CINEMA A BOMBA!

martedì 18 novembre 2025

I CLASSICI: AQUAMAN E IL REGNO PERDUTO, IL DCEU DORME COI PESCI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2023
124'
Regia: James Wan
Interpreti: Jason Momoa, Patrick Wilson, Nicole Kidman, Yahya Abdul-Mateen II, Randall Park, Temuera Morrison, Dolph Lundgren, Amber Heard.


Qualche anno dopo gli eventi del primo film, Aquaman (Momoa) è Re di Atlantide, si è sposato con Mera (Heard) e ha avuto un figlio.
Ma l'attacco improvviso del suo acerrimo nemico Black Manta rischia di danneggiare seriamente l'ecosistema marino.

Al nostro non resta quindi che far evadere di prigione il fratellastro Orm (Wilson) per convincerlo a diventare suo alleato.
In gioco c'è l'esistenza stessa del loro regno...


L'Uomo d'Acciaio (2013).
Batman v Superman: Dawn of Justice (2016).
Suicide Squad (2016).
Wonder Woman (2017).
Justice League (2017).
Aquaman (2018).
Wonder Woman 1984 (2020).
Zack Snyder's Justice League (2021).
The Flash (2023).

Dopo un decennio, si è concluso due anni fa il ciclo di pellicole del DC Extended Universe (in breve DCEU), di cui riportiamo qui sopra i capitoli per noi più significativi.
Più che concluso sarebbe meglio dire che è stato terminato: quest'ultimo film è uscito infatti quando ormai il reboot affidato a James Gunn era già in cantiere (il nuovo DC Universe è poi iniziato lo scorso luglio col brillante Superman).

Il Regno Perduto ha avuto quindi l'onere di mettere fine a una delle serie cine-eroistiche più apprezzate e controverse, tanto visceralmente odiata (specie dalla critica) quanto amata alla follia (specie dal pubblico), terzium non datur.
Peccato, sia perché il di poco precedente The Flash funge da più consona chiusura del cerchio, sia perché il primo Aquaman era stato uno degli articoli migliori del lotto.

Questo tardivo e superfluo sequel ha alcuni meriti: un'esplicita morale ecologista, effetti speciali e scene d'azione di buon livello, la promozione di Momoa a co-soggettista e di Wilson a co-protagonista (le interazioni tra i due fratelli sono la parte migliore dell'opera).
Per contro, risulta un po' sconnesso: le scenette umoristiche, non tutte di buon gusto (tipo la gag degli scarafaggi, inspiegabilmente ripresa post-credits), non si incastrano bene con le parti drammatiche.

La colpa è facilmente dei continui reshoot che hanno piagato la produzione e che sono tristemente diventati un marchio di fabbrica del DCEU.
A farne le spese, oltre al flusso della storia, sono stati i personaggi femminili (Kidman appare meno del dovuto, Heard è sostanzialmente una comparsa) e... Batman.

L'Uomo Pipistrello avrebbe dovuto fare capolino verso la fine, interpretato alternativamente da Ben Affleck (versione Snyder-verso) o da Michael Keaton (versione Burton-verso, sulla scia di The Flash).
Entrambi gli attori hanno girato alcune scene, ma alla fine la Warner ha scelto di tagliarle in fase di montaggio, eliminando così quel che sarebbe stato uno dei pochi veri motivi di interesse di questa pellicola.

Ciò che è rimasto è un film dimenticabile, senza infamia e - ahimé - senza lode, già datato prima ancora di esordire nelle sale.

Al contrario dei suoi colleghi Affleck, Gadot e Cavill (quest'ultimo fatto fuori senza troppi complimenti dopo l'inutile cameo in Black Adam), rivedremo Momoa nel DCU nei panni dell'alieno Lobo, a partire da Supergirl (il prossimo lungometraggio con Milly Alcock, non la vecchia serie tv con Melissa Benoist).

Buon per lui, ma il suo Aquaman avrebbe meritato un finale migliore.
Anche il DCEU.


[PS: per chi non lo sapesse, quella del precedente Aquaman è ancora oggi la recensione in assoluto più letta del nostro blog! Vi avevamo anche dedicato una delle migliori puntate del nostro podcast, il famigerato BOMBCAST. Andatevele a rileggere/risentire!]


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lunedì 9 settembre 2024

VENEZIA 2024. I VINCITORI




Dall'alto: Pedro Almodóvar con il Leone d'Oro; Vincent Lindon con la Coppa Volpi; Maura Delpero con il Leone d'Argento-Gran Premio della Giuria. 




L' edizione numero 81 della Mostra del Cinema di Venezia verrà ricordata come quella del trionfo di Pedro Almodóvar.

Il regista spagnolo, già premio Oscar per il film straniero nel 1999 con Tutto su mia madre e per la sceneggiatura originale nel 2003 con Parla con lei, per la prima volta in carriera si aggiudica il premio più importante di uno dei principali festival cinematografici del mondo.

E lo fa ancora con una storia al femminile - che parla di eutanasia - tutta girata in inglese (lui che aveva sempre diretto pellicole in lingua spagnola), con protagoniste due attrici strepitose: Julianne Moore e Tilda Swinton.

C'è una regola strana, alla Mostra del Cinema di Venezia: se un film vince un premio per migliore attore o migliore attrice, poi non può essere premiato con il Leone d'Oro (o viceversa) - motivo per il quale, per esempio, nel 2012 The Master, già premiato per le superbe interpretazioni di Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix, non riuscì ad aggiudicarsi quello che sarebbe stato un Leone d'Oro sacrosanto.

Ed è forse che per questo che la Coppa Volpi, anziché al formidabile duo, è andata alla pur bravissima Nicole Kidman, assente alla premiazione solo per un grave lutto in famiglia.

La diva australiana si è imposta su altre star che nei prossimi mesi le daranno filo da torcere in ottica Oscar: Angelina Jolie - Maria Callas nel biopic di Pablo Larraín - e Lady Gaga - Harley Quinn nel seguito di Joker.

Quest'ultima, in realtà, potrebbe avere maggiori chance con i Golden Globe: una sua eventuale vittoria in occasione della cerimonia di consegna dei premi della stampa estera, tuttavia, sarebbe un buon viatico.

Per ciò che riguarda gli attori, la scelta sembrava essere tra Daniel Craig, protagonista di Queer di Luca Guadagnino, e il redivivo Adrien Brody, architetto ebreo in The Brutalist di Brady Corbet; ma la Coppa Volpi è andata invece a Vincent Lindon - ottimo interprete, è vero, ma anche partner in scena in numerosi film della presidente della giuria Isabelle Huppert...

Sfida rimandata, a quanto pare: i due sembrerebbero già seri contendenti per una nomination agli Academy Award, forti di due film che sono stati molto apprezzati.

