CINEMA A BOMBA!

martedì 22 ottobre 2024

GLI INEDITI: C.A.T. SQUAD + C.A.T. SQUAD-PYTHON WOLF, VIVERE E MORIRE A MONTREAL

(Clicca sulle locandine per vedere i due film) 

C.A.T. SQUAD
USA, 1986
97'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Joe Cortese, Jack Youngblood, Steve James, Patricia Charbonneau, Eddie Velez, Bradley Whitford.

C.A.T. SQUAD: PYTHON WOLF
USA, 1988
93'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Joe Cortese, Jack Youngblood, Steve James, Deborah Van Valkenburgh, Miguel Ferrer.


Come sa già chi conosce la sua opera o legge abitualmente il nostro blog, William Friedkin - uno dei Grandi della storia del cinema - era nato professionalmente come documentarista per la tv.
Medium che il nostro non disprezzò mai, neppure dopo il passaggio trionfale al grande schermo, e al quale occasionalmente tornò.

I risultati di tale "ritorno alle origini" furono altalenanti (andate a rileggervi questa doppia recensione!), ma in alcuni casi meritano una rivisitazione.
I due lungometraggi che vi presentiamo oggi - trasmessi solo in USA e inediti in Italia - appartengono a questa categoria.


C.A.T. Squad

Un gruppo di scienziati che sta lavorando a un progetto segreto per la Difesa americana viene decimato da un misterioso killer.
Per proteggere i pochi ancora in vita viene allestita una squadra speciale anti-terrorismo (C.A.T. sta per Counter-Assault Tactical)...

Squadra che vince non si cambia: Billy riassembla lo stesso team del capolavoro Vivere e Morire a Los Angeles, un anno più tardi.
Contributi tecnici di altissimo livello: dallo sceneggiatore ex-poliziotto Gerald Petievich all'operatore Bob Yeoman (futuro DP di fiducia di Wes Anderson), passando per il fido montatore Bud Smith.

Nonostante un uso ingombrante delle musiche del 2 volte premio Oscar Ennio Morricone (ricilate da Il Mio Nome è Nessuno), il film è un buon esempio di poliziesco anni 80 che non ha nulla da invidiare a produzioni coeve come Miami Vice.

Ma diversamente dalla serie ideata dall'amico/rivale Michael Mann, Friedkin rinuncia a qualsiasi componente glamour in favore di quel "realismo metropolitano" che è sempre stato il suo marchio di fabbrica.

Girato a Montréal con attori semisconosciuti (nel cast ci sono l'ex giocatore di football Youngblood e un giovane Whitford, quello di Get Out e Godzilla: King of the Monsters), questa prima parte del dittico si distingue per un paio di riuscite scene di azione che portano le chiare impronte del Maestro.


C.A.T. Squad: Python Wolf

La squadra di superagenti stavolta è alle prese con un gruppo di estremisti sudafricani che contrabbandano plutonio.
I nostri dovranno tra l'altro salvare uno dei propri membri che è stato catturato dal nemico...

Ritorna la colonna sonora del mitico Ennio e il regista firma il copione insieme al solito Petievich, affiancati per l'occasione dal romanziere e sceneggiatore Robert Ward (Hill Street Blues, Miami Vice).

Le novità sono rappresentate da una parte del cast (uno dei cattivi è il Ferrer di Twin Peaks) e dall'atmosfera più vicina a Top Gun che a Vivere e Morire a Los Angeles.

Di nuovo girato a Montréal, è un seguito nel complesso inferiore all'originale, ma la mano del Maestro ogni tanto affiora.


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mercoledì 1 febbraio 2023

I CLASSICI: TOM & JERRY, IL GATTO IL TOPO E L'ELEFANTE (NON MANCA PIÙ NESSUNO)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2021
101'
Regia: Tim Story
Interpreti: Chloë Grace Moretz, Michael Peña, Rob Delaney, Pallavi Sharda, Ken Jeong.
Voci originali: William Hanna, Bobby Cannavale, Lil Rel Howery, Tim Story.


Manhattan, New York. Con uno stratagemma, la giovane e furbetta Kayla (Moretz) ottiene un posto di lavoro presso il più prestigioso albergo della città.

Qui le tocca organizzare le sfarzosissime nozze di una famosa coppia di influencer che, tra le altre cose, vorrebbe sposarsi in groppa ad un elefante.

Peccato che nello stesso hotel arrivino anche una coppia di litigiosi animali: il goffo gatto Tom e lo scaltro topo Jerry.
Risultato? Guai e pasticci a non finire!


Prendete il regista del dittico sui Fantastici 4, la tecnica di animazione mista di Chi ha Incastrato Roger Rabbit? (cartoni che interagiscono con attori in carne ed ossa) e due personaggi tra i più amati di sempre.
Mettete tutto insieme e otterrete una pellicola di straordinario successo.

Tom e Jerry - da decenni una delle coppie di cartoon più famose e seguite della televisione, e punta di diamante della premiata ditta Hanna & Barbera (tra le poche a saper concorrere con la Disney) - non potevano avere una rentrée migliore.

Nonostante l'accoglienza fredda della critica, il loro ultimo film ha incassato oltre 136 milioni di dollari, pur essendo stato distribuito nel pieno della Pandemia.

Un risultato niente affatto scontato: d'altronde i due personaggi esistono da oltre 80 anni e il pubblico di ogni età è abituato a vederli all'opera in brevi cortometraggi.
"Stirare" la loro comicità slapstick per la durata di un lungometraggio poteva non funzionare, ma è una sfida che Tim Story e la Warner Bros. hanno vinto.

Con la sola eccezione della comparsata fuori contesto di un noto conduttore televisivo italiano, che per un attimo abbassa il livello della pellicola a quello di un qualsiasi cinepanettone, il film funziona e diverte davvero.

Dal cast "umano" - in larga parte proveniente dal cinema supererositico Marvel: avevamo già visto Peña in Ant-Man, Delaney in Deadpool 2 e Jeong in Avengers: Endgame - emerge la pimpante Moretz.
La giovane protagonista (era la bambina de Le Paludi della Morte, ricordate?) deve però dividere la gloria con i veri mattatori della pellicola: Tom e Jerry, ovviamente!

