo Depp a riesumare la figura del grande Hunter S. Thompson.

Inventore del cosidetto gonzo journalism, HST è stato una figura chiave della controcultura americana, un personaggio a dir poco eccentrico e innovativo, dedito a un consumo esagerato di alcol e droghe, che rappresentavano però una parte integrante del suo stile cronachistico e narrativo.

Ispirato liberamente all'omonimo romanzo, il film racconta di Paul Kemp (alter-ego di Thompson), scrittore in crisi che si ritrova a lavorare come cronista in un giornalaccio di Porto Rico.
Qui incontra colleghi scoppiati, imprenditori senza scrupoli, indigeni minacciosi, una ragazza bellissima e disinibita, e soprattutto fiumi di rum e di guai.

Per chi non conosce il succitato scrittore e non ha letto il (bel) libro che dà il nome alla pellicola potrebbe risultare un po' complicato capire perché sia stato tratto un film da una storia tanto sgangherata.
Non aiuta la direzione di Robinson (già regista cult del "thompsoniano" Shakespeare a colazione), che prova a immettere qualche inserto surreale à la Gilliam: vedere per es. il prologo e la scena del collirio lisergico, peraltro assenti nel romanzo.

Ma se si è fan sfegatati di Johnny Depp e dei personaggi freak che interpreta al cinema, non si può perdere questo ennesimo antieroe borderline, che galleggia stranito su mondi - quello della popolazione animalesca e stracciona di Porto Rico e quello dei ricchi e potenti maneggioni yankee - che non sente come suoi, sballottato, come una barca, in balia dell'impeto degli eventi che lo travolgono.

In ogni caso, The Rum Diary potrebbe risultare comunque memorabile.
Come i postumi di una colossale sbornia.

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