CINEMA A BOMBA!

mercoledì 20 settembre 2023

I CLASSICI: L'ASSASSINIO DI JESSE JAMES..., LA MORTE DEL MITO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2007
160'
Regia: Andrew Dominik
Interpreti: Brad Pitt, Casey Affleck, Sam Rockwell, Mary Louise Parker, Sam Shepard, Jeremy Renner, Zooey Deschanel, Michael Parks, Ted Levine, Brooklynn Proulx.


3 aprile 1882. Un colpo di pistola alle spalle sparato da Robert Ford (Affleck) coglie di sorpresa e uccide Jesse James (Pitt), infallibile pistolero, in un raro momento di tranquillità.

Il bandito, già celebrato in vita per le sue temerarie rapine a banche e treni, entra così nel mito.

L'assassino avrà il suo momento di notorietà - notorietà che pagherà a caro prezzo.


Jesse James è una delle figure più note della storia statunitense e le sue avventurose vicende hanno ispirato numerosi romanzetti popolari e film interpretati da divi di Hollywood del calibro di Tyrone Power, Audie Murphy, Robert Duvall, Christopher Lloyd, Kris Kristofferson, Colin Farrell.

Non stiamo certo parlando di uno stinco di santo, anzi; tuttavia la morte prematura e la fama da bello e dannato ne hanno idealizzato la figura.

Al contrario Robert Ford, comunque non certo un chierichetto, è stato oggetto di riprovazione e disprezzo generale.

L'Assassinio di Jesse James per mano del Codardo Robert Ford (denominazione chilometrica che ricalca fedelmente l'originale, The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford) offre uno sguardo interessante sulla vicenda dei due, accomunati già a partire dal titolo.

Pur inserendosi pienamente nel filone western per epoca e ambientazioni, il film si discosta dai tradizionali canoni del genere per addentrarsi nel lirismo crepuscolare e in un'analisi dei personaggi tutt'altro che banale.

Il ritmo scorre lento in una contemplazione dei paesaggi fisici e dell'anima che ricorda molto Terrence Malick - tra i punti forti della pellicola citiamo a proposito la colonna sonora di Nick Cave e soprattutto la splendida fotografia di Roger Deakins (che vincerà i suoi primi Oscar solo qualche anno più tardi, con Blade Runners 2047 e 1917).

Sui due protagonisti sembra gravare l'attesa di un comune destino ineluttabile e tragico: Jesse James non si fida di Robert Ford, ma non riesce ad allontanarsene; Robert Ford sa che seguire il proprio idolo lo porterà all'autodistruzione, ma decide comunque di schiantarsi.

Il dualismo si riflette nella stessa struttura del film: la prima parte è dominata dalla figura superomistica del capo, dell'uomo che diventa mito e si eleva (non senza sprezzo) sulla massa; la seconda è incentrata sulla caduta rovinosa di un Icaro che ha voluto volare troppo vicino al proprio sole, nel desiderio smanioso di dimostrare il proprio valore.

Ma se un pur bravo Brad Pitt (che verrà premiato a Venezia con la Coppa Volpi; l'Oscar arriverà solo nel 2020, per C'era una volta... a Hollywood) incarna l'antieroe disilluso e pur ancora spietato in modo convincente, è Casey Affleck la vera sorpresa.

Questi si aggiudicherà la preziosa statuetta dell'Academy dieci anni dopo, ma già qui fa vedere di non essere solo il fratello del più celebre Ben.

La sua interpretazione è sfaccettata, ambigua, dolente e offre al personaggio di Ford un'aura tragica: convinto di poter trovare la propria strada nella vita liberandosi dal peso ingombrante del Mito, egli riceve invece in cambio lo stigma del vigliacco, che lo condannerà ad una vita di dannazione.

Il regista australiano Andrew Dominik - autore poi del successivo e controverso Blonde su un'altra icona americana, Marilyn Monroe - cerca di liberare Robert Ford dal marchio dell'infamia, provando nei suoi confronti una certa indulgenza.