I due non tradiscono le aspettative e, forti anche di una grafica definita e curata, rubano la scena a tutti: le scene più spassose - fedeli nello stile e nello spirito ai loro vecchi corti - sono ovviamente quelle che li vedono in primo piano.
La migliore? Sicuramente l'inseguimento dell'auto verso la fine è il momento in cui si ride di più.

Con qualche omaggio cinefilo che possono cogliere gli adulti (uno su tutti: Tom che si staglia sulla luna come il batwing di Michael Keaton in Batman), Tom & Jerry è un film da non sottovalutare, consigliato ai bambini e non solo a loro.


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venerdì 17 giugno 2022

DEEP WATER-ACQUE PROFONDE, IL TALENTO DI MR. AFFLECK

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Canada, 2022
115'
Regia: Adrian Lyne
Con: Ben Affleck, Ana de Armas, Tracy Letts, Rachel Blanchard, Kristen Connolly, Lil Rel Howery.


Il matrimonio di un arricchito ingegnere di mezza età (Affleck), che vive con la giovane moglie (de Armas) e la figlioletta in una cittadina di provincia, è in crisi nera.
Egli mal sopporta gli amanti - o i potenziali tali - della disinibita consorte, che non si vergogna di flirtare con chiunque proprio davanti agli occhi del marito.

Ma l'uomo mette in giro la voce di aver ucciso uno di questi "amichetti", scomparso misteriosamente tempo prima, e qualcuno comincia a crederci.
Possibile che dietro quell'apparenza distaccata e taciturna si celi un assassino a sangue freddo?


Ci sono voluti due decenni per far tornare in attività il regista di 9 Settimane e 1/2.
L'ultimo lavoro di Lyne - re dell'erotismo patinato hollywoodiano che ricordiamo anche per Attrazione Fatale e Proposta Indecente - era stato infatti Unfaithful-L'Amore Infedele (2002).

Tratto da un romanzo di Patricia Highsmith (Il Talento di Mr. Ripley), questo nuovo film vorrebbe essere un thriller sexy che però ha poco del sostantivo quanto dell'aggettivo.
O meglio: Ana de Armas - la giovane attrice cubana che avevamo già molto apprezzato in Knives Out - di sensualità ne ha da vendere a pacchi, ma il regista stranamente non riesce a valorizzarla appieno.

La tensione è invece annacquata da un ritmo lasco che finisce per annoiare gli spettatori meno attenti e da uno sviluppo narrativo che annega nell'inverosimiglianza, in particolare nel terzo atto.

Sicché il meglio della pellicola è rappresentato dai suoi interpreti: tra il comico Howery (già visto in Get Out) e il drammaturgo Letts (proprio lo sceneggiatore di Bug e Killer Joe, qui in trasferta recitativa), la parte del leone la fa Ben Affleck.

L'ex (?) Batman ci regala una prova tra le più convincenti della propria carriera, misurata e sottile, ricca di accenti e sfumature.
I suoi duetti con Ana sembrano reali, non realistici; e non stupisce che i due, durante e dopo le riprese, abbiamo avuto davvero una breve e assai pubblicizzata relazione.

Deep Water (titolo curioso, più adatto ad un horror acquatico che ad un thriller psicologico) potrebbe stare all'attore/regista di Argo come Presunto Innocente - film del 1990 per certi aspetti non dissimile - stava a Harrison Ford.
Ma per capire perché dovreste vederli entrambi.


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martedì 24 agosto 2021

I CORTI: DUE ESTRANEI, HOMO HOMINI LOOP

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2020
32'
Regia: Travon Free, Martin Desmond Roe
Con: Joey Badass, Andrew Howard, Zaria.


New York City.
Un fumettista afroamericano (Badass) sta tornando a casa col proprio cane dopo il primo appuntamento con una ragazza (Zaria).

Viene fermato per un accertamento da un poliziotto bianco (Howard) e da questi ucciso per soffocamento.
Tuttavia, subito dopo si risveglia incolume nel letto della fidanzata.

Il ragazzo capisce quindi di essere finito in un loop temporale nel quale è costretto a rivevere ogni volta la medesima giornata...



La trama vi suona familiare?
Non sarebbe strano: questo cortometraggio è in pratica un remake in pillole di Ricomincio da Capo (celebre dramedy romantica con Bill Murray) e di Auguri per la tua Morte (divertente horror umoristico scritto da Scott Lobdell).

Qui però c'è ben poco da ridere: il taglio è quello impegnato e antirazzista di opere come Get Out, e i riferimenti a eventi recenti di cronaca nera - l'ispirazione al movimento Black Lives Matter è esplicita e dichiarata - conferiscono uno spessore sociale ben superiore a quello dei suoi predecessori.

La prima morte del protagonista ricorda volutamente quella di George Floyd, avvenuta nel maggio 2020; in un'altra il rimando è all'uccisione di Breonna Taylor, nel marzo dello stesso anno.

Anche il titolo originale (Two Distant Strangers) è tratto da una strofa della canzone Change di Tupac Shakur, defunto rapper tra i più impegnati nella causa dei diritti degli afroamericani.



L'allegoria diventa globale nella scena dell'ultimo omicidio, con la pozza di sangue che prende la forma del continente africano: qui non si parla solo degli Stati Uniti, è un'intera razza a essere - letteralmente - nel centro del mirino.

Finanziato da Lawrence Bender (ex socio di Quentin Tarantino e produttore, tra le altre cose, di Una Scomoda Verità), Jesse Williams (Grey's Anatomy) e Sean Combs (il rapper noto anche come Puff Daddy o P. Diddy o semplicemnte Diddy), Due Estranei è il primo film Netflix ad aver vinto l'Oscar come miglior cortometraggio.

Da vedere e di cui discutere.
E un plauso a quanti riescono a cogliere l'easter egg di Poliziotto in Prova.



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martedì 20 aprile 2021

OSCAR 2021. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI



Come dimostrano le statistiche di questo blog, le candidature relative alle interpretazioni sono quelle più apprezzate dai nostri lettori!

Non c'è da stupirsi: attrici e attori sono coloro che, in base alla propia bravura o al proprio carisma, sono in grado di trasformare un buon film in un grande successo.

Quest'anno la corsa alle statuette per queste categorie è particolarmente interessante: nonostante le consuete "anticipazioni" dei Golden Globe, i verdetti non paiono affatto scontati.