Ma se Guadagnino gode già di un buon credito a Hollywood, occhio a Corbet: il suo The Brutalist è stato la rivelazione del festival e gli è valso il riconoscimento per la migliore regia - abbiamo vibrazioni da Opera senza autore, pellicola che ci ha entusiasmato.

Un'altra rivelazione è stata l'unica opera italiana finita nel palmarès: Vermiglio, firmata da Maura Delpero e ambientata nell'omonimo paesino del Trentino con attori perlopiù non professionisti, ha conquistato giurati e pubblico e si è portata a casa addirittura un Leone d'Argento.

Speriamo di sentirne ancora parlare.

Tra gli altri premiati, un film georgiano, due sceneggiatori brasiliani (per Ainda estou aqui, considerato uno dei papabili per la vittoria del premio più prestigioso; speriamo che questa attenzione serva comunque a riportare i riflettori su Walter Salles) e il giovane protagonista di Leurs Enfants après eux.

Qui di seguito riportiamo i vincitori del concorso principale.

Con la solita nota a margine: nei prossimi mesi sentiremo parlare ancora solo di pochi film presentati al Lido; molti verranno dimenticati; altri passeranno quasi inosservati.

Ma voi date credito a tutti e amateli: il cinema è fatto sì di grandi nomi e grandi risorse, ma anche di piccole storie, di sacrifici, di budget scarsi e di volti interessanti ma non noti.


Leone d'oro al miglior film: The Room Next Door, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)

Leone d'argento - Gran premio della giuria: Vermiglio, regia di Maura Delpero (Italia, Francia, Belgio)

Leone d'argento - Premio speciale per la regia: Brady Corbet per The Brutalist (Stati Uniti d'America)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Nicole Kidman per Babygirl, regia di Halina Reijn (Stati Uniti d'America)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Vincent Lindon per Jouer avec le feu, regia di Delphine e Muriel Coulin (Francia)

Premio Osella per la migliore sceneggiatura: Murilo Hauser ed Heitor Lorega per Ainda estou aqui, regia di Walter Salles (Brasile, Francia)

Premio speciale della giuria: Ap'rili, regia di Dea K'ulumbegashvili (Georgia, Francia, Italia)

Premio Marcello Mastroianni: Paul Kircher per Leurs Enfants après eux, regia di Ludovic e Zoran Boukherma (Francia)


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sabato 15 giugno 2024

I CLASSICI: PADDINGTON + PADDINGTON 2, UN ORSETTO AL SERVIZIO DI SUA MAESTÀ

(Clicca sulle locandine per vedere i due trailer) 

PADDINGTON
UK/Francia, 2014
95'
Regia: Paul King
Interpreti: Nicole Kidman, Hugh Bonneville, Sally Hawkins, Julie Walters, Jim Broadbent, Michael Bond.
Voci originali: Ben Whishaw, Imelda Staunton, Michael Gambon.

PADDINGTON 2
UK/Francia/Lussemburgo, 2017
104'
Regia: Paul King
Interpreti: Hugh Grant, Hugh Bonneville, Sally Hawkins, Julie Walters, Jim Broadbent, Brendan Gleeson.
Voci originali: Ben Whishaw, Imelda Staunton, Michael Gambon.


Paddington è il corrispettivo oltreatlantico di Curioso come George?
Non esattamente, non solo.
È molto, molto di più.

Come la scimmietta creata dal disegnatore americano H.A. Rey, anche l'orsetto ideato dallo scrittore britannico Michael Bond è il popolarissimo protagonista di una storica e longeva serie di libri illustrati per bambini da cui sono stati tratti film, serie tv, giocattoli e merchandise di vario genere.

Ma l'impatto culturale che il secondo ha avuto e tuttora ha - almeno in patria - è assai maggiore.
Paddington, che prende il nome dall'omonima stazione ferroviaria di Londra, è diventato un simbolo per gli abitanti del Regno Unito, un sinonimo di britishness tanto quanto Mary Poppins o Harry Potter.

Il riferimento al maghetto più famoso del mondo non è casuale: lo stesso produttore degli adattamenti cinematografici dei romanzi di J.K. Rowling - David Heyman - ha infatti finanziato il dittico di lungometraggi che vi presentiamo qui sotto.
Scriveteci nei commenti quale dei due preferite e perchè!


Paddington

Emigrato dal "profondo Perù", un orsetto parlante molto educato e goloso di marmellata (Whishaw) si ritrova alla stazione londinese di Paddington, dove viene adottato dai Brown.
Lui e la sua nuova famiglia se la dovranno però vedere con una tassidermista tanto bella quanto malvagia (Kidman)...

Realizzare finalmente un adattamento in live action che accontentasse tanto i fan della prima ora quanto i neofiti era un'impresa improba.
Ma Paul King, sceneggiatore e regista, ce l'ha fatta: il suo è un pet project il cui risultato ha premiato gli sforzi.

Effetti speciali ottimi, storia e dialoghi divertenti, ritmo lesto: non c'è niente che non funzioni in questo bel film per famiglie.
Notevoli la fotografia e le scenografie, stilisticamente affini a quelle di Wes Anderson (si veda ad esempio la casa a più piani dei Brown).

In un cast molto ben scelto spiccano il massiccio Bonneville, l'amorevole Hawkins (futuro premio Oscar con The Shape of Water) e soprattutto un' insolita Kidman coi capelli a caschetto.
Occhio al cammeo "alla Stan Lee" dell'autore dei libri originali, Michael Bond (è l'anziano nel pub che saluta Paddington alzando il boccale).

Consigliamo la visione in lingua originale: quella italiana ha il protagonista malamente doppiato (lo stesso problema, ad esempio, di DC League of Super-Pets, ricordate?).
Oppure guardatela in ucraino, così da poter ascoltare il nostro orsetto con la voce del... presidente Zelensky!


Paddington 2

Ormai integratosi a Londra, Paddington si mette a fare qualche lavoretto così da guadagnare abbastanza soldi per comprare un libro illustrato da regalare a zia Lucy (Staunton).
Peccato che proprio su quel volume abbia messo gli occhi anche un attore in declino senza scrupoli (Grant)...

Può un seguito essere migliore dell'originale? Raro, ma può accadere.
Di certo questo è il giudizio emerso da Rotten Tomatoes, sito-aggregatore di recensioni considerato tra i più influenti del settore: Paddington 2 è la pellicola in assoluto col punteggio più alto!

Nel complesso condividiamo: se non addirittura superiore, questa secondo film è quantomeno all'altezza del precedente.
Guardandolo si ride, ci si commuove, ci si appassiona alle funamboliche scene d'azione (ottimo il finale sul treno), ci si sbalordisce per il realismo degli effetti digitali.

