CINEMA A BOMBA!

giovedì 14 marzo 2024

DUNE - PARTE 2, L'INFLUENCER DEL PIANETA DESERTICO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2024
165'
Regia: Denis Villeneuve
Interpreti: Timothée Chalamet, Zendaya, Austin Butler, Rebecca Ferguson, Javier Bardem, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Charlotte Rampling, Christopher Walken, Florence Pugh, Léa Seydoux, Anya Taylor-Joy.


A seguito delle vicende narrate nella prima parte, i sopravvissuti di Casa Atreides - Paul (Chalamet) e sua madre Jessica (Ferguson), con in grembo la secondogenita Alia (Taylor-Joy) - si sono uniti ai guerrieri Fremen guidati dal coraggioso Stilgar (Bardem).

Il giovane principe si lega alla fiera Chani (Zendaya) e preparara la propria vendetta contro i perfidi Harkonnen, il cui Barone (Skarsgård) ha indentificato come proprio erede il violento e disturbato Feyd-Rautha (Butler).
E qual è il ruolo dell'imperatore (Walken), di sua figlia Irulan (Pugh) e della strega Mohiam (Rampling) nella vicenda?


Per descrivere questa pellicola, c'è chi ha tirato in ballo L'Impero Colpisce Ancora, il primo seguito della saga di Star Wars, chi invece Le Due Torri, secondo capitolo della trilogia de Il Signore degli Anelli.
Paragoni azzardati?

Non del tutto, per diverse ragioni: Dune-Parte 2 è più ricco di azione rispetto al precedente, i protagonisti e le loro motivazioni sono sviluppati e approfonditi, nuovi personaggi vengono introdotti e, benché il grosso dell'intreccio narrativo venga risolto, rimane aperta - anzi, spalancata - la porta a una terza parte (con ogni probabilità basata sul secondo romanzo del romanziere-ideatore Frank Herbert).

L'ambizioso e visionario Denis Villeneuve rinuncia almeno in parte al lirismo contemplativo che appesantiva un po' il primo capitolo, accelerando il ritmo e indugendo maggiormente sui combattimenti, splendidamente coreografati.
Non che abbia trasformato l'opera in un blockbuster "picchiatutto": i momenti di riflessione non mancano e sono piuttosto profondi.

Tra le righe del racconto c'è una critica mica tanto velata al potere (religioso, politico, economico) e soprattuto un'analisi alquanto cruda del fanatismo.
Paul è un messia riluttante, un giovane uomo animato da buone intenzioni e sinceramente affezionato ai propri amici, il che però non gli impedisce di sfruttare la loro supersitizione a proprio vantaggio.

In questo personaggio complesso (bravo Chalamet nell'esprimerne l'ambiguità etica) non è difficile individuare uno specchio della nostra società, dominata da pletore di influencer, divi, uomini (o donne) "forti" al comando, tutte/i accompagnati da un'idolatria che finisce per fomentare ego ipertrofico e culto della personalità.

Entrano a far parte del cast, tra gli altri, gli emergenti Butler (vincitore di un Golden Globe l'anno scorso), Pugh (già vista in Black Widow e Oppenheimer) e Taylor-Joy (la ricordate in The Northman?), mentre tra i "confermati" stavolta hanno più spazio Bardem e Zendaya (la MJ degli ultimi Spider-Man è praticamente una co-protagonista).

Come sempre notevoli i contributi tecnici, specie scenografie, costumi e fotografia (la battaglia nell'arena in bianco e nero è visivamente suggestiva), ma le musiche di Hans Zimmer - che la volta scorsa si aggiudicarono addirittura un Oscar! - continuano a sembrarci fastidiosamente assordanti.

Accantonati i tempi laschi di Blade Runner 2049 (un'altra controversa pellicola del regista canadese) e del precedente Dune - Parte 1, Villeneuve ha trovato il passo giusto e firmato quello che facilmente può essere considerato il suo capolavoro.

I fan della serie letteraria di Herbert possono dormire sonni tranquilli: la loro opera preferita è in buone mani.


[PS: ai cinefili più attenti non sfuggirà un omaggio esplicito al mitico David Lynch, il primo ad adattare Dune per il grande schermo esattamente 40 anni fa (battendo sul tempo Alejandro Jodorowsky, se ricordate); vi invitiamo a scovarlo, suggerendovi di aguzzare la vista e sopratutto prestare... orecchio.]


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lunedì 21 marzo 2022

OSCAR 2022. NOMINATION: FILM E REGIA



Come ogni anno ci chiediamo chi vincerà la serata delle stelle di Hollywood.

A volte è facile pronosticare il trionfatore; altre volte è più difficile.

Ecco: questo è uno di quegli anni.

Tanti sono infatti i pretendenti (ben 10!), ognuno rappresentante di un certo tipo di cinema.

C'è il kolossal fantascientifico ( Dune), il musical (West Side Story), il noir (Nightmare Alley), il western (The Power of the Dog), la commedia satirica (Don't Look Up), il film "black" (King Richard), il film indie (CODA), il film storico in bianco e nero semi-autobiografico (Belfast), il film drammatico "esotico" (stavolta tocca al giapponese Drive My Car), il film sentimental-nostalgico (Licorice Pizza).

Di questi, alcuni sono passati per i prestigiosi festival europei - Venezia (le pellicole di Denis Villeneuve e Jane Campion) e Cannes (il rappresentante nipponico) - altri sono produzioni della piattaforma streaming Netflix (Il Potere del Cane, Don't Look Up), mentre gli altri hanno avuto alterne vicende ai botteghini (per esempio: buoni incassi per l'ambiziosa opera di Villeneuve, scarsi per il vivace musical targato Spielberg, deludenti per l'affascinante Nightmare Alley di Guillermo del Toro).

La qualità? Piuttosto alta.

Molti non avranno mai sentito parlare di alcuni dei film candidati o non li avranno reputati degni di grande attenzione; ma forse è meglio così: in caso di vittoria (a sorpresa) dei titoli più sconosciuti c'è la possibilità di scoprirli o di apprezzare qualche cineasta non propriamente mainstream.

E' un piacere quindi trovare, tra i migliori registi, Paul Thomas Anderson (degno erede del grande Robert Altman), il misconosciuto ma talentuoso Ryūsuke Hamaguchi e la troppo spesso sottovalutata Jane Campion a fianco di colleghi più popolari quali l'eclettico Kenneth Branagh e il leggendario Steven Spielberg.

Categoria piuttosto interessante, anche se si fanno notare le assenze di Denis Villeneuve e Guillermo del Toro - assenze che penalizzano le rispettive opere nell'affollata competizione per il premio più prestigioso.

Chi uscirà quindi vincitore dalla Notte degli Oscar?

Ma soprattutto: è così importante proclamare un vincitore?

In questo periodo il cinema sta attraversando uno dei periodi più neri della sua storia.

Godiamoci la Settima Arte in tutte le sue sfaccettature e riscopriamo il piacere di vedere film diversi tra di loro: è più divertente.

Qui di seguito vi riportiamo i candidati per il miglior film e la migliore regia dell'edizione numero 94 dei Premi Oscar.