Frances McDormand si porterà a casa un altro Oscar, dopo i due conquistati in precedenza per Fargo e Tre Manifesti a Ebbing, Missouri?
Assai probabile, eppure la giuria dei Globes le aveva preferito Andra Day.

Anche le altre contendenti non scherzano, specie la voluminosa Viola Davis di Ma Rainey's Black Bottom.

Tra le non protagoniste, la disfida è - se possibile - ancora più incerta.
Glenn Close e l'emergente Yoon Yeo-jeong sono molto quotate, ma la già oscarizzata Olivia Colman potrebbe batterle al fotofinish.

E se Amanda Seyfried scalpita perché sia concesso un riconoscimento al discusso Mank, la vera sorpresa potrebbe essere Maria Bakalova.

La giovanissima attrice bulgara è stata la rivelazione di Borat - Seguito di Film Cinema: non ci soprenderemmo se alla fine l'Academy scegliesse proprio lei.



Per quanto concerne gli uomini, la domanda sulla bocca di tutti è se verrà concessa o meno una gratifica postuma a Sua Maestà Black Panther, ossia il compianto Chadwick Boseman.

L'ex Avenger è in lizza con la sua sofferta, ultima interpretazione, quella del tormentato trombettista di Ma Rainey's Black Bottom.
Il finale sarà simile a quello di Heath Ledger con Il Cavaliere Oscuro o a quello di Massimo Troisi con Il Postino?

In alternativa, i voti potrebbero confluire sul veterano Anthony Hopkins (struggente in The Father) o sul poliedrico Gary Oldman (istrionico in Mank), ma attenzione a non sottovalutare l'outsider Riz Ahmed di Sound of Metal.

Nei ruoli di supporto, tra i sue litiganti - ovvero Daniel Kaluuya (lo ricordate in Get Out?) e Lakeith Stanfield, entrambi per la medesima pellicola - potrebbe godere il terzo: l'irriverente comico ebreo Sacha Baron Cohen si rifarebbe con Il Processo ai Chicago 7 della mancata candidatura come attore protagonista di Borat - Seguito di Film Cinema.

Ma è facile che anche quest'anno l'Academy voglia premiare ad ogni costo un attore afro: ma allora - anziché i due suddetti interpreti di Judas and the Black Messiah - perché non Leslie Odom Jr., distintosi brillantemente in Quella notte a Miami...?

Tuttavia, c'è ancora tempo per scoprire quali stelle brilleranno nella Notte degli Oscar.
Nell'attesa, leggete qui di seguito l'elenco completo dei candidati e cliccate sui link che trovate.
Ne vedrete delle belle!




Migliore attrice protagonista
Viola Davis - Ma Rainey's Black Bottom
Andra Day - The United States vs. Billie Holiday
Vanessa Kirby - Pieces of a Woman
Frances McDormand - Nomadland
Carey Mulligan - Una Donna Promettente


Migliore attore protagonista
Riz Ahmed - Sound of Metal
Chadwick Boseman - Ma Rainey's Black Bottom
Anthony Hopkins - The Father
Gary Oldman - Mank
Steven Yeun - Minari


Migliore attrice non protagonista
Maria Bakalova - Borat - Seguito di Film Cinema
Glenn Close - Elegia Americana
Olivia Colman - The Father
Amanda Seyfried - Mank
Yoon Yeo-jeong - Minari


Migliore attore non protagonista
Sacha Baron Cohen - Il Processo ai Chicago 7
Daniel Kaluuya - Judas and the Black Messiah
Leslie Odom Jr. - Quella notte a Miami...
Paul Raci - Sound of Metal
Lakeith Stanfield - Judas and the Black Messiah


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domenica 7 aprile 2019

OSCAR 2019. BLACKKKLANSMAN, COME TI INFILTRO UN NERO TRA I BIANCHI RAZZISTI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
135'
Regia: Spike Lee
Con: John David Washington, Adam Driver, Topher Grace, Laura Harrier, Jasper Pääkkönen, Paul Walter Hauser, Harry Belafonte, Alec Baldwin.


Colorado Springs, primi anni 70.
Ron Stallworth (Washington) diventa il primo poliziotto afroamericano della contea.

Dopo aver fatto esperienza dei pregiudizi e del razzismo di alcuni suoi colleghi, viene riassegnato al dipartimento di intelligence.

Qui nota un annuncio di reclutamento del Ku Klux Klan, nota organizzazione suprematista e xenofoba, e ha un'intuizione geniale: perché non infiltrarsi all'interno e raccogliere prove a carico dei suoi membri?

Certo, per un nero sarebbe impossibile: ecco allora venirgli in aiuto il collega bianco Flip Zimmerman (Driver).
Ron si limita a prendere contatti telefonici, mentre Flip si presenta agli incontri di persona, fingendosi Ron...






Un poliziotto afromericano infiltrato nel KKK?!?
Suona come lo spunto per uno sketch di Dave Chappelle, e invece si tratta di una storia vera.

Dopo averla scoperta, Spike Lee l'ha fatta sua, aggiungendo al copione elementi di commedia e riferimenti espliciti all'attualità (ossia all'era Trump).

Un'operazione che ha dato frutto, tant'è che il regista ha conquistato il primo Oscar della propria carriera, per la miglior sceneggiatura.
Lo stesso ambito - guarda un po' - in cui era uscito vincente il suo eterno amico/nemico Quentin Tarantino (prima con Pulp Fiction, poi con Django Unchained).

Spike è solo il secondo afroamericano nella storia del cinema a essere stato premiato nella categoria.
Prima di lui solo Jordan Peele, lo scorso anno con l'ottimo Scappa-Get Out (qui il cineasta-comedian figura come co-produttore).






Dimenticate le polemiche e le provocazioni seriose di tante sue pellicole precedenti (e non solo quelle: pure la sua esagerata protesta agli Academy Awards, nel momento in cui la statuetta più ambita è finita a Green Book).
Lee questa volta ha trovato il tono e il ritmo giusti, come conferma - tra le altre cose - il Gran Premio della Giuria all'ultimo Festival di Cannes.

Di più: BlacKkKlansman è il miglior film della sua carriera.

