CINEMA A BOMBA!

lunedì 29 settembre 2025

I DOC: FORKS OVER KNIVES, UN FILM CHE PUÒ SALVARTI LA VITA

(Clicca sulla locandina per vedere il film intero). 

USA, 2011
96'
Regia: Lee Fulkerson


Ricordate Super-size Me?
In quel provocatorio film del 2004, il documentarista Morgan Spurlock filmava il rapido deterioramento della propria salute dopo essersi sottoposto ad una dieta basata esclusivamente sul junk food della McDonald's.

Dopo averlo visto, il collega Lee Fulkerson ha avuto un'idea: perchè non fare l'inverso?
Ecco allora un'opera in grado di mostrare come un'alimentazione sana possa migliorare - se non salvare - la propria vita.

Didattica benchè un po' didascalica, la pellicola snocciola dati, grafici, risultati di ricerche scientifiche ufficiali, alternandoli a interviste a medici, nutrizionisti e persone comuni che hanno contratto diabete e malattie cardiovascolari a causa di scorrette abitudini alimentari.

Lo scopo non è tanto criticare l'industria della carne, quanto di dimostrare gli effetti benefici di una dieta vegetale e sfatare alcuni miti.
Uno di questi è la falsa credenza per cui un'alimentazione plant-based non sia in grado di fornire sufficienti proteine, smentita dall'intervento di Mac Danzig, campione americano di arti marziali miste e vegano.

Forks Over Knives è diventato famoso per la pubblicità che gli ha fatto pubblicamente l'attrice Kristen Bell (Anna di Frozen) e, in termini cinematografici, rappresenta per la nutrizione ciò che Una Scomoda Verità di Al Gore è stato per l'ambiente.

Meno militante di altri documentari animalisti come Behind the Mask, eppure - o forse proprio per questo - più convincente, è un'opera da far vedere in scuole e università.

Perchè i film, a volte, possono cambiare la vita.
E, in alcuni casi, possono persino salvarla.


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martedì 24 agosto 2021

I CORTI: DUE ESTRANEI, HOMO HOMINI LOOP

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2020
32'
Regia: Travon Free, Martin Desmond Roe
Con: Joey Badass, Andrew Howard, Zaria.


New York City.
Un fumettista afroamericano (Badass) sta tornando a casa col proprio cane dopo il primo appuntamento con una ragazza (Zaria).

Viene fermato per un accertamento da un poliziotto bianco (Howard) e da questi ucciso per soffocamento.
Tuttavia, subito dopo si risveglia incolume nel letto della fidanzata.

Il ragazzo capisce quindi di essere finito in un loop temporale nel quale è costretto a rivevere ogni volta la medesima giornata...



La trama vi suona familiare?
Non sarebbe strano: questo cortometraggio è in pratica un remake in pillole di Ricomincio da Capo (celebre dramedy romantica con Bill Murray) e di Auguri per la tua Morte (divertente horror umoristico scritto da Scott Lobdell).

Qui però c'è ben poco da ridere: il taglio è quello impegnato e antirazzista di opere come Get Out, e i riferimenti a eventi recenti di cronaca nera - l'ispirazione al movimento Black Lives Matter è esplicita e dichiarata - conferiscono uno spessore sociale ben superiore a quello dei suoi predecessori.

La prima morte del protagonista ricorda volutamente quella di George Floyd, avvenuta nel maggio 2020; in un'altra il rimando è all'uccisione di Breonna Taylor, nel marzo dello stesso anno.

Anche il titolo originale (Two Distant Strangers) è tratto da una strofa della canzone Change di Tupac Shakur, defunto rapper tra i più impegnati nella causa dei diritti degli afroamericani.



L'allegoria diventa globale nella scena dell'ultimo omicidio, con la pozza di sangue che prende la forma del continente africano: qui non si parla solo degli Stati Uniti, è un'intera razza a essere - letteralmente - nel centro del mirino.

Finanziato da Lawrence Bender (ex socio di Quentin Tarantino e produttore, tra le altre cose, di Una Scomoda Verità), Jesse Williams (Grey's Anatomy) e Sean Combs (il rapper noto anche come Puff Daddy o P. Diddy o semplicemnte Diddy), Due Estranei è il primo film Netflix ad aver vinto l'Oscar come miglior cortometraggio.

