CINEMA A BOMBA!

lunedì 21 luglio 2025

SUPERMAN, KRYPTO SALVA TUTTI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2025
129'
Regia: James Gunn
Interpreti: David Corenswet, Rachel Brosnahan, Nicholas Hoult, Nathan Fillion, Isabela Merced, Frank Grillo, Milly Alcock, John Cena, Bradley Cooper, Ozu the dog (non accreditato).


Alieno venuto dal pianeta Krypton, Superman (Corenswet) vive sulla Terra fingendosi un reporter di nome Clark Kent; solo la fidanzata e collega Lois Lane (Brosnahan) conosce la sua vera identità.

Il suo acerrimo nemico è il magnate Lex Luthor (Hoult) che cerca di screditarlo agli occhi del mondo e riesce a farlo arrestare, irrompendo persino nella sua base segreta e rapendo il fedele supercane Krypto.

Lois, con l'aiuto della Justice Gang capitanata dal vanesio Lanterna Verde (Fillion), dovrà cercare di liberarlo e riabilitare il suo nome...


James Gunn, regista e sceneggiatore eclettico (ha iniziato dirigendo horror come Slither, ma ha pure scritto i due live action di Scooby-Doo), deve la propria fama principalmente alla trilogia dei Guardiani della Galassia per il Marvel Cinematic Universe.

Passato alla Distinta Concorrenza col semi-reboot The Suicide Squad, è stato promosso al vertice degli studios di Batman & C. e ha dato il via al nuovo DC Universe che ha soppiantato il DC Extended Universe.

Compito tutt'altro che facile, anche perchè il precedente universo interconnesso della Justice League - chiamato anche Snyderverso perchè sviluppato principalmente dall'ambizioso filmmaker Zack Snyder - aveva ed ha ancora i propri orgogliosi estimatori (noi tra questi).

Gunn è ripartito dal personaggio più iconico della scuderia e sono stati in molti a chiedersi: il suo nuovo Superman reggerà il confronto con L'Uomo d'Acciaio?
La risposta, che ha stupito noi stessi in primis, è... sì.

Il cineasta del Missouri ha scelto un approccio differente rispetto al collega del Wisconsin, meno "adulto" e più "per famiglie", omaggiando - anche visivamente - il Superman storico di Christopher Reeve degli anni 70-80 (il figlio Will Reeve compare qui in un cammeo) e cercando di creare la versione ultimate - ossia definitiva - del personaggio.

Il colpo di genio è stato introdurre il superdog Krypto, trasformandolo nel "cuore" della pellicola.
Il quadrupede era già apparso nel cartone DC League of Super-Pets, ma questo è il suo esordio in-carne-ed-ossa (in realtà è un'impressionante CGI modellata su Ozu, il cane di Gunn).

Krypto a parte, che compare tanto ed è protagonista delle scene più spassose del film (alla faccia di chi temeva che fosse solo uno specchietto per le allodole!), tra i comprimari fa macchia Lanterna Verde versione Nathan Fillion: l'ex divo tv di Castle e attore-feticcio del regista sfoggia un improbabile caschetto biondo e dà un altro prezioso contributo umoristico.

E i protagonisti? Hoult è il Luthor più malvagio di sempre, Brosnahan è bella e adeguata al ruolo, lo sconosciuto Corenswet si rivela una scelta di casting perfetta.
Ci sarebbe anche una manciata di comparsate eccellenti, che preferiamo però non svelare.

Storia accattivante, riferimenti arguti all'attualità (tra le righe, ma neppure tanto, vengono messi alla berlina Putin e trumpismo), effetti molto speciali, amore per i personaggi e un messaggio positivo sono gli ingredienti di un cocktail capace di convincere anche i più scettici.

Se non è il miglior film di Superman mai realizzato, ci arriva molto vicino.
Diavolo di un James Gunn. Ce l'hai fatta.


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venerdì 15 novembre 2024

I CLASSICI: BLACK ADAM, ARIDATECE ANUBI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
125'
Regia: Jaume Collet-Serra
Interpreti: Dwayne "The Rock" Johnson, Pierce Brosnan, Sarah Shahi, Aldis Hodge, Noah Centineo, Djimon Hounsou, Viola Davis, Henry Cavill.


Black Adam (Johnson), antico salvatore di Kahndaq, viene risvegliato dal suo sonno millenario per difendere il regno da un oppressivo gruppo di terroristi.

La funzionaria governativa Amanda Waller (Davis), che lo considera una minaccia, manda un gruppo di metaumani capitanato dal Dr. Fate (Brosnan) a neutralizzarlo...


Ricordate DC League of Super-Pets?
Nell'esilarante sequenza post-credits il cane di Superman, Krypto (voce originale di The Rock), faceva la non troppo piacevole conoscenza di Anubi (anch'esso doppiato da The Rock), il cane di Black Adam (cammeo vocale di - indovinate un po'? - The Rock).

Quella comparsata (rafforzata dall'adattamento italiano, in cui il personaggio era doppiato dalla "voce" ufficiale di Johnson) serviva da anteprima al film in live action che sarebbe uscito di lì a poco, il primo - e forse anche l'ultimo - dedicato all'antieroe della DC Comics.

Era dunque lecito aspettarsi che anche qui comparisse il divertente bulletto quadrupede; peccato però che in questo lungometraggio non ve ne sia traccia.
Tale è stata la delusione degli spettatori che la pellicola si è rivelata un flop totale, l'ennesimo per la Warner/DC.

