CINEMA A BOMBA!

mercoledì 6 agosto 2025

I FANTASTICI QUATTRO-GLI INIZI, NON C'È DUE SENZA... QUATTRO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2025
114'
Regia: Matt Shakman
Interpreti: Pedro Pascal, Vanessa Kirby, Joseph Quinn, Ebon Moss-Bachrach, Julia Garner, Ralph Inerson, Paul Walter Hauser, Robert Downey Jr. (non accreditato)


In un universo retro-futuristico che sembra una versione steampunk degli anni 60, i Fantastici Quattro sono gli idoli dell'umanità.
Reed "Mr. Fantastic" (Pascal) e Susan "la Donna Invisibile" (Kirby) stanno per avere un bambino: Johnny "la Torcia Umana" (Quinn), fratello della futura mamma, e Ben "la Cosa" (Moss-Bachrach), bestie del futuro papà, condividono con loro la gioia per il nuovo arrivo.

L'idillio è interrotto da Silver Surfer (Garner), aliena metallica che arriva sulla Terra per annunciarne la distruzione prossima ventura ad opera del suo padrone, il gigantesco e famelico Galactus (Inerson).
Come possono affrontarlo i nostri eroi? E soprattutto: che cosa sono disposti a fare per salvare il mondo?


Quello dei Fantastici 4 è uno dei fumetti più vecchi della cosiddetta Casa delle Idee e in questa monografia avevamo già parlato dei tre precedenti adattamenti cinematografici.
A 20 anni esatti dal primo e a 10 anni esatti dall'ultimo, è finalmente uscita la versione che si suppone definitiva, la prima a fare parte dell'ufficiale Marvel Cinematic Universe.

Era ora, considerato che il MCU esiste dal 2008, e meno male, trattandosi di uno dei migliori capitoli recenti della serie.
A parte quella parentesi sui generis che è stata Deadpool & Wolverine l'estate scorsa, quello che vi stiamo recensendo è il miglior lungometraggio Marvel degli ultimi tre anni, ossia dai tempi di Doctor Strange nel Multiverso della Follia.

Il merito risiede nella fedeltà ai personaggi (l'unica eccezione è il gender-switch di Silver Surfer: non necessario, ma sensato ai fini della trama), in un'ambientazione accattivante (costumi e scenografie di alto livello) e in un cast ben scelto.

Pedro Pascal (The Mandalorian, Wonder Woman 1984) ritrova Joseph Quinn (Stranger Things) con cui aveva condiviso il set de Il Gladiatore II, ma è il secondo a rubare la scena.
La sua caratterizzazione di Johnny Storm, molto diversa da quella storica di Chris Evans, è la migliore del film.

Se la cavano bene anche Ebon Moss-Bachrach e Vanessa Kirby; soprattutto la seconda, che ricordiamo in Napoleon.
Nei ruoli più defilati, un Uomo Talpa in versione René Ferretti(!) strappa la risata più grassa, mentre delude il tanto strombazzato cammeo dell'ex Iron Man Robert Downey Jr. come Doctor Doom (a proposito: è la prima volta che viene rivelata in anticipo una scena mid/post-credits).

Gli Inizi - sfocata traduzione dell'originale First Steps, ossia "primi passi", che allude sia all'introduzione del quartetto nel MCU sia al figlio neonato di Reed e Susan - affronta temi impegnativi e alterna con intelligenza alleggerimenti umoristici e momenti drammatici (ma non tragici: è un film per famiglie).

In attesa di rivedere il gruppo nell'atteso e annunciato prossimo film degli Avengers (titolo ufficiale Avengers: Doomsday, che fa intendere chi sarà il nuovo cattivo dopo la fuoriuscita del ridicolo Kang di Ant-Man 3), possiamo affermare con sollievo: per questi Fantastici Quattro è buona la prima.


[PS: chi ama rimanere in sala fino all'ultimo sappia che al termine dei titoli di coda c'è una breve sequenza animata che abbiamo trovato piuttosto divertente, ma che ovviamente non sveliamo!]


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mercoledì 13 marzo 2024

OSCAR 2024. HOLLYWOOD SI INCHINA AL MIGLIORE

Dall'alto: Christopher Nolan (a destra) viene premiato nientemeno che da Steven Spielberg; Cillian Murphy con l'Oscar vinto come miglior attore protagonista; Robert Downey Jr. bacia la statuetta conquistata come miglior attore non protagonista.


Come pronosticato da molti (tra gli altri, anche da noi), è stata la grande notte di Christopher Nolan.

Il suo Oppenheimer è stato il trionfatore assoluto e annunciato di questa 96a edizione degli Oscar - invero ben avara di colpi di scena - con ben 7 statuette: film, regia, attore protagonista (Cillian Murphy: finalmente!), attore non protagonista (l'ex Iron Man Robert Downey Jr., strameritata), fotografia (Hoyte van Hoytema, al suo primo Academy Award), montaggio (Jennifer Lame), colonna sonora (Ludwig Göransson).

A proposito del premio per il montaggio: a presentarlo è stata la coppia Danny DeVito-Arnold Schwarzenegger, già protagonisti del film I Gemelli di Ivan Reitman e accomunati anche dal fatto di aver impersonificato due acerrimi nemici di Batman.
I due hanno ricordato la coincidenza sul palco coinvolgendo in una divertente gag nientemeno che Michael Keaton, già Giustiziere Mascherato per Tim Burton e recentemente tornato nel ruolo in The Flash.

È stato uno degli highlight della serata (e ha già generato una copiosa quantità di meme), ma la presenza del divo - protagonista di un nostro fortunato Speciale - ci ha fatto subito venire in mente la sua mancata vittoria di 9 anni fa per Birdman e la sua faccia delusa al momento della proclamazione di Eddie Redmayne (per La Teoria del Tutto).

Chissà come si sarà sentita anche la povera Lily Gladstone, che già pregustava la prima storica vittoria di una nativa americana in una categoria recitativa, ma che si è dovuta arrendere ad una eccezionale Emma Stone, premiata per il controverso Povere Creature (vincitore del Leone d'Oro a Venezia, come ricorderete).

Questa non era proprio nottata per Martin Scorsese e il suo pur ottimo Killers of the Flower Moon: 10 nomination, neanche un riconoscimento.
Dire che il rapporto tra Martin Scorsese e Hollywood sia complicato è usare un eufemismo...

Chi sta godendo invece di un buon credito è Yorgos Lanthimos: i suoi lavori sono piuttosto ostici per il grande pubblico, ma la critica e i giurati dell'Academy lo adorano.
E così la sua ultima opera si è portata a casa ben 4 statuette: oltre a quella per Stone, anche per scenografia, trucco e costumi (con il presentatore John Cena con una mise praticamente adamitica... forse l'episodio più cringe della serata).

Un altro vincitore è stato Wes Anderson, premiato per La Meravigliosa Storia di Henry Sugar.
L'eccentrico cineasta texano è considerato, insieme proprio a Nolan, uno dei più originali e interessanti autori dell'ultimo ventennio; curioso che domenica anche lui abbia avuto la propria consacrazione... ma per un cortometraggio.

Sorride anche Billie Eilish, che a soli 22 anni è già al secondo Oscar (il primo l'aveva conquistato due anni fa per il film di 007 No Time to Die), ma Ryan Gosling le ha rubato la scena con un'istrionica esibizione di I'm just Ken (con Slash dei Guns n' Roses alla chitarra), unico riconoscimento ottenuto da Barbie.
La pellicola dedicata alla celebre bambola è stata la vera grande sconfitta della serata, altro che "Barbenheimer": Nolan ha battuto Gerwig 7 a 1.