Per quanto riguarda il cast, Bonneville ha stavolta un ruolo più defilato, mentre in una virtuale sfida tra new entry il burbero Gleeson de Gli Spiriti dell'Isola batte ai punti l'azzimato Hugh Grant di Notting Hill.

Decidete voi quali dei due capitoli preferite e scrivetelo nei commenti.
Come avrete capito... noi adoriamo entrambi!


[PS: ovviamente, oltre ai lungometraggi di cui sopra, tra le apparizioni del nostro orsetto bisogna annoverare anche il divertente corto con la defunta Regina Elisabetta, di cui abbiamo scritto un paio di anni fa. Andate a rileggervi la recensione!]


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martedì 26 aprile 2022

THE NORTHMAN, C'È DEL MARCIO NEL VALHALLA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Cina, 2022
137'
Regia: Robert Eggers
Con: Alexander Skarsgård, Nicole Kidman, Anya Taylor-Joy, Ethan Hawke, Willem Dafoe, Björk.


Il giovane Amleth è un principe vichingo destinato a succedere al padre, il re Aurvandill (Hawke).
Ma questi viene ucciso dal fratellastro Fjölnir, che gli ruba il trono e la moglie Gudrun (Kidman) con un colpo di stato.

Il ragazzino è costretto alla fuga; crescendo, diventa uno spietato schiavo-guerriero (Skarsgård) e, una volta scoperto che il suo nemico si è trasferito con i sudditi e la nuova famiglia in Islanda, si infiltra alle sue dipendenze e prepara la propria vendetta...


Robert Eggers è un grande cineasta o semplicemente un autore velleitario e sopravvalutato?

Adattamento "vichingo" della più celebre tragedia di Shakespeare, The Northman mantiene quello che ci si potrebbe aspettare dal regista di The Lighthouse: oltre due ore di sfacciati sbudellamenti, inquadrature statiche riccamente composite, una colonna sonora martellante, ritmo lasco, la totale assenza di (auto)ironia.

Sadicamente prolisso (chi scrive si è ritrovato spesso a guardare l'orologio durante la proiezione) e inutilmente violento à la Nicolas Winding Refn, questo incrocio tra Walhalla Rising e Vikings sfiora costantemente il ridicolo involontario e in più di un'occasione vi ci sprofonda.

La sequenza più trash?
Probabilmente l'iniziazione del giovane principe, con annessa comparsata superflua di Willem Dafoe in versione Goblin druido.

Il resto del cast fa quel che può: Hawke compare troppo poco, la recentemente globizzata Kidman è sprecata, Skarsgård sembra possedere solo due espressioni (ricoperto di sangue e non).
Chi se la cava meglio è l'emergente Anya Taylor-Joy (La Regina degli Scacchi), per quanto in un ruolo di supporto.

Tutto da buttare, allora?
No, i contributi tecnici - costumi, scenografie e fotografia in particolare - sono di prim'ordine ed Eggers possiede un certo talento visionario che, benché non raggiunga mai il lirismo cui aspira, dimostra quantomeno una personale idea di cinema.

Per rispondere alla domanda di inizio recensione: questo giovane newyorkese barbuto ha i numeri per diventare un giorno un buon regista, ma deve imparare a limare i propri eccessi stilistici.
E, soprattutto, trovare qualcuno che gli scriva dialoghi migliori.


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martedì 29 marzo 2022

OSCAR 2022. CHI È SENZA PECCATO LANCI LA PRIMA SBERLA

(Dall'alto: la bellissima Jessica Chastain posa col proprio Oscar; Will Smith schiaffeggia Chris Rock; Nicole Kidman non riesce a crederci).


La 94a edizione degli Oscar - i premi cinematografici assegnati dalla Academy of Motion Picture Arts And Sciences - passerà alla storia soprattutto per lo schiaffone rifilato in diretta da un imbufalito Will Smith al comico Chris Rock, reo di aver fatto una battuta infelice sulla moglie del collega.

Un confronto all black che ha finito per mettere in ombra la vittoria del protagonista di Independence Day, così come quelle degli altri trionfatori della Notte delle Stelle, a partire dalla divina Jessica Chastain.

Gucci-vestita e bellissima come sempre, la rossa attrice californiana (e beniamina del nostro blog) l'ha spuntata nella "sfida del secolo": quella contro la bionda diva Nicole Kidman, che invece aveva prevalso ai Golden Globe.
Il biografico Gli Occhi di Tammy Faye ha finalmente permesso a Jessica di conquistare il riconoscimento che le spettava di diritto da un decennio, dopo che per ben due volte di fila si era vista soffiare la statuetta da attrici che avevano meritato meno di lei.

Ma non tutti i verdetti sono stati scontati, anzi: pochi - tra questi non c'è, modestia a parte, la nostra Redazione - si erano aspettati il trionfo del fantascientifico Dune (maggior numero di statuette vinte, per quanto tecniche) e del drammatico I Segni del Cuore (miglior film e miglior attore non protagonista allo spigoloso Troy Kotsur).
Due remake che evidenziano - più che altro nel secondo caso - scelte poco coraggiose o originali da parte dell'Academy, anche quest'anno più preocupata del "politicamente corretto" che dell'effettiva qualità delle pellicole in gara.

Così a pagare sono stati i film più amati dalla critica specializzata: il favoritissimo Il Potere del Cane e l'apprezzato West Side Story firmato Steven Spielberg.
Un solo Oscar ciascuno, benché "pesante": miglior regia al primo (Jane Campion, seconda donna consecutiva e terza assoluta, dopo Katherine Bigelow e Chloé Zhao) e miglior attrice non protagonista al secondo (Ariana DeBose, afro-portoricana di lontane origini italiane).

Se da un lato è curioso che sia stato premiato, tra gli altri, il cattivo di Venom (il rapper Riz Ahmed, co-autore del cortometraggio The Long Goodbye), dall'altro non c'è da stupirsi per i riconoscimenti ottenuti da Encanto (miglior film animato) e Drive My Car (miglior film internazionale).
Peccato per gli italiani Enrico Casarosa e Paolo Sorrentino, che concorrevano rispettivamente con Luca e È stata la Mano di Dio.

Non ce l'ha fatta nemmeno Spider-Man: No Way Home, a riprova del fatto che l'Academy non sia ancora pronta per incensare le opere di grande impatto popolare.

E l'attesissimo collegamento video col presidente ucraino Volodymyr Zelensky?
Neppure una menzione, con grande scorno di Sean Penn che l'aveva sponsorizzato molto.

Ci si può indignare per la battutaccia di un comico, ma non per una guerra che coinvolge - piaccia o meno - l'Occidente.
Anche questa è Hollywood.