Miglior film:


Belfast, regia di Kenneth Branagh



CODA-I Segni del Cuore, regia di Sian Heder




Don't Look Up, regia di Adam McKay



Drive My Car, regia di Ryūsuke Hamaguchi



Dune, regia di Denis Villeneuve



Una Famiglia Vincente (King Richard), regia di Reinaldo Marcus Green



Licorice Pizza, regia di Paul Thomas Anderson



Nightmare Alley-La Fiera delle Illusioni, regia di Guillermo del Toro



The Power of the Dog-Il Potere del Cane, regia di Jane Campion



West Side Story, regia di Steven Spielberg



Miglior regia:

Kenneth Branagh - Belfast

Ryūsuke Hamaguchi - Drive My Car

Paul Thomas Anderson - Licorice Pizza

Jane Campion - Il Potere del Cane

Steven Spielberg - West Side Story



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sabato 5 marzo 2022

OSCAR 2022. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM INTERNAZIONALE, SCENEGGIATURE

Dall'alto: le locandine di Luca di Enrico Casarosa, E' stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, Dune di Denis Villeneuve. 




L'Italia, in questa edizione degli Oscar, è ben rappresentata.

Abbiamo già visto che il toscano Massimo Cantini Parrini è in competizione per i migliori costumi.

Ma fortunatamente non è l'unico: per il miglior film internazionale è candidato il campano Paolo Sorrentino, mentre tra i film d'animazione spunta il nome del ligure Enrico Casarosa.

Entrambi sono alla seconda nomination: il primo se l'era guadagnata nel 2014 per La Grande Bellezza, poi vincitrice della stautetta; ci riprova ora con E' stata la mano di Dio, dopo il successo nella Mostra di Venezia 2021.

Il secondo ci è arrivato con il delizioso Luca, dopo essere stato nominato nel 2012 per il cortometraggio animato La Luna, che non aveva vinto (ci era però piaciuto molto).

La concorrenza per i due cineasti nostrani è temibile.

Tra i film internazionali il favorito è il giapponese Drive My Car, ma occhio anche a Flee, incredibilmente candidato anche come miglior documentario e miglior film d'animazione.

In quest'ultima categoria il disneyano Encanto, più di tutti, gode i favori del pronostico.

Un po' di Italia c'è anche tra le sceneggiature, in particolare tra quelle non originali: Maggie Gyllenhaal è in lizza per The Lost Daughter, suo esordio alla regia, tratto da un romanzo di Elena Ferrante.

Ha buone chance: non c'è nella categoria un chiaro favorito (si prevede che i film di Campion, Villeneuve e Hamaguchi potrebbero già vincere in altri ambiti e ciò lascerebbe spazio ad una pellicola che negli USA è stata più apprezzata che a Venezia, dove pure aveva vinto il premio proprio per il migliore script).

Tra le sceneggiature originali troviamo un peso massimo: Paul Thomas Anderson.

Con quelle di questa edizione è a quota 11 nomination - incredibile ma vero: uno degli autori più acclamati e originali di Hollywood non ha mai vinto l'ambita statuetta. Che sia finalmente la volta buona?

Adam McKay e Kenneth Branagh, tuttavia, sono avversari agguerriti, che potrebbero prevalere se i rispettivi film dovessero deludere nelle altre categorie.

Qui di seguito vi abbiamo indicato i film che si sfideranno: si profilano sfide appassionanti e imprevedibili.

I colpi di scena potrebbero esserci. Eccome.



Miglior film d'animazione

Encanto, regia di Byron Howard e Jared Bush

Flee (Flugt), regia di Jonas Poher Rasmussen

Luca, regia di Enrico Casarosa

I Mitchell contro le macchine (The Mitchells vs the Machines), regia di Mike Rianda e Jeff Rowe

Raya e l'ultimo drago (Raya and the Last Dragon), regia di Don Hall e Carlos López Estrada


Miglior film internazionale

Drive My Car (Doraibu mai kā), regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone)

Flee (Flugt), regia di Jonas Poher Rasmussen (Danimarca)

È stata la mano di Dio, regia di Paolo Sorrentino (Italia)

Lunana: a Yak in the Classroom, regia di Pawo Choyning Dorji (Bhutan)

La persona peggiore del mondo (Verdens verste menneske), regia di Joachim Trier (Norvegia)


Migliore sceneggiatura originale

Kenneth Branagh - Belfast

Adam McKay, soggetto di Adam McKay e David Sirota - Don't Look Up

Zach Baylin - Una famiglia vincente - King Richard (King Richard)

Paul Thomas Anderson - Licorice Pizza

Eskil Vogt e Joachim Trier - La persona peggiore del mondo (Verdens verste menneske)


Migliore sceneggiatura non originale

Sian Heder - I segni del cuore (CODA)

Ryusuke Hamaguchi e Takamasa Oe - Drive My Car (Doraibu mai kā)

Jon Spaihts e Denis Villeneuve e Eric Roth - Dune (Dune: Part One)

Maggie Gyllenhaal - La figlia oscura (The Lost Daughter)

Jane Campion - Il potere del cane (The Power of the Dog)


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giovedì 21 ottobre 2021

I DOC: JODOROWSKY'S DUNE, IL PIU' AMBIZIOSO FILM MAI REALIZZATO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



Francia/USA, 2013
90'
Regia: Frank Pavich
Con: Alejandro Jodorowsky, Michel Seydoux, H.R. Giger, Chris Foss, Nicolas Winding Refn, Amanda Lear, Richard Stanley, Brontis Jodorowsky


Immaginate.

Un regista visionario, un vero surrealista, che voleva fare un film nel quale gli spettatori potessero provare le sensazioni che si hanno quando si assume LSD.

Un romanzo cult (Dune di Frank Herbert) considerato infilmabile per ricchezza di suggestioni, complessità, spiritualità, trama e numero di personaggi - tanto difficle da trasporre sullo schermo che perfino un regista talentuoso come Denis Villeneuve, con i sofisticati effetti speciali a disposizione al giorno d'oggi e con un budget da kolossal, ha avuto difficolta a realizzare (eppure il suo Dune ne è una buona versione).

Un cast che comprendeva attori noti come David Carradine (della serie Tv anni Settanta Kung Fu; poi Bill nel Kill Bill di Quentin Tarantino) e Udo Kier (della Factory di Andy Warhol; caratterista visto, tra gli altri, in Iron Sky), l'adolescente figlio del regista e gente del calibro del pittore superstar Salvador Dalì, del grande regista Orson Welles, del frontman dei The Rolling Stones Mick Jagger e persino di Amanda Lear!

Una colonna sonora firmata dai Pink Floyd.

Uno storyboard - cioè la rappresentazione preliminare in immagini delle scene da girare - con i disegni del geniale fumettista francese Jean Giraud "Moebius" e degli illustratori Chris Foss e H.R. Giger.

Un film che, nelle intenzioni dei "Guerrieri Spirituali" - cioè delle persone coinvolte nella realizzazione della pellicola -, avrebbe dovuto essere profetico e cambiare la storia del cinema.

Che capolavoro il Dune diretto da Alejandro Jodorowsky!

Peccato solo che non si fece mai.

Questo interessantissimo documentario ce ne mostra la storia.



Quando nel 1974 il regista cileno naturalizzato francese (e dal cognome ucraino) iniziò a mettere mano al progetto, egli aveva alle spalle tre film molto controversi - Fando Y Lis e soprattutto l'atipico western El Topo e il grottesco La Montagna Sacra.

Il successo (si può dire underground) di questi ultimi due lo spinse a cimentarsi in un'impresa sommamente ambiziosa e un po' megalomane.

Assicuratosi la collaborazione dei grossi nomi che abbiamo citato prima, pronto a iniziare le riprese, incassati i complimenti dagli studios per l'ottimo lavoro svolto in fase di storyboard (recapitato preliminarmente), Jodorowsky ricevette però una bella mazzata: nessun grosso produttore si dimostrò disposto a finanziare un progetto così faraonico e soprattutto ad affidarlo ad un regista così poco hollywoodiano.

