CINEMA A BOMBA!

martedì 13 maggio 2025

CANNES 2025. FILM IN E FUORI CONCORSO

(La locandina ufficiale del 78° Festival di Cannes). 


È di nuovo periodo di festival!
O meglio: è di nuovo il periodo del Festival per eccellenza, la seconda kermesse cinematografica più importante d'Europa.

Surclassato ormai da tempo dalla Mostra del Cinema di Venezia firmata Antonio Barbera, l'evento gestito dall'eterno direttore artistico Thierry Frémaux tenterà anche quest'anno di riprendersi la scena.

Quantomeno potrebbe rivelarsi di nuovo profetico: 12 mesi fa vennero incensati due film - Anora (Palma d'Oro) e Emilia Pérez (Premio della Giuria) - che poi sarebbero stati tra i protagonisti degli ultimi Oscar (in positivo e in negativo, rispettivamente).

Quest'anno sarà di nuovo così?
Presto per dirlo, ma scorrendo l'elenco delle opere in concorso ne troviamo alcune piuttosto interessanti (sulla carta).

In ordine sparso, ci sono: il western contemporaneo Eddington, con l'ex Joker Joaquin Phoenix contro il "romano" Pedro Pascal; il thriller Die My Love con l'inedita coppia formata da Jennifer Lawrence (Mystica degli X-Men) e Robert Pattinson (alias The Batman); il drammatico Alpha diretto dalla bionda Julia Ducournau (già palmadorata nel 2021 grazie al controverso Titane).

Soprattutto, sono presenti le ultime fatiche di due dei più grandi cineasti indipendenti contemporanei: Nouvelle Vague di Richard Linklater e La Trama Fenicia di Wes Anderson.
La prima è un metafilm sulla lavorazione dell'immortale Fino all'Ultimo Respiro di Godard; la seconda è una commedia di spionaggio con protagonisti - tra gli altri - Benicio del Toro, Bill Murray e Scarlett Johansson.

E a proposito dell'ex Vedova Nera, il suo esordio alla regia Eleonor the Great guida la selezione di Un Certain Regard.
Ma occhio ad un'altra esordiente, ovvero l'ex vampira Kristen Stewart che dirige il biografico The Chronology of Water.

Nelle altre categorie spuntano il nuovo Mission Impossible con l'immarcescibile Tom Cruise e il premio Oscar Spike Lee che in Highest 2 Lowest torna a lavorare con Denzel Washington, oltre ad Ethan Coen che con la commedia Honey Don't! sarà "orfano" del fratello Joel.

In attesa di scoprire chi verrà premiato e/o farà più scalpore, trovarte qui sotto l'elenco completo dei film in programma!


CONCORSO
Affeksjonsverdi, regia di Joachim Trier (Norvegia, Francia, Germania, Danimarca, Svezia)
O agente secreto, regia di Kleber Mendonça Filho (Brasile, Francia)
Alpha, regia di Julia Ducournau (Francia)
Die, My Love, regia di Lynne Ramsay (Stati Uniti d'America)
Dossier 137, regia di Dominik Moll (Francia)
Dva prokourora, regia di Serhij Loznycja (Paesi Bassi, Francia, Lettonia, Romania, Lituania)
Eagles of the Republic, regia di Tarik Saleh (Svezia, Danimarca, Francia)
Eddington, regia di Ari Aster (Stati Uniti d'America)
In die Sonne schauen, regia di Mascha Schilinski (Germania)
Fuori, regia di Mario Martone (Italia, Francia)
The History of Sound, regia di Oliver Hermanus (Regno Unito, Stati Uniti d'America)
Jeunes Mères, regia di Jean-Pierre e Luc Dardenne (Belgio)
Kuángyě shídài, regia di Bi Gan (Cina, Francia)
The Mastermind, regia di Kelly Reichardt (Stati Uniti d'America)
Nouvelle Vague, regia di Richard Linklater (Francia)
La Petite Dernière, regia di Hafsia Herzi (Francia)
Renoir, regia di Chie Hayakawa (Giappone, Indonesia, Filippine)
Romería, regia di Carla Simón (Spagna, Germania)
Ṣirāṭ, regia di Óliver Laxe (Spagna)
La Trama Fenicia (The Phoenician Scheme), regia di Wes Anderson (Stati Uniti d'America)
Yek tasādof-e sāde, regia di Jafar Panahi (Iran)
Zan o bačče, regia di Sa'id Rustayi (Iran)

