CINEMA A BOMBA!

venerdì 9 gennaio 2026

WAKE UP DEAD MAN, CHI MUORE SI RIVEDE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2025
144'
Regia: Rian Johnson
Interpreti: Daniel Craig, Josh O'Connor, Jeremy Renner, Josh Brolin, Mila Kunis, Kerry Washington, Glenn Close, Thomas Haden Church, Jeffrey Wright.


Un giovane presibitero (O'Connor) viene mandato dal vescovo (Wright) in una piccola comunità parrocchiale dove spadroneggia un parrocco carismatico ed aggressivo (Brolin).

Dopo che, durante una messa, avviene un omicidio inaspettato e "impossibile", tocca al famoso detective Benoit Blanc (Craig) risolvere il mistero...


2019: Knives Out.
2022: Glass Onion.

Siamo dunque arrivati al terzo capitolo della trilogia mystery scritta e diretta dal regista del controverso Star Wars: Gli Ultimi Jedi, avente come protagonista l'ormai ex 007 Daniel Craig in versione Hercules Poirot.

Trattasi di un whodunit, ossia di uno di quei gialli ad enigma di cui la scrittrice Agatha Christie era maestra: lo scopo è scoprire chi è l'assassino, come si è svolto il delitto e perché.

Chiunque abbia apprezzato i precedenti episodi troverà anche qui di che divertirsi: cambiano ambientazione e personaggi di contorno, ma la formula resta lo stessa, con qualche novità.

La trama si svolge stavolta dentro e intorno a una piccola chiesa di provincia, anziché in una villa (primo film) o su un'isola (secondo film).
Inoltre Blanc fa capolino solo a partire dal secondo atto e viene affiancato nell'indagine: il sacerdote interpretato dal britannico O'Connor è di fatto il co-protagonista della pellicola.

Una cosa che invece non è cambiata è tradizione di includere nel cast qualche supereroe Marvel!
In Knives Out c'era Chris Evans (alias Capitan America), in Glass Onion comparivano Edward Norton (già Incredibile Hulk) e Dave Bautista (Drax dei Guardiani della Galassia), qui troviamo Jeremy Renner (Occhio di Falco degli Avengers, tornato sulle scene dopo il brutto incidente domestico di 3 anni fa) e Josh Brolin (Thanos di Infinity War e Endgame).

L'intreccio è sufficientemente ingegnoso e complicato (non troppo: noi abbiamo indovinato quasi tutto, per la cronaca), ma soprattutto - questo è l'importante - logico e verosimile.
Come nei precedenti capitoli, non manca un risvolto satirico/sociale, con bersaglio - inevitabilmente - l'America debosciata della seconda éra Trump.

Johnson e Craig l'hanno fatta giusta anche stavolta.
Non resta che aspettare - e sperare in - ulteriori seguiti.


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giovedì 14 marzo 2024

DUNE - PARTE 2, L'INFLUENCER DEL PIANETA DESERTICO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2024
165'
Regia: Denis Villeneuve
Interpreti: Timothée Chalamet, Zendaya, Austin Butler, Rebecca Ferguson, Javier Bardem, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Charlotte Rampling, Christopher Walken, Florence Pugh, Léa Seydoux, Anya Taylor-Joy.


A seguito delle vicende narrate nella prima parte, i sopravvissuti di Casa Atreides - Paul (Chalamet) e sua madre Jessica (Ferguson), con in grembo la secondogenita Alia (Taylor-Joy) - si sono uniti ai guerrieri Fremen guidati dal coraggioso Stilgar (Bardem).

Il giovane principe si lega alla fiera Chani (Zendaya) e preparara la propria vendetta contro i perfidi Harkonnen, il cui Barone (Skarsgård) ha indentificato come proprio erede il violento e disturbato Feyd-Rautha (Butler).
E qual è il ruolo dell'imperatore (Walken), di sua figlia Irulan (Pugh) e della strega Mohiam (Rampling) nella vicenda?


