CINEMA A BOMBA!

venerdì 31 ottobre 2025

I CLASSICI: PROFONDO ROSSO, ARGENTO VIVO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 1975
127'
Regia: Dario Argento
Interpreti: David Hemmings, Daria Nicolodi, Gabriele Lavia, Glauco Mauri, Eros Pagni, Clara Calamai, Dario Argento (non accreditato).


Un musicista inglese in trasferta in Italia (Hemmings) è testimone dell'omicidio di una sensitiva.
Pur riluttante, inizia a indagare con l'aiuto di un'esuberante giornalista (Nicolodi).

Ma la catena di efferatezze è appena cominciata, e per fermarla il nostro dovrà ripescare dalla propria memoria un dettaglio dimenticato del luogo del delitto...


Per il 50° anniversario dall'uscita nelle sale, ecco il film più famoso e celebrato di uno dei cineasti più talentuosi e visionari del Belpaese.

Con Profondo Rosso, Dario Argento si è consacrato come il principe del "giallo" all'italiana, non diversamente da come Sergio Leone - un altro autore romano - era divenuto il maestro del western spaghetti, pochi anni prima.

È un'opera di transizione, in continuità con i thriller ad enigma precedenti (a partire dall'esordio di L'Uccello dalle Piume di Cristallo), ma in cui il regista innesta elementi che saranno la cifra degli horror paranormali che seguiranno (da Suspiria in poi).

Il risultato è un mystery parapsicologico e onirico, notturno e splatter, dove gli ambienti e l'atmosfera contano più della storia e dei personaggi.

Come dimosterà anche il successivo e affascinante Opera, Argento è un autore di forma, non di sostanza.
L'intreccio narrativo è ingarbugliato, improbabile, con buchi logici e protagonisti bidimensionali, ma la messinscena è di alto livello.

Il punto forte del regista è sempre stato un virtuosismo tecnico non banale, che riscatta i limiti della pellicola e l'ha resa un cult intramontabile.
Basti pensare alla scena del primo assassinio o la sequenza nella villa.

Una menzione speciale alle memorabili musiche dei Goblin, giovane (allora) prog band che tornerà a collaborare col cineasta romano nella versione europea di Zombi di George A. Romero.

Stilisticamente più vicino al manierista Brian De Palma (quello de Gli Intoccabili) che al maestro del brivido Alfred Hitchcock (al quale è stato spesso e impropriamente paragonato), Dario ha trovato qui la formula giusta.

A 50 anni di distanza, Profondo Rosso è ancora una pietra miliare nel cinema di genere italiano (e non solo), un'opera perfetta da rivedere - o da scoprire - alla sera della vigilia di Ognissanti...


Leggete tutte le recensioni degli anni scorsi cliccando sui link che trovate nell'elenco sottostante.
Buon Halloween dall'intera Redazione di CINEMA A BOMBA!

2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13 - Jason X.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.
2018: Auguri per la tua Morte.
2019: Dal Tramonto all'Alba.
2020: Bubba Ho-Tep.
2021: Nosferatu.
2022: La Cosa.
2023: L'Albero del Male.
2024: Opera.


Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

giovedì 31 ottobre 2024

I CLASSICI: OPERA, L'INVASIONE DEGLI ULTRACORVI

Dario Argento abbracciato da William Friedkin
(clicca sulla foto per vedere il trailer di Opera). 

Italia, 1987
107'
Regia: Dario Argento
Interpreti: Cristina Marsillach, Umberto Barberini, Ian Charleson, Daria Nicolodi, Michele Soavi, Dario Argento (non accreditato).


Una giovane soprano è la protagonista di un allestimento del Macbeth di Verdi, che si dice porti sfortuna.
Infatti, un killer sadico tormenta la compagnia uccidendone alcuni membri.

La ragazza dovrà sfuggire alle attenzioni del maniaco, che sembra voler renderla partecipe dei suoi delitti, e al contempo cercare di scoprirne l'identità...


"Per me il più interessante regista di horror è Dario Argento, quando l'ho conosciuto ero così emozionato. (...) L'ho portato subito a casa mia, non potevo crederci. (...) Uno [dei suoi film] che proprio adoro è OPERA: è grande, al diavolo i critici!"

Il cineasta romano del brivido non poteva ricevere complimento maggiore!
William Friedkin - autore dell'epocale L'Esorcista - era un suo fan e amico, e l'attestato di stima virgolettato qui sopra lo dimostra.

La buona opinione che Billy aveva del film che vi stiamo recensendo non è solo professionale: entrambi sono uomini di cinema che hanno amato e diretto opere liriche, sicché un film ambientato in quel mondo non può che essere un terreno comune.

Il giudizio del Maestro è meritato: non solo Argento è (stato?) uno dei più talentuosi registi di genere della propria generazione, ma Opera è davvero uno dei suoi migliori lungometraggi.
Forse l'ultima sua grande pellicola prima della crisi involutiva di cui è stato vittima negli anni successivi.

Spesso impropriamente paragonato ad Alfred Hitchcock (ma il maestro inglese odiava i whodunit - ossia i gialli ad enigma - che invece sono la specialità di Dario), l'autore di Profondo Rosso e Suspiria è piuttosto un Brian De Palma all'amatriciana.
Ossia un manierista, ma di altissimo livello stilistico.

Da sempre più interessato alla forma che alla sostanza, Argento in questo film dà sfoggio di tutto il proprio virtuosismo: dall'ampio uso di soggettive alla ricercatezza delle inquadrature, passando per alcuni piani sequenza da manuale (due straordinari: quello dei corvi che volano sopra il pubblico del teatro e quello del proiettile che attraversa lo spioncino).

Certo, c'è anche pane per i detrattori del regista, che non gli perdonano i suoi difetti storici (splatter compiaciuto, inverosimiglianza narrativa, dialoghi risibili), ma l'accuratezza della messa in scena riesce a mettere in ombra questi elementi.

Curioso anche il sottotesto animalista: i succitati corvi non sono uccellacci del malaugurio, bensì personaggi eroici usati in funzione anti-omicida; c'è pure, nell'ultimissima scena, la misteriosa apparizione di una lucertola di cui la protagonista si innamora ("Sei bellissima!").

Opera può essere al contempo una buona opzione per la vigilia di Ognissanti e una bella occasione per riscoprire uno dei cineasti italiani più peculiari e di successo del Novecento.
Friedkin approva!


La Redazione di CINEMA A BOMBA augura a tutte/i un felice Halloween!
Cliccando sui link che trovate qui sotto potete leggere tutte le recensioni degli anni passati, ma attenzione a non impaurirvi troppo...

2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13 - Jason X.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.
2018: Auguri per la tua Morte.
2019: Dal Tramonto all'Alba.
2020: Bubba Ho-Tep.
2021: Nosferatu.
2022: La Cosa.
2023: L'Albero del Male.


Etichette: , , , , , , , , , , ,

martedì 31 ottobre 2023

I CLASSICI: L'ALBERO DEL MALE, NON SEMBRAVA TANTO DRUIDA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1990
92'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Jenny Seagrove, Dwier Brown, Carey Lowell, Miguel Ferrer, Xander Berkeley, Theresa Randle.