UN CERTAIN REGARD
ʿĀʾisha lam taod qādira ʿalā al-ṭayarān, regia di Morad Mostafa (Egitto, Tunisia)
The Chronology of Water, regia di Kristen Stewart (Francia, Lettonia, Stati Uniti d'America)
La città di pianura, regia di Francesco Sossai (Italia)
Eleanor the Great, regia di Scarlett Johansson (Stati Uniti d'America)
Homebound, regia di Niraj Ghevan (India)
L'Inconnu de la Grande Arche, regia di Stéphane Demoustier (Francia, Danimarca)
Kāna yāmā kān fī Ghazza, regia di Arab e Tarzan Nasser (Palestina, Francia, Germania, Portogallo, Giordania)
Karavan, regia di Zuzana Kirchnerová (Repubblica Ceca, Slovacchia, Italia)
Love Me Tender, regia di Anna Cazavena Cambet (Francia)
Météors, regia di Hubert Charuel (Francia)
La misteriosa mirada del flamenco, regia di Diego Céspedes (Cile, Francia, Germania, Belgio)
My Father's Shadow, regia di Akinola Davies Jr. (Nigeria, Irlanda, Regno Unito)
Pillion, regia di Harry Lighton (Regno Unito)
The Plague, regia di Charlie Polinger (Stati Uniti d'America)
Un poeta, regia di Simón Mesa Soto (Colombia, Germania, Svezia)
O riso e a faca, regia di Pedro Pinho (Portogallo, Brasile, Francia, Romania)
Samāʾ bilā ʾarḍ, regia di Erige Sehiri (Tunisia, Francia, Egitto)
Testa o croce, regia di Matteo Zoppis e Alessio Rigo de Righi (Italia, Francia)
Tōi yama-nami no hikari, regia di Kei Ishikawa (Giappone)
Urchin, regia di Harris Dickinson (Regno Unito)

FUORI CONCORSO
13 jours, 13 nuits, regia di Martin Bourboulon (Francia)
La Femme la plus riche du monde, regia di Thierry Klifa (Francia, Belgio)
Highest 2 Lowest, regia di Spike Lee (Stati Uniti d'America)
Mission: Impossible-The Final Reckoning, regia di Christopher McQuarrie (Stati Uniti d'America)
Partir un jour, regia di Amélie Bonnin (Francia) - film d'apertura
La Venue de l'avenir, regia di Cédric Klapisch (Francia, Belgio)
Vie privée, regia di Rebecca Zlotowski (Francia)

CANNES PREMIÈRE
Amrum, regia di Fatih Akın (Germania)
Ástin sem eftir er, regia di Hlynur Pálmason (Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Svezia)
Connemara, regia di Alex Lutz (Francia)
Ma Frère, regia di Lise Akoka e Romane Guéret (Francia)
Magalhães, regia di Lav Diaz (Filippine, Spagna, Portogallo)
La ola, regia di Sebastián Lelio – documentario (Cile)
Orwell: 2+2=5, regia di Raoul Peck – documentario (Belgio, Stati Uniti)
Ren'ai saiban, regia di Kōji Fukada (Giappone, Francia)
Splitsville, regia di Michael Angelo Covino (Stati Uniti d'America)
Das Verschwinden des Josef Mengele, regia di Kirill Serebrennikov (Francia, Germania, Regno Unito, Spagna)

PROIEZIONI SPECIALI
Amélie et la Métaphysique des tubes, regia di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han Jin Kuang (Francia)
Arco, regia di Ugo Bienvenu (Francia)
Bono: Stories of Surrender, regia di Andrew Dominik – documentario (Stati Uniti d'America)
Dites-lui que je l'aime, regia di Romane Bohringer (Francia)
Mama, regia di Or Sinai (Israele, Polonia, Italia)
Marcel et Monsieur Pagnol, regia di Sylvain Chomet (Francia)
Qui brille au combat, regia di Joséphine Japy (Francia)
The Six Billion Dollar Man, regia di Eugene Jarecki – documentario (Stati Uniti d'America, Germania, Francia)