Così il progetto naufragò, con sommo dispiacere di quanti vi erano coinvolti.

Ma non tutto andò perduto.

Le immagini dello storyboard furono riciclate da Jodorowsky e Moebius nella miniserie fantascientifica a fumetti L'Incal, ma servirono anche da ispirazione per pellicole quali Star Wars, Alien, Flash Gordon, Blade Runner, Dune di David Lynch, I Dominatori dell'Universo.

Senza contare che Chris Foss ha poi collaborato a molti successi hollywoodiani (Superman, Alien, A.I.-Intelligenza Artificiale, Guardiani della Galassia), mentre H.R. Giger ha legato il suo nome agli effetti speciali della saga di Alien, arrivando a vincere un Oscar per il capostipite.

Insomma, l'impatto del Dune di Jodorowsky fu grandissimo: senza di esso la fantascienza al cinema sarebbe stata molto diversa.

E chissà cosa sarebbe successo, se solo fosse stato realizzato...



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domenica 10 ottobre 2021

DUNE, LE NOUVEAU PARFUM BY DENIS VILLENEUVE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA/Ungheria/Canada, 2021
155'
Regia: Denis Villeneuve
Interpreti: Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac, Zendaya, Josh Brolin, Jason Momoa, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Charlotte Rampling, Javier Bardem


Arrakis (detto Dune) è un pianeta desolato, arido, popolato da vermoni giganteschi e voraci e dal selvaggio e fiero popolo dei Fremen.

Ma è anche pieno di spezia, una sostanza necessaria per i viaggi interstellari e quindi di vitale importanza per l'impero intergalattico.

Per volere dell'Imperatore, lo sfruttamento del pianeta passa dalla crudele casata degli Harkonnen - guidata dal Barone Vladimir (Skarsgård) e dal suo braccio destro Rabban (Bautista) - a quella degli Atreides.

Questa è composta dal Duca Leto (Isaac), dalla moglie Lady Jessica (Ferguson) - che fa parte della misteriosa sorellanza delle Bene Gesserit - e dal loro gracile erede Paul (Chalamet), che fa strani sogni ricorrenti nei quali vede una ragazza Fremen (Zendaya) e terribili avveninenti (probabilmente futuri).

Tale decisione porterà ad una sanguinosa guerra tra le due famiglie, tra intrighi di potere, interessi economici, rivalità personali.

La popolazione locale, intanto, pensa che finalmente sia giunto il salvatore che li libererà dalla schiavitù.



Presentato in anteprima alla 78a Mostra del Cinema di Venezia - dove era il titolo più atteso della vigilia - Dune è l'adattamento cinematografico del noto omonimo romanzo di fantascienza di Frank Herbert, parte di una fortunata saga.

Per molti anni l'opera di Herbert è stata considerata infilmabile, sia per il numero di effetti speciali che sarebbero stati necessari per ricrearne l'articolato mondo, sia per la complessità della trama e per il numero di personaggi, sia sulla difficoltà di rendere i tanti monologhi interiori che ne caratterizzano la narrazione.

A cimentarsi nella (difficile) trasposizione per il grande schermo del complesso libro ci avevano già provato Alejandro Jodorowsky nel 1975 - con un visionario e ambizioso progetto che purtroppo non vide mai la luce e che avrebbe dovuto contare sulla presenza di Salvador Dalì, Mick Jagger e Orson Welles come attori e del disegnatore Moebius e dei Pink Floyd come collaboratori; ne rimane solo uno storyboard e un documentario che ne parla - e David Lynch - che nel 1984 ne firmò una versione non particolarmente fedele, massacrata dagli interventi della produzione e che si rivelò un flop al botteghino (salvo poi assumere negi anni lo status di cult).

La serie di libri è stata comunque costante fonte di ispirazione per diversi autori - tra i quali George Lucas per il suo storico Star Wars e per la conseguente saga di successo, che ha attinto ai romanzi e ai disegni preparatori del Dune di Jodorowsky.

Villeneuve aveva in mente già da tempo idee per trasferire sullo schermo lo spirito e l'immaginario dei romanzi herbertiani, da lui molto apprezzati.

Il risultato è un film tutto sommato fedele al materiale originario, sebbene limitato ad una parte del primo romanzo della saga e con qualche limite.

La descrizione del fantasioso mondo di Dune occupa gran parte del film: molto suggestiva e affascinante, attenta anche ai minimi particolari, essa però rallenta la narrazione, già caratterizzata da scarni dialoghi e lunghi silenzi (intendiamoci: questi non sono necessariamente dei difetti), con lunghi piani sequenza.

Le ripetute immagini di tramonti e albe nel deserto, poi, con vesti svolazzanti e il volto glam di una Zendaya con insoliti occhi azzurri, danno a lungo andare l'impressione quasi di trovarsi di fronte ad una insistente pubblicità di profumi.

La colonna sonora di Hans Zimmer è straniante e ricorda quella "industriale" di Ludwig Göransson per Tenet, non risultando tuttavia eccessivamente invadente.

La fotografia, la scenografia e i costumi sono sontuosi, adatti ad un kolossal come questo.

Per ciò che concerne gli attori, paradossalmente Brolin e Momoa sarebbero stati quasi perfetti a personaggi invertiti; ma per il resto, il cast è azzeccato.

Chalamet si dimostra una buona scelta, come protagonista (era stato efficace anche in Interstellar); Isaac è molto espressivo (ma che sia anche bravo lo sappiamo già: si veda A Most Violent Year), Ferguson fin troppo (non è un bene); Zendaya (ricordate gli Spider-Man con Tom Holland?), Rampling e Bardem sono incisivi, ma compaiono poco; Skarsgård e Bautista sono cattivi piuttosto convincenti.

La versione del regista canadese è forse meno mistica e lisergica rispetto all'originale letterario, ma presenta comunque stimolanti agganci con la contemporaneità: la crisi climatica, lo sfruttamento delle risorse e del lavoro, il potere invasivo di gruppi economici sempre più ricchi, la manipolazione delle menti, i giochi di potere, la dipendenza sempre più necessaria (o patologica?) dalla tecnologia...

Dune è un Villeneuve al 100%, nel bene e nel male: egli è uno dei registi più ricchi di immaginazione, più dotati di talento in circolazione, capace di utilizzare al meglio gli effetti speciali e di costruire scene di sicuro impatto, nonché di stimolare riflessioni non banali sul nostro mondo; i suoi film però sono lenti, con poco ritmo e pochissime battute di alleggerimento, e richiedono molta concentrazione e attenzione - si vedano Arrival e Blade Runner 2049.

Insomma, non lo consiglieremmo a chi al cinema cerca intrattenimento facile e ritmo forsennato.

Per quel che riguarda un giudizio complessivo sul film che stiamo recensendo, beh, in tutta onestà, considerato la mancanza di finale che lascia sospesa la trama, aspettiamo di vederne il seguito, che speriamo si faccia, per valutare per intero se il progetto di Villeneuve sia una grandiosa e memorabile operazione cinefila, il riuscito omaggio di un fan ad una saga letteraria amata, oppure un coraggioso ma deludente tentativo di adattare per il cinema l'intricatissimo mondo di Frank Herbert.

Vedremo (speriamo presto).