La presenza di Anubi avrebbe quantomeno allegerito un'opera terribilmente seria e seriosa, priva del pathos dei precedenti capitoli del DC Extended Universe diretti da Zack Snyder (da L'Uomo d'Acciaio al director's cut di Justice League) o da Patty Jenkins (il dittico di Wonder Woman).

Un'altra cosa che non funziona è... The Rock.
L'ex wrestler diventato attore è in genere al proprio meglio quando gli viene permesso di essere autoironico e brillante (Jumanji, Red Notice), ma il suo Black Adam è monoespressivo e si prende troppo sul serio per risultare simpatico o quantomeno interessante.

Sicché, a parte la buona prova del redivivo ex-007 Pierce Brosnan e il mestiere dello spagnolo Collet-Serra (regista del più riuscito L'Uomo del Treno), l'unica vera ragione per vedere questa pellicola è l'apparizione-lampo di Superman dopo i titoli di coda.

Henry Cavill interpreta per l'ultima volta il Figlio di Krypton, suggerendo un seguito che invece non ci sarà mai, essendo stato chiuso il DCEU in favore del nuovo DC Universe prossimo venturo operato da James Gunn (un altro reboot di cui sinceramente non si sente la necessità).

Black Adam si colloca quindi all'interno dello Snyderverso, benchè ai margini, ma neppure questo lo salva dall'essere uno dei prodotti più dimenticabili del catalogo.

Cari executive della DC/Warner, la prossima volta - se mai ci sarà - almeno ricordatevi il cane.


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mercoledì 24 gennaio 2024

REBEL MOON: FIGLIA DEL FUOCO, LE GUERRE STELLARI DI ZACK SNYDER


(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2023
135'
Regia: Zack Snyder
Interpreti: Sofia Boutella, Michiel Huisman, Charlie Hunnam, Djimon Hounsou, Ed Skrein, Jena Malone, Ray Fisher, Cleopatra Coleman, Staz Nair, Doona Bae, Fra Fee, Anthony Hopkins (voce in originale).


L'arrivo delle astronavi provenienti dal bellicoso e aggressivo Mondo Madre è sempre una disgrazia: i suoi occupanti, ovunque sbarchino, razziano tutto, saccheggiano e si dedicano ad ogni sorta di nefandezze.

Ne sanno qualcosa i pacifici abitanti di un tranquillo villaggio rurale sul pianeta Veldt, che hanno la sfortuna, un giorno, di veder arrivare in forze i predoni.

Una ragazza tormentata e dal passato fosco (Boutella) però non ci sta a vedere e subire le angherie perpetrate dagli invasori e prima si ribellerà da sola e poi andrà alla ricerca di altri che come lei non accettano di farsi sottomettere.

La scintilla che ha acceso divamperà in un incendio?


Nato come capitolo dell'universo Star Wars e poi diventato un progetto a sé stante dopo l'acquisizione del franchise da parte della Disney, Rebel Moon:Figlia del Fuoco è la prima parte di un dittico e forse di una trilogia.

La matrice si vede, sì, come i palesi rimandi ad altre celebri saghe (Il Signore degli Anelli, Warhammer...), in un miscuglio che sa di déjà vu: non aspettatevi nulla di originale né nella storia, né nella trama, né nelle ambientazioni, né nella caratterizzazione dei personaggi, né nella costruzione dei mondi, né nei pure buoni effetti speciali generati dalla computer grafica.

In condizioni normali un prodotto di puro intrattenimento come questo non genererebbe attesa spasmodica né discussioni accese e passerebbe quasi inosservato.

Se non fosse che il regista di questo film è uno dei più divisivi di Hollywood: Zack Snyder.

Osannato in una sorta di culto dai suoi fan più accaniti (si veda il clamoroso caso Justice League), che in lui vedono un regista visionario, maniacale nella cura di ogni singola inquadratura, esaltante nel suo èpos e nella sua epica (un film su tutti rappresenta questa idea: 300, ovviamente. Ma non dimentichiamo certo Man of Steel), solenne, maestoso.

Vituperato dai suoi altrettanto accaniti detrattori, che lo considerano eccessivo, kitsch, estetizzante, eccessivamente pomposo e quindi involontariamente ridicolo (uno dei film più bersagliati è, da questo punto di vista, Batman v Superman).

Fedele alle sue scene al ralenti, ai suoi corpi scolpiti, al suo immaginario, come c'era da aspettarsi anche questa volta Snyder ha diviso il pubblico.

Noi abbiamo approcciato il film senza pregiudizi e lo abbiamo trovato tutto sommato gradevole e sufficientemente accattivante da aver voglia di vedere come andrà a finire.

Ma ci siamo anche chiesti: quale sarebbe stato il destino di Rebel Moon se si fosse svolto nella "galassia lontana lontana" di George Lucas al posto della tanto esecrata trilogia sequel?

Le Guerre Stellari di Zack Snyder avrebbero visto scontrarsi i sostenitori del regista con i puristi di Star Wars in una battaglia senza quartiere a colpi di spade laser?

Dopo queste domande, tranquilli: non ci abbiamo perso il sonno.


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sabato 12 novembre 2022

ENOLA HOLMES 2, LA SORELLA PIÙ FURBA DI SHERLOCK HOLMES

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/UK, 2022
129'
Regia: Harry Bradbeer
Con: Millie Bobby Brown, Henry Cavill, David Thewlis, Helena Bonham Carter, Louis Partridge, Adeel Akhtar, Sharon Duncan-Brewster, Himesh Patel.