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
Dalloway, regia di Yann Gozlan (Francia)
Exit 8, regia di Genki Kawamura (Giappone)
Fēnglín huǒshān, regia di Juno Mak (Hong Kong)
Honey Don't!, regia di Ethan Coen (Stati Uniti, Regno Unito)
Le Roi Soleil, regia di Vincent Maël Cardona (Francia)


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mercoledì 9 marzo 2022

OSCAR 2022. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI



Sapete, a livello statistico, quale post del nostro annuale Speciale Oscar è tradizionalmente più apprezzato e letto?
Indovinato: quallo relativo alle/agli interpreti!

Se il recente verdetto dei Golden Globe può dare un'idea di chi parta in vantaggio nella corsa alle statuette, a questo giro le scelte dell'Academy potrebbero non risultare affatto scontate.

La "sfida del secolo" è ovviamente quella tra due dive tra le nostre preferite in assoluto: l'australiana Nicole Kidman (già memorabile in Bombshell) e colei che molti considerano la sua erede, Jessica Chastain.
La prima è leggermente favorita; la seconda è alla terza nomina, dopo due "scippi" clamorosi e ingiusti (nel 2012 e nel 2013, ricordate?).
Questa sarà la volta buona?

Entrambe dovranno guardarsi dall'ex vampira Kristen Stewart (quotatissima grazie al proprio ritratto di Lady Diana Spencer nell'omonimo biopic), mentre le già oscarizzate Olivia Colman e Penelope Cruz fungono da outsider.

Tra le non protagoniste, i riflettori sono puntati su Ariana DeBose: attrice afro, ma di lontane origini italiane, è in lizza col nuovo West Side Story firmato Steven Spielberg (la sua compagna di pellicola Rachel Zegler non è invece riuscita ad ottenere la candidatura, benché entrambe siano state incensate coi Globes).

A contenderle la stauetta ci sono Kristen Dunst (quanto tempo è passato dai primi Spider-Man!) e soprattutto Aunjanue Ellis, in gara con un'altra opera biografica, incentrata sulla vera storia delle sorelle Williams, campionesse di tennis.

Per lo stesso film sportivo potrebbe fare il bis un ex Principe (di Bel Air) diventato King (Richard).
Stiamo parlando ovviamente di Will Smith, ma la star di Independence Day e Suicide Squad si trova sul cammino due colleghi britannici pronti a dargli filo da torcere: da un lato Andrew Garflied, dall'altro Benedict Cumberbatch.

L'ex (?) Spider-Man ha raccolto il plauso della critica internazionale col musicale Tick, Tick... Boom! (l'ennesimo biopic in concorso), mentre il Dottor Strange - che avevamo incontrato a Venezia un po' di anni fa, per chi se lo fosse dimenticato - gareggia col favoritissimo Il Potere del Cane.

E proprio in merito allo psico-western diretto da Jane Campion, va registrato un derby fratricida tra comprimari: Kodi Smit-McPhee (un Globo d'Oro anche per lui a gennaio) contro il collega Jesse Plemons.
Ma tra i due litiganti il terzo potrebbe godere, e questi potrebbe forse essere J.K. Simmons, già oscarizzato per il bellissimo Whiplash.

Insomma, le quattro competizioni sembrano sulla carta abbastanza equilibrate.
Chi la spunterà?
Leggete tutte le nomination qui sotto e scatenatevi coi pronostici!