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domenica 27 marzo 2022

OSCAR 2022. LE NOSTRE PREVISIONI



E siamo (quasi) arrivati alla Notte degli Oscar!
La 94a edizione degli Academy Awards avrà infatti luogo domenica.

Come da tradizione, anche quest'anno proviamo a prevedere vincitori e vinti.
Di seguito trovate le nostre scelte!
Le vostre quali sono?

Scorrete l'elenco completo dei nominati e cliccate sui link per maggiori approfondimenti!


Miglior film:


Belfast, regia di Kenneth Branagh



CODA-I Segni del Cuore, regia di Sian Heder - FRA




Don't Look Up, regia di Adam McKay



Drive My Car, regia di Ryūsuke Hamaguchi



Dune, regia di Denis Villeneuve



Una Famiglia Vincente (King Richard), regia di Reinaldo Marcus Green



Licorice Pizza, regia di Paul Thomas Anderson



Nightmare Alley-La Fiera delle Illusioni, regia di Guillermo del Toro



The Power of the Dog-Il Potere del Cane, regia di Jane Campion - FEDE



West Side Story, regia di Steven Spielberg


Miglior regia:

Kenneth Branagh - Belfast

Ryūsuke Hamaguchi - Drive My Car

Paul Thomas Anderson - Licorice Pizza

Jane Campion - Il Potere del Cane - FEDE, FRA

Steven Spielberg - West Side Story


Migliore attrice protagonista
Nicole Kidman - A Proposito dei Ricardo
Jessica Chastain - Gli Occhi di Tammy Faye - FEDE, FRA
Olivia Colman - La Figlia Oscura
Penélope Cruz - Madres Paralelas
Kristen Stewart - Spencer


Migliore attore protagonista
Javier Bardem - A Proposito dei Ricardo
Benedict Cumberbatch - Il Potere del Cane
Andrew Garfield - Tick, Tick... Boom!
Will Smith - Una Famiglia Vincente (King Richard) - FEDE, FRA
Denzel Washington - Macbeth


Migliore attrice non protagonista
Jessie Buckley - La Figlia Oscura
Ariana DeBose - West Side Story - FEDE, FRA
Judi Dench - Belfast
Kirsten Dunst - Il Potere del Cane
Aunjanue Ellis - Una Famiglia Vincente (King Richard)


Migliore attore non protagonista
Ciarán Hinds - Belfast
Troy Kotsur - I Segni del Cuore - FEDE, FRA
J.K. Simmons - A Proposito dei Ricardo
Jesse Plemons - Il Potere del Cane
Kodi Smit-McPhee - Il Potere del Cane


Miglior film d'animazione
Encanto, regia di Byron Howard e Jared Bush - FEDE, FRA
Flee (Flugt), regia di Jonas Poher Rasmussen
Luca, regia di Enrico Casarosa
I Mitchell contro le Macchine (The Mitchells vs the Machines), regia di Mike Rianda e Jeff Rowe
Raya e l'ultimo Drago (Raya and the Last Dragon), regia di Don Hall e Carlos López Estrada

Miglior film internazionale
Drive My Car (Doraibu mai kā), regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone) - FEDE, FRA
Flee (Flugt), regia di Jonas Poher Rasmussen (Danimarca)
È stata la mano di Dio, regia di Paolo Sorrentino (Italia)
Lunana: a Yak in the Classroom, regia di Pawo Choyning Dorji (Bhutan)
La Persona Peggiore del Mondo (Verdens verste menneske), regia di Joachim Trier (Norvegia)

Migliore sceneggiatura originale
Kenneth Branagh - Belfast - FEDE
Adam McKay, soggetto di Adam McKay e David Sirota - Don't Look Up - FRA
Zach Baylin - Una Famiglia Vincente (King Richard)
Paul Thomas Anderson - Licorice Pizza
Eskil Vogt e Joachim Trier - La Persona Peggiore del Mondo (Verdens verste menneske)

Migliore sceneggiatura non originale
Sian Heder - I Segni del Cuore (CODA) - FEDE
Ryusuke Hamaguchi e Takamasa Oe - Drive My Car (Doraibu mai kā)
Jon Spaihts e Denis Villeneuve e Eric Roth - Dune (Dune: Part One)
Maggie Gyllenhaal - La Figlia Oscura (The Lost Daughter) - FRA
Jane Campion - Il Potere del Cane (The Power of the Dog)

Migliore colonna sonora
Nicholas Britell - Don't Look Up
Hans Zimmer - Dune
Germaine Franco - Encanto - FRA
Alberto Iglesias - Madres paralelas
Jonny Greenwood - Il Potere del Cane - FEDE

Migliore canzone
Be Alive (musiche e testo di Beyoncé e DIXSON) - Una Famiglia Vincente (King Richard)
Dos Oruguitas (musiche e testo di Lin-Manuel Miranda) - Encanto - FRA
Down to Joy (musiche e testo di Van Morrison) - Belfast
No Time To Die (musiche di Billie Eilish; testo di Billie Eilish e Finneas O'Connell) - No Time To Die - FEDE
Somehow You Do (musiche e testo di Diane Warren) - Quattro Buone Giornate

Migliore fotografia
Greig Fraser - Dune - FRA
Dan Laustsen - La Fiera delle Illusioni
Ari Wegner - Il Potere del Cane - FEDE
Bruno Delbonnel - Macbeth
Janusz Kaminski - West Side Story

Migliore scenografia
Patrice Vermette - Dune- FRA
Tamara Deverell - La Fiera delle Illusioni
Grant Major - Il Potere del Cane
Stefan Dechant - Macbeth
Adam Stockhausen - West Side Story - FEDE

Miglior montaggio
Hank Corwin - Don't Look Up
Joe Walker - Dune - FRA
Pamela Martin - Una Famiglia Vincente - FEDE
Peter Sciberras - Il Potere del Cane
Myron Kerstein e Andrew Weisblum - Tick, Tick... Boom!

