CINEMA A BOMBA!

venerdì 9 gennaio 2026

WAKE UP DEAD MAN, CHI MUORE SI RIVEDE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2025
144'
Regia: Rian Johnson
Interpreti: Daniel Craig, Josh O'Connor, Jeremy Renner, Josh Brolin, Mila Kunis, Kerry Washington, Glenn Close, Thomas Haden Church, Jeffrey Wright.


Un giovane presibitero (O'Connor) viene mandato dal vescovo (Wright) in una piccola comunità parrocchiale dove spadroneggia un parrocco carismatico ed aggressivo (Brolin).

Dopo che, durante una messa, avviene un omicidio inaspettato e "impossibile", tocca al famoso detective Benoit Blanc (Craig) risolvere il mistero...


2019: Knives Out.
2022: Glass Onion.

Siamo dunque arrivati al terzo capitolo della trilogia mystery scritta e diretta dal regista del controverso Star Wars: Gli Ultimi Jedi, avente come protagonista l'ormai ex 007 Daniel Craig in versione Hercules Poirot.

Trattasi di un whodunit, ossia di uno di quei gialli ad enigma di cui la scrittrice Agatha Christie era maestra: lo scopo è scoprire chi è l'assassino, come si è svolto il delitto e perché.

Chiunque abbia apprezzato i precedenti episodi troverà anche qui di che divertirsi: cambiano ambientazione e personaggi di contorno, ma la formula resta lo stessa, con qualche novità.

La trama si svolge stavolta dentro e intorno a una piccola chiesa di provincia, anziché in una villa (primo film) o su un'isola (secondo film).
Inoltre Blanc fa capolino solo a partire dal secondo atto e viene affiancato nell'indagine: il sacerdote interpretato dal britannico O'Connor è di fatto il co-protagonista della pellicola.

Una cosa che invece non è cambiata è tradizione di includere nel cast qualche supereroe Marvel!
In Knives Out c'era Chris Evans (alias Capitan America), in Glass Onion comparivano Edward Norton (già Incredibile Hulk) e Dave Bautista (Drax dei Guardiani della Galassia), qui troviamo Jeremy Renner (Occhio di Falco degli Avengers, tornato sulle scene dopo il brutto incidente domestico di 3 anni fa) e Josh Brolin (Thanos di Infinity War e Endgame).

L'intreccio è sufficientemente ingegnoso e complicato (non troppo: noi abbiamo indovinato quasi tutto, per la cronaca), ma soprattutto - questo è l'importante - logico e verosimile.
Come nei precedenti capitoli, non manca un risvolto satirico/sociale, con bersaglio - inevitabilmente - l'America debosciata della seconda éra Trump.

Johnson e Craig l'hanno fatta giusta anche stavolta.
Non resta che aspettare - e sperare in - ulteriori seguiti.


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martedì 17 gennaio 2023

GLASS ONION-KNIVES OUT, IL DELITTO È (RI-)SERVITO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
139'
Regia: Rian Johnson
Con: Daniel Craig, Edward Norton, Janelle Monáe, Dave Bautista, Kate Hudson, Kathryn Hahn, Madeline Cline, Ethan Hawke, Hugh Grant, Yo-Yo Ma, Serena Williams, Stephen Sondheim, Kareem Abdul-Jabbar, Angela Lansbury.


2020, nel pieno della Pandemia.
Un multimilionario egomaniaco (Norton) invita la cerchia ristretta dei suoi amici nella propria megavilla su un'isola del Mar Egeo.

Sbarcano però due persone che hanno ricevuto l'invito, ma apparentemente non dal padrone di casa: la sua ex socia in affari (Monáe) e il famoso detective privato Benoit Blanc (Craig).

Lo scopo di questo weekend vacanziero è giocare ad una "cena con delitto" organizzata proprio dal magnate, ma durante la serata qualcuno muore davvero...


Rian Johnson ce l'ha fatta ancora.
Ossia è riuscito per la seconda volta a far dimenticare al mondo intero di essere il principale responsabile di Episodio VIII - Gli Ultimi Jedi, uno dei peggiori capitoli - se non il peggiore in assoluto - della saga di Star Wars.

