CINEMA A BOMBA!

venerdì 9 gennaio 2026

WAKE UP DEAD MAN, CHI MUORE SI RIVEDE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2025
144'
Regia: Rian Johnson
Interpreti: Daniel Craig, Josh O'Connor, Jeremy Renner, Josh Brolin, Mila Kunis, Kerry Washington, Glenn Close, Thomas Haden Church, Jeffrey Wright.


Un giovane presibitero (O'Connor) viene mandato dal vescovo (Wright) in una piccola comunità parrocchiale dove spadroneggia un parrocco carismatico ed aggressivo (Brolin).

Dopo che, durante una messa, avviene un omicidio inaspettato e "impossibile", tocca al famoso detective Benoit Blanc (Craig) risolvere il mistero...


2019: Knives Out.
2022: Glass Onion.

Siamo dunque arrivati al terzo capitolo della trilogia mystery scritta e diretta dal regista del controverso Star Wars: Gli Ultimi Jedi, avente come protagonista l'ormai ex 007 Daniel Craig in versione Hercules Poirot.

Trattasi di un whodunit, ossia di uno di quei gialli ad enigma di cui la scrittrice Agatha Christie era maestra: lo scopo è scoprire chi è l'assassino, come si è svolto il delitto e perché.

Chiunque abbia apprezzato i precedenti episodi troverà anche qui di che divertirsi: cambiano ambientazione e personaggi di contorno, ma la formula resta lo stessa, con qualche novità.

La trama si svolge stavolta dentro e intorno a una piccola chiesa di provincia, anziché in una villa (primo film) o su un'isola (secondo film).
Inoltre Blanc fa capolino solo a partire dal secondo atto e viene affiancato nell'indagine: il sacerdote interpretato dal britannico O'Connor è di fatto il co-protagonista della pellicola.

Una cosa che invece non è cambiata è tradizione di includere nel cast qualche supereroe Marvel!
In Knives Out c'era Chris Evans (alias Capitan America), in Glass Onion comparivano Edward Norton (già Incredibile Hulk) e Dave Bautista (Drax dei Guardiani della Galassia), qui troviamo Jeremy Renner (Occhio di Falco degli Avengers, tornato sulle scene dopo il brutto incidente domestico di 3 anni fa) e Josh Brolin (Thanos di Infinity War e Endgame).

L'intreccio è sufficientemente ingegnoso e complicato (non troppo: noi abbiamo indovinato quasi tutto, per la cronaca), ma soprattutto - questo è l'importante - logico e verosimile.
Come nei precedenti capitoli, non manca un risvolto satirico/sociale, con bersaglio - inevitabilmente - l'America debosciata della seconda éra Trump.

Johnson e Craig l'hanno fatta giusta anche stavolta.
Non resta che aspettare - e sperare in - ulteriori seguiti.


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martedì 17 gennaio 2023

GLASS ONION-KNIVES OUT, IL DELITTO È (RI-)SERVITO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
139'
Regia: Rian Johnson
Con: Daniel Craig, Edward Norton, Janelle Monáe, Dave Bautista, Kate Hudson, Kathryn Hahn, Madeline Cline, Ethan Hawke, Hugh Grant, Yo-Yo Ma, Serena Williams, Stephen Sondheim, Kareem Abdul-Jabbar, Angela Lansbury.


2020, nel pieno della Pandemia.
Un multimilionario egomaniaco (Norton) invita la cerchia ristretta dei suoi amici nella propria megavilla su un'isola del Mar Egeo.

Sbarcano però due persone che hanno ricevuto l'invito, ma apparentemente non dal padrone di casa: la sua ex socia in affari (Monáe) e il famoso detective privato Benoit Blanc (Craig).

Lo scopo di questo weekend vacanziero è giocare ad una "cena con delitto" organizzata proprio dal magnate, ma durante la serata qualcuno muore davvero...