Pur con qualche libertà artistica e cronologica (la vicenda è ambientata nel 1972, a ridosso delle presidenziali vinte da Nixon, ma nella realtà avvenne nel 1979), la pellicola restituisce fedelmente lo spirito dei tempi e le caratteristiche delle persone che di quella storia furono protagoniste.

Ciò avviene anche in virtù di un cast scelto e guidato con intelligenza.
E se da un lato J.D. Washington - figlio d'arte: suo padre si chiama Denzel... - è una rivelazione, Adam Driver (alias Kylo Ren di Star Wars) è una gradita conferma.

Nelle retrovie, segnaliamo la comparsata satirica di Alec Baldwin nel prologo (deve portare fortuna, perché un altro suo cammeo era presente in
A Star is Born, anch'esso oscarizzato) e quella magnetica di Harry Belafonte, celeberrimo musicista calypso con l'hobby della recitazione.

Il ruolo più difficile è però toccato a Topher Grace, che ricorderete come il primo Venom apparso sul grande schermo (in Spider-Man 3).
Il suo David Duke - figuro cinico e spregevole, eppure dotato di un ottimo eloquio e di un certo charme - non si dimentica facilmente.
Ancor più se messo in confronto con il vero Duke, che appare in recenti immagini di repertorio.

Qui sta il geniale colpo di coda di Spike: concludere il film con video amatoriali e riprese tratte dai telegiornali, che testimoniano una verità inquietante.
L'America non è cambiata, è ancora (di nuovo?) come ieri.

Non vale solo per l'Oltreoceano.
Vale anche per noi.




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mercoledì 31 ottobre 2018

BOMBCAST: EP. 009 - HALLOWEEN, AUGURI PER LA TUA MORTE

(Clicca sulla locandina per ascoltare/scaricare il file). 

USA, 2017
96'
Regia: Christopher Landon
Interpreti: Jessica Rothe, Ruby Modine, Israel Broussard, Rachel Matthews, Laura Clifton.


2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.

2018: festeggiamo insieme la notte più spaventosa dell'anno con una puntata speciale del BOMBCAST!

Per la prima volta nella storia del nostro podcast recensiamo un film intero: Auguri per la tua Morte (Happy Death Day), che è stato l'horror-rivelazione della scorsa stagione dopo Get Out.

Alleggerita da toni da commedia, la pellicola segna l'esordio come sceneggiatore cinematografico di Scott Lobdell, a lungo autore dei fumetti degli X-Men.

Che cosa aspettate?
Scaricate e/o ascoltate subito la nostra nuova puntata!

Buon Halloween da CINEMA A BOMBA!
Brrrrr...


Il trailer di Auguri per la tua Morte.




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lunedì 23 luglio 2018

I CLASSICI: BLACK PANTHER, MISTER CONSAPEVOLEZZA NERA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
134'
Regia: Ryan Coogler
Interpreti: Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Lupita Nyong'o, Danai Gurira, Daniel Kaluuya, Martin Freeman, Letitia Wright, Winston Duke, Angela Bassett, Forest Whitaker, Andy Serkis, Sterling K. Brown, Stan Lee


Tutti pensano che il Wakanda sia un poverissimo e arretrato Stato africano.

In realtà, esso cela al mondo la sua vera natura, quella di un Paese all'avanguardia in tutto, ricco, retto dal giovane monarca illuminato T'Challa (Boseman) - che a tempo perso combatte il crimine sotto il costume di Black Panther - in collaborazione con la saggia regina madre (Bassett), la geniale sorella Shuri (Wright), la giovane e intraprendente Nakia (Nyong'o) e la leale e coraggiosa Okoye (Gurira), capo della guardia reale.

Ma la pace del piccolo e pacifico regno è messa in pericolo da Erik Stevens (Jordan), noto nel mondo del crimine come Killmonger, che ha un conto in sospeso con la monarchia wakandiana e che punta a salire sul trono per vendicarsi.






Creato dal duo Jack Kirby - Stan Lee nel 1966 (di poco precedente la nascita del movimento estremista delle Pantere Nere), il personaggio al centro della diciottesima opera del Marvel Cinematic Universe ha prima esordito nel 2016 in Captain America: Civil War e poi ha avuto l'onore di una pellicola solista.

Da molti considerato un film che in un certo senso ha cambiato il cinema (primo protagonista di pelle nera di una pellicola supereroistica), da altri il frutto di un'operazione di marketing molto furbetta, da altri ancora una risposta militante agli Stati Uniti di Donald Trump, Black Panther è stato comunque un trionfo - è attualmente nella top ten dei maggiori incassi di tutti tempi (non rivalutati con il tasso d'inflazione, però) con oltre un miliardo di dollari e ha entusiasmato critica e pubblico (soprattutto nel Nord America).

Sebbene la trama e alcune scene d'azione non brillino particolarmente per originalità, occorre dire che esso è piuttosto interessante sotto molti punti di vista.

Innanzitutto per il ribaltamento degli stereotipi.

Il Wakanda non è un Paese povero, sfruttato, corrotto, retto da un regime autocratico o dittatoriale, dilaniato da guerre: è invece un Eden opulento, tecnologicamente avanzato, autosufficiente economicamente, isolato dal mondo (al quale fa credere di essere arretrato), dove le diverse tribù convivono pacificamente, retto da una monarchia saggia e pacifica nella quale grande influenza hanno le figure femminili.

Questa immagine utopica non è però solo l'opposto della realtà quotidiana vissuta dalla stragrande maggioranza dei Paesi africani: essa si nutre anche delle idee di politici africani visionari quali il sudafricano Nelson Mandela, il senegalese Léopold Sédar Senghor (il principale esponente della négritude, il movimento letterario, culturale e politico che si proponeva di valorizzare le peculiarità delle popolazioni africane rispetto a quelle europee), il tanzaniano Julius Nyerere e soprattutto il rivoluzionario burkinabé Thomas Sankara (a quando un film sulla sua straordinaria vita?).

Nei riferimenti alla condizione dei neri negli USA, palesi sono i rimandi all'attualità, ma nella sceneggiatura abbiamo riscontrato altresì echi di Martin Luther King e Malcolm X, naturalmente, e anche di scrittori quali Toni Morrison (prima scrittrice afroamericana a vincere il Nobel, nel 1993), Maya Angelou e James Baldwin.