Notevole il riconoscimento per la miglior sceneggiatura andato al francese Anatomia di una Caduta, già Palma d'Oro allo scorso Festival di Cannes, mentre hanno messo d'accordo tutti sia la vittoria del maestro giapponese Hayao Miyazaki, che ha soffiato l'Oscar per il miglior film animato al pur bellissimo e quotato Spider-Man: Across the Spider-Verse, sia quella dell'osannato Godzilla: Minus One (migliori effetti speciali).

In una serata di frivolezze hanno fatto riflettere le parole di Mstyslav Černov, primo ucraino premiato nella storia dell'Academy, che ha portato alla ribalta il dramma del suo popolo con il potente documentario 20 days in Mariupol, e di Jonathan Glazer, regista di The Zone of Interest (miglior film straniero e miglior sonoro), che ha parlato dell'attualità della guerra in Medio Oriente.

Ma il dettaglio più importante di questa Notte delle Stelle è il fatto che l'Academy abbia lasciato da parte il politically correct che troppe volte aveva contaminato i verdetti delle scorse edizioni, premiando invece la qualità artistica, come dovrebbe essere sempre.

Complimenti a Nolan, agli interpreti e a tutti i tecnici responsabili di Oppenheimer.
Per una volta, ha vinto davvero il migliore.


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lunedì 11 marzo 2024

OSCAR 2024. I VINCITORI



Ecco i vincitori della 96a edizione dei Premi Oscar, tra sorprese (poche) e conferme (tante).

22 su 23: la redazione di CINEMA A BOMBA! ha pronosticato correttamente quasi tutte le categorie (quest'anno ha vinto FEDE, che da solo ha correttamente azzeccato 19 premi. Complimenti!)!

Ma ecco tutti i vincitori.

Miglior film
American Fiction, regia di Cord Jefferson
Anatomia di una Caduta (Anatomie d'une chute), regia di Justine Triet
Barbie, regia di Greta Gerwig
Lezioni di vita (The Holdovers), regia di Alexander Payne
Killers of the Flower Moon, regia di Martin Scorsese
Maestro, regia di Bradley Cooper
Oppenheimer, regia di Christopher Nolan - FRA, FEDE
Past Lives, regia di Celine Song
Povere Creature! (Poor Things), regia di Yorgos Lanthimos - ANG
La Zona d'Interesse (The Zone of Interest), regia di Jonathan Glazer

Miglior regista
Christopher Nolan - Oppenheimer - FRA, FEDE
Jonathan Glazer - La Zona d'Interesse
Yorgos Lanthimos - Povere Creature! - ANG
Justine Triet - Anatomia di una Caduta
Martin Scorsese - Killers of the Flower Moon

Miglior attrice protagonista
Annette Bening - Oltre l'Oceano (Nyad) - ANG
Lily Gladstone - Killers of the Flower Moon - FRA
Sandra Hüller - Anatomia di una Caduta
Carey Mulligan - Maestro
Emma Stone - Povere Creature! - FEDE

Miglior attore protagonista
Bradley Cooper - Maestro
Colman Domingo - Rustin
Paul Giamatti - Lezioni di Vita (The Holdovers)
Cillian Murphy - Oppenheimer - FRA, FEDE, ANG
Jeffrey Wright - American Fiction

Miglior attrice non protagonista
Emily Blunt - Oppenheimer
Danielle Brooks - Il Colore Viola
America Ferrera - Barbie - ANG
Jodie Foster - Oltre l'Oceano (Nyad)
Da'Vine Joy Randolph - Lezioni di Vita (The Holdovers) - FRA, FEDE

Miglior attore non protagonista
Sterling K. Brown - American Fiction
Robert De Niro - Killers of the Flower Moon
Robert Downey Jr. - Oppenheimer- FRA, FEDE, ANG
Ryan Gosling - Barbie
Mark Ruffalo - Povere Creature!

Migliore sceneggiatura originale
Justine Triet e Arthur Harari - Anatomia di una Caduta - FRA, ANG
David Hemingson - Lezioni di Vita (The Holdovers) - FEDE
Bradley Cooper e Josh Singer - Maestro
Samy Burch e Alex Mechanik - May December
Celine Song - Past Lives

Migliore sceneggiatura non originale
Cord Jefferson - American Fiction - FRA
Greta Gerwig e Noah Baumbach - Barbie
Christopher Nolan - Oppenheimer - FEDE, ANG
Tony McNamara - Povere Creature!
Jonathan Glazer - La Zona d'Interesse

Miglior film internazionale
Io capitano, regia di Matteo Garrone (Italia)
Perfect Days, regia di Wim Wenders (Giappone)
La Società della Neve (La sociedad de la nieve), regia di Juan Antonio Bayona (Spagna) - ANG
The Teachers' Lounge, regia di İlker Çatak (Germania)
La Zona d'Interesse, regia di Jonathan Glazer (Regno Unito) - FRA, FEDE

Miglior film d'animazione
Spider-Man: Across the Spider-Verse, regia di Joaquim Dos Santos, Kemp Powers e Justin K. Thompson - FRA
Il Ragazzo e l'Airone, regia di Hayao Miyazaki - FEDE, ANG
Elemental, regia di Peter Sohn
Nimona, regia di Nick Bruno e Troy Quane
Robot Dreams, regia di Pablo Berger

Migliore colonna sonora originale
Laura Karpman - American Fiction
John Williams - Indiana Jones e il Quadrante del Destino
Robbie Robertson - Killers of the Flower Moon
Ludwig Göransson - Oppenheimer - FRA, FEDE, ANG
Jerskin Fendrix - Povere Creature!

Migliore canzone originale
I'm Just Ken (musiche e testo di Mark Ronson e Andrew Wyatt) - Barbie
What Was I Made For? (musiche e testo di Billie Eilish e Finneas O'Connell) - Barbie - FRA, FEDE, ANG
It Never Went Away (musiche e testo di Jon Batiste e Dan Wilson) - American Symphony
Wahzhazhe (A Song for my People) (musiche e testo di Scott George) - Killers of the Flower Moon
The Fire Inside (musiche e testo di Diane Warren) - Flamin' Hot

Miglior montaggio
Laurent Sénéchal - Anatomia di una Caduta
Kevin Tent - The Holdovers (Lezioni di Vita)
Thelma Schoonmaker - Killers of the Flower Moon
Jennifer Lame - Oppenheimer - FRA, FEDE, ANG
Yorgos Mavropsaridis - Povere Creature!