Per descrivere questa pellicola, c'è chi ha tirato in ballo L'Impero Colpisce Ancora, il primo seguito della saga di Star Wars, chi invece Le Due Torri, secondo capitolo della trilogia de Il Signore degli Anelli.
Paragoni azzardati?

Non del tutto, per diverse ragioni: Dune-Parte 2 è più ricco di azione rispetto al precedente, i protagonisti e le loro motivazioni sono sviluppati e approfonditi, nuovi personaggi vengono introdotti e, benché il grosso dell'intreccio narrativo venga risolto, rimane aperta - anzi, spalancata - la porta a una terza parte (con ogni probabilità basata sul secondo romanzo del romanziere-ideatore Frank Herbert).

L'ambizioso e visionario Denis Villeneuve rinuncia almeno in parte al lirismo contemplativo che appesantiva un po' il primo capitolo, accelerando il ritmo e indugendo maggiormente sui combattimenti, splendidamente coreografati.
Non che abbia trasformato l'opera in un blockbuster "picchiatutto": i momenti di riflessione non mancano e sono piuttosto profondi.

Tra le righe del racconto c'è una critica mica tanto velata al potere (religioso, politico, economico) e soprattuto un'analisi alquanto cruda del fanatismo.
Paul è un messia riluttante, un giovane uomo animato da buone intenzioni e sinceramente affezionato ai propri amici, il che però non gli impedisce di sfruttare la loro supersitizione a proprio vantaggio.

In questo personaggio complesso (bravo Chalamet nell'esprimerne l'ambiguità etica) non è difficile individuare uno specchio della nostra società, dominata da pletore di influencer, divi, uomini (o donne) "forti" al comando, tutte/i accompagnati da un'idolatria che finisce per fomentare ego ipertrofico e culto della personalità.

Entrano a far parte del cast, tra gli altri, gli emergenti Butler (vincitore di un Golden Globe l'anno scorso), Pugh (già vista in Black Widow e Oppenheimer) e Taylor-Joy (la ricordate in The Northman?), mentre tra i "confermati" stavolta hanno più spazio Bardem e Zendaya (la MJ degli ultimi Spider-Man è praticamente una co-protagonista).

Come sempre notevoli i contributi tecnici, specie scenografie, costumi e fotografia (la battaglia nell'arena in bianco e nero è visivamente suggestiva), ma le musiche di Hans Zimmer - che la volta scorsa si aggiudicarono addirittura un Oscar! - continuano a sembrarci fastidiosamente assordanti.

Accantonati i tempi laschi di Blade Runner 2049 (un'altra controversa pellicola del regista canadese) e del precedente Dune - Parte 1, Villeneuve ha trovato il passo giusto e firmato quello che facilmente può essere considerato il suo capolavoro.

I fan della serie letteraria di Herbert possono dormire sonni tranquilli: la loro opera preferita è in buone mani.


[PS: ai cinefili più attenti non sfuggirà un omaggio esplicito al mitico David Lynch, il primo ad adattare Dune per il grande schermo esattamente 40 anni fa (battendo sul tempo Alejandro Jodorowsky, se ricordate); vi invitiamo a scovarlo, suggerendovi di aguzzare la vista e sopratutto prestare... orecchio.]


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domenica 10 ottobre 2021

DUNE, LE NOUVEAU PARFUM BY DENIS VILLENEUVE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA/Ungheria/Canada, 2021
155'
Regia: Denis Villeneuve
Interpreti: Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac, Zendaya, Josh Brolin, Jason Momoa, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Charlotte Rampling, Javier Bardem


Arrakis (detto Dune) è un pianeta desolato, arido, popolato da vermoni giganteschi e voraci e dal selvaggio e fiero popolo dei Fremen.

Ma è anche pieno di spezia, una sostanza necessaria per i viaggi interstellari e quindi di vitale importanza per l'impero intergalattico.

Per volere dell'Imperatore, lo sfruttamento del pianeta passa dalla crudele casata degli Harkonnen - guidata dal Barone Vladimir (Skarsgård) e dal suo braccio destro Rabban (Bautista) - a quella degli Atreides.