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mercoledì 1 settembre 2021

VENEZIA 2021. IL GRANDE CINEMA PROVA A RIPARTIRE DAL LIDO




Dall'alto: Denis Villeneuve sul set di Dune; Pedro Almodóvar con il cast di Madres Paralelas; Jane Campion sul set di The Power Of The Dog; Paolo Sorrentino, regista di È stata la mano di Dio.. 


Che l'edizione della Mostra di Venezia numero 78 potesse essere molto promettente lo si era capito già con l'annuncio della giuria, che può fregiarsi dei due registi che hanno trionfato nelle ultime due edizioni degli Oscar: Bong Joon-ho (presidente , autore di Parasite) e Chloé Zhao (suo Nomadland, che l' anno scorso si era aggiudicato anche il Leone d'Oro).

Ma che possa essere memorabile lo si è capito scorrendo il programma.

Il titolo che balza maggiormente all'occhio è Dune (fuori concorso), faraonica trasposizione del romanzo fantascientifico di Frank Herbert, che già nel 1984 David Lynch aveva portato sullo schermo (con tanta visionarietà, poca fortuna e molte polemiche).

Questa volta tocca a Denis Villeneuve - non nuovo a reboot: si veda Blade Runner: 2049 - che può avvalersi di un cast di sicuro impatto, anche tra i giovanissimi (per la presenza di Timothée Chalamet e Zendaya).

Sempre fuori concorso troviamo The Last Duel di Ridley Scott, di ambientazione medioevale, con il ritorno della coppia Matt Damon - Ben Affleck (vincitori di un Oscar in coppia per Will Hunting-Genio Ribelle).

Ad essere sinceri, del regista inglese si aspettava maggiormente House of Gucci, ambiziosa e molto attesa versione dell'omicidio di Maurizio Gucci con Lady Gaga, Adam Driver, Al Pacino, Jeremy Irons, Salma Hayek e Jared Leto: ma tant'è...

Noi siamo molto curiosi per Last Night In Soho di Edgar Wright: il regista di veri e propri cult quali Hot Fuzz, Scott Pilgrim Vs. The World, Baby Driver questa volta si cimenta in un genere per lui nuovo, il thriller/horror.

Sempre al di fuori del concorso troviamo altre opere interessanti: l'ennesimo seguito di Halloween (probabilmente un pretesto per omaggiare Jamie Lee Curtis, Leone d'Oro alla carriera insieme a Roberto Benigni), il western Old Henry, la trasposizione filmica del Premio Strega La Scuola Cattolica di Edoardo Albinati, l'anteprima della serie Tv Stories From A Marriage - tratta dalla serie e dal film omonimi di Ingmar Bergman, con il ritorno della coppia d'oro Jessica Chastain-Oscar Isaac (vi ricordate A Most Violent Year?) -, i documentari su Fabrizio De André, Leonard Cohen, Ezio Bosso, Bruno Corbucci (con Quentin Tarantino, ovviamente).


Segnaliamo nella sezione Orizzonti, che presenta spesso lavori molto meritevoli, Il Paradiso del Pavone di Laura Bispuri, regista dallo sguardo originale.

Vedremo invece come se la cava all'esordio dietro alla macchina da presa la showgirl Simona Ventura: al Lido porta il documentario Le Sette Giornate di Bergamo sulla costruzione di un ospedale durante le prime fasi della pandemia.

Dune a parte, i fiori all'occhiello della Mostra di quest'anno, sono però in concorso.

La kermesse verrà aperta dal nuovo lavoro di Pedro Almodóvar, cineasta che non lasci mai indifferenti e che si cimenta ancora una volta con una storia tutta la femminile, con un cast capitanato da Penélope Cruz: Madres Paralelas, che narra di due madri alle prese con la propria gravidanza inattesa.

Ci sono grandi aspettative riguardo a Spencer, biopic che il cileno Pablo Larraín (già autore di Neruda e soprattutto di Jackie su Jacqueline Bouvier Kennedy) ha dedicato a Lady Diana Spencer: gli occhi saranno puntati tutti sull'interpretazione di Kristen Stewart.

5 sono le donne registe presenti in competizione, ma le piuù attese sono la grande Jane Campion e Maggie Gyllenhaal.

La prima presenta un western con Benedict Cumberbatch, The Power Of The Dog, tratto dall'omonimo romanzo del riscoperto Thomas Savage (il film spingerà a farlo conoscere ad un pubblico maggiore?), che parla di due fratelli in lotta nel Montana degli anni Venti del Novecento.

Anche la seconda, attrice al suo esordio dietro alla macchina da presa, ha scelto di trasporre un libro: questa volta si tratta di La Figlia Oscura di Elena Ferrante (ma perché in inglese è stato reso come The Lost Daughter?).

Nel cast, il Premio Oscar Olivia Colman, Dakota Johnson ( A Bigger Splash) e la nostra Alba Rohrwacher (Coppa Volpi nel 2014).


Nutrita la rappresentanza degli italiani.

Mario Martone presenta Qui Rido Io, incentrato sulla figura di Eduardo Scarpetta, grande attore e autore teatrale e padre naturale di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo (non riconosciuti), impersonificato da Toni Servillo.

Interessante sembra Il Buco di Michelangelo Frammartino, sugli scopritori piemontesi della seconda grotta più profonda del mondo, l’Abisso di Bifurto nel Pollino, in Calabria.

E poi ci sono tre film che sono altrettanti assi che ha calato il direttore della Mostra Alberto Barbera.

È stata la mano di Dio è il nuovo lavoro di Paolo Sorrentino ( La Grande Bellezza) ed è una sorta di autobiografia dell'autore, colpito in giovinezza da un grave lutto.

America Latina è il terzo lungometraggio di Damiano e Fabio D'Innocenzo, a un solo anno dall'acclamato Favolacce.

Riserbo, finora, sulla trama; la presenza di Elio Germano promette bene, quella del comico ligure Maurizio Lastrico incuriosisce.

Quello che alla vigilia si presenta come il film più rutilante della rassegna è Freaks Out, opera seconda di Gabriele Mainetti su un gruppo di fenomeni da baraccone durante la Seconda Guerra Mondiale.

Aspettiamo al varco il regista romano "di genere" per vedere se riuscirà a bissare il successo di Lo Chiamavano Jeeg Robot (noi speriamo di sì).

Insomma, da 10 anni Alberto Barbera porta al Lido film strepitosi - citiamo, tra gli altri, The Master, Gravity, Birdman, Spotlight, La La Land, Animali Notturni, La Battaglia di Hacksaw Ridge, La Forma dell'Acqua, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, First Man, La Ballata di Buster Scruggs, La Favorita, Roma, Opera senza Autore, A Star Is Born, Joker, Nomadland.

Le premesse ci sono tutte affinché anche stavolta i riflettori del mondo cinematografico siano puntati sul capoluogo veneto: il cinema ha bisogno di un grande rilancio per superare la crisi pandemica e questa edizione della Mostra di Venezia potrebbe portare quell'entusiasmo che tanto serve per rilanciare il settore.

Viva il cinema! Viva Venezia!


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lunedì 30 agosto 2021

VENEZIA 2021 . I FILM IN E FUORI CONCORSO




Dall'alto: Timothée Chalamet in Dune; Kristen Stewart nei panni di Lady Diana in Spencer; una scena di Freaks Out di Gabriele Mainetti; una scena di Last Night in Soho di Edgar Wright. 



Dal 1° all'11 Settembre 2021.

Segnatevi queste date, perché è in questo periodo che si terrà la 78a edizione della kermesse cinematografica più antica e prestigiosa del mondo: la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

La direzione artistica è stata affidata per il decimo anno consecutivo al bravissimo Alberto Barbera che, come ogni anno, ha saputo proporre un cartellone ricco e per tutti i gusti, di sicuro interesse per gli addetti del settore, i cinefili e il pubblico delle sale cinematografiche.