Miglior scenografia
Sarah Greenwood e Katie Spencer - Barbie - FEDE, ANG
Jack Fisk e Adam Willis - Killers of the Flower Moon
Arthur Max e Elli Griff - Napoleon
Ruth de Jong e Claire Kaufmann - Oppenheimer
James Price, Shona Heath e Zsuzsa Mihalek - Povere Creature!- FRA

Miglior fotografia
Edward Lachman - El Conde
Rodrigo Prieto - Killers of the Flower Moon
Matthew Libatique - Maestro
Hoyte van Hoytema - Oppenheimer - FRA, FEDE
Robbie Ryan - Povere Creature! - ANG

Migliori costumi
Jacqueline Durran - Barbie
Jacqueline West - Killers of the Flower Moon
Janty Yates e Dave Crossman - Napoleon - ANG
Ellen Mirojnick - Oppenheimer
Holly Waddington - Povere Creature! - FRA, FEDE

Miglior trucco e acconciatura
Karen Hartley Thomas, Suzi Battersby e Ashra Kelly-Blue - Golda
Kazu Hiro, Kay Georgiou e Lori McCoy-Bell - Maestro - FRA
Luisa Abel - Oppenheimer
Nadia Stacey, Mark Coulier e Josh Weston - Povere Creature!- FEDE, ANG
Ana López-Puigcerver, David Martí e Montse Ribé - La Società della Neve

Migliori effetti speciali
Jay Cooper, Ian Comley, Andrew Roberts e Neil Corbould - The Creator - FRA
Takashi Yamazaki, Kiyoko Shibuya, Masaki Takahashi e Tatsuji Nojima - Godzilla: Minus One - FEDE
Stephane Ceretti, Alexis Wajsbrot, Guy Williams e Theo Bialek - Guardiani della Galassia Vol. 3
Alex Wuttke, Simone Coco, Jeff Sutherland e Neil Corbould - Mission: Impossible - Dead Reckoning Parte Uno
Charley Henley, Luc Ewen, Martin Fenouillet, Simone Coco e Neil Corbould - Napoleon - ANG

Miglior sonoro
Ian Voigt, Erik Aadahl, Ethan Van Der Ryn, Tom Ozanich e Dean Zupancic - The Creator
Steven A. Morrow, Richard King, Jason Ruder, Tom Ozanich e Dean Zupancic - Maestro
Chris Munro, James H. Mather, Chris Burdon e Mark Taylor - Mission: Impossible - Dead Reckoning Parte Uno
Willie Burton, Richard King, Gary A. Rizzo e Kevin O'Connell - Oppenheimer - FRA, FEDE, ANG
Tarn Willers e Johnnie Burn - La Zona d'Interesse

Miglior documentario
Bobi Wine: The People's President, regia di Moses Bwayo e Christopher Sharp
The Eternal Memory, regia di Maite Alberdi
Four Daughters (Les Filles d'Olfa), regia di Kaouther Ben Hania
To Kill a Tiger, regia di Nisha Pahuja - ANG
20 Days in Mariupol, regia di Mstyslav Černov - FRA, FEDE

Miglior cortometraggio documentario
The ABCs of Book Banning, regia di Trish Adlesic, Nazenet Habtezghi e Sheila Nevins
The Barber of Little Rock, regia di John Hoffman e Christine Turner
Island in Between, regia di S. Leo Chiang
The Last Repair Shop, regia di Kris Bowers e Ben Proudfoot - FRA, FEDE
Nǎi Nai & Wài Pó, regia di Sean Wang - ANG

Miglior cortometraggio
The After, regia di Misan Harriman
Invincible, regia di Vincent René-Lortie e Samuel Caron
Knight of Fortune, regia di Lasse Lyskjær Noer
Red, White and Blue, regia di Nazrin Choudhury e Sara McFarlane
La Meravigliosa Storia di Henry Sugar (The Wonderful Story of Henry Sugar), regia di Wes Anderson - FRA, FEDE, ANG

Miglior cortometraggio d'animazione
Letter to a Pig, regia di Tal Kantor
Ninety-Five Senses, regia di Jared Hess e Jerusha Hess - ANG
Our Uniform, regia di Yegane Moghaddam
Pachyderme, regia di Stéphanie Clément
War is over! Inspired by the Music of John & Yoko, regia di Dave Mullins - FRA, FEDE


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martedì 27 febbraio 2024

OSCAR 2024. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI

(Dall'alto: i candidati e le candidate in lizza rispettivamente per l'Oscar come miglior attore e attrice protagonista).


Una delle domande che ci si pone più frequentemente in attesa della Notte delle Stelle è: l'Academy confermerà il risultato dei Golden Globe?

Ma non c'è una risposta: sia perché i premi assegnati dalla stampa estera non sono - come qualcuno continua a credere - un'anteprima degli Oscar (basti vedere quante volte negli scorsi anni i verdetti siano stati ribaltati), sia perché le regole sono diverse.

Ad esempio, qui non si fa distinzione tra film drammatici e commedie, sicché per attrici e attori le categorie - e di conseguenza le possibilità di essere premiati - si riducono da 6 a 4.
Il che ovviamente rende la competizione tra le star più agguerrita, specie tra i protagonisti.

In questo ambito, la sfida è soprattutto tra l'affermata Emma Stone di Povere Creature (già premiata nel 2017 grazie al bellissimo La La Land) e la rivelazione Lily Gladstone del western politico Killers of the Flower Moon, con la prima favorita.
Le altre - se i bookmaker non cambiano idea - rimangono più indietro nella corsa, con Carey Mulligan di Maestro nelle vesti di outsider.

Tra le non protagoniste l'esito è meno scontato: l'Academy concederà il solito contentino al politicamente corretto o stavolta farà scelte più coraggiose?
Chi vivrà vedrà, ma se dovessimo sbilanciarci, punteremmo su una tra Da'Vine Joy Randolph di The Holdovers e Emily Blunt di Oppenheimer.

Ed è proprio il nuovo capolavoro di Christopher Nolan a monopolizzare la corsa in ambito maschile.
Cillian Murphy e Robert Downey Jr. - in lizza rispettivamente come protagonista e come attore di supporto - non sembrano davvero avere rivali.

Certo, l'apprezzato Bradley Cooper di Maestro potrebbe impensierire il primo (ma non è da sottovalutare nemmeno il Paul Giamatti di The Holdovers) e il divertente Ryan Gosling di Barbie potrebbe avere qualche chance contro il secondo, ma ci resta molto difficile crederlo.

Tuttavia, c'è ancora tempo prima di stabilire dei pronostici ufficiali e ancora di più per scoprire chi si porterà a casa le ambite statuette dorate.
Nell'attesa potete leggere il sottostante elenco dei candidati e cliccare sui link che trovate per saperne di più.

Rimanete sintonizzate/i, il nostro Speciale Oscar continua!


Miglior attrice protagonista
Annette Bening - Oltre l'Oceano (Nyad)
Lily Gladstone - Killers of the Flower Moon
Sandra Hüller - Anatomia di una Caduta
Carey Mulligan - Maestro
Emma Stone - Povere Creature! (Poor Things!)

Miglior attore protagonista
Bradley Cooper - Maestro
Colman Domingo - Rustin
Paul Giamatti - Lezioni di Vita (The Holdovers)
Cillian Murphy - Oppenheimer
Jeffrey Wright - American Fiction

Miglior attrice non protagonista
Emily Blunt - Oppenheimer
Danielle Brooks - Il Colore Viola
America Ferrera - Barbie
Jodie Foster - Oltre l'Oceano (Nyad)
Da'Vine Joy Randolph - Lezioni di Vita (The Holdovers)

Miglior attore non protagonista
Sterling K. Brown - American Fiction
Robert De Niro - Killers of the Flower Moon
Robert Downey Jr. - Oppenheimer
Ryan Gosling - Barbie
Mark Ruffalo - Povere Creature! (Poor Things!)


