CINEMA A BOMBA!

lunedì 19 ottobre 2020

I CORTI: THIS MESS, L'HORROR-PUNK DEI FIVE NORTH

(Clicca sulla locandina per vedere il cortometraggio). 

USA, 2020
9'
Regia: Jeremy Danger
Con: Tyler Posey, Kyle Murphy, Scott Ectel, Jesse Posey.


Quattro amici stanno girovagando per il deserto con una decapottabile.
Fermi a un distributore, uno di loro (T. Posey) ha la sensazione che qualcuno li stia osservando.

Di notte l'auto ha un guasto e si pianta davanti a una villetta isolata.
Ne esce un killer mostruoso, incappucciato e con una mannaia, che si appresta ad uccidere i ragazzi uno ad uno...



Alcuni di voi potrebbero riconoscere il giovane Tyler Posey come il licantropo protagonista della serie tv Teen Wolf (ispirata a sua volta a Voglia di Vincere, commedia degli anni 80 con Michael J. Fox) o per il suo breve ruolo in Yoga Hosers.

Pochi invece sanno che questo giovanotto, idolo delle ragazzine, è anche il cantante e chitarrista del neonato trio pop-punk Five North.

Insieme all'amico d'infanzia Kyle Murphy (basso) e all'australiano Scott Ectel (batteria) ha rilasciato quest'anno il dischetto d'esordio della band, co-scritto e registrato dal potente produttore John Feldmann (sì, proprio il leader dei Goldfinger apparso nel documentario Behind the Mask).

Per accompagnare il singolo di lancio This Mess il "cantattore" californiano ha avuto un'idea: perché - anziché realizzare il solito, scontato videoclip - non girare un vero e proprio cortometraggio che triplichi il minutaggio della canzone?



Ecco allora questo divertente slasher in miniatura, la cui componente grandguignolesca è opportunamente bilanciata da una massiccia dose di autoironia e accompagnata da un citazionismo post-modernista che pare creato ad arte per incuriosire i cinefili.

L'inquietante e innominato antagonista sembra una combinazione tra il Michael di Halloween e il Jason di Venerdì 13, ma gli appassionati del genere possono scorgere nella breve pellicola altri sottili riferimenti: da Non Aprite quella Porta a Thanksgiving.

Quando poi nel finale proprio Tyler tenta - con risultati disastrosi - di affrontare il malvagio, è facile che venga alla mente il mitico Bruce Campbell nei panni di Ash, l'iconico protagonista del franchise di culto Evil Dead.

This Mess è un corto simpatico e senza pretese, consigliabile ai fan del cinema dell'orrore e agli amanti di musica punk e dintorni (ascoltate a parte la canzone: è gradevolmente orecchiabile).

Tenete d'occhio Posey e i suoi Five North: potrebbero fare strada.
In un ambito o nell'altro.


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lunedì 24 dicembre 2018

GLI INEDITI: SILENT NIGHT DEADLY NIGHT III, UN HORROR PER NATALE DI CERTO NON FA MALE

Clicca sulla locandina per vedere il trailer. 

USA, 1989
90'
Regia: Monte Hellman
Interpreti: Bill Moseley, Samantha Scully, Richard Beymer, Laura Harring, Eric Da Re, Leonard Mann, Robert Culp, Melissa Hellman, Monte Hellman (non accreditato).


Lo psicopatico Ricky Caldwell (Moseley), noto come "il killer vestito da Babbo Natale", è in coma da ormai 6 anni.

Nel tentativo di mettersi in contatto con lui, il Dott. Newbury (Beymer) si serve dei poteri extrasensoriali di Laura (Scully), ragazza cieca che sembra avere con l'assassino una connessione psichica.

Alla Vigilia di Natale, Laura ha in programma una cena a casa della nonna, insieme al fratello Chris (Da Re) e alla sua fidanzata Jerri (Harring).

Non sa però che Ricky si è svegliato, è tornato a uccidere ed è ora sulle sue tracce...






Che cosa può aver spinto un cineasta di culto come Monte Hellman - "mentore" di Quentin Tarantino (gli ha prodotto Le Iene) e autore di opere come La Sparatoria, Le Colline Blu e Strada a Doppia Corsia - a dirigere il 3° capitolo di una delle saghe horror più irrilevanti della storia del cinema?