Vi proponiamo - come da 10 anni a questa parte [a proposito: CINEMA A BOMBA! ha fatto il suo esordio proprio un decennio fa, in occasione di Venezia 2011] - i film più stuzzicanti di quest'anno, pieno di sorprese e di opere attesissime che l'organizzazione ha avuto il merito di portare sul Lido in anteprima mondiale, e i divi attesi sul red carpet.

I dettagli nel prossimo post, tranquilli!



In concorso

America Latina, regia di Damiano e Fabio D'Innocenzo (Italia, Francia), con Elio Germano, Maurizio Lastrico

Il buco, regia di Michelangelo Frammartino (Italia, Germania, Francia)

La caja​/The Box, regia di Lorenzo Vigas (Messico, Stati Uniti d'America)

The Card Counter, regia di Paul Schrader (Stati Uniti d'America), con Oscar Isaac, Tiffany Haddish, Tye Sheridan, Willem Dafoe

Competencia oficial, regia di Mariano Cohn e Gastón Duprat (Spagna), con Penélope Cruz, Antonio Banderas

L'Événement, regia di Audrey Diwan (Francia), con Sandrine Bonnaire, Anna Mouglalis

È stata la mano di Dio, regia di Paolo Sorrentino (Italia), con Toni Servillo, Luisa Ranieri

Freaks Out, regia di Gabriele Mainetti (Italia, Belgio), con Claudio Santamaria, Pietro Castellitto, Giorgio Tirabassi

Illusions perdues, regia di Xavier Giannoli (Francia), con Cécile de France, Xavier Dolan, Gérard Depardieu

Kapitan Volkogonov bežal/Captain Volkogonov Escaped, regia di Natal'ja Merkulova e Aleksej Čupov (Russia, Francia, Estonia)

The Lost Daughter, regia di Maggie Gyllenhaal (Israele, Stati Uniti d'America), con Olivia Colman, Jessie Buckley, Dakota Johnson, Ed Harris, Peter Sarsgaard, Alba Rohrwacher

Madres paralelas, regia di Pedro Almodóvar (Spagna), con Penélope Cruz [FILM D'APERTURA]

Mona Lisa and the Blood Moon, regia di Ana Lily Amirpour (Stati Uniti d'America), con Kate Hudson

On the Job 2: The Missing 8, regia di Erik Matti (Filippine)

The Power of the Dog, regia di Jane Campion (Regno Unito, Australia, Canada), con Benedict Cumberbatch, Kirsten Dunst

Qui rido io, regia di Mario Martone (Italia, Spagna), con Toni Servillo, Maria Nazionale

Spencer, regia di Pablo Larraín (Cile, Germania, Regno Unito), con Kristen Stewart, Timothy Spall, Sally Hawkins

Sundown, regia di Michel Franco (Messico, Francia, Svezia), con Tim Roth, Charlotte Gainsbourg

Un autre monde, regia di Stéphane Brizé (Francia), con Vincent Lindon

Vidblysk/Reflection, regia di Valentyn Vasjanovyč (Ucraina)

Żeby nie było śladów/Leave no traces, regia di Jan P. Matuszyński (Polonia, Francia, Repubblica Ceca)



Fuori concorso

Fiction

Ariaferma, regia di Leonardo Di Costanzo (Italia), con Toni Servillo, Silvio Orlando

Il bambino nascosto, regia di Roberto Andò (Italia), con Silvio Orlando, Roberto Herlitzka [FILM DI CHIUSURA]

Les Choses humaines, regia di Yvan Attal (Francia), con Charlotte Gainsbourg, Pierre Arditi, Mathieu Kassovitz

Dune, regia di Denis Villeneuve (Stati Uniti d'America), con Timothée Chalamet, Oscar Isaac, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Zendaya, Charlotte Rampling, Jason Momoa, Javier Bardem

Halloween Kills, regia di David Gordon Green (Stati Uniti d'America), con Jamie Lee Curtis, Anthony Michael Hall

The Last Duel, regia di Ridley Scott (Regno Unito, Stati Uniti d'America), con Matt Damon, Adam Driver, Jodie Comer, Ben Affleck

Old Henry, regia di Potsy Ponciroli (Stati Uniti d'America), con Tim Blake Nelson, Steven Dorff

Scenes from a Marriage, regia di Hagai Levi – miniserie TV, 5 puntate (Stati Uniti d'America), con Jessica Chastain, Oscar Isaac

La scuola cattolica, regia di Stefano Mordini (Italia), con Benedetta Porcaroli, Fabrizio Gifuni, Valentina Cervi, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca

Ultima notte a Soho (Last Night in Soho), regia di Edgar Wright (Regno Unito), con Anya Taylor-Joy, Thomasin Harcourt McKenzie, Matt Smith, Terrence Stamp, Diana Rigg

Non fiction

Deandré#Deandré - Storia di un impiegato, regia di Roberta Lena (Italia), con Fabrizio De André, Cristiano De André, Dori Ghezzi

Django & Django-Sergio Corbucci Unchained, regia di Luca Rea (Italia)
, con Quentin Tarantino, Franco Nero, Ruggero Deodato
Ezio Bosso - Le cose che restano, regia di Giorgio Verdelli (Italia)

Hallelujah: Leonard Cohen, A Journey, A Song, regia di Daniel Geller e Dayna Goldfine (Stati Uniti d'America), con Leonard Cohen, Bob Dylan, Jeff Buckley, Brandi Carlile, John Cale

Life Of Crime 1984-2020, regia di Jon Alpert (Stati Uniti d'America)

Republic Of Silence, regia di Diana El Jeiroudi (Germania, Francia, Siria)

Tranchées, regia di Loup Bureau (Francia)

Viaggio nel crepuscolo, regia di Augusto Contento (Francia, Italia)

Cortometraggi

Liángyè bùnéng liú/The Night, regia di Tsai Ming-liang (Taiwan)

Plastic Semiotic, regia di Radu Jude (Romania)

Sad Film, regia di un regista birmano sotto pseudonimo a causa della repressione dell'esercito in seguito al colpo di stato del 2021 (Birmania, Paesi Bassi)

Proiezioni speciali

Le 7 giornate di Bergamo, regia di Simona Ventura (Italia)

La Biennale di Venezia: Il cinema al tempo del COVID, regia di Andrea Segre (Italia)



Orizzonti

Lungometraggi

Amira, regia di Mohamed Diab (Egitto)

À plein temps, regia di Éric Gravel (Francia)

Atlantide, regia di Yuri Ancarani (Italia, Francia)

Boldeng sar, regia di Neang Kavich (Cambogia, Francia, Cina)

Cenzorka, regia di Péter Kerekes (Slovacchia, Repubblica Ceca)

El gran movimiento, regia di Kiro Russo (Bolivia, Francia, Svizzera)

El hoyo en la cerca, regia di Joaquin del Paso (Messico)

Inu-Ō, regia di Masaaki Yuasa (Giappone)

Miracol, regia di Bogdan George Apetri (Romania, Repubblica Ceca, Lettonia)

Nosorih, regia di Oleh Sencov (Ucraina)

Once Upon A Time in Calcutta, regia di Aditya Vikram Sengupta (India)

El otro Tom, regia di Rodrigo Plá e Laura Santullo (Messico)