Questa è composta dal Duca Leto (Isaac), dalla moglie Lady Jessica (Ferguson) - che fa parte della misteriosa sorellanza delle Bene Gesserit - e dal loro gracile erede Paul (Chalamet), che fa strani sogni ricorrenti nei quali vede una ragazza Fremen (Zendaya) e terribili avveninenti (probabilmente futuri).

Tale decisione porterà ad una sanguinosa guerra tra le due famiglie, tra intrighi di potere, interessi economici, rivalità personali.

La popolazione locale, intanto, pensa che finalmente sia giunto il salvatore che li libererà dalla schiavitù.



Presentato in anteprima alla 78a Mostra del Cinema di Venezia - dove era il titolo più atteso della vigilia - Dune è l'adattamento cinematografico del noto omonimo romanzo di fantascienza di Frank Herbert, parte di una fortunata saga.

Per molti anni l'opera di Herbert è stata considerata infilmabile, sia per il numero di effetti speciali che sarebbero stati necessari per ricrearne l'articolato mondo, sia per la complessità della trama e per il numero di personaggi, sia sulla difficoltà di rendere i tanti monologhi interiori che ne caratterizzano la narrazione.

A cimentarsi nella (difficile) trasposizione per il grande schermo del complesso libro ci avevano già provato Alejandro Jodorowsky nel 1975 - con un visionario e ambizioso progetto che purtroppo non vide mai la luce e che avrebbe dovuto contare sulla presenza di Salvador Dalì, Mick Jagger e Orson Welles come attori e del disegnatore Moebius e dei Pink Floyd come collaboratori; ne rimane solo uno storyboard e un documentario che ne parla - e David Lynch - che nel 1984 ne firmò una versione non particolarmente fedele, massacrata dagli interventi della produzione e che si rivelò un flop al botteghino (salvo poi assumere negi anni lo status di cult).

La serie di libri è stata comunque costante fonte di ispirazione per diversi autori - tra i quali George Lucas per il suo storico Star Wars e per la conseguente saga di successo, che ha attinto ai romanzi e ai disegni preparatori del Dune di Jodorowsky.

Villeneuve aveva in mente già da tempo idee per trasferire sullo schermo lo spirito e l'immaginario dei romanzi herbertiani, da lui molto apprezzati.

Il risultato è un film tutto sommato fedele al materiale originario, sebbene limitato ad una parte del primo romanzo della saga e con qualche limite.

La descrizione del fantasioso mondo di Dune occupa gran parte del film: molto suggestiva e affascinante, attenta anche ai minimi particolari, essa però rallenta la narrazione, già caratterizzata da scarni dialoghi e lunghi silenzi (intendiamoci: questi non sono necessariamente dei difetti), con lunghi piani sequenza.

Le ripetute immagini di tramonti e albe nel deserto, poi, con vesti svolazzanti e il volto glam di una Zendaya con insoliti occhi azzurri, danno a lungo andare l'impressione quasi di trovarsi di fronte ad una insistente pubblicità di profumi.

La colonna sonora di Hans Zimmer è straniante e ricorda quella "industriale" di Ludwig Göransson per Tenet, non risultando tuttavia eccessivamente invadente.

La fotografia, la scenografia e i costumi sono sontuosi, adatti ad un kolossal come questo.

Per ciò che concerne gli attori, paradossalmente Brolin e Momoa sarebbero stati quasi perfetti a personaggi invertiti; ma per il resto, il cast è azzeccato.

Chalamet si dimostra una buona scelta, come protagonista (era stato efficace anche in Interstellar); Isaac è molto espressivo (ma che sia anche bravo lo sappiamo già: si veda A Most Violent Year), Ferguson fin troppo (non è un bene); Zendaya (ricordate gli Spider-Man con Tom Holland?), Rampling e Bardem sono incisivi, ma compaiono poco; Skarsgård e Bautista sono cattivi piuttosto convincenti.