E ci è riuscito dando un seguito al proprio film più riuscito e interessante: quel Knives Out che una manciata di anni fa si era fatto notare per il cast da capogiro e la sceneggiatura a prova di bomba, omaggio vintage ai vecchi whodunit (i gialli in cui bisogna scoprire l'assassino).

Riecco quindi la struttura narrativa degna dei romanzi di Agatha Christie e riecco anche il raffinato investigatore interpretato da Daniel Craig, una versione moderna e aggiornata di Hercules Poirot, un personaggio agli antipodi di James "007" Bond.

Il gruppo di interpreti, poi, è di nuovo di alto livello: si va dal wrestler Bautista (Drax dei Guardiani della Galassia) alla cantante Monáe (la ricordate in Moonlight?), passando per un paio di brevi apparizioni di Hugh Grant (ricordiamo il protagonista di Notting Hill per la sua candidatura ai Golden Globe del 2017) e di Ethan Hawke (rivisto recentemente in The Northman).

Ma la carta migliore del mazzo è probabilmente Edward Norton.
L'ex Incredibile Hulk - in un personaggio che è 50% Elon Musk, 25% Steve Jobs e 25% Tom Cruise in Magnolia - gigioneggia senza freni e ruba la scena a tutte/i.

Il regista-sceneggiatore si diverte inoltre a inserire brevi cammei di celebrità nella parte di se stesse: su tutte, la partecipazione-lampo dell'indimenticata Signora in Giallo Angela Lansbury - qui nella sua ultima performance recitativa - non sembra affatto casuale.

Rispetto alla precedente pellicola, viene forse data meno enfasi all'intreccio per privilegiare gli elementi da commedia, ma i risvolti di critica sociale ci sono ancora tutti: la satira non risparmia né i negazionisti del Covid né la tossicità patriarcale, con i vizi e stravizi dei ricchi e/o famosi come bersaglio principale.

Glass Onion - allusione alla forma del palazzo in cui è ambientata la vicenda, ma anche titolo di una canzone dei Beatles - è un giallo senza eccessive pretese, ma realizzato con garbo e intelligenza.
E soprattutto originale, benché derivativo.

In un'epoca di remake, reboot, sequel e adattamenti di romanzi/fumetti/videogiochi, ce ne fossero di film come questo.


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lunedì 23 novembre 2020

SEAN CONNERY. DA 007 ALL'OSCAR: SCOTLAND FOREVER!

Sean Connery (con occhiali e barba) insieme a Harrison Ford sul set di Indiana Jones e l'Ultima Crociata.  


Sir Sean Connery è stato uno dei più grandi attori di tutti i tempi.

Adorato per il suo fascino rude e un po' animalesco, ammirato per l'indubbio carisma e per le spesso sottovalutate doti recitative, il nostro ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo del cinema e nel cuore di molti fan.

Scozzese e orgoglioso di esserlo (non ha mai nascosto l'amore per la madrepatria e si è battuto fino all'ultimo per la sua indipendenza dal Regno Unito), Sean divenne celeberrimo per il ruolo di James Bond, ossia l'agente segreto 007.
Fu il primo a ricoprire il ruolo. Il più iconico, il più amato.

Abbandonò la parte per non rimanenvi imprigionato e per dimostrare di essere un attore a tutto tondo.
Ci riuscì, diventando un divo del cinema e recitando - quasi sempre da protagonista - in una miriade di film.

Non potendo recensirle tutte, abbiamo provato a selezionare 8 pellicole che potessero riassumere sufficientemente la sua brillante carriera (escludendo volutamente Indiana Jones e l'ultima Crociata, che riprenderemo in un futuro speciale dedicato all'avventuriero creato da Lucas e Spielberg).

Speriamo di esserci riusciti...
Pronti? Via!