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venerdì 1 settembre 2023

OPPENHEIMER, IL DISTRUTTORE DI MONDI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA/Regno Unito, 2023
180'
Regia: Christopher Nolan
Interpreti: Cillian Murphy, Robert Downey Jr., Emily Blunt, Matt Damon, Florence Pugh, Jason Clarke, Josh Hartnett, Casey Affleck, Kenneth Branagh, Gary Oldman, Rami Malek, Benny Safdie, Dane DeHaan, Alden Ehrenreich, Matthew Modine


Nel 1942, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, il generale statunitense Leslie Groves (Damon) convince il fisico quantistico Robert Oppenheimer (Murphy) a coordinare un gruppo di brillanti scienziati al fine di battere sul tempo la Germania nazista nella costruzione della bomba atomica.

Il cosiddetto Progetto Manhattan avrà successo e nell'agosto 1945 la nuova arma dimostrerà tutta la sua potenza distruttiva contro le città di Hiroshima e Nagasaki.

Come il professore presto constaterà, ciò non porterà ad una pace duratura, bensì ad un mondo nuovo costantemente minacciato dalla catastrofe nucleare e ad un nuovo scontro - questa volta contro l'Unione Sovietica, la cosiddetta Guerra Fredda - che lo coinvolgerà direttamente.



Christopher Nolan mette alla sbarra il padre della bomba atomica.

Il regista della trilogia del Cavaliere Oscuro e di opere che ormai sono diventate dei veri e propri classici, come Inception, Interstellar, Dunkirk, Tenet usa l'espediente del film giudiziario per imbastire la sua prima biografia.

Il padre della bomba atomica, successivamente alla fine del conflitto mondiale, si era infatti scontrato con il potente presidente della Commissione per l'energia atomica degli Stati Uniti, Lewis Strauss (interpretato qui da Robert Downey Jr.), che aveva orchestrato una serie di udienze - un vero e proprio processo farsa - per delegittimarlo agli occhi dell'opinione pubblica con il pretesto di passate simpatie e frequentazioni comuniste.

Tali udienze avevano portato alla revoca dell'autorizzazione di sicurezza per lo scienziato - cioè lo estromisero dall'accesso ai laboratori governativi e ai dati relativi alla bomba che aveva contribuito a creare - e praticamente gli compromisero la carriera.

Nolan ricostruisce la vicenda del fisico e la sua personalità giocando con i piani temporali e i rimandi sparsi nel flusso della narrazione e ne mostra i dilemmi.

Ma non lo assolve: Oppenheimer era conscio delle conseguenze che le sue azioni avrebbero avuto, ma non si è fermato; salvo poi pentirsene amaramente, sì, ma tardivamente.

"Ora sono diventato Morte, il distruttore di mondi" afferma ad un certo punto lo scienziato citando un testo sacro dell'induismo, in riferimento al risultato dei suoi studi - parole che riecheggiano nel cupo e pessimista finale che quasi fa di questo film un prequel "serio" di quel capolavoro che è Il Dottor Stranamore di Stanley Kubrick.

Ma ciò si potrebbe applicare anche ai rapporti con la sua giovane fiamma (Florence Pugh, nota al grande pubblico soprattutto per il ruolo in Black Widow, si conferma attrice ricca di sfumature) e con la moglie (una spigolosa Emily Blunt), vittime più o meno inconsapevoli di un uomo dedito al lavoro ma anche contraddittorio.

Tuttavia il dipanarsi della trama mostra in fondo che il vero nucleo della narrazione è il confronto tra Oppenheimer e Strauss: geniale il primo, invidioso e vendicativo il secondo; clamorosamente i due ricordano Mozart e Salieri nell'indimenticabile Amadeus di Miloš Forman.

Si studiano, si sfidano, non si capiscono - ed entrambi cadono, con esiti diversi.

Straordinari Cillian Murphy e Robert Downey Jr. (a proposito, un consiglio: nelle loro filmografie non limitatevi, rispettivamente, alla serie Tv Peaky Blinders o ai film con Nolan, e ad Iron Man & C.) nel rendere la complessità dei personaggi con rigore e credibilità.

Insomma, altro che semplice biografia: Oppenheimer è solo apparentemente il film più lineare e meno cervellotico del regista, ma porta a riflessioni, interrogativi, interpretazioni diverse.

E' un film accurato, ben diretto, con un cast eccezionale, con ottimi contributi tecnici (la fotografia di Hoyte van Hoytema, gli effetti speciali di Scott Fisher e Andrew Jackson, la colonna sonora di Ludwig Göransson su tutti), che non fa pesare le sue tre ore di durata.

E' potente e ricco di spunti e suggestioni.

E' un monito ad un'umanità sempre più sull'orlo del baratro.

Insomma, è... una vera bomba!


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sabato 12 novembre 2022

ENOLA HOLMES 2, LA SORELLA PIÙ FURBA DI SHERLOCK HOLMES

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/UK, 2022
129'
Regia: Harry Bradbeer
Con: Millie Bobby Brown, Henry Cavill, David Thewlis, Helena Bonham Carter, Louis Partridge, Adeel Akhtar, Sharon Duncan-Brewster, Himesh Patel.


Dopo le vicende del primo film, Enola (Brown) sta cercando di lanciarsi come investigatrice privata.
Il suo primo caso è quello di una ragazza, operaia in una fabbrica di fiammiferi, misteriosamente scomparsa nel nulla.

La situazione diventa sempre più pericolosa man mano che la giovane si avvicina alla verità, al punto da finire persino nei guai con la legge.
Urge l'aiuto del fratello maggiore Sherlock (Cavill)...


Come avevamo previsto 2 anni or sono, il successo di Enola Holmes - film originale Netflix, tratto dai romanzi della scrittrice americana Nancy Springer - ha naturalmente "chiamato" un seguito.
Confermati il regista, lo sceneggiatore Jack Thorne (drammaturgo famoso per aver scritto lo spettacolo teatrale su Harry Potter) e soprattutto i due protagonisti.

Ottima notizia: Henry Cavill e Millie Bobby Brown sono rispettivamente l'anima e il cuore della pellicola.
L'ex(?) Superman si conferma il più interessante e originale Sherlock Holmes dai tempi di Robert Downey Jr. nel dittico di Guy Ritchie; la star di Stranger Things ormai ha convinto anche i più scettici di essere la miglior attrice della propria generazione.

È inoltre un piacere rivedere la combattiva Helena Bonham Carter (ce la ricordiamo in Alice in Wonderland e Les Misérables, no?), mentre il sulfureo David Thewlis (Harry Potter, Wonder Woman) risulta stavolta un po' manierato.

Questo lungometraggio segna pure l'ingresso di due personaggi storici dell'universo legato al personaggio creato da Sir Arthur Conan-Doyle: senza spoilerare alcunché, ci limitiamo a dire che uno compare solo nella scena mid-credits e l'altro è il twist finale, purtroppo piegato alle abiette leggi del politicamente corretto.

Quest'ultimo è l'unico vero difetto di un lungometraggio nel complesso molto riuscito, un secondo capitolo indubbiamente al livello del primo.
E con un lodevole risvolto storico/socio-politico, grazie all'inserimento della vicenda (ovviamente inventata) nella storia (vera) dello sciopero delle fiammiferaie londinesi del 1888.

Enola Holmes 2 potrebbe essere il sequel che non pensavate di volere e non vi aspettavate di amare.
Resta solo un quesito da porre: a quando il prossimo film?