In fondo Jesse James non è che un uomo - e non molto migliore del suo assassino.

E' un western lento, contemplativo, malinconico, disilluso, struggente, spietato, questo di Dominik.

Ma che western!


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venerdì 1 settembre 2023

OPPENHEIMER, IL DISTRUTTORE DI MONDI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA/Regno Unito, 2023
180'
Regia: Christopher Nolan
Interpreti: Cillian Murphy, Robert Downey Jr., Emily Blunt, Matt Damon, Florence Pugh, Jason Clarke, Josh Hartnett, Casey Affleck, Kenneth Branagh, Gary Oldman, Rami Malek, Benny Safdie, Dane DeHaan, Alden Ehrenreich, Matthew Modine


Nel 1942, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, il generale statunitense Leslie Groves (Damon) convince il fisico quantistico Robert Oppenheimer (Murphy) a coordinare un gruppo di brillanti scienziati al fine di battere sul tempo la Germania nazista nella costruzione della bomba atomica.

Il cosiddetto Progetto Manhattan avrà successo e nell'agosto 1945 la nuova arma dimostrerà tutta la sua potenza distruttiva contro le città di Hiroshima e Nagasaki.

Come il professore presto constaterà, ciò non porterà ad una pace duratura, bensì ad un mondo nuovo costantemente minacciato dalla catastrofe nucleare e ad un nuovo scontro - questa volta contro l'Unione Sovietica, la cosiddetta Guerra Fredda - che lo coinvolgerà direttamente.



Christopher Nolan mette alla sbarra il padre della bomba atomica.

Il regista della trilogia del Cavaliere Oscuro e di opere che ormai sono diventate dei veri e propri classici, come Inception, Interstellar, Dunkirk, Tenet usa l'espediente del film giudiziario per imbastire la sua prima biografia.

Il padre della bomba atomica, successivamente alla fine del conflitto mondiale, si era infatti scontrato con il potente presidente della Commissione per l'energia atomica degli Stati Uniti, Lewis Strauss (interpretato qui da Robert Downey Jr.), che aveva orchestrato una serie di udienze - un vero e proprio processo farsa - per delegittimarlo agli occhi dell'opinione pubblica con il pretesto di passate simpatie e frequentazioni comuniste.

Tali udienze avevano portato alla revoca dell'autorizzazione di sicurezza per lo scienziato - cioè lo estromisero dall'accesso ai laboratori governativi e ai dati relativi alla bomba che aveva contribuito a creare - e praticamente gli compromisero la carriera.

Nolan ricostruisce la vicenda del fisico e la sua personalità giocando con i piani temporali e i rimandi sparsi nel flusso della narrazione e ne mostra i dilemmi.

Ma non lo assolve: Oppenheimer era conscio delle conseguenze che le sue azioni avrebbero avuto, ma non si è fermato; salvo poi pentirsene amaramente, sì, ma tardivamente.

"Ora sono diventato Morte, il distruttore di mondi" afferma ad un certo punto lo scienziato citando un testo sacro dell'induismo, in riferimento al risultato dei suoi studi - parole che riecheggiano nel cupo e pessimista finale che quasi fa di questo film un prequel "serio" di quel capolavoro che è Il Dottor Stranamore di Stanley Kubrick.

Ma ciò si potrebbe applicare anche ai rapporti con la sua giovane fiamma (Florence Pugh, nota al grande pubblico soprattutto per il ruolo in Black Widow, si conferma attrice ricca di sfumature) e con la moglie (una spigolosa Emily Blunt), vittime più o meno inconsapevoli di un uomo dedito al lavoro ma anche contraddittorio.

Tuttavia il dipanarsi della trama mostra in fondo che il vero nucleo della narrazione è il confronto tra Oppenheimer e Strauss: geniale il primo, invidioso e vendicativo il secondo; clamorosamente i due ricordano Mozart e Salieri nell'indimenticabile Amadeus di Miloš Forman.

Si studiano, si sfidano, non si capiscono - ed entrambi cadono, con esiti diversi.