Una giovane coppia si trasferisce a Los Angeles, andando ad abitare in un villone progettato da un architetto, a ridosso di un bosco.
Hanno un bambino e decidono di assumere una babysitter che se ne occupi mentre loro lavorano.

La scelta ricade sulla bella Camilla (Seagrove): apparentemente scrupolosa e amorevole, la ragazza è in realtà una sacerdotessa druida devota all'albero che si trova proprio nella selva adiacente alla casa...


Strano... non sembrava tanto druida!

Questa celebre battuta del comico John Candy - tratta dall'esilarante Balle Spaziali di Mel Brooks - potrebbe essere il commento perfetto a questa pellicola.

Come ogni anno vi proponiamo - per mezzo di una recensione - un film da vedere alla vigilia di Ognissanti.
A questo giro non potevamo che omaggiare il compianto William Friedkin, scomparso la scorsa estate, con una delle sue opere più controverse e meno note, ma perfetta per una serata come questa.

Trattasi del secondo horror del regista (pure l'ultimo, a meno di fare rientrare nella categoria Bug oppure The Devil and Father Amorth), 17 anni dopo il celeberrimo L'Esorcista che gli conferì fama e onori.
È anche l'unico lungometraggio cinematografico che il Maestro neppure nomina nella bellissima autobiografia The Friedkin Connection (in Italia edita col titolo Il Buio e la Luce, chissà poi perchè).

Non è difficile capire la ragione di tale omissione.
Billy lo girò in un momento di stasi lavorativa, a cavallo tra le due versioni - quella uscita in Europa e quella rimontata 5 anni dopo per il mercato USA - di Rampage (un'altra delle sue pellicole meno conosciute e più discusse; un giorno forse la recensiremo).

La sceneggiatura originale era priva di qualsiasi elemento sovrannaturale e parlava solo di una babysitter che rapiva i bambini (questo spunto divenne poi la trama di un altro film uscito un paio di anni più tardi: Le Mani sulla Culla).
Friedkin la rimaneggiò personalmente, stravolgendola e inserendovi l'albero del titolo italiano e i riferimenti al druidismo.

Non sappiamo il perchè di questa scelta, e il nostro non ha mai avuto il piacere di parlarne, ma il risultato è francamente ridicolo e al di sotto delle aspettative.
Trucchi ed effetti sono truculenti, ma di scarsa qualità, lontani dalle trovate artigianali ed efficaci apportate in quegli stessi anni da altri cineasti come Sam Raimi e George A. Romero.

Dal cast di non-molto-famosi spuntano alcuni volti noti come Berkeley, Ferrer e Randle (i primi due già visti rispettivamente in Straight to Hell e Twin Peaks, la terza comparirà poi in Spawn), ma l'unico memorabile è quello di Jenny Seagrove.
L'esile attrice britannica non riesce da sola a salvare la pellicola, ma gode quantomeno di un ruolo originale - oseremmo dire unico - nel panorama cine-orrorifico moderno.

Benché solo a tratti, anche il regista riesce a far emergere qualche scampolo del proprio indiscutibile talento.
In merito, si vedano: la scena del parto, che conserva il taglio semi-documentaristico tanto caro a Billy (nel montaggio sono inserite le immagini di un parto vero!); l'atmosfera plumbea, carica di tensione pronta ad esplodere; le dicotomie dentro/fuori e urbano/naturale esemplificate dai due set principali, la casa hi-tech e il bosco stregato.

L'Albero del Male non è certo il capolavoro del Maestro, ma vale la pena guardarlo come un elemento atipico - se non proprio un corpo estraneo - della sua filmografia.
Comunque senza troppe aspettative e/o con uno spirito sufficientemente goliardico.


Lasciandovi qui sotto tutte le recensioni degli anni scorsi in ordine cronologico, la Redazione di CINEMA A BOMBA augura a tutte/i un felice Halloween!

2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13 - Jason X.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.
2018: Auguri per la tua Morte.
2019: Dal Tramonto all'Alba.
2020: Bubba Ho-Tep.
2021: Nosferatu.
2022: La Cosa.


Etichette: , , , , , , , , , , , , , , ,

lunedì 31 ottobre 2022

I CLASSICI: LA COSA, UN CARPENTER DA UN ALTRO MONDO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1982
109'
Regia: John Carpenter
Con: Kurt Russell, Keith David, Wilford Brimley, T.K. Carter, Donald Moffat, Adrienne Barbeau (voce).


Isolati all'interno di una base in Antardide, un gruppo di ricercatori americani - tra i quali il laconico MacReady (Russell) - si trova alle prese con una forma di vita extraterrestre precipitata sulla Terra.

Questo parassita alieno è capace di entrare nel corpo di chiunque, "assimilando" l'ospitante.
Tra gli uomini cresce sempre più un senso di paranoia: chi è davvero umano e chi invece è stato mutato?


2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13 - Jason X.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.
2018: Auguri per la tua Morte.
2019: Dal Tramonto all'Alba.
2020: Bubba Ho-Tep.
2021: Nosferatu.

Come da tradizione, con frequenza annuale scegliamo una pellicola "di paura" da proporvi per la Vigilia di Ognissanti.
Questa volta si tratta per noi di un ritorno alle origini: avevamo infatti iniziato la nostra rassegna 9 anni fa presentandone una firmata dal mitico John Carpenter.

Classe 1948, regista, sceneggiatore e compositore musicale, il poliedrico cineasta di Carthrage (NY) è considerato - insieme al compianto Re degli Zombi George A. Romero - il principale esponente del cosiddetto "horror politico" (leggi: liberal).

Ossessionato dal cinema rigoroso del maestro Howard Hawks (tutti i suoi film, o quasi, sono rifacimenti più o meno cammuffati di Un Dollaro d'Onore), John aveva accettato di dirigere questo remake del classico La Cosa da un Altro Mondo proprio perché l'originale era stato prodotto dal suo idolo.

Un lavoro su commissione, quindi, ma al contempo una delle sue opere più personali e riuscite, un esercizio di stile, una parabola claustrofobica e pessimista sull'umanità.
E inoltre la prima parte di una sua virtuale "Trilogia dell'Apocalisse", che sarebbe proseguita idealmente col sottovalutato Il Signore del Male per poi concludersi col visionario Il Seme della Follia.

La Cosa vale soprattutto per l'atmosfera plumbea, per la minacciosa musica del due volte premio Oscar Ennio Morricone (che imita lo stile di Carpenter), per i trucchi di prim'ordine.

Questi ultimi, realizzati dal giovanissimo Rob Bottin (all'epoca appena ventiduenne!), sono davvero impressionanti e fanno rimpiangere i tempi in cui gli artigiani del cinema dovevano arrangiarsi, senza le moderne scorciatoie della grafica computerizzata.

Criticato ai tempi proprio per il ricorso frequente agli effetti splatter, il film è stato successivamente rivalutato ed è oggi considerato un cult.
A distanza di 40 anni non ha perso né fascino né efficacia: si tratta in fondo di un'opera "d'autore", benché saldamente ancorata al "genere".

Non sappiamo se a Hawks - morto 5 anni prima - questo omaggio sui generis sarebbe piaciuto.
Ma possiamo comunque ritenere che avrebbe considerato John Carpenter per quello che in effetti è: il suo "allievo" più dotato.