Migliori effetti speciali
Paul Lambert, Tristen Myles, Brian Connor e Gerd Nefzer - Dune - FEDE, FRA
Swen Gillberg, Bryan Grill, Nikos Kalaitzidis e Dan Sudick - Free Guy
Charlie Noble, Joel Green, Jonathan Fawkner e Chris Corbould - No Time to Die
Christopher Townsend, Joe Farrell, Sean Noel Walker e Dan Oliver - Shang Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli
Kelly Port, Chris Waegner, Scott Edelstein e Dan Sudick - Spider-Man: No Way Home

Miglior sonoro
Denise Yarde, Simon Chase, James Mather, Niv Adiri - Belfast
Mac Ruth, Mark Mangini, Theo Green, Doug Hemphill, Ron Bartlett - Dune - FRA
Simon Hayes, Oliver Tarney, James Harrison, Paul Massey, Mark Taylor - No Time To Die
Richard Flynn, Robert Mackenzie, Tara Webb - Il Potere del Cane - FEDE
Tod A. Maitland, Gary Rydstrom, Brian Chumney, Andy Nelson, Shawn Murphy - West Side Story

Migliori costumi
Jenny Beavan - Crudelia - FRA
Massimo Cantini Parrini e Jacqueline Durran - Cyrano
Jacqueline West e Bob Morgan - Dune
Luis Sequeira - La Fiera delle Illusioni - FEDE
Paul Tazewell - West Side Story

Miglior trucco e acconciatura
Mike Marino, Stacey Morris e Carla Farmer - Il Principe cerca Figlio
Nadia Stacey, Naomi Donne e Julia Vernon - Crudelia - FRA
Donald Mowat, Love Larson e Eva von Bahr - Dune
Linda Dowds, Stephanie Ingram e Justin Raleigh - Gli Occhi di Tammy Faye - FEDE
Göran Lundström, Anna Carin Lock e Frederic Aspiras - House of Gucci

Miglior documentario
Ascension, regia di Jessica Kingdon, Kira Simon-Kennedy e Nathan Truesdell
Attica, regia di Stanley Nelson e Traci A. Curry
Flee, regia di Jonas Poher Rasmussen, Monica Hellström, Signe Byrge Sørensen e Charlotte De La Gournerie - FEDE
Summer of Soul, regia di Questlove, Joseph Patel, Robert Fyvolent e David Dinerstein - FRA
Writing with Fire, regia di Rintu Thomas e Sushmit Ghosh

Miglior cortometraggio documentario
Audible, regia di Matthew Ogens e Geoff McLean - FEDE
Lead Me Home, regia di Pedro Kos e Jon Shenk
The Queen of Basketball, regia di Ben Proudfoot - FRA
Three Songs for Benazir, regia di Elizabeth Mirzaei e Gulistan Mirzaei
When We Were Bullies, regia di Jay Rosenblatt

Miglior cortometraggio
Ala Kachuu - Take and Run, regia di Maria Brendle e Nadine Lüchinger
The Dress, regia di Tadeusz Łysiak e Maciej Ślesicki
The Long Goodbye, regia di Aneil Karia e Riz Ahmed - FEDE
On My Mind, regia di Martin Strange-Hansen e Kim Magnusson
Please Hold, regia di K.D. Dávila e Levin Menekse - FRA

Miglior cortometraggio d'animazione
Affairs of the Art, regia di Joanna Quinn e Les Mills
Bestia, regia di Hugo Covarrubias e Tevo Díaz
Boxballet, regia di Anton Dyakov
Robin Robin, regia di Dan Ojari e Mikey Please - FEDE, FRA
The Windshield Wiper, regia di Alberto Mielgo e Leo Sanchez


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mercoledì 9 marzo 2022

OSCAR 2022. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI



Sapete, a livello statistico, quale post del nostro annuale Speciale Oscar è tradizionalmente più apprezzato e letto?
Indovinato: quallo relativo alle/agli interpreti!

Se il recente verdetto dei Golden Globe può dare un'idea di chi parta in vantaggio nella corsa alle statuette, a questo giro le scelte dell'Academy potrebbero non risultare affatto scontate.

La "sfida del secolo" è ovviamente quella tra due dive tra le nostre preferite in assoluto: l'australiana Nicole Kidman (già memorabile in Bombshell) e colei che molti considerano la sua erede, Jessica Chastain.
La prima è leggermente favorita; la seconda è alla terza nomina, dopo due "scippi" clamorosi e ingiusti (nel 2012 e nel 2013, ricordate?).
Questa sarà la volta buona?

Entrambe dovranno guardarsi dall'ex vampira Kristen Stewart (quotatissima grazie al proprio ritratto di Lady Diana Spencer nell'omonimo biopic), mentre le già oscarizzate Olivia Colman e Penelope Cruz fungono da outsider.

Tra le non protagoniste, i riflettori sono puntati su Ariana DeBose: attrice afro, ma di lontane origini italiane, è in lizza col nuovo West Side Story firmato Steven Spielberg (la sua compagna di pellicola Rachel Zegler non è invece riuscita ad ottenere la candidatura, benché entrambe siano state incensate coi Globes).

A contenderle la stauetta ci sono Kristen Dunst (quanto tempo è passato dai primi Spider-Man!) e soprattutto Aunjanue Ellis, in gara con un'altra opera biografica, incentrata sulla vera storia delle sorelle Williams, campionesse di tennis.

Per lo stesso film sportivo potrebbe fare il bis un ex Principe (di Bel Air) diventato King (Richard).
Stiamo parlando ovviamente di Will Smith, ma la star di Independence Day e Suicide Squad si trova sul cammino due colleghi britannici pronti a dargli filo da torcere: da un lato Andrew Garflied, dall'altro Benedict Cumberbatch.

L'ex (?) Spider-Man ha raccolto il plauso della critica internazionale col musicale Tick, Tick... Boom! (l'ennesimo biopic in concorso), mentre il Dottor Strange - che avevamo incontrato a Venezia un po' di anni fa, per chi se lo fosse dimenticato - gareggia col favoritissimo Il Potere del Cane.

E proprio in merito allo psico-western diretto da Jane Campion, va registrato un derby fratricida tra comprimari: Kodi Smit-McPhee (un Globo d'Oro anche per lui a gennaio) contro il collega Jesse Plemons.
Ma tra i due litiganti il terzo potrebbe godere, e questi potrebbe forse essere J.K. Simmons, già oscarizzato per il bellissimo Whiplash.

Insomma, le quattro competizioni sembrano sulla carta abbastanza equilibrate.
Chi la spunterà?
Leggete tutte le nomination qui sotto e scatenatevi coi pronostici!


Migliore attrice protagonista
Nicole Kidman - A Proposito dei Ricardo
Jessica Chastain - Gli Occhi di Tammy Faye
Olivia Colman - La Figlia Oscura
Penélope Cruz - Madres Paralelas
Kristen Stewart - Spencer


Migliore attore protagonista
Javier Bardem - A Proposito dei Ricardo
Benedict Cumberbatch - Il Potere del Cane
Andrew Garfield - Tick, Tick... Boom!
Will Smith - Una Famiglia Vincente (King Richard)
Denzel Washington - Macbeth


Migliore attrice non protagonista
Jessie Buckley - La Figlia Oscura
Ariana DeBose - West Side Story
Judi Dench - Belfast
Kirsten Dunst - Il Potere del Cane
Aunjanue Ellis - Una Famiglia Vincente (King Richard)


Migliore attore non protagonista
Ciarán Hinds - Belfast
Troy Kotsur - I Segni del Cuore
J.K. Simmons - A Proposito dei Ricardo
Jesse Plemons - Il Potere del Cane
Kodi Smit-McPhee - Il Potere del Cane


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venerdì 14 gennaio 2022

GOLDEN GLOBE 2022. UN'EDIZIONE IN CLANDESTINITÀ

La sobria (leggasi: tristissima) cerimonia di proclamazione dei Golden Globe. 