Straordinari Cillian Murphy e Robert Downey Jr. (a proposito, un consiglio: nelle loro filmografie non limitatevi, rispettivamente, alla serie Tv Peaky Blinders o ai film con Nolan, e ad Iron Man & C.) nel rendere la complessità dei personaggi con rigore e credibilità.

Insomma, altro che semplice biografia: Oppenheimer è solo apparentemente il film più lineare e meno cervellotico del regista, ma porta a riflessioni, interrogativi, interpretazioni diverse.

E' un film accurato, ben diretto, con un cast eccezionale, con ottimi contributi tecnici (la fotografia di Hoyte van Hoytema, gli effetti speciali di Scott Fisher e Andrew Jackson, la colonna sonora di Ludwig Göransson su tutti), che non fa pesare le sue tre ore di durata.

E' potente e ricco di spunti e suggestioni.

E' un monito ad un'umanità sempre più sull'orlo del baratro.

Insomma, è... una vera bomba!


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mercoledì 1 marzo 2017

OSCAR 2017. POLITICA E GAFFE FANNO CADERE LE STELLE (E NON SOLO QUELLE...)

Dall'alto: Giorgio Gregorini e Alessandro Bertolazzi (primo e secondo da sinistra) premiati per Suicide Squad; Alan Barillaro (a sinistra) ritira il premio per Piper; Damien Chazelle, il più giovane vincitore dell'Oscar per la migliore regia; gli attori premiati (da sinistra: Mahershala Ali, Emma Stone, Viola Davis e Casey Affleck). 


89a edizione degli Academy Award.
L'edizione che ha lanciato Fred Berger, Jordan Horowitz e Marc Platt nell'empireo dei "mainagioia".

Pensate: a presentare l'ultimo premio della serata, il più prestigioso, è stata chiamata una delle coppie più belle e glam della Hollywood anni Sessanta-Settanta: Faye Dunaway e Warren Beatty.

Quest'ultimo ha in mano la busta, la apre, la guarda perplesso, non sa cosa fare.
La porge a lei, che annuncia il miglior film: il favorito della vigilia, La La Land!

I tre di cui sopra, che ne sono i produttori, salgono sul palco e iniziano il loro discorso di ringraziamento.
Ma vengono subito interrotti: c'è stato un errore, la busta è sbagliata (in effetti era un doppione di quella che attribuiva l'Oscar per la migliore attrice protagonista ad Emma Stone. Machecacchio, Warren e Faye, ve ne sarete pure accorti, no?!): il vero vincitore è Moonlight!

Pensate alla delusione di 'sti poveracci, scippati di un sogno per colpa di una maldestra gaffe...






Il degno finale di una cerimonia dagli ascolti scarsi, moscia (Jimmy Kimmel presentatore sottotono, battute su Trump un po' scontate), che molti vorrebbero dimenticare.
A cominciare della produttrice Jan Chapman che - viva e vegeta - si è vista tra le persone decedute nell'omaggio video preparato dall'Academy (si voleva ricordare la costumista Janet Patterson, ma hanno sbagliato foto. Bell'omaggio...).

Altrettanto discutibile è l'aver voluto premiare ad ogni costo il film meno "trumpiano" e più liberal in concorso: Moonlight, diretto da un regista di colore, parla di un afroamericano che cresce in un ambiente degradato e scopre di essere omosessuale.
Pare più un dispetto al neo-Presidente degli Stati Uniti - che con le minoranze è tutt'altro che tenero - che un riconoscimento al valore artistico del film in sé: il fatto che lo si presenti come una bandiera, ossia come il primo film a tema LGBT (acronimo che sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender) a vincere il massimo riconoscimento cinematografico, piuttosto che come racconto di formazione, è emblematico.

Il rischio concreto è che, nel giro di poco, nessuno si ricordi più di questa pellicola e della sua affermazione, com'è già successo al suo predecessore (che è, anche se molti di voi se lo sono dimenticato, Il Caso Spotlight, anch'esso dagli incassi molto modesti).