BUON HALLOWEEN dall'intera Redazione di CINEMA A BOMBA!


Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

venerdì 29 ottobre 2021

I CLASSICI: NOSFERATU IL VAMPIRO, L'OMBRA ESPRESSIONISTA DEL TERRORE

(Clicca sulla locandina per vedere il film). 



Germania, 1922
84'
Regia: Friedrich Wilhelm Murnau
Interpreti: Max Schreck, Gustav von Wangenheim, Greta Schröder, Alexander Granach, John Gottowt.


Il giovane Hutter (von Wangenheim), sposato con la trepida Ellen (Schröder), viene incaricato dal suo capo, l'agente immobiliare Knock (Granach), di occuparsi di una compravendita molto importante, per la quale dovrà recarsi nei Carpazi.

Qui incontra l'acquirente, il ricco conte Orlok (Schreck), per fargli firmare i documenti per l'acquisto di una casa nel suo stesso paese, in Germania.

Ma il nobile altri non è che il temibile vampiro Nosferatu, che si nutre del sangue delle sue vittime e che porta epidemie e morte ovunque vada.

Chi potrà fermarlo?



La trama vi suona famigliare?

Eh già, Nosferatu Il Vampiro è praticamente la trasposizione cinematografica (con qualche libertà) del celeberrimo romanzo di Bram Stoker Dracula del 1897.

I nomi sono diversi e la trama non è proprio aderentissima poiché la piccola casa di produzione che finanziò la realizzazione della pellicola non ne aveva ottenuto i diritti legali dalla vedova dello scrittore, che così intentò una causa che portò alla bancarotta della casa di produzione, alla quale fu ordinato pure di distruggere tutte le copie della pellicola.

Fortunatamente una copia clandestina fu salvata da Murnau e se oggi possiamo parlare di una delle pietre miliari della storia del cinema lo dobbiamo alla disobbedienza del geniale regista tedesco.

Nosferatu Il Vampiro è una pellicola che dopo un secolo circa fa ancora fa parlare di sé.

Capolavoro dell'espressionismo (caratterizzato da visioni distorte e allucinatorie, ottenute da architetture scenografiche geometriche spesso spigolose, uso dei contrasti chiaro-scuro, primi piani di attori pesantemente truccati e dalla marcata espressività...), essa riuscì, a differenza delle altre opere collegate a tale corrente, a portare le riprese fuori dai teatri di posa: molte scene furono infatti girate in esterni, sfruttando elementi architettonici esistenti (come gli iconici magazzini del sale a Lubecca, in mattoni e con i caratteristici tetti molto spioventi; come il Castello di Orava in Slovacchia), luci e paesaggi naturali.

Qui la natura non è benigna e rassicurante - vengono mostrati selve oscure, iene, ratti che portano la peste, cavalli impetuosi, piante carnivore, mari agitati - e rispecchia più il conte-vampiro o il folle Knock che la giovane e romantica coppia.

Gli elementi realistici contrastano però con la figura di Nosferatu - allampanato, dai movimenti a scatti, calvo, con le orecchie a punta e lunghissime unghie (veri e propri artigli), con denti affilati - che ingegnosi trucchi del montaggio rendono ancora più irreale, come una figura emersa da un incubo.

Particolarmente impressionante è il pesante trucco che copre la faccia di Max Schreck.

A proposito di questo, egli era un oscuro attore teatrale; tanto oscuro che molti pensarono che si trattasse dello stesso Murnau camuffato o addirittura di un vero vampiro (!) - teoria fantasiosa che è alla base del film del 2000 L'Ombra del Vampiro con John Malcovich e Willem Dafoe.

D'altra parte il nome Max Schreck in tedesco vuol dire "massimo spavento" ed ha dato il nome al cattivo interpretato da Christopher Walken in Batman-Il Ritorno.

La figura di Nosferatu col temmpo è servita da fonte di ispirazione per diversi film - dal fedele remake di Werner Herzog Nosferatu, Il Principe Della Notte del 1979 con Klaus Kinski all'italiano Nosferatu a Venezia, sempre con Kinski, del 1988, senza scordare il Freddy Kruger di Nightmare e il mostro del più recente Babadook.

Alla fama sinistra della pellicola contribuirono, oltre alla trama, oltre alle traversie produttive e distributive, anche i continui riferimenti all'esoterismo (lo sceneggiatore Alin Grau ne era affascinato), le successive letture ex post in chiave politica - siamo nel 1922, in piena Repubblica di Weimar: la Germania era reduce dalla disastrosa sconfitta della Prima Guerrra Mondiale e stava vivendo una gravissima crisi economica e sociale, mentre si stava affacciando sulla scena politica un tale Adolf Hitler (il putsch di Monaco è del 1923) - ma anche la prematura morte in un incidente stradale nel 1931 all'età di 43 anni dello stesso regista Murnau e la profanazione della sua tomba nel 2015 (ignoti ne trafugarono la testa, da allora mai più recuperata).

Il bianco e nero, gli effetti di luce ed ombra, la costruzione delle scene, il senso di minaccia che grava su tutto il film, la figura spettrale di Max Schreck/conte Orlok/Nosferatu: a circa 100 anni dalla sua uscita, Nosferatu Il Vampiro riesce ancora ad affascinare e a inquietare.

Per Halloween, negli scorsi anni, vi abbiamo spaventato in modi diversi, con horror che vanno da Halloween a Nightmare, da Venerdì 13 - Jason X a Plan 9 From Outer Space, da Lo Squalo a Auguri per la tua Morte, da Dal Tramonto all'Alba a Bubba Ho-Tep.

Questa volta tenete al riparo il vostro collo: non si sa mai...



Etichette: , , , , , , , ,

lunedì 19 ottobre 2020

I CORTI: THIS MESS, L'HORROR-PUNK DEI FIVE NORTH

(Clicca sulla locandina per vedere il cortometraggio). 

USA, 2020
9'
Regia: Jeremy Danger
Con: Tyler Posey, Kyle Murphy, Scott Ectel, Jesse Posey.


Quattro amici stanno girovagando per il deserto con una decapottabile.
Fermi a un distributore, uno di loro (T. Posey) ha la sensazione che qualcuno li stia osservando.

Di notte l'auto ha un guasto e si pianta davanti a una villetta isolata.
Ne esce un killer mostruoso, incappucciato e con una mannaia, che si appresta ad uccidere i ragazzi uno ad uno...



Alcuni di voi potrebbero riconoscere il giovane Tyler Posey come il licantropo protagonista della serie tv Teen Wolf (ispirata a sua volta a Voglia di Vincere, commedia degli anni 80 con Michael J. Fox) o per il suo breve ruolo in Yoga Hosers.

Pochi invece sanno che questo giovanotto, idolo delle ragazzine, è anche il cantante e chitarrista del neonato trio pop-punk Five North.

Insieme all'amico d'infanzia Kyle Murphy (basso) e all'australiano Scott Ectel (batteria) ha rilasciato quest'anno il dischetto d'esordio della band, co-scritto e registrato dal potente produttore John Feldmann (sì, proprio il leader dei Goldfinger apparso nel documentario Behind the Mask).