Si è svolta molto in sordina la 79a edizione dei Golden Globe.

Gli scandali - in passato voti poco trasparenti (ecco spiegati molti premi senza senso!), di fatto nessuna rappresentatività delle minoranze nelle giurie, con le conseguenti accuse di razzismo - , l'assenza di diretta Tv (la NBC si è sfilata) e di streaming in tempo reale, il fuggi fuggi dei divi che hanno preso le distanze dall'organizzazione, la mancanza di pubblico per le restrizioni dovute all'emergenza epidemiologica ne hanno minato la visibilità e la credibilità.

Risultato? Non se li è filati praticamente nessuno.

Fino a qualche anno fa, almeno, erano considerati come una sorta di anteprima degli Oscar; ma già da un po' di anni non è che offrissero un'idea tanto precisa circa l'esito degli Acdemy Award e quindi l'interesse nel pubblico è andato vieppiù scemando.

Scorrendo l'elenco dei vincitori di quest'anno viene quindi da chiedersi: si verificherà anche quest'anno un "effetto Nomadland"?

The Power of the Dog-Il Potere del Cane - considerato da alcuni il nuovo Brokeback Mountain - partirà forse da favorito dopo essersi aggiudicato domenica 3 riconoscimenti "pesanti" (miglior film drammatico, miglior regia e miglior attore non protagonista): se il verdetto venisse confermato dall'Academy, Jane Campion diventerebbe la seconda donna consecutiva ad aggiudicarsi la statuetta, dopo Chloé Zhao lo scorso anno, e solo la terza nella storia.

Ma se la cineasta cinese di Eternals non aveva praticamente avuto concorrenti, la sua collega neozelandese dovrà vedersela con un signore di nome Steven Spielberg.

L'autore de Lo Squalo, Indiana Jones e Ready Player One è immarcescibile: il suo rifacimento di West Side Story sarà pure un fiasco al botteghino, ma la critica sta gridando al capolavoro, al punto che molti lo reputano persino superiore all'originale.

Con 3 Globi in dote (miglior film commedia/musicale e migliori attrici), è il secondo favorito nella corsa agli Oscar.

Occorre tuttavia non dare per spacciato il quasi autobiografico in bianco e nero Belfast di Kenneth Branagh, mentre l'ambizioso remake di Dune è uscito ridimensionato nelle proprie aspettative (premio solo per la colonna sonora di Hans Zimmer).



In ottica Oscar, le sfide tra gli attori hanno presentato spunti molto interessanti.

L'irriconoscibile Nicole Kidman di Being the Ricardos e Will Smith sono in rampa di lancio, avendo sbaragliato una concorrenza di ottimo livello.

La diva di Lion (per il quale si guadagnò quella che finora è la sua ultima nomination) si è imposta nella categoria dei film drammatici su quella che da molti è considerata la sua erede, Jessica Chastain, su Olivia Colman (la ricordate in The Favourite?), su Kristen Stewart e sulla favorita della vigilia, l'oscarizzata Lady Gaga.

Il Principe di Bel Air è invece salito al trono diventando Re Richard (ossia il padre delle sorelle Williams, campionesse di tennis) dopo essersela vista con Mahershala Ali e Javier Bardem, ma soprattutto con Denzel Washington e Benedict Cumberbatch.

Chissà tuttavia se il suo futuro, principale rivale arriverà dalla categoria commedie/musical...

Qui si è imposto il già Spider-Man Andrew Garfield (che ha battuto, tra gli altri, nientemeno che Leonardo DiCaprio), suscitando un tripudio nei social.

A proposito di supereroi, la Marvel è tornata a casa a bocca asciutta: detto di Cumberbatch (noto ai più come Doctor Strange), nessun globo è andato alla bellissima miniserie post-Endgame WandaVision.

Dal canto suo, il già Batman Michael Keaton si è aggiudicato il premio come miglior attore in una miniserie/film per la Tv.
Per lui è il secondo riconoscimento in questa kermesse, dopo il trionfo di Birdman qualche anno or sono.

Casa Disney può consolarsi con il premio per il miglior cartone animato: Encanto ha vinto il derby con il "ligure" Luca (un vero peccato per il bel cartoon di Enrico Casarosa).

L'Italia esce delusa anche per la mancata vittoria di Paolo Sorrentino con il suo struggente E' stata la mano di Dio.
La nuova opera dell'autore de La Grande Bellezza ha ceduto il premio per il miglior film straniero al giapponese Drive My Car.

I Golden Globe, quest'anno, hanno provato a presentarsi con una ventata di freschezza: Ariana DeBose (classe 1991), Kodi Smit-McPhee (classe 1996) e soprattutto Rachel Zegler (millennial classe 2001!) hanno vinto rispettivamente come migliore attrice non protagonista, miglior attore non protagonista e migliore attrice di commedie/musical, imponendosi su colleghi molto più noti e affermati (alcuni nomi: Kirsten Dunst; Ben Affleck, Jamie Dornan; Emma Stone, Jennifer Lawrence, Marion Cotillard).

Ecco: far dimenticare gli scandali, puntare sui giovani (senza tralasciare i divi di grande richiamo), proporre delle novità.
Se i Golden Globe vogliono sopravvivere, è meglio che cambino un po' di cose.

Vedremo se basterà.



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lunedì 10 gennaio 2022

GOLDEN GLOBE 2022. I VINCITORI

Dall'alto: Kodi Smit-McPhee e Benedict Cumberbatch in The Power of the Dog-Il Potere del Cane; Spielberg tra Ariana DeBose (a sinistra) e Rachel Zegler (a destra); Will Smith in King Richard; Nicole Kidman in Being the Ricardos




Jane Campion e Steven Spielberg.
Sono stati questi due veterani del cinema - soprattutto la prima - a vincere la 79a edizione dei prestigiosi Golden Globe.

Entrambi i lungometraggi da loro diretti - Il Potere del Cane e West Side Story, rispettivamente - hanno conquistato 3 premi, ma quelli più "pesanti" sono andati all'opera diretta dalla regista neozelandese.

Tra gli altri vincitori, segnaliamo il già Spider-Man Andrew Garfield (miglior attore in film commedia/musicale) e il già Batman Micheal Keaton (miglior attore in miniserie/film televisivo), ma c'è stata gloria anche per Hans Zimmer e le musiche di Dune che portano la sua firma.