Agente 007 - Missione Goldfinger (1964)
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Sean Connery ha legato la sua fama principalmente al personaggio di James Bond, agente segreto con licenza di uccidere nato dalla penna di Ian Fleming, che lo ha reso celeberrimo in tutto il mondo.

Il divo scozzese lo ha interpretato per ben 7 volte - in Licenza di uccidere (1962), Dalla Russia con amore (1963), Missione Goldfinger (1964), Thunderball-Operazione Tuono (1965), Si vive solo due volte (1967), Una cascata di diamanti (1971), Mai dire mai (1983, non ufficiale, remake di Thunderball; diretto da Irvin Kerschner, lo stesso di L'Impero colpisce ancora).

Ed è proprio con Missione Goldfinger, il migliore della serie, che esplode definitivamente la Bond-mania: ritmo, sceneggiatura brillante, molta azione, gadget futuristici, ben 3 bellissime Bond Girl (Tania Mallet, la recentemente scomparsa Honor Blackman e l'iconica Shirley Eaton tutta ricoperta d'oro), nemici indimenticabili (perfetti Gert Fröbe nella parte del magnate che dà il titolo al film e il wrestler Harold Sakata in quelli del letale maggiordomo coreano Oddjob), una sigla che rimane nelle orecchie (chi non ha mai canticchiato il motivo interpretato da Shirley Bassey?)...

Il regista Guy Hamilton ha saputo amalgamare molto bene materiali di prima qualità e ha avuto in Connery uno 007 pressoché impeccabile per fascino, ironia e sex appeal.

Chi non ha mai visto Agente 007 - Missione Goldfinger non può capire quanto e come Sean Connery sia entrato nell'immaginario collettivo.


Il Vento e il Leone (1975)
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Uno scozzese che interpreta un capo berbero?

Beh, succede in Il Vento e il Leone, storia di un guerrigliero che si oppone al colonialismo franco-spagnolo in Marocco e che per attirare l'attenzione del mondo rapisce una bella vedova americana (Candice Bergen) e i suoi figli, suscitando la reazione del sanguigno Presidente USA Theodore Roosevelt (Brian Keith, straordinario).

Non fatevi ingannare dalla premessa: la prova attoriale di Connery è una delle più convincenti per carisma e presenza scenica e la pellicola è tra le migliori che ha fatto.

Film avventuroso e romantico (nel miglior senso del termine), Il Vento e il Leone può contare anche su una colonna sonora molto suggestiva (di Jerry Goldsmith) e sulla regia di quel personaggione che è John Milius.

A proposito di quest'ultimo: costui ha diretto Un Mercoledì Da Leoni e Conan Il Barbaro e ha sceneggiato, tra gli altri, Ispettore Callaghan: il caso "Scorpio" è tuo!!, Corvo rosso non avrai il mio scalpo, Una 44 Magnum per l'ispettore Callaghan, Apocalypse Now, Caccia a Ottobre Rosso.

Non vi abbiamo impressionato?

Beh, allora pensate che il personaggio di Walter, interpretato da John Goodman in Il Grande Lebowski dei fratelli Coen, è ispirato proprio a lui.

Quindi immaginate un film diretto da un tale soggettto e con Sean Connery: basterebbe solo questo per rendere Il Vento e il Leone un film da vedere assolutamente.



L'Uomo che volle farsi Re (1975)
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E qui arriviamo all'interpretazione più amata dal nostro Sean - e non solo da lui.

Questa volta egli fa coppia con Michael Caine (futuro attore feticcio di Christopher Nolan) - e che coppia! - ed è diretto da un altro grandissimo del cinema: John Huston (che qualcuno conoscerà solo per essere il padre di Anjelica, la Morticia dei film di La Famiglia Addams).

Ma il regista di Il Mistero del Falco (suo strepitoso esordio), Il Tesoro della Sierra Madre, Giungla d'Asfalto (che ha lanciato Marilyn Monroe), La Regina d'Africa, Moby Dick La Balena Bianca, La Bibbia, L'Uomo dai 7 Capestri, Fuga per la Vittoria, L'Onore dei Prizzi, The Dead-Gente di Dublino è stato tra i cineasti più apprezzati (a ragione) di tutti i tempi e tra i maggiori autori di pellicole avventurose "di spessore".