Per accompagnare il singolo di lancio This Mess il "cantattore" californiano ha avuto un'idea: perché - anziché realizzare il solito, scontato videoclip - non girare un vero e proprio cortometraggio che triplichi il minutaggio della canzone?



Ecco allora questo divertente slasher in miniatura, la cui componente grandguignolesca è opportunamente bilanciata da una massiccia dose di autoironia e accompagnata da un citazionismo post-modernista che pare creato ad arte per incuriosire i cinefili.

L'inquietante e innominato antagonista sembra una combinazione tra il Michael di Halloween e il Jason di Venerdì 13, ma gli appassionati del genere possono scorgere nella breve pellicola altri sottili riferimenti: da Non Aprite quella Porta a Thanksgiving.

Quando poi nel finale proprio Tyler tenta - con risultati disastrosi - di affrontare il malvagio, è facile che venga alla mente il mitico Bruce Campbell nei panni di Ash, l'iconico protagonista del franchise di culto Evil Dead.

This Mess è un corto simpatico e senza pretese, consigliabile ai fan del cinema dell'orrore e agli amanti di musica punk e dintorni (ascoltate a parte la canzone: è gradevolmente orecchiabile).

Tenete d'occhio Posey e i suoi Five North: potrebbero fare strada.
In un ambito o nell'altro.


Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

giovedì 31 ottobre 2019

I CLASSICI: DAL TRAMONTO ALL'ALBA, ASSASSINI NATI E VAMPIRI AZTECHI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1996
108'
Regia: Robert Rodriguez
Interpreti: George Clooney, Quentin Tarantino, Harvey Keitel, Juliette Lewis, Cheech Marin, Salma Hayek, Tom Savini, Fred Williamson, Danny Trejo, Tito Larriva, Kelly Preston, John Saxon, Michael Parks.


Gli evasi fratelli Gecko sono in fuga: Seth (Clooney) è un duro che però possiede un proprio codice morale, Richard (Tarantino) è uno psicopatico violento e semidemente.

Il loro piano è superare il confine col Messico, trascorrere le ore notturne in un locale e al mattino incontrare il proprio complice (Marin).
Durante il tragitto lasciano dietro di sé una lunga scia di sangue e rapiscono la famiglia Fuller, composta da due adolescenti e un padre (Keitel), pastore vedovo in crisi di fede.

Tutto sembra andare per il verso giusto, se non fosse che il Titty Twister - il locale scelto per passare la notte - si rivela in realtà un antico tempio azteco infestato da vampiri.
Riusciranno i nostri ad arrivare vivi l'alba?






2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13 - Jason X.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.
2018: Auguri per la tua Morte.

Quest'anno la pellicola che recensiamo in occasione della Vigilia di Ognissanti non è un horror per chi non va mai a vederne uno: è un vero e proprio omaggio al genere, zeppo di citazioni e rimandi al cinema di Carpenter e Romero, ma pure a quello di Fuller e Hawks.

E chi poteva esserne il principale autore, se non quel filmmaker onnivoro e post-modernista che risponde al nome di Quentin Tarantino?

La genesi avviene all'indomani del successo di Pulp Fiction, che ha improvvisamente catapultato il regista italo-americano nell'empireo di Hollywood.

Il nostro, anziché fare il prezioso (specie considerando le miriadi di richieste che gli piovono sulla testa in quel frangente), si lancia in qualsiasi lavoro gli capiti a tiro, meglio se come attore e ancor più se si tratta del progetto di un qualche suo amico.






QT redige quindi il copione basandosi su un'idea di Robert Kurtzman - ossia la "K" della premiata ditta di trucchi & effetti KNB (gli altri soci sono Greg Nicotero e Howard Berger), responsabile tra l'altro dei film di zombi del compianto George A. Romero - e affida la regia al suo "gemello artistico" Robert Rodríguez.

Questi, come dimostreranno opere successive quali Sin City e Machete, è il migliore dei numerosi amici/emuli di Quentin, e Dal Tramonto all'Alba rimane ad oggi il più riuscito tra i lungometraggi che ha diretto.

La prima metà del film è un "romanzo criminale" in linea con Le Iene e il succitato Pulp Fiction, mentre la seconda si trasforma inaspettatamente in uno splatter iperbolico che pare studiato a tavolino per appagare la golosità degli amanti del genere.

Benché la violenza nel suo cinema non manchi quasi mai, questo è il primo e finora unico vero horror di Tarantino, che come attore si è riservato la parte del personaggio più turpe, sebbene compaia solo nella prima ora.






L'(anti)eroico protagonista è un George Clooney non ancora brizzolato e non ancora divo planetario (in quel momento era "solo" la star della serie tv E.R.-Medici in Prima Linea).
Un barbuto e misurato Harvey Keitel cerca spesso di rubargli la scena e a volte ci riesce.

In ruoli di supporto vale la pena di segnalare: Cheech Marin, metà del duo comico Cheech & Chong, che compare in 3 ruoli diversi (il poliziotto alla frontiera, il buttafuori del locale e il gangster nel finale); la statuaria Salma Hayek; Tom Savini, "truccattore" già visto in Zombi (Dawn of the Dead) e La Terra dei Morti Viventi di Romero.

Occhio al prologo: compare per la prima volta il personaggio dello sceriffo federale Earl McGraw che Michael Parks (ve lo ricordate in Red State?) riprenderà - senza spiegazioni! - nei successivi Kill Bill e Grindhouse (quest'ultima un'altra collaborazione del duo Tarantino-Rodríguez).

Dal Tramonto all'Alba, che ha prodotto anche due insignificanti seguiti per il mercato home video e una recente serie tv curata dallo stesso Rodríguez, è quel che si definisce un cult movie.

Se vi piacciono gli horror citazionisti e autoironici, allora questo è il film che fa per voi.
Altrimenti... beh, lasciate perdere!

Buon Halloween dalla Redazione di CINEMA A BOMBA!




Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , , ,

lunedì 24 dicembre 2018

GLI INEDITI: SILENT NIGHT DEADLY NIGHT III, UN HORROR PER NATALE DI CERTO NON FA MALE

Clicca sulla locandina per vedere il trailer. 

USA, 1989
90'
Regia: Monte Hellman
Interpreti: Bill Moseley, Samantha Scully, Richard Beymer, Laura Harring, Eric Da Re, Leonard Mann, Robert Culp, Melissa Hellman, Monte Hellman (non accreditato).


Lo psicopatico Ricky Caldwell (Moseley), noto come "il killer vestito da Babbo Natale", è in coma da ormai 6 anni.

Nel tentativo di mettersi in contatto con lui, il Dott. Newbury (Beymer) si serve dei poteri extrasensoriali di Laura (Scully), ragazza cieca che sembra avere con l'assassino una connessione psichica.

Alla Vigilia di Natale, Laura ha in programma una cena a casa della nonna, insieme al fratello Chris (Da Re) e alla sua fidanzata Jerri (Harring).

Non sa però che Ricky si è svegliato, è tornato a uccidere ed è ora sulle sue tracce...