Da vedere e di cui discutere.
E un plauso a quanti riescono a cogliere l'easter egg di Poliziotto in Prova.



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lunedì 30 novembre 2020

I CORTI: C'È UN MOSTRO NELLA MIA CUCINA, SALVATE IL GIAGUARO

(Clicca sull'immagine per vedere il cortometraggio)  

Irlanda/Regno Unito, 2020
2'
Voce narrante originale: Wagner Moura.


Un bambino si sveglia di notte con un po' di appetito.
Scende le scale, si reca in cucina, apre il frigo e alle sue spalle compare... un giaguaro!?!

Che cosa ci fa questo animale in cucina?
Non dovrebbe essere nella giungla?



Finanziato da Greenpeace UK e realizzato dall’agenzia Mother, C'è un Mostro nella mia Cucina! è un cortometraggio prodotto dall'emergente Cartoon Saloon.

Quest'ultimo è uno studio di animazione irlandese che negli scorsi anni è stato nominato all'Oscar in ben 4 occasioni: nel 2010 con The Secret of Kells, nel 2015 con Song of the Sea, nel 2018 con The Breadwinner e lo scorso anno con Late Afternoon.

Narrato da Wagner Moura, ossia il Pablo Escobar di Narcos e il Capitano Nascimento dei due Tropa de Elite (nel doppiaggio italiano la voce è di Giobbe Covatta), questo brevissimo video è una riflessione sull'impatto che l'agricoltura industriale e l'eccessiva produzione di carne hanno sugli ecosistemi e la biodiversità.

Scopriamo così che ben l'80% della deforestazione globale è causato dalla volontà di fare spazio all'agricoltura destinata alla mangimistica degli allevamenti intensivi, che a loro volta rappresentano una bella fetta dell'inquinamento mondiale e sono tra i principali responsabili della crisi climatica in atto.



Il giaguaro, felino autoctono della giungla sudamericana, non è un predatore pericoloso da cui guardarsi: è un essere vivente da difendere e preservare.

Per aiutarlo - questa è la tesi del corto - basterebbe cambiare le nostre abitudini alimentari, riducendo il consumo di carne e aumentando quello di verdure e legumi.

Per questo, C'è un Mostro nella mia Cucina! potrebbe piacere a chi ha apprezzato documentari "ecologici" come If a Tree Falls, Una Scomoda Verità e The Smog of the Sea, ma anche reportage animalisti e cruelty-free come Behind the Mask.

Con un piccolo sforzo, possiamo contribuire tutti a salvare il nostro pianeta e la sua fauna.
Parafrasando il titolo di un vecchio film con Jack Lemmon... Salvate il giaguaro!


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giovedì 18 luglio 2019

I DOC: THE SMOG OF THE SEA, QUESTO PESCE SA DI PLASTICA

(Clicca sulla foto per vedere il trailer). 

USA, 2017
45'
Regia: Ian Cheney


Lo scienziato marino Marcus Eriksen invita a bordo della propria nave: il cantautore hawaiano Jack Johnson, la pescatrice-modella Kimi Werner, il bodysurfer Mark Cunningham e i fratelli surfisti Keith e Dan Malloy.

Obiettivo: una settimana nel Mar dei Saragassi a raccogliere e studiare campioni di acqua.

Partiti per verificare l'effettiva esistenza delle leggendarie "isole di spazzatura" che galleggiano nell'oceano, l'eterogenea équipe scopre una scomoda verità: trilioni (milioni-di-miliardi!) di microparticelle di plastica invisibili a occhio nudo, già presenti nella nostra catena alimentare...






Chi segue il nostro blog conosce bene il nostro debole per i documentari che trattano di argomenti delicati e "universali" quali ambiente e natura.

A opere come If a Tree Falls e Una Scomoda Verità (ma pure Behind the Mask ha qualche attinenza coi temi) si aggiunge oggi The Smog of the Sea, forse il film più esauriente e inquietante sulla problematica dell'inquinamento della plastica nel mare.

Girata in un nostalgico Super 8, la pellicola si avvale di una valida colonna sonora originale firmata da Jack Johnson (sì, proprio lo stesso di Curioso come George).