La versione del regista canadese è forse meno mistica e lisergica rispetto all'originale letterario, ma presenta comunque stimolanti agganci con la contemporaneità: la crisi climatica, lo sfruttamento delle risorse e del lavoro, il potere invasivo di gruppi economici sempre più ricchi, la manipolazione delle menti, i giochi di potere, la dipendenza sempre più necessaria (o patologica?) dalla tecnologia...

Dune è un Villeneuve al 100%, nel bene e nel male: egli è uno dei registi più ricchi di immaginazione, più dotati di talento in circolazione, capace di utilizzare al meglio gli effetti speciali e di costruire scene di sicuro impatto, nonché di stimolare riflessioni non banali sul nostro mondo; i suoi film però sono lenti, con poco ritmo e pochissime battute di alleggerimento, e richiedono molta concentrazione e attenzione - si vedano Arrival e Blade Runner 2049.

Insomma, non lo consiglieremmo a chi al cinema cerca intrattenimento facile e ritmo forsennato.

Per quel che riguarda un giudizio complessivo sul film che stiamo recensendo, beh, in tutta onestà, considerato la mancanza di finale che lascia sospesa la trama, aspettiamo di vederne il seguito, che speriamo si faccia, per valutare per intero se il progetto di Villeneuve sia una grandiosa e memorabile operazione cinefila, il riuscito omaggio di un fan ad una saga letteraria amata, oppure un coraggioso ma deludente tentativo di adattare per il cinema l'intricatissimo mondo di Frank Herbert.

Vedremo (speriamo presto).



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lunedì 5 luglio 2021

CANNES 2021. I FILM IN E FUORI CONCORSO





Dall'alto: The French Dispatch di Wes Anderson; Tre Piani di Nanni Moretti; la locandina di Annette di Leos Carax; Flag Day di Sean Penn.


Gradito ritorno, quello del Festival di Cannes.

La kermesse francese, dopo un anno di stop dovuto alla pandemia (o meglio, dopo un'edizione "virtuale" che nei fatti non si è svolta), ci riprova in presenza - forte anche dell'esperienza della rivale Mostra del Cinema di Venezia, che l'anno scorso aveva osato (con successo) aprire al pubblico.

Vedremo se lo spostamento dalla primavera all'estate (a poca dsitanza dalla rassegna italiana) gioverà a Thierry Frémaux & C., che quest'anno presentano un cartellone molto interessante.

Il pezzo da 90 è rappresentato da The French Dispatch, il nuovo attesissimo film di Wes Anderson con un cast da capogiro; ma occhio anche a:

- Annette (con Adam Driver e Marion Cotillard) del discusso Leos Carax, film di apertura;

- Tre Piani del nostro Nanni Moretti, unica pellicola italiana in competizione;

- The Flag Day, di e con Sean Penn;

- Nitram di Justin Kurzel;

- Memoria del thailandese Apichatpong Weerasethakul, con Tilda Swinton;

- Red Rocket di Sean Baker;

- Les Olympiades di Jacques Audiard;

- A Hero di Asghar Farhadi.

Nel variegato programma, poi, troverete pure l'ennesimo capitolo della saga Fast & Furious.

Ma - ehi - nessuno è perfetto.

Scoprite insieme a noi Cannes 2021: noi vi abbiamo segnalato i film che ci interessano maggiormente; voi segnalateci i vostri.



CONCORSO

Annette, regia di Leos Carax (Francia, Germania, Belgio, Giappone, Messico, Svizzera) - film d'apertura - con Marion Cotillard, Adam Driver

Benedetta, regia di Paul Verhoeven (Francia, Paesi Bassi, Belgio), con Charlotte Rampling

Bergman Island, regia di Mia Hansen-Løve (Francia, Germania, Belgio, Svezia, Messico), con Vicky Krieps, Tim Roth, Mia Wasikowska

Doraibu mai kā, regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone)

A feleségem története, regia di Ildikó Enyedi (Ungheria, Germania, Francia, Italia)

Flag Day, regia di Sean Penn (Stati Uniti d'America), con Sean Penn, Miles Teller, Josh Brolin