Che cosa può aver spinto un cineasta di culto come Monte Hellman - "mentore" di Quentin Tarantino (gli ha prodotto Le Iene) e autore di opere come La Sparatoria, Le Colline Blu e Strada a Doppia Corsia - a dirigere il 3° capitolo di una delle saghe horror più irrilevanti della storia del cinema?

Di più: che cosa può averlo spinto a descriverlo, nel corso di un festival texano nel 2008, come il suo lavoro migliore (bada: non il suo film migliore)?

Probabilmente la velocità e, considerato lo scarsissimo budget a disposizione, l'efficienza con cui venne realizzato.

La sceneggiatura originale fu scartata e riscritta in un mese dallo stesso Hellman con l'aiuto della figlia Melissa (che inoltre interpreta l'assistente del dottore) e dell'attuale Vice Presidente ed executive editor di Variety, il grande Steven Gaydos, che sempre per Monte ha scritto in anni recenti il bellissimo Road to Nowhere.

Il film venne poi girato in fretta e furia, montato rapidamente e infine proiettato a un festival... il tutto in soli 2 mesi!






Certo, non parliamo di un capolavoro della storia del cinema, e neppure di un horror memorabile.
Però la mano del regista - che si permette pure una comparsata "hitchcockiana", nei panni del molesto Babbo Natale ubriaco - si percepisce in più momenti.

La sequenza dell'incubo in apertura è già un buon biglietto da visita (con echi addirittura dai film "di genere" di Lamberto Bava!), ma il meglio è nel climax: qui lo scontro finale tra Ricky e Laura si tinge di connotazioni quasi junghiane.

Di buon livello anche gli attori, alcuni dei quali avrebbero poi lavorato per un altro auteur, David Lynch (Beymer e Da Re in Twin Peaks, Harring in Mulholland Drive).

Senza esagerare - come ha fatto il biografo Brad Stevens, che è arrivato ad affermare che in questa pellicola "il senso di progressione dinamica tipico dell'opera di Hellman non è mai stato così chiaro" (come no) - non possiamo negare che Silent Night, Deadly Night III: Better Watch Out! sia un vero e proprio film d'autore, benché sui generis.

Halloween, Venerdì 13, Thanksgiving, Auguri per la tua Morte... Non mancano gli esempi di horror "festivi".
Questo è uno slasher natalizio.
Perché no?

Buon Natale dall'intera Redazione di CINEMA A BOMBA!

PS: abbiamo intervistato brevemente Steven Gaydos in merito al suo contributo al copione. Ci ha confermato che i momenti di alleggerimento umoristico sono farina del suo sacco, in particolare la scena del cellulare tra Richard Beymer e Robert Culp. Grazie, Mr. Gaydos!




Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

giovedì 22 novembre 2018

I CORTI: THANKSGIVING, PETTO O COSCIA?

Eli Roth (il primo a sinistra) sul set del film. 

USA, 2007
2'
Regia: Eli Roth
Interpreti: Jeff Rendell, Jordan Ladd, Jay Hernandez, Michael Biehn, Eli Roth.


Uno psicopatico (Rendell), vittima di un trauma infantile, torna alla propria cittadina natale per fare strage di adolescenti.

Vestito da pellegrino, semina la morte durante il Giorno del Ringraziamento, ma lo sceriffo (Biehn) è sulle sue tracce.






Ricordate Eli Roth?
Si tratta di un regista amico di Quentin Tarantino (ha recitato per lui in Bastardi Senza Gloria), che avevamo fugacemente incrociato a Venezia nel 2011, agli albori del nostro blog.

Quando nel 2007 lo stesso Quentin e il collega tex-mex Robert Rodríguez gli chiedono di collaborare al loro goliardico progetto Grindhouse, accetta con entusiasmo e gira in soli 2 giorni uno dei finti trailer che si trovano a metà del film nell'edizione anglosassone (in Europa i due segmenti - quello diretto da Tarantino e quello diretto da Rodríguez - sono stati proiettati separatamente, sacrificando i trailer e annullando quindi il senso dell'operazione).

Il risultato è, di fatto, un cortometraggio così iperbolicamente trucido da essere destinato esclusivamente a un pubblico adulto (beh, che cosa ci si può aspettare dall'autore di Hostel?).






Eli (sua è anche l'inquietante voce narrante) e l'attore/co-sceneggiatore Jeff Rendell si devono essere divertiti un mondo ad assemblare con un montaggio nonsense una serie di uccisioni via via sempre più assurde e gore.

Ai cinefili, l'ambientazione festiva e l'uso insistito degli stereotipi horror non può che riportare alla mente capolavori del genere come Halloween e Venerdì 13.

Tra musiche spaventose, una fotografia volutamente sgranata e "difettosa", sequenze di cattivo gusto e sangue come se non ci fosse un domani, Thanksgiving ha molto da offrire agli appassionati di questo tipo di cinema.

Roth ha dichiarato di voler trasformare il suo corto in un lungometraggio, sul modello di Machete di Rodríguez (che tuttavia era risultato nettamente inferiore alla sua controparte "breve").

Gli auguriamo buona fortuna, ma nel caso serviranno spettatori dallo stomaco di ferro.
E chi mangerebbe più il tacchino al Ringraziamento?




Etichette: , , , , , , , , , , ,

mercoledì 31 ottobre 2018

BOMBCAST: EP. 009 - HALLOWEEN, AUGURI PER LA TUA MORTE

(Clicca sulla locandina per ascoltare/scaricare il file). 

USA, 2017
96'
Regia: Christopher Landon
Interpreti: Jessica Rothe, Ruby Modine, Israel Broussard, Rachel Matthews, Laura Clifton.


2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.

2018: festeggiamo insieme la notte più spaventosa dell'anno con una puntata speciale del BOMBCAST!

Per la prima volta nella storia del nostro podcast recensiamo un film intero: Auguri per la tua Morte (Happy Death Day), che è stato l'horror-rivelazione della scorsa stagione dopo Get Out.

Alleggerita da toni da commedia, la pellicola segna l'esordio come sceneggiatore cinematografico di Scott Lobdell, a lungo autore dei fumetti degli X-Men.

Che cosa aspettate?
Scaricate e/o ascoltate subito la nostra nuova puntata!

Buon Halloween da CINEMA A BOMBA!
Brrrrr...


Il trailer di Auguri per la tua Morte.




Etichette: , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 28 marzo 2018

OSCAR 2018. SCAPPA-GET OUT, INDOVINA CHI MUORE A CENA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
103'
Regia: Jordan Peele
Interpreti: Daniel Kaluuya, Allison Williams, Catherine Keener, Bradley Withford, LilRel Howery, Caleb Landry Jones, Lakeith Stanfield, Keegan-Michael Key.


Chris (Kaluuya), afroamericano, va in campagna per il fine settimana con la sua nuova fidanzata di razza caucasica (Williams), per conoscere la famiglia di lei.

Nonostante i suoi timori, il ragazzo viene accolto bene.
Eppure, quei borghesi liberal sembrano nascondere qualcosa di inquietante...






Avviso ai gestori di cinema, videostore e siti di streaming: questo film deve essere archiviato sotto la voce "Commedie".

O almeno è questo ciò che devono aver pensato i selezionatori dei Golden Globe che lo hanno candidato nella categoria, suscitando qualche disappunto (anche noi avevamo espresso le nostre perplessità in questo post).