Dopo le vicende del primo film, Enola (Brown) sta cercando di lanciarsi come investigatrice privata.
Il suo primo caso è quello di una ragazza, operaia in una fabbrica di fiammiferi, misteriosamente scomparsa nel nulla.

La situazione diventa sempre più pericolosa man mano che la giovane si avvicina alla verità, al punto da finire persino nei guai con la legge.
Urge l'aiuto del fratello maggiore Sherlock (Cavill)...


Come avevamo previsto 2 anni or sono, il successo di Enola Holmes - film originale Netflix, tratto dai romanzi della scrittrice americana Nancy Springer - ha naturalmente "chiamato" un seguito.
Confermati il regista, lo sceneggiatore Jack Thorne (drammaturgo famoso per aver scritto lo spettacolo teatrale su Harry Potter) e soprattutto i due protagonisti.

Ottima notizia: Henry Cavill e Millie Bobby Brown sono rispettivamente l'anima e il cuore della pellicola.
L'ex(?) Superman si conferma il più interessante e originale Sherlock Holmes dai tempi di Robert Downey Jr. nel dittico di Guy Ritchie; la star di Stranger Things ormai ha convinto anche i più scettici di essere la miglior attrice della propria generazione.

È inoltre un piacere rivedere la combattiva Helena Bonham Carter (ce la ricordiamo in Alice in Wonderland e Les Misérables, no?), mentre il sulfureo David Thewlis (Harry Potter, Wonder Woman) risulta stavolta un po' manierato.

Questo lungometraggio segna pure l'ingresso di due personaggi storici dell'universo legato al personaggio creato da Sir Arthur Conan-Doyle: senza spoilerare alcunché, ci limitiamo a dire che uno compare solo nella scena mid-credits e l'altro è il twist finale, purtroppo piegato alle abiette leggi del politicamente corretto.

Quest'ultimo è l'unico vero difetto di un lungometraggio nel complesso molto riuscito, un secondo capitolo indubbiamente al livello del primo.
E con un lodevole risvolto storico/socio-politico, grazie all'inserimento della vicenda (ovviamente inventata) nella storia (vera) dello sciopero delle fiammiferaie londinesi del 1888.

Enola Holmes 2 potrebbe essere il sequel che non pensavate di volere e non vi aspettavate di amare.
Resta solo un quesito da porre: a quando il prossimo film?


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venerdì 18 dicembre 2020

BOMBCAST: EP. 014 - INTO THE SNYDERVERSE! JUSTICE LEAGUE + WONDER WOMAN 1984 (TRAILER)

Zack Snyder dirige Batfleck e Wonder Gadot (clicca sull'immagine per ascoltare/scaricare il file). 


BACK TO DA BOMB!!!
Dopo una lunga pausa, ecco il ritorno del BOMBCAST, il podcast associato al nostro blog!

In questo nuovo episodio parliamo delle prossime uscite del DC Extended Universe (per gli amici DCEU), l'universo cinematografico dedicato a Batman, Superman e compagnia, nonché Diretto Concorrente del Marvel Cinematic Universe).

Per la precisione, recensiamo i trailer di:
- Zack Snyder's Justice League, chiaccheratissimo director's cut del controverso - ma non disprezzabile - Justice League;
- Wonder Woman 1984, secondo capitolo "solista" dedicato alla mitica eroina amazzone Wonder Woman.

Volete saperne di più? Scaricate e/o ascoltate il file audio cliccando sulla foto in alto!
Buon divertimento e alla prossima puntata!


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sabato 7 novembre 2020

ENOLA HOLMES, ELEMENTARE SHERLOCK!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2020
121'
Regia: Harry Bradbeer
Con: Millie Bobby Brown, Helena Bonham Carter, Sam Claflin, Adeel Akhtar, Fiona Shaw, Henry Cavill.


1884. Le sedicenne Enola Holmes (Brown) vive serenamente in un vecchio maniero di campagna insieme alla madre femminista (Carter) e alla sparuta servitù.

Quando l'amato genitore scompare apparentemente nel nulla, riallaccia i rapporti coi fratelli maggiori che non vede da anni: l'acido Mycroft (Claflin) e il comprensivo Sherlock (Cavill).

Ma la madre, prima di fuggire, le ha lasciato degli indizi per farsi ritrovare: Enola, sfruttando la propria innata intelligenza, parte quindi alla sua ricerca...



Tratto dalla serie di romanzi The Enola Holmes Mysteries della scrittrice Nancy Springer, questo lungometraggio è l'evento Netflix del momento.

E non potrebbe essere altrimenti, data la presenza di due delle star più in vista degli ultimi anni: l'affermato Henry Cavill (alias Superman) e l'emergente Millie Bobby Brown, che tutti conoscono come Undici della serie tv di culto Stranger Things (un altro marchio Netflix, non a caso).

Proprio quest'ultima - accreditata anche come produttrice (a soli 16 anni!) - è il vero asso nella manica: porta sulle spalle l'intero film con notevole disinvoltura e creatività (è stata sua l'idea di permettere a Enola di rivolgersi direttamente agli spettatori, rompendo il cosiddetto forth wall).

Nonostante l'età ancora verde, non si dovrebbe più parlare di lei come di una "giovane promessa".
È una conferma, una realtà.



