CINEMA A BOMBA!

lunedì 30 novembre 2020

I CORTI: C'È UN MOSTRO NELLA MIA CUCINA, SALVATE IL GIAGUARO

(Clicca sull'immagine per vedere il cortometraggio)  

Irlanda/Regno Unito, 2020
2'
Voce narrante originale: Wagner Moura.


Un bambino si sveglia di notte con un po' di appetito.
Scende le scale, si reca in cucina, apre il frigo e alle sue spalle compare... un giaguaro!?!

Che cosa ci fa questo animale in cucina?
Non dovrebbe essere nella giungla?



Finanziato da Greenpeace UK e realizzato dall’agenzia Mother, C'è un Mostro nella mia Cucina! è un cortometraggio prodotto dall'emergente Cartoon Saloon.

Quest'ultimo è uno studio di animazione irlandese che negli scorsi anni è stato nominato all'Oscar in ben 4 occasioni: nel 2010 con The Secret of Kells, nel 2015 con Song of the Sea, nel 2018 con The Breadwinner e lo scorso anno con Late Afternoon.

Narrato da Wagner Moura, ossia il Pablo Escobar di Narcos e il Capitano Nascimento dei due Tropa de Elite (nel doppiaggio italiano la voce è di Giobbe Covatta), questo brevissimo video è una riflessione sull'impatto che l'agricoltura industriale e l'eccessiva produzione di carne hanno sugli ecosistemi e la biodiversità.

Scopriamo così che ben l'80% della deforestazione globale è causato dalla volontà di fare spazio all'agricoltura destinata alla mangimistica degli allevamenti intensivi, che a loro volta rappresentano una bella fetta dell'inquinamento mondiale e sono tra i principali responsabili della crisi climatica in atto.



Il giaguaro, felino autoctono della giungla sudamericana, non è un predatore pericoloso da cui guardarsi: è un essere vivente da difendere e preservare.

Per aiutarlo - questa è la tesi del corto - basterebbe cambiare le nostre abitudini alimentari, riducendo il consumo di carne e aumentando quello di verdure e legumi.

Per questo, C'è un Mostro nella mia Cucina! potrebbe piacere a chi ha apprezzato documentari "ecologici" come If a Tree Falls, Una Scomoda Verità e The Smog of the Sea, ma anche reportage animalisti e cruelty-free come Behind the Mask.

Con un piccolo sforzo, possiamo contribuire tutti a salvare il nostro pianeta e la sua fauna.
Parafrasando il titolo di un vecchio film con Jack Lemmon... Salvate il giaguaro!


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giovedì 2 aprile 2020

I DOC: SUL 45° PARALLELO, VIAGGI PUNK TRA PADANIA E MONGOLIA

(Clicca sulla locandina per vedere il documentario). 

Italia, 1997
50'
Regia: Davide Ferrario
Con: Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Davide Ferrario, Gianni Celati, Attilio Concari, Giorgio Canali, Bruno Danovaro, Riccardo Bertani.


Un viaggio nella Pianura Padana di un regista alla ricerca di storie.
Un viaggio in Mongolia di due musicisti alla ricerca di ispirazione.

Storie di uomini, volti, suoni lungo il 45° parallelo, a metà strada tra il Polo Nord e l'Equatore.






Metà del mese di Settembre, anno 1997.
Il mercato discografico subisce un clamoroso blackout: è imperante il brit-pop degli Oasis e delle Spice Girls, è appena esploso il fenomeno Andrea Bocelli, Luciano Ligabue, gli 883, Jovanotti e Pino Daniele continuano a macinare successi; ma a dominare la classifica degli album più venduti (sebbene per una settimana sola) è... Tabula Rasa Elettrificata, terzo lavoro del gruppo punk indie C.S.I. - acronimo di Consorzio Suonatori Indipendenti che rimanda anche alla Comunità degli Stati Indipendenti, che prese il posto della dissolta Unione Sovietica (sigla in cirillico: CCCP, che poi era pure il nome precedente della band).

Molti si chiesero chi fossero costoro, data la loro notorietà piuttosto underground; ed essi stessi probabilmente si sorpresero molto dell'eco mediatica, poco avvezzi com'erano ai grandi numeri.

Un vasto pubblico così si accorse di un album di grande qualità e di un collettivo di talento, composto da Giovanni Lindo Ferretti (cantante e paroliere), Massimo Zamboni (chitarrista e compositore), Giorgio Canali (chitarra ritmica e cori), Gianni Marroccolo (bassista), Francesco Magnelli (tastierista), Gigi Cavalli Cocchi (batterista) e da un'unica donna, Ginevra Di Marco (voce e cori).