In verità non c'è molto di effettivamente umoristico, fatta eccezione delle battute - in larga parte improvvisate - del massiccio LilRel Howery, che interpreta il miglior amico del protagonista.
Più probabilmente ha influito il curriculum del regista.

Jordan Peele - esordiente dietro la macchina da presa - è infatti un comedian televisivo, popolare in USA come metà del duo Key & Peele (l'altra metà, Keegan-Michael Key, fa una fugace comparsata).

Una "prima volta" di inaspettato successo, che ha portato la pellicola a ottenere 2 candidature ai Golden Globe, cui sono seguite 4 candidature ai Premi Oscar (per la precisione: miglior film, regia, attore protagonista e sceneggiatura originale), conquistando infine la statuetta per la miglior sceneggiatura.

Peele è divenuto così il primo afroamericano a vincere nella categoria, al termine di un testa-a-testa serratissimo con Martin McDonagh (in corsa per 3 Manifesti a Ebbing, Missouri).






Get Out è un horror con risvolti di critica socio-politica e una morale apertamente liberal.
Secondo il suo autore, i "neri" americani dell'era post-Obama vivono in uno stato di costante assedio da parte dei "bianchi", dai quali sono sempre più visti con sospetto e pregiudizio.

Solo paranoia?
No, se si considerano gli innumerevoli fattacci di cronaca di questi anni, che hanno visto persone di colore spesso e volentieri vittime di azioni sconsiderate e violente da parte delle forze dell'ordine, con ovvia indignazione dell'opinione pubblica.

Ecco che il film diventa allora lo specchio di una comunità e di una società ancora troppo soffocata dalle proprie contraddizioni, come dimostra oltretutto la reazione degli esperti del settore, nettamente divisi in due: chi ha maltrattato la pellicola (il critico Rex Reed si è addirittura spinto a definirla "Una delle peggiori che abbia mai visto, una vera truffa") e chi - come i giornalisti esteri e i selezionatori dell'Academy - l'ha incensata al punto di inserita tra le migliori dell'anno.

Noi ci siamo assai divertiti a individuarne tutti gli omaggi e i rimandi cinematografici nascosti.

Lo spunto narrativo è chiaramente un incrocio tra Indovina Chi Viene a Cena e La Fabbrica delle Mogli, ma si possono trovare anche riferimenti a Halloween (il prologo lungo il viale alberato), La Notte dei Morti Viventi (l'eroe nero che si deve guardare dai comprimari bianchi), Il Silenzio degli Innocenti (la scena dell'ipnosi), la serie tv Lost (il vecchio filmato esplicativo)...

Jordan Peele è un comico di buon livello (durante le riprese si è divertito a mantenere alto il morale della truppa imitando varie personalità afro: Forest Whitaker, Tracy Morgan e Barack Obama), ma sopratutto è un regista che sembra avere la stoffa per diventare un Regista.

Solo il tempo ci dirà se diventerà un John Carpenter nero o un Kevin Smith più a suo agio col genere horror.




Etichette: , , , , , , , , , , , ,

martedì 31 ottobre 2017

I CLASSICI: LO SQUALO, UN'ESTATE DA MORDERE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1975
27'
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Roy Scheider, Richard Dreyfuss, Robert Shaw, Lorraine Gary, Murray Hamilton, Carl Gottlieb, Peter Benchley.


Il placido isolotto di Amity (New England) viene scosso dalla morte violenta di una ragazza in mare. Il capo della polizia (Scheider) capisce subito che il responsabile è un feroce squalo che si è avvicinato alla costa, ma il sindaco si rifiuta di chiudere le spiagge per non compromettere il turismo balneare.

Mentre l'animale continua a mietere vittime, intervengono anche un biologo marino (Dreyfuss) e un vecchio lupo di mare dal passato tragico (Shaw).
Urge una battuta di caccia per risolvere la questione...






Mentre scriviamo queste righe dovreste aver finito tutti le eventuali vacanze balneari, così da potervi gustare senza ansie la riscoperta di questo superclassico horror marino (i programmatori tv, con reiterato sadismo, lo trasmettono regolarmente durante la stagione estiva).

Insieme a Halloween, Nightmare, Venerdì 13 e altri, Lo Squalo è stato anche uno dei principali franchise del genere negli anni 70-80, il ventennio d'oro del cinema di spavento, e contribuì inoltre a definire l'allora giovane Steven Spielberg come la stella più brillante del firmamento hollywoodiano.

Il futuro autore di Indiana Jones, Jurassic Park e Il Ponte delle Spie mette in mostra tutte le proprie abilità tecniche, a partire da due intuizioni geniali: girare il 25% della pellicola a pelo d'acqua - così da conferire soggettività alle riprese e quindi un senso di maggior coinvolgimento nello spettatore - e non mostrare quasi mai il famigerato squalo.

Proprio vero: complessivamente, il vecchio Bruce (battezzato così da Steven in "onore" del proprio avvocato) compare sullo schermo per soli 4 minuti!






Il regista gioca di sottrazione (spesso spaventa di più ciò che NON viene mostrato), ma non solo per scelta: durante la lavorazione furono innumerevoli gli incidenti nel movimentare il pesantissimo animale meccanico, al punto che qualcuno della troupe iniziò a parlare di "film maledetto" ancor prima che fosse finito.

Non aiutarono le difficoltà logistiche ed economiche, i dissapori nel cast, i problemi di alcolismo di Robert Shaw (che tuttavia non gli impedirono di riscrivere il monologo notturno sulla nave, trovandone il tono giusto alla prima ripresa).
Maledizione o meno, il risultato finale lascia a bocca aperta ancora adesso.

Sulle note inquietanti del mitico John Williams (lo stesso autore delle musiche di Star Wars), ci sono almeno 3 sequenze da Storia del Cinema: il prologo con la ragazza in mare; l'attacco sulla spiaggia (l'effetto del primo piano di Scheider con lo sfondo che sembra allontanarsi fu realizzato con una semplice carrellata all'indietro abbinata a uno zoom in avanti); la scena dello squalo che emerge dall'acqua mentre Brody butta il pesce in mare (Scheider improvvisò la conseguente, famosa battuta "Ci servirà una barca più grande!").

Con Lo Squalo Spielberg è riuscito a spaventare senza scadere in un eccesso di effettacci splatter, firmando un horror da antologia.

Pronti a prendere il largo?
Buon Halloween dalla Redazione di CINEMA A BOMBA!




Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 2 agosto 2017

GEORGE A. ROMERO. IL GIORNO DEGLI ZOMBI, MACELLERIA RUSTICANA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1985
100'
Regia: George A. Romero
Interpreti: Lory Cardillo, Terry Alexander, Joseph Pilato, Richard Liberty, Greg Nicotero, George A. Romero (non accreditato).


I morti viventi hanno ormai preso il controllo della Terra.
Un gruppo di sopravvissuti si chiude in un bunker sotterraneo dove comanda una pattuglia di soldati fanatici, e dove un folle scienziato compie atroci esperimenti...