La Fracture, regia di Catherine Corsini (Francia)

France, regia di Bruno Dumont (Francia, Germania, Belgio, Italia), con Léa Seydoux

The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun, regia di Wes Anderson (Stati Uniti d'America), con Benicio del Toro, Adrien Brody, Tilda Swinton, Léa Seydoux, Frances McDormand, Timothée Chalamet, Jeffrey Wright, Mathieu Amalric, Bill Murray, Owen Wilson, Liev Schreiber, Edward Norton, Willem Dafoe, Saoirse Ronan, Jason Schwartzman, Anjelica Huston

ha'Derech, regia di Nadav Lapid (Francia, Germania)

Haut et fort, regia di Nabil Ayouch (Francia)

Hytti nro 6, regia di Juho Kuosmanen (Finlandia, Estonia, Germania, Russia)

Les Intranquilles, regia di Joachim Lafosse (Belgio, Lussemburgo, Francia)

Lingui, regia di Mahamat-Saleh Haroun (Ciad)

Memoria, regia di Apichatpong Weerasethakul (Thailandia, Colombia, Regno Unito, Francia, Germania, Messico), con Tilda Swinton

Nitram, regia di Justin Kurzel (Australia), con Judy Davis, Essie Davis, Anthony LaPaglia

Les Olympiades, regia di Jacques Audiard (Francia)

Petrovy v grippe​- Petrov's Flu, regia di Kirill Serebrennikov (Russia, Francia)

Qahremān-A Hero, regia di Asghar Farhadi (Iran)

Red Rocket, regia di Sean Baker (Stati Uniti d'America)

Titane, regia di Julia Ducournau (Francia, Belgio)

Tout s'est bien passé, regia di François Ozon (Francia), con Sophie Marceau, Charlotte Rampling, Hanna Schygulla

Tre piani, regia di Nanni Moretti (Italia, Francia), con Nanni Moretti, Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher, Adriano Giannini, Anna Bonaiuto

Verdens verste menneske-The Worst Person In The World, regia di Joachim Trier (Norvegia, Francia, Danimarca, Svezia)




UN CERTAIN REGARD

After Yang, regia di Kogonada (Stati Uniti d'America)

Blue Bayou, regia di Justin Chon (Stati Uniti d'America)

Bonne Mère, regia di Hafsia Herzi (Francia)

Bağlılık Hasan, regia di Semih Kaplanoğlu (Turchia)

La civil, regia di Teodora Ana Mihai (Romania, Belgio)

Delo, regia di Aleksej Alekseevič German (Russia, Canada, Germania)

Dýrið, regia di Valdimar Jóhansson (Islanda, Svezia, Polonia)

Freda, regia di Gessica Généus (Haiti, Francia, Benin)

Let It Be Morning, regia di Eran Kolirin (Israele, Francia)

Un monde, regia di Laura Wandel (Belgio)

Moneyboys, regia di C. B. Yi (Austria, Francia, Taiwan)

Noche de fuego, regia di Tatiana Huezo Sánchez (Messico, Germania, Brasile, Svizzera)

Razžimaja kulaki, regia di Kira Kovalenko (Russia)

Rehana Maryam Noor, regia di Abdullah Mohammad Saad (Bangladesh)

De uskyldige, regia di Eskil Vogt (Norvegia, Svezia, Danimarca)

Women Do Cry, regia di Mina Mileva e Vesela Kazakova (Bulgaria, Francia)


FUORI CONCORSO

Aline, regia di Valérie Lemercier (Francia, Canada)

BAC Nord, regia di Cédric Jimenez (Francia)

Bisangseon-eon, regia di Han Jae-rim (Corea del Sud)

De son vivant, regia di Emmanuelle Bercot (Francia)

Fast & Furious 9 - The Fast Saga (F9: The Fast Saga), regia di Justin Lin (Stati Uniti d'America), con Vin Diesel, Michelle Rodriguez, Tyrese Gibson, Ludacris, John Cena, Helen Mirren, Charlize Theron, Michael Rooker, Cardi B, Jason Statham