Il fatto è che l'America è spaccata in due e la metà che ha votato per il pittoresco magnate si sente sempre più distante e meno rappresentata da Hollywood, percepita come centro di un'élite che la disprezza e che utilizza lo showbiz come un'arma politica per colpire in una sola direzione, cercando di imporre la propria visione del mondo e i propri valori.

Se l'Academy continuerà a favorire l'aspetto "politico" dei film piuttosto che quello tecnico-artistico, lo scollamento si farà presumibilmente ancora più drammatico.






La La Land, in effetti, sembrava rappresentare maggiormente un buon compromesso tra intrattenimento e cinema d'autore, essendo una briosa e realistica storia di ambizioni e sogni di due giovani, realizzata con straordinaria maestria e interpretata in modo efficace.

Non per niente la migliore regia è stata proclamata quella di Damien Chazelle, il più giovane regista a vincere la statuetta (32 anni compiuti a Gennaio!) e già apprezzatissimo per il suo precedente - ed in effetti notevole - Whiplash (tenetelo d'occhio: capeggia la cerchia dei Jeff Nichols, dei J.C. Chandor e dei Ned Benson, ossia di un ideale gruppo di cineasti emergenti che in questi anni sta davvero portando nuova linfa ad Hollywood).

Non per niente ha trionfato in quasi tutte le competizioni internazionali, compresa quella dei Golden Globe, in cui i premi sono assegnati dalla stampa estera.

Non per niente ha vinto per fotografia e scenografia, per le belle musiche e la migliore canzone.

Non per niente ha portato il primo (e meritatissimo) Oscar a Emma Stone, che già a Venezia aveva conquistato la Coppa Volpi.

Non per niente La La Land ha incassato nel mondo così tanto e, con 6 premi su ben 14 nomination, è da considerarsi come il vero trionfatore di questa edizione e si candida a rimanere a lungo nella memoria.

Purtroppo ha pagato i sensi di colpa dell'Academy sul tema dei cosiddetti "Oscars so white", la polemica innescata negli scorsi anni - e nell'ultimo in modo particolare - a proposito della scarsa rappresentatività degli afro-americani in nomination e premiazioni.






Polemica che è risultata decisiva per la vittoria di Moonlight e per le sei nomine tra gli attori (zero nel 2016), culminate con l'affermazione più che annunciata tra i non protagonisti di Mahershala Ali (primo interprete di fede islamica ad aggiudicarsi la statuetta) e di Viola Davis (per lei un tifo sfrenato sui social).

Tra gli attori protagonisti l'hanno spuntata Emma Stone, come abbiamo visto, e Casey Affleck.

Il fratello di Ben è passato indenne dalle accuse di molestie sessuali mossegli qualche anno fa da due donne (accuse successivamente ritirate, a titolo di cronaca) e ora per lui è arrivata la definitiva consacrazione, dopo il Golden Globe, grazie al ruolo di uno zio che deve occuparsi del nipote minorenne rimasto orfano nel drammatico Manchester By The Sea, che a sorpresa ha vinto anche il prestigioso riconoscimento per la migliore sceneggiatura originale (andata al regista, Kenneth Lonergan).

Ma Affleck Jr. non è l'unico miracolato: Mel Gibson, personalmente, non ha vinto nulla, ma il suo La Battaglia di Hacksaw Ridge è riuscito a portare a casa due Oscar, per montaggio e sonoro (il montaggio sonoro è stato invece il contentino per Arrival, che partiva da 8 nomine).

A proposito, una menzione speciale va a Kevin O'Connell, tecnico del suono alla sua prima statuetta. Questa era la sua nomination numero 21 (avete letto bene: 21!): meglio tardi che mai!

Nelle agguerrite categorie degli effetti speciali e dei costumi, invece, si sono imposti rispettivamente l'adattamento in live action del cartoon disneyano Il Libro della Giungla (tratto dall'omonimo romanzo di Rudyard Kipling) e Animali Fantastici E Dove Trovarli - il quarto Oscar in carriera della costumista Colleen Atwood, nonché il primo assegnato ad un film della saga di Harry Potter.