Ma Enola Holmes non è soltanto quello che si definisce un "film di attori": ammirevoli sono anche i contributi tecnici, in particolare le scenografie e gli splendidi costumi d'epoca.

Girata quasi del tutto con una steadycam (una cinepresa a spalla, più maneggevole di quelle tradizionali, usata per conferire maggiore fluidità ai piani sequenza), la pellicola scorre leggera e piacevole, benché l'intreccio risulti alla fin fine un po' subordinato ai personaggi.

Gli appassionati del'investigatore creato da Sir Arthur Conan-Doyle possono apprezzare l'accurata ricostruzione d'epoca e il susseguirsi di colpi di scena, ma potrebbero storcere il naso per l'assenza di Watson, storico braccio destro di Sherlock, e per l'insolito Lestrade "etnico" (l'attore che lo interpreta è di origine pakistana-keniota).

I fan di Harry Potter - un altro celeberrimo soggetto letterario inglese - ritrovano dal canto loro due volti noti: Helena Bonham Carter e Fiona Shaw comparivano appunto nella popolare saga cinematografica dedicata al maghetto.
Non solo: lo sceneggiatore Jack Thorne è lo stesso drammaturgo che ha scritto il discusso - e, a nostro giudizio, bellissimo - spettacolo teatrale Harry Potter e la Maledizione dell'Erede.



Agli eredi di Conan-Doyle invece il film non è piaciuto affatto, tanto che recentemente hanno fatto causa alla produzione, rea di aver rappresentato uno Sherlock Holmes fuori dai canoni.
In effetti l'ombroso, scorbutico, freddo personaggio che tutti conosciamo è qui dipinto come un uomo affabile, simpatetico, umano.

Una polemica che tuttavia ci suona sterile, dato che l'interpretazione (ottima) di Cavill non si discosta troppo da quella già poco ortodossa di Robert Downey Jr. nei due adattamenti diretti da Guy Ritchie, pur con meno idiosincrasie e un maggiore aplomb.

Enola Holmes, la cui premessa può sembrare a prima vista una variante al femminile de Il Fratello più Furbo di Sherlock Holmes di Gene Wilder, è un lungometraggio imperdibile che lascia presagire una prossima, futura serialità.

Noi ce lo auguriamo.
A patto, ovviamente, che vengano confermati Millie Bobby Brown e Henry Cavill.


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giovedì 5 dicembre 2019

I CLASSICI: L'UOMO D'ACCIAIO, IL RITORNO DEL CAVALIERE SUPER

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Regno Unito, 2013
143'
Regia: Zack Snyder
Interpreti: Henry Cavill, Amy Adams, Kevin Costner, Michael Shannon, Diane Lane, Laurence Fishburne, Russell Crowe.


Su Krypton succede il finimondo: il pianeta sta collassando a causa dell'esaurimento delle risorse naturali, mentre il fanatico generale Zod (Shannon) tenta un colpo di stato militare.
Prima di morire, lo scienziato Jor-El (Crowe) e sua moglie infondono il codice genetico nel loro figlio neonato Kal-El e lo spediscono sulla Terra con una navetta spaziale.

Sul nostro pianeta Kal-El viene adottato da una coppia di agricoltori (Costner e Lane) e cresce - ignaro delle proprie origini - col nome di Clark Kent.
Con l'arrivo dell'adolescenza si accorge però di avere poteri e abilità non comuni agli altri esseri umani e, dopo la morte di uno dei genitori, si mette a viaggiare per il mondo.

Arrivato nell'Artide, scopre la verità sulle proprie origini e conosce la tenace giornalista Lois Lane (Adams).
Peccato che Zod e i suoi sgherri siano arrivati anch'essi sulla Terra con l'idea di trasformarla in una nuova Krypton, sterminandone la popolazione.

C'è bisogno di un "super extraterrestre" per salvare gli esseri umani e il loro piccolo pianeta...






2018: Aquaman e Shazam!
2017: Justice League e Wonder Woman.
2016: Suicide Squad e Batman v Superman.
2013: L'Uomo d'Acciaio.

Andando a ritroso, si potrebbe affermare che il DC Extended Universe - la risposta della Distinta Concorrenza al Marvel Cinematic Universe - abbia avuto origine con la pellicola di rilancio del "superuomo" per eccellenza.

E se invece vi dicessimo che tutto ebbe inizio dalla saga del Cavaliere Oscuro?
Bene, facciamo qualche passo indietro.

Le tappe della storia dell'Alieno di Krypton sul grande schermo sono note: negli anni 70-80 la tetralogia con protagonista il compianto Christopher Reeve; quindi la lunga pausa degli anni 90, dovuta in parte al successo del "cugino" Batman (il dittico di Tim Burton in primis) e in parte al naufragio di Superman Lives, reboot scritto da Kevin Smith (trovate qui il riassunto della vicenda); infine lo sfortunato Superman Returns, tardivo seguito a firma di Bryan Singer (regista di 4 film degli X-Men).






Il successo della trilogia dell'Uomo Pipistrello ideata dal geniale Christopher Nolan accende una scintilla nella mente di qualche produttore: perché non rilanciare anche l'Uomo d'Acciaio e successivamente far interagire i due iconici personaggi in pellicole crossover, sul modello Marvel?

Questo spiega il ruolo dell'autore di Interstellar e Dunkirk come produttore/co-soggettista, oltre alla partecipazione di alcuni suoi collaboratori, tra i quali David S. Goyer (sceneggiatura) e Hans Zimmer (musiche).