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sabato 7 novembre 2020

ENOLA HOLMES, ELEMENTARE SHERLOCK!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2020
121'
Regia: Harry Bradbeer
Con: Millie Bobby Brown, Helena Bonham Carter, Sam Claflin, Adeel Akhtar, Fiona Shaw, Henry Cavill.


1884. Le sedicenne Enola Holmes (Brown) vive serenamente in un vecchio maniero di campagna insieme alla madre femminista (Carter) e alla sparuta servitù.

Quando l'amato genitore scompare apparentemente nel nulla, riallaccia i rapporti coi fratelli maggiori che non vede da anni: l'acido Mycroft (Claflin) e il comprensivo Sherlock (Cavill).

Ma la madre, prima di fuggire, le ha lasciato degli indizi per farsi ritrovare: Enola, sfruttando la propria innata intelligenza, parte quindi alla sua ricerca...



Tratto dalla serie di romanzi The Enola Holmes Mysteries della scrittrice Nancy Springer, questo lungometraggio è l'evento Netflix del momento.

E non potrebbe essere altrimenti, data la presenza di due delle star più in vista degli ultimi anni: l'affermato Henry Cavill (alias Superman) e l'emergente Millie Bobby Brown, che tutti conoscono come Undici della serie tv di culto Stranger Things (un altro marchio Netflix, non a caso).

Proprio quest'ultima - accreditata anche come produttrice (a soli 16 anni!) - è il vero asso nella manica: porta sulle spalle l'intero film con notevole disinvoltura e creatività (è stata sua l'idea di permettere a Enola di rivolgersi direttamente agli spettatori, rompendo il cosiddetto forth wall).

Nonostante l'età ancora verde, non si dovrebbe più parlare di lei come di una "giovane promessa".
È una conferma, una realtà.



Ma Enola Holmes non è soltanto quello che si definisce un "film di attori": ammirevoli sono anche i contributi tecnici, in particolare le scenografie e gli splendidi costumi d'epoca.

Girata quasi del tutto con una steadycam (una cinepresa a spalla, più maneggevole di quelle tradizionali, usata per conferire maggiore fluidità ai piani sequenza), la pellicola scorre leggera e piacevole, benché l'intreccio risulti alla fin fine un po' subordinato ai personaggi.

Gli appassionati del'investigatore creato da Sir Arthur Conan-Doyle possono apprezzare l'accurata ricostruzione d'epoca e il susseguirsi di colpi di scena, ma potrebbero storcere il naso per l'assenza di Watson, storico braccio destro di Sherlock, e per l'insolito Lestrade "etnico" (l'attore che lo interpreta è di origine pakistana-keniota).

I fan di Harry Potter - un altro celeberrimo soggetto letterario inglese - ritrovano dal canto loro due volti noti: Helena Bonham Carter e Fiona Shaw comparivano appunto nella popolare saga cinematografica dedicata al maghetto.
Non solo: lo sceneggiatore Jack Thorne è lo stesso drammaturgo che ha scritto il discusso - e, a nostro giudizio, bellissimo - spettacolo teatrale Harry Potter e la Maledizione dell'Erede.



Agli eredi di Conan-Doyle invece il film non è piaciuto affatto, tanto che recentemente hanno fatto causa alla produzione, rea di aver rappresentato uno Sherlock Holmes fuori dai canoni.
In effetti l'ombroso, scorbutico, freddo personaggio che tutti conosciamo è qui dipinto come un uomo affabile, simpatetico, umano.

Una polemica che tuttavia ci suona sterile, dato che l'interpretazione (ottima) di Cavill non si discosta troppo da quella già poco ortodossa di Robert Downey Jr. nei due adattamenti diretti da Guy Ritchie, pur con meno idiosincrasie e un maggiore aplomb.

Enola Holmes, la cui premessa può sembrare a prima vista una variante al femminile de Il Fratello più Furbo di Sherlock Holmes di Gene Wilder, è un lungometraggio imperdibile che lascia presagire una prossima, futura serialità.

Noi ce lo auguriamo.
A patto, ovviamente, che vengano confermati Millie Bobby Brown e Henry Cavill.


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domenica 29 aprile 2018

I CLASSICI: SPIDER-MAN HOMECOMING, BENTORNATO RAGNETTO!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
133'
Regia: Jon Watts
Interpreti: Tom Holland, Michael Keaton, Robert Downey Jr., Marisa Tomei, Zendaya, Donald Glover, Jon Favreau, Tyne Daly, Laura Harrier, Jacob Batalon, Gwyneth Paltrow, Chris Evans, Stan Lee, Jennifer Connelly (voce nella versione originale).


Trama: Spider-Man (Holland) è reduce dalla famosa battaglia dell'aeroporto in cui, come membro del Team Iron Man, ha combattuto contro Capitan America (Evans) e la fazione di Avengers a lui fedeli (ricordate Civil War?).
Nella vita di tutti i giorni si chiama Peter Parker, è un adolescente del Queens (NYC), vive con la zia May (Tomei) e frequenta il liceo.

Un giorno si imbatte per caso nelle malefatte del rancoroso Vulture (Keaton), ex capo di una squadra edile rimasta disoccupata per colpa - indiretta, a dire il vero - di Tony Stark.
Peter ha così l'occasione di dimostrare ad Iron Man (Downey Jr.) e agli altri Avengers di avere la stoffa di un vero eroe...






La domanda è legittima: c'era bisogno dell'ennesimo reboot di Spider-Man?
Questa è la 3a versione cinematografica del personaggio in soli 15 anni, dopo la trilogia di Sam Raimi con Tobey Maguire e il dittico con Andrew Garfield firmato Marc Webb.

La risposta, inaspettatamente, è: sì.
Rispetto ai suoi illustri predecessori, il nuovo Uomo Ragno porta con sé alcuni significativi elementi di novità, come anche il titolo di questa pellicola suggerisce.

"Homecoming" ha infatti un doppio significato: indica la tradizione annuale, da parte degli istituti scolastici, di dare il benvenuto/bentornato agli studenti all'inizio dell'anno, ma allude pure al "ritorno" ufficiale del personaggio in casa Marvel (gli altri film erano prodotti dalla Sony).

La breve apparizione del nuovo Spidey nel celebrato Captain America: Civil War - che segnava appunto il suo ingresso nel cosiddetto MCU (Marvel Cinematic Universe) - aveva già raccolto consensi unanimi, ma con questo capitolo "solista" è arrivata la vera consacrazione.

Secondo molti si tratta del migliore degli adattamenti dedicati al Ragnetto, superiore persino all'originale di Sam Raimi del 2002.
Il cineasta fumettaro Kevin Smith si è spinto a definirlo "il Titanic dei film di supereroi".






Esagerazioni?
No: SMH è davvero il film più divertente e cool della serie, merito di una sceneggiatura brillante e di una regia scattante che attingono - per stile e toni - al cinema di John Hugues, negli anni 80 regista di commedie adolescenziali (Sixteen Candles, The Breakfast Club) e sceneggiatore, tra le altre cose, della serie Vacation.

Altri punti di forza della pellicola sono il cast da capogiro e la scelta - azzeccatissima - del cattivo.

Quello di Michael Keaton è un (graditissimo) ritorno al mondo dei supereroi dopo essere stato il più iconico Batman del grande schermo, per quanto il suo Vulture ricordi più che altro Birdman, protagonista dell'omonimo film che gli valse il Golden Globe e che trionfò agli Oscar nel 2015.

