CINEMA A BOMBA!

martedì 2 febbraio 2021

I CLASSICI: RICOMINCIO DA CAPO, È IL GIORNO DELLA MARMOTTA!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1993
101'
Regia: Harold Ramis
Con: Bill Murray, Andie MacDowell, Stephen Tobolowsky, Chris Elliott, Brian Doyle-Murray, Michael Shannon, Harold Ramis.


È il 2 di Febbraio.
Phil Connors (Murray), meteorologo televisivo arrogante ed egocentrico, viene inviato nella cittadina di Punxsutawney insieme alla bella collega Rita (MacDowell).

Qui i due, insieme all'operatore Larry (Elliott), devono fare un servizio sulla tradizionale Festa della Marmotta.
Peccato però che Phil rimanga intrappolato in un loop temporale.

Il giornalista si risveglia ogni mattina il 2 di Febbraio e rivive all'infinito la stessa giornata.
Si tratta di una punizione o di un dono? È l'occasione per godersela impunemente o per migliorare se stesso?



Se dovessimo nominare i classici degli anni 90, questo film sarebbe sicuramente nell'elenco.
Ultima collaborazione (o quasi: c'è stato ancora un videogioco nel 2009) tra i due ex Ghostbusters Murray e Ramis, è un'opera perfettamente bilanciata tra i toni umoristici e quelli "drammatici".

Infatti, benché mascherata da commedia, Ricomincio da Capo è una pellicola dai forti risvolti metafisici e filosofici.
Che cosa faremmo se fossimo costretti a rivivere continuamente lo stesso giorno?
Saremmo in grado di redimerci e diventare persone più buone?

Domande che, a chi non l'ha ancora visto, farebbero pensare a un mattonazzo moralista.
Invece il film fa ridere. Tantissimo.

Il merito è sopratutto di Bill Murray, comico dallo sguardo espressivo e asso dell'improvvisazione.
Eccetto l'inedito Where The Buffalo Roam e il dimenticato Il Filo del Rasoio, questo è il suo primo ruolo (semi)serio e proprio da qui l'attore costruirà la seconda parte della propria carriera (vedere ad esempio i suoi recenti lavori col regista Wes Anderson).



Un'altra grossa fetta di meriti va al compianto Harold Ramis, uno dei più sottovalutati cineasti di Hollywood.
Attore, sceneggiatore e regista noto sopratutto per il ruolo di Egon Spengler nel succitato Ghostbusters (di cui firmò anche il copione, in coppia col Blues Brother Dan Aykroyd), lo spilungone occhialuto ha realizzato qui il proprio capolavoro, ex aequo con il successivo Mi Sdoppio in 4.

In comune tra le due pellicole "ramisiane" c'è anche la presenza, magnetica e luminosa, della sempre adorabile Andie MacDowell.
Peccato che il doppiaggio italiano - per quanto ottimo - diluisca un po' la performance dell'attrice, che nella versione originale esibisce un marcatissimo accento del North Carolina, sua terra d'origine.

In parti di contorno vanno segnalati il cammeo di Michael Shannon (il futuro interprete di Take Shelter e The Shape of Water era qui all'esordio) e Stephen Tobolowsky nel ruolo della vita.

Quest'ultimo, che tra l'altro ha scritto da solo l'ultima scena in cui appare il suo personaggio, è stato elogiato da un vero agente assicurativo per come è riuscito a rappresentare la categoria in modo realistico!
Le sue scenette con Bill Murray sono alcuni dei momenti più spassosi del lungometraggio.



Nel caso ve lo stiate chiedendo, il Giorno della Marmotta è una ricorrenza che esiste davvero!
Si svolge ogni 2 Febbraio proprio a Punxsutawney, ridende cittadina della Pennsylvania (tuttavia il film è stato girato a Woodstock, Illinois).

Commedia brillante? Esercizio narrativo? Love story romantica? Ricomincio da Capo è più di ogni altra cosa una delle pellicole più riuscite e influenti degli ultimi 30 anni (recentemente ha ispirato lo slasher "leggero" Auguri per la tua Morte, ricordate?).

Da vedere o rivedere.
E chissà se quest'anno la marmotta Punxsutawney Phil riuscirà a vedere la propria ombra...