Migliore attrice protagonista
Nicole Kidman - A Proposito dei Ricardo
Jessica Chastain - Gli Occhi di Tammy Faye
Olivia Colman - La Figlia Oscura
Penélope Cruz - Madres Paralelas
Kristen Stewart - Spencer


Migliore attore protagonista
Javier Bardem - A Proposito dei Ricardo
Benedict Cumberbatch - Il Potere del Cane
Andrew Garfield - Tick, Tick... Boom!
Will Smith - Una Famiglia Vincente (King Richard)
Denzel Washington - Macbeth


Migliore attrice non protagonista
Jessie Buckley - La Figlia Oscura
Ariana DeBose - West Side Story
Judi Dench - Belfast
Kirsten Dunst - Il Potere del Cane
Aunjanue Ellis - Una Famiglia Vincente (King Richard)


Migliore attore non protagonista
Ciarán Hinds - Belfast
Troy Kotsur - I Segni del Cuore
J.K. Simmons - A Proposito dei Ricardo
Jesse Plemons - Il Potere del Cane
Kodi Smit-McPhee - Il Potere del Cane


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domenica 12 settembre 2021

VENEZIA 2021. IL RILANCIO DEL CINEMA PARTE DALLE DONNE?







Dall'alto: Audrey Diwan con il Leone d'Oro; Jane Campion premiata come migliore regista; il discorso di ringraziamento di Paolo Sorrentino; Michelangelo Frammartino solleva il Premio Speciale della Giuria. 




Sorpresa: a vincere la 78a edizione della Mostra del Cinema di Venezia sono state le donne.

Il Leone d'Oro infatti è stato assegnato al film L'Evénement - storia di un aborto nella Francia anni Sessanta - della regista d'Oltralpe di origini libanesi Audrey Diwan.

Ma non solo: il premio per la migliore regia è andato alla veterana Jane Campion - che al Lido ha portato l'acclamato western The Power of the Dog -, mentre quello per la sceneggiatura se l'è preso l'esordiente Maggie Gyllenhaal - la celebre attrice, sorella di Jake Gyllenhaal, ha adattato per il grande schermo un romanzo di Elena Ferrante.

Tra le attrici si è imposta Pénelope Cruz (sconfitta Kristen Stewart, data tra le favorite della vigilia), che ha sbaragliato in glamour i colleghi maschi: tra gli attori si è imposto il filippino John Arcilla, che ha battuto la concorrenza, tra gli altri, dei più quotati e famosi Toni Servillo e Benedict Cumberbatch.

L'Italia esce bene dalla cerimonia di premiazione, sebbene rimanga l'amaro in bocca per la mancata affermazione di Paolo Sorrentino.

Il suo applauditissimo E' stata la mano di Dio si è dovuto accontentare del Leone d'Argento-Gran Premio della Giuria e del riconoscimento a Filippo Scotti come miglior attore emergente.

La sorpresa maggiore della serata, per il nostro Paese, è stata la premiazione di Michelangelo Frammartino per il suo interessante Il Buco, Premio Speciale della Giuria.

Gli sconfitti di questa edizione della Mostra non dovrebbero prendersela più di tanto, però: la qualità media si è dimostrata piuttosto alta, grazie ad un'attenta e azzeccata selezione delle pellicole effettuata da Alberto Barbera & C.

E in fondo le scelte di una giuria sono pur sempre scelte personali.

Rispetto agli anni scorsi, è difficile pensare che il film che ha conquistato il Leone d'Oro quest'anno possa avere chance da Oscar (com'era successo agli ultimi vincitori: La Forma dell'Acqua, Roma, Joker, Nomadland).

Tuttavia la voglia di rilanciare i film nelle sale ha spinto le grandi case di produzione a proporre al Lido opere ambiziose, alcune delle quali - pensiamo a Dune di Denis Villeneuve, Spencer di Pablo Larraín, The Last Duel di Ridley Scott, Last Night in Soho di Edgar Wright, The Power of the Dog di Jane Campion, The Last Daughter di Maggie Gyllenhaal, The Card Counter di Paul Schrader, Madres paralelas di Pedro Almodóvar, E' stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, Freaks Out di Gabriele Mainetti, America Latina dei fratelli D'Innocenzo, La Scuola Cattolica di Stefano Mordini - potrebbero avere appena iniziato la loro strada verso altri traguardi importanti e prestigiosi.

Abbiamo come l'impressione che di molte di queste sentiremo ancora parlare a lungo.

E il nostro augurio è che da Venezia divampi la voglia di tornare a vedere un bel film al cinema.