Gianfranco Rosi non ce l'ha fatta con il suo documentario Fuocoammare, ma - adesso possiamo dirlo - non è che avesse moltissime chance: ha prevalso O.J.: Made in America e comunque, come abbiamo già visto qui, anche gli altri pretendenti erano piuttosto competitivi.






Al contrario, Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini sono riusciti a conquistare la statuetta per trucco e parrucco di Suicide Squad (cioè, rendiamoci conto: Suicide Squad è un film oscarizzato!).
Una delle poche cose veramente salvabili in una pellicola in effetti un po' kitsch, certo non la migliore tra le varie "supereroistiche" uscite lo scorso anno.

Bravissimi Alessandro e Giorgio, ma i nostri connazionali negli ultimi anni hanno sempre fatto la loro porca figura.
Vedansi Francesca Lo Schiavo e Dante Ferretti nel 2012 per la scenografia di Hugo Cabret, La Grande Bellezza nel 2014, Milena Canonero nel 2015 con Grand Budapest Hotel ed Ennio Morricone l' anno scorso per The Hateful Eight.

Siamo molto contenti anche per l'affermazione del delizioso Piper tra i corti d'animazione: a dirigerlo, l'italo-canadese Alan Barillaro.
Tra i lungometraggi è stato invece il gradevole Zootropolis a prevalere nel "derby" Disney con Oceania.

Dopo l'Oscar per il miglior film straniero nel 2016 a Il Figlio di Saul di László Nemes e il recentissimo Orso d'Oro a Testről és lélekről della cineasta Ildikó Enyedi, il dinamico e originale cinema ungherese coglie un altro alloro: tra i corti si è imposto Sing (Mindenki) del giovane Kristóf Deák, in effetti il più interessante tra le opere in competizione.

C'entra molto la politica anche relativamente ai premi per il miglior film in lingua straniera e per il miglior cortometraggio documentario.

Il regista iraniano Asghar Farhadi, al suo secondo riconoscimento dopo quello assegnato nel 2012 a Una Separazione, non ha voluto partecipare alla cerimonia per protesta contro le politiche di chiusura di Trump nei confronti delle persone provenienti da certi stati islamici, tra i quali appunto l'Iran e la Siria.

Le difficoltà che incontrano i cittadini di quest'ultimo Paese ad entrare negli USA hanno impedito, invece, agli eroici soccorritori protagonisti di The White Helmets di essere presenti alla Notte delle Stelle: che beffa, visto che il mini documentario che parla di loro ha vinto...

Insomma, politica e gaffe hanno rovinato un'edizione interessante e dato parecchi dispiaceri a persone che non se lo meritavano.

Avanti di questo passo, l'Academy dovrà istituire un Oscar anche per la categoria "mainagioia"...





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lunedì 27 febbraio 2017

OSCAR 2017. I VINCITORI

La terribile gaffe alla proclamazione del miglior film. 


La La Land è stato il film che maggiormente ha catalizzato l'attenzione in questa 89a edizione degli Academy Award: il più nominato alla vigilia, quello che ha preso più statuette (6), quello che ha fatto vincere un Oscar al più giovane regista della storia della manifestazione (Damien Chazelle).

E quello vittima di un drammatico colpo di scena, una vera figuraccia da parte degli organizzatori: al momento della proclamazione del miglior film, è stata data una busta sbagliata ai due annunciatori, Warren Beatty e Faye Dunaway, che prima hanno proclamato la vittoria del musical e poi sono stati smentiti mentre i produttori stavano già facendo il loro discorso di ringraziamento.

Il premio più prestigioso è perciò andato a Moonlight ma, oltre ai dubbi di essere stato spinto "politicamente", la sua vittoria è stata macchiata da questa terribile gaffe.

A breve commenteremo quello che è successo, ma nel frattempo ecco l'elenco di tutti i vincitori.