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mercoledì 25 marzo 2020

OSCAR 2020. KNIVES OUT-CENA CON DELITTO, IL GIALLO DELLO SCRITTORE DI GIALLI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
130'
Regia: Rian Johnson
Interpreti: Daniel Craig, Ana de Armas, Christopher Plummer, Jamie Lee Curtis, Don Johnson, Michael Shannon, Chris Evans, Toni Collette, Lakeith Stanfield, Katherine Langsford, Jaden Martell, Frank Oz, Riki Lindhome, Edi Patterson, Noah Segan, M. Emmett Walsh.


Il giorno dopo la festa per il suo ottantacinquesimo compleanno, il celebre e ricchissimo scrittore di gialli Harlan Thrombey (Plummer) viene trovato morto.

Sembrerebbe trattarsi di un suicidio; ma non ne è convinto l'arguto detective Benoît Blanc (Craig), che affianca nelle indagini la polizia.

Così, ad uno ad uno vengono interrogati i familiari del defunto e si scopre che tutti avevano buoni motivi per uccidere il vecchio.

Intanto, l'infermiera personale dell'anziano (de Armas)...






Finalmente un bel giallo, ben scritto, ben recitato e ben congegnato!

Hollywood, in passato, ha attinto a piene mani ai romanzi di Agatha Christie, la regina incontrastata del genere letterario, con risultati alterni - fra le tante trasposizioni, vi segnaliamo almeno Assassinio sull'Orient Express (soprattutto la versione del 1974, diretta da Sidney Lumet; quella del 2017, di Kenneth Branagh, è dignitosa, ma non certo al livello della precedente) e Assassinio sul Nilo (di John Guillermin, con Peter Ustinov; 1978); mentre tra i film che vi si sono ispirati, i divertenti Invito a cena con delitto (1976) e Signori, il delitto è servito (1986, tratto dal gioco da tavolo Cluedo) e il drammatico Gosford Park del grande Robert Altman (2001).

Negli ultimi anni i thriller, con varie declinazioni, non sono mancati; ma i gialli propriamente detti (quelli che nel mondo anglosassone sono chiamati whodunit) non sono stati numerosissimi.

Perlomeno sul grande schermo - basti pensare al grande seguito di pubblico che hanno serie Tv come, tra gli altri, La Signora in Giallo (Murder, She Wrote), Il Commissario Montalbano, Don Matteo e i vari CSI-Scena del Crimine.

Ma mentre la serialità aiuta, l'unicità cinematografica è un limite: una volta dipanata la trama e scoperto il colpevole, si tende a non vedere nuovamente il film, perché viene inevitabilmente meno l'effetto sorpresa alla base dello stesso.

E così pellicole ad enigma e deduttive, sul lungo periodo, non risulterebbero particolarmente redditizie.

Plaudiamo quindi i produttori di Knives Out-Cena con Delitto per il coraggio dimostrato e per i soldi spesi, soprattutto per assemblare un cast davvero di ottimo livello.

Si va da Daniel Craig (si veda alla voce " Agente 007") a Jamie Lee Curtis ( Halloween, Una Poltrona per Due), da Chris Evans ( Captain America) a Michael Shannon ( Bug, Take Shelter, L'Uomo d'Acciaio, Animali Notturni, The Shape of Water), da Don Johnson (la serie Tv Miami Vice) a Toni Collette (Il Sesto Senso, Little Miss Sunshine), dall'anziano Christopher Plummer (Tutti Insieme Appassionatamente, Insider, A Beautiful Mind, Tutti I Soldi Del Mondo) alla giovane Ana de Armas ( Blade Runner 2049), da Lakeith Stanfield ( Get Out!) a Katherine Langford (Tuo, Simon).

Tutti se la cavano egregiamente e sono comunque ben diretti da Rian Jonhson autore anche della sceneggiatura - candidata agli Oscar, unica nomination del film, che era in lizza invece per tre Golden Globe (per la migliore commedia, per Craig miglior attore in una commedia e per de Armas come migliore attrice in una commedia).

Il regista era reduce dal controverso Star Wars-Gli Ultimi Jedi, che aveva diviso il pubblico in due - tra chi lo ha apprezzato e chi lo ha detestato.