Rian Johnson ce l'ha fatta ancora.
Ossia è riuscito per la seconda volta a far dimenticare al mondo intero di essere il principale responsabile di Episodio VIII - Gli Ultimi Jedi, uno dei peggiori capitoli - se non il peggiore in assoluto - della saga di Star Wars.

E ci è riuscito dando un seguito al proprio film più riuscito e interessante: quel Knives Out che una manciata di anni fa si era fatto notare per il cast da capogiro e la sceneggiatura a prova di bomba, omaggio vintage ai vecchi whodunit (i gialli in cui bisogna scoprire l'assassino).

Riecco quindi la struttura narrativa degna dei romanzi di Agatha Christie e riecco anche il raffinato investigatore interpretato da Daniel Craig, una versione moderna e aggiornata di Hercules Poirot, un personaggio agli antipodi di James "007" Bond.

Il gruppo di interpreti, poi, è di nuovo di alto livello: si va dal wrestler Bautista (Drax dei Guardiani della Galassia) alla cantante Monáe (la ricordate in Moonlight?), passando per un paio di brevi apparizioni di Hugh Grant (ricordiamo il protagonista di Notting Hill per la sua candidatura ai Golden Globe del 2017) e di Ethan Hawke (rivisto recentemente in The Northman).

Ma la carta migliore del mazzo è probabilmente Edward Norton.
L'ex Incredibile Hulk - in un personaggio che è 50% Elon Musk, 25% Steve Jobs e 25% Tom Cruise in Magnolia - gigioneggia senza freni e ruba la scena a tutte/i.

Il regista-sceneggiatore si diverte inoltre a inserire brevi cammei di celebrità nella parte di se stesse: su tutte, la partecipazione-lampo dell'indimenticata Signora in Giallo Angela Lansbury - qui nella sua ultima performance recitativa - non sembra affatto casuale.

Rispetto alla precedente pellicola, viene forse data meno enfasi all'intreccio per privilegiare gli elementi da commedia, ma i risvolti di critica sociale ci sono ancora tutti: la satira non risparmia né i negazionisti del Covid né la tossicità patriarcale, con i vizi e stravizi dei ricchi e/o famosi come bersaglio principale.

Glass Onion - allusione alla forma del palazzo in cui è ambientata la vicenda, ma anche titolo di una canzone dei Beatles - è un giallo senza eccessive pretese, ma realizzato con garbo e intelligenza.
E soprattutto originale, benché derivativo.

In un'epoca di remake, reboot, sequel e adattamenti di romanzi/fumetti/videogiochi, ce ne fossero di film come questo.


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mercoledì 25 marzo 2020

OSCAR 2020. KNIVES OUT-CENA CON DELITTO, IL GIALLO DELLO SCRITTORE DI GIALLI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
130'
Regia: Rian Johnson
Interpreti: Daniel Craig, Ana de Armas, Christopher Plummer, Jamie Lee Curtis, Don Johnson, Michael Shannon, Chris Evans, Toni Collette, Lakeith Stanfield, Katherine Langsford, Jaden Martell, Frank Oz, Riki Lindhome, Edi Patterson, Noah Segan, M. Emmett Walsh.


Il giorno dopo la festa per il suo ottantacinquesimo compleanno, il celebre e ricchissimo scrittore di gialli Harlan Thrombey (Plummer) viene trovato morto.

Sembrerebbe trattarsi di un suicidio; ma non ne è convinto l'arguto detective Benoît Blanc (Craig), che affianca nelle indagini la polizia.

Così, ad uno ad uno vengono interrogati i familiari del defunto e si scopre che tutti avevano buoni motivi per uccidere il vecchio.

Intanto, l'infermiera personale dell'anziano (de Armas)...






Finalmente un bel giallo, ben scritto, ben recitato e ben congegnato!