Il cantante/surfista è da sempre impegnato in ambito ecologico, sia dentro che fuori la propria attività musicale: la sua partecipazione è il valore aggiunto del documentario e con ogni probabilità ne ha facilitato la diffusione.






Da non perdere le sequenze subacquee, mentre quello dell'attivista travestito da "gabbiano di plastica" è un apprezzabile alleggerimento satirico.

The Smog of the Sea è un'opera da far vedere nelle scuole, ai festival e agli eventi pubblici; un grido disperato da ascoltare prima che sia davvero troppo tardi, indirizzato non soltanto ai nostri governanti, ma a tutti noi.

Vi basta una proiezione.
Dopo di che, il modo in cui nuoterete nel vostro mare o mangerete del pesce non sarà mai più lo stesso.




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domenica 9 giugno 2019

I DOC: BEHIND THE MASK, GLI ANIMALISTI (ESTREMI) DELLA PORTA ACCANTO

(Clicca sulla locandina per vedere il film). 

USA, 2006
72'
Regia: Shannon Keith


Ci sono un'avvocatessa con l'hobby del filmmaking, un animalista radicale e un cantante punk vegano...
No, non è l'inizio di una barzelletta: è la descrizione dei principali protagonisti di questo documentario.

Behind the Mask: The Story of the People who Risk Everything to Save Animals - questo il titolo completo - è un film in qualche misura imparentato con If a Tree Falls.

Ricordate?
Là si parlava di ELF (acronimo di Earth Liberation Front, ossia Fronte di Liberazione della Terra), un gruppo di ambientalisti radicali tacciati di eco-terrorismo; qui vengono descritte le gesta dei membri di ALF (sta per Animal Liberation Front, cioè Fronte di Liberazione degli Animali), una specie di WWF estremo.






Finanziata e diretta da una legale specializzata in diritti degli animali, questa pellicola differisce dall'altra per l'approccio maggiormente partigiano.

Se il doc candidato all'Oscar nel 2012 riusciva nel complesso a mantenersi distaccato e obiettivo, questo è dichiaratamente e intenzionalmente a favore del movimento dei diritti degli animali, spesso trattato dai mass media alla stregua di una banda di fanatici violenti.

Vi si racconta, tra le altre cose, la vicenda di Jill Phipps, attivista rimasta uccisa durante una manifestazione di protesta, e vengono intervistati diversi personaggi in qualche modo collegati al movimento o di esso simpatizzanti.

Tra questi il più noto è probabilmente John Feldmann, cantante del gruppo ska-punk Goldfinger e produttore discografico di successo.
Vegano, il musicista californiano dedica almeno un brano di ogni suo album al tema della difesa degli animali.






Kevin Kjonaas è invece un attivista di SHAC (Stop Huntington Animal Cruelty), organizzazione votata alla chiusura del Huntington Life Sciences, il più grande laboratorio europeo di test sugli animali.
Condannato e detenuto per aver pubblicato in rete gli indirizzi di casa di dirigenti e dipendenti del centro, è divenuto protagonista di una canzone che proprio i Goldfinger gli hanno dedicato.

Un'altra personalità di spicco che fa capolino è quella di Ingrid Newkirk, presidentessa di PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), organizzazione "sorella" ma più moderata di ALF.
In diverse occasioni è stata criticata dai suoi stessi compagni proprio a causa dei suoi legami col Fronte, considerato su posizioni eccessivamente radicali.

Al di là delle inevitabili considerazioni politiche (ognuno è libero di farsi la propria idea in merito), Behind the Mask è tecnicamente un film potente, con un montaggio incalzante e un messaggio chiaro e deciso.

Meno "divulgativo" di Una Scomoda Verità e più aggressivo del succitato If a Tree Falls, è comunque un documentario da vedere e di cui discutere.

Voi che cosa ne pensate?
Fino a dove vi spingereste per difendere dai vostri simili gli altri esseri viventi?




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mercoledì 17 maggio 2017

CANNES 2017. SETTANTA MI DÀ TANTO...

Il poster del 70° Festival di Cannes ritrae una giovane Claudia Cardinale.  