Di seguito trovate l'elenco dei vincitori.
Per i commenti, come di consueto, seguirà un altro post!



MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Il Potere del Cane, regia di Jane Campion

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
West Side Story, regia di Steven Spielberg

MIGLIOR REGISTA
Jane Campion – Il Potere del Cane

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Nicole Kidman – A Proposito dei Ricardo

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Will Smith – Una Famiglia Vincente (King Richard)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Rachel Zegler – West Side Story

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Andrew Garfield – Tick, Tick... Boom!

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Ariana DeBose – West Side Story

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Kodi Smit-McPhee – Il Potere del Cane

MIGLIOR FILM STRANIERO
Drive My Car, regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Encanto, regia di Jared Bush e Byron Howard

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Kenneth Branagh – Belfast

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Hans Zimmer – Dune

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
To Time to Die (Billie Eilish, Finneas O'Connell) – No Time to Die

MIGLIOR ATTORE IN MINISERIE/FILM TELEVISIVO
Michael Keaton Dopesick



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giovedì 9 luglio 2020

GLI INEDITI: BOMBSHELL, 3 BOMBE BIONDE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Canada, 2019
109'
Regia: Jay Roach
Interpreti: Charlize Theron, Nicole Kidman,, Margot Robbie, Allison Janney, John Lithgow, Alice Eve, Kate McKinnon, Mark Duplass, Malcolm McDowell, Rob Delaney, Ashley Greene, Spencer Garrett, Richard Kind, Bree Condon


Tre donne lavorano al canale televisivo Fox.

Megyn Kelly (Theron) è una conduttrice di punta del notiziario, tanto è vero che viene scelta per moderare un dibattito con il candidato repubblicano alla Presidenza Donald Trump.

Una domanda scomoda al magnate - lo accusa di avere comportamenti sessisti e discriminatori nei confronti delle donne - provocherà tuttavia una reazione scomposta del potente uomo d'affari e forte imbarazzo nel network, di impronta conservatrice.

Kayla Pospisil (Robbie) è giovane e ambiziosa e la sua avvenenza non passa inosservata.

Gretchen Carlson (Kidman) è un ex volto noto della rete, relegata però ad una fascia oraria molto poco appetibile e dalla scarsa visibilità.

Tutte e tre hanno in comune una cosa, oltre al fatto di essere bionde e bellissime: sono state molestate sessualmente dal potentissimo presidente e amministratore delegato dell'emittente, Roger Ailes (Lithgow).

Ma il muro di timore e omertà verrà infranto da una delle tre, che trova il coraggio di denunciarlo.






Bombshell è un termine che, tradotto, potrebbe essere reso nella nostra lingua come "donna molto attraente", ma anche come "notizia bomba".

Il titolo appare quindi particolarmente efficace per descrivere i fattacci intorno al caso Roger Ailes e allo scontro Megyn Kelly - Donald Trump, fattacci che si sono incrociati e mescolati, facendo emergere un contesto molto preoccupante in ambito giornalistico fatto di sessismo, minacce, prevaricazione, potere, violenze verbali e fisiche, omertà.

La vicenda è scoppiata nel 2016 (nel pieno, quindi, della campagna presidenziale) e pertanto il film - rimasto inedito in Italia a causa del coronavirus, che ha causato l'annullamento della distribuzione nei cinema - racconta eventi che sono ancora freschi nella memoria degli Americani, grazie anche alla notorietà delle persone coinvolte.

A questo proposito, va elogiato il lavoro di truccatori (due donne e un uomo) - molto meritatamente premiati con un Oscar - e della costumista Colleen Atwood (tra i suoi tanti lavori, citiamo quelli per molti film di Tim Burton - tra i quali il più recente, Dumbo - e per The Rum Diary, Animali Fantastici, Supergirl).

Grazie a loro, gli attori hanno preso le sembianze dei personaggi interpretati in modo molto credibile ed efficace - impressionante, in particolar modo, la trasformazione di Charlize Theron in Megyn Kelly.

La protagonista di Mad Max: Fury Road offre un'altra interpretazione magistrale, che le ha fruttato la sesta nomination ai Golden Globe e la terza agli Oscar (li ha già vinti entrambi, nel 2004, per Monster).

Nicole Kidman la conosciamo tutti e notiamo che dall'anno del suo rilancio (il 2017) ha sbagliato poco.

E che dire di Margot Robbie?

Da The Wolf of Wall Street di Scorsese, che l'ha lanciata nel 2013, l'australiana classe 1990 ha inanellato numerose parti - citiamo Suicide Squad, I, Tonya (prima nomina agli Oscar, nel 2018), C'Era Una Volta a...Hollywood - che l'hanno resa una delle attrici più riconoscibili e ricercate degli ultimi anni.

E proprio per il film che stiamo recensendo ha ricevuto la sua seconda candidatura agli Academy Award.

Peccato solo che il suo personaggio sia uno dei pochi inventati appositamente per il film.

Le protagoniste reali, comunque, non sono rimaste molto soddisfatte dalla rappresentazione fatta dalla pellicola, accusando regista e sceneggiatori (in entrambi i casi, uomini) di aver avuto mano leggera nel descrivere Ailes (morto nel frattempo nel 2017).

Al di là delle critiche, va riconosciuto lo sforzo di mettere al centro dell'attenzione la condizione delle donne nell'ambiente lavorativo, troppo spesso scavalcate da uomini per le posizioni prestigiose, oggetto di battute o comportamenti sessisti, considerate solamente per l'aspetto fisico, discriminate in ambito salariale...

Senza contare che le stesse non riescono a fare squadra - se proprio non sono le une contro le altre armate.

Ma Bombshell dimostra, pur tra mille distinguo e motivazioni diverse, che la solidarietà femminile può infrangere pregiudizi e dare sostegno alle donne che osano ribellarsi a situazioni ingiuste e umilianti.

Ce n'è bisogno.




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martedì 30 maggio 2017

CANNES 2017. EDIZIONE SALVATA DA DONNE, VERDETTI E SERIE TV

Dall'alto: Ruben Östlund, regista di The Square, con la Palma d'Oro; Jessica Chastain consegna a Joaquin Phoenix il premio per il migliore attore; Diane Kruger migliore attrice; Nicole Kidman, in collegamento video, ringrazia per il riconoscimento speciale assegnatole dalla Giuria.  


Questa settantesima edizione del Festival di Cannes doveva essere una celebrazione del cinema d'autore in grande stile.