Hollywood, in passato, ha attinto a piene mani ai romanzi di Agatha Christie, la regina incontrastata del genere letterario, con risultati alterni - fra le tante trasposizioni, vi segnaliamo almeno Assassinio sull'Orient Express (soprattutto la versione del 1974, diretta da Sidney Lumet; quella del 2017, di Kenneth Branagh, è dignitosa, ma non certo al livello della precedente) e Assassinio sul Nilo (di John Guillermin, con Peter Ustinov; 1978); mentre tra i film che vi si sono ispirati, i divertenti Invito a cena con delitto (1976) e Signori, il delitto è servito (1986, tratto dal gioco da tavolo Cluedo) e il drammatico Gosford Park del grande Robert Altman (2001).

Negli ultimi anni i thriller, con varie declinazioni, non sono mancati; ma i gialli propriamente detti (quelli che nel mondo anglosassone sono chiamati whodunit) non sono stati numerosissimi.

Perlomeno sul grande schermo - basti pensare al grande seguito di pubblico che hanno serie Tv come, tra gli altri, La Signora in Giallo (Murder, She Wrote), Il Commissario Montalbano, Don Matteo e i vari CSI-Scena del Crimine.

Ma mentre la serialità aiuta, l'unicità cinematografica è un limite: una volta dipanata la trama e scoperto il colpevole, si tende a non vedere nuovamente il film, perché viene inevitabilmente meno l'effetto sorpresa alla base dello stesso.

E così pellicole ad enigma e deduttive, sul lungo periodo, non risulterebbero particolarmente redditizie.

Plaudiamo quindi i produttori di Knives Out-Cena con Delitto per il coraggio dimostrato e per i soldi spesi, soprattutto per assemblare un cast davvero di ottimo livello.

Si va da Daniel Craig (si veda alla voce " Agente 007") a Jamie Lee Curtis ( Halloween, Una Poltrona per Due), da Chris Evans ( Captain America) a Michael Shannon ( Bug, Take Shelter, L'Uomo d'Acciaio, Animali Notturni, The Shape of Water), da Don Johnson (la serie Tv Miami Vice) a Toni Collette (Il Sesto Senso, Little Miss Sunshine), dall'anziano Christopher Plummer (Tutti Insieme Appassionatamente, Insider, A Beautiful Mind, Tutti I Soldi Del Mondo) alla giovane Ana de Armas ( Blade Runner 2049), da Lakeith Stanfield ( Get Out!) a Katherine Langford (Tuo, Simon).

Tutti se la cavano egregiamente e sono comunque ben diretti da Rian Jonhson autore anche della sceneggiatura - candidata agli Oscar, unica nomination del film, che era in lizza invece per tre Golden Globe (per la migliore commedia, per Craig miglior attore in una commedia e per de Armas come migliore attrice in una commedia).

Il regista era reduce dal controverso Star Wars-Gli Ultimi Jedi, che aveva diviso il pubblico in due - tra chi lo ha apprezzato e chi lo ha detestato.

Non era facile scrollarsi di dosso il peso di un kolossal tanto dibattuto, ma Johnson ha confermato di essere cineasta originale e inventivo.

La storia gira bene, la trama si sviluppa con colpi di scena ben piazzati, il finale ha il giusto climax.

Ci sono anche sottotesti sociali di critica a certe politiche di Donald Trump.

Interessante il ruolo centrale dato al personaggio di Ana de Armas, ma non ci meraviglieremmo se venisse riproposto in futuro quello di Daniel Craig, degno erede di Hercule Poirot e Sherlock Holmes.

Se vi piacciono i gialli, vi consigliamo pertanto di vedere Knives Out: snobbarlo sarebbe... un delitto.




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martedì 4 febbraio 2020

OSCAR 2020. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM STRANIERO, SCENEGGIATURE

Dall'alto: un'immagine tratta da Missing Link; Antonio Banderas (a destra) in una scena di Dolor Y Gloria; Quentin Tarantino (a sinistra) scherza con Brad Pitt sul set di C'era una Volta... a Hollywood; Steven Zaillian, sceneggiatore di The Irishman.