Non era facile scrollarsi di dosso il peso di un kolossal tanto dibattuto, ma Johnson ha confermato di essere cineasta originale e inventivo.

La storia gira bene, la trama si sviluppa con colpi di scena ben piazzati, il finale ha il giusto climax.

Ci sono anche sottotesti sociali di critica a certe politiche di Donald Trump.

Interessante il ruolo centrale dato al personaggio di Ana de Armas, ma non ci meraviglieremmo se venisse riproposto in futuro quello di Daniel Craig, degno erede di Hercule Poirot e Sherlock Holmes.

Se vi piacciono i gialli, vi consigliamo pertanto di vedere Knives Out: snobbarlo sarebbe... un delitto.




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domenica 11 marzo 2018

OSCAR 2018. THE SHAPE OF WATER-LA FORMA DELL'ACQUA, QUESTO MOSTRO È UNA BELLEZZA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
119'
Regia: Guillermo del Toro
Interpreti: Sally Hawkins, Doug Jones, Octavia Spencer, Michael Shannon, Richard Jenkins, Michael Stuhlbarg, Lauren Lee Smith.


Vedere qualcosa di così bello mi fa sembrare stupido considerare me stesso un regista.

Questo lusinghiero tweet del collega Kevin Smith da solo potrebbe essere sufficiente a definire il più recente lungometraggio firmato da Guillermo del Toro.

Quello di The Shape of Water-La Forma dell'Acqua è stato un cammino trionfale: prima il Leone d'Oro a Venezia, quindi il Golden Globe per la miglior regia, poi numerosi altri premi fino a giungere agli Oscar.
4 statuette in tutto: miglior film, regia, colonna sonora e scenografia.

Nell'ambito degli Academy Awards, si tratta della vittoria più netta dal 2015, quando a spuntarla fu Birdman di Alejandro G. Iñárritu (toh, un altro cineasta messicano; e l'anno prima Alfonso Cuarón aveva conquistato il premio alla regia per Gravity: a Hollywood dev'essere il loro momento).

Potrà piacere o no, ma una cosa è certa: è questo il film dell'anno.






Primi anni 60, nel pieno della Guerra Fredda.
Un'inserviente muta che lavora in un laboratorio di ricerca militare (Hawkins) si imbatte in un umanoide anfibio (Jones, già visto in Il Circo della Farfalla e Fantastici 4 e Silver Surfer), catturato per scopi scientifici e rinchiuso nella struttura.

L'essere è innocuo, ma un ufficiale viscido e crudele (Shannon, già intenso protagonista di Bug e Take Shelter) lo tortura e non si fa alcuno scrupolo quando i suoi superiori gli ordinano di ucciderlo.

Ma la donna, che col passare dei giorni si è affezionata - ricambiata - alla creatura, decide di intervenire per salvarlo, facendosi aiutare da una collega (Spencer) e da un anziano vicino (Jenkins)...

Autore in grado di coniugare come pochi il cinema impegnato (Il Labirinto del Fauno) a quello d'intrattenimento (Hellboy, Pacific Rim), del Toro ha dato forma a una favola moderna non priva di risvolti sociali, un incrocio tra Il Mostro della Laguna Nera, Il Favoloso Mondo di Amèlie, Il Ponte delle Spie, La Bella e la Bestia e La La Land.






The Shape of Water sembra voler accontentare tutti i palati: c'è la suspense, la storia d'amore, il sangue, la poesia, il messaggio progressista (i protagonisti sono due "diversi" e hanno come unici alleati un anziano gay, una voluminosa donna afro e un sovietico dal cuore d'oro).
Un pastiche ambizioso e un po' ruffiano che è riuscito a ottenere il plauso unanime della critica.

Il regista esplicita il proprio amore per la Hollywood dei tempi d'oro (si vedono spesso qua e là spezzoni di vecchi film in bianco e nero e c'è addirittura una scena in cui la donna e il mostro omaggiano Ginger & Fred) e le proprie idee politiche.

Questa pellicola è chiaramente l'opera di un cattolico liberal che detesta le autorità e i bigotti (rappresentati dai malvagi militari) e non nasconde la propria simpatia per i reietti e gli emarginati (su tutti, il simpaticissimo essere anfibio).