PS. Anche quest'anno le previsioni di CINEMA A BOMBA! sono andate bene: ne abbiamo prese 19 su 24 (bravo FRA, che è stato il migliore azzeccandone 15!).






MIGLIOR FILM

Moonlight, prodotto da Adele Romanski, Dede Gardner e Jeremy Kleiner

MIGLIOR REGIA
Damien Chazelle – La La Land

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Emma Stone – La La Land

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Casey Affleck – Manchester by the Sea

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Viola Davis – Barriere (Fences)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Moonlight

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Zootropolis (Zootopia), regia di Byron Howard e Rich Moore

MIGLIOR FILM STRANIERO
Il cliente (Forushande), regia di Asghar Farhadi (Iran)

MIGLIOR COLONNA SONORA
Justin Hurwitz - La La Land

MIGLIOR CANZONE
City of Stars (Justin Hurwitz, Benj Pasek, Justin Paul) - La La Land

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Barry Jenkins e Tarell McCraney – Moonlight

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Linus Sandgren - La La Land

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Sandy Reynolds-Wasco e David Wasco - La La Land

MIGLIOR MONTAGGIO
John Gilbert - Hacksaw Ridge

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Robert Legato, Adam Valdez, Andrew R. Jones e Dan Lemmon - Il Libro della Giungla

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Sylvain Bellemare - Arrival

MIGLIOR SONORO
Kevin O'Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace - Hacksaw Ridge

MIGLIORI COSTUMI
Colleen Atwood - Animali Fantastici e Dove Trovarli

MIGLIORI TRUCCO E ACCONCIATURA
Alessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini e Christopher Nelson - Suicide Squad

MIGLIOR DOCUMENTARIO
O.J.: Made in America, regia di Ezra Edelman

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
The White Helmets, regia di Orlando von Einsiedel

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Sing (Mindenki), regia di Kristóf Deák

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE
Piper, regia di Alan Barillaro





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venerdì 17 febbraio 2017

OSCAR 2017. NOMINATION: ATTRICI ED ATTORI



La recitazione è una parte fondamentale del fare cinema: è il "davanti le quinte", la personificazione di personaggi in cui gli spettatori possono immedesimarsi.
Essendo così importante l'Academy le riserva ben 4 categorie, distinguendo tra donne e uomini, protagonisti e non.

La sfida al femminile quest'anno è quella che ha riservato le maggiori sorprese.
Dopo l'esclusione dalla cinquina di due delle dive più accreditate per l'Oscar da protagonista,
Jessica Chastain (clamoroso!) e Amy Adams (clamorosissimo!), la gara sembra essere tra la bionda Emma Stone del favoritissimo La La Land e la mora Isabelle Huppert dell'europeo Elle.

La prima, nota per i suoi ruoli in Amazing Spider-Man e Birdman, sta raccogliendo premi un po' ovunque.
La seconda ha dalla propria parte il Golden Globe "drammatico" conquistato contro ogni pronostico il mese scorso.

Molte meno chance dovrebbero avercele Ruth Negga, che pure è promossa dall'esigente comunità afro-americana, e l'immarcescibile Meryl Streep: per lei si tratta della nomination numero 20 (!) in meno di 40 anni, di cui già 3 andate a segno (l'ultima 5 anni fa per The Iron Lady).

In ambito maschile il favorito è Ryan Gosling, trainato dal successo di La La Land.
Il protagonista di Drive e a Le Idi di Marzo avrà come principale avversario Casey Affleck (Manchester by the Sea), ma anche Viggo Mortensen è piaciuto molto ai critici col suo Captain Fantastic.

Tra i comprimari, invece, i giochi sembrano già fatti: Viola Davis (Barriere) e Mahershala Ali (Moonlight) hanno già la statuetta in tasca, specie la prima, già forte del Golden Globe ottenuto secondo le regole - a Hollywood sempre più ferree - del politicamente corretto.
Tutto lascia pensare che verranno premiati pure dall'Academy, a meno che non saltino fuori all'ultimo i nomi di una Nicole Kidman (Lion) o di un Jeff Bridges (Hell or High Water).