Il suo è un cattivo da antologia, come non se ne vedeva da anni; ancor più nel cinema supereroistico, incentrato solitamente sui "buoni".
Un malvagio (?) che ha le proprie ragioni e pertanto risulta simpatetico, se non proprio simpatico.
Keaton gli dà spessore con un'interpretazione da Oscar, ricca di sfumature e umanità.

Dall'altra parte, il giovane Holland non gli è da meno: è il primo Peter Parker con un autentico accento del Queens e il primo attore ad avere l'età del personaggio.
Inoltre è divertente e credibile nella propria goffaggine: un'ottima scelta.






Tra i comprimari fanno macchia: l'italo-americana Marisa Tomei, prima zia May sexy della storia (ha senso: perché finora il personaggio era stato sempre rappresentato come una vecchia babbiona?); il comico afro Donald Glover, dal passato televisivo (Community); il leggendario 95enne Stan Lee nel ruolo di un vecchietto che sgrida Spider-Man per il suo eccesso di zelo.

Da segnalare anche la partecipazione - per fortuna non invasiva - dei due principali Avengers.
Captain America si limita a un paio di veloci comparsate, mentre Iron Man salta fuori qua e là come riluttante mentore di Peter.

Piccola curiosità: la voce della tuta ipertecnologica di Spidey, K.A.R.E.N., è un altro rimando al suddetto supergruppo.
Perché? Ma perché appartiene all'affascinante attrice premio Oscar Jennifer Connelly (A Beautiful Mind), nella vita moglie di Paul Bettany, alias J.A.R.V.I.S., il computer senziente di Iron Man.
Difficile che si tratti di una coincidenza...

Nell'attesissimo Avengers: Infinity War che sta impazzando in questi giorni nelle sale rivedremo il nostro Arrampicamuri in compagnia dei suoi amici (compresi Thor e Hulk, reduci dalla "vacanza" di Thor: Ragnarok).
In più saranno della partita Guardiani della Galassia, Doctor Strange e altri...

Il MCU si sta facendo sempre più affollato, ma per un giovane volenteroso vestito da ragno c'è ancora parecchio spazio...
Specie adesso che è in campo quello definitivo.




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martedì 11 aprile 2017

MARVEL. AVENGERS, VENDICATORI UNITI!

Gli Avengers in azione.  


Immaginate di mettere insieme i principali eroi della Marvel.
Capitan America.
Iron Man.
Hulk.
Thor.

Uniteci la Vedova Nera, Occhio di Falco e il capo dello S.H.I.E.L.D., Nick Fury.
Non vi bastano? Aggiungete Visione, War Machine, Falcon, Scarlet e Quicksilver.

Ancora non bastano? Buttate nel mucchio anche Ant-Man, Pantera Nera e Spider-Man...
Solo così, forse, avrete un quadro completo degli Avengers.

Nati nel 1963 dallo sforzo congiunto di Stan Lee (e chi sennò?), Jack Kirby e Dick Ayers, i Vendicatori - questo il titolo degli albi a fumetti - sono sempre stati i personaggi più popolari e amati della Casa delle Idee.

Il loro successo è dovuto proprio all'eterogeneità della squadra, che attira non solo i fan del gruppo, ma anche quelli dei singoli personaggi, ognuno dei quali - o quasi - ha una propria vita editoriale e cinematografica.

Per trovare qualcosa di simile bisogna andare dalla Distinta Concorrenza: la Justice League composta da Batman, Superman, Wonder Woman e Flash è in effetti la risposta della DC Comics agli Avengers (chissà se avrà il medesimo successo sul grande schermo: il prologo Batman v Superman non era affatto male!).

Dopo aver avuto tutti o quasi almeno una pellicola "solista", nel 2012 Cap e compagni sono pronti per il loro primo film in gruppo.
A dirigere il traffico, uno sceneggiatore di lungo corso cui non manca l'esperienza diretta nel mondo dei fumetti: Joss Wheadon.






The Avengers (2012)


Il trailer di The Avengers.

Da una trama un po' troppo complicata emerge principalmente lo scontro frontale tra la supersquadra e il malvagio Loki, fratellastro di Thor.
Fa una certa impressione vedere alla fine New York devastata dalla battaglia.

Il cast è più che notevole e, come nuovo Hulk, Mark Ruffalo se la cava egregiamente (ma la voce del gigante verde è di nuovo quella di Lou Ferrigno).
Stan Lee compare nel finale, su uno schermo televisivo.

Effetti speciali a profusione e clamoroso successo al botteghino: per molto tempo la pellicola rimane nella terza posizione dei film più visti della storia del cinema, dietro soltanto ad Avatar e Titanic.


Avengers: Age of Ultron (2015)


Il trailer di Avengers: Age of Ultron.

In cast diventa ancora più affollato: si aggiungono Elizabeth Olsen e il recentemente globizzato Aaron Taylor-Johnson (che interpreta Quicksilver, ma non lo stesso visto in X-Men: Apocalisse), mentre Paul Bettany diventa ufficialmente Visione e il cattivo robot Ultron viene affidato alla melliflua performance di James Spader.

Il film è, se possibile, ancora più fracassone e complicato del precedente, ma non ha importanza: quel che conta per i fan è vedere i loro supereroi preferiti collaborare insieme.
Infatti il successo commerciale non è di molto inferiore a quello di The Avengers.

Da segnalare l'insolita love story tra il tormentato Hulk (Ruffalo, confermato) e la seducente Vedova Nera (Johansson), nonché il maggiore spazio dedicato a Occhio di Falco (Renner).
Il consueto cammeo di Stan Lee è il preferito dal vecchio editor della Marvel: un reduce che sfida Thor a una gara di bevute e più tardi viene portato via ubriaco.






Captain America: Civil War (2016)


Il trailer di Captain America: Civil War.

Di questo film abbiamo già parlato nella recensione ufficiale e nella monografia di Cap.

Tecnicamente si tratta dell'ultima parte della trilogia dedicata al patriota a stelle-e-strisce, ma di fatto è una specie di Avengers 2 e 1/2: eccetto Hulk, Thor e Nick Fury, c'è la squadra al completo, più Ant-Man, Black Panther e Spider-Man.

Il vecchio Stan Lee non poteva mancare, e infatti compare alla fine, nei panni di un maldestro postino.


Il prossimo capitolo si intitolerà Avengers: Infinity War e uscirà il prossimo anno: forse si tratterà di un film unico, forse sarà diviso in due parti.
Pare confermata invece la partecipazione di altri supereroi: dai Guardiani della Galassia (a proposito, a brevissimo una monografia a loro dedicata) al Dottor Strange, passando per altri personaggi non ancora portati sul grande schermo.

Insomma, il Marvel Cinematic Universe continua ad allargarsi, per la gioia di fan più e meno giovani.
Avengers... assemble!




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venerdì 23 dicembre 2016

MARVEL. IRON MAN, IL MILIARDARIO DI ACCIAIO

Robert Downey Jr. accanto all'armatura di Iron Man.  


Tony Stark, proprietario delle Stark Industries (multinazionale fondata dal padre, Howard) è un miliardario playboy, arrogante, strafottente, irriverente, narcisista ed egocentrico.
Ma anche un inventore geniale e visionario.