Badate bene, però: le somiglianze finiscono praticamente qui.
L'Uomo d'Acciaio non è un film di Nolan, è in tutto e per tutto un film di Zack Snyder.

Il che può essere tanto un bene quanto un male: il regista di Watchmen e 300 è famoso per dividere i cinefili tra chi lo idolatra apertamente e chi lo detesta senza pietà.
Inevitabilmente, anche questa pellicola ha polarizzato l'opinione di critici e pubblico.

Per quanto ci riguarda, siamo schierati tra coloro che difendono l'ambizioso cineasta del Wisconsin.
Un Superman così epico, tragico e appassionante non l'avevamo ancora visto.

Ispirandosi visivamente all'aggiornamento fumettistico operato dal disegnatore Jim Lee (WildC.A.T.s, X-Men), Snyder fa del protagonista un personaggio tormentato e messianico, immergendolo in una cornice che più spettacolare e grandiosa non si può.






Gli effetti speciali e le scene d'azione si sprecano, ma è nelle pause d'introspezione che il film prende il volo, merito anche di un cast da leccarsi i baffi.

Il britannico Henry Cavill ha quello che si dice il phisique du role e si rivela un attore tutt'altro che monocorde, mentre Amy Adams è una Lois Lane piacevolmente insolita, lontana dal modello di giovane pin-up che ci si poteva aspettare per il ruolo e di cui purtroppo abbonda la cinematografia contemporanea.

Nei ruoli di contorno, se nella parte del cattivo Michael Shannon - apprezzatissimo in Bug e Take Shelter - risulta un po' sopra le righe, come Signor Kent Kevin Costner sforna una delle sue migliori interpretazioni recenti.

Nonostante l'ottimo risultato al botteghino, L'Uomo d'Acciaio è stato aspramente criticato dalla maggior parte della critica specializzata, così come i film che l'hanno seguito (uniche eccezioni: Wonder Woman e l'acclamato Joker, fresco Leone d'Oro a Venezia).

Tant'è che, mentre scriviamo, non è ancora chiaro se Henry Cavill tornerà a indossare il costume di Superman (un discorso simile vale per Ben Affleck, che nel frattempo aveva efficacemente sostituito Christian Bale come Batman).

Noi speriamo di sì.
Ma l'unico modo per scoprirlo è ovviamente attendere il prossimo capitolo della Justice League.




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lunedì 24 settembre 2018

BOMBCAST: EP. 008 - DC EXTENDED UNIVERSE, AQUAMAN (TRAILER)

(Clicca sulla locandina per ascoltare/scaricare il file). 


Cosa succederà al DC Extended Universe - la serie cinematografica dedicata ai supereroi dei fumetti DC Comics che finora comprende L'Uomo di Acciaio, Batman v Superman: Dawn of Justice, Suicide Squad, Wonder Woman e Justice League - dopo gli addii eccellenti annunciati negli scorsi giorni?

Ne parliamo in questo nuovo episodio del BOMBCAST, il podcast di CINEMA A BOMBA!

E già che ci siamo, commentiamo anche il trailer del prossimo film del franchise, quell'Aquaman che si preannuncia ad alto tasso di zarrismo.

Ovviamente non vediamo l'ora di vederlo.

Pronti a farvi travolgere da un'ondata di tamarraggine?


Il trailer di Aquaman





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domenica 10 aprile 2016

BATMAN V SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE, L'ALBA DEI SUPER-GILET

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
151'
Regia: Zack Snyder
Interpreti: Ben Affleck, Henry Cavill, Gal Gadot, Amy Adams, Jesse Eisenberg, Diane Lane, Laurence Fishburne, Jeremy Irons, Holly Hunter, Kevin Costner, Jason Momoa, Ezra Miller, Ray Fisher, Michael Shannon, Jeffrey Dean Morgan.


Comincia così. La febbre. La rabbia. Il senso di impotenza che rende gli uomini buoni crudeli.

Bruce Wayne/Batman (Affleck) è stato testimone di morte e distruzione causate dalla lotta tra Superman (Cavill) e gli accoliti del Generale kryptoniano Zod (Shannon), senza aver potuto fare nulla per salvare vite umane.

La frustrazione ed il desiderio di vendetta lo porteranno a considerare il superuomo alieno un potenziale nemico dell'umanità: se egli volesse diventare padrone della Terra non avrebbe difficoltà a riuscirci, in virtù della sua forza prodigiosa e dell'aura da semidio.
Lui, così al di sopra di tutto e di tutti.

Lo stesso Clark Kent è tormentato dai dubbi sul proprio ruolo nel mondo e dai sensi di colpa per via delle numerose perdite umane che le sue azioni hanno portato.

Ad aizzare l'uno contro l'altro i due supereroi ci pensano le macchinazioni di un giovane magnate senza scrupoli di nome Lex Luthor (Eisenberg).

Uomo contro Superuomo: chi vincerà?

L'esito sembrerebbe scontato, ma mai sottovalutare la determinazione dell'Uomo Pipistrello:
Dimmi: tu sanguini? Lo farai!

Lo scontro sarà epico e senza esclusione di colpi.

Un'attesa spasmodica, alimentata da anticipazioni goccia-a-goccia.
Una martellante - e un po' invasiva - campagna pubblicitaria.
Furiose polemiche via web sul nuovo interprete del paladino di Gotham City.
La curiosità di vedere uno contro l'altro i due eroi dei fumetti più famosi e popolari al mondo.
L'inevitabile confronto col florido universo Marvel.