La costruzione di un "orgoglio nero" operata da Black Panther passa però anche dalla cultura e dall'arte del Continente Nero: le architetture wakandiane richiamano quelle delle antiche città di Zimbabwe e Timbuctù, i coloratissimi vestiti e i ricchi ornamenti riprendono quelli dei popoli Zulu, Bantu, Masai, Basotho, Ndebele, Dogon, Tuareg, Turkana (complimenti alla costumista Ruth E. Carter e alla sua squadra!).

Peccato che, tralasciando le scene ambientate in Corea del Sud, quasi tutto il film sia stato girato in uno studio nei pressi di Atlanta: solo poche e fugaci riprese sono state fatte in Africa (in Uganda, al confine con il Congo).

Insomma, si ha l'impressione che l'Africa della pellicola sia un'Africa conosciuta sui libri o sui documentari, un'Africa idealizzata ad uso e consumo degli afro-americani e degli Occidentali che ha a che fare con quella reale solo superficialmente.

Un film "africano" girato in Africa e con attori e maestranze anche locali sarebbe stato più sincero - un dato curioso: dopo l'India, il Paese con il maggior numero di produzioni cinematografiche nel mondo è la Nigeria; senza contare il fatto che Senegal e Burkina Faso hanno un'importante tradizione di cinema d'autore.

Lavorare nel Continente Nero sarebbe stato un bell'aiuto (anche economico) all'industria locale e un bel gesto di supporto.

Black Panther, però, è pur sempre un investimento hollywoodiano, pensato principalmente per un pubblico americano e fatto per incassare più soldi possibili - cosa mai scontata, vista la grande concorrenza (anche all'interno dell'universo Marvel).

Affidare la regia e la sceneggiatura a Ryan Coogler è stata una buona idea: oltre al fatto di essere afro-americano, il cineasta californiano è dotato di talento e ha saputo imprimere la sua impronta sull'opera.

I suoi lavori precedenti - Fruitvale Station e Creed (lo spin-off di Rocky che fece vincere a Sylvester Stallone un meritato Golden Globe e gli fece sfiorare un Oscar) - sebbene incentrati su tematiche "black" si sono rivelati un successo di critica e, abbastanza inaspettatamente, anche di pubblico.

E hanno avuto il merito di lanciare la carriera di uno degli attori più richiesti del momento, protagonista di entrambe le pellicole: Michael B. Jordan (se ve lo chiedete, la "B." sta per "Bakari", parola in lingua swahili che significa "nobile promessa").

Qui, egli fa la parte del cattivo e sta spesso a torso nudo, così come l'eroe, interpretato da Chadwick Boseman.

L'esibizione dei corpi muscolosi e possenti degli attori sembra quasi un'esaltazione della "razza" nera, una risposta all black alla celebrazione della "razza" ariana operata da Leni Riefenstahl in Olympia, documentario sulle Olimpiadi di Berlino del 1936 (quelle dei trionfi dell'afro-americano Jesse Owens davanti agli occhi di Adolf Hitler).

Chissà se si tratta di una coincidenza oppure no...

Fanno solo da contorno Daniel Kaluuya (candidato all' Oscar quest'anno per Get Out), Martin Freeman (il giovane Bilbo Baggins nella trilogia cinematografica di Lo Hobbit), Andy Serkis (con la sua vera faccia!), Forest Whitaker.

Anche perché si è voluto lasciare molto spazio ai personaggi femminili.

Se quelli interpretati da Angela Bassett (la regina madre) e Lupita Nyong'o (il Premio Oscar per 12 Anni Schiavo è la giovane e coraggiosa Nakia, della quale si innamora T'Challa) sono però abbastanza prevedibili, più incisivi risultano quelli affidati alle meno note Letitia Wright (la geniale e inventiva Shuri) e Danai Gurira (l'indomita e battagliera leader della guardia reale Dora Milaje, un corpo che prende spunto dalle storiche donne guerriere conosciute come le Amazzoni del Dahomey), dotate di piglio e personalità.

A proposito: la fotografia è stata affidata a Rachel Morrison, che proprio quest'anno è stata la prima donna candidata nella categoria agli Oscar.

E sempre quest'anno c'è stata un'altra prima volta: Kendrick Lamar è stato il primo rapper a vincere un Premio Pulitzer, per la musica.
Indovinate chi ha curato la colonna sonora della pellicola...

Insomma, la Marvel ha affidato a Coogler un film di supereroi e questi l'ha trasformato in un'opera militante non priva di riferimenti culturali e politici che si schiera contro il razzismo, le discriminazioni e che si mette in aperto contrasto con la politica di Donald Trump (emblematico è il discorso che fa T'Challa davanti all'Assemblea ONU in una delle scene post credit).

La pantera è nera.
Di rabbia.




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venerdì 9 marzo 2018

BOMBCAST: EP. 002 - OSCAR 2018

(Clicca sulla foto per ascoltare/scaricare il file). 


In questo secondo episodio parliamo di:

- I Tre Amigos, ovvero i tre registi messicani che hanno vinto quattro degli ultimi 5 Oscar per la migliore regia: dopo Alfonso Cuarón (nel 2014 per Gravity) e Alejandro González Iñárritu (nel 2015 per Birdman e nel 2016 per The Revenant), questa volta è stato il turno di Guillermo del Toro.

- The Shape of Water, trionfatore di questa edizione degli Oscar e della Mostra del Cinema di Venezia del 2017.

- Moonlight e altre facezie.

- Kobe Bryant, premiato per il miglior cortometraggio animato.

- Three Billboards Outside Ebbing, Missouri.

- Jordan Peele e James Ivory, sceneggiatori vincenti.

- Il sudatissimo Oscar di Roger Deakins (per Blade Runner 2049).

- Vincitori e vinti (anzi, vinte).

E un numero musicale da brividi nel finale.

¡Ay, caramba!




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lunedì 5 marzo 2018

OSCAR 2018. I VINCITORI

Dall'alto: Guillermo del Toro (a sinistra) riceve dalle mani di Warren Beatty l'Oscar per il miglior film; i migliori attori (da sinistra, Sam Rockwell, Frances McDormand, Allison Janney e Gary Oldman); Kobe Bryant (a sinistra) con la statuetta per il migliore cortometraggio d'animazione. 