E scoprì che Tabula Rasa Elettrificata è il frutto di un viaggio, un viaggio in una meta insolita, la Mongolia, che Ferretti e Zamboni hanno girato in lungo e in largo, traendone ispirazione e suggestioni che poi sono diventate canzoni.

Questa peregrinazione è stata testimoniata da un interessantissimo documentario, Sul 45° Parallelo, che vi proponiamo.

Il regista Davide Ferrario, autore poi di pellicole di un certo successo, come Tutti Giù Per Terra, Figli di Annibale, Guardami, Dopo Mezzanotte, doveva inizialmente partire per la spedizione, ma problemi burocratici l'hanno costretto a rimanere in Italia e a ripensare pertanto l'intero lavoro.

Così, mentre i due musicisti e parte della troupe raccoglievano materiale nel Paese asiatico, Ferrario decise di fare altrettanto, ma lungo le sponde del fiume Po.

Il risultato è il resoconto in parte parallelo e in parte convergente di due viaggi in altrettanti Paesi in fondo non così distanti tra di loro, uniti certo dall'essere attraversati dal 45° parallelo, ma anche dal vivere come sospesi in un tempo infinito e indefinito, con paesaggi sempre uguali ed elementi "di stacco" comunque insignificanti - quei paesaggi che, attraversati in treno o in autostrada, non attirano più di tanto l'attenzione.

Eppure, se ci si ferma, questi posti dimostrano di saper offrire storie e aneddoti, voci e personaggi interessanti.

Per accompagnare e allacciare le immagini fascinose dall'una all'altra parte del mondo sono stati utilizzati efficacemente i brani dell'album, inseriti nella narrazione in modo suggestivo e funzionale.

Abbiamo già notato quanto le musiche possano essere importanti in un documentario e quanto possano essere funzionali ai fini del racconto - pensiamo a The Smog Of The Sea, Kurt Cobain:Montage of Heck, Valley Uprising, Il Futuro Non è Scritto, Pearl Jam Twenty, Stop Making Sense.

Quelle di Sul 45° Parallelo non fanno eccezione; anzi.

In più ricordiamo che i C.S.I. sono un gruppo punk.

E molto punk è pertanto anche il finale.

Non ve lo sveliamo - siamo contrari agli spoiler, lo sapete - ma possiamo solo anticipare che la dichiarazione finale di Giorgio Canali (che, ricordiamo, fa parte della band e che imbraccia una chitarra seduto su una sedia all'interno di una piscinetta gonfiabile) e la canzone che parte subito dopo sono un epilogo spiazzante, beffardo e dissacrante.

In pieno stile C.S.I.




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giovedì 18 luglio 2019

I DOC: THE SMOG OF THE SEA, QUESTO PESCE SA DI PLASTICA

(Clicca sulla foto per vedere il trailer). 

USA, 2017
45'
Regia: Ian Cheney


Lo scienziato marino Marcus Eriksen invita a bordo della propria nave: il cantautore hawaiano Jack Johnson, la pescatrice-modella Kimi Werner, il bodysurfer Mark Cunningham e i fratelli surfisti Keith e Dan Malloy.

Obiettivo: una settimana nel Mar dei Saragassi a raccogliere e studiare campioni di acqua.

Partiti per verificare l'effettiva esistenza delle leggendarie "isole di spazzatura" che galleggiano nell'oceano, l'eterogenea équipe scopre una scomoda verità: trilioni (milioni-di-miliardi!) di microparticelle di plastica invisibili a occhio nudo, già presenti nella nostra catena alimentare...






Chi segue il nostro blog conosce bene il nostro debole per i documentari che trattano di argomenti delicati e "universali" quali ambiente e natura.

A opere come If a Tree Falls e Una Scomoda Verità (ma pure Behind the Mask ha qualche attinenza coi temi) si aggiunge oggi The Smog of the Sea, forse il film più esauriente e inquietante sulla problematica dell'inquinamento della plastica nel mare.

Girata in un nostalgico Super 8, la pellicola si avvale di una valida colonna sonora originale firmata da Jack Johnson (sì, proprio lo stesso di Curioso come George).

Il cantante/surfista è da sempre impegnato in ambito ecologico, sia dentro che fuori la propria attività musicale: la sua partecipazione è il valore aggiunto del documentario e con ogni probabilità ne ha facilitato la diffusione.






Da non perdere le sequenze subacquee, mentre quello dell'attivista travestito da "gabbiano di plastica" è un apprezzabile alleggerimento satirico.

The Smog of the Sea è un'opera da far vedere nelle scuole, ai festival e agli eventi pubblici; un grido disperato da ascoltare prima che sia davvero troppo tardi, indirizzato non soltanto ai nostri governanti, ma a tutti noi.

Vi basta una proiezione.
Dopo di che, il modo in cui nuoterete nel vostro mare o mangerete del pesce non sarà mai più lo stesso.




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