Diciamocela tutta: ad emergere sono state le singole personalità - Nicole Kidman, Sofia Coppola, Joaquin Phoenix, Diane Kruger - più che le opere in sé (nessun capolavoro pervenuto), e tra queste quelle che hanno maggiormente impressionato sono due serie Tv firmate da due maestri del calibro di David Lynch e Jane Campion: rispettivamente Twin Peaks e Top of the Lake: China Girl.

Questo è stato anche il Festival della polemica con Netflix: la web-Tv ha presentato in concorso due film - Okja di Bong Joon-ho (già autore dell'acclamato Snowpiercer) e The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach (co-sceneggiatore di Wes Anderson) - ma si è rifiutata di proiettarli nelle sale cinematografiche francesi in concomitanza con la kermesse, suscitando il disappunto dell'organizzazione, che ad un certo punto ha minacciato persino l'esclusione dal cartellone, e del presidente della giuria Pedro Almodóvar, che infatti l'ha esclusa dal palmarès.

La manifestazione rivierasca non è uscita molto bene dalla querelle: oltre alla figuraccia (le obiezioni sono state troppo tardive, praticamente a ridosso dell'apertura), molti hanno avuto l'impressione che, impuntandosi in questo modo, Thierry Frémaux & C. non stiano cogliendo i segni di un profondo cambiamento nel modo di fare, produrre e distribuire film, che potrebbe portare in un futuro prossimo, e in modo più diffuso, a confini sempre più labili tra Internet, Tv e cinema.
A Venezia se n'erano accorti già nel 2015: una produzione Netflix (Beasts of No Nation) era entrata nella selezione ufficiale, e senza tutte queste polemiche.

A risentire della situazione è stata comunque la seconda pellicola, un commedia graffiante con un trio di attori - Dustin Hoffman, Adam Sandler e Ben Stiller - in gran forma.

A proposito, è stata proprio una commedia satirica a vincere il premio più ambito.






Finalmente un film che fa ridere e dileggia il mondo dell'arte contemporanea sbanca Cannes, tempio di un cinema d'autore spesso percepito come arty, ossia pretenzioso, pseudo-artistico, sterilmente provocatorio e palloso: premiare proprio The Square dello svedese Ruben Östlund è stata la "vendetta" o lo sberleffo estremo di una giuria costretta a vedere pellicole da temi sì seri ed impegnati, ma anche alquanto pesanti?
È stato un tentativo di sdrammatizzare?

Restiamo col dubbio, ma comunque non abbiamo nulla da ridire sulla decisione - il regista si era già fatto notare precedentemente con l'apprezzato Forza Maggiore (Force Majeure), presentato a Cannes 2014 nella sezione Un Certain Regard - né sugli altri premi assegnati.

Ci sorprende un po' il riconoscimento per la migliore regia a Sofia Coppola, riuscita dove il padre Francis Ford non è arrivato (egli però ha vinto la Palma d'Oro nel 1979 con Apocalypse Now), ma il talento dietro alla macchina da presa di questa figlia d'arte c'è e il suo L'Inganno (The Beguiled) - storia di un gruppo di donne che, durante la Guerra di Secessione, accudiscono un soldato ferito - nonostante le perplessità della vigilia è uno dei titoli che maggiormente ha convinto, e ha buone possibilità di fare bene anche al botteghino.

Forse si tratta di una scelta "politica" - nel mondo del cinema già da qualche mese ci si lamenta (giustamente) del fatto che sono pochissime le donne alle quali viene concesso di dirigere film - nella quale, secondo noi, c'è lo zampino della giurata Jessica Chastain; ma siamo contenti lo stesso.
Speriamo che sia di incoraggiamento ad altre ragazze che vogliono intraprendere questa carriera.

Gloria anche per un'altra regista, la britannica Lynne Ramsay, che si porta a casa il premio per la migliore sceneggiatura - sebbene ex aequo con il duo Yorgos Lanthimos ed Efthymis Filippou del violento e straniante The Killing of a Sacred Deer, una vera e propria tragedia greca ambientata ai giorni nostri - per You Were Never Really Here, che è valso il premio per la migliore interpretazione maschile all'intenso protagonista Joaquin Phoenix, nel ruolo di un veterano che si pone come missione quella di salvare le ragazzine dal racket della prostituzione minorile.

Al fratello di River Phoenix manca ormai soltanto l'Oscar - è stato candidato tre volte: nel 2001 per Il Gladiatore, nel 2006 per Walk The Line-Quando L'Amore Brucia l'Anima (nei panni del cantautore Johnny Cash) e nel 2013 per The Master, che l'anno prima gli valse la Coppa Volpi a Venezia.

Prima affermazione importante, invece, per la vincitrice del premio per la migliore attrice: la bellissima tedesca Diane Kruger - già membro di giuria a Cannes 2012 (presidente Nanni Moretti) e Venezia 2015 - è stata molto apprezzata per la sua parte nella pellicola In The Fade del turco-germanico Fatih Akin, nella quale è una donna in cerca di giustizia e vendetta contro chi le ha ucciso marito e figlio in un attentato di matrice neonazi.






I premi di consolazione sono andati al francese 120 Battements par Minute di Robin Campillo (Gran Premio Speciale della Giuria, praticamente una medaglia d'argento), su un gruppo di attivisti francesi anti AIDS nei primi anni Novanta, e al russo Loveless, storia di un bambino che scompare e dei suoi genitori che si stanno per separare e non gli vogliono bene (Premio della Giuria, ma solo perché non esiste un Premio Erode...).
Tra le pellicole più accreditate alla vittoria finale, Happy End di Michael Haneke è rimasto invece a bocca asciutta (sfuma, al momento, la terza Palma d'Oro al regista austriaco).

Zero tituli anche per Good Time dei fratelli Safdie - che ha sorpreso per la prova attoriale di un insolito Robert Pattinson - e per Wonderstruck di Todd Haynes - basato sul romanzo illustrato La Stanza delle Meraviglie dello scrittore e illustratore Brian Selznick (lo stesso di La Straordinaria Invenzione di Hugo Cabret, adattato da Martin Scorsese in un film vincitore di 5 Premi Oscar nel 2012), storia di due bambini che, in epoche diverse, sono alla ricerca di persone per loro importanti.
Non è improbabile che in futuro queste due pellicole riescano ad ottenere soddisfazione.

E Nicole Kidman?
Avevamo parlato di lei come della protagonista assoluta di questa edizione della kermesse (vedi qui), con ben tre film in programma e una serie Tv (vedi anche qui).
Ebbene, anche la giuria ha voluto renderle onore, con un premio speciale apposta per lei.

Bisogna dirlo: spesso non siamo d'accordo con le decisioni dei giurati nelle rassegne cinematografiche, troppo cerchiobottiste, politiche e/o faziose (ricordate Cannes 2015?).

Ma questa volta non possiamo proprio lamentarci: va bene così.




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