L'unico difetto? Il montaggio: con meno scene di sesso e violenza (alcune sono francamente superflue), questo film sarebbe stato un capolavoro.
Poco male: nella sua bizzaria è comunque diverso da ogni altro, anche perché derivato da un'idea originale.

Finalmente qualcosa di nuovo nel panorama hollywoodiano, ancora troppo fossilizzato su rifacimenti, adattamenti, prequel e sequel!

Forse più un film da festival che da Oscar?
Sì, ma da vedere.




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domenica 2 aprile 2017

OSCAR 2017. ANIMALI NOTTURNI, QUANDO IL THRILLER È GRIFFATO TOM FORD

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
116'
Regia: Tom Ford
Interpreti: Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Aaron Taylor-Johnson, Armie Hammer, Isla Fisher, Laura Linney, Andrea Riseborough, Michael Sheen, Jena Malone


Susan (Adams) sembra avere tutto - bellezza, soldi, amicizie altolocate, un lavoro cool (fa la gallerista di arte contemporanea), un uomo affascinante al suo fianco (Hammer) - ma sotto la patina di una vita dorata è profondamente infelice e sta vivendo un periodo di crisi esistenziale e coniugale.

Un giorno riceve il manoscritto di un romanzo scritto dal suo ex marito Edward (Gyllenhaal), uno squattrinato aspirante scrittore romantico e idealista da lei drammaticamente lasciato anni prima.

Il libro è un thriller che segue le vicende di Tony, alter ego dell'autore, con moglie (Fisher) e figlia aggredito brutalmente di notte in una strada in mezzo al deserto da una banda di balordi capeggiata dal selvaggio Ray (Taylor-Johnson).
Nella sua ricerca di giustizia verrà aiutato dal detective Andes (Shannon), poliziotto meticoloso che non ha nulla da perdere.

Susan si lascerà coinvolgere dalla trama, proiettando nei personaggi e nella storia se stessa, il precedente coniuge, quella vita che avrebbero potuto avere insieme.

E ripenserà alle scelte passate.






Stilista, già direttore creativo delle maison Gucci e Yves Saint Laurent, costumista per gli ultimi film di James Bond: se c'è una persona che si intende di stile e moda, questa è Tom Ford.

Cinematograficamente parlando lo aveva già dimostrato con il suo film d'esordio da regista, A Single Man, nel quale Colin Firth (premiato con la Coppa Volpi alla Mostra di Venezia del 2009 proprio per questa pellicola e poi tornato al Lido nel 2011) era un professore omosessuale sconvolto dalla morte del compagno: impeccabile la messa in scena, come l'elegantissimo protagonista.

C'era molta curiosità a Venezia 2016 per la presentazione della sua opera seconda, Animali Notturni (Nocturnal Animals), tratto dal romanzo Tony & Susan dello scrittore Austin Wright.

L'attesa è stata ben riposta, tanto è vero che molti sono stati fin dall'inizio gli applausi e gli apprezzamenti - a cominciare dal Leone d'Argento-Gran Premio della Giuria vinto da Ford - che ne hanno fatto uno dei titoli più rappresentativi di un' edizione comunque memorabile assieme a La La Land di Damien Chazelle (qualche mese dopo divenuto il più giovane vincitore di sempre dell' Oscar per la regia), La Battaglia di Hacksaw Ridge di Mel Gibson, Arrival di Denis Villeneuve e Jackie di Pablo Larraín.

Già da subito sono stati lodati le capacità direttoriali, l'attenzione ai dettagli (ad arricchire le scene, oltre ai bei vestiti, ci sono anche opere d'arte vere di Julian Schnabel, Andy Warhol, Jeff Koons e Damien Hirst) e la sceneggiatura dello stilista, la fotografia di Seamus McGarney, le suggestive partiture musicali di Abel Korzeniowski e soprattutto le interpretazioni di un cast di altissimo livello, che solo per i ruoli di secondo piano può contare su gente del calibro di Laura Linney ( L'Uomo dell'Anno, Sully), Andrea Riseborough ( Birdman), Armie Hammer, Isla Fisher, Jena Malone, Michael Sheen (nessuna parentela con Martin e Charlie).