Signore e signori, i risultati tanto attesi.

La redazione di CINEMA A BOMBA! ha azzeccato 22 vincitori su 24 categorie (tra i redattori l'ha spuntata FRA, con 18 previsioni corrette: complimenti!).

In attesa dei nostri commenti (novità in arrivo!) e delle nostre recensioni, ecco l'elenco dei premi assegnati nella Notte delle Stelle.






MIGLIOR FILM

La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water), prodotto da Guillermo del Toro e J. Miles Dale

MIGLIOR REGIA

Guillermo del Toro - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Frances McDormand - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Gary Oldman - L'ora più buia (Darkest Hour)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Allison Janney - I, Tonya

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Sam Rockwell - Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Coco, regia di Lee Unkrich e Adrian Molina

MIGLIOR FILM STRANIERO
Una donna fantastica (Una mujer fantástica), regia di Sebastián Lelio (Cile)

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Jordan Peele - Scappa - Get Out (Get Out)

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
James Ivory - Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name)

MIGLIOR COLONNA SONORA
Alexandre Desplat - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

MIGLIOR CANZONE
Remember Me (musica e testi di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez) - Coco

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Roger A. Deakins - Blade Runner 2049

MIGLIOR MONTAGGIO
Lee Smith - Dunkirk

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Paul Denham Austerberry, Shane Vieau e Jeff Melvin - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
John Nelson, Gerd Nefzer, Paul Lambert e Richard R. Hoover - Blade Runner 2049

MIGLIOR SONORO
Mark Weingarten, Gregg Landaker e Gary A. Rizzo - Dunkirk

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Richard King e Alex Gibson - Dunkirk

MIGLIORI COSTUMI
Mark Bridges - Il filo nascosto (Phantom Thread)

MIGLIORI TRUCCO E ACCONCIATURA
Kazuhiro Tsuji, David Malinowski e Lucy Sibbick - L'ora più buia (Darkest Hour)

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Icarus, regia di Bryan Fogel

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Heaven is a Traffic Jam on the 405, regia di Frank Stiefel

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
The Silent Child, regia di Chris Overton e Rachel Shenton

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE
Dear Basketball, regia di Glen Keane e Kobe Bryant




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domenica 4 marzo 2018

OSCAR 2018. LE NOSTRE PREVISIONI

Tutti ( o quasi) i candidati agli Oscar di quest'anno. 

Diamo un po' i numeri.

2012: 21.
2013: 17.
2014: 23.
2015: 20.
2016: 22.
2017: 19.

Cosa rappresentano?

Beh, questi sono gli Oscar che la redazione di CINEMA A BOMBA! ha pronosticato correttamente dal 2012 (anno del nostro primo Speciale dedicato agli Academy Award) all'anno scorso.

Anche alla vigilia dell'edizione numero 90 ci siamo divertiti a fare le nostre previsioni (per tutte e 24 le categorie) su chi vincerà.

Eccole!
Voi cosa ne pensate?






MIGLIOR FILM


Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name), prodotto da Peter Spears, Luca Guadagnino, Emilie Georges e Marco Morabito


Dunkirk, prodotto da Emma Thomas e Christopher Nolan


Il filo nascosto (Phantom Thread), prodotto da JoAnne Sellar, Paul Thomas Anderson, Megan Ellison e Daniel Lupi


La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water), prodotto da Guillermo del Toro e J. Miles Dale ANG


Lady Bird, prodotto da Scott Rudin, Eli Bush e Evelyn O'Neill


L'ora più buia (Darkest Hour), prodotto da Tim Bevan, Eric Fellner, Lisa Bruce, Anthony McCarten e Douglas Urbanski


The Post, prodotto da Amy Pascal, Steven Spielberg e Kristie Macosko Krieger


Scappa - Get Out (Get Out), prodotto da Sean McKittrick, Jason Blum, Edward H. Hamm Jr. e Jordan Peele FRA


Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri), prodotto da Graham Broadbent, Pete Czernin e Martin McDonagh FEDE


MIGLIOR REGIA
Paul Thomas Anderson - Il filo nascosto (Phantom Thread)
Guillermo del Toro - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water) FEDE FRA
Greta Gerwig - Lady Bird
Christopher Nolan - Dunkirk
Jordan Peele - Scappa - Get Out (Get Out) ANG

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Sally Hawkins - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water) ANG
Frances McDormand - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri) FEDE FRA
Margot Robbie - I, Tonya
Saoirse Ronan - Lady Bird
Meryl Streep - The Post

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Timothée Chalamet - Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name) ANG
Daniel Day-Lewis - Il filo nascosto (Phantom Thread)
Daniel Kaluuya - Scappa - Get Out (Get Out)
Gary Oldman - L'ora più buia (Darkest Hour) FEDE FRA
Denzel Washington - Roman J. Israel, Esq.

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Mary J. Blige - Mudbound
Allison Janney - I, Tonya FRA
Lesley Manville - Il filo nascosto (Phantom Thread)
Laurie Metcalf - Lady Bird
Octavia Spencer - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water) ANG FEDE

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Willem Dafoe - The Florida Project
Woody Harrelson - Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Richard Jenkins - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Christopher Plummer - Tutti i soldi del mondo (All the Money in the World) ANG
Sam Rockwell - Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri) FEDE FRA

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Baby Boss (The Boss Baby), regia di Tom McGrath
The Breadwinner, regia di Nora Twomey
Coco, regia di Lee Unkrich e Adrian Molina FEDE FRA
Ferdinand, regia di Carlos Saldanha ANG
Loving Vincent, regia di Dorota Kobiela e Hugh Welchman

MIGLIOR FILM STRANIERO
Corpo e anima (Testről és lélekről), regia di Ildikó Enyedi (Ungheria)
Una donna fantastica (Una mujer fantástica), regia di Sebastián Lelio (Cile) FRA
L'insulto (L'insulte), regia di Ziad Doueiri (Libano) FEDE
Loveless, regia di Andrej Zvjagincev (Russia)
The Square, regia di Ruben Östlund (Svezia) ANG