Di più: che cosa può averlo spinto a descriverlo, nel corso di un festival texano nel 2008, come il suo lavoro migliore (bada: non il suo film migliore)?

Probabilmente la velocità e, considerato lo scarsissimo budget a disposizione, l'efficienza con cui venne realizzato.

La sceneggiatura originale fu scartata e riscritta in un mese dallo stesso Hellman con l'aiuto della figlia Melissa (che inoltre interpreta l'assistente del dottore) e dell'attuale Vice Presidente ed executive editor di Variety, il grande Steven Gaydos, che sempre per Monte ha scritto in anni recenti il bellissimo Road to Nowhere.

Il film venne poi girato in fretta e furia, montato rapidamente e infine proiettato a un festival... il tutto in soli 2 mesi!






Certo, non parliamo di un capolavoro della storia del cinema, e neppure di un horror memorabile.
Però la mano del regista - che si permette pure una comparsata "hitchcockiana", nei panni del molesto Babbo Natale ubriaco - si percepisce in più momenti.

La sequenza dell'incubo in apertura è già un buon biglietto da visita (con echi addirittura dai film "di genere" di Lamberto Bava!), ma il meglio è nel climax: qui lo scontro finale tra Ricky e Laura si tinge di connotazioni quasi junghiane.

Di buon livello anche gli attori, alcuni dei quali avrebbero poi lavorato per un altro auteur, David Lynch (Beymer e Da Re in Twin Peaks, Harring in Mulholland Drive).

Senza esagerare - come ha fatto il biografo Brad Stevens, che è arrivato ad affermare che in questa pellicola "il senso di progressione dinamica tipico dell'opera di Hellman non è mai stato così chiaro" (come no) - non possiamo negare che Silent Night, Deadly Night III: Better Watch Out! sia un vero e proprio film d'autore, benché sui generis.

Halloween, Venerdì 13, Thanksgiving, Auguri per la tua Morte... Non mancano gli esempi di horror "festivi".
Questo è uno slasher natalizio.
Perché no?

Buon Natale dall'intera Redazione di CINEMA A BOMBA!

PS: abbiamo intervistato brevemente Steven Gaydos in merito al suo contributo al copione. Ci ha confermato che i momenti di alleggerimento umoristico sono farina del suo sacco, in particolare la scena del cellulare tra Richard Beymer e Robert Culp. Grazie, Mr. Gaydos!




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giovedì 22 novembre 2018

I CORTI: THANKSGIVING, PETTO O COSCIA?

Eli Roth (il primo a sinistra) sul set del film. 

USA, 2007
2'
Regia: Eli Roth
Interpreti: Jeff Rendell, Jordan Ladd, Jay Hernandez, Michael Biehn, Eli Roth.


Uno psicopatico (Rendell), vittima di un trauma infantile, torna alla propria cittadina natale per fare strage di adolescenti.

Vestito da pellegrino, semina la morte durante il Giorno del Ringraziamento, ma lo sceriffo (Biehn) è sulle sue tracce.






Ricordate Eli Roth?
Si tratta di un regista amico di Quentin Tarantino (ha recitato per lui in Bastardi Senza Gloria), che avevamo fugacemente incrociato a Venezia nel 2011, agli albori del nostro blog.

Quando nel 2007 lo stesso Quentin e il collega tex-mex Robert Rodríguez gli chiedono di collaborare al loro goliardico progetto Grindhouse, accetta con entusiasmo e gira in soli 2 giorni uno dei finti trailer che si trovano a metà del film nell'edizione anglosassone (in Europa i due segmenti - quello diretto da Tarantino e quello diretto da Rodríguez - sono stati proiettati separatamente, sacrificando i trailer e annullando quindi il senso dell'operazione).

Il risultato è, di fatto, un cortometraggio così iperbolicamente trucido da essere destinato esclusivamente a un pubblico adulto (beh, che cosa ci si può aspettare dall'autore di Hostel?).






Eli (sua è anche l'inquietante voce narrante) e l'attore/co-sceneggiatore Jeff Rendell si devono essere divertiti un mondo ad assemblare con un montaggio nonsense una serie di uccisioni via via sempre più assurde e gore.

Ai cinefili, l'ambientazione festiva e l'uso insistito degli stereotipi horror non può che riportare alla mente capolavori del genere come Halloween e Venerdì 13.