Il paradiso del pavone, regia di Laura Bispuri (Italia, Germania), con Dominique Sanda, Alba Rohrwacher, Maya Sansa, Maddalena Crippa

Piligrimai, regia di Laurynas Bareiša (Lituania)

Les Promesses, regia di Thomas Kruithof (Francia), con Isabelle Huppert

Pùbù, regia di Chung Mong-hong (Taiwan)

True Things, regia di Harry Wootliff (Regno Unito)

Vera andrron detin, regia di Kaltrina Krasniqi (Kosovo)

Welā, regia di Jakrawal Nilthamrong (Thailandia, Francia)

Cortometraggi in concorso

Descente, regia di Mehdi Fikri (Francia)

Don't Get Too Comfortable, regia di Shaima Al-Tamimi (Yemen, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti d'America, Paesi Bassi)

Fall of the Ibis King, regia di Josh O'Caoimh e Mikai Geronimo (Irlanda)

La Fée des Roberts, regia di Léahn Vivier-Chapas (Francia)

Heltzear, regia di Mikel Gurrea (Spagna)

Los huesos, regia di Cristobal León e Joaquín Cociña (Cile)

Kanoyama, regia di Momi Yamashita (Giappone)

Mulāqāt, regia di Seemab Gul (Pakistan)

Pid pokati mai, regia di Sorayos Prapapan (Thailandia)

Techno, Mama, regia di Saulius Baradinskas (Lituania)

Tǒu shēng, jīdàn, zuòyè běn, regia di Luo Runxiao (Cina)

Il turno, regia di Chiara Marotta e Loris Giuseppe Nese (Italia)

Cortometraggi fuori concorso

Ato, regia di Bárbara Paz (Brasile)

Preghiera della sera (Diario di una passeggiata), regia di Giuseppe Piccioni (Italia), con Filippo Timi

Orizzonti Extra

7 prisioneros, regia di Alexandre Moratto (Brasile)

Costa Brava, regia di Mounia Akl (Libano, Francia, Spagna, Svezia, Danimarca, Norvegia)

Land Of Dreams, regia di Shirin Neshat e Shoja Azari (Stati Uniti d'America, Germania, Qatar)

La macchina delle immagini di Alfredo C., regia di Roland Sejko (Italia)

Mama, ja doma, regia di Vladimir Bitokov (Russia)

Ma Nuit, regia di Antoinette Boulat (Francia, Belgio)

La ragazza ha volato, regia di Wilma Labate (Italia, Slovenia)

Sokea mies, joka ei halunnut nähdä Titanicia, regia di Teemu Nikki (Finlandia, Svezia)



Settimana internazionale della critica

In concorso

Eles transportan a morte, regia di Samuel M. Delgado ed Helena Girón (Spagna, Colombia)

Eltörölni Frankot, regia di Gábor Fabricius (Ungheria)

Mondocane, regia di Alessandro Celli (Italia), con Alessandro Borghi

Mother Lode, regia di Matteo Tortone (Francia, Italia, Svizzera)

Obchodnye puti, regia di Ekaterina Selenkina (Russia)

A salamandra, regia di Alex Carvalho (Brasile, Francia, Germania)

Zalava, regia di Arsalan Amiri (Iran)

Fuori concorso

La Dernière Séance, regia di Gianluca Matarrese (Italia, Francia)

Karmalink, regia di Jake Wachtel (Cambogia, Stati Uniti d'America)

VR Expanded

In concorso

Angels in Amsterdam, di Anna Abrahams, Avinash Changa

End of Night, di David Adler

The Starry Sand Beach, di Nina Barbier, Hsin-Chien Huang

Caves, di Isabel Garcia Carlos

Bedlam, di Mar Collishaw

Genesis, di Joerg Courtial

Spirit of Place, di Dale Deacon

Tearless, di Kim Gina

Samsara Complete Part 1 and 2 Version, di Hsin-Chien Huang

Clap, di Keisuke Itoh

Le Bal de Paris de Blanca Li, di Blanca Li

Bliss in the Ear of a Storm, di Adam Lieber, Hal Sorta

Il Dubbio – Episode 2, di Matteo Lonardi, Javier Lajara, Javier Martinez

Anadala, di Kevin Mack

Goliath: Playing With Reality, di Barry Gene Murphy, May Adballa

Montegelato, di Davide App

The Severance Theory: Welcome to Respite, di Lyndsie Scoggin

Container, di Meghna Singh

The Sick Rose, di Tang Zhi-Zhong, Huang Yun-Hsien

Myriad. Where We Connect, di Lena Thele, Sebastian Baurmann, Dirk Hoffmann

The Last Worker, di Jorg Tittel

Exploring Home, di Sara Lisa Vogl

Yi Yuang (The Final Wish), di Wang Haipei, Wang Shanshan

Evento speciale - Fuori concorso

In The Mist, di Chou Tung-Yen

Fuori concorso

Maskmaker, di Balthazar Auxiere

Mind VR Exploration, di Deng Zuyun, Kong Cao

Kusunda, di Felix Gaedtke, Gayatri Parameswaran

Micro Monsters With David Attenborough, di Elliot Graves

Mare, di Rui Guerreiro

Space Explorers: The ISS Experience – Episodes 1-2, di Felix Lajeunesse, Paul Raphael

Sam & Max: This Time It’s Virtual!, di Michael Levine

Myst, di Rand Miller, Hannah Gamiel, Eric Anderson

Knot: A trilogy, di Glen Neath, David Rosenberg

Wraith: The Oblivion – Afterlife, di Erik Odeldahl

Jurassic World Aftermath, di Richard Snowdon

Reeducated, di Sam Woldon, Ben Mauk, Nicholas Rubin, Matt Huynh

Premi alla carriera

Leone d'oro alla carriera: Roberto Benigni e Jamie Lee Curtis

Premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker: Ridley Scott



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domenica 15 ottobre 2017

BLADE RUNNER 2049, GLI SPETTATORI DORMONO (E SOGNANO PECORE ELETTRICHE)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
163'
Regia: Denis Villeneuve
Interpreti: Ryan Gosling, Harrison Ford, Jared Leto, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Mackenzie Davis, Dave Bautista, Barkhad Abdi, Carla Juri, Sean Young.


2049, trent'anni dopo i fatti narrati dal primo film.

L'agente K (Gosling), replicante blade runner (cioè cacciatore di suoi simili ribelli) di ultima generazione, nel corso di una missione trova una scatola contenente resti - resti di una replicante femmina che ha subito un cesareo.

La scoperta potrebbe portare a conseguenze drammatiche: nessuno pensava che le macchine potessero procreare; e se possono procreare, possono riprodursi tutte le volte che vogliono e aumentare di numero senza controllo.

E se i replicanti diventassero più numerosi degli umani potrebbero ribellarsi alla schiavitù nella quale sono costretti a vivere.

Inizia la caccia per trovare e di conseguenza studiare il figlio dell'androide.






C'erano grandi aspettative alla vigilia per il recupero del mondo legato al romanzo di Philip K. Dick Ma gli Androidi sognano Pecore Elettriche? - trasposto sul grande schermo con Blade Runner da Ridley Scott - 35 anni dopo uno dei film di fantascienza più famosi della storia del cinema.

I trailer promozionali che esaltavano la splendida fotografia di Roger Deakins - finora in carriera 13 nomination agli Oscar e neppure una statuetta vinta! Cosa aspetta l'Academy a premiarlo? Speriamo che questa sia la volta buona... -, le ambientazioni e musiche che rimandavano al precedente, la presenza di Harrison Ford erano riusciti a incuriosire gli utenti dei social network e a entusiasmare i fan del cult e di Scott e Ford.