Sarebbe il risultato più significativo che questa notevole edizione della Mostra del Cinema possa raggiungere.

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mercoledì 1 settembre 2021

VENEZIA 2021. IL GRANDE CINEMA PROVA A RIPARTIRE DAL LIDO




Dall'alto: Denis Villeneuve sul set di Dune; Pedro Almodóvar con il cast di Madres Paralelas; Jane Campion sul set di The Power Of The Dog; Paolo Sorrentino, regista di È stata la mano di Dio.. 


Che l'edizione della Mostra di Venezia numero 78 potesse essere molto promettente lo si era capito già con l'annuncio della giuria, che può fregiarsi dei due registi che hanno trionfato nelle ultime due edizioni degli Oscar: Bong Joon-ho (presidente , autore di Parasite) e Chloé Zhao (suo Nomadland, che l' anno scorso si era aggiudicato anche il Leone d'Oro).

Ma che possa essere memorabile lo si è capito scorrendo il programma.

Il titolo che balza maggiormente all'occhio è Dune (fuori concorso), faraonica trasposizione del romanzo fantascientifico di Frank Herbert, che già nel 1984 David Lynch aveva portato sullo schermo (con tanta visionarietà, poca fortuna e molte polemiche).

Questa volta tocca a Denis Villeneuve - non nuovo a reboot: si veda Blade Runner: 2049 - che può avvalersi di un cast di sicuro impatto, anche tra i giovanissimi (per la presenza di Timothée Chalamet e Zendaya).

Sempre fuori concorso troviamo The Last Duel di Ridley Scott, di ambientazione medioevale, con il ritorno della coppia Matt Damon - Ben Affleck (vincitori di un Oscar in coppia per Will Hunting-Genio Ribelle).

Ad essere sinceri, del regista inglese si aspettava maggiormente House of Gucci, ambiziosa e molto attesa versione dell'omicidio di Maurizio Gucci con Lady Gaga, Adam Driver, Al Pacino, Jeremy Irons, Salma Hayek e Jared Leto: ma tant'è...

Noi siamo molto curiosi per Last Night In Soho di Edgar Wright: il regista di veri e propri cult quali Hot Fuzz, Scott Pilgrim Vs. The World, Baby Driver questa volta si cimenta in un genere per lui nuovo, il thriller/horror.

Sempre al di fuori del concorso troviamo altre opere interessanti: l'ennesimo seguito di Halloween (probabilmente un pretesto per omaggiare Jamie Lee Curtis, Leone d'Oro alla carriera insieme a Roberto Benigni), il western Old Henry, la trasposizione filmica del Premio Strega La Scuola Cattolica di Edoardo Albinati, l'anteprima della serie Tv Stories From A Marriage - tratta dalla serie e dal film omonimi di Ingmar Bergman, con il ritorno della coppia d'oro Jessica Chastain-Oscar Isaac (vi ricordate A Most Violent Year?) -, i documentari su Fabrizio De André, Leonard Cohen, Ezio Bosso, Bruno Corbucci (con Quentin Tarantino, ovviamente).


Segnaliamo nella sezione Orizzonti, che presenta spesso lavori molto meritevoli, Il Paradiso del Pavone di Laura Bispuri, regista dallo sguardo originale.

Vedremo invece come se la cava all'esordio dietro alla macchina da presa la showgirl Simona Ventura: al Lido porta il documentario Le Sette Giornate di Bergamo sulla costruzione di un ospedale durante le prime fasi della pandemia.

Dune a parte, i fiori all'occhiello della Mostra di quest'anno, sono però in concorso.

La kermesse verrà aperta dal nuovo lavoro di Pedro Almodóvar, cineasta che non lasci mai indifferenti e che si cimenta ancora una volta con una storia tutta la femminile, con un cast capitanato da Penélope Cruz: Madres Paralelas, che narra di due madri alle prese con la propria gravidanza inattesa.

Ci sono grandi aspettative riguardo a Spencer, biopic che il cileno Pablo Larraín (già autore di Neruda e soprattutto di Jackie su Jacqueline Bouvier Kennedy) ha dedicato a Lady Diana Spencer: gli occhi saranno puntati tutti sull'interpretazione di Kristen Stewart.