L'Uomo che volle farsi Re è il suo adattamento dell'omonimo racconto di Rudyard Kipling (autore, lo ricordiamo, di Il Libro della Giungla).

Ed è un adattamento con sceneggiatura, colonna sonora (di Maurice Jarre), scenografie, costumi e ambientazioni sontuosi.

Tutto gira alla perfezione, in questo film, a partire dall'alchimia dei due protagonisti: più gigione Caine, più carismatico Connery - che offre un'interpretazione molto incisiva e decisamente memorabile -, essi impersonano due imbroglioncelli che, sulle orme di Alessandro Magno, si recano nel montuoso Kafiristan (attualmente si chiama Nurestan ed è una regione dell'Afghanistan, al confine con il Pakistan).

Il loro obiettivo è di imporsi alle (a loro dire) arretrate tribù locali grazie all'uso delle armi da fuoco e di diventare dei signori della guerra.

Ma le cose non andranno proprio come sperato.

Colonialismo (nel 1975, un tema ancora attuale), rapporto tra Occidente "evoluto" e Oriente "sottosviluppato" e tra modernità e tradizione, massoneria, ambizione sfrenata e superomismo, l'incidenza della fortuna e del caso nella vita dell'Uomo, esotismo...: c'è molto in questo racconto di avventura, che per ritmo, contenuti, suggestioni, aspirazioni si pone, secondo noi, tra i migliori e più compiuti esempi del genere.

Un film da non perdere, quindi; e non solo per la presenza di Sean Connery.


Gli Intoccabili (1987)
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Chicago, anni 30.
Il giovane agente del Tesoro Elliot Ness (Kevin Costner) mette insieme una squadra speciale di Intoccabili - cioé di integerrimi - per far fronte alla corruzione dilagante e trovare il modo di incastrare il boss della malavita, Al Capone (Robert De Niro).

I suoi uomini sono: un contabile imbranato (Charles M. Smith), una giovane recluta italoamericana (Andy Garcia) e soprattutto un navigato poliziotto irlandese (Sean Connery).

Il copione del drammaturgo-cineasta David Mamet, le musiche di Ennio Morricone, i vestiti di Giorgio Armani, il cast da capogiro: funziona tutto in questo gangster movie, uno dei migliori degli anni 80.
Brian De Palma è il più manierista dei registi di Hollywood, ma qui realizza il proprio capolavoro.

Tra le sequenze memorabili: l'imboscata a cavallo con le guardie canadesi, omaggio al cinema western; l'agguato "casalingo" del killer, girato con una soggettiva di sapore hitchcockiano; la sparatoria alla stazione ferroviaria mentre una carrozzina cade dalle scale, esplicito ammiccamento a La Corazzata Potëmkin.

Costner è già un protagonista carismatico, De Niro è impressionante nella sua interpretazione da Actor's Studio (sotto gli indumenti indossa la vera biancheria appartenuta a Capone!), ma il migliore è proprio Connery, che infatti vinse con questo film il suo unico premio Oscar.



Caccia a Ottobre Rosso (1990)
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1984. Il capitano sovietico Marko Ramius (Connery), al comando di un sottomarino nucleare all'avanguardia, decide di disertare assieme ad un gruppo di ufficiali.

Fa rotta verso gli Stati Uniti per chiedere asilo politico e per consegnare il sommergibile.

I suoi movimenti sono intercettatti dall'esercito USA, che teme un attacco nucleare; ma solo un analista della Cia, Jack Ryan (Alec Baldwin), intuisce le intenzioni del militare.

Intenzioni che sono invece note all'esercito dell'URSS, che vuole distruggere il mezzo per impedire che finisca in mani nemiche.

Parte così una caccia serrata da entrambe le parti per fermare Ramius e il suo equipaggio.