Chi vincerà la statuetta per il miglior film di animazione?
Un anno dopo il sorprendente Spider-Man: Into The Spider-Verse, i candidati questa volta sembrano avere una minore carica innovativa.

Liberato dalla concorrenza temibilissima del campione di incassi Frozen 2 e della versione ultra computerizzata di Il Re Leone, Toy Story 4 è obiettivamente il favorito.

Le tre pellicole di casa Disney ai recenti Golden Globe si erano tolti voti a vicenda, con il risultato - clamoroso - di far trionfare il misconosciuto Missing Link, in lizza anche stavolta.

A tentare la sorte ci sono pure il terzo capitolo del fortunato franchise Dragon Trainer e, cosa piuttosto interessante, ben due opere targate Netflix.

Il gigante dello streaming apre una breccia pure in questa categoria e riesce a far candidare il natalizio Klaus (ma non siamo un po' fuori periodo?) e il drammatico Dov'è il mio Corpo?, di provenienza francese.

Sulla carta, vittoria quasi certa per Parasite tra i film internazionali.

Il vincitore della Palma d'Oro, forte di ben 6 nomine, in realtà punta a ben altri e maggiormente valutati riconoscimenti; ma se non dovesse spuntarla per i premi più prestigiosi, la statuetta nella categoria sarebbe pressoché un obbligo.

Gli altri pretendenti? Tutti validi dal punto di vista artistico, ma rischiano di rimanere in secondo piano.

Peccato: Dolor y Gloria di Pedro Almodóvar conta un'ottima interpretazione di Antonio Banderas (che, lo vedremo, gli è valsa la nomination come miglior attore protagonista); il nord-macedone Honeyland è candidato anche come miglior documentario (fatto non insolito, ma piuttosto raro); Corpus Christi è l'ennesima prova della vitalità e dell'originalità della cinematografia polacca; I Miserabili (attenzione: non è un adattamento del romanzo di Victor Hugo) è un'opera che lascia il segno.






Molto prestigiose le statuette per le sceneggiature, divise tra originali e non originali.

La prima categoria è quella di Tarantino: gli unici Oscar che ha vinto, li ha vinti proprio qui, per Pulp Fiction e Django Unchained.

Il vulcanico italo-americano è presente anche quest'anno, con ottime possibilità, ma la concorrenza è assai agguerrita.

Meglio non sottovalutare nessuno; neppure Rian Johnson, che dopo quel mezzo pasticcio di Star Wars: Gli Ultimi Jedi cerca di risalire la china con il ben congegnato giallo Cena Con Delitto
Gli altri sono Bong Joon-ho, Sam Mendes e Noah Baumbach.

Categoria quanto mai combattuta e pronostico piuttosto incerto.

Così come nella categoria gemella, dove l'unica donna, Greta Gerwig, sfida Steve Zaillian (aveva scritto Schindler's List!), i due neozelandesi Anthony McCarten (quello di Bohemian Rhapsody) e Taika Waititi (regista di Thor: Ragnarok) e il Todd Phillips di Missing LinkJoker.

Una cosa è (quasi) certa: chi vince per la sceneggiatura (riconoscimento comunque molto prestigioso), negli ultimi anni, è difficile che vinca anche per il miglior film.

Comunque gli script sono tutti piuttosto belli: se volete leggerli, date un'occhiata ai link qui sotto.






Miglior film d'animazione
Dov'è il mio corpo? (J'ai perdu mon corps), regia di Jérémy Clapin
Dragon Trainer - Il mondo nascosto (How to Train Your Dragon: The Hidden World), regia di Dean DeBlois
Klaus - I segreti del Natale (Klaus), regia di Sergio Pablos
Missing Link, regia di Chris Butler
Toy Story 4, regia di Josh Cooley

Miglior film internazionale
Boże Ciało- Corpus Christi, regia di Jan Komasa (Polonia)
Dolor y gloria, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
Medena zemja/Honeyland, regia di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov (Macedonia del Nord)
I miserabili (Les Misérables), regia di Ladj Ly (Francia)
Parasite (Gisaenchung), regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud)