5 sono le donne registe presenti in competizione, ma le piuù attese sono la grande Jane Campion e Maggie Gyllenhaal.

La prima presenta un western con Benedict Cumberbatch, The Power Of The Dog, tratto dall'omonimo romanzo del riscoperto Thomas Savage (il film spingerà a farlo conoscere ad un pubblico maggiore?), che parla di due fratelli in lotta nel Montana degli anni Venti del Novecento.

Anche la seconda, attrice al suo esordio dietro alla macchina da presa, ha scelto di trasporre un libro: questa volta si tratta di La Figlia Oscura di Elena Ferrante (ma perché in inglese è stato reso come The Lost Daughter?).

Nel cast, il Premio Oscar Olivia Colman, Dakota Johnson ( A Bigger Splash) e la nostra Alba Rohrwacher (Coppa Volpi nel 2014).


Nutrita la rappresentanza degli italiani.

Mario Martone presenta Qui Rido Io, incentrato sulla figura di Eduardo Scarpetta, grande attore e autore teatrale e padre naturale di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo (non riconosciuti), impersonificato da Toni Servillo.

Interessante sembra Il Buco di Michelangelo Frammartino, sugli scopritori piemontesi della seconda grotta più profonda del mondo, l’Abisso di Bifurto nel Pollino, in Calabria.

E poi ci sono tre film che sono altrettanti assi che ha calato il direttore della Mostra Alberto Barbera.

È stata la mano di Dio è il nuovo lavoro di Paolo Sorrentino ( La Grande Bellezza) ed è una sorta di autobiografia dell'autore, colpito in giovinezza da un grave lutto.

America Latina è il terzo lungometraggio di Damiano e Fabio D'Innocenzo, a un solo anno dall'acclamato Favolacce.

Riserbo, finora, sulla trama; la presenza di Elio Germano promette bene, quella del comico ligure Maurizio Lastrico incuriosisce.

Quello che alla vigilia si presenta come il film più rutilante della rassegna è Freaks Out, opera seconda di Gabriele Mainetti su un gruppo di fenomeni da baraccone durante la Seconda Guerra Mondiale.

Aspettiamo al varco il regista romano "di genere" per vedere se riuscirà a bissare il successo di Lo Chiamavano Jeeg Robot (noi speriamo di sì).

Insomma, da 10 anni Alberto Barbera porta al Lido film strepitosi - citiamo, tra gli altri, The Master, Gravity, Birdman, Spotlight, La La Land, Animali Notturni, La Battaglia di Hacksaw Ridge, La Forma dell'Acqua, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, First Man, La Ballata di Buster Scruggs, La Favorita, Roma, Opera senza Autore, A Star Is Born, Joker, Nomadland.

Le premesse ci sono tutte affinché anche stavolta i riflettori del mondo cinematografico siano puntati sul capoluogo veneto: il cinema ha bisogno di un grande rilancio per superare la crisi pandemica e questa edizione della Mostra di Venezia potrebbe portare quell'entusiasmo che tanto serve per rilanciare il settore.

Viva il cinema! Viva Venezia!


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martedì 10 novembre 2015

I CLASSICI: ON THE ROAD, UNA VERSIONE CHE FA POCA STRADA (E VA FUORI STRADA)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2012
140'
Regia: Walter Salles
Interpreti: Sam Riley, Garrett Hedlund, Kristen Stewart, Kirsten Dunst, Tom Sturridge, Viggo Mortensen, Amy Adams, Terrence Howard, Steve Buscemi.


Fine anni Quaranta - inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso.
Dean Moriarty/Neal Cassady (Hedlund) è un giovane sballato che vuole vivere una vita piena di esperienze di ogni tipo tra sesso, alcool, droghe, musica (jazz, soprattutto), schifando tutto ciò che egli reputa "borghese".
La sua irrequietezza affascina l'aspirante scrittore Sal Paradise/Jack Kerouac (Riley), che verrà coinvolto nei suoi vagabondaggi senza meta da una parte all'altra del Nord America.
Il racconto delle loro esperienze diventerà un libro (indovinate quale).