Tra musiche spaventose, una fotografia volutamente sgranata e "difettosa", sequenze di cattivo gusto e sangue come se non ci fosse un domani, Thanksgiving ha molto da offrire agli appassionati di questo tipo di cinema.

Roth ha dichiarato di voler trasformare il suo corto in un lungometraggio, sul modello di Machete di Rodríguez (che tuttavia era risultato nettamente inferiore alla sua controparte "breve").

Gli auguriamo buona fortuna, ma nel caso serviranno spettatori dallo stomaco di ferro.
E chi mangerebbe più il tacchino al Ringraziamento?




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martedì 31 ottobre 2017

I CLASSICI: LO SQUALO, UN'ESTATE DA MORDERE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1975
27'
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Roy Scheider, Richard Dreyfuss, Robert Shaw, Lorraine Gary, Murray Hamilton, Carl Gottlieb, Peter Benchley.


Il placido isolotto di Amity (New England) viene scosso dalla morte violenta di una ragazza in mare. Il capo della polizia (Scheider) capisce subito che il responsabile è un feroce squalo che si è avvicinato alla costa, ma il sindaco si rifiuta di chiudere le spiagge per non compromettere il turismo balneare.

Mentre l'animale continua a mietere vittime, intervengono anche un biologo marino (Dreyfuss) e un vecchio lupo di mare dal passato tragico (Shaw).
Urge una battuta di caccia per risolvere la questione...






Mentre scriviamo queste righe dovreste aver finito tutti le eventuali vacanze balneari, così da potervi gustare senza ansie la riscoperta di questo superclassico horror marino (i programmatori tv, con reiterato sadismo, lo trasmettono regolarmente durante la stagione estiva).

Insieme a Halloween, Nightmare, Venerdì 13 e altri, Lo Squalo è stato anche uno dei principali franchise del genere negli anni 70-80, il ventennio d'oro del cinema di spavento, e contribuì inoltre a definire l'allora giovane Steven Spielberg come la stella più brillante del firmamento hollywoodiano.

Il futuro autore di Indiana Jones, Jurassic Park e Il Ponte delle Spie mette in mostra tutte le proprie abilità tecniche, a partire da due intuizioni geniali: girare il 25% della pellicola a pelo d'acqua - così da conferire soggettività alle riprese e quindi un senso di maggior coinvolgimento nello spettatore - e non mostrare quasi mai il famigerato squalo.

Proprio vero: complessivamente, il vecchio Bruce (battezzato così da Steven in "onore" del proprio avvocato) compare sullo schermo per soli 4 minuti!






Il regista gioca di sottrazione (spesso spaventa di più ciò che NON viene mostrato), ma non solo per scelta: durante la lavorazione furono innumerevoli gli incidenti nel movimentare il pesantissimo animale meccanico, al punto che qualcuno della troupe iniziò a parlare di "film maledetto" ancor prima che fosse finito.

Non aiutarono le difficoltà logistiche ed economiche, i dissapori nel cast, i problemi di alcolismo di Robert Shaw (che tuttavia non gli impedirono di riscrivere il monologo notturno sulla nave, trovandone il tono giusto alla prima ripresa).
Maledizione o meno, il risultato finale lascia a bocca aperta ancora adesso.

Sulle note inquietanti del mitico John Williams (lo stesso autore delle musiche di Star Wars), ci sono almeno 3 sequenze da Storia del Cinema: il prologo con la ragazza in mare; l'attacco sulla spiaggia (l'effetto del primo piano di Scheider con lo sfondo che sembra allontanarsi fu realizzato con una semplice carrellata all'indietro abbinata a uno zoom in avanti); la scena dello squalo che emerge dall'acqua mentre Brody butta il pesce in mare (Scheider improvvisò la conseguente, famosa battuta "Ci servirà una barca più grande!").

Con Lo Squalo Spielberg è riuscito a spaventare senza scadere in un eccesso di effettacci splatter, firmando un horror da antologia.

Pronti a prendere il largo?
Buon Halloween dalla Redazione di CINEMA A BOMBA!




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mercoledì 2 agosto 2017

GEORGE A. ROMERO. IL GIORNO DEGLI ZOMBI, MACELLERIA RUSTICANA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1985
100'
Regia: George A. Romero
Interpreti: Lory Cardillo, Terry Alexander, Joseph Pilato, Richard Liberty, Greg Nicotero, George A. Romero (non accreditato).