La ragazza di Stillwater (Stillwater), regia di Tom McCarthy (Stati Uniti d'America), con Matt Damon

The Velvet Underground, regia di Todd Haynes – documentario (Stati Uniti d'America)

Where Is Anne Frank?, regia di Ari Folman (Israele, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Francia)


CANNES PREMIERE

Cette musique ne joue pour personne, regia di Samuel Benchetrit (Francia)

Cow, regia di Andrea Arnold – documentario (Regno Unito)

Dangsin eolgul ap-eseo​-In Front of Your Face, regia di Hong Sang-soo (Corea del Sud)

Evolution, regia di Kornél Mundruczó (Ungheria, Germania)

Jane par Charlotte, regia di Charlotte Gainsbourg (Francia)

JFK Revisited: Through the Looking Glass, regia di Oliver Stone – documentario (Stati Uniti d'America)

Mothering Sunday, regia di Eva Husson (Regno Unito), con Olivia Colman, Colin Firth

Serre-moi fort, regia di Mathieu Amalric (Francia), con Vicky Krieps

Tromperie, regia di Arnaud Desplechin (Francia), con Léa Seydoux

Val, regia di Ting Poo e Leo Scott – documentario (Stati Uniti d'America)
Vortex, regia di Gaspar Noé (Argentina, Italia)

Marx può aspettare, regia di Marco Bellocchio - documentario (Italia)


PROIEZIONI SPECIALI

Babyn Yar. Context, regia di Serhij Loznycja – documentario (Ucraina)

O marinheiro das montanhas, regia di Karim Aïnouz (Brasile)

The Year of the Everlasting Storm, regia di Jafar Panahi, Anthony Chen, Malik Vitthal, Laura Poitras, Dominga Sotomayor, David Lowery e Apichatpong Weerasethakul (Stati Uniti d'America)


CORTOMETRAGGI IN CONCORSO

All The Crows in the World, regia di Tang Yi (Hong Kong)

Céu de agosto, regia di Jasmin Tenucci (Brasile, Islanda)

Det er i jorden, regia di Casper Kjeldsen (Danimarca)

Noite turva, regia di Diogo Salgado (Portogallo)

Orthodontics, regia di Mohammadreza Mayghani (Iran)

Pa vend, regia di Samir Karahoda (Kosovo)

The Right Words, regia di Adrian Moyse Dullin (Francia)

Severen Pol, regia di Marija Apcevska (Macedonia del Nord, Serbia)

Sideral, regia di Carlos Segundo (Brasile, Francia)

Xue yun, regia di Wu Lang (Cina)


CINEFONDATION

Bestie wokół nas, regia di Natalia Durszewicz – Scuola nazionale di cinema, televisione e teatro Leon Schiller di Łódź (Polonia)

Bill and Joe Go Duck Hunting, regia di Auden Lincoln-Vogel – Università dell'Iowa (Stati Uniti d'America)

Billy Boy, regia di Sacha Amaral – Universidad Nacional de las Artes (Argentina)

La caída del vencejo, regia di Gonzalo Quincoces – Escuela Superior de Cine y Audiovisuales de Cataluña (Spagna)

Cantareira, regia di Rodrigo Ribeyro – Academia Internacional de Cine (Brasile)

Cicada, regia di Yoon Daewoen – Han-guk Yesul Jonghap Hakgyo (Corea del Sud)

L'Enfant salamandre, regia di Théo Degen – INSAS (Belgio)

Fonica M-120, regia di Olivér Rudolf – Színház- és Filmművészeti Egyetem (Ungheria)

Frida, regia di Aleksandra Odić – Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin (Germania)

Frie mænd, regia di Óskar Kristinn Vignisson – Den Danske Filmskole (Danimarca)

Habikur, regia di Mya Kaplan – Università di Tel Aviv (Israele)

King Max, regia di Adèle Vincenti-Crasson – La Fémis (Francia)

Other Half, regia di Lina Kalcheva – National Film and Television School (Regno Unito)