La vicenda si dipana come due storie apparentemente parallele l'una con l'altra, diversissime nello stile e nell'ambientazione eppure non così dissimili: da una parte, l'ambiente elegante, asettico, freddo e sterile nel quale vive Susan; dall'altra, il deserto (quello del Texas occidentale, anche se in realtà è quello del Mojave), non meno arido e desolato, nel quale si consuma la tragedia di Jack.

Si trovano così a convivere glamour patinato e brutalità, volgarità (non spaventatevi dalla prima scena, nella quale donne obese ballano nude in pieno stile flesh & trash), profumi costosi e puzza, amore puro e cinismo, pietà e vendetta, perdita e colpa.

Ford riesce a trovare un equilibrio soprattutto nella narrazione, coinvolgendo lo spettatore e rendendolo lettore e, nello stesso tempo, osservatore in un gioco di vertiginosi cambi di piano: la "realtà" (dove vive Susan) è finzione per noi del pubblico, ma non lo è nella pellicola, dove invece la "finzione" è quella descritta dal libro; finzione che però diventa reale nell'immedesimazione della protagonista, che trova nella parola scritta un catalizzatore di ricordi, non dissimile dai dolcetti (le madeleine) della Recherche di Proust.

Alla sua seconda regia il cineasta texano dimostra di avere padronanza del mezzo anche nell'affrontare e riadattare un romanzo e una storia non così facili da trasporre.

E poi sa scegliere bene gli attori.

Jake Gyllenhaal offre una delle sue prove più convincenti dai tempi di I Segreti di Brokeback Mountain.

Il britannico Aaron Taylor-Johnson ( Anna Karenina), per la sua parte da cattivo, ha vinto il Golden Globe come miglior attore non protagonista (complessivamente, tre nomine per i premi attribuiti dalla stampa estera: gli altri erano per la regia e la sceneggiatura).

Michael Shannon - che abbiamo precedentemente apprezzato per Bug del Maestro William Friedkin e Take Shelter di Jeff Nichols e visto in Batman v Superman - nel ruolo sotto le righe di un detective stanco e disilluso nei confronti della giustizia dimostra un'asciutta maestria.
Ancora una volta bravissimo: ha ben meritato la nomination agli Oscar - l'unica della pellicola! - come miglior attore non protagonista.

Ingiustamente snobbata invece Amy Adams: la sei volte candidata all'Oscar (l'ultima volta nel 2014 per American Hustle) nonché due volte vincitrice del Golden Globe (nel 2014 e 2015) offre una prova superlativa, ricca di sfumature (sebbene incarni una donna piuttosto algida) anche senza parlare molto: la sua espressività è resa al meglio attraverso primi piani che valgono più di mille parole (si veda la magistrale scena finale).

È lei a incarnare, attraverso il suo personaggio, la critica al mondo contemporaneo, un mondo che vive in modo artificiale avendo perso l'autenticità e la sincerità dei sentimenti, troppo spesso soffocati da modelli comportamentali che tendono a rendere sempre più utilitaristici i rapporti personali tanto più è alto il censo.

Essendo uno stilista affermato e un abituale frequentatore del jet set internazionale, possiamo immaginare che Tom Ford sappia di che cosa stia parlando.





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venerdì 17 febbraio 2017

OSCAR 2017. NOMINATION: ATTRICI ED ATTORI



La recitazione è una parte fondamentale del fare cinema: è il "davanti le quinte", la personificazione di personaggi in cui gli spettatori possono immedesimarsi.
Essendo così importante l'Academy le riserva ben 4 categorie, distinguendo tra donne e uomini, protagonisti e non.

La sfida al femminile quest'anno è quella che ha riservato le maggiori sorprese.
Dopo l'esclusione dalla cinquina di due delle dive più accreditate per l'Oscar da protagonista,
Jessica Chastain (clamoroso!) e Amy Adams (clamorosissimo!), la gara sembra essere tra la bionda Emma Stone del favoritissimo La La Land e la mora Isabelle Huppert dell'europeo Elle.