Ogni film di zombi ha il proprio decennio di riferimento:
Anni 60 - La Notte dei Morti Viventi, apologo antirazzista (tra le righe).
Anni 70 - Zombi (Dawn of the Dead), evidente critica al consumismo.
Anni 80 - Il Giorno dei Morti, atto d'accusa nei confronti della politica - interna, ma più che altro estera - dell'amministrazione Reagan.

Ma gli 80 rappresentano anche il decennio d'oro del genere horror, specie nella sua variante splatter-gore, la più estrema e sanguinolenta: La Casa, Nightmare e Venerdì 13 - solo per nominare i più noti - escono tutti in quel periodo (il tenebroso Halloween di John Carpenter, altro cineasta "impegnato", è di poco antecedente).






I veri protagonisti di queste pellicole - e Il Giorno dei Morti non fa eccezione - sono i truccatori.
In un'era in cui gli effetti computerizzati erano ancora lontani, questi geni del make-up riuscivano ad ottenere risultati impressionanti utilizzando quello che gli capitava per mano: plastilina, vernice, misture biologiche, budella di maiale acquistate dalla più vicina macelleria...

La maestria di Tom Savini e Greg Nicotero (quest'ultimo fondatore, insieme a Robert Kurtzman e Howard Berger, della premiata ditta KNB) permette a George A. Romero di sfornare il film più violento e politico della serie: in una trucida progressione di ammazzamenti (la strage finale è quasi insostenibile: ma come facevano ad ottenere effetti così realistici?!), il tema antimilitarista emerge lampante.

I soldati sono tutti ottusi e violenti, lo scienziato pazzo è descritto come una sorta di nazista delirante, gli zombi sembrano più vittime che carnefici.
In mezzo a questa umanità degradata, le uniche speranze sono riposte - come nei capitoli precedenti - in una donna e in un afroamericano.

La storia si conclude con un (improbabile) lieto fine, ma Romero avrà tempo di ritornare sui propri passi a distanza di vent'anni con una nuova trilogia, per continuare a raccontare i mali di un paese - l'America come il resto del mondo - sempre più priva di riferimenti e valori.




Etichette: , , , , , , , , , ,

giovedì 27 luglio 2017

GEORGE A. ROMERO. ZOMBI (DAWN OF THE DEAD), IL MATTINO HA L'ARGENTO IN BOCCA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1978
126'
Regia: George A. Romero
Interpreti: Ken Foree, Gayleen Ross, David Emge, Scott Reiniger, Joe Pilato, Tom Savini.


Mentre gli Stati Uniti sono invasi da un’improvvisa quanto inspiegabile ondata di non-morti, tre uomini e una donna si barricano all’interno di un centro commerciale.
La situazione, già tesa, precipita con l'irruzione di una banda di motociclisti sciacalli...

10 anni dopo l'epocale La Notte dei Morti Viventi, George A. Romero torna agli "amati" zombi filmandoli per la prima volta a colori.
Ma non si tratta tanto di un seguito quanto di una variazione sul tema del film precedente, come avverrà per quasi tutte le pellicole successive.

La cosa più curiosa su questo 2° capitolo della trilogia (che poi diventerà un'esalogia) è che ne esistono... due versioni distinte!
Quella distribuita in patria, chiamata Dawn of the Dead, è un po' più lunga e ha avuto un successo moderato; quella europea si intitola Zombi e vanta la collaborazione di Dario Argento.

Il maestro italiano del cinema orrorifico è accreditato come co-autore della colonna sonora (!), ma è certo che supervisionò la sceneggiatura e modificò drasticamente il montaggio, dando più ritmo al film e inserendovi le ossessive musiche dei Goblin.
Una versione che lo stesso Romero - amico fraterno di Argento - ha sempre dichiarato di preferire all'originale.






Superiore per inventiva e pathos al capitolo precedente, Zombi è la prova che il regista newyorkese sia stato - insieme a John Carpenter - il più liberal tra i cineasti horror americani.
Non è un caso che questo film sia uscito nello stesso anno dell'altrettanto epocale Halloween: Romero condivide con Carpenter la medesima visione pessimistica sull'America.

Se La Notte era stato interpretato come una parabola anti-razzista, Dawn of the Dead è esplicitamente e dichiaratamente un atto d'accusa nei confronti della società dei consumi, esemplificata dal centro commerciale dove il gruppo di sopravvissuti si illude di trovare un'oasi di pace e benessere.
Il talento visionario e la sottile ironia del regista veicolano il messaggio fino a un finale non del tutto privo di speranza.

Ottimi e determinanti gli effetti speciali di Tom Savini, virtuoso attore-truccatore noto per Dal Tramonto all'Alba, che qui recita la parte del centauro-teppista Blades (molti anni dopo il personaggio ricomparirà brevemente in Land of the Dead).

Anche a distanza di quasi 40 anni, Zombi non ha perso un briciolo del proprio impatto.
Un'opera imprescindibile per i patiti dell'horror politico o semplicemente per tutti i fan di George Andrew Romero.




Etichette: , , , , , , , ,

lunedì 17 luglio 2017

GEORGE A. ROMERO. PERCHÉ UNO SPECIALE

George A. Romero in mezzo agli zombie. 


Dici zombie (o zombi, italianizzando) e pensi ad un uomo solo.

Se c'è un regista che ha legato indissolubilmente carriera e fama quasi esclusivamente ad un sottogenere - nel caso specifico, l'horror con protagonisti i morti viventi - questi è George A. Romero, mancato il 16 Luglio 2017.

Questi mostri, nati nella tradizione haitiana, erano già approdati con vari adattamenti nella cultura occidentale: la loro prima pellicola è stata L'Isola degli Zombies del 1932 con Bela Lugosi - il celebre interprete di Dracula (nonché star del trashissimo Plan 9 From Outer Space) è stato portato sullo schermo poi in Ed Wood di Tim Burton da un ottimo Martin Landau (morto un giorno prima di Romero), che per questo ruolo ebbe un meritatissimo Oscar come miglior attore non protagonista - mentre il popolare romanzo Io Sono Leggenda di Richard Matheson (dal quale è stato tratto il celebre film con Will Smith) è del 1954.

Ma a renderli veramente famigliari al grande pubblico, con una serie di film cult che noi vi riproporremo, è stato Romero.

CINEMA A BOMBA! vuole perciò ricordarlo con uno Speciale - il secondo dedicato ad un cineasta, dopo quello relativo a William Friedkin - che possa rendere giustizia ad un Autore (sì, con la "a" maiuscola) troppo spesso e ingiustamente considerato di "serie B", ma in grado come pochi di plasmare l'immaginario collettivo e denunciare le storture delle società occidentali in modo molto arguto, originale, inventivo ed efficace.

Chi l'ha detto, infatti, che gli horror siano soltanto prodotti di facile intrattenimento?

Lo avevamo già visto parlando di L'Esorcista del Maestro, Halloween di John Carpenter, Nightmare di Wes Craven e della saga di Evil Dead ( La Casa, La Casa 2, L'Armata delle Tenebre) di Sam Raimi.

Seguiteci, e scoprirete quindi anche voi che "oltre gli zombie c'è di più"!




Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

sabato 31 ottobre 2015

I CLASSICI: JASON X, VENERDI' 13 PORTA MALE ANCHE NELLO SPAZIO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2002
93'
Regia: James Isaac
Interpreti: Kane Hodder, Lexa Doig, Chuck Campbell, Lisa Ryder, Peter Mensah, David Cronenberg.


Oggi. Il mostruoso omicida Jason Voorhees (Hodder) è tenuto in ostaggio dal governo e bramato dal Dottor Wimmer (Cronenberg) come oggetto di studi, a causa della propria immortalità.
Riesce a liberarsi, ma finisce ibernato insieme a una bella ragazza (Doig).

Anno 2455. I due vengono ritrovati dall'equipaggio di un'astronave e portati a bordo. Ovviamente Jason si riprende ed è pronto a uccidere ancora...
Come liberarsi di un assassino che non può morire?

Dei vari franchise orrorifici degli anni 80 - la trilogia di Evil Dead di Sam Raimi (ossia La Casa, La Casa 2 e L'Armata delle Tenebre, senza contare il prologo Within The Woods e la tv series di prossima uscita), Halloween di John Carpenter e Nightmare di Wes Craven - Venerdì 13 è quello che ha ricevuto meno favori da parte della critica.

Meno originale (la derivazione dalla pellicola di Carpenter è palese), più rozza e forse anche più truculenta delle sue omologhe, la serie inaugurata dal carneade Sean S. Cunningham nel 1980 deve la propria popolarità principalmente all'immagine del suo protagonista.

Un killer con la maschera da hockey e la predilezione per motoseghe e altri armi da taglio non poteva che entrare di diritto nella storia del cinema horror, specie tra il pubblico degli adolescenti che ha eletto il suo interprete più frequente - l'imponente stuntman Kane Hodder, qui alla sua quarta e finora ultima apparizione nei panni di Jason - al rango di attore di culto.

Scritto da un appassionato di Alien (si vede anche troppo) e diretto da un tecnico degli effetti speciali caro a David Cronenberg (il che spiega la comparsata del regista canadese nel prologo), Jason X - la X sta a indicare che è il 10° capitolo - si differenzia dai film precedenti per due ragioni: l'ambientazione fantascientifica e l'abbondante dose di autoironia.

Nonostante - o forse proprio per merito di - dialoghi demenziali, scenografie improbabili (la stazione orbitante con i grattacieli), trucchi dilettantistici, costumi al risparmio (benché la storia sia ambientata in un futuro remoto tutti i personaggi vestono come negli anni 90), vari buchi narrativi e assurdità scientifiche (se nello spazio il suono non si propaga, come fanno i protagonisti a sentire le esplosioni?), c'è molto pane per i denti degli appassionati del cinema trash.

Tra le scene cult segnaliamo quella in cui a una bionda viene congelata e quindi frantumata la faccia su un bancone da laboratorio e la trasformazione di Jason in Super-Jason, con tanto di corazza e maschera argentata.
Ma la migliore è la simulazione olografica che omaggia i primi film della serie, con la presenza di due sexy campeggiatrici virtuali che tentano di distrarre e rallentare Jason, e in cui Hodder si diverte a ripetere, parodiandola, la sua famigerata sleeping-bag murder scene da Venerdì 13-Parte VII.

Il merito che riconosciamo a opere come questa è principalmente la capacità di non prendersi sul serio, caratteristica che dovrebbe essere fondamentale di tutti i film dell'orrore.
Meno metaforico di Freddy Kruger e più iconico di Michael Myers, Jason Voorhees è un protagonista senza troppe pretese, un anti-eroe che ammazza chiunque gli capiti a tiro, meglio se si tratta di teenager libidinosi (ricordate il filone degli horror "moralistici" di cui vi avevamo parlato qui?).

Jason X non è un capolavoro ma forse è il migliore dei vari Venerdì 13.
Di certo ne consigliamo la visione in lingua originale, così da non perdersi battute come quella della ragazza che, poco prima di essere risucchiata nello spazio, esclama: "This sucks on so many levels!"

Buon Halloween da CINEMA A BOMBA! e ricordate: almeno questa notte evitate campeggi e... astronavi.
Non si sa mai...

Etichette: , , , , , , , , , , ,

venerdì 31 ottobre 2014

I CLASSICI: NIGHTMARE, SOGNI D'HORROR

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1984
91'
Regia: Wes Craven
Con: Robert Englund, Heather Langenkamp, Amanda Wyss, John Saxon, Johnny Depp.


L'adolescente Nancy (Langenkamp), il suo ragazzo Glen (Depp, al suo esordio) e i loro amici sono tormentati da incubi spaventosi durante i quali vengono inseguiti da un mostruoso killer (Englund, nel ruolo che lo marchierà per sempre), sfigurato e dotato di artigli.
Il problema è che questi ha la capacità di diventare reale e uccidere davvero...

Esattamente come Halloween e La Casa (quest'ultimo omaggiato esplicitamente in una scena) - e anche, in minor misura, Venerdì 13 - Nightmare è il capostipite di uno dei più famosi e fortunati franchise orrorifici degli anni 80, l'epoca d'oro del genere.
Più precisamente, si può considerare come una sorta di rifacimento del primo in chiave onirica.

Le analogie col classico di John Carpenter sono evidenti, ma non gratuite: Craven, al meglio delle proprie capacità, parte dalla collaudata formula assassino-silenzioso-fa-strage-di-adolescenti e la innesta in cui contesto non realistico, puntando su simbolismi e inconscio.
In comune c'è anche il budget, tutt'altro che faraonico: anche in Nightmare il make-up e gli effetti speciali sono piuttosto artigianali, benché efficaci (per l'epoca).

Il segreto del successo planetario di questo horror a basso costo è però rappresentato dal personaggio di Freddy Krueger (qui si chiama semplicemente Fred).
Sebbene compaia solo pochi minuti (meno di 7!) e la sua storia venga maggiormente sviluppata nei capitoli successivi della serie - 7 in totale, oltre ad un cross-over (Freddy vs. Jason, scontro con il protagonista della saga di Venerdì 13) e ad un rifacimento del 2010 - è lui il fulcro di tutta la vicenda.

La faccia deformata da gravi ustioni, un guanto con lame affilate alle estremità delle dita, un cappellaccio malandato in testa, un maglione sfilacciato a bande orizzontali dai colori verde scuro e rosso: questo l'aspetto di colui che diverrà una delle icone del terrore più note degli ultimi decenni.

Il regista lo fa agire principalmente nella penombra, per accrescere la tensione e il senso di inquietudine, ma anche per conferirgli una certa qual aura misteriosa e allegorica.
Freddy Krueger rappresenta in fondo tutte le paure infantili - è un vero e proprio "uomo nero", un Babau - e le insicurezze connesse alla crescita; non è un caso che se la prenda solo con adolescenti.

Se poi consideriamo anche che il mostro prende il suo nome da quello di un bulletto che tormentava Wes Craven da ragazzino e che i suoi vestiti ricordano quelli di un vagabondo che aveva spaventato il futuro cineasta da bambino, vai con la psicoanalisi!

Stasera è Halloween e la domanda sorge allora spontanea: che cosa sarebbe successo a Sigmund Freud se avesse sognato Freddy Krueger?
Da non dormirci la notte...

Etichette: , , , , , , , , ,