Film di propaganda - nel 1989 era crollato il Muro di Berlino e l'Unione Sovietica, già in crisi, sarebbe collassata l'anno successivo - o di puro intrattenimento, Caccia a Ottobre Rosso è stato comunque uno dei maggiori incassi del 1990 ed è una delle pellicole più celebri ambientate a bordo di sottomarini.

Ritmo, suspence, azione sono condotti in modo brillante dallo specialista John McTiernan (Predator, Trappola di Cristallo, Mato Grosso, Last Action Hero, Die Hard-Duri a Morire), che porta sullo schermo efficacemente un romanzo di Tom Clancy e che fa esordire il personaggio di Jack Ryan - successivamente interpretato da Harrison Ford in Giochi di Potere e Sotto il Segno del Pericolo, da Ben Affleck in Al Vertice della Tensione, da Chris Pine in Jack Ryan-L'Iniziazione e da John Krasinski nella serie televisiva Jack Ryan.

A rubare la scena a tutti è ancora una volta lui: Sean Connery.

Ai tempi si è parlato più del presunto costo esagerato del parrucchino che indossa in scena e del fatto che egli abbia interpretato un personaggio russo con un marcato accento scozzese piuttosto che del film, che resta uno dei migliori prodotti d'azione hollywoodiani a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento.

La verità è che parrucchino o non parrucchino, accento o non accento, il nostro ha sempre garantito con la sua presenza buoni riscontri al botteghino, essendo uno dei volti e dei divi più riconoscibili e apprezzati dal pubblico di tutto il mondo.

Anche in questo caso, Connery ha dato al personaggio carisma e spessore, rendendolo una sorta di Capitano Nemo moderno e dinsincantato.

Un'altra grande prova da parte di un attore in grado di lasciare il segno sia nel cinema d'autore che nei blockbuster.


Sol Levante (1993)
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Los Angeles. Una giovane squillo viene trovata uccisa durante una festa negli uffici di un grattacelo, sede di una rampante multinazionale giapponese.

Per scoprire l'omicida, il poliziotto incaricato del caso (Wesley Snipes) è costretto a chiedere la consulenza del saggio John Connor (Sean Connery), esperto di cultura nipponica...

Tratto liberamente da un controverso romanzo di Michael Crichton (Jurassic Park), questo adattamento non vale tanto per l'intreccio in sé - il regista Philip Kaufman l'ha pesantemente rielaborato, modificando senza logica le etnie di alcuni personaggi e, ancora peggio, l'identità dell'assassino - quanto per la presenza di Connery.

Barba bianca e indumenti neri, il divo scozzese è palesemente a proprio agio in un personaggio scritto su misura per lui.
Non gigioneggia e non necessita di troppi dialoghi: usa il proprio carisma come una katana e buca lo schermo con uno sguardo.

Da segnalare, in ruoli di contorno, la partecipazione di Harvey Keitel (reduce da Le Iene e prossimo a Pulp Fiction e Dal Tramonto all'Alba) e Steve Buscemi (memorabile, qualche anno più tardi, ne Il Grande Lebowski).



Entrapment (1999)
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Una giovane agente assicurativa (Catherine Zeta-Jones) è incaricata di incastrare un anziano e abilissimo ladro di opere d'arte (Sean Connery).
Si finge una sua "collega" e preparano insieme prima il furto di una maschera cinese, poi addirittura un colpo leggendario a Kuala Lumpur.

Lei comincia a prenderci gusto, lui sospetta che lei faccia il doppio gioco.
A complicare le cose, tra i due nasce un sentimento...

Una trama assurda con protagonista una delle coppie più improbabili della storia del cinema. Eppure... funziona!
Nonostante la differenza d'età quasi quarantennale (!), la storia d'amore tra i due protagonisti risulta inaspettatamente credibile.

Il merito non è certo dell'inverosimile sceneggiatura, ma di due attori in stato di grazia.
Zeta-Jones, oltre che bellissima, è sorprendentemente atletica (le acrobazie sulle travi nella sala del castello sono effettuate senza controfigura) e appare a proprio agio soprattutto nel registro brillante.
Dal canto suo, Connery si concede un'ultima, divertita performance da romantico guascone.