La prima, nota per i suoi ruoli in Amazing Spider-Man e Birdman, sta raccogliendo premi un po' ovunque.
La seconda ha dalla propria parte il Golden Globe "drammatico" conquistato contro ogni pronostico il mese scorso.

Molte meno chance dovrebbero avercele Ruth Negga, che pure è promossa dall'esigente comunità afro-americana, e l'immarcescibile Meryl Streep: per lei si tratta della nomination numero 20 (!) in meno di 40 anni, di cui già 3 andate a segno (l'ultima 5 anni fa per The Iron Lady).

In ambito maschile il favorito è Ryan Gosling, trainato dal successo di La La Land.
Il protagonista di Drive e a Le Idi di Marzo avrà come principale avversario Casey Affleck (Manchester by the Sea), ma anche Viggo Mortensen è piaciuto molto ai critici col suo Captain Fantastic.

Tra i comprimari, invece, i giochi sembrano già fatti: Viola Davis (Barriere) e Mahershala Ali (Moonlight) hanno già la statuetta in tasca, specie la prima, già forte del Golden Globe ottenuto secondo le regole - a Hollywood sempre più ferree - del politicamente corretto.
Tutto lascia pensare che verranno premiati pure dall'Academy, a meno che non saltino fuori all'ultimo i nomi di una Nicole Kidman (Lion) o di un Jeff Bridges (Hell or High Water).

Per un ulteriore approfondimento vi lasciamo ai link che, come di consueto, trovate qui sotto.
C'è dentro tutto ciò che vi serve sui divi in corsa per l'Oscar!






Da sinistra: Isabelle Huppert, Ruth Negga, Natalie Portman, Emma Stone, Meryl Streep.  

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Isabelle Huppert – Elle
Ruth Negga – Loving
Natalie Portman– Jackie
Emma Stone – La La Land
Meryl Streep – Florence (Florence Foster Jenkins)


Da sinistra: Casey Affleck, Andrew Garfield, Ryan Gosling, Viggo Mortensen, Denzel Washington.  

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Casey Affleck – Manchester by the Sea
Andrew Garfield - La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
Ryan Gosling – La La Land
Viggo Mortensen - Captain Fantastic
Denzel Washington – Barriere (Fences)


Da sinistra: Viola Davis, Naomie Harris, Nicole Kidman, Octavia Spencer, Michelle Williams.  

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Viola Davis – Barriere (Fences)
Naomie Harris – Moonlight
Nicole Kidman – Lion - La strada verso casa (Lion)
Octavia Spencer – Il diritto di contare (Hidden Figures)
Michelle Williams – Manchester by the Sea


Da sinistra: Mahershala Ali, Jeff Bridges, Lucas Hedges, Dev Patel, Michael Shannon.  

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Moonlight
Jeff Bridges – Hell or High Water
Lucas Hedges - Manchester by the Sea
Dev Patel – Lion - La strada verso casa (Lion)
Michael Shannon - Animali notturni (Nocturnal Animals)




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giovedì 17 aprile 2014

GLI INEDITI: MUD, L'AVVENTURA CORRE SUL FIUME

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2012
135'
Regia: Jeff Nichols
Interpreti: Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Tye Sheridan, Jacob Lofland, Sam Shepard, Michael Shannon, Sarah Paulson.


In un paesino fluviale dell'Arkansas (profondo Sud degli States), due ragazzini si recano su un'isolotto in mezzo al Mississippi per vedere un motoscafo sulla cima di un albero.
Oltre al natante non più natante trovano anche un tipo bizzarro (il Mud del titolo, soprannome che in inglese vuol dire "fango"), che si è accampato lì aspettando il momento di incontrare una ragazza e di fuggire con lei lontano dai tanti pericoli che stanno riaffiorando dal loro passato drammatico.
A dargli una mano sarà soprattutto uno dei due giovani, che nei guai dello spostato vede riflessi i propri problemi familiari e affettivi.

Se non lo avete già fatto, segnatevi questo nome: Jeff Nichols.
Questo regista-sceneggiatore, che i lettori di CINEMA A BOMBA! già conoscono per l’inquietante e suggestivo Take Shelter con Jessica Chastain, non è una promessa. E’ una realtà.
Non farà grandi cose. Le sta già facendo.