Il cineasta britannico stavolta partecipa nelle vesti di produttore esecutivo avendo lasciato la direzione della pellicola nelle mani del canadese Denis Villeneuve, nominato agli Oscar di quest'anno per la migliore regia di un altro film fantascientifico, quel Arrival presentato nel 2016 alla Mostra di Venezia tra gli applausi e le acclamazioni degli accreditati.

Tuttavia dobbiamo riconoscere che non ha fatto bene.

Blade Runner 2049, pur osannato dai critici, si sta rivelando una grossa delusione per il pubblico, come dimostrano anche gli incassi tutt'altro che stellari e i commenti generali post proiezione.

Tra i delusi ci siamo anche noi della redazione di CINEMA A BOMBA!, che pure nutrivamo grandi speranze sul buon esito dell'operazione.

Cosa è andato storto, considerando che questa produzione colossale poteva vantare la partecipazione di due registi di un certo livello, un direttore della fotografia tra i più talentuosi, un compositore di colonne sonore tra i più amati (Hans Zimmer), un cast popolare che comprendeva Ryan Gosling ( Drive, Le Idi di Marzo, La La Land), Harrison Ford (non ha bisogno di presentazioni), Jared Leto (Joker nel mediocre Suicide Squad, ma Oscar come miglior attore non protagonista nel 2014 per Dallas Buyers Club), Robin Wright ( Wonder Woman), Mackenzie Davis ( The Martian- Sopravvissuto), Dave Bautista (il Drax di Guardiani della Galassia e Guardiani della Galassia Vol. 2)?

Innanzitutto una considerazione.

Se si fa un sequel il confronto con l'originale è inevitabile - e qui ci si sta confrontando con un capolavoro che è stato tra i più innovativi e visionari.

E Blade Runner 2049 purtroppo lo perde.

Il predecessore non era certo adrenalinico, ma le atmosfere plumbee, le sterminate metropoli al neon ascendenti verso un cielo buio che rovescia piogge acide sul brulicante sottomondo, gli androidi con una coscienza, una storia d'amore dolente e disperata... contribuivano a dargli un fascino languido e cupo ineguagliabile.

I paesaggi aridi e asettici del nuovo capitolo invece, sebbene suggestivi, sanno di déja-vu e non aggiungono elementi di novità nell'immaginario fantascientifico.

Non che manchino gli spunti interessanti (la spersonalizzazione dei rapporti umani, l'amore al tempo degli ologrammi, l'invadenza delle macchine nella vita di tutti i giorni, l'intelligenza artificiale portata ad un livello estremo...) - il film è tutt'altro che scemotto e superficiale ed è più un'opera d'autore che di intrattenimento - ma essi sono annacquati da una durata eccessiva della pellicola e inficiati dalla sonnolenza provocata agli spettatori.

Ci si annoia, infatti, in sala: il film è tanto lento da sembrare inerte e si fa fatica a seguire la trama che, pur interessante, già di per sé risulta non molto comprensibile e piena di incongruenze e contraddizioni.
Senza contare che spesso gira a vuoto.
E pensare che è stato coinvolto anche uno degli sceneggiatori (Hampton Fancher) del film del 1982...

Il finale non ha il pathos del predecessore, anche perché i monodimensionali cattivi (interpretati da Jared Leto - avrebbe dovuto essere David Bowie, ma è morto prima: sarebbe stato una scelta più intrigante - e Sylvia Hoeks) non valgono certo il complesso e tormentato replicante Roy Batty di Rutger Hauer e il Rick Deckard di Harrison Ford ha un ruolo tutto sommato non così incisivo - bravo e credibile, invece, Ryan Gosling nella parte dell'androide introspettivo pieno di dubbi.

Pur ambizioso, Blade Runner 2049 non è in fondo molto di più di uno dei soliti "seguiti-nostalgia", cioè quelle pellicole che a distanza di anni ripropongono temi, personaggi, atmosfere di vecchi cult adattandoli ai gusti moderni e strizzando nello stesso tempo l'occhio ai fan di lunga data - Star Wars: Il Risveglio della Forza e Rogue One ne sono un esempio lampante.

Villeneuve avrebbe dovuto prendere piuttosto spunto da Mad Max: Fury Road: non solo splendido da vedere, ma anche vivace, vitale e pieno di innovazioni.
George Miller sì che è riuscito a dare nuovo lustro e nuova vita alla sua creatura!

Vedremo il regista canadese come affronterà il prossimo progetto - il remake di Dune di David Lynch.

Intanto, usciti dal cinema, ci ha fatto venire voglia di rivedere Blade Runner.
Quello vero.





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giovedì 12 ottobre 2017

I CLASSICI: BLADE RUNNER, MEGLIO L'ORIGINALE O LA REPLICA(NTE)?

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1982
117'
Regia: Ridley Scott
Interpreti: Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, M. Emmeth Walsh, Edward James Olmos, Brion James, Daryl Hannah.


2019. In una Los Angeles multietnica vessata da una pioggia incessante, Rick Deckard (Ford) è un cacciatore di Replicanti, cyborg dall'aspetto del tutto simile agli umani, ma dotati di ricordi artificiali.

Il suo compito è rintracciare 4 di loro, che sono fuggiti da una colonia spaziale e hanno raggiunto la Terra, e ucciderli.
Il loro capo è il temibile e intelligentissimo Roy Batty (Hauer).

Ma nel corso dell'indagine Deckard incontra Rachael (Young), affascinante Replicante femmina, e la sua ferrea morale di poliziotto comincia a vacillare...






Quando - in ambito cinematografico - si parla di "classici della fantascienza", il pensiero non può che andare subito a Blade Runner.
Tratto liberamente da un racconto di Phillip K. Dick (forse lo scrittore più saccheggiato di Hollywood), è il secondo cimento del britannico Ridley Scott col genere, dopo Alien del 1979.

Ma qui non ci sono mostri extraterresti, né astronauti né spazio profondo: la matrice sci-fi è data principalmente dai costumi e dall'ambientazione futuristica (notevoli le scenografie di Lawrence G. Paull e David Snyder); quel che più conta sono però le interazioni tra i personaggi, le loro caratterizzazioni, i loro sentimenti.

Il dilemma morale è lampante: i Replicanti sono solo macchine senza cuore? É giusto considerarli solo come oggetti ad uso e consumo degli esseri umani che li hanno creati?
Deckard è rappresentato come un giustiziere cinico - una versione aggiornata dei detective disillusi alla Chandler - che a poco a poco scopre i limiti del proprio lavoro.

Harrison Ford, con un insolito capello corto, è perfetto per la parte, ma ancora meglio è l'olandese Rutger Hauer nei panni del "cattivo": il suo monologo finale - in buona parte riscritto e improvvisato dall'attore stesso - è entrato di diritto nelle antologie del cinema.






Ad accrescere la fama di questo cult movie hanno contribuito inoltre le modifiche e i rimaneggiamenti fatti nel corso degli anni, tant'è che di Blade Runner esistono almeno 3 versioni:
- l'originale, con la voce fuori campo di Ford che narra e commenta le vicende del film;
- il Director's Cut del 1991, senza la voce narrante, col finale "tagliato" e l'aggiunta di una breve sequenza (quella dell'unicorno) che lascia supporre che anche Deckard sia un Replicante;
- il Final Cut, che combina elementi delle due versioni precedenti ed è la preferita da Scott.