I morti viventi hanno ormai preso il controllo della Terra.
Un gruppo di sopravvissuti si chiude in un bunker sotterraneo dove comanda una pattuglia di soldati fanatici, e dove un folle scienziato compie atroci esperimenti...

Ogni film di zombi ha il proprio decennio di riferimento:
Anni 60 - La Notte dei Morti Viventi, apologo antirazzista (tra le righe).
Anni 70 - Zombi (Dawn of the Dead), evidente critica al consumismo.
Anni 80 - Il Giorno dei Morti, atto d'accusa nei confronti della politica - interna, ma più che altro estera - dell'amministrazione Reagan.

Ma gli 80 rappresentano anche il decennio d'oro del genere horror, specie nella sua variante splatter-gore, la più estrema e sanguinolenta: La Casa, Nightmare e Venerdì 13 - solo per nominare i più noti - escono tutti in quel periodo (il tenebroso Halloween di John Carpenter, altro cineasta "impegnato", è di poco antecedente).






I veri protagonisti di queste pellicole - e Il Giorno dei Morti non fa eccezione - sono i truccatori.
In un'era in cui gli effetti computerizzati erano ancora lontani, questi geni del make-up riuscivano ad ottenere risultati impressionanti utilizzando quello che gli capitava per mano: plastilina, vernice, misture biologiche, budella di maiale acquistate dalla più vicina macelleria...

La maestria di Tom Savini e Greg Nicotero (quest'ultimo fondatore, insieme a Robert Kurtzman e Howard Berger, della premiata ditta KNB) permette a George A. Romero di sfornare il film più violento e politico della serie: in una trucida progressione di ammazzamenti (la strage finale è quasi insostenibile: ma come facevano ad ottenere effetti così realistici?!), il tema antimilitarista emerge lampante.

I soldati sono tutti ottusi e violenti, lo scienziato pazzo è descritto come una sorta di nazista delirante, gli zombi sembrano più vittime che carnefici.
In mezzo a questa umanità degradata, le uniche speranze sono riposte - come nei capitoli precedenti - in una donna e in un afroamericano.

La storia si conclude con un (improbabile) lieto fine, ma Romero avrà tempo di ritornare sui propri passi a distanza di vent'anni con una nuova trilogia, per continuare a raccontare i mali di un paese - l'America come il resto del mondo - sempre più priva di riferimenti e valori.




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sabato 31 ottobre 2015

I CLASSICI: JASON X, VENERDI' 13 PORTA MALE ANCHE NELLO SPAZIO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2002
93'
Regia: James Isaac
Interpreti: Kane Hodder, Lexa Doig, Chuck Campbell, Lisa Ryder, Peter Mensah, David Cronenberg.


Oggi. Il mostruoso omicida Jason Voorhees (Hodder) è tenuto in ostaggio dal governo e bramato dal Dottor Wimmer (Cronenberg) come oggetto di studi, a causa della propria immortalità.
Riesce a liberarsi, ma finisce ibernato insieme a una bella ragazza (Doig).

Anno 2455. I due vengono ritrovati dall'equipaggio di un'astronave e portati a bordo. Ovviamente Jason si riprende ed è pronto a uccidere ancora...
Come liberarsi di un assassino che non può morire?

Dei vari franchise orrorifici degli anni 80 - la trilogia di Evil Dead di Sam Raimi (ossia La Casa, La Casa 2 e L'Armata delle Tenebre, senza contare il prologo Within The Woods e la tv series di prossima uscita), Halloween di John Carpenter e Nightmare di Wes Craven - Venerdì 13 è quello che ha ricevuto meno favori da parte della critica.

Meno originale (la derivazione dalla pellicola di Carpenter è palese), più rozza e forse anche più truculenta delle sue omologhe, la serie inaugurata dal carneade Sean S. Cunningham nel 1980 deve la propria popolarità principalmente all'immagine del suo protagonista.

Un killer con la maschera da hockey e la predilezione per motoseghe e altri armi da taglio non poteva che entrare di diritto nella storia del cinema horror, specie tra il pubblico degli adolescenti che ha eletto il suo interprete più frequente - l'imponente stuntman Kane Hodder, qui alla sua quarta e finora ultima apparizione nei panni di Jason - al rango di attore di culto.