In un’intervista, il giovane cineasta ha definito il proprio film come "un racconto di Mark Twain diretto da Sam Peckinpah".
Se l'autoaccostamento col mitico regista de Il Mucchio Selvaggio ci sembra un po' azzardato (se non altro per le differenze stilistiche tra i due), quello col grande romanziere americano è invece calzante.
Mud - specie attraverso le figure dei due adolescenti - rievoca lo spirito avventuroso e nostalgico delle storie di Tom Sawyer e Huckleberry Finn.

Ma Nichols non è soltanto un autore rigoroso, come dimostra - ancora una volta - la scelta e la direzione del cast: dal "rinato" Matthew McConaughey (in una performance successiva a Killer Joe e precedente al Premio Oscar conquistato con Dallas Buyers Club) alla bionda Reese Whitherspoon, dall'ex drammaturgo Sam Shepard all'ottimo Michael Shannon (il protagonista di Bug è l'attore-feticcio del regista, avendo recitato in tutti i suoi lavori).

Presentato in concorso a Cannes 2012 (dove, clamorosamente, non ottenne alcun premio), Mud è ancora inedito in Italia (ma ancora per poco, parrebbe): probabilmente i distributori nostrani - a differenza di chi vi scrive - non nutrono molta fiducia nelle prospettive commerciali delle opere del buon Jeff.

Un'ultima segnalazione la merita il giovanissimo Tye Sheridan, che ha esordito nientepopodimeno che in The Tree of Life, si è fatto notare con questa pellicola, e infine è stato consacrato definitivamente come uno dei talenti più promettenti del cinema americano con Joe di David Gordon Green, che gli è valso il Premio Mastroianni come miglior attore emergente all'ultima Mostra del Cinema di Venezia.

Lo terremo d'occhio: anche perché tra i suoi progetti futuri è prevista la partecipazione ad una commedia-horror che vede un gruppo di scout far fronte ad un'invasione di morti viventi nel bel mezzo di un campo estivo, facendo affidamento ai (pochi) mezzi a propria disposizione.
Il titolo dice già tutto: Scouts Vs. Zombies.
Siate pronti! Oppure, se avete maggiore dimestichezza con il latino o col movimento fondato da Baden-Powell: Estote parati!

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mercoledì 2 ottobre 2013

WILLIAM FRIEDKIN. BUG, TUTTO IL RESTO È (PARA)NOIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2006
102'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Ashley Judd, Michael Shannon, Lynn Collins, Brian F. O'Byrne, Harry Connick, Jr.


Anni 70: Il Braccio Violento della Legge, L'Esorcista, Il Salario della Paura.
Anni 80: Vivere e Morire a Los Angeles.
Anni 90: Jade.
Anni 10 (del nuovo secolo): Killer Joe.

All’appello manca solo il primo decennio del 2000: qual è il film di William Friedkin più rappresentativo di quegli anni?
La nostra scelta è caduta su Bug, colpevolmente ignorato dai distributori italiani, tanto che da noi è uscito in ritardo e soltanto in DVD.
Presentato al Festival di Cannes, ottiene buone recensioni e vince a sorpresa il premio Fipresci, tradizionalmente assegnato a opere prime o a giovani cineasti, non certo a ultrasettantenni leoni del cinema.

Billy sta attraversando un periodo di forte insoddisfazione professionale – il suo ultimo lavoro davvero memorabile risale ad almeno 20 anni prima! – quando fa un incontro che darà una nuova svolta alla propria carriera.
Si tratta del drammaturgo/attore Tracy Letts, che ha adattato per il cinema una propria pièce e sta cercando un regista per trasferirla sul grande schermo.

Agnes (Judd), cameriera con un figlio scomparso e un ex marito violento, vive di alcol e droghe in uno squallido motel nel deserto.
Qui incontra Peter (Shannon), timido e disadattato reduce dalla guerra del Golfo, ossessionato dagli insetti e dai complotti governativi.
Insieme, i due percorreranno un’allucinante spirale di follia e violenza, che li porterà a compiere un gesto estremo e definitivo.