Migliore sceneggiatura originale
Noah Baumbach – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Bong Joon-ho e Han Jin-won – Parasite (Gisaenchung)
Rian Johnson - Cena con delitto - Knives Out
Sam Mendes e Krysty Wilson-Cairns - 1917
Quentin Tarantino - C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

Migliore sceneggiatura non originale
Greta Gerwig - Piccole donne (Little Women)
Anthony McCarten – I due papi (The Two Popes)
Todd Phillips e Scott Silver - Joker
Taika Waititi - Jojo Rabbit
Steven Zaillian – The Irishman




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venerdì 29 dicembre 2017

STAR WARS: EPISODIO VIII - GLI ULTIMI JEDI, UN CIAONE A GEORGE LUCAS

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
152'
Regia: Rian Johnson
Interpreti: Mark Hamill, Carrie Fisher, Daisy Ridley, John Boyega, Adam Driver, Oscar Isaac, Lupita Nyong'o, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Peter Mayhew, Gwendoline Christie, Benicio del Toro, Laura Dern, Kellie Marie Tran, Simon Pegg, Justin Theroux, Warwick Davis, Tom Hardy, Gary Barlow, Gareth Edwards, Frank Oz, Joseph Gordon-Levitt (cameo vocale)


Il Primo Ordine, erede dell'Impero, ormai controlla tutto: distrutto il Senato e pertanto anche la Repubblica, ha ridotto al lumicino la Resistenza, sempre guidata dal Generale Organa (l'ex Principessa Leia) e sempre più esigua numericamente.

La giovane Rey (Ridley), trovato Luke Skywalker (Hamill), ha il compito di convincerlo ad unirsi ai ribelli.
Ma costui è cambiato: si è volontariamente isolato da tutti, è divenuto disilluso e fatalista.
Sicuri che possa servire veramente alla causa?

La stessa ragazza è piena di titubanze, accentuate dalla scoperta di avere una connessione psico-fisica con il membro di spicco del Primo Ordine Kylo Ren (Driver), che a sua volta vive una lotta interiore tra bene (il rimorso per aver ucciso il padre) e male (l'attrazione per le gesta del nonno materno Anakin Skywalker/Darth Vader).






Si sta avanzando a grandi passi verso la completa "degeorgelucasizzazione" dell'universo Star Wars.

È sempre un piacere rivedere Mark Hamill e Carrie Fisher, ma senza Harrison Ford sembra di assistere ad un episodio di Happy Days con Richie e Sottiletta, ma senza Fonzie.
La fuoriuscita del vecchio Han Solo - unica vera pecca dell'altrimenti bellissimo Star Wars: Il Risveglio della Forza - pesa come un macigno.

Con questo ottavo capitolo inoltre scompaiono (?) altri due personaggi storici della saga: una, proprio la Principessa Leia, per la morte l'anno scorso dell'attrice che la incarnava, qui pertanto alla sua ultima interpretazione (ci manchi, Carrie!); l'altro, invece, lo lasciamo scoprire a voi.

Rimagono alcuni personaggi di contorno e pochi altri riferimenti, giusto per giustificare l'appartenenza al franchise: storie, tono, personaggi, atmosfere... ormai sono diversi, molto meno George Lucas e molto più Walt Disney.

Tante sono le conseguenze.

Anzitutto il proliferare di personaggi buffi: attenzione genitori, è in arrivo un'invasione di pupazzetti!

Inoltre, il trionfo di un politically correct su cui è legittimo nutrire qualche dubbio: manca ancora un personaggio gay, ma nel frattempo si nota un proliferare di attori di etnie diverse - ci sono bianchi, neri, gialli, ispanici... -, mentre le donne stanno assumendo un ruolo preponderante.

Noi ci vediamo un tentativo più furbo che sincero di rappresentare le minoranze ed evitare polemiche - si vedano i casi Oscars so white e della questione femminile a Hollywood - ma d'altra parte il prodotto deve fare cassa e ogni pesante contestazione potrebbe influire sull'incasso finale.