Oyogeruneko, regia di Huang Menglu – Musashino Art University (Giappone)

Prin oraș circulă scurte povești de dragoste, regia di Carina-Gabriela Dașoveanu – Università nazionale d'arte teatrale e cinematografica I. L. Caragiale (Romania)

Rudé boty, regia di Anna Podskalská – Filmová a televizní fakulta Akademie múzických umění v Praze (Repubblica Ceca)

Saint Android, regia di Lukas von Berg – Filmakademie Baden-Württemberg (Germania)


QUINZAINE DES REALISATEURS

Lungometraggi

A Chiara, regia di Jonas Carpignano (Italia, Francia)

Ali & Ava, regia di Clio Barnard (Regno Unito)

al-Baḥr ʾamāmakum, regia di Ely Dagher (Libano, Francia, Belgio)

Clara Sola, regia di Nathalie Álvarez Mesén (Svezia, Costa Rica, Belgio, Francia, Germania, Stati Uniti d'America)

De bas étage, regia di Yassine Qnia (Francia)

Diários de Otsoga, regia di Miguel Gomes e Maureen Fazendeiro (Brasile, Portogallo)

El empleado y el patrón, regia di Manolo Nieto (Uruguay, Argentina, Brasile, Francia)

Entre les vagues, regia di Anaïs Volpé (Francia)

Europa, regia di Haider Rashid (Italia)

Futura, regia di Pietro Marcello, Alice Rohrwacher e Francesco Munzi (Italia)

Jādde qāki, regia di Panah Panahi (Iran)

Întregalde, regia di Radu Muntean (Romania)

Luaneshat e Kodrës, regia di Luàna Bajrami (Kosovo, Francia)

Les Magnétiques, regia di Vincent Maël Cardona (Francia)

Medusa, regia di Anita Rocha da Silveira (Brasile)

Mon légionnaire, regia di Rachel Lang (Francia, Belgio)

Murina, regia di Antoneta Alamat Kusijanović (Croazia, Stati Uniti d'America, Brasile, Slovenia)

Neptune Frost, regia di Saul Williams e Anisia Uzeyman (Stati Uniti d'America)

A Night Of Knowing Nothing, regia di Payal Kapadia (India)

Ouistreham, regia di Emmanuel Carrère (Francia)

Re Granchio, regia di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis (Italia, Francia, Argentina)

Retour à Reims, regia di Jean-Gabriel Périot (Francia)

The Souvenir: Part II, regia di Joanna Hogg (Irlanda, Regno Unito)

Yǒng'ān zhèn gùshì jí, regia di Shujun Wei (Cina)


Cortometraggi

Anxious Body, regia di Yoriko Mizushiri (Giappone, Francia)

El espacio sideral, regia di Sebastián Schjaer

The Parents' Room, regia di Diego Marcon (Italia)

Simone est partie, regia di Mathilde Chavanne (Francia)

Sycorax, regia di Lois Patiño e Matías Piñeiro

Train Again, regia di Peter Tscherkassky (Austria)

The Vandal, regia di Eddie Alcazar (Stati Uniti d'America)

When Night Meets Dawn, regia di Andreea Cristina Borțun (Romania, Francia, Slovenia)

The Windshield Wiper, regia di Alberto Mielgo (Stati Uniti d'America)



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domenica 27 maggio 2018

DEADPOOL 2, ARLECCHINO MUTANTE (E SGUAIATO)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
119'
Regia: David Leitch
Interpreti: Ryan Reynolds, Josh Brolin, Julian Dennison, Morena Baccarin, Zazie Beetz, T.J. Miller, Matt Damon, Brad Pitt, Eddie Marsan, Terry Crews, Bill Skarsgård, Rob Delaney


Deadpool (Reynolds), in seguito ad un dramma, decide di farla finita: si fa esplodere nel suo appartamento, ma non riesce a morire.

Viene raccolto dall'uomo d'acciaio Colosso e portato nella sede degli X-Men, nella speranza che possa entrare nel gruppo.