Dramma esistenziale, love story non ortodossa o horror psicologico? Nessuna delle tre, o forse tutte ("Non rientra facilmente in alcuna categoria", ha affermato Friedkin in un'intervista).
Opera n.20 del regista, è una pellicola essenziale, girata con pochi mezzi, un piccolo set e due protagonisti in stato di grazia.
L'italoamericana Ashley Judd - vero cognome Ciminella - si immerge anima e corpo (soprattutto corpo) in un personaggio non facile con vibrante emotività, mentre il collega Michael Shannon - che riprende il ruolo già interpretato on stage - è un ottimo attore cui basta alzare un sopraciglio per sembrare ora rassicurante ora minaccioso (ve lo ricordate in Take Shelter?).

Il meglio del film è rappresentato dalla capacità del Maestro - quando è in vena è davvero tale - di trascendere la dimensione teatrale del copione e puntare all'allegoria.
Bug rappresenta infatti l'ennesima doccia fredda per i detrattori "politici" del nostro, da sempre accusato di reazionarismo (ma è anche lo stesso che ha diretto L'Affare del Secolo, lampante satira antimilitarista col comico liberal Chevy Chase).
La paranoia schizoide del reduce Peter (ma poi è davvero pazzo?) dice molto più sulla crisi americana post 11 Settembre e post Iraq di tante altre pellicole più esplicitamente dedicate all'argomento.

E' in fondo la storia di due solitudini che soltanto nell'amore reciproco trovano rifugio dalle minacce esterne (l'ex marito violento, il dottore) ed interne (gli insetti, che lo spettatore non vede mai), sommersi in un mondo estraneo, indifferente o ostile.
Forse qui non si parla solo degli USA. Forse si parla di tutti noi.

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martedì 3 luglio 2012

TAKE SHELTER, RIFUGIO DALLA TEMPESTA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer)

USA, 2011
121'
Regia: Jeff Nichols
Interpreti: Michael Shannon, Jessica Chastain, Shea Whigham.


"Ora c'è un muro tra di noi/Qualcosa è andato perso/Ho dato troppo per scontato/I miei segnali si sono incrociati/E pensare che tutto era iniziato/In un mattino lontano/Entra - disse lei - ti darò/Rifugio dalla tempesta."
(Bob Dylan, Shelter From The Storm)

Curtis (Shannon), devoto alla moglie Sam (Chastain) e padre premuroso di una bambina sordomuta, comincia ad avere incubi riguardanti un'apocalittica tempesta. La sua ossessione corrode a poco a poco la sua salute mentale e i rapporti con i suoi cari.
Ma si tratta di allucinazioni folli o di allarmanti premonizioni?

Eravamo indecisi se postare questa recensione nella sezione GLI INEDITI, anche ora che la pellicola è uscita in alcune sale.
Non diversamente da quanto era successo con Bronson e Hunger, questo film sta soffrendo una distribuzione estremamente limitata e immeritatamente modesta.
Peccato, perchè l'opera di Jeff Nichols - giovane e promettente regista/sceneggiatore dell'apprezzato Mud, in concorso all'ultimo Festival di Cannes - meritava maggiore attenzione.

Grazie al sagace equilibrio tra introspezione psicologica e una costante tensione emotiva, accompagnate da pochi ma funzionali effetti speciali, Take Shelter - Gran Premio della Settimana Internazionale della Critica a Cannes 2011 - riesce a farsi metafora della paranoia post 11 Settembre.

Il bunker sotterraneo che il protagonista costruisce per sfuggire all'uragano incombente rappresenta una discesa negli inferi della sua psiche, ma al tempo stesso si rivela un inefficace riparo dalla sua tempesta interiore.
Il finale a sorpresa, che ovviamente non sveliamo, lascia aperta la questione se sia possibile liberarsi o meno delle proprie angosce.

Michael Shannon è un attore dalla faccia strana che aveva già conquistato maestri come Friedkin ed Herzog (rispettivamente per Bug e My Son, My Son, What Have Ye Done?. Qui è di una bravura mostruosa, tenetelo d'occhio.
E Jessica Chastain? Che cosa dire di lei che non abbiamo già scritto nella sua monografia o in altri articoli? Qui sale di un altro gradino nella propria personale ascesa al divismo.

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