Lo dimostra quando viene rapito in zona di guerra (Vietnam o Afghanistan, a seconda delle versioni): ferito gravemente dall'esplosione di una bomba, anziché costruire armi di distruzione di massa come ordinatogli dai suoi carcerieri, improvvisa una potente armatura che gli permette di salvarsi e di fuggire.

Ritornato in patria ci prende gusto: migliora la sua creazione, la rende tecnologicamente più sofisticata e si trasforma in Iron Man, un uomo di ferro capace di volare grazie a propulsori e di sparare raggi laser dai palmi delle mani.
Un supereroe che impiega le sue qualità per combattere la criminalità.

Da solo o insieme agli Avengers, che contribuisce a fondare.

Nato nel 1963 - testi di Stan Lee e Larry Lieber, disegni di Don Heck (ma la copertina del primo albo è a firma Jack Kirby) - Iron Man è uno di quei personaggi che, al contrario di Hulk, maggiormente ha tratto vantaggio dalla versione cinematografica.

Buona parte del merito va riconosciuta all'attore che lo ha portato sul grande schermo: Robert Downey Jr.
Vale la pena soffermarsi un po' sulla sua biografia.

Figlio di un attore ed ex bambino prodigio, egli ha vissuto un'esistenza segnata da successo, fama, soldi, problemi di tossicodipendenza, arresti per droga, cliniche di riabilitazione, eccessi, cadute, ricadute, rinascite.
Come andamento le montagne russe, in confronto, sono una bazzecola.

Ma la sua è anche una storia di redenzione, seconde (e terze, quarte...) possibilità messe a frutto grazie ad un talento recitativo notevole - il suo cospicuo palmarès può vantare, tra i tanti riconoscimenti, due nomine agli Oscar (nel 1993 per Charlot, nel 2009 per Tropic Thunder) e la vittoria di ben tre Golden Globe (uno speciale per il cast di America Oggi di Robert Altman nel 1994, uno per il telefilm Ally McBeal nel 2001, l'altro per lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie nel 2010) e una Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1994 (sempre di gruppo per America Oggi).

Sarà però il 2008 l'anno della consacrazione definitiva.






Iron Man (2008)

Il trailer di Iron Man.

Iron Man, cioè la genesi del supereroe e lo scontro con il primo terribile nemico, il socio e amico di famiglia Obadiah Stane.
Ed è subito successo planetario e incassi alle stelle.

In una sorta di transfert l'attore diventa il personaggio che interpreta. E viceversa.
Il pubblico dimostra di gradire l'eroe sopra le righe, imprevedibile, gaglioffo, esuberante e irriverente e si diverte all'istrionismo scatenato di Downey Jr.: in tempi di politically correct, una vera boccata d'ossigeno.

Emblematica, a tal proposito, la scena in cui Tony Stark svela al mondo la sua identità di supereroe, in barba anche alle convenzioni cinematografiche che vorrebbero mistero attorno al vero volto di un giustiziere mascherato.

A fare da spalla a Downey Jr., un cast notevole: Gwyneth Paltrow (già piccola stella di Hook e poi Oscar per Shakespeare in Love), Jeff Bridges (un film su tutti: Il Grande Lebowski!) e Terrence Howard (Big Mama, a fianco di Martin Lawrence; Crash-Contatto Fisico, miglior film agli Oscar 2006).

Funziona tutto, in questa pellicola: la scelta degli attori, la storia, i dialoghi quasi del tutto improvvisati (gustosi i battibecchi, che ricordano le commedie sofisticate degli Anni Cinquanta/Sessanta, tra il protagonista e la segretaria Pepper Potts, interpretata dalla Paltrow), le scene di azione, i combattimenti...

E poi i costumi, le ambientazioni, gli effetti speciali, la colonna sonora (di Ramin Diawadi, ma con contributi anche di Tom Morello dei Rage Against The Machine), le canzoni nei titoli di testa e di coda (Back in Black degli AC/DC e Iron Man dei Black Sabbath).

Senza dimenticare la regia pimpante e dal ritmo vivace di Jon Favreau, che ha una particina (ma ha recitato anche in Daredevil e in The Wolf of Wall Street).

Divertente il breve cameo di Stan Lee, che compare nei panni di... Hugh Hefner (sì, proprio il magnate di Playboy!).

Insomma, l'ambizioso primo film del Marvel Cinematic Universe - con tutta una serie di lungometraggi uno collegato all'altro - ha fatto subito il botto.

Ritroveremo il personaggio, quindi, in altri film successivi della saga, tra i quali ancora due da "solista".


Iron Man 2 (2010)

Il trailer di Iron Man 2.

Il primo seguito è di soli due anni dopo, sempre diretto da Favreau, ma con un copione firmato da Justin Theroux (attore caro a David Lynch ed esordiente nella sceneggiatura).

Questa volta il protagonista deve guardarsi dall'Esercito, che vuole impossessarsi del know-how tecnologico delle Stark Industries a scopi bellici, e deve difendersi dagli attacchi di Ivan Vanko, che ha un conto in sospeso con la famiglia Stark.

Questa volta si va ancora di più a tutto rock!

La colonna sonora firmata interamente dagli AC/DC è infatti la vera protagonista di questa pellicola scatenata e frenetica ed è la musica adatta per l'interessante confronto tra due attori "maledetti": Robert Downey Jr., appunto, e Mickey Rourke.

Il divo di L'Anno del Dragone era rinato dopo una vita tormentata grazie a The Wrestler di Darren Aronofsky nel 2008, pur deturpato da interventi di chirurgia plastica mal riusciti che lo hanno reso irriconoscibile.
E in Iron Man 2 offre un'interpretazione sporca e ruvida che ricorda quella del suo film di rilancio.

I due divi gigioneggiano alla pari senza rubarsi spazio e la pellicola assolve la sua funzione di intrattenimento scatenato, pur non rappresentando una novità dirompente come la precedente.

Ottimi incassi al botteghino e ottime vendite per l'album della band, comunque.


Iron Man 3 (2013)

Il trailer di Iron Man 3.

Per ritrovare il suo antagonista storico, il Mandarino, Iron Man ha dovuto aspettare il terzo film.

Costui - interpretato dal Premio Oscar Ben Kingsley - è a capo di un'organizzazione terroristica che compie attentati sanguinari e minaccia la vita dello stesso Tony Stark.

Ancora ottimi riscontri al botteghino, sebbene la pellicola sia nel complesso inferiore alle precedenti.

Jon Favreau è stato sostituito da Shane Black, ma questi non ha risposto alle attese riposte.
Dallo sceneggiatore di Arma Letale, Arma Letale 2, L'Ultimo Boy Scout, Last Action Hero, Spy e regista poi di The Nice Guys (fuori concorso a Cannes 2016), ci aspettavamo un film frizzante e divertente, pieno di quelle battute brillanti e ironiche alle quali ci ha abituato.

Non è che Iron Man 3 non sia divertente ma, viste le aspettative, pensavamo potesse esserlo di più: è un compitino svolto in modo corretto, ma senza grandi guizzi.

I villain - il già citato Kingsley e Guy Pearce - non sono granché memorabili e i combattimenti tendono ad essere un po' ripetitivi, benché spettacolari e coreografici.
La sceneggiatura - che avrebbe dovuto essere il punto di forza di Black - è abbastanza ordinaria.

Ma il film, tutto sommato, si fa vedere e non delude i fan.
Bisogna dire che l'aver mantenuto la coppia Robert Downey Jr. - Gwyneth Paltrow è stata una mossa saggia e dà continuità con gli episodi precedenti: un reboot senza di loro - e soprattutto senza il primo - sarebbe stato catastrofico, anche per il prosieguo della saga.