Scritto da un appassionato di Alien (si vede anche troppo) e diretto da un tecnico degli effetti speciali caro a David Cronenberg (il che spiega la comparsata del regista canadese nel prologo), Jason X - la X sta a indicare che è il 10° capitolo - si differenzia dai film precedenti per due ragioni: l'ambientazione fantascientifica e l'abbondante dose di autoironia.

Nonostante - o forse proprio per merito di - dialoghi demenziali, scenografie improbabili (la stazione orbitante con i grattacieli), trucchi dilettantistici, costumi al risparmio (benché la storia sia ambientata in un futuro remoto tutti i personaggi vestono come negli anni 90), vari buchi narrativi e assurdità scientifiche (se nello spazio il suono non si propaga, come fanno i protagonisti a sentire le esplosioni?), c'è molto pane per i denti degli appassionati del cinema trash.

Tra le scene cult segnaliamo quella in cui a una bionda viene congelata e quindi frantumata la faccia su un bancone da laboratorio e la trasformazione di Jason in Super-Jason, con tanto di corazza e maschera argentata.
Ma la migliore è la simulazione olografica che omaggia i primi film della serie, con la presenza di due sexy campeggiatrici virtuali che tentano di distrarre e rallentare Jason, e in cui Hodder si diverte a ripetere, parodiandola, la sua famigerata sleeping-bag murder scene da Venerdì 13-Parte VII.

Il merito che riconosciamo a opere come questa è principalmente la capacità di non prendersi sul serio, caratteristica che dovrebbe essere fondamentale di tutti i film dell'orrore.
Meno metaforico di Freddy Kruger e più iconico di Michael Myers, Jason Voorhees è un protagonista senza troppe pretese, un anti-eroe che ammazza chiunque gli capiti a tiro, meglio se si tratta di teenager libidinosi (ricordate il filone degli horror "moralistici" di cui vi avevamo parlato qui?).

Jason X non è un capolavoro ma forse è il migliore dei vari Venerdì 13.
Di certo ne consigliamo la visione in lingua originale, così da non perdersi battute come quella della ragazza che, poco prima di essere risucchiata nello spazio, esclama: "This sucks on so many levels!"

Buon Halloween da CINEMA A BOMBA! e ricordate: almeno questa notte evitate campeggi e... astronavi.
Non si sa mai...

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venerdì 31 ottobre 2014

I CLASSICI: NIGHTMARE, SOGNI D'HORROR

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1984
91'
Regia: Wes Craven
Con: Robert Englund, Heather Langenkamp, Amanda Wyss, John Saxon, Johnny Depp.


L'adolescente Nancy (Langenkamp), il suo ragazzo Glen (Depp, al suo esordio) e i loro amici sono tormentati da incubi spaventosi durante i quali vengono inseguiti da un mostruoso killer (Englund, nel ruolo che lo marchierà per sempre), sfigurato e dotato di artigli.
Il problema è che questi ha la capacità di diventare reale e uccidere davvero...

Esattamente come Halloween e La Casa (quest'ultimo omaggiato esplicitamente in una scena) - e anche, in minor misura, Venerdì 13 - Nightmare è il capostipite di uno dei più famosi e fortunati franchise orrorifici degli anni 80, l'epoca d'oro del genere.
Più precisamente, si può considerare come una sorta di rifacimento del primo in chiave onirica.

Le analogie col classico di John Carpenter sono evidenti, ma non gratuite: Craven, al meglio delle proprie capacità, parte dalla collaudata formula assassino-silenzioso-fa-strage-di-adolescenti e la innesta in cui contesto non realistico, puntando su simbolismi e inconscio.
In comune c'è anche il budget, tutt'altro che faraonico: anche in Nightmare il make-up e gli effetti speciali sono piuttosto artigianali, benché efficaci (per l'epoca).

Il segreto del successo planetario di questo horror a basso costo è però rappresentato dal personaggio di Freddy Krueger (qui si chiama semplicemente Fred).
Sebbene compaia solo pochi minuti (meno di 7!) e la sua storia venga maggiormente sviluppata nei capitoli successivi della serie - 7 in totale, oltre ad un cross-over (Freddy vs. Jason, scontro con il protagonista della saga di Venerdì 13) e ad un rifacimento del 2010 - è lui il fulcro di tutta la vicenda.

La faccia deformata da gravi ustioni, un guanto con lame affilate alle estremità delle dita, un cappellaccio malandato in testa, un maglione sfilacciato a bande orizzontali dai colori verde scuro e rosso: questo l'aspetto di colui che diverrà una delle icone del terrore più note degli ultimi decenni.