Per un ulteriore approfondimento vi lasciamo ai link che, come di consueto, trovate qui sotto.
C'è dentro tutto ciò che vi serve sui divi in corsa per l'Oscar!






Da sinistra: Isabelle Huppert, Ruth Negga, Natalie Portman, Emma Stone, Meryl Streep.  

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Isabelle Huppert – Elle
Ruth Negga – Loving
Natalie Portman– Jackie
Emma Stone – La La Land
Meryl Streep – Florence (Florence Foster Jenkins)


Da sinistra: Casey Affleck, Andrew Garfield, Ryan Gosling, Viggo Mortensen, Denzel Washington.  

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Casey Affleck – Manchester by the Sea
Andrew Garfield - La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
Ryan Gosling – La La Land
Viggo Mortensen - Captain Fantastic
Denzel Washington – Barriere (Fences)


Da sinistra: Viola Davis, Naomie Harris, Nicole Kidman, Octavia Spencer, Michelle Williams.  

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Viola Davis – Barriere (Fences)
Naomie Harris – Moonlight
Nicole Kidman – Lion - La strada verso casa (Lion)
Octavia Spencer – Il diritto di contare (Hidden Figures)
Michelle Williams – Manchester by the Sea


Da sinistra: Mahershala Ali, Jeff Bridges, Lucas Hedges, Dev Patel, Michael Shannon.  

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Moonlight
Jeff Bridges – Hell or High Water
Lucas Hedges - Manchester by the Sea
Dev Patel – Lion - La strada verso casa (Lion)
Michael Shannon - Animali notturni (Nocturnal Animals)




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martedì 10 gennaio 2017

GOLDEN GLOBE 2017. IL GLOBO NON È BELLO SE NON È MUSICARELLO

Dall'alto: i protagonisti di La La Land Emma Stone e Ryan Gosling; una scena di Moonlight con Mahershala Ali; Isabelle Huppert in Elle: Aaron Taylor-Johnson in Animali Notturni (Nocturnal Animals)


Un musical romantico e un po' rétro sbanca i Golden Globe Awards ed entra nella storia dei prestigiosi riconoscimenti della stampa estera: mai nessuna pellicola era riuscita a vincere 7 premi.
E il fatto è ancora più clamoroso perché ha fatto en plein, cioè ha vinto in tutte le categorie per le quali era stato candidato.
Stiamo parlando di La La Land, già applauditissimo esordio della Mostra del Cinema di Venezia 2016.

Da allora, un cammino trionfale per il giovane Damien Chazelle - a 32 anni, il più giovane vincitore di un globo per la regia - alla sua quarta opera (precedentemente aveva diretto Guy and Madeline on a Park Bench nel 2009 e poi i due Whiplash - il corto e il lungometraggio vincitore di 3 Oscar): un'altra serata da ricordare che stavolta gli frutta anche i riconoscimenti per il miglior film nella categoria "commedie/musical" e la migliore sceneggiatura.

Il trionfo è completato dai due protagonisti - Emma Stone (quella di Magic In The Moonlight e Birdman) e Ryan Gosling (già visto in Drive, Le Idi di Marzo) sono i migliori attori della categoria -, dalla colonna sonora e dalla canzone City of Stars di Justin Hurwitz.

Agli altri?
Solo le briciole.

Non ce l'ha proprio fatta la vera rivelazione delle nomination: Deadpool. Troppo politicamente scorretto e irriverente?
Eppure pochi film hanno saputo cogliere lo Zeitgeist (lo "spirito del tempo") di questo particolare periodo storico come, a suo modo, questo dedicato al supereroe Marvel.
Sarà stato percepito - a torto - come "trumpiano"?

Partiva forte alla vigilia invece Moonlight, storia di un'educazione sentimentale (gay) nella comunità afroamericana, narrata con tatto e sensibilità dal regista Barry Jenkins.
Ha portato a casa solo il titolo di miglior film drammatico, ma battendo una concorrenza agguerrita che comprendeva, tra gli altri, Hacksaw Ridge del redivivo Mel Gibson (a secco, alla fine) e Manchester by the Sea (che è valso il premio per il migliore attore drammatico al fratello di Ben Affleck, Casey).