Batman v Superman: Dawn of Justice non poteva che essere destinato a grandi incassi iniziali e a discussioni senza fine.

Bisogna ammettere che affidare la cabina di comando ad un regista divisivo come Zack Snyder non ha aiutato la pellicola dinnanzi ai critici, che precedentemente avevano massacrato il suo 300: le recensioni sono state impietose e stanno cominciando ad avere effetto sull'afflusso del pubblico.

Che cosa viene imputato al cineasta del Wisconsin?
Di aver sprecato una storia potenzialmente esplosiva con tutta una serie di gravi errori: l'assenza di ironia e alleggerimenti in una storia fin troppo cupa e violenta, una certa freddezza nella narrazione, la presenza di troppi particolari nelle singole inquadrature, uno sviluppo un po' abborracciato (eppure lo script è firmato da due ottimi sceneggiatori), goffe velleità pseudo-religiose, la scarsa originalità nella rappresentazione del malvagio Doomsday (in effetti sembra uscito dalla saga de Il Signore degli Anelli)...

Beh, su quest'ultimo punto non possiamo ribattere, ma per il resto noi della redazione di CINEMA A BOMBA! siamo rimasti entusiasti di questo Batman v Superman... e voi sapete quanto siamo esigenti!

I due autori del copione - Chris Terrio (Oscar nel 2013 per Argo) e David S. Goyer (co-sceneggiatore del Batman nolaniano e de L'Uomo d'Acciaio) - hanno attinto da diverse fonti fumettistiche importanti, in particolare Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller (riferimento di quasi tutti i film di Batman realizzati finora) e la Justice League nella versione di Jim Lee e Geoff Johns (quest'ultimo figura nei credits come produttore esecutivo), per contribuire a realizzare un'opera unica nel suo genere.

Eh sì, perché BvS è allo stesso tempo un seguito, un reboot e un prequel.
Un seguito del succitato L'Uomo d'Acciaio, riuscito rilancio cinematografico di Superman; un reboot della lunga saga di Batman, con Ben Affleck come nuovo Uomo Pipistrello; un prequel della futura serie dedicata proprio alla Justice League, corrispettivo DC Comics degli Avengers targati Marvel.

Quella orchestrata da Snyder è un'opera complessa, da "leggere" a più livelli, sospesa tra sogno e realtà.
Richiede spettatori non passivi, tanti sono i riferimenti più o meno nascosti, le sottotrame, gli interludi apparentemente fuori contesto.
E tanti sono i personaggi, gli effetti speciali, i dettagli.

Pensiamo che proprio questo sia uno dei punti di forza: è sconsigliato a quanti sono abituati a recarsi al cinema solo per vedere storie esili infarcite esclusivamente di esplosioni e scazzotatte (che comunque non mancano neppure qui).
Non è un caso che il regista/fumettista Kevin Smith - un vero esperto nel settore - abbia affermato che BvS andrebbe visto almeno due volte.

Un altro punto di forza, l'unico che abbia messo d'accordo pubblico e critica, è la scelta geniale di Ben Affleck come Bruce Wayne.
La sua è una prova che ha zittito anche gli haters più ottusi: mascella in evidenza, fisico (fin troppo) scolpito e grinta da vendere, il due volte Premio Oscar (come sceneggiatore di Will Hunting-Genio Ribelle e come produttore di Argo) è senza dubbio il miglior Batman dai tempi di Michael Keaton.

A tenergli degnamente testa è l'attrice/modella/ex soldatessa israeliana Gal Gadot (già vista in Fast & Furious 4, 5 e 6), la prima Wonder Woman a comparire sul grande schermo.
Esordio col botto: il suo personaggio è subito piaciuto per piglio, fascino e coraggio - il suo irrompere in scena col costume in una delle sequenze topiche ha scatenato in molte sale applausi scroscianti e approvazioni - e ora molti aspettano con impazienza la pellicola di cui sarà protagonista assoluta (la stanno girando in parte in Italia).

L'inglese Henry Cavill si conferma una buona scelta per il ruolo di un Clark Kent/Superman, deus ex machina poco deus ma molto tormentato, diviso tra l'amore per le donne della sua vita - la fidanzata Lois Lane (la sempre ottima Amy Adams; ma non potevano darle più spazio?) e la madre Martha (Diane Lane) - e i suoi doveri di supereroe.

Pareri discordi ha generato la personificazione di Lex Luthor da parte di Jesse Eisenberg.
Molto lontano dalle caratterizzazioni che anni or sono avevano dato al personaggio Gene Hackman e Kevin Spacey, la nemesi di Superman è ora un piccolo capellone psicotico e nervosetto.
Il candidato all'Oscar per The Social Network va un po' sopra le righe, ma lo richiede il ruolo: abbiamo finalmente trovato un Lex Luthor machiavellico e senza scrupoli, più aderente all'originale rispetto a quello dei suoi predecessori.

Tra gli attori di contorno, spiccano Laurence Fishburne, Michael Shannon (il già protagonista di Bug e Take Shelter non è che abbia proprio una parte: diciamo che compare) e Jeffrey Dean Morgan (quello di Texas Killing Fields; gli avevamo dedicato anche una scheda, ricordate?).