La domanda che per decenni ha fatto discutere i fan - Deckart è davvero un Replicante? - probabilmente non avrà mai risposta.
Per il regista sì, per Ford e Hauer no (la versione ufficiale sembra dare ragione ai secondi).

Nel frattempo, il cineasta franco-canadese Denis Villeneuve (quello di Arrival, 8 nomine agli ultimi Oscar) ha girato il controverso seguito della storia, a ben 35 anni di distanza.
Ford - che pare divertirsi a rivestire i panni dei suoi vecchi personaggi, essendo già tornato a interpretare Indiana Jones nel 2008 e Han Solo nel 2015 (vedi Star Wars - Il Risveglio della Forza) - è di nuovo della partita, ma ha lasciato il ruolo di protagonista al Ryan Gosling di Drive.

Blade Runner 2049 ha già diviso gli appassionati tra chi lo ha osannato e chi è rimasto deluso...
Ma questo ve lo racconteremo nel prossimo post.




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mercoledì 22 febbraio 2017

OSCAR 2017. NOMINATION: FILM E REGIA



14 nomination sono un numero impressionante - le categorie degli Academy Award sono 24, delle quali 4 dedicate a cortometraggi e documentari - raggiunto non a caso solo da due pellicole prima di quest'anno, Eva Contro Eva (nel 1951) e Titanic (nel 1998), che concretizzarono la vittoria rispettivamente con 6 e 11 statuette (record, a pari merito con Ben-Hur di William Wyler e Il Signore degli Anelli-Il Ritorno del Re di Peter Jackson) rispettivamente.

Sappiamo già che è improbabile che vinca in tutte le sezioni - per la canzone è candidata due volte - ma La La Land parte comunque come stra-favorita in questa 89a edizione degli Oscar.

Dalla sua, oltre alle suggestioni - i musical hanno trionfato solo 8 volte, l'ultima nel 2003 (Chicago); Damien Chazelle, se vincesse, sarebbe il regista più giovane mai premiato (battendo di pochi mesi Norman Taurog, 32 anni nel 1931) - ci sarebbero anche le statistiche.

Negli ultimi anni, infatti, chi è passato per la Mostra di Venezia è stato protagonista della Notte delle Stelle: nel 2013 Gravity aveva aperto la kermesse e poi aveva conquistato il maggior numero di statuette nel 2014; ma anche gli ultimi due vincitori per il miglior film - Birdman nel 2015 e Il Caso Spotlight nel 2016 - avevano respirato l'aria della Laguna.

E, come sappiamo, la storia d'amore ambientata a Los Angeles tra due giovani pieni di speranze per il futuro ha inaugurato l'anno scorso la rassegna del Lido.

Nella stessa edizione, fuori concorso, era presente anche La Battaglia di Hacksaw Ridge, grande ritorno dietro alla macchina da presa di Mel Gibson dopo un lungo periodo caratterizzato da scandali e polemiche: il racconto della straordinaria vicenda durante la Seconda Guerra Mondiale di un obiettore di coscienza, diventato eroe senza prendere mai in mano un'arma, ha convinto critica e pubblico ed ha fruttato 6 nomine - oltre che per film e regia, anche per Andrew Garfield attore protagonista e per montaggio, sonoro e montaggio sonoro.

Il fantascientifico Arrival del canadese Denis Villeneuve - su una linguista impegnata a tradurre messaggi extraterrestri - invece a Venezia era in concorso.
8 candidature, ma all'appello manca quella alla straordinaria Amy Adams, inspiegabilmente ignorata (ne abbiamo già parlato qui).

Stesso numero per Moonlight, che narra gioie (poche) e tormenti (tanti) di un giovane gay afroamericano.
Molto apprezzata la sensibilità con la quale è stato trattato il tema da Barry Jenkins, quarto cineasta di colore ad essere candidato come miglior regista - dopo John Singleton per Boyz n the Wood nel 1992, Lee Daniels per Precious nel 2010 e Steve McQueen per 12 Anni Schiavo nel 2014.
Se ce la facesse, Jenkins sarebbe il primo nero a vincere nella categoria.

È invece bianco (di origini italiane) - ma non è candidato per la regia, bensì per la sceneggiatura non originale - Theodore Melfi, il regista di Il Diritto di Contare (Hidden Figures), tratto dalla storia vera della scienziata afroamericana Katherine Johnson e delle sue compagne, che hanno avuto un ruolo importantissimo ma disconosciuto nel Programma Mercury e nella missione Apollo 11 (quella che portò i primi uomini sulla Luna).

Un'altra pellicola black è Barriere (Fences), trasposizione cinematografica di un'opera teatrale di August Wilson (morto nel 2005, ma nominato lo stesso per la sceneggiatura non originale) diretta da Denzel Washington
Ha maggiori possibilità di aggiudicarsi riconoscimenti per le interpretazioni: il divo e Viola Davis sono entrambi in lizza e con ottime chance.

Prove attoriali e script sono i punti di forza anche del drammatico Manchester By The Sea, diretto da Kenneth Lonergan (nella vita anche scrittore), con Casey Affleck (sì, è proprio il fratello minore della star di Will Hunting-Genio Ribelle, Argo e Batman v Superman: Dawn of Justice), Michelle Williams (alla sua quarta nomina) e il giovane Lucas Hedges (già visto in Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel di Wes Anderson).

Un altro film strappalacrime è Lion, che tratta la vicenda (vera) di un giovane uomo di origine indiana in cerca della famiglia persa quando era molto piccolo.
La mancata candidatura del regista - l'esordiente Garth Davis - riduce un po' le possibilità di affermarsi nella categoria più prestigiosa, ma il film ha molti estimatori. Chissà...

Stesso discorso per il western contemporaneo Hell Or High Water su due fratelli che rapinano banche per salvare la loro fattoria.
La pellicola indie è la vera rivelazione di questa edizione degli Academy Awards: 4 nomination, per film, montaggio, sceneggiatura originale e attore non protagonista (Jeff Bridges, che non è solo il Drugo di Il Grande Lebowski).

Non vediamo l'ora che arrivi la notte tra il 26 e il 27 Febbraio per sapere alla fine chi vincerà.

Pubblicheremo a breve le nostre previsioni; ma se anche voi volete farvi un'idea, date un'occhiata ai trailer dei candidati per il miglior film e scoprite chi sono, cosa hanno fatto e come lavorano i registi nominati.

E poi anche un ripasso ai post precedenti potrebbe rivelarsi utile e interessante.






MIGLIOR FILM


Arrival, prodotto da Shawn Levy, Dan Levine, Aaron Ryder e David Linde


Barriere (Fences), prodotto da Scott Rudin, Denzel Washington e Todd Black


La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge), prodotto da Bill Mechanic e David Permut


Hell or High Water, prodotto da Carla Hacken e Julie Yorn


Il diritto di contare (Hidden Figures), prodotto da Donna Gigliotti, Peter Chernin, Jenno Topping, Pharrell Williams e Theodore Melfi


La La Land, prodotto da Fred Berger, Jordan Horowitz e Marc Platt


Lion - La strada verso casa (Lion) , prodotto da Emile Sherman, Iain Canning e Angie Fielder


Manchester by the Sea, prodotto da Matt Damon, Kimberly Steward, Chris Moore, Lauren Beck e Kevin J. Walsh


Moonlight, prodotto da Adele Romanski, Dede Gardner e Jeremy Kleiner






MIGLIOR REGIA


Damien Chazelle – La La Land


Barry Jenkins – Moonlight


Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea


Denis Villeneuve - Arrival


Mel Gibson – La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)





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