L'attore non protagonista - Mahershala Ali - era strafavorito alla vigilia, ma ha perso contro Aaron Taylor-Johnson ( Anna Karenina), criminale psicopatico in Animali Notturni di Tom Ford (presentato e premiato a Venezia 2016).

Altra sorpresa, la vittoria come attrice drammatica della bravissima Isabelle Huppert, che l'ha spuntata su colleghe del calibro di Jessica Chastain (Miss Sloane), Natalie Portman e Amy Adams (rispettivamente per Jackie e Arrival, pure queste in concorso a Venezia 2016).
Finalmente si sono accorti del suo talento anche Oltreoceano.

Pensiamo che la sua prova in Elle (in concorso a Cannes 2016) sia risultata decisiva per far vincere alla pellicola di Paul Verhoeven anche il premio per il miglior film straniero.

Come attrice non protagonista, Viola Davis (Barriere-Fences) non sembrava avere rivali alla vigilia; e infatti ha vinto senza problemi.
Strada spianata verso l'Academy Award?
Nel 2012 ci era andata vicina con The Help, ma era stata battuta da Meryl Streep per The Iron Lady, che riesce a rubarle anche stavolta la scena.

La plurioscarizzata era candidata come migliore attrice in commedie/musical: non ha vinto ma è stata premiata lo stesso, alla carriera.
Nel discorso di ringraziamento ha attaccato duramente il neo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, momento più forte di una cerimonia per il resto piuttosto tranquilla.

Tra i cartoni animati, l'ha spuntata Zootropolis nel derby Disney con Oceania (il cui titolo originale è Moana. Speriamo che i giurati non abbiano visto il film sbagliato...).

Ora vediamo cosa succederà agli Oscar.
Riuscirà La La Land a seguire le orme di The Artist?

Intanto, in queste edizione dei Golden Globe, ne ha cantate quattro ai rivali.
Anzi, sette.

Chi fermerà la musica (e questo musical)?







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lunedì 9 gennaio 2017

GOLDEN GLOBE 2017. I VINCITORI

Dall'alto: Ryan Gosling e Emma Stone; Damien Chazelle; Isabelle Huppert e Paul Verhoeven. 


La 74a edizione dei Golden Globe Awards ha visto il trionfo assoluto del musical La La Land: 7 candidature che si sono trasformate in altrettanti premi.
Un record assoluto: è il film che ha vinto di più nella storia di questa rassegna.

Agli altri sono rimaste le briciole.
Eccetto Elle, controverso ritorno di Paul Verhoeven (il regista di Robocop) presentato a Cannes 2016, nessun'altra pellicola ha preso più di un Globo.

Purtroppo è tornato a casa a mani vuote anche il mitico Deadpool: una sua vittoria in almeno una delle due categorie cui era stato nominato - miglior commedia e miglior attore - avrebbe dato lustro al cinema supereroistico.

A breve vi offriremo le nostre considerazioni in dettaglio.
Al momento vi presentiamo l'elenco di tutti i premiati della serata: potete trovare trailer, interviste, clip...






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Moonlight, regia di Barry Jenkins

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
La La Land, regia di Damien Chazelle

MIGLIOR REGISTA
Damien Chazelle – La La Land

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Isabelle Huppert – Elle

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Casey Affleck – Manchester by the Sea

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Emma Stone – La La Land

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Ryan Gosling – La La Land

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Zootropolis (Zootopia), regia di Byron Howard e Rich Moore

MIGLIOR FILM STRANIERO
Elle, regia di Paul Verhoeven (Francia)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Viola Davis – Barriere (Fences)

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Aaron Taylor-Johnson – Animali notturni (Nocturnal Animals)

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Damien Chazelle – La La Land

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Justin Hurwitz – La La Land

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
City Of Stars (Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul) – La La Land




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