E poi ben tre Premi Oscar!
Jeremy Irons lo ha vinto nel 1991 per Il Mistero von Bulow. Qui fa Alfred, il compassato maggiordomo tuttofare di casa Wayne.
Holly Hunter è stata premiata nel 1994 per Lezioni di Piano. È la senatrice Finch.
Nella parte del padre putativo di Clark Kent ritroviamo invece Kevin Costner: lui, nel 1991, si era portato a casa le statuette per il miglior film e la migliore regia grazie a Balla coi Lupi.

Senza spoilerare nulla - il sottotitolo Dawn of Justice è abbastanza esplicito - possiamo segnalare anche l'introduzione, in piccoli cammei, dei futuri personaggi che andranno a completare la Justice League: Aquaman (Momoa), Flash (Miller), Cyborg (Fisher).
In futuro avranno dei film dedicati, non preoccupatevi.

All'appello manca solo Lanterna Verde: forse verrà recuperato più avanti, forse invece sta pagando il fiasco della sua pellicola "solista" di qualche anno fa, quando a interpretarlo era stato Ryan Reynolds (l'attore canadese si è rifatto ampiamente col recentissimo Deadpool, come sappiamo).

Tuttavia, BvS non è soltanto l'apripista di una lunga serie, bensì un'opera di intrattenimento molto più ricca delle sue omologhe in quanto a contenuti, temi, argomenti di discussione.
E più ambiziosa, più profonda.

Neghiamo quindi con decisione che a questo film - che rimarrà comunque un capitolo fondamentale nella storia del cinema supereroistico - manchi una vera e propria morale, come qualche critico ha affermato.
La morale c'è, e la prendiamo in prestito da Gigi Proietti, parafrasando il suo sketch del Cavaliere Bianco contro il Cavaliere Nero.

Non importa che tu sia il Joker, il Pinguino, Due Facce, l'Enigmista, Mr. Freeze, Poison Ivy, lo Spaventapasseri, Ra's al Ghul, Bane, Lex Luthor, Doomsday o addirittura Superman.

Tu ar Cavaliere Oscuro nun je devi rompe' er ca...!
Sennò son dolori (e i personaggi sopra citati ne sanno qualcosa).

[Curiosità finale: avete notato il curioso proliferare di gilet nel corso del film? Ne indossa uno praticamente ogni personaggio, o quasi.
Che ciò sia un vezzo del costumista Michael Wilkinson, una semplice casualità o che invece sottenda qualcos'altro lo lasciamo decidere a voi...]

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mercoledì 16 marzo 2016

I CLASSICI: 300, PAZZIA? QUESTA È... LA REDAZIONE DI CINEMA A BOMBA!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2007
118'
Regia: Zack Snyder
Interpreti: Gerard Butler, Michael Fassbender, David Wenham, Lena Headey, Dominic West, Rodrigo Santoro, Peter Mensah.


300.
È il numero dei post pubblicati su questo blog, contando quello che state leggendo (per la cronaca, il numero 100 è stato sulle nomination per i premi tecnici degli Oscar 2013, mentre il 200° era la recensione di Hook-Capitan Uncino di Steven Spielberg).

E 300 è banalmente il film che abbiamo scelto per festeggiare con voi questo evento.
Quando ci siamo accorti del numero fatidico, l'accostamento è stato spontaneo, ma era comunque inevitabile che prima o poi dovessimo occuparci di una delle pellicole più influenti e discusse degli ultimi anni.

A maggior ragione in questi giorni nei quali stiamo aspettando il nuovo kolossal firmato dal suo regista, Zack Snyder, ossia l'attesissimo Batman v Superman, che ci auguriamo venga preso meno di mira dai critici.

Il giudizio su 300 da parte di molti di loro, infatti, si è soffermato soprattutto sui difetti: l'assenza di introspezione psicologica; il culto esagerato della perfezione fisica (gli eroi girano spesso a torso nudo con i muscoli definiti ben in evidenza); il manicheismo (tutti i buoni sono virili, leali, coraggiosi, mentre i malvagi sono specularmente deformi, storpi, viscidi, traditori, codardi, sessualmente ambigui o depravati); l'esaltazione della guerra (pacifisti, diplomatici, e in generale i personaggi più inclini al compromesso fanno una brutta fine e una brutta figura); la violenza e la crudezza di certe scene; la scarsa aderenza ai fatti storici...

[Per tacere dell'interpretazione grossolanamente politica che qualcuno ha voluto dare, arrampicandosi in parallelismi con le figure del Presidente USA George W. Bush e di quello iraniano Ahmadinejad, che ai tempi dell'uscita della pellicola erano - eufemisticamente - in freddissimi rapporti diplomatici.]

Principale imputato: lo stesso regista, che alle spalle non aveva una grande esperienza: il suo esordio era stato nel 2004 con Dawn of the Dead, non memorabile remake dell'omonimo film di George A. Romero (in Italia uscito nel 1978 col titolo di Zombi).

Sempre nel 2004 - lo stesso anno delle Olimpiadi di Atene - erano usciti Troy di Wolfgang Petersen con Brad Pitt, Eric Bana, Orlando Bloom e Diane Kruger e Alexander di Oliver Stone con Colin Farrell, Angelina Jolie e Jared Leto.
Non erano stati dei successoni, ma avevano avuto il merito di riaccendere l'interesse nei film epici ambientati nell'antica Grecia.