Occorre però ammettere che, dopo la prima ottima pellicola, Iron Man riuscirà a dare il proprio meglio solo insieme agli altri Avengers.
Ma di questo parleremo in seguito.

Sostenitori del #TeamIronMan, abbiate ancora un po' di pazienza...

Nel frattempo, noi della redazione di CINEMA A BOMBA! auguriamo un BUON NATALE A TUTTI!







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domenica 5 giugno 2016

CAPTAIN AMERICA-CIVIL WAR, BEAUTIFUL MARVEL

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
147'
Regia: Anthony & Joe Russo
Interpreti: Chris Evans, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Don Cheadle, Anthony Mackie, Sebastian Stan, Chadwick Boseman, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, William Hurt, Paul Rudd, Tom Holland, Martin Freeman, Marisa Tomei, Daniel Brühl, Stan Lee.


Bucky Barnes (Stan) è un vecchio amico di Steve Rogers/Capitan America (Evans).
Risvegliato da un sonno criogenico da agenti dell'organizzazione criminale HYDRA, viene trasformato nel letale Soldato d'Inverno attraverso un lavaggio del cervello che consiste nel pronunciare una combinazione di parole-chiave.

Nel frattempo gli Avengers sono sotto attacco mediatico: nel corso di un'operazione in Nigeria involontariamente provocano una strage, che si aggiunge a quella di poco precedente di Sokovia (vedi Avengers-Age of Ultron), dove hanno perso la vita i familiari del colonnello Helmut Zemo (Brühl), deciso a prendersi la sua rivalsa.

I Vendicatori si dividono allora in due fazioni.

Da una parte c'è il cosiddetto "Team Cap" - oltre a Capitan America, Sam Wilson/Falcon (Mackie), Clint Barton/Occhio di Falco (Renner), Wanda Maximoff/Scarlet (Olsen), Scott Lang/Ant-Man (Rudd) -, contrario ad un paventato più stretto controllo politico internazionale degli Avengers.

Favorevole è invece il "Team Iron Man" composto da Tony Stark/Iron Man (Downey Jr.), Natasha Romanoff/Vedova Nera (Johansson), James Rhodes/War Machine (Cheadle), Visione (Bettany) - ai quali si aggiungeranno poi T'Challa/Black Panther (Boseman) e Peter Parker/Spider-Man (Holland).

Un piano macchinoso di Zemo ed una drammatica rivelazione porteranno le due parti a scontrarsi violentemente e senza esclusione di colpi.

2008: Iron Man e L'Incredibile Hulk (quello con Edward Norton).
2010: Iron Man 2.
2011: Thor e Captain America-Il Primo Vendicatore.
2012: The Avengers.
2013: Iron Man 3 e Thor-The Dark World.
2014: Captain America-The Winter Soldier e Guardiani della Galassia.
2015: Avengers-Age of Ultron e Ant-Man.

Ora, Captain America-Civil War; tra qualche mese, Doctor Strange con Benedict Cumberbatch.

E poi:
2017: Guardiani della Galassia Volume 2, Spider-Man: Homecoming, Thor: Ragnarok.
2018: Black Panther, Avengers: Infinity War Parte Prima, Ant-Man and the Wasp.
2019: Captain Marvel, Avengers: Infinity War Parte Seconda, Inumani.

Per non parlare di altri titoli "marveliani" come Deadpool e la serie degli X-Men, che però sono produzioni Fox e quindi non rientrano ufficialmente nell'elenco...

Il ricco - di titoli e di incassi - Marvel Cinematic Universe prosegue sui binari di una forte serialità che sembra non avere fine: stessi attori (ogni tanto, però, ci scappa il reboot); personaggi che entrano ed escono in continuazione (quelli che escono poi, però, tornano, eh...); trame fittamente concatenate; situazioni, scene, oggetti ricorrenti...

Arrivati al tredicesimo (!) episodio di Avengers & dintorni (più che il terzo film dedicato a Capitan America, questo sembra Avengers 2 e 1/2, dato il gran numero di personaggi coinvolti), siamo ormai in pieno effetto telenovela: se se ne perde uno, ormai si fa sempre più fatica a capire riferimenti e trama.

È la stessa sensazione che abbiamo provato con X-Men: Apocalisse, e il nostro timore è che più si andrà avanti più la situazione si complicherà, a meno che non venga fatto di tanto in tanto un riassunto delle puntate precedenti.

E pensare che noi della redazione di CINEMA A BOMBA! abbiamo visto quasi tutti i succitati film finora usciti...

Di certo Civil War non è né la miglior pellicola supereroistica uscita finora, come ha affermato qualche addetto ai lavori un po' troppo entusiasta, né "il miglior film di Spider-Man" vagheggiato da quel fumettaro indefesso che è Kevin Smith (se non altro perché il personaggio compare troppo poco).

Detto questo, non si può non riconoscere che sia una perfetta macchina d'intrattenimento: il ritmo, nelle scene d'azione, è serrato; i combattimenti sono ottimamente coreografati e hanno i tempi giusti; i ruoli sono interpretati da attori efficaci (molto adatti Evans e Johansson, convincenti le new entry Boseman, Holland e Tomei, come al solito bravissimo Downey Jr.); le battute di alleggerimento funzionano e l'ironia non manca; gli effetti speciali non sono troppo invadenti.

Degne di nota inoltre la partecipazione del britannico Martin Freeman, già protagonista della trilogia de Lo Hobbit, e la consueta comparsata del vecchio Stan "The Man" Lee.

Con l'ottimo riscontro di pubblico è però partito anche l'inevitabile confronto con l'altro attesissimo scontro tra super-supereroi, Batman V Superman: Dawn of Justice.

Per i critici, non c'è stata storia: l'opera dei fratelli Russo è stata decisamente più apprezzata di quella di Zack Snyder.
E anche gli incassi stanno dimostrando che il pubblico ha gradito maggiormente la prima.

Noi non siamo così tranchant: sono lavori simili nel genere, ma non nell'approccio.

I film Marvel sono diventati rassicuranti: chi va al cinema sa già cosa aspettarsi - ormai non più originalità, ma la continuazione delle storie dei personaggi narrata con una struttura e uno stile riconoscibili.
Il meccanismo è ben oliato: perché cambiare?

BvS doveva invece aprire un ciclo e pertanto aveva ambizioni maggiori: ha giocato più sull'epica che sul divertimento, ha rischiato, ha fatto degli errori.
Gli incassi, pur molto buoni, sono stati inferiori alle aspettative e siamo pronti a scommettere che per i prossimi film della Justice League cambieranno molte cose.

Comunque, anche in questo caso, sono in cantiere un po' di pellicole.

Tra qualche mese, Suicide Squad.

2017: Wonder Woman, Justice League Part One.
2018: The Flash, Aquaman, più un titolo non ancora definito.
2019: Shazam, Justice League Part Two, un altro progetto non ancora ben delineato.
2020: Cyborg, Green Lantern Corps.

Senza contare il fatto che Ben Affleck è già al lavoro - nella tripla veste di attore/sceneggiatore/regista - su un nuovo Batman solista, a pochi anni dall'ultimo di Nolan (che era Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno).

E noi che prendevamo in giro le fan di Sue Ellen e Ridge...




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