Il regista lo fa agire principalmente nella penombra, per accrescere la tensione e il senso di inquietudine, ma anche per conferirgli una certa qual aura misteriosa e allegorica.
Freddy Krueger rappresenta in fondo tutte le paure infantili - è un vero e proprio "uomo nero", un Babau - e le insicurezze connesse alla crescita; non è un caso che se la prenda solo con adolescenti.

Se poi consideriamo anche che il mostro prende il suo nome da quello di un bulletto che tormentava Wes Craven da ragazzino e che i suoi vestiti ricordano quelli di un vagabondo che aveva spaventato il futuro cineasta da bambino, vai con la psicoanalisi!

Stasera è Halloween e la domanda sorge allora spontanea: che cosa sarebbe successo a Sigmund Freud se avesse sognato Freddy Krueger?
Da non dormirci la notte...

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giovedì 31 ottobre 2013

I CLASSICI: HALLOWEEN, L'ASSASSINO DELLA PORTA ACCANTO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1978
91'
Regia: John Carpenter
Interpreti: Donald Pleasence, Jamie Lee Curtis, P.J. Soles, Nick Castle.


Il cosiddetto "horror moderno" deve il suo rinnovamento a...Star Trek!
Non ci credete? Allora sappiate che la celebre maschera inespressiva del folle killer di Halloween – divenuta istantaneamente un’ icona del genere – era stata ricavata da una maschera del Capitano Kirk, acquistata con un dollaro in un negozio di periferia e opportunamente dipinta di bianco.
La cosa verrà scoperta solo anni dopo, per il divertimento di un lusingato William Shatner.

Ma andiamo con ordine.
Alla fine degli anni 70 John Carpenter è un giovane regista di belle speranze, che ha esordito con una bizzarra opera di fantascienza a budget minimo (Dark Star) e si è fatto notare per un violento western metropolitano (Distretto 13).
Eclettico e poliedrico (oltre che regista, è sceneggiatore e autore dell’inquietante colonna sonora), il nostro cambia ancora genere e firma così uno dei film di paura più riusciti della sua carriera.
E della storia del cinema.

Con un virtuoso incipit da antologia, girato in soggettiva giocando con le percezioni degli spettatori (occhio ai particolari!), scopriamo la storia di Michael Myers, psicotico in fuga dal manicomio nel quale era stato rinchiuso da bambino 15 anni prima, per aver massacrato la sorella con un coltello da cucina.
Tornato nella sua cittadina natale alla vigilia di Ognissanti, il nostro vorrebbe fare una strage di teenager, ma la giovane Laurie (Curtis) e il saggio Dott. Loomis (Pleasence) gli danno filo da torcere.

Un vero cult movie, da cui scaturì una lunghissima serie (ma i seguiti oscillano tutti tra il medio e il mediocre) e che fu in seguito imitato fino alla nausea da altri franchise di genere, come Nightmare e Venerdì 13, solo per citare i più noti.
Gli ingredienti sono pochi ma ben assortiti: trama lineare, ritmo incalzante, tensione palpabile, interpreti adeguati, poche (o nessuna) concessioni allo splatter e pure un minimo di approfondimento psico-sociale.

Il talentuoso regista scombina le carte, affidando ad un caratterista specializzato in ruoli da cattivo – il grande Pleasence – la parte dell’eroe buono, e all’amico Nick Castle (futuro co-sceneggiatore di 1997: Fuga da New York, poi divenuto a sua volta regista) quella dello spaventoso protagonista.
Ma soprattutto costringendo lo spettatore ad identificarsi col killer piuttosto che con le vittime, attraverso l’uso di virtuose soggettive di chiara derivazione hitchcockiana.

Una curiosità per chiudere: Halloween è stato anche il film che ha dato il via alla stagione dei cosiddetti "horror moralistici" degli anni 80!
Sarà anche una coincidenza - come da sempre sostiene lo stesso Carpenter - ma sta di fatto che tutte le vittime dell’omicida vengono uccise dopo aver fatto sesso, mentre a salvarsi è l’unica vergine...

Sessuofobia a parte, resta una pellicola magistrale nel suo genere.
Una pietra miliare nella carriera di un autore sottovalutato e fuori dagli schemi.

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