Il Festival di Cannes è giunto alla settantesima edizione.
Un bel traguardo per questa rassegna e un'altra bella occasione per i suoi organizzatori.

Gilles Jacob e Thierry Frémaux - rispettivamente presidente e direttore artistico - quest'anno hanno puntato su una miscela apparentemente equilibrata di opere d'autore e pellicole che strizzano l'occhio al grande pubblico.
Ma soprattutto hanno scelto di dare ampio spazio all'altra metà del cielo.

Tantissime le donne, tutte bellissime e/o bravissime: da Monica Bellucci madrina del festival a Nicole Kidman con ben 4 interpretazioni differenti (3 film + 1 serie tv), passando per Jessica Chastain nella Giuria principale - capitanata da Pedro Almodóvar e composta, tra gli altri, anche da Will Smith e dal regista di La Grande Bellezza, Paolo Sorrentino - e Uma Thurman "presidenta" di quella della sezione Un Certain Regard.
Non è neppure un caso che nella locandina dell'evento campeggi una foto giovanile della nostra Claudia Cardinale.

Scorrendo l'elenco delle pellicole in programma, si nota purtroppo anche la totale assenza di italiani nella selezione ufficiale, benché qualcuno sia riuscito a spuntare in quelle "secondarie".






Beh, almeno c'è un'italo-americana: Sofia Coppola, figlia del famoso Francis Ford (ricordate Twixt?) che sulla Croisette aveva già portato The Bling Ring nel 2013.
Stavolta ha adattato The Beguiled, romanzo già portato sul grande schermo da Don Siegel nel 1971 con protagonista Clint Eastwood (La Notte Brava del Soldato Jonathan): riuscirà a uscire dalla crisi professionale degli ultimi anni?

Ritroviamo anche l'austriaco barbuto Michael Haneke: insieme al greco Yorgos Lanthimos (candidato quest'anno agli Oscar per la sceneggiatura di The Lobster, stavolta presenta The Killing of a Sacred Deer, che ripropone la coppia di The Beguiled: Colin Farrell e Nicole Kidman) e all'americano Todd Haynes (Wonderstruck, con Julianne Moore e Michelle Williams; sulla Croisette c'era già stato nel 2015 con Carol) è il favorito per la Palma d'Oro.
Non c'è da stupirsi: Haneke è un beniamino del Festival e ha già vinto 2 volte (l'ultima nel 2012 con Amour).

Meno quotati ma potenzialmente competitivi ci sono anche Michel Hazanavicius e Noah Baumbach.
Il cineasta Premio Oscar nel 2012 per The Artist presenta Le Redoutable (su Jean-Luc Godard), con la moglie/musa Bérénice Bejo; Baumbach è più famoso come co-sceneggiatore di Wes Anderson (sì, quello di Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel) che come regista, ma il suo The Meyerowitz Stories è trainato da un cast da paura: Adam Sandler, Emma Thompson, Ben Stiller, Dustin Hoffman...

Quest'ultimo e Okja, pellicola diretta dal regista coreano di Snowpiercer, sono insolitamente targati Netflix - che comunque già a Venezia 2015 aveva piazzato in cartellone Beasts of No Nation.
La famosa rete televisiva li presenta dopo i dissidi avuti alla vigilia con gli organizzatori, che vorrebbero che fossero trasmessi anche nelle sale cinematografiche francesi (Netflix non ne ha intenzione).

E proprio la presenza di serie Tv è la grande novità di quest'anno.
In un'era in cui il confine tra grande e piccolo schermo è venuto a mancare, troviamo in cartellone anche opere d'autore come Top of The Lake, a firma della pluripremiata regista Jane Campion (un'altra donna...).
Ma il vero colpaccio di Frémaux è stato assicurarsi la proiezione delle prime due puntate di Twin Peaks, il serial di culto tornato dopo oltre 25 anni per mano di quel geniaccio di David Lynch, che avevamo lasciato alle prese coi suoi estemporanei cortometraggi.

Ma sono molte le cose interessanti che fanno capolino dal programma generale: molto atteso è ad esempio Wind River di Taylor Sheridan, già sceneggiatore di Sicario di Denis Villeneuve (recentemente nominato agli Academy Award per la regia di Arrival) e di Hell or High Water, candidato quest'anno a ben 5 Oscar (miglior film, Jeff Bridges attore non protagonista, sceneggiatura originale per lo stesso Sheridan, montaggio).