Curiosità: anche produttore, l'ex 007 è riuscito a rimanere sotto la soglia del budget, risparmiando ben 2 milioni di dollari.
Scozzese in tutto e per tutto.


Scoprendo Forrester (2000)
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Un brillante studente afroamericano (Rob Brown), in cattivi rapporti col proprio professore di letteratura (F. Murray Abraham), entra in contatto col famoso romanziere William Forrester (Sean Connery), che da decenni vive da recluso dopo aver vinto il Premio Pulitzer per la sua unica opera letteraria.

Questi intuisce da subito il talento del ragazzo e i due decisono di darsi vicendevolmente una mano: il vecchio insegnerà al giovane l'arte della scrittura, il giovane aiuterà il vecchio a fare pace col proprio passato e uscire finalmente dal proprio isolamento.

Un rifacimento di Will Hunting, con il buon Sean al posto del compianto Robin Williams?
Non esattamente, ma i punti in comune sono parecchi e - guarda caso - il regista è lo stesso: Gus Van Sant.

Con un personaggio ispirato a J.D. Salinger e J.K. Toole, Connery offre la sua ultima, maiuscola interpretazione.
Il giovane Brown gli tiene testa ed è una rivelazione; peccato sia sparito dai riflettori.
Occhio pure alla comparsata di Matt Damon nel finale.


Il soggetto di questa monografia girerà ancora un lungometraggio prima di ritirarsi (La Leggenda degli Uomini Straordinari, adattamento "kitschissimo" di un fumetto di Alan Moore, lo stesso di V per Vendetta), interrompendo la pensione solo per interpretare un'ultima volta James Bond in un videogioco (!) e per doppiare un film d'animazione indipendente (Sir Billi, che forse un giorno vi recensiremo).

Ciao Sean, sei stato uno dei più grandi. Ci mancherai.
Ora e sempre... Scotland Forever!


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sabato 21 novembre 2015

SPECTRE, NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE CRIMINALE

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Regno Unito/USA, 2015
148'
Regia: Sam Mendes
Interpreti: Daniel Craig, Christoph Waltz, Léa Seydoux, Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Naomie Harris, Dave Bautista, Monica Bellucci, Andrew Scott, Rory Kinnear, Judi Dench.


Tra Città del Messico, Roma, l'Austria, Tangeri e Londra si dipana la trama di un complotto che mira a controllare l'intelligence dei Paesi più potenti dell'orbe tramite un database.

Ad ordirla, un'organizzazione misteriosa e onnipresente: la SPECTRE, guidata dal gelido e spietato Ernst Stavro Blofeld (Waltz).
A contrastarla, l'agente dei servizi segreti britannici più famoso al mondo. Che - difficoltà nelle difficoltà - dovrà pure fare i conti con il proprio passato (prossimo e remoto).

Nel ventiquattresimo episodio della saga ispirata alle avventure del personaggio nato dalla penna di Ian Fleming, troverete ben poche novità.

Partiamo da dietro la cinepresa. Dopo il clamoroso successo ottenuto col precedente episodio Skyfall, vincitore di due Premi Oscar nel 2013, è stato confermato Sam Mendes, regista britannico di origine teatrale e unico vero Autore prestato alla serie (vanta un Premio Oscar, per il controverso e discusso American Beauty).

Tra i suoi collaboratori invece non ritroviamo più il grande direttore della fotografia Roger Deakins (quello di Il Grande Lebowski), sostituito da Hoyte Van Hoytema (DP di La Talpa e Interstellar, per dirne due).

Riguardo al cattivo: gli sceneggiatori non si sono peritati di crearne uno nuovo, ma ne hanno riesumato uno che già era comparso in altri 6 film bondeschi - che precisamente sono: Dalla Russia Con Amore, Thunderball-Operazione Tuono (in entrambi compare dal petto in giù, mentre accarezza un gatto bianco), Si Vive Solo Due Volte (personificato da Donald Pleasance), Al Servizio Segreto Di Sua Maestà (Telly Savalas, il pelato Tenente Kojak televisivo), Una Cascata Di Diamanti, Solo Per I Tuoi Occhi (dove non viene ma inquadrato in primo piano). C'è anche in un settimo, il non ufficiale Mai Dire Mai (Max von Sydow).