Nel 2005 aveva fatto faville, invece, il noir Sin City - diretto da Robert Rodriguez, Quentin Tarantino (in qualità di ospite, avendo girato solo una breve sequenza) e Frank Miller -, reso visivamente molto simile alle tavole della graphic novel dello stesso Miller dal quale era tratto tramite una tecnica detta Chroma Key - la stessa, per intenderci, utilizzata nelle previsioni meteo televisive americane - che consiste nel girare le scene davanti a uno sfondo blu o verde e nell'aggiungere in fase di post produzione particolari creati con la grafica computerizzata laddove c'era lo sfondo.

Sfruttando l'onda lunga dei film sopracitati, Snyder decise di trasporre 300 servendosi della medesima, innovativa tecnica di Sin City.

La storia, abbastanza liberamente tratta da un altro fumetto di Frank Miller, narra dell'eroica resistenza nel 480 a.C. di un esiguo numero i Spartani (secondo la tradizione, più o meno 300) che, guidati dal loro re Leonida e assieme a pochi altri alleati, riuscirono a costo della vita a rallentare l'avanzata del potente e numeroso esercito persiano di Serse presso la stretta gola delle Termopili.

Questo rallentamento avrebbe dato tempo alla lega delle città greche di riorganizzarsi e di riuscire ad approntare una risposta contro gli esausti invasori, sconfitti successivamente e definitivamente nella battaglia di Platea.

L'uso massiccio del Chroma Key ha permesso una certa fedeltà all'albo, almeno in termini grafici: il riadattamento fotogramma-per-fotogramma delle tavole dà la stupefacente sensazione che i disegni prendano vita.
Ogni singola scena ricorda, nei colori e nell'organizzazione dello spazio, il corrispettivo in formato cartaceo.

Poiché solitamente nei comics americani - e il 300 di Miller non fa eccezione - è difficile parlare di verosimiglianza e accuratezza storica, e tutto è esagerato (anatomie, scene di combattimento, dialoghi, trama...), quelle che sarebbero delle assurdità e delle incongruenze in una pellicola a carattere storico passano invece in secondo piano grazie alla natura esplicitamente "fumettosa" dell'opera originale, e quindi della sua versione per il grande schermo.

Liberato pertanto dai vincoli della fedeltà storica, il film viaggia a vele spiegate verso l'iperbole, trascinando con sé lo spettatore ammaliato dalla maestosità e dal dinamismo delle immagini, frutto di effetti speciali digitali sofisticati e di scelte registiche che da un lato strizzano l'occhio al pubblico e dall'altro risultano comunque meticolose e rigorose.

Gli episodi che rimangono più impressi - Leonida che caccia con una possente pedata il diplomatico persiano in un pozzo profondo, l'impeto dei soldati spartani che fa precipitare da un dirupo l'esercito avversario, i combattimenti tra gli schieramenti - infatti, sono sì violenti ma costruiti e pensati in modo tale da alternare movimenti scenografici a rallentamenti che fissano in modo quasi pittorico la scena.

È lo stile che gli studios cercavano per rendere finalmente cinematografiche le tavole dei comics.

Non per niente numerosissimi saranno subito gli imitatori e lo stesso Snyder continuerà il percorso intrapreso: a parte Sucker Punch (2011), scritto da lui, ha diretto in seguito Watchmen (2009, dall'omonima graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons), Il Regno di Ga'Hoole (2010, da racconti fantasy), l'ottimo Man of Steel-L'Uomo d'Acciaio (2013, su Superman), il suo seguito Batman v Superman: Dawn of Justice e dirigerà i successivi sequel tratti dalla serie della DC Comics Justice League.

Del seguito "zarro" 300-L'Alba di un Impero (2014) invece è solo produttore e sceneggiatore.
La sua assenza in regia si fa sentire: qualche cosa buona c'è, ma manca la ricerca della novità, la volontà di creare qualcosa di nuovo ed innovativo.

O perlomeno il coraggio di affidarsi a facce sconosciute ma funzionali: a 300 devono molto il suo protagonista (lo scozzese Gerard Butler), Michael Fassbender ( Hunger è uscito un anno dopo, la Coppa Volpi a Venezia è del 2011, mentre le nomination all'Oscar sono del 2014 e di quest'anno), Lena Headey (poi perfida Chersei Lannister di Game of Thrones-Il Trono di Spade).

Comunque 300 ha avuto il grande merito di aver reso cool a molti teenager la storia antica.
Filtrata, certo, attraverso una graphic novel e un rutilante spettacolo di intrattenimento; ma se molti conoscono le gesta di Leonida e dei suoi Spartani è grazie soprattutto a questo film.

E a frasi pompose e motivazionali - che dubitiamo i veri eroi abbiano mai pronunciato - quali:

Non c'è spazio per la tenerezza, non a Sparta. Non c'è posto per la debolezza. Solo i duri e i forti possono definirsi Spartani. Solo i duri. Solo i forti;
Ricordate questo giorno, uomini, perché questo giorno è vostro e lo sarà per sempre!;
Spartani! Preparate la colazione e mangiate tanto, perché stasera ceneremo nell'Ade!... e via dicendo.

A causa dell'euforia di questi giorni per i 300 post e dato che abbiamo appena visto l'omonima pellicola, non meravigliatevi quindi se, alla vostra eventuale domanda "Qual è il vostro mestiere?", noi risponderemo "Aù!Aù!".

Questa non è pazzia.
Questa è la redazione di CINEMA A BOMBA!
[Magari un po' esaltata per il traguardo raggiunto - e lo slogan sulla locandina non aiuta a smorzare l'entusiasmo.
Ma si sa, 300 è un numero evocativo...]

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