Occhio anche ai documentari, categoria sottovalutata: c'è quello di esordio di Vanessa Redgrave sui migranti e quello del più che novantenne Claude Lanzmann, già protagonista di un cortometraggio documentario candidato agli Oscar 2016.
Soprattutto troviamo An Inconvenient Sequel, atteso seguito del bellissimo e spaventoso Una Scomoda Verità, ancora con l'ex vicepresidente USA Al Gore sugli scudi.

I più raffinati potrebbero invece appassionarsi a Carne y Arena, progetto in realtà virtuale del bi-oscarizzato Alejandro G. Iñárritu (nel 2015 per Birdman e nel 2016 per The Revenant), assieme al fido direttore della fotografia Emmanuel Lubezki, che di statuette ne ha vinte 3 di fila (nel 2014, nel 2015 e nel 2016).

Infine, siete fumettari indefessi? Allora How To Talk to Girls at Parties - con Nicole Kidman e Elle Fanning (entrambe già nel film della Coppola) - potrebbe fare per voi: è tratto da una graphic novel di Neil Gaiman, il quotatissimo creatore di Sandman.

Belle donne, Nicole Kidman ubiqua, serie tv che conquistano la stessa dignità delle opere cinematografiche, pellicole intriganti o addirittura innovative...
Ci sono tutte le carte in regola per un Festival di Cannes davvero memorabile.




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lunedì 21 aprile 2014

I DOC: UNA SCOMODA VERITA', PROVACI ANCORA AL

(Clicca sull'immagine per vedere il trailer) 

USA, 2006
94'
Regia: Davis Guggenheim
Con: Al Gore.


Sei un giovane politico americano. Per 8 anni vivi la tua carriera all’ombra di un presidente carismatico. Poi finalmente hai la tua grande occasione e...la perdi, per una manciata di voti.
Il fatto poi di avere una bacchettona moralista come moglie (è la fondatrice del Parents Music Resource Center, l'organismo di censura musicale cui i Ramones dedicarono anni fa la corrosiva Censorshit) non aiuta l’autostima.

Arrenderti e sparire dalla circolazione sembra la soluzione più ovvia.
Ma non se ti chiami Al Gore.

Dopo la sconfitta alle presidenziali nel 2000, "l’ex futuro presidente degli Stati Uniti" – come da autodefinizione – si è dato una rispolverata, ha risvegliato l’istinto ambientalista da anni un po' sopito, si è ampiamente documentato e ha preso a girare il mondo facendo conferenze sul tema del riscaldamento globale.

Il regista Davis Guggenheim lo ha filmato seguendolo costantemente con le telecamere e, con l’aiuto finanziario di Lawrence Bender (proprio lui: il produttore di Pulp Fiction e di tanti altri film di Quentin Tarantino), ha realizzato questo documentario che ha fatto scalpore.

La qualità principale di questo film è che non annoia.
Pur essendo un’opera di divulgazione, viaggia a tutto vapore (merito del montaggio di Jay Cassidy e Dan Swietlik) e spiega il problema del surriscaldamento in modo semplice e chiaro.
Il già Senatore del Tennessee ci mette del suo con una teatralità da attore consumato, tutto passione e battute spiritose, lontano anni luce dal politicante legnoso cui eravamo stati abituati.

Alla fine, la comunità artistica e internazionale ne ha riconosciuto il valore: 2 Oscar (miglior documentario e miglior canzone, prima pellicola di non-fiction ad aggiudicarsi due statuette) e persino il Premio Nobel per la Pace a Gore.

Una Scomoda Verità - secondo documentario a tema ambientale che recensiamo dopo If A Tree Falls - è tanto tecnicamente ineccepibile quanto contenutisticamente spaventoso: il dramma ecologico che stiamo vivendo a causa delle scelte scriteriate dei nostri governanti è esposto in tutta la propria crudezza, senza ellissi né giri di parole.
Ma per fortuna, come dice il vecchio Al verso la fine, "la volontà politica è una risorsa rinnovabile".

Assolutamente da vedere e diffondere.

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