Chiamato a fronteggiare la sua prima esperienza - un orfano mutante adolescente (Dennison) ha il potere di bruciare tutto ciò che vuole e decide di utilizzarlo contro il direttore e il personale della struttura che lo ospita - egli però finirà per farsi arrestare insieme al ragazzo.

Nella galera che li tiene imprigionati fa però irruzione Cable (Brolin), un killer venuto dal futuro intenzionato a uccidere il giovane.






Volgare, violento, irriverente, politicamente scorretto (ma senza esagerare: minoranze e omosessuali sono risparmiati in modo un po' ruffiano): è tornato Deadpool, il personaggio creato dai fumettisti Fabian Nicieza e Rob Liefeld!

Questa volta l'improbabile supereroe si accompagna con X-Force, una scalcagnata banda di mutanti dai poteri non così straordinari: la sexy Domino (Beetz), che ha la caratteristica di essere super fortunata; Bedlam (Crews), capace di intervenire sui campi magnetici; Shatterstar, che pensa di essere migliore di tutti (mah...); Zeitgeist (Skarsgård, il protagonista dell'ultimo It), che vomita un liquido corrosivo; Svanitore (buffo cammeo di Brad Pitt), una sorta di uomo invisibile; Peter, un normale uomo di mezza età.

Non vi diremo come andrà a finire; ma anticipiamo soltanto che gli X-Men, ai quali X-Force fa riferimento, sono decisamente un'altra cosa.

Aumentano quindi i comprimari, ma non cambia la sostanza di questo film scacciapensieri, senza alcuna ambizione autoriale (vedi Logan, che recensiremo a breve) o epica ( Avengers:Infinity War non è distante solo per il budget).

Sostanza, in realtà, ce n'è ben poca: il prodotto è pensato con il solo scopo di intrattenere il pubblico.

E ci riesce, nonostante le trappole che un seguito generalmente porta con sé: ripetere il successo di un precedente non è mai troppo facile, soprattutto perché viene a mancare l'effetto novità.

Evitati gli eccessi, per esempio, di Scemo & + Scemo 2 - che nell'esagerare situazioni e battute ha finito per risultare grottesco e patetico -, Deadpool 2 ha risolto il problema nella continuità con il capostipite (soluzione già adottata con successo per Guardiani della Galassia Vol. 2).

Certo, la natura del personaggio aiuta, strabordante com'è anche al di fuori dello schermo - è molto presente, oltre che (ovviamente) nei fumetti, anche in meme, video demenziali (il cortometraggio No Good Dead, ma non solo), social network...

Bisogna pure ammettere che, nel pur affollato universo Marvel, questo Arlecchino mutante - meno colorato, ma non meno irridente e beffardo - è riuscito a ritagliarsi un proprio spazio con esuberanza e con numeri da grand guignol e un po' grossolani e sguaiati (il modo in cui viene affrontato il super cattivo Juggernaut/Fenomeno è più degno di Porky's che di un film Marvel).

D'altra parte il divieto imposto negli USA ai minori di 17 anni non accompagnati da adulti (ma in Italia non è stato vietato) la dice lunga sul fatto che questa pellicola non è propriamente adatta alle famiglie.

Ciononostante, gli incassi negli States e nel resto del mondo sono finora abbastanza buoni, sebbene gli introiti iniziali siano risultati un po' minori di quanto ci si aspettava.

Anche perché il film fa ridere e diverte - certi momenti di ironia e autoironia sono spassosi (si veda per esempio una delle scene post-credit con protagonista Ryan Reynolds nella parte di se stesso) - e conta su avvincenti scene d'azione volutamente inverosimili e iperboliche che esaltano la buffoneria istrionica del protagonista.

L'introduzione poi del personaggio di Cable - incisivo, Josh Brolin! - è azzeccata e potrebbe portare a sviluppi interessanti, in prospettiva.

Insomma, non aspettatevi da Deadpool 2 un capolavoro o un film indimenticabile.
E se avete gusti raffinati in fatto di cinema... ehm... beh...

Ma Deadpool è fatto così.
Come si fa a non amarlo?




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