Detto questo, non è una cattiva idea quella di dare maggiore visibilità e spessore alle donne: nella nuova trilogia la personalità più carismatica è comunque quella di Rey e, sebbene Leia sia diventata una saggia nonnetta rassicurante, interessante è invece la parte che è stata affidata a Laura Dern, mentre la Rose di Kellie Marie Tran (di origini vietnamite) ottiene parecchio spazio.

A Gwendoline Christie (la Brienne di Tarth di Games Of Thrones), quasi irriconoscibile sotto l'armatura da Stormtrooper, invece è stata "regalata" una scena di combattimento: inutile ai fini dello svolgimento della trama, ma va bene così.

I soggetti maschili, per contro, perdono il confronto.

Mark Hamill si è pubblicamente lamentato di come è stato rappresentato il suo Luke Skywalker, molto differente da quello della trilogia originale.
Si è poi scusato per le esternazioni, ma pensiamo non avesse poi tutti i torti.

Finn (Boyega), centrale in Il Risveglio della Forza, è protagonista di una sottotrama ambientata in un mondo-casinò assieme a Rose - sottotrama che non pare fondamentale ai fini dello sviluppo della saga e che pertanto pone il personaggio in secondo piano, ma che ha il merito di introdurre il balbuziente ma abile ladruncolo/hacker DJ di Benicio del Toro (lo rivedremo in futuro?).

Accantonando il comunque non memorabile Leader Supremo Snoke, in questa pellicola ci sono due villain: il "classico cattivo" Generale Hux (Gleeson) - niente di particolarmente originale, per ora - e il più tomentato, complesso e incostante Kylo Ren/Ben Solo - c'è il tentativo di riabilitarlo, ma per valutarlo appieno avremo bisogno ancora del capitolo conclusivo: sospendiamo il giudizio.

Di Oscar Isaac conosciamo il talento (si vedano, tra gli altri, A Most Violent Year, Cristiada, Drive), ma sebbene il suo Poe Dameron abbia molto spazio pensiamo che potenzialmente possa dare di più.

Gli Ultimi Jedi - il titolo italiano è errato: quello originale è da intendersi al singolare ed è riferito al solo Luke (Rian Johnson dixit) - ha polarizzato il pubblico tra chi lo considera uno dei migliori di tutta la saga e chi invece afferma che, pur essendo superiore alla seconda trilogia, non risulta invece all'altezza di quella originale.

Tale dicotomia si è riflessa in parte sugli incassi, buoni ma forse un po' al di sotto delle aspettative; inoltre la disneyzzazione ha reso Star Wars un prodotto quasi per famiglie e ciò ha fatto storcere il naso a più di un fan.

Ciononostante, il film è ben fatto, spettacolare al punto giusto (il combattimento con la Guardia di Snoke è particolarmente suggestivo, giocato com'è sulle tonalità di rosso, colore molto ricorrente nelle inquadrature), con un buon ritmo; è lungo ma non pesante e adempie egregiamente al suo compito di intrattenere il pubblico.
Missione compiuta per il regista Rian Johnson!

Come L'Impero Colpisce Ancora e L'Attacco Dei Cloni, questo è un capitolo intermedio e come tale va giudicato: è prematuro osannarlo, così come affossarlo.

Ma se del primo mancano i colpi di scena clamorosi e del secondo lo sviluppo del Lato Oscuro in quello che diventerà il personaggio più iconico della serie, la connessione Rey-Kylo Ren - fulcro dell'intera trilogia - promette tuttavia sviluppi interessanti, così come l'ascesa di quest'ultimo e la concorrenza con Hux, lo svelarsi dell'Equilibrio della Forza.

Insomma, l'epopea di Star Wars sta andando avanti anche senza il suo ideatore George Lucas, ma ormai, nel bene e nel male, è un'altra cosa.
E ce ne dovremo fare una ragione.




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