Ad interpretarlo, tra l'altro, l'apprezzatissimo (anche da noi di CINEMA A BOMBA!) Christoph Waltz, che non a caso
ha vinto un Oscar nel 2013 come attore non protagonista (per Django Unchained) bissando lo stesso riconoscimento ottenuto per Bastardi Senza Gloria nel 2010 - due pellicole entrambe dirette dal cineasta di Pulp Fiction e Jackie Brown (un tale di nome Quentin Tarantino...).

Ma la scelta di questo attore così talentuoso, paradossalmente, non è stata felicissima: tenuto a briglia corta, senza la possibilità di gigioneggiare alla sua maniera, impiegato in poche scene, poco caratterizzato fisicamente, Waltz appare sfruttato al di sotto delle sue (ottime) capacità.
Avesse avuto più spazio...

Analoga sorte per il suo braccio destro, Mr. Hinx (verosimile il gioco di parole con "in excess", in eccesso: effettivamente, visto quello che fa durante il film...): il personaggio affidato all'ex wrestler Dave Bautista - il Drax di Guardiani della Galassia - avrebbe dovuto essere una specie di Squalo od Oddjob dei giorni nostri, ma alla fine non ha ottenuto un ruolo così incisivo e finisce per essere liquidato in modo un po' sbrigativo.

Come ogni film di James Bond, non mancano le Bond Girl che puntualmente finiscono a letto col protagonista.
Questa volta tocca alla nostrana Monica Bellucci - quinta italiana dopo Daniela Bianchi (Dalla Russia Con Amore), Luciana Paluzzi (Thunderball), Maria Grazia Cucinotta (Il Mondo Non Basta), Caterina Murino (Casino Royale) - e a Léa Seydoux - premiata con una Palma d'Oro speciale a Cannes 2013 e già a fianco di Ralph Fiennes in Grand Budapest Hotel di Wes Anderson: un'attrice di talento, qui un po' sottoutilizzata.
La bruna e la bionda, la matura e la giovane, la debole e la forte: un po' troppi stereotipi anche per una pellicola bondiana.

Chi si giova di tutto ciò è Daniel Craig, sesto Agente 007 (non viene conteggiato David Niven, protagonista della parodia non ufficiale Casino Royale del 1967), al suo quarto film consecutivo - tutti legati tra loro nella trama e tutti premiati da ottimi riscontri di critica e pubblico.
Il suo James Bond è più muscolare che ironico e fascinoso, ma è anche tormentato, inquieto; insomma, al netto di certe esagerazioni nelle scene d'azione, è abbastanza credibile.

A proposito di esagerazioni: Spectre è entrato nel Guinness dei Primati, per la più grande esplosione (ottenuta artigianalmente e non digitalmente) nella storia dl cinema.
Nessuna sorpresa: ogni titolo del longevo franchise - e questo non fa eccezione - è ricco di inseguimenti, combattimenti, intrighi diabolici, sparatorie, scene adrenaliniche...

Ossia quanto il pubblico di appassionati cerca e pretende in un film di James Bond.
E ciò che abbiamo trovato anche in Spectre, oltre alle strizzate d'occhio ai film più o meno recenti della serie e alla presenza degli usuali tòpoi (il vodka Martini agitato-non-mescolato; "Il mio nome è Bond. James Bond"; la sequenza iniziale gunbarrel, cioè quella in cui 007 è inquadrato dalla canna della pistola, si volta di scatto, spara e fa sanguinare lo schermo).

Produttori, sceneggiatori e regista non hanno quindi voluto rischiare e sono andati sul sicuro.
Per chi anela solo a un po' di sano intrattenimento, va bene anche così.

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