Sulla Strada (On The Road), romanzo simbolo della Beat Generation, è del 1957.
Poco dopo la sua pubblicazione, l'autore propose a Marlon Brando - che pochi anni prima aveva vinto l'Oscar come miglior attore protagonista per Fronte Del Porto - di acquistarne i diritti e farne un film con lui stesso nella parte di Sal e il divo nella parte di Dean.

Non se ne fece nulla; ma questi furono rilevati da Francis Ford Coppola nel 1979, stesso anno dell'uscita del suo epocale Apocalypse Now.

Le traversie produttive per portare sullo schermo il libro furono lunghe e numerose e non portarono a niente, fino a quando non si decise di affidare definitivamente la regia al cineasta brasiliano Walter Salles, dopo che Coppola aveva visto I Diari Della Motocicletta con Gael García Bernal (quello di No, per intenderci).

L'adattamento cinematografico finalmente venne alla luce e venne presentato in anteprima a Cannes 2012.
Dopo averlo visto anche noi, possiamo tranquillamente affermare che Sulla Strada è davvero un'altra cosa.

Anche lasciando da parte lo stile letterario di Kerouac - la sua "prosa spontanea" dal ritmo jazz caratterizzata da espressioni gergali, molte ripetizioni, pochi ritorni a capo, punteggiatura minima - purtroppo dobbiamo notare che non si è riuscito a trasporre neppure la vitalità del libro nella sua versione filmica, piuttosto patinata e molto poco beat.

Le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d'artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno «Oooooh!», scrive ad un certo punto l'autore.

Ma nel film i personaggi non bruciano per niente; anzi, sono piuttosto tiepidini.
E non per colpa degli attori (tra l'altro neppure somiglianti a coloro che hanno ispirato il romanzo) - i giovani Garrett Hedlund, Tom Riley, Tom Sturridge e Kristen Stewart (post Twilight) e i veterani Viggo Mortensen, Kirsten Dunst, Amy Adams e Steve Buscemi - che se la cavano pur tra (troppe) scene di nudo e sesso, ridicole e francamente evitabili, più pensate a solleticare il voyeurismo degli spettatori piuttosto che a descrivere il desiderio di liberazione sessuale del tempo.

Il problema sta proprio nell'adattamento.
Perché Salles ha attinto in parte al romanzo e in parte alla sua molto meno conosciuta bozza originale?
Il risultato è spiazzante, di una grande confusione, anche perché le due versioni differiscono in diversi punti (nella prima stesura, per esempio, i nomi dei protagonisti ricalcavano quelli degli amici di Kerouac, Sal vive con la madre anziché con la zia; inoltre non coincidono né l'incipit del manoscritto di Sal né la scena del primo incontro con Dean e Marylou).

E soprattutto, perché c'è così poca strada in una pellicola che si ispira a un libro che si intitola Sulla Strada?
I lunghi viaggi descritti da Kerouac vengono liquidati con qualche inquadratura in movimento dei paesaggi - una cosa stile filmini delle vacanze, ma con più pretese - e nel film sembrano solo goliardiche scampagnate fatte senza curiosità e passione, meri spostamenti da una località all'altra.

Dove sono finite le interminabili highway in mezzo al nulla, le città in fermento?
Dov'è finita la fraternità della strada, la generosità delle persone che offrono un passaggio in cambio di una bella chiacchierata o soltanto per avere un po' di compagnia?
Dove sono le storie della strada?

On The Road sembra un film scritto e diretto da qualcuno che non ha letto il romanzo d'origine o se l'ha fatto non l'ha minimamente capito.

Insomma, abbiamo la conferma che Jack Kerouac - pur essendo fonte di ispirazione per chi è in cerca di avventure ed emozioni forti (ne avevamo già parlato a proposito di Valley Uprising) - è un autore difficilmente trasponibile al cinema.

Persino Salles - che pure aveva al suo attivo due acclamati road movie come Central do Brasil e il già citato film sul giovane Ernesto Che Guevara - è finito... fuori strada!

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