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Guillermo del Toro e Vanessa Taylor - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Greta Gerwig - Lady Bird
Emily V. Gordon e Kumail Nanjiani - The Big Sick - Il matrimonio si può evitare... l'amore no (The Big Sick)
Martin McDonagh - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri) ANG FEDE
Jordan Peele - Scappa - Get Out (Get Out) FRA

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Scott Frank, James Mangold e Michael Green - Logan - The Wolverine (Logan)
James Ivory - Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name) ANG FRA
Scott Neustadter e Michael H. Weber - The Disaster Artist
Dee Rees e Virgil Williams - Mudbound
Aaron Sorkin - Molly's Game FEDE

MIGLIOR COLONNA SONORA
Carter Burwell - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Alexandre Desplat - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water) ANG FRA
Jonny Greenwood - Il filo nascosto (Phantom Thread) FEDE
John Williams - Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)
Hans Zimmer - Dunkirk

MIGLIOR CANZONE
Mighty River (musica e testi di Mary J. Blige, Raphael Saadiq e Taura Stinson) - Mudbound ANG
Mystery of Love (musica e testi di Sufjan Stevens) - Chiamami col tuo nome (Call Me By Your Name)
Remember Me (musica e testi di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez) - Coco FRA
Stand Up For Something (musica di Diane Warren, testi di Diane Warren e Lonnie Lynn) - Marshall
This Is Me (musica e testi di Benj Pasek e Justin Paul) - The Greatest Showman FEDE

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Roger A. Deakins - Blade Runner 2049 FRA
Bruno Delbonnel - L'ora più buia (Darkest Hour) FEDE
Hoyte Van Hoytema - Dunkirk ANG
Rachel Morrison - Mudbound
Dan Laustsen - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

MIGLIOR MONTAGGIO
Jon Gregory - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri) FEDE
Paul Machliss e Jonathan Amos - Baby Driver - Il genio della fuga (Baby Driver) ANG
Tatiana S. Riegel - I, Tonya
Lee Smith - Dunkirk FRA
Sidney Wolinsky - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Paul Denham Austerberry, Shane Vieau e Jeff Melvin - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water) FRA
Nathan Crowley e Gary Fettis - Dunkirk
Dennis Gassner e Alessandra Querzola - Blade Runner 2049
Sarah Greenwood e Katie Spencer - La bella e la bestia (Beauty and the Beast)
Sarah Greenwood e Katie Spencer - L'ora più buia (Darkest Hour) ANG FEDE

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Joe Letteri, Daniel Barrett, Dan Lemmon e Joel Whist - The War - Il pianeta delle scimmie (War for the Planet of the Apes)
Ben Morris, Mike Mulholland, Neal Scanlan e Chris Corbould - Star Wars: Gli Ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi) FEDE
John Nelson, Gerd Nefzer, Paul Lambert e Richard R. Hoover - Blade Runner 2049 ANG FRA
Stephen Rosenbaum, Jeff White, Scott Benza e Mike Meinardus - Kong: Skull Island
Christopher Townsend, Guy Williams, Jonathan Fawkner e Dan Sudick - Guardiani della Galassia Vol.2 (Guardians of the Galaxy Vol. 2)

MIGLIOR SONORO
Ron Bartlett, Doug Hemphill e Mac Ruth - Blade Runner 2049 ANG
Christian Cooke, Brad Zoern e Glen Gauthier - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water) FEDE
David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce e Stuart Wilson - Star Wars: Gli Ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)
Julian Slater, Tim Cavagin e Mary H. Ellis - Baby Driver - Il genio della fuga (Baby Driver)
Mark Weingarten, Gregg Landaker e Gary A. Rizzo - Dunkirk FRA

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Richard King e Alex Gibson - Dunkirk ANG
Mark Mangini e Theo Green - Blade Runner 2049
Nathan Robitaille e Nelson Ferreira - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water) FEDE
Julian Slater - Baby Driver - Il genio della fuga (Baby Driver) FRA
Matthew Wood e Ren Klyce - Star Wars: Gli Ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)

MIGLIORI COSTUMI
Consolata Boyle - Vittoria e Abdul (Victoria & Abdul)
Mark Bridges - Il filo nascosto (Phantom Thread) FRA
Jacqueline Durran - La bella e la bestia (Beauty and the Beast) FEDE
Jacqueline Durran - L'ora più buia (Darkest Hour) ANG
Luis Sequeira - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

MIGLIORI TRUCCO E ACCONCIATURA
Daniel Phillips e Lou Sheppard - Vittoria e Abdul (Victoria & Abdul) ANG
Arjen Tuiten - Wonder
Kazuhiro Tsuji, David Malinowski e Lucy Sibbick - L'ora più buia (Darkest Hour) FEDE FRA

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Abacus: Small Enough to Jail, regia di Steve James ANG
Icarus, regia di Bryan Fogel FEDE
Last Man in Aleppo, regia di Firas Fayyad
Strong Island, regia di Yance Ford
Visages Villages, regia di Agnès Varda e JR FRA

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Edith+Eddie, regia di Laura Checkoway e Thomas Lee Wright
Heaven is a Traffic Jam on the 405, regia di Frank Stiefel
Heroin(e), regia di Elaine McMillion Sheldon e Kerrin Sheldon FRA
Knife Skills, regia di Thomas Lennon FEDE
Traffic Stop, regia di Kate Davis e David Heilbroner ANG

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
DeKalb Elementary, regia di Reed Van Dyk FRA
The Eleven o'Clock, regia di Derin Seale e Josh Lawson ANG
My Nephew Emmett, regia di Kevin Wilson, Jr.
The Silent Child, regia di Chris Overton e Rachel Shenton
Watu Wote/All of Us, regia di Katja Benrath e Tobias Rosen FEDE

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE
Dear Basketball, regia di Glen Keane e Kobe Bryant FEDE
Garden Party, regia di Victor Caire e Gabriel Grapperon
Lou, regia di Dave Mullins e Dana Murray ANG
Negative Space, regia di Max Portner e Ru Kuwahata FRA
Revolting Rhymes, regia di Jakob Schuh e Jan Lachauer




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giovedì 1 marzo 2018

OSCAR 2018. NOMINATION: FILM E REGIA



Chi vincerà l'edizione numero 90 degli Academy Award - meglio noti come Premi Oscar?
La domanda è sulle labbra screpolate di tutti, ma la risposta quest'anno è tutt'altro che semplice.

Innanzitutto perché, nonostante gli scarsi incassi complessivi delle pellicole nominate, la loro qualità è molto buona.

Ce n'è per tutti i gusti, essendo molti i generi rappresentati: bellico ( Dunkirk), biografico (L'ora più buia), di denuncia (The Post), sentimentale etero (The Shape of Water) e omosex (Chiamami col tuo nome), di vendetta (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri), gotico-romantico (Il Filo Nascosto), di formazione (Lady Bird), horror (Get Out).

Questo per semplificare parecchio, perché molte di queste opere sono difficilmente etichettabili, essendo così originali da rappresentare un punto di svolta o un unicum - questo vale soprattutto per i film di Jordan Peele, Martin McDonagh, Christopher Nolan, Paul Thomas Anderson e Guillermo del Toro.

Ma non si può negare l'ottimo lavoro svolto da Greta Gerwig, Steven Spielberg, Joe Wright e dal nostro Luca Guadagnino.

La difficoltà di fare pronostici deriva anche dal fatto che negli scorsi anni molti sono stati gli outsider che l'hanno spuntata su avversari maggiormente accreditati alla vigilia: è il caso di The Artist nel 2012, Argo nel 2013, Il Caso Spotlight nel 2016 e Moonlight nel 2017.

Un'altra incognita è data dall'impatto di movimenti di opinione come #MeToo e Time's Up, che hanno posto l'attenzione (finalmente) sulle condizioni delle donne nel mondo del cinema e che si sono fatti sentire anche in occasione dei recenti Golden Globe.

Chi sono i favoriti, quindi?






Innanzitutto, chi ha una doppia candidatura per film e regia parte avvantaggiato - recentemente solo il già citato Argo ha vinto senza avere al suo attivo pure una nomina per il regista.

Ma un film straordinario come Tre Manifesti non ci sentiamo di escluderlo aprioristicamente dalla competizione.

Forse hanno un po' meno chance le due vere sorprese di questa edizione, L'ora più buia e Il Filo Nascosto (6 candidature ciascuno), il "solito" (ottimo) Spielberg e il "forestiero" Luca Guadagnino.

Di certo la concorrenza è agguerrita.

Dalla sua The Shape of Water ha la vittoria del Leone d'Oro a Venezia 2017, il premio alla regia ai Golden Globe 2018 e il maggior numero di nomination (ben 13).
Senza considerare, dal punto di vista scaramantico, il fatto che partecipare alla Mostra della Laguna porta bene e, dal punto di vista statistico, il successo dei registi messicani negli ultimi anni (tre Oscar consecutivi alla regia, serie interrotta dal giovane Damien Chazelle di La La Land l' anno scorso).

D'altra parte, Lady Bird può contare sull'affermazione ai globi d'oro e sulla suggestione di vedere premiata una donna (Greta Gerwig, che è solo la quinta regista ad essere nominata nell'apposita categoria!).

Pure Get Out potrebbe farcela: ormai non farebbe più notizia l'affermazione di un film diretto da un cineasta di colore (vedi 12 Anni Schiavo e Moonlight) e pertanto ci si potrebbe concentrare maggiormente sulla qualità dell'opera, certamente una delle più interessanti.
Ma anche la più militante - e abbiamo visto come a Hollywood recentemente le motivazioni politiche abbiano avuto più peso rispetto ad altre considerazioni.

Riguardo a queste ultime due pellicole, un eventuale successo premierebbe un'opera prima (la Gerwig è un'attrice, Peele un comico).

E Dunkirk?

Incredibilmente Christopher Nolan è alla sua prima nomination per la regia - va detto che in questa categoria solo Anderson in passato è stato nominato (per Il Petroliere, nel 2008; ora comunque è a quota 8 candidature personali complessive): tutti gli altri (Nolan compreso) sono degli esordienti.

Ciò sorprende, visto l'enorme impatto che i suoi lavori hanno avuto nella cinematografia degli ultimi 20 anni, e ciò potrebbe quindi portare acqua al mulino dell'autore della saga del Cavaliere Oscuro e di Interstellar, che vedrebbe così riconosciuto il suo grande talento.

Il suo originale kolossal bellico è anche l'unico che ha avuto buoni incassi e che ha un respiro epico da "film da Oscar"; tuttavia, come abbiamo visto negli scorsi anni, c'è scollamento tra Academy e pubblico pagante, scollamento che potrebbe definitivamente palesarsi come un problematico dato di fatto.

Noi, alla fine, un'idea di chi potrebbe vincere ce la siamo fatta.

Quindi continuate a seguirci per scoprire le nostre previsioni - lo sapete che ormai siamo piuttosto attendibili e che spesso ci azzecchiamo.

Nel frattempo date un'occhiata ai trailer dei film candidati - a breve recensiremo quelli più meritevoli - e ai registi alle prese con la realizzazione delle scene.

Solo con lo Speciale Oscar di CINEMA A BOMBA! potrete sentirvi veramente parte della magica Notte delle Stelle!






MIGLIOR FILM


Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name), prodotto da Peter Spears, Luca Guadagnino, Emilie Georges e Marco Morabito


Dunkirk, prodotto da Emma Thomas e Christopher Nolan


Il filo nascosto (Phantom Thread), prodotto da JoAnne Sellar, Paul Thomas Anderson, Megan Ellison e Daniel Lupi


La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water), prodotto da Guillermo del Toro e J. Miles Dale


Lady Bird, prodotto da Scott Rudin, Eli Bush e Evelyn O'Neill


L'ora più buia (Darkest Hour), prodotto da Tim Bevan, Eric Fellner, Lisa Bruce, Anthony McCarten e Douglas Urbanski


The Post, prodotto da Amy Pascal, Steven Spielberg e Kristie Macosko Krieger


Scappa - Get Out (Get Out), prodotto da Sean McKittrick, Jason Blum, Edward H. Hamm Jr. e Jordan Peele


Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri), prodotto da Graham Broadbent, Pete Czernin e Martin McDonagh






MIGLIOR REGIA


Paul Thomas Anderson - Il filo nascosto (Phantom Thread)


Guillermo del Toro - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)


Greta Gerwig - Lady Bird


Christopher Nolan - Dunkirk


Jordan Peele - Scappa - Get Out (Get Out)




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